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Anna dei mille giorni

Inghilterra,1527.
Enrico VIII Tudor ha una relazione con la figlia maggiore di sir Thomas Boleyn,Mary.
Il re è sposato con Caterina d’Aragona,che però non è riuscita a dargli il tanto sospirato erede maschio.
Nei primi otto anni di matrimonio infatti la regina è rimasta incinta sei volte,ma una sola figlia,Mary (detta in seguito la Cattolica o la Sanguinaria)
è sopravissuta.
Ad un pranzo Enrico VIII si invaghisce della sorella minore di Mary,Anna,che però è legata a Henry Percy;nonostante l’ostacolo il re ordina al suo primo ministro, il Cardinale Wolsey di sciogliere il fidanzamento di Anna con il promesso sposo.
La giovane e bella Anna non è minimamente attratta dal re,ma poco alla volta,sedotta dal serrato corteggiamento di Enrico e sopratutto dal fascino del potere che esercita,gli cede.
Ma con molta furbizia la donna rifiuta di spingersi fino in fondo;contemporaneamente inizia a minare la fiducia del re nel suo cancelliere.
Il re,ormai deciso a regolarizzare il suo legame con Anna,invia Wolsey da Papa Paolo III per chiedere lo scioglimento del suo matrimonio con Caterina;il Cancelliere fallisce la sua missione e questo segna la sua definitiva disgrazia a corte.


Contemporaneamente il re comunica al Parlamento la sua volontà di separare la chiesa d’Inghilterra da quella romana,dando via allo scisma che sancirà la nascita della chiesa anglicana.
Così Enrico VIII è libero di impalmare Anna Boleyn.
E lo fa,nonostante la netta opposizione di buona parte della nobiltà e sopratutto l’ostilità del popolo,molto legato alla legittima sovrana Caterina.
Qualche mese dopo la felicità del re sembra essere completa:Anna è incinta.
Ma la neo regina partorisce una femmina (la futura Elisabetta I,la regina vergine) e questo sancisce l’inizio della fine del rapporto idilliaco tra i due.
Il re inizia a trascurare sempre più Anna ma nonostante tutto quest’ultima resta di nuovo incinta.
Quando il figlio della coppia nasce morto,Enrico,che nel frattempo ha allacciato una relazione amorosa con una delle damigelle di Anna,Jane Seymour,chiede al suo nuovo cancelliere Thomas Cromwell di studiare un mezzo per liberarsi di Anna.
Con molta spregiudicatezza,il Lord Cancelliere con la tortura fa confessare un musicista di casa Boleyn di essere l’amante di Anna e nel frattempo con la stessa accusa arresta dei cortigiani.


Tra gli arrestati figura anche i fratello di Anna e la donna,che nel frattempo è stata arrestata e portata nella Torre di Londra,comprende di essere perduta.
Nonostante un drammatico colloquio con Enrico,Anna non smuove la volontà del re e la donna,che ha rifiutato di ammettere l’adulterio e di conseguenza di sciogliere il matrimonio,viene condannata a morte.
Dopo mille giorni di potere tanto sognato e voluto,Anna Boleyn sale sul patibolo e viene decapitata.
Enrico VIII è libero di impalmare Jane Seymour mentre la piccola Elisabetta ascolta i rombi dei cannoni annunciare la morte di sua madre.
L’ascesa e la caduta di Anna Boleyn (italianizzata in Bolena) è raccontata dal londinese Charles Jarrott con buona mano e con una ricostruzione storica tutto sommato abbastanza fedele.
Jarrott aveva una decennale carriera televisiva alle spalle e questo suo esordio sul grande schermo va considerato positivo alla luce del risultato finale.
Anna dei mille giorni esce nelle sale nel 1969,ottenendo un discreto successo di pubblico ma critiche contrastanti.
Nonostante tutto otterrà ben 10 nomination agli Oscar anche se alla fine porterà a casa solo la statuetta per i migliori costumi mentre miglior sorte riceverà ai Golden Globe,assicurandosi quelli per il miglior film drammatico,la migliore regia,la miglior attrice e la migliore sceneggiatura.
Come dicevo,un film ben realizzato,con una sceneggiatura ricavata dal soggetto originale del premio Pulitzer Maxwell Anderson,una sontuosa realizzazione scenica e di costumi.


Qualche forzatura,come il mai esistito incontro prima dell’esecuzione fra Anna e Enrico VIII non inficia il buon esito della pellicola,che resta storicamente abbastanza fedele a quanto accaduto nella realtà.
Forse l’unico vero errore è l’aver puntato su Richard Burton come interprete del personaggio di Enrico VIII,ma non certo per incapacità recitativa da parte del grande attore gallese quanto piuttosto per le differenti  caratteristiche fisiche.Re Enrico dall’essere aitante era diventato,con il passare del tempo,un uomo robusto ai limiti della pinguedine;ma tutto sommato si tratta di dettagli.
Il film scorre con piacevolezza,i vari attori svolgono diligentemente il loro lavoro e va segnalata l’ottima performance di Genevieve Bujold,alla sua prima vera parte importante in carriera.
Jarrott due anni dopo dirigerà un altro buon film storico,quel Maria Stuarda, regina di Scozia che racconterà la triste vicenda della cugina di Elisabetta I Tudor che finirà per essere decapitata come la madre di Elisabetta,la sventurata Anna Boleyn.

Anna dei mille giorni

Un film di Charles Jarrott. Con Irene Papas, Anthony Quayle, Richard Burton, Geneviève Bujold, John Colicos, Vernon Dobtcheff, Michael Hordern, Katharine Blake, Valerie Gearon, Michael Johnson, Peter Jeffrey,Joseph O’Conor, William Squire, Esmond Knight, Nora Swinburne Titolo originale Anne of the Thousand Days.
Storico, durata 145 min. – Gran Bretagna 1969.

 

 

Richard Burton: Re Enrico VIII
Geneviève Bujold: Anna Bolena
Irene Papas: Caterina d’Aragona
Anthony Quayle: Cardinale Wolsey
John Colicos: Thomas Cromwell
Michael Hordern: Conte Thomas Boleyn
Katharine Blake: Elizabeth Boleyn
Valerie Gearon: Mary Boleyn
Michael Johnson: George Boleyn
Peter Jeffrey: Duca di Norfolk
Joseph O’Conor: Vescovo Fisher
William Squire: Tommaso Moro
Esmond Knight: Kingston
Nora Swinburne: Lady Kingston
Vernon Dobtcheff: Mendoza
Brook Williams: Breareton
Gary Bond: Smeaton
T.P. McKenna: Norris
Denis Quilley: Weston
Terence Wilton: Lord Percy
Lesley Paterson: Jane Seymour
Nicola Pagett: Principessa Mary
June Ellis: Bess
Kynaston Reeves: Willoughby
Marne Maitland: Campeggio
Cyril Luckham: Priore Houghton
Amanda Walker: Dama di Anna
Charlotte Selwyn: Dama di Anna
Elizabeth Counsell: Dama di Anna
Juliet Kempson: Dama di Caterina
Fiona Hartford: Dama di Caterina
Lilian Hutchins: Dama spagnola di Caterina
Anne Tirard: Dama spagnola di Caterina
Amanda Jane Smythe: Elisabetta bambina

Enrico VIII Tudor

Anna Boleyn

 

Regia Charles Jarrott
Soggetto Maxwell Anderson
Sceneggiatura Bridget Boland, John Hale e Richard Sokolove
Produttore Hal B. Wallis
Casa di produzione Hal Wallis Productions
Fotografia Arthur Ibbetson
Montaggio Richard Marden
Musiche Georges Delerue
Scenografia Maurice Carter
Costumi Margaret Furse

 

ottobre 16, 2017 Posted by | Drammatico, Storico | , , , , | Lascia un commento

Candy e il suo pazzo mondo

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Una timida e ingenua ragazza americana, Candy, durante una pallosa lezione scolastica si addormenta di botto.
La ragazza, che ha una fantasia spigliatissima e un candore disarmante a metà strada esatta tra la Alice nel paese delle meraviglie di Carroll e la versione femminile del Candido di Voltaire, sogna così di avventurarsi nel mondo degli adulti.
E’ per lei l’inizio di una serie di travolgenti esperienze senza respiro, durante le quali finisce per conoscere persone stravaganti, come lo scrittore MacPhisto che tenta di approfittare di lei nella sua limousine nera per passare nelle braccia di un giardiniere dai parenti del quale viene denunciata. Arrestata dalla polizia, riesce a fuggire in maniera rocambolesca quando l’auto con i due poliziotti che l’hanno fermata finisce dentro la vetrina di un club nel quale un illusionista sta ultimando un numero di magia. Fuggita su un aereo, viene nuovamente fatta oggetto delle voglie del comandante, dal quale fugge per ritrovarsi tra le mani di un chirurgo, il quale a sua volta vuol farle la festa.
L’infermiera del dottore, gelosa come una pantera, la costringe nuovamente alla fuga e a riparare in un bar dove però, ancora una volta, deve guardarsi dalle losche attenzioni di un regista.
Di avventura in avventura, sempre in fuga da uomini che da lei vogliono una sola cosa facilmente immaginabile, Candy continua le sue peregrinazioni difendendosi di volta in volta da un autotrasportatore che le ha dato un passaggio, da uno strano fachiro e buon ultimo da un santone che la porta in un tempio.
Qui Candy….

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Eva Aulin è Candy

Candy e il suo pazzo mondo, diretto da Christian Marquand è tratto da un libro di un certo successo uscito negli Usa sul finire degli anni 50, scritto da Terry Southern e Mason Hoffenberg e intitolato semplicemente Candy.
Il film è una produzione francese con partecipazione italiana e americana e venne girato tra Fort Wadsworth e New York dal regista francese Marquand, più noto come attore che come regista.
In questa veste infatti girò solo due film, dei quali Candy è l’opera finale.
E visti i risultati vien da dirsi anche per fortuna.
Candy infatti è un incredibile guazzabuglio di situazioni e di scene girate a velocità folle, con improvvise perdite di ritmo e sopratutto senza una linearità di percorso.

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Eva Aulin e Richard Burton

La giovane studentessa dall’immaginazione fervida viene trasportata in un mondo quasi reale, almeno come personaggi, a differenza dal modo fantastico di Alice nel paese delle meraviglie popolato da strane e incredibili creature.
Candy è bella e sexy, e suscita evidentemente incontrollabili e lussuriosi desideri in tutti gli uomini che incontra, nessuno escluso.
Lei è un’anima candida, pulita, che difende senza troppa convinzione la sua “purezza”; ma in un modo o nell’altro ogni volta che qualcuno tenta di farle la festa ecco un provvidenziale accadimento che le permette la fuga, fino al finale assolutamente logico e altrettanto deludente.
Un film psichedelico che ricorda alla lontana le gag di Questo pazzo, pazzo, pazzo mondo del quale condivide il cast stellare.
Raramente si è visto in un’opera cinematografica un cast così imponente dal punto di vista dei nomi utilizzati, se non in alcuni film a sfondo bellico o in qualche kolossal.

