Il belpaese


Il belpaese locandina

Guido, stanco del lavoro su una piattaforma per l’estrazione del greggio nel golfo Persico, decide di rientrare in Italia con i soldi che è riuscito a risparmiare.
Ma già nel momento stesso in cui scende dall’aereo che è atterrato a Milano, l’uomo si rende conto che il belpaese non è più assolutamente quello che ha lasciato nel 1970.
Siamo infatti nel 1977, e il primo approccio con il belpaese è tra il tragico e il surreale; una banda di palestinesi stermina tutti i passeggeri del volo, e Guido si salva solo perchè si è chinato per baciare il suolo.
E’ l’inizio di un incubo per Guido, che dovrà fare i conti con delinquenti di ogni risma, terroristi e indiani metropolitani, femministe e volgari banditi.

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Paolo Villaggio

Nonostante tutto Guido apre un’orologeria, che ben presto viene assalita da banditi e da giovani estremisti che “espropriano” la merce. Durante una delle tante disavventure, Guido si imbatte in “Mia”, una femminista che in realtà non ha nome, ma che Guido chiamerà Mia perchè durante la manifestazione lei ha scandito il famoso “Io sono Mia”.
Le cose non vanno bene per Guido, che passa di disgrazia in disgrazia, fino a subire un devastante attacco al negozio; Mia, della quale è innamorato, decide di avere un figlio con lui, ma poi lo abbandona.

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Silvia Dionisio

Dopo l’ennesimo colpo subito, Guido su consiglio dei parenti, decide di tornare nel golfo Persico.
Ma durante il tragitto verso l’aeroporto, in lui scatta qualcosa: torna sui suoi passi, e decide di non arrendersi, coinvolgendo i vicini del negozio e altra gente, che sembra in attesa solo di qualcuno che faccia il primo passo.
Poi l’happy end, con Mia che lo bacia.
Luciano Salce, a due anni dalla presentazione del campione d’incassi Fantozzi gioca la carta della satira estrema, usando come suo solito le gag già proposte nel mitico Fantozzi e ripresentando anche parte del cast, come la Mazzamauro e Gigi Reder.

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Paolo Villaggio e Pino Caruso

Ma il risultato è quantomai deludente; a parte le gag a getto continuo, che vedono il solito Paolo Villaggio interpretare da par suo l’imbranato anche se fondamentalmente onesto Guido, non si va oltre qualche risata, peraltro nemmeno amara vista l’estrema goliardia delle situazioni proposte.
Tutto è esagerato nel film; più che l’Italia degli anni di piombo, sembra di vedere un regime del SudAmerica in preda alla più totale anarchia.
Il risultato è un film debole sin dalle prime battute, che mostra abbondantemente limiti di sceneggiatura a tutto vantaggio di situazioni farsesche o estreme.

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Tutto, nel film, è volutamente esagerato, come del resto accade nei film con protagonista Villaggio/Fantozzi, ovvero il personaggio sfigato sul quale si abbattono situazioni paradossali ad ogni secondo; e questo alla fine diventa un grande limite del flm stesso, perchè la satira viene accantonata e si assiste ad una serie di situazioni volutamente oltre il limite, con il risulato destabilizzante di privilegiare la farsa in luogo della denuncia.
Qualche sprazzo felice c’è, comunque: belli i dialoghi tra il maturo Guido e Mia, in cui fa capolino l’affetto e l’amore da una parte, dall’altra la contestazione al sistema e la voglia di riappropriarsi di un’identità femminile che non sia solo uno stereotipo o un luogo comune.
Ma è davvero troppo poco.

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Non giova nemmeno la presenza di personaggi surreali e stravaganti, come Carletto, interpretato da un giovane Massimo Boldi, commesso dell’orologeria occupato a spararsi canne mostruose o a bucarsi con eroina, così come appaiono deboli i personaggi di Alfredo/Gigi Reder e l’imprenditrice Gruber, una mal sfruttata Anna Mazzamauro.
L’unico personaggio ben delineato, con una psicologia ben definita resta Mia, interpretata dalla bellissima Silvia Dionisio; Villaggio è bravo, ma troppo simile a Fantozzi, anche se la sua figura è meno macchiettistica e più dolente.
Qualche nota sulla location: a farla da padrone è Milano, con scene girate in strade riconoscibilissime per i milanesi doc come via XX settembre, la Darsena; ma c’è anche buona parte del film ambientata a Roma, con la famosa Villa Giovanelli, abitata dalla Gruber/Mazzamauro e l’Eur, con le sue grandi strade.

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Il belpaese, un film di Luciano Salce, con Paolo Villaggio, Silvia Dionisio, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Ugo Bologna, Massimo Boldi, Pino Caruso Italia 1977 Commedia

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Il belpaese banner protagonisti

Paolo Villaggio     …     Guido Belardinelli
Silvia Dionisio    …     Mia
Anna Mazzamauro    …     Signora Gruber
Pino Caruso    …     Ovidio Camorrà
Gigi Reder    …     Alfredo
Massimo Boldi    …     Carletto
Giuliana Calandra    …     Elena
Raffaele Curi    …     Spadozza
Ugo Bologna    …     Direttore della banca
Leo Gavero    …     Il venditore di orologi
Carla Mancini    …     Lisetta
Saviana Scalfi    …     La moglie del venditore di orologi
Bruno Alias     …     Ospite all’apertura del negozio (uncredited)
Ennio Antonelli    …     Scagnozzo di Spadozza (uncredited)
Fortunato Arena    …      Restauratore (uncredited)
Renato Bassobondini    …     Uomo in sciopero della fame (uncredited)
Nestore Cavaricci    …     Poliziotto (uncredited)
Tom Felleghy    …     Andrea – l’uomo che viene rapito mentre dà indicazioni (uncredited)
Lina Franchi    …     Ospite all’apertura del negozio (uncredited)
Enrico Marciani    …     Signore che inveisce contro le femministe (uncredited)
Giuseppe Marrocco     …     Uomo in fila in banca (uncredited)
Ettore Martini    …     Uomo in banca (uncredited)
Simone Santo    …     Parcheggiatore (uncredited)
Antonio Spinnato    …     Mario (uncredited)
Maria Tedeschi    …     Donna al funerale (uncredited)
Pietro Zardini    …     Impiegato della banca (uncredited)

Il belpaese banner cast

Regia:     Luciano Salce
Soggetto:     Castellano e Pipolo
Sceneggiatura:     Castellano e Pipolo, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Produttore:     Fulvio Lucisano
Scritto da : Franco Castellano, Giuseppe Moccia, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Musiche: Gianni Boncompagni, Piergiorgio Farina    , Paolo Ormi
Fotografia :Ennio Guarnieri
Montaggio: Antonio Siciliano
Trucco: Ennio Cascioli, Gianfranco Mecacci,Mario Michisanti
Direttore di produzione: Raimondo Castelli, general organization
Eros Lanfranconi    ….     direttore di produzione
Lamberto Palmieri    ….     direttore di produzione
Egidio Valentini    ….     direttore di produzione

Curiosa pellicola, che affianca trovate “basse” (il quiz d’ingresso, alla Mike Bongiorno) a una denuncia condotta in modo che può apparire qualunquista, ma che fotografa una certa Italia sul finire degli Anni Settanta. Il meccanismo iperbolico, purtroppo, viene presto a noia, per cui il motivo di culto resta, per me, la clamorosa e vistosa presenza di Carla Mancini nel ruolo di Lisetta.

Troppa carne al fuoco (terrorismo, varia criminalità, movimenti studenteschi, femministe, droga, figli dei fiori…). E quando, al fuoco filmico, la carne è troppa, si rischia di rovinarla. Qui Villaggio, una sorta di Fracchiozzi (Fracchia-Fantozzi), si barcamena tra un’esagerazione e l’altra, facendo quel che può, negli evidenti limiti del suo personaggio. Inoltre, la pellicola è penalizzata da un’eccessiva lunghezza, che finisce per appesantirla. Boldi così così. Pur non sollevandosi quasi mai da una generale mediocrità, si può anche vedere, ma perderlo non costituisce reato.

Eccessivo ed estenuante. La sfiga all’ennesima potenza concentrata nel repertorio fantozziano più deprimente, abusato e tedioso (la bomba nel vestito, la masticazione di nascosto, etc.). Una delle peggiori prove di Salce-Villaggio. Finale con pretese sociologiche, invitante all’amicizia e all’ottimismo. La Mazzamauro replica il ruolo della Silvani; la Mancini appare in uno dei suoi ruoli più consistenti.

Pessimo film di Salce, che scade fin da subito in un tremendo qualunquismo e non strappa mai una risata che sia una. Passi per il soggetto, anche se mi è sembrato più un film da Pingitore che non da Salce, ma la sceneggiatura è più un collage di episodi accumulati che altro, con personaggi che entrano ed escono in modo piuttosto casuale (Pino Caruso, ad esempio). Un film invecchiato decisamente male, purtroppo.

Tipico prodotto del cinema di quegli anni, il film (è del mitico ’77 nientemeno) propone un confronto facilone tra le pigre tradizioni degli Anni Sessanta idealizzate da uno spaesato Villaggio, che rientra in Italia dopo anni passati all’estero e la situazione di bailamme paraterroristico, con le violenze di piazza e il crimine diffuso. Se c’erano ambizioni di satira sociale, sono andate a vuoto. Ovviamente non c’è analisi, ma allora sarebbe stato meglio buttarla in farsa. Parlare di ambiguità morale vorrebbe dire sopravvalutare il film. Sbagliato.

6 Risposte

  1. Non è che sia chissà che cosa questo film ma orrendo non direi,c’era di peggio…oddio anche di meglio anche su questo tema (es.”L’ Italia si è rotta” è un pò più a tono per esempio)in conclusione così e così.Diciamo che a rovinare il film sono state scelte sbagliate,una su tutte il pretendere da parte di Salce che tanti argomenti assieme di cui molti differenti tra loro potessero coesistere in 105 minuti di pellicola.Infatti satira,denuncia,descrizione con surrealismo del periodo per trarre farsa feroce,femminismo,terrorismo,crisi dell’epoca,droga,calo vistoso del tessuto sociale inteso come rispetto e senso civico sono troppi per essere raccontati in maniera completa e riflessiva in tutto il film.C’è un accozzaglia di tutto ma a tratti troppo confusa e inconcludente perlomeno sul senso del film.Se non altro descrive,seppur con esagerazioni gratuite(bombe quotidiane guerriglia perenne ecc,)il periodo del film,vale a dire il 1977 o gli anni 70 da come si vuol intendere.
    Il personaggio di Villaggio è un personaggio verosimile a Fantozzi anche per via di un confronto tra la realtà dell’Italia in cui è partito ovvero quella degli anni 60 o meglio quella del Boom economico , del motto “Italiani brava gente”,dell’illusione della “Dolce vita” e della Milano da bere e quella diametralmente opposta in cui è rientrato ossia quella degli anni 70,degli anni di piombo,del terrorismo,della diffusione delinquenziale,dell’impossibilità di uscire la sera,della difficoltà di non essere rapinati spesso,del femminismo,della droga e della corruzione sociale.Infatti il personaggio del film il povero Guido si ritrova come un pesce fuor d’acqua in questa bolgia infernale in cui è piombato il suo Belpaese e che,nonostante a differenza di Fantozzi che sappiamo essere incline senza se e senza ma alle sfortune e alle angherie subite,cerca seppur invano di reagire a questa triste novità riservatogli fin dal suo arrivo all’aereoporto dove si salva sul filo di lana da una strage di arabi suoi copasseggeri di volo.Troppa diversa l’Italia da come l’aveva lasciato e troppo onesto lui per poter reagire alla grande a tutto ciò che gli succede non gliene va bene una.Ripeto alla fine il fatto di tanta sfortuna e da risiedere anche nella netta differenza tra i due decenni in cui è mancato dall’Italia (1969-1977 8 anni in cui è accaduto l’inverosimile)e dalla difficoltà nonostante un certo impegno di adattarsi.La satira c’è ma non è amara come la si voleva,alla fine solo le gag riescono a risollevare il film assieme al rapporto che lega Guido ad una bella contestatrice femminista che prima lo coinvolge in tutto ciò a cui lei partecipa(ecologismo,sciopero della fame ecc),poi ci fa sesso per farci un figlio,poi scappa e poi ritorna,un rapporto curioso che mette a confronto due soggetti di età e pensiero diverso ma che il desiderio di lui ad apprendere il giovanilismo e il femminilismo della giovane e,anche se latente e mai voluto esprimere,sotto sotto anche il desiderio celato di lei ad apprendere i veri sentimenti che alla fine solo Guido può e potrà dargli.
    Questa è la parte migliore di tutto il film oltre al passaggio-monologo dall’autista da parte del classico mascalzone falso ed ipocrita che prima parla di eliminazione dei privilegi e rispetto della legge ma poi ha ceritficati medici di falso invalido e passa col rosso come a sottolineare l’ipocrisia dell’Italia all’epoca moderna.Ma il risultato è appena sufficente.Paolo Villaggio si esprime bene anche se un pò troppo fantozziano in molti punti,deludenti invece i seppur bravissimi Gigi Reder,Anna Mazzamauro e Giuliana Calandara.Lode invece alla bellissima e molto brava Silvia Dionisio che secondo me si espressa meglio degli altri in questo film.Il suo personaggio,cioè l’anonima femminista alla ricerca di un identità femminile ben definito ed indipendente lontano dall’orrido stereotipo maschilista di quei tempi (anche oggi c’è chi la pensa così..)secondo me è un personaggio forte e determinato e ben interpretato dall’attrice capitolina.Pino Caruso fa bene la parte del mascalzone arrivista e falso ma appare poco per potersi esprimere nel suo standard.Massimo Boldi discreto.

    • In effetti a me non è dispiaciuto, tenendo conto che oggi un film del genere non sarebbe prodotto perchè rischioso e antieconomico. La Dionisio è bellissima come suo solito, anche nel ruolo della femminista.

  2. Ma si un 6 e mezzo se lo merita,anche per il coraggio ma poi la scena finale a me piace tanto proprio per il messaggio che da ossia “Signori e signore non avete paura e non piangetevi adosso” non dice proprio così Villaggio ma il senso alla fine è quello.Un messaggio di speranza,quella speranza che oggigiorno è pressocchè inesistente.La cosa bella della bellissima Dionisio in questo film è proprio quello che nonostante vesta in maniera quasi hippy quindi non proprio femminile nel senso lato della parola dunque non sexy,riesce sempre ad essere molto affascinate e meravigliosa e questa è una cosa che a me piace moltissimo perchè dimostra che la sua stratosferica bellezza è naturale al 100%.Non è neanche truccatissima anzi.
    Ad ogni modo ho letto cose bruttissime su questo film che non condivido assolutamente e provengono dal niente poco di meno che “Davinotti”.Sono convinto che abbiano visto un altro film alle volte….va bè.Non è comunque l’unico caso in cui non mi trovo d’accordo con il dizionario per antonomasia del cinema anzi direi che siamo come il giorno e la notte talvolta io e il davinotti.

    • Avrai notato come da un pò di tempo manchino le recensioni prese dal Davinotti; la cosa non è casuale, perchè ho trovato troppi commenti spocchiosi e francamente anche irritanti nei confronti di film che a me sono parsi decisamente migliori di quanto sostenuto dagli iscritti al sito. In altri casi film che sono delle boiate autentiche sono salutati come mezzi capolavori. Ho scelto quindi di non inserire i commenti del sito se non oggettivi e obiettivi.
      Su questo film, come avrai letto, il mio giudizio non è affatto negativo, cosa condivisa da parecchi lettori di questo blog, che misteriosamente mandano mail ma non commenti che siano poi leggibili da tutti. 🙂

  3. Bè evidentemente si erano resi conto che non erano “tanto per la quale” a giudicare film,forse una presa di coscienza non so.Ma anche il giudizi e i paragoni offensivi e improponibili su alcuni attori e attrici mi fanno davvero cadere le braccia quando li leggo.Ad esempio,proprio a proposito di questo film vorrei segnalarti alcune castronerie dette sulla bellissima Silvia Dionisio a proposito del suo personaggio e della sua interpretazione,ma anche su Paolo Villaggio e su Massimo Boldi sono stati altresì feroci.Dunque sulla Dionisio ho letto cose del tipo:”Bella si ma recitare no”o peggio ancora:”La Dionisio come al solito stellina dell’epoca volge nel sexy le sue lacune (?)”.Insomma quando le ho lette mi sono letteralmente infuriato mi devi credere.Oppure su Villaggio “Fantozzi torna sotto mentite spoglie e si chiama Berardinelli;stessa sfortuna,stessa indole al supplizio e all’umiliazione pubblica,stessa vita fino alla fine(quale fine?Ma che l’han confuso con “Fantozzi Contro Tutti”?)del film”ma anche “Villaggio con il suo solito clown demeziale Fantozzi” poi su Boldi una su tutte:”Cipollino tossicomane”.Sul film va bè..qualunquismo,farsa alla Pingitore o alla Laurenti (Mariano)ecc.A parte che come ho detto La Dionisio ha recitato bene e aggiungo anche che il suo personaggio non è affatto superficiale anzi è un bel perosnaggio molto tosto,sicuro,significativo e anche positivo sotto certi aspetti insomma non una femmisita così giusto per ecco,ma poi Villaggio ricorda si Fantozzi ma solo in qualche gag per il resto è reattivo,amaro,riflessivo e poi mica torna a casa da una Pina sciatta come il suo personaggio più famoso…anzi cioè dico…con Silvia Dionisio altro che finale fantozziano…mi pare il contarario.Boldi poi si va be non ha fatto chissà che ma non se l’è cavata male anzi..peggio altre volte anzi direi in quel periodo (fine anni 70)non ha fatto di meglio che in questo film.Come puoi leggere queste che ho letto sono assuridità assolute.Assuridità delle quali molto probabilmente se ne saranno resi conto e avranno preso atto che non era modo di andare avanti col scrivere scemenze.Se non l’avranno fatto loro magari chi per loro,cioè saranno state oscurate da qualcuno che le ha lette il che mi pare più plausibile.

  4. A me invece è piaciuto molto.A parte che,seppur con qualche minima espressione fantozziana(ci sta a mio modo di vedere),il personaggio di Paolo Villaggio di questo film,non c’entra nulla con Fantozzi,ma Salce imbastisce una satira su quel periodo piuttosto veritiera,tutt’al più su come la gente era cambiata nell’arco di 10-15 anni,anche se concordo sul fatto che qualche esagerazione sugli attentati e sulle immagini di repertorio prese da poliziotteschi o da stragi di quegli anni c’è,ma è per rendere il film più ironico,al fine di non creare maggiore drammaticità,la quale però è presente nel film e anche parecchia.Forse qui si riesce a vedere un Villaggio diverso,non attaccato alla maschera di Fantozzi,come invece lo sarà nel decennio successivo,almeno per la prima metà.Oltre a Villaggio rimane indimenticabile il personaggio della contestatrice Mia,ovvero la magnifica Silvia Dionisio,la quale,oltre ad essere uno schianto anche con poco trucco,dimostra di avere capacità interpretative davvero ottime.Bravi anche Reder,la Mazzamauro,Boldi ancora attore(dopo a causa dei Mr cinepanettoni si rovinerà) e Pino Caruso.Il finale poi è davvero bellissimo.Vista la situazione di oggi,questo film mi sembra attuale anche ora,a 35 anni di distanza.

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