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Nosferatu a Venezia

Nosferatu a Venezia locandina

Come realizzare un brutto film utilizzando un buon cast al servizio di una sceneggiatura lacunosa.
In sintesi, è questo il giudizio critico su Nosferatu a Venezia, opera realizzata da Augusto Caminito che subentrò a Mario Caiano quando quest’ ultimo, stufo delle liti con il produttore e con Kinskj abbandonò baracca e burattini rifiutandosi di entrare anche nei credit.
Un giudizio severo, ma inevitabile.
Troppi i buchi nella sceneggiatura, curata dallo stesso Caminito e da Antonino Marino per rendere credibile l’opera, afflitta anche da dialoghi al limite del surreale; la presenza di Kinskj, ormai alla frutta, finisce per danneggiare ancor più l’opera.

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Christopher Plummer è il  Professor Paris Catalano

Il bizzarro carattere (ed è un eufemismo) dell’attore finì per travolgere la troupe, oltre che provocare furiose liti con Caiano, che stufo abbandonò il tutto; la tensione tra l’attore e il cast si percepisce anche nel film, in cui Kinskj, a differenza del soggetto di Herzog, appare qui con fulgida chioma e sguardo truce.
Alla fine a salvarsi è lo scenario, quello di una Venezia misteriosa ripresa quasi sempre in notturna o all’alba, come si addice ad una storia di vampiri e la bellezza della protagonista principale, Barbara De Rossi, che in qualche modo tiene a galla il film interpretando molto bene il doppio personaggio di Helietta/Letizia.

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Klaus Kinski è Nosferatu

La trama racconta le vicende di Helietta Canins, aristocratica veneziana che vive in un palazzo nobiliare della città lagunare; il palazzo gode di una fama sinistra, in quanto si mormora che duecento anni prima un vampiro abbia attaccato un’antenata di Helietta, la bellissima Letizia, e che ne abbia fatto poi la sua schiava, trovando rifugio nei sotterranei del palazzo in attesa di risvegliarsi.

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Helietta convoca così a palazzo Paris, un esperto inglese di vampirismo; l’intento della donna è quello di mostrare allo studioso un sarcofago antico presente nei sotterranei nel quale secondo Helietta c’è qualcosa di oscuro. In effetti nel palazzo si respira un’aria malsana; la conferma arriva durante una seduta spiritica, nel corso della quale viene evocato proprio il temibile vampiro.

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Aperto il sarcofago, viene rinvenuto all’interno il corpo intatto di Letizia, che assomiglia in maniera impressionante a Helietta.
Nel frattempo Nosferatu, evocato e quindi liberato dal suo limbo, piomba a Venezia e inizia a far strage; una dopo l’altra si succedono le vittime, come la nonna di Helietta, buttata giù da un balcone e orrendamente sfigurata e infilzata da un’inferriata, muore Helietta e una sua amica.

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Barbara De Rossi è Helietta Canins

Inutilmente un sacerdote e Paris, aiutati dall’amante di Helietta, Barneval, tentano di uccidere il vampiro, che è immune alle fucilate; Nosferatu vaga per la città lagunare alla ricerca di giovani donne, alla ricerca di una donna che possa liberarlo dall’antica maledizione.
Sa che la sua vita può finalmente terminare se una fanciulla vergine lo ama; individua, nella giovane Maria, la donna giusta.

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Elvire Audray è Maria Barneval

Ma nel momento cruciale, proprio Barnabò spara un colpo di fucile che colpisce a morte Maria.
Nosferatu si vendica ammazzando l’uomo, ma è costretto a vampirizzare Maria per tenerla in vita; così, presa tra le braccia la ragazza, si allontana nell’alba cupa e nebbiosa di Venezia.
Letta così la trama può sembrare anche interessante; in realtà il film è troppo lento, slegato e sopratutto con dei dialoghi assurdi.

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Ne è prova una delle tante frasi fatte messe in bocca ai personaggi, come “ tutto ciò che può accadere va al di là di ogni immaginazione“, uno stereotipo da b movie.
Alla fine vien fuori un pateracchio davvero desolante, in cui i pur bravi attori si muovono quasi in maniera surreale; Christopher Plummer appare legnoso nel ruolo di Paris, Donald Pleasence poco credibile nella parte di Don Alvise, Yorgo Voyagis imbarazzato in quella di Barneval.

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Sicuramente meglio il cast femminile, con la De Rossi e Elvire Audray che svolgono diligentemente il loro compito; di Kinskj è meglio non parlare, così come sarebbe meglio stendere un velo pietoso sui film post 1985 girati dal grande attore.
Kinskj si atteggiava a star, e il suo caratteraccio, ben conosciuto dai registi, non facilitava certo il compito. Così il suo personaggio si trasforma da minaccioso in patetico, ben lontano da quello splendidamente caratterizzato in Nosferatu principe della notte di Herzog, figura dolente prima che orrorifica.

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A ben guardare, non si può nemmeno parlare di un’occasione sprecata, quanto piuttosto di un tentativo patetico di fare cassetta con i nomi piuttosto che con una trama credibile inserita in un prodotto dignitoso.
Nosferatu a Venezia, un film di Augusto Caminito. Con Klaus Kinski, Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Clara Colosimo,Yorgo Voyagis, Donald Pleasence, Elvire Audray
Horror, durata 97 min. – Italia 1988

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La croce dalle sette pietre banner personaggi

Klaus Kinski     …     Nosferatu
Christopher Plummer    …     Professor Paris Catalano
Donald Pleasence    …     Don Alvise
Barbara De Rossi    …     Helietta Canins
Yorgo Voyagis    …     Dr. Barneval
Anne Knecht    …     Maria Canins
Elvire Audray    …     Uta Marie Barneval
Clara Colosimo    …     Medium
Maria Cumani Quasimodo    …     Principessa
Micaela Flores Amaya    …     Donna al campo degli zingari

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marzo 4, 2010 Pubblicato da: | Horror | , , , , , , , | 6 commenti

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete

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Il conte Dracula ha un problema molto grosso; nel suo paese le vergini sono ormai qualcosa di introvabile, per cui è ormai allo stremo delle forze, necessitando, per vivere, di doversi alimentare proprio di sangue di fanciulle illibate. Su consiglio del suo domestico, Dracula si mette in viaggio per l’Italia, dove pensano di trovare quello che cercano; nel bel paese, infatti, c’è la chiesa cattolica, con la sua influenza moralizzatrice sui costumi delle giovin donzelle.I due, dopo un lunghissimo viaggio, in cui il conte mostra ormai i segni del decadimento fisico, arrivano in un paese, e alloggiano in una locanda.

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Silvia Dionisio interpreta Rubinia

Il maggiordomo, con discrezione, si informa sulla presenza di famiglie nobili con figlie da accasare, arrivando cosi a conoscere il Marchese De Fiore, un nobile ormai decaduto, che vive in una villa che conserva ancora qualche traccia dell’antico splendore.

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Udo Klier è il Conte Dracula

Della famiglia fanno parte, oltre al Marchese che si illude ancora di essere un nobile potente e che vive perso nei suoi sogni, la moglie e le quattro figlie dello stesso, ovvero Perla, Saphiria, Rubinia e Esmeralda.
Le quattro ragazze sono molto diverse tra loro: Perla e Saphiria, per esempio, lungi dall’essere un modello di castità, hanno rapporti entrambe con il factotum della villa, il giovane e aitante Mario.
Esmeralda, la più grande, è una zitella ormai appassita mentre Rubinia, la più giovane, è l’unica ad essere davvero illibata.

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Stefania Casini è Perla

Dracula, con le lusinghe, riesce ad entrare nelle grazie del Marchese, proponendo il matrimonio con una delle figlie; ma ben presto il conte, che tenta le armi della seduzione verso Perla e Saphiria, si rende conto che le ragazze non sono quello che sembrano.

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Dominique Darel è Saphiria

Così, dopo aver tentato inutilmente di vampirizzare le due sorelle, rivolge i suoi sguardi su Rubinia; ma Mario, che ha capito che il conte è un vampiro, priva la ragazza della verginità e dopo una breve lotta riesce ad uccidere definitivamente il conte Dracula, che morirà assieme a Esmeralda, la quale era l’unica ad essersi veramente innamorata del conte.

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Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete, diretto nel 1974 da Paul Morrissey, in collaborazione con Antonio Margheriti è una curiosa contaminazione di generi, visto che spazia dall’ horror al noir con una componente erotica lussuosa e raffinata. Predomina l’aspetto humor ammantato di macabro, con qualche scena splatter davvero ben girata, legata sopratutto alla verve di Udo Klier, così improbabile e stralunato nei panni del re dei vampiri da riuscire credibile.

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Morissey mette in mostra la sua sapiente regia, fatta di tocco noir e umorismo americano, che però risulta gradevole sopratutto nelle caratterizzazioni dei personaggi, aiutato in questo dall’ottimo cast utilizzato.
Vittorio De Sica, alla sua ultima apparizione da attore, da un tocco di spessore al personaggio del Marchese spiantato rivestendolo di una dignità che nella realtà il personaggio non ha, visto che accetta di “vendere”
una delle sue figlie ad un illustre sconosciuto.

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Brava anche Maxime McKendry, la Marchesa, che si renderà conto della situazione reale troppo tardi, ovvero solo quando Mario, un altrettanto bravissimo Joe D’Alessandro la metterà di fronte all’evidenza; le quattro sorelle sono tutte molto attente alle loro parti e le colorano e arricchiscono grazie alla loro bravura e bellezza.
Così troviamo una convincente Silvia Dionisio, nel ruolo della virginale Rubinia, che accetterà di perdere la sua purezza pur di non farsi vampirizzare dal conte, una brava Stefania Casini, forse la meno irreprensibile delle sorelle,Saphiria, una splendida Dominique darel nel ruolo di Perla e infine Milena Vukotic, sobria ed elegante nel ruolo della sorella che si innamorerà del conte, Esmeralda.

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Milena Vukotic è Esmeralda

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Joe D’Alessandro è Mario

Il film scivola senza grossi problemi verso un finale macabro, ma assolutamente in linea con la trama, con momenti gustosi di humor macabro e qualche nudo molto apprezzato ma in linea con il film, quindi nè morboso nè sguaiato.
Un film divertente al punto giusto, che ebbe un buon riscontro di pubblico; in ultimo segnalo una breve apparizione nel film di Roman Polanski, nei panni di un contadino avventore della taverna dove si ferma il Conte Dracula.

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Vittorio De Sica è Il Marchese De Fiore

Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete, un film di Antonio Margheriti, Paul Morrissey. Con Vittorio De Sica, Joe Dallessandro, Udo Kier, Arno Jverging, Milena Vukotic,Silvia Dionisio, Roman Polanski, Stefania Casini, Dominique Darel
Commedia, durata 100 min. – Italia 1974.

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Dracula cerca sangue di vergine banner protagonisti

Joe Dallesandro     …     Mario Balato
Udo Kier    …     Conte Dracula
Vittorio De Sica    …     Il Marchese Di Fiore
Maxime McKendry    …     La Marchesa Di Fiore
Arno Juerging    …     Anton,il maggiordomo del conte
Milena Vukotic    …     Esmeralda
Dominique Darel    …     Saphiria
Stefania Casini    …     Perla
Silvia Dionisio    …     Rubinia

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Regia Paul Morrissey, in collaborazione con Antonio Margheriti
Soggetto Bram Stoker (romanzo Dracula)
Sceneggiatura Paul Morrissey, Pat Hackett (non accreditato)
Produttore Andy Warhol, Andrew Braunsberg, Jean Yanne
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Jed Johnson, Franca Silvi
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Claudio Gizzi
Scenografia Enrico Job
Trucco Mario Di Salvio, Paolo Franceschi

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Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete locandina

“Dracula, in crisi di astinenza per carenza di sangue in corpi di fanciulle vergini, decide di abbandonare la Transilvania per recarsi in Italia, convinto di trovare (ahilui!) la sostanza necessaria alla sopravvivenza. Ospite del Marchese Di Fiore (Vittorio De Sica) approccia così le sue quattro figlie con la scusa del matrimonio. Molto migliore dell’altro tassello (Il mostro è in tavola…), questo film può contare su un raffinato cast e su una storia ironica (mai comica) diretta con malinconico taglio (grazie al grande Udo Kier). Significativo pure il comunista Dallesandro.”

“Simpatica parodia dell’horror, a cura di uno dei registi di punta della “Wharol’s factory”. Nonostante il ritmo sia piuttosto lento, a tratti il film è quasi irresistibile: non mancano alcune belle trovate che risultano davvero divertenti. Gustose e ben fatte le scene grandguignolesche. Coloratissime le scenografie e la discreta fotografia. Musiche azzeccatissime. Bravo Kier. Un po’ esornativa la presenza, breve, di Vittorio De Sica, qui alle prese con la sua ultima interpretazione.”

“Dracula in Italia a cercar sangue di vergini: seconda incursione camp di Morrissey nell’horror, migliore della prima. La storia più compatta e la miglior padronanza narrativa e tecnica del film sono determinanti (così come il bravo Kier), ma funziona bene anche la complessità di senso del racconto: fa ironicamente capolino infatti un discorso sulla lotta di classe, curiosamente congegnato. E, anche grazie alla struggente musica di Claudio Gizzi, si insinua un sapore romantico e malinconico sulla crescente debilitazione del potente vampiro.”

“Ironico e con un finale inaspettatamente tragico. Un cast da urlo: il bravissimo Udo Kier doppiato da Massimo Turci e un cast femminile impressionante: Casini, Dionisio, Vukotic e la Darel. Divertente il cameo di De Sica (ma ascoltate De Sica doppiarsi nell’edizione americana, c’è da morire dal ridere!!!). Malinconiche e affascinanti le musiche, eccessivi e gustosi gli effettacci nel finale, decadenti le scenografie. Superiore a Frankenstein, a mio avviso.”

“Bizzarro horror Anni Settanta, strettamente legato al precedente (e migliore) Il mostro è in tavola barone Frankenstein (è girato quasi dalla stessa troupe). Rispetto all’altro film c’è meno sangue (qui è concentrato quasi tutto nel finale) e un po’ più di sesso (anche se qui le scene sono un po’ meno spinte). Come nel Mostro è in tavola c’è una buona atmosfera, ma il ritmo è piuttosto lento. Ottimo invece il cast, con uno strordinario Udo Kier e un ottimo Vittorio de Sica alla sua ultima apparizione. Niente male anche le musiche.”

“Divertente parodia dei bisogni fisici del conte Dracula che, oltre ad un cast interessante con le comparsate di Polanski (gustosa) e De Sica (abbastanza inutile), può vantare una regia capace, dialoghi e musiche appropriate. Tra gli attori spicca Udo Kier ottimamente truccato e abile nel rendere i tormenti del protagonista fino alle estreme scene di rigetto: un’interpretazione, non esagero, da premio Oscar. La qualità del film è testimoniata anche dal fatto che sono proprio le scene di sesso le più noiose.”

marzo 3, 2010 Pubblicato da: | Horror | , , , , , , , , , | 3 commenti

Thriller, a cruel picture

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Trigga è una ragazza muta, divenuta tale in seguito al trauma scaturito dall’ essere stata violentata da piccola da un laido anziano.
Avvicinata da Tony, che sembra un giovane perbene, la ragazza finisce per entrare in un tunnel senza uscita; l’uomo dapprima la rende schiava della droga e in seguito la fa prostituire.
La ragazza tenta di ribellarsi e fuggire, ma inseguita da Tony viene punita crudelmente.
L’uomo infatti con un bisturi le cava un occhio, e da quel momento Trigga porterà per sempre una benda per coprire la ferita.

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Christina Lindberg

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La vita della ragazza diventa un inferno, costretta com’è ad accettare prestazioni sessuali a pagamento con gente che non si fa il minimo scrupolo ad abusare di lei, in giochi perversi sempre più estremi.
Ma dentro di se medita la vendetta e la fuga da quell’inferno; pur subendo le umiliazioni e le degradazioni della prostituzione, inizia a mettere da parte il denaro guadagnato, con il quale paga lezione di Judo e karate; impara a sparare con la pistola e con il fucile e si prepara per la vendetta.
Che sarà terribile: la ragazza uccide tutti coloro che la hanno degradata, accanendosi in maniera particolare su Tony, a cui spara alle gambe, prima di sotterrarlo fino al collo in una buca e fallo squartare da un cavallo.

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Thriller a cruel picture, conosciuto anche con il titolo They Call Her One Eye, è un lavoro del 1973 diretto dal regista svedese Bo Arne Vibenius sotto lo pseudonimo di Alex Fridolinski ed ha come protagonista la giovane attrice svedese Christina Lindberg,conosicuta più che altro per pellicole soft core che girò in larga parte tra il 1970 e il 1975.
Un film in cui si nota l’assenza di dialoghi, ridotti al minimo, anche perchè la protagonista, Trigga, è muta sin da bambina; ed è ovviamente un film violento, anche se mai in maniera eccessiva, con una scena cult, quella dell’accecamento della ragazza, che si dice sia stata girata dal vero, utilizzando cioè il cadavere di una ragazza.

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La pellicola si segnala per l’uso smodato dello slow motion, utilizzato dal regista a tutto spiano, sopratutto nelle sequenze in cui la ragazza compie la sua vendetta; così assistiamo a uccisioni al rallentatore, con in primo piano le sequenze della morte del malcapitato di turno, fino alla scena finale in cui Trigga spara nelle gambe di Tony.
Momento in cui il ralenty mostra la pistola scarrucolare e si vede il bossolo del proiettile uscire dalla pistola, con un effetto davvero realistico; il resto del film è molto freddo, nel senso che la mancanza di dialoghi porta tutto il peso del film sulla capacità della Lindbergh di rendere le espressioni solo con la mimica del volto.

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L’attrice riesce a cavarsela, sopratutto nelle scene della violenza subita; il regista, infatti, inserì nel film autentiche sequenze hard, passando dai primi piani della Lindbergh a piani dei genitali in azione.
Memorabile la presenza infatti di un rapporto anale, ripreso in primo piano, con tanto di eiaculazione esterna.
Il film pur non essendo noioso, risente della freddezza della regia; il film appare senz’anima, così come la protagonista femminile e in definitiva di tutti gli altri protagonisti, che approfittano della ragazza biecamente.

Per una buona metà del film assistiamo alla discesa all’inferno della ragazza, scandita da rapporti sessuali e dallo scambio di soldi, oltre che dalle frequenti iniezioni di droga da parte di Trigga; il tutto nel silenzio più totale, scandito da una colonna sonora appena percettibile.
Il cambio di velocità del film inizia quando la ragazza mette in pratica la sua vendetta; da quel momento la storia accelera, fino al drammatico finale.

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Se è vero che la trama è abbastanza inverosimile, vedendo i progressi della ragazza che in pochissimo tempo diventa un’esperta di arti marziali oltre che un’esperta tiratirce con pistola e fucile, va detto che la crudezza delle immagini, la regia attenta e gelida del regista danno al film un tocco di surrealità che alla fine costituiscono un buon motivo per guardarlo.
Thriller: a cruel picture ebbe varie traversie, tanto da essere censurato persino in un paese tollerante come la Svezia!

Ignoro se esista una versione italiana del film; coloro che volessero visionarlo dovranno procurarsi una delle copie in lingua originale.
Poco male, vista la scarsità dei dialoghi.

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Thriller, a cruel picture,un film di Alex Fridolinski [Bo Arne Vibenius],con Solveig Andersson, Per-Axel Arosenius, Heinz Hopf, Björn Kristiansson, Christina Lindberg, Hildur Lindberg
Drammatico, Svezia 1974

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Thriller banner personaggi

Christina Lindberg – Frigga / Madeleine
Heinz Hopf – Tony
Despina Tomazani- la ragazza lesbica
Per-Axel Arosenius – padre di Madeleine
Solveig Andersson – Sally
Björn Kristiansson -Tossicodipendente
Marie-Louise Mannervall _Donna nel villaggio
Hildur Lindberg -Donna nel villaggio
Marshall McDonagh_ Insegnante di karate
Pamela Pethö-Galantai _Madeleine bambina
Hans-Eric Stenborg -Cliente
Ström Stig -Cliente
Gunnel Wadner -Madre di Madeleine

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Diretto da Bo Arne Vibenius (con il nome Alex Fridolinski)
Prodotto da Bo Arne Vibenius
Scritto da Bo Arne Vibenius
Musica di Ralph Lundsten
Cinematografia Andrew Bellis
Montaggio di Brian Wikström
Distribuito da BAV Film (Svezia),
American International Pictures

marzo 1, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento