Pat Garrett e Billy the Kid

Pat Garrett and Billy Kid locandina 3

“Mama, take this badge off of me I can’t use it anymore. It’s gettin’ dark, too dark for me to see I feel like I’m knockin’ on heaven’s door.” 
Basterebbero le note della celeberrima, stupenda soundtrack portante del film,Knockin on heavens door di Bob Dylan per consegnare alla storia del cinema il terzo western diretto da Sam Peckinpah.
In realtà il film si regge,in maniera robusta sulla delicata alchimia di trama,sceneggiatura,interpretazioni,aldilà della fortuna che ebbe il brano di Dylan;Peckinpah non lesina nulla,violenza e sopraffazione restano sempre il suo trademark,pure siamo lontani dai bagni di sangue di Il mucchio selvaggio.

Pat Garrett and Billy Kid 1

Pat Garrett and Billy Kid 2
Questa è una storia di amicizia e tradimento,una parabola moderna ambientata nel vecchio West ma che potrebbe essere tranquillamente trasportata nei giorni nostri.
Pat Garrett e Billy the Kid è sopratutto uno scontro tra due mondi di interpretare la vita,una visione antitetica al tempo stesso romantica e crudele di un mondo ormai dissolto,il leggendario West,terra di uomini veri ed eroi presunti,di cieca violenza e di gesti di eroismo.
Due amici con un passato comune,due fratelli, quasi.
Due ex giovani adesso adulti, ognuno all’inseguimento di un ideale di vita assolutamente dissimile.
Compagni di scorribande,spesso oltre la legge,i due hanno diviso tutto.
Ma adesso a distanza di anni le cose sono cambiate.

Pat Garrett and Billy Kid 3

Pat Garrett and Billy Kid 4
Pat si è irrigimentato,ha abdicato agli ideali giovanili, in qualche modo ha rinnegato anche l’amicizia con Billy,che invece ha conservato quasi intatti gli stessi ideali;ora sono uomini, divisi da tutto,uniti solo dall’antico affetto giovanile.
I due si ritroveranno dai due lati della barricata,divisi per sempre e in qualche modo nemici.
Il mucchio selvaggio,La ballata di Cable Hogue,Cane di paglia,L’ultimo buscadero,Getaway e infine Pat Garrett e Billy the kid…sei film fondamentali del grande regista,diretti in soli quattro anni e tutti diversissimi l’uno dall’altro.
E questo diventa il film forse più intimo, meno apocalittico del regista californiano.
Qui siamo di fronte ad un film malinconico,una dissolvenza sul mondo selvaggio del West,una ballata triste come triste era stata La ballata di Cable Hogue,con in più la tragedia che avvenne nella realtà storica e il finale aperto che invece Peckinpah consegna alla storia del cinema.

Pat Garrett and Billy Kid 5
Per certi versi, anche se con i dovuti distinguo, questo film assomiglia molto a C’era una volta il West di Leone;la stessa aria sommessa e dimessa,il rimpianto per il tramonto di un mondo che aveva avuto figure leggendarie immerse in un paesaggio selvaggio e paradisiaco,la stessa dura,cruda realtà della vita di frontiera sono alcuni punti di similitudine dei due film.
Ma al tempo stesso siamo su due prodotti molto differenti;alla storia di vendetta di Armonica che Leone aveva tratteggiato con maestria Peckinpah oppone la sua visione romantica e triste di un’America ormai in profondissima trasformazione.
La visione epica si traduce in uno sguardo sottilmente crudele su un paese mai cresciuto nella realtà,in cui pesanti contraddizioni si agitano sin dalle gesta narrate dei due ex amici divenuti ora rivali.
Uno sguardo dal presente sul passato,ma anche sul futuro.

Pat Garrett and Billy Kid 6
Il pessimismo cosmico di Peckinpah è presente a pieni mani,la sua visione negativa dell’uomo,dei rapporti umani,della storia stessa delle relazioni umane si mescola al passato di un paese mai cresciuto se non come potenza economica.
La patria della democrazia è in realtà il colosso dai piedi d’argilla.
Grazie alle prove maiuscole di James Coburn,che solo due anni prima aveva dipinto magistralmente il solitario Mallory di Giù la testa e a quella di Kris Kristofferson oltre alla piccola ma incisiva parte di Bob Dylan,Peckinpah tira fuori dal cilindro il magico coniglio bellissimo e candido.
Come già detto,gran merito del successo del film va alla stupenda colonna sonora di Dylan,ma va anche alla fotografia di John Coquillon.

