Due cuori,una cappella

Aristide Cacciamani (Renato Pozzetto), figlio unico di madre usuraia e padre sconosciuto, è un abile ed apprezzato modificatore di apparecchi meccanici nonché collaudatore del “Self godeur“. Fresco di lutto, si reca spesso al cimitero, nella cappella dove la madre previdente si è fatta tumulare insieme ai gioielli di famiglia e non solo. Infatti, la defunta madre ha portato con sè pure la serenità di Aristide: lo perseguita nel sonno con la raccomandazione di stare lontano dalle donne.
Ciò che Aristide ancora non sa è che sarà proprio il cimitero il luogo ove conoscerà Claudia (Agostina Belli), orfana e solitaria ricamatrice di abiti da sposa.


Aristide, seppur terrorizzato dallo spirito della defunta madre, di fronte alla delicata bellezza di Claudia, se ne innamora e la conquista portandola a fare un romantico pic-nic al cimitero.
I guai seguiranno da lì a poco: dopo essere uscito dal carcere di Marsiglia, il marito di Claudia, Victor (Aldo Maccionne) si trasferisce con prepotenza nella dimora degli innamorati. Per di più, pretende le attenzioni della moglie sotto lo sguardo incredulo di Aristide. Poi, il terribile Victor coinvolge gli innamorati in un’operazione di “kidnapping“, ovvero, sequestro con riscatto di una bambina. Ma Aristide si salva dalle grinfie dell’avida coppia perché, fondamentalmente, lui è un brillante modificatore di oggetti… .


Le gag, i dialoghi, le battute si susseguono inarrestabili. Grazie alla simpatia innata del protagonista, lo spettatore sorride per tutta la durata del film. Compaiono, inoltre, bravi comprimari: Mario Brega, nel ruolo di un macellaio, cliente di Aristide; Massimo Boldi, nei panni di un prete, sempre cliente nella bottega delle modifiche; Ursula Andress, nella parte di se stessa, dà un breve contributo alla scena finale.
Renato Pozzetto adotta come sceneggiatura una commedia degli inganni e la arricchisce di dialoghi surreali, con il contributo di Enzo Jannacci, compagno di cabaret e autore dei programmi televisivi del duo comico “Cochi e Renato“. Il risultato è apprezzabile.
Inoltre, va fatta una menzione particolare per le musiche di Stelvio Cipriani.
Ad opinione di chi scrive, “Due cuori, una cappella” è una delle migliori commedie pozzettiane. Sicuramente da vedere!

Due cuori, una cappella

Un film di Maurizio Lucidi. Con Renato Pozzetto, Leopoldo Trieste, Agostina Belli, Aldo Maccione, Giusi Raspani Dandolo, Ursula Andress, Renato Pinciroli, Mario Brega, Dada Gallotti, Fortunato Arena, Claudio Nicastro, Alvaro Vitali, Massimo Boldi Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Renato Pozzetto: Aristide Cacciamani
Agostina Belli: Claudia Giliberti
Aldo Maccione: Victor
Giusi Raspani Dandolo: la mamma di Aristide
Gianni Baghino: Tonino
Ursula Andress: sé stessa
Pia Morra: Speranza
Franca Scagnetti: la mamma di Speranza
Leopoldo Trieste: il custode del cimitero
Massimo Boldi: il prete cliente di Aristide
Mario Brega: il macellaio
Alvaro Vitali: il 1° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Fulvio Mingozzi: il 2° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Renato Pinciroli: il prete che confessa la mamma di Aristide
Alessandra Vazzoler: una conoscente di Aristide
Alba Maiolini: una conoscente di Aristide
Dante Cleri: un conoscente di Aristide e guardiano del cimitero
Salvatore Billa: il cameriere della trattoria
Gino Pagnani: Cesare Pancrazi, papà della bimba
Pietro Zardini: il ricettatore
Dada Gallotti: la mamma della bimba
Claudio Nicastro: il barista
Fortunato Arena: il vigile urbano

Regia Maurizio Lucidi
Soggetto Nicola Badalucco
Sceneggiatura Nicola Badalucco
Produttore Piero La Mantia
Casa di produzione Mars Film Produzione
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Renzo Lucidi, Simonetta Vitelli
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Carlo Gentili

… tu basta che me regoli le molle. Ruba un po’ troppo. Poi finisce che i clienti svaghino… . Deve rubare 10 – 15 percento così almeno scarichiamo un po’ di tasse.

– Guardi: sformato di melanzane alla Claudio Baglioni.
– Bè, solo un angolino eh, tanto per gradire. Grazie.
– Lei sa come si prepara?
– No.
– Allora, si prende una porzione di pizza, la si lascia coinvolgere venti giorni a bordo dell’Amerigo Vespucci. Poi, si prende tutto, tutto, anche l’Amerigo Vespucci e si mette un bagno di schiuma tipo Viva la natura. Si lascia riposare per venti giorni poi si serve o bollente o gelato.

– Ch’è successo? Sì è macchiata la camicetta?! Le ho toccato la tetta… ?!
– Eh sì… .

– Ohhh, ti prego… controllati. Ohhh, approfittarsi così di una povera orfana indifesa… .
– Ho preso molto anche dalla mamma.

– Senti un po’, ma dove hai imparato la collaborazione all’amore? La Madonna eh! Sai che sei tremenda?!
– Leggo la Famiglia Cristiana… .

Il volgare è ritornato e si riprende il suo cappuccino! Buonanotte.

Eh la Madonna! Ma io capisco anche la furia della libidine… ma un po’ di ordine, no?!! Non siete nemmeno in casa vostra! Se io trattassi così il mio self godeur, dovrei cambiare tutte le fasce elastiche!

Il kidnapping non è poi un reato grave… . In Italia si dice: rapimento a scopo di estorsione. Ecco perché suona male. In America invece si dice kidnapping. È tutta un’altra cosa. Non vi pare?

Sole rosso

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Un pugno di grandi attori,un soggetto robusto,un buon regista e una colonna sonora accattivante.
Elementi che da sempre sono garanzia di un risultato finale all’altezza delle attese e sopratutto un prodotto gradevole e ben confezionato.
A ben guardare la miscela che costituisce l’ossatura del film Sole rosso,diretto da Terence Young nel 1971 è quella semplice e lineare appena esposta;
Charles Bronson e Alain Delon,Toshiro Mifune e Capucine,Ursula Andress e Michel Jarre alle musiche erano di per se già una garanzia.
Però il particolare genere scelto,il western,metteva di fronte ostacoli abbastanza seri in questo caso;il filone della frontiera era ormai da tempo considerato morto e sepolto,molto raramente ci si imbarcava in produzioni particolarmente rischiose al box office.
Invece con una felice intuizione, una joint venture composta da tre società produttrici di diverse nazionalità,la francese Les Films Corona,l’italiana Oceania Produzioni Internazionali Cinematografiche e l’iberica Producciones Balcázar S.A,con un capitale adeguato e una robusta campagna pubblicitaria tirò su questo emulo del crepuscolo del western ispirato pesantemente allo spaghetti western italiano,al quel Sole rosso deve un forte tributo.

