Jurassic Park
Uomini e dinosauri,un connubio impossibile.
70 milioni di anni fa l’estinzione di massa del Cretaceo spazzò via dalla terra più del 75% delle creature viventi della terra,fra le quali i grandi
dinosauri terrestri,gli ittiosauri acquatici,i pliosauri e la quasi totalità dei rettili marini,fatta eccezione per i coccodrilli e le tartarughe.
Che sia stato un impatto con un meteorite o un’eruzione vulcanica a provocare l’estinzione non è argomento pertinente per questa recensione;
conta invece l’espediente cinematografico usato in questo film,assolutamente geniale,per far vivere nella stessa epoca uomini e dinosauri,divisi da oltre 73 milioni di anni di vissuto sul pianeta,a tutto favore dei dinosauri che dominarono per decine di milioni di anni la terra.
Fino a Jurassic Park si immaginavano isole sperdute in cui i dinosauri vivevano in piccolissimi branchi protetti da condizioni particolari offerte dalla natura,come La terra dimenticata dal tempo (The Land That Time Forgot) del 1975 diretto dal regista Kevin Connor, tratto dal romanzo omonimo del 1918 di Edgar Rice Burroughs.
Si usavano tutti gli espedienti possibili per una coesistenza assolutamente impossibile storicamente e biologicamente.
Ci ha pensato Michael Chrichton nel 1990 a creare le condizioni per una fantasiosa ma possibile in un futuro prossimo convivenza tra le due specie con il suo fortunato romanzo Jurassic Park;così esordisce nel suo romanzo,con un incipit affascinante:
“Negli ultimi decenni del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell’oro scientifica di proporzioni inaudite: la furibonda e avventata corsa alla commercializzazione dell’ingegneria genetica. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità, con un così scarno contributo di spiegazioni obiettive da precludere una piena comprensione della sua portata e delle sue implicazioni.
La biotecnologia promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana.
Per citare le parole di un commentatore: «La biotecnologia trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso.
La biotecnologia cambierà letteralmente il volto del pianeta».

La genesi del libro è alquanto singolare;Steven Spielberg,che avrebbe poi diretto il film acquistò dall’autore i diritti del libro ancor prima che uscisse nelle librerie di tutto il mondo,prima quindi del successo planetario dello stesso e del film,che si sarebbe rivelato uno dei film di maggior incasso della storia del cinema.
Lo stesso Spielberg reduce da due insuccessi abbastanza rilevanti come Always-Per sempre del 1990 e Hook – Capitan Uncino del 1991 decise di rivolgersi a David Koepp,sceneggiatore e regista hollywoodiano (sue le sceneggiature di La morte ti fa bella e Carlito’s way prima di Jurassic Park) per strutturare una storia che bucasse lo schermo e sbancasse i botteghini.
Sempre Spielberg decise una mossa azzardata che poi si sarebbe rivelata assolutamente vincente,scegliendo di utilizzare in maniera massiccia
la computer grafica, un po’ come aveva fatto la Disney con il capostipite dei film in computer grafica come Tron,uscito nel 1982.
A distanza di 11 anni proprio la computer grafica aveva fatto passi da gigante e Spielberg rivolgendosi alla Industrial Light & Magic scelse di creare un prodotto in cui i grandi sauri apparissero quanto più di reale fosse possibile.
Il risultato fu assolutamente unico nel suo realismo,tanto da funzionare come modello per molte altre produzioni successive.
Un successo che spinse Steven Spielberg a girare nel 1997 un sequel ancora tratto da un romanzo di Chrichton,Il mondo perduto – Jurassic Park (The Lost World: Jurassic Park); ci saranno ancora due film sequel dei primi due,
Jurassic Park III di Joe Johnston (2001) e Jurassic World (2015) diretto da Colin Trevorrow,che a sorpresa si è piazzato al terzo posto tra i maggiori incassi della storia del cinema con 1,6 miliardi di dollari di incasso in tutto il mondo.
Ma a parte la computer grafica,la storia piena di fascino,qual’è il motivo dello straordinario successo di Jurassic Park?
Sicuramente la presenza dei dinosauri,animali che da sempre affascinano il mondo dei più piccoli.
Chrichton dice nel libro:“I bambini amavano i dinosauri perché queste gigantesche creature impersonavano la forza incontrollabile
e sempre incombente dell’autorità. Erano un simbolo dei genitori. Affascinanti e incontrollabili, proprio come i genitori.
E i bambini li amavano, proprio come amavano i genitori.”

Chi di noi,da bambino,non ha sognato o giocato con i grandi sauri,che la mia generazione vedeva disegnati nei cartoni e oggi vengono proposti in 3D?
Un mondo affascinante anche perchè perduto per sempre.
Che resta nell’immaginario di tutti grazie anche alle continue scoperte di fossili,alle splendide ricostruzioni dei musei di storia naturale e sopratutto
grazie ad una mole sempre maggiore di documentari ricostruiti in grafica con tecnologie sempre più perfezionate,che ricreano visivamente
l’habitat naturale dei grandi dinosauri.
Spielberg gioca su questo,sul fascino indiscusso dei dinosauri e sopratutto montando una storia affascinante anche se con alcune inesattezze e con una lunghezza del film davvero inusuale.
Ma alla fine il prodotto che vien fuori è di indiscusso fascino.
Isla Nublar 120 miglia al largo della Costa Rica.
Un operaio è misteriosamente ucciso da un animale feroce;l’isola è di proprietà della In.Gen,una società che conduce misteriosi esperimenti scientifici.
A capo della In.Gen c’è il ricchissimo John Hammond, che grazie alle più avanzate tecniche di clonazione è riuscito a riportare in vita i grandi dinosauri.
I quali ora sono nell’isola di Isla Nubar,protetti da imponenti misure di sicurezza.
Il paleontologo Alan Grant e la paleobotanica Ellie Sattler vengono invitati da Hammond nell’isola,con lo scopo di recensire positivamente l’operazione,creata a scopo commerciale.L’intento di Hammond è infatti quello di fare un gigantesco parco a tema e l’imprimatur dei due scienziati è fondamentale per dare una patina di rispettabilità all’operazione stessa e sopratutto per rassicurare i finanziatori.
Grant e la Sattler assistono stupefatti ad una scena che sembra trasportarli di milioni di anni indietro nel tempo:dinosauri e stegosauri passeggiano
e si godono l’aria di Isla Nubar.
Ma non ci sono soltanto i placidi dinosauri tra le creature clonate dal dottor Henry Wu;i temibili predatori T.Rex,i Velociraptors hanno ripreso vita
e sarà proprio un T.Rex a dare il via ad una serie di avvenimenti che porteranno il gruppo formato dai due scienziati,dai due nipotini di Hammond che
si sono aggregati a loro e il dottor Malcom,esperto matematico in teoria del caos a vivere un’avventura fatta di continui colpi di scena.
Ho limitato al massimo il racconto della trama per lasciare spazio all’immaginazione di coloro che non hanno visto questo classico dell’avventura,
un film godibile dall’inizio alla fine.
Le incongruenze non inficiano assolutamente il racconto,grazie ad una regia che privilegia sempre e in ogni caso sia l’azione sia la tensione.
Che corre per tutto il film,tra l’alternarsi di scene di grande bellezza,come quella che vede i protagonisti che si sono rifugiati su un albero
ascoltare il canto dei dinosauri o la caccia dei velociraptor al gruppo dei fuggitivi.
Nel film di Spielberg funziona tutto,come un ingranaggio oliato alla perfezione.

Sicuramente ben amalgamato il cast con un ottimo Sam Neill nel ruolo del professor Grant,assolutamente credibile come scienziato passando per
Laura Dern,la botanica e paleontologa Ellie Sattler,espressiva e in forma, a Jeff Goldblum che è Malcom,il matematico ironico e sacrcastico che per primo intuisce la minaccia della clonazione e della selezione genetica delle uova fecondate tutte femmina;sua la battuta “Dio crea i dinosauri. Dio distrugge i dinosauri. Dio crea l’uomo. L’uomo distrugge Dio. L’uomo crea i dinosauri.I dinosauri mangiano l’uomo. La donna eredita la terra.”
Nella parte di Hammond,pacioso e serafico miliardario che sottovaluta il rischio potenziale di portare tra gli uomini una razza di animali che
con esso non ha mai convissuto c’è Sir Richard Samuel Attenborough,grande regista e attore britannico già direttore di film come Gandhi e A chorus line.
Il suo volto simpatico contrasta con quello del bravissimo e viscido (nel film) Wayne Knight,che interpreta Dennis Nedry l’informatico che vende
alla BioSyn gli embrioni di 15 specie,finendo però per non incassare il prezzo del suo tradimento.
Bene tutto il resto del cast,nel quale spicca Samuel L. Jackson nel ruolo di Ray Arnold,capo dei tecnici informatici.
Menzione d’onore ovviamente per gli effetti speciali e quindi a Dennis Muren, Stan Winston, Phil Tippett e Michael Lantieri e alle belle musiche di
John Williams.
Un film ormai diventato un classico,che non può mancare nella videoteca di un appassionato di cinema.
Un film di Steven Spielberg. Con Sam Neill, Jeff Goldblum, Laura Dern, Richard Attenborough, Joseph Mazzello, Bob Peck, Samuel L. Jackson, Martin Ferrero, B.D. Wong, Ariana Richards, Wayne Knight, Gerald R. Molen, Miguel Sandoval, Cameron Thor, Christopher John Fields, Whitby Hertford, Dean Cundey, Jophery C. Brown, Tom Mishler, Greg Burson, Adrian Escober Fantastico,durata 127 min. – USA 1993. – Universal Pictures
Sam Neill: Alan Grant
Laura Dern: Ellie Sattler
Jeff Goldblum: Ian Malcolm
Richard Attenborough: John Hammond
Bob Peck: Robert Muldoon
Samuel L. Jackson: Ray Arnold
Ariana Richards: Alexis Murphy
Joseph Mazzello: Timothy Murphy
Wayne Knight: Dennis Nedry
Martin Ferrero: Donald Gennaro
BD Wong: Henry Wu
Cameron Thor: Lewis Dodgson
Gerald R. Molen: Gerry Harding
Miguel Sandoval: Juanito Rostagno
Dean Cundey: Tecnico
Stefano De Sando: Alan Grant
Isabella Pasanisi: Ellie Sattler
Roberto Chevalier: Ian Malcolm
Cesare Barbetti: John Hammond
Michele Gammino: Robert Muldoon
Claudio Fattoretto: Ray Arnold
Valeria De Flaviis: Alexis Murphy
George Castiglia: Timothy Murphy
Vittorio Stagni: Dennis Nedry
Marco Mete: Donald Gennaro
Loris Loddi: Henry Wu
Simone Mori: Lewis Dodgson
Eugenio Marinelli: Juanito Rostagno
Dario Penne: Mr. DNA
Regia Steven Spielberg
Soggetto dal romanzo di Michael Crichton
Sceneggiatura Michael Crichton, David Koepp
Produttore Gerald R. Molen, Kathleen Kennedy
Produttore esecutivo Lata Ryan, Colin Wilson
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Dean Cundey
Effetti speciali Dennis Muren, Stan Winston, Phil Tippett, Michael Lantieri
Musiche John Williams
Scenografia Rick Carter
Trucco Paul Mejias
“-Grant: Signor Hammond! Dopo attenta considerazione ho deciso… di non avallare il suo parco!
-Hammond: Anche io!”
“Quanto mi secca avere sempre ragione”
“I dinosauri forse hanno più tratti in comune con gli uccelli attuali di quanto non ne abbiano con i rettili. Guardate l’osso pubico,
rivolto all’indietro come negli uccelli. Guardate le vertebre: piene di sacche d’aria e di cavità esattamente come negli uccelli,
ed il suo nome “Raptor” significa uccello rapace.”
“Ci dovrete far l’abitudine al professor Malcolm, soffre di un deplorevole eccesso di personalità! (John Hammond)”
“È… È un dinosauro! (Alan Grant)”
“L’hai fatto, brutto figlio di puttana. (Ian Malcolm)”
“Ci facciamo una fortuna con questo posto. (Donald Gennaro)”
“Professor Grant, mia cara professoressa Sattler, benvenuti… Al Jurassic Park! (John Hammond)”
“Guarda, si muovono in branchi… Si muovono in branchi. (Alan Grant)”
“Qui non si bada a spese. (John Hammond)”
“Ma chi ci tengono lì dentro, King Kong? (Ian Malcolm)”
“La mancanza di umiltà di fronte alla natura che si dimostra qui… Mi sconvolge. Lei non vede il pericolo che è insito in quello che fa?
La potenza genetica è la forza più dirompente che esista e lei se ne serve come un… Un bambino che gioca con la pistola del padre. (Ian Malcolm)”
“Questa sì che è una bella montagna di merda! (Ian Malcolm)”
“Il Tirannosauro il cibo non l’accetta. Lui vuole cacciare. Non si può sopprimere un istinto vecchio di 65 milioni di anni. (Alan Grant)”
“Mi ricordi di ringraziare John per il bellissimo week-end! (Ian Malcolm)”
“Quando la devi fare, la devi fare. (Ian Malcolm)”
“Dio ci scampi! Siamo nelle mani degli ingegneri… (Ian Malcolm)”
“Io non biasimo la gente per i suoi sbagli ma pretendo che ne paghi lo scotto. (John Hammond)”
“Le nostre vite sono nelle tue mani e ora scopriamo che hai le dita di burro! (John Hammond)”
“Se la caveranno tutti… Chi meglio di un esperto di dinosauri può tirar fuori i bambini dal Jurassic Park? (John Hammond)”
Apatosaurus
Cearadactylus
Dilophosaurus
Euoplocephalus
Hadrosaurus
Hypsilophodon
Maiasaura
Meganeura
Microceratops
Othnielia
Procompsognathus
Styracosaurus
Stegosaurus
Triceratops
Tyrannosaurus
Velociraptor
Il Parasaurophus
Lo Stegosaurus
Il Triceratops
Il Tyrannosaurus Rex
Il Velociraptor
Il Dilophosaurus
Il Brachiosaurus
“Il pianeta è. sopravvissuto a tutto, nel corso del tempo. Sopravvivrà certamente anche a noi.”
“Tutti i più grandi cambiamenti sono come la morte: non puoi vedere l’altro lato finché non sei là.”
“Nella società dell’informazione, nessuno pensa. ”
“La linearità è un modo artificiale di vedere il mondo. La vita vera non è una serie di eventi legati
tra di loro che si verificano uno dopo l’altro come perline di una collana.”
“Il pianeta non è in pericolo. Noi siamo in pericolo. Non abbiamo il potere di distruggere il pianeta:
o di salvarlo. Ma abbiamo il potere di salvare noi stessi.”

