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Un attimo di vita (La sensualità è un attimo di vita)

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Difficile da catalogare, difficile da comprendere:La sensualità è un attimo di vita, o anche semplicemente Un attimo di vita di Dante Marraccini assomiglia molto più ad una piece da teatro d’avanguardia che ad un film.
Colpa ( o merito) della mancanza assoluta di una trama, di dialoghi spesso astrusi o al limite del comprensibile e sopratutto oscuri e eccessivamente verbosi.
Un film che è una stranezza completa, fatto di sequenze spesso caotiche e senza logica apparente, eppure con un certo fascino visivo legato proprio al caleidoscopio di immagini che sembrano un non sense, affiancate l’una all’altra e cariche di simbolismi difficilissimi da afferrare.
Per certi versi, Un attimo di vita assomiglia ad alcuni film avanguardistici di fine anni sessanta, quelli in cui si sperimentava liberamente, senza farsi intrappolare da copioni o sceneggiature, girati con due soldi e lasciati spesso volutamente privi di trama, quasi a voler sottolineare, nel loro caos, l’identica situazione della vita sociale, il fervore a anche la confusione di un momento storico dinamico e irripetibile, un coacervo di aspirazioni e lotte che saranno l’impronta lasciata dalla vita e dalla cultura di quegli anni straordinari.

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Parlavo di un certo fascino delle immagini, che si lega volutamente agli scenari che il regista utilizza e dei dialoghi spesso incomprensibili anche perchè slegati dalla logica visiva delle immagini che scorrono sullo schermo e che iniziano da subito a calare lo spettatore in una realtà estraneata sin dalle prime sequenze.
Un uomo e una donna corrono nudi sulla spiaggia e si accorgono che in lontananza qualcuno si è avvicinato alla loro jeep; lo raggiungono e lo sconosciuto, senza motivo apparente, colpisce la donna e getta tutto il contenuto della jeep sulla sabbia.
In precedenza la macchina da presa ha indugiato sul volto del giovane nudo e della ragazza stesa accanto a lui, fra piccoli cumuli di rifiuti e copertoni lasciati in bella mostra sulla spiaggia.
Che sia casuale o no, la scena rimanda allo sfacelo della società dei consumi, ma potrebbe trattarsi solo di pura combinazione:fatto sta che il film, da questo momento in poi perde anche la linearità e il dinamismo coordinato per diventare un happening di situazioni assolutamente incomprensibili anche nella loro logica di base.
“E quello da dove salta fuori?”
“Non lo conosco, ma sarà una nostra impressione”
” Forse è un residuato della contestazione”
“Sarà come dici tu,per me è uno che ci vuole fregare”

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Queste poche battute sono già paradigmatiche di quello che accadrà successivamente;i due giovani si avvicinano allo sconosciuto che colpisce la ragazza al volto e dice “Guardatemi bene voi, due: io sono uno che prende quanto trova e ciò che gli serve“, mentre la donna, completamente nuda lo guarda con il volto serio e gli risponde ” Nessuno ti impedisce di inventare, fa parte del gioco,ma non sperare di condizionarci, sei troppo emotivo per reggere un confronto
Il giovane prende le chiavi dell’auto e le consegna allo sconosciuto, che di rimando dice in modo sibillino:”Mi dai le chiavi, dai le chiavi ad uno che non ha il tempo di ascoltare la morale degli altri” e poco dopo “Io sono la vita
Queste frasi sconnesse, senza apparente logicità temporale saranno d’ora in poi la costante del film, unite a immagini che apparentemente mal si conciliano vista la confusione e lo scoordinamento che le legano le une alle altre.
Così vedremo lo sconosciuto accompagnare i due giovani in un villaggio, dove ci sono altri giovani silenziosi vestiti di bianco:l’uomo incontra nuovamente la ragazza della spiaggia che gli dice “Ti avevo sconsigliato di venire, qui non c’è spazio per gli altri, noi siamo diversi e tu appartieni alla normalità
Le scene si susseguono l’una dietro l’altra, mostrandoci i giovani alle prese con un gruppo di persone adulte (i loro genitori) e la loro fuga da essi, lo svaligiamento di una boutique con conseguente sottrazione di capi di vestiario che i giovani indosseranno la sera con un rito collettivo sulla spiaggia e via dicendo.

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Poichè non c’è una trama, ed apparentemente nemmeno una logica, tutto sembra assolutamente preda del caso e volutamente provocatorio;la fuga dei giovani dagli adulti può simboleggiare l’incapacità storica di dialogo tra le generazioni o anche il rifiuto da parte dei giovani stessi di adeguarsi al conformismo dei genitori o tutte e due le cose al tempo stesso.
Fatto sta che il simbolismo diventa via via sempre più ermetico e lo sforzo dello spettatore per seguire una parvenza di logicità in quello che vede è degno di Tantalo.
Dalla sequenza all’interno di una specie di locale notturno al viaggio in un peschereccio fino all’attacco allo sconosciuto con mazze da baseball, tutto assume i contorni indistinti del simbolismo più esasperato, con rari dialoghi che diventano ancora più ermetici.
Il finale del film, che si veste inaspettatamente di color giallo lascia ancor più attoniti, perchè chiude una storia inespressa in modo assolutamente imprevedibile.
Spiazzante.
E’ il termine che più si avvicina nell’intento di provare a dare una definizione di questo film, che sembra più una slide in movimento di immagini simili a quadri astratti che a qualcosa di coerente.
Ancor più difficile è l’interpretazione di quello che è il “messaggio” del film, la sua tematica di fondo e in ultimi termini la sua logica.

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Se fate un giro in rete, alla ricerca di recensioni del film, non ne troverete una sola che accenni in qualche modo ad un sunto lineare del film, proprio per l’impossibilità di riassumere il tutto in poche righe che abbiano il sapore della logica.
Così Un attimo di vita diventa un’esperienza visiva e uditiva di indubbio fascino ma che necessita anche di molta pazienza, così come suggerito da un utente del Davinotti, Fauno, che dice testualmente: “Il miracolo del regista sta nella realizzazione di un film pieno di simbolismi e di concetti astratti impersonato da attori reali più che mai e non con l’uso del solito staticismo ascetico o delle lunghe inquadrature, ma con un dinamismo quasi da film d’avventura. Si vede che è degli anni ’70. La prima volta è molto meglio fissare e interpretare le immagini e i dettagli, senza cadere nel tranello di scervellarsi subito sui dialoghi volutamente arzigogolati e che saranno invece ben afferrati a una visione successiva. Uno dei tre film della mia vita!”
Senza voler sposare la frase finale del commento, suggerisco la visione di questo film ad un pubblico davvero paziente.

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Per quanto riguarda il cast,degne di nota le interpretazioni di Gabriele Tinti, forse una delle più intense e difficili dell’attore nella sua carriera,qui nei panni dello sconosciuto, di Gianni Dei, della bellissima e arcigna (in questo film) Margaret Lee e di due brave e affascinanti attrici come Orchidea De Santis (che interpreta una madre!) e di Rita Calderoni.Il film ebbe noie con la censura e venne bloccato prima di essere finalmente dissequestrato (leggere a tal proposito l’articolo di un giornale dell’epoca nella sezione foto)
Il film di Marraccini è praticamente irreperibile, anche se è possibile procurarsi una versione perfetta ridotta dal Dvd del film;seguendo questo link http://wipfiles.net/53r8s6wam8vd.html è possibile accedere alla versione stessa.
Il problema è che si può scaricare solo con un account premium, ovviamente a pagamento.
Sul mulo è presente la stessa versione, ma al momento disponibile per meno del 60%, per cui occorre attendere i tempi tecnici di caricamento dello stesso.

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Un attimo di vita
Un film di Dante Maraccini. Con Gabriele Tinti, Margaret Lee, Gianni Dei, Rita Calderoni,Orchidea De Santis Titolo originale La sensualità è un attimo di vita. Drammatico, durata 90 min. – Italia 1976

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La sensualità è un attimo di vita banner protagonisti

Margaret Lee: la ragazza
Gabriele Tinti:lo sconosciuto
Gianni Dei.il ragazzo
Rita Calderoni: una ragazza
Orchidea De Santis:una madre

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Regia Dante Marraccini
Sceneggiatura Dante Marraccini
Fotografia Aldo Greci
Montaggio Dante Maraccini

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L’opinione di Davide Pulici dal sito http://www.nocturno.it

Comincia con Gianni Dei e Margaret Lee, nudi come vermi, su una spiaggia, che incontrano Gabriele Tinti. Chi siano esattamente gli uni e l’altro è difficile capirlo, prima che dirlo. Tinti dovrebbe simboleggiare l’uomo comune, della strada, mentre gli altri due appartengono a una comunità di giovani – vestiti di bianco, in un villaggio anch’esso tutto bianco (Sperlonga); ma poi si vestiranno di nero – che sembrano vivere in una dimensione puramente mentale, fuori dal tempo e dallo spazio comuni: forse un esilio scelto, forse una condanna imposta dalla società. I ragazzi (tra i quali ci sono pure Rita Calderoni e la c.s.c. Ada Pometti) guidano poi l’ospite attraverso una sorta di viaggio iniziatico, declamando strani filosofemi e sperimentando situazioni altamente non-sense. Con finale tragico. Qui sì che si ha davvero l’impressione di aggirarsi in un milieu polselliano. Tra l’altro, anche se Marraccini non ricorda il particolare, uno dei personaggi si chiama proprio Polselli: è una sorta di faccendiere, che incontriamo nel contesto di un campo di finocchi (nel senso di gay), ingaggiato dai genitori di Margaret Lee per riportargli la figlia. Questi ultimi sono borghesi benpensanti, che in privato coltivano il piacere delle ammucchiate e vivono in una casa senza pareti, in mezzo a un prato: la madre è Orchidea De Sanctis! E non è che una delle innumerevoli stranezze che popolano una pellicola indefinibile e inclassificabile, figurativamente non malvagia ma dove l’erotismo, che potrebbe giustificare l’operazione, è minimo – il perché della “sensualità” aggiunta al titolo suonerebbe dunque incoerente, se non fosse che in una scena Marraccini sostiene di avere avuto noie con la censura perché, abbracciando un’attrice, un personaggio le insinuava un dito nel sedere. Il regista, che è un formidabile narratore di se medesimo, racconta che il critico Guglielmo Biraghi, da lui interrogato dopo la visione del film, sostenne sic et simpliciter di non averci capito nulla. Mentre una semplice commessa, fuori dal cinema, ebbe a dire che per lei il messaggio era invece chiarissimo.

L’opinione di renato dal sito http://www.davinotti.com

Si parte subito bene, con 5′ di dialoghi incomprensibili ed i mega-capezzoli della bella Margaret Lee. Poi si comincia a capire qualcosa, solo ogni tanto, ma il film resta bizzarro e direi anche forzato; comunque non direi che sia noioso, come invece temevo all’inizio. Purtroppo però la Lee non si spoglia più fino alla fine, a differenza della Calderoni che ci regala una specie di crisi isterica in barca con tentativo di suicidio annesso. Una stramberia che si può vedere, insomma.

L’opinione di iochisono dal sito http://www.davinotti.com

Una sorta di “teatro d’avanguardia” filmato, di cui resta oscura la trama. Inizia oltre qualunque confine del cult: Gianni Dei e Margaret Lee corrono nudi come vermi sulla spiaggia (lui col pistolino ballonzolante). Poi arriva Tinti con una Jeep. Dialoghi polselliani. Poi i due vengono inglobati in una specie di compagnia teatrale errante, corrono, si spogliano e si rivestono, fanno cose strane, viaggiano per terra e per mare. Mah! Da notare la presenza di Rita Calderoni e di un personaggio chiamato “Polselli”. Ma ce l’avranno avuto un copione?

L’opinione di deepred89 dal sito http://www.davinotti.com

Completamente insensato, quasi senza trama (solo un vago intreccio giallo alla fine) e ovviamente senza la minima logica, composto quasi interamente da un insieme di scenette allegoriche (si punta in maniera fin troppo evidente sul colore degli abiti) tra l’erotico e il grottesco. Bellissimo vedere come tutti (e ripeto, tutti!) i dialoghi del film, dal primo all’ultimo, non dicano altro che assurdità. Cast curiosamente ricco, ma con una sceneggiatura del genere serve a poco e orecchiabile colonna sonora. Per amanti del trash e del bizzarro.