Pat Garrett and Billy Kid 7
Un film crepuscolare,amaro e triste,dolce e riflessivo.
Forse la summa dell’opera di un grande regista.

Pat Garrett e Billy the Kid

Un film di Sam Peckinpah. Con James Coburn, Kris Kristofferson, Katy Jurado, Chill Wills, Richard Jaeckel,Bob Dylan, Jason Robards, R.G. Armstrong, Luke Askew, John Beck, Richard Bright, Matt Clark, Rita Coolidge, Jack Dodson, Jack Elam Titolo originale Pat Garrett and Billy the Kid. Western, durata 106 min. – USA 1973.

Pat Garrett and Billy Kid banner gallery

Pat Garrett and Billy Kid 8

Pat Garrett and Billy Kid 9

Pat Garrett and Billy Kid 10

Pat Garrett and Billy Kid 11

Pat Garrett and Billy Kid 12

Pat Garrett and Billy Kid 13

Pat Garrett and Billy Kid 14

Pat Garrett and Billy Kid 15

 

Pat Garrett and Billy Kid banner protagonisti

James Coburn: Pat Garrett
Kris Kristofferson: Billy Kid
Slim Pickens: Sceriffo Baker
Bob Dylan: “Alias”
Harry Dean Stanton: Luke
Chill Wills: Lemuel
Jack Elam: Alamosa Bill
Katy Jurado: Mrs. Baker
Richard Bright: Holly
John Beck: Poe
Charles Martin Smith: Bowdre
L. Q. Jones: Black Harris

Pat Garrett and Billy Kid banner cast

Regia Sam Peckinpah
Sceneggiatura Rudy Wurlitzer
Produttore Gordon Carrol
Fotografia,direzione John Coquillon
Montaggio:David Berlatsky,Garth Craven,Tony de Zarraga,Richard Halsey
Roger Spottiswoode,Robert L. Wolfe
Effetti speciali Augie Lohman
Musiche Bob Dylan
Trucco Jack P. Wilson

Pat Garrett and Billy Kid banner recensioni

Chi sei tu? Bella domanda!

Sono cambiate le cose.
Le cose sono cambiate ma non io.

Ho sentito che Dio è svelto, ma dovrò affrontarlo personalmente prima di esserne convinto.

Pat Garrett and Billy Kid banner recensioni
L’opinione di Paolo Bisi dal sito http://www.mymovies.it

Nuova versione della storia di William Bonney, meglio conosciuto come Billy the Kid, famoso fuorilegge ucciso dallo sceriffo, suo ex amico, Pat Garrett. La trama, in quest’opera di Peckinpah, a poco a poco si dissolve lasciando spazio solamente alla descrizione dei due personaggi, ma specialmente all’atmosfera, quanto mai carica di tristezza e malinconia, degli ultimi anni del West. Il ritmo lento, la scenografia e i paesaggi, incredibilmente aridi e poveri, ricalcano magistralmente l’umore e i pensieri dei protagonisti, consapevoli che il loro mondo sta per morire per sempre. Ma probabilmente più di tutto questo l’essenza del film è rappresentata dalle musiche e dalle canzoni di Bob Dylan, tra cui emerge l’indimenticabile “Knockin’ on heaven’s door”. Ad interrompere questa malinconica ballata, solo qualche momento di violenza. Indimenticabili, fra le altre, la sequenza dell’evasione di Billy, e la scena finale, col bambino che corre dietro a Pat tirandogli un sasso, non accentando, nemmeno lui, il cambiamento di un mondo e la fine di quei valori romantici e passionali del grande West. Da ricordare le interpretazioni di James Coburn e Kris Kristofferson, capaci come nessuno in precedenza di dare il volto ai due personaggi più famosi di quel periodo. Generalmente sottostimato e non apprezzato come altri film di Peckinpah, è un’opera singolare da vedere e ammirare per la descrizione e i sentimenti che riesce a trasmettere.

L’opinione di Daniela dal sito http://www.davinotti.com

L’addio al western di Peckinpah è una ballata malinconica sulla fine di un’epoca che coincide con la fine di una concezione della vita come avventura e libertà dalle regole. Garret può/deve uccidere Billy perché ha già ucciso se stesso, diventando una figura iconica, appesa ad una stella di latta, al soldo di politici e proprietari terrieri senza scrupoli. E nello scontro fra due icone – anche Billy lo è, leggenda vivente che non può sottrarsi al suo destino – è fatale che sia quella nuda, priva di difese, a cadere. Colonna sonora imprescindibile, cast perfetto, film da amare.
L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Non il miglior western in assoluto, ma come opera è un vero capolavoro. Pat, magnificamente interpretato da Coburn, è un rappresentante mefistofelico di una legge disgustosamente repressiva e Billy, più che un eroe, è un povero disgraziato che non può accettare soprusi derivanti da contorsioni mentali così meschine. Il fatto che Pat dica di farsi sceriffo per sopravvivere e invecchiare col sistema smaschera dei mostri che ogni tanto ritornano e che sono spesso presenti più che mai a farci sentire sul collo il loro fiato fetido e nauseante…

Pat Garrett and Billy Kid banner soundtrack

Knockin’ On Heaven’s Door

Mama, take this badge off of me
I can’t use it anymore.
It’s gettin’ dark, too dark for me to see
I feel like I’m knockin’ on heaven’s door.

Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door

Mama, put my guns in the ground
I can’t shoot them anymore.
That long black cloud is comin’ down
I feel like I’m knockin’ on heaven’s door.

Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door
Knock, knock, knockin’ on heaven’s door

Pat Garrett and Billy Kid banner foto

Pat Garrett and Billy Kid FOTO 2

Pat Garrett and Billy Kid FOTO 3

Pat Garrett and Billy Kid FOTO 4

Pat Garrett and Billy Kid locandina 7

Pat Garrett and Billy Kid FOTO 1

Pat Garrett and Billy Kid lobby card 2

Pat Garrett and Billy Kid lobby card 3

Pat Garrett and Billy Kid lobby card 4

Pat Garrett and Billy Kid locandina 1

Pat Garrett and Billy Kid locandina 2

Pat Garrett and Billy Kid locandina 4

Pat Garrett and Billy Kid locandina 5

Pat Garrett and Billy Kid locandina 6

Giù la testa

Giù la testa locandina

Quando nel 1971 Sergio Leone gira Giù la testa ha alle spalle 6 film (più la collaborazione a Gli ultimi giorni di Pompei) ed è reduce dalla straordinaria esperienza di C’era una volta il west, l’epopea sulla nascita della frontiera americana che aveva definitivamente consacrato Leone come grande regista in tutto il mondo.
I drammatici anni settanta sono iniziati e con essi il dirompente carico di contraddizioni emerse già sul finire degli anni sessanta; c’è stato l’autunno caldo, la strage di Pazza Fontana che di fatto ha inaugurato con qualche giorno di anticipo la stagione degli anni di piombo e Leone non può restare indifferente a tutto ciò che gli si muove attorno.
Così realizza un film scomodo e amaro, un film politico anche se mimetizzato.
Un film ambientato in Messico, durante la rivoluzione seguita alla morte di Francisco Indalecio Madero avvenuta nel 1913; il presidente messicano, fautore di una democrazia allargata e propugnatore di profonde riforme per aiutare la poverissima classe dei peones venne ucciso da Victoriano Huerta, fedelissimo di Madero inviato da quest’ultimo a reprimere la rivolta di Emiliano Zapata.

Giù la testa 1

Rod Steiger è Miranda

Il film si innesta quindi proprio in un momento storico preciso, probabilmente il 1916, periodo in cui si assiste al tentativo rivoluzionario di Pancho Villa e Emiliano Zapata di abbattere la dittatura di Huerta, cosa che accadrà e che provocherà la fuga del dittatore in Europa.
Leone quindi sceglie la rivoluzione messicana dei peones per parlare di un tema a lui caro, la rivolta dei poveri contro i ricchi, un tema assolutamente universale, che riguarda il Messico come i paesi dell’America latina piuttosto che la Russia e la Cina.
E’ proprio con un pensiero di Mao Tse Tung che si apre il film, con una didascalia che riporta il Mao-pensiero « La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza », che è poi il tema attorno al quale si svilupperà il film.
Attraverso 162 minuti di gran cinema, Leone ci mostra la storia d’amicizia tra i due protagonisti ovvero Juan Miranda, un messicano furbo padre di una caterva di figli, violento e senza legge e John H. “Sean” Mallory, un esperto in esplosivi che scopriremo provenire dall’Irlanda, dove ha lasciato un passato doloroso.

Giù la testa 2

A sinistra, James Coburn è John

Tra i due, dopo un inizio incredibile, si svilupperà un’alleanza che li porterà in una personale guerra contro il Governatore, l’uomo che dovrebbe rappresentare il nuovo ordine seguito alla morte di Madero.
Sarà un viaggio irto di ostacoli, nel corso del quale i due amici avranno modo, attraverso la visione di un Messico dilaniato dalla guerra e dalla povertà, di scoprire che il nemico alle volte può annidarsi anche dove non te lo aspetti, che la rivoluzione può comunque essere una cosa sporca nel momento in cui gli ideali possono essere traditi per tanti motivi, che ad un potere violento può sostituirsi un altro potere non necessariamente migliore, infine che le vere vittime della rivoluzione restano comunque solo e sempre i poveri e gli ultimi della società.

Giù la testa locandina sound

L’edizione speciale della Soundtrack per il 35° anniversario

Tutte queste riflessioni Leone le inserisce quà e là nel film e sono facilmente leggibili nei vari dialoghi che costellano il film: la più amara appartiene a Miranda, che da uomo scafato e indurito da anni passati sulla strada a combattere contro la miseria una sua personale battaglia in cui si confondono confusamente sentimenti anarcoidi e libertari, dice a quello che è ormai il suo nuovo amico Sean « Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: Qui ci vuole un cambiamento! e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono dietro un tavolo e parlano, parlano e mangiano, parlano e mangiano; e intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzioni! »
Leone utilizza anche l’ironia in molte sequenze, come in quella iniziale in cui un gruppo di gente ricca viaggia in una carrozza che Miranda assalta dopo aver viaggiato per alcune miglia all’interno della stessa e aver ascoltato i discorsi razzisti e supponenti di quella che è la classe ricca e borghese del paese. « Sono bestie, nient’altro; ed è per questo che sono tutti idioti! » dice uno di loro con aria di superiorità mentre Miranda ascolta attento.

Giù la testa 3

Maria Monti è la signora della diligenza

La sua vendetta scatterà ben presto e sarà proprio durante l’attacco alla diligenza che Miranda farà l’incontro decisivo con John H. “Sean” Mallory che si concluderà con la ormai famosa sequenza in cui Sean fa saltare la diligenza dopo che Miranda gli ha bucato per due volte le ruote della motocicletta. “Giù la testa, coglione” è l’espressione che Sean usa verso Miranda, espressione che finrà per diventare il titolo del film che in origine avrebbe dovuto chiamarsi così ma che per ragioni di censura e opportunità fu modificato nel più rassicurante Giù la testa.
Giù la testa, come dicevo prima, si snoda attraverso una storia raccontata per immagini in 162 minuti, che sono meno dei 174 minuti di Il buono il brutto e il cattivo e meno anche dei 170 minuti di C’era una volta il West.
Eppure questa volta il film sembra davvero più lungo.
Forse è colpa di un minore impatto visivo sia della storia che dell’ambientazione, forse di una lentezza che qualche volta sembra davvero appesantire il film. O forse davvero è solo un’impressione data dai paesaggi messicani scarni e brulli e dalle parti dialogate che sono superiori a quelle dei due film citati.
Giù la testa, per quanto sia un capolavoro indiscutibile, ha davvero alcune sequenze che potevano essere eliminate, pur contenendo la summa delle virtù del nostro grande regista; i suoi primi piani, le sue panoramiche, il suo modo di stare dietro la macchina da presa sono uno spettacolo visivo di grandissimo impatto.

Giù la testa 4

Pure il film dopo un inizio assolutamente straordinario finisce per sbandare diverse volte, anche se la tensione resta alta; la citata scena della diligenza, quella della ferrovia, i massacri di cittadini e peones o lo scontro finale con la locomotiva che salta per aria, l’attacco al ponte e altro sono sequenze che da sole basterebbero per far gridare al capolavoro.
Poi però Leone va troppo oltre, inserendo i flash back della vita di Sean ( con il tradimento dell’amico) e altre sequenze che praticamente tolgono tensione al film.
Nonostante questi difetti però Giù la testa non è affatto un film solo sufficiente.
La presenza di due grandissimi attori come Rod Steiger e James Coburn contribuisce a tenete altissimo il livello della recitazione e quindi la tensione attorno ai due personaggi; il rude e violento Miranda, espressione dell’arguzia popolare e il freddo fuori (ma rivoluzionario dentro) John H. “Sean” Mallory si inseriscono ancora una volta in un impianto di prim’ordine, come’era già accaduto per la coppia Eastwood/Monco e Van Cleef/Mortimer in Per qualche dollaro in più, con quella formata da Eastwood/Biondo e Wallach/Tuco in Il buono il brutto e il cattivo e infine di quella composta da Charles Bronson/Armonica e Henry Fonda/Frank in C’era una volta il West.

Giù la testa 5

Giù la testa 6
Ancora una volta Leone fa un film completamente al maschile, escludendo di fatto la presenza di attrici dalla sceneggiatura; le uniche due presenze femminili sono quelle assolutamente marginali della donna della diligenza (Maria Monti) e di quella della fidanzata di John nei flashback (Vivienne Chandler). Una scelta dettata non di certo da maschilismo strisciante ma da situazioni contingenti. Il vecchio West o il Messico di inizi secolo erano terre per rudi pionieri, pistoleri, peones o contadini, banditi o trafficanti senza scrupoli.
Con Giù la testa si conclude definitivamente un’epoca, quella dei grandi western di Leone anche se a ben guardare il film non può essere definito un western tradizionale. Tuttavia alcuni elementi ci sono ancora, per cui l’arruolamento forzoso di Giù la testa nel filone western non è poi campato in aria.

Giù la testa 7

L’agguato al ponte

Dicevo che si conclude un’epoca; Leone tornerà dietro la macchina da presa solo per girare il suo capolavoro assoluto, C’era una volta in America che uscirà nelle sale 13 anni dopo. Va detto che nel frattempo non resterà con le mani in mano collaborando (forse molto più di una collaborazione) al film di Tonino Valerii Il mio nome è Nessuno dove però comparirà solo come Direttore esecutivo e con Damiano Damiani nel film Un genio, due compari, un pollo, girandone le scene iniziali.

Giù la testa 8

Il massacro dei rivoluzionari e dei peones

Giù la testa 9

La morte del figlio più piccolo di Miranda

Con Giù la testa finisce quindi la grande epopea del western all’italiana che Sergio Leone aveva imposto al mondo, creando dal nulla un nuovo modo di intendere il cinema e coniugando la qualità alla raffinatezza per un genere fino ad allora considerato di serie B.
Di questo film restano sequenze memorabili, che ho già citato, la strepitosa colonna sonora di Ennio Morricone con la stupenda Sean Sean e il rimpianto per l’addio di un maestro al cinema di frontiera che aveva permesso di scoprire un mondo e di creare il mito di personaggi che resteranno nella storia del cinema, sia che si parli di Tuco sia che si parli di Mortimer o di Biondo e Monco.
O che si parli di Miranda e Sean.

Giù la testa
Un film di Sergio Leone. Con Rod Steiger, James Coburn, Rick Battaglia, Romolo Valli, Maria Monti,Furio Meniconi, Stefano Oppedisano, Benito Stefanelli, Poldo Bendandi, Rosita Torosh, Franco Graziosi, Nazzareno Natale, Anthony Vernon, Giuliana Calandra, Antoine Saint-John, David Warbeck, Giulio Battiferri, Roy Bosier, Vivienne Chandler, Omar Bonaro, John Frederick, Amato Garbini
Western, durata 154 min. – Italia 1971.

Giù la testa banner gallery

Giù la testa 10

Giù la testa 12

Sean, l’amico irlandese di John

Giù la testa 13

Il governatore Jaime

Giù la testa 14

Al centro della foto il bravissimo Romolo Valli

Giù la testa 15

Il manifesto con l’immagine del governatore Jaime

Giù la testa 16

Giù la testa 17

Giù la testa 18

Giù la testa 19

Giù la testa 11

Giù la testa banner personaggi

Rod Steiger: Juan Miranda
James Coburn: John H. “Sean” Mallory
Romolo Valli: dottor Villega
Antoine Saint-John: colonnello Gunterreza
Franco Graziosi: governatore Jaime
Rick Battaglia: Santerna
David Warbeck: Sean Nolan
Vivienne Chandler: la fidanzata di John nei flashback
Maria Monti: Adelita (la donna nella diligenza)
Amato Garbini: poliziotto sul treno

Giù la testa banner cast

Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Sergio Donati
Sceneggiatura Sergio Leone, Sergio Donati, Luciano Vincenzoni
Produttore Fulvio Morsella
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Nino Baragli
Effetti speciali Antonio Margheriti
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Andrea Crisanti
Costumi Franco Carretti
Trucco Amato Garbini

Giù la testa banner doppiatori

Carlo Romano: Rod Steiger
Giuseppe Rinaldi: James Coburn
Anna Miserocchi: Maria Monti
Pino Locchi: Rick Battaglia
Franco Graziosi: Franco Graziosi
Romolo Valli: Romolo Valli
Sergio Tedesco: Antoine Saint-John

Giù la testa banner citazioni

Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Lo so benissimo cosa sono e come cominciano: c’è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice Oh, oh …è venuto il momento di cambiare tutto… (…) Io lo so quello che dico, ci sono cresciuto in mezzo alle rivoluzioni… e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano, parlano. E mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Quindi per favore non parlarmi più di rivoluzione… E, porca troia, lo sai cosa succede dopo? Niente… tutto torna come prima!

Giù la testa, coglione.

Non possiamo andarcene, non dimenticare che tu adesso sei un grande eroe della rivoluzione!
Ehi, posso dirti una cosa?
Sì.
Vaffanculo!
Purtroppo avevi ragione tu, averlo nel culo fa male.

Il mio paese? Il mio paese siamo io e i miei figli.

Quando ho cominciato ad usare la dinamite, allora credevo anch’io in tante cose… in tutte, e ho finito per credere solo nella dinamite.
Volevi notizie della famiglia? Tutti figli miei, e tutti quanti di madre diversa. E questo è mio padre… dice lui. […] Adesso dimmi una cosa, ma tu lo sai fare un figlio? Ho detto lo sai fare un figlio? No, eh! Bene, rimediamo subito.
Dove c’è rivoluzione… c’è confusione… dove c’è confusione un uomo che sa ciò che vuole ci ha tutto da guadagnare.

Giù la testa banner locandine

Giù la testa loc.1

Giù la testa loc.2

Giù la testa loc.3

Giù la testa loc.4

Giù la testa loc.5

Giù la testa loc.6

Giù la testa loc.7

Giù la testa flano

Candy e il suo pazzo mondo

Candy banner locandine 2

Una timida e ingenua ragazza americana, Candy, durante una pallosa lezione scolastica si addormenta di botto.
La ragazza, che ha una fantasia spigliatissima e un candore disarmante a metà strada esatta tra la Alice nel paese delle meraviglie di Carroll e la versione femminile del Candido di Voltaire, sogna così di avventurarsi nel mondo degli adulti.
E’ per lei l’inizio di una serie di travolgenti esperienze senza respiro, durante le quali finisce per conoscere persone stravaganti, come lo scrittore MacPhisto che tenta di approfittare di lei nella sua limousine nera per passare nelle braccia di un giardiniere dai parenti del quale viene denunciata. Arrestata dalla polizia, riesce a fuggire in maniera rocambolesca quando l’auto con i due poliziotti che l’hanno fermata finisce dentro la vetrina di un club nel quale un illusionista sta ultimando un numero di magia. Fuggita su un aereo, viene nuovamente fatta oggetto delle voglie del comandante, dal quale fugge per ritrovarsi tra le mani di un chirurgo, il quale a sua volta vuol farle la festa.
L’infermiera del dottore, gelosa come una pantera, la costringe nuovamente alla fuga e a riparare in un bar dove però, ancora una volta, deve guardarsi dalle losche attenzioni di un regista.
Di avventura in avventura, sempre in fuga da uomini che da lei vogliono una sola cosa facilmente immaginabile, Candy continua le sue peregrinazioni difendendosi di volta in volta da un autotrasportatore che le ha dato un passaggio, da uno strano fachiro e buon ultimo da un santone che la porta in un tempio.
Qui Candy….

Candy 3
Eva Aulin è Candy

Candy e il suo pazzo mondo, diretto da Christian Marquand è tratto da un libro di un certo successo uscito negli Usa sul finire degli anni 50, scritto da Terry Southern e Mason Hoffenberg e intitolato semplicemente Candy.
Il film è una produzione francese con partecipazione italiana e americana e venne girato tra Fort Wadsworth e New York dal regista francese Marquand, più noto come attore che come regista.
In questa veste infatti girò solo due film, dei quali Candy è l’opera finale.
E visti i risultati vien da dirsi anche per fortuna.
Candy infatti è un incredibile guazzabuglio di situazioni e di scene girate a velocità folle, con improvvise perdite di ritmo e sopratutto senza una linearità di percorso.

Candy 1

Eva Aulin e Richard Burton

La giovane studentessa dall’immaginazione fervida viene trasportata in un mondo quasi reale, almeno come personaggi, a differenza dal modo fantastico di Alice nel paese delle meraviglie popolato da strane e incredibili creature.
Candy è bella e sexy, e suscita evidentemente incontrollabili e lussuriosi desideri in tutti gli uomini che incontra, nessuno escluso.
Lei è un’anima candida, pulita, che difende senza troppa convinzione la sua “purezza”; ma in un modo o nell’altro ogni volta che qualcuno tenta di farle la festa ecco un provvidenziale accadimento che le permette la fuga, fino al finale assolutamente logico e altrettanto deludente.
Un film psichedelico che ricorda alla lontana le gag di Questo pazzo, pazzo, pazzo mondo del quale condivide il cast stellare.
Raramente si è visto in un’opera cinematografica un cast così imponente dal punto di vista dei nomi utilizzati, se non in alcuni film a sfondo bellico o in qualche kolossal.

Candy 2

Marlon Brando

Si va da Marlon Brando a Richard Burton, da James Coburn a John Houston, da Walter Matthau a Ringo Starr e Charles Aznavour, affiancati da un cast femminile che include Marilu Tolo e Anita Pallenberg, Elsa Martinelli e Florinda Bolkan, Lea Padovani e Nicoletta Machiavelli.
Poi naturalmente c’è lei, la biondissima e minuta Eva Aulin, la diciottenne (all’epoca) attrice svedese di Landskrona che un anno prima si era fatta una certa fama con La morte ha fatto l’uovo e l’anno prima ancora con Col cuore in gola di Tinto Brass, recitato accanto a Trintignant.
La Aulin ha tutto per riuscire in questo film; ha un’aria candida e sperduta che la caratterizzano particolarmente, ha buone doti recitative e sopratutto non ha il fisico della vamp.
Quindi è perfetta per un personaggio lindo e pulito contrapposto ai lascivi personaggi che incontra.
Il cast è stellare, l’attrice principale è perfettamente calata nel ruolo, la storia c’è anche.

Candy 7

Allora cosa non funziona nel film?
Praticamente quasi tutto.
Se in Alice nel paese delle meraviglie la presenza di personaggi illogici è giustificata dalla fantasia della protagonista che incontra personaggi non umani e quindi appartenenti al mondo della fantasia come il Bianconiglio o lo Stregatto, Candy incontra personaggi umani che di strano hanno tutto.
A cominciare dai nomi, che possono essere quello di Hunchback juggler oppure del Dottor. A.B. Krankheit, di Zero o Grindl per finire alle loro professioni che non sono strane ma che sono svolte quasi fossero appartenenti ad un mondo alieno.
I personaggi sembrano tutti avere dei profondi problemi psicologici, delle specie di sdoppiamenti tra il reale e il fantastico quasi vivessero su un pianeta che non è la terra.

Candy 4

Se Marquand tenta di avvalorare questa tesi, lo fa nel peggiore dei modi; l’umano/fantastico/alieno ha però comportamenti troppo vicini a quelli quotidiani e tutti sembrano attirati da una cosa sola facilmente comprensibile.
Candy infatti suscità desiderio di possesso e l’umanità che incontra sembra farsi pregio del tentativo di infangare la sua purezza.
Vero è che tutto nasce nella fantasia della ragazza, ma allora perchè trasportarla in mille avventure caotiche e riportala al presente senza aver incontrato un solo esempio di umanità in positivo?
Questa e altre domande sorgono spontanee dopo pochi minuti di film, una volta compreso che il film purtroppo andrà a parare in una direzione precisa, cosa che avviene con puntualità mortale.

Candy 19
Candy 18

Nicoletta Machiavelli

Candy 17

Florinda Bolkan

La povera Candy attraversa mille posti e scampa a mille pericoli per poi rendersi conto che è stato tutto un sogno.
Noi lo sappiamo già, visto che il regista improvvidamente non usa nessun espediente per nascondercelo.
Dopo pochi minuti un senso di malcelata sopportazione invade lo spettatore che dopo metà film prende coscienza di una tragica realtà: il cast faraonico, il battage pubblicitario che ha preceduto il film altro non sono che una gigantesca nuvola di fumo negli occhi.
Non fosse per Child of the Universe cantata dai Byrds o per Magic Carpet Ride e Rock Me degli Steppenwolf  l’abbiocco sarebbe in agguato pronto a far capolino nelle numerose pause del film.
Quelle in cui Candy guarda disarmata i palazzi di New York, in cui passeggia su uno dei ponti della grande mela, o quando segue il fachiro nel deserto….

Candy 16
Elsa Martinelli

Deprimente è vedere artisti del calibro di Brando e di Burton alle prese con personaggi distanti anni luce dalle loro corde così come è mortificante vedere poco più che comparsate fatte da Enrico Maria Salerno e Umberto Orsini.
Insomma, un film lanciato come un capolavoro che alla fine lascia stupefatti solo per il presappochismo dilettantistico con cui il film è girato.
Costato un pozzo di dollari, ricavò pochissimo al box office.

Candy 15

Charles Aznavour

Candy e il suo pazzo mondo
Un film di Christian Marquand, Giancarlo Zagni. Con Enrico Maria Salerno, James Coburn, Marilù Tolo, Ringo Starr,Richard Burton, Charles Aznavour, Marlon Brando, Ewa Aulin, Sugar Ray Robinson, Walter Matthau, Lea Padovani, Enzo Fiermonte, Christian Marquand, Elsa Martinelli, Umberto Orsini, Micaela Pignatelli, Peter Dane, John Huston, Florinda Bolkan, John Astin, Anita Pallenberg, Nicoletta Machiavelli, Joey Forman, Julian Beck
Fantastico, durata 115 min. – USA, Italia, Francia 1968.

Candy banner gallery

Candy 14

Candy 13

Candy 12

Candy 11

Candy 10

Candy 9

Candy 8

Candy 6

Candy 5

Candy banner personaggi

Ewa Aulin: Candy Christian
Charles Aznavour: Hunchback juggler
Marlon Brando: Grindl
Richard Burton: MacPhisto
James Coburn: Dr. A.B. Krankheit
John Huston: Dr. Arnold Dunlap
Walter Matthau: Gen. R.A. Smight
Ringo Starr: Emmanuel
John Astin: T.M. Christian / Jack Christian
Elsa Martinelli: Livia
Sugar Ray Robinson: Zero
Anita Pallenberg: Nurse Bullock
Lea Padovani: Silvia Fontegliulo
Florinda Bolkan: Lolita
Marilù Tolo: Conchita
Nicoletta Machiavelli: Marquita
Umberto Orsini: The Big Guy
Enrico Maria Salerno: Jonathan J. John
Neel Noorlag (con il nome Neal Noorlac): Harold
Enzo Fiermonte: Al Pappone
Peter Dane: Luther
Peggy Nathan: Miss Quinby
Anthony Foutz (con il nome Tony Foutz):
Tom Keyes:
Mark Salvage: Dottor Harris
Micaela Pignatelli: Ragazza
Joey Forman: Charlie, il poliziotto
Fabian Dean: sergente di polizia
Ragni Malcolmsson: ragazza

Candy foto 1
Eva Aulin legge il libro da cui è tratto il film

Candy banner cast

Regia     Christian Marquand
Soggetto     Mason Hoffenberg, Terry Southern
Sceneggiatura     Buck Henry
Produttore     Robert Haggiag
Produttore esecutivo     Selig J. Seligman, Peter Zoref
Casa di produzione     American Broadcasting Company, Corona Cinematografica, Dear Film Produzione, Selmur Productions
Distribuzione (Italia)     20th Century Fox Home Entertainment
Fotografia     Giuseppe Rotunno
Montaggio     Giancarlo Cappelli, Frank Santillo
Effetti speciali     Augie Lohman, Harold E. Wellman
Musiche     Dave Grusin
Scenografia     Dean Tavoularis
Costumi     Mia Fonssagrives, Enrico Sabbatini, Vicki Tiel

Candy foto Aulin

Candy banner locandine

Candy banner locandine rom.
Copertina del libro

Candy banner locandine sound
Soundtrack originale del film

Candy banner locandine 4

Candy banner locandine 3
Locandine originali del film

Candy banner foto

Candy foto 2
Eva Aulin con Marlon Brando durante le prove

Candy foto 3
La Aulin con Elsa Martinelli in una foto pubblicitaria

Candy foto 4
Eva con Marlon Brando

Candy foto 5
Con Walter Matthau

Candy lc1

Varie lobby card del film