Recensione di Irene Bignardi di La Repubblica
Allora, la scienza può o non può riportare in vita i dinosauri? Per ora no. Nonostante quello che sostiene il geniale Michael Crichton nel suo libro Jurassic Park. Nonostante quello che racconta Steven Spielberg
nel film da sessanta milioni di dollari che ne ha tratto e la cui prima ha prodotto code da ingorgo stradale attorno ai duemila-cinquecento cinema americani in cui è stato presentato. Nonostante il tempismo della
notizia apparsa due giorni prima dell’uscita del film in prima pagina sul “New York Times”, secondo cui sarebbe stato rinvenuto il Dna di un curculionide dell’epoca dei dinosauri, insomma, la materia prima con cui
si potrebbe mettere in moto il fantascientifico esperimento di ridare vita al passato. Per ora non c’è nulla da temere: neppure il più pazzo degli scienziati ci riuscirebbe.
A ridare vita a un mondo perduto ci sono riusciti in ,in compenso degli altri scienziati, i geni della Light & Magic, che, utilizzando tutte le risorse della “computer graphic“, hanno costruito gli stupefacenti dinosauri del film
e dire dinosauri è peccare di genericità. Ci sono i T-Rex come confidenzialmente viene chiamato il più grande e terribile di tutti, il tyrannosaurus rex, protagonista delle scene più terrificanti, quelle che hanno suggerito ai censori
americani di proibire il film ai minori di tredici anni. Ci sono i disneyani brachiosauri dal lungo collo, che hanno la grande qualità di essere vegetariani e di avere il cervello e l’aggressività di una mucca. C’è il delicato triceratops,
che è grosso come due elefanti ma è cagionevole di salute e, nel film, fa cacche gigantesche. Ci sono i gallimimus che corrono e saltellano nei prati, belli come i bisonti di Balla coi lupi. Ci sono i feroci velociraptor,
che corrono e saltano come uccellacci – a cui assomigliano moltissimo – ma che hanno l’intelligenza degli scimpanzè, tanto che sono capaci di aprire le porte e, da bravi carnivori, non mollano facilmente la preda…
Il libro, come il film, si basa su una premessa scientifica remotamente plausibile (e che, a sentire Spielberg, sarà sicuramente praticabile tra una quarantina d’anni). Che il sangue succhiato ai dinosauri dalle zanzare
del Giurassico e del Cretaceo, incapsulato con le zanzare medesime nelle colate di ambra, possa essere estratto, e che, donando questo Dna “liofilizzato”, si possa ricostruire l’intero essere vivente.
La premessa, spiegano gli scienziati, è errata: basti dire che nei globuli rossi non c’è Dna. Poco importa. Anche perché qualcosa di vero c’è. E sulle premesse scientifiche di Jurassjc Park “Newsweek” ebbe modo di costruire un dettagliato
servizio dedicato a questa teoria stimolando, al contempo, curiosità e paura per gli effetti imprevedibili dell’ingegneria genetica, senza contare la mania clonatoria che da qualche anno ha preso gli Stati Uniti: una mania culminata
nell’annuncio fatto da due ricercatori, Raul Cano e George Poinar, che hanno comunicato di aver donato il Dna di un’ape vecchia quaranta milioni di anni ritrovata intrappolata nell’ambra, e nella comunicazione resa dagli scienziati dell’American Museum of Natural History,
che hanno invece donato una termite di soli venticinque milioni di anni. E fortuna che gli scienziati che hanno trovato il Dna di un mammut siberiano non si sono fatti venire l’idea di fare altrettanto…
Come il terrore dell’elettricità ai tempi in cui Mary Shelley scrisse il suo Frankenstein, quello dell’atomica ai tempi di Godzilla, quello della scoperta dello spazio ai tempi di2001, è la paura dei possibili sviluppi incontrollati della scienza, e in questo caso della bioingegneria,
l’idea alla base del mito terrificante di Jurassic Park. Ma – e qui si viene ai “ma” – mentre il libro di Crichton sottolinea con estrema chiarezza il ruolo che, a questo proposito, hanno l’avidità e la presunzione umana, come se l’eterno bambino Spielberg si fosse lasciato affascinare
dai suoi giocattoli, buoni e cattivi, più che dall’apologo sulle deviazioni dell’arroganza prometeica e sulla fame di denaro che una scienza deviata incoraggia, Jurassic Park – il film – si limita a essere un percorso mozzafiato in un luna park delle meraviglie e degli orrori in cui i
personaggi non hanno molte sfumature e la “morale” – obbligatoria in ogni fiaba, rosa o nera – si perde nel flusso di adrenalina.
Il Cattivo – il miliardario Hammond, interpretato un po’ caricaturalmente da Richard Attenborough, che ha inventato e creato in un’isola del Pacifico la sua Disneyland dei dinosauri – è l’ennesimo eccentrico “mad doctor” e non il magnate incosciente che pensa solo al denaro.
E le colpe del disastro che colpisce il Jurassic Park, anziché all’imprudenza, all’approssimazione dovuta all’avidità, alla luciferina presunzione di poter controllare la vita sostituendosi alle leggi di natura, sono da attribuire solo a un ripugnante ciccione che, più avido di tutti,
per avidità combina un grande pasticcio elettronico che porta il parco alla rovina. E dire che Shakespeare, nel Giulio Cesare, invitava a diffidare dei magri…
Come in ogni fiaba che si rispetti, ci sono gli innocenti in pericolo – i nipotini di Hammond, invitati dal nonno a visitare Jurassic Park prima dell’inaugurazione ufficiale -, due deliziosi e vispi bambini che si spaventano un po’ troppo poco di quel che gli capita e le cui nozioni
elettroniche salveranno alla fine, se non il parco, almeno la pelle del clan familiare. Sam Neill è il paleontologo bambinofobo che finirà per essere sedotto dalla freschezza e dall’intelligenza delle due creature. Laura Dern è la sua scialba fidanzata, esperta di paleobotanica
(e desiderosa di maternità). E Jeff Goldblum è il matematico teorico del caos che filosofeggia spiritosamente per tutto il film, cercando di riportare ogni tanto il discorso sui massimi sistemi della reaità della scienza, come suggerisce la foto di Oppenheimer che pende nella sala dei computer.
Ma non c’è, Jurassic Park, la paura allo stato puro di Lo squalo, la poesia di Incontri ravvicinati, l’incanto magico di un personaggio come E.T. La protagonista è la meraviglia della realizzazione e della performance dei dinosauri grandi e piccoli, innocui e crudeli, vegetariani e carnivori –
e tutti femmine (niente di misogino, scoprirete perché): come osserva David Ansen nella sua recensione, “chi ha detto che il cinema di questi tempi non offre grandi parti femminili?”.
Da Irene Bignardi, Il declino dell’impero americano, Feltrinelli, Milano, 1996
Recensione parziale di Lietta Tornabuoni di L Stampa
Era ora. Finalmente, dopo tante parole e tanta virulenza pubblicitaria, gli spettatori possono vedere e giudicare: divertente ma non strepitoso, è nei cinema italiani Jurassic Park che, costato 100 miliardi e 750 milioni di lire, negli Stati Uniti ha già incassato quasi 500 miliardi.
Protagonisti, si sa, i dinosauri . Nella storia li resuscita John Hammond, un ricco americano vecchio e tondo che nel libro di Michael Crichton (editore Garzanti) è un affarista volpino irresponsabile e cinico pronto a trasformare la ricerca genetica in profitto capitalistico,
mentre nel film che Steven Spielberg ha tratto dal bel romanzo è un utopista megalomane interpretato da Richard Attenborough come un nonno bonario, stordito. […]

Recensioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
G.Godardi
Uno Spielberg in vacanza (in realtà con la testa era già a Schindler’s List) che si dimentica di revisionare la sceneggiatura e ci offre un film sì spettacolare ma talmente pieno di buchi narrattivi da sembrare quasi tronco.
Ma tanto si sa che la visione del suddetto è dovuta più agli effetti speciali che alla firma registica. Un lungo luna park visivo che piacerà di sicuro a bambini e ragazzi. Buono il cast. Resta comunque la sensazione di una
bella occasione sprecata (alcune scene sono davvero ottime). Andrà meglio col sequel.
Gugly
L’evoluzione dell’intreccio fino ad un certo punto rispetta il romanzo originale (molto diverso nella conclusione), poi vira piegandosi alle leggi di mercato (il romanzo è più complesso è serio). Citazione per Goldblum nei panni
dello scienziato che non prende nulla sul serio. Tutto il resto è un piacevole spettacolo per adulti e bambini, con uno spruzzo di horror per solleticare i palati.
Magnetti
Location fantastica (Hawaii) e, soprattutto, dinosauri riprodotti in modo straordinario. Ai tempi, quando uscì, alla visione del primo dinosauro si rimaneva a bocca aperta. Bella anche la trovata del DNA dei dinosauri contenuti
nelle zanzare ritrovate all’interno dell’ambra fossile. Il film regge bene tutta la durata con finale aperto per gli immancabili sequel. Il T-rex è spaventoso e il suo verso è la registrazione del rumore che un simulatore della NASA fa quando è in movimento.
Stubby
Purtroppo il tempo è crudele, e ciò che all’epoca era qualcosa di straordinario, rivisto oggi rientra tranquillamente nella norma. Jurassic Park è un film avvincente, con buoni interpreti e un regista che è un vero pioniere del cinema fantastico e fantascientifico.
I dinosauri e su tutti il T-Rex sono splendidamente animati e, all’epoca della sua uscita, facevano veramente rimanere a bocca aperta. Rivisto oggi perde quasi tutto il suo fascino (soprattutto in tv). Comunque un capostipite.
Redeyes
Non si può non riconoscere il titolo di capolavoro a Jurassic Park. È una di quelle pellicole che riviste anche a distanza di anni non delude, anzi. Gli effetti speciali la fanno da padrona, ma non si lascia assolutamente da parte la trama che appare tutt’altro che stiracchiata.
Certo la lunghezza in certi momenti non aiuta, ma è difficile trovare momenti morti. Buono il cast nella sua interezza, anche in virtù del non ricorso ad attrici od attori bellissimi. Spielberg regala l’ennesimo capolavoro.

A single man
“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso,
fino a riconoscere Io, e dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci aspettava
di essere, come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un’anno più dell’anno scorso.
Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro –
succederà.
La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando.”
George Falconer è un uomo solo, A single man, come recita il titolo del film e il titolo del romanzo di Christopher Isherwood pubblicato nel 1964.
E’ un professore californiano di mezza età,omosessuale,in profonda crisi con se stesso dopo la morte del compagno che adorava.
Un uomo talmente solo da aver deciso di farla finita,di liberarsi di una vita che avverte vuota ed inutile,priva di riferimenti affettivi
appena mitigata dall’amicizia con Charlotte,una sua vecchia fiamma oggi amica che vive anch’essa una vita frustrante dopo il divorzio e dopo
il fallimento anche come madre,che cerca in George un’impossibile legame affettivo.
E’ l’ultimo giorno di vita,per George.

Ha deciso di morire,stanco e sopraffatto da un’angoscia esistenziale senza rimedio.
Lo seguiamo mentre si muove nell’abbacinante sole californiano,tanto forte da rendere irreale anche il contorno dell’ambiente in cui si muove;
irreale anche perchè per George i ricordi hanno colori sfumati o virati verso il seppia,verso il marrone.
Tiene quella che vuole sia l’ultima lezione davanti ai suoi ragazzi,parlando del tema della paura,la paura verso il diverso,verso chi non
rispetta i canoni imposti dalla società.
In effetti George è comunque un diverso;lo è nella scelta dell’amore,che lo ha portato a stabilire una relazione profonda e appassionata con Jim,
che ama teneramente ed è da lui ricambiato.
Siamo nel 1962,una relazione gay non è certo una cosa da osteggiare pubblicamente;la società perbenista e puritana americana condanna senza appello l’omosessualità e per George e Jim c’è anche l’ostracismo totale dei genitori di lui.
Per George inizia un doloroso ritorno ai momenti principali della sua relazione con Jim.
Mentre quella che sarà la sua ultima giornata si dipana nella assoluta normalità,rivive in flash back i momenti salienti della sua relazione,a partire
da un sogno in cui si vede chino su Jim mentre lo bacia disperatamente dopo che quest’ultimo giace inerte in seguito all’incidente in cui ha perso
la vita.
Non aveva potuto nemmeno rendere l’ultimo saluto al compagno della vita per l’ostracismo dei genitori di lui,e questo ha sicuramente contribuito
a rendere ancora più straziante il ricordo dell’amante e compagno.

Dopo mesi George è ormai incapace di vivere una vita,di riprendersi nelle mani il presente ed il futuro.
Vediamo scorrere la giornata tra i preparativi per il suicidio,le lettere che George scrive,la meticolosa preparazione dei suoi effetti personali,
perfettamente allineati sulla scrivania e gli incontri casuali di quell’ultimo giorno,quello con un ragazzo che tenta di adescarlo e che George
paga senza accettarne le prestazioni,quello con una ragazza che possiede un terrier praticamente identico a quello che possedevano loro,
sopratutto l’incontro con Bruce,uno dei suoi studenti attratto da lui per quella sua disperazione,quella sua profondità d’animo che adesso
finalmente traspaiono abbattendo l’aspetto serio e posato dell’insegnante,travolgendo le barriere.
Finalmente George può essere se stesso;sta per morire,nulla lo può più ferire o colpire.
Incontra la sua vecchia amica Charlotte,con la quale si confida e dalla quale ricava solo il senso di smarrimento,di delusione e di frustrazione che
la donna vive.
Sarà proprio con Bruce che passerà le sue ultime ore,un contatto umano che lo porta a rivedere il suo desiderio di morte,quasi una nuova opportunità
che la vita gli offre,un risarcimento per la perdita dolorosa che ha subito.
Ma il destino è beffardo e ha in serbo per lui la conclusione che George aveva scelto e non aveva attuato;morirà per un malore improvviso
sognando,negli ultimi istanti di vita,il volto del suo amato Jim che lo bacia.
Diretto nel 2009 da Tom Ford,stilista prestato al cinema alla sua prima e finora unica regia cinematografica,A single man è un film rigoroso,quasi asettico nel suo svolgimento,caratterizzato da una studiata e analitica lentezza descrittiva,dall’uso del flash back distinto dal presente grazie all’uso
di colori molto tenui,sfumati,che rendono i ricordi stessi quasi palpabili.

