Filmscoop

Tutto il mio cinema

Le calde notti di Don Giovanni

Il problema di Don Giovanni Tenorio è uno;lui ama le donne,tutte,che siano sposate oppure no.
E naturalmente le donne lo ricambiano.Emulo del veneziano Giacomo Casanova,si infila in tutti i letti,tentando di sedurre
anche una monaca,suor Maddalena.
Questa sua debolezza è tutt’altro che accettata dalla nobiltà castigliana,che alla fine riesce a farlo mandare a combinare guai in Africa.
Difatti dopo poco eccolo alle prese con il tentativo di conquistare la bellissima Aisha,figlia di Omar,uno dei capi berberi più influenti.
Dopo vari tentativi,il seduttore ottiene quanto voluto ma questa volta è capitato nelle mani sbagliate.Costretto da Omar a sposare la bella Aisha Don Giovanni rifiuta e viene condannato alla castrazione.
Alla quale sfugge miracolosamente grazie all’intervento della regina di Cipro,che si innamora di lui e dalla quale fugge quando scopre che anche lei lo vuole in esclusiva.


Con l’aiuto dell’inseparabile servo,Don Giovanni si getta in mare e stremato arriva su quella che sembra un’isola deserta.
Ma quando tutto sembra perduto ecco apparire una bellissima ragazza…
Proto decamerotico in anticipo sui tempi,un po cappa e spada anzi chiappa,vista la generosa esposizione di nudi femminili,Le calde notti di Don Giovanni è un film diretto nel 1971 da Alfonso Brescia,che qui si firma Al Bradley.
Brescia chiama nel cast oltre al belloccio Robert Hoffmann un parterre femminile di tutto rispetto,che include una nudissima Barbara Bouchet,una meno nuda anzi direi castissima Edwige Fenech,acerbamente inespressiva come non mai,Ira Furstemberg,una splendida Annabella Incontrera e Lucretia Love,che sta in scena molto poco ma quanto meno vestita.


Film senza sussulti,che però almeno è girato dignitosamente,con bei costumi,belle location e una buona fotografia.
Nulla di che,ma non ci si annoia.
Per gli amanti dello streaming,il film è disponibile ai link https://www.dailymotion.com/video/x5ufj3t (primo tempo) e
https://www.dailymotion.com/video/x6jnawu (secondo tempo) in una buona riduzione da tv

Le calde notti di Don Giovanni
Un film di Alfonso Brescia. Con Annabella Incontrera, Ira Fürstenberg, Robert Hoffmann, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Emma Baron, Adriano Micantoni, Maria Montez, José Calvo, Cris Huerta, Lucretia Love, Pat Nigro Commedia, durata 93 min. – Italia 1971

Robert Hoffmann: Don Giovanni Tenorio
Barbara Bouchet: Esmeralda Vargas
Edwige Fenech: Aisha
Ira Fürstenberg: Isabella Gonzales
Annabella Incontrera: Suor Maddalena
Lucrezia Love: Regina di Cipro
José Calvo: Sultano Selim
Adriano Micantoni: Emiro Omar
Emma Baron: Madre Superiora
Lucretia Love: La regina di Cipro

Regia Alfonso Brescia
Soggetto Miguel Oliveros Tova, Arturo Marcos
Sceneggiatura Arpad DeRiso, Aldo Crudo
Casa di produzione Luis Film (Roma) – Fenix Films (Madrid)
Distribuzione (Italia) Florida Cinematografica
Fotografia Godofredo Pacheco, Julio Ortas Plaza
Montaggio Rolando Salvatori
Musiche Carlo Savina
Scenografia José Luis Galicia
Costumi Maria Luisa Panaro

giugno 15, 2018 Posted by | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Sono fotogenico

A trent’anni Antonio Barozzi è stufo della sua vita nella pacifica Laveno,sul lago Maggiore.
Ha un solo sogno,diventare attore come i divi che imita,John Wayne,Marlon Brando…
Decide quindi di andare nella fabbrica delle illusioni,Roma,alla ricerca di un provino cinematografico vincente.
Ma qui,più che rischiare di sperperare il patrimonio di suo padre non ottiene;unica nota positiva è l’amicizia con la bella Cinzia,che però
tenterà di appioppargli i due gemelli che attende da un maneggione.
Alla fine,dopo un incidente che lo menoma nel fisico,Antonio torna mestamente a casa dove alla fine sposa la paziente Marisa che lo ha atteso,adotta
i due figli di Cinzia che nel frattempo li ha mollati volentieri per inseguire il sogno di diventare attrice e accetta il posto di bancario…
Sono fotogenico,diretto da Dino Risi nel 1980 è una garbata satira sul mondo del cinema,quasi tutta sotto le righe;il mondo della celluloide ne esce con la schiena spezzata ma Risi non usa la frusta,bensi uno scudiscio foderato di velluto.


La sottile ironia affiora quasi sempre ma resta comunque sotto la superficie;spazio ad uno scatenato,irresistibile Renato Pozzetto che tira fuori il meglio del suo repertorio
dominando la scena con battute,ammiccamenti e sopratutto con la sua presenza fisica,che riesce a rendere “fisica” l’ingenuità del personaggio interpretato,Antonio detto Tony
perso dietro i sogni di una carriera hollywoodiana,vissuta all’ombra dei suoi miti attraverso citazioni,poster,stile di vita.
Finirà malinconicamente,un ammonimento a tutti quelli che inseguono il miraggio di un mondo infido e pericoloso come quello del cinema.
Risi,dopo l’amaro Caro papà e prima del bellissimo e malinconico Fantasma d’amore si concede quasi una vacanza con un film in tono leggero,nel quale


lascia le briglie sciolte a Renato Pozzetto,attore sulla cresta dell’onda e reduce da grandi successi al box office come La patata bollente,Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective e Tesoromio.
Il risultato è un gran successo di pubblico e una generale stroncatura della critica,poco avvezza al disimpegno e ai diertissement,quasi
che un regista “impegnato” come Risi fosse costretto a dover girare soporifere “corazzate Potiomkin”
Viceersa Sono fotogenico ha diverse buone trovate,ritmo e non è affatto una prova minore.
E’ una commedia,tutto quà.Semplice,lineare,ben recitata e a tratti spassosa.Quindi oro che cola,alla luce di prodotti ben più scadenti del periodo.
A parte Pozzetto,davvero irresistibile (memorabile la faccia sempre uguale davanti al fotografo che lo esorta a espressioni differenti) c’è una bellissima Fenech,il solito simpaticissimo Maccione


e i camei di Monicelli,Tognazzi,Gassman e Barbara Bouchet.
Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.raiplay.it/video/2017/04/Sono-fotogenico-2c010d8c-762f-45e4-9253-9361f821b59d.html in una versione praticamente perfetta.

Sono fotogenico

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Renato Pozzetto, Ugo Tognazzi, Massimo Boldi, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Michel Galabru, Aldo Maccione, Mario Monicelli, Attilio Dottesio, Eolo Capritti, Gino Santercole, Julien Guiomar, Guido Mariotti, Salvatore Campochiaro, Paolo Baroni, Annunziata Pozzaglia, Paolo De Manincor, Roberta Lerici, Livia Ermolli, Luigi Di Sales, Bruna Cealti Commedia, durata 98 min. – Italia 1980

 

Renato Pozzetto: Antonio Barozzi
Edwige Fenech: Cinzia Pancaldi
Aldo Maccione: avv. Pedretti
Massimo Boldi: Sandro Rubizzi
Michel Galabru: produttore Del Giudice
Julien Guiomar: Carlo Simoni
Gino Santercole: Sergio
Attilio Dottesio: Attilio Turchese
Livia Ermolli: Laura Barozzi
Paolo Baroni: Paolino
Salvatore Campochiaro: nonno Augusto
Guido Mariotti: Arcibaldo Barozzi
Bruna Cealti: Luigina Barozzi
Eolo Capritti: indiano “Nuvola Bianca”
Paolo de Manincor: fotografo
Roberta Lerici: Marisa
Annunziata Pozzaglia: Annunziata
Ugo Tognazzi: se stesso
Vittorio Gassman: se stesso
Mario Monicelli: se stesso
Barbara Bouchet: se stessa
Jimmy il Fenomeno: reclutatore di zoppi
Margherita Horowitz: signora del treno
Lina Franchi: donna al funerale
Ennio Antonelli: assistente di Monicelli
Giulio Rinaldi (non accreditato): controfigura per la scena sostitutiva di Monica Vitti
Lory Del Santo: se stessa
Maria Tedeschi: se stessa
Tonino Delli Colli: se stesso

Regia Dino Risi
Soggetto Massimo Franciosa,Marco Risi,Dino Risi
Sceneggiatura Massimo Franciosa,Marco Risi,Dino Risi
Produttore Pio Angeletti,Adriano De Micheli
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Ezio Altieri

“Lavorare fa incazzare.”

“Gallina vecchia fa… gallina vecchia fa… fa schifo!”

“A te ti hanno battezzato coll’acqua dei ravioli!”

“Nudo te! Ma se fai schifo anche vestito. Vai vai…”

“Scusate il ritardo ragazzi, ma io, caschi il mondo, alle 9:30 in punto devo cagare”

“Povero nonno!È morto mentre guardava”Com’è bella la bernarda tutta nera tutta calda”

“Eh, uno così deve fare l’attore: testa piccola a forma di noce. Avete notato che tutti i grandi attori hanno la testa piccola a forma di noce?”

 

ottobre 8, 2017 Posted by | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Il debito coniugale

Il debito coniugale locandina 2

In un piccolo borgo Romolo lavora nel distributore di benzina di sua moglie;pigro e indolente,Romolo non ha alcuna
voglia di lavorare e sopporta sempre meno la giunonica compagna,Ines,con la quale è sposato da 10 anni.
L’occasione propizia di evadere dalla prigione nella quale ormai è rinchiuso capita a Romolo il giorno in cui si
imbatte casualmente in Orazio,una vecchia conoscenza,che girovaga in lungo e in largo senza meta e senza punti di riferimento.
Affascinato dai racconti del compagno,Romolo abbandona la stazione e sua moglie e segue Orazio nel suo vagabondaggio;
lungo il percorso fatto assieme Romolo traveste una pecora da montone per rimediare due soldi;scoperto dalla donna che doveva
acquistare l’animale,non prima di averne goduto le grazie Romolo fugge con Orazio finendo per imbattersi,su una spiaggia,in Candida.
La bellissima ragazza,ad onta del suo nome,ha una sessualità libera e sfrenata e mal sopporta le limitazioni imposte dal marito e così finisce per aggregarsi ai due.
Adesso i girovaghi sono tre,alle prese però con i bisogni più elementari.

Il debito coniugale 1

Orazio Orlando e Anita Ekberg

Il debito coniugale 2

Lando Buzzanca

E’ Romolo ad avere l’idea giusta;in un paesino organizza uno spogliarello di Candida con i maschi del paese;per ogni capo tolto
la donna viene ricompensata con laute mance.Ma mentre la lotteria strip tease è arrivata alla parte cruciale,interviene la polizia
e i tre riescono a scappare per puro caso.
Finalmente hanno un po di denaro per rifocillarsi.
Intanto Ines non riesce a darsi pace per la fuga del marito e sfoga la sua rabbia con il prete che dieci anni prima le aveva proposto
come buon marito l’indolente Romolo.
Durante un pranzo,Romolo mangia troppe salsicce e finisce per stramazzare al suolo;convinto che l’uomo sia morto,Orazio va via e decide
di informare Ines del decesso.
Giunto nella stazione di servizio di Ines,Orazio si lascia irretire dalla donna e alla fine decide di restare con lei.
Nel frattempo Romolo,che non è affatto morto ma ha fatto solo indigestione di salsicce si riprende;vista la partenza dell’amico
non si perde d’animo.
Con Candida e un giovane hippy riprende la vita errabonda alla quale non sa più rinunciare e si avvia verso nuove avventure
con i suoi amici.

Il debito coniugale 10

Il debito coniugale 11

Barbara Bouchet

Girato nell’incantevole cornice del promontorio del Gargano,tra le sabbie di Peschici e le numerose conche della località turistica pugliese,
Il debito coniugale è una commedia del 1970, girata in stile on the road da Franco Prosperi,regista romano autore di una ventina di pellicole
fra le quali vanno segnalate La settima donna e Io non spezzo,rompo.
Un film che si snoda fra alti e bassi,con momenti di buona comicità (la vendita della pecora) e momenti di stanca,ma con risultati alla fine apprezzabili.
Merito del duo Lando Buzzanca e Barbara Bouchet,due dei più importanti attori leggeri degli anni sessanta,qui riuniti per la prima volta.
I due mostrano un affiatamento che darà ulteriori frutti in seguito mentre decisamente in imbarazzo appare Orazio Orlando che non aveva particolari doti comiche;relegata in un ruolo secondario Anita Ekberg.
La pellicola ammicca in qualche modo ai road movie,raccontando anche se molto marginalmente la voglia di libertà dei giovani che avevano vissuto
la gloriosa epopea hippy;marginalmente perchè Prosperi non affronta discorsi impegnativi o non fornisce motivazioni profonde alla fuga dei tre
compagni di vicissitudini,lasciando spazio alle avventure abbastanza casuali che i tre vivono.

Il debito coniugale 3

Il debito coniugale 4
La dimostrazione arriva durante il famoso pranzo in cui Orazio fa indigestione di salsicce,espediente narrativo abbastanza goliardico
che segna il finaledel film,in fondo abbastanza malinconico in cui i ruoli dei due protagonisti si capovolgono.
Romolo diventa uno spirito libero mentre il vagabondo Orazio rientra tra i ranghi;il tutto affrontato con il sorriso sulle labbra e con un tono di leggerezza tale da suggellare quanto si è visto solo come commedia.
La riprova è la canzone cantata da Pippo Franco durante il pranzo “fatale” e che recita in un passo “dormi dormi bimbo bello
che tuo padre è un cornutello e tua madre è una bigotta dormi fio de ‘na mignotta se non dormi stai sicuro
che te pio e te sbatto ar muro e così passa la bua dormi li mortacci tua
Ecco a ben vedere questa canzone è l’epitaffio di un film che avrebbe potuto avere un altro svolgimento,una commedia satirica e che invece rimane negli angusti spazi della commedia leggera;praticamente assente la componente sexy,visto che la Bouchet mostra le sue grazie davvero di sfuggita.
In ultima analisi comunque siamo di fronte ad un prodotto perlomeno gradevole,impalpabile nella sua inconsistenza ma che in fondo non aveva nessuna ambizione artistico/culturale.
Praticamente invisibile,questo film è passato in sordina sulle tv commerciali mentre in rete circola solo in una versione davvero mediocre ottenuta da una vecchia VHS.

Il debito coniugale 5

Il debito coniugale 6

Il debito coniugale

Un film di Franco Prosperi. Con Barbara Bouchet, Orazio Orlando, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Mario Carotenuto, Angela Luce, Anita Ekberg, Nerina Montagnani
Commedia, durata 85 min. – Italia 1971.

Il debito coniugale banner gallery

Il debito coniugale 7

Il debito coniugale 8

Il debito coniugale 9

 

Il debito coniugale 12

Il debito coniugale 13

Il debito coniugale 16

Il debito coniugale 14

Il debito coniugale 15

Il debito coniugale banner protagonisti

Lando Buzzanca: Orazio
Pippo Franco: il cantastorie hippie
Barbara Bouchet: Candida
Anita Ekberg: Ines
Orazio Orlando: Romolo
Mario Carotenuto:Il prete

Il debito coniugale banner cast

Regia Franco Prosperi
Soggetto Massimo Franciosa
Sceneggiatura Massimo Franciosa, Giancarlo Del Re, Marina Chierici, Massimo Andrioli; dial. Massimo Franciosa
Casa di produzione Cinegai
Distribuzione (Italia) Panta Cinematografica
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Carlo Pes, Peppino De Luca
Scenografia Arrigo Equini

Il debito coniugale banner recensioni

L’opinione di SaintlySinner dal sito http://www.filmtv.it

L’idea non è neanche male. Tre persone che si incontrano, fuggono dalla noia della vita quotidiana attraverso un pellegrinaggio senza meta,
cominciano a volersi bene. Il film però è costruito abbastanza male, punta tutto sulla comicità che difficilmente strappa un sorriso.
Uno dei primi esempi di road movie all’italiana.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Tolta la Bouchet (al top della forma fisica) e la scena della “pesa” pettorale, si sviluppa malamente, perdendo per strada quanto di buono
(Carotenuto, Orlando, Buzzanca e Anita Ekberg) poteva invece sostenere. Lento e avvicendato lungo sentieri e prati, non brilla per scenografie (per lo più naturali) né tantomeno per dialoghi circonvicini al surreale. Pippo Franco in una particina malinconica (il viandante) era ancora di là dal raggiungere la notorietà… Inadempiente.
Homesick

Road movie di campagna la cui immane fiacchezza vanifica il vento libertario che vorrebbe far spirare. La coppia Buzzanca-Orlando non va (il primo è ben al di sotto dei suoi standard e il secondo non ha proprio la stoffa del comico), così a guadagnarsi l’attenzione sono la solarità della ninfomane Bouchet e le poche battute del fratacchione Carotenuto; la Ekberg è solo un nome di pregio, mentre Pippo Franco intona una delirante nenia come ne L’odio è il mio dio.
Ciavazzaro

Insipido. Visto numerose volte su odeon tv, il film è caratterizzato dalla sua pochezza, con la Bouchet usata solo come sirena per attirare il pubblico, la Ekberg e Carotenuto sprecatissimi.
Mediocre Buzzanca, incommentabile Orlando. C’e anche la Montagnani.

Matalo!

Prosperi cerca di alzare il tiro e certi momenti non sono male, però il film non ha il coraggio di svilupparsi fino in fondo e resta una cosina che avrebbe potuto esser migliore.
Pensare a un road movie nell’Italia sempre bruciata dal sole delle estati anni 70, con inni alla libertà più promiscua (e con la “condanna” inflitta al più in apparenza guascone dei due)
poteva portare a risultati più frizzanti: una mini epopea di caratteri e atmosfere; peccato. Bellissima la Bouchet e generosa la Ekberg bruna.
Saintgifts

Più che un on the road movie è un off road, visti i tanti sentieri percorsi dal trio di interpreti, un Buzzanca spirito libero e truffaldino, Orlando fuggitivo (quello del debito coniugale non assolto) e la Bouchet allegra ninfomane. La storia non è male per una commedia di quell’epoca, la sceneggiatura invece è povera e non offre molti spunti per qualche genuina risata, con un Buzzanca in affanno.
Scarsa anche la componente erotica che, con la presenza di una disinibita Bouchet, poteva essere più maliziosamente eccitante.

Il debito coniugale banner locandine

Il debito coniugale locandina 4

Il debito coniugale locandina 3

Il debito coniugale locandina 1

Il debito coniugale foto 2

Il debito coniugale foto 1

marzo 16, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Il tuo piacere è il mio

Il tuo piacere è il mio locandina

Unico lungometraggio del regista Claudio Racca,più conosciuto come direttore della fotografia (suoi lavori come Valeria dentro e fuori,
Un fiocco nero per Deborah,Commissariato di notturna tra le produzioni),Il tuo piacere è il mio è un decamerotico caratterizzato dal cast di prim’ordine utilizzato e dall’assoluta mancanza di riscontro ai botteghini,dove si rivelò un flop clamoroso,tanto da rendere il film un invisibile,
ruolo che ha ricoperto a tutt’oggi.
Ad onta dei soldi spesi per ingaggiare un cast che non ha uguali nel campo dei decamerotici e che comprende artisti del calibro di Carlo Giuffrè e Eva Aulin,Silvia Koscina e Barbara Bouchet,Femi Benussi e Erna Schurer,Lionel Stander e Leopoldo Trieste per non parlare di ottimi comprimari come
Umberto Raho,Pupo De Luca,Marisa Solinas il film fu un fiasco clamoroso.
E i motivi sono da ricercare nei dialoghi francamente beceri e volgari e nella struttura del film,che dai decamerotici riprende la classica ripartizione in novelle che questa volta si rifanno ad un’opera di Honorè De Balzac (secondo almeno quanto citato nei credit) ovvero Le sollazzevoli istorie edito nel 1837.

Il tuo piacere è il mio 1

Il tuo piacere è il mio 2

Il tuo piacere è il mio 4

Lionel Stander e Eva Aulin

Il quale sicuramente si sarà rivoltato nella tomba nel vedere la sua opera ridotta al rango di sgangherata barzelletta da taverna.
De Balzac aveva creato un’opera in cui la beffa,l’intrallazzo amoroso,l’adulterio erano qualcosa che si ispirava alla migliore tradizione comico/satirica francese,con riferimenti a Rabelais o all’Heptaméron della Regina di Navarra.
Qui siamo in campo cinematografico e come già accaduto per messer Boccaccio,per Caucher,per l’Aretino o Masuccio Salernitano tutto si riduce
a comica di infimo ordine e banale scusa per l’esposizione di terga e seni delle belle attrici del cast,forse l’unica cosa di rilievo del film assieme ai costumi utilizzati.
Ben poca cosa,purtroppo.
Il film si apre con due ragazze nude che giocano nel cortile di un castello (fra di esse Erna Schurer);è l’introduzione a sei novelle raccontate durante un convivio (praticamente l’espediente più usato nei decamerotici,ripreso dal Decamerone di Boccaccio) in cui un nobile fiorentino invita i suoi ospiti a raccontare storie licenziose.
La prima vede una giovane marchesa tentare di seguire i consigli del suo confessore che la sprona ad essere all’altezza di alcune sante dai costumi molto liberi.
L’ingenua (ingenua?) marchesa,interpretata dalla bella Eva Aulin scoprirà quanto è piacevole essere accarezzata da un giovane…
La seconda novella,raccontata a tavola da un Cardinale,è un ensemble di storielle sconce mentre la terza racconta le vicende di una tintora che dopo essersi trastullata con un frate vedrà come frutto della relazione la nascita di un figlio.

Il tuo piacere è il mio 5

Erna Schurer

Il tuo piacere è il mio 6

Sylvia Koscina

La quarta ha come protagonista il re francese Francesco I che è stato fatto prigioniero dall’imperatore Carlo V d’Asburgo e che ne approfitta per divertirsi con due belle spagnole ospiti dell’imperatore.Una delle due donne con molta furbizia riesce ad ottenere l’assoluzione sia dal papa che da un cardinale.
La quinta novella si svolge temporalmente durante il concilio di Costanza,durante il quale una prostituta mette tutto a soqquadro con la sua bellezza scatenando la bramosia di buona parte dei convocati,fra i quali sacerdoti,alti prelati e persino cardinali.
L’ultima novella,che chiude il film vede protagonista un Marchese che,per consolarsi dei rifiuti continui della sua bella sposa a concedersi carnalmente (la donna è in realtà l’amante del re) finisce per andare con una prostituta che gli trasmette una malattia venerea.
Come si evince dalla trama,siamo di fronte a novelle sboccate e prive di gusto,ben lontane dallo spirito quasi goliardico di Balzac.
Il cast utilizzato è quindi sprecato in malo modo;i decamerotici in fondo erano i film più facili da girare in quanto non richiedevano particolari attenzioni.

Il tuo piacere è il mio 9

Femi Benussi

Racca riesce quindi a sprecare il budget ricavandone un film di bassa lega,che non riesce a strappare un sorriso in nessun modo.
A completare la performance ecco una sgangherata colonna sonora,degna più di un film della serie interminabili di Pierino che di un film con qualche velleità.
Scomparso del tutto dai circuiti televisivi o dell’home video,il film esiste oggi solo in una versione inguardabile ricavata da una videocassetta.
Il tuo piacere è il mio

Un film di Claudio Racca. Con Femi Benussi, Anna Maestri, Aldo Giuffré, Barbara Bouchet, Sylva Koscina, Erna Schurer, Ewa Aulin,
Attilio Dottesio, Giacomo Furia, Umberto Raho, Lionel Stander, Lorenzo Piani,
Marisa Solinas, Giuseppe Alotta, Duilio Cruciani Commedia erotica, durata 93 min. – Italia 1972

Il tuo piacere è il mio banner gallery

Il tuo piacere è il mio 7

Il tuo piacere è il mio 8

Il tuo piacere è il mio 10

Il tuo piacere è il mio 11

Il tuo piacere è il mio 12

Il tuo piacere è il mio 13

Il tuo piacere è il mio 14

Il tuo piacere è il mio 15

Il tuo piacere è il mio 16

Il tuo piacere è il mio banner protagonisti

Ewa Aulin: marchesa Cavalcanti
Femi Benussi: contessa Joselita Esteban De Fierro / Rosalia
Barbara Bouchet: prostituta
Aldo Giuffré: granduca
Sylva Koscina: moglie del tintore
Erna Schurer: granduchessa
Lionel Stander: marchese Cavalcanti / cardinale di Ragusa
Leopoldo Trieste: tintore
Marisa Solinas: damigella della granduchessa

Il tuo piacere è il mio banner cast

Regia Claudio Racca
Soggetto Claudio Racca
Sceneggiatura Claudio Racca
Produttore Anselmo Parrinello, Paolo Prestano
Casa di produzione Naxos Film
Distribuzione (Italia) Panta distribuzione
Fotografia Claudio Racca
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Franco Bixio
Scenografia Luciano Vincenti
Costumi Luciano Vincenti

Il tuo piacere è il mio banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Verginelle vogliose, preti satiri, mariti cornuti, burle a scopo sessuale: siamo in pieno decamerotico, anche se Claudio Racca non si rivolge direttamente alle fonti primarie che hanno alimentato il genere (la letteratura ‘licenziosa’ del Boccaccio e dell’Aretino), bensì a Honorè De Balzac, con tanto di didascalia finale che dovrebbe in qualche modo nobilitare il film spiegando – con la penna dello scrittore francese – come l’uomo storicamente sia sempre lo stesso, ieri come oggi come domani, impegnato a riempirsi la pancia e a sfogare i suoi più bassi istinti. Nulla di sorprendente: ci provavano tutti.
Tutti i registi di simili prodottini a costo infimo ed esteticamente tirati via cercavano di darsi un tono con la citazione di qualche nome culturalmente altisonante; Racca peraltro qui esordisce dietro la macchina da presa, dopo un decennio di carriera come direttore della fotografia, e firma anche la sceneggiatura. L’unico ‘effetto speciale’ che ha a disposizione è rappresentato dal cast decisamente onorevole, soprattutto per una pellicola di tale risibile stampo: gli interpreti principali sono Lionel Stander, Sylva Koscina, Aldo Giuffrè, Barbara Bouchet, Leopoldo Trieste, Femi Benussi, Umberto Raho, Ewa Aulin, Giacomo Furia, Marisa Solinas e Pupo De Luca. Una parola va spesa per quest’ultimo: attore di secondo piano ma non disprezzabile, utilizzato sempre per parti minori, detiene probabilmente il record di presenze nel genere decamerotico, avendone collezionate all’incirca una decina in un filone a tutti gli effetti non molto ampio.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Decamerotico di qualche pretesa (ci sono Giuffré, la Koscina, Stander, Leopoldo Trieste e molti altri), ricavato stavolta da “Les Contes drolatique” (=I racconti giocosi) di Balzac (almeno così si legge). Sullo schermo siamo alla tavola del Re, ma in realtà siamo nella mediocrità più vieta. Arriva solo qualche striminzita risatina.
L’Ubalda vince 3 a 0, e senza fatica.
Undying

Decamerotico di certo stile visivo (cifrare il cast femminile) che pecca di mancato approfondimento comico. Firmato da un regista che girerà poca altra roba, tra cui un documentario a sfondo “erotico” (Love Duro e Violento, 1985) vanta la pretesa discendenza dalle novelle francesi di Honoré de Balzac.
Forse questo è uno dei motivi che lo distanzia dalla volgare e scollacciata comicità nostrana, rendendolo meno interessante di altri titoli appartenenti al genere.
Gradevole per la variegata quantità di attrici, sulle quali predomina la bellissima Eufemia.

Homesick

Insolita cornice aristocratica e medesimi attori impiegati in ruoli diversi per episodi di genere decamerotico flosci e monchi che vantano derivazione
da “Le sollazzevoli historie” di Honoré de Balzac. La ragion d’essere proviene dal ricco cast femminile – notevoli la Schurer e la Solinas tutte ignude
al lavacro e la Aulin con gambe e piedi in bella mostra – e dall’inedita presenza del doppiatore Sergio Graziani nelle nobili vesti di Francesco I di Francia.
Demenziale la canzone sui titoli di testa.

marzo 15, 2016 Posted by | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

Ancora una volta prima di lasciarci

Ancora una volta prima di lasciarci locandina 1

Un amore che termina,un matrimonio che si dissolve.
Giorgio e Luisa si incontrano e assieme riportano indietro l’orologio dei ricordi rievocando quelle che sono state le cause della fine del loro matrimonio.
Erano una coppia felice,ma le incomprensioni,i dubbi i sospetti avevano minato il loro rapporto.
Luisa era convinta che suo marito la tradisse,per questo si era concessa ad un umile lavoratore.
Giorgio dal canto suo aveva avuto delle avventure:una sua collega di lavoro prima,poi la moglie di un ginecologo,Marco.
Luisa,incinta di Giorgio,perse il bambino per un’accidentale caduta e subito dopo ebbe una relazione proprio con l’uomo che le aveva procurato
l’aborto,Marco,la cui moglie era stata l’amante di Giorgio.
La coppia si dissolse quando Giorgio in seguito all’ennesima avventura,contrasse la parotite finendo per diventare sterile
mentre Luisa,ormai delusa dal marito,ebbe come amante un giovane hippy americano.

Ancora una volta prima di lasciarci 1

Ancora una volta prima di lasciarci 2

L’ultimo incontro sa di tristezza e malinconia;inutilmente Giorgio cerca di recuperare il rapporto con la ex moglie che rifiuta di tornare con lei,anche perchè adesso aspetta un figlio da un altro uomo.
Ancora una volta prima di lasciarci è un film del 1972 diretto da Giuliano Biagetti,regista di 14 opere di livello sufficiente,qui in un dramma
che sa di malinconia e tristezza,come tutti gli amori che sfioriscono e che si eclissano.
Il tema della coppia e del tradimento è quindi centrale;tradimento più casuale che fortemente voluto,frutto di cose non dette,inespresse.
Un po la cartina di tornasole di tanti altri matrimoni,consumati dalla routine o dall’incomunicabilità
Ma anche un film monotono e poco coinvolgente,ingessato.
Colpa di una sceneggiatura improbabile e di una recitazione impaludata,quasi che i due attori protagonisti,pur bravi professionisti,abbiano
snobbato la storia, limitandosi ad una recitazione svogliata e poco coinvolta a livello personale.
Dall’aborto all’infedeltà alla sterilità,nulla viene trascurato per raccontare la storia di una coppia che però ha in se i germi del fallimento;
e questo Biagetti lo racconta con il flash back,senza però mai scalfire la superficie.

Ancora una volta prima di lasciarci 3

Ancora una volta prima di lasciarci 4

Ancora una volta prima di lasciarci 5
Pure il film ha delle doti non trascurabili,come la capacità di non scadere mai nel banale grazie anche a dialoghi che mantengono vivo l’interesse dello spettatore.
Non dimentichiamo infatti che questo tipo di film girati “in camera” spesso si trasformano in abissi di noia sconfinata.
Va quindi riconosciuto a Biagetti almeno lo sforzo di aver provato una strada alternativa,ovvero il recupero della vita di due persone
che nel passato hanno condiviso la vita in comune e che malinconicamente scoprono che il passato non si può recuperare,non dopo gli incontri che
fatalmente si finisce per fare quando la vita ricomincia.
Un film in chiaro scuro,in definitiva.
Predominano le incertezze,ma alla fine non ci si trova davanti ad un prodotto bolso o sciapo,quanto piuttosto deludente per le cose che si potevano dire e fare.

Ancora una volta prima di lasciarci 6

Ancora una volta prima di lasciarci 7
Un film praticamente scomparso e che ancora oggi è di difficilissima reperibilità.
Insoddisfacenti le prove di Corrado Pani e Barbara Bouchet,incerta la regia di Biagetti.

Ancora una volta prima di lasciarci
Un film di Giuliano Biagetti. Con Franco Fabrizi, Barbara Bouchet, Olga Bisera, Corrado Pani, Antonia Santilli, Donato Castellaneta, Eugene Walter, Stella Carnacina Commedia, durata 100 min. – Italia 1973

Ancora una volta prima di lasciarci banner gallery

Ancora una volta prima di lasciarci 8

Ancora una volta prima di lasciarci 9

Ancora una volta prima di lasciarci 10

Ancora una volta prima di lasciarci 11

Ancora una volta prima di lasciarci 12

Ancora una volta prima di lasciarci 13

Ancora una volta prima di lasciarci 14

Ancora una volta prima di lasciarci 15

Ancora una volta prima di lasciarci banner protagonisti

Corrado Pani … Giorgio
Barbara Bouchet … Luisa
Franco Fabrizi … Marco

Ancora una volta prima di lasciarci banner cast

Regia: Giuliano Biagetti
Sceneggiatura: Giuliano Biagetti,Antonio Borghesi
Produzione: Enzo De Punta
Musiche: Berto Pisano
Fotografia: Antonio Borghesi
Montaggio: Alberto Moriani
Art decoration: Franco Bottari
Costumi: Tellino Tellini

Ancora una volta prima di lasciarci banner recensioni

L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Incontro definitivo d’una coppia sull’orlo del declino: ultimo ritrovo, nel quale si rievocano tradimenti (casuali più che voluti), drammi (sterilità ed aborto)
dovuti ad un rapporto che il destino tende -con il passar degli anni- a rendere sempre più problematico. La vicenda di Luisa e Giorgio sembra quella di Giulietta e Romeo au contraire,
e Giuliano Biagetti è regista che ha dato alla storia pochi titoli, ma alquanto “disagevoli” (Decameroticus, La svergognata o L’appuntamento), com’è il caso di questo malinconico dramma erotico.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

L’ultima volta prima di lasciarsi collima con l’ennesimo incontro nella speranza di tornare insieme, ma se entrambe le parti in causa discordano sulla reunion non resta che l’amarezza di raccontarsi il passato e voltare pagina. Una commedia agrodolce seventy in odore di confessioni spiattellate quasi come per svelare le carte di un gioco.
La Bouchet è perfetta per il ruolo: disincantata, arrendevole, femmina. La qualità maggiore del film è che, pur essendo basato su un format da camera, sa coinvolgere e non annoia mai.

L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Una chicca di lavoro per tutto: trama, impostazione, costumi, bravura degli attori, epilogo, colpi di scena. Sono due coniugi che brindano alla loro separazione e poi si raccontano i retroscena di 30 anni di vita comune… Se ne vedono di cotte e di crude, si accumulano una serie di personaggi e di situazioni allucinanti; il film si tinge ora di comico ora di iperdrammatico, ma la vera stangata sono certi discorsi di filosofia pratica, nella quale chi ha una lunga relazione alle spalle può trovare riscontri sconvolgenti o addirittura scioccanti.

Ancora una volta prima di lasciarci locandina 2

Ancora una volta prima di lasciarci locandina 3

febbraio 8, 2016 Posted by | Drammatico | , , , , , | Lascia un commento

La badessa di Castro

La badessa di Castro locandina 1

Elena dei Signori di Campireali ama segretamente Giulio Branciforti, ma la loro relazione è ostacolata dalla madre di lei; poichè siamo nel XVI secolo, alla ragazza non è dato scegliere o disporre della propria vita, così viene destinata alla vita conventuale.
Presi i voti,Elena diventa un’autentica arpia, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione per esercitare un’autorità che deriva principalmente dalla frustrazione e dal rimpianto per la vita secolare.In particolare è ambiguo il suo rapporto con il Vescovo Francesco Cittadini, che non disprezza nonostante l’alta carica la bellezza femminile.
Tra i due inizia così una relazione peccaminosa, che culmina in congressi carnali, che hanno come conseguenza espiazioni mortificanti della donna, che per purificarsi si espone a durissime punizioni corporali.

La badessa di Castro 15

La badessa di Castro 14
L’ascesa a Badessa di Elena non è però senza conseguenze;Suor Margherita Altieri gelosa di Elena inizia a spiarla sperando di coglierla in fallo e scopre così la relazione.
Nel frattempo Elena da ospitalità ad un prete ed una monaca che hanno ceduto ai sensi, nonostante questi siano inseguiti dagli uomini del Vescovo.
I due in seguito, scoperti dalle milizie del prelato, scelgono la morte piuttosto che finire nelle mani del Vescovo stesso.
Suor Margherita Altieri si rivolge alle autorità ecclesiali che mandano in convento rappresentanti dell’Inquisizione, che naturalmente con metodi brutali cerca di strappare confessioni alle consorelle con la tortura per poter appurare di quali appoggi abbiano goduto i due fuggitivi.

La badessa di Castro 10

La badessa di Castro 13
La relazione peccaminosa tra il Vescovo e la Badessa rischia quindi di avere conseguenze funeste, anche perchè Elena è incinta;nonostante l’intervento della madre di Elena, che per evitare scandali chiama nientemeno che l’ex amato Giulio Branciforti, la Badessa decide di uscire dalla drammatica situazione nel modo più tragico.
Dopo aver partorito il figlio, Elena si assicura che quest’ultimo sia in salvo e decide il suicidio, anche per non coinvolgere il vescovo davanti all’inquisizione.
La badessa di Castro è un nunsploitation uscito nelle sale nel 1974 e diretto in maniera abbastanza anonima e piatta da Armando Crispino subito dopo L’etrusco uccide ancora e prima di quel gioiello che è Macchie solari.
Molto a disagio con una storia conventuale abbastanza scontata e infarcita di un anticlericalismo grossolano e degno di miglior causa, il film che si ispira abbastanza liberamente all’omonimo romanzo di Stendhal sconta la mancanza di ritrmo che il regista, molto più a suo agio con gli horror non riesce ad imprimere alla pellicola.

La badessa di Castro 9

La badessa di Castro 8
La parte erotica del film,che dovrebbe in qualche modo sottolineare l’illeicita’ delle varie relazioni dei protagonisti, ovvero quella tra Elena e il vescovo e quella tra i due religiosi rimane abbastanza nell’ombra e va detto per fortuna, visto che il genere nunsploitation ebbe particolarmente fortuna proprio con gli aspetti più piccanti della sessualità repressa dalle e nelle mura dei conventi.
Questo serve a dare un tono più dignitoso alla pellicola, che quindi non punta esplicitamente sul sesso come argomento principale, ma ugualmente alla fine il risultato è poco più che mediocre.Difficile dire perchè, ma il film sembra immerso in un’atmosfera poco morbosa, dove per morbosa si intende una connotazione relativa al proibito, ovvero i sentimenti che possono nutrire coloro che hanno dedicato la loro vita alla fede in contrapposizione con l’irrefrenabilità della natura umana, della quale la sessualità è componente fondamentale e insopprimibile.
Crispino non imprime nerbo e vitalità alla pellicola che comunque resta opera tutto sommato dignitosa.

 

La badessa di Castro 5
Il cast è eterogeneo e vede la presenza nel ruolo di Elena della splendida e giovane barbara Bouchet, che naturalmente si spoglia ma con meno ostentazione del solito, seguita da Evelyn Stewart che interpreta la rivale Suor Margherita, di Pier Paolo Capponi nei panni del Vescovo Francesco Cittadini e infine di una giovanissima e acerba Mara Venier, oltre alla cantante Luciana Turina, prestata al cinema e che ebbe proprio sul grande schermo le soddisfazioni migliori arrivando ad interpretare, anche se in ruoli di contorno ben 35 film.
L’opera di Crispino è assolutamente introvabile in rete, anche se è stata recentemente riproposta in tv.
L’unica fonte è disponibile a questo indirizzo, http://wipfiles.net/cxx85zw0rf1l.html, in italiano sottotitolato ma in una versione davvero inguardabile dal punto di vista della qualità.
La badessa di Castro
Un film di Armando Crispino. Con Pier Paolo Capponi, Mara Venier, Evelyn Stewart, Barbara Bouchet, Antonio Cantafora, Luciana Turina, Jole Fierro, Ciro Ippolito, Stefano Oppedisano, Marcello Tusco, Giancarlo Maestri, Patrizia Valturri, Serena Spaziani Drammatico, durata 100′ min. – Italia 1974

La badessa di Castro banner gallery

La badessa di Castro 7

La badessa di Castro 12

La badessa di Castro 11

La badessa di Castro 6

La badessa di Castro 4

La badessa di Castro 3

La badessa di Castro 2

La badessa di Castro 1

La badessa di Castro banner protagonisti

Barbara Bouchet: Elena, badessa di Castro
Pier Paolo Capponi: Vescovo Francesco Cittadini
Evelyn Stewart: sour Margherita
Antonio Cantafora: Giulio
Mara Venier: amante di Giovanni
Luciana Turina: suor Rufina
Ciro Ippolito: Cesare
Stefano Oppedisano: Giovanni
Serena Spaziani: suor Agata
Jole Fierro: madre di Elena
Giancarlo Maestri: Ugone
Marcello Tusco: Saverio
Franca Lumachi: suor Liberata
Giuseppe Pertile: il cardinal Farnese
Patrizia Valturri: Mariuccia
Attilio Dottesio: medico
Goffredo Unger: capitano Zanesi

La badessa di Castro banner cast

Regia Armando Crispino
Sceneggiatura Lucio Battistrada & Armando Crispino
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Carlo Reali
Musiche Carlo Savina

La badessa di Castro banner recensioni

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Sorta di sexy-conventuale ante-litteram del cinema italiano, ispirato però da un testo pregevole e diretto con cognizione di causa e perspicacia intellettuale da Armando Crispino. La Bouchet (nei panni di monaca per imposizione) ben si destreggia nel registro drammatico che prevale – in maniera determinante – sul taglio “erotico”, presente solo implicitamente e mai esposto senza pertinenza di trama. Tra i caratteristi si segnalano la sempre bella Evelyn Stewart, un’insolita Mara Venier (ai tempi tentò la via del cinema) ed il convincente Pier Paolo Capponi. Musiche del grande Carlo Savina.

L’opinione di Homesick

Libero adattamento del romanzo di Stendhal focalizzato sulla sua seconda parte – l’amore proibito tra la badessa e il vescovo – ne tralascia le notazioni socio-storiche e ne estrinseca invece gli accenni erotici, riducendosi in tal modo ad una sorta di feuilleton claustrale (e anticlericale) con qualche aggancio all’ubertoso filone dei tonaca-movies. Convincente la prova drammatica complessiva, dai comprimari Bouchet e Capponi ai supporti di figure emblematiche come la gelosa Stewart, la timorata Valturri, la spaurita Venier.

L’opinione di caesars dal sito http://www.davinotti.com

Un tonaca-movie, genere di gran moda negli Anni Settanta. Niente di memorabile, escludendo le grazie di Barbara Bouchet che ci vengono mostrate abbondantemente, in quanto la storia procede in modo un po’ noioso e con sviluppi narrativi poco motivati. Gli interpreti svolgono discretamente il loro lavoro, ma il film stenta assai a coinvolgere lo spettatore. Peccato, perché Crispino, in altri ambiti, ci aveva regalato prodotti assai più validi.

La badessa di Castro banner foto

La badessa di Castro foto 8

La badessa di Castro foto 7

La badessa di Castro foto 6

La badessa di Castro foto 5

La badessa di Castro foto 4

La badessa di Castro foto 3

La badessa di Castro foto 2

La badessa di Castro foto 1

La badessa di Castro locandina 2

La badessa di Castro locandina 3

marzo 1, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , | 3 commenti

Come perdere una moglie e trovare un’amante

Come perdere una moglie e trovare un amante locandina

Un ritorno a casa decisamente traumatico, quello del dottor Alberto Castelli, alto dirigente di un’azienda del latte; l’aver anticipato il rientro lo porta a scoprire la palese infedeltà della moglie che lo cornifica con un idraulico. E’ infatti proprio sotto la doccia che Alberto ha l’amara sorpresa di trovare l’amante della moglie nudo come un verme.

La conseguenza è l’abbandono del tetto coniugale e una visita dallo psicanalista, un tipo strambo che lo convince a trasferirsi in Val Malenco per riprendersi dal trauma.

Come perdere una moglie e trovare un amante 3

Johnny Dorelli

Come perdere una moglie e trovare un amante 2

Barbara Bouchet

L’altro personaggio del film è l’olandese Eleonora Rubens, nella quale ha la sventura di imbattersi Alberto, per ben due volte; la prima volta lo scontro avviene in auto, la seconda volta in un ospedale.
Ma è destino che i due, all’insaputa l’uno dell’altra finiscano per incontrarsi; lo psicanalista Rossini, lo stesso che ha in cura Alberto invita Eleonora a recarsi anch’essa in Val Malenco.
Da quel momento inizieranno le peripezie di entrambi; sarà proprio Alberto a guadagnarci di più, perchè dapprima avrà un’avventura con Marisa, l’amica del cuore di Eleonora che arriva in Val Melenco per incontrarla e poi con Anita, la gigantesca moglie del proprietario della baita.

Come perdere una moglie e trovare un amante 1

Finirà che Alberto e Eleonora avranno un terzo scontro, che questa volta però…
Subito dopo Autostop rosso sangue (1977), unica incursione di Pasquale Festa Campanile nel thriller puro e di Gegè Bellavita, la discreta commedia all’italiana interpretata da Flavio Bucci nel 1978, il regista lucano tenta la carta della commedia brillante, con discreto esito confermando ancora una volta di essere un regista affidabile e capace di creare film gradevoli senza cadere nella volgarità più becera.
Come perdere una moglie e trovare un’amante è essenzialmente una commedia degli equivoci, che ruotano attorno alle due figure principali del film, Alberto e Eleonora.

Come perdere una moglie e trovare un amante 5

Il primo è il classico medio borghese un tantino annoiato che ha la sventura di vedersi cornificato dalla moglie, la seconda una ragazza un tantino imbranata e ingenua, come mostra la divertente sequenza in cui viene invitata a spogliarsi nuda dallo strambo psicanalista Rossini, cosa che accetta senza batter ciglio convinta che sia indispensabile per la terapia.
Proprio gli equivoci sono il tema portante del film, insieme alle gag che Festa Campanile semina nel film; se alle volte siamo di fronte a qualche deja vu, per la maggior parte del film ci troviamo immersi in situazioni comiche che smuovono il sorriso.
E poichè siamo nel 1978, ovvero in un momento storico davvero poco allegro per la nazione e sopratutto per il cinema, alle prese con una crisi che sta diventando dilagante, ecco che le risate che il film tira fuori sono tutto grasso che cola.
Merito anche dei due protagonisti principali, Johnny Dorelli e Barbara Bouchet. Se Dorelli conferma ancora una volta le capacità volitive che gli permisero di interpretare 25 film in dieci anni, fatte di un umorismo garbato e di una simpatia irresistibile unite a buone capacità recitative, Barbara Bouchet è ovviamente a suo completo agio essendo una delle attrici più utilizzate in ruoli comici o semplicemente umoristici.

Come perdere una moglie e trovare un amante 4

Anny Papa

Ben assortito anche il cast dei comprimari, che include uno spiritato Felice Andreasi nel ruolo dello psicanalista pazzoide, Annie Papa in quello della moglie fedifraga di Alberto, la bravissima Elsa Vazzoler nel ruolo della vulcanica Anita e sopratutto Stefania Casini, questa volta relegata in un ruolo secondario come quello interpretato nei panni di Marisa, la disinibita amica del cuore di Eleonora.

Come perdere una moglie e trovare un amante 6

Come perdere una moglie e trovare un amante 7

Come perdere una moglie e trovare un amante 8

Completano il cast in ruoli minori Enzo Cannavale, Toni Ucci e Marina Hedman in uno dei tantissimi ruoli secondari che la futura pornostar interpretò negli anni 70 e 80.
Commedia gradevole e spensierata, quindi, una delle poche che valga la pena di vedere in un periodo storico del cinema in cui la comicità stava diventando pian piano sempre più becera e volgare.

Come perdere una moglie e trovare un amante 9

Come perdere una moglie e trovare un’amante
Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Johnny Dorelli, Barbara Bouchet, Stefania Casini, Elsa Vazzoler, Pietro Tordi, Toni Ucci, Gino Pernice, Enzo Cannavale, Carlo Bagno, Paola Maiolini, Felice Andreasi, Deddi Savagnone, Dino Emanuelli Commedia, durata 104′ min. – Italia 1978.

Come perdere una moglie banner gallery

Come perdere una moglie e trovare un amante 10

Come perdere una moglie 1

Come perdere una moglie e trovare un amante 11

Come perdere una moglie e trovare un amante 12

Come perdere una moglie e trovare un amante 13

Come perdere una moglie 2

 

Come perdere una moglie e trovare un amante 14

Come perdere una moglie e trovare un amante 15

Come perdere una moglie banner personaggi

Barbara Bouchet: Eleonora Rubens
Stefania Casini: Marisa
Johnny Dorelli: Dott. Alberto Castelli
Tony Ucci: Frate Cappuccino
Felice Andreasi: Psicanalista
Enzo Cannavale: Gran Maestro di Yoga Orientale
Elsa Vazzoler: Anita

Come perdere una moglie banner cast

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Gianfranco Bucceri
Roberto Leoni
Sceneggiatura Gianfranco Bucceri
Roberto Leoni
Luigi Malerba
Produttore Luigi Borghese
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Gianni Ferrio

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

luglio 14, 2012 Posted by | Commedia | , , , , | 6 commenti

Racconti proibiti…di niente vestiti

Il pittore nonchè poeta Lorenzo del Cambio è autorizzato da papa Alessandro Borgia ad intrattenersi carnalmente con le suore dei conventi; ma un giorno è costretto a lasciare il convento nel quale se la spassa con novizie e badessa per svezzare Uccio, figlio del suo amico Uguccione, all’amore terreno della carne.
Durante il viaggio Lorenzo racconta ad Uccio alcune novelle, fra le quali la storia di una duchessa che esercita il diritto dello Jus primae noctis ai danni di un giovane del villaggio, quella di una giovane sposina che diviene improvvisamente feconda per opera di fra Bernardone, la grottesca storia di un cialtrone reso impotente da una contadinella, quella ancor più grottesca di un tizio che per pagare un debito viene sodomizzato a morte dal suo creditore.

La splendida Silvia Monti

Un’altra bella e brava attrice di questo film: Magali Noel

Strada facendo i due giungono al castello di Monna Lucrezia, una nobil donna dedita a pratiche sadiche; qui Uccio si impossessa del documento che autorizzava Lorenzo ad avere rapporti con le suore e si va ad installare felicemente nel convento da cui è uscito Lorenzo mentre quest’ultimo conoscerà addirittura la morte, che gli compare davanti in forme femminili. Sarà proprio con la morte, nuda come un verme, che Lorenzo si avvierà felice verso un punto sconosciuto.
Struttura classica da decamerotico per questo Racconti proibiti di niente vestiti, uscito nelle sale nel 1972 quindi nel periodo di massimo fulgore del genere mutuato dal capostipite pasoliniano. Sotto la supervisione del regista Brunello Rondi ecco un decamerotico di discreto livello, non tanto per l’originalità delle storie che in qualche modo ricalcano le novelle di messer Boccaccio quanto per una certa eleganza nella forma e nelle immagini oltre che per dei dialoghi una volta tanto non beceri e volgari.

Monica Strebel (qui con Rossano Brazzi) interpreta la morte

Due fotogrammi con la compianta Tina Aumont

Allestito con un cast decisamente superiore Racconti proibiti si distingue anche per una certa blasfemia che affiora in diversi tratti della pellicola, sopratutto nelle scene ambientate nel convento o nella sequenza che vede protagonista Monna Lucrezia (interpretata dalla sempre bellissima Bouchet). Un film che raramente muove al riso ma che ha nella costruzione delle immagini e nello scorrimento delle varie storielle un dignitoso svolgimento; mancano le tradizionali e volgari funzioni corporali, uno dei fenomeni classici dei decamerotici e manca il linguaggio scurrile tipico della stragrande maggioranza dei decamerotici stessi.

Karin Schubert

Rondi, autore di sopravvalutata tecnica questa volta mostra di aver padronanza della macchina da presa e abbandonate le masturbatorie e pallossime storie con ambizioni socio culturali come I prosseneti o Valeria dentro e fuori mette su uno spettacolo dignitoso, aiutato in maniera decisiva da un cast di alto livello che include nomi di attrici e attori dal buon passato e dalla indiscussa professionalità in loco delle solite sgallettate raccattate da qualche produttore a una lira al quintale.

Un’altra bellissima del film: Janet Agren

Nel cast infatti figurano Rossano Brazzi e Enzo Cerusico, Mario Carotenuto e Venantino Venantini oltre ad uno stuolo di bellissime e brave attrici come Tina Aumont e Barbara Bouchet, Janet Agren e Magali Noel, Silvia Monti e Karin Schubert,Monica Strobel e l’ormai immancabile Carla Mancini una volta tanto impegnata in un ruolo senza tonaca.
Un decamerotico quindi gradevole, anche se di divertimento ne circola davvero poco; ma tra i tanti prodotti che vennero sfornati nell’effimera stagione che fece da cassa di risonanza di un genere assolutamente unico questo può essere visto senza problemi, vista la sua “pulizia” a livello di linguaggio e la cura messa nella realizzazione.

Stando a quanto si narra, Rondi non amava questo film e detestava il titolo che la produzione affibbiò allo stesso; tenuto conto del genere in cui si cimentò, ovvero uno dei tanti cloni del ben più importante Decameron di Pasolini, Rondi non aveva poi granchè da lamentarsi. Si pensi a titoli sicuramente simpatici ma allo stesso tempo beceri di film come “Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda” o “Come fu che Masuccio Salernitano fuggendo con le braghe in mano riuscì a conservarlo sano“.
Un’analisi più completa del film potrete trovarla su questo sito all’indirizzo specificato: http://www.zabriskiepoint.net/node/10118

Racconti proibiti… di niente vestiti

Un film di Brunello Rondi. Con Janet Agren, Rossano Brazzi, Barbara Bouchet, Tina Aumont, Mario Carotenuto, Enzo Cerusico, Andrea Scotti, Marisa Traversi, Venantino Venantini, Didi Perego, Monica Strebel, Bruno Boschetti, Silvia Monti, Karin Schubert, Antonio Falsi, Michael Forest, Renato Malavasi Erotico, durata 90 min. – Italia 1973.

racconti-proibiti-di-niente-vestiti-banner-gallery

racconti-proibiti-di-niente-vestiti

racconti-proibiti-di-niente-vestiti-banner-protagonisti

Tina Aumont: Dirce
Janet Agren: Maddalena
Rossano Brazzi: Lorenzo del Cambio
Barbara Bouchet: Lucrezia degli Uberti
Magali Noël: Prudenzia
Silvia Monti: Felicita
Enzo Cerusico: Romeo
Leopoldo Trieste: Il marito di Fiora
Venantino Venantini: Soldato dalla Sicilia
Karin Schubert: Contadina bionda
Monica Strebel: La morte
Mario Carotenuto: Fra’ Bernardone
Lydia Brazzi: sora Amalia
Norberto Botti: Morando
Paola Corazzi: Fiora
Ben Ekland: Uccio
Antonio Falsi: Sarnacchione di Casteltroia
Michael Forrest: Bastianazzo
Renato Malavasi: Giappo de’ Guidacci
Carla Mancini: La ragazza che pigia l’uva
Didi Perego: Giulietta
Marisa Traversi: Priora

racconti-proibiti-di-niente-vestiti-banner-cast

Regia Brunello Rondi
Sceneggiatura Franco Bucceri, Brunello Rondi
Produttore Oscar Brazzi
Fotografia Luciano Trasatti
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Stelvio Cipriani

racconti-proibiti-di-niente-vestiti

racconti-proibiti-di-niente-vestiti-lc3

racconti-proibiti-di-niente-vestiti-lc2

racconti-proibiti-di-niente-vestiti-lc1

luglio 2, 2012 Posted by | Erotico | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Per le antiche scale

Per le antiche scale locandina

Da un romanzo di Mario Tobino, un film difficile ed elegante sulla pazzia, sui manicomi, sul tarlo che rode il protagonista principale, il dottor Bonaccorsi che è convinto di possedere all’interno della sua mente un germe ereditario (suo padre si è ucciso, sua sorella è degente dell’ospedale per malati mentali nel quale lavora) che è responsabile della pazzia.
Una pazzia che secondo lui è originata da qualcosa che è nel sangue e che si trasmette di padre in figlio e che quindi è curabile con un farmaco.

Per le antiche scale 1

Adriana Asti

Per le antiche scale 2

Lucia Bosè

Siamo agli inizi degli anni 20, Bonaccorsi, il protagonista, è tanto preso dagli studi sulla malattia da non rendersi conto che fuori dal manicomio un’altra follia ben più pericolosa sta per sconvolgere la vita di tutti: il fascismo.
All’interno del manicomio Bonaccorsi vive un’esistenza a due facce; da un lato è il luminare che si impegna negli studi sulla pazzia, non soltanto per trovare una cura a quella che crede la malattia che ha in se, ma anche per aiutare la marea di disperati che vivono un’esistenza dimenticata da tutti in quella che può essere definita una prigione in cui il condannato non ha nessuna possibilità di vedersi commutata la pena,dall’altra vive una vita da tombeur des femmes.

Per le antiche scale 3

La follia può essere curata, con aiuti psicologici e farmaci ma questo Bonaccorsi non lo sa; lo sa invece la sua nuova assistente Anna che ha studiato Freud e che vorrebbe portare all’interno del manicomio tutte le recenti scoperte in materia di psichiatria.
Ma i due mondi, quello di Bonaccorsi e quello di Anna sembrano assolutamente inconciliabili; l’altra faccia del dottore è rappresentata dalla sua sensualità, dalla sua disperata voglia di vivere che si realizza in una serie di avventure galanti, incluso il tentativo di sedurre Anna che lo attrae aldilà delle capacità della donna, ma per mere considerazioni fisiche.
Anna, in un burrascoso colloquio con il dottore, gli sbatterà in faccia il suo sospetto, che è forse un convincimento: Bonaccorsi non è più sano dei suoi pazienti, l’unica differenza è che porta il camice bianco.

Per le antiche scale 4

Deve far credere di curare gli altri, ma vive nell’ossessione di curare se stesso perchè muore di paura. E questa è follia“: sono le parole brutali che Anna rivolge al dottore, non senza qualche ragione.
Uno scontro tra due scuole di pensiero, quindi ma non solo; è uno scontro tra due esseri umani assolutamente agli antipodi come stile di vita, come modo di rapportarsi ad essa.
Per Bonaccorsi in fondo lo studio è solo un tentativo estremo di togliersi dalla mente la convinzione di essere malato, ma così facendo non fa altro che coltivare in se stesso una follia latente.

Per le antiche scale 12

Barbara Bouchet

Il film vive le sue parti migliori proprio su questo insanabile contrasto che è anche uno scontro fra due scuole di pensero; quella di Bonaccorsi ormai fuori dalla realtà e quella di Anna tutto protesa alla modernità e alla scienza che sembra aver dato finalmente delle risposte sulle malattie mentali.
Ma le cose ovviamente non possono essere bianche o nere e i due protagonisti, ciascuno a suo modo, avrà maniera di scoprire come la verità non sia affatto assoluta.
Attorno ai due protagonisti si muovono indistinte le figure degli ammalati, ognuno o ognuna immersa nelle tenebre di un’esistenza penosa; nude e prive anche di quella sorta di protezione che gli abiti sono per la gente normale, vivono mangiando spesso come gli animali, immersi nelle proprie feci o altrimenti feriti, laceri e stracciati.

Per le antiche scale 5

Per le antiche scale 6

Un universo alieno e terribile, senza speranze se non quelle rappresentate dai primi timidi passi fatti dalla scienza impersonata in questo caso dalla volenterosa Anna.
In un altro momento drammatico del film, Anna sbatterà in faccia al dottor Bonaccorsi, che si appresta a rendere pubblico il suo lavoro attraverso una lunga e appassionata relazione, sbatterà dicevo sul tavolo la verità.
Non esiste un germe della pazzia, il puntino nero che Bonaccorsi ha identificato altro non è che un difetto del solvente con il quale il dottore ha fatto le analisi.
Per Bonaccorsi è la fine; da quel momento per lui gli eventi precipitano.
Dopo un ultimo doloroso saluto a sua sorella, che vive rinchiusa dietro le sbarre completamente nuda quasi sempre stesa su della paglia, Bonaccorsi si allontana.

Per le antiche scale 9

Per le antiche scale 7

Francoise Fabian

Tutto il suo mondo è andato in frantumi; i suoi studi, i suoi rapporti con le donne del manicomio.
La sua relazione con Francesca, moglie del direttore è finita tragicamente con il suicidio della donna e per lui il colpo mortale è stato l’abbandono di Anna del lavoro e il suo rifiuto di un coinvolgimento sentimentale.
Sul treno che lo porterà lontano dal manicomio, attraverso i discorsi dei passeggeri prenderà coscienza della realtà, del fatto che una follia contagiosa sta per estendersi al suo paese che a breve precipiterà nell’incubo fascista.
Per le antiche scale, diretto da Mauro Bolognini nel 1975 è un film tecnicamente perfetto e ben girato

Per le antiche scale 8

impreziosito dalle musiche avvolgenti di Ennio Morricone e da una fotografia ad effetto flou antichizzato di Ennio Guarnieri, trasporta lo spettatore in una vicenda coinvolgente girata senza un ritmo eccessivo ma attento a rispettare le psicologie dei personaggi, le loro peculiarità che vengono esaltate da recitazioni davvero ottimali.

Per le antiche scale 14

Marcello Mastroianni

Grandissimo Marcello Mastroianni che interpreta il dapprima entusiasta e infine deluso dottor Bonaccorsi con una carica attoriale senza pari, così come misurata ed espressiva è Francoise Fabian, attrice dal grande fascino che interpreta la dottoressa Anna.
I dialoghi tra i due interpreti a tratti assomigliano a pieces teatrali e sono convincenti, così come vanno segnalate le parti della bella Barbara Bouchet, di Adriana Asti, di Marthe Keller, di Lucia Bosè e di alcuni grandi attori di teatro come Ferruccio De Ceresa. Bene anche la solita sicurezza, Silvano Tranquilli forse un tantino sacrificato.
Un film che vive sulle vicende umane del dottor Bonaccorsi ma che non manca di mostrare l’inferno della pazzia attraverso la coercizione e le condizioni di vita di un ospedale psichiatrico del primo ventennio del secolo.
Condizioni riproposte in seguito da Tobino in un libro fondamentale del 900 italiano.

Per le antiche scale
Un film di Mauro Bolognini. Con Marcello Mastroianni, Françoise Fabian, Marthe Keller, Barbara Bouchet, Pierre Blaise, Lucia Bosè, Adriana Asti, Ferruccio De Ceresa, Maria Teresa Albani, Charles Fawcett, Silvano Tranquilli, Maria Michi, Paolo Pacino, Enzo Robutti, Paola Corazzi Drammatico, durata 105′ min. – Italia 1975.

Per le antiche scale banner gallery

Per le antiche scale 10

Per le antiche scale 13

Per le antiche scale 15

Marcello Mastroianni     …    Professor Bonaccorsi
Françoise Fabian     …    Anna Bersani
Marthe Keller     …    Bianca
Barbara Bouchet     …Carla
Pierre Blaise     …    Tonio
Silvano Tranquilli     …    Professor Rospigliosi
Charles Fawcett     …    Dottor Sfameni
Ferruccio De Ceresa     …Il fascista del treno    
Lucia Bosé     …    Francesca
Adriana Asti     …    Gianna

Per le antiche scale banner cast

Regia: Mauro Bolognini
Soggetto: Mario Tobino (romanzo omonimo)
Sceneggiatura: Raffaele Andreassi,Mario Arosio,Sinko Solleville Marie         
Tullio Pinelli,Bernardino Zapponi
Produzione: Fulvio Lucisano    
Musiche: Ennio Morricone
Editing: Nino Baragli
Fotografia: Ennio Guarnieri
Costumi: Piero Tosi

Per le antiche scale locandina 2

“Il dottor Anselmo abitava in manicomio. Mangiava alla mensa; aveva una stanza. Lo stipendio era gramo. Tutto era ristretto.
Solo chi c’è passato sa come fu il dopoguerra in Italia – quello della seconda guerra mondiale – per uno che durante la dittatura italiana aveva vivamente sperato; da ogni parte scenari che cadevano, trionfo della materia, il denaro e la carne più dominanti di prima. La nuova lussuria invogliava le masse alla completa servitù.
Anselmo si era ritirato; faceva vita di ospedale, di manicomio.”

 

febbraio 22, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , | Lascia un commento

Sabato, domenica e venerdi

Sabato domenica e venerdi locandina

Tre episodi girati in stile tipico della commedia all’italiana con sbirciatine al cinema sexy (molto blande) per la regia di Sergio Martino,Pasquale Festa Campanile e del duo Castellano e Pipolo.
Primo episodio, Sabato, regia di Sergio Martino:
– A Nicola La Brocca, dipendente della filiale italiana di una grande azienda giapponese, la Zaikoto, il capo ufficio affida un compito all’apparenza ingrato; ricevere il rappresentante della grande azienda nipponica e scarrozzarlo in giro per la città. Nonostante le proteste, Nicola è costretto ad accettare in quanto è l’unico in azienda a parlare un po di inglese.

Sabato domenica e venerdi 2

All’aeroporto la prima sorpresa: Tokymoto non è affatto un grigio funzionario, ma una splendida donna, che reca con se le ceneri del nonno che la donna deve spargere in aria come da tradizione.

Sabato domenica e venerdi 5
Lino Banfi e Edwige Fenech

Poichè Nicola è fidanzato con una collega molto gelosa, iniziano le peripezie dell’uomo costretto a portare il giro per la città l’ingegnere che combina anche qualche guaio (libera una moltitudine di uccellini dalle gabbie di un negozio di animali costringendo Nicola a pagare il conto).
In più il suo superiore, vista l’avvenenza dell’ingegnere, inizia una corte serrata alla donna.
Ma dopo una serie di avventure, Nicola emigrerà a Tokyo con la bella nipponica con la quale metterà su famiglia e aprirà in città un ristorante italiano chiamato ovviamente The little ear

Sabato domenica e venerdi 1

Secondo episodio, Domenica, regia di Pasquale Festa Campanile:
– A Mario, giovane camionista che trasporta impianti sanitari, capita un imprevisto; la sua vicina, l’avvenente Enza Paternò chiede di impersonare per un giorno la parte del futuro marito della ragazza. Enza ha una relazione proibita con un uomo sposato, ma a casa sua stanno per arrivare i genitori della stesa che essendo siciliani hanno ancora una mentalità chiusa.
L’uomo accetta, ma da quel momento passerà un nugolo di guai, incluso un incidente nel quale distruggerà tutto un carico di sanitari.
Ma alla fine otterrà l’amore della bella Enza

Sabato domenica e venerdi 3

Michele Placido e Barbara Bouchet

Terzo episodio, Venerdi, regia di Castellano e Pipolo:
– A Ambrose Costantin capita invece un grosso guaio; l’uomo, ricchissimo e viziato, è l’impresario del balletto Les porte-bonheur (appartenente al Crazy Horse di Parigi) la cui prima ballerina e Jacqueline.
La ragazza decide di abbandonare il balletto per seguire un gangster innamorato di lei e a quel punto Ambrose decide di intervenire per evitare che la donna sposi il gangster.
Per farlo, dovrà confessare alla donna di amarla….

Sabato, domenica e venerdi esce nelle sale italiane nel 1979 nel momento in cui più si sta diffondendo l’abitudine di unire frammenti di film per farne prodotti di largo richiamo, usando l’espediente di utilizzare nomi di grido della commedia italiana affiancandoli con ottimi caratteristi.

Sabato domenica e venerdi 4

La diva del Crazy Horse Lova Moor

In questo caso i protagonisti sono, nell’ordine, Lino Banfi e Edwige Fenech per il primo episodio, Barbara Bouchet e Michele Placido per il secondo e Adriano Celentano e la diva del Crazy Horse Lova Moor nel terzo.
Film senza particolari guizzi, nel quale l’episodio più divertente è sicuramente il primo, affidato alla sapiente mano di Sergio Martino.
Il collaudato duo Banfi-Fenech diverte davvero e l’episodio è fresco e interessante; particolarmente riuscita la gag in cui lo sventurato Nicola mangia letteralmente le ceneri del nonno dell’ingegner Tokymoto, oppure quello della dimostrazione della casa del futuro.
A a fare da contorno degli ottimi caratteristi, come Daniele Vargas (nei panni del superiore di Nicola) e Milena Vukotic, la fidanzata gelosa di Nicola. Piccola particina per Baccaro nel ruolo di un bagnino.
Leggermente inferiore il secondo episodio, anche se non mancano alcune sequenze gustose, come l’incidente che capita all’assonnatissimo Mario (ben interpretato da Michele Placido) e la scena notturna in cui l’amante di Enza si introduce involontariamente nel letto in cui invece della sua donna c’ è la mamma della ragazza.
Da dimenticare invece l’episodio tre, quello con Celentano, arruffato e senza una vera sceneggiatura, affidato tutto all’indubbio carisma del molleggiato.
Che però risulta supponente, spocchioso e antipatico mentre le gag a lui affidate sono decisamente troppo surreali e scontate.

Sabato domenica e venerdi 6

Molto male anche Lova Moor, spettacolosa da vedersi mentre balla e da dimenticare quando tenta di recitare.
Un film innocuo e senza pretese che può essere visto giusto come tappabuchi di una serata indolente e noiosa.

Sabato domenica e venerdi 17

Sabato domenica e venerdi 13

Sabato domenica e venerdi 12

Sabato, domenica e venerdì un film di Castellano e Pipolo, Sergio Martino, Pasquale Festa Campanile. Con Lino Banfi,Milena Vukotic, Barbara Bouchet, Michele Placido, Edwige Fenech, Adriano Celentano
Renzo Ozzano,Lova Moor-Commedia, durata 118 min. – Italia 1979.

Sabato domenica e venerdi banner gallery

Sabato domenica e venerdi 14

Sabato domenica e venerdi 15

Sabato domenica e venerdi 11

Sabato domenica e venerdi 10

Sabato domenica e venerdi 9

Sabato domenica e venerdi 8

Sabato domenica e venerdi 7

Sabato domenica e venerdi 16

Sabato domenica e venerdi 18

Sabato domenica e venerdi banner personaggi

Episodio 1, Sabato:

Lino Banfi: Nicola La Brocca
     Edwige Fenech: Ing.Tokimoto
     Daniele Vargas: Il superiore di Nicola
     Milena Vukotic: Clelia Benelli

Episodio 2, Domenica:

Barbara Bouchet: Enza Paternò
     Michele Placido: Mario Salvetti

Episodio 3, Venerdi:

Adriano Celentano: Ambrose Costantin
     Lova Moor : Jacqueline
     Elio Crovetto: Frank il gangster

Sabato domenica e venerdi banner cast

Regia :    Castellano e Pipolo
Pasquale Festa Campanile
Sergio Martino
Soggetto     Castellano e Pipolo
Sceneggiatura     Castellano e Pipolo
Produttore     Luciano Martino
Fotografia     Alejandro Ulloa
Montaggio     Eugenio Alabiso
Mario Siciliano
Musiche     Mariano Detto
Scenografia     Mimmo Scavia
Costumi     Luis Argüello, Adriana Bellone e Natalia Verdelli

Sabato domenica e venerdi foto 1

Sabato domenica e venerdi locandina 1

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Ultimi sprazzi della commedia ad episodi all’italiana molto in voga negli anni ’70. In questo caso vengono impiegati attori e registi specializzati nel genere; il risultato è diseguale: buono l’episodio con Lino Banfi (diretto da Martino) nel quale il comico pugliese trova una delle sue partner più affini, la Fenech. Poco incisivi (sia per sceneggiatura che per prova degli attori) gli altri due episodi.

Pellicola a episodi, nella tradizione di certa commedia (sexy o meno) italiana: un terzetto, al solito disomogeneo, tenuto insieme dal giorno della settimana in cui si svolgono le storie. “Sabato”, diretto dal grande Sergio Martino, è ancora una volta il miglior esemplare del terzetto e presenta una Fenech (presa di mira da uno scatenato Banfi) nell’insolita veste di ingegnere orientale, con inevitabile parlata insolita (la R diventa L); “Domenica” è l’episodio più spento e noioso, nonostante la Bouchet; “Venerdì” presenta un molleggiato sottotono.

Fiacchissimo colpo di coda della commedia a episodi, in evidente debito di idee, di freschezza, forse anche di voglia. Quasi terribile quello con Placido, decoroso quello di Banfi con la Divina (e un bel gruppo di caratteristi d’appoggio), impalpabile il segmento del Molleggiato. Del tutto trascurabile, peccato per il coinvolgimento di Festa Campanile al suo minimo storico.

Tre episodi con tre protagonisti sulla carta validissimi (Banfi, Placido, Celentano) più bellezze e caratteristi assortiti. Placido è il meno “brillante” dei tre attori e il suo episodio, commedia degli equivoci di impostazione classica, ne risente; Celentano anticipa con sufficiente brio i suoi episodi di Grand Hotel Excelsior e Sing Sing; Banfi, agevolato dall’avere i comprimari più incisivi (la Vukotic, Vargas e Baccaro) e da una insolita Fenech orientale, dà vita all’episodio più divertente del trio.

Una commediola ad episodi non memorabile, ma efficace e che si lascia sempre vedere volentieri. Il risultato artistico dei singoli episodi è alterno e per una volta abbasso il pollice per quello con Celentano che, a mio avviso, risulta fiacco. Divertente l’episodio con Banfi e poi la Fenech giapponesina è un culto! Pochadistico e godibile l’episodio con Placido, dunque di mio gradimento (arrivo quasi a definirlo il migliore del trio). In dvd (Federal video) è tagliato.

Abbastanza trascurabile questa commedia a episodi, tipica del periodo. Del lotto l’episodio migliore rimane quello con Banfi e la Fenech, affiatati come sempre e circondati da un cast di spessore comico (Vargas e Baccaro su tutti). Il segmento con Placido è gradevole, si lascia vedere ma nulla più, colpa anche di una spenta Bouchet; l’episodio di Castellano & Pipolo, che dirigono il “prediletto” Celentano, è nel tipico stile del trio, con il molleggiato che si ritaglia il solito personaggio burbero e inanella non-sense a tutto spiano. **1/2

Tre episodi divertenti e molto anni ’70. Forse il migliore dei tre è quello con Lino Banfi, per le trovate esotiche (la Fenech in versione giapponese, finalmente doppiata dalla stessa Edwige), la cena al ristorante pugliese, la Vukotic fidanzata furiosa e i vari travestimenti (Banfi versione geisha). Il bello, però, non è (ri)vedere la coppia Fenech/Banfi o constatare che Adriano Celentano, anche nei panni dell’impresario eccentrico Costatine, se la sa cavare bene, ma un giovane Michele Placido alle prese con Barbara Bouchet! Tre.

Dimenticabile commedia a episodi girata quando ormai il genere era tramontato da un pezzo. Martino dirige tutti e tre gli episodi, ma non lascia un segno indelebile e il cast è mal sfruttato. Banfi e la Fenech deludono le aspettative, forse anche per colpa di una storia per nulla interessante. Placido è il peggiore della compagnia. Celentano strappa ogni tanto qualche risata ma anche lui ha fatto di meglio. Evitare.

Di commedie italiane a tre episodi più belle ce ne sono molte. I tre episodi sono nel complesso carini ma nessuno è veramente comico o degno di nota. Nel primo episodio Banfi fa ridere (a mio parere più di Placido e Celentano), ma è proprio la storia ad avere troppi profili ingenui e quindi poco divertenti (tranne quando c’è Salvatore Baccaro in sena, assolutamente imperdibile). La seconda con Placido è troppo sempliciotta e poco innovativa, tendente al noioso, mentre Celentano ha fatto di meglio.

Mi chiedo come Celentano sia finito in un film del genere: il primo episodio con Banfi parte bene, pieno di gag, ma rallenta il ritmo lungo la strada e diventa del tutto indigeribile quando la Fenech sfodera delle improbabili arti marziali. Quello con Placido e la Bouchet è una tipica farsa degli equivoci, abbastanza simpatica, ma diretta da Campanile in modo anonimo e svogliato; allora il migliore è proprio Celentano, che insieme ai registi Castellano e Pipolo conserva la sua comicità fresca e leggera, ma dopo più di un’ora di noia è poco.

Ultimi guizzi e primi rantoli del tradizionale film ad episodi, esiti assai gracilini e debolucci. L’episodio diretto da Martino si basa sulla collaudata accoppiata Banfi-Fenech, ha una certe verve e riesce a “svoltare” in maniera interessante. L’episodio di Festa Campanile è una slavatissima mini-commedia degli equivoci, con una Bouchet incredibile come siciliana vessata dai genitori. Il terzo, quello con Celentano attore, che non mi piace proprio, offre solo discreti inserti coreografici, ed è veramente triste nella sua irredimibile banalità.

Concordo con chi ritiene il primo l’episodio migliore: simpatico Banfi, Vargas “provolone” e una Fenech nipponica con tettone in mostra invero improbabili in una donna giapponese dell’epoca; il secondo è deprimente, a prescindere dalla fulgida bellezza di Barbara Bouchet, sempre piacevole da vedere; davvero patetico Celentano nel terzo, che gioca a scimmiottare – nel caso del molleggiato è l’aggettivo giusto – Alain Bernardin, patron del parigino “Crazy Horse”. C’è anche il povero Ernest Thole, figlio del copertinista Karel…

Tre registi, tre episodi, formula già utilizzata con successo dalla commedia all’italiana. Stavolta il risultato è altalenante: se Martino e Festa Campanile dirigono ottimamente le coppie Banfi/Fenech e Placido/Bouchet con risultati discreti (soprattutto il secondo episodio) Castellano & Pipolo invece dirigono fiaccamente un episodio (il più debole) con un Celentano sottotono e quasi svogliato e neanche le ballerine del Crazy Horse riescono a risollevarne le sorti. Si ride a sprazzi ma nel finale si sbadiglia più del personaggio di Placido.


Sabato domenica e venerdi locandina 1

Sabato domenica e venerdi foto 2

Sabato domenica e venerdi foto 1

maggio 5, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , | 4 commenti