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Fratello sole sorella luna

Francesco, rampollo viziato figlio del ricco mercante Pedro Bernardone e di madonna de Pica, passa le sue giornate nell’ozio e nei divertimenti.
Lo scoppio della guerra con Perugia lo porta in battaglia, dove la visione delle efferatezze, della morte e delle sofferenze,complice anche una malattia che lo coglie, lo porta a vedere le cose differentemente.
Il ritorno a casa lo vede profondamente cambiato; ben presto il giovane viziato lascia posto ad una persona nuova,sempre più immersa nella contemplazione della natura e sempre più sensibile alle sofferenze dell’umanità.
Tutto ciò,unita alla repulsione che ora Francesco prova nei confronti della bramosia di ricchezza che suo padre coltiva spasmodicamente porta Francesco stesso ad una lite con i suoi. Dopo essere stato umiliato davanti ai notabili della sua città, Assisi, Francesco prende una decisione coraggiosa e estrema.
Si spoglia completamente di tutto ,rinuncia a tutte le ricchezze della sua famiglia e parte da Assisi per vivere una nuova vita, più consona a quello che ora prova.


Pieno d’amore per il prossimo, deciso a seguire l’esempio di Gesù Cristo, Francesco si reca a San Damiano, una chiesa in rovina; qui, sentendo la voce di Dio che lo invita a ridare dignità a quel posto sacro, Francesco raduna alcune persone che hanno deciso di seguire il suo insegnamento, come la nobile e bellissima Chiara Scifi,che abbandonerà anch’essa la propria famiglia e che fonderà l’ordine delle Clarisse.
L’incendio della cappella appena restaurata, la morte di un suo amico e discepolo lo portano ad interrogarsi sul suo presente, sulle sue scelte, sul futuro. Decide così di andare a Roma con il duplice scopo di parlare con il Papa e di chiedere il riconoscimento di quella che è, a tutti gli effetti,una nuova congregazione.
A Roma l’evidente contrasto tra la semplicità di Francesco e dei suoi seguaci e il lusso sfrenato della corte papale porta Papa Innocenzo III a riflettere sull’insegnamento di quell’uomo che con poche, dignitose parole invita la chiesa a recuperare l’insegnamento di Gesù; il film termina con Innocenzo III che si inchina ai piedi di Francesco e glieli bacia, in segno di umiltà.


Fratello sole sorella luna,film di Franco Zeffirelli del 1972 è un commosso omaggio del grande regista toscano verso un uomo, Francesco d’Assisi che ha avuto un’importanza assolutamente fondamentale nella storia del cattolicesimo, finendo per diventare l’esempio della dottrina di Gesù Cristo sulla terra, troppo spesso dimenticata,nel corso dei secoli, dalla chiesa.
La realizzazione del film è tecnicamente ineccepibile, priva com’è di retorica e basata su una realtà storica che copre alcuni anni della purtroppo breve vita di un uomo straordinario, Francesco d’Assisi, visto nell’evoluzione che lo porterà da essere un giovane scapestrato a uomo maturo e consapevole delle sofferenze, del vuoto in cui si muove un’umanità troppo spesso vessata
dalla prepotenza, dalla sopraffazione. Gli umili, i poveri diventano il centro della vita di Francesco e Zeffirelli indica il suo percorso senza sbavature, evitando luoghi comuni e scene ad effetto,utilizzando una scenografia molto ricercata prima in netto contrasto con i costumi semplici di Francesco poi,quando cioè il percorso umano e morale del futuro santo sarà compiuto per riprendere il fasto
nel finale, mostrando lo stridente contrasto tra i porporati, il Papa e San Pietro e i laceri seguaci di Francesco, cosa che porterà il Papa a riflettere sul vero significato del cristianesimo.


Sorprendente la performance dell’attore inglese Graham Faulkner,venticinquenne all’epoca del film che rappresentò il suo esordio che sembrava il preludio ad una grande carriera e che invece rimase inespressa,brava anche Judi Bowker,la Chiara del film,anche lei all’esordio e che quanto meno ebbe in seguito una lusinghiera carriera televisiva; più defilate le star del film,come Valentina Cortese (la mamma di Francesco),Adolfo Celi (il console)
e Alec Guinness nei panni di papa Innocenzo III.
Davvero bella la colonna sonora del film,che vede tre canzoni di Claudio Baglioni (una musicata da Donovan) e le musiche di Riz Ortolani; la sceneggiatura,scritta a tre mani vede oltre Zeffirelli la presenza di due grandi donne dello schermo,Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller, per un film molto amato dal pubblico e che ebbe una nomination agli Oscar come miglior scenografia mentre vinse il Nastro d’argento
per la miglior fotografia (Ennio Guarnieri) e il David di Donatello come miglior regia.
In rete c’è una discreta versione streaming all’indirizzo https://www.altadefinizione01.cc/7480-fratello-sole-sorella-luna.html (selezionare player Supervideo)

Fratello sole, sorella luna

Un film di Franco Zeffirelli. Con Graham Faulkner, Adolfo Celi, Valentina Cortese, Alec Guinness, Judi Bowker, Carlo Pisacane, Carlo Hinterman, Lee Montague, Nerina Montagnani, Sandro Dori, Fortunato Arena, Guido Lollobrigida, John Sharp, Massimo Foschi, Peter Firth, Leigh Lawson, Kenneth Cranham, Spartaco Conversi Biografico, durata 137 min. – Italia 1972.

Graham Faulkner: Francesco
Judi Bowker: Chiara
Leigh Lawson: Bernardo
Kenneth Cranham: Paolo
Michael Feast: Silvestro
Nicholas Willat: Giocondo
Valentina Cortese: Pica
Lee Montague: Pietro di Bernardone
John Sharp: il vescovo Guido
Adolfo Celi: il console
Francesco Guerrieri: Deodato
Alec Guinness: papa Innocenzo III

Giancarlo Giannini: Francesco
Anna Maria Guarnieri: Chiara
Adalberto Maria Merli: Bernardo
Mario Feliciani: Pietro di Bernardone
Gianni Bonagura: il vescovo Guido
Renato Turi: il console
Gino Cervi: papa Innocenzo III

Regia Franco Zeffirelli
Soggetto Suso Cecchi D’Amico, Franco Zeffirelli, Lina Wertmüller
Sceneggiatura Suso Cecchi D’Amico, Franco Zeffirelli, Lina Wertmüller
Fotografia Ennio Guarnieri
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Lorenzo Mongiardino, Gianni Quaranta (Direttore realizzazione scenica)
Costumi Danilo Donati

ottobre 11, 2019 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , | 2 commenti

Andavamo al cinema-Parte 53

Chiunque abbia notizie su sale non identificate o voglia inviare foto può contattare la mail paolobari@email.it