Un film sull’amore,che non cerca assolutamente di guardare l’omosessualità nel suo complesso di problemi etici e morali,sociali o altro.
Non è un’indagine o un atto di denuncia A single man.
E’ un film d’amore e sull’amore,una storia come tante tra due persone che si amano in modo esclusivo e che la sorte divide per sempre;una storia come tante,purtroppo,nella quale il superstite non riesce più a trovare ragioni valide per vivere,quasi fosse stato amputato al suo corpo buona parte degli organi tanto da rendere impossibile il proseguimento della vita.
Sarà il giovane Bruce a rappresentare il gancio in mezzo al cielo,l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi,una nuova speranza per il futuro.
Ma per una volta i sogni non muoiono all’alba,ma al tramonto e per George non ci sarà un futuro.
Bello davvero questo film.
Patinato,ricercato in ogni dettaglio ma non per questo meno autentico.Dolore e amore,rimpianto e abbandono della vita,rifiuto della realtà e rinascita
si fondono in una storia nella quale l’omosessualità è marginale.
Un amore è un amore e prescinde dall’orientamento sessuale.Un compagno perso vale un’amante o una moglie persa,una compagna o semplicemente un affetto.
Leggendo alcune critiche in rete mi sono reso conto di come le storie d’amore,sopratutto omosessuali vengano ancora viste come
qualcosa di sbagliato o come di un film delicato come questo si osservi solo la superficie senza osare scavare alla ricerca della sua essenza.
Atteggiamento comune ai superficiali,di coloro che vivono esistenze vuote,di coloro che non hanno provato un dolore assoluto e totale
come la perdita della compagna o del compagno.

Sopratutto di come la vita possa risarcirti mettendo sulla tua strada un angelo che ti restituisca la voglia di vivere e di credere ancora nella vita stessa.
Una esperienza condivisa da chi vi scrive,che in un momento ben preciso della sua vita,duro e quasi impossibile da superare,ha incontrato
una persona speciale,Ylva,che lo ha aiutato a ritrovare la voglia di vivere.
Bello,dunque,questo film.
Ford ha talento registico e la sua cultura ed esperienza nella moda lo portano a curare quasi maniacalmente i dettagli;si veda la vestizione e il trucco
di Charlotte,o l’eleganza formale di George.
Un film d’amore,sull’amore,null’altro.
Una storia tenera e disperata,almeno nella conclusione.
In mezzo spazio ai sentimenti descritti con mano leggera e felice da un regista che aspetto a nuove opere.
Bravissimo l’interprete principale,Colin Firth,misurato e quasi estraneato dal dolore,dal mal di vivere che si impossessa del suo
personaggio e che lo porta alla decisione di darsi la morte.
Molto bene Julianne Moore;splendida la scena in cui i due dialogano sdraiati sul pavimento,vestiti di tutto punto e finalmente
vicini,come due amici pieni di angoscia che si confidano le pene della vita.
Bellissima la fotografia,per un film affascinante e pieno di emozioni.
Da vedere.
A Single Man
Un film di Tom Ford. Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori,
Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler [II], Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe, Nicholas Beard, Brad Benedict, Jenna Gavigan, Brent Gorski,
Adam Gray-Hayward, Marlene Martinez, Paul Butler, Alicia Carr, Lee Pace Drammatico, durata 95 min. – USA 2009
Colin Firth: George
Julianne Moore: Charlotte
Nicholas Hoult: Kenny
Matthew Goode: Jim
Jon Kortajarena: Carlos
Paulette Lamori: Alva
Ryan Simpkins: Jennifer Strunk
Ginnifer Goodwin: Susan Strunk
Teddy Sears: Mr. Strunk
Massimo Lopez: George
Franca D’Amato: Charlotte
Gabriele Lopez: Kenny
Francesco De Francesco: Jim
Regia Tom Ford
Soggetto Christopher Isherwood
Sceneggiatura Tom Ford, David Scearce
Produttore Tom Ford, Andrew Miano, Robert Salerno, Chris Weitz
Casa di produzione Artina Films, Depth of Field, Fade to Black Productions
Distribuzione (Italia) Archibald Film
Fotografia Eduard Grau
Montaggio Joan Sobel
Musiche Abel Korzeniowski
Shigeru Umebayashi
Scenografia Dan Bishop
“Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza, quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore
e provo un’emozione invece di pensare e le cose sembrano così nitide e il mondo sembra così nuovo.
E’ come se tutto fosse appena iniziato.Non riesco a far durare questi momenti,
io mi ci aggrappo, ma come tutto svaniscono.
Ho vissuto una vita per quei momenti,mi riportano al presente
e mi rendo conto che tutto è esattamente come deve essere…
E all’improvviso, lei è arrivata.”
“….l’ esperienza non è ciò che accade ad un uomo ma ciò che ne fa di quello che gli accade….”
“A me piacciono le donne, ma mi innamoro degli uomini.”
“Le creature più stupide sono quelle più felici…pensa a tua madre!”
“Paura di sentirci soli, paura di essere inutili in ciò che abbiamo da dire”
“…dobbiamo sempre apprezzare i piccoli doni della vita!”
“A volte cose orribili hanno la loro bellezza.”
“Mi ci vuole tempo alla mattina per diventare George, tempo per mettere insieme ciò che George è e come si deve comportare. Quando mi sono vestito e mi sono dato l’ultima lucidata alle scarpe so pienamente quale parte recitare”

Waking up begins with saying am and now. That which has awoken then lies for a while staring up at the ceiling and down into itself until it has recognized I, and therefrom deduced I am, I am now.
Here comes next, and is at least negatively reassuring; because here, this morning, is where it has expected to find itself: what’s called at home.
But now isn’t simply now. Now is a cold reminder: one whole day later than yesterday, one year later than last year. Every now is labeled with its date, rendering all past nows obsolete, until — later or sooner — perhaps — no, not perhaps — quite certainly: it will come.
Fear tweaks the vagus nerve. A sickish shrinking from what waits, somewhere out there, dead ahead.

L’opinione di veronick dal sito http://www.mymovies.it
L’inutilità della vita senza affetti, la lotta dell’uomo solo contro il resto del mondo,
la maschera di perfezione che tutti noi siamo costretti ad indossare per piacere ed essere accettati dagli altri:
sono i temi di questo film, che emoziona e fa soffrire seguendo il tormento di questo professore, magistralmente interpretato da Colin Firth,
la cui vita finisce nell’attimo stesso in cui perde il suo compagno in un incidente stradale. Un film che fa riflettere sulla banalità della vita
che spesso diviene un peso insostenibile e spinge l’uomo a scappare. La vita è fatta di attimi di piacere immersi in un mare di noia e di ripetitività
ed è proprio per quegli sprazzi di gioia che vale la pena vivere. Il film descrive molto bene il vuoto lasciato dalla perdita di un amore,
la linfa vitale per questo uomo solo e senza amici, che piomba improvvisamente in un dolore da cui non c’è scampo. I continui primi piano ci proiettano direttamente nell’intimo del professore,
il suo corpo diviene impalpabile, e siamo costretti a soffrire con lui. La morte, per infarto, è in fondo quasi una nota felice. Quando finalmente, con l’aiuto di uno studente infatuatosi di lui,
capisce che c’è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere e ritorna a sorridere, la morte lo coglie all’improvviso, in un attimo di pura felicità, e lui non saprà mai se quella gioia ritrovata
era una rinascita o solo un piacere effimero dato da una notte di follia
Recensione del sito http://www.spietati.it
A single man è un film sorprendente e molto, molto coraggioso. E’ un film sorprendente perché rappresenta il debutto nel cinema di Tom Ford – geniale stilista che, prima di esordire col proprio marchio,
rilanciò nel mondo casa Gucci – con un lavoro molto accurato e cosciente. Coraggioso, perché Ford lo trae da una perla lucente della produzione di Christopher Isherwood, una delle massime penne in lingua inglese
del secolo scorso: un romanzo non solo di magnifica scrittura (in Italia, Un uomo solo), ma tutto imperniato sul percorso interiore del suo protagonista che si snoda contemporaneamente a un percorso esteriore che acquista
rilevanza intrecciato col primo, col carico di riflessioni che emerge dal pensiero del protagonista, un romanzo straordinariamente difficile da portare sullo schermo e che Ford, anche sceneggiatore, non ha alcuna remora a rileggere,
modificare, adattare alla sua idea di film. A stravolgerne il senso, quando necessario, allineando alla chiarezza di idee sul fronte visivo, una determinazione sul fronte della concezione altrettanto stupefacente(…)
Recensione del sito http://www.cinema.everyeye.it
Che relazione c’è tra il mondo della moda e quello del cinema? Il rapporto è, in realtà, più importante di quanto non si pensi comunemente: molti film lanciano veri e propri trend, anche nel campo dell’abbigliamento, e film sull’alta moda,
spesso in bilico tra favolosa realtà e vivida fantasia, si affacciano periodicamente sul grande schermo (esempio recente il bel Valentino, The Last Emperor). Nel 2001, uno spassoso film di/con Ben Stiller, Zoolander, ironizzava pesantemente
sull’universo dell’Haute couture. Tra i tanti volti noti che si sono prestati per un cameo in quella pellicola impossibile non ricordare Tom Ford, storico nome associato, fino a pochi annifa, all’ancor più storico marchio Gucci. A distanza di cinque anni,
dopo aver lasciato la guida creativa del gruppo fiorentino ed aver creato un proprio marchio, il fascinoso stilista texano torna ora al cinema, non da attore ma da regista, autore e produttore, con un film molto ben accolto alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Lo stilista Tom Ford realizza un film che, non a sopresa, punta molto sull’aspetto estetico, offrendo una raffinata ricostruzione ambientale che riguarda abiti, oggetti e design generale (il film è ambientato negli anni ’60 durante la crisi tra gli USA e Cuba).
Ma nell’opera c’è anche un’indubbia cura per la caratterizzazione dei personaggi, specie specie quello del protagonista, ottimamente interpretato da Firth. Peccato per lo scadente doppiaggio italiano.
Pigro
Proprio nel suo essere impeccabile stanno i limiti di un film che, con una storia così bella e intensa come la sconfinata solitudine di un uomo rimasto solo dopo la morte del compagno, non riesce a trasmettere vera emozione e partecipazione,
preferendo porgere allo spettatore un’opera tecnicamente e stilisticamente raffinata, direi quasi leccata e laccata, ma senza vera anima. Rimane comunque a un buon livello, sia per l’eccellente Firth che per la potenza della situazione in sé, ripresa dal romanzo di Isherwood. Stiloso.
Rebis
Premessa necessaria: il doppiaggio italiano è penoso. Superato l’inconveniente, ci imbattiamo in un cinema a cui non siamo più abituati: Ford investe di lirismo gesti, pensieri e parole di un uomo infestato dalla bellezza, traduce in decadentismo esistenziale il glamour di una classe sociale
che il pubblico faticherà a compiacere. Un esordio ardito, elegante e demodè, la cui vocazione fassbinderiana spinge a ridondanze formali e squilibri in un’assidua elaborazione di colori e inquadrature volte a catturare l’emozione in atto. Meravigliose le note di Korzeniowski e Umebayashi. Ottimo Firth.
Capannelle
Se un facoltoso decide di produrre un film non c’è che esserne felici e se riesce pure a girarlo in modo personale e delicato, beh allora bravo a Tom Ford. Il suo Single man, forse troppo rileccato nel complesso (ma certi dettagli anni 60 es. l’interno della macchina sono da elogiare) e titubante nella parte centrale,
lascia comunque il segno andando aldilà dell’esercizio di stile e sfrutta bene le qualità di Colin Firth e del compositore Umebayashi (quello di In the mood for love).
Matalo!
Un buon film; perlomeno Ford dà l’impressione di aver messo in scena qualcosa che gli “urgeva” dentro. Tutte le caratteristiche formali di questa tipologia di film sono osservate ed è un limite perché troppa correttezza impedisce un vero volo. Però Colin Firth è davvero straordinario, interpretando un gay senza “effetti” recitativi.
Buona e composta la cornice d’epoca, anche troppo. Un buon risultato, fondamentalmente onesto per un piccolo film da non disprezzare.
Gli Oscar,curiosità e memorabilia
35 centimetri di oro placcato per un valore venale di meno di 300 dollari.
Ma un valore enorme per un attore,per un regista o per una qualsiasi delle componenti che ruotano attorno al magico mondo del cinema.
Vincere un Oscar è il coronamento di una carriera oppure più semplicemente un formidabile trampolino di lancio
o ancora un sistema per rilanciarsi all’interno del mondo del cinema.
A ben guardare non sempre l’Academy award ha significato qualità;basti pensare al lungo elenco di registi e attori che non
hanno mai avuto l’ambita statuetta,elenco che include grandissimi del cinema come Stanley Kubrick,Sergio Leone,Alfred Hitchock,Orson Welles,
Robert Altman,Sidney Lumet,Howard Hawks,Charlie Chaplin,Ingmar Bergman e poi ancora Godard,Preminger,Penn,Peckinpah tra i registi come tali, quindi non premiati come miglior regista (hanno al limite vinto premi in altre categorie) attori come Marlene Dietrich e Joseph Cotten,Donald Sutherland e Peter Lorre,Marilyn Monroe e Tony Curtis,Richard Burton…e tra le star degli ultimi trent’anni Depp,Eastwood,Pitt,Liam Neeson.
Un elenco che vede trascurati personaggi che hanno scritto la storia del cinema;fa rabbrividire per esempio un Oscar dato a Nicholas Cage e non a Chaplin,per esempio.
Ma aldilà di queste valutazioni,che ovviamente entrano nel complesso dietro le quinte che regola gli Academy awards gli Oscar sono ormai dal
1929 una tappa obbligata per tutta l’industria cinematografica.
I vincitori dela prima edizione posano assieme
L’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences che attribuisce nomination e Oscar conta oggi ben più di 6000 giurati,appartenenti per lo più al mondo dello spettacolo dagli attori ai registi ai fotografi ecc.
Nel 2015 si è svolta l’edizione n.87 degli Academy awards che dal 1989 si svolge entro marzo dell’anno,mentre precedentemente qualche edizione si è svolta ad aprile,mentre le edizioni
1928-29,1930-31,1931,32 e 1932-33 si sono svolte a novembre;l’unico anno in cui non si tenne alcuna cerimonia fu il 1933.
Record di presentazioni per Bob Hope,ben 17 in un arco di tempo che va dal 1940 al 1978,una longevità che nessuno ha nemmeno sfiorato;a debita distanza,9 edizioni condotte,troviamo Billy Cristal.
Queste le sedi deputate,nella storia degli oscar,alla tradizionale serata di premiazione:
1929- Hollywood Roosevelt Hotel
1930-1943-Alternativamente il The Ambassador Hotel ed il Biltmore Hotel Millennium
1944-1946-Grauman’s Chinese Theatre
1947-1948- Shrine Auditorium
1949- Academy Award Theater
1950-1960- Pantages Theater
1961-1967- Santa Monica Civic Auditorium
1968-1987- Dorothy Chandler Pavilion, Los Angeles Music Center
1988-2001- Alternativamente il Los Angeles Music Center e lo Shrine Auditorium
2002-2015 Dolby Theatre (Kodak Theatre)
E’ ormai accettata la versione sul perchè la statuetta che si chiamava Academy Award of Merit sia stata poi chiamata Oscar;sembra che la segretaria dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences vedendo la statuetta su un tavolo abbia detto:”assomiglia proprio allo zio Oscar”.
Ed è così che oggi è comunemente chiamato il premio.
Sono 25 le statuette attribuite nel corso della serata a cui vanno aggiunti tre premi riuniti sotto la dizione Oscar scientifico o tecnico (Academy Award, Scientific or Technical) ovvero Oscar al merito (Academy Award of Merit),Oscar al merito tecnico-scientifico (Scientific and Engineering Award) e Oscar alla tecnica (Technical Achievement Award).
Ci sono anche Oscar speciali come l’Oscar onorario (Academy Honorary Award) e l’Oscar giovanile (Academy Juvenile Award) che però è stato attribuito nell’arco degli anni che vanno dal 1934 al 1960.
Infine ci sono premi assegnati a margine come:
Premio alla memoria Irving G. Thalberg (The Irving G. Thalberg Memorial Award) e il Premio umanitario Jean Hersholt (The Jean Hersholt Humanitarian Award)
Non più assegnati il Premio Menzione Speciale dell’Accademia (Academy Special Achievement Award), che fu attribuito dal 1972 al 1995 e il Premio Gordon E. Sawyer (Gordon E. Sawyer Award), dal 1981 al 2008
Veniamo ad un po di curiosità e storia degli Oscar: i film ad aver vinto il maggior numero di Oscar sono i seguenti:

Ben-Hur (1959) regia di William Wyler – 11 Oscar su 12 nomination

Titanic (1997) regia di James Cameron – 11 Oscar su 14 nomination

Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re (2003) regia di Peter Jackson – 11 Oscar su 11 nomination

Via col vento (1939) regia di Victor Fleming – 10 Oscar su 13 nomination

West Side Story (1961) regia di Jerome Robbins e Robert Wise – 10 Oscar su 11 nomination

Gigi (1958) di Vincente Minnelli – 9 Oscar su 9 nomination

L’ultimo imperatore (1987) regia di Bernardo Bertolucci – 9 Oscar su 9 nomination

Il paziente inglese (1996) regia di Anthony Minghella – 9 Oscar su 12 nomination
E’ evidente come sia stato il film d’avventura o d’evasione quello privilegiato in questa piccola classifica.
Per contro c’è anche una classifica di coloro che hanno avuto delusioni più o meno cocenti nella serata degli Oscar.
Di seguito i film bocciati più o meno clamorosamente:
Due vite, una svolta del 1977 regia di Herbert Ross – 0 Oscar su 11 nomination

Il colore viola del 1985 regia di Steven Spielberg – 0 Oscar su 11 nomination

Gangs of New York del 2002 regia di Martin Scorsese – 0 Oscar su 10 nomination

Il Grinta del 2010 regia di Joel ed Ethan Coen – 0 Oscar su 10 nomination

American Hustle – L’apparenza inganna del 2013 regia di David O. Russell – 0 Oscar su 10 nomination
Piccole volpi del 1941 regia di William Wyler – 0 Oscar su 9 nomination
I peccatori di Peyton del 1957 regia di Mark Robson – 0 Oscar su 9 nomination
The Elephant Man del 1980 regia di David Lynch – 0 Oscar su 8 nomination
Ragtime del 1981 regia di Milos Forman – 0 Oscar su 8 nomination
Quel che resta del giorno del 1993 regia di James Ivory – 0 Oscar su 8 nomination
Gli ammutinati del Bounty del 1962 regia di Lewis Milestone – 0 Oscar su 7 nomination
Il padrino – Parte III del 1990 regia di Francis Ford Coppola – 0 Oscar su 7 nomination
Nel nome del padre del 1993 regia di Jim Sheridan – 0 Oscar su 7 nomination
Le ali della libertà del 1994 regia di Frank Darabont – 0 Oscar vinti su 7 nomination
La sottile linea rossa del 1998 regia di Terrence Malick – 0 Oscar su 7 nomination
Ombre malesi del 1940 regia di William Wyler – 0 Oscar su 7 nomination
Dentro la notizia del 1987 regia di James L. Brooks – 0 Oscar su 7 nomination
I film con più nomination (limitatamente ai primi 20) sono:
Eva contro Eva del 1950 diretto da Joseph L. Mankiewicz – 14 nomination agli Oscar di cui 6 vinti

Titanic del 1997 diretto da James Cameron – 14 nomination agli Oscar di cui 11 vinti

Via col vento del 1939 diretto da Victor Fleming – 13 nomination agli Oscar di cui 10 vinti

Da qui all’eternità del 1953 diretto da Fred Zinnemann – 13 nomination agli Oscar di cui 8 vinti

Mary Poppins del 1964 diretto da Robert Stevenson – 13 nomination di cui 5 vinti

Chi ha paura di Virginia Woolf? del 1966 diretto da Mike Nichols – 13 nomination agli Oscar di cui 5 vinti

Forrest Gump del 1994 diretto da Robert Zemeckis – 13 nomination agli Oscar di cui 6 vinti
Shakespeare in love del 1998 diretto da John Madden – 13 nomination agli Oscar di cui 7 vinti
Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello del 2001 diretto da Peter Jackson – 13 nomination agli Oscar di cui 4 vinti
Chicago del 2002 diretto da Rob Marshall – 13 nomination agli Oscar di cui 6 vinti
Il curioso caso di Benjamin Button del 2008 diretto da David Fincher -13 nomination agli Oscar di cui 3 vinti
La signora Miniver del 1942 diretto da William Wyler – 12 nomination agli Oscar di cui 6 vinti
Bernadette del 1943 diretto da Henry King – 12 nomination di cui 4 vinti
Johnny Belinda del 1948 diretto da Jean Negulesco – 12 nomination agli Oscar di cui 1 vinto
Un tram che si chiama Desiderio del 1951 diretto da Elia Kazan – 12 nomination di cui 4 vinti
Fronte del porto del 1954 diretto da Elia Kazan – 12 nomination di cui 8 vinti
Ben-Hur del 1959 diretto da William Wyler – 12 nomination di cui 11 vinti
My Fair Lady del 1964 diretto da George Cukor – 12 nomination di cui 8 vinti
Becket e il suo re del 1964 diretto da Peter Glenville – 12 nomination di cui 1 vinti
Reds del 1981 diretto da Warren Beatty – 12 nomination di cui 3 vinti
Balla coi lupi del 1990 diretto da Kevin Costner – 12 nomination di cui 7 vinti
Schindler’s List del 1993 diretto da Steven Spielberg – 12 nomination di cui 7 vinti
Ci sono attori che hanno ricevuto tributi per le pellicole interpretate e altri che invece non hanno mai alzato la celebre statuetta:
Più Oscar vinti:
Katharine Hepburn – 4 Oscar su 12 nomination, vinti tutti come Migliore attrice protagonista per La gloria del mattino (nella foto un fotogramma del film) del 1933,
Indovina chi viene a cena? del 1967, Il leone d’inverno del 1968 e Sul lago dorato del 1981.
Meryl Streep – 3 Oscar su 19 nomination, di cui 2 vinti come Miglior attrice protagonista per La scelta di Sophie del 1982
e The Iron Lady del 2011 e 1 vinto come Miglior attrice non protagonista per Kramer contro Kramer del 1979.
Jack Nicholson – 3 Oscar su 12 nomination, di cui 2 vinti come Miglior attore protagonista per Qualcuno volò sul nido del cuculo del 1975
e Qualcosa è cambiato del 1997 e 1 vinto come Miglior attore non protagonista per Voglia di tenerezza del 1983.
Più nomination ottenute:
Per le attrici, Meryl Streep – 19 nomination con 3 Oscar vinti, dei quali 1 vinto come Migliore attrice non protagonista per Kramer contro Kramer del 1979
e 2 vinti come Migliore attrice protagonista per La scelta di Sophie del 1982 e The Iron Lady del 2011.
Ingrid Bergman – 3 Oscar su 7 nomination, di cui 2 vinti come Miglior attrice protagonista per Angoscia del 1944 e Anastasia del 1956 e 1 vinto
come Miglior attrice non protagonista per Assassinio sull’Orient Express del 1974.
Per gli attori, Jack Nicholson – 12 nomination con 3 Oscar vinti, dei quali 1 vinto come Miglior attore non protagonista per Voglia di tenerezza del 1983 e 2 vinti come Miglior attore protagonista per Qualcuno volò sul nido del cuculo del 1975 e Qualcosa è cambiato del 1997.
Daniel Day-Lewis – 3 Oscar su 5 nomination, vinti tutti come Miglior attore protagonista per Il mio piede sinistro del 1989, Il petroliere del 2007 e per Lincoln del 2012.
Walter Andrew Brennan – 3 Oscar su 4 nomination, vinti tutti come Miglior attore non protagonista per Ambizione del 1936, Kentucky del 1938 e L’uomo del West del 1940.
Attori con più nomination ma senza Oscar vinti:
Peter O’Toole con otto candidature e Richard Burton con sette, per quanto riguarda gli attori.
Deborah Kerr, Thelma Ritter e Glenn Close, con sei candidature a testa, per quanto riguarda le attrici.
Federico Fellini (con Giulietta Masina);Oscar 1957 al miglior film straniero per La strada
Federico Fellini (con Julie Andrews);Oscar 1958 al miglior film straniero per Le notti di Cabiria
8 e mezzo di Federico Fellini,Oscar 1964 al miglior film straniero
Vittorio De Sica,Oscar al miglior film straniero nel 1965 per Ieri,Oggi e domani
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri,Oscar al miglior film straniero nel 1971
Il giardino dei Finzi-Contini di Vittorio De Sica,Oscar al miglior film straniero nel 1972
Amarcord di Federico Fellini,Oscar al miglior film straniero nel 1975
Giuseppe Tornatore,Oscar al miglior film straniero nel 1990 per Nuovo cinema Paradiso
Gabriele Salvatores,Oscar al miglior film straniero nel 1992 per Mediterraneo
Roberto Benigni,Oscar al miglior film straniero nel 1999 per La vita è bella
Paolo Sorrentino,Oscar al miglior film straniero nel 2014 per La grande bellezza
I registi più premiati
Billy Wilder al primo posto con 7 statuette: 2 vinte per la migliore regia per Giorni perduti e per L’appartamento,2 vinte per la migliore sceneggiatura originale per Viale del tramonto e per L’appartamento, una vinta per la sceneggiatura non originale per Giorni perduti, una per il miglior film per L’appartamento e una statuetta alla memoria Irving G. Thalberg
Francis Ford Coppola con 6 Oscar: uno per la regia e uno per il miglior film di Il padrino – Parte II, tre per la sceneggiatura e1 alla memoria Irving G. Thalberg
Federico Fellini – 5 Oscar, 4 vinti per il miglior film straniero e un Oscar alla carriera nel 1993
Clint Eastwood – 5 Oscar vinti: 2 come Oscar al miglior film e 2 come Oscar al miglior regista per Million Dollar Baby
e Gli spietati; in più un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg. Inoltre Eastwood è il regista più anziano mai premiato: a 75 anni per Million Dollar Baby nel 2005
Vittorio De Sica – con 4 Oscar vinti per il miglior film straniero
Steven Spielberg – 4 Oscar (Schindler’s List, uno per la regia e uno per il miglior film in qualità di produttore;
Salvate il soldato Ryan) e un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg nel 1987
Ingmar Bergman – 4 Oscar, 3 vinti per il miglior film straniero e un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg nel 1971
John Ford – vinse 4 Oscar per la migliore regia, record per la categoria
Joel e Ethan Coen – 4 Oscar vinti, uno vinto per la migliore sceneggiatura originale (Fargo nel 1997) e altri 3 nel 2008 tra miglior film,migliore regia e migliore sceneggiatura non originale (Non è un paese per vecchi)
Joseph Leo Mankiewicz – 4 Oscar (2 per la regia; 2 per la sceneggiatura)
Woody Allen – 4 oscar, 1 vinto per la miglior regia per Io e Annie, 3 per la miglior sceneggiatura originale per Io e Annie, Hannah e le sue sorelle e Midnight in Paris
Frank Capra – 4 Oscar, 3 vinti per la migliore regia, nel 1935, 1937 e nel 1939; 1 per il miglior documentario
Nick Park – 4 Oscar, 3 vinti per il miglior cortometraggio d’animazione, 1 per il miglior film d’animazione.
Alejandro González Iñárritu – 3 Oscar vinti per migliore regia, miglior film e miglior sceneggiatura originale nel 2015 per Birdman
Peter Jackson – 3 Oscar vinti per la migliore regia, miglior film e migliore sceneggiatura non originale nel 2004 per Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re
James Cameron – 3 Oscar vinti per la migliore regia, miglior film e miglior montaggio nel 1998 per Titanic
Leo McCarey – 3 Oscar, 2 vinti per la miglior regia (L’orribile verità e La mia via) e 1 per il soggetto (La mia via)
William Wyler – 3 Oscar (La signora Miniver; I migliori anni della nostra vita; Ben Hur)
Elia Kazan – 3 Oscar (Barriera invisibile; Fronte del porto) e un Oscar alla carriera nel 1999
Akira Kurosawa – 3 Oscar (Rashomon; Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure) e un Oscar alla carriera nel 1990
Oliver Stone – 3 Oscar, 2 vinti per la miglior regia (Platoon e Nato il quattro luglio) e 1 vinto per
la miglior sceneggiatura non originale (Fuga di mezzanotte)
Ang Lee – 3 Oscar, 2 vinti per la miglior regia (I segreti di Brokeback Mountain; Vita di Pi) e
1 vinto per il miglior film straniero (La tigre e il dragone)
David Lean – 2 Oscar (Il ponte sul fiume Kwai; Lawrence d’Arabia)
Ben Affleck – 2 Oscar, 1 per miglior film per Argo; 1 per la miglior sceneggiatura originale per Will Hunting – Genio ribelle nel 1998
Milos Forman – 2 Oscar (Qualcuno volò sul nido del cuculo; Amadeus)
Ron Howard – 2 Oscar, vinti per la miglior regia e miglior film (A Beautiful Mind).
Lewis Milestone,Oscar 1930 per All’Ovest niente di nuovo
John Ford,Oscar 1935 per il film Il traditore
Frank Capra,Oscar 1935 per il film Accadde una notte
Michael Curtiz,Oscar 1945 per il film Casablanca
William Wyler,Oscar 1947 per I migliori anni della nostra vita
John Houston ( a destra) Oscar 1949 per il film Il tesoro della Sierra Madre
David Lean,Oscar 1958 per il film Il ponte sul fiume Kway
Personaggi cinematografici con più nomination:
Walt Disney – 59 nomination e 26 oscar vinti (compresi i 4 onorari)
John Williams – 49 nomination e 5 oscar vinti per le colonne sonore
Alfred Newman – 45 nomination e 9 oscar vinti per le colonne sonore
Oscar postumi ad attori
Peter Finch (1912-1977), 1977 premio Oscar al miglior attore protagonista in Quinto potere.
Heath Ledger (1979-2008), 2009 premio Oscar al miglior attore non protagonista in Il cavaliere oscuro.
Premio alla memoria Irving G. Thalberg
Afred Hitchcock premiato con il Thalberg nel 1968
Stanley Kramer,1962
Steven Spielberg,1987
1938 Darryl F. Zanuck
1939 Hal B. Wallis,Samuel Goldwyn,Joe Pasternak,David O. Selznick,Hunt Stromberg,Walter Wanger,Darryl F. Zanuck
1940 David O. Selznick
1942 Walt Disney
1943 Sidney Franklin
1944 Hal B. Wallis
1945 Darryl F. Zanuck
1947 Samuel Goldwyn
1949 Jerry Wald
1951 Darryl F. Zanuck
1952 Arthur Freed
1953 Cecil B. DeMille
1954 George Stevens
1957 Buddy Adler
1959 Jack L. Warner
1962 Stanley Kramer
1964 Sam Spiegel
1966 William Wyler
1967 Robert Wise
1968 Alfred Hitchcock
1971 Ingmar Bergman
1974 Lawrence Weingarten
1976 Mervyn LeRoy
1977 Pandro S. Berman
1978 Walter Mirisch
1980 Ray Stark
1982 Albert R. Broccoli
1987 Steven Spielberg
1988 Billy Wilder
1991 David Brown e Richard D. Zanuck
1992 George Lucas
1995 Clint Eastwood
1997 Saul Zaentz
1999 Norman Jewison
2000 Warren Beatty
2001 Dino De Laurentiis
2010 John Calley
2011 Francis Ford Coppola
Premio umanitario Jean Hersholt
Bob Hope,premio Hersholt 1960
1957 Y. Frank Freeman
1958 Samuel Goldwyn
1960 Bob Hope
1961 Sol Lesser
1962 George Seaton
1963 Steve Broidy
1966 Edmond L. DePatie
1967 George Bagnall
1968 Gregory Peck
1969 Martha Raye
1970 George Jessel
1971 Frank Sinatra
1973 Rosalind Russell
1974 Lew Wasserman
1975 Arthur B. Krim
1976 Dr. Jules C. Stein
1978 Charlton Heston
1979 Leo Jaffe
1980 Robert Benjamin
1982 Danny Kaye
1983 Walter Mirisch
1984 M. J. Frankovich
1985 David L. Wolper
1986 Charles “Buddy” Rogers
1990 Howard W. Koch
1993 Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn
1994 Paul Newman
1995 Quincy Jones
2002 Arthur Hiller
2005 Roger Mayer
2007 Sherry Lansing
2009 Jerry Lewis
2012 Oprah Winfrey
2013 Jeffrey Katzenberg
2014 Angelina Jolie
2015 Harry Belafonte
2016 Debbie Reynolds
Frank Sinatra,premio Hersholt 1960
Paul Newman premio Hersholt 1994
Anna Magnani,Oscar 1956 per La rosa tatuata
Audrey Hepburn Oscar 1955 per Vacanze romane
Elizabeth Taylor,Oscar 1961 per Venere in visone
Grace Kelly Oscar 1955 per il film La ragazza di campagna
Ingrid Bergman Oscar 1944 per Angoscia
Jennifer Jones,Oscar 1945 per Bernadette
Joan Crawford,Oscar 1946 per il film Il romanzo diMildred
Joan Fontaine,Oscar 1942 per il film Il sospetto
Sofia Loren,Oscar 1962 per il film La ciociara
Vivien Leight,Oscar per il film Via col vento
Jane Fonda,Oscar 1972 per il film Una squillo per l’ispettore Klute
Liza Minnelli,Oscar 1973 per il film Cabaret
Burt Lancaster,Oscar 1961 per il film Il figlio di Giuda
Charles Laughton,Oscar 1931 per il film Le sei mogli di Enrico VIII
Clark Gable,Oscar 1935 per Accadde una notte
Gary Cooper,Oscar 1942 per il film Il sergente York
Gregory Peck,Oscar 1963 per il film Il buio oltre la siepe
Humphrey Bogart,Oscar 1952 per il film La regina d’Africa
James Stewart,Oscar 1941 per il film Scandalo a Filadelfia
John Wayne,Oscar 1970 per il film Il grinta
Laurence Olivier,Oscar 1942 per il film Amleto
Marlon Brando,Oscar 1955 per il film Fronte del porto
Spencer Tracy,Oscar 1935 per Capitani coraggiosi
1929- Hollywood Roosevelt Hotel
1930-1943-Alternativamente il The Ambassador Hotel …
ed il Biltmore Hotel Millennium
1944-1946-Grauman’s Chinese Theatre
1947-1948- Shrine Auditorium
1949- Academy Award Theater
1950-1960- Pantages Theater
1961-1967- Santa Monica Civic Auditorium
1968-1987- Dorothy Chandler Pavilion, Los Angeles Music Center
2002-2015 Dolby Theatre (Kodak Theatre)
Il giorno dello Sciacallo
Nome in codice Sciacallo.
Un killer inafferrabile,costosissimo ma anche mortalmente efficiente.
Nessuno lo conosce e sopratutto è un killer solitario,uno che agisce da solo,sempre.
E’ a lui che si rivolge l’OAS, guidata da Marc Rodin;l’Organisation de l’armée secrète è un gruppo che si oppone all’indipendenza dell’Algeria,
che da poco è stata concessa al paese africano dal Generale Charles De Gaulle.
Ora l’Oas vuole che a pagare con la vita sia il Presidente della Repubblica francese reo,secondo i terroristi,di tradimento.
L’Organizzazione contatta quindi lo Sciacallo,il quale durante l’incontro segreto che avviene in Austria chiede l’esorbitante cifra di 500.000 dollari
per portare a termine l’attentato,rifiutando anche l’aiuto dell’Organizzazione che ritiene infiltrata dai servizi segreti francesi.
Il problema dell’Oas è recuperare l’ingente cifra richiesta dallo Sciacallo;il tutto viene risolto con una serie di rapine che però mettono sul chi va là
i servizi segreti,che intuiscono la matrice para militare dalla perfezione delle rapine stesse.
Gli stessi rapiscono Wolenski,ex maresciallo della Legione straniera che fiancheggia i capi in esilio dell’Oas,fornendo loro protezione e aiuto.
Con al tortura gli estorcono il nome n codice Chacal e allertano il Ministero degli interni.
Che non resta a guardare e rapidamente creano una unità di crisi e affidano le indagini all’abile commissario Claude Lebel,che contatta immediatamente altri servizi di polizia in tutta Europa.

Nel frattempo lo Sciacallo non è rimasto inoperoso e ha iniziato a pianificare l’attentato,procurandosi documenti falsi,un auto e un fucile di precisione
che sarà l’arma che dovrà uccidere De Gaulle.
Inizia una caccia all’uomo gigantesca:lo Sciacallo,informato da un infiltrato dell’Oas ora sa che la polizia è sulle sue tracce,uccide una donna e prende l’identità
del danese a cui ha rubato il passaporto,sempre inseguito implacabilmente dagli uomini di Lebel,che però sono sempre un passo indietro.
Dopo numerosi colpi di scena si arriva al redde rationem;ora lo Sciacallo è sul luogo dell’attentato,è riuscito ad evadere tutti i controlli.
La polizia lo ha identificato ma arriva poco dopo che il killer ha sparato a De Gaulle.
Solo il caso salva il generale:al momento dello sparo si china e il colpo va a vuto.
Lo Sciacallo non ha il tempo per un altro colpo perchè la polizia lo uccide.
Verrà sepolto senza un nome in un cimitero.
Dall’omonimo romanzo di Frederick Forsyth uscito nel 1971,Il giorno dello Sciacallo è uno dei più letti ed apprezzati libri a sfondo Spy story,il regista regista austriaco naturalizzato statunitense Fred Zinnemann ricava un film teso ed avvincente quanto il romanzo.
Ad appena due anni dalla sua uscita il libro di Forsyth è ormai un caso letterario e la casa di produzione di John Woolf acquista i diritti dello stesso libro creando nel 1973 un film che otterrà in tutto il mondo un lusinghiero successo.
La trama è avvincente e Zinnemann non fa rimpiangere l’atmosfera tesa del libro con un film che non tradisce mai lo spirito originario del romanzo.
La caccia all’uomo è vibrante e piena di colpi di scena;chi ha letto il romanzo non può non notare la fedeltà assoluta di Zinneman alla trama del romanzo stesso, del quale ha cambiato solo qualche dettaglio trascurabile.

Ritmo,tensione,cura dei dettagli.
Caratteristiche di Zinneman,5 Oscar e sopratutto grandi film all’attivo come Mezzogiorno di fuoco (1952),Da qui all’eternità (1953),Un uomo per tutte le stagioni (1966) e Giulia (1977)
Da un regista del genere quindi ci si attende un film rigoroso e affascinante;e il film mantiene sia le premesse che le promesse.
Ottimo il cast,privo di grandissimi nomi ma con attori eccellenti come Edward Fox,Lo Sciacallo e Michael Lonsdale,Claude Lebel.
Bella la fotografia,belle le incursioni nei caruggi genovesi o a Roma.
Un film molto bello,più volte trasmesso in tv ma che curiosamente è di difficile reperibilità in rete.
Sette candidature e una vittoria ai BAFTA Awards 1974 grazie al miglior montaggio (Ralph Kemplen );una candidatura agli Oscar 1974 per il miglior montaggio sempre a Ralph Kemplen

tre candidature ai Golden Globe 1974 come miglior film drammatico, migliore sceneggiatura cinematografica (Kenneth Ross), miglior regista cinematografico (Fred Zinnemann)sono il palmares del film.
Segnalo la scheda location del sito http://www.davinotti.com che mostra le foto delle sequenze girate in Italia all’indirizzo http://www.davinotti.com/index.php?forum=50001298
Il giorno dello sciacallo
Un film di Fred Zinnemann. Con Michel Auclair, Edward Fox, Terence Alexander, Delphine Seyrig
Titolo originale The Day of the Jackal. Giallo, durata 141 min. – USA 1973
Edward Fox: Lo Sciacallo
Terence Alexander: Lloyd
Michel Auclair: Colonnello Rolland
Michael Lonsdale: Claude Lebel
Derek Jacobi: Caron
Timothy West: Berthier
Eric Porter: Colonnello Rodin
Maurice Denham: Generale Colbert
Donald Sinden: Mallinson
Philippe Léotard: Poliziotto
Alan Badel: Ministro degli Affari Interni
Tony Britton: Ispettore Thomas
Adrien Cayla-Legrand: Il Presidente Charles De Gaulle
Jean Martin: l’ex Maresciallo Victor Wolenski
Vernon Dobtcheff: Il poliziotto che interroga Wolenski
Olga Georges-Picot: Denise
Delphine Seyrig: Colette
Denis Carey: Casson
Ronald Pickup: Il falsario ricattatore
Cyril Cusack: Il Sig. Gozzi, l’armaiolo
Jean Sorel: capo commando OAS Jean Bastien-Thiry
Sandro Iovino: Lo Sciacallo
Riccardo Cucciolla: Claude Lebel
Dante Biagioni: Caron
Dario Penne: Ministro degli Affari Interni
Giorgio Piazza: Il Sig. Gozzi, l’armaiolo
Renato Izzo: capo commando OAS Jean Bastien-Thiry
Regia Fred Zinnemann
Soggetto Frederick Forsyth (romanzo)
Sceneggiatura Kenneth Ross
Produttore John Woolf
Fotografia Jean Tournier
Montaggio Ralph Kemplen
Musiche Georges Delerue
Costumi Joan Bridge, Rosine Delamare, Elizabeth Haffenden
Trucco Pierre Berroyer
Fa freddo a Parigi, alle sei e quarante di mattina in una giornata di marzo, e il freddo sembra ancora più intenso
quando sta per essere giustiziato un uomo. L’11 marzo 1963, a quell’ora, nel cortile principale di Fort d’Ivry,
un colonnello dell’aviazione francese era in piedi davanti a un palo conficcato nella ghiaia gelida e mentre gli legavano le mani
fissava con incredulità sempre meno evidente il plotone di fronte a lui, a una ventina di metri.
Un piede strisciò sui sassi, imprecettibile sollievo alla tensione, nell’attimo in cui la benda veniva avvicinata
agli occhi del tenente colonello Jean-Marie Bastien-Thriy, a nascondergli definitivamente la luce.
Il mormorio del sacerdote fu il vano contrappunto al crepitare degli otturatori, quando i soldati caricarono e armarono i fucili.
Al di là del muro di cinta, un clacson insistente: un autocarro Berliet chiedeva strada a qualche veicolo più piccolo che lo intralciava nella sua corsa verso il centro della città. Il suono si spense lontano, confondendosi con il “Puntate!” dell’ufficiale al comando del plotone.
La scarica di fucileria, quando fu il momento, non provocò alcuna increspatura sulla superficie della città al risveglio; soltanto uno stormo
di piccioni si levò in volo verso il cielo, per pochi attimi. L’eco del singolo coup-de-grace, qualche secondo più tardi, si perse nella crescente confusione del traffico al di là del muro.
La morte dell’ufficiale, capo di una banda di assassini della Organisation de l’Armée Secrète che avevano tentato di uccidere il presidente francese, doveva significare una fine – la fine di nuovi attentati alla vita del presidente.
Per uno scherzo del destino segnava invece un inizio, e per spiegarne perché è necessario spiegare prima perché un corpo crivellato di proiettili si trovasse, legato a un palo, nel cortile del carcere militare, a pochi chilometri da Parigi, in quella mattina di marzo…

L’opinione di galaverna dal sito http://www.filmtv.it
Film che, nella sua freddezza e relativa semplicità stilistica, regala un’ottima prova di cosa dovrebbe essere un thriller senza inutili orpelli,
sovrascritture ed effetti speciali che non sempre riescono a dare la marcia in più a film spesso mediocri. Qui invece si lavora unicamente sulla psicologia dei protagonisti,
non distinguendo in questo che si tratti di “guardie” o di “ladri” ma facendo emergere (ma non predominare) debolezze umane e presunte virtù. Al tempo stesso però si riesce ad avere un buon ritmo d’insieme
grazie anche ai continui spostamenti del protagonista e soprattutto ad un finale rocambolesco ed a tratti imprevedibile.
Ottima la prova di Fox, forse la sua migliore in assoluto, un film che ha fatto scuola e merita sicuramente la sua lunga visione.
L’opinione di Manticora dal sito http://www.filmscoop.it
Altro che The Jackal, l’originale è superiore sotto tutti i punti di vista. Zinneman costruisce un piccolo gioiello di tensione e suspance,
dando alla figura dello sciacallo un profondità notevole, certo potrebbe essere il solito killer a pagamento, ma la costruzione della sua
figura merita un plauso. Il personaggio è perfettamnete calibrato, elegante, inteligente, attento, spietato, capace di improvvisazione
e assolutamente letale. Lo seguiamo nella sua “missione” con la polizia che gli arranca dietro, più che le forze dell’ordine
sono gli imprevisti che porteranno ad un epilogo al cardiopalma: l’auto danneggiata in un incidente,
la scoperta della sua identità fittizia perchè il cadavere del suo prestanome viene trovato, infine il chinarsi in avanti del bersaglio
che evita di essere ucciso al primo colpo. Ottime musiche, le location francesi sono eccellenti, il tutto caratterizzato da una prova
attoriale per quanto riguarda tutti gli attori ottima. Un vecchio crime story che non perde di freschezza, infarcito anche di fatti reali,
come il fallito attentato al Generale che riesce a scamparla grazie alla resistenza della sua DS.
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Questo non è solo un buon thriller (diretto da un ottimo regista) ma è anche uno dei migliori adattamenti cinematografici realizzati da un
libro (la spy story di Forsyth). Film ottimamente sceneggiato, con un buon ritmo e senza inutili trovate spettacolari,
il film ha il pregio di essere interpretato da attori non conosciutissimi e perciò credibili nei propri ruoli,
a partire dal tenace vice ispettore Lebel (Michel Londsdale), impegnato nella caccia al killer.
Pigro
La certosina preparazione dell’omicidio di De Gaulle contro la spasmodica ricerca dei sicario: un thriller emozionante,
scandito dal laborioso silenzio della lunga organizzazione del delitto, quasi una pantomima di morte
ben incarnata da un algido Fox (equilibrata dall’altrettanto freddo Lonsdale).
Un’asciuttezza stringente (anche se la durata del film è eccessiva), esaltata dal duello a distanza tra i protagonisti.
Di grande efficacia anche il bel carosello paesaggistico-ambientale nella triangolazione Inghilterra-Francia-Italia.
Cotola
Teso e vibrante fanta-thriller che nonostante la sua lunga ed insolita durata per un film di genere (circa due ore e mezzo) riesce a
mantenere altissima la tensione fino al finale.
Merito di una regia estremamente professionale e di una sceneggiatura essenziale ma molto efficace.
Godibile per tutti, da non perdere per chi ama questo tipo di pellicole.
Daniela
Buon fanta-thriller che dimostra come sia possibile girare un film avvincente nonostante la durata (forse eccessiva) senza ricorrere a
nomi illustri nel cast oppure a facili scappatoie spettacolari per vivacizzare una storia a rischio di “freddezza”.
Confronto a distanza fra Fox, killer elegante e quasi stilizzato, ed il bravo Lonsdale, poliziotto paziente e tenace che gli dà la caccia.
Mentre le scelte di regia imprimono alla vicenda un carattere quasi documentario, la tensione concede poche pause, fino al secco finale.
Caesars
Fred Zinnemann ci regala un film spionistico di notevole livello a cui una notevole durata non reca nessun danno.
La vicenda è raccontata senza nessun eccesso teso a spettacolarizzare gli eventi e si segue col fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Oltre al regista il merito della riuscita del film è dovuto anche ad una sceneggiatura precisa e senza fronzoli e all’ottima
interpretazione degli attori. Nota di colore: alcune scene sono ambientate nei “caruggi” della mia amata Genova. Assolutamente da vedere.
Magnetti
“Il giorno dello sciacallo” è un thriller/poliziesco che avvince come pochi altri. Si rimane affascinati da una vicenda fantapolitica-terroristica
molto suggestiva in cui sceneggiatori e regista vanno sicuramente premiati. In alcuni momenti la tensione si fa quasi insostenibile,
nonostante si siano evitate inutili scene ad effetto. Molto interessante anche la prova del commissario di polizia.
Lo sciacallo Fox è l’unico anello debole (con quel suo aspetto un po’ dandy e effeminato). Farà meglio di lui Bruce Willis nel remake.
Saintgifts
Senza dubbio un grande esempio di cinema. Non solo perché riesce a far quadrare tutto (sceneggiatura, regia, interpretazioni affidandosi “solo” ai mezzi classici di ripresa,
quindi cinema allo stato puro) ma perché, in una apparente freddezza quasi documentaristica riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore, senza alcun momento vuoto e con
ricchezza di particolari che si potevano ritenere superflui ma utili invece a farci entrare nella psicologia dei personaggi. Per questo e per l’alternanza delle scene, la durata non si avverte.
Graf
Grande Zinnermann! Uno dei rari esempi nel quale un film di origine letteraria non è inferiore al romanzo da cui è tratto.
Il regista ha scelto la via della non spettacolarizzazione della vicenda–thrilling,
una scelta stilistica che sembrava suicida ma che invece si è rilevata vincente. Niente ridondanza del linguaggio,
anzi secchezza documentaristica, niente pedinamenti ma giochi di scacchi tra sicario e polizia, niente sparatorie assordanti
ma silenzi tesi ed ansiosi, niente scoppi di violenza ma inganni freddi e razionali. Un film a sangue freddo.
Gli Oscar del 1978
Los Angeles,Dorothy Chandler Pavilion,3 aprile 1978.
Il grande comico americano Bob Hope conduce l’edizione numero 50 degli Academy Awards,gli Oscar cinematografici del cinema relativi a
film per la massima parte usciti nelle sale nel 1977.
Ci sono vincitori annunciati e per una volta quasi tutte le previsioni si avverano;record di nomination per Guerre stellari,il film di Lucas
che l’anno precedente ha sbaragliato tutti al Box office.Accolto con una certa sufficienza dalla critica,almeno inizialmente,Guerre stellari finirà
per incassare quasi 800 milioni di dollari a fronte di 10 milioni investiti per la sua realizzazione.
Sono ben 11 le nomination per Guerre stellari,alla fine vincerà sette Oscar e perderà quelli più ambiti,per il miglior film e per la miglior regia.
Che vanno entrambi a Woody Allen per il suo Io e Annie (sottotitolo italiano Io e le donne)
Va detto che a parte la concorrenza di Guerre stellari,il film di Allen si ritrova davanti solo tre film di buon livello ma non certo memorabili come
Goodbye amore mio! (The Goodbye Girl), regia di Herbert Ross,Giulia, regia di Fred Zinnemann e Due vite, una svolta (The Turning Point), ancora per la regia di Herbert Ross che in questo modo,nonostante la doppia nomination,verrà battuto da Io e Annie.
Per la miglior regia Woody Allen batte Spielberg con il suo fantascientifico (e bellissimo) Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind)

Los Angeles,Dorothy Chandler Pavilion
Sicuramente molto più equilibrata la lotta per il miglior attore protagonista;la spunta a sorpresa Richard Dreyfuss interprete di Goodbye amore mio! che si impone su Woody Allen,Richard Burton (al quale ancora una volta sfugge l’Oscar) e il nostro Marcello Mastroianni,grande interprete del film di Scola Una giornata particolare.
Nessuna sorpresa invece per l’Oscar alla miglior attrice protagonista;Diane Keaton vince agevolmente battendo Anne Bancroft e Shirley Mac Laine
entrambe interpreti di Due vite, una svolta,Jane Fonfda per Giulia e Marsha Mason per Goodbye amore mio.
Miglior film straniero,con grande sorpresa è La vita davanti a sé (La vie devant soi) del regista francese Moshé Mizrahi che sconfigge il bellissimo
Quell’oscuro oggetto del desiderio di Luis Buñuel e Una giornata particolare, regia di Ettore Scola.
Charlton Heston ottiene il prestigioso Premio umanitario Jean Hersholt
Alla fine è clamorosa la debacle di Due vite una svolta di Herbert Ross che a fronte di ben 11 nomination resta completamente a bocca asciutta,un record
negativo che condividerà con Il colore viola di Steve Spielberg.
Parziale delusione per Giulia di Zinneman,che però vince i due Oscar per il miglior attore e la miglior attrice non protagonista.

Miglior film
Io e Annie (Annie Hall), regia di Woody Allen

Goodbye amore mio! (The Goodbye Girl), regia di Herbert Ross

Giulia (Julia), regia di Fred Zinnemann

Guerre stellari (Star Wars), regia di George Lucas

Due vite, una svolta (The Turning Point), regia di Herbert Ross
Miglior regia
Woody Allen – Io e Annie

Steven Spielberg – Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind)

George Lucas – Guerre stellari

Herbert Ross – Due vite, una svolta
Miglior attore protagonista
Richard Dreyfuss – Goodbye amore mio!

Marcello Mastroianni – Una giornata particolare

John Travolta – La febbre del sabato sera (Saturday Night Fever)
Migliore attrice protagonista
Diane Keaton – Io e Annie

Anne Bancroft – Due vite, una svolta

Marsha Mason – Goodbye amore mio!

Shirley MacLaine – Due vite, una svolta
Miglior attore non protagonista
Jason Robards – Giulia

Mikhail Baryshnikov – Due vite, una svolta

Alec Guinness – Guerre stellari
Migliore attrice non protagonista
Vanessa Redgrave – Giulia

Leslie Browne – Due vite, una svolta

Quinn Cummings – Goodbye amore mio!

Melinda Dillon – Incontri ravvicinati del terzo tipo

Tuesday Weld – In cerca di Mr. Goodbar (Looking for Mr. Goodbar)
Miglior sceneggiatura originale
Woody Allen e Marshall Brickman – Io e Annie
Neil Simon – Goodbye amore mio!
Robert Benton – L’occhio privato (The Late Show)
George Lucas – Guerre stellari
Arthur Laurents – Due vite, una svolta
Miglior sceneggiatura non originale
Alvin Sargent – Giulia
Peter Shaffer – Equus
Gavin Lambert e Lewis John Carlino – I Never Promised You a Rose Garden
Larry Gelbart – Bentornato Dio! (Oh, God!)
Luis Buñuel e Jean-Claude Carrière – Quell’oscuro oggetto del desiderio
Miglior film straniero
La vita davanti a sé (La vie devant soi), regia di Moshé Mizrahi (Francia)
Ifigenia (Iphigenia), regia di Michael Cacoyannis (Grecia)
La notte dei falchi – Operazione Thunderbolt (Mivtsa Yonatan), regia di Menahem Golan (Israele)
Una giornata particolare, regia di Ettore Scola (Italia)
Quell’oscuro oggetto del desiderio (Ese oscuro objeto del deseo), regia di Luis Buñuel (Spagna)
Miglior fotografia
Vilmos Zsigmond – Incontri ravvicinati del terzo tipo
Fred J. Koenekamp – Isole nella corrente (Islands in the Stream)
Douglas Slocombe – Giulia
William A. Fraker – In cerca di Mr. Goodbar
Robert Surtees – Due vite, una svolta
Miglior montaggio
Paul Hirsch, Marcia Lucas e Richard Chew – Guerre stellari
Michael Kahn – Incontri ravvicinati del terzo tipo
Walter Murch – Giulia
William Reynolds – Due vite, una svolta
Walter Hannemann e Angelo Ross – Il bandito e la “Madama” (Smokey and the Bandit)
Miglior scenografia
John Barry, Norman Reynolds, Leslie Dilley e Roger Christian – Guerre stellari
Albert Brenner e Marvin March – Due vite, una svolta
George C. Webb e Mickey S. Michaels – Airport ’77
Joe Alves, Dan Lomino e Phil Abramson – Incontri ravvicinati del terzo tipo
Ken Adam, Peter Lamont e Hugh Scaife – 007 – La spia che mi amava (The Spy Who Loved Me)
Migliori costumi
John Mollo – Guerre stellari
Edith Head e Burton Miller – Airport ’77
Anthea Sylbert – Giulia (Julia)
Florence Klotz – Gigi (A Little Night Music)
Irene Sharaff – L’altra faccia di mezzanotte (The Other Side of Midnight)
Migliori effetti speciali
John Stears, John Dykstra, Richard Edlund, Grant McCune e Robert Blalack – Guerre stellari (Star Wars)
R.Arbogast,M.Yuricich,G. Jein,R. Yuricich e Douglas Trumbull – Incontri ravvicinati del terzo tipo
Migliore colonna sonora
Originale
John Williams – Guerre stellari
John Williams – Incontri ravvicinati del terzo tipo
Maurice Jarre – Il messaggio
Marvin Hamlisch – 007 – La spia che mi amava
Georges Delerue – Giulia
Adattamento con canzoni originali
Jonathan Tunick – Gigi
Al Kasha, Joel Hirschhorn e Irwin Kostal – Elliott, il drago invisibile
Richard M. Sherman, Robert B. Sherman e Angela Morley – La scarpetta e la rosa
Miglior canzone
You Light Up My Life, musica e testo di Joseph Brooks – Tu accendi la mia vita
Candle on the Water, musica e testo di Al Kasha e Joel Hirschhorn – Elliott, il drago invisibile
Nobody Does It Better, musica di M.Hamlisch, testo di C.B.Sager – 007 – La spia che mi amava
The Slipper and the Rose Waltz, musica e testo di R. M. Sherman e R.B.Sherman – La scarpetta e la rosa
Someone’s Waiting for You, musica di S. Fain, testo di C.Connors e A. Robbins – Le avventure di Bianca e Bernie
Miglior sonoro
Don MacDougall, Ray West, Bob Minkler e Derek Ball – Guerre stellari
Robert Knudson, Robert J. Glass, Don MacDougall e G.S.Cantamessa – Incontri ravvicinati del terzo tipo
Walter Goss, Dick Alexander, Tom Beckert e Robin Gregory – Abissi (The Deep)
Robert Knudson, Robert J. Glass, Richard Tyler e Jean-Louis Ducarme – Il salario della paura
Theodore Soderberg, Paul Wells, Douglas O. Williams e Jerry Jost – Due vite, una svolta
Miglior documentario
Who Are the DeBolts? And Where Did They Get Nineteen Kids?, regia di John Korty
I ragazzi dell’opera (The Children of Theatre Street), regia di Robert Dornhelm e Earle Mack
High Grass Circus, regia di Tony Ianzelo e Torben Schioler
Homage To Chagall – The Colours of Love, regia di Harry Rasky
Union Maids, regia di Jim Klein e Miles Mogulescu
Miglior cortometraggio
I’ll Find a Way, regia di Beverly Shaffer
The Absent-Minded Waiter, regia di Carl Gottlieb
Floating Free, regia di Jerry Butts
Notes on the Popular Arts), regia di Elaine Bass e Saul Bass
Spaceborne, regia di Philip Dauber
Miglior cortometraggio documentario
Gravity Is My Enemy, regia di John C. Joseph
Agueda Martinez: Our People, Our Country, regia di Moctesuma Esparza
First Edition, regia di Helen Whitney
Of Time, Tombs and Treasure, regia di James R. Messenger e Paul N. Raimondi
The Shetland Experience, regia di Douglas Gordon
Miglior cortometraggio d’animazione
The Sand Castle (Le château de sable), regia di Co Hoedeman
The Bead Game, regia di Ishu Patel
The Doonesbury Special , regia di Faith Hubley, John Hubley e Garry Trudeau
Jimmy the C, regia di James Picker
Premio Special Achievement
Ben Burtt – Guerre stellari (Star Wars) – per la creazione di alieni, creature e le voci dei robot
Frank E. Warner – Incontri ravvicinati del terzo tipo – montaggio degli effetti sonori
Premio alla carriera
A Margaret Booth
Premio umanitario Jean Hersholt
A Charlton Heston
Premio alla memoria Irving G. Thalber
A Walter Mirisch
Richard Dreyfuss miglior attore protagonista
Vanessa Redgrave migliore attrice non protagonista
Jason Robard,migliore attore non protagonista
Diane Keaton e Richard Dreyfuss
Diane Keaton miglior attrice protagonista

L’Oscar per Guerre Stellari
Le nomination per il miglior film
Farraw Fawcett e Marcello Mastroianni
Barbara Stanwick e Bob Hope
Cicely Tyson e King Vidor
1979,un anno di cinema
E’ l’ultimo anno del decennio settanta,probabilmente il decennio più importante del secolo per i rapidi mutamenti avvenuti a tutti i livelli,sia politici che sociali.
Culturalmente lo è di sicuro.
Cinema e musica cambiano in modo irreversibile e la massiccia produzione di capolavori in entrambe le branche della cultura stanno a testimoniare
il fervore e la creatività che caratterizzarono l’intero decennio.
Per il nostro paese è un anno di transizione,almeno rispetto agli eventi del 1978.
C’è però un aspetto che va sottolineato:la tragedia sociale del terrorismo,la sua parabola mortale sta per andare incontro ad una fine quasi inaspettata rispetto ai tempi relativamente veloci della sua ascesa.
La temibile e tanto decantata potenza di fuoco delle Brigate rosse,il principale gruppo terrorista,che aveva tanto impressionato con l’agguato di via Fani non avrà per fortuna un seguito.
Anzi.
Il 29 maggio vengono arrestati Valerio Morucci e Adriana Faranda;è passato poco più di un anno dal rinvenimento del corpo di Aldo Moro in via Caetani e per le BR è un colpo che si rivelerà mortale.
Apocalypse now
Manhattan,di Woody Allen
I due terroristi infatti facevano parte del gruppo di fuoco che aveva sterminato la scorta di Moro e sequestrato il Presidente della DC;con il loro arresto inizia una serie di catture che ben presto porteranno all’annientamento dell’intero gruppo dirigente.
Il 1979 è l’anno della cacciata di Reza Pahlevi dal trono del pavone in Iran; assume il potere l’ayatollah Ruhollah Khomeini,una vicenda che cambierà profondamente la storia dell’intero Medio Oriente.
E’ l’anno in cui i conservatori di Margaret Thatcher vincono le elezioni in Inghilterra e la Lady di ferro,come verrà soprannominata la Thatcher sarà la prima donna a rivestire l’incarico di Primo ministro;in Italia Nilde Jotti è eletta Presidente della Camera,prima donna a ricoprire un incarico così importante.
A gennaio cade il sanguinario regime dei Khmer rossi in Cambogia;il loro leader,Pol Pot,è responsabile della morte di almeno due milioni di cambogiani,un terzo della popolazione effettiva del paese.
Per un regime comunista che cade,uno di ispirazione marxista prende il potere;succede in Nicaragua con il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale.
A luglio la Sony lancia sul mercato il primo Walkman,ad agosto Fabrizio De Andrè viene rapito con la sua compagna Dori Ghezzi.Saranno liberati a dicembre.
Una notizia curiosa:il 18 febbraio per mezz’ora nevica niente meno che nel Sahara!
Per il cinema,dopo la stasi del 1978,è un anno molto importante e denso di ottime produzioni.
Stalker di Andrei Tarkovskij
I guerrieri della notte
Purtroppo sarà solo dall’estero che arriveranno le cose migliori,mentre in Italia i titoli da ricordare si conteranno sulla punta delle dita di una sola mano.
Esce uno dei capolavori della storia del cinema,Apocalypse now.
Diretto da Francis Ford Coppola ed ispirato a Cuore di tenebra di Conrad il film è uno straordinario ed unico atto di accusa sulla follia della guerra,nello specifico quella del Vietnam ma non solo.
E’ un viaggio nella parte oscura dell’animo e della mente dell’uomo,una metafora sulla follia.
Grandissimi interpreti (Duvall che attacca con gli elicotteri al suono della cavalcata delle Walchirie di Wagner è insuperabile) per un grandissimo film.
Woody Allen presenta Manhattan,splendido film in un rigoroso bianco e nero che racconta la storia diIsaac autore televisivo diviso tra due donne completamente differenti tra loro,una intellettuale snob l’altra giovanissima.Per Isaac sarà un’esperienza di vita fondamentale.Grande film con una splendida colonna sonora,che spazia dalla Rapsodia in blu a But not for me.Bravissime Diane Keaton e Mariel Hemingway oltre ad un espressivo Allen.
Andrei Tarkovskij presenta l’affascinante Stalker,viaggio sulla conoscenza ma anche sulla paura della stessa.Lo stalker del film è una guida che accompagna due letterati fino alla porta della conoscenza,che i due però non oseranno varcare.160 minuti di grande cinema,un excursus davvero carico di simbolismi e allegorie.
Ancora Usa con il film di Walter Hill I guerrieri della notte,violento apologo sulle gang di New York;nel film due di queste bande si combattono senza esclusione di colpi.
Un grande film di Ridley Scott:Alien.Un capolavoro della fantascienza angosciante e angoscioso,impreziosito dalle grafiche di HR Giger.La navigazione della Nostromo e il suo incontro con l’alieno implacabile che sterminerà il suo equipaggio avrà dei seguiti,di altrettanto ottimo livello.
Grande ed espressiva Sigourney Weaver.
Alien di Ridley Scott
Peter Sellers in Oltre il giardino
Un altro splendido film arriva dagli Usa;si tratta di Oltre il giardino,con un malinconico e struggente Peter Sellers nei panni di Charles il giardiniere,un povero analfabeta che parla con semplicità e che viene scambiato quasi per un filosofo esistenzialista e finirà per sfiorare la presidenza degli States.Implacabile satira del potere della tv,quella che instupidisce e riesce a trasformare un povero idiota in un presidente.
La beat/freak generation è la protagonista di Hair,versione cinematografica della famosa commedia musicale anni 60;a dirigere il film è Milos Forman,che consegna la sua versione,asciutta e carica di fascino alla storia del cinema.
Kramer contro Kramer è il più grosso successo al box office della stagione;un successo internazionale,coronato l’anno successivo dai quattro Oscar principali per il miglior film,il miglior regista,il miglior attore (Hoffman) e la miglior attrice non protagonista (Meryl Streep).La storia del problematico rapporto tra Kramer e sua moglie e il difficile affidamento del bambino della coppia incanta ed emoziona le platee.
E il cinema italiano?
Non è una bella annata,tutt’altro.Qualche commedia sexy,ormai alla frutta,qualche film a episodi e due ottimi prodotti.
Il primo è La luna,di Bernardo Bertolucci,la storia drammatica,per certi versi tragica di una cantante lirica che prova in ogni modo a salvare suo
figlio dalla droga,incluso l’incesto.Una bravissima Jill Clayburgh è la protagonista di questo film delicato e complesso.
Il secondo è L’ingorgo – Una storia impossibile di Luigi Comencini,che,come recitato dal titolo,parla di una storia ai limiti del fantascientifico,un gigantesco ingorgo su una strada che per due giorni vedrà paralizzata nel traffico varia umanità,che mostrerà il peggio di se stessa,tra uno stupro e un onorevole che tenta disperatamente di uscire dall’ingorgo all’uomo investito, che nell’ambulanza pensa più al risarcimento che alla propria vita.Un film cattivo,in stile Comencini caratterizzato da un cast di assoluto valore che include Ugo Tognazzi,Alberto Sordi,Marcello Mastroianni,Stefania Sandrelli,Miou-Miou,Fernando Rey,Annie Girardot,Patrick Dewaere,Angela Molina,Gerard Depardieu
Ma ovviamente è dagli Usa che arrivano le cose più importanti.
Come Fuga da Alcatraz,regia di Don Siegel con Clint Eastwood, Patrick McGoohan, Robert Blossom, Fred Ward, Paul Benjamin,ricostruzione dell’unica fuga avvenuta con successo dal penitenziario dell’isola di Alcatraz;Morris (interpretato da Clint Eastwood)
con altri due detenuti scappò da quella che sembrava la fortezza più sicura del pianeta.I tre scomparvero e nessuno seppe mai che fine avessero fatto.
Un film teso,duro,che mostra le condizioni di vita dei prigionieri di Alcatraz,la violenza e la sopraffazione dei custodi del carcere.
Clamoroso flop invece per 1941 allarme ad Hollywood di Steven Spielberg,abituato a ben altri esiti al botteghino;costato 35 milioni di dollari incassò negli Usa meno di un decimo della cifra spesa ma ebbe una buona risposta fuori dai confini nazionali.
E con buoni motivi.Lungi dall’essere un brutto film,1941 allarme a Hollywood racconta con uno stile sarcastico e ironico la gran paura americana di un attacco giapponese.
Kramer contro Kramer
La luna di Bernardo Bertolucci
L’ingorgo,una storia impossibile di Luigi Comencini
Un sottomarino nipponico arriva in California per lanciare dei siluri e si scatena un helzapoppin di situazioni groettesche e surreali.
Gran cast e grande uso di effetti speciali;tra gli interpreti Dan Aykroyd,Ned Beatty,Christopher Lee,Toshiro Mifune,John Belushi,Nancy Allen.
Sylvester Stallone ci riprova e presenta Rocky 2;la storia di Rocky Balboa,pugile indomito e dal cuore tenero si arricchisce di una nuova vicenda nella quale lo vediamo alle prese con la vita di tutti i giorni,un lavoro umile ma con alle spalle la moglie Adriana che vuol vederlo realizzato.Alla fine dopo duri allenamenti Rocky vincerà il titolo mondiale.Tutti contenti e pronti per il terzo capitolo del “in America tutto è possibile”
Nel cast Sylvester Stallone,Talia Shire,Burt Young,Carl Weathers,Burgess Meredith.
Horror in piena regola e due film diversi fra loro ma dal grande successo:
–Brood la covata malefica,regia di David Cronenberg con Oliver Reed, Samantha Eggar, Henry Beckman, Art Hindle, Cindy Hinds;nella clinica del professo Raglan si muore con facilità e tra atroci tormenti.Chi o cosa è il responsabile di tanta ferocia?
–Zombie di George A. Romero con Tom Savini,David Emge,Ken Foree,Scott Reiniger,Gaylen Ross.I morti sembrano rinascere e diventare mostri affamati di carne umana.Ma non sono invulnerabili,perchè se colpiti al cervello muoiono definitivamente.
Una sottile ironia che contrasta con la visione apocalittica di Cronenberg,effetti speciale e sangue a profusione sono le caratteristiche del film di Romero,che si riallaccia in qualche modo al suo celebre antenato,L’alba dei morti viventi.
Tornando per un attimo in Italia,troviamo l’uscita sugli schermi di Il malato immaginario,gradevole riduzione per lo schermo della commedia di Moliere;Alberto Sordi è Argante,ipocondriaco e pauroso malato immaginario preda di medici e di pazienti interessati.Che resteranno con un palmo di naso quando le uniche due persone che voglio bene ad Argante gli apriranno gli occhi e di conseguenza erediteranno le sue fortune.
Nel film Christian De Sica,Vittorio Caprioli,Stefano Satta Flores, Bernard Blier, Laura Antonelli, Giuliana De Sio.
Ovviamente c’è spazio per la commedia sexy,che ormai ha il fiato cortissimo e che attira sempre meno spettatori.
Escono due film dello specializzato Mariano Laurenti:
1941 allarme a Hollywood
– L’infermiera di notte,con Gloria Guida,Leo Colonna,Alvaro Vitali,Mario Carotenuto,Paola Senatore,scollacciata storiella giocata sui timori di un giovane che suo padre abbia problemi con le donne.Quando arriverà in casa uno zio ammalato,in realtà alla ricerca di un gioiello,
il giovane si troverà casualmente a possedere il gioiello e la procace infermiera assunta per curare lo zio.
– La liceale seduce i professori,con Gloria Guida, Lino Banfi, Ninetto Davoli, Fabrizio Moroni, Alvaro Vitali,insulsa replica dei tanti,troppi film del filone sexy studentesco.
Angela non ha voglia di studiare e il sistema più veloce per essere promossa è quello di concupire il maturo professore.Riuscirà la nostra bella e spogliatissima protagonista nel suo intento?
Ancora un horror,di Stuart Rosenberg interpretato da Rod Steiger,James Brolin,Margot Kidder,John Larch;si tratta di Amityville horror,claustrofobica storia tratta da una storia realmente accaduta.
Un giovane stermina la sua famiglia in una casa isolata.
Anni dopo una famiglia occupa la stessa casa,incurante delle voci che parlano della presenza di spiriti malvagi.
Mal gliene incoglierà.
Continuando il viaggio nel 1979 troviamo un’opera singolare e di sicuro valore,diretta da Ugo Tognazzi per una volta dall’altro lato della macchina da presa.
Si tratta di I viaggiatori della sera,malinconica descrizione di un futuro in cui le persone,oltre una certa età,vengono inviate in quello che sembra un paradiso vacanze.
In realtà,come scoprirà amaramente Orso,il protagonista,si tratta dell’anticamera della morte.
Ben diretto e ottimamente recitato,I viaggiatori della sera sarà oggetto di una riscoperta e valorizzazione ai giorni nostri.
Nel cast oltre a Tognazzi figurano Ornella Vanoni e Corinne Clery.
L’infermiera di notte
La liceale seduce i professori
Molti investimenti,un cast di sicuro rilievo,effetti speciali a profusione in The black hole-Il buco nero prodotto Disney non rivolto al tradizionale pubblico di giovanissimi da parte della grande casa di produzione e distribuzione americana.
Un’astronave alla ricerca di vita extraterrestre riceve una segnalazione da un’altra astronave scomparsa un ventennio prima.
Al suo interno c’è un solo sopravvissuto che ha costruito un silenzioso esercito di robot e che si appresta a entrare in un buco nero per scoprire la verità sul misterioso fenomeno.
Buon prodotto,diretto da Gary Nelson con la partecipazione di Maximilian Schell, Yvette Mimieux, Robert Forster, Anthony Perkins, Joseph Bottoms e Ernest Borgnine,The black hole sarà anch’esso molto rivalutato negli anni successivi.
Un guasto ad una centrale nucleare e i rischi che potrebbero derivare dall’uso indiscriminato dell’energia prodotta dalla fusione nucleare sono i temi affrontati in Sindrome cinese, diretto da James Bridges con Jane Fonda,Jack Lemmon, Michael Douglas, James Hampton.
Nel film una giornalista assistono ad un guasto in una centrale ma le autorità tentano di insabbiare tutto.Buon lavoro con una tensione notevole e uno spirito di denuncia che sarebbe diventato tristemente profetico con l’incidente di Chernobyl.
Roman Polanski presenta Tess,dramma sulla vita di una ragazza che viene sedotta e abbandonata e che in seguito sposa un pastore che però scopre il suo passato.

La ragazza si vendica uccidendo il suo seduttore,si ricongiunge con il marito ma viene catturata e condannata alla pena capitale.
Bei costumi,bell’ambientazione e una Nastassja Kinski assolutamente irresistibile;nel film anche Colin Firth e Arielle Dombasle.
Tre film italiani,due commedie sexy e una commedia degli equivoci:
– L’infermiera nella corsia dei militari,del prolifico Mariano Laurenti conon Lino Banfi,Nadia Cassini,Paolo Giusti,Enzo Andronico.
Accanto a Banfi non c’è la Fenech ma l’insipida e svampita Nadia Cassini,inadatta alla recitazione in tutti i sensi ma con un corpo da peccatrice.E’con queste doti che una procace infermiera che è alla ricerca di preziosi quadri finisce in un’ospedale psichiatrico dove trova quadri e amore.Inguardabile e pieno di nudi.
– La supplente va in città, di Vittorio De Sisti con Francesco Mulè,Vincenzo Crocitti,Carmen Villani,Mario Frittella;una domestica nel tentativo di ritrovare il suo seduttore incappa in una famiglia dalle pruriginose voglie.
La Villani è carina ma sta alla recitazione come un ranocchio ad un cigno.
– La patata bollente,di Steno con Renato Pozzetto,Edwige Fenech,Massimo Ranieri,Mario Scarpetta,Adriana Russo.
Commedia garbata e ben diretta sul tema dell’omosessualità,con un Pozzetto finalmente in un ruolo decente e con la Fenech che si spoglia meno del solito.
Film importantissimo,diretto da Bob Fosse e vincitore di quattro Oscar l’anno successivo è All that jazz-Lo spettacolo continua.
Bellissimo e appassionante e al tempo stesso nostalgico e romantico, dissacrante ma anche affettuoso All that jazz è un compendio di cose buone ed altre meno buone, ma tutte espresse con un’abilità ed una partecipazione assolutamente straordinarie.
Amityville horror
Ornella Vanoni in I viaggiatori della sera
Alle splendide scene di ballo si alternano i dialoghi con l’angelo della morte,le sue visioni del passato si mescolano al presente,
i personaggi che più hanno contato nella sua vita non sono fantasmi ma parte di un presente che Fosse/Gideon sente sfuggire inesorabilmente.
Altro film che raccoglierà parecchio alla serata degli Oscar del 1980 è Norma Rae,grazie anche alla splendida interpretazione di Sally Field,che vincerà l’Oscar come miglior attrice protagonista.
Vita e lotte di una ragazza emancipata,una lavoratrice di una filanda che si batterà coraggiosamente per i diritti di tutti.Dirige Martin Ritt.
Sicuramente discreto è Giallo napoletano,di Corbucci,un divertissement con uno stuolo di attori bravi e in parte a partire da
Peppino De Filippo nell’ultima interpretazione della sua straordinaria carriera,proseguendo con Renato Pozzetto,Michel Piccoli,Marcello Mastroianni,Ornella Muti,Capucine,Zeudi Araya.
Un musicista che vivacchia suonando il mandolino e affetto da una polio che lo fa zoppicare risolverà un intricato caso e befferà tutti ricavandone un’ingente eredità.
Il tradizionale film dedicato all’Agente segreto 007 è diretto da Lewis Gilbert;si intitola Moonraker Operazione spazio e vede l’attore inglese Roger Moore nei panni del Comandante James Bond.
Bond girl sono Corinne Clery e Lois Chiles.
Molto bello Il tamburo di latta di Volker Schlöndorff con Mario Adorf, Angela Winkler, David Bennent, Charles Aznavour, Andréa Ferréol,storia di un bambino che non crescerà mai,se non in età.
Una storia drammatica e commovente.
The black hole-Il buco nero
Altri film dell’anno sono:
– Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile con Enrico Maria Salerno, Lilli Carati, Renzo Montagnani, Elsa Vazzoler,rivisitazione e ispirazione nel Pigmalione di Shaw.Una ragazza viene svezzata ed educata da un maturo uomo,che la introdurrà negli ambienti che contano.
– Mani di velluto,regia di Pipolo e Franco Castellano coon Olga Karlatos, Eleonora Giorgi, Adriano Celentano,commedia che vede un imprenditore che per amore finge di essere un ladro perchè invaghito di una seducente borseggiatrice;
– Aragosta a colazione,di Giorgio Capitani con Claude Brasseur, Janet Agren, Enrico Montesano, Claudine Auger,scanzonata commedia su un imbranato venditore che chiede aiuto ad un amico e va incontro ad una serie di peregrinazioni ma che alla fine ha un colpo di fortuna;
– Airport 80,di David Lowell Rich con Eddie Albert, Alain Delon, Robert Wagner, George Kennedy, Sylvia Kristel,sequel di Airport ma privo di mordente;
– Meteor,di Ronald Neame,con Henry Fonda, Sean Connery, Martin Landau, Natalie Wood.Una meteora sta per investire la terra e allora i tradizionali nemici,Usa e Urss uniscono le forze per combattere la minaccia.Love story fra scienziati dei due blocchi.
– Io sto con gli ippopotami,di Italo Zingarelli con Bud Spencer, Terence Hill;fiera di scazzottate e sano divertimento con la ditta Hill-Spencer
– Buio omega, di Joe D’Amato,con Franca Stoppi, Cinzia Monreale, Kieran Canter.Horror vero e proprio per Massaccesi,che racconta una storia di necrofilia con abilità e gusto per il macabro.
Da segnalare ancora “10” Blake Edwards con Dudley Moore, Bo Derek, Julie Andrews, Robert Webber, Brian Dennehy,film che lancia la bellezza (non certo il talento) di Bo Derek,Il mistero della signora scomparsa di Anthony Page conon Elliott Gould, Angela Lansbury, Cybill Shepherd, Herbert Lom,Chiaro di donna di Costa Gavras,con Romy Schneider, Lila Kedrova, Yves Montand, Romolo Valli.
Il 9 aprile 1979 a Los Angeles, al Dorothy Chandler Pavilion si assegnano gli oscar cinematografici;miglior film e miglior regia per Il Cacciatore di Michael Cimino,mentre miglior attore protagonista è Jon Voight per Tornando a casa e per lo stesso film Jane Fonda vince l’oscar come miglior attrice protagonista.Miglior film straniero è Preparate i fazzoletti (Préparez vos mouchoirs), regia di Bertrand Blier
Tess
L’infermiera nella corsia dei militari
A Cannes vengono consegnate le Palme d’oro;salomonicamente la Palma d’oro al miglior film viene divisa tra Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola (USA) e Il tamburo di latta (Die blechtrommel), regia di Volker Schlöndorff
Il Grand Prix Speciale della Giuria va a Siberiade (Sibiriada), regia di Andrei Konchalovsky
La 24ª edizione dei David di Donatello si svolge il 20 ottobre 1979 al Teatro dell’Opera di Roma.
Sono in tre a dividersi il David come miglior film:Cristo si è fermato a Eboli, regia di Francesco Rosi,Dimenticare Venezia, regia di Franco Brusati e L’albero degli zoccoli, regia di Ermanno Olmi.Miglior regia quella di Rosi,miglior attrice
Monica Vitti per Amori miei e miglior attore Vittorio Gassman per Caro papà.Miglior regista straniero è Milos Forman per Hair.
L’Orso d’oro va al film tedesco David di Peter Lilienthal
Chiude il sipario un anno di buon cinema,non il migliore del decennio ma dignitoso.
Chiude sopratutto un decennio straordinario,in cui il cinema ha raggiunto vette eccelse come produzione e come qualità,anche se,dopo i primi tre-quattro anni,la crisi degli spettatori diverrà sempre più evidente.
Stanno per affacciarsi gli anni ottanta,con tutto il loro carico di spensieratezza e divertimento,dopo il triste decennio degli anni di piombo.
Personalmente trovo che la chiave di volta del decennio successivo sia stata la primavera del 1982 e la vittoria dei Mondiali di Spagna,che riempì d’orgoglio le piazze italiane e che coincise con un buon momento dell’economia in generale.
Il cinema vivrà una nuova stagione,sicuramente non all’altezza di quella degli anni sessanta e degli anni settanta.
Airport 80
Aragosta a colazione
Buio Omega
Chiaro di donna
Il corpo della ragassa
Il mistero della signora scomparsa
Io sto con gli ippopotami
Mani di velluto
Meteor
10 (Ten)
Fuga da Alcatraz
Rocky 2
Brood la covata malefica
Zombie
Il malato immaginario
Sindrome cinese
La supplente va in città
La patata bollente
Norma Rae
Giallo napoletano
Moonraker operazione spazio
Il tamburo di latta
Miglior film Il Cacciatore di Michael Cimino
Miglior regia Michael Cimino per Il Cacciatore
Miglior attore protagonista Jon Voight per Tornando a casa
Miglior attrice protagonista Jane Fonda per Tornando a casa
Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola (USA) e Il tamburo di latta (Die blechtrommel), regia di Volker Schlöndorff
Miglior film (ex aequo)
Cristo si è fermato a Eboli, regia di Francesco Rosi,Dimenticare Venezia, regia di Franco Brusati e L’albero degli zoccoli, regia di Ermanno Olmi
David di Peter Lilienthal
Reza Pahlevi lascia il trono del pavone
L’ayatollah Ruhollah Khomeini
Valerio Morucci e Adriana Faranda,leader BR in attesa di un processo
Nilde Jotti è la prima donna Presidente della camera dei deputati
Margaret Thatcher è la prima donna Primo ministro in Inghilterra
Viene deposto il sanguinario dittatore cambogiano Pol Pot
Vengono rapiti Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi





































































































































































































































































































































































