Il debito coniugale

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In un piccolo borgo Romolo lavora nel distributore di benzina di sua moglie;pigro e indolente,Romolo non ha alcuna
voglia di lavorare e sopporta sempre meno la giunonica compagna,Ines,con la quale è sposato da 10 anni.
L’occasione propizia di evadere dalla prigione nella quale ormai è rinchiuso capita a Romolo il giorno in cui si
imbatte casualmente in Orazio,una vecchia conoscenza,che girovaga in lungo e in largo senza meta e senza punti di riferimento.
Affascinato dai racconti del compagno,Romolo abbandona la stazione e sua moglie e segue Orazio nel suo vagabondaggio;
lungo il percorso fatto assieme Romolo traveste una pecora da montone per rimediare due soldi;scoperto dalla donna che doveva
acquistare l’animale,non prima di averne goduto le grazie Romolo fugge con Orazio finendo per imbattersi,su una spiaggia,in Candida.
La bellissima ragazza,ad onta del suo nome,ha una sessualità libera e sfrenata e mal sopporta le limitazioni imposte dal marito e così finisce per aggregarsi ai due.
Adesso i girovaghi sono tre,alle prese però con i bisogni più elementari.

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Orazio Orlando e Anita Ekberg

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Lando Buzzanca

E’ Romolo ad avere l’idea giusta;in un paesino organizza uno spogliarello di Candida con i maschi del paese;per ogni capo tolto
la donna viene ricompensata con laute mance.Ma mentre la lotteria strip tease è arrivata alla parte cruciale,interviene la polizia
e i tre riescono a scappare per puro caso.
Finalmente hanno un po di denaro per rifocillarsi.
Intanto Ines non riesce a darsi pace per la fuga del marito e sfoga la sua rabbia con il prete che dieci anni prima le aveva proposto
come buon marito l’indolente Romolo.
Durante un pranzo,Romolo mangia troppe salsicce e finisce per stramazzare al suolo;convinto che l’uomo sia morto,Orazio va via e decide
di informare Ines del decesso.
Giunto nella stazione di servizio di Ines,Orazio si lascia irretire dalla donna e alla fine decide di restare con lei.
Nel frattempo Romolo,che non è affatto morto ma ha fatto solo indigestione di salsicce si riprende;vista la partenza dell’amico
non si perde d’animo.
Con Candida e un giovane hippy riprende la vita errabonda alla quale non sa più rinunciare e si avvia verso nuove avventure
con i suoi amici.

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Barbara Bouchet

Girato nell’incantevole cornice del promontorio del Gargano,tra le sabbie di Peschici e le numerose conche della località turistica pugliese,
Il debito coniugale è una commedia del 1970, girata in stile on the road da Franco Prosperi,regista romano autore di una ventina di pellicole
fra le quali vanno segnalate La settima donna e Io non spezzo,rompo.
Un film che si snoda fra alti e bassi,con momenti di buona comicità (la vendita della pecora) e momenti di stanca,ma con risultati alla fine apprezzabili.
Merito del duo Lando Buzzanca e Barbara Bouchet,due dei più importanti attori leggeri degli anni sessanta,qui riuniti per la prima volta.
I due mostrano un affiatamento che darà ulteriori frutti in seguito mentre decisamente in imbarazzo appare Orazio Orlando che non aveva particolari doti comiche;relegata in un ruolo secondario Anita Ekberg.
La pellicola ammicca in qualche modo ai road movie,raccontando anche se molto marginalmente la voglia di libertà dei giovani che avevano vissuto
la gloriosa epopea hippy;marginalmente perchè Prosperi non affronta discorsi impegnativi o non fornisce motivazioni profonde alla fuga dei tre
compagni di vicissitudini,lasciando spazio alle avventure abbastanza casuali che i tre vivono.

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La dimostrazione arriva durante il famoso pranzo in cui Orazio fa indigestione di salsicce,espediente narrativo abbastanza goliardico
che segna il finaledel film,in fondo abbastanza malinconico in cui i ruoli dei due protagonisti si capovolgono.
Romolo diventa uno spirito libero mentre il vagabondo Orazio rientra tra i ranghi;il tutto affrontato con il sorriso sulle labbra e con un tono di leggerezza tale da suggellare quanto si è visto solo come commedia.
La riprova è la canzone cantata da Pippo Franco durante il pranzo “fatale” e che recita in un passo “dormi dormi bimbo bello
che tuo padre è un cornutello e tua madre è una bigotta dormi fio de ‘na mignotta se non dormi stai sicuro
che te pio e te sbatto ar muro e così passa la bua dormi li mortacci tua
Ecco a ben vedere questa canzone è l’epitaffio di un film che avrebbe potuto avere un altro svolgimento,una commedia satirica e che invece rimane negli angusti spazi della commedia leggera;praticamente assente la componente sexy,visto che la Bouchet mostra le sue grazie davvero di sfuggita.
In ultima analisi comunque siamo di fronte ad un prodotto perlomeno gradevole,impalpabile nella sua inconsistenza ma che in fondo non aveva nessuna ambizione artistico/culturale.
Praticamente invisibile,questo film è passato in sordina sulle tv commerciali mentre in rete circola solo in una versione davvero mediocre ottenuta da una vecchia VHS.

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Il debito coniugale

Un film di Franco Prosperi. Con Barbara Bouchet, Orazio Orlando, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Mario Carotenuto, Angela Luce, Anita Ekberg, Nerina Montagnani
Commedia, durata 85 min. – Italia 1971.

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Il debito coniugale banner protagonisti

Lando Buzzanca: Orazio
Pippo Franco: il cantastorie hippie
Barbara Bouchet: Candida
Anita Ekberg: Ines
Orazio Orlando: Romolo
Mario Carotenuto:Il prete

Il debito coniugale banner cast

Regia Franco Prosperi
Soggetto Massimo Franciosa
Sceneggiatura Massimo Franciosa, Giancarlo Del Re, Marina Chierici, Massimo Andrioli; dial. Massimo Franciosa
Casa di produzione Cinegai
Distribuzione (Italia) Panta Cinematografica
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Carlo Pes, Peppino De Luca
Scenografia Arrigo Equini

Il debito coniugale banner recensioni

L’opinione di SaintlySinner dal sito http://www.filmtv.it

L’idea non è neanche male. Tre persone che si incontrano, fuggono dalla noia della vita quotidiana attraverso un pellegrinaggio senza meta,
cominciano a volersi bene. Il film però è costruito abbastanza male, punta tutto sulla comicità che difficilmente strappa un sorriso.
Uno dei primi esempi di road movie all’italiana.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Tolta la Bouchet (al top della forma fisica) e la scena della “pesa” pettorale, si sviluppa malamente, perdendo per strada quanto di buono
(Carotenuto, Orlando, Buzzanca e Anita Ekberg) poteva invece sostenere. Lento e avvicendato lungo sentieri e prati, non brilla per scenografie (per lo più naturali) né tantomeno per dialoghi circonvicini al surreale. Pippo Franco in una particina malinconica (il viandante) era ancora di là dal raggiungere la notorietà… Inadempiente.
Homesick

Road movie di campagna la cui immane fiacchezza vanifica il vento libertario che vorrebbe far spirare. La coppia Buzzanca-Orlando non va (il primo è ben al di sotto dei suoi standard e il secondo non ha proprio la stoffa del comico), così a guadagnarsi l’attenzione sono la solarità della ninfomane Bouchet e le poche battute del fratacchione Carotenuto; la Ekberg è solo un nome di pregio, mentre Pippo Franco intona una delirante nenia come ne L’odio è il mio dio.
Ciavazzaro

Insipido. Visto numerose volte su odeon tv, il film è caratterizzato dalla sua pochezza, con la Bouchet usata solo come sirena per attirare il pubblico, la Ekberg e Carotenuto sprecatissimi.
Mediocre Buzzanca, incommentabile Orlando. C’e anche la Montagnani.

Matalo!

Prosperi cerca di alzare il tiro e certi momenti non sono male, però il film non ha il coraggio di svilupparsi fino in fondo e resta una cosina che avrebbe potuto esser migliore.
Pensare a un road movie nell’Italia sempre bruciata dal sole delle estati anni 70, con inni alla libertà più promiscua (e con la “condanna” inflitta al più in apparenza guascone dei due)
poteva portare a risultati più frizzanti: una mini epopea di caratteri e atmosfere; peccato. Bellissima la Bouchet e generosa la Ekberg bruna.
Saintgifts

Più che un on the road movie è un off road, visti i tanti sentieri percorsi dal trio di interpreti, un Buzzanca spirito libero e truffaldino, Orlando fuggitivo (quello del debito coniugale non assolto) e la Bouchet allegra ninfomane. La storia non è male per una commedia di quell’epoca, la sceneggiatura invece è povera e non offre molti spunti per qualche genuina risata, con un Buzzanca in affanno.
Scarsa anche la componente erotica che, con la presenza di una disinibita Bouchet, poteva essere più maliziosamente eccitante.

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