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Sole rosso (Soleil rouge nell’edizione francese e Red Sun in quella internazionale) mantiene quello che promette,anzi;alla fine il risultato è una pellicola gustosa e ben recitata, ben diretta e capace di tenere avvinto lo spettatore per la durata delle due ore canoniche della proiezione.
Merito sopratutto dell’estrema professionalità degli attori che compongono il cast del film;un Charles Bronson insolitamente loquace e ironico,duro all’apparenza ma capace,alla fine di rinunciare a soldi e ricchezza solo per mantenere una promessa,un Alain Delon carognone e infido come una serpe,elegante come un damerino in netto contrasto con i selvaggi territori attorno e la dura realtà quotidiana del wes,un Toshiro Mifune assolutamente impeccabile,un samurai sperduto in una terra ostile che però segue il suo codice d’onore fino all’olocausto personale.
E due figure femminili completamente diverse;una,Ursula Andress scelta evidentemente per motivi “sentimentali” da Young che l’aveva diretta nell’esplosivo esordio in 007 Licenza di uccidere,espressiva come “un pezzo di grana”,come ha recentemente detto con una felice intuizione una persona a me cara.
L’altra,Capucine,emblema di eleganza e bravura,più defilata ma decisamente più brava nella sua parte,quella della tenutaria di un bordello nel quale ha trovato rifugio la donna del “cattivo” del film.
Questi i protagonisti,tutti all’altezza (con l’eccezione della decorativa e inespressiva Andress),coloro che con la loro bravura tengono su il film per tutta la sua durata.

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Veniamo alla trama:
un treno percorre le desolate valli del West;all’interno c’è un carro che contiene una fortuna in monete d’oro,in un altro c’è un dono speciale per il presidente Grant,una spada da samurai con inserti preziosi in oro e pietre preziose,che l’ambasciatore giapponese scorta con l’ausilio di due samurai,dono dell’Imperatore del Sol Levante.
Ma è sul carico di monete d’oro che sono puntati gli occhi della banda di Gauche e Link,che attaccano il treno.
Gauche non ha alcuna intenzione di dividere il bottino e fa saltare in aria il carro sul quale è Link,poi,vista la preziosa spada,uccide uno dei samurai e fugge via con l’ingente bottino.
Link non è morto e viene costretto dall’ambasciatore a fare da guida per Kuroda,l’altro samurai,che adesso ha sette giorni di tempo per recuperare la spada ed evitare di dover fare harahiri con lo stesso ambasciatore.
Si costituisce così una strana coppia,il pistolero loquace e il samurai silenzioso,con due obiettivi ben diversi.
Link vuole Gauche vivo in modo da recuperare il bottino,Kuroda rivuole la spada e vuole il bandito morto per vendicare l’onore e il samurai ucciso.
Da questo momento,attraverso epiche cavalcate,scene anche divertenti,uno scontro con i Comanche e altro si scatena una folle corsa attraverso il West che culminerà nel finale assolutamente adeguato…

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Sole rosso è decisamente un bel film.
Bandita la noia,spazio ai topos classici del western spaghetti,ma diretti da un regista che con le scene di massa,con le scazzottate e le sparatorie aveva larga familiarità.
Young si era fatto le ossa ( e costruita una grande fama) con Agente 007 – Licenza di uccidere,cui avevano fatto seguito altri film spettacolari e dall’enorme successo al box office come A 007, dalla Russia con amore,Agente 007 – Thunderball: operazione tuono.
La sua dimestichezza con il genere avventuroso gli permette quindi di dare ampio respiro alla storia,ben coadiuvato da un cast assolutamente impeccabile e in parte.

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Anche il finale del film è in linea con il racconto,forse un pochino amaro,ma di sicuro l’aver tolto un happy end hollywoodiano giova alla credibilità della storia.
Sole rosso è quindi un prodotto di assoluto buon livello,l’ideale per passare due ore senza pensieri e appaganti.Da segnalare nel doppiaggio italiano la bellissima voce di Renzo Palmer che doppia Bronson.
Purtroppo al momento non sono in grado di segnalare link in italiano al film,che è presente su You tube in lingua originale.

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Sole rosso

Un film di Terence Young. Con Charles Bronson, Alain Delon, Ursula Andress, Toshiro Mifune, Capucine. Titolo originale Soleil rouge. Western, durata 112 min. – Italia, Francia, Spagna 1972

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Charles Bronson: Link
Toshiro Mifune: Kuroda
Alain Delon: Gauche
Ursula Andress: Christina
Capucine: Pepita
Guido Lollobrigida: Mace
Anthony Dawson: Wyatt
Luc Merenda: Chato
Bart Barry: Paco
Hiroshi Tanaka: il samurai ucciso da Gauche

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Regia Terence Young
Sceneggiatura Laird Koenig
Fotografia Henry Alekan
Montaggio Johnny Dwire
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Enrique Alarcon
Costumi Tony Pueo

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Renzo Palmer: Link
Emilio Cigoli: Kuroda
Michele Kalamera: Gauche
Laura Rizzoli: Christina
Leonardo Severini: Mr Frings

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Produzione: Titanus Distribuzione Video, 2010
Distribuzione: Rai Cinema – 01 Distribution
Durata: 112 min
Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 – mono)
Formato schermo: 1,37:1
Area 2
Costo:euro 6,99

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Doppio delitto

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Con più di un occhio al protagonista del film di Luigi Comencini La donna della domenica, il commissario Santamaria, Stefano Vanzina alias Steno dirige nel 1977 Doppio delitto, usando come protagonista principale proprio Marcello Mastroianni, che nel 1975 era stato brillante interprete del film tratto dal romanzo di Fruttero e Lucentini.
Il film è una contaminazione di diversi generi: giallo,venature thriller e commedia all’italiana,leggero e gustoso, senza essere nulla di trascendentale.
Una pellicola che non si propone altra ambizione se non quella di rendere piacevoli le due ore esatte di girato, attraverso la narrazione di una vicenda gialla in cui i delitti che vengono compiuti non hanno nulla di sanguinolento, anzi.
Protagonista del film è Bruno Baldassarre, un commissario relegato nell’ufficio dei corpi di reato per aver involontariamente contribuito (anche comicamente) alla fuga di un assassino.

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Peter Ustinov e Marcello Mastroianni

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                                                                                                   Ursula Andress

Un uomo rassegnato ormai al suo destino di poliziotto fuori dalle indagini, con una vita privata deprimente,con una mgolie che vive separata da lui e con un figlio adolescente,Daniele, con il quale per fortuna ha un buon rapporto.
Un mezzogiorno, mentre è a pranzo nella trattoria nella quale è solito consumare il tradizionale pasto da single,Baldassarre ode delle grida provenire dallo stabile posto sulla trattoria.Quando il poliziotto giunge all’interno del palazzo patrizio si trova davanti una scena drammatica.
Sulle scale sono riversi il principe Prospero Dell’Orso, e l’elettrotecnico Romolo Colasanti, fulminati da una scarica elettrica che ha inspiegabilmente ucciso i due.
Incaricato delle indagini, Baldassarre inizia ad interrogare gli inquilini dello stabile, scoprendo che tutti avevano in realtà un motivo per volere la morte del principe, il vero bersaglio dell’ignoto assassino.

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Agostina Belli

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A partire da Anna Dell’Orso, la bella principessa moglie del defunto, attrice ambiziosa e sopratutto beneficiaria di un’ingente assicurazione legata alla vita del marito, per proseguire poi con Henry Hermann, uno scrittore amico di Anna in procinto di realizzare un film proprio sulla vita del principe.
Ancora, Alex, il debosciato, entrambi legati da vincoli di parentela con il defunto principe e infine la bella Teresa,nipote dell’elettrotecnico Colasanti morto accanto al Principe.
Proprio con Teresa il commissario stringe amicizia, finendo per scoprire che la ragazza altri non è che la figlia naturale del principe, quindi erede di tutte le sue sostanze.Le indagini portano Baldassarre a scoprire la verità che si nasconde dietro il doppio delitto…
Un film ingenerosamente bollato come minore nella filmografia del grande Steno,considerato quasi un passo falso dopo il travolgente successo di Febbre da cavallo del 1976 e coevo di Tre tigri contro tre tigri che realmente era un film medicore; in realtà la sceneggiatura,opera dello stesso Steno con la collaborazione dell’inossidabile coppia Age e Scarpelli funziona benissimo, con la creazione di un giallo che porta a spasso lo spettatore fra dubbi e falsi indizi, fino alla sorpresa finale, con nel mezzo siparietti gustosi nel pieno spirito di Vanzina.

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Gran cast, quello assemblato da Steno:a parte il citato Mastroianni, che interpreta a modo suo il simpatico personaggio di Baldassarre, c’è uno strepitoso,ironico Peter Ustinov, la sempre bellissima Ursula Andress,una bella e simpatica Agostina Belli e l’attore preferito di Godard e di Rivette, quel Jean Claude Brialy che in questo film sembra recuperare quello stile umoristico troppo a lungo trascurato dai registi con i quali lavorava.
Ottimo anche Pino Scaccia,in un film dalla gradevole colonna sonora composta da Riz Ortolani.
Due ore che passano in fretta,come avrà modo di verificare chiunque guardi il film, che è disponibile su Youtube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=yLEl7Yl92sI in una versione ricavata da un passaggio televisivo recente, con ottima definizione e un ottimo audio.

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Doppio delitto
Un film di Steno. Con Peter Ustinov, Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Agostina Belli, Mario Scaccia, Giuseppe Anatrelli, Jean-Claude Brialy, Gianfranco Barra, Nando Paone Giallo, durata 111′ min. – Italia 1977.

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Ursula Andress: Principessa Dell’Orso
Gianfranco Barra: Cantalamessa
Agostina Belli: Teresa Colasanti
Mario Scaccia: Marino Cianciarelli
Peter Ustinov: Henry Hellman
Jean-Claude Brialy: Van Nijlen
Marcello Mastroianni: Bruno Baldassarre

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Regia Steno
Soggetto Ugo Moretti (romanzo “Doppia morte al governo vecchio”)
Sceneggiatura Steno, Age e Scarpelli
Casa di produzione Primex
Distribuzione (Italia) P.I.C.
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Riz Ortolani
Costumi Mario Ambrosino

Doppio delitto banner recensioni

L’opinione di mmciak dal sito http://www.filmtv.it

In conclusione un buon Film,dove Steno miscela in maniera sublime il filone della nostra”Commedia all’Italiana” con il giallo e ci coinvolge grazie a
un buon personaggio accomodante,che si trova un indagine per togliersi dall’archivio dov’era finito per uningenuità che aveva fatto,con un
Cast affiatato e che gira come un orologio mischiando le carte e mandandoti fuori strada,e rappresenta uno dei lavori migliori di Steno e durantela visione hai nostalgia diquel Cinema dell’epoca.

L’opinione di foxycleo dal sito http://www.filmscoop.it

Tratto dal romanzo “Doppia morte al Governo Vecchio” di Ugo Moretti questo poliziesco diretto da Steno non è del tutto convincente. Le atmosfere non sono particolarmente suggestive sebbene il film si lascia guardare tranquillamente. Il cast è composto da grandi nomi in primis Mastr.oianni, qui un po’ sottotono, poi una giovane Agostina Belli e un’affascinante Ursula Andress, leggermente stucchevole il personaggio interpretato da Ustinov.

L’opinione del sito http://www.ilgiallo.wordpress.com

Non un capolavoro, sia chiaro, ma nemmeno un mezzo bidone come vogliono far credere. Personalmente l’ho seguito dall’inizio alla fine senza sbadigliare e senza desiderare finisse troppo alla svelta, segno che qualche qualità la pellicola ce la deve pur avere.
Da un romanzo di Ugo Moretti gli sceneggiatori Age & Scarpelli hanno estratto un giallo ambientato a Romam un po’ troppo stereotipato, che per certi versi strizza troppo l’occhio ai classici francesi, con un cast di tutto rispetto. Da buon melomane, segnalo l’ottima colonna sonora di Ritz Ortolani.

L’opinione di Tomastich dal sito http://www.davinotti.com

Similare al successivo Giallo napoletano (nelle intenzioni soprattutto), questo Doppio Delitto vanta un’ambientazione romana deluxe e un cast di caratteristi/attori che hanno fatto grande il cinema di genere italiano. Il thriller funziona bene (paradossalmente anche più di tanti italian-thriller da due spiccioli) e la scena finale è argentiana più che mai.

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La montagna del dio cannibale

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Susan Stevenson, affascinante moglie del professor Harry Stevenson parte per un’isola della Nuova Guinea alla ricerca del marito, scomparso durante l’esplorazione dell’isola; il professore era alla ricerca di una montagna venerata dalle tribù locali come sacra, ma difesa anche come luogo assolutamente tabu.
Ad accompagnare Susan c’è  Arthur Weisser ,suo cognato e un amico di Harry, il Professor Edward Foster
I due, arrivati in Guinea, assoldano delle guide e portatori locali per attraversare la foresta che conduce all’impervia montagna; il viaggio è ovviamente irto di pericoli, essendo la giungla popolata da animali feroci e sopratutto da temibili indigeni che si dice siano anche cannibali.

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Dopo un’estenuante marcia, il duo raggiunge una missione, presso la quale vive Manolo, un medico idealista che ha scelto di rimanere con la popolazione locale per rendersi utile.
Convinto il riluttante medico ad accompagnarli nella spedizione, Susan con Arthur e Edward si inoltrano sempre più nella giungla, dove ben presto accadono fatti sconvolgenti.
Muore Arthur (per colpa di Edward), muoiono alcuni portatori e infine il gruppo restante viene attaccato dalla tribù indigena dei Puca, che difende con ferocia l’accessibilità alla montagna.
I tre vengono fatti prigionieri, e Manolo apprende che in realtà Susan e Edward non sono alla ricerca del professor Harry (che è morto per opera dei Puca), bensi della mappa della località che custodisce un ricchissimo tesoro, un giacimento di uranio.

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Claudio Cassinelli è Manolo

Alla fine, Edward verrà mangiato dagli indigeni mentre Susan, venerata come una dea, riuscirà a salvarsi grazie a Manolo, e dopo l’ovvio pentimento ripartirà verso la civiltà in compagnia del medico.
Cannibal movie diretto da Sergio Martino nel 1978, nel periodo in cui si affermò il genere che ebbe le sue vette migliori grazie a Deodato e Lenzi, rispettivamente con Cannibal holocaust e Mangiati vivi, La montagna del dio cannibale è un prodotto discutibile, fiacco e diciamolo pure abbastanza noioso.
Il tutto nonostante le solite scene splatter che caratterizzarono queste discutibili produzioni, piene zeppe di orrori e sopratutto di barbare uccisioni di animali dal vivo, operate sia dall’uomo sia dagli animali stessi.
C’è la classica morte della scimmietta inghiottita dal serpente, il solito coccodrillo sventrato e altre scene girate dal vivo che furono caratteristica peculiare del genere cannibal movie giustificate secondo la logica delle varie produzioni dalla necessità di mostrare la vera natura della giungla, le sue leggi feroci ecc.

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In pratica il tutto si riduceva invece ad una ben triste documentazione di orrori spesso causati proprio dalle varie produzioni, ma questo è un discorso già affrontato, per cui non ci ritorno su.
Il film, come già detto, è privo di una sceneggiatura accettabile e sopratutto è interpretato malamente dagli attori protagonisti, quasi gli stessi fossero consapevoli della pochezza della storia da loro interpretata.
Ursula Andress, bellezza ormai quasi al tramonto, porta in giro per il film un’espressione stereotipata da bella borghese con la puzza sotto il naso incapace di capire quello che accade sotto i suoi occhi; ben di peggio fa Stacy Keach che risulta assolutamente incredibile e monocorde nella versione “cattiva” del solito  Giuda interessato ai soldi piuttosto che alla salvezza di un amico.
Piatta anche la recitazione di Claudio Cassinelli, svogliato e anche lui poco convinto ( e convincente) nei panni del provvidenziale salvatore.

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Sergio Martino, autore di alcune pregevoli opere come il poker servito tra il 1971 e il 1973 costituito dai thriller Lo strano vizio della Signora Wardh,La coda dello scorpione, Tutti i colori del buio e Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave, gira il film da mestierante, con discreta mano ma senza alcun lampo di genio.
Manca il ritmo, manca la sceneggiatura e sopratutto l’elemento splatter, che poteva essere l’unico rimedio per carpire l’attenzione dello spettatore è limitato alla parte finale del film, escludendo le citate immagini choc con protagonisti gli animali.

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Ursula Andress è Susan Stevenson

Assistiamo ad un’evirazione, a scene di cannibalismo e poco altro: latitando una storia credibile supportata da una recitazione adeguata, alla fine del film resta solo il ricordo di una monotona passeggiata nelle foreste della Guinea, qualche nudo della Andress peraltro castigato e poco più.
Il guaio è che il genere cannibal movie era uno dei più ripetitivi in assoluto, visto che si basava esclusivamente su alcuni elementi fondamentali, come le scene splatter, i soliti cattivissimi cannibali e le bellone semi discinte catturate e spesso o venerate come dee oppure destinate alla violenza carnale delle varie tribù.
Credo di poter tranquillamente sconsigliare la visione di questo film anche per evitare di addormentarsi sulla poltrona per colpa della soporifera dei fratelli De Angelis, qui ai minimi storici della loro produzione.

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La montagna del dio cannibale,un film di Sergio Martino. Con Ursula Andress, Claudio Cassinelli, Antonio Marsina, Franco Fantasia,Stacy Keach-Horror, durata 90 min. – Italia 1978

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Ursula Andress: Susan Stevenson
Stacy Keach: Edward Foster
Claudio Cassinelli: Manolo
Antonio Marsina: Arthur
Franco Fantasia: padre Moises
Lanfranco Spinola: console
Carlo Longhi: il pilota
Luigina Rocchi: Sura

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Regia     Sergio Martino
Soggetto     Cesare Frugoni, Sergio Martino
Sceneggiatura     Cesare Frugoni, Sergio Martino
Produttore     Luciano Martino
Casa di produzione     Dania Film, Medusa Distribuzione
Fotografia     Giancarlo Ferrando
Montaggio     Eugenio Alabiso
Effetti speciali     Paolo Ricci
Musiche     Guido e Maurizio De Angelis
Scenografia     Massimo Antonello Geleng
Costumi     Massimo Antonello Geleng
Trucco     Adalgisa Favella, Franco Freda

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Realizzato nel pieno del filone cannibalico, pur se in anticipo sul granitico ed inarrivabile Cannibal Holocaust (datato 1979), si configura -per l’abbondante dose di estrema violenza (emersa soprattutto dall’edizione UNCUT circolata in DVD) – come la più eccessiva (graficamente parlando) regia di Martino. La durezza del plot e di conseguenza delle scene splatter è rarefatta in favore del garbo stilistico, che impone nel cast attori come Cassinelli, Stacy Keach ed Ursula Andress (quest’ultima non timorosa di fronte al nudo “di necessità”).

Questi cannibali hanno ben poco appetito e ciò si ripercuote sulla pellicola, che decolla solo nella parte finale, dove un’estirpazione di budella e un’evirazione ravvivano il tutto, ricordandoci che i “simpatici” indigeni in questione sono cannibali. Oltre a questo, anche la Andress cosparsa di una sorta di caramello contribuisce a riaccendere un po’ di interesse che, col passare dei minuti, era venuto meno, dovendo sorbirsi le solite camminate in giungla, con annesse leggende e qualche morticino qua e là (bell’attacco di coccodrillo con braccio strappato). Vedibile, ma nulla più.

Film esotico-avventuroso, con ampie escursioni antropofagiche, che contende a Cannibal Holocaust la palma di proto cannibal movie. La storia non è certo un granché ed anche la regia di Martino è piuttosto fastidiosa ed esecrabile soprattutto quando indulge in maniera sadica, morbosa e soprattutto gratuita e compiaciuta, in particolari di estrema violenza (vedi la scena del serpente che azzanna il babbuino) che si potevano tranquillamente evitare. In ogni caso assolutamente inferiore al film di Deodato.

Cannibal movie targato Sergio Martino, regista che nel passato ci ha regalato qualche prodotto dignitoso. Questa volta il disastro è totale: non basta certo la bellezza di una non più giovanissima Ursula Andress a rendere accettabile la pellicola. Personaggi improbabili, storia inesistente, recitazione insufficente: sono questi i dati salienti del film. Solo per gli amanti del genere.
Pellicola noiosa, probabilmente realizzata in fretta e furia per sfruttare il filone in voga nel periodo. Una vicenda che rimane sospesa a metà tra l’avventura e il violento, senza dare spunti a nessuno degli accoliti dei due generi. Molte lungaggini con poco senso, prestazioni degli attori da non rimarcare. La stessa Ursula Andress si limita a svolgere il compitino.

Escursione di Martino nel filone cannibal, in quel periodo particolarmente florido. Si nota che il film è stato fatto più per motivi economici che artistici, tuttavia l’indubbia professionalità di Martino e un cast di tutto rispetto favoriscono la riuscita di questa pellicola. Non mancano le classiche scene di animali che mangiano altri animali, così come parecchie sequenze trucide con protagonisti i cannibali (il tipo evirato su tutte). Ursula Andress ancora statuaria, locations d’effetto, azione ben dosata. Curiosa la presenza di un nano.

Martino è un regista visivamente troppo raffinato per cedere alle lusinghe di un vero e proprio cannibal movie: il film infatti è più adventure che cannibal, si diverte di più a fotografare una natura incontaminata e le grazie della Andress: esotismo ed erotismo. La sequenza finale (quella prettamente cannibal) è un po’ troppo simile a quella della grotta di Ultimo mondo cannibale; di suo ci mette tre scene sessualmente spinte (sesso etero, autoerotismo e sesso con animali) visibili solo nella versione integrale.

Il film, pur non raggiungendo le vette di quelli di Deodato e Lenzi, risulta godibile (grazie anche ad un master audio\video Noshame eccezionale). La cosa che salta subito agli occhi sono le location, veramente splendide. Per il resto ci troviamo davanti più ad un film d’avventura che ad un cannibal movie.

Il grande Sergio Martino, durante un festival, raccontò della fatica fatta per girare questo film: lui portava la responsabilità dell’opera ed i portatori tutti gli attrezzi! Comunque si raggiunge un buon risultato, fatte salve le solite, inutili e odiosissime scene di uccisioni di animali provocate, che effettivamente dal Martino non mi sarei aspettato (ma il mercato è il mercato, nel bene e nel male, come in questo caso!). Molto belli i paesaggi ed impeccabile, come sempre, la regia. Ursula Andress è nudissima, ma ho visto una vhs italiana censurata, purtroppo.

Film cannibalesco con i soliti stereotipi: evirazioni, animali che si mangiano l’un l’alro, budella estirpate etc. Non so cosa abbia in più o in meno rispetto ai vari Cannibal Holocaust o Mangiati vivi! I De Angelis hanno fatto di meglio, ma la loro musica non è troppo male, anzi. Discreti gli attori.

Uno dei pochi cannibal-movie con una morale ben trasmessa, mediante una trama coinvolgente e poco banale. La pecca di queste opere sta nel cimentarsi in un genere troppo “realistico” di fronte alle insidie della natura (vedi i duelli fra gli animali) e lo splatter gratuito dei cannibali che banchettano. Salvabile.

Una natura incontaminata e per certi versi affascinane e pericolosa, uno script banalotto ma con una messa in scena decente e la bellezza procace di Ursula Andress, questi gli ingredienti di un film con delle sequenze che oggi (per fortuna) non si potrebbero più realizzare – in stile Cannibal holocaust. Difficilissima da digerire la scena della scimmietta che cerca di divincolarsi dalla bocca del grosso serpente, per il resto la pellicola è rivolta prettamente agli appassionati del genere.

Dei Martino adventure è forse quello meno riuscito (insieme al Fiume del grande caimano) e manca totalmente la “follia” di quel cult che è L’isola degli uomini pesce. Il tema cannibal è piuttosto sottotono, quasi messo a forza, con le poche scene rintegrate, poi, in Mangiati vivi. Restano una buona presa spettacolare (buono l’attacco del coccodrillo), la Andress pittata e con un corpo ancora da favola e su tutti Antonio Marsina. Gli sfx sono ridicolissimi (l’evirazione fa sbellicare) e i cannibali davvero improbabili. Comunque godibile.

Tra i cannibal movie italiani è sicuramente il più “raffinato”, pur nella crudezza dei temi. La produzione è di levatura internazionale come confermano la presenza di Ursula Andress e Stacy Keach. È un mix di splendidi paesaggi esotici, una discreta trama avventurosa con concessioni alla violenza e allo splatter inferiori a quelle di prodotti simili. La regia mi è sembrata poco sicura proprio nelle scene finali quando compare l’infame tribù cannibale dei Puca e la tensione avrebbe dovuto essere al massimo: lì il film gira un po’ a vuoto.

Decisamente Sergio Martino con questo film ci stupisce. Al di là del fatto se voglia o no imitare i cannibal di Deodato, il film coinvolge non poco e ha un suo e vero e proprio significato. Pur se non è diretto tanto bene, lo spettatore riceve lo spirito d’avventura della pellicola, la quale poi si sposta nel cannibal totale dove, oltre a alle solite uccisioni di animali, c’è anche una castrazione e tanti altri particolari che non hanno fatto altro che penalizzare un film che decollava.

Se Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato è da considerare sicuramente come il capostipite del cannibal-movie italiano, questo di Martino a mio giudizio è il secondo più bello del filone. Belle le ambientazioni e molto curato in tutte le sue parti, è un film che non si dimentica assolutamente. Grande come sempre il mitico Claudione (indimenticato Raul Montalbani di Milano Violenta)

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Colpo in canna

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Da un aereo che atterra in Italia, sbarca Nora Green; ha la divisa da hostess, e sembra una tranquilla, ingenua e un tantino sprovveduta ragazza americana.
La ragazza in realtà deve consegnare una lettera ad un boss della mala napoletana.
Nella lettera, scritta da un fantomatico personaggio che si firma l’Americano, ci sono minacce per Silvera, il boss.
La ragazza viene quindi pestata, perchè il boss la ritiene complice dell’Americano; la ragazza, abbandonata fuori da un circo, viene raccolta ed ospitata da Manuel, un trapezista che lavorava proprio con Silvera. Tra i due nasce una storia, ma la sua presenza crea scompiglio in città.

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Ursula Andress

La banda rivale di Silvera, capitanata dal boss Calò, inizia a seguirla, così come fanno gli uomini del commissario del commissario Calogero.
Tra colpi di scena, inseguimenti, scazzottate si arriva al finale, quando si scopre che Nora in effetti è tutt’altro che una sprovveduta hostess, ma fa parte di una banda bene organizzata che da scacco matto alle bande rivali e alla polizia.
Colpo in canna, film del 1975 di Fernando Di Leo è un fiacco tentativo di coniugare il film giallo con connotazioni poliziesche con quello comico; il primo ad accorgersene fu proprio il regista pugliese, che difatti non lo annoverò mai tra i prodotti da ricordare.

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Il film, che mescola molte scene d’azione con la fisicità sexy ed estrema della protagonista, la biondissima Ursula Andress risente proprio dell’equivoco di partenza. Il film non è un giallo, ma semplicemente sfrutta alcune situazioni tipiche del giallo, non è un noir e alla fine si trasforma in uno strano prodotto che non ha nemmeno del comico, perchè di battute divertenti ce ne sono poche, e la parte comica, pur affidata a gente che on la comicità ci viveva, come Banfi e Giuffrè, risulta penalizzata proprio dall’intreccio improbabile tra le avventure della pseudo hostess e la lotta tra bande.

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Basti pensare all’inserimento, nel film, del personaggio assolutamente fuori contesto del piccolo gangster interpretato da Jimmy il fenomeno, oppure alla legnosità di Marc Porel, che nelle parti semi serie non è mai andato a nozze.
Intendiamoci, il film non è inguardabile, quanto piuttosto slegato e privo di mordente; la presenza della citata Andress, che si spoglia in alcune scene, vale quanto meno il prezzo del biglietto, così come, parlando di cose più serie, le scene finali dell’inseguimento tra l’auto del commissario Calogero e l’auto di Nora Green sono ben girate e coinvolgenti.

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Peccato per Di Leo, che avrebbe voluto dare un taglio ben diverso alla pellicola, ma che alla fine tira fuori un prodotto davvero modesto.
Si salvano, come già detto, la Andress, ma solo ed esclusivamente per la parte “fisica”, visto che anche lei non emerge dal grigiore generale del film, il solito Lino Banfi e la piccola parte di Maurizio Arena, il vero capo della banda.

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Colpo in canna, un film di Fernando Di Leo. Con Aldo Giuffré, Ursula Andress, Marc Porel, Maurizio Arena,Woody Strode, Loris Bazzocchi, Nello Pazzafini, Renato Baldini, Rosario Borelli, Isabella Biagini, Lino Banfi, Salvatore Billa, Ettore Geri, Lorenzo Piani, Pietro Ceccarelli, Carla Brait, Carla Mancini, Gino Milli, Omero Capanna, Brunello Chiodetti, Sergio Ammirata, Enzo Spitaleri
Drammatico, durata 100 min. – Italia 1974.

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Colpo in canna banner personaggi

Ursula Andress …     Nora Green
Woody Strode …     Silvera
Marc Porel …     Manuel
Isabella Biagini …     Rosy
Lino Banfi …     Commissario Calogero
Aldo Giuffrè …     Don Calò
Maurizio Arena …     Padre Best
Rosario Borelli …     Umo di Silvera
Carla Brait …     Carmen
Renato Baldini …     Ali
Raul Lovecchio …     Il cieco
Sergio Ammirata …     Commissario Ammirata
Loris Bazzocchi …     Nora Henchman
Jimmy il Fenomeno …     Tano
Roberto Dell’Acqua …     Zanzara

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Regia Fernando Di Leo
Soggetto Fernando Di Leo
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Casa di produzione Cineproduzioni Daunia 70
Distribuzione (Italia) Alpherat
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Gaia Romanini

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Ursula Andress

Ursula Andress foto

Come ha confessato in una sua intervista di qualche tempo fa, Ursula Andress ha l’Italia nel sangue, nel destino e nella fortuna. Quel destino che le fece incontrare, da ragazza, ancora minorenne, un giovane italiano con il quale fuggì di casa per una fuga d’amore interrotta soltanto dai genitori, che la riportarono indietro. Sempre l’Italia anche nella carriera, con un terzo dei circa 50 film interpretati di provenienza italiana.

Ursula Andress Licenza di uccidere
Ursula Andress in 007 licenza d’uccidere

Ursula, bellezza straordinaria, altera, è nata a Berna nel 1936, e dopo una fulminea carriera da fotomodella, esordisce nel cinema a diciotto anni, nel 1954, nel celebre Un americano a Roma, del grande Steno, nel quale ha una piccola parte accanto al gigante Sordi, che si apprestava a diventare ormai una star del cinema italiano. La sua eccezionale bellezza non passa inosservata,

Ursula Andress Colpo in canna
Nel film Colpo in canna

tanto che in due anni gira altri tre film, La figlia di Mata Hari di Renzo Merusi, un brutto film ambientato in oriente sull’invasione giapponese delle isole del Borneo, seguito da La catena dell’odio di Piero Coschi e da Le avventure di Giacomo Casanova ,nuovamente diretta da Steno.
Se le doti recitative sono appena sufficienti, la Andress si distingue principalmente per una bellezza assolutamente straordinaria; ed è la bellezza a valerle un ruolo cinematografico che la consegnerà alla leggenda. Terence Young, che si appresta a dirigere 007 Licenza di uccidere, tratto dal romanzo di Jan Fleming Dottor No, la scrittura e le affida la parte di Honey Rider nel film da lui diretto.

Ursula Andress L'infermiera
L’infermiera

Ursula Andress La montagna del dio cannibale
La montagna del dio cannibale

La scena in cui Honey/Ursula esce dall’acqua, in un bikini succinto bianco, guardata con stupore da James Bond-Sean Connery, diventa una seconda pelle. Il film ha un successo straordinario, e lancerà anche al cinema il mito dell’agente segreto inglese con licenza di uccidere. Ma è anche la notorietà mondiale per Ursula: siamo nel 1962, e la ventiseienne attrice svizzera diventa di colpo una star. Hollywood la chiama a se; lavora in L’idolo di Acapulco, film del 1963 diretto da Richard Thorpe, al fianco di Elvis Presley, in I quattro del texas, nel ruolo di  Maxine Richter diretto da un altro grande di Hollywood, Robert Aldrich, in un film con un grande cast, che include Frank Sinatra, la nuova stella lanciata da Fellini Anita Ekberg, Dean Martin e Charles Bronson

Ursula Andress Letti selvaggi
La Andress in Letti selvaggi

e ancora in Sfida sotto il sole di John Derek, accanto allo stesso Derek, a Sammy Davis Jr. e a Robert Duvall. E’ proprio con  Derek il primo matrimonio dell’attrice: un matrimonio destinato a durare pochissimo, e che si concluderà nel 1966 con il divorzio dall’attore/regista. I film successivi, La dea della città perduta e Ciao Pussycat, una mega produzione diretta da Donner su soggetto di Woody Allen, brillante scrittore americano, conosciuto per la verve umoristica, riscuotono un buon successo; è sopratutto Ciao Pussycat a mostrare che l’attrice può anche entrare in cast e in film dal contenuto in stile commedia brillante.

Ursula Andress Sole rosso
Sole rosso

Infatti il suo lavoro successivo è L’uomo di Hong Kong, una scatenata commedia umoristica girata al fianco di Jean Paul Belmondo, ricca di colpi di scena.
Nel 1965, sempre più famosa, accetta di lavorare in uno dei film più sottovalutati degli anni sessanta, il visionario La decima vittima, di Elio Petri,tratto da The Seventh Victim di Robert Sheckley,romanzo a metà strada tra il fantascientifico e il surreale.

Ursula Andress Spogliamoci cosi senza pudor
Nella commedia Spogliamoci così senza pudor

La Andress è Caroline Meredith, una abilissima killer che deve uccidere la sua decima vittima per diventare campione di decatlhon; la sua ultima vittima, un indolente (tipico romano almeno nelle intenzioni di Petri) Mastroianni, che finirà per innamorarsi di lei, con tanto di matrimonio finale tra vittima e cacciatrice.
Ancora una volta va rimarcata una peculiarità dell’attrice: la sua straordinaria avvenenza fisica e la sua particolare bellezza le danno però un aspetto algido e freddo, che finiscono per caratterizzarsi in una scarsa mobilità del viso e in una espressione mimica limitata. E’ uno dei motivi per cui la Andress finirà, nella seconda parte della sua carriera, per partecipare a film di scarso valore.

Ursula Andress L'infermiera 2
Ancora un fotogramma da L’infermiera

Subito dopo il film di Petri, che ebbe scarsa fortuna per poi essere rivalutato nel corso del tempo come prodotto eccezionalmente innovativo, la Andress lavora in La caduta delle aquile, classico film bellico diretto da John Guillermin che narra le gesta di una pattuglia di aviatori impegnata nella Grande guerra, e successivamente in Operazione San Gennaro di Dino Risi, divertente commedia interpretata da Totò, Nino Manfredi, Senta Berger, Mario Adorf e Dante Maggio in cui i protagonisti cercano nientemeno che di rubare il tesoro di San Gennaro.

Ursula Andress- Acapulco

Acapulco

Nel 1967 Ursula torna nel cast di un film di James Bond, nel ruolo di Vesper Lynd; si tratta dello scombinato Agente 007 Casino Royale, un fiasco clamoroso a cui parteciparono i registi John Huston, Val Guest, Ken Hughes, Joseph McGrath e Robert Parrish e il cast ricchissimo che lo componeva, ovvero David Niven, Charles Boyer, William Holden, Deborah Kerr, Ursula Andress,Daliah Lavi, Peter Sellers, Woody Allen, John Huston, Joanna Pettet, Orson Welles, George Raft, Jean-Paul Belmondo, Jacqueline Bisset.

Ursula Andress I 4 moschettieri
I quattro moschettieri

La Andress si ritrovò su un set che sembrava preda di un isterismo di massa, causato dalla lite tra Peter Sellers e sua moglie Britt Ekland, che rivolse troppe attenzioni a Orson Welles, tanto che l’attore inglese fini per non rivolgere più la parola all’illustre collega attore e regista, con il risultato finale che i registi furono costretti a girare le scene che vedevano i due attori protagonisti in controcampo. Il film, una sgangherata parodia di James Bond si rivelò un fiasco, ma la Andress, per sua fortuna, aveva un ruolo limitato; dopo aver partecipato, nel 1968 a Le dolci signore e La stella del sud, l’attrice svizzera gira nel 1970 il curioso Colpo da 500 milioni alla National Bank (Perfect Friday) , nel quale compare completamente nuda, mentre nel 1971 è nel cast del western Sole rosso, con Charles Bronson, Alain Delon, Ursula Andress, Toshiro Mifune, Capucine diretto da Terence Young; il film è un western atipico, in cui si assiste ad una strana alleanza tra un samurai e un fuorilegge per recuperare una spada che il samurai deve consegnare al Presidente degli Stati Uniti.

Ursula Andress La decima vittima
La decima vittima

Ursula Andress Scontro di titani
Scontro di titani

Anche questa volta la sua recitazione è sufficiente, ma nulla più. L’attrice ha 35 anni, quindi è nel pieno della maturità fisica; la bellezza è sempre notevole, ma il cinema inizia a riservarle le prime amarezze. In tre anni gira solo film leggeri, commedie allegre senza grosse pretese, come Africa Express, del 1975 accanto a Giuliano Gemma, l’erotico L’infermiera, classica commedia sexy degli anni 70 in cui però da modo di far apprezzare al suo pubblico il fisico assolutamente scultoreo che possiede, in una serie di nudi da antologia. Segue Spogliamoci così senza pudore, altra commedia sexy a episodi diretta da Sergio Martino, seguito da Safari express, questa volta diretta da Duccio Tessari, in cui ricostruisce la coppia formata con Giuliano Gemma con il quale aveva lavorato nel discreto Africa Express.

Ursula Andress La caduta delle aquile
Dove osano le aquile

Ormai l’attrice lavora stabilmente in Italia; infatti nel 1976 Enzo Castellari la chiama per lavorare in Le avventure e gli amori di Scaramouche, filmetto senza pretese e di scarso successo in cui è l’unica attrice di una certa fama a prendere parte al cast.Segue il buon thriller Doppio delitto, diretto da Steno, con la partecipazione anche di Agostina Belli, Peter ustinov e Marcello Mastroianni; segue il mal riuscito Colpo in canna , film del 1975, diretto da Fernando Di Leo, bizzarro tentativo da parte del regista pugliese di coniugare un poliziesco/thriller con i canoni della commedia ironica. Ancora una volta l’unica cosa degna del film è la bellezza sfolgorante della Andress, sempre ad altissimi livelli estetici.

Ursula Andress Casino royale
Casino Royale

Ursula Andress L'ultima chance
Ursula Andress in L’ultima chance

Il successivo La montagna del dio cannibale, diretto da Sergio Martino, nel quale è Susan Stevenson, una donna alla ricerca del marito, sperduto tra le foreste della Nuova Guinea infestata di cannibali. Un film di modesta levatura, ancora una volta; così come modesti sono i risultati di Letti selvaggi, film diretto da Luigi Zampa nel 1979, una delle ultime, stanche commedie all’italiana, costituito da otto episodi con protagonisti nomi di rilievo del cinema, come Monica Vitti, Sylvia Kristel e Monica Vitti, oltre ad un giovanissimo e surreale Roberto Benigni.
Questo può essere definito l’ultimo film importante in cui la Andress ha una parte da protagonista.

Ursula Andress What’s new Pussycat
What’s new Pussycat

Gira ancora I quattro moschettieri nel 1981 e Scontro di titani, una mega produzione a sfondo mitologico in cui ovviamente è chiamata a ricoprire il ruolo di Venere, dea dell’amore. Anche se ha 40 anni, l’attrice è ancora bellissima e avvenente, ma da quel momento il cinema le riserverà solo la partecipazione a Messico in fiamme del 1982; da quel momento in poi Ursula lavorerà in produzioni televisive, come Manimal e Love Boat, con l’eccezione rappresentata da Liberté, égalité, choucroute , film diretto da Jean Yanne nel 1985, ambientato durante la rivoluzione francese nel quale è Maria Antonietta, consorte di Michel Serrault/Luigi XVI.

In seguito lavorerà ancora in serie televisive, anche di fama come Falcon crest, Pietro il Grande, l’italianissimo Fantaghirò.
Se la carriera cinematografica della Andress non si può definire da grande star, la vita privata dell’attrice ha avuto invece proprio le caratteristiche della vedette, inseguita e fotografata per i suoi amori e le sue relazioni amorose, a cominciare da quella con il regista pigmalione Derek, passando per gli attori con cui ha avuto relazioni più o meno lunghe, come Jean Paul Belmondo, Warren Beatty, Ryan O Neal e Harry Hamlin, 20 anni più giovane di lei, con il quale ha avuto il figlio Dimitry.

Ursula Andress Doppio delitto
Doppio delitto

Come considerazione finale, si può dire che la bellissima attrice è oggi un mito più per le scene memorabili di 007 licenza di uccidere che per lo svolgimento della sua carriera; una carriera onorevole, in cui però manca l’acuto, il film importante, l’interpretazione memorabile.

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Ursula Andress Klassäzämekunft

Klassäzämekunft

Ursula Andress Colpo da 500 milioni

Perfect friday

Ursula Andress Fantaghiro 4

Fantaghirò 4

Ursula Andress L'uomo di Hong Kong

L’uomo di Hong Kong

Ursula Andress-Messico in fiamme

Messico in fiamme

Ursula Andress-Le dolci signore

Le dolci signore

Ursula Andress-Le avventure e gli amori di Scaramouche

Le avventure e gli amori di Scaramouche

Ursula Andress-La stella del sud

La stella del Sud

Ursula Andress-La dea della città perduta

La dea della città perduta

Ursula Andress-I 4 del Texas

I 4 del Texas

Ursula Andress-Fantaghirò 3

Fantaghirò

Ursula Andress-Cremaster 5

Cremaster

Ursula Andress Die Vogelpredigt

Die Vogelpredigt

Ursula Andress Man Against the Mob The Chinatown Murders

Man Against the Mob The Chinatown

Ursula Andress Banner filmografia

Liberté, égalité, choucroute (1985)
The Fifth Musketeer (1979)
Letti selvaggi (1979)
La montagna del dio cannibale (1978)
Doppio delitto (1977)
Le avventure e gli amori di Scaramouche (1976)
Africa Express (1976)
Safari Express (1976)
Spogliamoci così senza pudor (1976)
L’infermiera (1975)
Colpo in canna (1975)
L’ultima chance (1973)
Sole rosso (1971)
Perfect Friday (1970)
L’étoile du sud (1969)
Le dolci signore (1968)
Casino Royale (1967)
Once Before I Die (1966)
The Blue Max (1966)
La decima vittima (1965)
L’uomo di Hong Kong (1965)
What’s New Pussycat (1965)
She (1965)
Nightmare in the Sun (1965)
4 for Texas (1963)
Fun in Acapulco (1963)
007 licenza di uccidere (1962)
Le avventure di Giacomo Casanova (1955)
La catena dell’odio (1955)
Un americano a Roma (1954)

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Spogliamoci così senza pudor

Spogliamoci cosi senza pudore locandina

Film a episodi diretto da Sergio Martino, su un soggetto di Raimondo Vianello e Sergio Continenza, anno 1976.

Primo episodio, Il detective: un uomo dubita della fedeltà della coniuge e così decide di assoldare un detective per pedinarla e scoprire le prove di un suo adulterio. Ma il detective, senza scrupoli, pur di raggranellare denaro, fabbrica delle prove false. Il cliente, tutt’altro che sciocco, scoprirà l’inganno, perchè il filmato compromettente girato dal detective lo vedrà protagonista con la moglie durante un loro rapporto coniugale;  l’uomo si vendicherà seducendo la moglie del detective

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Maria Baxa e Aldo Maccione

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Maria Baxa

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Barbara Bouchet

Secondo episodio, La squadra di calcio: un ex calciatore squalificato a vita per motivi truffaldini, viene chiamato da un suo amico, allenatore di una squadra femminile, a far parte del gruppo, ovviamente travestito da donna. Ne succederanno di tutti i colori, con il calciatore che vedrà scoperto l’nganno durante una partita nella quale segna dei goal, prima di essere colpito l basso ventre da una pallonata. L’arbitro e le altre ragazze scopriranno l’inganno.

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Enrico Montesano sotto la doccia nell’episodio La partita di calcio

Terzo episodio, L’armadio di Troia : Un produttore di film hard sogna un incontro ravvicinato con un’attricetta di un suo film. Non riuscirà nell’impresa per colpa di un ladruncolo che oltre che svaligiargli la casa,lo farà litigare con la moglie e gli soffierà l’attricetta.

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Nadia Cassini

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Alberto Lionello

Quarto episodio, La visita: un uomo e una donna, regolarmente sposati con altre persone, cercano disperatamente di poter consumare l’adulterio, ma un’improvvisa morte li pone di fronte ad una scelta:copulare sul letto del morto, quando il cadavere verrà rimosso.

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Ursula Andress

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Johnny Dorelli

Nonostante il cast di buon livello, il film non ha ritmo, e gli episodi non si discostano poi molto dal canovaccio della più trita commedia sexy. Forse l’unico episodio davvero divertente è quello che vede protagonista Enrico Montesano, nei panni del calciatore, Divertente la scena nello spogliatoio femminile nel quale il povero Montesano si trova attorniato da splendide ragazze nude, mentre lui è costretto a sudare ( in tutti i sensi) travestito da donna.

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La sequenza con Ria De Simone: un adulterio mai consumato

Da segnalare anche il duo Dorelli-Andress nell’ultimo episodio, con qualche trovata groottesca; discreto Maccione in tandem con Maria Baxa nell’episodio del detective, anche se il livello delle battute, come ” che imbecille, occhio di lince e orecchie di merda” danno un’idea del tono generale. L’episodio dell’armadio è davvero il punto più basso del film , nonostante Lionello e una Cassini quantomeno generosa nel mostrare le sue grazie ( esempio di battute: la madonna! ah no, volevo dire mia moglie“), mentre la parte della moglie del produttore è affidata alla olita bellissima Barbara Bouchet. Tra i co protagonisti troviamo Alvaro Vitali, nell’episodio del detective e Ninetto Davoli in quello dell’armadio, Ria De Simone in quello del detective. Tutto sommato film poco divertente,abbastanza scontato e anche poco scollacciato, secondo i canoni del genere di pellicola in cui rientra questo film.

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Spogliamoci così senza pudor, un film di Sergio Martino. Con Enrico Montesano, Johnny Dorelli, Barbara Bouchet, Ursula Andress, Ninetto Davoli,Alberto Lionello, Maria Baxa, Ria De Simone, Nadia Cassini,Aldo Maccione
Commedia durata 110 min. – Italia 1977.

Enrico Montesano: Dante Zatteroni (La squadra di calcio)
Barbara Bouchet: Violante (L’armadio di Troia)
Alberto Lionello: Giangi Busacca (L’armadio di Troia)
Ninetto Davoli: Pietro (L’armadio di Troia)
Nadia Cassini: Françoise (L’armadio di Troia)
Ursula Andress: Marina (La visita)
Johnny Dorelli: Marco Antonioli (La visita)
Alvaro Vitali: Broccolini (Il detective)
Gianrico Tedeschi: Silvestri (La visita)
Brenda Welch: prostituta (La squadra di calcio)
Roberto Della Casa: dipendente di Busacca (L’armadio di Troia)
Gianfranco Barra: allenatore (La squadra di calcio)
Armando Brancia: Presidente Bernasconi (La squadra di calcio)
Aldo Maccione: l’investigatore privato (Il detective)
Ria De Simone: la “presunta” moglie adultera (Il detective)
Fernando Cerulli: automobilista che soccore Busacca (L’armadio di Troia)
Daniele Vargas: Avvocato Sante Zenaro (La visita)
Marzio Honorato: Enrico (La squadra di calcio)
Angelo Pellegrino: Felice (L’armadio di Troia)
Maria Baxa: Maria (Il detective)
Sophia Lombardo: ragazza sulla barca (La visita)

 

Regia Sergio Martino
Soggetto Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Sceneggiatura Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Roberto Gerardi, Giancarlo Ferrando
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Enrico Simonetti