Cine Teatro Progresso,Venezia

Cinema Rouge et Noire,Palermo

Cinema San Paolo,Torino

Cinema Verdi,Cordenons (Pordenone)

Sala Cine Teatro Junior,Sarnico (Bergamo)

Cinema Pellegrini,Luino (Varese)

Cinema Olimpia,Messina

Cinema Nettuno,Taranto

Sala Cinema Arcivescovile,Saronno (Milano)

Cinema Moderno,Livorno

Cinema Margherita,Napoli

Sala Cinema Maestoso,Milano

Cinema Iride,Fossano (Cuneo)

Cinema Grumolo,Abbadesse (Vicenza)

Cinema Garibaldi,Padova

Cinema Eldorado,Casamicciola Ischia

Cinema Albese,Alba (Cuneo)

Cinema Dante,Palermo

Cinema Corso,Rovigo

Cinema City Square,Milano

Cinema Astra,Chiusi (Siena)

Cinema Peter,Carignano (Torino) (grazie a Valentino per la segnalazione)

Cinema Carcano,Milano

Cinema Astra,Cassano Magnago (Varese)

Cinema Arena Diana,Petilia Policastro (Crotone)

Cinema Alfieri,Genova)

Cine Teatro Rex,Bibbiena (Arezzo)

Cine Teatro Giotto,Borgo San Lorenzo (Firenze)

Atrio Cinema Poliziano,Milano

ottobre 10, 2019 Pubblicato da: | Vecchie sale cinematografiche italiane | | 3 commenti

L’apparizione

Noto reporter specializzato in affari del medio oriente, Jacques Mayano ha dovuto affrontare una terribile prova,dalla quale è uscito profondamente
segnato, nel fisico e nella mente, l’esplosione di una bomba che gli ha creato problemi ad un orecchio e che ha causato la morte di un suo amico e collega.
Tornato in Francia,Jacques viene contattato dal Vaticano con l’offerta di un reportage, senza però alcuna indicazione sul genere di argomento da trattare.
A Roma il reporter conosce un importante prelato francese,che gli offre di indagare, con la massima libertà d’azione su un evento che ha avuto luogo nel sud est della Francia,l’apparizione della Madonna ad un’umile ragazzina del posto.
Con lui, che rappresenterà la parte gnostica ci sarà una commissione composta da un prelato esperto in materia, una psicologa e un vaticanista.
Inizia per lo scettico in materia religiosa Jacques un viaggio complicato in terra francese,accolto dall’aperta ostilità del sacerdote che protegge la ragazza da un lato e dalla diffidenza dei suoi colleghi inquisitori dall’altra.

Con pazienza,stringendo un bel rapporto di amicizia con la dolce Anne, la veggente, Jacques farà un viaggio tra il possibile miracolo e i preconcetti dei suoi colleghi, scoprendo cose alla fine che gli faranno dubitare di tutto,indeciso fra fede e inganno…
L’apparizione è un film complesso e articolato su un tema sicuramente scomodo e dalle opinioni divergenti come il rapporto fra fede e individuo, fra miracolo e realtà, fra ciò che si vede e ciò che si sente nell’intimo.
Un tema all’apparenza banale,non per il contenuto quanto per essere uno dei più antichi dilemmi dell’uomo ma che Xavier Giannoli,regista di questo recente film (2018) affronta senza alcuna partigianeria, limitandosi ad un racconto che ha dei momenti davvero interessanti e che
esplora con delicatezza, senza retorica, l’amletico dubbio sul credere/non credere.
Negazionisti e credenti oppongono vicendevolmente le proprie tesi,senza giungere mai ad una conclusione; la cosa alla fine si trascina stucchevolmente come il dibattito sul sia nato prima l’uovo o la gallina.
Il film, come già detto,non prende posizione; il viaggio di Jacques si articola su vari fronti. Quando è quasi certo che si tratti di un inganno ecco che qualcosa lo porta nuovamente a dubitare. Evito di citare situazioni e finale del film proprio per evitare sia una “sorpresa rovinata“, sia perchè
in materia di fede le proprie convinzioni non devono mai prevaricare le idee dell’altro.Che è poi quanto Giannoli fa; illuminante quanto detto in un’intervista, “Volevo parlare di fede senza dogmatismi o pregiudizi, dal punto di vista di un uomo normale, non di un filosofo o di un teologo, che peraltro non sono, ma di un cineasta animato dal desiderio di esplorare una verità umana.


È così che mi è venuta l’idea del personaggio del giornalista che parte per investigare su un fatto di per sé incredibile: un’apparizione della Vergine Maria, ai giorni nostri, in Francia. Non è né un bigotto, né un ateo cinico, è solo un uomo libero che vorrebbe districare il vero dal falso.
E mi è molto piaciuto rendermi conto che l’inchiesta mi sfuggiva di mano e prendeva una forma autonoma, si muoveva in altre direzioni.
La sintesi del percorso di Jacques è essenzialmente questa, quella di un uomo disilluso, abituato alla violenza e che in Medio Oriente ha assistito a cose raccapriccianti ma che ha conservato, nonostante le ferite nel corpo e nell’anima, una capacità di giudizio, di ricerca,assolutamente invidiabile.
L’altro personaggio fondamentale del film è Anna,la veggente.
Una ragazza quasi spaventata dal clamore che c’è attorno a lei, consapevole dello scetticismo ma anche della speranza che suscita negli altri.
Si muove quasi con candore, quello stesso che finirà per spingere Jacques a indagare a fondo,alla ricerca di una verità impossibile da cercare,ma che comunque è il viaggio di ogni uomo, alle prese con l’insondabile mistero della fede.


Anche in questo caso le parole di Giannoli integrano perfettamente il racconto cinematografico :”Provavo l’esigenza di riappropriarmi di queste tematiche allontanandomi dai cliché delle rappresentazioni mediatiche, dei dibattiti sullo scontro tra le civiltà, sul ritorno della religiosità,
sulla deriva fondamentalista e integralista o ancora della Chiesa e suoi scandali, dal momento che per me si trattava soprattutto di una ricerca personale e segreta… Ciascuno affronta questi temi come vuole, come può, oppure rimane come me in uno stato di turbamento.
Non riusciremo mai a rispondere al quesito sul senso della nostra vita attraverso algoritmi, smart phone, promesse economiche o illusioni politiche.
Un film bello e intenso che tuttavia almeno in Italia,è stato visto da pochissime persone visto che in tutta la programmazione ha incassato 45.000 euro. Una cifra ridicola, vergognosa più che altro alla luce di incassi stratosferici di film allucinanti come bruttezza e pochezza che il cinema attuale propone.
Per quanto riguarda il cast,grandissime prove di Vincent Lindon (Jacques) e Galatea Bellugi (Anna): intensi,misurati i due protagonisti accrescono di credibilità il racconto.

L’apparizione, di Xavier Giannoli.Con Vincent Lindon,Galatéa Bellugi, Patrick d’Assumçao,Anatole Taubman, Elina Löwensohn Drammatico,Francia 2018.Durata 144 minuti

 

 

Vincent Lindon … Jacques Mayano
Galatéa Bellugi … Anna
Patrick d’Assumçao … Padre Borrodine
Anatole Taubman … Anton Meyer
Elina Löwensohn … Dottor de Villeneuve
Gérard Dessalles … Stéphane Mornay
Bruno Georis … Padre Ezéradot
Claude Lévèque … Padre Gallois
Alicia Hava … Mériem
Candice Bouchet … Valérie
Natalia Dontcheva … Céline

Regia: Xavier Giannoli
Produzione esecutica: Conchita Airoldi
Fotografia: Eric Gautier
Montaggio: Cyril Nakache
Casting: Coralie Amedeo e Michael Laguens

ottobre 7, 2019 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 1 commento

Vincitori e vinti

Norimberga,1948
Dopo il processo ai principali gerarchi nazisti e il processo ai medici le potenze vincitrici decidono di processare i giudici che agirono durante
la dittatura nazista, accusati di aver commesso crimini contro l’umanità; le ferite lasciate dalla guerra sono ancora aperte e i tedeschi vorrebbero lasciarsi alle spalle il periodo drammatico che ha devastato buona parte del mondo. Contemporaneamente le potenze occidentali hanno fretta di chiudere i conti in quanto la Germania,nello scacchiere europeo rappresenta un baluardo contro l’avanzata del comunismo. Il processo va comunque celebrato e a presiedere la corte composta da tre giudici viene chiamato l’irreprensibile Dan Haywood,un anziano togato americano dalla cristallina moralità.
L’uomo,per meglio comprendere l’atmosfera e la storia socio politica in cui sono avvenuti i fatti contestati agli imputati,decide di calarsi nella realtà, conoscendo persone come la signora Bertholt, vedova di un aviere già condannato da un tribunale
alleato e impiccato. Nel processo ai giudici spicca la figura di Ernst Janning, un magistrato che pur riconoscendo la validità della corte ritiene di aver fatto solo il suo dovere,con scrupolo e onestà.

Il confronto in tribunale,tra la difesa,guidata da un bravissimo avvocato tedesco,Hans Rolfe e l’accusa,rappresentata dal colonnello Ted Lawson diviene l’occasione per uno scontro fra motivazioni diverse.
Da un lato quelle dell’accusa,che sostengono come gli imputati abbiano fatto ne più ne meno le stesse atrocità dei gerarchi nazisti,condannando a morte molti innocenti solo per compiacere il regime o peggio solo in base all’appartenenza alla razza,dall’altra c’è il difensore,l’appassionato
Rolfe che con coraggio arriva ad accusare gli alleati di atrocità, come quelle commesse dall’esercito russo, dallo stesso Stalin e dagli americani,responsabili a suo dire di aver massacrato 250.000 innocenti con le bombe atomiche.
Al termine del processo Haywood legge la sentenza: i giudici vengono tutti condannati all’ergastolo,incluso Janning che ha mostrato segni di ravvedimento.
Il film termina con i titoli che scorrendo raccontano come nel 1961,all’epoca in cui viene girato il film,dei 99 imputati in vari processi nella zona americana nessuno è in galera.


Vincitori e vinti, film del 1961 diretto da Stanley Kramer è uno splendido esempio di cinema psicologico,in cui a fare la differenza è la presenza di un cast di assoluto livello mondiale; a tal punto che la pellicola ebbe ben 11 nomination agli Oscar anche se,con grande sorpresa alla fine furono solo due le statuette attribuite a Vincitori e vinti,quella per il miglior attore protagonista attribuita a Maximilian Schell per la sua grande appassionata interpretazione dell’avvocato difensore Hans Rolfe e quella per la migliore sceneggiatura non originale andata a Abby Mann.
Schell ebbe la meglio su Spencer Tracy, grandissimo nella parte del Giudice Dan Haywood e se vogliamo fu una scelta giusta. Tracy aveva già vinto due volte il premio e una terza non avrebbe aggiunto nulla alla sua prestigiosa carriera mentre per Schell era un riconoscimento che divenne un trampolino di lancio importante.Superbo Burt Lancaster nella parte del tormentato giudice Jenning. Anche Montgomery Clift e Judy Garland ebbero nomination ma non riuscirono ad imporsi nella categoria attori non protagonisti.Nel cast ci sono anche la Marlene Dietrich e Richard Widmark.
Un film teso,affascinante, in cui Kramer bada principalmente a esporre le varie tesi,senza prendere posizioni preconcette ma anzi facendo raccontare,dalla viva voce dell’avvocato Rolfe,un resoconto assolutamente fedele all’originale in cui le inevitabili colpe degli eserciti alleati sono mostrate senza falsi pudori.


Alcuni dialoghi mostrano con minuzia di acume le psicologie dei personaggi,come quella in cui Jennings,con passione dice a Dan Haywood “Tutta quella gente, quei milioni di persone… io non pensavo che si giungesse a tanto. Lei deve credermi, lei deve credermi!” ricevendo in cambio una risposta altrettanto ferma,”Herr Janning, doveva capirlo la prima volta in cui condannò a morte un uomo sapendolo innocente.”
In questi dialoghi c’è l’essenza di ciò che accadde durante il periodo della dittatura nazista; ancora una volta le risposte degli accusati erano immancabilmente le stesse,giustificate dalla paura,dall’obbligo del dovere,dal non poter fare altro.
Emblematica la risposta alle accuse da parte di uno degli imputati,il giudice Hofsstatter :”Io ho seguito il concetto che ritenevo più elevato nella mia professione, il concetto che dice: «Sacrificare il proprio senso di giustizia all’ordine legale costituito. Chiedere solo qual è la legge e non chiedere se sia o meno secondo giustizia». Come giudice, non potevo fare altrimenti.


Ed è la risposta che da Haywood quella che in modo compiuto esprime il perchè tutto sia accaduto e perchè tutti abbiano preferito non guardare o come abbiano poi giustificato i propri crimini: “Se tutti i capi del Terzo Reich fossero stati dei sadici, dei maniaci, allora i loro misfatti non avrebbero più significato morale di un terremoto o di qualsiasi catastrofe naturale, ma questo processo ha dimostrato che in tempi
di crisi nazionale le persone normali, e perfino quelle capaci ed eccezionali, possono indurre se stessi a condurre dei crimini così grandi e odiosi da sfidare qualsiasi immaginazione.
Un film da vedere,per riflettere. Per chi ama il grande cinema e le grandi interpretazioni.

