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Ragionier Arturo De Fanti bancario precario

A 5 anni esatti dall’uscita di Fantozzi e a 4 da quella di Il secondo tragico Fantozzi Luciano Salce chiama ancora a se Paolo Villaggio per girare Ragionier Arturo De Fanti bancario precario, puntando anche su parte della allegra banda che aveva caratterizzato i due film dedicati al travet imbranato Ugo Fantozzi.
Ma la magia è presso che svanita,Salce non ha più la verve che lo aveva caratterizzato con opere Basta guardarla o L’anatra all’arancia,senza andare troppo a ritroso nel tempo e citare La voglia matta ecc.
Un film con tante ombre e poche luci, non tanto per la regia,in fondo attenta quanto per l’incapacità di portare il protagonista Villaggio fuori dal clichè fantozziano,che inutilmente l’attore genovese cerca di reprimere;ad una prima
parte tutto sommato godibile,ecco che Fantozzi sbuca fuori all’improvviso,rovinando quel poco di buono,quelle poche gag autenticamente divertenti che dovevano essere l’ossatura del film.


A guardarlo oggi,Ragionier De Fanti lascia più rimpianti per la scomparsa di molti validi comprimari del cinema italiano che per la sostanza della pellicola;sono scomparsi Vincenzo Crocitti e Gigi Reder,lo stesso Villaggio oltre a Salce,Ugo Bologna,Carlo Giuffrè e quest’anno anche Paolo Paoloni…

Il film è del 1980,anno che in teoria dovrebbe appartenere al decennio ottanta,ma che in pratica vive cinematograficamente degli ultimi fasti del decennio precedente,ormai consegnato alla storia con la sua aurea produzione,forse la più cospicua eredità cinematografica con quella del primo dopo guerra e del decennio sessanta.
E’ l’epoca del carovita,degli affitti impossibili,di una società che vuole sbarazzarsi degli anni di piombo ma ne ha ancora la pesante eredità e che si affaccia ancora timidamente al periodo della Milano da bere.
La storia raccontata ha uno schema semplicissimo:

i coniugi Arturo e Elena De Fanti,alle prese con la crisi economica,vivacchiano in attesa di un futuro migliore,assistiti dalla domestica Esmeralda che non lascia la casa un pò perchè avanza molte mensilità arretrate,molto perchè in fondo è affezionata
alla coppia,svolgendo un ruolo da chioccia assolutamente fondamentale.
I due coniugi hanno rispettivamente due amanti; lui ha una relazione con la bella Vanna,lei con il gestore di una palestra,Willy.
La soluzione che i due escogitano per risolvere parte delle grane economiche è geniale (forse):portare a casa i due e dividere spese di affitto e vitto.La soluzione si rivelerà fonte di una serie di equivoci e complicazioni,resa impossibile da gestire con l’arrivo dei rispettivi coniugi degli amanti.Alla fine tutto si sistemerà,con tanto di happy end riservato alla cameriera Esmeralda che,incinta,troverà due “nonni” disposti a tenerla con loro adottando anche il nascituro.

Trama labile e inconsistente quindi,giocata sulle gag e sugli equivoci.Che funzionano per metà film,il tempo esatto di capire l’andazzo e sopratutto per iniziare a provare un sottile malessere per un film senza un vero capo e con una coda da pochade di secondo ordine.
Non fosse per la presenza dei citati comprimari,ai quali vanno aggiunti la solita Mazzamauro (una volta tanto lontana dalla signorina Silvani),una statuaria,bella e altrettanto inespressiva Annamaria Rizzoli e una bellissima Catherine Spaak,forse la più brava di tutti che si produce in un nudo
all’epoca molto apprezzato,tenuto conto dei 35 anni che l’attrice aveva allora.Citazione anche per una bravissima Enrica Bonaccorti.
Il resto è davvero poca cosa;si sorride a tratti è vero,ma il film non lascia alcuna traccia.
Il film è disponibile su Dailymotion agli indirizzi https://www.dailymotion.com/video/x5el2xg e https://www.dailymotion.com/video/x5elwu3 in una versione però poco più che mediocre.

Rag. Arturo De Fanti, bancario precario

Un film di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Catherine Spaak, Anna Maria Rizzoli, Anna Mazzamauro,Carlo Giuffrè, Enrica Bonaccorti, Gigi Reder, Ugo Bologna,Vincenzo Crocitti, Paolo Paoloni, Angelo Pellegrino Commedia, durata 92 min. – Italia 1980.

Paolo Villaggio: Rag. Arturo De Fanti
Catherine Spaak: Elena
Annamaria Rizzoli: Vanna
Enrica Bonaccorti: Smeralda
Gigi Reder: Willy
Anna Mazzamauro: Selvaggia
Carlo Giuffré: Libero Catena
Ugo Bologna: Morpurgo, il direttore di banca
Vincenzo Crocitti: Ciuffini, collega di Arturo
Paolo Paoloni: il contino, amante di Selvaggia
Angelo Pellegrino: un prete

Regia Luciano Salce
Soggetto Luciano Salce
Sceneggiatura Luciano Salce, Augusto Caminito, Ottavio Alessi
Casa di produzione Produzioni Atlas Consorziate
Distribuzione (Italia) P.A.C. Dif – Lineafilm
Fotografia Sergio Rubini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Piero Piccioni

febbraio 6, 2019 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , | 2 commenti

Fantozzi

Fantozzi locandina 1

Quanto c’è di Ugo Fantozzi nell’italiano medio, quanto è possibile assumere come cartina di tornasole la figura dello sfigato e servile travet e elevarlo a monumento dell’italiano opportunista e cinico,mediocre e qualunquista?
Chi è in realtà Fantozzi rag.Ugo, uomo ordinario nella sua straordinarietà, colui che accetta sberleffi e insulti da tutti,a partire dai suoi compagni di lavoro per finire ai suoi capi,alla signorina Silvani che sintetizza la personalità del ragioniere con il celebre “merdaccia“?
Fantozzi è l’italiano di Sordi,quello ridicolizzato e i cui vizi e le cui debolezze sono amplificate fuori misura, rendendo l’italiano stesso una maschera grottesca e a tratti tragica, il “pizza e mandolino” così tanto in voga in buona parte del mondo,la dove i vizi italici vengono stigmatizzati con sotto però una robusta dose di invidia.

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Si,perchè Fantozzi ha tutti i difetti del mondo:è servile,umile,pusillanime,fannullone.
Ma è anche capace di scatti d’orgoglio.
In un momento del film diretto da Luciano Salce c’è forse la parte più intensa dell’intera produzione dedicata al celebre ragioniere ideato da Paolo Villaggio,quella in cui il direttore del ragionier Ugo sfida ad una gara di biliardo “all’italiana” lo stesso Fantozzi.
“Il suo è culo,la mia è classe,caro il mio coglionazzo”
“Al ventottesimo coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie.”
Scatta la rivincita dello schiavo,del servo,così ben estremizzato fino a quel punto del film;Fantozzi distrugge con una serie di tiri da campione l’avversario,che lascia ammutolito e impietrito,tanto da arrivare a spezzare la stecca con la quale fino ad allora aveva giocato umiliando il povero ragionier Ugo.
E’ il trionfo della mediocrità sul potere e la strafottenza.
Solo un episodio,ovviamente perchè la maschera tragicomica di Fantozzi è quella e non può cambiare;un mediocre o meglio ancora,una nullità può avere solo un attimo di gloria prima di ripiombare nell’anonimato.

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Ma basta a far capire che il riscatto può esserci,in qualsiasi istante.
Ma Fantozzi è un perdente e di conseguenza finisce per accumulare disastri su disastri,in una discesa verticale verso il fondo della dignità umana,figura tragica e allo stesso tempo grottesca dell’uomo imbelle,servile e sopratutto vigliacco che non riesce mai a sollevarsi dal rango di ultimo della classe,quasi un servo della gleba di romana memoria.
Paolo Villaggio scrive agli inizi degli anni settanta due libri, Fantozzi,edito da Rizzoli nel 1971 e Il secondo tragico libro di Fantozzi sempre edito da Rizzoli nel 1974. Alla proposta di interpretare un film ispirato alle vicende del ragionier Ugo,Villaggio rifuta e propone a Renato Pozzetto prima e a Ugo Tognazzi poi di interpretare il film.La risposta negativa porta il comico genovese ad accettare la proposta di Luciano Salce di interpretare la parte.
Il caso e se vogliamo la fortuna impedisce al men che mediocre Samperi di portare sullo schermo una riduzione del romanzo;così nasce il Fantozzi nella versione che conosciamo e che esplose come fenomeno cinematografico e di costume nel 1975,polverizzando tutti i record al botteghino.
Accolto con pareri discordanti dalla critica,poco incline ad afferrare il messaggio dirompente del film, ebbe al contrario uno straordinario successo di pubblico consegnando la figura se vogliamo tragica di Fantozzi al costume stesso del nostro paese.
Fantozzi si snoda attraverso una serie di gag amare ma esilaranti, attraverso sequenze destinate a diventare un culto negli anni successivi;dalla scena dell’autobus,con Fantozzi impegnato a battere tutti i record di pigrizia che prende un mezzo pubblico al volo tirando fuori dallo stesso tutti coloro che erano all’interno alla scena della gara di biliardo, alla partita di calcio tra scapoli e ammogliati alla partita di tennis con Filini.

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Una serie continua di gag,situazioni surreali e sequenze esilaranti compongono l’ossatura del film, che non ha un vero e proprio filo conduttore quanto piuttosto un’imbastitura di impressioni sulla vita di un uomo men che mediocre,emblema dei peggiori vizi degli italiani.
Se Fantozzi è una figura quasi emblematica,non da meno sono i personaggi che affollano gli sketch, a partire dall’incredibile rag.Filini, collega maldestro di Fantozzi impegnato ad organizzare i più improbabili eventi sportivi o ricreativi per i suoi compagni di lavoro (un autentico eufemismo),proseguendo con la signorina Silvani,la collega racchia che snobba l’infatuazione che Fantozzi ha per lei al Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam,al Geom. Luciano Calboni alla Contessina Alfonsina Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare per finire alla famiglia di Fantozzi,che include la debole moglie Pina e la “mostruosa” figlia di Fantozzi Mariangela.
Una carrellata di personaggi caratterizzata anch’essa da una quantità smodata di tic e debolezze.
Paolo Villaggio presta il suo volto al ragionier Ugo Fantocci (si chiamava così quando l’attore genovese lo portò sul piccolo schermo per la prima volta) interpretandolo in maniera esemplare;è una sua creatura,il ragionier Ugo e nessuno più di lui sa come mostrane i tic,le debolezze,la figura tragica e allo stesso tempo comica di un uomo sconfitto e debole, che solo in pochi casi riesce ad uscire da una mediocrità assoluta,come nella scena citata della partita a biliardo o con la celeberrima sequenza della Corazzata Potemkin,dissacrata (finalmente!) e definita “una cagata pazzesca!
Quello diretto da Salce è il primo della lunga serie dedicata alle avventure di Fantozzi;saranno ben 10 i sequel,che dopo il secondo episodio, ancora di buon livello, scenderà sempre più giù come qualità,pur continuando ad avere un buon seguito di pubblico.
In un’intervista datata 1975 Villaggio dirà del suo personaggio:”Tutti credono di riconoscere nell’impeigato,pasticcione e sfortunato,il proprio vicino,i conoscenti.Nessuno ammette di riconoscere se stesso.”
Parole indubbiamente pesanti,ma con una loro intrinseca verità.Gli italiani “brava gente” sono in realtà qualcosa di molto simile al Fantozzi del romanzo e del film.

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Dirà ancora Villaggio:”Fantozzi vive in una dimensione assurda,e’ un personaggio assillato dalla paura.Il pasticcione italiano,l’eroe di Sordi o di Tognazzi,tanto per intenderci,viene sostituito dall’impiegato settentrionale nevrotizzato dal mondo dell’industria
Fantozzi è un film importante nella cinematografia italiana,tanto da essere inserito nella lista dei cento film da salvare;il principale artefice del successo,Paolo Villaggio,rimarrà a lungo prigioniero del ruolo di Fantozzi,finendo quasi per diventarne un alter ego che l’attore genovese riproporrà in altri film,come Fracchia la belva umana.
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Un film di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio,Umberto D’Orsi, Plinio Fernando, Umberto Orsini, Andrea Roncato, Willy Colombini, Ettore Geri, Luciano Bonanni, Paolo Paoloni Comico, durata 100 min. – Italia 1975.

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Paolo Villaggio: Rag. Ugo Fantozzi
Anna Mazzamauro: Sig.na Silvani
Gigi Reder: Rag. Renzo Filini
Giuseppe Anatrelli: Geom. Luciano Calboni
Umberto D’Orsi: On. Cav. Conte Diego Catellani
Liù Bosisio: Pina Fantozzi
Dino Emanuelli: Collega di Fantozzi
Plinio Fernando: Mariangela Fantozzi
Paolo Paoloni: Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam
Elena Tricoli: Contessina Alfonsina Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare
Pietro Zardini: Rag. Fonelli

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Regia Luciano Salce
Soggetto Paolo Villaggio
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Produttore Giovanni Bertolucci
Casa di produzione Rizzoli Film
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Fabio Frizzi
Tema musicale “La ballata di Fantozzi”, di Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi (testo) e Fabio Frizzi (musica)
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Orietta Nasalli-Rocca
Trucco Gianfranco Mecacci

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Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi, sedici anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane! Tutto è calcolato sul filo dei secondi: cinque secondi per riprendere conoscenza, quattro secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie, più sei per chiedersi – come sempre senza risposta – cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico. Tre secondi per bere il maledetto caffè della signora Pina – tremila gradi Fahrenheit! –, dagli otto ai dieci secondi per stemperare la lingua rovente sotto il rubinetto […], due secondi e mezzo per il bacino a sua figlia Mariangela, caffelatte con pettinata incorporata, spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè, provocante funzioni fisiologiche che può così espletare nel tempo di valore europeo di sei secondi netti. Ha ancora un patrimonio di tre minuti per vestirsi e correre alla fermata del suo autobus che passa alle 8:01. Tutto questo naturalmente salvo tragici imprevisti…

Verso il dodicesimo del primo tempo cominciano i primi drammatici sintomi di collassi cardiocircolatori. E implacabilmente si presenta sul campo di gioco il “nuvolone da impiegati”. Ogni impiegato ha la sua nuvola personale. Sono nuvole maligne che stanno in agguato anche quattordici mesi, ma quando vedono che il loro uomo è in ferie o in vacanza gli piombano sulla testa scaricandogli addosso tonnellate di pioggia fitta e gelata.

Un fatto nuovo nella ditta: il feroce cavalier Catellani è stato eletto Gran Maestro dell’Ufficio Raccomandazioni e Promozioni! […] Aveva fatto piazzare nell’atrio la statua di sua madre Teresa, a cui era molto affezionato, e pretendeva che tutti entrando e uscendo le rendessero servile omaggio!

Dopo quella diamantata pazzesca la contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal mare gli fece conoscere alcuni amici e gli presentò nell’ordine: la signora Bolla, i coniugi Bertani, la contessa Ruffino, i fratelli Gancia, Donna Folonari, il barone Ricasoli, il marchese Antinori, i Serristori Branca e i Moretti, quelli della birra. A metà di quel giro di presentazioni Fantozzi era già completamente ubriaco!

Come prima reazione a quella clamorosa delusione d’amore, chiese ed ottenne di farsi trasferire ad altro ufficio. […] Il destino volle che lo mettessero nella stanza di un certo Folagra, la pecora nera, anzi, la pecora rossa della ditta. Questi era un giovane intellettuale di estrema sinistra che tutti, Fantozzi compreso, avevano sempre schivato per paura di essere compromessi agli occhi dei feroci padroni. […] Fu proprio attraverso il contatto con questo Folagra che Fantozzi, fallito nell’amore, trovò una nuova ragione di vita: la politica.

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Fantozzi banner recensioni
L’opinione di Gimon 82 dal sito http://www.filmtv.it

Il capostipite dell’omonima saga è ben di piu’ di un film,è un manifesto sociale che ha prodotto negli anni a venire modus-vivendi riassumibili nel quotidiano di ognuno di noi,un vero “CULT” si potrebbe dire,cinetico(filo) e non,un piccolo capolavoro di comicita’ reale e surreale che tocca vette di compiaciuto iperbolismo.Un film che è un affresco sociale: arguto,cinico,grottesco, di un “Italietta” di cui Ugo Fantozzi ne è la “maschera”,quella di un italiano medio(cre),status symbol di vittima designata e bersaglio preferito(o facile) di superiori aguzzini e colleghi leccapiedi.La regia di Salce dona sapientemente al personaggio Fantozzi una vis-comica nel contesto di un “Italietta da ufficio”,ritratta in maniera genialmente dissacratoria che sfonda le comuni barriere di vita reale.Il personaggio “Fantozziano”è un caso isolato del nostro cinema che si discosta molto dall'”Homo italicus” della commedia anni 60-70,gli italiani di Risi o Monicelli erano smargiassi,cinici “Galli cedroni” degni rappresentanti di un cambiamento sociale fatto di omologazione e caduta dei valori.Il ragionier Fantozzi è agli antipodi di un Gassman o Sordi,il suo è un essere che ha insita nel dna un innata disgrazia di fondo piovuta dal cielo,o in nel suo caso dalla famigerata “nuvola dell’impiegato”,il povero ragioniere è un “clown bianco” dai tratti atipici che sfondano nel surreale,un ingranaggio sbagliato in un sistema ossequioso con i potenti e cinico coi perdenti,un meccanismo sociologico tema portante di questa fortunata saga che nel tempo è diventata immortale.

L’opinione di Lukef dal sito http://www.filmscoop.it

Intramontabile ed inimitabile commedia diventata un cult assoluto. Una delle produzioni italiane più originali mai create che ritrae la nostra società con un cinismo ed un’intelligenza unica.
Eccola qui l’Italia degli anni settanta, quell’Italia del miracolo economico che dopo aver finalmente costruito la grande industria, la declina nei soliti modi furbetti e truffaldini che ancora (e penso per lungo tempo) ci portiamo dietro.
Ed in questa “nuova” realtà, dove però ognuno è ancora ridicolmente arroccato dietro al proprio titolo, ecco che spunta il nostro Fantozzi, forse uno dei pochi che ancora si danno da fare (non per scelta ma per mancanza di scaltrezza) ma che finisce sempre per essere la vittima, sottomesso e umiliato dal potente di turno. Ed è proprio in quei momenti di massima disperazione che viene finalmente fuori quel briciolo di vita e dignità del protagonista ed allora si può apprezzare tutta la portata tragicomica della commedia che talvolta, a modo suo, sa essere toccante.
Che dire poi, oltre ad un Villaggio esagerato, anche gli altri personaggi non sono da meno: Filini, mitico.. Calboni, sembra quasi di conoscerlo da tanto è costruito bene.. la signorina Silvani.. la famiglia.. eccezionali dal primo all’ultimo.
Questo film insomma è davvero uno spaccato d’Italia di un valore non solo artistico ma anche storico-sociale irraggiungibile.
Chissà se nel piattume della commedia contemporanea riusciremo mai a rivedere qualcosa di simile, non ci spero molto oggettivamente, ormai è davvero così difficile emanciparsi dalle logiche commerciali e massificatrici, soprattutto nel comico
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Galbo

Da un ottimo libro dello stesso Paolo Villaggio (che andrebbe riscoperto come scrittore), il prototipo (e il più riuscito) tra i film satirici che prendono di mira la classe impiegatizia: chiunque di noi (specie se lavoratore dipendente) si è riconosciuto almeno una volta nella vita in Fantozzi e questo la dice lunga sul valore del film. La sceneggiatura è ottima e la regia molto puntuale nell’assecondare il protagonista. Peccato che l’infinita serie di sequel (quasi tutti non riusciti) abbiano in parte rovinato il ricordo del primo episodio.

Undjing

Indiscutibile capolavoro della comicità grottesca (quando non surreale) ben rappresentata dall’icona dello sfigatissimo Fantocci (ops… Fantozzi), un bravissimo Paolo Villaggio diretto con intelligenza dalla perfida ironia di Luciano Salce (che pure sceneggia). Il buon risultato è da ascrivere anche al cospicuo numero di ottimi caratteristi tra i quali è bene ricordare la Mazzamauro, Gigi Reder (senza di lui il film non sarebbe quello che è), Plinio Fernando ed il divertentissimo Umberto D’Orsi (nei panni blasonati del Conte Diego Catellani).

Il Gobbo

Che dire? Quando un film lascia un’impronta così netta sul lessico, sull’immaginario, sull’antropologia stessa (di cui del resto è anche un trattato di iperbolica precisione), ogni discorso è riduttivo. Oltre a fare tutto quanto sopra, poi, è un classico della comicità. Altro? Geniale. Dovendo fare una classifica a tutti costi, è inferiore al secondo, ma non mancano grandi momenti. Epocali il capodanno e la partita di biliardo, Nello Pazzafini capeggia gli energumeni che malmenano Fantozzi per le intemperanza della Silvani.

Renato

Una perla che ho iniziato ad apprezzare veramente solo da grande. Infatti da bambino, se già guardavo (e amavo) i film con Pozzetto, Banfi o Abatantuono, non riuscivo a cogliere la grandezza fantozziana, non saprei bene perché. Ricordo persino che a volte le umiliazioni subìte da Villaggio mi intristivano, anziché divertirmi come fanno oggi… sarò diventato più cinico? Probabile. Il film invece non è invecchiato per nulla, è semplicemente perfetto: Calboni, Filini, la Silvani, il Mega-Direttore Galattico… siamo nella leggenda.

Tarabas

Capolavoro assoluto della tragedia, monumento al cinismo, alla vigliaccheria, al qualunquismo: insomma, un ritratto dell’Italia e di noi italiani, visti alla scrivania dei nostri ufficetti, attorniati da colleghi mediocri, angariati da capi farabutti (perché nessuno è un grand’uomo per il suo domestico), frustrati da una vita familiare sbiadita. Coltissimo esempio di cinema popolare, diretto da un regista a suo agio con il materiale in questione, con la maschera di Villaggio-Fantozzi destinata alla storia minima del cinema e dell’Italia in generale.

Markus

Indubbiamente tra i migliori lavori di un mai troppo ricordato Luciano Salce, che ha saputo trasferire su celluloide il tragicomico romanzo di Paolo Villaggio, “Fantozzi” (uscito nel ‘71). Ridere della sfortuna, della rocambolesca e disgraziata vita di un innocuo ragioniere; un cinico e amaro umorismo elargito in una serie di gag a episodi valorizzati da felici caratterizzazioni che, a partire da Villaggio stesso, rimarranno “inchiodati” al personaggio tanto centrato in questo film. Siamo dalle parti del capolavoro.
Fantozzi banner dal romanzo

Questa volta Fantozzi si è concesso quattro meravigliosi giorni di vacanza. Si è trovato nella cassetta delle lettere un dépliant di un’agenzia di viaggio: “Meravigliosa crociera. Barcellona, Madrid, Saragozza, le Baleari e tutto il Nord-Africa arabo in 4 ore! Le rate saranno trattenute sullo stipendio”. Va da sé che una rata equivaleva a 12 mensilità di Fantozzi. Ha versato la sua quota e per la prima volta ha affrontato il mare.
Ed eccolo al “gran giorno” della partenza. Piove a dirotto. In un clima tragicamente festoso, la nave si stacca dalla banchina: stelle filanti, orchestrina di bordo che strimpella Ciao, ciao bambina e tutti sui ponti che salutano. Che salutano chi? In genere i facchini rimasti sul molo. Non c’è mai nessuno alle partenze dei croceristi a prezzi familiari! I facchini però, pietosamente consapevoli di quella grossa lacuna scenica, rispondono stancamente.
Beh! Il colpo d’occhio è tale che molti di quei granitici lavoratori si commuovono veramente. I fazzoletti si agitano festosamente, si fermano… qualcuno si soffia furtivamente il naso… ci sono molti occhi lucidi in giro. Poi tutti scendono nelle cabine assegnate. O meglio, cercano di scendere! Perché, trovare la propria cabina, in quell’autentico labirinto che è una nave, è impresa disperata. Si incontrano, dopo trenta ore e più dalla partenza, gruppi in lacrime che hanno deciso di collaborare. Si tengono tutti per mano in lunghe file e cercano di risalire alla luce: avete presente quel quadro I ciechi di Brueghel? Così! Si incontrano degli isolati ormai deliranti che vi abbracciano le ginocchia implorandovi di riportarli sui ponti dalle famiglie. In genere la prima avvisaglia di questo dramma improvviso e insospettato si ha a cena, la prima sera. Manca il novanta per cento dei croceristi. Dove diavolo sono? Tutti persi nei meandri della nave.

Fantozzi banner film

Fantozzi – 1975 regia di Luciano Salce
Il secondo tragico Fantozzi – 1976 regia di Luciano Salce
Fantozzi contro tutti – 1980 regia di Neri Parenti e Paolo Villaggio
Fantozzi subisce ancora – 1983 regia di Neri Parenti
Superfantozzi – 1986 regia di Neri Parenti
Fantozzi va in pensione – 1988 regia di Neri Parenti
Fantozzi alla riscossa – 1990 regia di Neri Parenti
Fantozzi in paradiso – 1993 regia di Neri Parenti
Fantozzi – Il ritorno – 1996 regia di Neri Parenti
Fantozzi 2000 – La clonazione – 1999 regia di Domenico Saverni

Fantozzi banner romanzi

Fantozzi – Paolo Villaggio 1971
Il secondo tragico libro di Fantozzi Paolo Villaggio 1974
Le lettere di Fantozzi Paolo Villaggio 1976
Fantozzi contro tutti Paolo Villaggio 1979
Fantozzi subisce ancora Paolo Villaggio 1983
Rag. Ugo Fantozzi: caro direttore, ci scrivo… – Lettere del tragico ragioniere, raccolte da Paolo Villaggio 1993
Fantozzi saluta e se ne va: le ultime lettere del rag. Ugo Fantozzi di Paolo Villaggio 1994
Fantozzi totale Paolo Villaggio 2010
Tragica vita del ragionier Fantozzi Paolo Villaggio 2012

Fantozzi tarfiletto dalla Stampa

Fantozzi tarfiletto dall'Unità

luglio 20, 2015 Posted by | Commedia | , , , | 4 commenti

Il belpaese

Il belpaese locandina

Guido, stanco del lavoro su una piattaforma per l’estrazione del greggio nel golfo Persico, decide di rientrare in Italia con i soldi che è riuscito a risparmiare.
Ma già nel momento stesso in cui scende dall’aereo che è atterrato a Milano, l’uomo si rende conto che il belpaese non è più assolutamente quello che ha lasciato nel 1970.
Siamo infatti nel 1977, e il primo approccio con il belpaese è tra il tragico e il surreale; una banda di palestinesi stermina tutti i passeggeri del volo, e Guido si salva solo perchè si è chinato per baciare il suolo.
E’ l’inizio di un incubo per Guido, che dovrà fare i conti con delinquenti di ogni risma, terroristi e indiani metropolitani, femministe e volgari banditi.

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Paolo Villaggio

Nonostante tutto Guido apre un’orologeria, che ben presto viene assalita da banditi e da giovani estremisti che “espropriano” la merce. Durante una delle tante disavventure, Guido si imbatte in “Mia”, una femminista che in realtà non ha nome, ma che Guido chiamerà Mia perchè durante la manifestazione lei ha scandito il famoso “Io sono Mia”.
Le cose non vanno bene per Guido, che passa di disgrazia in disgrazia, fino a subire un devastante attacco al negozio; Mia, della quale è innamorato, decide di avere un figlio con lui, ma poi lo abbandona.

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Silvia Dionisio

Dopo l’ennesimo colpo subito, Guido su consiglio dei parenti, decide di tornare nel golfo Persico.
Ma durante il tragitto verso l’aeroporto, in lui scatta qualcosa: torna sui suoi passi, e decide di non arrendersi, coinvolgendo i vicini del negozio e altra gente, che sembra in attesa solo di qualcuno che faccia il primo passo.
Poi l’happy end, con Mia che lo bacia.
Luciano Salce, a due anni dalla presentazione del campione d’incassi Fantozzi gioca la carta della satira estrema, usando come suo solito le gag già proposte nel mitico Fantozzi e ripresentando anche parte del cast, come la Mazzamauro e Gigi Reder.

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Paolo Villaggio e Pino Caruso

Ma il risultato è quantomai deludente; a parte le gag a getto continuo, che vedono il solito Paolo Villaggio interpretare da par suo l’imbranato anche se fondamentalmente onesto Guido, non si va oltre qualche risata, peraltro nemmeno amara vista l’estrema goliardia delle situazioni proposte.
Tutto è esagerato nel film; più che l’Italia degli anni di piombo, sembra di vedere un regime del SudAmerica in preda alla più totale anarchia.
Il risultato è un film debole sin dalle prime battute, che mostra abbondantemente limiti di sceneggiatura a tutto vantaggio di situazioni farsesche o estreme.

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Tutto, nel film, è volutamente esagerato, come del resto accade nei film con protagonista Villaggio/Fantozzi, ovvero il personaggio sfigato sul quale si abbattono situazioni paradossali ad ogni secondo; e questo alla fine diventa un grande limite del flm stesso, perchè la satira viene accantonata e si assiste ad una serie di situazioni volutamente oltre il limite, con il risulato destabilizzante di privilegiare la farsa in luogo della denuncia.
Qualche sprazzo felice c’è, comunque: belli i dialoghi tra il maturo Guido e Mia, in cui fa capolino l’affetto e l’amore da una parte, dall’altra la contestazione al sistema e la voglia di riappropriarsi di un’identità femminile che non sia solo uno stereotipo o un luogo comune.
Ma è davvero troppo poco.

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Non giova nemmeno la presenza di personaggi surreali e stravaganti, come Carletto, interpretato da un giovane Massimo Boldi, commesso dell’orologeria occupato a spararsi canne mostruose o a bucarsi con eroina, così come appaiono deboli i personaggi di Alfredo/Gigi Reder e l’imprenditrice Gruber, una mal sfruttata Anna Mazzamauro.
L’unico personaggio ben delineato, con una psicologia ben definita resta Mia, interpretata dalla bellissima Silvia Dionisio; Villaggio è bravo, ma troppo simile a Fantozzi, anche se la sua figura è meno macchiettistica e più dolente.
Qualche nota sulla location: a farla da padrone è Milano, con scene girate in strade riconoscibilissime per i milanesi doc come via XX settembre, la Darsena; ma c’è anche buona parte del film ambientata a Roma, con la famosa Villa Giovanelli, abitata dalla Gruber/Mazzamauro e l’Eur, con le sue grandi strade.

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Il belpaese, un film di Luciano Salce, con Paolo Villaggio, Silvia Dionisio, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Ugo Bologna, Massimo Boldi, Pino Caruso Italia 1977 Commedia

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Il belpaese banner protagonisti

Paolo Villaggio     …     Guido Belardinelli
Silvia Dionisio    …     Mia
Anna Mazzamauro    …     Signora Gruber
Pino Caruso    …     Ovidio Camorrà
Gigi Reder    …     Alfredo
Massimo Boldi    …     Carletto
Giuliana Calandra    …     Elena
Raffaele Curi    …     Spadozza
Ugo Bologna    …     Direttore della banca
Leo Gavero    …     Il venditore di orologi
Carla Mancini    …     Lisetta
Saviana Scalfi    …     La moglie del venditore di orologi
Bruno Alias     …     Ospite all’apertura del negozio (uncredited)
Ennio Antonelli    …     Scagnozzo di Spadozza (uncredited)
Fortunato Arena    …      Restauratore (uncredited)
Renato Bassobondini    …     Uomo in sciopero della fame (uncredited)
Nestore Cavaricci    …     Poliziotto (uncredited)
Tom Felleghy    …     Andrea – l’uomo che viene rapito mentre dà indicazioni (uncredited)
Lina Franchi    …     Ospite all’apertura del negozio (uncredited)
Enrico Marciani    …     Signore che inveisce contro le femministe (uncredited)
Giuseppe Marrocco     …     Uomo in fila in banca (uncredited)
Ettore Martini    …     Uomo in banca (uncredited)
Simone Santo    …     Parcheggiatore (uncredited)
Antonio Spinnato    …     Mario (uncredited)
Maria Tedeschi    …     Donna al funerale (uncredited)
Pietro Zardini    …     Impiegato della banca (uncredited)

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Regia:     Luciano Salce
Soggetto:     Castellano e Pipolo
Sceneggiatura:     Castellano e Pipolo, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Produttore:     Fulvio Lucisano
Scritto da : Franco Castellano, Giuseppe Moccia, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Musiche: Gianni Boncompagni, Piergiorgio Farina    , Paolo Ormi
Fotografia :Ennio Guarnieri
Montaggio: Antonio Siciliano
Trucco: Ennio Cascioli, Gianfranco Mecacci,Mario Michisanti
Direttore di produzione: Raimondo Castelli, general organization
Eros Lanfranconi    ….     direttore di produzione
Lamberto Palmieri    ….     direttore di produzione
Egidio Valentini    ….     direttore di produzione

Curiosa pellicola, che affianca trovate “basse” (il quiz d’ingresso, alla Mike Bongiorno) a una denuncia condotta in modo che può apparire qualunquista, ma che fotografa una certa Italia sul finire degli Anni Settanta. Il meccanismo iperbolico, purtroppo, viene presto a noia, per cui il motivo di culto resta, per me, la clamorosa e vistosa presenza di Carla Mancini nel ruolo di Lisetta.

Troppa carne al fuoco (terrorismo, varia criminalità, movimenti studenteschi, femministe, droga, figli dei fiori…). E quando, al fuoco filmico, la carne è troppa, si rischia di rovinarla. Qui Villaggio, una sorta di Fracchiozzi (Fracchia-Fantozzi), si barcamena tra un’esagerazione e l’altra, facendo quel che può, negli evidenti limiti del suo personaggio. Inoltre, la pellicola è penalizzata da un’eccessiva lunghezza, che finisce per appesantirla. Boldi così così. Pur non sollevandosi quasi mai da una generale mediocrità, si può anche vedere, ma perderlo non costituisce reato.

Eccessivo ed estenuante. La sfiga all’ennesima potenza concentrata nel repertorio fantozziano più deprimente, abusato e tedioso (la bomba nel vestito, la masticazione di nascosto, etc.). Una delle peggiori prove di Salce-Villaggio. Finale con pretese sociologiche, invitante all’amicizia e all’ottimismo. La Mazzamauro replica il ruolo della Silvani; la Mancini appare in uno dei suoi ruoli più consistenti.

Pessimo film di Salce, che scade fin da subito in un tremendo qualunquismo e non strappa mai una risata che sia una. Passi per il soggetto, anche se mi è sembrato più un film da Pingitore che non da Salce, ma la sceneggiatura è più un collage di episodi accumulati che altro, con personaggi che entrano ed escono in modo piuttosto casuale (Pino Caruso, ad esempio). Un film invecchiato decisamente male, purtroppo.

Tipico prodotto del cinema di quegli anni, il film (è del mitico ’77 nientemeno) propone un confronto facilone tra le pigre tradizioni degli Anni Sessanta idealizzate da uno spaesato Villaggio, che rientra in Italia dopo anni passati all’estero e la situazione di bailamme paraterroristico, con le violenze di piazza e il crimine diffuso. Se c’erano ambizioni di satira sociale, sono andate a vuoto. Ovviamente non c’è analisi, ma allora sarebbe stato meglio buttarla in farsa. Parlare di ambiguità morale vorrebbe dire sopravvalutare il film. Sbagliato.

gennaio 5, 2010 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 6 commenti