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Marlon Brando

Si va da Marlon Brando a Richard Burton, da James Coburn a John Houston, da Walter Matthau a Ringo Starr e Charles Aznavour, affiancati da un cast femminile che include Marilu Tolo e Anita Pallenberg, Elsa Martinelli e Florinda Bolkan, Lea Padovani e Nicoletta Machiavelli.
Poi naturalmente c’è lei, la biondissima e minuta Eva Aulin, la diciottenne (all’epoca) attrice svedese di Landskrona che un anno prima si era fatta una certa fama con La morte ha fatto l’uovo e l’anno prima ancora con Col cuore in gola di Tinto Brass, recitato accanto a Trintignant.
La Aulin ha tutto per riuscire in questo film; ha un’aria candida e sperduta che la caratterizzano particolarmente, ha buone doti recitative e sopratutto non ha il fisico della vamp.
Quindi è perfetta per un personaggio lindo e pulito contrapposto ai lascivi personaggi che incontra.
Il cast è stellare, l’attrice principale è perfettamente calata nel ruolo, la storia c’è anche.

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Allora cosa non funziona nel film?
Praticamente quasi tutto.
Se in Alice nel paese delle meraviglie la presenza di personaggi illogici è giustificata dalla fantasia della protagonista che incontra personaggi non umani e quindi appartenenti al mondo della fantasia come il Bianconiglio o lo Stregatto, Candy incontra personaggi umani che di strano hanno tutto.
A cominciare dai nomi, che possono essere quello di Hunchback juggler oppure del Dottor. A.B. Krankheit, di Zero o Grindl per finire alle loro professioni che non sono strane ma che sono svolte quasi fossero appartenenti ad un mondo alieno.
I personaggi sembrano tutti avere dei profondi problemi psicologici, delle specie di sdoppiamenti tra il reale e il fantastico quasi vivessero su un pianeta che non è la terra.

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Se Marquand tenta di avvalorare questa tesi, lo fa nel peggiore dei modi; l’umano/fantastico/alieno ha però comportamenti troppo vicini a quelli quotidiani e tutti sembrano attirati da una cosa sola facilmente comprensibile.
Candy infatti suscità desiderio di possesso e l’umanità che incontra sembra farsi pregio del tentativo di infangare la sua purezza.
Vero è che tutto nasce nella fantasia della ragazza, ma allora perchè trasportarla in mille avventure caotiche e riportala al presente senza aver incontrato un solo esempio di umanità in positivo?
Questa e altre domande sorgono spontanee dopo pochi minuti di film, una volta compreso che il film purtroppo andrà a parare in una direzione precisa, cosa che avviene con puntualità mortale.

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Nicoletta Machiavelli

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Florinda Bolkan

La povera Candy attraversa mille posti e scampa a mille pericoli per poi rendersi conto che è stato tutto un sogno.
Noi lo sappiamo già, visto che il regista improvvidamente non usa nessun espediente per nascondercelo.
Dopo pochi minuti un senso di malcelata sopportazione invade lo spettatore che dopo metà film prende coscienza di una tragica realtà: il cast faraonico, il battage pubblicitario che ha preceduto il film altro non sono che una gigantesca nuvola di fumo negli occhi.
Non fosse per Child of the Universe cantata dai Byrds o per Magic Carpet Ride e Rock Me degli Steppenwolf  l’abbiocco sarebbe in agguato pronto a far capolino nelle numerose pause del film.
Quelle in cui Candy guarda disarmata i palazzi di New York, in cui passeggia su uno dei ponti della grande mela, o quando segue il fachiro nel deserto….

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Elsa Martinelli

Deprimente è vedere artisti del calibro di Brando e di Burton alle prese con personaggi distanti anni luce dalle loro corde così come è mortificante vedere poco più che comparsate fatte da Enrico Maria Salerno e Umberto Orsini.
Insomma, un film lanciato come un capolavoro che alla fine lascia stupefatti solo per il presappochismo dilettantistico con cui il film è girato.
Costato un pozzo di dollari, ricavò pochissimo al box office.

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Charles Aznavour

Candy e il suo pazzo mondo
Un film di Christian Marquand, Giancarlo Zagni. Con Enrico Maria Salerno, James Coburn, Marilù Tolo, Ringo Starr,Richard Burton, Charles Aznavour, Marlon Brando, Ewa Aulin, Sugar Ray Robinson, Walter Matthau, Lea Padovani, Enzo Fiermonte, Christian Marquand, Elsa Martinelli, Umberto Orsini, Micaela Pignatelli, Peter Dane, John Huston, Florinda Bolkan, John Astin, Anita Pallenberg, Nicoletta Machiavelli, Joey Forman, Julian Beck
Fantastico, durata 115 min. – USA, Italia, Francia 1968.

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Ewa Aulin: Candy Christian
Charles Aznavour: Hunchback juggler
Marlon Brando: Grindl
Richard Burton: MacPhisto
James Coburn: Dr. A.B. Krankheit
John Huston: Dr. Arnold Dunlap
Walter Matthau: Gen. R.A. Smight
Ringo Starr: Emmanuel
John Astin: T.M. Christian / Jack Christian
Elsa Martinelli: Livia
Sugar Ray Robinson: Zero
Anita Pallenberg: Nurse Bullock
Lea Padovani: Silvia Fontegliulo
Florinda Bolkan: Lolita
Marilù Tolo: Conchita
Nicoletta Machiavelli: Marquita
Umberto Orsini: The Big Guy
Enrico Maria Salerno: Jonathan J. John
Neel Noorlag (con il nome Neal Noorlac): Harold
Enzo Fiermonte: Al Pappone
Peter Dane: Luther
Peggy Nathan: Miss Quinby
Anthony Foutz (con il nome Tony Foutz):
Tom Keyes:
Mark Salvage: Dottor Harris
Micaela Pignatelli: Ragazza
Joey Forman: Charlie, il poliziotto
Fabian Dean: sergente di polizia
Ragni Malcolmsson: ragazza

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Eva Aulin legge il libro da cui è tratto il film

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Regia     Christian Marquand
Soggetto     Mason Hoffenberg, Terry Southern
Sceneggiatura     Buck Henry
Produttore     Robert Haggiag
Produttore esecutivo     Selig J. Seligman, Peter Zoref
Casa di produzione     American Broadcasting Company, Corona Cinematografica, Dear Film Produzione, Selmur Productions
Distribuzione (Italia)     20th Century Fox Home Entertainment
Fotografia     Giuseppe Rotunno
Montaggio     Giancarlo Cappelli, Frank Santillo
Effetti speciali     Augie Lohman, Harold E. Wellman
Musiche     Dave Grusin
Scenografia     Dean Tavoularis
Costumi     Mia Fonssagrives, Enrico Sabbatini, Vicki Tiel

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Copertina del libro

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Soundtrack originale del film

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Locandine originali del film

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Eva Aulin con Marlon Brando durante le prove

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La Aulin con Elsa Martinelli in una foto pubblicitaria

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Eva con Marlon Brando

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Con Walter Matthau

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Varie lobby card del film

novembre 9, 2011 Posted by | Fantastico | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Equus

Martin Dysart, un affermato psicanalista, si trova ad affrontare un caso anomalo e molto difficile; quello del giovane Alan , un diciassettenne che in una notte ha accecato tutti i cavalli della scuderia in cui lavorava. I cavalli erano la sua passione, la sua vita, tanto che aveva scelto di lavorare nei week end proprio per stare a loro stretto contatto.

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Richard Burton è il Dr Martin Dysart

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Per capire le reali motivazioni di Alan, il dottor Martin inizia delle delicate indagini personali, parlano prima con i genitori del ragazzo e in seguito con il proprietario della scuderia. Dopo aver dovuto lottare anche con la diffidenza del giovane, Martin riesce a penetrare nella mente del ragazzo, che inizia così a lasciarsi andare e confessa il suo segreto. La notte del brutale accecamento dei cavalli,

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Alan aveva avuto un incontro con la bella Jill, proprio in una stalla; ma il ragazzo non era riuscito ad avere rapporti sessuali con la ragazza. Se Martin ben presto impara le reali motivazioni del giovane, è costretto anche a fare i conti con la fine del suo matrimonio con la fredda e frigida moglie Margaret; sarà il giudice Eshter la persona che riuscirà, in qualche modo, a farlo uscire dal tunnel in cui si è infilato.

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Lo sfortunato incontro con Jill, Jenny Agutter

Il dottor Martin, Alan, hanno in comune una cosa: i loro problemi, anche se diversi, assomigliano a dei demoni con cui devono confrontarsi; se Alan ha trovato in un rapporto insoddisfacente la causa scatenante, a cui si aggiunge la religiosità bigotta della madre e l’indifferenza del padre, Martin ha dalla sua il demone di un matrimonio assolutamente insoddisfacente, quello con una donna altera e fredda. Curando Alan in pratica Martin cura se stesso. E’ il sunto del film di sidney Lumet, bello ma anche molto, molto lento, essendo stato tratto da una piece teatrale, quella del 1972 di Peter Shaffer.

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Nel 1977 il regista americano chiama Richard Burton per interpretare il ruolo del dottor Martin, essendo stato, lo stesso attore inglese, interprete della versione teatrale. I tempi sono dilatati, lunghi, i dialoghi hanno il sopravvento su tutto. Ma Equus è un film, non un’opera teatrale, e ovviamente mancano i tempi, il ritmo. Bene Colin Blakely e la bella e brava Jenny Agutter, che interpreta Jill, la causa scatenante della pazzia momentanea di Alan.
Film difficile da giudicare e da consigliare.

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Equus un film di Sidney Lumet. Con Colin Blakely, Richard Burton, Peter Firth, Joan Plowright,Jenny Agutter
Drammatico, durata 138 min. – USA 1977.

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Harry Andrews Il proprietario della scuderia
Jenny Agutter Jill Mason
Eileen Atkins Il giudice Esther Saloman
Joan Plowright Dora Strang
Colin Blakely Frank Strang
Peter Firth Alan Strang
Richard Burton Dr Martin Dysart

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Regia Sidney Lumet
Soggetto Peter Shaffer (dall’omonima opera teatrale)
Sceneggiatura Peter Shaffer
Produttore Elliot Kastner
Casa di produzione United Artists
Musiche Richard Rodney Bennett

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settembre 3, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , | 1 commento

Orwell 1984

Orwell 1984 locandina 1

Tratto dal romanzo omonimo di George Orwell,il film di Michael Radfrod ripercorre,in maniera fedelissima,la trama originale;una guerra ha creato tre grandi gruppi di stati,Oceania, Eurasia e Estasia,perennemente in guerra tra loro. L’Inghilterra,che è parte dell’Oceania,è dominata da un partito che controlla in maniera ossessiva levite di tutti i cittadini. Ogni notizia viene filtrata,controllata e poi diramata dopo le opportune modifiche.

Winston è uno degli addetti al controllo,un lavoro noioso,alienante;si fa molte domande,Winston,senza trovare una risposta. Attorno a lui tutto è desolato.Il mondo appare in colori cupi,in cui predomina il grigio e il giallo.

Londra stessa sembra avvolta da una cappa tetra e indissolubile,sotto cui si muove un’umanità che sembra aver perso qualsiasi interesse per la vita;Winston subisce questa situazione fino al giorno in cui incontra Giulia,una ragazza che gli fa un cenno di intesa e gli passa un bigliettino. Nel paese i rapporti sessuali sono accettati solo ed esclusivamente per la procreazione,quindi i due,diventando amanti,si mettono fuori legge.

Winston riesce ad affittare una miserabile camera,dove i due si incontrano e fanno l’amore. E’ l’occasione per parlarsi,per nutrire un minimo di speranza che attraverso l’amore si possa sfuggire ad una vita alienante. Ma la loro relativa felicità dura poco;l’uomo che ha affittato il locale è al servizio dello stato e i due vengono imprigionati.

Winston viene sottoposto a torture durissime,ma non tradisce la sua donna,quella che considera tale;ma portato in una stanza che materializza gli incubi delle persone (per Winston la repulsione assoluta per i topi),finisce per cedere,e tradisce Giulia.

La ragazza ha fatto lo stesso,e quando usciranno dal carcere,rieducati,i due si incontreranno,ma non avranno più nulla da dirsi. Per Winston,che ormai è controllato in spirito e in animo dal potere,si apre la stagione della fedeltà assoluta al potere.

Amaro,come del resto il romanzo,1984 è una dura denuncia del potere,in tutte le sue forme. Girato in colori cupi,con personaggi che sembrano trasportati di peso da un incubo assoluto e totalizzante,è una parabola cinica e spietata,che si segnala per la splendida caratterizzazione dei personaggi,fra i quali spicca Richard Burton,nella sua ultima apparizione.

Bravissimi John Hurt e Suzanne Hamilton,rispettivamente Winston e Giulia,due esseri umani che vengono risucchiati nel gorgo nero del controllo delle coscienze. Davvero bella la fotografia.

 

(1984)

Un film di Michael Radford. Con Richard Burton, John Hurt, Suzanna Hamilton, Cyril Cusack, Gregor Fisher, James Walker,
Andrew Wilde, David Trevena, Corinna Seddon, David Cann, Peter Frye, Roger Lloyd-Pack, Anthony Benson, Martha Parsey,
Rupert Baderman. Genere Drammatico, colore 115 minuti. – Produzione Gran Bretagna 1984.

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John Hurt: Winston Smith
Richard Burton: O’Brien
Suzanna Hamilton: Julia
Cyril Cusack: Charrington
Gregor Fisher: Parsons
James Walker: Syme
Andrew Wilde: Tillotson
David Trevena: amico di Tillotson
David Cann: Martin
Anthony Benson: Jones
Peter Frye: Rutherford
Roger Lloyd-Pack: cameriere
Rupert Baderman: Winston (da giovane)
Corinna Seddon: madre di Winston
Martha Parsey: sorella di Winston

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Regia Michael Radford
Soggetto George Orwell
Casa di produzione Virgin Group
Fotografia Roger Deakins
Montaggio Tom Priestley
Musiche Dominic Muldowney
Eurythmics

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John Hurt: Winston Smith
Richard Burton: O’Brien
Suzanna Hamilton: Julia
Cyril Cusack: Charrington
Gregor Fisher: Parsons
James Walker: Syme
Andrew Wilde: Tillotson
David Trevena: amico di Tillotson
David Cann: Martin
Anthony Benson: Jones
Peter Frye: Rutherford
Roger Lloyd-Pack: cameriere
Rupert Baderman: Winston (da giovane)
Corinna Seddon: madre di Winston
Martha Parsey: sorella di Winston

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Regia Michael Radford
Soggetto George Orwell
Casa di produzione Virgin Group
Fotografia Roger Deakins
Montaggio Tom Priestley
Musiche Dominic Muldowney
Eurythmics

giugno 5, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , | 2 commenti

Cleopatra

La lotta per il potere tra Caio Giulio Cesare e Pompeo è ormai alla fine;Cesare affronta nell’ultima battaglia il rivale,lo sconfigge e lo insegue per i mari,fino in Egitto,dove Pompeo chiede aiuto a Tolomeo XIV,fratello di Cleopatra,con la quale è in lotta per il trono d’Egitto.

Per inimicarsi il vincitore,Tolomeo fa uccidere e decapitare Pompeo,ma Cesare,inorridito,e soprattutto per dare una lezione a chiunque avesse attentato alla vita di un romano,decide di mettere sul trono d’Egitto la bellissima Cleopatra.

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Rex Harrison è Giulio Cesare

Il fascino della donna,le sue arti di seduzione,vincono ben presto il cuore del condottiero romano,e i due diventano amanti,tanto che dalla loro unione nasce un figlio,Cesarione. Cesare porta con se la regina a Roma,dove però viene ucciso da una congiura organizzata dal figliastro Bruto,in collaborazione con Cassio.

Ad Antonio,generale romano,viene affidato l’incarico di inseguire i due fuggitivi;Antonio arriva in Egitto,e anche lui si innamora della bellissima Cleopatra,che nel frattempo è ritornata nel suo paese.

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Elizabeth Taylor è Cleopatra

La passione tra i due sfocia inevitabilmente in una congiura di corridoio a Roma,dove Antonio viene visto come un nemico della patria,avendo scelto di restare in Egitto con la sua amante. E’ l’erede di Cesare,Ottaviano,che ad Azio sconfigge le poche legioni fedeli a Antonio e a Cleopatra,che,perduti,decidono di darsi la morte. Polpettone storico in stile peplum,Cleopatra costò una cifra spropositata,e il non felice esito ai botteghini mandò quasi in rovina la 20th Century Fox,che aveva investito moltissimo nel titanico lavoro di Mankievitz;Cleopatra venne girato negli studi di Cinecittà,a Roma,con uno sfarzo imponente,ma con scarsa aderenza storica.

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Tutto appare troppo grande,dalla profusione dei costumi fino alla bellezza davvero eccessiva di Cleopatra,della quale,storicamente,si elogiava solo la cultura e il fascino,doti che potrebbero appartenere anche ad una donna non bella.Il film portò comunque alle stelle la notorietà di Elizabeth Taylor,assolutamente inarrivabile nella sua straordinaria bellezza,e si trasformò in una miniera di gossip per anni,grazie allo sbocciare della storia d’amore tra Liz e Richard Burton,l’Antonio del film.

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In pratica Cleopatra fu uno degli insuccessi più clamorosi della storia del cinema;i motivi sono da ricercare probabilmente nello scarso fascino che esercitò il film sulle platee mondiali,unito probabilmente all’eccessiva lunghezza dello stesso.

Cleopatra
un film di Joseph L. Mankiewicz. Con Elizabeth Taylor, Richard Burton, Rex Harrison, Hume Cronyn, George Cole, Pamela Brown,
Roddy McDowall. Genere Storico, colore 243 minuti. – Produzione USA 1963.

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Elizabeth Taylor: Cleopatra
Richard Burton: Antonio
Rex Harrison: Giulio Cesare
Pamela Brown: High Priestess
George Cole: Flavio
Hume Cronyn: Sosigene
Cesare Danova: Apollodoro
Kenneth Haigh: Bruto
Andrew Keir: Agrippa
Martin Landau: Rufio
Roddy McDowall: Ottaviano – Cesare Augusto
Robert Stephens: Germanico
Francesca Annis: Eiras, Cleopatra’s handmaiden
Gregoire Aslan: Potino
Martin Benson: Ramos
Herbert Berghof: Teodoto
John Cairney: Febo
Jacqui Chan: Lotos, royal taster
Isabelle Cooley: Charmian
John Doucette: Achilla
Andrew Faulds: Canidio
Michael Gwynn: Cimber
Michael Hordern: Cicerone
John Hoyt: Cassio
Marne Maitland: Euphranor
Carroll O’Connor: Casca
Richard O’Sullivan: Faraone Tolomeo XIII
Gwen Watford: Calpurnia
Douglas Wilmer: Decimo

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Regia:     Joseph L. Mankiewicz
Soggetto:     Carlo Mario Franzero
Sceneggiatura:     Joseph L. Mankiewicz, Ranald MacDougall, Sidney Buchman
Fotografia:     Leon Shamroy
Montaggio:     Dorothy Spencer
Effetti speciali:
Musiche:     Alex North
Scenografia:     Herman Blumenthal, Hilyard Brown, John de Cuir, Boris Juraga, Maurice Pelling, Jack Martin Smith, Elven Webb, Paul S. Fox, Ray Moyer, Walter M. Scott

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maggio 12, 2008 Posted by | Storico | , , , | Lascia un commento