L’opinione di Ronax dal sito http://www.davinotti.com

Oscurissima stramberia tardosessantottesca che mischia ambizioni surrealiste alla Cavallone e dialoghi farneticanti alla Polselli conditi con qualche svolazzamento fellineggiante. Girato con mezzi di fortuna, privo di trama e di logica, è un susseguirsi di quadretti da teatro dell’assurdo intercalati da qualche modesto intermezzo erotico. All’inizio incuriosisce, ma doppiata la metà comincia ad annoiare. Intervistato da Nocturno, Marraccini lo considera poco meno di un capolavoro e si atteggia a genio incompreso. Ai posteri l’ardua sentenza.

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aprile 6, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , , | Lascia un commento

Patrick vive ancora

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Un gruppo eterogeneo di persone converge nella clinica del professor Herschell; sono stati convocati dallo stesso tramite una lettera arrivata personalmente a ciascuno di essi.
Nella clinica arriva David Davis, un giovane cupo e solitario, scostante, Lindon e Cheryl Kraft, una coppia divisa da una differenza d’età notevole, Peter e Stella Randolph, un’altra coppia con problemi, legati sopratutto all’alcolismo della donna.
Quello che gli ospiti della splendida clinica, che consiste in una villa arredata in maniera faraonica ed immersa nel verde, è che il professor Herschell li ha convocati per vendicare l’incidente che è quasi costato la vita a suo figlio Patrick,colpito alla testa da una bottiglia lanciata da un pulmanino.

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Mariangela Giordano è Stella

Il giovane, rimasto paralizzato nel suo letto, grazie all’aiuto del padre ha sviluppato potentissime facoltà medianiche, che ha utilizzato per rintracciare le persone che quel giorno erano sulla strada dell’incidente.
Ed è grazie a queste che il giovane inizia a far strage tra gli ospiti della villa, non risparmiando nemmeno la domestica della villa.
Le morti si susseguono in maniera brutale;Lindon muore nella piscina bruciato da una formidabile scarica, David morirà appeso ad un uncino, mentre Stella verrà uccisa in maniera orrenda da un lungo tubo di metallo, un vero e proprio spiedo che la trapasserà partendo dalle parti intime.

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Carmen Russo è Cheryl

Anche Meg, la domestica, viene uccisa da un assalto dei cani della villa che la sbranano.
A organizzare il tutto è Herschell, che decide anche la morte di Lidia; ma la ragazza è legata in maniera inspiegabile a Patrick, e quando l’uomo tenterà di ucciderla, Patrick reagirà uccidendo il padre.
Horror stravagante; utilizzo un eufemismo per etichettare un film molto, molto brutto, sceneggiato da cani e con una storia già improbabile in partenza e che diventa man mano che la pellicola prosegue nel suo implacabile svolgimento, aggrovigliata e assurda, tanto da sfociare spesso nel ridicolo.

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Un horror tra l’altro ammantato di sesso, in una misura molto, molto elevata; spesso si sfiora ( o si supera) anche il confine del soft, come nel caso della sequenza in cui Lidia si sdraia sul lettino in camera di Patrick e si masturba per alcuni minuti con voluttà, ripresa in primo piano dal regista.
Patrick vive ancora, che segue il più fortunato film Patrick, girato nel 1978 dal regista Franklin, è opera bislacca e sconclusionata.

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Penalizzato da errori di tutti i generi, oltre che sfortunatamente assistita da un cast deficitario; alcune scene e alcune situazioni sono ai limiti della follia, come la scena della piscina oppure quella estremamente trash della morte di Stella/Mariangela Giordano, trafitta da uno spiedo di un metroa partire dalla vagina, spiedo che arriva poi verso l’alto senza uccidere la malcapitata, il tutto tra rumori che ricordano lo sguazzare dei porci in un letamaio.
Difficile trovare qualcosa per cui giustificare la visione di quest’incubo cinematografico; siamo di fronte al trash più spinto, con una storia che fa acqua da tutte le parti e che si conclude in maniera comica, con la fine scritta sugli occhi di un Patrick immobile.

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Proprio l’interpretazione di Patrick, affidata a Gianni Dei, resta l’unica cosa da salvare; l’attore non fa nulla, ed è la scelta migliore; fra tutte, la sua è un’interpretazione da oscar, vista l’isteria che sembra colpire gli altri attori dello sventurato cast.
Malissimo la pur brava Mariangela Giordano, 43 anni compiuti quando girò il film, costretta a girare nuda quasi sempre; l’attrice ha ancora un fisico apprezzabile, ma si ritrova a dover interpretare un ruolo scadente, che vede tra l’altro la morte del personaggio in maniera bizzarra.

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La povera Giordano si ritrova così a dover morire a gambe aperte, senza mutande e ripresa da vicino da una macchina da presa guardona.
C’è anche la soubrette Carmen Russo, tra le protagoniste; prova da dimenticare, perchè anche lei è travolta dalla pochezza del personaggio.
Naturalmente nudi a profusione anche per lei, così come per la Veneziano, che interpreta la domestica Meg.
La parte più osè è riservata ad Andrea Belfiore, starlette che in seguito ha fatto ben poco; probabilmente la sequenza della scena autoerotica vedeva l’utilizzo di una controfigura, ed è anche l’unica parte del film che qualcuno finisce per ricordare.

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Andrea Belfiore è Lidia

La regia è di Mario Landi, regista anche Tv e di buon livello, che aveva diretto proprio per il piccolo schermo I racconti del maresciallo, la serie di Maigret, la miniserie “Nessuno deve sapere” e che invece al cinema si era distinto, sopratutto prima di questo film, per altre produzioni davvero sconcertanti, come Giallo a Venezia e Le impiegate stradali – Batton Story.
Insomma, trash a tutto spiano; un film che possiamo collocare accanto a pietre miliari come La bestia in calore oppure Incontri molto ravvicinati del quarto tipo.
Siamo nel 1980… e si vede, accidenti se si vede.

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La morte di Meg, Anna Veneziano

Patrick vive ancora,un film di Mario Landi. Con Gianni Dei, Sacha Pitoëff, Carmen Russo, Paolo Giusti, Franco Silva, Maria Angela Giordano, John Benedy, Anna Veneziano
Horror, durata 90 min. – Italia 1980

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Sacha Pitoëff     …     Professor Herschell
Gianni Dei    …     Patrick Herschell
Mariangela Giordano    …     Stella Randolph
Carmen Russo    …     Cheryl Kraft
Paolo Giusti    …     David Davis
Franco Silva    …     Lyndon Kraft
John Benedy    …     Peter Suniak
Anna Veneziano    …     Meg

Patrick vive ancora banner CAST

Regia     Mario Landi
Sceneggiatura     Piero Regnoli
Produttore     Gabriele Crisanti
Casa di produzione     Stefano Film
Fotografia     Franco Villa
Montaggio     Mario Salvatori
Musiche     Berto Pisano
Scenografia     Giovanni Fratalocchi
Costumi     Itala Giardina
Trucco     Vincenzo Napoli, Rosario Prestopino

“Prodotti come questo meritano l’attenzione di ogni cultore del cinema “bis”. Per la loro sfrontatezza, per la superficialità con la quale trattano questioni profonde (un individuo in stato comatoso, ma che presta molta attenzione alle forme di Carmen Russo) e per come (ingenuamente) mettono in cantiere una serie di efferati (sino al ridicolo) atti di violenza gratuita. Il regista, non a caso, è lo stesso di Giallo a Venezia ed il tenore “artistico” è dello stesso livello. Nel cast anche Mariangela Giordano e Sacha Pitoeff (Inferno).

Pseudo-remake italico di Patrick, che assieme ad altri titoli come Trhauma e La bimba di Satana  vince la palma di peggiore film horror italiano di tutti i tempi: ripugnante per scenografie sciatte, dialoghi insulsi, recitazione inesistente ed effettacci splatter d’infimo gusto che lo accomunano all’altrettanto disastroso Giallo a Venezia, sempre firmato Landi. Come spesso capita in questi casi, l’unica soddisfazione si trae da nudi integrali delle donne del cast: alle già rodate Giordano e Russo non è da meno la bellissima Andrea Belfiore (non accreditata), qui al suo esordio cinematografico.

Terrificante horror italiano che scopiazza senza pudore il già sopravvalutato film austrialiano Patrick  (di cui vorrebbe essere un sequel apocrifo) e che non presenta nessun motivo di interesse se non, ovviamente per i loro fan, le copiose scene di nudo in cui la Russo e la Giordano mostrano generosamente le proprie grazie. Per il resto nulla da segnalare. Pessimo. Una perla del trash italico. Gli appassionati del genere gioiranno.

Della serie “se non lo vedi non ci credi”. Questo spin-off dell’originale Patrick  australiano, ormai assurto a cult-movie da ogni estimatore del cinemabis mondiale, è un prodotto tremendamente amatoriale, che ricorda subito l’altrettanto trash Le notti del terrore  (cifrate cast, produzione, musiche, location e capirete perché). Sceneggiatura precaria, sequenze assurde, omicidi trucissimi ma con SPFX orribili, dialoghi improponibili, nudi gratuiti, lunghe sequenze in cui non accade nulla, musica da film fantascientifico anni ’50. Inimitabile!

In ambito comico, insieme all’irresistibile Le porte dell’inferno, il film trash perfetto. Le mie scene cult: Patrick di fronte alla macchina, gli tirano qualcosa in faccia e lui si abbarbica a terra tutto insanguinato. Dialogo nella villa: “Lyndon Cough, ma che diavolo ci fa qui? Non punta a diventare primo ministro?”, “Mi dispiace ma non mi sono mai interessata di politica…”. Detta così non farà neanche ridere, ma vi assicuro che l’estemporaneità e la gratuità della risposta nel film, è quanto di più comico il cinema non-comico abbia mai offerto.

Mitico! Se preso col piglio giusto questo film diverte tantissimo. Gli attori non sono il massimo, le battute sono orride (“io scopo donne, non bottiglie di whisky”) e gli effetti speciali risibili (gli occhi di Gianni Dei!) ci sono solo donne seminude e scene splatter, eppure, ripeto, questo film ha una sua bellezza.

Che sia l’horror preferito dai nudisti? A parte gli scherzi, nel genere non fa minimamente paura; a vincere è la noia, con queste persone che prima di crepare esplorano ogni stanza accompagnate da suoni tipo theramin portati all’eccesso che fanno venire il mal di testa, ed assurdi occhioni lampeggianti; solo lo splatter è salvabile: poco ma efficace. Il resto è tutto uno squallore imbarazzante: pessime interpretazioni, trama in bilico, odiose musiche e la continua esposizione di nudità. Sconclusionato ed assurdo, è tutto trane che stimolante.

Una bottiglia gettata da una auto colpisce e paralizza il povero Patrick, ma il padre saprà come vendicarsi. Il puro trash italico prende forma in un tipico stracult da vedere a tutti i costi, ma solo nella versione integrale. Infatti le scene madri possono essere orrendamente mutilate dalla censura e qui non si capisce cosa sia successo alla povera Giordano, davvero maltrattata in ogni maniera. Il basso tenore complessivo della pellicola è secondo solo al mitico Il sesso della strega, ove troviamo l’adeguato Gianni Dei, da giovanotto. Il J&B è ovunque.

“Trash” è nuovamente l’urlo di battaglia di quest’altro prodotto della premiata ditta Dei-Giordano. Sarebbe un remake di Patrick, ma gli esiti sono tragicomici, a partire dal cast femminile, buono solo a mostrarsi nudo (ben venga!) e a esprimersi con dialoghi semplicemente osceni. Ridicole le scene splatter (brutti gli SFX) e improponibili la musica di Pisano (che ricorda L’esorcista) e la sceneggiatura. Più che un horror pare un pornazzo sottotono. Basteranno la buona location gotica (!?) ed un’encomiabile fotografia a risollevarlo?

Seguito apocrifo dell’australiano Patrick. Del primo riprende praticamente tutto, riciclando tra l’altro alcune scene (quella della macchina da scrivere, ad esempio). In ogni caso il film è uno spettacolo per gli occhi, non tanto da film horror ma quanto per le risate che provocherà. La recitazione è ai minimi storici e ogni pretesto è buono per mostrare le poppe di Carmen Russo e della Giordano. Questo, insieme ad una discreta dose di splatter, lo rende comunque un classico per una serata in compagnia all’insegna del trash.”

 

“Ti stai comportando da mignotta” (Franco Silva)
“Mi fai schifo, tu non sei che un piccolo uomo…” (Carmen Russo)
“Io di solito scopo donne, non mi piacciono le bottiglie di whisky” (Paolo Giusti)
“Con la droga sei diventato frocio” (Mariangela Giordano)
“Crepa da sola mignotta” (Paolo Giusti)
“Beh… lui è un manichino, lei una vacca” (Mariangela Giordano)

agosto 5, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , | Lascia un commento