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La piscina

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« La piscina è un film che oggi non riesco più a guardare. Mi fa male»
Sono le parole di Alain Delon, protagonista del film.
Parole che si riferiscono alla relazione con la bellissima Romy Schneider, l’altra star di La piscina,film di Jacques Deray del 1968,dove complice proprio l’attore francese la coppia si ritrovò cinque anni dopo la fine del loro amore.
Un amore che aveva fatto epoca,sin dal primo incontro nel 1958 sul set di L’amante pura e che si concluse proprio nel 1963.
Una storia d’amore, la loro, che prosegui fino al giorno della tragica morte di Romy,che per tutta la vita rimase legata a Delon,tanto da farle dire,in una delle sue ultime interviste che «L’uomo più importante della mia vita resta Delon. Quando ho bisogno di lui è sempre pronto a tendermi la mano. Ancora oggi è l’unica persona sui cui posso davvero contare»
Due attori giovani e bellissimi, tra i più amati del cinema,un film noir ben diretto da Deray, la presenza di una poco più che ventenne e conturbante Jane Birkin per una storia drammatica che,come suggerisce il titolo, ha come sfondo una piscina che sarà muta testimone delle vicende drammatiche di un triangolo amoroso con sullo sfondo proprio la Birkin,detonatore della storia che sfocerà in tragedia.

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Una villa,una coppia Jean-Paul e Marianne.
La casa è di proprietà di un amico dei due;Jean Paul è uno scrittore che ha tentato la via del successo ma ha visto naufragare miseramente il primo tentativo di pubblicare un libro ed è costretto a fare il pubblicitario abbandonando per il momento i sogni di gloria mentre lei è un’articolista presso un giornale.
La serenità (apparente) della coppia muta drasticamente in seguito ad una telefonata;Harry,amico di entrambi annuncia la sua visita e la sua permanenza per qualche giorno in villa con sua figlia Penelope.
L’arrivo di padre e figlia altera la situazione.
Jean Paul sospetta,osservando attentamente Harry e Marianne, che tra i due in passato ci sia stata una relazione mentre la giovanissima Penelope,che ha fatto le stesse considerazioni,sembra rinchiudersi in se stessa.
Una sera Harry organizza una gran festa con amici;è proprio Penelope a capire che tra Marianne e suo padre c’è stato qualcosa e che c’è del fuoco che cova sotto la cenere.Durante la festa infatti osserva attentamente Harry e Marianne ballare in modo molto intimo e indispettita o forse ingelosita dalla scena scappa in piscina dove viene seguita da Jean Paul,anche lui ormai certo del passato amoroso tra l’amico e la sua donna.

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I due diventano confidenti parlano ed è in questo modo che finalmente Penelope sembra abbandonare l’atteggiamento di chiusura verso tutti che aveva tenuto fino a questo momento.
Sarà durante un lungo colloquio tra Penelope e Jean Paul che inizierà a maturare il dramma,un giorno nel quale proprio Jean Paul rifiuta di accompagnare nella vicina Saint Tropez Marianne,che piccata sceglie di andarci con Harry.
Penelope racconta a Jean Paul come l’uomo lo disprezzi,considerandolo uno scrittore fallito e come desideri Marianne più per soddisfazione personale che per vera attrazione verso la donna stessa.
La sera Harry,ubriaco,affronta Jean Paul davanti alla piscina.
All’uomo rimprovera quella che ritiene una relazione sbagliata tra sua figlia e lui; folle di gelosia si avventa contro Jean Paul ma appannato nei riflessi dal troppo alcool bevuto finisce in piscina.
Jean Paul potrebbe tendergli la mano e soccorrerlo.
Viceversa,gli tiene la testa sott’acqua causandone la morte.

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Sul luogo dell’incidente arriva l’ispettore Levecque,che da subito si rende conto che la scena contiene incongruenze;Harry ha al polso un costosissimo orologio che non avrebbe mai indossato per un bagno di sera e i vestiti a bordo piscina sono lindi e pinti, segno che la vittima non li ha mai indossati.
L’ispettore parla con Marianne,dicendosi convinto che Jean Paul ha in qualche modo provocato la morte di Harry ma di non avere prove a sufficienza per arrestarlo.Marianne va in camera di Harry e scopre che i vestiti non sono quelli indossati da Harry la sera prima…
Davvero un bel film,La piscina.
Per quanto lento e descrittivo, il film analizza con la dovuta profondità le caratteristiche psicologiche dei personaggi,le loro manie,i loro problemi e i loro comportamenti.
E’ un quadro ben dipinto, in tutti i suoi particolari.
Deray incontra Delon per la prima volta sul set di questo film;segue il consiglio dell’attore di scritturare per la parte di Marianne la bellissima Romy Schneider e ha un colpo di fortuna perchè la coppia da vita ad una interpretazione memorabile.
Nel film la misteriosa,magica alchimia tra i due attori è ben visibile e contribuisce a dare credibilità alla storia.
Altrettanto fortunata è la scelta di Jane Birkin, assolutamente irresistibile nei panni di Penelope e quella di Maurice Ronet nel ruolo di Harry;il che dimostra il vecchio assioma che quando si sceglie bene il cast si è a metà dell’opera.
Il film non brilla certo per originalità della sceneggiatura.
Molte volte in passato e mille volte in seguito verrà riproposto il tema del triangolo di amorosi sensi con aggiunta del quarto incomodo ma in questo caso la storia assume un che di torbido, d malsano che aggiunge valore alla pellicola.

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Tuttavia Deray è abile a creare l’atmosfera e a delineare i personaggi;l’inquieto Jean Paul,la dubitante e incerta Marianne,la fragile e inesperta Penelope,l’egoista e ipocrita Harry sono personaggi che hanno spessore nei ritratti psicologici che fanno da sfondo alla storia.
Il film quindi regge bene,nonostante la tendenza a privilegiare i dialoghi e i sottintesi.
In fondo è quello che Deray vuol trasmettere.
Un film datato,indubbiamente,ma che resta sicuramente opera valida e godibile a quasi 50 anni dalla sua prima uscita.

La piscina
Un film di Jacques Deray. Con Alain Delon, Paul Crauchet, Romy Schneider, Jane Birkin, Maurice Ronet, Steve Eckhardt, Maddly Bamy, Suzie Jaspard, Thierry Chabert, Stéphanie Fugain Titolo originale La piscine. Drammatico, durata 113 min. – Francia 1968.

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Alain Delon: Jean-Paul
Romy Schneider: Marianne
Maurice Ronet: Harry
Jane Birkin: Penelope
Paul Crauchet: Ispettore Leveque
Suzie Jaspard: Emilie
Maddly Bamy: un’amica al party
Stéphanie Fugain: amica di Harry

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Cesare Barbetti: Alain Delon
Maria Pia Di Meo: Romy Schneider
Giuseppe Rinaldi: Maurice Ronet
Renata Marini: Suzie Jaspard
direttore del doppiaggio: Mario Maldesi

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Regia Jacques Deray
Soggetto Jean-Emmanuel Conil
Sceneggiatura Jean-Claude Carrière, Jacques Deray
Produttore René Pignères, Gérard Beytout
Produttore esecutivo Gérard Beytout
Casa di produzione Société Nouvelle De Cinématographie, Tritone Film
Fotografia Jean-Jacques Tarbes
Montaggio Paul Cayatte
Musiche Michel Legrand
Scenografia Paul Laffargue
Costumi André Courrèges

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“Aspetterò che tu ti accorga di amarmi per tutta la vita”
“E’ strano abbiamo tutti delle preferenze , magari per cose che non valgono niente .”
“Il mio dramma è che quando una ragazza si interessa a me, io me ne innamoro subito! È questo che mi blocca. Forse perché non ho avuto abbastanza esperienze. Sono rimasto vergine fino a venticinque anni, fino al mio secondo matrimonio. Capisce? È per questo”
“Ma è vero quello che dice?”
“Eh no, purtroppo non è vero…!”

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L’opinione di Luca Scial dal sito http://www.mymovies.it

Jean-Paul è uno scrittore di scarso successo, ospite nella villa lussuosa della bella e ricca Marianne a Saint Tropez. I due vivono nella passione, lontani dal mondo, finquando non arriva Harry, cantante playboy ex fiamma di Marianne, con sua figlia: la bella diciottenne Penelope. Il loro arrivo romperà gli equilibri tra i due, facendo riemergere vecchi amori e gelosie.
Passioni, gelosie e pensieri proibiti ruotano intorno a una piscina, nella lussuriosa Saint Tropez. Attori belli e bravi inscenano un ben fatto dramma della passione.
L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it

Personaggi alla deriva,anche se fissi in un’unita’di luogo,in un thriller a discreta gradazione erotica,con una tensione sorda che cresce impercettibilmente ai bordi della piscina del titolo.Film molto francese,con i tempi appunto tipici della cinematografia transalpina dell’epoca,ma emanante un suo fascino un po’perverso:del resto,i bellissimi Alain Delon e Romy Schneider che dopo l’amore si fustigano lievemente con un ramoscello sono sadomaso soft,ma molto audaci per un film “normale”.Inoltre,uno dei delitti piu’lenti e verosimili del cinema giallo.
L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it

Il film dovrebbe essere un noir ma è passato alla storia soprattutto per la componente sensuale che credo non abbia pari nel cinema dell’epoca. La storia di un quadrilatero bollente consumato sui bordi di una piscina nella calura estiva della periferia parigina, tra scene di seduzione e sguardi languidi, fino al colpo di scena che complica il menage.
Grande atmosfera di ricercato ed elegante erotismo, una svolta gialla piuttosto blanda, un bravo regista di genere ed un quartetto di interpreti assolutamente memorabile per un film che fece scandalo, tanto intrigante quanto inconsistente. Le effusioni tra gli splendidi Delon e Schneider però sono di quelle che non si dimenticano.

L’opinione del sito http://www.ilballodelcervello.com

Senza dubbio ci troviamo di fronte ad una pellicola che trasuda una ricercata raffinatezza, in cui l’erotismo si sposa con un’estetica di tinte tenui e desaturate; una storia di corpi sui quali si può leggere di sesso, d’amore e di morbosità, corpi che celati da un abito ben confezionato sanno tenere nascosti i segreti più intimi e inconfessabili. Jane Birkin, certamente il simbolo più evidente di questo fine erotismo, interpreta magistralmente una lolita dal fascino esotico e ingenuo, che muove il proprio corpo in modo quasi convulso e infantile, come a volerne scoprire le potenzialità.
La piscina è il perno intorno al quale si muovono gli sguardi dei quattro protagonisti, che lentamente, come naufraghi ai suoi bordi, si spogliano delle proprie ipocrisie in un’intensa spirale di tensione; l’acqua stagnante risplende di glamour e trattiene in profondità un torbido microcosmo i cui dettagli sono resi ottimamente da una sceneggiatura in cui centrale è lo studio meticoloso della psicologia dei personaggi. Gli occhi indagatori sono la chiave di lettura più profonda e inquietante di questa storia, occhi che scrutano, si accorgono e sanno, prima che l’indicibile sia detto o perfino pensato. La fotografia di Jean-Jacques Tarbes restituisce i quadri vividi di uno spaccato di vita che sfiora il perverso.

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Jane Birkin è Penelope

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Romy Schneider è Marianne

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Maurice Ronet è Harry

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Alain Delon è Jean Paul

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agosto 31, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , , | 4 commenti

Fantasma d’amore

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Gli amici più affezionati del mio blog sanno che sul sito stesso non sono recensiti film d’amore o che almeno essi rappresentano una sparuta minoranza.
Il motivo di tale assenza è in fondo banale.
Non ho mai amato i film strappalacrime o quelli di ambientazione sentimentale, li ho sempre trovati poco affascinanti o dalle trame puerili.
Una doverosa eccezione è questo splendido film di Dino Risi, uscito nel 1981 e che all’epoca vidi in prima visione in dolce compagnia, altrimenti mi sarebbe stato praticamente impossibile vederlo.
Un film che è una storia d’amore, che valica i confini temporali ma che è anche una ghost story immersa in’atmosfera malinconica esaltata dalla nebbia sottile che sorge dalle brughiere, dal fiume o che avvolge come una coperta leggera,impalpabile tutta la storia.
Una storia dall’impianto molto semplice, in fondo, ma di grande effetto.
Ed un inizio che nulla lascia trapelare sulla storia struggente che di li a poco inizierà a dipanarsi sinuosa sullo schermo, avvolgendo lo spettatore con la sua malinconia di fondo ma anche con il suo messaggio dal forte valore simbolico.
Una donna insegue un autobus disperatamente.

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Probabilmente non è anziana, ma è stanca e sofferente,sul suo volto sfiorito l’incedere degli anni appare devastante.
Riesce a salire sull’autobus ma si accorge di non avere spiccioli e un uomo che guarda la scena, in piedi davanti alla vetrata posteriore dell’autobus si muove verso di lei e le da i soldi per il biglietto, cento lire.
Lui è Nino Monti,un commercialista di Pavia, una vita tranquilla e senza scossoni, un matrimonio con una donna di classe agiata ma che lui probabilmente non ama.
Anzi, togliamo il probabilmente.
Vediamo Nino a cena con sua moglie, che si lagna per una telefonata di lavoro e lo sguardo di Nino, rassegnato:questo non è amore è routine, tranquilla e mortale come la noia.
Lo seguiamo mentre è nel suo studio e sfoglia distrattamente un libro.
Improvvisamente dalle pagine del libro stesso cade una foto.
La foto ritrae una bellissima donna,con una bicicletta, mentre guarda verso l’obiettivo della macchina fotografica con uno sguardo da donna innamorata.

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E a Nino torna alla mente Anna Brigatti,diventata in seguito la signora Zighi.
Una donna che ha amato, tanto tempo fa,vent’anni per la precisione.
La foto riporta alla mente di Nino il ricordo struggente e mai sepolto del tutto della bellissima Anna,il loro amore felice.
Ripercorrendo le strade di una Pavia brumosa e spettrale, malinconica come violini d’autunno, Nino vede riaffiorare un periodo della sua vita indimenticabile e rimasto, negli anni successivi allo stato latente;i colori, le immagini persino gli odori (il piscio di gatto, come ricorda Nino) sembrano mescolarsi e riemergere colpendo dolorosamente i sensi dell’uomo.
Ed ecco che all’improvviso dalla nebbia si materializza la donna dell’autobus; è Anna, una Anna invecchiata dallo sguardo sofferente, nella cui voce tristissima echeggia il rimpianto
“Hai trovato la strada,quasi tu l’avessi percorsa tutti i giorni.Ricordi?Quello era il nido d’amore che sognavamo, ne volevamo la chiave…”
Poi Anna fugge, e Nino resta li, con un ombrello per terra e domande che si affollano nella mente.
E’ lei, Anna, o è stato solo un sogno?

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Al rientro a casa trova un giovane che abita nello stabile di casa sua, terrorizzato dal ritrovamento di una donna morta sgozzata proprio in via Porta, quella che Nino ha appena percorso e nella quale ha incontrato la sua Anna.
La storia si tinge con i colori del giallo,forse sarebbe meglio dire del nero.
Un nero denso e vischioso, come il racconto che un poliziotto fa degli avvenimenti accaduti.
La donna morta altro non era che una “mammana”,una donna che procurava aborti clandestini.
Nino decide di ritrovare Anna; chiama casa della donna, ora signora Zighi e scopre che la donna è ansiosa di incontrarlo.
L’uomo si precipita a casa di Anna e la vede.
Anna scende le scale, con passo elegante.
E’ bellissima, come il sole, come il ricordo che Nino ha di lei;lo accoglie con calore e a lei Nino racconta la sua vita dal momento in cui Anna è andata via, l’incontro con la donna che poi ha sposato, il loro rapporto logoro, la mancanza di figli.
“Incontrato così, dopo vent’anni…perchè l’amore che ci univa è finito?”chiede un Nino sempre più malinconico.
“Finito?L’amore che ho per te non è mai morto.Io sono una donna,Nino, e le donne non distruggono niente, ma coltivano, conservano.”

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Questo dialogo riporta i due indietro nel tempo, ad un legame che solo la fatalità e il caso hanno potuto dissolvere.
Po Nino va via, con la promessa di rivederla il giorno dopo, sul fiume per una passeggiata in barca.
Ma com’è possibile che Anna sia rimasta così bella come vent’anni prima, come se il tempo non fosse mai passato?
Il film si inoltra verso il chiarimento di questo mistero che in pratica mistero non è.
Lo spettatore sa che quell’Anna non è reale.
E’ solo un sogno che ha tutti i connotati del vero, ed è anche la parte bella della relazione che un tempo unì i due.
Ma c’è anche un’altra Anna, quella vendicativa che adesso semina morte e i perchè saranno chiari proprio durante la passeggiata sul fiume.
E c’è anche una terza Anna, quella anziana e invecchiata,ammalata, che Nino ha già incontrato due volte e che ha dissepolto il suo ricordo dall’archivio della memoria.
Tutto diverrà chiaro ben presto…

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Tratto dall’omonimo romanzo di Mino Milani Fantasma d’amore ha nella sua semplicità, nella tematica di fondo, un amore capace di riportare in vita anche una persona morta che vaga in limbo perchè ancora non in pace, nel suo tentativo di raccontare con umiltà un amore capace di abbattere le barriere del tempo e della vita le sue armi migliori.
Una storia senza inutili orpelli, con l’unica parte opinabile racchiusa nel finale, quei tre-quattro minuti in cui Nino racconta ad un silente e distratto compagno di panchina, mentre ancora la nebbia avvolge sottilmente tutto, la sua storia culminata con la scomparsa di Anna nel fiume.
Bello, senza se e senza ma.
Dino Risi crea una storia d’amore, di fantasmi e di vendetta senza mai cadere nel banale o nello stucchevole.
Una storia d’amore vera, quell’amore che vince tutto, anche la morte.
Forse il lettore, che non a visto il film, penserà di accostare Fantasma d’amore a Ghost il film del 1990 diretto da Jerry Zucker che racconta in modo completamente diverso (e questo si ben stucchevole) un amore tra una coppia divisa dalla fatalità, il che sarebbe un errore.
Il film di Risi è pervaso da una malinconia assoluta, che si manifesta ampiamente nella location, una Pavia spettrale, nelle scene in cui raramente si vede il sole, quasi che la mente del protagonista si perda nella nebbia, protagonista indiscussa e onnipresente.
E se il film acquista ancor più spessore lo si deve alla presenza di due straordinari attori, il primo è un Marcello Mastroianni intenso e delicato, malinconico e triste capace di muovere qualcosa nell’animo dello spettatore, la seconda una bellissima,intensissima Romy Schneider, che in alcune scene appare invecchiata, stanca e malata e che pur trasmette la sua bellezza interiore attraverso quel suo sguardo di donna impenetrabile, in cui però ogni tanto affiora quell’incertezza,quel mal di vivere che la porterà l’anno dopo a morire suicida a soli 44 anni.

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Lo spettatore più attento può leggere proprio nel volto della Schneider due cose;la sua incredibile,camaleontica capacità di calarsi nel personaggio e l’aderenza con Anna, una donna dal destino crudele che poi diverrà nella realtà il suo,strappando una delle attrici più capaci alla vita e di conseguenza al cinema.
Un film che trovo struggente e bellissimo, l’unico film a tematica d’amore che abbia visto più volte.
Merito della bravura dell’intero cast, di un grande regista, delle musiche di Riz Ortolani.
Oggi nessuno di loro c’è più;sono andati via Mastroianni e Risi, la Schneider e Ortolani stesso.
Lasciano però opere come questo Fantasma d’amore capace di muovere veramente qualcosa nell’animo dello spettatore.
Il film è presente in una discreta qualità audio/video, frutto di una registrazione digitale dalla rai all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=A_meDuWlLhU

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Fantasma d’amore

Un film di Dino Risi. Con Marcello Mastroianni, Romy Schneider, Julian Beck, Wolfgang Preiss, Raf Baldassarre, Ester Carloni, Victoria Zinny, Paolo Baroni Drammatico, durata 99 min

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Marcello Mastroianni: Giovanni Monti, detto Nino
Romy Schneider: Anna Brigatti, Contessa Zighi
Eva Maria Meineke: Teresa Monti, moglie di Nino
Wolfgang Preiss: il Conte Zighi, marito di Anna
Michael Kroecher: Don Gaspare, il prete spretato
Paolo Baroni: Ressi, un collaboratore di Nino
Victoria Zinny: Loredana, l’amica di Teresa
Giampiero Becherelli: il Prof. Arnaldi, il medico amico di Nino
Ester Carloni: la cameriera del Conte Zighi
Riccardo Parisio Perrotti
Raf Baldassarre: Luciano, l’amico di Nino
Maria Simona Peruzzi
Liliana Pacinotti
Adriana Giuffrè: un’infermiera dell’ospedale

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Regia Dino Risi, aiuto regista Claudio Risi
Soggetto tratto dal romanzo di Mino Milani
Sceneggiatura Bernardino Zapponi, Dino Risi
Produttore Pio Angeletti,
Adriano De Micheli,
Luggi Waldleitner (non accreditato)
Produttore esecutivo Mario D’Alessio
Casa di produzione International Dean Film, A.M.L.F., Roxy Film
Distribuzione (Italia) International Dean Film e Cam Production
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Riz Ortolani
Tema musicale eseguito al clarinetto da Benny Goodman
Scenografia Giuseppe Mangano, assistente scenografo Gianni Giovagnoni
Costumi Orietta Nasalli Rocca
Trucco Michel Deruelle, Giulio Natalucci, parrucchiere Corrado Cristofori

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L’opinione di Luigi Chierico dal sito http://www.mymovies.it

Comunemente la roba bella non si usa perchè si sciupa o si rompe. A me pare che altrettanta sorte è destinata a tanti bei film, d’altronde la conferma viene dal fatto che si vedono propinare di continuo tante baggianate con giovani figure di attrici ed attori sconosciuti ora e per sempre.
Ho avuto l’occasione di rivedere questo film che già mi piacque alla sua uscita, ma ora che gli interpreti non ci sono più, mi ha particolarmente lasciato ancor più tanta tristezza, ma anche tanta speranza in una vita che non finisce. Chi lascia un buon ricordo può vivere in eterno senza neanche bisogno di andare a rispolverare i Vangeli.
Il film è una meravigliosa storia d’amore che conserva il suo fascino ed il suo mistero al di là della vita, oltre la morte. Ne sono interpreti due figure romantiche per eccellenza: Romy Schneider e Marcello Mastroianni. La grande sensibilità dei due protagonisti e la struggente immagine della Schneider, in continua metamorfosi, consentono di dar vita ad un film fantastico con tale credibilità, però, da farne una storia verosimile.
Assistiamo così ad una struggente e meravigliosa storia d’amore o ad un sogno irragiungibile di ritrovare, fuori dalla realtà, il grande amore perduto per sempre. Il continuo alternarsi della realtà con la fantasia, del ricordo del passato con il vivere quotidiano, del vero con il falso, ci obbliga a vedere immagini di una bellezza femminile estrema, con una macilenta, che strappa il cuore.
In questo film trionfano i sentimenti, la fedeltà e la purezza anche contro la violenza e la tragedia, tanto è sufficiente a qualificarlo più che buono.
I due che si sono rincorsi una vita nel racconto cinematografico,oggi si saranno ritrovati.
L’opinione di Mary dal sito http://www.mymovies.it

Di una bellezza rara e inquietante, così definirei questo film visto per la prima volta all’età di 15-16 anni e rivisto 11 anni dopo in una sera d’estate. Inquietante non è solo la trama, ma soprattutto il parallelismo con la vita dell’attrice protagonista: presagio della morte che di lì a poco rapì il fascino e la bellezza dell’attrice più affascinante della Germania di tutti i tempi, placando quel dolore che l’aveva spinta all’alcol ed alla droga. Inquietante è inoltre l’esaltazione di quei pensieri che faticosamente si cerca di dimenticare e che invece il film, grazie alla maestria di Risi e dei protagonisti, riscopre violentemente. Un amore sommerso, quello di Anna e Nino, che improvvisamente ritorna avvolto da una passione misteriosa perchè sospesa tra presente e passato, come alcuni nostri pensieri che cerchiamo di accantonare nel passato, ma che improvvisamente si riscoprono appartenenti al nostro presente, come quel dolore della Schneider affermatosi qualche tempo dopo con tutta la sua forza devastante, ma in realtà già presente ed inutilmente tenuto nascosto. Giocato alla grande tutto il mistero, la passionalità ed il fascino dell’attrice protagonista.

L’opinione di Giannisv66 dal sito http://www.filmtv.it

(…) Dino Risi è abilissimo a sfruttare i paesaggi padani immersi nella coltre grigia della nebbia per accompagnare le immagini di quello che per molti versi può essere considerato uno dei migliori esempi di thriller a tinte soprannaturali tra quelli realizzati da un regista di casa nostra, non senza un tocco di giallo (due misteriosi omicidi).
E ai palazzi della agiata borghesia pavese dove si consumano i riti sociali della buona società di provincia, si affiancano scorci rurali con alberi ridotti ad ombre tra i tentacoli della nebbia, le acque placide del Ticino e cascinali da cui traspare un senso di abbandono e fatiscenza, lo stesso che il regista aveva sottolineato nei vetusti palazzi veneziani del già citato Anima Persa.
E se non manca qualche passaggio meno riuscito, ad esempio la figura del prete spretato appassionato di occultismo, un po’ troppo sopra la righe da rasentare il grottesco, l’immagine del viso martoriato di Anna illuminato dalle luci artificiali di una grigia serata invernale è di una tale inquietudine da poter essere annoverata tra le migliori del gotico nostrano.
Il primo riferimento letterario resta ovviamente il romanzo da cui è tratto, tuttavia per le atmosfere plumbee, il ritmo lento, i toni sommessi, come se la nebbia da elemento naturale diventasse concetto mentale, spiccano abbastanza netti i riferimenti alla tradizione britannica della ghost story, e l’ombra di Henry James sembra allungarsi sulla brughiera padana.
Così come certi passaggi non possono non portare alla mente la lezione del maestro del brivido per eccellenza, Alfred Hitchcock.
Nota finale per la bella colonna sonora opera del maestro Riz Ortolani, che si avvalse della collaborazione di Benny Goodman.
Pellicola intensa e poetica, da riscoprire assolutamente!

L’opinione di Felliniano dal sito http://www.filmscoop.it

Film di una dolcezza commovente che scava all’interno dell’uomo, alla ricerca di ciò che la quotidianità tende a farci seppellire nell’inconscio.
Tanti i temi toccati in questa pellicola a mio avviso poco apprezzata al momento della sua uscita.
Il film non è assolutamente un giallo o un thriller ma racconta la prigione che diventa la vita quando si è di fronte a problemi di natura psichica.
Il forte desiderio di rivedere l’amore della sua vita e quindi di ritrovare la felicità che ormai latita nella vita del commercialista Monti lo porta a staccarsi dalla realtà per ripercorrere i luoghi e rivivere le sensazioni di pienezza di vita dei tempi che furono.
Non a caso l’unico momento in cui il protagonista esprime felicità in tutto l’arco del film si ha dopo il primo incontro con Anna.
Le prove dei due protagonisti sono a dir poco superlative.
Un gran film che scorre velocemente e che andrebbe rivalutato.
Risi non dimentica poi di ricordarci in una scena del film, dove si vedono tifosi sventolare bandiere, come noi italiani siamo un popolo di drogati di calcio.
Stupenda la vecchietta che macina il caffè nella casa dopo la morte di Anna.
Il cinema Italiano di una volta.

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dal sito http://www.davinotti.com

Markus

Una tenebrosa e silente Pavia invernale d’antan fa da cornice all’allora scommessa cinematografica di un Risi in pieno smalto che, avvalendosi dell’omonimo romanzo di Mino Milani, abbraccia noir, sentimentale e storia di fantasmi… d’amore! Per farlo attinge al “gigione” Mastroianni (magistrale come sempre) e al volto tormentato della Schneider (a un passo dalla morte). Un capolavoro allora – e forse anche oggi – non capito, che merita di essere rivalutato o scoperto.

Lucius

Un’ossessione per il passato che non c’è più e per un presente che non è più accettabile e un Amore che è stato e che non ci ha mai lasciato in una pellicola che si dipana tra nebbie e location suggestive, specie quella della villa. Mastroianni è un po’ accademico e la Schneider risulta molto calata nel suo personaggio, tutto basato su una sceneggiatura incisiva che, specie chi conosce il vero Amore, può apprezzare fino in fondo.

Skinner

Ghost story autenticamente gotica nella fotografia, nelle musiche, nelle atmosfere (indovinata l’ambientazione pavese). Eccellente Mastroianni, a cui si deve gran parte della riuscita del film, con un’interpretazione sommessa e sotto le righe, sospesa tra malinconia e ricordi. Un difetto? Il titolo, che toglie mistero alla trama e conduce lo spettatore verso una soluzione che probabilmente sarebbe stata comunque prevedibile, ma non così manifesta. Il prete spretato mi ricorda molto il Robert Blake di Strade perdute.

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Film autunnale. Il Ticino, il fiume azzurro con le sue lanche ed insenature (ultimo Paradiso) per una storia struggente. L’amore che è in noi, sopito, sddormentato dalla vita quotidiana che improvvisamente si risveglia. La voglia di ricercare il passato e rendersi conto che il tempo passa e modifica tutto. Forse poteva essere tutto diverso, ma ormai è andata così. Mastroianni e Schneider bravi e credibili. Il clarinetto di Benny Goodman a sottolineare un’atmosfera impalpabile e rarefatta.

Chappaqua

Ho rivisto il film, avendo comperato il dvd, e devo ammettere che la prima impressione che avevo avuto era quella giusta. Mi piace assai. Per un ateo come me e Dino Risi, a cui la realtà non piace molto (anche se sono ben conscio del reale), situazioni e atmosfere di questo film sono come una boccata d’ossigeno. Per un po’ si dimenticano le brutture e ci si immerge in un mondo fatato, dove tutto è sospeso e affascinante. Molto bravo, come sempre, il regista e superbi i due interpreti, che non erano neppure avvezzi a questi ruoli. Grazie Dino.

Fantasma d'amore banner il romanzo

Fantasma d'amore LOCANDINA 5

Recensione del romanzo

dal sito http://www.lastanzadivirginia.com/

“Fantasma d’amore” si lascia divorare, scritto com’è in uno stile scorrevole e accattivante che permette all’autore anche di tralasciare le virgole per far fluire meglio il discorso e la narrazione: “piccola distorta goffa ombra bianchiccia” si legge, per esempio, a pag.31; “vertigine paura vergogna senso d’abiezione disprezzo voglia di violenza” a pag.36; “incertezza incredulità sorpresa diffidenza” a pag. 63; “notte (si legge così a pag.83 ma immagino stia per “rotte”) vertebre sterno arterie vita”; e poi il drammatico “che cosa faccio se è morta che cosa faccio se è morta che cosa faccio se è morta” a pag.199, e ancora “una vecchia un uomo con gli occhiali un uomo con la barba una donna dalla faccia appassita un ragazzo” a pag.263, e via discorrendo.

L’autore, com’è noto, è pavese e la storia è ambientata a Pavia: la narrazione si snoda tra il 25 ottobre e il 29 novembre del 1975, in una Pavia dove, il biglietto del bus costava cento lire e dove, allora come oggi, nei caffè si chiacchierava “di politica, di crisi, di tasse”.

Il protagonista, “Nino Monti… commercialista”, il 25 ottobre 1975, all’età di quarantasei anni, si trova a fare qualcosa di inusuale e insolito: invece di prendere l’automobile, aspetta l’autobus. Da quel momento viene irretito, come una mosca rimasta prigioniera in una ragnatela (l’immagine è dell’autore e la si trova, efficacemente dipinta, nel corso della narrazione) in una vicenda che lo porta dapprima a fare “un po’ di ricerca del tempo perduto” per le vie della città e, poi, sempre di più, a dubitare della propria salute mentale.
Il tempo perduto è quello di venticinque o ventisei anni prima, un amore giovanile, dei tempi in cui oltre alle osterie, in città, c’erano anche le latterie e si poteva bere l’acqua del Ticino.
Un amore che si scopre essere l’amore della gioventù di Nino, il primo amore, ma forse anche l’amore redivivo dei quarantasei anni: l’amore per Anna Brigatti.
Anna ricompare nella vita di Nino, sconvolgendola, perché “certi debiti vanno pagati”.
Ma è Anna a ricomparire oppure il fantasma di Anna? Oppure ancora si tratta solo di un’ossessione partorita dalla mente di Nino? Sono coincidenze casuali quelle che si verificano nella vita peraltro ordinaria di Nino oppure tessere di un puzzle sul cui senso il protagonista si interroga sin dalle prime pagine e che cerca di scoprire fino alla fine del romanzo? Il lettore, trascinato dal racconto, si fa le stesse domande di Nino: troverà una risposta “davanti all’inconoscibile”?
La storia viene narrata in prima persona: è Nino che parla, Nino che racconta, Nino che rievoca, Nino che si interroga, Nino che dubita… fino alle ultime pagine, quando l’io cede il posto, per qualche paragrafo, all’egli, fino a quando Nino, grazie a “una cellula solitaria, dall’alto della sua fredda normalità”, torna “ad essere io”.
Si tratta di un romanzo solo apparentemente leggero e scanzonato, e, anche se Nino rassicura se stesso dicendosi che “nulla è senza spiegazione, e se il mondo è equilibrio, l’equilibrio non può essere misterioso”, il mistero volutamente resta tale, oscuro, inaccessibile
E’, si può azzardare, una cavalcata esistenziale sempre più intensa e vorticosa.
“Pensi davvero che il tempo esista?” chiede Anna al Nino quarantaseienne, “esiste il tempo” si chiede poi Nino, “aveva un senso, tutto questo?”, “che senso ha?” si chiede ancora il protagonista: si tratta di interrogativi su cui capita a tutti di soffermarsi, più o meno intensamente. Che poi si trovino risposte è un’altra questione…
Efficaci i ritratti della moglie presidentessa, della segretaria e dell’impiegato di Nino nonché degli altri personaggi, che l’autore delinea sapientemente anche con poche, apparentemente casuali, pennellate.
Non mancano le citazioni dal mondo della poesia, dal famosissimo “Come d’autunno sugli alberi le foglie” fino a Spoon River.
Sono quindi senz’altro auspicabili un successo e una rinnovata fortuna di questa ultima edizione di “Fantasma d’amore”, pari o superiori a quelli del 1977: buona lettura!

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febbraio 13, 2015 Posted by | Drammatico | | Lascia un commento

Gli innocenti dalle mani sporche

Gli innocenti dalle mani sporche locandina 2

E’ una coppia male assortita,quella composta da Louis e Julie Wormser.
Sono ricchi e annoiati, lei è bella e giovane, lui ha molti più anni di lei ed abusa con l’alcool.
Vivono in una splendida villa dove un giorno, mentre Julie sta prendendo il sole completamente nuda sul prato, cade un piccolo modellino d’aereo.
Così, fortuitamente, Julie conosce Jeff Marle, scrittore squattrinato ma dal gran fascino; in poco tempo Julie ne diviene l’amante e inizia a trovare insopportabile la compagnia del marito.
Così,in accordo con Jeff,Julie progetta l’omicidio del marito.
ma le cose non vanno come previsto e Julie si ritrova indagata per omicidio; ma inaspettatamente ecco ricomparire Louis e contemporaneamente scomparire Jeff.
Le cose si ingarbugliano e la coppia ricostituita inizia a progettare il trasferimento in un altro posto per evitare nuove indagini sulla scomparsa di Jeff.

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Romy Schneider

Che ricompare all’improvviso,reclamando il ritorno al rapporto precedente con Julie e i beni del marito.
Julie non ci sta e si ribella, ma solo l’intervento della polizia la salva dalla morte.Che colpisce però Louis, colpito da un devastante infarto.
Ora Julie è sola, ma…
Film a struttura circolare, con un espediente classico del cinema, il ritorno del cadavere scomparso, Gli innocenti dalle mani sporche,diretto da Claude Chabrol nel 1974 è un freddo ed elegante thriller caratterizzato dai ritmi lenti e da dialoghi a tratti noiosi.
Un film in chiaro scuro,tratto da un racconto di Richard Neely, che il regista francese dirige nel periodo meno fecondo (artisticamente) della sua carriera, un anno dopo l’incerto Una gita di piacere.
E che risente da subito di alcuni vizi di fondo;una trama inverosimile,con un intreccio cervellotico che finirà con un colpo di scena innestato su una trama già vista, ovvero la moglie giovane sposata ad un alcolizzato che si innamora del bel giovane aitante e che progetta di eliminare il marito per vivere con l’amante stesso, salvo poi fare dietro front quando il delitto non si consuma e il marito riappare.

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Paolo Giusti

Nuoce al film la pesantezza dei dialoghi, la recitazione incolore di Paolo Giusti, attore da fotoromanzi e non certo da cinema, l’atmosfera che avrebbe dovuto essere claustrofobica e che alla fine si rivela invece una palude, nella quale si impantana la trama e sopratutto la vicenda narrata.
I colpi di scena, le giravolte improvvise appaiono un po forzate e pur nell’elegante e ineccepibile confezione sembrano espedienti slegati fra loro;i personaggi in realtà sono sgradevoli,con tutti i loro difetti amplificati dallo status sociale di ricchi annoiati,che Chabrol dipinge nelle loro imperfezioni come affetti dai peggiori vizi, dall’alcolismo alla misoginia per finire con l’avidità e la brama di possesso.

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Purtroppo però per una volta Chabrol abbandona la strada maestra della minuziosa descrizione della vita di provincia, l’indagine socio psicologica d’ambiente e di personaggi a tutto favore di una storia dai confini incerti,in cui i personaggi stessi sono più delle summe di difetti che degli esseri umani deboli e preda delle loro pulsioni.
Così il film deraglia e si avvia ad un finale in cui si susseguono i colpi di scena senza però la fondamentale partecipazione dello spettatore.
Nel cast però va segnalata la presenza di una Romy Schneider bella da togliere il fiato, elegante e raffinata,ormai attrice dal grande spessore mentre Rod Steiger, che interpreta il marito tradito e alcolizzato fa il suo con garbo ma senza impressionare particolarmente.bene il simpatico Rochefort, autore di qualche siparietto gustoso mentre bocciato senza appello il nostro Giusti, monocorde e sotto tono.
Un film decisamente difficile da giudicare positivamente e la cui visione richiede una buona dose di pazienza.

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Gli innocenti dalle mani sporche

Un film di Claude Chabrol. Con Rod Steiger, Romy Schneider, Paolo Giusti, François Maistre,Jean Rochefort Titolo originale Les innocents aux mains sales. Drammatico, durata 120′ min. – Francia 1975

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Gli innocenti dalle mani sporche banner personaggi

Romy Schneider … Julie Wormser
Rod Steiger … Louis Wormser
François Maistre …Commissario Lamy
Paolo Giusti … Jeff Marle
François Perrot … Georges Thorent
Hans Christian Blech Hans ..Il giudice
Pierre Santini … Commissario Villon
Jean Rochefort … Albert Légal
Henri Attal … Ufficiale di polizia
Serge Bento … Direttore di banca
Jean Cherlian … Polizia navale

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Regia Claude Chabrol
Sceneggiatura Claude Chabrol da un racconto di Richard Neely
Produzione André Génovès
Musiche Pierre Jansen
Fotografia Jean Rabier
Montaggio Jacques Gaillard
Production design Guy Littaye

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L’opinione di IHomesick dal sito http://www.davinotti.com

Con i suoi molteplici colpi di scena, il plot, derivato da un figlioccio letterario di James Cain, è improbabile sino al ridicolo e costituisce un grave impaccio per la regia di Chabrol, che pure cerca un diversivo lavorando sui personaggi di secondo piano; un diversivo che talora funziona, soprattutto quando sono di turno i commissari Maistre e Santini e l’avvocato Rochefort, autoironico ai limiti della parodia. Le sorti del film, comunque tutt’altro che appassionante o memorabile, sono lasciate al sempre maestoso Steiger e a una Schneider tra diabolicità e debolezza.
L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com

Fra i privilegi dello status di maestro c’è quello di potersi permettere impunemente forzature (quando non biechi trucchetti) di sceneggiatura che nessuno avrebbe perdonato al nostro valoroso Gastaldi (e quindi a Lenzi o a Martino). Buon per lui. Il film però convince poco, anche nelle frequenti deviazioni verso il grottesco. Certo, Romy Schneider nudissima fin dalla scena iniziale fa pallinaggio da sola…

L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Un giallo hitchcockiano, in alcuni momenti anche un po’ noioso, come capita spesso, quando Chabrol si lascia andare a lunghe parentesi dialogate con una lentezza esasperante. Il film ha, però, sequenze particolarmente riuscite, specialmente in coincidenza con le entrate in scena di Jean Rochefort, un avvocato petulante, ma efficace. Va da sé, comunque, che il sole intorno al quale gira tutto il film è Romy Schneider (non so invece quanto sia azzeccata la scelta del pur bravo Steiger), e “Gli innocenti dalle mani sporche” servirà senza dubbio a tutti coloro che non sono mai riusciti ad apprezzare la bellezza dell’attrice austriaca: bastano i primi due minuti del film per farsene un’idea.
Questo non è lo Chabrol migliore, anche perché mancano le descrizioni di quanto fa da contorno alla vicenda principale (il punto di forza del regista francese sono proprio le sue minuziose osservazioni sociologiche sulla provincia francese), ma il film si lascia guardare e almeno qua e là la vicenda gialla riesce ad appassionare, fino al momento in cui le svolte improvvise diventano fin troppe.

L’opinione del sito http://www.robydickfilms.blogspot.it

Ecco un grande Chabrol, che fa scuola.
Lezione di regia, talmente pregnante da oscurare, da distrarti, dalle pur splendide interpretazioni di una coppia eccezionale: Rod Steiger e Romy Schneider.

L’opinione di Atticus dal sito http://www.filmscoop.it

Sopraffino davvero, Chabrol sfotte i ricconi della Costa Azzurra e li immerge nelle acque torbide di un noir alla Cain (quello de “Il postino suona sempre due volte”) che però è tratto da un romanzo di Richard Neely (chi sarà mai?).
L’intrigo si mischia alla farsa in maniera squisita (valga per tutte la lunga sequenza in cui un grande Rochefort, abbagliato dalla presenza della Schneider, arringa un’appassionata difesa nell’ufficio del giudice, con risultati esilaranti!) anche grazie all’occhio di fine osservatore del regista che si diverte ad offrire un quadro clinico e sottile di varia umanità coinvolta nell’indagine a tinte fosche.
Steiger è un perfetto marito tradito ma Romy, vestita da Yves Saint Laurent, è oltremodo maestosa nella sua suprema bellezza mozzafiato e senza confini, per di più alle prese con un personaggio intrigante come pochi.
Divertissement très chic!

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novembre 6, 2014 Posted by | Drammatico | , | Lascia un commento

Trio infernale

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Marsiglia (Francia),1939

L’avvocato George Sarret, molto conosciuto, stimato e rispettato è stato insignito di riconoscimenti per il ruolo prestato nella grande guerra appena conclusa.
L’uomo si trova un’amante; è la giovane Philomena Schmidt, che è stata appena licenziata e ha anche perso la casa.
Per consentirle di restare in Francia, George architetta un piano: trova un marito alla ragazza, che dopo appena un mese muore.

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L’avvocato naturalmente non è estraneo alla cosa e visto l’esito positivo della vicenda, decide di replicare l’azione coinvolgendo Catherine Schmidt, sorella di Philomena in una ben organizzata truffa.
Fa sposare la ragazza ad un anziano signore, non prima di aver stipulato una conveniente assicurazione sulla vita dell’uomo.
Naturalmente anche costui muore; i tre quindi prendono a convivere dissipando il ricavato dei loro omicidi fino a quando qualcosa non interviene a cambiare i destini dei tre…

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Trio infernale, traduzione letterale del titolo francese Le trio infernale, è un noir macabro e a tratti raccapricciante diretto dal regista francese Francis Girod nel 1974, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa.
Un film davvero particolare, intriso di un macabro senso dello humour ma sopratutto pervaso da un’atmosfera malata e perversa che si respira per tutta la durata della pellicola, peraltro raffinata e diretta con grande maestria.
Alcune parti sono davvero da cinema del Grand Guignol, come la sequenza in cui il diabolico trio si sbarazza del complice Marcel Chambon e della sua amante Noemi; particolarmente efferato l’omicidio di quest’ultima che viene fatta a pezzi nella vasca da bagno e sciolta con l’acido solforico da un George Sarret luciferino.

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Molto curata l’ambientazione, con una fotografia luminosissima che contrasta splendidamente con la storia truce a cui assistiamo.
Gran merito della riuscita del film va attibuita alla performance del cast; davvero gigantesco Michel Piccoli, un Satana in carne ed ossa nei panni del bieco e cinico avvocato George, benissimo le due protagoniste femminili del film, Romy Schneider e Mascha Gonska.
L’ex principessa Sissi, alla ricerca di un personaggio estremo che la spogli finalmente dallo scomodo ricordo della virginea imperatrice d’Austria che ormai le si era impresso addosso impedendole di mostrare il suo talento al di fuori dello stesso personaggio che le aveva dato fama e celebrità, sceglie un personaggio da girone infernale dantesco.
Priva di ogni morale o scrupolo, Philomena è l’immagine capovolta della Sissi inappuntabile che la Schneider aveva interpretato fino a 18 anni prima.

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L’attrice non ha più i sedici anni del periodo in cui interpretava lo scomodo ruolo dell’imperatrice austriaca; è una donna matura che da alcuni anni ha pressochè ripudiato quel personaggio, interpretando ruoli scomodi ma decisamente più impegnativi come quelli della Marina di Il cadavere dagli artigli d’acciaio, quello bellissimo di Irene Corsini detta ‘La Califfa’ nell’omonimo film di Alberto Bevilacqua o ancora quello di Marianne nell’ambiguo La piscina di Jaques Deray.
Il film scorre via con naturalezza, mentre sullo schermo scorrono immagini a tratti anche comiche, una comicità però nerissima incupita proprio dalle efferatezze commesse dal diabolico trio.

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C’è anche da dire che Girod in pratica non si inventa quasi nulla, visto che non fa altro che raccontare in versione cinematografica le drammatiche gesta di Georges-Alexandre Sarrejani (nel film George Sarret), personaggio realmente esistito e famoso avvocato di Marsiglia, che ideò una incredibile serie di truffe legate ad assicurazioni sulla vita di persone che poi morivano in maniera sospetta.
Aiutato dalle sorelle Catherine e Philomena Schmidt, Georges-Alexandre Sarrejani con l’aiuto dello spretato Chambon-Duverger e della sua amante Noémie Ballandraux si arricchì smodatamente ma venne tradito proprio dalla sua avidità e dall’uccisione della coppia di complici che aveva tentato di ricattarlo.
L’uomo venne arrestato con le sue due complici, che se la cavarono con 10 anni di galera a testa mentre Sarrejani venne condannato a morte.

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Romy Schneider

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Mascha Gonska

Salì sulla ghigliottina nel 1934 e fu l’ultimo ad essere giustiziato nella città, Aix en Provence.
Tornando al film, credo di potervelo consigliare ad occhi chiusi; i francesi sono maestri da sempre nel genere noir e questo film si fa apprezzare per il contorno nerissimo in cui si muove, tra personaggi da incubo eppure allo stesso tempo quasi patetici nella loro avidità.
Segnalo anche la presenza nel film di Andrea Ferreol, reduce dallo straordinario successo ottenuto l’anno precedente con La grande abbuffata di Ferreri; nel film è Noemi, l’amante del complice di Sarret, Chambon, personaggio destinato ad una tragica fine e ad un ancor più tragico destino.Post mortem verrà smembrata e sciolta nell’acido dal diabolico Sarret.
Un film difficile da trovare, anche se in rete esistono alcune versioni digitali; pressochè impossibile invece una visione televisiva, visto che il film non risulta esser mai passato in video.

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Andrea Ferreol

Il trio infernale
Un film di Francis Girod. Con Michel Piccoli, Andréa Ferréol, Mascha Gomska, Monica Fiorentini,Romy Schneider, Renata Zamengo Titolo originale Le trio infernal. Noir, durata 106′ min. – Francia 1974.

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Michel Piccoli … Georges Sarret
Romy Schneider … Philomena Schmidt
Mascha Gonska … Catherine Schmidt
Philippe Brizard … Chambon
Jean Rigaux … Villette
Monica Fiorentini … Magali
Hubert Deschamps … Detreuil
Monique Tarbès … Assistente
Andréa Ferréol … Noemi
Francis Claude … Dottore
Pierre Dac …Dottore assicurazioni

 

Regia: Francis Girod
Sceneggiatura: Francis Girod, Solange Fasquelle
Produzione: Raymond Danon,Jacques Dorfmann,Wolfdieter von Stein .
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Andréas Winding
Montaggio: Claude Barrois

dicembre 21, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , , | 1 commento

Il montone infuriato

L’irresistibile ascesa di Nicola, un anonimo impiegato di banca, dallo sportello alla ricchezza e al potere.
L’uomo lavora in una banca, e vive in maniera grigia la sua vita; l’unica sua distrazione è l’incontro in un bistrot con l’amico Claude Fabre, scrittore di scarsa fama, con un handicap fisico. A lui racconta il primo gesto anticonvenzionale che fa all’improvviso; agganciare una giovane, Marie Paule, che si rivelerà essere una prostituta.

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Jane Birkin interpreta Marie Paule

Incitato da Claude, che vede in lui un fascino particolare, al quale a suo giudizio le donne non possono resistere, Nicola aggancia una splendida signora dell’alta società, Francesca. La donna, sposata con un professionista abbastanza grezzo, cede al fascino di Nicola e allaccia con lui una relazione. Contemporaneamente, sempre seguendo i suggerimenti dell’amico scrittore, si esercita seducendo dapprima una semplice commessa di un grande magazzino, e poi la furba ed esperta Flora, mentre allaccia una relazione amichevole con Madame Hermès, una ricchissima signora anziana che tra le altre cose è proprietaria di un settimanale, il Temoin.

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Romy Schneider è Roberte

L’ascesa di Nicola è irresistibile, anche se stressante e faticosa: l’uomo si divide tra Marie Paule, a cui è legato da una relazione sessualmente appagante ma anche da simpatia e affetto, tra Roberte, che in qualche modo lo ama e la intrigante Flora, che gli spalanca il mondo dell’alta società. Ben presto Nicola entra nelle grazie di Julien, un ricco finanziere che ha rilevato da Madame Hermes il settimanale Le temoin, e viene assunto nello stesso, dove si mette in luce, tanto da portare la tiratura dello stesso dapprima a 300.000 copie fino alla soglia del milione. Le cose quindi sembrano andare a gonfie vele.

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Jean Louis Trintignant è Nicola

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Ma il castello costruito da Nicola, sempre aiutato e consigliato da Claude, inzia a sgretolarsi all’improvviso; dapprima muore la sua amica e protettrice Madame Hermes, che comunque lascia all’uomo in eredità la bellissima villa in cui viveva, poi scoppia la tragedia. Un giorno il marito di Roberte segue la moglie, e proprio mentre è a colloquio con Nicola, le spara uccidendola sul colpo e subito dopo si toglie la vita. Scosso dalla morte di Roberte, Nicola inizia a porsi dei dubbi sul suo comportamento. Claude , proseguendo il suo instancabile percorso di iniziazione dell’amico, gli chiede di sedurre una nota attrice, Shirley Douglas, che Claude ama sin dai tempi dell’adolescenza, quando la donna era una semplice figlia di un farmacista.

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Nicola segue al solito i consigli di Claude, ma questa volta non confessa all’amico, sapendo del suo debole per la donna, di essere riuscita a sedurla non tanto con il suo fascino, quanto piuttosto con quattro colonne in prima pagina sul settimanale Temoin e con una costosa collana. Ma Claude intuisce la verità, e deluso, entra in una cabina telefonica e si suicida sparandosi un colpo di pistola in testa. Nicola decide di averne abbastanza: dedica all’amico scomparso la prima pagina del giornale, e si reca da Maire Paule, chiedendole di sposarlo. La donna accetta.

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 Florinda Bolkan è Flora

Tratto dall’omonimo romanzo di Roger Blondel, Il montone infuriato è un gradevole film di Michel Delville, autore, nel futuro (il film in oggetto è del 1974) di due deliziosi prodotti come Il dolce viaggio e La lettrice.
Un’opera che passa alternativamente dalla commedia alla tragedia, per finire nuovamente in commedia, abbastanza agilmente, grazie anche alle capacità indubbie del bel cast riunito da Delville.
Bravissima e sicuramente sexy è Jane Birkin, che nel film interpreta Marie Paule; misurata, affascinante e al solito splendida è Romy Schneider, che interpreta Roberte. La bisessuale e intrigante Flora è interpretata da un’altra bellezza, Florinda Bolkan. Il personaggio di Nicola è affidato a Jean Louis Trintignant, che appare leggermente imbarazzato; forse, tra gli attori del cast, è quello che appare più a disagio.
Il film, comunque, riesce a restare interessante anche nei lunghi colloqui nel bistrot tra Claude e Nicola, o nei dialoghi tra Francesca e lo stesso Nicola.

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Alla fine il discorso portato avanti da Deville, sul denaro, l’ambizione e i guasti che possono prodursi, si può dire riuscito anche se con qualche riserva: troppi personaggi vengono inseriti nel racconto, che a volte sembra diventare confuso. L’arrivismo di Nicola, spronato impetuosamente da Claude, sembra subito più che partecipe: almeno questa è l’impressione che si ricava dal film.
Ma sono peccati veniali in un’opera tutto sommato ben riuscita.

Il montone infuriato, un film di Michel Deville. Con Florinda Bolkan, Jean-Louis Trintignant, Romy Schneider, Jane Birkin, Jean-Pierre Cassel, Estella Blain
Titolo originale Le mouton enragé. Commedia, durata 105 min. – Francia 1973.

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Il montone infuriato banner protagonisti

Jean-Louis Trintignant …     Nicolas Mallet
Jean-Pierre Cassel …     Claude Fabre
Romy Schneider …     Roberte Groult
Jane Birkin …     Marie-Paule
Henri Garcin …     Berthoud
Georges Beller …     Amico di Marie-Paule
Georges Wilson …     Lourceuil
Estella Blain …     Shirley Douglas
Florinda Bolkan …     Flora Danieli
Dominique Constanza …     Sabine
Jean-François Balmer …     Vischenko
Michel Vitold …     Georges Groult

 

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dicembre 3, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , , | 3 commenti

Romy Schneider

Romy Schneider-Foto 2

Uno dei suoi film più famosi si intitola, Sissi, destino di un’imperatrice; verrebbe voglia, allora, di parafrasare il titolo del film e trasformarlo in Sissi, destino di un’attrice. Anche perchè la simbiosi tra Sissi, il suo personaggio più noto e lei, Rosemarie Magdalena Albach, in arte Romy Schneider è rimasta una delle costanti del grande schermo. Sono passati più di 50 anni, da quel debutto nei panni della giovane imperatrice d’Austria, ma quel ruolo, e sopratutto lei così fresca e bella negli abiti imperiali, sono uno dei passaggi obbligati di tutte le televisioni, che ne perpetuano il mito, che la ricordano anche a tantissimi spettatori che non hanno avuto la possibilità di vedere altri suoi film, ugualmente interessanti, ma meno famosi.

Romy Scheider Sissi destino di un'imperatrice
Sissi,destino di un’imperatrice

Romy Scheider Sissi la giovane imperatrice 2
Romy
con sua madre Magda Schneider in Sissi la giovane imperatrice

Anche perchè Romy ,proprio in virtù di quel destino  cui accennavo all’inizio, è morta 27 anni addietro, a soli 44 anni, mentre era nel pieno della sua maturità artistica, affinata da oltre 60 film interpretati nel corso della sua comunque lunga carriera. Lunga perchè Romy esordi giovanissima, appena 15 enne, agevolata anche dal fatto che i suoi genitori erano due attori. E con la madre lavorò anche, nella trilogia dedicata a Sissi; Magda Schneider (della quale assunse il cognome) era infatti sua madre nelle pellicole girate quando aveva solo 17 anni, essendo nata a Vienna nel settembre del 1938.

Romy Scheider Boccaccio 70,1

Romy Scheider Boccaccio 70,2
Due scene tratte dal film Boccaccio 70

Non capita tutti i giorni di diventare una star a soli 17 anni, sopratutto di avere immediatamente fama mondiale; ma la sua bellezza, assolutamente straordinaria, la sua grazia e le naturali doti recitative le agevolarono di sicuro la carriera. Tre sono i film dedicati all’imperatrice d’Austria Sissi, ovvero Elisabetta di Baviera; La principessa Sissi (1955), Sissi, la giovane imperatrice,(1956) e Sissi – il destino di un’imperatrice (1957) tutti e tre per la regia di Ernst Marischka. Tre film in cui la giovane Romy assurge al rango di star e che le valgono scritture a valanga; tra il 1957 e il 1959 gira infatti ben 11 film, tra i quali si segnalano Un amore a Parigi (Monpti), regia di Helmut Käutner al fianco di Horst Buchholz,

Romy Scheider Gli innocenti dalle mani sporche
Gli innocenti dalle mani sporche

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Romy Schneider è Katia

Scampolo, regia di Alfred Weidenmann, Ragazze in uniforme per la regia di Géza von Radványi ,accanto a Lilli Palmer e L’amante pura (Christine), regia di Pierre Gaspard-Huit, sul set del quale conosce un attore che avrà una parte importante nella sua vita, il bel tenebroso Alain Delon.Ha solo 20 anni, Romy, ma è bellissima, cosi’ come il 23 enne attore francese è un sex symbol; insieme sono una coppia bellissima, e i due vanno a vivere assieme a Parigi. Il lavoro la porta a viaggiare molto: arriva in Italia per girare Boccaccio ’70 di Luchino Visconti  nell’episodio “Il lavoro”  (1962); nel film interpreta Pupe, moglie di un dongiovanni che è anche impelagato in un giro di prostitute. Un altro film importante del 1962 lo gira con il grande Orson Wells: si tratta di Il processo, nel quale è Leni. Il film tratto dal romanzo di Kafka, mette in risalto le sue doti drammatiche, confermate l’anno successivo dal ruolo di Regine nel film bellico I vincitori, un film di Foreman con un cast all star, nel quale figurano George Peppard,  George Hamilton, Albert Finney, Melina Mercouri, Eli Wallach, Elke Sommer, Jeanne Moreau, Vince Edwards, Senta Berger, Rosanna Schiaffino e Peter Fonda.

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Con Jean Louis Trintignant in Il montone infuriato

Romy Scheider L'amante
Romy Schneider con Michel Piccoli in L’amante

Un altro film importante è Il cardinale (The Cardinal), regia di Otto Preminger,nel quale è Annemarie von Hartman una studentessa amata nientmeno che da un futuro cardinale. Star affermata, lavora a getto continuo: è nei cast di Scusa, me lo presti tuo marito? regia di David Swift (1964), in Alle 10:30 di una sera d’estate regia di Jules Dassin (1966),in Agli ordini del Fuhrer e al servizio di Sua Maestà regia di Terence Young (1966), film basato sulla storia vera di Eddy Chapman, spia doppiogiochista, nel quale la Schneider è una splendida Contessa. Nel 1969 è nel film La piscina, diretto da Deray, accanto a quello che era il suo grande amore Delon; lei è Marianne, una giornalista moglie di uno scrittore fallito, che si troverà al centro di un intrigo amoroso con il suo ex amante. Nel 1970 interpreta un ruolo stupendo in La califfa, film di Alberto Bevilacqua; lei è la bellissima e volitiva Irene Corsini, detta la Califfa, che riuscirà a far innamorare di se l’industriale Doberdò, conquistandolo alle idee socialiste. Un ruolo drammatico che mostra come la ormai trentaduenne Romy sia un’attrice con i fiocchi.

Romy Scheider L'importante è amare
L’importante è amare

Romy Scheider Il treno
Il treno

Romy Scheider Le vieux fusil
Le vieux fucil

Ma la sua vita privata diventa ben presto una collezione di fallimenti: dopo il fallimento del suo legame con Delon, divorzia dal marito,Harry Meyen, per poi risposarsi Iniziano i suoi problemi con l’alcool, che le causeranno frequenti crisi depressive. Ma è nel lavoro che la Schneider trova una parziale consolazione. Dal 1970 al 1972 gira altri otto film, fra i quali L’amante regia di Claude Sautet (1970),Uccidi uccidi, ma con dolcezza regia di John Newland (1970),Il commissario Pellissier ancora per la regia di Claude Sautet (1971),L’assassinio di Trotsky regia di Joseph Losey (1972), nel quale è Guita, la militante comunista che sarà la causa involontaria dell’omicidio del politico russo, interpretato da Richard Burton.

Romy Scheider Ludwig
Ludwig

Romy Scheider Max
La Schneider nel film Max

Come già detto, la vita privata di Romy è un naufragio continuo, mentre la sua carriera cinematografica si arriccihisce di splendide interpretazioni; Ludwig, regia di Luchino Visconti (1972), in cui ancora una volta è Elisabetta d’Austria. Ma un’Elisabetta-Sissi matura, madre del folle principe Ludwig. Gira Noi due senza domani (Le train), regia di Pierre Granier-Deferre (1973) il divertente Il montone infuriato regia di Michel Deville (1974) al fianco di Trintignant,, Trio infernale regia di Francis Girod (1974), in cui è la satanica moglie di Michel Piccoli, L’importante è amare regia di Andrzej Zulawski (1975),il controverso Gli innocenti dalle mani sporche, per regia di Claude Chabrol (1975), in cui è una moglie che ha una relazione adulterina con un uomo conosciuto casualmente,e che si troverà coinvolta in una storia a tinte nere.

Romy Scheider Una donna alla finestra
Nel film Una donna alla finestra

Romy Scheider Trio infernale
Trio infernale

A colpire ancor più duramente il fragile equilibrio dell’attrice, arrivano due fatti personali diversi, ma legati: il fallimento del suo secondo matrimonio e sopratutto la tragica morte del giovane David, di soli 15 anni, morto accidentalmente infilzato dalla protezione di un cancello. E’ il 1981, l’attrice ha appena girato Chiaro di donna di Costa Gavras (1979), l’ottimo La morte in diretta di Bertrand Tavernier (1980) e sopratutto lo struggente Fantasma d’amore, regia di Dino Risi (1981), al fianco di Mastroianni, in cui interpreta una donna morta e che si materializza come un fantasma vivendo nel ricordo del suo uomo.

Romy Scheider What's new Pussycat
Whats new Pussycat

A fine 1981 interpreta il suo penultimo film, Guardato a vista ,regia di Claude Miller (1981) accanto a Lino Ventura e Michel Serrault. Nel 1981 si lega a Laurent Petin, ma subito dopo aver ultimato La signora è di passaggio titolo originale La passante du Sans-Souci, regia di Jacques Rouffio (1982) al fianco di Michel Piccoli, il 29 maggio 1982 Romy Schneider, forse stroncata da un infarto, muore improvvisamente a soli 44 anni. Il suo corpo, privo di vita, viene trovato proprio a casa di Petin; per alcuni la morte della Schneider è da attribuirsi ad un suicidio, ma la versione ufficiale sarà quella di morte per infarto.

Romy Scheider La califfa
Romy nel ruolo di Irene in La califfa, una sua splendida interpretazione

Scompare così, a sole 44 anni, una delle attrici più affascinanti dello schermo; bella, affascinante, ma dal sorriso triste. Un sorriso che non era più quello della leggendaria Sissi, ma quello di una donna con il male di vivere, quel male che divora dentro e che porta nella spirale terribile della depressione, che Romy tento di scacciare con l’alcool, finendo per pagare un prezzo altissimo alla fama e alla fortuna avuta per qualche anno.

Romy Scheider L'assassinio di Trotskji
L’assassinio di Trotsky

Romy Scheider Noi due senza domani
Noi due senza domani

Poco prima di morire tragicamente, la Schneider concesse un’intervista alla Tv francese (che potrete trovare in rete su Youtube o Dailymotion); è una donna stanca, quella che si concede al giornalista che la intervista: ha il volto bellissimo affaticato, sembra quasi spenta. Parla con fatica, quasi le pesasse quel doversi concedere alla tv dopo la terrificante morte del figlio. Una donna stanca, triste, che sembra accettare il suo ruolo di star solo perchè le è cucito addosso come una seconda pelle. Una volta aveva detto “« Je risque toujours le tout pour le tout. Je vais jusqu’au bout des choses. Je me donne sans compter. J’aime de tout mon coeur. C’est ainsi ” , “rischio sempre tutto per tutto, vado sempre a fondo nelle cose. Mi dono senza fare conti: seguo sempre il mio cuore, sono fatta così”

Romy Scheider La morte in diretta
La morte in diretta

Romy Scheider Chiaro di donna
Chiaro di donna

In questa intervista con poco tatto il giornalista le chiese, brutalmente, come avesse fatto a superare lo choc della morte di David; rispose con uno sguardo di una tristezza infinita, dicendo ““Life must go on.  My work gives me strength.””, “la vita deve andare avanti, il mio lavoro mi da la forza di proseguire”

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Romy Scheider La piscina
Con Alain Delon in La piscina

Romy Scheider Fantasma d'amore
Uno splendido primo piano tratto da Fantasma d’amore

Romy Scheider Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà
Agli ordini del Fuhrer e al servizio di sua maestà

Romy Scheider Sissi la favorita dello zar
Sissi,la favorita sello Zar

Romy Scheider Mademoiselle Ange
Mademoiselle Ange

Romy Scheider La signora è di passaggio

La signora è di passaggio

Romy Scheider Alle 10,30 di una sera d'estate

Alle 10,30 di una sera d’estate

Romy Schneider-Sissi la giovane imperatrice

Sissi la giovane imperatrice

Romy Schneider-Scusa me lo presti tuo marito

Scusa, me lo presti tuo marito?

Romy Schneider-Portrait de groupe avec dame

Portrait de groupe avec dame

Romy Schneider-Mon premier amour

Mon premier amour

Romy Schneider-Mam'zelle Cricri

Mademoiselle Cricri

Romy Schneider-Male d'amore

Male d’amore

Romy Schneider-Mado

Mado

Romy Schneider-L'amore di una grande regina

L’amore di una grande regina

Romy Schneider-L'amante pura

L’amante pura

Romy Schneider-La voleuse

La voleuse

Romy Schneider-La signora è di passaggio

La signora è di passaggio

Romy Schneider-Katia regina senza corona

Katia regina senza corona

Romy Schneider-Il processo

Il processo

Romy Schneider-Il commissario Pelissier

Il commissario Pellissier

Romy Schneider-Il cardinale

Il cardinale

Romy Schneider-Guardato a vista

Guardato a vista

Romy Schneider-Gli amanti dell'isola

Gli amanti dell’isola

Romy Schneider-Delitto in pieno sole

Delitto in pieno sole

Romy Scheider Gruppenbild mit Dame

Gruppenbild mit Dame

Romy Scheider Jeunes filles en uniforme

Jeune filles en uniforme

Romy Scheider La principessa Sissi

La principessa Sissi

Romy Scheider L'enfer

L’enfer

Romy Scheider Les choses de la vie

Les choses de la vie

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Annie

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Eva confidenze di una minorenne

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Gruppenbild mit dame

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Le avventure di Robinson

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L’incredibile affare Kopchenko

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Linea di sangue

Romy Schneider-Banner filmografia

1982 La signora è di passaggio
1981 Guardato a vista
1981 Fantasma d’amore
1980 La banchiera
1980 La morte in diretta
1979 Chiaro di donna
1979 Linea di sangue
1978 Una donna semplice
1977 Gruppenbild mit Dame
1977 Tausend Lieder ohne Ton (TV movie)
1976 Una donna alla finestra
1976 Mado
1975 Frau Marlene
1975 Gli innocenti dalle mani sporche
1975 L’importante è amare
1974 Trio infernale
1974 Male d’amore
1974 Il montone infuriato
1973 Noi due senza domani
1972 Ludwig
1972 É simpatico, ma gli romperei il muso
1972 L’assassinio di Trotsky
1971 Un uomo in vendita
1971 Il commissario Pelissier
1970 La califfa
1970 Il cadavere dagli artigli d’acciaio
1970 Uccidi uccidi, ma con dolcezza
1970 L’amante
1969 La piscina
1968 L’incredibile affare Kopcenko
1966 Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà
1966 Alle 10:30 di una sera d’estate
1966 La voleuse
1965 Ciao Pussycat
1964 Scusa me lo presti tuo marito
1964 L’amour à la mer
1964 L’enfer
1963 Il cardinale
1963 I vincitori
1962 Il processo
1962 Gli amanti dell’isola
1962 Boccaccio ’70
1961 La rivolta di Lysistrata (TV movie)
1960 Delitto in pieno sole
1959 Katia regina senza corona
1959 Sissi la favorita dello zar
1959 Angelica ragazza jet
1959 Eva confidenze di una minorenne
1958 L’amante pura
1958 Ragazze in uniforme
1958 Sissi a Ischia
1957 Sissi – Il destino di una Imperatrice
1957 Un amore a Parigi
1957 Le avventure di Robinson
1956 Sissi – la giovane imperatrice
1956 Kitty
1955 La principessa Sissi
1955 Der letzte Mann
1955 4 fanteria
1954 L’amore di una grande regina
1954 Annie
1953 Wenn der weiße Flieder wieder blüht

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settembre 26, 2009 Posted by | Biografie | | 1 commento

La Califfa

La califfa locandina 1

 

Irene Corsini e Annibale Doberdò sono due personaggi agli antipodi, sia per livello sociale, sia per il posto che occupano nella società; la prima è la vedova di un operaio ucciso dalla polizia mentre manifestava a Parma, il secondo è dall’altro lato della barricata.

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Romy Schneider è Irene Corsini, la Califfa

La califfa 1

 

E’ un padrone, un industriale, il nemico di classe di irene, soprannominata la Califfa per la sua autorità, per la sua determinazione e per il suo coraggio. Tutto divide i due protagonisti della storia; lei è un’operaia, umile e coraggiosa, lui è ricco, ha cultura; ma è anche un industriale fuori dagli schemi, uno che conosce le problematiche del mondo del lavoro, e che vorrebbe riconoscere agli operai i loro diritti.

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Ovviamente è osteggiato proprio da quel mondo gretto e chiuso che annovera fra se capitani d’industria rinchiusi dietro i loro meschini interessi di bottega. Sembrerebbe che tra i due mondi, quello di Doberdò e quello di irene non  ci sia spazio per il dialogo; e in effetti il primo atteggiamento di Irene nei confronti di Annibale è di completa chiusura, composto com’è da un insieme di pregiudizi antichi.

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Ugo Tognazzi è Annibale Doberdò

La califfa 1

 

Ma un giorno l’atteggiamento della donna cambia, quando, durante un acceso dibattito, vede Doberdò tenere testa, con spavalderia, ai suoi stessi amici di lavoro, difendendo posizioni assolutamente impopolari. L’uomo contesta agli altri industriali l’atteggiamento tenuto verso un imprenditore, costretto a fallire e quindi a porre termine alla sua vita suicidandosi. Irene inizia a interessarsi all’uomo, e cminia con lui un dialogo quasi impossibile, burrascoso. Tuttavia, con il tempo, la donna capisce che Doberdò ha davvero degli ideali, anche se non applicabile, e poco alla volta se ne innamora e ne diventa l’amante.

La califfa 2

E’ un amore impossibile, tra due mondi inconciliabili. Eppure Doberdò fa u esto eclatante, che però segnerà la sua fine; rileva la fabbrica dell’industriale suicida, e la affida in gestione agli operai. E’ una mossa che il mondo imprenditoriale non può accettare, in alcun modo, perchè segnerebbe un pericoloso precedente e l’inizio di qualcosa dalla portata incalcolabile. Così il potere costituito corre ai ripari e un giorno, all’uscita da un convegno, Doberdò, che è in compagnia della sua amata Califfa, viene ucciso.

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La Califfa, diretto da Alberto Bevilacqua , scrittore e girnalista, nel 1971, affronta tematiche molto attuali all’epoca; il conflitto tra calssi sociali, aprticolarmente aspro dopo l’autunno caldo, le rivendicazioni operaie, sposando la causa di questi ultimi, la grezza e miope visione del mondo che ta cambiando irreversibilmente da parte di una classe industriale che non vuol vedere oltre l’uscio della porta.

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Ma questo film è anche una storia d’amore impossibile, quell’amore  che però può anche vincere distanze siderali, avvicinando due mondi molto distanti grazie alla forza di sentimenti, in grado di abbattere barriere e pregiudizi. Il film è una straordinaria prova di bravura di due grandi artisti,Romy Schneider, bellissima e dolene, e Ugo Tognazzi, assolutamente credibile nei panni dell’onesto industriale. Il commento sono è di quelli da ricordare; il tema del film, di ennio Morricone, è struggente e appropriato.

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La califfa locandina sound

Un film di Alberto Bevilacqua. Con Ugo Tognazzi, Enzo Fiermonte, Romy Schneider, Marina Berti.
Roberto Bisacco, Massimo Serato, Gianni Rizzo, Gigi Reder, Guido Alberti, Franco Ressel, Nerina Montagnani, Ernesto Colli, Luigi Casellato, Massimo Farinelli, Giancarlo Prete, Gigi Ballista
Drammatico, durata 99 min. – Italia 1970.

La califfa banner personaggi

* Romy Schneider: Irene Corsini, La “Califfa”
* Ugo Tognazzi: Annibale Doberdò
* Marina Berti: Clementine, moglie di Doberdò
* Roberto Bisacco: Bisacco
* Gigi Ballista: Il Principe Industriale
* Guido Alberti: Il monsignore
* Massimo Serato: L’industriale fallito
* Franco Ressel: Un industriale
* Massimo Farinelli: Giampiero Doberdò
* Giancarlo Prete: Amante di Irene
* Stefano Satta Flores: Un operaio
* Gigi Reder: Cameriere
* Gianni Rizzo: Un industriale
* Nerina Montagnani: Domestica dei Doberdò
* Eva Brun: Moglie dell’industriale fallito
* Luigi Casellato: Questore
* Enzo Fiermonte: Operaio sindacalista

La califfa banner cast

Fotografia:     Roberto Gerardi
Montaggio:     Sergio Montanari
Effetti speciali:
Musiche:     Ennio Morricone
Tema musicale:
Scenografia:     Giantito Burchiellaro
Costumi:     Luciana Marinucci

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Si fa presto a dire: quella è una slandra, una donna di rifiuti. Ti mettono la croce addosso e addio, poi fanno le orecchie del sordo. Insomma, non ti ripulisci più perché, l’onestà di andare in fondo alle cose, chi ce l’ha in questa Italia lazzarona, dove tutti, i loro peccati, li nascondono come beni di contrabbando, solo per puntare il dito contro le debolezze degli altri? Questa è la cristiana carità che io conosco, questo il volersi bene dei fratelli…
Io, invece, una di quelle che badano all’apparenza e poi fanno i comodi allo scuro, non lo sono stata mai: l’Irene Corsini, detta Califfa, quello che ha dentro ce l’ha in faccia e costi quel che costi!
Per questo, chi m’incontrava in quei giorni amari, evitava persino di guardarmi, tanto mi si leggeva in faccia quanto mi accanivo sulla tragedia della mia vita:
“Califfa mia,” mi dicevo “sei proprio arrivata in fondo, peggio di così, solo la galera e la morte!…” E pensare, invece, che ancora tanto dovevo aspettarmi dalla vita.

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febbraio 26, 2009 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento