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Tutto il mio cinema

Sono fotogenico

A trent’anni Antonio Barozzi è stufo della sua vita nella pacifica Laveno,sul lago Maggiore.
Ha un solo sogno,diventare attore come i divi che imita,John Wayne,Marlon Brando…
Decide quindi di andare nella fabbrica delle illusioni,Roma,alla ricerca di un provino cinematografico vincente.
Ma qui,più che rischiare di sperperare il patrimonio di suo padre non ottiene;unica nota positiva è l’amicizia con la bella Cinzia,che però
tenterà di appioppargli i due gemelli che attende da un maneggione.
Alla fine,dopo un incidente che lo menoma nel fisico,Antonio torna mestamente a casa dove alla fine sposa la paziente Marisa che lo ha atteso,adotta
i due figli di Cinzia che nel frattempo li ha mollati volentieri per inseguire il sogno di diventare attrice e accetta il posto di bancario…
Sono fotogenico,diretto da Dino Risi nel 1980 è una garbata satira sul mondo del cinema,quasi tutta sotto le righe;il mondo della celluloide ne esce con la schiena spezzata ma Risi non usa la frusta,bensi uno scudiscio foderato di velluto.


La sottile ironia affiora quasi sempre ma resta comunque sotto la superficie;spazio ad uno scatenato,irresistibile Renato Pozzetto che tira fuori il meglio del suo repertorio
dominando la scena con battute,ammiccamenti e sopratutto con la sua presenza fisica,che riesce a rendere “fisica” l’ingenuità del personaggio interpretato,Antonio detto Tony
perso dietro i sogni di una carriera hollywoodiana,vissuta all’ombra dei suoi miti attraverso citazioni,poster,stile di vita.
Finirà malinconicamente,un ammonimento a tutti quelli che inseguono il miraggio di un mondo infido e pericoloso come quello del cinema.
Risi,dopo l’amaro Caro papà e prima del bellissimo e malinconico Fantasma d’amore si concede quasi una vacanza con un film in tono leggero,nel quale


lascia le briglie sciolte a Renato Pozzetto,attore sulla cresta dell’onda e reduce da grandi successi al box office come La patata bollente,Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective e Tesoromio.
Il risultato è un gran successo di pubblico e una generale stroncatura della critica,poco avvezza al disimpegno e ai diertissement,quasi
che un regista “impegnato” come Risi fosse costretto a dover girare soporifere “corazzate Potiomkin”
Viceersa Sono fotogenico ha diverse buone trovate,ritmo e non è affatto una prova minore.
E’ una commedia,tutto quà.Semplice,lineare,ben recitata e a tratti spassosa.Quindi oro che cola,alla luce di prodotti ben più scadenti del periodo.
A parte Pozzetto,davvero irresistibile (memorabile la faccia sempre uguale davanti al fotografo che lo esorta a espressioni differenti) c’è una bellissima Fenech,il solito simpaticissimo Maccione


e i camei di Monicelli,Tognazzi,Gassman e Barbara Bouchet.
Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.raiplay.it/video/2017/04/Sono-fotogenico-2c010d8c-762f-45e4-9253-9361f821b59d.html in una versione praticamente perfetta.

Sono fotogenico

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Renato Pozzetto, Ugo Tognazzi, Massimo Boldi, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Michel Galabru, Aldo Maccione, Mario Monicelli, Attilio Dottesio, Eolo Capritti, Gino Santercole, Julien Guiomar, Guido Mariotti, Salvatore Campochiaro, Paolo Baroni, Annunziata Pozzaglia, Paolo De Manincor, Roberta Lerici, Livia Ermolli, Luigi Di Sales, Bruna Cealti Commedia, durata 98 min. – Italia 1980

 

Renato Pozzetto: Antonio Barozzi
Edwige Fenech: Cinzia Pancaldi
Aldo Maccione: avv. Pedretti
Massimo Boldi: Sandro Rubizzi
Michel Galabru: produttore Del Giudice
Julien Guiomar: Carlo Simoni
Gino Santercole: Sergio
Attilio Dottesio: Attilio Turchese
Livia Ermolli: Laura Barozzi
Paolo Baroni: Paolino
Salvatore Campochiaro: nonno Augusto
Guido Mariotti: Arcibaldo Barozzi
Bruna Cealti: Luigina Barozzi
Eolo Capritti: indiano “Nuvola Bianca”
Paolo de Manincor: fotografo
Roberta Lerici: Marisa
Annunziata Pozzaglia: Annunziata
Ugo Tognazzi: se stesso
Vittorio Gassman: se stesso
Mario Monicelli: se stesso
Barbara Bouchet: se stessa
Jimmy il Fenomeno: reclutatore di zoppi
Margherita Horowitz: signora del treno
Lina Franchi: donna al funerale
Ennio Antonelli: assistente di Monicelli
Giulio Rinaldi (non accreditato): controfigura per la scena sostitutiva di Monica Vitti
Lory Del Santo: se stessa
Maria Tedeschi: se stessa
Tonino Delli Colli: se stesso

Regia Dino Risi
Soggetto Massimo Franciosa,Marco Risi,Dino Risi
Sceneggiatura Massimo Franciosa,Marco Risi,Dino Risi
Produttore Pio Angeletti,Adriano De Micheli
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Ezio Altieri

“Lavorare fa incazzare.”

“Gallina vecchia fa… gallina vecchia fa… fa schifo!”

“A te ti hanno battezzato coll’acqua dei ravioli!”

“Nudo te! Ma se fai schifo anche vestito. Vai vai…”

“Scusate il ritardo ragazzi, ma io, caschi il mondo, alle 9:30 in punto devo cagare”

“Povero nonno!È morto mentre guardava”Com’è bella la bernarda tutta nera tutta calda”

“Eh, uno così deve fare l’attore: testa piccola a forma di noce. Avete notato che tutti i grandi attori hanno la testa piccola a forma di noce?”

 

ottobre 8, 2017 Posted by | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Nessuno è perfetto

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Un giovane vedovo,Guerrino,proprietario di un’azienda vinicola,dopo la morte della moglie vive sotto lo stesso tetto con la suocera.
La quale non tanto segretamente vorrebbe diventare l’amante dell’uomo,che per questo motivo è deriso apertamente dai suoi amici tra i quali
si distingue lingua profonda.
Una sera,in palese imbarazzo con l’invadente suocera che le si è infilata nel letto,Guerrino approfittando di una telefonata esce di casa,destinazione Milano.
Qui incontra per la prima volta la splendida Chantal,una modella;la segue in albergo e per un fortuito caso beve un bicchiere colmo di barbiturici che la donna aveva preparato per se.
Tra Guerrino e Chantal nasce ben presto un affetto profondo,ma l’uomo non sa che in realtà Chantal,prima di diventare donna,era un paracadutista tedesco.
I due convolano a nozze,ma ben presto Guerrino inizia a rendersi conto che in sua moglie c’è qualcosa che non quadra;la donna ha una forza fisica davvero notevole ma sopratutto si irrigidisce quando le lui le confessa di desiderare un figlio,opponendo un netto rifiuto.
Sarà sua suocera a svelargli la verità.

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Il colpo per Guerrino è durissimo;è innamorato di sua moglie,ma non riesce ad accettare almeno all’inizio l’identità sessuale precedente della moglie.
Ma nonostante le risate di scherno e gli sfottò degli amici e gli intrighi della suocera Guerrino scoprirà di non pter fare a meno di Chantal.
Nel finale anzi deciderà di adottare il figlio della donna,avuto da una relazione precedente quando era ancora un uomo.
Gradevole commedia firmata dal lucano Pasquale Festa Campanile,Nessuno è perfetto ha una caratteristica che la distingue dalla massa amorfa di pellicole dei primi anni ottanta,ovvero una completa assenza di volgarità.
Il che,visti i tempi che correvano,era davvero oro colato.
Costruita su un binomio di grande successo cinematografico,il duo Pozzetto-Ornella Muti,rispettivamente re e regina del box office (Sono fotogenico,Fico d’India e Mia moglie è una strega per Pozzetto nel biennio 80-81 e Il bisbetico domato,Innamorato pazzo per la Muti),Sono fotogenico gioca tutte le sue carte sulla simpatia innata che ispira Pozzetto e sullo charme e la grande bellezza di Ornella Muti,nel pieno del fulgore e del fascino.

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Di suo Festa Campanile ci mette la comprovata abilità nel dirigere commedie strutturate semplicemente,con un pizzico di ironia e tanto mestiere.
Reduce dai risultati altalenanti di Il ladrone,Qua la mano e Manolesta,Festa Campanile torna alla struttura classica della commedia inserendo la novità della love story tra un transessuale e un vedovo.
Il rischio di cadere nella volgarità ,con queste premesse,è altissimo;ma il regista di Melfi sceglie saggiamente una linea soft,usando un linguaggio pulito e una storia semplice ma imbastita alla perfezione.
Altra caratteristica specifica del film è l’ambientazione,che una volta tanto non è localizzata al sud.
Niente Sicilia e niente Calabria.
Ma la bergamasca,ritratta come provincia pettegola e farisea.

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Festa Campanile non usa la sciabola ma il fioretto;sembra quasi di vedere il suo sorriso indulgente stampato sul volto mentre dipinge,tratteggia i personaggi di lingua profonda,del play boy Nanni o peggio della perfida suocera del protagonista.
Per il film il regista sceglie un cast di comprimari di buon livello;c’è una bravissima Lina Volonghi nel ruolo della suocera un tantino sordida di Guerrino,Massimo Boldi in quello del linguacciuto tassista lingua profonda,Felice Andreasi in quello dell’amico fraterno e Gabriele Tinti in un insolito ruolo da play boy,ancora più insolito per un film a sfondo comico.
Niente nudità gratuite,niente volgarità,sorriso che aleggia per tutto il film.
Un buon viatico per un film sicuramente ben fatto,ben diretto e ben recitato.
Da vedere.

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Nessuno è perfetto

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Massimo Boldi, Ornella Muti, Lina Volonghi,Gabriele Tinti, Felice Andreasi Commedia, durata 105 min. – Italia 1981.

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Nessuno è perfetto banner protagonisti

Renato Pozzetto: Guerrino Castiglione
Ornella Muti: Chantal
Felice Andreasi: Enzo, l’amico fraterno di Guerrino
Massimo Boldi: il tassista pettegolo Lingua profonda
Gabriele Tinti: il commerciante e playboy Nanni
Benedetto Ravasio: lavoratore di Guerrino
Lina Volonghi: la suocera di Guerrino, madre della sua defunta prima moglie

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Franco Ferrini, Enrico Oldoini, Bernardino Zapponi,
Sceneggiatura Franco Ferrini, Renato Pozzetto, Enrico Oldoini
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis e Achille Manzotti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Giantito Burchiellaro

Nessuno è perfetto banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Markus

“Nessuno è perfetto” è un film che adoro, forse perché girato in forma confidenziale e suggestiva, come accadde frequentemente nei Pozzetto-movies dei primi anni ottanta.
Pasquale Festa Campanile gira la pellicola a Bergamo ed offre a Pozzetto la possibilità di  far divertire con il suo umorismo surreale e pacato, ma dando spazio a note riflessive che possono deludere chi desideri la comicità pura: no, qui siamo in una pochade surreale… è giusto così! La Muti a film alterni funziona, qui è andata bene… Valido il commento musicale di Riz Ortolani.

Zender

Gradevole commedia con qualche difficoltà a sintetizzare le scene più divertenti. il ritmo, d conseguenza, non è dei più travolgenti e
l’eccesso di “momenti d’intimità” tra Pozzetto e la Muti non agevola in questo senso. Però il cast è ben scelto, Bergamo offre uno sfondo da perfetta vita provinciale del Nord (come fu per La poliziotta), caratteristi come Boldi e Andreasi funzionano e Lina Volonghi perfida suocera ha dei gran duetti col protagonista (che dopo aver bevuto due litri di grappa ci è finito pure a letto insieme). La Muti è in parte.

Trivex

Nel 1981 forse non era una “operazione” tanto frequente e nemmeno un tema così scontato e affrontato, questo. Festa Campanile però riesce nella missione possibile di elaborarlo con una discreta disinvoltura, grazie in larga parte all’irresistibile Pozzetto nella sua classica interpretazione (quella che ne ha fatto un mito).
La Muti è al massimo del fervore estetico e recita pure benino, molto “al miele” quando non tira cazzotti. Belle anche le location e la musica di Riz Ortolani (adeguatissima), che ti entra in testa con notevole facilità.

Nessuno è perfetto flano

“Uelà,ma a chi darai tutti questi pesci che prendi?
– A sua suocera no? Perchè tanto lei i pesci ce li ha già-

Te lo dico con le buone maniere: “Fuori dai coglioni!”.

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Ornella Muti sul set

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Renato Pozzetto

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Ornella Muti

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Lina Volonghi

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Felice Andreasi

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Nessuno è perfetto location  Biblioteca Civica cittadina A.Mai

La Biblioteca Civica A.Mai Bergamo oggi

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Piazza Vecchia,Bergamo nel film

Nessuno è perfetto location 1 Piazza vecchia Bergamo

Piazza Vecchia oggi

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Il cimitero civico di Bergamo oggi

Nessuno è perfetto location cimitero civico di Bergamo

Il cimitero nel film

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La Fontana Contarini oggi

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Villa Masnada,Bergamo oggi

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L’interno della villa Masnada nel film

Nessuno è perfetto Stazione di bergamo

La stazione di Bergamo

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La stazione nel film

Nessuno è perfetto locandina 2

giugno 16, 2016 Posted by | Commedia | , , , | 2 commenti

Il belpaese

Il belpaese locandina

Guido, stanco del lavoro su una piattaforma per l’estrazione del greggio nel golfo Persico, decide di rientrare in Italia con i soldi che è riuscito a risparmiare.
Ma già nel momento stesso in cui scende dall’aereo che è atterrato a Milano, l’uomo si rende conto che il belpaese non è più assolutamente quello che ha lasciato nel 1970.
Siamo infatti nel 1977, e il primo approccio con il belpaese è tra il tragico e il surreale; una banda di palestinesi stermina tutti i passeggeri del volo, e Guido si salva solo perchè si è chinato per baciare il suolo.
E’ l’inizio di un incubo per Guido, che dovrà fare i conti con delinquenti di ogni risma, terroristi e indiani metropolitani, femministe e volgari banditi.

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Paolo Villaggio

Nonostante tutto Guido apre un’orologeria, che ben presto viene assalita da banditi e da giovani estremisti che “espropriano” la merce. Durante una delle tante disavventure, Guido si imbatte in “Mia”, una femminista che in realtà non ha nome, ma che Guido chiamerà Mia perchè durante la manifestazione lei ha scandito il famoso “Io sono Mia”.
Le cose non vanno bene per Guido, che passa di disgrazia in disgrazia, fino a subire un devastante attacco al negozio; Mia, della quale è innamorato, decide di avere un figlio con lui, ma poi lo abbandona.

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Silvia Dionisio

Dopo l’ennesimo colpo subito, Guido su consiglio dei parenti, decide di tornare nel golfo Persico.
Ma durante il tragitto verso l’aeroporto, in lui scatta qualcosa: torna sui suoi passi, e decide di non arrendersi, coinvolgendo i vicini del negozio e altra gente, che sembra in attesa solo di qualcuno che faccia il primo passo.
Poi l’happy end, con Mia che lo bacia.
Luciano Salce, a due anni dalla presentazione del campione d’incassi Fantozzi gioca la carta della satira estrema, usando come suo solito le gag già proposte nel mitico Fantozzi e ripresentando anche parte del cast, come la Mazzamauro e Gigi Reder.

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Paolo Villaggio e Pino Caruso

Ma il risultato è quantomai deludente; a parte le gag a getto continuo, che vedono il solito Paolo Villaggio interpretare da par suo l’imbranato anche se fondamentalmente onesto Guido, non si va oltre qualche risata, peraltro nemmeno amara vista l’estrema goliardia delle situazioni proposte.
Tutto è esagerato nel film; più che l’Italia degli anni di piombo, sembra di vedere un regime del SudAmerica in preda alla più totale anarchia.
Il risultato è un film debole sin dalle prime battute, che mostra abbondantemente limiti di sceneggiatura a tutto vantaggio di situazioni farsesche o estreme.

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Tutto, nel film, è volutamente esagerato, come del resto accade nei film con protagonista Villaggio/Fantozzi, ovvero il personaggio sfigato sul quale si abbattono situazioni paradossali ad ogni secondo; e questo alla fine diventa un grande limite del flm stesso, perchè la satira viene accantonata e si assiste ad una serie di situazioni volutamente oltre il limite, con il risulato destabilizzante di privilegiare la farsa in luogo della denuncia.
Qualche sprazzo felice c’è, comunque: belli i dialoghi tra il maturo Guido e Mia, in cui fa capolino l’affetto e l’amore da una parte, dall’altra la contestazione al sistema e la voglia di riappropriarsi di un’identità femminile che non sia solo uno stereotipo o un luogo comune.
Ma è davvero troppo poco.

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Non giova nemmeno la presenza di personaggi surreali e stravaganti, come Carletto, interpretato da un giovane Massimo Boldi, commesso dell’orologeria occupato a spararsi canne mostruose o a bucarsi con eroina, così come appaiono deboli i personaggi di Alfredo/Gigi Reder e l’imprenditrice Gruber, una mal sfruttata Anna Mazzamauro.
L’unico personaggio ben delineato, con una psicologia ben definita resta Mia, interpretata dalla bellissima Silvia Dionisio; Villaggio è bravo, ma troppo simile a Fantozzi, anche se la sua figura è meno macchiettistica e più dolente.
Qualche nota sulla location: a farla da padrone è Milano, con scene girate in strade riconoscibilissime per i milanesi doc come via XX settembre, la Darsena; ma c’è anche buona parte del film ambientata a Roma, con la famosa Villa Giovanelli, abitata dalla Gruber/Mazzamauro e l’Eur, con le sue grandi strade.

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Il belpaese, un film di Luciano Salce, con Paolo Villaggio, Silvia Dionisio, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Ugo Bologna, Massimo Boldi, Pino Caruso Italia 1977 Commedia

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Paolo Villaggio     …     Guido Belardinelli
Silvia Dionisio    …     Mia
Anna Mazzamauro    …     Signora Gruber
Pino Caruso    …     Ovidio Camorrà
Gigi Reder    …     Alfredo
Massimo Boldi    …     Carletto
Giuliana Calandra    …     Elena
Raffaele Curi    …     Spadozza
Ugo Bologna    …     Direttore della banca
Leo Gavero    …     Il venditore di orologi
Carla Mancini    …     Lisetta
Saviana Scalfi    …     La moglie del venditore di orologi
Bruno Alias     …     Ospite all’apertura del negozio (uncredited)
Ennio Antonelli    …     Scagnozzo di Spadozza (uncredited)
Fortunato Arena    …      Restauratore (uncredited)
Renato Bassobondini    …     Uomo in sciopero della fame (uncredited)
Nestore Cavaricci    …     Poliziotto (uncredited)
Tom Felleghy    …     Andrea – l’uomo che viene rapito mentre dà indicazioni (uncredited)
Lina Franchi    …     Ospite all’apertura del negozio (uncredited)
Enrico Marciani    …     Signore che inveisce contro le femministe (uncredited)
Giuseppe Marrocco     …     Uomo in fila in banca (uncredited)
Ettore Martini    …     Uomo in banca (uncredited)
Simone Santo    …     Parcheggiatore (uncredited)
Antonio Spinnato    …     Mario (uncredited)
Maria Tedeschi    …     Donna al funerale (uncredited)
Pietro Zardini    …     Impiegato della banca (uncredited)

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Regia:     Luciano Salce
Soggetto:     Castellano e Pipolo
Sceneggiatura:     Castellano e Pipolo, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Produttore:     Fulvio Lucisano
Scritto da : Franco Castellano, Giuseppe Moccia, Luciano Salce, Paolo Villaggio
Musiche: Gianni Boncompagni, Piergiorgio Farina    , Paolo Ormi
Fotografia :Ennio Guarnieri
Montaggio: Antonio Siciliano
Trucco: Ennio Cascioli, Gianfranco Mecacci,Mario Michisanti
Direttore di produzione: Raimondo Castelli, general organization
Eros Lanfranconi    ….     direttore di produzione
Lamberto Palmieri    ….     direttore di produzione
Egidio Valentini    ….     direttore di produzione

Curiosa pellicola, che affianca trovate “basse” (il quiz d’ingresso, alla Mike Bongiorno) a una denuncia condotta in modo che può apparire qualunquista, ma che fotografa una certa Italia sul finire degli Anni Settanta. Il meccanismo iperbolico, purtroppo, viene presto a noia, per cui il motivo di culto resta, per me, la clamorosa e vistosa presenza di Carla Mancini nel ruolo di Lisetta.

Troppa carne al fuoco (terrorismo, varia criminalità, movimenti studenteschi, femministe, droga, figli dei fiori…). E quando, al fuoco filmico, la carne è troppa, si rischia di rovinarla. Qui Villaggio, una sorta di Fracchiozzi (Fracchia-Fantozzi), si barcamena tra un’esagerazione e l’altra, facendo quel che può, negli evidenti limiti del suo personaggio. Inoltre, la pellicola è penalizzata da un’eccessiva lunghezza, che finisce per appesantirla. Boldi così così. Pur non sollevandosi quasi mai da una generale mediocrità, si può anche vedere, ma perderlo non costituisce reato.

Eccessivo ed estenuante. La sfiga all’ennesima potenza concentrata nel repertorio fantozziano più deprimente, abusato e tedioso (la bomba nel vestito, la masticazione di nascosto, etc.). Una delle peggiori prove di Salce-Villaggio. Finale con pretese sociologiche, invitante all’amicizia e all’ottimismo. La Mazzamauro replica il ruolo della Silvani; la Mancini appare in uno dei suoi ruoli più consistenti.

Pessimo film di Salce, che scade fin da subito in un tremendo qualunquismo e non strappa mai una risata che sia una. Passi per il soggetto, anche se mi è sembrato più un film da Pingitore che non da Salce, ma la sceneggiatura è più un collage di episodi accumulati che altro, con personaggi che entrano ed escono in modo piuttosto casuale (Pino Caruso, ad esempio). Un film invecchiato decisamente male, purtroppo.

Tipico prodotto del cinema di quegli anni, il film (è del mitico ’77 nientemeno) propone un confronto facilone tra le pigre tradizioni degli Anni Sessanta idealizzate da uno spaesato Villaggio, che rientra in Italia dopo anni passati all’estero e la situazione di bailamme paraterroristico, con le violenze di piazza e il crimine diffuso. Se c’erano ambizioni di satira sociale, sono andate a vuoto. Ovviamente non c’è analisi, ma allora sarebbe stato meglio buttarla in farsa. Parlare di ambiguità morale vorrebbe dire sopravvalutare il film. Sbagliato.

gennaio 5, 2010 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 6 commenti