Vincitori e vinti

Un film di Stanley Kramer. Con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Richard Widmark, Marlene Dietrich, Maximilian Schell, Montgomery Clift, Ed Binns, Werner Klemperer, Torben Meyer, Martin Brandt, William Shatner, Kenneth MacKenna, Alan Baxter, Ray Teal, Sheila Bromley, Bess Flowers, Judy Garland Titolo originale Judgement at Nuremberg. Drammatico, b/n durata 178 min. – USA 1961.

Spencer Tracy: Giudice Dan Haywood
Burt Lancaster: Ernst Janning
Richard Widmark: colonnello Tad Lawson
Montgomery Clift: Rudolph Petersen
Marlene Dietrich: sig.ra Bertholt
Judy Garland: Irene Hoffmann
Maximilian Schell: Avv.Hans Rolfe
William Shatner: Harrison Byers
Werner Klemperer: Emil Hahn
Kenneth MacKenna: Giudice Kenneth Norris
Torben Meyer: Werner Lampe
Alan Baxter: Generale Merrin
Edward Binns: Senatore Burkette
Virginia Christine: sig.ra Halbestadt (governante)
Ray Teal: Giudice Curtis Ives
Martin Brandt: Friedrich Hofstätter
John Wengraf: Dr.Karl Wieck

Giorgio Capecchi: Giudice Dan Haywood
Emilio Cigoli: Ernst Janning
Giulio Panicali: colonnello Tad Lawson
Gianfranco Bellini: Rudolph Petersen
Lydia Simoneschi: sig.ra Bertholt
Dhia Cristiani: Irene Hoffmann
Giuseppe Rinaldi: Avv.Hans Rolfe
Cesare Barbetti: Harrison Byers
Amilcare Pettinelli: Werner Lampe

Regia Stanley Kramer
Soggetto Abby Mann
Sceneggiatura Abby Mann
Produttore Stanley Kramer per Roxolom Film
Distribuzione in italiano DEAR (1962)
Fotografia Ernest Laszlo
Montaggio Frederic Knudtson
Musiche Ernest Gold, Norbert Schultze, Ludwig van Beethoven

ottobre 6, 2019 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

Le meravigliose avventure di Marco Polo

Roma, XIII secolo
Alla corte papale arriva una lettera del sovrano mongolo Kubilai Khan diretta a Papa Gregorio X; con essa il Khan chiede di poter stabilire rapporti commerciali con l’Europa e in particolare con Roma.
Il Papa convoca la famiglia Polo di Venezia,conosciuta per essere composta da abili mercanti.
E’ Marco Polo,il più giovane della famiglia ad essere il più entusiasta della spedizione; spirito d’avventura e voglia di conoscenza si scontreranno però con una serie enorme di difficoltà.
Polo dovrà misurarsi con l’ambizione del figlio del Khan,Nazam, guerriero indomito e assolutamente poco incline ad aperture verso l’occidente.
Inoltre Nazam nutre la segreta ambizione di diventare imperatore dei mongoli e conta su un gruppo di dignitari stanchi della durezza del Khan,che governa un paese immenso con durezza ma anche con giustizia.
Sarà proprio Marco Polo a sventare il piano dei congiurati e così facendo si guadagnerà la riconoscenza del Khan,ottenendo di aprire le vie dello scambio commerciale fra oriente e occidente.

Le meravigliose avventure di Marco Polo, liberamente tratte dal Milione di Polo,il libro che apri o meglio spalancò una finestra su un mondo assolutamente sconosciuto come quello dell’enorme impero mongolo è una mega produzione
francese del 1965,costata una fortuna e che si rivelò contrariamente alle speranze del produttore/regista Raoul Levy un fiasco colossale ai botteghini.
Levy,colui che aveva contribuito alla nascita del mito Brigitte Bardot finanziando il film Dio creò la donna,organizzò in modo faraonico la pre produzione;attori di grido (Delon,Blier), location orientale (Afghanistan,Iran) e soldi a profusione.
Ma Delon dopo poche riprese abbandonò il set, la trasferta si rivelò dispendiosa e Levy accantonò il progetto.
Lo riprese grazie a nuovi finanziamenti e con Horst Bucholz come attore protagonista e la regia affidata a Denys de La Patelliere; in qualche modo la pellicola venne terminata e come già detto si rivelò un fiasco colossale.


A ben vedere la cosa appare strana; sia le location che i costumi appaiono adeguati,la recitazione di buon livello e la componente fondamentale del film,la sceneggiatura e la storia tout court non sono poi male.
Eppure il film non incontrò il favore del pubblico,che lo snobbò abbastanza misteriosamente.Nonostante la presenza di star del calibro di Anthony Quinn (un magnifico Khan) ,di Omar Sharif, Orson Welles, i nostri Elsa Martinelli e Massimo Girotti, il film non attrasse il pubblico che ne decretò il flop.
La cosa ebbe conseguenze drammatiche per Levy,che fu colto da depressione e che poco tempo dopo si suicidò,complice il fallimento di due produzioni successive.
Un film nato male,per le vicissitudini raccontate e finito peggio,quindi.


Un film che però ha dalla sua una storia decorosa,che complice una fotografia eccellente e una buona tecnica registica può essere visto per passare due ore disimpegnate.
Uscito prima in Italia con il titolo Lo scacchiere di Dio,ha avuto alcuni passaggi televisivi sopratutto nei decenni 60 e 70; c’è una versione decorosa sul sito di Raiplay all’indirizzo http://h5.raiplay.it/raiplay/video/2016/06/Le-meravigliose-avventure-di-Marco-Polo-5589a4c1-0898-4fd0-b3cb-6bc70357eea2.html previa registrazione assolutamente gratuita.

Le Meravigliose Avventure di Marco Polo (lo Scacchiere di Dio)
Un film di Denys De La Patellière, Raoul Levy, Noël Howard. Con Orson Welles,Horst Bucholz,Omar Sharif,Anthony Quinn,Elsa Martinelli, Massimo Girotti, Folco Lulli, Guido Alberti, Lynne Sue Moon, Bruno Cremer, Titolo originale La fabuleuse aventure de Marco Polo. Avventura, durata 115 min. – Francia 1965.

