Prostituzione
Un quartiere periferico immerso nell’oscurità.
Una sera come tante, nei vialetti che circondano una strada di periferia, sotto i cui lampioni come ogni sera si consuma il triste rito dell’amore a pagamento.
Una ragazza, Giselle, adesca un giovane e consuma un frettoloso rapporto sotto un albero, mentre un maturo guardone assiste soddisfatto tra i cespugli.
Ritroviamo Giselle stesa nuda su un tavolo operatorio:la ragazza è morta, uccisa da un misterioso assassino.
E’ il commissario Macaluso ad essere incaricato delle indagini.

L’uomo deve muoversi nello squallido sottobosco in cui si muovono le esistenze delle prostitute, che si chiamano Benedetta,Primavera,Immacolata:nomi in netto contrasto con le loro esistenze di professioniste dell’amore.
Giselle era una di loro, ma marginalmente:la ragazza infatti era fuori dal giro delle prostitute da strada,lei era una studentessa universitaria, che si prostituiva con uomini facoltosi.
Mentre Macaluso inizia a muoversi in quel mondo sordido, brancolando alla cieca anche per il muro di omertà che sembra circondare la vicenda, si intrecciano le storie delle varie protagoniste, come quella di Benedetta, che una sera viene brutalizzata da un gruppo di giovani e che viene selvaggiamente vendicata dall’organizzazione a cui lei appartiene, o come quella di Primavera, una prostituta avanti negli anni che ha una relazione con il giovane pappone Antonio.
Proprio quest’ultimo la tradisce incapricciandosi della di lei figlia Daniela, con la quale scappa.

Nel frattempo Macaluso porta avanti le sue indagini e sarà il guardone che spiava Giselle a mettere il funzionario di polizia sulla strada giusta…
Prostituzione è un thriller-poliziesco girato nel 1974 da Rino Di Silvestro, regista romano scomparso cinque anni addietro all’età di 77 anni;Di Silvestro, che nel corso della sua carriera ha diretto solo 8 pellicole,fra le quali La lupa mannara e Hanna D.la ragazza del Vondel park aveva diretto l’anno precedente un discreto Wip, quel Diario segreto da un carcere femminile accolto da un lusinghiero successo di pubblico.
dalla vita delle recluse di un carcere, fra soprusi e violenze morali, Di Silvestro passa all’ esterno, raccontando a modo suo una storia squallida di prostituzione, mostrando le vite di un gruppetto di belle di notte alle prese con il loro degradante lavoro.

Il film è essenzialmente un poliziesco con venature thriller, alle quali il regista romano aggiunge un’ambientazione sordida ben ricostruita e qualche piccola denuncia del mondo degradato moralmente in cui le vittime del mestiere più antico del mondo vivono.
Lo fa senza forzare eccessivamente l’aspetto morale della cosa, limitandosi a intrecciare storie che potrebbero essere quelle di qualsiasi donna che viva l’esperienza della prostituzione con un cannovaccio strettamente giallistico, con tanto di omicidio e sorpresa finale sull’identità del misterioso assassino.
Il film è caratterizzato da una buona scorrevolezza e da un andamento dark, visto anche il mondo in cui si muove; qualche scena erotica, parecchi nudi ma se vogliamo funzionali a quanto raccontato.
Grazie ad un cast di comprimari e a qualche attore di primo livello De Silvestro filma un’opera non dozzinale, che in qualche modo emerge dalla montagna di film erotici prodotti tra il 1971 e il 1976; questo Prostituzione, ripreso all’estero con i titoli di Red city lights,Love Angels,Street Angels e Sex slayer è opera dignitosa e di discreta fattura.
Grazie anche a Aldo Giuffrè, che interpreta il misurato commissario Macaluso, alla bravissima Maria Fiore, che riveste i panni della matura Primavera e a Orchidea De Santis, splendida come sempre nelle vesti della prostituta Benedetta, la ragazza violentata e vendicata dall’organizzazione a cui appartiene.

Accanto a loro ci sono anche altri ottimi comprimari, che segnalo sopratutto per l’alto grado di professionalità mostrata:Lucretia Love,Umberto Raho, Magda Konopka,Krista Nell,Andrea Scotti e Gabriella Lepori, Luciano Rossi e Liana Trouche oltre a Elio Zamuto, conferiscono un’aria di professionalità ad un film che rischiava di passare come l’ennesimo prodotto di serie B del sotto cinema italiano.
Così non è per fortuna.
Il film purtroppo è molto raro e non esiste almeno a quanto ne so in edizione digitale italiana, anche se qualche anno addietro è stato trasmesso dalla scomparsa Odeon tv; su You tube c’è un mediocre riversaggio da VHS in lingua inglese, chiunque voglia cimentarsi con l’ardua comprensione dei dialoghi potrà farlo seguendo questo link: http://www.youtube.com/watch?v=otNojdFxkg8
Prostituzione
Un film di Rino De Silvestro, con Orchidea De Santis,Aldo Giuffrè,Maria Fiore,Lucretia Love,Umberto Raho, Magda Konopka,Krista Nell,Andrea Scotti,Gabriella Lepori, Luciano Rossi Liana Trouche,Elio Zamuto Italia 1974 Drammatico Durata 105 minuti
Aldo Giuffrè: Ispettore Macaluso
Maria Fiore: Primavera
Elio Zamuto: Michele Esposito
Krista Nell: Immacolata Mussomecci
Orchidea de Santis: Benedetta
Magda Konopka: Signora North
Andrea Scotti: Il poliziotto Variale
Paolo Giusti: Antonio
Gabriella Lepori: Giselle Rossi
Luciano Rossi: Faustino
Genere drammatico, commedia
Regia Rino Di Silvestro
Sceneggiatura Rino Di Silvestro
Produttore Giuliano Anellucci
Casa di produzione Angry Film
Fotografia Salvatore Caruso
Montaggio Angelo Curi
L’opinione di renato dal sito http://www.davinotti.com
Si parla ovviamente dell’argomento del titolo, tra un’ovvia citazione di Mamma Roma e qualche scena comica davvero evitabile. Finché il film resta sul registro giallo/drammatico non dispiace, comunque: ci sono delle belle musiche, la buona prova di Maria Fiore ed un ottimo finale, quello davvero riuscito. Insomma una pellicola che va un po’ troppo a corrente alternata, ma curiosa ed in definitiva che vale la pena di vedere.
L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com
Che lo si voglia o meno è un bel film in quanto, omicidio a parte, per una volta ci si cala nel mondo della prostituzione senza sfregi, vetriolo, lupara bianca o dentature spaccate a pugni. In particolare la figura di Primavera, magnificamente interpretata da Maria Fiore, dà una connotazione più umana ad una figura spesso ingiustamente vilipesa. D’altronde se c’è una persona che da quando esiste il mondo è sempre stata in prima linea e ha sempre pagato sulla propria pelle e senza sconti tutto il peggio, quella è la meretrice… Bravo pure Giuffrè.
I grandi flop del cinema americano (seconda parte)

Come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo dedicato ai fallimenti di film prodotti dall’industria hollywoodiana, a cadere sotto i colpi impietosi del box office sono speso film partiti con grandi ambizioni, con grossi budget e con cast a volte stellari.
Progetti ambiziosi che nelle intenzioni avrebbero dovuto incontrare il favore del pubblico.
Ma alle volte ciò non accade, per colpa di una serie spesso imprevedibile di fattori concomitanti:sceneggiature poco affascinanti, cast male affiatati, bizze delle star ecc.
Speed Racer film dei fratelli Wachowski del 2008, è stato uno dei progetti più ambiziosi di Hollywood; la storia del diciottenne amante delle corse automobilistiche che dopo varie peripezie scopre che il suo adorato fratello non è morto durante una corsa e che ha corso proprio in sua memoria si rivela una palude in cui finiscono 106 milioni di dollari, persi a fronte di un investimento di 200 milioni e con ricavi di poco superiori ai 94 milioni.
Nonostante il cast presenti attori del calibro di Cristina Ricci, Susan Sarandon,Matthew Fox e Emile Hirsch, la pellicola viene sbeffeggiata dalla critica, ottenendo solo un Razzie award laddove si era partiti con ben altre ambizioni.
Speed racer, dei fratelli Wachowski, un fallimento da 106 milioni di dollari
Stealth arma suprema, 93 milioni di perdite sul budget iniziale
La produzione prevedeva introiti superiori ai 300 milioni e la delusione fu cocente, tanto che il produttore Silver, che aveva sotto contratto per altri due film i Wachowki preferì prudentemente annullare il contratto, onde risparmiarsi altri eventuali naufragi.
Clamoroso il fiasco del film a sfondo fantascientifico Stealth arma suprema, basato sulla storia di un avveniristico aereo dotato di intelligenza artificiale che alla fine si ribella all’uomo; a fronte di un investimento iniziale di 170 milioni il film portò a casa 77 milioni, perdendo cioè la metà del capitale investito.
Il film fu un autentico fiasco anche in Italia, con incassi di poco superiori ai 300.000 euro.
Final fantasy, ambizioso film in computer grafica ispirato al popolare video gioco, partì con giuste ambizioni e difatti almeno a livello di critica fu un successo, grazie alle potenti immagini generate dai migliori computer del 2001, anno in cui venne prodotto.
Ma impietosamente e in modo anche abbastanza inaspettato, il pubblico non gradì: all’investimento iniziale di 167 milioni di collari fecero seguito incassi per 85 milioni, con una perdita secca del 50% del capitale.
Final fantasy, film tratto dall’omonimo videogioco, 80 milioni di perdite
Blitz nell’oceano, un fallimento colossale
Andando a ritroso nel tempo, va segnalato il clamoroso flop di un altro film tratto,come il citato Sahara, da un romanzo di Clive Cussler, uno scrittore che ha venduto decine di milioni di copie dei suoi romanzi con protagonista l’affascinante Dirk Pitt.
Si tratta di Blitz nell’oceano, storia avventurosa del tentativo di recupero del Titanic con tanto di trama spionistica e ambientazione di piena guerra fredda.
L’insuccesso fu totale, perchè il pubblico lo snobbò e la critica lo fece a pezzi; costato 40 milioni (cifra molto elevata, 35 anni addietro),il film incassò solo 7 milioni, rivelandosi un fiasco commerciale da spavento, qualcosa come 100 milioni di euro di oggi.
Costruire a tavolino un film che funzioni poi al box office è operazione molto complicata; i gusti del pubblico sono mutevoli e spesso non basta un buon regista, una buona storia e un buon cast ad assicurare il successo di una pellicola.
Ne sanno qualcosa alla Universal pictures e sopratutto ora lo sa anche Wych Kaosayananda, che nel 2002 diresse un buon thriller/fantasy scritturando Antonio Banderas e Lucy Liu per Ballistic, investendo nell’operazione circa 90 milioni e trovandosi alla fine solo 20 milioni di incasso.
Lucy Liu e Antonio Banderas in Ballistic, bello e sfortunato
The fan-il mito, grosse perdite per il blockbuster Robert De Niro e per il regista Scott
Un flop da 70 milioni, quindi, assolutamente ingiustificato alla luce della buona qualità della pellicola.
Anche il compianto Tony Scott ha conosciuto la sua Waterloo al botteghino quando nel 1996 diresse The fan-il mito utilizzando nel cast Robert De Niro, Wesley Snipes, e Benicio Del Toro.Il film, basato sul mondo del baseball e seguendo l’ossessione del protagonista per questo sport fallì miseramente al responso del box office, incassando solo 18 milioni di dollari a fronte di un investimento di quasi 55.
Un altro buon film, ottimamente interpretato da Sean Penn prese una batosta memorabile al botteghino: si tratta di Tutti gli uomini del re (All the King’s Men) un film del 2006 diretto da Steven Zaillian, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Penn Warren.La storia del piazzista che tenta la scalata alla carica di governatore e che perde per strada tutti i suoi buoni propositi è ben costruita e sopratutto ottimamente recitata ma iene massacrata al box office.
55 milioni investiti e solo 9,5 milioni realizzati: il film diventa uno dei fiaschi della stagione e uno dei più pesanti del decennio.
Tutti gli uomini del re, un fallimento da 45 milioni di dollari
Identico fallimento per Le regole del gioco, 47 milioni di dollari di perdite
Dello stesso budget iniziale godeva Le regole del gioco (Lucky You) film del 2007 diretto da Curtis Hanson, con un ottimo cast costituito da Drew Barrymore,Robert Duvall,Debra Messin: e Robert Downey Jr. storia poco avvincente di un padre che ha insegnato al figlio il gioco del poker,figlio che svilupperà un rancore ossessivo verso l’uomo ma che vedrà il tradizionale happy end trionfare.
Pesantissimo il responso finale, impietoso:i 55 milioni di investimento si tramutano in soli 8 milioni con in pratica lo stesso risultato del citato Tutti gli uomini del re.
Chiamarsi Tim Robbins e mettersi dietro la macchina da presa, ottenere nomination e applausi dalla critica non significa vendere più biglietti al cinema: Il prezzo della libertà (Cradle Will Rock) film del 1999 diretto dall’attore e regista Tim Robbins perde il 92% di quanto investito, una percentuale pesantissima frutto di un investimento iniziale di 36 milioni che portano a casa meno di 3 milioni, assicurando al povero Robbins solo un posto tra i registi con il più alto indice di perdite rispetto al capitale investito.
Il prezzo della libertà, di Tim Robbins
Liz Taylor in Il giardino della libertà,solo un milione di incassi
La cosa era capitata nel lontano 1977 ad una leggenda di Hollywood, George Cukor: il suo Il giardino della felicità,tratto da L’uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck, storia surreale e fantastica di due fratellini nonostante la presenza di tre leggende come Liz Taylor, Ava Gardner e Jane Fonda perde il 93% di quanto investito, 12 milioni con meno di un milione di incasso, una frana colossale da circa 45 milioni rivalutati e che è diventata una leggenda nera ad Hollywood.
Stessa storia,altro grande.
Lawrence Kasdan gira, nel 1994, Wyatt Earp, un western biografico sulla vita del leggendario sceriffo del West;il budget è rilevante circa 64 milioni di dollari e il regista punta tutto su Kevin Costner, uno che ai flop sopratutto come regista è ormai abbonato (si vedano ad esempio le sciagure delle sue due mega produzioni, Waterworld e L’uomo del giorno dopo).
Wyatt Earp, ancora un flop per Kevin Costner, questa volta come attore protagonista
Ridley Scott dirige 1492: la conquista del paradiso, un grosso flop al botteghino
Il film ottiene, alla sua uscita, buone critiche ma fu un disastro al box office.
Costner si beccò anche un Razzie award come peggior attore e il film alla fine raccolse la miseria di 25 milioni, che significarono una perdita del 60% del capitale.
Anche Ridley Scott, regista che di solito non sbaglia un colpo ha avuto il suo personale Vietnam.
1492 – La conquista del paradiso (1492: Conquest of Paradise) , il suo film del 1992 che doveva celebrare il cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America, partito con un budget di 47 milioni, nonostante la presenza di Gérard Depardieu,Angela Molina, Sigourney Wheaver e Fernando Rey, nonostante la superba colonna sonora di Vangelis franò al box office per motivi peraltro poco comprensibili, vista la splendida fotografia del film, le sue location selvagge e la buona tenuta del film stesso.
Un flop per il botteghino, ma non per la critica: Fino alla fine del mondo, di Wim Wenders
Dominion: Prequel to the Exorcist di Paul Schrader, 250.000 dollari di incasso
Alla fine della programmazione cinematografica si contarono tra gli incassi solamente 11 milioni di dollari, con una perdita secca di 36 milioni pari al 77% del capitale.
Ci sono poi da segnalare alcuni disastri epocali, film cioè ce non hanno permesso ai produttori di recuperare praticamente nulla rispetto ai soldi investiti.
E’ il caso di Fino alla fine del mondo (Bis ans Ende der Welt in tedesco e Until the end of the world in inglese) film del 1991 di Wim Wenders che peraltro è una delle sue opere più apprezzate dai critici. La storia fantascientifica che parla di un’umanità a rischio di apocalisse portò al cinema pochissima gente; alla fine l’incasso globale della pellicola fu di 700.000 dollari, un’inezia rispetto ai 23 milioni investiti e con una perdita globale quindi di circa il 97% del capitale.
The Worst Movie Ever! il film che ha visto un solo spettatore!
Melanie Griffith in Una estranea fra noi
Leonard salverà il mondo, considerato il peggio film/commedia degli ultimi 25 anni
Peggio ancora è capitato a Dominion: Prequel to the Exorcist di Paul Schrader, film del 2005 che ebbe vita tormentata;il regista venne sostituito e il film ultimato da Renny Harlin per essere distribuito con il titolo L’esorcista – La genesi.
Il budget del film era di 30 milioni ma alla fine incassò 250.000 dollari.Un fallimento assoluto, totale, pari al 99% dell’investito.
E adesso faccio un breve excursus per parlare di The Worst Movie Ever! che suona tradotto come Il peggior film di sempre.Già dal titolo si può intuire come Glenn Berggoetz, factotum del film ovvero produttore e regista immaginasse lo scarso credito che il film avrebbe avuto presso il pubblico.
Certo non immaginava che il giorno della sua uscita in un cinema di Los Angeles ci sarebbe stato un solo spettatore a vederlo, per un incasso di 11 dollari a fronte però di soli 1000 dollari investiti.
Ha dichiarato Glenn Berggoetz:
“”Ho pensato che avrei potuto promuovere il film come avevo fatto con il mio film precedente, che ha ricevuto una versione teatrale … fare un po ‘di social networking tramite e-mail e Facebook, e contattare persone, media locali fare interviste di pianificazione e recensioni. Sono stato impegnato tutto il giorno Lunedi scorso 15 ero in giro, così il Martedì 16 ho iniziato contattando media nella zona di Los Angeles inviando e-mail e messaggi. La settimana passava … ho notato due cose, due brutti segnali : tutti i miei contatti a Los Angeles erano o occupati per il fine settimana o fuori città (io vivo a Denver, ma un certo numero di miei membri del cast precedenti vivono nell’area di Los Angeles ).Bene, non una delle tante persone che conosco a Los Angeles si sono interessate di me. Ho cominciato a preoccuparmi. ”
Il film è ovviamente al momento il film meno visto e di conseguenza meno redditizio di sempre…
Ritornando ai flop dei maestri, va citato il film Una estranea fra noi (A Stranger Among Us) del 1992 diretto dal maestro Sidney Lumet; il dramma poliziesco interpretato dalla signora Banderas, Melanie Griffith, incassa 12 milioni su 33 di budget, o anche l’altro personale flop di Tony Scott,Domino, film del 2005 diretto da con Keira Knightley e Mickey Rourke che narra la storia Domino Harvey, figlia di una modella e di un attore che sceglie nientemeno che la carriera di bounty killer.Il film con budget iniziale di 50 milioni incassa meno della metà.
In ultimo va necessariamente citato il meritatissimo flop in cui incorse Leonard salverà il mondo (Leonard Part 6) film del 1987 diretto da Paul Weiland e interpretato da Bill Cosby. Il film su 24 milioni di finanziamenti incassò solo 4 milioni e si beccò tre Razzie award oltre ad essere nominato come peggior film degli ultimi 25 anni.

Il colore della notte, 21 milioni di perdite
Falso tracciato, flop da 24 milioni di dollari
Il remake di Psycho, un flop da 23 milioni di dollari
Trespass del 2011, 27 milioni di perdite
L’invidia del mio migliore amico, un flop da 25 milioni
Domino
The warrior way, oltre 30 milioni di perdite
Un pesantissimo flop, quello di Land of the lost: 70 milioni di dollari di perdite
Lucky numbers
Cavalcando con il diavolo
L’ottimo Strange days, un imprevedibile flop
Un flop annunciato: Eliminate Smoochy
Un pesante fallimento: Il monaco, 40 milioni di perdite
Supergirl
Alexander, di Oliver Stone: 202 milioni di investimenti e 166 di incassi
Little Nicky, un diavolo a Manhattan
I grandi flop del cinema americano (parte prima)
Qualche tempo fa ho parlato di una serie di film che si sono rivelati, al botteghino, un fallimento più o meno grave.
In questo articolo: https://filmscoop.wordpress.com/2008/09/05/quando-il-cinema-fa-flop/ abbiamo visto alcune super produzioni hollywoodiane partire ambiziosamente in fase di creazione e arrivare poi sugli schermi tra il totale disinteresse del pubblico.
Come già detto nell’articolo segnalato, alle volte alcuni di questi film non erano affatto brutti, ma avevano caratteristiche tali da non affascinare il grande pubblico; trame troppo complesse o troppo banali, sceneggiature poco affascinanti ecc.
Sono centinaia le produzioni che nell’impietoso raffronto costo/benefici all’atto praticato si sono rivelate degli autentici bagni di sangue.
Una di queste produzioni, ambiziosa sia come costi, sia come cast e scenari è Corsari (Cutthroat Island) film americano del 1995 diretto dal finlandese Renny Harlin, caratterizzato da scenografie sfarzose e una colonna sonora opera nientemeno che della prestigiosa London Symphony Orchestra.
Due foto di Geena Davis protagonista del disastroso Corsari
Il film, interpretato da ottimi attori come Geena Davis,Matthew Modine e Frank Langella è un tentativo di riportare in auge le avventure marinare dei pirati e dei corsari, attraverso la storia di Morgan Adamsuna donna pirata, figlia del pirata Black Henry che vuol impadronirsi di un tesoro e vendicare la propria famiglia.
Il film,costato 115 milioni di dollari (quasi vent’anni fa,una cifra da rivalutare per l’inflazione almeno del 25%) incassò al botteghino un’autentica miseria, poco più di 18 milioni di dollari, divenendo di fatto uno degli investimenti peggiori della storia del cinema.
Il film sostanzialmente non era nemmeno brutto, ma ebbe una lavorazione travagliata e un management assolutamente imbarazzante,con spese folli e una gestione del capitale finanziato dalla Carolco Pictures stravagante a tal punto che vennero acquistati,solo per accontentare il regista e il cast, tir di merendine e succhi di frutta.A ciò va aggiunto il continuo rimandarsi dell’ultimazione del film, che in pratica portò come conseguenza al fallimento della citata Carolco Pictures.
Will Smith in Pluto Nash, fiasco da 103 milioni di dollari in perdite
Omar Sharif e Antonio Banderas nel bello e sfortunato Il 13° guerriero
Identica sorte è toccata ad una mega produzione ambiziosa, Alamo-gli ultimi eroi, film rievocativo del celebre assedio portato dall’esercito messicano al comando del dittatore Sant’Anna verso la cittadina texana di Alamo, difesa da un pugno di eroi tra i quali il celebre David Crockett, che vi perse la vita.
Costato oltre 145 milioni di dollari, il film si rivelò un fiasco terribile al box office, incassando la miseria di circa 26 milioni di dollari, con una perdita secca di 120 milioni;il futuro blockbuster Ron Howard rifiutò, per sua fortuna di dirigere il film che di fatto è da considerare uno tra i primi cinque disastri economici del cinema americano.
A passare dalle forche caudine dei disastri non ci sono solo film a medio budget, ma anche grosse produzioni con capitali di partenza altissimi. Film spesso potenzialmente remunerativi, rivelatisi poi autentici flop nonostante le premesse di partenza fossero ottimistiche.
E’ il caso di Sahara, un film del 2005 diretto da Breck Eisner e interpretato da due star del calibro di Matthew McConaughey e Penélope Cruz, tratto dal romanzo omonimo di Clive Cussler con protagonista il celebre direttore della NUMA Dirk Pitt, affiancato dall’inseparabile Al Gordino.
Il film, costato qualcosa come 245 milioni di dollari, incassò tutto sommato bene, circa 120 milioni ma le altissime spese di partenza ne decretarono il fallimento commerciale, con una ingente perdita rispetto al budget iniziale di circa il 50% e tutto ciò nonostante il film fosse il più visto del week end di uscita.
Due fotogrammi tratti da Supernova
Jade, diretto dal grande Friedkin, partito con le migliori intenzioni, con un ottimo cast e una buona sceneggiatura si rivelò un autentico insuccesso perchè a fronte dell’investimento di 50 milioni riuscì a mala pena a portare a casa 10 milioni mentre La vendetta di Carter (Get Carter) film del 2000, diretto da Stephen Kay ed interpretato da Sylvester Stallone perse 44 milioni al box office, fruttando alla fine solo 2 Razzie award e le risate dei critici.Costò caro anche a Brian de Palma il tentativo di cambiare genere registico: il suo Il falò delle vanità (The Bonfire of Vanities) del 1990 ad onta del cast di tutto rispetto che includeva Tom Hanks,Bruce Willis,Melanie Griffith,Kim Cattrall,F. Murray Abraham e Morgan Freeman, stroncato dalla critica rimediò appena 15 milioni sui 47 investiti, assorbiti in gran parte dai cachet dei protagonisti.
Clamoroso il fiasco del fantascientifico/comico Pluto Nash, diretto da Ron Underwood e interpretato da un attore che fino a quel momento non aveva mai sbagliato un colpo, Eddie Murphy;la storia ambientata sulla luna, che vede il protagonista Pluto Nash non voler cedere il suo locale al tradizionale gangster che lo vuole a tutti i costi venne snobbato dal pubblico.
Il film, costato ben 120 milioni incassò una cifra ridicola, poco più di 7 milioni, con una perdita secca di quasi il 95% dell’importo finanziato, diventando uno dei fiaschi più colossali della storia del cinema.
Pianeta rosso, flop da 66 milioni di dollari
Il secondo flop consecutivo di Kostner, L’uomo del giorno dopo
Due immagini dal pessimo remake Lolita, con Dominique Swain
La surrealità di Murphy non bastò ad attirare pubblico e alla fine ci si aggiunse anche la critica, definendola senza mezze misure una porcata.Il film finì in lizza per i temibili Razzie award con ben 6 nomination, anche se alla fine non ne vinse nessuno nell’anno in cui a “trionfare” fu la riedizione di Travolti da un insolito destino questa volta intitolato semplicemente Travolti dal destino e interpretato dal nostro Giannini,nl ruolo che fu del padre e da Madonna.
A proposito della rockstar americana, un flop è stato il film girato accanto a Sean Penn nel 1986, Shangai surprise diretto da Jim Goddard; a fronte di un budget di 15 milioni (cifra di tutto rispetto negli anni ottanta) incassò all’incirca 2 milioni e costò al film ben 7 nomination ai famigerati Razzie e a Madonna stessa il premio come peggior attrice.
Disastro completo per il film d’animazione Milo su Marte prodotto dalla Walt Disney Pictures nel 2011, uno dei pochissimi fiaschi della casa statunitense che a fronte di un budget di 175 milioni ha portato a casa incassi per miseri 39 milioni.
Identica sorte per l’ambizioso e tutto sommato più che discreto Il tredicesimo guerriero (The 13th Warrior) film del 1999 diretto da John McTiernan, tratto dal romanzo Mangiatori di morte di Michael Crichton che a sua volta si ispirava al leggendario Beowulf.
Tre immagini della splendida Sharon Stone, interprete del disastroso nonchè bruttissimo Basic Instinct 2
La storia del cortigiano Ahmed (Antonio Banderas) e delle sue avventure non andò poi malissimo al botteghino, incassando circa 62 milioni; ma il film era costato alla casa di produzione diretta proprio dallo scrittore Crichton una cifra enorme, circa 160 milioni con perdite finali di oltre il 60% della cifra investita.
Del colossale flop di I cancelli del cielo, splendida e potente rievocazione della frontiera americana ho già parlato nell’articolo precedente;un flop terribile che si tradusse nel fallimento della celebre United Artist.
Di parziale fallimento si può parlare anche nel caso di Lanterna verde, film del 2011 diretto da Martin Campbell tratto dai fumetti della DC Comics; in questo caso si partiva da un budget stratosferico, 325 milioni; a fronte di un impegno così rilevante il film non andò poi tanto male ai botteghini, incassando circa 220 milioni, cifra veramente alta.
Ma dal raffronto tra costi e ricavi si vede benissimo come la perdita secca di 105 milioni sia davvero importante, anche se nell’ordine del 30%.
Brutto e deludente: Conan the barbarian 45 milioni di perdite
Un costosissimo flop da 120 milioni di dollari:Alamo-gli ultimi eroi
Sono proprio le produzioni fantascientifiche o del genere fantasy ad aver il maggior numero di rappresentanti in questa poco onorevole classifica: prodotti come Battaglia per la terra,L’uomo del giorno dopo,Pianeta rosso o Supernova lo testimoniano abbondantemente.
Battaglia per la Terra (Battlefield Earth) film di fantascienza del 2000 diretto da Roger Christian, troppo liberamente tratto dall’omonimo romanzo di L. Ron Hubbard del 1982 è una delle cose peggiori che abbia visto e meritatamente, a fronte di un investimento di 103 milioni, ne incassò poco più di 29 milioni; pesanti responsabilità vanno attribuite a John Travolta (interprete principale) e al suo cast che imposero ridicole modifiche al copione stravolgendo del tutto la storia di Hubbard provocando la ironica reazione di J.D. Shapiro, sceneggiatore del film che dopo la raffica di recensioni sbertuccianti disse testualmente “Spero di riuscire a imbottigliare questa cosa e utilizzarla come anticoncezionale…”
Madonna in Shangai surprise
Un costosissimo flop dei giorni nostri: Lanterna verde
Il film naufragò nelle sale e la critica lo distrusse; a testimonianza imperitura di tal destino restano i 10 Razzie award racimolati dal film (Razzie Awards al peggior film
Razzie Awards al peggior attore protagonista, John Travolta, al peggior attore non protagonista, Barry Pepper, al peggior attore non protagonista, Forest Whitaker , alla peggior attrice non protagonista, Kelly Preston
al peggior regista, Roger Christian, alla peggior sceneggiatura di Corey Mandell e J.D. Shapiro, basata sul romanzo di L. Ron Hubbard alla peggior coppia, John Travolta e cast generale, al peggior film drammatico dei nostri primi 25 anni e al peggior film del decennio.
Una raffica di spernacchiamenti assolutamente unici.
Un altro film di fantascienza finito male ai botteghini, abbastanza ingiustamente è Supernova, diretto nel 2000 dal bravo Walter Hill;la storia della Nightingale 229 e del suo equipaggio che si ritroverà a vivere una claustrofobica avventura non riscosse il gradimento del pubblico e il film, costato circa 90 milioni alla fine rese una cifra ridicola, poco più di 14 milioni con una perdita secca dell’83% del capitale investito.
Analoga sorte è toccata a Pianeta rosso (Red Planet) , film di fantascienza sempre del 2000 diretto da Antony Hoffman, ambientato su Marte ed interpretato da Val Kilmer e Carrie-Anne Moss; a fronte di 100 milioni di investimento il film incassò poco più di 34 milioni.
Uno dei film più brutti e contemporaneamente più antieconomici della storia: Battaglia per la terra
Bello e sfortunato: Jade di Friedkin
I sequel generalmente hanno un’accoglienza tiepida da parte del pubblico, fatti salvi alcuni prodotti che lasciano aperte le sceneggiature originali a sviluppi futuri legati a finali aperti o a storie con protagonisti alla Indiana Jones, solo per citare un personaggio, o a cicli organici come le saghe di Guerre stellari, personaggi idolatrati dal pubblico di tutto il mondo come Harry Potter o saghe per adolescenti come la recente Twilight.
Questi sequel, dicevo, spesso si rivelano un fallimento.
E’ il caso di Basic instinct 2 ,film del 2006 diretto da Michael Caton-Jones che riprende il conturbante personaggio di Catherine Tramell lanciato da Verhoeven con il fortunato Basic instinct del 1992.
La sexy e affascinante Sharon Stone è ancora una garanzia, ma il film è debole e decisamente brutto, ragion per cui a fronte di un budget iniziale di 70 milioni alla fine il film, nonostante un battage pubblicitario enorme, riuscì a mala pena ad incassare la metà rivelandosi un autentico fallimento.
Identica sorte capita spesso ai remake, ovvero quei film che riprendono vecchi successi ammodernandone la trama e tilizzando cast rinnovati; un espediente dagli esiti spesso disastrosi come nel caso di Lolita, film diretto da Adrian Lyne nel 1997, remake dell’omonimo film del 1962 di Stanley Kubrick.
A fronte di un cospicuo investimenti di circa 60 milioni di dollari il film naufragò al botteghino rastrellando la miseria di poco più di un milione, rivelandosi quindi un disastro epocale;nonostante un buon cast, la colonna sonora di Morricone e le discrete accoglienze della critica, Lolita, candidato anche a 4 premi Oscar il film non incontrò in alcun modo il favore del pubblico.
Idem dicasi di Conan the Barbarian, film del 2011 diretto da Marcus Nispel che riprende sostanzialmente l’omonimo film diretto da John Milius.nel 1982; stroncato dalla critica e poco seguito dal pubblico, che pure nel primo week end di programmazione aveva fatto la fila per vederlo, il film dicevo su un budget di 90 milioni riuscì a mala pena a recuperare poco più della metà della somma investita, per colpa di una trama risibile e dello scarso valore del prodotto stesso.
Le avventure di Stanley, uno dei film meno visti della storia:poco più di 1000 spettatori
Chiudo questa prima parte dedicata ai flop più costosi della storia del cinema recente citando la devastante (economicamente) disavventura capitata ad un film, quella di Le avventure di Stanley, film d’animazione statunitense del 1994 diretto da Don Bluth e Gary Goldman.Costato all’incirca 24 milioni il flm incassò 72 mila dollari, divenendo il film con il più basso indice di redditività della storia, qualcosa come il 97% di perdita in relazione alla somma investita. Sono davvero pochissime le persone che hanno visto questo film in sala,poco più di un migliaio.
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L’amour violè
E’ una vita tranquilla, quella di Nicole Seret.
Ha un lavoro che ama, un fidanzato premuroso, una famiglia, degli amici.
Una vita fatta di piccole cose, una esistenza mescolata a quella di tantissime altre persone in un paese della Francia.
Tutto però cambia, drammaticamente, una sera che Nicole rientra a casa dal lavoro sul suo inseparabile motorino; viene affiancata da un furgone con a bordo quattro balordi, che la seguono e la affiancano, costringendola quindi a fermarsi.
Le intenzioni dei quattro sono evidenti,da subito.
Difatti Nicole viene stuprata brutalmente dal branco e lasciata come una povera cosa, ferita nel corpo e sopratutto umiliata moralmente.
Ci vuole tempo per guarire e Nicole, poco alla volta, si ristabilisce almeno fisicamente.
Ma la terribile, devastante esperienza le ha condizionato ormai la vita e il ricordo di quella sera non la abbandona mai.

E torna, implacabile, quando un giorno Nicole si ritrova faccia a faccia con il suo principale violentatore, l’uomo che l’ha stuprata brutalmente per primo:è un meccanico di nome Berthot, sposato e padre di due figli, un teppista dalla vita comune e proprio per questo ancor più ributtante.
Nicole decide che quell’uomo e i suoi complici vadano puniti, non solo per ciò che ha subito lei, ma anche per evitare che possano riprendere impunemente la loro attività squallida e criminale.
Consigliata da Catherine, una sua amica, Nicole lo denuncia.
E’ un atto coraggioso, ma carico di problematiche legate alla concezione arcaica del sesso, del ruolo della donna e perchè no, dello stupro stesso nella piccola comunità in cui Nicole vive.
Contro di lei, apertamente, si schiera sua madre, che non vuole pubblicità negativa sulla sua famiglia e sopratutto l’amato Jacques, il fidanzato, che vorrebbe evitare pubblicità sul fatto temendo l’impatto negativo dello stupro su se stesso.

Ha paura di apparire un cornuto, detto brutalmente.
La sua è una concezione della donna legata agli stereotipi arcaici che regolano la vita della comunità;la donna è palesemente in un ruolo subalterno, deve essere madre e sposa.
Poco conta che lo stupro abbia messo in ginocchio l’animo di quella donna che evidentemente non ama abbastanza da seguire in una crociata contro l’omertà che sembra calare sul drammatico stupro.
Così Nicole si ritrova a combattere una battaglia che sembra persa in partenza, sopratutto quando, dopo la denuncia i famigliari degli stupratori tentano in tutti i modi di persuaderla a ritirare la denuncia, usando mezzi meschini come il denaro in cambio del silenzio o usando l’arma sottile e vigliacca della compassione e della pietà.
Non vogliono turbare gli equilibri delle proprie famiglie, le persone coinvolte nel fatto, genitori e mogli che siano.
Ma Nicole prosegue la sua battaglia, in suo nome ma anche in nome delle vittime della violenza sessuale.
La sua battaglia contro i pregiudizi, contro la falsa morale va avanti e si concluderà con un processo verso i violentatori…

Non c’è compiacimento verso l’effettistica o lo scandalismo fine a se stesso, in L’amour violè, di Yannick Bellon, c’è solo la drammatica e desolante rappresentazione di un atto di violenza, lo stupro, esecrabile e potenzialmente devastante per le sue vittime.
Siamo nel 1978, nel film, anno in cui fu girato ma potremmo essere a stamattina. O purtroppo anche a domani.
Se alcune cose sono cambiate e lo stupro oggi è perseguito con ben altra severità e sopratutto non ha più lo stesso diffuso sistema omertoso ad avvolgerlo occorre dar atto a mutate sensibilità verso il tema.
Non si è certo debellato il fenomeno, ma quanto meno oggi una donna può ragionevolmente pensare di essere maggiormente tutelata dalle leggi.
Tornando alla pellicola, Bellon racconta con piglio asciutto e senza compiacimenti eccessivi, senza morbosità inutili il dramma di Nicole, una ragazza qualsiasi immersa in un’atmosfera paesana qualsiasi.
E’ la Francia, siamo nei dintorni di Grenoble ma potremmo essere nelle campagne italiane, in quelle inglesi o quelle tedesche.

La sequenza dello stupro è di forte impatto:girata in notturna, al buio,quasi a voler sottolineare il buio della ragione che avvolge le menti dei sequestratori, L’amour violè racconta il calvario di una donna che da quel momento in poi, da quello stupro selvaggio e animalesco, cercherà di allontanare da se i fantasmi della spaventosa tragedia subita.
Inutilmente, perchè la mente la riporterà sempre a quei momenti.
Si guarisce nel fisico, e Nicole guarisce: ma probabilmente non si guarisce mai nell’animo.
Yannick Bellon dirige con grande equilibrio un film che pone al centro della storia la triste vicenda di Nicole, senza però andare troppo in la con la commiserazione così come riesce ad evitare la trappola del sensazionalismo o semplicemente quella della sovra esposizione della storia di Nicole.
La vicenda è raccontata con sobrietà e si avvale della intensa interpretazione di Nathalie Nell, l’attrice parigina che all’epoca delle riprese aveva alle spalle qualche buona interpretazione in film come La meravigliosa amante di Adolphe, L’amore di Nathalie e sopratutto Morire d’amore di André Cayatte.
Nel cast c’è anche un giovanissimo Daniel Auteuil.
Un film bello e a tratti crudele, una drammatica raffigurazione di una tematica sempre attuale, oggi come nel 1978.
Il film è di difficilissima reperibilità mentre c’ è una discreta riduzione in divx su You tube, ma in lingua francese http://www.youtube.com/watch?v=PnIABNEkw5E
L’Amour violé
Un film di Yannick Bellon. Con Pierre Arditi, Nathalie Nell, Alain Fourès, Michéle Simonnet, Daniel Auteuil Drammatico, durata 113′ min. – Francia 1977
Nathalie Nell … Nicole
Alain Fourès … Jacques
Michèle Simonnet … Catherine
Pierre Arditi … Julien
Daniel Auteuil … Daniel
Bernard Granger … Patrick
Alain Marcel … Jean-Louis
Gilles Tamiz … René
Tatiana Moukhine … La madre di Nicole
Lucienne Hamon … Il giudice
Guylène Péan … L’avvocato
Marianne Epin … La donna di Patrick
François Lalande … Un ammalato
Marco Perrin … Il padre di Jean-Louis
Andrée Damant … La madre di Jean-Louis
Regia:Yannick Bellon
Soggetto:Yannick Bellon
Sceneggiatura:Yannick Bellon
Montaggio:Jeannine See
Fotografia:Georges Barsky
Musiche:Abraham Sedefian
Produzione:EQUINOXE DRAGON MK2
Distribuzione:CIDIF CAD (1979)
L’opinione del Morandini
Una sera, nei dintorni di Grenoble, Nicole è aggredita e violentata da quattro giovanotti di buona famiglia. Con l’aiuto di un’amica passa dalla vergogna e dall’illusoria speranza dell’oblio alla denuncia degli stupratori. 4° film della bretone Y. Bellon, su un tema già affrontato con La femme de Jean, che allarga il discorso alla violenza di una società, fondata su valori maschilisti. Film didattico dove la finezza dell’analisi psicologica e una puntigliosa chiarezza informativa prevalgono sulla pedanteria della tesi. Ammirevole la sequenza dello stupro, senza perifrasi pietose, ma anche senza compiacimenti morbosi.
L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Crudo e violento nella prima fase, a tal punto da chiedersene il senso (non si rappresenta una violenza con la violenza), diventa riflessivo con il prosieguo della visione tra mille analisi e considerazioni. Femminista, metodico con una protagonista che non riesce mai a guarire fino in fondo (e questo è plausibile), quindi realistico, ma estremizzato anche nei dialoghi. Un film di denuncia per un amore violato, per una vita che non sarà mai più la stessa. Impegnato anche civilmente e in grado di scuotere dentro. Niente sarà più come prima?
L’opinione di Lucky78 dal sito http://www.davinotti.com
Film drammatico, interamente incentrato sulla riflessione di una donna violentata che tra mille difficoltà trova il coraggio di denunciare i suoi aggressori. Realistico e delicato, a tratti anche poetico, riesce invece ad essere incredibilmente cruento nella scena dello stupro, girata in modo talmente veritiero da destare notevole impressione. Molto brava ed affascinante l’attrice protagonista, Nathalie Nell, che riesce a dare al suo personaggio dei toni mai eccessivi ma al tempo stesso drammatici.

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Eva nera
Due storie parallele.
Sono quella di Judas Carmichael e quella di Eva; sono altresì padre figlia, ma ignorano l’esistenza l’uno dell’altra.
Lui, Judas, è un ricchissimo commerciante di diamanti di Hong Kong, che vive solo da anni, da quando cioè la sua affascinante moglie asiatica lo ha abbandonato dopo averlo reso padre di una bambina.
Eva è appunto la figlia di Judas, che ignora l’esistenza del padre.
E’ una stupenda ragazza che vive facendo la ballerina, portando in scena un inseparabile serpente che è parte integrante dello spettacolo.
Judas decide di rintracciare sua figlia e spedisce suo fratello Jules sulle tracce della ragazza;Jules rintraccia Eva e la riporta da suo padre, senza però dire alla ragazza la realtà delle cose.
Così Eva viene ospitata da Judas, ignorando che l’uomo che la ricopre di magnifici regali e che la fa vivere nel lusso è suo padre.

Eva è una donna sessualmente disponibile, abituata anche ad avventure saffiche; la ragazza allaccia amicizie particolari con due donne,Kandy e con la dottoressa Jerry.
Le due ambigue relazioni suscitano però un forte sentimento di gelosia in Judas, che decide di far uccidere da Jules le due donne.
Cosa che Jules fa, utilizzando per gli omici i mortali serpenti che Judas alleva in casa.
Eva non ci mette molto a capire cosa realmente è successo e decide di vendicarsi; attirato Jules su un’isoletta lo uccide con l’aiuto di due nativi, inserendogli nel retto un serpente.
Poi torna a casa, sapendo adesso che Judas è suo padre…

Discreto soft core esotico, questo Eva nera diretto da Aristide Massaccesi con il tradizionale pseudonimo di Joe D’Amato.
Ancora una volta il regista romano sceglie come sua musa la stupenda Laura Gemser, che per una volta si trova ad interpretare un personaggio in linea con le sue origini; la Eva del film, infatti, è figlia di un europeo e di un’asiatica.
L’attrice indonesiana gira quindi il terzo film del 1976, dopo Emanuelle nera: Orient reportage e prima di Voto di castità con Massaccesi, cosa che si ripeterà in futuro molte altre volte, dando il via ad una collaborazione artistica fra i due molto proficua.
Il film presenta la solita, accurata regia di Massaccesi anche se la trama barcolla a tratti;colpa principalmente delle bizze fatte da Jack Palance, che volle ad ogni costo interpretare il ruolo di Judas Carmichael, che in origine era stato scritto e pensato per Gabriele Tinti.

Alla fine Massaccesi cedette e riscrisse la sceneggiatura, che risente appunto di questa nuova disposizione di ruoli.
Un film che comunque è di pregevole fattura,quanto meno nella parte fotografica e delle location, con il solito marchio di garanzia rappresentato da Laura Gemser; l’attrice indonesiana, come sempre bellissima e disinibita, se la cava egregiamente in un ruolo decisamente osè, malizioso. Memorabili le sequenze con il serpente…
Bene anche Jack Palance e Gabriele Tinti.
Per quanto riguarda la reperibilità, al momento non posso indicare link in italiano mentre è estremamente improbabile un passaggio del film su qualche rete tv.
Eva nera
Un film di Joe D’Amato. Con Gabriele Tinti, Jack Palance, Laura Gemser, Guido Mariotti,Ziggy Zanger, Michele Strarck Erotico, durata 84′ min. – Italia 1976
Laura Gemser: Eva
Jack Palance: Judas Carmichael
Gabriele Tinti: Jules Carmihael
Michele Starck: Jerry
Ely Galleani: Candie
Regia Joe D’Amato
Soggetto Joe D’Amato
Sceneggiatura Joe D’Amato
Produttore Alexander Hacohen
Casa di produzione Matra Cinematografica, Andromeda Films, Othello Film
Fotografia Joe D’Amato
Montaggio Bruno Mattei
Musiche Piero Umiliani
Scenografia Franco Gaudenzi
L’opinione di baskettaro dal sito http://www.filmscoop.it
Appena sufficiente film diretto da D’Amato ed interpretato dalla Gemser.
Dal punto di vista della trama l’ho trovato meglio rispetto ad altre pellicole del regista.
Molto permissivo dal punto di vista delle nudità, che come in ogni “Massaccesata”che si rispetti è un elemento abbondantemente presente.
L’opinione di will kane dal sito http://www.filmtv.it
Di serpente si vive,si seduce,ci si nutre e si schiatta in questo simil-thriller dell’infaticabile Joe D’Amato:l’ammaliante Laura Gemser è ,ovviamente al centro della vicenda,ma non ci si aspetti un adattamento in chiave pruriginosa della Genesi(va beh che con questi ci si immergeva nel torbido,ma non esageriamo,via!),piuttosto viene messa in risalto l’importanza degli ofidi(sì,quelli verdi o marroni che strisciano,stritolano o mordono)all’interno di una trama che vorrebbe anche rivelarsi con i colpi di scena che,puntualmente,vengono disattesi dalla loro prevedibilità.Un bel pò di nudi femminili,anche se curiosamente le sequenze più spinte vengono lasciate fuori scena,un racconto che va avanti esclusivamente facendo leva sulle aspettative dello spettatore sul quando la splendida Laura si sfilerà le vesti,e un interrogativo che effettivamente non si dilegua:va bene che ha fatto di tutto,ma come faceva un attore come Jack Palance a trovarsi a proprio agio in un film così inutile?
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Il trio formato da Laura Gemser-Jack Palance-Gabriele Tinti rappresenta il punto di forza di questo squinternato filmetto erotico scritto e diretto da un Joe D’amato (che cura come al solito anche la fotografia) a un passo dall’ingresso nel mondo della pornografia. Qui le scene sexy non si contano, ma non vanno d’altronde neppure oltre ai consueti standard di decenza; la Gemser era appena salita alla notorietà mondiale come protagonista della serie di Emanuelle e questo spiega il motivo per cui Eva nera viene distribuito negli Usa come Emanuelle goes japanese. Che può essere un brutto titolo, ma pure quello originale italiano non scherza. L’elemento esotico dell’ambientazione (Hong Kong) è rafforzato dalla presenza dei serpenti; eppure lo stile della regia è tanto insulso, l’erotismo sempre contenuto e la narrazione procede in maniera così singhiozzante che Eva nera difficilmente potrebbe essere visto con interesse sia da un amante del trash/cinema di serie Z che da un pubblico dagli intenti dichiaratamente onanisti. L’unica vera sorpresa positiva è costituita dalla colonna sonora, davvero bella, firmata dal grande Piero Umiliani
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Insolito erotico massaccesiano che tradisce le buone premesse di partenza, avanzate da un cast che vanta, tra i nomi, quello del celebre Jack Palance. Gli elementi “esotici” ci sono tutti, ma il risultato finale è offuscato da contenuti malsani (il drammatico e sconsolante finale) e da eccentricità poco erotiche (il rapporto tra Eva-Gemser ed i serpenti). Co-produce Franco Gaudenzi, mentre all’editing troviamo Bruno Mattei. Da segnalare, inoltre, le notevoli musiche del bravo Piero Umiliani. Una visione la merita…
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Questo softcore di D’Amato cerca di proporre una versione “alternativa” del personaggio di Emanuelle della Gemser, che in realtà a conti fatti si differenzia di non molto dal prototipo; la storia, tutto sommato interessante sulla carta, alla resa dei conti non regge e viene sviluppata senza brio, con molti tempi morti e un ritmo alquanto blando. Le scene erotiche sono moderate e non offrono guizzi di alcun genere; Palance e Tinti fan quel che possono ma non bastano a tenere in piedi il film. In definitiva un’occasione mancata; per completisti.

































































































































































































































































































