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Amarcord

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Amarcord, io mi ricordo.
Per dirla all’emiliana o alla riminese,a m’arcord.
Un passato che rivive tra nostalgia e rimpianto,tipici sentimenti di chi sa che il passato irrimediabilmente non c’è più che si fonde
magicamente,liricamente,con immagini di rara bellezza.
Tutte in galleria,come un percorso ideale intrapreso nei meandri della memoria,alla ricerca di sensazioni visive,da risvegliare.
Quelle sensazioni che ti fanno pulsare il cuore e ritornare ad un passato irripetibile,come tutto quello che appartiene
alla vita e alla storia.
Che è personale ma che si fonde mirabilmente con la storia collettiva,attraverso volti e personaggi,più o meno sfumati,più o meno importanti
ma tutti impressi come una ruga sul volto nei ricordi.
Amarcord è il film più autobiografico,più sentito di Federico Fellini.
E non poteva essere altrimenti.
Perchè quando metti mano alla tua storia personale vai a smuovere qualcosa che credi di aver messo da parte,che ti accompagna ma che
man mano esplode proprio nel momento in cui li riporti alla vita,o meglio,a nuova vita.
Così il film si trasforma in una serie ininterrotta di emozioni visive sull’onda del passato vissuto nella natia Rimini,quella degli anni trenta.
Così diversa dalla Rimini degli anni settanta proprio come è differente il grande Federico nella maturità,com’è ovvio che sia.

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Amarcord è un percorso a ritroso,ideale.
Un viaggio nella Rimini degli anni 30,probabilmente il 1933,visto che ci sono sequenze con la Mille Miglia e il passaggio del Rex,atteso dalla folla con ansia spasmodica;un percorso di un anno,di primavera in primavera,che però segna profondamente la vita del protagonista del film e lo trasporta nell’età adulta.
Una carrellata di personaggi si susseguono sullo schermo;tristi,allegri,goliardici,meschini.
Tutte le categorie umane sfilano senza soluzione di continuità,tanto che in ognuno di essi lo spettatore sembra riconoscere qualcuno deja vu.
Infatti Fellini disse “« Mi sembra che i personaggi di Amarcord, i personaggi di questo piccolo borgo, proprio perché sono così, limitati a quel borgo,
e quel borgo è un borgo che io ho conosciuto molto bene, e quei personaggi, inventati o conosciuti, in ogni caso li ho conosciuti o inventati molto bene, diventano improvvisamente non più tuoi, ma anche degli altri »
Acuta l’osservazione di Valter Veltroni:”Basterebbe il Rex,, la sequenza dell’arrivo del Rex per vedere Amarcord di Fellini. Viaggio e conquista, speranza e realizzazione, povertà e riscatto sono nel sogno di quella nave, scura e maestosa.
Il film è il Rex della memoria. È una traversata in un mondo di poesia, di frammenti di reale, di schiette furbizie dei ricordi di un tempo. Con Fellini, e con lo stupore di Tonino Guerra, guardiamo, in quella Romagna fascista, una terra carnosa e irriverente, surreale e sognatrice. Lo zio matto che dalla cima di un albero grida: «Voglio una donna» e viene salvato da una monaca nana, il volto di lince della Gradisca,
le «bombardone» della tabaccaia che inizia al sesso gli adolescenti, l’apparire del mito delle Mille Miglia, la neve che scende copiosa, il vecchietto che non smette più di fischiare e muovere il braccio per testimoniare la virilità difesa.”

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Protagonista del film è Titta Benzi,storico amico d’infanzia del regista,così come l’altra protagonista è la Rimini tanto amata e detestata;una Rimini ricostruita negli studios di Cinecittà e ad Ostia,una cittadina pigra e indolente,goliardica e provinciale.
Lo sfondo è quello dell’Italia fascista,preda di un regime menzognero e prevaricatore,un’Italia quasi infantile che subisce le angherie del regime,dalle divise dei balilla alle adunate oceaniche,dalla retorica del Duce ha sempre ragione alle sue magniloquenti quanto effimere manifestazioni di grandezza.
Titta è figlio di Aurelio e Miranda;il primo è un piccolo costruttore,la seconda una tranquilla donna di casa.
I due sono perennemente preda di bisticci familiari,mentre nella famiglia ci sono anche zio Teo,dalla salute mentale precaria e spesso ricoverato in manicomio e zio Pataca,dalla vocazione parassitaria,che vegeta alle spalle della famiglia.
Il microcosmo esterno pullula di personaggi di ogni genere;quello femminile,che provoca in Titta i primi pruriti adolescenziali ha in Gradisca la figura più potente.
La donna è una procace parrucchiera,protagonista dei sogni erotici del giovane e dei suoi amici;c’è la tabaccaia dai seni monumentali,che in qualche modo “svezzerà” Titta e Volpina,che ad onta del suo nome è una scemacchiotta ai limiti della ninfomania.
Il piccolo universo si popola anche di grottesche o tenere figure maschili,come Giudizio il matto o Biscein,il patologico bugiardo,il suonatore cieco di Cantarel e tanti,tanti altri volti che costuiscono l’humus nel quale il giovane Titta forma il suo carattere e sperimenta delusioni e alimenta speranze.
Amarcord quindi vive di questo perenne ricordo di una stagione,forse la più importante nella vita di ognuno,quella che ti strappa dalla condizione di adolescente e ti trasporta nel mondo contraddittorio,pericoloso e schizofrenico degli adulti.

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Fellini va alla ricerca delle sue radici,con nostalgia ed evidente rimpianto.
Il suo percorso negli archivi della memoria riporta a galla un periodo storico irrimediabilmente cancellato dalla storia,non certo dai ricordi personali.
Come dimenticare tuo padre antifascista costretto a bere l’olio di ricino?
Ricordi impressi come un marchio di fuoco,in cui si risveglia la tenerezza per le prime pulsioni sessuali e per le esperienze maturate con il gruppo di amici con cui ha condiviso una stagione importante della vita.
Un’esperienza visiva potente,tutta da gustare.
Che vive anche si una sonorità assolutamente straordinaria,sottolineata dalle splendide musiche di Nino Rota che accompagnano il film.
Due ore di cinema di altissimo livello.
Popolato da una galleria di attori straordinari.
Dalla sempre intensa Pupella Maggio,che interpreta la madre di Titta a Armando Brancia che interpreta il padre a Magali Noel,la conturbante Gradisca a Ciccio Ingrassia che è Teo,fino a Bruno Zanin che interpreta Titta,gli attori guidati dalla maniacale mano di Fellini danno il meglio di se.
Tra le molte sequenze memorabili del film,cito il volo del pavone nella neve,il passaggio del transatlantico Rex,la giunonica tabaccaia che soffoca Titta con i seni,Teo sull’albero,la morte della madre di Titta,episodio chiave per la crescita e l’ingresso nell’età adulta.

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L’accoglienza ad Amarcord,uscito nelle sale italiane il 18 dicembre 1973 fu da subito unanimemente entusiasta;per la prima volta un film di Fellini sbancò il botteghino e ben presto il film venne candidato agli Oscar,con la vittoria del 1975 come miglior film straniero,dopo una strenua lotta con un altro splendido film,Cognome e nome: Lacombe Lucien (Lacombe Lucien), regia di Louis Malle.
In definitiva,un film che coniuga in maniera pressochè perfetta la poesia con l’immagine;uno dei capolavori assoluti del cinema,capace di portare nel linguaggio comune un altro termine diventato un neologismo nazionale,mutuato dal titolo del film,Amarcord,come Dolce vita per indicare un’epoca storica della vita sociale italiana.
Vi segnalo la presenza su You tube di un rarissimo dietro le quinte del film,con scene riprese durante le riprese del film;https://www.youtube.com/watch?v=ptXUjMNNALc
Per quanto riguarda lo streaming (e il download del film) una bella versione è presente a questo indirizzo:https://openload.co/f/bGVOD01axmw/Federico_Fellini-Amarcord__1973.mp4

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Amarcord

Un film di Federico Fellini. Con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano, Ciccio Ingrassia, Magali Noël, Nandino Orfei, Alvaro Vitali, Josiane Tanzili, Mario Liberate, Maria Antonietta Beluzzi, Antonino Faa Di Bruno, Francesco Maselli, Lino Patruno, Nando Orfei, Aristide Caporale Commedia, , durata 127 min. – Italia 1973.

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Bruno Zanin: Titta
Armando Brancia: Aurelio, il padre di Titta
Pupella Maggio: Miranda, la madre di Titta
Giuseppe Ianigro: Il nonno di Titta
Nando Orfei: Lallo, detto “Il Pataca”, lo zio di Titta
Stefano Proietti: Oliva, il fratello di Titta
Magali Noël (con il nome Magali’ Noel): Ninola “La Gradisca”
Donatella Gambini: Aldina Cordini
Gianfranco Marrocco: Il figlio del conte
Antonino Faà di Bruno: Il conte di Lovignano
Fernando De Felice: Cicco
Bruno Lenzi: Gigliozzi
Bruno Scagnetti: Ovo
Alvaro Vitali: Naso
Ciccio Ingrassia: Teo, lo zio matto
Francesco Vona: Candela
Aristide Caporale: Giudizio
Luigi Rossi: L’avvocato
Gennaro Ombra: Biscein
Domenico Pertica: Il cieco di Cantarel
Ferruccio Brembilla: Il leader fascista
Marcella Di Folco (con il nome Marcello Di Falco): Il Principe
Antonio Spaccatini: Il federale
Maria Antonietta Beluzzi: La tabaccaia
Josiane Tanzilli: La Volpina
Gianfilippo Carcano: Don Balosa
Mauro Misul: Il professore di filosofia
Armando Villella: Fighetta, il professore di greco
Mario Liberati: Ronald Coleman, proprietario del teatro Fulgor

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Piero Tiberi: Titta Biondi
Corrado Gaipa: Aurelio, il padre di Titta; Oste
Ave Ninchi: Miranda, la madre di Titta
Fausto Tommei: Il nonno di Titta
Romolo Valli: Lallo, lo zio di Titta
Paola Dapino: Gina, la cameriera
Enzo Robutti: Teo, lo zio matto
Adriana Asti: La Gradisca; La Volpina
Oreste Lionello: Giudizio; Il federale; Fighetta, il professore di greco; Muratore poeta
Solvejg D’Assunta: La tabaccaia
Enzo Robutti: Il cieco di Cantarel
Renato Cortesi: Fascista pelato dal barbiere; Uomo in strada; Ragazzo con le occhiaie; Il fascista dell’olio di ricino
Isa Bellini: Prof.ssa di matematica
Carlo Baccarini: Il fotografo; Il barbiere; Uomo che corteggia Gradisca; Operaio al cantiere; Uomo con paglietta
Gigi Reder: Prof. di scienze; Fascista sulla sedia a rotelle
Pietro Biondi: Il carabiniere Matteo, marito di Gradisca; Padrone del caffè commercio
Roberto Bertea: Madonna, il vetturino
Marcello Tusco: Il proprietario del Fulgor
Mario Feliciani: Zeus, il preside
Mario Maranzana: Un cliente del barbiere; Fascista che urla nel buio
Silvio Spaccesi: il vecchio preso in giro
Enrico Lazzareschi: Il fascista toscano
Mario Maldesi: L’emiro nano; L’infermiere del manicomio; Parole sussurrate
Enzo Liberti: Medico dell’ospedale
Laura Carli: La monaca nana
Moira Orfei: Donna sulla barca
Federico Fellini: Le pernacchie

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Regia Federico Fellini
Soggetto Federico Fellini, Tonino Guerra
Sceneggiatura Federico Fellini, Tonino Guerra
Produttore Franco Cristaldi
Casa di produzione F.C. Produzioni
Distribuzione (Italia) Dear International
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Adriano Pischiutta
Musiche Nino Rota
Scenografia Danilo Donati
Costumi Danilo Donati
Trucco Rino Carboni

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1 Amarcord 2:07
2 La fogaraccia 2:14
3 Le Manine di Primavera 3:10
4 Lo Struscio: Quel Motivetto che mi piace tanto / Stormy Weather / La cucaracha 3:54
5 L’emiro e le sue odalische: Solomè abat jour 2:30
6 Gary Cooper 1:23
7 La gradisca e il principe 2:29
8 Siboney 2:09
9 Danzando nella nebbia 1:49
10 Tutti a vedere il rex 2:27
11 Quanto mi piace la gradisca 3:08
12 La Gradisca si Sposa e se ne và 2:16

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“Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me’, ma la casa mia n’dov’è?”

“Le manine scoincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine di cui che girano, vagano qua e vagano anche là.
Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace. Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro.
Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!”

“Commetti atti impuri? Ti tocchi? Lo sai che San Luigi piange quando ti tocchi? “

Guarda quante ce ne sono, oh. Milioni di milioni di milioni di stelle. Ostia ragazzi, io mi domando come cavolo fa a reggersi tutta sta baracca.
Perché per noi, così per dire, in fondo è abbastanza facile, devo fare un palazzo: tot mattoni, tot quintali di calce, ma lassù, viva la Madonna,
dove le metto le fondamenta, eh? Non son mica coriandoli.”

“Qual gentil donzella, tu mi appari Aldina bella, e in tutto il tuo folgore (DANG!), mi fai battere forte il cuore (DANG, DANG!).”

“E bà de mi bà diceva così: Per campè sèn bsegna pisé spes com’i chen. Per campar sano bisogna pisciar spesso come il cano.”

“Un babbo fa per cento figlioli e cento figlioli non fanno per un babbo, questa è la verità.”

“È l’inverno che muore, sai, e arriva la primavera. Me la sento già addosso io, la primavera!”

“Eh, sono ancora qui che aspetto! Vorrei un incontro di quelli lunghi, che durano tutta una vita… Vorrei avere una famiglia, io: dei bambini, un marito per scambiare due parole la sera…
magari bevendo il caffelatte… e poi qualche volta fare anche l’amore, perché quando ci vuole ci vuole! Ma più che l’amore contano i sentimenti, e io ne ho tanto di sentimento dentro di me…
Ma a chi lo do? Chi è che lo vuole?”

“Camerati, hanno detto pane e lavoro; ma non è meglio pane e un bicchiere di vino?”

“Ma come si fa a non toccarsi quando si vede la tabaccala con tutta quella roba, che ti dice “Esportazione?”!? E la professoressa di matematica che sembra un leone…
Madonna, ma come si fa a non toccarsi quando ti guarda così?”

“Le manine coincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine di cui che girano, vagano qua e vagano anche là. Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace.
Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro. Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!”

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Oscar 1975 per il miglior film straniero
David di Donatello 1974 per il miglior film a Federico Fellini e Franco Cristaldi
per la miglior regia a Federico Fellini
Nastro d’argento 1974 per il miglior regista del miglior film a Federico Fellini
Miglior soggetto originale a Federico Fellini
Miglior sceneggiatura a Federico Fellini e Tonino Guerra
Miglior attore esordiente a Gianfilippo Carcano
Globo d’oro 1975 per il miglior film a Federico Fellini e Franco Cristaldi
National Board of Review Awards 1974 per il miglior film straniero

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febbraio 14, 2017 Posted by | Capolavori, Commedia | , , , , , , , , , , | 1 commento

Classe mista

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In un liceo di Trani si intrecciano le storie di alunni e insegnanti, ognuno dei quali alle prese con sottili inquietudini di natura pruriginosa ed erotica.
Il giovane Tonino si invaghisce perdutamente della bella insegnante Carla Moretti, mentre suo padre si dedica alla regia e distribuzione di filmetti porno.

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Dagmar Lassander

C’è anche una love story, molto improbabile, tra Ciccio (un insegnante) e la professoressa Gina Zucca, ostacolata da surreali avventure; attorno il solito convivio di liceale allupati, zie che attendono con trepida attesa il nipotino da svezzare e nel frattempo non disdegnano le attenzioni del cognato ( Tecla, zia di Tonino) e infine spazio all’amore fisico tra Tonino e Carla, che rapiti abbastanza opportunamente, si amano in un trullo.

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Femi Benussi

Finale con la bella prof che parte sostituita da un’altra professoressa che promette meraviglie…
Inutile allungare il brodo per descrivere la trama di Classe mista, film del 1978 opera di Mariano Laurenti, autore di una serie infinita di commedie sexy negli anni 70; per l’ennesima volta si assiste ad una operazione commerciale volta a coniugare gag (spesso di bassissimo livello) con i soliti nudi femminili, questa volta affidati a due collaudate attrici come Dagmar Lassander e Femi Benussi, con la piccola appendice finale della prosperosa Patricia Webley.

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I soliti studenti guardoni spiano la professoressa

Il film, che mostra l’ormai collaudato cast di caratteristi pluri utilizzati nelle commedie sexy, include Mario Carotenuto, l’immancabile Gianfranco D’Angelo e Alvaro Vitali, qui ancora nei panni del liceale.
Stria vista mille volte, con gag surreali che però mostrano abbondantemente la corda, come quella dei tre ragazzi guardoni che armati di binocolo vanno a spiare le rotonde forme della professoressa Carla, oppure quella iniziale in cui l’allievo Zampanò ( il solito Vitali) chiede al professore se una provetta può fecondare.

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Patricia Webley

Alla risposta del docente “Zampanò, ma che minchia dici?”, l’ineffabile studente risponde “Professore, una mia amica ha fatto una provetta con uno, una provetta con un altro ed è rimasta incinta”
Il livello delle battute è questo.
Inutile anche parlare di recitazione o sceneggiatura; siamo di fronte ad un prodotto seriale, uno di quelli che vennero replicati all’infinito sopratutto sul finire degli anni settanta.
Il cast fa diligentemente il suo lavoro, senza peraltro alcuna difficoltà vista la semplicità della trama.

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Fiammetta Baralla e Gianfranco D’Angelo

La Lassander, sempre bella e sexy, si avvilisce in un ruolo decisamente pecoreccio, quello dell’insegnante che alla fine cede agli ormoni scatenati dello studente, mentre Femi Benussi, molto meno nuda che in altre occasioni, questa volta diventa veneta e zia del nipote imbranato e verginello.
Gli unici momenti di ilarità di conseguenza sono legati alla strana coppia D’Angelo- Baralla; per una volta l’attore romano non concupisce la solita procace insegnante, ma una donna decisamente poco sexy, con conseguenze immaginabili.

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Filmetto senza pretese e senza comicità, Classe mista gode sorprendentemente di buone recensioni tra il pubblico, pur essendo passato quasi inosservato all’epoca della sua uscita sugli schermi.
In ultimo, abbastanza strana la decisione di ambientare il rapimento di Tonino e di Carla in un trullo, edificio assolutamente inesistente nella provincia di Trani.

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Classe mista, un film di Mariano Laurenti, con Alfredo Pea, Dagma Lassander, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Mario Carotenuto, Fiammetta Baralla, Femi Benussi, Gabriele Di Giulio, Giusi Raspani Dandolo, Patrizia Webley, Michele Gammino, Daniela Doria, Gino Barzacchi, Sofia Lombardo, Anna Melita, Elvira Di Silverio, Gino Pagnani, Rita De Angelis, Daniele Di Giulio, Valeria D’Obici Commedia sexy, Italia 1978

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Dagmar Lassander     …     Carla Moretti
Gianfranco D’Angelo         …     Ciccio
Femi Benussi         …     Zia Tecla
Alfredo Pea          …     Tonino Licata
Gabriele Di Giulio          …     Salvatore Scognamiglio
Alvaro Vitali         …     Angelino Zampanò
Giusi Raspani Dandolo          …     Adelaide moglie di Felice
Fiammetta Baralla         …     Prof. Gina Zucca
Patrizia Webley         …     Prof. De Santis
Michele Gammino         …     Prof. Finocchiaro
Mario Carotenuto         …     Felice Licata

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Regia: Mariano Laurenti
Sceneggiatura: Franco Mercuri, Francesco Milizia
Produzione: Luciano Martino
Musiche: Gianni Ferrio
Editing: Alberto Moriani
Costumi: Elio Micheli

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Esilissima commediola scolastica, dalla trama risaputa, che viene rimpolpata malamente da vicende laterali (come l’amore D’Angelo-Baralla, che si infogna pure in trovate da cinema muto, come il sidecar). La rendono guardabile il professionismo di Carotenuto, occhi e bocca assassini della Benussi e qualche battutina qua e là. Resta la convinzione che la Lassander avesse una capacità espressiva di livello più alto rispetto alle operine nella quali solitamente recitava. La frase “Questo volto non mi è nuovo”, qui applicata a Femi, è presa da Totò.

Commedia scollacciata di ambientazione scolastica: la vicenda si svolge in un liceo di Trani ed è la solita accozzaglia di amori ed amorazzi che coinvolgono tutto il corpo scolastico senza risparmiare nessuna categoria e sopratutto senza risparmiare allo spettatore una trita raccolra di luoghi comuni del genere.

Pur essendo infarcito di luoghi comuni e battute spesso elementari, si configura come una delle più frizzanti commedie sexy dirette da Laurenti: merito dello spensierato e giocoso soggetto, sviluppato con scaltrezza dal prolifico sceneggiatore Francesco Milizia. Il cast viene utilizzato al meglio: la Lassander è più “invitante” che mai, pur se al fianco della sempre attraente Femi Benussi e della – fulciana – Daniela Doria, ed infonde sostanza al lato estetico del girato; D’Angelo e Vitali (forse) al meglio. Ed il film diverte.

Titolo di spicco del filone scolastico-erotico, unisce ai soliti frizzi e lazzi tra i banchi l’infatuazione per le professoresse (prima la Lassander e poi la Webley). Le gag non hanno alcunché di memorabile, ma la banda di caratteristi e starlets è nutritissima: Pea, Carotenuto, Vitali (il cui nome, Zampanò, svela i suoi trascorsi felliniani), D’Angelo (alle prese con la mole della Baralla), Gammino, Di Giulio, Benussi, Doria, Lombardo… Per l’appassionato.

Una sorta di L’insegnante orientato più al comico che al sexy-prurignoso; diciamo una via di mezzo prima di lasciare ai comici – con i film successivi – la mano del sottogenere. Al timido per copione Alfredo Pea, è lasciata la parte principale del film. Questo aspetto “romantico” inizia ad essere di troppo, tant’è che la formula venne abbandonata nei seguiti. Comicità abbastanza efficace grazie a Carotenuto (i siparietti con la moglie brutta sono spassosissimi!) e D’Angelo. Primo film di ambientazione tranese (ne seguiranno altri).

Passa e ripassa quasi ogni notte dalle mie parti. Ha delle particolarità; Pea studente timido e sognatore è alla continua ricerca di donne (ma ha una zia navescuola da leccarsi i baffi). La Raspani Dandolo, anomalia del genere. Per il resto siamo alle solite. A mostrar le poppe al vento abbiamo l’algida (e antipatica) Lassander: Manca Banfi e si sente….

Leggermente inferiore alle più blasonate commedie sexy del Laurenti (L’insegnante nella classe dei ripetenti per dirne una) ma comunque piacevole. Al solito è basato sul rapporto insegnante-adolescente allupato, alla fine diverte e si lascia guardare, anche se la Fenech la preferivo alla pur validissima e bella Lassander.

Nella sua stupidità e ingenuità è un classico della commedia scolastica scollacciata, con una trama e una sceneggiatura troppo prevedibili, scontati e assolutamente semplici; per stile è identico ad altri film di Mariano Laurenti. Alfredo Pea è troppo ridicolo e cerca di dare al film quell’aria seria e romantica che non fa che guastare. Per quanto riguarda il nudo c’è Dagmar Lassander; mentre, sul versante comicità, un D’Angelo ripetitivo e banale e un Vitali simpatico ma molto presente.

Un must di Laurenti per chi vuole conoscere davvero il bis italico: il solito sciocchino che a scuola perde la testa per le prof (comunque vorrei vedere voi di fronte alla Lassander!!!), qulche scena di doccia per mettere in mostra le tette perfette delle protagoniste (quelle della Benussi in testa) e parecchia comicità triviale ma divertente (i siparietti tra D’Angelo e la Baralla). In più Vitali, Carotenuto… Insomma, va visto.

Uno dei tanti filmetti del genere scolastico-pugliese, nemmeno fra i migliori. Il solito cast, Alfredo Pea nella solita parte dello studente innamorato dell’insegnante, il solito studente belloccio e presuntuoso, il solito Vitali, le solite situazioni trite e ritrite. Non indispensabile. Però Dagmar Lassander è sempre un bel vedere.

marzo 9, 2011 Posted by | Erotico | , , , , , , , | 2 commenti

La soldatessa alle grandi manovre

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Il colonnello Fiaschetta e il generale Barattoli si apprestano alle grandi manovre; il primo comanda le armate Azzurre, il secondo le armate Verdi.
Mentre tutto è pronto per l’importante avvenimento, nella caserma comandata da Fiaschetta, militare più per tradizione e per volontà materna che per intima convinzione arriva la splendida dottoressa Eva Marini.

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Renzo Montagnani

La donna ha ricevuto dal comando un incarico inusuale e delicato; svolgere un’inchiesta segreta sui comportamenti sessuali dei  militari.
Coadiuvata da due militari decisamente inadatti al nuovo compito, Alvaro e Salvatore, la dottoressa Marini si appresta a svolgere il suo incarico.

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Gianfranco D’Angelo

Ben presto scopre anche alcuni altarini, come quello del militare Gianluca Capretti, dedito più alla vita da bohemienne che a quella del soldato.
La bella dottoressa si ritrova anche a dover aiutare Don Pagnotta, un volenteroso parroco del paese che aiuta nei limiti del possibile i ragazzi orfani del paese.
Nel frattempo iniziano le grandi manovre e il reparto degli azzurri, capitanati da Fiaschetta, hanno subito la peggio; Eva è convinta che qualcuno all’interno del reparto stia favorendo l’armata verde, e che questo qualcuno sia ovviamente il playboy Gianluca.

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“Elvira, ma che ti è successo che hai la faccia tutta gonfia?”

Inaspettatamente, proprio tra Eva e Gianluca nasce una love story.
I due, con un colpo di fortuna, riescono a catturare il generale Barattoli decretando la vittoria dell’armata azzurra, con somma costernazione di Fiaschetta che dall’inizio aveva sabotato la sua armata per evitare proprio di vincere.
L’uomo invece verrà promosso…..
La soldatessa alle grandi manovre, film del 1978 diretto da Nando Cicero segna il compimento della trilogia “militare” del regista nato ad Asmara.

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Edwige Fenech

Infatti, dopo La Dottoressa Del Distretto Militare (1976) e La soldatessa alla visita militare (1977) il regista torna a dirigere il collaudato cast che includeva la Fenech, Vitali e D’Angelo nel primo film, di nuovo la Fenech e Montagnani nel secondo completando la sua personale trilogia con un prodotto senza infamia e senza lode.
Prodotto sicuramente meno becero e triviale di tanti altri cloni del genere commedia sexy, in cui effettivamente qualche sprazzo di divertimento si riesce anche a goderselo.

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Cicero era un regista di buona mano e di discrete doti e ancora una volta dimostra di trovarsi a suo agio con un genere che lo vide sicuramente protagonista, prima della chiusura della sua carriera con il famoso W la foca.
In questo film, sorretto da una sceneggiatura accettabile (nei limiti di un film appartenente al genere commedia sexy, ovviamente), Cicero dirige la solita squadra di ottimi caratteristi riprendendo i due personaggi principali del precedente La soldatessa alla visita militare, ovvero la dottoressa Eva Marini e il colonnello Fiaschetta, con l’aggiunta della presenza del soldato Alvaro Quattromani.

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I tre, nell’ordine Edwige Fenech, Renzo Montagnani e Alvaro Vitali sono protagonisti di gag a volte scurrili (marchio di fabbrica di un certo tipo di commedia sexy) a volte esilaranti, mentre è da segnalare la presenza di Lino Banfi in un ruolo non usuale, quello del bravo parroco che tenta in tutti i modi di aiutare i bimbi del paese.

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Forse alla fine è proprio il personaggio interpretato da Banfi a riuscire più convincente, in virtù della simpatia che l’attore pugliese riesce a trasmettere a Don Pagnotta, prete di quelli veri, da trincea.

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Ovviamente è inutile immergersi in disquisizioni di qualsiasi genere sulla pellicola; questi film, spesso girati in poche settimane, con location spartane e con trame ridotte all’osso, non avevano alcuna ambizione particolare, se non quella di raccattare qualche lira.
Come già detto, La soldatessa alle grandi manovre non è nemmeno uno dei peggiori, come del resto dimostra la buona accoglienza che riservò il pubblico alla pellicola di Cicero;

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qualche risata scappa, come nell’occasione in cui Eva e Gianluca, divenuti amanti, fanno prigioniero lo sventurato generale Barattoli preda di imbarazzanti problemi viscerali.
In ultimo segnalo la presenza di due caratteristi davvero bravi, anche se diversissimi fra loro: Antonino Faa Di Bruno, che interpreta il generale Barattoli in maniera talmente prefetta da sembrare davvero un generale e Salvatore Baccaro, che sarebbe scomparso prematuramente sei anni dopo.

La soldatessa alle grandi manovre, un film di Nando Cicero. Con Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali, Nino Terzo,Tiberio Murgia, Enzo Maggio, Lino Banfi, Jacques Stany, Michele Gammino, Lucio Montanaro, Milly Corinaldi, Renato Malavasi, Renzo Ozzano
Erotico, durata 96 min. – Italia 1978.

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Edwige Fenech     …     Dottoressa Eva Marini
Renzo Montagnani …     Colonnello Fiaschetta
Alvaro Vitali …                Alvaro
Michele Gammino …     Gianluca Capretti
Lucio Montanaro   …      Salvatore
Enzo Monteduro …     Calogero
Nino Terzo     …     Infermiere
Antonino Faa Di Bruno     …Generale Barattoli
Renzo Ozzano          … Il sergente
Rita Di Lernia         … La Leoparda
Salvatore Baccaro      … Crispino
Jacques Stany … Capitano
Lino Banfi     …     Don Pagnotta
Gianfranco D’Angelo     … Capitano medico
Grazia Di Marzà  …     Madre di Fiaschetta
Tiberio Murgia    …     Carmelo, il capostazione
Jimmy il Fenomeno    …     Soldato scemo

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Regia: Nando Cicero
Sceneggiatura: Annie Albert, Nando Cicero e Fiorenzo Fiorentini
Produzione: Luciano Martino    .
Musiche: Piero Umiliani
Editing: Daniele Alabiso

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Il Pasolini della commedia sexy, alias Nando Cicero, porta sullo schermo una comicità che potremmo definire viscerale quando non caricaturale: rappresentata da attori brutti, sporchi e squilibrati, ma risollevati (non solo nell’animo) dalla presenza di una dottoressa (finta tonta) di nome Eva Marini (la Fenech). Naturale proseguimento de La Dottoressa del distretto militare, si distingue per le presenze di Renzo Montagnani, Tiberio Murgia (il Capostazione), Nino Terzo (il balbuziente) e Michele Gammino (in seguito attivissimo doppiatore).

Evidentemente, l’unione fa la forza, almeno in questo caso, visto che, nonostante un copione che oscilla tra la barzelletta e la gag di livello medio basso, il fatto che ci siano molti caratterirti e che ognuno spari le sue cartucce (spesso esigue), permette allo spettatore di sorridere qua e là (e per un film come questo non è poco), grazie soprattutto a D’Angelo (medico militare), cinico e pazzoide, col suo aiutante (Nino Terzo), che sembra un po’ l’Igor, ma quasi afono, di Frankenstein. Anche Montagnani si sbatte, ma è meno divertente, mentre di Vitali, come di Jimmy, basta la faccia.

L’apoteosi ciceriana della sua trilogia militare. Un film rozzo, povero, sia di contenuti che di set (praticamente inesistenti), si respira per tutto il tempo un’aria di degrado a tutti i livelli. Quasi un film marcio, morboso, con personaggi sgradevoli, un’infinita galleria di freaks che trova nella Leoparda il suo climax. Oggetti scatologici assurdi (la pritera) per una comicità scatologica e malsana. Sembra quasi un annuncio di Ciprì e Maresco. “Scneggiatura” a stripes miracolosamente funzionante. Si ride, ma sono risate putrefatte. Cast ottimo. Sociologico.

Terzo e ultimo film del filone Soldatesse inaugurato dallo stesso Cicero. Si avvale come sempre di eccellenti caratteristi di buon nome quali Montagnani, Terzo, Murgia e Ozzano e di una bellezza mozzafiato qual era la Fenech. La storia, i personaggi e le gag sono le stesse, immutabili, ma almeno non ci si annoia e, anzi, alla fine ci si diverte pure (e questo è quello che conta).

Qualità delle gag solita, tra barzellette pessime e scenette di un umorismo imbarazzante; le battute di D’Angelo medico non mi piacciono e che dire degli spari dal sedere di Vitali… C’è però da precisare che al contrario di molte altre commedie del genere ambientate in campi militari, come quella del distretto dello stesso Cicero e di altri film, l’unione di caratteristi minori (alcuni quasi anonimi) come Nino Terzo, Tiberio Murgia ma soprattutto Baccaro e Jimmy (in una comparsa più lunga del solito) regala momenti esilaranti.

Commedia superiore a La soldatessa alla visita militare e una delle migliori della premiata ditta “Fenech, Vitali & co.”. Il tenente Eva Marini torna alla carica con tutta la sua sensualità pronta a farsi strizzare dal contendente di turno e a dimostrarci che una bella coppia di tette non sono un’opinione; lo splendido cast recita bene (si segnalano un Banfi “clericale” e un Dr. D’Angelo – mal sfruttato – ancor più sadico di prima) e anche Montagnani adesso funziona nel ruolo del Colonnello, a differenza di quanto accadde nel film di cui sopra.

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febbraio 15, 2011 Posted by | Commedia | , , , , | Lascia un commento

La segretaria privata di mio padre

La Segretaria privata di mio padre locandina

Ersilia Ponziani, moglie del commendator Armando, a capo di una ben avviata fabbrica di prodotti chimici e diventata la consorte dell’industriale dopo esserne stata la segretaria.
Conoscendo perfettamente il punto debole del marito, le donne, Ersilia decide di fare terra bruciata attorno all’uomo, assumendo come segretaria dell’uomo l’orrida Amelia e piazzando nella fabbrica dell’uomo lavoratrici scelte con molta cura, in base al loro scarso fascino o addirittura bruttezza.
Così, all’interno della splendida villa sul lago di Como, dove i coniugi vivono con il figlio Franco, tutto fila liscio fino al giorno in cui i due hanno un incidente automobilistico, nel quale rimangono feriti e costretti a dover rimanere a letto.
Per Ponziani la situazione è un problema; non può infatti vedere la sua affascinante amante Ingrid, che l’uomo mantiene in un albergo cittadino.

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Ma in aiuto arriva inaspettatamente Mingozzi, un chimico che ha l’ambizione di diventare il braccio destro di armando nella direzione della fabbrica.
Mingozzi offre la sua splendida fidanzata Luisa come segretaria scatenando in casa Ponziani il putiferio.
Armando, infatti, sempre molto sensibile alle grazie femminili, cerca in tutti i modi di sedurre la donna, che ha anche altri spasimanti, ovvero il figlio di Armando e il domestico.

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Una bellissima Maria Rosaria Omaggio è Luisa

Così, mentre i tre galletti di casa cercano di ingraziarsi la donna, Luisa briga per conquistare l’amore proprio di Franco.
Naturalmente ci riesce e per convincere i futuri suoceri molto riluttanti all’unione tra i due giovani, spinge fra le braccia di Ersilia un suo amico e tra le braccia di Armando la bella Ingrid, che così viene assunta nella villa in qualità di nuova segretaria.
La segretaria privata di mio padre, film del 1976 diretto da Mariano Laurenti su sceneggiatura di Milizia è una commedia sexy ( a torto definita erotica) come innumerevoli altre del decennio settanta.
Costruita attorno alla fresca bellezza di Maria Rosaria Omaggio e a quella di Anita Strindberg (parecchio defilata in un ruolo secondario), può essere definita una commedia piacevole, priva quasi totalmente delle immancabili volgarità che costellavano i prodotti del genere.

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Nelle due foto: Anita Strindberg è Ingrid

Il compito di creare gag divertenti è affidato ad un tris di attori collaudatissimo e protagonista di una serie impressionante di prodotti clone, ovvero Renzo Montagnani (il Don Giovanni di casa), Alvaro Vitali e Enzo Cannavale.
I tre svolgono il loro compitino con sufficienza, aiutati anche dall’estrema semplicità sia della trama che dai dialoghi abbastanza banali; tuttavia non essendoci le solite volgarità e trivialità, il prodotto finale della loro recitazione è accettabile.

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Discreta anche Maria Rosaria Omaggio, bella e affascinante anche dal punto di vista fisico.
Unico neo, una certa inespressività del volto.
Ersilia Ponziani è interpretata dalla bravissima Giuliana Calandra, che alla fine si consolerà tra le braccia di Oscar, ovvero Alvaro Vitali promosso seduta stante autista della famiglia.
Un filmetto gradevole, quindi, con una bellissima location, ambientata sul lago di Como.

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La segretaria particolare di mio padre, un film di Mariano Laurenti, con  Renzo Montagnani, Maria Rosaria Omaggio, Stefano Patrizi, Giuliana Calandra, Enzo Cannavale, Rina Franchetti, Anita Strindberg, Alvaro Vitali
Commedia sexy, durata 91 min. – Italia 1976.

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Maria Rosaria Omaggio     … Luisa
Renzo Montagnani … Armando Ponziani
Stefano Patrizi … Franco Ponziani
Alvaro Vitali …     Oscar
Anita Strindberg  … Ingrid
Aldo Massasso      … Dottor Mingozzi
Giuliana Calandra …Ersilia Ponziani
Enzo Cannavale  … Giuseppe

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Regia: Mariano Laurenti
Sceneggiatura: Francesco Milizia
Produzione: Pietro Innocenzi, Luciano Martino
Editing: Alberto Moriani

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febbraio 5, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 2 commenti

La compagna di banco

La compagna di banco locandina

Nel solito liceo della Puglia, ancora una volta quello di Trani, arriva Simona figlia di un industrialotto settentrionale che produce salumi.
L’arrivo della ragazza mette naturalmente in subbuglio la classe, che si divide al solito tra chi le mette subito gli occhi addosso, ovvero l’immancabile playboy Mario e le compagne di classe che invece vedono in lei una pericolosa rivale nella conquista del cuore di Mario.
Le ragazze mettono subito in guardia, in maniera interessata la giovane Simona, descrivendo Mario come un seduttore incallito.

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Lilli Carati è Simona

Inizia così il solito gioco della parti, con i due ragazzi impegnati nelle schermaglie dell’amore, mentre altri personaggi si muovono sullo sfondo, come Ilario Cacioppo, professore ambito dalla gigantesca e manesca prof.Marimonti.
Tra un equivoco e l’altro, alla fine si arriverà al tradizionale happy end.

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Scialba commedia sexy diretta da Mariano Laurenti, uno specialista del genere autore di La Liceale Nella Classe Dei Ripetenti (1978), L’Insegnante Va In Collegio (1978),La Liceale Seduce i Professori (1979) ecc. La compagna di banco, girato nel 1977 è forse la cosa peggiore diretta dal regista romano, questa volta alle prese con un copione rabberciato e sopratutto con attrici che non hanno il fascino della Fenech, abituale protagonista dei film di Laurenti.

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Nikky Gentile è Elena Mancuso

Ci sono, è vero, i soliti protagonisti della commedia sexy, ovvero Lino Banfi, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo e l’immancabile Francesca Romana Coluzzi; ma c’è anche, nel ruolo di protagonista, una svogliata e inespressiva Lilli Carati alle prese con un personaggio debolissimo e poco interessante scenicamente.

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Francesca Romana Coluzzi è la Professoressa Marimonti

Così la commediola si trascina svogliatamente tra gag viste mille volte e una storia debolissima che finisce per annoiare mortalmente lo spettatore; gli unici momenti divertenti, se tali vogliamo definirli, sono quelli affidati a Banfi, perso dietro le affascinanti forme di Nikki gentile, che interpreta la moglie di un losco e gelosissimo mafiosetto di provincia.
La stessa Carati, esposta generosamente, non appare nella sua migliore forma fisica e alla fine le uniche cose degne di nota sono essenzialmente logistiche.
Splendida la location, vista altre volte ma sempre piena di fascino, la romanica Trani che appare in tutto il suo fascino anche un pò misterioso.

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Alvaro Vitali è Salvatore

La compagna di banco 12Lino Banfi è Teo D’Olivo

Il resto è noia di prim’ordine, con attori alle prese con ruoli tagliati con l’accetta e con gag che non convincono, inclusa la solita presenza della manesca professoressa e degli altrettanto soliti alluppati compagni di classe della protagonista.
Un film debolissimo e arruffato, da dimenticare in fretta.
La compagna di banco, un film di Mariano Laurenti. Con Lino Banfi, Lilli Carati, Francesca Romana Coluzzi, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali, Giacomo Furia, Linda Sini, Rosario Borelli, Gigi Ballista, Paola Maiolini, Stefano Amato, Brigitte Petronio
Commedia, durata 85 min. – Italia 1977.

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A sinsitra, Brigitte Petronio

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Lilli Carati – Simona Girardi
Gianfranco D’Angelo – Professor Ilario Cacioppo
Alvaro Vitali – Salvatore
Antonio Melidoni – Mario D’Olivo
Lino Banfi -Teo d’Olivo
Francesca Romana Coluzzi -Professoressa Marimonti
Gigi Ballista -Girardi
Stefano Amato – Martocchia
Ermelinda De Felice – Giuditta
Nikki Gentile -Elena Mancuso
Paola Maiolini -Vera
Brigitte Petronio – Mirella
Susanna Schemmari -Vera

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Regia     Mariano Laurenti
Soggetto     Franco Mercuri, Francesco Milizia
Sceneggiatura     Franco Mercuri, Francesco Milizia
Fotografia     Pasquale Rachini
Montaggio     Alberto Moriani
Musiche     Gianni Ferrio

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La Carati, prima di cedere alla depravazione (droga & porno) non solo era dotata di una bellezza incantevole, ma riusciva pure a dare un tocco di grazia alle sue interpretazioni, come si può notare dalle (poche) commedie sexy che ha interpretato. In questo film la sceneggiatura non valorizza il suo personaggio, puntando l’attenzione su Vitali e D’Angelo (gravissimo errore). Risollevano le sorti del film le sequenze incentrate sul personaggio Teo d’Olivo (Banfi) nei panni del sarto perduto dietro alle perfette forme di Elena (Nikki Gentile).
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Piacevole. Una commedia scolastica meno scollacciata della media, nonostante la presenza di nomi di punta del genere come D’Angelo, Vitali, Banfi, Amato. Gags goliardiche ma insolitamente pulite, nudi femminili di gran classe (la Carati, ma anche la Maiolini, la Petronio, la Gentile), un tocco di romanticismo e un inciso fuori tema sul cinema (la figura del regista squattrinato). Azzeccatissimi i ruoli minori: dalla coppia altolocata Ballista-Sini alla ciclopica Coluzzi, passando per il mafioso e gelosissimo Borelli e il frastornato commissario Furia.

Commedia scollacciata-scolastica settantiana che si avvale della presenza cult di Lilli Carati e questo vale il prezzo del biglietto. Tuttavia c’è di più: dei bravi caratteristi ed il sempre efficace Lino Banfi con battute divertenti, anche se contate. Bella la colonna sonora.

Un film da mal di testa non fosse che io sono un veneratore del pube di Liliana Caravati; girato in quel delle Puglie, come sempre, è la solita collezione di frizzi&lazzi&scorregge (vittima designata in particolare D’Angelo, sempre insediato dalla Romana Coluzzi). A far da gentile contorno la bellezza da escort girl dell’indimenticata Nikki Gentile, di Cavvallina memoria. I belli del film (Carati e fidanzato) sono, come sempre, antipatici.

Se si eccettua la storiella d’amore, con momenti patetici a dir poco e se si esclude il bamboccione co-protagonista e si apprezza la bellissima Lilli allora si potrà passare una buona serata, altrimenti… Io non l’ho trovato insostenibile, anzi, mi sono anche fatto un paio di risate. C’è del nudo ma non esagerato. Si può vedere senza dubbio!

Mariano Laurenti tenta la commedia cercando di affidare un ruolo da protagonista a una bella ragazza come Lilli Carati, che si rivela però incapace di suscitare l’interesse del pubblico (colpa del suo personaggio inutile). Il resto infatti è tutto sorretto (ma neanche bene) da squallide e ripetive gag tra Gianfranco D’Angelo e Alvaro Vitali, i quali interpretano rispettivamente un professore e un bidello, riciclando scene già viste nelle commedie ambientate a scuola. Lino Banfi, però, ha un ruolo simpatico, seppur marginale.

Opera che ho un po’ rivalutato in negativo. il motore comico poggia su Vitali e D’Angelo (bah!), che non reggono la scena a dovere a causa di gag davvero poco riuscite. Non eccellono Vitali, la Carati, Melidoni e la Coluzzi, bensì Paone, la De Felice, Furia e Banfi (che hanno indegnamente ridotto a un cameo di un sarto, in verità molto ben caratterizzato come del resto tutti). Grazie agli ultimi tre, infatti, la scena al commissariato è un piccolo saggio di bravura. Trionfano le pubblicità (non solo liquori). Ottimi i momenti con la Gentile. **

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gennaio 28, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , | 4 commenti

L’insegnante viene a casa

L'insegnante viene a casa locandina

La bella Luisa De Dominici, insegnate di musica e di piano ha una relazione con Ferdinando Bonci-Marinotti, assessore al comune di Lucca; ottiene così il trasferimento dalla sua città natale, Milano a Lucca, città nella quale risiede il suo amante.
Quello che Luisa non sa è che Ferdinando non è affatto scapolo, ma sposato.
Così, quando Luisa, credendo di fargli una gradita sorpresa si presenta a Lucca, l’uomo reagisce in maniera tutt’altro che entusiasta.
Ferdinando infatti stà per presentarsi candidato sindaco, e di tutto ha bisogno tanne che di uno scandalo.
Luisa prende possesso di un appartamento in uno stabile cittadino, dove suscita, con la sua avvenenza, appetiti poco raccomandabili nei vari inquilini dello stabile.

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Edwige Fenech e Renzo Montagnani

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Il tradizionale buco nella parete

Molti di loro, convinti che la donna altro non sia che una prostituta, si ingegnano in ogni modo per ottenere le grazie della donna, che è anche molto indaffarata nei tentativi, tutti maldestri, di trovare finalmente l’occasione di poter stare con il suo uomo, del quale ignora ovviamente lo stato civile.
Così tra un equivoco e l’altro, tra un appuntamento mancato e varie vicissitudini, Luisa alla fine stanca delle bugie di ferdinando, allaccia una relazione con Marcello, figlio del suo affittuario che è l’unico ad essere davvero innamorato di lei.
Michele Massimo Tarantini torna a dirigere Edwige Fenech, protagonista di questo L’insegnante viene a casa nel 1978, dopo averla diretta in passato nei film La poliziotta fa carriera(1975) e Taxi Girl (1977).

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Alvaro Vitali e Lino Banfi

E’ una delle tante commedie sexy all’italiana, incentrata sulle ormai abituali gag del comico Renzo Montagnani (il Ferdinando del film) e del solito cast di aficionados che popolavano questi film, ovvero Alvaro Vitali,Ria De Simone,Adriana Facchetti e un Lino Banfi  insolitamente relegato in un ruolo secondario.
L’insegnante viene a casa non si discosta dal solito clichè tutto ruotante attorno alle generose grazie esposte dalla Fenech, ormai la massimo dello splendore fisico; docce, nudi spiati attraverso il buco della serratura, il slito gruppo di guardoni…insomma il solito parterre di caratteristi uniti ad una comicità elementare ma se vogliamo priva di cattivo gusto.
Non sono ancora arrivati i tempi della terrificante serie dei Pierino, in cui la trama viene sostituita da barzellette recitate e da peti, flatulenze e linguaggio da caserma che saranno il marchio di fabbrica di  quel particolare e becero genere cinematografico.

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Montagnani e Ria De Simone

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Bella l’ambientazione toscana, con gli attori che fanno diligentemente il loro compito; la protagonista assoluta è ovviamente la Fenech, che si espone parecchio il che è sempre un bellissimo vedere.
Ovviamente manca del tutto la componente erotica, che va a tutto vantaggio del film, che alla fine raggiunge l’obiettivo cercato, ovvero far passare due ore disimpegnate allo spettatore.
Tarantini, uno specialista della commedia sexy, non calca mai la mano sull’elemento erotismo; bene gli interpreti.

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L’insegnante viene a casa, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Gisella Sofio, Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani,Alvaro Vitali, Adriana Facchetti, Clara Colosimo, Jacques Stany, Alfredo Adami, Gianfranco Barra, Marco Gelardini, Lucio Montanaro, Milly Corinaldi
Erotico, durata 90 min. – Italia 1978

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Edwige Fenech: Luisa De Dominicis
Renzo Montagnani: Ferdinando Bonci Marinotti
Lino Banfi: Amedeo
Alvaro Vitali: Ottavio, figlio di Amedeo
Carlo Sposito: Col. Marullo
Ria De Simone: sig.ra Bonci Marinotti
Clara Colosimo: moglie del Col. Marullo
Gisella Sofio: Teresa Busatti
Marco Gelardini: Marcello
Gianfranco Barra: dottor Busatti
Jimmy il Fenomeno: commendatore

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Regia     Michele Massimo Tarantini
Soggetto     Luciano Martino, Francesco Milizia, Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura     Jean Louis, Francesco Milizia, Michele Massimo Tarantini, Marino Onorati
Fotografia     Giancarlo Ferrando
Montaggio     Alberto Moriani
Musiche     Franco Campanino

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Nell’orgia di poppute insegnanti, liceali, supplenti, questa docente di pianoforte, che si trasferisce in quel di Lucca, dà vita ad un film guardabilissimo che, grazie ad interpreti bravi e ben diretti, porta a casa un interessante risultato. Cast gustoso, non solo nei ranghi di prima fila, ma ovunque: Gisella Sofio, Clara Colosimo, Gianfranco Barra, Elsa Vazzoler… Regge bene anche alla seconda visione. Su tutti, quasi ovviamente, trionfa un ottimo Renzo Montagnani, assessore bricconcello.

Sequel di una serie avviata alcuni anni prima e legato, per produzione, sceneggiatura ed interpreti a L’Insegnante va in Collegio (1978). La comicità ruota attorno alle forme (abbondanti) della professoressa musicale Luisa De Dominicis (la Fenech, of course) presa di mira dal malandrino toscano (è girato/ambientato a Lucca) Ferdinando Bonci Marinotti (Montagnani). Nella sua pochezza narrativa e nel caotico sviluppo (la regia è di Tarantini) riesce a strappare qualche sorriso e figura meglio del suo predecessore.

Canonica commediaccia pochadistica degna di nota per l’ambientazione lucchese. Nessuna sorpresa, ma prove come sempre all’altezza della trimurti Montagnani-Banfi-Vitali e dei caratteristi di contorno (qui giganteggia Carlo Sposito come colonnello Marullo). Quanto a Edwige, nullum par elogium. Clamorosi per sfrontatezza nella scena ambientata al Ciocco gli spottoni di Fernet Branca e Principe di Piemonte. La scena con la Fenech che suona nuda il piano ne richiama – dubitiamo volontariamente – una del Fantasma buñueliano…

Facente parte del lotto delle Insegnanti Anni Settanta, questo “L’insegnante viene a casa” (un titolo piuttosto equivoco…) è piuttosto divertente. L’aspetto sexy è garantito dalla bella Fenech, che ci concede qualche tetta qua e là. La comicità viene garantita dai “soliti” Banfi/Vitali/Montagnani, con l’aggiunta di un cast idoneo. Trionfo di pubblicità di Fernet Branca, acqua Pejo, J&B… Gli esterni sono girati a Lucca.

Il collante che unisce le pellicole del genere, fatte salve alcune eccezioni, è la noia. Gli attori fan le stesse cose: gli oddiiio di Montagnani, la risata cavallina di Vitali, i dialettismi di Banfi. Le attrici fanno la doccia. Meritiamo la palma della nazione con il cast femminile più pulito del mondo. Però la Fenech… che argomenti!!! In questo film è anche abbastanza spudorata. Carlo Sposito è la faccia peggiore tra i ragazzi in cerca di nave scuola del genere. Son tutti odiosi, ma lui li supera…

Discreta commedia sexy ben diretta dallo specialista del genere Tarantini e affidata ad un solido cast. La Fenech è nel pieno del suo splendore, Montagnani strepitoso come suo solito, Banfi e Vitali esilaranti. Non male anche Gianfranco Barra. Buon ritmo. Non un capolavoro, certo, ma l’ideale per passare in allegria una serata.

La Fenech affitta un appartamento dove i coinqulini del palazzo entrano ed escono nascondendosi sotto al letto o nell’armadio. Tutto questo puzza di già visto, e pure troppo, soprattutto tra le produzioni di Tarantini. Come se non bastasse le cose che fanno ridere sono poche, tra tutte una storica e comicissima partecipazione di Jimmy il Fenomeno, e Lino Banfi che, se pur bravissimo, ha un ruolo molto marginale. Marco Gelardini ha l’identico ruolo di L’insegnante al mare con tutta la classe. Montagnani ripetitivo e Vitali pessimo.

Scadente compare de L’insegnante va in collegio, che sa di già visto e risulta poco divertente persino per gli standard del genere. Montagnani è troppo ripetitivo, Vitali non ha la solita verve e Sposito fornisce una delle sue peggiori interpretazioni. E tuttavia, la Fenech… eh! Da notare la spudorata pubblicità fatta ad amari, digestivi & co. *1/2

Classico film pecoreccio all’italiana in cui degni di nota sono i nudi della Fenech e qualche gag di Banfi con la sua famiglia (tra cui spicca il solito alvaro Vitali). Per il resto la storia è abbastanza scontata e il finale pure. Ma d’altra parte a questo genere di film non si può chiedere molto di più. Comunque non tra i peggiori del genere.

Commedia assolutamente povera di mordente comico o d’intrattenimento a causa di un malsfruttamento del cast pauroso e di gag-quiproquo davvero noiose e risapute (basta con gli amanti nell’armadio!) che non denotano impegno da parte del regista nel congegnarle. E dire che gli attori c’erano: Banfi (le uniche scene comiche sono merito suo), Vitali, Montanaro. La Fenech è bravissima e ci concede notevoli momenti erotici (supportati splendidamente dalla soundtrack di Campanino), da Oscar alle sue tette, ma con quei capelli pare piuttosto Uschi Glas… Voto: *!

 

dicembre 2, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , , | 2 commenti

L’infermiera di notte

Nicola Pischella è un noto dentista con uno studio in una cittadina del sud della Puglia; esuberante, l’uomo ha un’amante fissa e spesso cerca l’avventura facile con qualche sua cliente particolarmente disponibile.
L’uomo ha anche moglie e figlio; mentre la prima, Lucia, è sempre sul chi vive conoscendo la vivacità del marito, il figlio Carlo sembra non aver ereditato la passione del padre per le gonnelle.
Carlo infatti dedica quasi tutto il suo tempo allo studio.

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Gloria Guida è Angela

La routine famigliare viene devastata dall’improvviso arrivo di Saverio Baghetti, zio della moglie di Nicola, che apparentemente sembra essere in fin di vita.
Nicola e Lucia lo accolgono con calore essendo l’uomo ricchissimo e sperando ovviamente in un lascito a loro favore; per vegliare sull’uomo viene anche assunta una giovane e affascinante infermiera, Angela Della Torre, che viene ben presto insidiata dagli uomini di casa.

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Sia Nicola, sempre irresistibilmente attratto dalle donne, sia l’anziano e finto moribondo Saverio infatti attentano alle virtù della spigliata ragazza, ma l’unico a goderne i favori alla fine sarà proprio Carlo che farà breccia nel cuore di Angela grazie anche alla sua riservatezza.
Intanto in casa Pischella lo zio Saverio sembra alla ricerca di qualcosa; quel qualcosa è un diamante dal valore immenso che il vero Saverio ha nascosto in un lampadario che ora è in casa dei Pischella.

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L’uomo che ha assunto l’identità dello zio Saverio è in effetti un volgare ladro, di nome Alfredo che ha appreso dal vero Saverio dell’esistenza del favoloso diamante.
Dopo varie peripezie, sarà proprio Carlo a beffare tutti e a impadronirsi del diamante, che andrà a godersi con la bella Angela.
L’infermiera di notte, film del 1979 diretto da Mariano Laurenti, autore di diversi “classici” della commedia sexy come Il vizio di famiglia, Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, La bella Antonia, prima Monica e poi Dimonia, L’insegnante va in collegio ecc. è un film che non si discosta molto dagli altri prodotti seriali girati nel periodo di massimo fulgore del genere, che ebbe un notevole successo negli anni a cavallo tra il 1975 e il 1980.
E’ anche uno dei pochi prodotti di discreto livello della commedia sexy, ormai in fase di stanca e sopratutto in fase di ripetitività infinita.

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Se la trama non è particolarmente originale, il film si segnala quanto meno per una certa eleganza formale e per la mancanza dei soliti elementi pecorecci; ci sono i canonici nudi femminili, affidati alle bellissime interpreti del film, ovvero Gloria Guida, Paola Senatore, Annamaria Clementi, ma non sono mai volgari.
Il cast è costituito da molti dei caratteristi che fecero la fortuna del genere; si va da Lino Banfi, il solito impenitente donnaiolo anche un tantino sfigato alla professionale Francesca Romana Coluzzi, passando per Mario Carotenuto, il furfante che si introduce in casa Pischella per rubare il diamante all’immancabile Alvaro Vitali che interpreta l’allupato Peppino,braccio destro di Nicola.

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Nel cast c’è anche l’immancabile Jimmy il Fenomeno; la location è sicuramente da apprezzare, una Puglia da cartolina incluso il ristorante Grotta Palazzese di Polignano, celebre per la sua magnifica veduta sulle scogliere della ridente cittadina in provincia di Bari.

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L’infermiera di notte, un film di Mariano Laurenti. Con Gloria Guida, Leo Colonna, Alvaro Vitali, Mario Carotenuto, Paola Senatore,Lino Banfi, Francesca Romana Coluzzi, Lucio Montanaro
Commedia sexy, durata 95 min. – Italia 1979.

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L'infermiera di notte banner protagonisti

Lino Banfi    …     Nicola Pischella
Gloria Guida    …     Angela Della Torre
Alvaro Vitali    …     Peppino
Leo Colonna    …     Carlo Pischella
Mario Carotenuto    …     Zio Saverio / Alfredo
Annamaria Clementi    …     Moglie del pugile
Lucio Montanaro    …     D.J.
Ermelinda De Felice    …     Regina, la Cameriera
Vittoria Di Silverio    …     Zia di Angela
Jimmy il Fenomeno    …     Postino
Francesca Romana Coluzzi    …     Lucia moglie di Nicola
Paola Senatore    …     Zaira amante di Nicola

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Regia: Mariano Laurenti
Sceneggiatura: Mariano Laurenti, Franco Milizia
Musiche: Gianni Ferrio
Costumi: Silvio Laurenzi
Editing: Alberto Moriani

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI


La Guida è splendida, il film molto meno. Per arrivare a 90’ Gloria canta e balla. La storia (di Milizia e di Laurenti) è poca cosa. La “vis” del film sta tutta in un grande Lino Banfi, visto che Carotenuto ha meno spazio e meno battute. La Senatore e la Clementi si spogliano e basta. Trionfo di Pejo, J&B, Fernet Branca, Punt e Mes. Come se non bastasse, sugli scudi una discoteca di Ceglie ed un ristorante di Polignano…

Commedia sexy all’italiana di media qualità (a firmarne la regia non è Sergio Martino, ma nemmeno Michele M. Tarantini). Come sempre a tenere dèsta l’attenzione e smuovere qualche spontanea risata è l’inimitabile Banfi prima maniera (qui nei panni di “dentista” sui generìs), mentre l’occhio trae giovamento dalle perfette curve dell’acerba Gloria Guida (memorabile la scena con il termosifone e Banfi nascosto alla finestra). Resta titolo dignitoso, in grado di divertire per 90 minuti, al quale la Guida ha posto (come sugli altri) il vèto assoluto.

Bella prova di commedia erotica italiana: vivacissima, senza inutili volgarità, ideale per una serata divertente e serena. La Guida, la Senatore e la Clementi sono al top della bellezza, affiancate da un impareggiabile terzetto di caratteristi (Banfi, Carotenuto, Vitali), cui si aggiunge la simpatia della Coluzzi.

Riuscita commedia di Laurenti con la Guida a spogliarsi e la coppia Banfi-Vitali che provvede alla parte comica (ma non dimentichiamo il grande Mario Carotenuto). Il meccanismo funziona bene, sono poche le digressioni inutili (giusto le canzoni della bionda protagonista in discoteca), mentre il dentista perennemente “ingriféto” interpretato da Banfi resterà uno dei suoi ruoli memorabili… Lo strano intreccio da giallo che accompagna la storia principale poteva anche essere evitato, a mio avviso.

Non basta piazzare un pur volenteroso e scoppiettante Banfi come baricentro e sperare/aspettare che attorno alle sue prestazioni il film si faccia da sé. Un film è fatto anche di cura registica, di una sceneggiatura, di idee e di un ritmo capace di scandirle e sostenerle; tutte cose che a Laurenti paiono volare parecchi metri sopra la testa quando prova a dirigerne uno. Per chi è di facilissimi contentini.

Commedia sexy esemplare, per tempi comici e tecnica. Mai volgare e tenuta benissimo nonostante la semplicità dello spunto, ha un parco attori in stato di grazia, soprattutto Banfi e Carotenuto, capaci di veri pezzi di bravura, così come il regista Laurenti, che inanella disinvolto sequenze perfette, arrivando addirittura a far fare un campo-controcampo tra Banfi e Leo Colonna che parlano tra loro agli attori stessi, cambiando la loro posizione durante il dialogo. Gloria Guida non si discute, una dea, e in più canta la cultissima “La musica è”.

Commedia scollacciata infermieristica che appartiene all’ultimo periodo in cui la stessa ebbe popolarità. Banfi divertente, ma tutto sommato riprende il suo solito repertorio alla “Totò della Puglia”; in ogni caso tiene in piedi il film. Carotenuto simpatico, ma il suo personaggio appare stucchevole e fine a se stesso. Bellissima ed in doppia versione infermiera-diva della disco Anni Settanta la Guida, qui nelle ultime apparizioni nella commediaccia di serie B prima dell’imminente incontro con Dorelli e relativo avanzamento alla commedia di serie A.

Sicuramente non uno dei nostri migliori film scollacciati. Tutto il film si sorregge sulle spalle di Banfi che, pur in forma, propina i suoi soliti tic e giochi di parole, pur tuttavia senza annoiare. La Guida è meno genuina e simpatica del solito e questo stona. Carotenuto non brilla come altrove così come Vitali. La Senatore in gran forma! I siparietti musicarelli della Guida, ripeto qui spocchiosa oltre modo, suonano molto come un tentativo di allungare la minestra! Vedibile ma nulla più!

Divertente commedia sexy, forse la migliore del periodo. Diretta dall’esperto Laurenti con mano felice, si avvale di un copione leggero ma abile nell’evitare i cliche del genere, con battute e situazioni azzeccate e un cast particolarmente affiatato. Banfi e Vitali sono in grande spolvero, Carotenuto è immenso come sempre, la Coluzzi esilarante, la Guida splendida come non mai. Grande apparizione del mitico Jimmy Il Fenomeno.

Gente che scappa dagli armadi e da sotto ai letti, quindi ancora una inutile storiella d’amore tra la bellissima Guida all’apice del successo (anche se sensualmente vale di piu la sempre nuda Clementi) e il giovane sfigato di turno come contorno a gag spesso efficaci e comunque con meno volgarità del solito; non molti caratteristi minori (si segnalano graziosi Jimmy Fenomeno e Lucio Montanaro) ma ancora è Lino Banfi il motore umoristico, ciò per cui il film vale la pena d’esser visto; Vitali incassa schiaffi da far concorrenza a Bombolo…

Tre lampi: Carotenuto a letto che tenta di sedurre la bellissima Guida, Banfi che anela alla medesima cosa, Origene Soffrano alias Jimmy il fenomeno che fa il postino alquanto ottusetto. Ecco in estrema sintesi la pellicola, condita di erotismo raffinato, beandosi della grazia ed eleganza di una sensuale Gloria Guida e della vis comica di un “zio” Lino sempre in forma (non fisica!) perfetta. Da vedere assolutamente.

Paninazzo iperfarcito:c’è un intrigo truffaldino, un flirt tra ragazzi, una gara di ballo, un’esibizione canora della Guida, un’amante trascurata che cornifica Banfi con Vitali, la moglie del pugile che vuole cornificare il marito col figlio di Banfi… Ma soprattutto c’è Banfi, e le scene cult sono poi solo tre: Banfi e il portalettere, Banfi e il trucchetto della stufa, Banfi che tenta di sedurre Vitali che si è travestito da Guida. Carotenuto è un po’ sacrificato. Molto divertente, nell’insieme.

Esagererò evidentemente, ma lo trovo uno dei più alti esempi di commedia sexy e sicuramente la miglior commedia di Laurenti (o quasi). Pochi i motivi ma importanti: si ride a crepapelle (al contrario delle altre commedie dove più che altro si SORRIDE), Banfi (che tira in ballo Santi e Madonne in ogni occasione) ci dà una delle sue performances più memorabili, l’uso dell’erotismo è sublime e la Guida ci regala una delle sue prove d’attrice migliori. Il resto del cast segue senza brillare (ma Carotenuto è sempre bravo). Donne bellissime. Da vedere!

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novembre 29, 2010 Posted by | Commedia, Erotico | , , , , , , , | 1 commento

La professoressa di scienze naturali

La professoressa di scienze naturali locandina

In un liceo, un incidente avvenuto in laboratorio mette fuori causa per parecchio tempo la titolare della cattedra, prof.ssa Mastrilli.
In sua vece arriva una giovane insegnante, che ovviamente è molto più giovane e avvenente della sua collega, anzianotta e bruttina.
La bellezza e il fascino della giovane insegnante,Stefania, non mancano di ammaliare i ragazzi della scuola ma non solo.
A palpitare sono anche i cuori di alcuni genitori, ovviamente maschi, ma colui che riesce a rapire il cuore della ragazza ( e non solo) è Andrea figlio del farmacista del paese, sposato ad una specie di ninfomane.
A corteggiare la ragazza c’è anche il solito vitellone ricco, che alla fine impalma la giovane insegnante, che però altrettanto ovviamente non rinuncia all’amore clandestino con Andrea.

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Adriana Facchetti e Ria De Simone

Solita trama per il solito film appartenente al fertile filone ambientato nel mondo della scuola, comprendente insegnanti e supplenti, ripetenti e presidi, liceali e quant’altro.
La professoressa di scienze naturali è in pratica indistinguibile da tanti prodotti clone, che vertono sulle trite e ritrite beffe scolastiche, su amori sospirati di alunni nei confronti di insegnanti avvenenti o viceversa di splendide studentesse innamorate di insegnanti belli e improbabili.

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Lilli Carati (Stefania) spiata con un periscopio artigianale

A variare il tutto c’è il cast, che di volta in volta propone caratteristi e bellone di turno; in questo caso abbiamo Lilli Carati, assolutamente monocorde e inespressiva nel ruolo della professoressa Stefania.
Come ebbe a dire un salace critico, la Carati ha due espressioni; una con il vestito l’altra senza, parafrasando Sergio Leone.
L’altra bellezza è la sfortunata Ria De Simone; nel film è Immacolata (ma guarda un pò) Balsamo, moglie assolutamente poco fedele, incapricciata di Genesio, ovvero Gianfranco D’Angelo, che è il commesso della farmacia del marito.
Attorno ruota il solito cast di caratteristi, con in testa il solito inossidabile Mario Carotenuto, per una volta nel ruolo non usuale di un prete, Don Antonio, oltre ad Alvaro Vitali, il solito liceale scorretto, Adriana Facchetti, l’insegnante sostituita per la gioia dei suoi alunni dalla procace Stefania, eppoi Serena Bennato, Angela Doria e Gianfranco Barra, Giacomo Rizzo e il solito playboy da strapazzo Michele Gammino.

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Le gag sono sempre le stesse, e passano indifferentemente dal liceale allupato che sbircia le gambe generosamente esposte della professoressa sotto la cattedra alla partita di calcio, questa volta sostenuta tra una rappresentanza maschile e una femminile, con tanto di energumeno in gonnella di stazza poderosa e tette d’acciaio.
Scene d’amore acquatico tra Andrea e Stefania, scene da voyeur con Peppino (Alvaro Vitali) e Andrea (Marco Gelardini) impegnati a spiare la solita professoressa che fa il bagno nuda, questa volta con un periscopio di preparazione artigianale.

La professoressa di scienze naturali 10Ria De Simone (Immacolata)

Per una volta non trionfa l’amore ma le corna, ed è l’unica novità di un film assolutamente anonimo, come anonima è la regia di Michele Massimo Tarantini, regista a cui si devono altre perle come  La poliziotta fa carriera (1975) ,L’insegnante viene a casa (1978),  L’insegnante al mare con tutta la classe (1979) , La dottoressa preferisce i marinai e Giovani, belle… probabilmente ricche (1982).
Film in cui resta davvero poco da ricordare, visto che latitano anche le battute, quelle cioè che assieme ai nudi delle attricette di turno attiravano il pubblico degli affezionati.

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La professoressa di scienze naturali, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Lilli Carati, Alvaro Vitali, Ria De Simone,Adriana Facchetti, Giacomo Rizzo,Michele Gammino, Mario Carotenuto, Gastone Pescucci, Gianfranco Barra, Gino Pagnani, Gianfranco D’Angelo, Serena Bennato
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Lilli Carati     …     Stefania Marini
Michele Gammino    …     Barone Fifì Cacciapuopolo
Alvaro Vitali    …     Peppino Cariglia
Giacomo Rizzo    …     Professor Straziota
Ria De Simone    …     Immacolata Balsamo
Gianfranco Barra    …     Preside
Gastone Pescucci    …     Nicola Balsamo
Adriana Facchetti    …     Prof. Mastrilli
Serena Bennato    …     Ernesta
Angela Doria    …     Graziella
Gino Pagnani    …     Cliente della farmacia
Marco Gelardini    …     Andrea Balsamo
Gianfranco D’Angelo    …     Genesio
Mario Carotenuto    …     Don Antonio

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Regia: Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura: Francesco Milizia, Marino Onorati    e Franco Mercuri
Produzione: Luciano Martino
Musiche: Alessandro Alessandroni
Editing : Daniele Alabiso
Costumi : Rosalba Menichelli


Mediocre commedia scoreggiona, con una Carati molto statica. Qualche risatina la strappa, ma troppo spesso si cade nell’infimo (o giù di lì). Per gli affezionati del genere va sottolineato che Carotenuto NON fa il preside (è il prete) e che D’Angelo NON fa l’insegnante (è il commesso della farmacia)! Si arriva all’ora e mezzo inserendo cosucce banali (come Pagnani in farmacia) o tremende (come la partita di calcio). La domestica Ernesta è la Bennato, la Regina dell’atroce Biancaneve e Co.

Dopo averla vista in Di che segno sei?  dell’anno precedente, Tarantini ha il merito (intuitivo) di notare, nella genuina bellezza della Carati, che il suo fisico si presta bene a lanciare nel fervido panaroma delle sexy commedie una nuova “impiegata”: la Professoressa del titolo. Per il resto la pellicola soffre della mancanza di veri attori e si sorregge (poco) unicamente sulla presenza di caratteristi noti per le loro comparsate (Gianfranco Barra, Gino Pagnani, Adriana Facchetti). Su D’Angelo e Vitali meglio stendere un velo pietoso.

Grossolana commedia sexy apparentata al filone scolastico dal quale assume gli immancabili Vitali, D’Angelo, Carotenuto, Gammino, Barra. L’unico appeal è la presenza della Carati, la bellissima insegnante del titolo ovviamente concupita da alunni e colleghi. Il resto è insopportabile squallore, che raggiunge il punto più basso nella De Simone trasformata in… pastasciutta. Finale “cornuto”.

Il canovaccio è sempre lo stesso di tutti i film di questo genere, ovvero la solita bella (in questo caso la Carati) e poi tutta una serie di macchiette (Vitali, D’Angelo e così via). Però, a differenza di altri film dello stesso tipo, fa ridere molto meno e le grazie della Carati non bastano a risollevare il film. Le battute di Vitali e D’Angelo risultano essere delle discrete freddure. Per i fan della Carati e niente di più.

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settembre 10, 2010 Posted by | Commedia, Erotico | , , , , , , | Lascia un commento

La vergine, il toro e il capricorno

La vergine il toro e il capricorno locandina

Gianni Ferretti, architetto di grido e marito della splendida Giulia, seduce tutte le donne che gli capitano a tiro; un giorno, ospite di un amico nella sua villa, ha un rapporto con la moglie del proprietario, la Signora Scapicolli, nella vasca da bagno.
Giulia, insospettita dal comportamento del marito, che la sera accampa scuse per non avere rapporti con lei, lo segue nella notte e attraverso il buco della serratura scopre l’adulterio.

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Edwige Fenech è Giulia

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Il giorno dopo, davanti agli amici esterrefatti, si denuda, prende per mano un ospite inglese e si rinchiude nel garage della villa, simulando di avere un rapporto con l’uomo.
Disperato, Gianni promette alla moglie di non tradirla più, ma dopo poco tempo ci ricasca con la sua dattilografa, Enrica.

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Alberto Lionello è Gianni

E’ Luisa, un’amica di Giulia, ad avvisare la donna della nuova infedeltà del marito.
Giulia, a questo punto, pianta tutto e si rifugia ad Ischia, dove ben presto la sua bellezza miete le prime vittime; a farne le spese è Felice Spezzaferri, un playboy di provincia, che tenta in tutti i modi di sedurre Giulia.
Nel frattempo Gianni sta cercando disperatamente la moglie, e dopo una serie di disavventure, scopre che anche Enrica, la segretaria, lo tradisce; con l’inganno riesce a sedurre Luisa, facendosi dire il nascondiglio della moglie.
Che nel frattempo si è consolata con Patrizio, un giovane mantenuto da una turista; quando Gianni arriva, non può far altro che accettare la situazione.

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Sul traghetto che riporta i coniugi a casa Gianni ha però modo di agganciare proprio l’ex donna di Patrizio.
Luciano Martino dirige, nel 1977, La vergine il toro e il capricorno film appartenente as usual al genere sexy- commedia; lo fa con una storia assolutamente scontata, fatta dal classico binomio corna/bellona di turno; la musa questa volta è Edwige Fenech, affiancata da un cast notevole di caratteristi.
Ma la storia, già di per se banalissima, perde ulteriore consistenza per la mancanza di gag, nonostante nel cast figurino i migliori protagonisti della commedia sexy, ovvero Alvaro Vitali, Mario Carotenuto, Alberto Lionello, Aldo Maccione…..

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Ria De Simone, la Signora Scapicolli

A parte le rituali docce della Fenech (cronometrati 3 minuti buoni di docce, su un totale di 90 minuti di pellicola!) il film si segnala solo per l’uso del turpiloquio, assolutamente ingiustificato, e per le nudità molto abbondanti della Fenech, questa volta affiancata anche dalla brava Lia Tanzi; il resto è davvero poca cosa, a partire dallo scontatissimo tema delle corna, passando per l’immancabile guardone con binocolo che spia la provocante Giulia e Luisa, per finire al belloccio di turno, Ray Lovelock, che riesce a godersi tanto ben di Dio alla faccia del marito becco e anche contento.

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Il cast, alle prese con una commedia spompata in partenza, si arrangia come può, mancando questa volta il pezzo forte del genere, ovvero la battuta sarcastica; qui predomina la battuta da caserma, tipica dei Pierini che arriveranno di la a poco.
Così appaiono decisamente sprecati Lionello e Maccione, la Bisera e la De Simone, Carotenuto e Vitali, la Tanzi e la stessa Fenech, la Schurer, Garrone e tutto il resto del notevole cast; un film che non prende mai, che parte in sordina e termina anche peggio.

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Un esempio di battute che circolano nel film: ” Scrivi, dattilografa: sei la mia puttanografa“; il livello ahimè è questo….
Trovo molto pertinenti questi due sintetici commenti, che condivido appieno, presi il primo dal Davinotti e il secondo dal Morandini:

“Ho visto questo film quasi senza nemmeno accennare un mezzo sorriso. Purtroppo i meccanismi comici sono un po’ troppo forzati e vaghi, poco definiti; la colpa è più che altro di una sceneggiatura troppo ripetitiva e allungata all’infinito: una semplice storiella di corna che sarebbe potuta durare la metà. Alvaro Vitali, poi, compare pochissimo e si limita a diventare rosso in faccia ripetendo l’adagio “Che Bona-che Bona”. Film pessimo, più che una commedia è una storiella scema con sequenze di nudo.”

“Tradita a ripetizione dal marito, speculatore edilizio, la bella Giulia decide di rendergli la pariglia. Farsa imperniata ossessivamente sul tema delle corna con dialoghi di programmatico cattivo gusto.”

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Edwige Fenech e Lia Tanzi

Il film è disponibile su You tube,in una versione accettabile qualitativamente all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=Zpm7PEM-qhc

La vergine, il toro e il capricorno, un film di Luciano Martino  Con Edwige Fenech, Aldo Maccione, Alberto Lionello, Ugo Bologna, Riccardo Garrone, Cesarina Gheraldi, Adriana Facchetti, Mario Carotenuto, Tiberio Murgia, Fiammetta Baralla, Erna Schurer, Ray Lovelock, Pinuccio Ardia, Gianfranco Barra, Gabriella Lepori, Giacomo Rizzo, Lia Tanzi, Alvaro Vitali, Olga Bisera, Laura Trotter, Anna Melita, Michele Gammino
Erotico, durata 90 min. – Italia 1977.

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Edwige Fenech     …     Gioia Ferretti
Alberto Lionello    …     Gianni Ferretti
Aldo Maccione    …     Felice Spezzaferri
Olga Bisera    …     Enrica
Alvaro Vitali    …     Alvaro
Erna Schürer    …     Tourist with Patrizio
Michele Gammino    …     Raffaele
Mario Carotenuto    …     Pietro Guzzini
Giacomo Rizzo    …     Peppino Ruotolo
Fiammetta Baralla    …     Aida, la cameriera
Gianfranco Barra    …     Alberto Scapicolli
Lars Bloch    …     Professore mericano
Sabina De Guida    …     Marchesa
Ria De Simone    …     Signora Scapicolli
Adriana Facchetti    …     Moglie di Guzzoni
Riccardo Garrone    …     Il marito di Enrica
Cesarina Gheraldi    …     Zoraide, la madre di Gianni
Gabriella Lepori    …     La segretaria di Gianni
Patrizia Webley    …     Moglie di Raffaele
Lia Tanzi    …     Luisa
Ray Lovelock    …     Patrizio Marchi
Dante Cleri    …     Venditore di gelati
Sofia Lombardo    …     Un’altra segretaria di Gianni

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Regia Luciano Martino
Soggetto Luciano Martino
Francesco Milizia
Sceneggiatura Cesare Frugoni
Luciano Martino
Francesco Milizia
Fotografia Giancarlo Ferrando
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Franco Pisano

febbraio 11, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , , , | Lascia un commento

L’infermiera nella corsia dei militari

L'infermiera nella corsia dei militari locandina

Grazia, giovane e bella cantante, più che brava, procace, ha una relazione con Johnny, il gestore un tantino losco del night nel quale lavora. L’uomo le chiede di fingersi un’infermiera, per poter recuperare due quadri appartenuti a sua madre, rubati e ora nascosti all’interno della clinica psichiatrica del professor Larussa. Così Grazia entra nella clinica,dove ovviamente abbondano i fuori di testa, inclusi i classici generali e il pittore con qualche dote.

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Lino Banfi è il Professor Larussa

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La modella è Carmen Russo

La donna è costretta anche a difendersi dalle lunghe mani dei pazienti, oltre che a doversi guardare dal professor Larussa, un uomo che ha problemi con la moglie, che crede frigida. Dopo diverse peripezie, Grazia rintraccia i due famosi quadri, proprio nella stanza di peppino, il pittore fuori di testa. scopre però che non si tratta di due quadri della madre di Johnny, ma di due preziosissimi Caravaggio, rubati, ovviamente.

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Alvaro Vitali è il pittore pazzo

Scopre anche che Johnny non ha alcuna intenzione di farla diventare una cantante famoa, ma che intende vendere i quadri e scappare in America con la sua amante. Grazia, così, con l’aiuto dell’assistente di larussa, sventa il piano. Non diventerà una cantante famosa, in compenso troverà l’amore.
Mariano Laurenti, autore di questo L’infermiera nella corsia dei militari, ha diretto, nel corso della sua carriera, una cinquantina di film, quasi tutti appartenenti alla commedia sexy:

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Nelle due foto: Nadia Cassini è Grazia

sono suoi alcuni titoli di culto, come Quel gran pezzo dell’Ubalda, La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono e Il vizio di famiglia. Lasciata la Fenech, Laurenti punta sulla Cassini, sicuramente molto meno dotata di capacità artistiche, ma fisicamente splosiva, grazie al corpo perfetto. Inserisce nel cast l’onnipresente e bravo Banfi, lo mescola a Alvaro Vitali, Susan Scott, Karin Schubert e Carmen Russo e tira fuori una gradevole commediola, assolutamente insolita nel desolante panorama di fine anni settanta.

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Siamo infatti nel 1979, e la crisi del cinema è ormai esplosa a livello quasi mondiale; la stessa commedia sexy ha ormai pochi proseliti, tuttavia Laurenti gira un film in cui qualche risata la si fa, anche se ovviamente siamo al livello tipico di questi film. Tuttavia non è un prodotto da bocciare in toto, non fosse, come già detto, per le discrete battute, una trama una volta tanto non basata solo sulle gag, e per il best cast al femminile che il film propone. Certo, chiedere alla Cassini o a Carmen Russo di recitare è davvero troppo, tuttavia in una pellicola di questo tipo si può sorvolare, accontentandosi di ammirare le perfette forme delle due attrici, di ridacchiare con Banfi e Vitali, il che, con i tempi che correvano nel 1979, non era cosa da poco.

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Susan Scott (Nieves Navarro) è Veronica Larussa

L’infermiera nella corsia dei militari , un film di Mariano Laurenti, con Lino Banfi, Nadia Cassini, Paolo Giusti, Enzo Andronico,Elio Zamuto, Karin Schubert,Susan Scott, Gino Pagnani, Alvaro Vitali, Carmen Russo
Commedia, durata 88 min. – Italia 1979.

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Nadia Cassini     …     Grazia Mancini
Lino Banfi    …     Prof. Amedeo La Russa
Paolo Giusti    …     Prof. Santarelli
Karin Schubert    …     Eva
Elio Zamuto    …     John
Renato Cortesi    …     Ugolini
Marcello Martana    Moretti
Gino Pagnani    …     Ottavio
Ermelinda De Felice    …     Suor Fulgenzia
Enzo Andronico    …     Cav. Galeazzo Gedeone
Carmen Russo    …     Modella
Alvaro Vitali …. Peppino, Il pittore pazzo
Jimmy il Fenomeno    …     Il guardiano
Luigi Uzzo    …     Gustavo – male Nurse
Vittoria Di Silverio    L’amante di Johnny
Susan Scott (Nieves Navarro)  Veronica Larussa

L'infermiera nella corsia dei militari banner cast

Regia:     Mariano Laurenti
Soggetto:     Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Sceneggiatura:     Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Fotografia:     Federico Zanni
Montaggio:     Alberto Moriani
Musiche:     Gianni Ferrio

novembre 17, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , , , | Lascia un commento