Horst Buchholz: Marco Polo
Massimo Girotti: Nicolò Polo
Anthony Quinn: l’imperatore Kubilai Khan
Robert Hossein: principe Nayam
Orson Welles: Akerman
Omar Sharif: emiro Alao
Akim Tamiroff: il vecchio della montagna
Elsa Martinelli: la ragazza con la frusta
Folco Lulli: Spinello, mercante veneziano
Guido Alberti: papa Gregorio X
Lynne Sue Moon: principessa Gogatine
Bruno Cremer: Guillaume di Tripoli
Jacques Monod: Nicolò di Vicenza
Mica Orlovic: Matteo, zio di Marco
Grégoire Aslan: Achmed

Massimo Turci: Marco Polo
Emilio Cigoli: l’imperatore Kubilai Khan
Pino Locchi: principe Nayam
Giorgio Capecchi: Akerman
Giuseppe Rinaldi: emiro Alao
Luigi Pavese: il vecchio della montagna
Valeria Valeri: la ragazza con la frusta
Manlio Busoni: Achmed
Renato Turi: voce narrante

Regia Denys de La Patellière, Noël Howard
Sceneggiatura Noël Howard, Raoul Lévy, Jean-Paul Rappeneau, Jacques Rémy, Denys de La Patellière
Produttore Raoul Lévy
Casa di produzione Avala Film, ITTAC, Italaf Kaboul, Mounir Rafla, Prodi Cinematografica, Société Nouvelle de Cinématographie
Distribuzione in italiano Titanus
Fotografia Wladimir Ivanov, Claude Renoir, Armand Thirard
Effetti speciali Roscoe Cline
Musiche Mario Bua, M.J. Coignard-Helison, Georges Garvarentz
Scenografia Jacques Saulnier
Costumi Jacques Fonteray
Trucco Radmila Todorovic

ottobre 3, 2019 Pubblicato da: | Senza Categoria | , , , , , | Lascia un commento

il Re dei Re

Nel 1961 Nicholas Ray,grazie ai mezzi messi a disposizione da Samuel Bronson (produttore tra l’altro di kolossal come El Cid e La caduta dell’impero romano) allestisce una personale versione della vita di Gesù Cristo,cercando di essere fedele quanto più possibile alla storia narrata dalla Bibbia prima e dai vangeli dopo.
Lo fa coprendo un arco temporale di quasi un secolo,partendo dal saccheggio di Gerusalemme ad opera delle truppe romane avvenuto nel 63 Ac e arrivando alla fine alla crocefissione di Gesù.
Il film parte con la decisione da parte di Roma di mettere sul trono della Giudea Erode il Grande,per frenare gli innumerevoli moti di ribellione degli ebrei che mal sopportavano la durissima occupazione romana.
Ed è proprio partendo dal regno di Erode che che si sviluppa la storia,con la decisione da parte del re di uccidere tutti i primogeniti delle tribù per timore che si avverasse la profezia della nascita di un Re che avrebbe occupato il trono di Gerusalemme.

Giuseppe e Maria salvano il piccolo Gesù fuggendo in Egitto mentre a Gerusalemme il crudele Erode il grande muore per mano di suo figlio Erode Antipa ( clamoroso falso storico, Erode il grande morì di malattia); la sacra famiglia può tornare a Nazareth,dove vive tranquilla fino
a quando Gesù,ormai adolescente,inizia a far parlare di se.
La storia prosegue con la predicazione di Giovanni Battista,che predice l’avvento del Messia,con l’arrivo del nuovo governatore Ponzio Pilato e con gli avvenimenti successivi,il battesimo di Gesù,le predicazioni dello stesso con il celebre discorso della montagna (magnifica ricostruzione)
e i successivi avvenimenti,la delusione di Barabba che sperava nell’avvento di un liberatore con le armi,la preoccupazione del sinedrio e le trame dello stesso per frenare la crescente popolarità del Nazzareno fino all’arresto,alla decisione di Pilato di far decidere al popolo sulla sorte di Gesù e la sua successiva passione,culminata con la crocefissione sul Golgota.
Una versione,quella del film Il Re dei Re ,uscito nel 1961, che ripercorre la vita di Gesù nelle sue fasi salienti, corredata da splendide scenografie, ottimi costumi e dialoghi sobri e abbastanza fedeli alla narrazione evangelica.


Qualche concessione di troppo al gusto tutto americano per la retorica e la scelta azzardata di Jeffrey Hunter per il ruolo di Gesù sono gli unici appunti da muovere al film.
Sopratutto quest’ultima; un Gesù biondo e con gli occhi azzurri è quanto di più lontano dalla figura terrena del Messia,che per le sue origini era sicuramente diverso fisicamente ma per secoli arte e scritti hanno tramandato la sua figura in questo modo per cui si tratta di un peccato molto veniale.
Bene il cast, con ottime caratterizzazioni,da Rip Torn (Giuda) passando per Robert Ryan (il Battista),Viveca Lindfors (Claudia,la moglie di Pilato) e Frank Thring (Erode Antipa).
Fra le svariate versioni cinematografiche sulla vita del Messia questa va reputata la migliore almeno fino alla più fedele e meglio realizzata,quella del Gesù di Nazareth del compianto Zeffirelli.
Da segnalare nella versione italiana la presenza come voce narrante di Gino Cervi (in quella originale il ruolo è ricoperto da Orson Welles)
Riproposto più volte dalle tv, ha una buona versione in divx (solo in streaming) all’indirizzo https://altadefinizione.cloud/il-re-dei-re/

Il Re dei Re

Un film di Nicholas Ray. Con Viveca Lindfors, Robert Ryan, Harry Guardino, Hurd Hatfield, Jeffrey Hunter, Carmen Sevilla Titolo originale The King of Kings. Storico, durata 168 min. – USA 1961

 

Jeffrey Hunter: Gesù
Siobhán McKenna: Maria
Robert Ryan: Giovanni Battista
Ron Randell: Lucio Catanio
Hurd Hatfield: Ponzio Pilato
Viveca Lindfors: Claudia
Frank Thring: Erode Antipa
Rita Gam: Erodiade
Royal Dano: Pietro
Rip Torn: Giuda Iscariota
Harry Guardino: Barabba
Carmen Sevilla: Maria Maddalena
Brigid Bazlen: Salomè
Guy Rolfe: Caifa
Grégoire Aslan: Erode il Grande
Luis Prendes: buon ladrone
Barry Keegan: cattivo ladrone

 

Giuseppe Rinaldi: Gesù
Lydia Simoneschi: Maria
Emilio Cigoli: Giovanni Battista
Manlio Busoni: Lucio
Nando Gazzolo: Ponzio Pilato
Andreina Pagnani: Claudia
Giorgio Capecchi: Erode Antipa
Rosetta Calavetta: Erodiade
Mario Pisu: Pietro
Pino Locchi: Giuda Iscariota
Glauco Onorato: Barabba
Maria Pia Di Meo: Maria Maddalena
Fiorella Betti: Salomè
Olinto Cristina: Caifa
Luigi Pavese: Erode il Grande
Gualtiero De Angelis: buon ladrone
Renato Turi: cattivo ladrone
Gino Cervi: voce narrante

Regia Nicholas Ray
Sceneggiatura Philip Yordan
Produttore Samuel Bronston
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer
Distribuzione in italiano Metro-Goldwyn-Mayer
Fotografia Manuel Berenguer, Milton R. Krasner, Franz Planer
Montaggio Harold F. Kress, Renée Lichtig
Effetti speciali Alex Weldon, Lee Le Blanc
Musiche Miklós Rózsa
Scenografia Enrique Alarcòn, Georges Wakhévich
Costumi Georges Wakhévich
Trucco Charles E. Parker, Mario Van Riel

settembre 28, 2019 Pubblicato da: | Storico | | Lascia un commento

Ben Hur

Palestina,primo secolo dopo Cristo
L’impero romano domina la terra d’Israele con durezza;l’imperatore Tiberio manda in Palestina un nuovo governatore,accompagnato da Messala,capo delle guardie.
A Gerusalemme Messala incontra il vecchio amico Giuda Ben Hur,ricco mercante schierato apertamente con il suo popolo.
Ben presto, al rifiuto di Ben Hur di collaborare alla repressione dei moti di rivolta del popolo ebreo,Messala decide di sbarazzarsi dell’ormai ex amico e approfitta di un banale quanto involontario incidente che accade durante il passaggio del nuovo governatore. Alcuni mattoni si staccano dal tetto della casa di Ben Hur e Messala accusa Ben Hur di aver attentato alla vita del governatore. Imprigionato,Ben Hur viene inviato ai lavori forzati; nei pressi di Nazareth, stremato dalla sete,verrà dissetato da Gesù, un incontro questo che cambierà il suo futuro.
Qualche anno dopo Ben Hur,incatenato ai remi di una galea romana, salva da morte sicura il console romano Quinto Arrio durante una battaglia contro i pirati. Riconoscente,l’uomo lo porta con se a Roma e decide di adottarlo.


Ben Hur torna a Gerusalemme,dove apprende una triste notizia; sua madre e sua sorella sono morte. A comunicargli la cosa è Ester,figlia di un suo vecchio amico e segretamente innamorata di lui da sempre; la donna,per risparmiargli un dolore mente, nascondendo
un’atroce verita:la madre e la sorella di Ben Hur vivono nella valle dei lebbrosi, dopo aver contratto la terribile malattia.
Distrutto, Ben Hur giura vendetta contro Messala, responsabile della tragedia che si è abbattuta sulla sua vita .E avrà un’imprevista vendetta quando, correndo con le bighe in una gara senza regole, Messala verrà travolto dai cavalli, riportando ferite mortali.
Sul letto di morte, Messala rivela a Ben Hur che sua madre e sua sorella sono vive, ma che hanno la lebbra.
Ben Hur riuscirà a vedere le sue congiunte e alla fine,senza preoccuparsi del rischio di contagio,le trascina con se ad assistere al passaggio di Gesù, avviato al Calvario. Le due donne,miracolosamente,guariscono dalla lebbra e il film si chiude con la visione in lontananza
di tre croci che si stagliano nel tramonto.


L’uscita di Ben Hur nel 1959,per la regia del grande William Wyler venne accolta in modo a dir poco entusiasta sia dal pubblico che da buona parte della critica,tanto che nell’edizione degli Oscar tenutasi nel 1960 a Hollywood nel RKO Pantages Theatre la pellicola fece incetta di statuette,ben 11  su 12 nomination , tanto da stabilire un record che è stato soltanto eguagliato da Titanic e dal Signore degli anelli-Il ritorno del re.
A stupire tutti fu la splendida sequenza della corsa delle quadrighe,realizzata con una perizia ragguardevole.Scene mozzafiato,il clou di una pellicola che ha dalla sua una storia accattivante,con il classico happy end che è una volta tanto di una sobrietà sorprendente,con le tre croci
viste nel tramonto che si stagliano quasi come monito o anche come ricordo del passaggio terreno di un uomo eccezionale,quel Gesù che nel film appare di sfuggita,ma la cui presenza cambia irreversibilmente la sorte della famiglia di Giuda Ben Hur.
Che ha il volto (e il fisico scultoreo) di Charlton Heston,reduce da un altro kolossal di successo,I dieci comandamenti.
Curiosamente Ben Hur non aveva un cast di primissimo piano;gli attori protagonisti ( e non) non erano figure di primissimo piano del gotha cinematografico.
Ma ognuno di loro recitò al meglio,tanto che buona parte del successo va ascritto ad interpretazioni asciutte,rigorose.
Un’altra celebre sequenza è quella della battaglia navale,girata con tanta perizia da risultare quasi reale; venne realizzata una grande vasca con modellini delle galee romane fatte in dimensioni simili al vero.


Il film,girato in larga parte negli stabilimenti romani di Cinecittà fece da cassa di risonanza agli stabilimenti stessi,che divennero ancor più ambiti e che successivamente vennero usati come base per una pletora di peplum.
Un film epico,un vero kolossal capace di inchiodare alla poltrona lo spettatore per tutti i 212 minuti di durata della pellicola,che per decenni è stata trasmessa in più occasioni da tv pubbliche e private di tutto il mondo.
Da segnalare la presenza nel cast tecnico di un aiuto regista che di li a poco avrebbe avuto anch’esso fama mondiale: Sergio Leone

Ben Hur
Un film di William Wyler. Con Charlton Heston, Jack Hawkins, Haya Harareet, Stephen Boyd, Hugh Griffith, Giuliano Gemma, Martha Scott, Cathy O’Donnell, Sam Jaffe, Finlay Currie, Frank Thring, Terence Longdon, George Relph, André Morell, Adi Berber, Marina Berti Avventura, durata 212 min. – USA 1959

Charlton Heston: Giuda Ben-Hur
Jack Hawkins: Quinto Arrio
Haya Harareet: Esther
Stephen Boyd: Messala
Hugh Griffith: Sceicco Ilderim
Martha Scott: Miriam
Cathy O’Donnell: Tirzah
Sam Jaffe: Simonide
Claude Heater: Gesù Cristo
Finlay Currie: Baldassarre
Frank Thring: Ponzio Pilato
Terence Longdon: Druso
George Relph: Imperatore Tiberio
André Morell: Sesto
Laurence Payne: Giuseppe
Adi Berber: Malluch
Marina Berti: Flavia
Mino Doro: Valerio Grato
José Greci: Vergine Maria madre di Gesù Cristo
Richard Hale: Gasparre
Lando Buzzanca: Schiavo
Giuliano Gemma : Soldato Romano

Emilio Cigoli: Giuda Ben-Hur
Manlio Busoni: Quinto Arrio
Maria Pia Di Meo: Esther
Glauco Onorato: Messala
Carlo Romano: Sceicco Ilderim
Renata Marini: Miriam
Fiorella Betti: Tirzah
Lauro Gazzolo: Simonide
Luigi Pavese: Baldassarre
Giorgio Capecchi: Ponzio Pilato
Olinto Cristina: Imperatore Tiberio
Bruno Persa: Sesto
Gino Baghetti: Giuseppe
Arturo Dominici: Valerio Grato
Luigi Pavese: voce narrante

Regia William Wyler
Soggetto Lew Wallace (romanzo)
Sceneggiatura Karl Tunberg (accreditato), Christopher Fry, Gore Vidal (non accreditati)
Produttore Sam Zimbalist
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, Cinecittà
Distribuzione in italiano Metro-Goldwyn-Mayer
Fotografia Robert Surtees
Montaggio John D. Dunning, Ralph E. Winters
Effetti speciali A. Arnold Gillespie, Robert MacDonald, Milo B. Lory, Lee LeBlanc, Robert R. Hoag
Musiche Miklós Rózsa
Scenografia Edward Carfagno, William A. Horning, Hugh Hunt, Vittorio Valentini
Costumi Elizabeth Haffenden
Trucco Charles E. Parker

settembre 22, 2019 Pubblicato da: | Storico | , , , , , , | Lascia un commento

I dieci comandamenti

Egitto,regno di Ramses I
Astrologi e sacerdoti di corte hanno vaticinato l’arrivo di un uomo che porterà l’Egitto alla dissoluzione liberando contemporaneamente il popolo di Israele dalla cattività;il faraone Ramses I ordina la morte di tutti i neonati degli schiavi, ma si salva il figlio di Yochabel che mette il suo piccolo in una cesta avvolto in una tradizionale coperta ebrea e lo affida al Nilo confidando nell’aiuto di Dio.
La cesta cullata dalle acque del fiume arriva fino alla casa di Bithia,figlia del faraone,vedova e senza figli e quando questa scopre che all’interno c’è un bimbo,decide di accoglierlo come suo figlio e gli da il nome di Mosè,tratto dalle acque.
Gli anni passano e Mosè cresce forte e intelligente; è anche un valoroso guerriero, che da lustro e gloria all’Egitto ed è tenuto in grande considerazione dal faraone Seti I che nel frattempo è salito sul trono d’Egitto alla morte di suo padre Ramses I;
Seti ama il presunto nipote,tanto da essere indeciso sul suo successore,arrivando a preferire Mosè al suo naturale figlio Ramses II.
Il quale mal vede il riguardo del padre verso il rivale,gelosia accentuata anche dall’amore che la principessa Nefertari,giovane protetta da Seti,nutre per Mosè.


Il quale,fatta costruire una grande città in onore di Seti, sale ancor più nella considerazione del faraone,tanto che ormai tutto lascia presagire che sarà proprio lui il successore sul trono d’Egitto.
Ma dopo una serie di vicissitudini,Mosè scopre le sue vere origini e decide di schierarsi dalla parte del suo popolo,schiavizzato da tanto tempo e di cercare di liberarlo dal giogo egiziano.
Mosè viene quindi condannato all’esilio da Seti I sotto suggerimento di Ramses II (a sua volta sobillato da Nefertari) e allontanato dal regno,con destinazione il deserto.
Qui Mosè conoscerà la sua futura moglie Sefora e inizierà per lui un periodo di tranquillità,interrotta solo dalla folgorazione della chiamata di Dio,che lo incarica di liberare il popolo di Israele dandogli poteri straordinari con i quali convincere il faraone
a lasciar partire gli ebrei.
Alla corte di Ramses II,nonostante i prodigi compiuti,Mosè non riesce a convincere l’ostinato faraone; sarà solo provocando la morte dei primogeniti egizi, fra i quali il figlio del faraone che Mosè otterrà l’ambita libertà del suo popolo.


Che quindi raccolta la propria roba si incammina verso la valle del Giordano,dove c’è la terra promessa da Dio.
Ma Ramses II (che ha sposato Nefertari) sotto istigazione della donna,raduna un esercito per sterminare gli ebrei finendo per vederlo annientato dalle acque del mar Rosso che travolgono i suoi soldati subito dopo aver fatto passare gli ebrei,che Mosè ha condotto
attraverso le acque del fiume separandole sempre grazie all’aiuto di Dio.
Nel deserto Mosè riceve la chiamata di Dio che sul monte del Sinai gli scolpisce le tavole della legge, i dieci comandamenti che stabiliranno l’unione tra Dio e quello che è il popolo eletto.
Mosè rimane lontano per quaranta giorni  dal suo popolo.mentre la gente di Israele si lascia andare a gozzoviglie e nefandezze,suscitando l’ira di Dio sopratutto per la costruzione di un vitello d’oro destinato a diventare il nuovo Dio degli israeliani.
La collera di Dio si abbatte sulla parte di popolo infedele che scompare fra tuoni,fulmini e un terremoto che inghiotte i sacrileghi,risparmiando coloro che non avevano rinnegato la propria fede.
Tuttavia il popolo di Israele,condannato a vagare per 40 anni nel deserto,arriverà nella terra promessa senza Mosè che non potrà entrarci, avendo anch’egli offeso Dio. Sarà Giosuè,fedele compagno dalla fuga dell’Egitto a condurre il popolo eletto,emendato dai suoi peccati nella terra
che li accoglierà.


Diretto dallo specialista in kolossal Cecil De Mille nel 1956, con un remake che riprende l’omonimo film girato negli anni 20, I dieci comandamenti è una mega produzione di Hollywood che racconta le vicende narrate nel libro dell’Esodo della Bibbia attraverso 220 minuti di un cinema fastoso
e colossale,con migliaia di comparse e l’utilizzo di scene ardite zeppe di effetti speciali,tra le quali spicca la divisione delle acque che ancora oggi è un effetto speciale insuperato.
Un budget colossale permette a De Mille di creare un’ambientazione affascinante e l’utilizzo di un cast d’eccezione.
A vestire i panni di Mosè,il liberatore,viene scelto Charlton Heston mentre è Yul Brinner a interpretare Ramses II; ma il cast ha anche attrici del calibro di Anne Baxter (Nefertari),Yvonne De Carlo (Sefora,moglie di Mosè) e Debra Paget (Lilia) oltre ad attori del calibro di Edward G.Robinson e
Vincent Price,i due “malvagi” del film,Dathan e Baka.
Un film avvincente nonostante la storia narrata fosse in quache modo a conoscenza,a grandi lineee,degli spettatori;non privo di inesattezze storiche grossolane,come i nomi dei faraoni che pur essendo esistiti nella realtà (Seti I e Ramses II sono stati fra i più grandi faraoni della storia d’Egitto) probabilmente non hanno nulla a che vedere con la vicenda. La Bibbia,infatti,non accenna mai ai nomi del faraoni,limitandosi a fornire solo la denominazione “faraone”.
Altre inesattezze tuttavia non pregiudicano la bontà del racconto.


Il film avvince,tiene lo spettatore avvinghiato alla poltrona grazie alla equilibrata regia di De Mille,nonostante il tempo smisurato di proiezione,quasi quattro ore che tuttavia vengono ricompensate da grandiose scene allestite con migliaia di comparse,con la narrazione degli intrighi che porteranno alla scoperta della vera identità di Mosis (Mosè),colui che fu “tratto dalle acque”,secondo quando narrato dalla Bibbia.Una storia senza tempo,abbellita da costumi sfarzosi e da una ricostruzione storica di vestiti e oggetti vari non eccessivamente visionaria.
Accolto con entusiasmo dal pubblico,I dieci comandamenti si rivelò un affare enorme anche dal punto di vista commerciale,tanto da essere nel trentennio successivo uno dei film più remunerativi della storia.
Ed anche uno dei più visti e più riproposti sia al cinema che in Tv.
Da segnalare anche la vigorosa colonna sonora di Elmer Bernstein; candidato a sette Oscar,alla fine ne portò a casa solo uno, quello a John Fulton per gli effetti speciali.
Ma va detto che se il pubblico tributò un trionfo al film,la critica restò fredda,giudicando lo stesso poco più che un polpettone,pur riconoscendo la bontà di tutte le componenti della pellicola.
Nonostante tutto,il film continua ad essere riproposto con buona frequenza in Tv,riscuotendo a distanza di oltre sessant’anni un successo non scalfito dal tempo.

I dieci comandamenti
regia di Cecil B. De Mille,con Charlton Heston, Yul Brynner, Anne Baxter, Edward G. Robinson, Yvonne De Carlo, Debra Paget. Titolo originale: The Ten Commandments. Genere Storico – USA, 1956, durata 221 minuti

Charlton Heston: Mosè
Yul Brynner: Ramesse
Anne Baxter: Nefertari
Edward G. Robinson: Dathan
Yvonne De Carlo: Sefora
Debra Paget: Lilia
John Derek: Giosuè
Cedric Hardwicke: Sethi
Nina Foch: Bithia
Martha Scott: Yochabel
Judith Anderson: Memnet
Vincent Price: Baka
John Carradine: Aronne
Olive Deering: Miriam
Douglass Dumbrille: Jannes
Frank De Kova: Abiram
Henry Wilcoxon: Pentauro
Eduard Franz: sceicco Jethro
Donald Curtis: Mered
Lawrence Dobkin: Hur Ben Caleb
H.B. Warner: Amminadab
Julia Faye: Elisheba
Lisa Mitchell: figlia di Jethro
Noelle Williams: figlia di Jethro
Joanna Merlin: figlia di Jethro
Pat Richard: figlia di Jethro
Joyce Vanderveen: figlia di Jethro
Diane Hall: figlia di Jethro
Abbas El Boughdadly: auriga di Ramesse
Fraser Clarke Heston: Mosè appena nato
John Miljan: il cieco
Francis McDonald: Simone
Ian Keith: Ramesse I
Paul De Rolf: Eleazar
Woodrow Strode: re degli Etiopici
Tommy Duran: Gershom
Eugene Mazzola: figlio di Ramesse
Ramsay Hill: Korah
Joan Woodbury: la moglie di Korah
Esther Brown: principessa Tharbis
Cecil B. DeMille: Dio, voce narrante
Henry Brandon: comandante degli eserciti

Emilio Cigoli: Mosè
Nando Gazzolo: Ramesse
Lydia Simoneschi: Nefertari
Giorgio Capecchi: Dathan
Dhia Cristiani: Sefora
Fiorella Betti: Lilia
Pino Locchi: Giosuè
Mario Besesti: Sethi
Rina Morelli: Bithia
Giovanna Scotto: Yochabel
Tina Lattanzi: Memnet
Gualtiero De Angelis: Baka
Renato Turi: Aronne
Miranda Bonansea: Miriam
Giovanni Saccenti: Abiram
Gino Baghetti: Pentauro
Amilcare Pettinelli: sceicco Jethro
Rita Savagnone: figlia di Jehtro
Achille Majeroni: Ramesse I
Tina Lattanzi: principessa Tharbis
Luigi Pavese: Dio
Gino Cervi: voce narrante

Regia Cecil B. DeMille
Soggetto J.H. Ingraham
A.E. Southon
Dorothy Clarke Wilson
Sceneggiatura Aeneas MacKenzie, Jesse L. Lasky Jr., Jack Gariss, Fredric M. Frank
Produttore Cecil B. DeMille
Casa di produzione Paramount Pictures, Motion Picture Associates
Fotografia Loyal Griggs
Montaggio Anne Bauchens
Effetti speciali John P. Fulton
Musiche Elmer Bernstein
Scenografia Albert Nozaki, Hal Pereira, Walter H. Tyler
Costumi Arnold Friberg, Edith Head, Dorothy Jeakins, John Jensen, Ralph Jester

settembre 19, 2019 Pubblicato da: | Storico | , , , , , , | Lascia un commento

Charlton Heston

I dieci comandamenti

Ben Hur

El Cid

La più grande storia mai raccontata

Sierra Charriba

Khartoum

Il pianeta delle scimmie

1975,occhi bianchi sul pianeta terra

All’ombra delle piramidi

Il richiamo della foresta

2022 i sopravvissuti

I tre moschettieri

Airport 75

Terremoto

La battaglia di Midway

Panico nello stadio

Il principe e il povero

Salvate il Gray Lady

I giganti del West

Il pirata dell’aria

 

settembre 17, 2019 Pubblicato da: | Foto biografie | | Lascia un commento

I film con Sansone e Ursus

Sansone

Sansone e Dalila

Sansone contro i pirati

Sansone contro il corsaro nero

Sansone e il tesoro degli Incas

Ercole sfida Sansone

Ursus gladiatore ribelle

La vendetta di Ursus

Ursus

Ursus e la ragazza tartara

Ursus nella terra di fuoco

La regina delle Amazzoni

Ursus nella valle dei leoni

Ursus il terrore dei Kirghisi

Ercole,Sansone,Maciste e Ursus gli invincibili

Gli invincibili tre

settembre 16, 2019 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento