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Il Dottor Zivago

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Nel 1965,dopo aver raccolto ben 14 Oscar con due film,Il ponte sul fiume Kway e Lawrence D’Arabia il regista inglese Daid Lean
accetta l’offerta del produttore Carlo Ponti di ridurre per lo schermo il romanzo di Boris Pasternak Il dottor Zivago,unica opera
letteraria in forma di romanzo dello scrittore russo che nel 1958 aveva vinto il premio Nobel per la letteratura.
E’ un’operazione ambiziosa e complessa quella di condensare in 200 minuti di pellicola una vera e propria epopea descritta con
tono vivace ed armonico dallo scrittore russo,che all’uscita del libro aveva incontrato la netta opposizione,l’ostracismo da parte della nomenklatura russa.
Era stato l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli a permettere al pubblico italiano di conoscere l’opera di Pasternak,con la pubblicazione
nel 1957 della prima edizione del romanzo.
Che aveva riscosso un immediato successo,in un periodo storico dominato dagli sguardi in cagnesco,dall’aperta ostilità che regnava tra i due blocchi
contrapposti dell’Occidente e quello comunista.
Successo che Pasternak aveva vissuto con sentimenti contrapposti;da un lato la gratificazione morale ed economica derivata dal successo,
dall’altro la certezza che il regime non avrebbe certamente guardato con simpatia a quello che a prima vista sembrava un attacco
alla struttura stessa dell’ortodossia comunista,una storia che ripercorreva i primi anni della rivoluzione d’ottobre mostrandone contraddizioni e crudeltà in pari dosi.

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In realtà Pasternak,come più volte disse nel corso della vita,non aveva certo mirato a destabilizzare le cose;la sua era stata un’attenta riflessione sull’evoluzione della società russa e in qualche modo anche sulla lingua russa.In pratica,lo scrittore moscovita si ritrovò tra le mani una bomba che nelle intenzioni non doveva essere tale.
Fu l’occidente ad attribuire al romanzo una forza dirompente che in effetti non aveva;e furono i servizi segreti statunitensi
a giocare un ruolo decisivo nell’attribuzione del Nobel a Pasternak attraverso una complessa storia piena di intrighi che potrete leggere con una veloce ricerca in rete.
Lean era uno specialista in grandi resoconti storici visivi;lo aveva già dimostrato con l’antimilitarista Il ponte su fiume Kway e con l’affascinante epopea di Lawrence d’Arabia ed era anche abituato a dirigere stuoli d’attori per le scene di massa.
Si ritrova quindi a metter mano ad un film in cui conta sicuramente un’accurata ricostruzione storica ma che ha al centro la figura di un uomo che crede nel suo lavoro (Yuri Zivago è un medico)che osserva i cambiamenti prodotti nella società russa dalla rivoluzione,che spazza via secoli di sfruttamento e oppressione per sostituire il tutto con un regime che per certi versi sarà ancor più oppressivo del precedente.
Zivago vivrà in pratica due vite,una tradizionale con famiglia e figli e una “nuova”,come la Russia nella quale vive accanto alla giovane infermiera Lara mentre attorno a lui tutto cambia apparentemente alla velocità della luce.
Apparentemente,appunto.
Senza addentrarmi in un discorso storico politico improponibile riassumo per sommi capi la trama del film.

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Yuri Zivago è un brillante medico appena laureato che,dopo la morte della madre,ha potuto studiare a Mosca grazie alla protezione del ricco Gromeko,che alla morte dei suoi genitori lo ha accolto in casa.
Mosca è in subbuglio;manifestazioni e scontri sono all’ordine del giono e la polizia zarista reprime ciecamente e brutalmente tutti i tentativi
da parte del popolo di richiedere migliori condizioni di vita.
Il giovane dottore conosce Lara,una bella ragazza che è la mantenuta di Komarovski,uno spietato uomo d’affari che non esita a stuprarla.La donna tenta di ucciderlo riuscendo solo a ferirlo.
Siamo alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale;Yuri Zivago ha sposato la figlia di Gromeko,è innamorato della moglie e in qualche modo felice.
Ma la fronte incontra Lara,che nel frattempo si è sposata.Suo marito è al fronte e la donna vive quindi separata dal consorte;sullo sfondo c’è una Russia sempre più divisa ed affamata,coinvolta in una guerra che non solo non ha prodotto risultati positivi,ma che si sta rivelando solo un massacro spaventoso.
Per Yuri la guerra termina temporaneamente e può ritornare a casa,dove lo aspettano la moglie e il figlio ma anche una brutta sorpresa;la rivoluzione sta spazzando via l’antica casta al potere e a suo suocero è stata espropriata la grande casa in cui vivevano,con il risultato che Gromeko,sua moglie e suo figlio vivono in due stanze esposti al gelo dell’inverno russo.
Evgraf,fratellastro di Yuri e ufficiale di polizia lo avvisa che la sua opera di poeta,passione che Yuri ha sin da ragazzo,è malvista dalle autorità che ora hanno il controllo della Russia.
Lo convince quindi a stabilirsi negli Urali,in un posto più tranquillo e meno esposto ai controlli della polizia;il viaggio verso gli Urali diventa l’occasione per Zivago di aprire gli occhi definitivamente sulla drammatica situazione del suo paese.
Massacri di ogni genere,violenze e sopraffazione sembrano aver preso il posto dell’antico ordine costituito.

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Uno dei principali responsabili delle violenze è il comandante Strel’nikov,sotto le cui vesti si nasconde Pasa,marito di Lara;arrivati negli Urali,Zivago e la sua famiglia scoprono che anche la tenuta è stata sequestrata dai rivoluzionari e finiscono così in una fattoria.
Qui Yuri incontra Lara e tra i due divampa la passione.
Nella Russia la rivoluzione è al culmine così come la relazione tra Zivago e Lara;la moglie di lui attende un figlio e Zivago decide di interrompere la relazione con Lara.
Zivago viene catturato dai partigiani comunisti e arruolato come medico con la forza;sarà solo dopo due anni che riuscirà a liberarsi,scoprendo
che sua moglie si è rifugiata a Parigi proprio con Lara.
Qui di due amanti si ritrovano e…
Il dottor Zivago è uno dei rarissimi casi in cui un film è superiore al romanzo da cui è tratto; mentre il romanzo di Pasternak ha molti momenti di pausa,con lunghi e francamente monotoni monologhi,il film ha un taglio decisamente più spigliato e veloce.
Mentre Pasternak insegue nel romanzo i suoi obiettivi,raccontando i mali della rivoluzione,esaltando la poesia e la lingua russa,Lean va dritto al sodo creando un kolossal in cui è molto più importante la storia d’amore fra Yuri e Lara e lo sfondo della guerra civile.
Passioni forti e pregnanti sullo sfondo della rivoluzione russa,il nuovo che avanza e che per certi versi farà rimpiangere il vecchio e una storia d’amore bella e triste allo stesso tempo.
La ricostruzione ambientale è praticamente perfetta;indimenticabile la maschera di ghiaccio di Zivago così come splendida e immortale è la colonna sonora del film,
quel Tema di Lara di Maurice Jarre che spopolerà alla notte degli Oscar del 1966 al Santa Monica Civic Auditorium.

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Il film di Lean,nella stessa serata,si aggiudicherà cinque Oscar,quelli per la Migliore sceneggiatura non originale a Robert Bolt,per la Migliore fotografia a Freddie Young, per la Migliore scenografia a John Box, Terence Marsh e Dario Simoni,per i Migliori costumi a Phyllis Dalton.
A Lean sfugge sia l’Oscar per la miglior regia sia per il miglior film pur avendo avuto due nomination,così come nonostante la splendida interpretazione nè Julie Christie nè Omar Sharif,i due grandi protagonisti del film non otterranno nemmeno le nomination.
Cosa poco importante,perchè Il Dottor Zivago ebbe accoglienze trionfali da parte del pubblico e decisamente buone da parte della critica.
Merito dei due citati protagonisti,di una colonna sonora indimenticabile e di una regia praticamente perfetta.Da elogiare tutto quanto il cast,assolutamente inappuntabile.
Per quanto non fosse facile Lean ricostruisce in modo preciso l’atmosfera del romanzo con un film che diventerà con il tempo un grande classico,tanto da essere considerato uno dei film storici più belli di sempre.
Un film da vedere e da rivedere,con il piacere delle cose belle…

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Il dottor Zivago

Un film di David Lean. Con Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Rod Steiger, Alec Guinness, Tom Courtenay, Siobhan McKenna, Ralph Richardson, Rita Tushingham, Jeffrey Rockland, Klaus Kinski, Tarek Sharif, Bernard Kay,
Gérard Tichy, Noël Willman, Roger Maxwell, Mark Eden Titolo originale Doctor Zhivago. Drammatico, durata 190 min. – USA, Italia 1965.

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Il dottor Zivago Banner protagonisti

Omar Sharif: dott. Jurij Zivago
Julie Christie: Larisa ‘Lara’ Antipova
Geraldine Chaplin: Tonja Gromeko
Rod Steiger: Viktor Komarovskij
Rita Tushingham: la ragazza
Alec Guinness: generale Evgraf Zivago
Ralph Richardson: Aleksandr Gromeko
Klaus Kinski: Kostoed Amurskij
Tom Courtenay: Paša Antipov / Strel’nikov
Adrienne Corri: madre di Lara
Jack MacGowran: Petja
Lili Murati: donna che sale sul treno in corsa

Il dottor Zivago Banner doppiatori

Giuseppe Rinaldi: dott. Jurij Zivago
Maria Pia Di Meo: Lara Antipova
Fiorella Betti: Tonja Gromeko
Bruno Persa: Viktor Komarovskij
Manlio Busoni: generale Evgraf Zivago
Nino Pavese: Aleksandr Gromeko
Sergio Tedesco: Pasa Antipov
Gino Baghetti: Petja
Mario Mastria: tenente, passeggero sul treno
Rosetta Calavetta: madre di Lara
Giovanna Scotto: Anna
Nino Marchetti: cameriere
Dina Perbellini: signora alla festa
Gualtiero De Angelis: soldato nel vagone
Liliana Sorrentino: Katja

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Regia David Lean
Soggetto Boris Leonidovic Pasternak (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Robert Bolt
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Freddie Young
Montaggio Norman Savage
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Terence Marsh, Gil Parrondo, Dario Simoni
Costumi Phyllis Dalton

Il dottor Zivago Banner citazioni dal film

“Aniuska, smettila: i buoni matrimoni li fa Dio, non li facciamo noi.”
“Ci sono due tipi di donne, ed è chiaro che tu non sei del tipo più puro: tu, mia cara, sei da letto.”
“Pavel Pavlovic, la mia impressione è che, non vi offendete, siate molto giovane.
Monsieur Komaronskij, ora non vi offendete voi: la gente migliora con l’età?”
“Sarebbe stato bello incontrarci prima…Anche di un giorno, sì.”
“Ma se il popolo ama la poesia, ama i poeti… e nessuno ama la poesia più di un russo…”
“Ci sono due tipi di uomini, solo due. Quel giovane è del tipo raro. Egli è nobile, ed è puro:
è il tipo d’uomo che il mondo finge di ammirare ma che in realtà disprezza; è il tipo d’uomo che genera sgomento e infelicità, specialmente nelle donne. Capisci? […] E c’è l’altro tipo: non è idealista, non è puro; ma è vivo.
“Tonya, sai suonara la balalaika?
Se la sa suonare? È un’artista!
E chi glielo ha insegnato?
Nessuno!
Allora è un dono, un dono di natura”

Il dottor Zivago Banner citazioni romanzo
Andavano e sempre camminando cantavano eterna memoria, e a ogni pausa era come se lo scalpiccio, i cavalli, le folate di vento seguitassero quel canto.
I passanti facevano largo al corteo, contavano le corone, si segnavano. I curiosi, mescolandosi alla fila, chiedevano: “Chi è il morto?” La risposta era: “Zivago.
” “Ah! allora si capisce.” “Ma non lui. La moglie.” “È lo stesso. Dio l’abbia in gloria. Gran bel funerale.”

DAL ROMANZO

Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore.
A loro non si è svelata la bellezza della vita.

Sognò […] Da un capo all’altro dell’appartamento, tutta indaffarata, si muoveva rapida e silenziosa Lara, con addosso la vestaglia da mattina infilata in fretta,
e lui la seguiva alle calcagna, importuno, cercando con insistenza di mettere in chiaro qualcosa in modo insulso e a sproposito, mentre lei non aveva nemmeno un minuto da dedicargli,
e alle sue spiegazioni rispondeva continuando a muoversi e limitandosi a volgere il capo dalla sua parte, con silenziosi sguardi perplessi e scoppi innocenti della sua incantevole risata argentina,
unici tratti di intimità ancora rimasti tra loro. E così lontana, fredda e attraente era colei alla quale egli aveva dato tutto, colei che aveva preferito a tutto e a confronto con la quale tutto era
inferiore e privo di valore!

Il dottor Zivago Banner recensioni
L’opinione di Gcarlo dal sito http://www.mymovies.it

Ho rivisto questo film dopo 30 anni e lo trovo ancora perfetto. Scenografie, ambientazione, personaggi tutto è ancora vivo e palpitante. A distanza di tempo devo rivalutare la figura di Rod Steiger
che di primo acchito tende ad essere offuscata da quella Omar Sharif L’idealista. Tra tutti gli uomini che hanno cooperato alla rovina esistenziale di Lara, si è dimostrato alla fine l’unico in grado di offrirle delle risposte concrete al di là
degli idealismi distruttivi (comunismo e amore) degli altri due uomini della sua vita. Lara è sempre convincente, splendida figura di donna degna di figurare tra i grandi personaggi femminili della letturatura mondiale. E’la vera vittima della vicenda,schicciata dall’egoismo degli uomini
che ha amato:il gaudente, il politico folle, il poeta che non riesce a darle una stabilità relazionale.E’indicibile il carico di sofferenza che
questa donna deve sopportare e c’è sempre un sorriso sulle sue labbra. Lara resterai sempre nel nostro cuore!
L’opinione di Curiosone49 dal sito http://www.filmtv.it

Film-romanzo storico per eccellenza, narra di un medico che passa dall’agiata vita di professionista nella Russia zarista, alle umiliazioni riservate dai bolscevichi alla classe cui appartiene, attraverso gli avvenimenti drammatici della Rivoluzione di Ottobre…. La figura centrale è quella di Yuri Zhivago,
(un bellissimo, quanto amimico Omar Sharif ) che, pur attraversando il disfacimento di uno Paese – la Russia zarista – e di un intero mondo che aveva conosciuto, tenta comunque, per sopravvivere, di adeguarsi al’immagine dell’uomo “nuovo” che la Rivoluzione intende plasmare, riuscendo peraltro ad essere fedele solo a se stesso, al proprio “mestiere”
– sia qui detto con rispetto – di medico…Zhivago infatti non riesce – né lo ha mai voluto – essere l’uomo “nuovo”, ma nemmeno riesce ad essere un fedele marito, né – purtroppo per lui – un assiduo compagno della pur amatissima amante Lara …La passione per Lara lo allontana dalla moglie, costringendolo a sempre più frequenti visite all’amante, finchè,
presa la decisione di non più frequentarla, nel breve percorso tra la casa dell’amante e la propria, verrà ingoiato per ben due anni dalla Rivoluzione…E’ una storia di passioni e di abbandoni, di ricordi struggenti di momenti felici, già vissuti nella banalità del quotidiano, ma poi rivissuti con struggente nostalgia… C’è un’amarezza di fondo che permea il fluire della narrazione,
come di una felicità che si potrebbe raggiungere ma che ci sfugge per un attimo…Zhivago è con Lara, infermiera al fronte…c’è la guerra…ma solo al momento del commiato (il ritorno a casa), ripercorrendo le stanze vuote della villa trasformata in ospedale da campo, si rende conto di quanto fosse importante Lara…

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Benché la grandiosità sconfini nella lentezza, e benché oggi il film appaia abbastanza lontano dai gusti contemporanei, resta un bel kolossal, ottimamente diretto ed ottimamente interpretato, pure dotato di panorami splendidi. Il tema musicale è passato alla storia. Il finale, riproposto in Palombella rossa, è quasi sadico verso lo spettatore. Da vedere, ma solo se armati di saggia pazienza.
Galbo

Da uno dei capolavori letterari del Novecento, il grande regista inglese David Lean sforna un film epico, nella migliore tradizione hollywodiana. Benché sia certamente un ottimo film, Zivago non riesce a raggiungere il livello dei due grandi capolavori del regista (Lawrence d’Arabia e Il ponte sul fiume Kwai), a causa di una certa lentezza del racconto e dello stile che ne fa un film che ha risentito non positivamente del trascorrere del tempo.
Caesars

Grande affresco della Russia in piena rivoluzione bolscevica, è un ottimo esempio di come si possa realizzare un polpettone romantico (oltre tre ore) ottenendo buoni risultati e non cadendo mai nello stucchevole. David Lean era sicuramente un buon regista (suoi anche gli strapremiati Ponte sul fiume Kway e Lawrence d’Arabia) ed è assecondato alla perfezione da ottimi attori e da una storia molto ben strutturata. Da vedere.
Ciavazzaro
Ottimo, rientra negli annali. Sottolineato dalle ottime musiche del compianto Maurice Jarre e sorretto da un imponente cast (Sharif, la Chaplin, Kinski). Sceneggiatura solida, con finale crudele, si fa vedere piacevolmente nonostante la durata. Da citare il finale.
Gugly

Film romantico per eccellenza che tralascia le riflessioni del romanzo per concentrarsi sulla dolorosa storia d’amore tra Juri e Lara, opportunamente corredati di tema che rimanda alla taiga, alla neve ed al Palazzo d’Inverno. Certamente datato, ma ogni volta sprigiona un fascino a cui è difficile resistere, merito non solo dei protagonisti ma anche dei comprimari, sui quali svettano la dolce Geraldine Chaplin e il burbero Alec Guinness.
Saintgifts

Che molte donne, vicine ai cinquanta, si chiamino Lara, la dice lunga sul successo che il film in questione ha avuto in Italia e non solo. Per non parlare poi del tema musicale, fischiettato a ogni angolo di strada (quando ancora si fischiettava). Un kolossal di tutto rispetto, tratto da un romanzo di tutto rispetto. Lean è riuscito a tradurlo in immagini convenientemente, servendosi di una splendida fotografia e di attori molto in parte che hanno saputo esprimere i caratteri dei personaggi. Il finale lo giudico la ciliegina sulla torta.

Boris pasternak

Lo scrittore del romanzo,Boris Pasternak

David Lean

Il regista del film,David Lean

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ottobre 22, 2015 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , | Lascia un commento

100 Film da salvare

100 film da salvare

Cento film da salvare, cento film che coprono un arco temporale che va dal 1942 al 1978, ultimo anno preso in considerazione per una lista che è stata redatta nel 2006 quando,alle Giornate degli Autori di Venezia,Fabio Ferzetti il critico cinematografico del Messaggero con la collaborazione di Gianni Amelio, Gian Piero Brunetta, Giovanni De Luna, Gian Luca Farinelli, Giovanna Grignaffini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Domenico Starnone e Sergio Toffetti hanno di fatto creato un elenco di cento film considerati imprescindibili per il loro valore artistico e culturale,oltre che rappresentativi della storia e del costume italiano.
Tra i cento registi,il più citato è Federico fellini con sette opere Lo sceicco bianco (1952), I Vitelloni (’53), La strada (’54), Le notti di Cabiria (’57), La dolce vita (’60), Otto e mezzo (’63), Amarcord (’74)
In realtà sarebbero otto,vista la presenza di un film girato con Lattuada nel 1950,quel Luci del varietà considerato un autentico capolavoro.
Sei le presenze di Luchino Visconti,Ossessione (1943), La terra trema (’48), Bellissima (’51), Senso (’54), Rocco e i suoi fratelli (’60), Il Gattopardo (’63) mentre sono cinque quelle di un altro grande maestro,Vittorio De Sica con Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (’48), Miracolo a Milano (’51), Umberto D (’52) e L’oro di Napoli (’54).Da notare l’assenza di un grandissmo film,Il giardino dei Finzi Contini,che vinse anche un Oscar.
Anche Francesco Rosi è presente con 5 film,I magliari (1959), Salvatore Giuliano (’62), Le mani sulla città (’63), Il caso Mattei (’72) e Cadaveri eccellenti (’76) così come il grande Monicelli con Guardie e ladri (1951), Un eroe dei nostri tempi (’55), I soliti ignoti (’58), La grande guerra (’59) e Un borghese piccolo piccolo (’77)
Quattro i film presenti per Roberto Rossellini,Roma città aperta (1945), Paisà (1946), Stromboli (1950) ed Europa 51 (1952) e per Dino Risi con Poveri ma belli (1957), Una vita difficile (1961), Il sorpasso (1962), I mostri(1963)
La lista esclude un grande come Leone,e questa è una delle tante anomalie di un gruppo di pellicole di alto livello ma rappresentative solo in parte.Escludere il western o escludere buona parte della commedia all’italiana (L’armata Bancaleone è solo un esempio) dimostra ancora una volta come i critici abbiano una visione davvero parziale del cinema e del suo vero significato.

I film

1 Ossessione locandina

1 Ossessione foto

Ossessione,di Luchino Visconti

2 Roma città aperta locandina

2 Roma città aperta foto

Roma città aperta di Roberto Rossellini

3 Ladri di biciclette locandina

3 Ladri di biciclette foto

Ladri di biciclette di Vittorio De Sica

I soliti ignoti locandina

I soliti ignoti foto

I soliti ignoti di Mario Monicelli

6 Lo sceicco bianco locandina

6 Lo sceicco bianco foto

Lo sceicco bianco di Federico Fellini

7 Divorzio all'italiana locandina

7 Divorzio all'italiana foto

Divorzio all’italiana di Pietro Germi

8 Salvatore Giuliano locandina

8 Salvatore Giuliano foto

Salvatore Giuliano di Francesco Rosi

9 I pugni in tasca locandina

9 I pugni in tasca foto

I pugni in tasca di Marco Bellocchio

10 Io la conoscevo bene locandina

10 Io la conoscevo bene foto

Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli

11 Dillinger è morto locandina

11 Dillinger è morto foto

Dillinger è morto di Marco Ferreri

12 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto locandina

12 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto foto

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri

13 Il conformista locandina

13 Il conformista foto

Il conformista di Bernardo Bertolucci

14 C'eravamo tanto amati locandina

14 C'eravamo tanto amati foto

C’eravamo tanto amati di Ettore Scola

15 Pane e cioccolata locandina

15 Pane e cioccolata foto

Pane e cioccolata di Franco Brusati

16 Novecento locandina

16 Novecento foto

Novecento di Bernardo Bertolucci

17 Amarcord locandina

17 Amarcord foto

Amarcord di Federico Fellini

18 Una giornata particolare locandina

18 Una giornata particolare foto

Una giornata particolare di Ettore Scola

19 Un borghese piccolo piccolo locandina

19 Un borghese piccolo piccolo foto

Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli

20 Padre padrone locandina

20 Padre padrone foto

Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani

I registi

Vittorio De Sica

Vittorio De Sica

Valerio Zurlini

Valerio Zurlini

Steno

Steno

Roberto Rossellini

Roberto Rossellini

Pietro Germi

Pietro Germi

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Michelangelo Antonioni

Michelangelo Antonioni

Mauro Bolognini

Mauro Bolognini

Mario Monicelli

Mario Monicelli

Marco Bellocchio

Marco Bellocchio

Luciano Salce

Luciano Salce

Luchino Visconti

Luchino Visconti

Alberto Lattuada

Alberto Lattuada

Bernardo Bertolucci

Bernardo Bertolucci

Dino Risi

Dino Risi

Elio Petri

Elio Petri

Ettore Scola

Ettore Scola

Federico Fellini

Federico Fellini

Francesco Rosi

Francesco Rosi

Franco Brusati

Franco Brusati

Le attrici

g Sofia Loren L'oro di Napoli

Sofia Loren in L’oro di Napoli

h Alida Valli Senso

Alida Valli in Senso

i Alida Valli Senso

Bette Davis in Lo scopone scientifico

l Annie Girardot La donna scimmia

Annie Girardot in La donna scimmia

f Silvana Mangano Riso amaro

Silvana Mangano in Riso amaro

e Gina Lollobrigida La provinciale

Gina Lollobrigida in La provinciale

c-Sandra Milo 8 e mezzo

Sandra Milo in 8 e mezzo

b-Monica Vitti L'eclisse

Monica Vitti in L’eclisse

a- Claudia Cardinale Il bell'Antonio

Claudia Cardinale in Il bell’Antonio

Ecco la lista completa dei film,rigorosamente in ordine di uscita delle pellicole:

I cento film

1 4 passi fra le nuvole Alessandro Blasetti 1942
2 Ossessione Luchino Visconti 1943
3 Roma città aperta Roberto Rossellini 1945
4 Paisà Roberto Rossellini 1946
5 Sciuscià Vittorio De Sica 1946
6 L’onorevole Angelina Luigi Zampa 1947
7 Ladri di biciclette Vittorio De Sica 1948
8 La terra trema Luchino Visconti 1948
9 Riso amaro Giuseppe De Santis 1949
10 La città dolente Mario Bonnard 1949
11 Cielo sulla palude Augusto Genina 1949
12 Stromboli (Terra di Dio) Roberto Rossellini 1949
13 Catene Raffaello Matarazzo 1949
14 Il cammino della speranza Pietro Germi 1950
15 Domenica d’agosto Luciano Emmer 1950
16 Cronaca di un amore Michelangelo Antonioni 1950
17 Luci del varietà Alberto Lattuada e Federico Fellini 1950
18 Prima comunione Alessandro Blasetti 1950
19 Bellissima Luchino Visconti 1951
20 Due soldi di speranza Renato Castellani 1951
21 Guardie e ladri Mario Monicelli e Steno 1951
22 Miracolo a Milano Vittorio De Sica 1951
23 La famiglia Passaguai Aldo Fabrizi 1951
24 Umberto D. Vittorio De Sica 1952
25 Europa ’51 Roberto Rossellini 1952
26 Lo sceicco bianco Federico Fellini 1952
27 Totò a colori Steno 1952
28 Don Camillo Julien Duvivier 1952
29 Pane, amore e fantasia Luigi Comencini 1953
30 I vitelloni Federico Fellini 1953
31 Napoletani a Milano Eduardo De Filippo 1953
32 Febbre di vivere Claudio Gora 1953
33 La provinciale Mario Soldati 1953
34 Carosello napoletano Ettore Giannini 1953
35 Il sole negli occhi Antonio Pietrangeli 1953
36 La spiaggia Alberto Lattuada 1954
37 L’oro di Napoli Vittorio De Sica 1954
38 Un americano a Roma Steno 1954
39 L’arte di arrangiarsi Luigi Zampa 1954
40 Senso Luchino Visconti 1954
41 La strada Federico Fellini 1954
42 Una donna libera Vittorio Cottafavi 1954
43 Gli sbandati Francesco Maselli 1955
44 Un eroe dei nostri tempi Mario Monicelli 1955
45 Poveri ma belli Dino Risi 1956
46 Il grido Michelangelo Antonioni 1957
47 Le notti di Cabiria Federico Fellini 1957
48 I soliti ignoti Mario Monicelli 1958
49 Arrangiatevi! Mauro Bolognini 1959
50 La grande guerra Mario Monicelli 1959
51 I magliari Francesco Rosi 1959
52 Tutti a casa Luigi Comencini 1960
53 La dolce vita Federico Fellini 1960
54 Rocco e i suoi fratelli Luchino Visconti 1960
55 La ragazza con la valigia Valerio Zurlini 1960
56 La lunga notte del ’43 Florestano Vancini 1960
57 Il bell’Antonio Mauro Bolognini 1960
58 Una vita difficile Dino Risi 1961
59 Divorzio all’italiana Pietro Germi 1961
60 Il posto Ermanno Olmi 1961
61 Accattone Pier Paolo Pasolini 1961
62 Leoni al sole Vittorio Caprioli 1961
63 Il sorpasso Dino Risi 1962
64 Salvatore Giuliano Francesco Rosi 1962
65 L’eclisse Michelangelo Antonioni 1962
66 Mafioso Alberto Lattuada 1962
67 I mostri Dino Risi 1963
68 Le mani sulla città Francesco Rosi 1963
69 8½ Federico Fellini 1963
70 Il Gattopardo Luchino Visconti 1963
71 La donna scimmia Marco Ferreri 1963
72 Chi lavora è perduto (In capo al mondo) Tinto Brass 1963
73 La vita agra Carlo Lizzani 1964
74 I pugni in tasca Marco Bellocchio 1965
75 Io la conoscevo bene Antonio Pietrangeli 1965
76 Comizi d’amore Pier Paolo Pasolini 1965
77 Signore & signori Pietro Germi 1966
78 Uccellacci e uccellini Pier Paolo Pasolini 1966
79 La battaglia di Algeri Gillo Pontecorvo 1966
80 La Cina è vicina Marco Bellocchio 1967
81 Dillinger è morto Marco Ferreri 1968
82 Banditi a Milano Carlo Lizzani 1968
83 Il medico della mutua Luigi Zampa 1968
84 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto Elio Petri 1970
85 Il conformista Bernardo Bertolucci 1970
86 L’udienza Marco Ferreri 1971
87 Diario di un maestro Vittorio De Seta 1972
88 Il caso Mattei Francesco Rosi 1972
89 Lo scopone scientifico Luigi Comencini 1972
90 Nel nome del padre Marco Bellocchio 1972
91 Amarcord Federico Fellini 1973
92 C’eravamo tanto amati Ettore Scola 1974
93 Pane e cioccolata Franco Brusati 1974
94 Fantozzi Luciano Salce 1975
95 Novecento Bernardo Bertolucci 1976
96 Cadaveri eccellenti Francesco Rosi 1976
97 Una giornata particolare Ettore Scola 1977
98 Un borghese piccolo piccolo Mario Monicelli 1977
99 Padre padrone Paolo e Vittorio Taviani 1977
100 L’albero degli zoccoli Ermanno Olmi 1978

Gli attori

a1 Aldo Fabrizi C'eravamo tanto amati

Aldo Fabrizi in C’eravamo tanto amati

a2 Alain Delon Il gattopardo

Alain Delon in Il Gattopardo

a3 Amedeo Nazzari Le notti di Cabiria

Amedeo Nazzari in Le notti di Cabiria

a4 Marcello Mastroianni Una giornata particolare

Marcello Mastroianni in Una giornata particolare

a5 Eduardo De Filippo Tutti a casa

Eduardo De Filippo in Tutti a casa

a6 Alberto Sordi Un americano a Roma

Alberto Sordi in Un americano a Roma

a7 Nino Manfredi Pane e cioccolata

Nino Manfredi in Pane e cioccolata

a8 Vittorio Gassman Il sorpasso

Vittorio Gassman in Il sorpasso

a9 Toto Uccellacci e uccellini

Toto in Uccellacci e uccellini

a10 Mario Vitale Stromboli

Mario Vitale in Stromboli

ottobre 20, 2015 Pubblicato da: | Miscellanea | | 3 commenti

Classifica al botteghino 1967

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1) Helga di Erich F. Bender

1 Helga locandina

1 Helga foto
con Ruth Gassmann,Eberhard Mondry,Asgarda Hummel,Ilse Zielstorff,Lagroua Weill-Heilé

2) Agente 007 – Si vive solo due volte di Lewis Gilbert

2 Agente 007 - Si vive solo due volte locandina

2 Agente 007 - Si vive solo due volte foto
con Sean Connery,Bernard Lee,Lois Maxwell,Desmond Llewelyn,Donald Pleasence,Karin Dor,Mie Hama

3) Quella sporca dozzina di Robert Aldrich

3 Quella sporca dozzina locandina

3 Quella sporca dozzina foto
con Lee Marvin,Ernest Borgnine,Charles Bronson,Jim Brown,John Cassavetes,George Kennedy,Robert Ryan,Telly Savalas,Donald Sutherland

4) Dio perdona… io no di Giuseppe Colizzi

4 Dio perdona... io no locandina

4 Dio perdona... io no foto
con Frank Wolff,Bud Spencer,Terencel Hill,Gina Rovere,Paco Sanz,Giovanna Lenzi

5) I giorni dell’ira di Tonino Valerii

5 I giorni dell'ira locandina

5 I giorni dell'ira foto
con Giuliano Gemma,Lee Van Cleef,Yvonne Sanson,Franco Balducci,Andrea Bosic

6) Bella di giorno di Luis Bunuel

6 Bella di giorno locandina
con Catherine Deneuve,Francisco Rabal,Michel Piccoli,Geneviève Page,Jean Sorel,Pierre Clémenti,Françoise Fabian

7) Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer

7 Indovina chi viene a cena locandina

7 Indovina chi viene a cena foto
con Sidney Poitier,Katharine Hepburn,Spencer Tracy,Cecil Kellaway,Katharine Houghton

8) Banditi a Milano di Carlo Lizzani

8 Banditi a Milano locandina

8 Banditi a Milano foto
con Gian Maria Volonté,Don Backy,Laura Solari,Carla Gravina,Tomas Milian

9) La calda notte dell’Ispettore Tibbs di Norman Jewison

9 La calda notte dell'Ispettore Tibbs locandina

9 La calda notte dell'Ispettore Tibbs foto
con Sidney Poitier,Rod Steiger,Warren Oates,Lee Grant,Larry Gates

10) Gangster story di Arthur Penn

10 Gangster story locandina

10 Gangster story foto
con Warren Beatty,Faye Dunaway,Gene Hackman,Michael J. Pollard,Estelle Parsons

11) Il giorno della civetta di Damiano Damiani

11 Il giorno della civetta locandina

11 Il giorno della civetta foto
con Claudia Cardinale,Lee J. Cobb,Franco Nero,Serge Reggiani,Ugo D’Alessio

12) Da uomo a uomo di Giulio Petroni

12 Da uomo a uomo locandina

12 Da uomo a uomo foto
con Luigi Pistilli,Lee Van Cleef,Anthony Dawson,John Philip Law,Nino Vingelli

13) C’era una volta di Francesco Rosi

13 C'era una volta locandina

13 C'era una volta foto
con Dolores Del Rio,Sophia Loren,Omar Sharif,Georges Wilson,Leslie French

14) James Bond 007 – Casinò Royale di John Huston – Ken Hughes – Val Guest

14 James Bond 007 - Casinò Royale locandina

14 James Bond 007 - Casinò Royale foto
con David Niven,Charles Boyer,William Holden,Deborah Kerr,Ursula Andress

15) Italian Secret Service di Luigi Comencini

15 Italian Secret Service locandina

15 Italian Secret Service foto
con Nino Manfredi,Françoise Prévost,Georgia Moll,Gastone Moschin

16) Io, due figlie, tre valigie di Eduardo Molinaro

16 Io, due figlie, tre valigie locandina

16 Io, due figlie, tre valigie foto
con Louis de Funès,Claude Rich,Agathe Natanson,Claude Gensac,Sylvia Saurel

17) Faccia a faccia di Sergio Sollima

17 Faccia a faccia locandina

17 Faccia a faccia foto
con Gian Maria Volonté,William Berger,Tomas Milian,Jolanda Modio,José Torres

18) I due vigili di Giorgio Bianchi

18 I due vigili locandina

18 I due vigili foto
con Umberto D’Orsi,Franco Franchi,Ciccio Ingrassia,Luciano Scalise,Andreina Pagnani,Rosita Pisano,Franco Giacobini,Isabella Biagini

19) Il profeta di Dino Risi

19 Il profeta locandina

19 Il profeta foto
con Vittorio Gassman,Ann-Margret,Yvonne Sanson,Oreste Lionello,Liana Orfei,Fiorenzo Fiorentini

20) Blow up di Michelangelo Antonioni

20 Blow up locandina

20 Blow up foto
con David Hemmings,Sarah Miles,Vanessa Redgrave,Jane Birkin,Peter Bowles

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ottobre 19, 2015 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Le due vite di Mattia Pascal

Le due vite di Mattia Pascal locandina 1

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:”

— Io mi chiamo Mattia Pascal.

— Grazie, caro. Questo lo so.

— E ti par poco?

Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:

-Io mi chiamo Mattia Pascal.

Questo è l’incipit di Il fu Mattia Pascal,romanzo scritto da Luigi Pirandello e pubblicato per la prima volta nel 1904; una delle sue cose più belle,un romanzo intriso di malinconia e sottile ironia,scritto nella consueta prosa austera dal grande scrittore di Girgenti.

Nel 1985 Mario Monicelli,con l’aiuto alla sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico e Ennio De Concini ricava dal romanzo un film che avrà due versioni distinte,una per la tv di quasi tre ore e una per il cinema di poco più di due ore.Monicelli cambia titolo al romanzo che diventa ora Le due vite di Mattia Pascal e lo trasporta ai giorni nostri,incontrando però la netta ostilità dei critici e una tiepida accoglienza da parte del pubblico.

Le due vite di Mattia Pascal 1

Le due vite di Mattia Pascal 2

Reduce da tre grandi successi di cassetta,Il Marchese del Grillo (1981), Amici miei atto II (1982) e Bertoldo Bertoldino e Cacasenno (1984),Monicelli mette in scena una personale rivisitazione del romanzo di Pirandello utilizzando come attore principale per il ruolo di Mattia Pascal Marcello Mastroianni,che in quel1985,anno in cui fu girato il film aveva ben 61 anni ed era quindi lontanissimo dai 30 del protagonista del romanzo.Questa scelta,se assolutamente coerente con la grandezza come attore drammatico di Mastroianni crea non pochi problemi all’economia del film.

Aldilà di questo il film segue in qualche modo il romanzo pirandelliano,raccontando le due vite di Mattia Pascal,uomo di mezza età senza più grandi aspirazioni se non quelle di godersi l’eredità di suo padre. Che però è nelle mani di Malagna,l’amministratore,un tipo losco e dalla dubbia moralità.La vita di Mattia scorre senza sussulti in casa di sua moglie Romilda,nella quale vive anche la madre di lei,una donna assolutamente insopportabile,grezza e gretta.L’unica consolazione è Oliva,la bella figlia di un vecchio dipendente che lo ha reso padre;alla morte di sua madre Mattia,sempre più insofferente della vita priva di emozioni che conduce,decide di partire all’improvviso senza avvisare nessuno. Sceso a Montecarlo,va al Casinò dove con incredibile fortuna vince una grossa somma,bissata anche nelle serate dopo.

La lunga assenza di Mattia viene interpretata come una scomparsa e il ritrovamento di un corpo la cui sagoma assomiglia molto a Mattia convince i parenti che lo stesso è morto e decidono quindi di seppellirlo con tutti gli onori.Ad assistere alla cerimonia c’è lo stesso Mattia,che non visto si guarda bene dallo smentire la sua morte,anzi.Ne approfitta per partire nuovamente destinazione Roma,commettendo però un errore fatale;in preda all’euforia,distrugge i suoi documenti,cosa che rivelerà fatale in seguito.

Le due vite di Mattia Pascal 7

Le due vite di Mattia Pascal 8

A Roma cambia il suo nome in quello di Adriano Meis, viene ospitato da una famiglia,della quale fa parte Adriana;tra i due nasce una relazione e la donna resta incinta.Nel frattempo però la fortuna al gioco ha cambiato direzione e ben presto Mattia si trova ad aver sperperato tutto il suo patrimonio e anche pieno di debiti.Così invece di assumersi le proprie responsabilità con Adriana,la pianta in asso e di cancellare la sua nuova identità.

Torna quindi in paese dove però lo attendono amare scoperte:sua moglie,credendosi vedova,ha sposato un suo amico ed ha una bambina,mentre Oliva ha sposato il Malagna,che ha anche riconosciuto il figlio avuto da Mattia.La sua presenza è ora motivo di grosso imbarazzo;gli viene proposto di lavorare come aiutante nella biblioteca del comune,un modo come un altro per toglierselo dai piedi.A Mattia non resta altro da fare che recarsi al cimitero a trovare se stesso e a deporre fiori sulla propria tomba…

Non è certo il miglior Monicelli;il tentativo di ironizzare sulla figura di Mattia Pascal,uomo debole e praticamente viziato da una vita che per lungo tempo non gli ha riservato né dolori ne fatiche non riesce in alcun modo.Il personaggio non è simpatico,anzi;è un piccolo furfante che si atteggia a galletto e che alla fine fugge dalle proprie responsabilità più volte,lasciando sua moglie,la sua amante e infine anche la povera Adriana,alla quale lascia un figlio e una fuga vile.

Le due vite di Mattia Pascal 3

Le due vite di Mattia Pascal 4

Le due vite di Mattia Pascal 5

Monicelli prova a costruire il suo film con un cast di gran livello,che comprende Mastroianni,Senta Berger,Andrea Ferreol,Flavio Bucci,Bernard Blier,Laura Morante,affidando le note musicali a quello che sarebbe diventato in seguito il grande Nicola Piovani e il montaggio a Ruggero Mastroianni,la fotografia al bravissimo Camillo Bazzoni ma il risultato non è dei migliori.Come molti spettatori hanno acutamente notato,Pirandello non è autore facile;il suo linguaggio descrittivo mal si presta a trasposizioni sullo schermo e l’opera di Monicelli non fa eccezione. Costruito più per la tv che per il cinema,alla fine scontenta entrambe le platee;troppo lunga la versione tv,con riassunti nelle tre puntate in cui è diviso il film da parte di Mastroianni (lunghi e francamente noiosi) poco convincente quella cinematografica,stringata ma non certo affascinante.Sicuramente a influire è proprio la presenza di Mastroianni,bravo ma assolutamente inadatto a interpretare la parte del gaudente e tutto sommato vigliacchetto Mattia Pascal.

Manca profondità psicologica,al lavoro di Monicelli.La vigliaccheria,la morbida accettazione del proprio status di gaudente,i tradimenti di Mattia Pascal potevano diventare grandi spunti di riflessione,come nell’opera pirandelliana.Il tema del doppio,la sconcertante presenza del “fu” che invece è,il tema delle maschere,ancora una volta presente in Pirandello nel film di Monicelli sono corpi estranei.

Le due vite di Mattia Pascal 6

Forse non è colpa della modernizzazione del racconto,quanto piuttosto della scarsa vena di Monicelli,che non fa mai sfoggio del suo leggendario umorismo che spessissimo sfociava nel sarcasmo.Comunque sia,non certo un prodotto da gettare,anzi;bene il buon cast,discrete musiche e ottima la fottografia.

Certo,con quel po po di roba si poteva e doveva fare di più.

Il film è disponibile nella versione completa su You tube agli indirizzi https://www.youtube.com/watch?v=0HY0ng8cK-k (parte prima), https://www.youtube.com/watch?v=zcZwRPSwD4A (parte seconda) e https://www.youtube.com/watch?v=Gxqegmp7Tgg (parte terza)

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Le due vite di Mattia Pascal

Un film di Mario Monicelli. Con Marcello Mastroianni, Carlo Bagno, Caroline Berg, Bernard Blier , Rosalia Maggio, Alessandro Haber, Senta Berger, Flavio Bucci, Andréa Ferréol, Peter Berling, Laura Morante, Victor Cavallo, Roberto Accornero, Giuseppe Cederna, Clelia Rondinella Commedia, durata 150 min. – Italia 1985.

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Le due vite di Mattia Pascal banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Mattia Pascal – Adriano Meis

Senta Berger: Clara

Flavio Bucci: Terenzio Papiano

Laura Morante: Adriana Paleari

Laura del Sol: Romilda Pescatore

Caroline Berg: Véronique

Andréa Ferréol: Silvia Caporale

Bernard Blier: Anselmo Paleari

Alessandro Haber: Mino Pomino

Néstor Garay: Giambattista Malagna

Rosalia Maggio: Marianna Dondi, vedova Pescatore

Clelia Rondinella: Oliva Salvoni

Carlo Bagno: Pellegrinotto

Flora Cantori: madre Di Mattia

Helen Stirling: Zia Scolastica

François Marinovich: Padre di Pomino

Elettra Mancini Ferrua: Domestica casa Pascal

Maria Paola Sutto: Prostituta

Paul Muller: Ladro a Montecarlo

Victor Cavallo: Avv. Settebellezze

Tonino Proietti: Amante di Clara

Giuseppe Cederna: un prestasoldi

Peter Berling: Aristide Melainassis

Roberto Accornero: Suicida a Montecarlo

Alessandro Varesco: Giovane jettatore

Enio Drovandi: Ernesto Piromalli

Anna Marzetti Antonelli: Dudù, ragazza punk

Carmine Faraco: un pregiudiato

Gianni Baghino: il funzionario delle poste

Stefano Mazzitelli: portiere d’albergo

Alessandra Morreale, Margherita Soldi, Luca Infelici, Marco Infelici: Bambini

Le due vite di Mattia Pascal banner cast

Regia Mario Monicelli

Soggetto Luigi Pirandello (romanzo Il fu Mattia Pascal)

Sceneggiatura Suso Cecchi D’Amico, Ennio De Concini, Mario Monicelli, Amanzio Todini

Produttore Carlo Cucchi, Silvia D’Amico Bendico

Casa di produzione Antenne 2 (TV francese)

Fotografia Camillo Bazzoni

Montaggio Ruggero Mastroianni

Effetti speciali Delio Catini

Musiche Nicola Piovani

Scenografia Lorenzo Baraldi

Costumi Gianna Gissi

Trucco Giuseppe Banchelli

Le due vite di Mattia Pascal banner romanzo

Da Il fu Mattia Pascal:Mattia diventa Adriano

Subito, non tanto per ingannare gli altri, che avevano voluto ingannarsi da sè, con una leggerezza non deplorabile forse nel caso mio, ma certamente non degna d’encomio, quanto per obbedire alla Fortuna e soddisfare a un mio proprio bisogno, mi posi a far di me un altr’uomo.

Poco o nulla avevo da lodarmi di quel disgraziato che per forza avevano voluto far finire miseramente nella gora d’un molino. Dopo tante sciocchezze commesse, egli non meritava forse sorte migliore.

Ora mi sarebbe piaciuto che, non solo esteriormente, ma anche nell’intimo, non rimanesse più in me alcuna traccia di lui.

Ero solo ormai, e più solo di com’ero non avrei potuto essere su la terra, sciolto nel presente d’ogni legame e d’ogni obbligo, libero, nuovo e assolutamente padrone di me, senza più il fardello del mio passato, e con l’avvenire dinanzi, che avrei potuto foggiarmi a piacer mio.

Ah, un pajo d’ali! Come mi sentivo leggero!

Il sentimento che le passate vicende mi [p. 103 modifica]avevano dato della vita non doveva aver più per me, ormai, ragion d’essere. Io dovevo acquistare un nuovo sentimento della vita, senza avvalermi neppur minimamente della sciagurata esperienza del fu Mattia Pascal.

Stava a me: potevo e dovevo esser l’artefice del mio nuovo destino, nella misura che la Fortuna aveva voluto concedermi.

-E innanzi tutto, — dicevo a me stesso, — avrò cura di questa mia libertà: me la condurrò a spasso per vie piane e sempre nuove, nè le farò mai portare alcuna veste gravosa. Chiuderò gli occhi e passerò oltre appena lo spettacolo della vita in qualche punto mi si presenterà sgradevole. Procurerò di farmela più tosto con le cose che si sogliono chiamare inanimate, e andrò in cerca di belle vedute, di ameni luoghi tranquilli. Mi darò a poco a poco una nuova educazione; mi trasformerò con amoroso e paziente studio, sicchè, alla fine, io possa dire non solo di aver vissuto due vite, ma d’essere stato due uomini.

Finale

Ho messo circa sei mesi a scrivere questa mia strana storia, ajutato da lui. Di quanto è scritto qui egli serberà il segreto, come se l’avesse saputo sotto il sigillo della confessione.Abbiamo discusso a lungo insieme su i casi miei, e spesso io gli ho dichiarato di non saper vedere che frutto se ne possa cavare.

— Intanto, questo, — egli mi dice: — che fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere.Ma io gli faccio osservare che non sono affatto rientrato nè nella legge, nè nelle mie particolarità. Mia moglie è moglie di Pomino, e io non saprei proprio dire ch’io mi sia.Nel cimitero di Miragno, su la fossa di quel povero ignoto che s’uccise alla Stia, c’è ancora la lapide dettata da Lodoletta:

colpito da avversi fati

MATTIA PASCAL

bibliotecario

cvor generoso anima aperta

qvi volontario

riposa

—la pietà dei concittadini

qvesta lapide pose

Io vi ho portato la corona di fiori promessa e ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là. Qualche curioso mi segue da lontano; poi, al ritorno, s’accompagna con me, sorride,e — considerando la mia condizione — mi domanda:— Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo:— Eh, caro mio… Io sono il fu Mattia Pascal.

Le due vite di Mattia Pascal banner recensioni

L’opinione di sasso67 dal sito www.filmtv.it

È inevitabile confrontare un film come questo con l’opera letteraria dalla quale è tratto, sebbene si tratti di uno di quei lavori “liberamente ispirati a”. Se però si riesce a prescindere dalla derivazione letteraria, si può apprezzare un lavoro che, soprattutto nell’ultima parte, quando la riflessione sulla propria identità si fa più pressante, mantiene intatte le tematiche sollevate a suo tempo da Pirandello e che mantengono a tutt’oggi la loro validità. Pur con tutti i difetti di un’opera non completamente riuscita – i difetti della coproduzione, un eccesso di macchiettismo, un Mastroianni che sa dare giusti accenti al Mattia Pascal anziano, ma assai meno a quello giovane – Le due vite di Mattia Pascal, almeno nella versione lunga destinata alla TV, è uno spettacolo che riesce a colpire e a far riflettere lo spettatore. Anziché rimproverare gli autori per una scarsa fedeltà al romanzo pirandelliano, lamenterei casomai una certa mancanza di coraggio, nel non avere azzardato un film che prendesse spunto dalle tematiche dello scrittore siciliano, per una riflessione valida oggi come ai primi del Novecento. In fondo, al cinema italiano, è mancato e manca un Pirandello.

L’opinione di Guru dal sito http://www.davinotti.com

Ispirato al romanzo di Pirandello, il soggetto televisivo lascia spazio alla fantasia richiamando a tratti i canoni fondamentali dell’opera primaria. Pesante la durata (circa tre ore!) e poco apprezzabile anche la scelta di Mastroianni nei panni del protagonista. Il personaggio non elabora in profondità la sua crisi di identità, rimane distaccato e quasi fatalista con un atteggiamento che contrasta con la ricerca interiore della libertà e del proprio “io”. Non entusiasmanti neppure gli altri interpreti.

L’opinione di Olotiv dal sito http://www.davinotti.com

Difficile da giudicare se si è letto e apprezzato il romanzo da cui il film è liberamente tratto. Mastroianni forse un po’ troppo maturo per interpretare Mattia-Adriano, ma sono azzeccate la sua svagatezza e ingenuità. Alessandro Haber è perfetto nei panni di Mino Pomino, così come la Morante in quelli della timida Adriana. Flavio Bucci è poco più che un cameo nei panni di Terenzio Papiano. L’aver ambientato le vicende negli anni ottanta non altera troppo la sostanza, ma i personaggi “apocrifi” della borgatara Clara e della punk potevano risparmiarli.

Le due vite di Mattia Pascal flano

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Le due vite di Mattia Pascal foto 1

 

ottobre 14, 2015 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , , , , , , | 3 commenti

La vita di Leonardo da Vinci (Sceneggiato Tv)

Leonardo da Vinci locandina 2

Il 24 ottobre 1971 la Rai manda in onda la prima puntata delle 5 previste dello sceneggiato La vita di Leonardo da Vinci per la regia di Renato Castellani.

E’ un’opera ambiziosa,5 ore di quello che può essere considerato più un film che uno sceneggiato,che ha richiesto quasi 6 mesi di lavorazione e l’impiego di oltre un centinaio di attori e 500 comparse e che è stato girato in diverse città italiane,quelle che il sommo scienziato,pittore,scultore,inventore,naturalista toscano toccò nel corso della sua vita,Roma,Firenze,Milano e Venezia solo per citarne alcune.

Un’opera che si discosta molto dalle produzioni televisive girate fino ad allora;Castellani,consapevole delle molte zone d’ombra della vita di Leonardo, sceglie di utilizzare l’attore Giulio Bosetti come voce guida e figura che interagisce con il reale,creando una curiosa commistione di epoche,con i figuranti in abiti rinascimentali e Bosetti che si muove indifferentemente tra loro vestito in modo inappuntabile,con tanto di completo grigio e cravatta.

Un’opera rigorosa,come nello stile delle produzioni dell’epoca;Leonardo è visto come probabilmente era nella realtà,le note biografiche salienti sono quelle conosciute e quando non si è certi delle fonti,ecco l’uso di “probabilmente”,”forse” ecc. che conferiscono una patina di austera professionalità ad un’opera davvero affascinante,molto lunga ma anche esaustiva di quelle che erano le cognizioni fino al 1970 sulla vita del genio vinciano.Spazio anche al Vasari,il più importante biografo di Leonardo,visto anche con i molti dubbi che ancor oggi lascia la sua testimonianza in “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”,pubblicato nel 1550 e successivamente in una parte ampliata (e probabilmente meno attendibile) nel 1568.

Leonardo da Vinci 1

Leonardo da Vinci 2

Lo sceneggiato si apre non con la nascita,bensi con le ultime ore di Leonardo.Siamo ad Amboise,è il 2 maggio 1519,il genio di Vinci ha 67 anni e da qualche tempo è ospite del suo più grande estimatore,il re Francesco I,che lo alloggia nel castello di Clos-Lucé e che gli concede una ricca rendita.Leonardo è ha letto;è vecchio e stanco,ha avuto probabilmente una trombosi che gli ha tolto parzialmente l’uso della mano destra,che per fortuna non è la sua abituale.Sta per ricevere la visita del re in persona,preoccupato per le sue condizioni di salute (Francesco I alla sua morte scoppiò in un pianto disperato)

Tenta di sollevarsi dal letto,ma Francesco I lo esorta a non sforzarsi;”Come state,mon ami?”chiede il re a Leonardo.“Pensavo a quante cose non fatte,studiate incominciate….”

“Quante cose che avete fatto,invece”…risponde il re

In questo dialogo iniziale c’è probabilmente il sunto della vita di quello straordinario genio che fu Leonardo di Messer Pietro,forse il genio più grande che sia venuto alla luce su questo pianeta,tenendo conto anche del periodo in cui è vissuto,della quantità dei suoi interessi,delle straordinarie innovazioni portate al mondo dell’arte militare e dell’ingegneria,dello studio dell’anatomia e della natura,del volo umano e dell’idraulica,senza contare le sue straordinarie,inimitabili opere pittoriche,alcune fra le più importanti di tutti i tempi pur nella loro relativa bassa quantità.Nelle sue parole c’è la constatazione di una vita errabonda e onnivora,divorata da un’insaziabile ricerca della conoscenza e contemporaneamente della ricerca della perfezione,che come dirà un frate nel corso dello sceneggiato,”non è di questa terra”

Ma a Leonardo tutto questo non interessava.Era un uomo affascinante,dice Giulio Bosetti,citando Vasari:

“Grandissimi doni si veggono piovere dagli influssi celesti ne’ corpi umani molte volte naturalmente, e sopra naturali, talvolta, strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera, che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gl’altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è) largita da Dio e non acquistata per arte umana.Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del corpo, non lodata mai a bastanza, era la grazia più che infinita in qualunque sua azzione; e tanta e sì fatta poi la virtù, che dovunque l’animo volse nelle cose difficili, con facilità le rendeva assolute. La forza in lui fu molta e congiunta con la destrezza, l’animo e ‘l valore, sempre regio e magnanimo.“

Leonardo da Vinci 3

Leonardo da Vinci 4

Poi si passa alle origini di Leonardo, a quella controversa nascita frutto dell’unione fra il ricco notaio Pietro e Caterina,una popolana;una nascita illegittima,però per fortuna annotata dal nonno in un libro notarile che ci permette di sapere con precisione la data della sua nascita.Importante perchè nello sceneggiato,come vedremo,tutto ciò che riguarda la vita di Leonardo appare avvolto dal mistero.Nonostante la fama ricordata dal Vasari,non sono poi tantissime le notizie certe sulla sua vita e lo stesso eonardo non era certo prodigo di informazioni.La vita di Leonardo è subito segnata dalla pittura;lo vediamo nella sua stanza intento a dipingere,giovanissimo.

Suo padre vendette una rotella di legno dipinta da Leonardo per 100 ducati;segno dell’abilità del genio vinciano e dell’indiscutibile avidità di Ser Piero.La prima parte dello sceneggiato è incentrata sui primi interessi per la natura,sul suo rapporto con la madre Caterina,a cui era stato portato via per farlo vivere secondo il rango del padre che,per inciso,ebbe 4 mogli e 12 figli con i quali Leonardo avrà un rapporto quanto meno problematico fino all’arrivo nella bottega di Andrea del Verrocchio, dove venne accolto benissimo,come ricorda Vasari:

“preso un giorno alcuni de’ suoi disegni gli portò ad Andrea del Verrochio, ch’era molto amico suo, e lo pregò strettamente che gli dovesse dire se Lionardo, attendendo al disegno, farebbe alcun profitto. Stupì Andrea nel veder il grandissimo principio di Lionardo, e confortò ser Piero che lo facesse attendere, onde egli ordinò con Lionardo ch’e’ dovesse andare a bottega di Andrea; il che Lionardo fece volentieri oltre a modo. E non solo esercitò una professione, ma tutte quelle ove il disegno si interveniva. Et avendo uno intelletto tanto divino e maraviglioso che, essendo bonissimo geometra, non solo operò nella scultura, facendo, nella sua giovanezza, di terra alcune teste di femine che ridono, che vanno, formate per l’arte di gesso, e parimente teste di putti, che parevano usciti di mano d’un maestro, ma nell’architettura ancora fè molti disegni così di piante come d’altri edifizii e fu il primo ancora che, giovanetto, discoresse sopra il fiume d’Arno per metterlo in canale da Pisa a Fiorenza.”

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Lo sceneggiato ricorda la presenza nella bottega di alcuni illustri colleghi di Leonardo:Botticelli,il Perugino,il Ghirlandaio,un giovanissimo Lorenzo di Credi con i quali divide gli anni della sua formazione,fino al giorno in cui il Verrocchio gli affida un incarico importante,dipingere cioè un angelo nel quadro Il battesimo di Gesù,che Leonardo dipinse talmente bene da far capire al Verrocchio (come ricordato dal Vasari) che l’allievo aveva superato il maestro:

“Acconciossi dunque, come è detto, per via di ser Piero, nella sua fanciullezza a l’arte con Andrea del Verrocchio, il quale, faccendo una tavola dove San Giovanni battezzava Cristo, Lionardo lavorò un Angelo, che teneva alcune vesti, e benchè fosse giovanetto, lo condusse di tal maniera che molto meglio de le figure d’Andrea stava l’Angelo di Lionardo. Il che fu cagione ch’Andrea mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui.”

Un’esagerazione,probabilmente,come fa notare Bosetti ma che testimonia l’eccelso livello in campo pittorico raggiunto da Leonardo.E’ certo comunque che Leonardo rimane con Verrocchio fino a vent’anni,collaborando con il maestro ad alcune opere quantomeno nei dettagli come nell’ Arcangelo Raffaele e Tobiolo (Londra, National Gallery),mentre si dedica all’osservazione del corpo umano, che diverrà una delle cose per le quali mostrò sempre grande interesse.

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Lo vediamo infatti assistere il 28 dicembre 1479 all’impiccagione di Bernardo di Baroncelli, uno degli assassini di Giuliano de Medici durante la congiura dei Pazzi mentre assiste impassibile con Lorenzo di Credi all’esecuzione,restando a prendere appunti sul corpo penzolante dell’impiccato,in seguito lo vediamo protagonista dello spiacevole,controverso episodio dell’accusa di sodomia,con ogni probabilità falsa e che vide Leonardo salvarsi solo per la presenza tra gli accusati di un Tornabuoni,famiglia imparentata con i Medici.

Vediamo Leonardo impegnato in alcune delle sue opere più belle,come le due annunciazioni (Firenze e Louvre),il Ritratto di Ginevra de’ Benci,mentre stende il Codice Atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana). Il nome deriva dalla forma di “atlante” di questa miscellanea: oltre 1700 tra carte e frammenti, con testi e disegni databili fino al 1518, in massima parte autografi di Leonardo. Si tratta di osservazioni a carattere tecnologico-scientifico, ma non mancano gli appunti relativi anche a geografia e matematica, invenzioni letterarie, note di pittura e progetti architettonici, aneddoti e promemoria.

Lo sceneggiato continua ad analizzare la vita di Leonardo,mostrandocelo sempre tormentato dal suo inestinguibile desiderio di conoscenza fino alla decisione maturata probabilmente con il tempo di lasciare Firenze e affrontare nuove sfide,come quella di approdare alla corte di Ludovico il Moro a Milano, al quale scrive (non di suo pugno) una lettera diventata famosissima,una sorta di curricula del 500.

A Milano lo troviamo quasi inoperoso;dipinge la prima versione della Vergine delle rocce (Louvre),lo splendido ritratto dell’amante del duca,Cecilia Gallerani,ma intento ad approfondire gli studi di anatomia e di ingegneria,testimoniati dall’enorme mole di scritti e di disegni.

Occorre aprire una parentesi storica,che nello sceneggiato non viene approfondita;Leonardo scrisse appunti,fece disegni e codici in maniera addirittura grafomaniaca.Ma alla sua morte il suo erede principale,il Melzi, e sopratutto il figlio di questi,dispersero la collezione degli appunti del maestro con la conseguenza che molti andarono perduti.Si stima che Leonardo abbia prodotto un volume di scritti superiore di cinque volte a quelli in nostro possesso oggi!Tornando allo sceneggiato,vediamo Leonardo impegnato a tempo pieno per il Moro;organizzatore di feste,musicista quando anche enigmista,poeta,insomma un’attività frenetica al servizio del volubile duca di Milano,che gli affiderà la costruzione di una statua celebrativa.Leonardo lavora al cavallo,studia (ne sono testimoni gli schizzi che ha lasciato) e realizza un gigantesco calco in gesso.Ma la guerra con la Francia porta i francesi a Milano e poiché il bronzo serve per i cannoni e non per le sculture,il progetto non viene realizzato.Anzi,il calco in gesso verrà miserabilmente distrutto dalle soldataglie francesi.

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A Milano Leonardo adotta Giacomo Caprotti detto il Salai,nome di un diavolo;a ben vedere il giovanetto un diavolo lo è,perchè come annota Leonardo,è un ladro impunito oltre che un bugiardo.Con lui adesso c’è la misteriosa Caterina,forse sua madre,anche se Leonardo non scriverà mai mia madre e davanti a tutti la chiamerà sempre e solo Caterina.

Grazie ai buoni uffici del Moro,Leonardo ha l’incarico di dipingere un’Ultima cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie;con lo sceneggiato seguiamo la costruzione di quell’opera mirabile che però Leonardo,poco propenso a dipingere sull’intonaco fresco,condizione fondamentale per gli affreschi,creerà ma con esiti davvero eccelsi dal punto di vista qualitativo quanto rovinosi da quello costruttivo.

L’opera come sappiamo si deteriorerà molto velocemente e già ai tempi di Vasari era in condizioni precarie.Ancora una parentesi,questa volta riservata ai giorni nostri.

Nel Codice Da Vinci,successo letterario/planetario di Dan Brown,il dipinto o affresco che dir si voglia nasconderebbe una serie di informazioni relative ad un presunto matrimonio fra Gesu e la Maddalena che sarebbe raffigurata nell’affresco nelle vesti del discepolo prediletto,Giovanni.Ora,se è vero che il volto di san Giovanni ha effettivamente fattezze femminili, non va dimenticato che Leonardo usava spesso l’androginità come caratteristica dei suoi dipinti (si guardi il San Giovanni Battista o gli angeli da lui dipinti).Immaginate per esempio un Leonardo che inserisce la figura della Maddalenaanche se sotto mentite spoglie,in un dipinto religioso proprio all’interno di una chiesa…

Tornando allo sceneggiato,dopo Milano e la conseguente partenza,Leonardo si reca alla corte di Isabella d’Este,da qui a Venezia e infine a Firenze,dove lavora alla Battaglia di Anghiari,il celebre affresco che purtroppo andò perduto.

Val la pena leggere cosa scrisse a proposito il Vasari,cosa appena accennata per motivi di tempo nello sceneggiato:

Per la eccellenzia dunque delle opere di questo divinissimo artefice, era tanto cresciuta la fama sua, che tutte le persone che si dilettavano de l’arte, anzi la stessa città intera disiderava ch’egli le lasciasse qualche memoria; e ragionavasi per tutto di fargli fare qualche opera notabile e grande, donde il pubblico fusse ornato et onorato di tanto ingegno, grazia e giudizio, quanto nelle cose di Lionardo si conosceva. E tra il gonfalonieri et i cittadini grandi si praticò che essendosi fatta di nuovo la gran sala del consiglio, l’architettura della quale fu ordinata col giudizio e consiglio suo, di Giuliano S. Gallo e di Simone Pollaiuoli detto Cronaca e di Michelagnolo Buonarroti e Baccio diAgnolo (come a’ suoi luoghi più distintamente si raggionerà). La quale finita, con grande prestezza fu per decreto publico ordinato, che a Lionardo fussi dato a dipignere qualche opera bella; e così da Piero Soderini, gonfaloniere allora di giustizia, gli fu allogata la detta sala. Per il che volendola condurre Lionardo, cominciò un cartone alla sala del papa, luogo in S. Maria Novella, dentrovi la storia di Niccolò Piccinino, capitano del duca Filippo di Milano, nel quale disegnò un groppo di cavalli che combattevano una bandiera, cosa che eccellentissima e di gran magisterio fu tenuta per le mirabilissime considerazioni che egli ebbe nel far quella fuga. Perciò che in essa non si conosce meno la rabbia, lo sdegno e la vendetta negli uomini che ne’ cavalli; tra quali due intrecciatisi con le gambe dinanzi non fanno men guerra coi denti, che si faccia chi gli cavalca nel combattere detta bandiera, dove apiccato le mani un soldato, con la forza delle spalle, mentre mette il cavallo in fuga, rivolto egli con la persona, aggrappato l’aste dello stendardo, per sgusciarlo per forza delle mani di quattro, che due lo difendono con una mano per uno, e l’altra in aria con le spade tentano di tagliar l’aste; mentre che un soldato vecchio con un berretton rosso, gridando, tiene una mano nell’asta e con l’altra inalberato una storta, mena con stizza un colpo, per tagliar tutte a due le mani a coloro, che con forza digrignando i denti, tentano con fierissima attitudine di difendere la loro bandiera; oltra che in terra fra le gambe de’ cavagli v’è due figure in iscorto, che combattendo insieme, mentre uno in terra ha sopra uno soldato, che alzato il braccio quanto può, con quella forza maggiore gli mette alla gola il pugnale, per finirgli la vita: e quello altro con le gambe e con le braccia sbattuto, fa ciò che egli può per non volere la morte. Nè si può esprimere il disegno che Lionardo fece negli abiti de’ soldati, variatamente variati da lui; simile i cimieri e gli altri ornamenti, senza la maestria incredibile che egli mostrò nelle forme e lineamenti de’ cavagli: i quali Lionardo meglio ch’altro maestro fece, di bravura, di muscoli e di garbata bellezza. Dicesi che per disegnare il detto cartone fece uno edifizio artificiosissimo che, stringendolo, s’alzava, et allargandolo, s’abbassava. Et imaginandosi di volere a olio colorire in muro, fece una composizione d’una mistura sì grossa, per lo incollato del muro, che continuando a dipignere in detta sala, cominciò a colare, di maniera che in breve tempo abbandonò quella, vedendola guastare. Aveva Lionardo grandissimo animo et in ogni sua azzione era generosissimo. Dicesi che andando al banco per la provisione, ch’ogni mese da Piero Soderini soleva pigliare, il cassiere gli volse dare certi cartocci di quattrini; et egli non li volse pigliare, rispondendogli: “Io non sono dipintore da quattrini”. Essendo incolpato d’aver giuntato da Piero Soderini fu mormorato contra di lui; per che Lionardo fece tanto con gli amici suoi, che ragunò i danari e portolli per ristituire, ma Piero non li volle accettare.”

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Lo sceneggiato prosegue mostrandoci i difficili rapporti con Michelangelo,di molto più giovane di lui,molto più irruente fino al tempo dedicato dal genio vinciano allo studio del volo umano,mentre contemporaneamente si dedica ad opere fondamentali come La gioconda ,che,come ricorda il Vasari

Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableò; nella qual testa chi voleva veder quanto l’arte potesse imitar la natura, agevolmente si poteva comprendere, perchè quivi erano contrafatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipignere.Avvenga che gli occhi avevano que’ lustri e quelle acquitrine, che di continuo si veggono nel vivo; et intorno a essi erano tutti que’ rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare. Le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali. Il naso, con tutte quelle belle aperture rossette e tenere, si vedeva essere vivo. La bocca, con quella sua sfenditura con le sue fini unite dal rosso della bocca con l’incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente. Nella fontanella della gola, chi intentissimamente la guardava, vedeva battere i polsi: e nel vero si può dire che questa fussi dipinta d’una maniera da far tremare e temere ogni gagliardo artefice e sia qual si vuole. Usovvi ancora questa arte, che essendo Monna Lisa bellissima, teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico, che suol dar spesso la pittura a’ ritratti che si fanno. Et in questo di Lionardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti.”

Molto bella è la sequenza che mostra un giovanissimo e commosso Raffaello Sanzio da Urbino conoscere Leonardo, suo idolo e guardare stupefatto La Gioconda…

La parte finale dello sceneggiato ci mostra un Leonardo ormai avanti negli anni,fra amarezze e delusioni,ma sempre con quello spirito di osservazione,quella voglia di conoscere insaziabile che lo spinse per tutta la vita fino alla vita quieta nel castello di Amboise e alla morte tranquilla tra le persone che amava.Uno sceneggiato molto bello ad onta delle tre ore di proiezione,che si gustano fino all’ultima scena.

Merito di Giulio Bosetti,elegante e misurato,che in pratica conduce lo spettatore attraverso le varie fasi di Leonardo alla conoscenza di un uomo geniale,tormentato,divorato dal desiderio di conoscenza,inquieto,sempre teso quasi ossessivamente alla ricerca di una perfezione impossibile da ottenere,testimoniata dalle sue opere per larga parte incomplete.Bravo anche Leroy,che presta il suo volto sempre sormontato da un sorriso enigmatico alla Monna Lisa con una smorfia tra l’ironico e il malinconico.degno interprete dell’uomo che «[La Natura] non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro.Era di bella persona, proportionata, gratiata et bello aspetto. portava uno pitocco rosato corto sino al ginocchio, che allora s’usavano i vestiri lunghi, haveva sino al mezo in petto una bella capellaia et anellata et ben composta».(Anomimo Gaddiano)

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Ottima la regia e sopratutto belle le scenografie,curate con molta bravura dalla produzione.Splendide le ricostruzioni dei lavori del sommo Maestro,per quello che è di gran lunga lo sceneggiato/film più esaustivo mai realizzato su Leonardo.

Un’opera imperdibile,visibile su Youtube agli indirizzi https://www.youtube.com/watch?v=gk1XeiyhXXI e https://www.youtube.com/watch?v=b-jpRG4YMWU. Anche se il nome del video è in spagnolo lo sceneggiato è rigorosamente in italiano e in buona qualità.

La vita di Leonardo da Vinci

Regia di Renato Castellani,con Philippe Leroy,Ottavia Piccolo,Gauco Onorato,Giampiero Albertini,Bruno Cirino Sceneggiato Tv 1971,Durata 300 minuti,Italia Spagna

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Leonardo da Vinci banner personaggi

Philippe Leroy: Leonardo da Vinci

Marta Fischer: Isabella d’Aragona

Renzo Rossi: Sandro Botticelli

Giampiero Albertini: Ludovico il Moro

Ann Odessa: Catherine

Glauco Onorato: Ser Piero da Vinci

Filippo Scelzo: Nonno Antonio

Carlos de Carvalho: Zio Francesco

Mario Molli: Andrea Verrocchio

Riad Gholmie: Francesco I di Francia

Bruno Cirino: Michelangelo

James Werner: Lorenzo di Credi

Maria Marchi: Mathurine

Alberto Fiorini: Leonardo a 13 anni

Sara Franchetti: Cecilia Gallerani

Marco Mazzoni: Leonardo a 5 anni

Ottavia Piccolo: Beatrice d’Este

Wanda Vismara: Margherita

Christian de Tillière: Luigi XII

Renato Cestiè: Leonardo a 6 anni

Maria Tedeschi: Lucia, nonna di Leonardo

Bianca Toccafondi: Isabella d’Este

Marco Bonetti: Marco D’Oggiono

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Regia Renato Castellani

Soggetto Renato Castellani

Sceneggiatura Renato Castellani

Fotografia Toni Secchi

Montaggio Jolanda Benvenuti

Musiche Roman Vlad

Produttore RAI, ORTF, TVE, Istituto Luce

Casa di produzione Radiotelevisione Italiana, Televisión Española

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Leonardo da Vinci banner citazioni

L’uomo che con continui desideri sempre con festa aspetta la nuova primavera e sempre la nuova Astarte, sempre nuovi mesi e nuovi anni, parendogli che le desiderate cose venendo siano troppo tarde, ei non s’avvede che desidera la soddisfazione.

“Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.”

“È vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne, e ritengo che verrà un tempo nel quale gli uomini conosceranno l’anima degli animali e in cui l’uccisione di un animale sarà considerata con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.”

“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.”

“La sapienza è figliola della sperienza.”

“Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.”

“Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.”

“La sperienzia, interprete in fra l’artifiziosa natura e la umana spezie, ne ‘nsegna ciò che essa natura in fra’ mortali adopra da necessità constretta, non altrimenti oprar si possa che la ragione, suo timone, oprare li ‘nsegni.”

“Tra la pittura e la scultura non trovo altra differenza, senonché lo scultore conduce le sue opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente.”

“Alla mia età, ho incontrato tanta gente, ho sofferto e gioito, ma soprattutto ho imparato ad amare l’Amore, e a rifiutare l’odio. L’Amore dona a noi stessi l’eterna gioventù, e ogni domani è importante per incontrare nuova gente e vivere nuove storie importanti.”

“La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, e d’alcuni non matrigna, ma piatosa madre.”

“La meccanica è il paradiso della matematica perché qui se ne possono cogliere i frutti. Non c’è certezza nella scienza se la matematica non può esservi applicata, o se non vi è comunque in relazione.”

“L’omo ha desiderio d’intendere se la femmina è cedibile alla dimandata lussuria, e intendendo di sì e come ell’ha desiderio dell’omo, elli la richiede e mette in opera il suo desiderio, e intender nol può se non confessa, e confessando fotte.”

“Tristo è quel maestro del quale l’opera avanza il giudizio suo. E quello si drizza alla perfezione dell’arte, del quale l’opera è superata dal giudizio.”

Leonardo da Vinci banner nella letteratura

Anonimo Gaddiano, 1542

Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira […] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d’acque, et altri ghiribizzi, né mai co l’animo suo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove.»

Lettera di Leonardo al Moro

Avendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato oramai ad sufficienzia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le invenzione e operazione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso, mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da V. Excellentia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi opportuni, operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate:

Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et atti ad portare facilissimamente, et cum quelli seguire, et alcuna volta fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco et battaglia, facili et commodi da levare et ponere. Et modi de arder et disfare quelli de l’inimico.

So in la obsidione de una terra toglier via l’acqua de’ fossi, et fare infiniti ponti, gatti et scale et altri instrumenti pertinenti ad dicta expedizione.

Item, se per altezza de argine, o per fortezza di loco et di sito, non si potesse in la obsidione de una terra usare l’officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni rocca o altra fortezza, se già non fusse fondata in su el saxo.

Ho ancora modi de bombarde commodissime et facile ad portare, et cum quelle buttare minuti (saxi a similitudine) di tempesta; et cum el fumo di quella dando grande spavento all’inimico, cum grave suo danno et confusione.

Et quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, et navili che faranno resistenzia al trarre de omni g[r]ossissima bombarda et polver & fumi.

Item, ho modi, per cave et vie secrete et distorte, facte senza alcuno strepito, per venire (ad uno certo) et disegnato[loco], ancora che bisognasse passare sotto fossi o alcuno fiume.

Item, farò carri coperti, securi et inoffensibili, e quali intrando intra li inimica cum sue artiglierie, non è sì gran de multitudine di gente d’arme che non rompessino. Et dietro a questi poteranno seg[ui]re fanterie assai, illesi e senza alcuno impedimento.

Item, occurrendo di bisogno, farò bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme, fora del comune uso.

Dove mancassi la operazione de le bombarde, componerò briccole, mangani, trabucchi et altri instrumenti di mirabile efficacia, et fora del usato; et insomma, secondo la varietà de’ casi, componerò varie et infinite cose da offender et di[fendere].

In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii et pubblici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro. Item, conducerò in sculptura di marmore, di bronzo et di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare ad paragone de onni altro, et sia chi vole. Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo, che sarà gloria immortale et eterno onore de la felice memoria del Signor vostro patre et de la inclita casa Sforzesca. Et se alcuna de le sopra dicte cose a alcuno paressino impossibile e infactibile, me offero paratissimo ad farne experimento in el parco vostro, o in qual loco piacerà a Vostr’Excellenzia, ad la quale humilmente quanto più posso me recomando.

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La Gioconda,Ritratto di Monna Lisa

Leonardo 2 La dama con l'ermellino

La Dama con l’ermellino

Leonardo 3 san Giovanni Battista

San Giovanni Battista

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La Vergine delle rocce,Versione Londra

Leonardo 4 La vergine delle rocce Parigi

La Vergine delle rocce,versione Parigi

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L’annunciazione

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Salvator Mundi (opera attribuita recentemente a Leonardo)

Leonardo 7 La bella principessa

La bella principessa (opera attribuita recentemente a Leonardo)

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La vergine Sant’Anna e il bambino

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Monna Litta

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L’adorazione dei Magi

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Ritratto di Ginevra Benci

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Ritratto di un musico

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San Gerolamo penitente

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Leda e il cigno,copia (originale perduto)

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Madonna con bambino,Madonna Benois

Leonardo 15 Madonna dei fusi

Madonna dei fusi

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Il Cenacolo

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L’angelo dipinto da Leonardo ( a sinistra) nel Battesimo di Cristo del Verrocchio

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Cartone di Londra

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ottobre 11, 2015 Pubblicato da: | Serie tv | | 3 commenti

Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia

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Nel 1942 il mondo è in guerra.

Non c’è tempo e non c’è spazio oltre a non esserci nemmeno la fantasia per organizzare eventi sportivi.Gli ultimi di rilievo furono celebrati nella Germania nazista nel 1936,le XI Olimpiadi di Berlino e i campionati mondiali di calcio del 1938 in Francia;si sarebbero dovute celebrare anche le Olimpiadi del 1940 a Tokyo e i Mondiali del 1942 ma la guerra cambiò tutto.Eppure la storia non è andata così,almeno per quanto riguarda il calcio;nel 1942 in Patagonia il conte Vladimir Otz e sua figlia Helena organizzarono un Mundial con 12 nazionali,fra le quali spiccavano i nomi dell’Italia,della Germania,dell’Inghilterra e della nazione Mapuche,scelta in rappresentanza dell’Argentina che non aveva accettato di partecipare.

Ma come è possibile allora che le cronache sportive e l’albo d’oro del Mondiale non riportino la storia della straordinaria vittoria della nazionale Mapuche sula Germania e della storica semifinale Germania-Italia che permise ai giocatori nazisti di contendere il titolo proprio ai Mapuche nella finale? Eppure a documentare il tutto ecco che arrivano filmati dell’epoca di Guilliermo Sandrini ,geniale operatore ingaggiato dal conte Otz e che scomparve durante la finale fra Inghilterra e Mapuche,durante l’alluvione e conseguente cedimento di una diga che portò alla sua morte e a quella di un numero imprecisato di spettatori.

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Mondiale dimenticato 1 Battilocchi

Il corpo di Sandrini,rinvenuto casualmente con la sua cinepresa in un ossario di dinosauri permette al mondo di riscoprire questa storia dimenticata,facendoci conoscere gli eroi di quella storia,di rivedere i pochi superstiti vivi e le inevitabili interviste agli stessi.

Tutto vero?Naturalmente no.Siamo di fronte ad una operazione di fantasia,geniale e divertente,diretta da Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni nel 2011,un mockumentary (da “mock”sbeffeggiare e “documentary” con l’abbreviazione di documentario) un’opera quindi di totale fantasia ma ricostruita con genialità grazie all’uso di accorgimenti tecnici,come i graffi sulla pellicola ovviamente in rigoroso bianco e nero,spezzoni autentici dell’Istituto Luce e interviste a celebrità del calcio (Baggio,Lineker,Valdano) che rendono l’operazione talmente credibile da essere stata presa per oro colato da migliaia di appassionati di calcio.

Ma non solo.Anche alcuni giornali sono stati coinvolti nell’operazione,tanto che alcuni di essi hanno parlato di insabbiamento storico.Del resto guardando il film e prendendo per oro colato tutto quello che vediamo si viene tratti in inganno;l’operazione è abile e ben diretta.Tuttavia man mano che ci si addentra nella storia lo spettatore smaliziato si rende conto dell’ironia dispensata dai registi e sopratutto delle incongruenze storiche e sopratutto dei personaggi improbabili che vi avrebbero fatto parte.Partendo dall’arbitro di tutte le partite (eccetto la finale),il corpulento e ubriacone William Brett Cassidy,presunto figlio del leggendario Butch Cassidy,che in una partita invece del fischietto estrae una pistola,oppure una delle architravi su cui si basa il film, la partecipazione delle nazionali dei Mapuche e del Regno di Patagonia,che sostituiscono rispettivamente l’Argentina e il Cile, che rifiutarono la partecipazione proprio per la presenza delle due nazionali non riconosciute come territori indipendenti.

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Ovviamente ci sono tantissime altre incongruenze come la presenza dell’Inghilterra in un campionato che vedeva due nazioni come Italia e Germania che erano coinvolte nella guerra proprio contro gli inglesi,il fatto che la nazionale tedesca fosse rappresentata da operai che stendevano un cavo trans oceanico,l’operatore Sandrini che studia le riprese aeree e si alza in volo legato a dei palloncini,la storia d’amore fra il prestante indios Tigre e la bella Helena,che ha contemporaneamente una relazione con il centravanti ovviamente biondo e atletico della nazionale tedesca ecc.Tratto molto liberamente da un racconto di Osvaldo Soriano,famoso scrittore e giornalista argentino,intitolato Il figlio di Butch Cassidy,che fa parte del libro Pensare con i piedi,il documentario è un’opera intelligente,scorrevole e al tempo stesso ironica e divertente.

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La struttura è quella tipica del documentario.Si parte con il rinvenimento delle ossa di Sandrini vicine a quelle di un dinosauro e si prosegue con la storia del girato dal regista,che include sequenze assolutamente inedite (e ovviamente false) del mundial,con la presentazione del Conte Otz,presentato come lo stravagante,ricco ma coltissimo governatore del regno di Patagonia e di sua figlia Helene,bella e famosa fotografa che avrà due relazioni sentimentali con i centravanti della Germania e con il leggendario Tigre più un’altra chiacchierata con il regista Sandrini per passare di volta in volta a testimonianze dei presunti partecipanti alla partita,interviste alla discendente di Helene o dei pochi Mapuche sopravvissuti.

In mezzo anche interviste ai Mapuche realizzate ai giorni nostri e uno pseudo documentario sulla tragedia che sconvolse la finale.Un’opera molto interessante e inusuale, che ha incontrato i favori della critica e del pubblico grazie alla sua carica innovativa e alla sua fantasia.Il film è disponibile in una riduzione dalla tv su You tube in una qualità passabile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=mR5mfXcg-kk

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Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia

Un film di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni. Documentario, durata 95 min. – Italia, Argentina 2011.

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Regia Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni

Sceneggiatura Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni

Produttore Daniele Mazzocca

Casa di produzione Verdeoro, Docksur Producciones

Distribuzione (Italia) JP Entertainment

Fotografia Alberto Iannuzzi

Musiche Pierluigi Pietroniro, Louis Siciliano

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Il mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia. Si giocò nella Patagonia argentina senza sponsor né giornalisti, e nella finale accaddero cose strane, come il fatto che si giocò un giorno e una notte senza riposo, che le porte e il pallone sparirono e che il temerario figlio di Butch Cassidy tolse all’Italia tutti i suoi titoli.Mio zio Casimiro, che non aveva mai visto da vicino un pallone da calcio, nella finale fece il guardalinee e alcuni anni dopo scrisse delle memorie fantastiche, piene di errori storici e di follie ormai irrimediabili in mancanza di testimoni più credibili.La guerra in Europa aveva interrotto i mondiali. Gli ultimi due, nel 1934 e nel 1938, li aveva vinti l’Italia e gli operai piemontesi ed emiliani che costruivano la diga di Barda del Medio in Argentina e le strade di Villarica in Cile, si sentivano campioni per sempre. Tra gli operai che lavoravano c’erano anche mapuches noti per le loro arti illusionistiche e per le loro magie, e soprattutto europei scappati dalla guerra. Spagnoli che monopolizzavano i negozi di alimentari, altri italiani di Genova, della Calabria e della Sicilia, e polacchi, francesi, qualche inglese che prolungava le strade ferrate di Sua Maestà, pochi guaranìes del Paraguay, argentini che avanzavano verso la lontana Terra del Fuoco. Tutti si trovavano lì perché il telegrafo non c’era ancora arrivato e si sentivano al sicuro dal mondo tremendo in cui erano nati.

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Mondiale dimenticato banner recensioni

L’opinione di Nikinara dal sito http://www.mymovies.it

Un film inaspettato, a metà tra il documentario (nel linguaggio) e la pura fiction (nella storia), dove è difficile distinguere il vero dal falso. Se non si conosce il racconto di Osvaldo Soriano (“Il figlio di Butch Cassidy”) si rischia di prendere tutto per buono, con un po’ di delusione quando invece si scopre che si tratta di pura fantasia. Ma per gli appassionati di Soriano questo film è un’autentica rivelazione che non si limita a mettere in scena una storia conosciuta, ma la ricostruisce con pazienza e abilità fino a darle forma di leggenda. Gli ingredienti ci sono tutti: la passione per il calcio, il gusto per il racconto, la fascinazione della Patagonia, gli intrecci amorosi, l’amore per il cinema. Un film intelligente e divertente, capace di piacere anche anche alle donne.

L’opinione del sito http://www.ilcinematografo.it

Raccontato attraverso le parole del più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, il film prende le mosse dal ritrovamento di uno scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina: i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore di origini italiane assoldato – come svela una lettera del conte Otz a Jules Rimet – per “filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario”. Cosa che avvenne realmente, con tecniche che già 70 anni fa anticipavano le attuali “spider-cam” utilizzate sui campi di gioco da alcune emittenti satellitari: dalla “camera fluctuante” alla “trampilla”, fino alla “cine-pelota” e al “cine-casco”, Sandrini incarnò la risposta estetico-politica alla Leni Riefenstahl dei Giochi Olimpici di Berlino del ’36, trovando la morte proprio durante la finale del mundial, flagellata da un violento temporale e da una drammatica alluvione che, fino ad oggi, “congelò” nella memoria il risultato tra la rappresentativa tedesca (nazista) e gli indios Mapuche sull’1 a 1.
Ma quel mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga) e dall’arbitraggio “con pistola” di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte (il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell’unione, si rifugiò in Patagonia), precursore se vogliamo della storica Italia-Germania del ’70 (anche se l’esito fu differente, 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi – allora operaio alla diga che poi l’alluvione spazzò via – definisce “scandaloso”), non poteva finire così. Mai riconosciuto dalla FIFA, sepolto nella memoria del tempo (e del fango), il mundial – emblema di un calcio che ancora profumava di leggenda – ebbe invece un vincitore: sepolto per decenni nella cinepresa di Sandrini, riportato in vita sul grande schermo di una saletta a Buenos Aires. “Campeones del Mundo!”. Imperdibile.

L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Il mundial dimenticato può sembrare un tuffo nel passato nostalgico del calcio che fu e del valore dello sport nei tempi bui della guerra mondiale. C’è anche questo, ma questo documentario va oltre. Nel microcosmo, si fa per dire, della sperduta regione della Patagonia iniziano a farsi presenti nella pur palese falsità dei mockumentary quegli elementi che diventeranno una cifra dominante e degenerativa del calcio moderno. Uno su tutti le strampalate riprese del cameraman Sandrini che nella sua volontà di essere più rivoluzionario della Riefenstahl con risultati tragicomici, mette in rilievo l’invadenza del mezzo televisivo che sarà ed è tutt’oggi.
Molto buona tutta l’intelaiatura del film, credibile nelle testimonianze e nelle immagini d’epoca. Un po’ debole nella ricostruzione dei finti filmati, probabilmente perchè essendo un documentario e non un blockbuster hollywoodiano paga il budget limitato.

L’opinione di Giannisv66 dal sito http://www.filmtv.it

Piace soprattutto la grande ironia con cui viene affrontato un mondo come quello del calcio troppo spesso afflitto dalle iper-valutazioni dei suoi appassionati.
Tante, troppe volte sentiamo gente disquisire di calcio come se si trattasse di politica o di economia, o peggio ancora di una guerra in corso, e non solo al bar sotto casa, ma anche e soprattutto in televisione. Finendo così per far dimenticare a molti che si tratta di un gioco, di indubbio fascino ovviamente, ma solo un gioco consistente in ventidue signori in mutande che corrono dietro un pallone.
I registi sono bravi a usare gli eventi (di pura invenzione) di quel lontano passato per mettere alla berlina certe “questioni spinose” che attanagliano i moderni commentatori, vedi ad esempio l’esilarante esempio di moviola in campo ante litteram che vede coinvolti gli sportivissimi inglesi.
E con l’ironia verrà svelato il segreto dell’esito della finale. Su cui ovviamente qui taciamo.
Per gli appassionati di football, dotati di una corretta dose di ironia, quattro stelle piene. Considerato che – naturalmente – non tutti condividono questa passione più corretta una mezza stella in meno.

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Il Conte Otz

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Helena Otz

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Klaus Kramer

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El Tigre

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Guillermo Sandrini

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ottobre 10, 2015 Pubblicato da: | Documentario | | 1 commento

Il punto su Filmscoop

Ed eccoci al tradizionale appuntamento di (quasi) fine anno per parlare del sito, del suo stato di salute e dei programmi futuri.

E’ stato un anno molto difficile per il blog e per i blog in generale. Il continuo e impetuoso movimento del web,dei gusti degli utenti e delle loro abitudini ha sancito e istituzionalizzato comportamenti diversi nell’utilizzo di Internet e dei siti.Leggendo qua e la le dotte opinioni degli analisti ci si rende conto di come il fenomeno dei Social abbia mutato in maniera significativa usi e abitudini dei naviganti. Uno dei fenomeni di più lunga durata,quello dei forum,si è praticamente sgonfiato e milioni di forum stessi sono stati abbandonati dagli utenti e infine dagli Admin per mancanza di interlocutori.Resistono ormai solo i forum tematici,che parlano di pesca o di orologi,di auto o di sesso,argomenti cioè in cui la discussione è monotematica,nelle quali si cerca un interlocutore per parlare di una passione condivisa lontano dagli occhi indiscreti dei Social.

Che sono ormai i re incontrastati della comunicazione. In pratica su un social come Facebook si vive 24 ore al giorno in compagnia degli altri,si condivide tutto e su di esso nascono giornalmente milioni di pagine tematiche,una fetta non indifferente delle quali è dedicata al cinema.

Certo,c’è una bella differenza tra un articolo pubblicato da un sito o da un blog specializzato,ma inevitabilmente molti lettori non navigano più alla ricerca della qualità quanto piuttosto di un Bignami che riassuma il film che si sta vedendo oppure si cerca semplicemente qualche notizia aggiuntiva sul film stesso.

Questo blog non poteva fare eccezione,ovviamente.Dalle 4000 visite giornaliere di 2 anni fa si è passati alle 2500,con una perdita significativa costante.Ora,va da se che essendo questo un sito amatoriale la cosa ha davvero un’importanza marginale,tuttavia impone una serie di interrogativi e riflessioni. I blog sono un fenomeno ormai esclusivamente legati alle tematiche affrontate;quelli più frequentati parlano di cucina,di sport,di sesso,ovvero argomenti da sempre fonte di interesse.Scomparsi del tutto o quasi i blog personali,quelli per intenderci che affrontavano temi intimi,quasi che il quotidiano dei blogger fosse ormai argomento di scarso o nessun interesse.

Tutto questo implica trasformazioni e adeguamenti alle logiche dei lettori. Personalmente da un po di tempo ho fatto una scelta,quella di abbandonare in parte il B movie a favore di un cinema di qualità,per proporre cioè un tipo di cinema di livello superiore.Scelta che evidentemente ha sottratto alcuni lettori al sito. Non è un problema,perchè come ho già detto nel corso di questi sette anni,l’audience non è e non sarà mai un obiettivo del sito stesso. L’impegno c’è e continuerà ad esserci,compatibilmente con il quotidiano e con le cose della vita.

Un obiettivo resta fermo;quello di continuare sulla strada intrapresa,ovvero proporre un cinema di qualità.Una scelta che ovviamente allontanerà ancor più una consistente fascia di utenti,ma come già detto la fortuna di gestire un sito amatoriale è proprio quella di non dover rendere conto a nessuno se non a chi legge dei risultati ottenuti.E poichè gli stessi sono accettabili,va tutto bene.

Tempo fa scrissi che mi sarebbe piaciuto che qualcuno collaborasse con il sito proponendo o scrivendo articoli per lo stesso;è un invito che rivolgo ancora,se c’è qualcuno che vuole collaborare si faccia avanti 🙂

Buon proseguimento a tutti

Paul Templar

ottobre 9, 2015 Pubblicato da: | Senza Categoria | 6 commenti

Gli Oscar del 1977

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E’ il Dorothy Chandler Pavilion ad accogliere la sera del 28 marzo 1977 la cerimonia per la consegna degli Academy Awards,gli Oscar del cinema americano attribuiti a pellicole uscite nelle sale nel 1984.E’ l’edizione n.49 e Los Angeles accoglie con il vestito migliore i partecipanti alla serata di gala.

A presentare la serata vengono chiamati Richard Pryor, Jane Fonda, Ellen Burstyn e Warren Beatty;l’attesa principale è per il miglior film, categoria nella quale sono in lizza film molto importanti,a cominciare da quello che secondo i pronostici sarà il vincitore dell’Oscar,Taxi driver di Martin Scorsese.Ma il lotto dei candidati è agguerritissimo, perchè include tre film importanti,ovvero Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s Men), regia di Alan J. Pakula,Questa terra è la mia terra (Bound for Glory), regia di Hal Ashby e Quinto potere (Network), regia di Sidney Lumet.A chiudere la cinquina c’è Rocky, regia di John G. Avildsen,vero blockbuster della stagione ma considerato poco più di un outsider.

Con grande sorpresa di tutti (e se vogliamo con sgomento) vince proprio il film di Avildsen,Rocky,chiaro esempio di cinema hollywoodiano di evasione,privo praticamente di contenuti se non quelli relativi al più trito patriottismo americano.Rocky,emblema dell’uomo che non si arrende mai, è parte integrante del sogno americano e la giuria lo premia a scapito di film molto scomodi come Tutti gli uomini del Presidente e Quinto potere. Avildsen si aggiudica l’Oscar come miglior regista mentre per fortuna ci viene risparmiata l’onta di veder salire sul palco Sylvester Stallone,uno degli attori meno dotati e capaci del cinema americano.E’ Peter Fynch,giustamente,il miglior attore protagonista per Quinto potere così come lo stesso film vede il giusto tributo a Faye Dunaway come miglior attrice protagonista. Peccato per Sissy Spacek che avrebbe meritato anche lei per la splendida interpretazione in Carrie.

Miglior film straniero è Bianco e nero a colori (Noirs et blancs en couleur), regia di Jean-Jacques Annaud che batte l’italianissimo Pasqualino settebellezze della Wertmuller.Il film vede anche Giancarlo Giannini in lizza per l’Oscar come miglior attore.

Per chiudere segnalo la vittoria di Barbara Streisand con Evergreen, musica di Barbra Streisand e testo di Paul Williams  per il film È nata una stella .

Sbirciando le statistiche si noterà come il vero sconfitto della serata è Quinto potere che a fronte di 10 nomination vincerà solo quattro statuette,battuto purtroppo da Rocky che su 9 nomination vince 3 Oscar.Successo a metà per tutti gli uomini del Presidente,quattro premi vinti su 8 nomination,mentre il vero grande sconfitto è Taxi driver di Scorsese che su quattro nomination non vince nulla,rifacendosi però al botteghino e sopratutto diventando poi un cult movie.

L’Italia porta via due statuette grazie a Danilo Donati per i migliori costumi in Il Casanova di Federico Fellini e a Carlo Rambaldi per gli effetti speciali del film King Kong

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Miglior film

1 Rocky

Rocky, regia di John G. Avildsen

1 Tutti gli uomini del presidente

Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s Men), regia di Alan J. Pakula

1 Questa terra è la mia terra

Questa terra è la mia terra (Bound for Glory), regia di Hal Ashby

1 Quinto potere

Quinto potere (Network), regia di Sidney Lumet

1 Taxi driver

Taxi Driver, regia di Martin Scorsese

Miglior regia

3 Sylvester Stallone - Rocky

John G. Avildsen – Rocky

Alan J. Pakula – Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s Men)

Lina Wertmüller – Pasqualino Settebellezze

Ingmar Bergman – L’immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte)

Sidney Lumet – Quinto potere (Network)

Miglior attore protagonista

3 Peter Fynch Quinto potere

Peter Finch – Quinto potere (Network)

3 Giancarlo Giannini - Pasqualino Settebellezze

Giancarlo Giannini – Pasqualino Settebellezze

3 Robert De Niro - Taxi Driver

Robert De Niro – Taxi Driver

3 William Holden - Quinto potere

William Holden – Quinto potere (Network)

Sylvester Stallone – Rocky

Migliore attrice protagonista

4 Faye Dunaway - Quinto potere

Faye Dunaway – Quinto potere (Network)

4 Marie-Christine Barrault - Cugino, cugina

Marie-Christine Barrault – Cugino, cugina (Cousin, Cousine)

4 Talia Shire - Rocky

Talia Shire – Rocky

4 Sissy Spacek Carrie

Sissy Spacek – Carrie – Lo sguardo di Satana (Carrie)

4 Liv Ullmann - L'immagine allo specchio

Liv Ullmann – L’immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte)

Miglior attore non protagonista

5 Jason Robards - Tutti gli uomini del Presidente

Jason Robards – Tutti gli uomini del Presidente

5 Ned Beatty - Quinto potere (Network)

Ned Beatty – Quinto potere

5 Burgess Meredith - Rocky (Rocky)

Burgess Meredith – Rocky

5 Laurence Olivier - Il maratoneta

Laurence Olivier – Il maratoneta (Marathon Man)

5 Burt Young - Rocky

Burt Young – Rocky

Migliore attrice non protagonista

6 Beatrice Straight - Quinto potere (Network)

Beatrice Straight – Quinto potere

6 Jane Alexander - Tutti gli uomini del Presidente (All the President's Men)

Jane Alexander – Tutti gli uomini del Presidente

6 Jodie Foster Taxi driver

Jodie Foster – Taxi Driver

6 Lee Grant - La nave dei dannati (Voyage of the Damned)

Lee Grant – La nave dei dannati (Voyage of the Damned)

6 Piper Laurie Carrie

Piper Laurie – Carrie – Lo sguardo di Satana (Carrie)

Miglior sceneggiatura originale

Paddy Chayefsky – Quinto potere

Jean Charles Tacchella e Daniele Thompson – Cugino, cugina (Cousin, Cousine)

Walter Bernstein – Il prestanome (The Front)

Sylvester Stallone – Rocky

Lina Wertmüller – Pasqualino Settebellezze

Miglior sceneggiatura non originale

William Goldman – Tutti gli uomini del Presidente

Robert Getchell – Questa terra è la mia terra

Federico Fellini e Bernadino Zapponi – Il Casanova di Federico Fellini

Nicholas Meyer – Sherlock Holmes: soluzione sette per cento

Steve Shagan e David Butler – La nave dei dannati

Miglior film straniero

7 Noirs et blancs en couleur, regia di Jean-Jacques Annaud

Bianco e nero a colori , regia di Jean-Jacques Annaud (Costa d’Avorio)

Jakob il bugiardo , regia di Frank Beyer (DDR)

Cugino, cugina , regia di Jean Charles Tacchella (Francia)

Notti e giorni (, regia di Jerzy Antczak (Polonia)

Pasqualino Settebellezze, regia di Lina Wertmüller (Italia)

Miglior fotografia

Haskell Wexler – Questa terra è la mia terra

Richard H. Kline – King Kong

Ernest Laszlo – La fuga di Logan

Owen Roizman – Quinto potere

Robert Surtees – È nata una stella

Miglior montaggio

Richard Halsey e Scott Conrad – Rocky

Robert L. Wolfe – Tutti gli uomini del Presidente

Robert Jones e Pembroke J. Herring – Questa terra è la mia terra

Alan Heim – Quinto potere

Eve Newman e Walter Hannemann – Panico allo stadio

Miglior scenografia

George Jenkins e George Gaines – Tutti gli uomini del Presidente

Gene Callahan, Jack Collis e Jerry Wunderlich – Gli ultimi fuochi

Dale Hennesy e Robert de Vestel – La fuga di Logan

Elliot Scott, Norman Reynolds e Peter Howitt – Sarah Bernhardt – La più grande attrice di tutti i tempi

Robert F. Boyle e Arthur Jeph Parker – Il pistolero

Migliori costumi

Danilo Donati – Il Casanova di Federico Fellini

William Theiss – Questa terra è la mia terra

Anthony Mendleson – Sarah Bernhardt – La più grande attrice di tutti i tempi

Mary Wills – The Passover Plot

Alan Barrett – Sherlock Holmes: soluzione sette per cento

Migliore colonna sonora

Originale

10 Jerry goldsmith

Jerry Goldsmith – Il presagio

Bernard Herrmann – Obsession – Complesso di colpa

Jerry Fielding – Il texano dagli occhi di ghiaccio

Bernard Herrmann – Taxi Driver

Lalo Schifrin – La nave dei dannati

Adattamento con canzoni originali

Leonard Rosenman – Questa terra è la mia terra )

Paul Williams – Piccoli gangsters

Roger Kellaway – È nata una stella

Miglior canzone

10 Barbra Streisand Oscar

Evergreen, musica di Barbra Streisand e testo di Paul Williams – È nata una stella

Ave Satani, musica e testo di Jerry Goldsmith – Il presagio (The Omen)

Come to Me, musica di Henry Mancini, testo di Don Black – La pantera rosa colpisce ancora

Gonna Fly Now, musica di Bill Conti, testo di Carol Connors e Ayn Robbins – Rocky

A World That Never Was, musica di Sammy Fain, testo di Paul Francis Webster – Half a Hous

Miglior sonoro

Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Dick Alexander e Jim Webb – Tutti gli uomini del Presidente

Harry Warren Tetrick, William McCaughey, Aaron Rochin e Jack Solomon – King Kong

Harry Warren Tetrick, William McCaughey, Lyle Burbridge e Bud Alper – Rocky

Donald Mitchell, Douglas Williams, Richard Tyler e Hal Etherington – Wagon-Lits con omicidi (

Robert Knudson, Dan Wallin, Robert Glass e Tom Overton – È nata una stella

Miglior documentario

Harlan County, USA, regia di Barbara Kopple

Hollywood On Trial, regia di David Helpern

Off the Edge, regia di Michael Firth

People of the Wind, regia di Anthony Howarth

Volcano: An Inquiry into the Life and Death of Malcolm Lowry, regia di Donald Brittain e John Kramer

Miglior cortometraggio

In the Region of Ice, regia di Peter Werner

Kudzu, regia di Marjorie Anne Short

The Morning Spider, regia di Julian Chagrin

Nightlife, regia di Claire Wilbur e Robin Lehman

Number One, regia di Dyan Cannon

Miglior cortometraggio documentario

Number Our Days, regia di Lynne Littman

American Shoeshine, regia di Sparky Greene

Blackwood, regia di Tony Ianzelo e Andy Thompson

The End of the Road, regia di John Armstrong

Universe, regia di Lester Novros

Miglior cortometraggio d’animazione

Leisure, regia di Bruce Petty

Dedalo, regia di Manfredo Manfredi

The Street, regia di Caroline Leaf

Premio Special Achievement

Carlo Rambaldi, Glen Robinson e Frank Van der Veer – King Kong – Effetti visivi

L. B. Abbott, Glen Robinson e Matthew Yuricich – La fuga di Logan (Logan’s Run) – Effetti visivi

Premio alla memoria Irving G. Thalberg

A Pandro S. Berman

Oscar 1977

2 John Avildsen

John Avildsen

10 Beatrice Straigh

Beatrice Straigh

10 eletha Fynch per Peter Fynch

Eletha Fynch ritira il premio per Peter Fynch

10 Faye Dunaway Oscar 2

10 Faye Dunaway Oscar 3

Faye Dunaway

10 Faye Dunaway Oscar

10 Jason Robards

Jason Robards

10 Rocky Oscar

10 Stallone e Clay

Stallone con Cassius Clay

10 Premiazione miglior attore

Liv Ullman annuncia l’Oscar per il miglior attore protagonista

10 Stallone e Clay premiano miglior attrice non protagonista

Stallone e Clay annunciano l’Oscar per la miglior attrice non protagonista

10 Tatum O' Neal premia attore non protagonista Jason Robards

Tatum O’ Neal annuncia l’Oscar per il miglior attore protagonista

Oscar 1977,2

Oscar 1977,3

ottobre 6, 2015 Pubblicato da: | Oscar story | | 2 commenti

Easy rider

Easy rider locandina 6

Il condizionamento fortissimo del denaro,la voglia di scappare da esso,la fuga verso un ideale di libertà fortissimamente agognato,il mito americano e il sogno americano,la dove tutto è possibile ma anche le contraddizioni dell’America,il grande limite della libertà che non può in alcun modo essere dissociata dal denaro,il vero totem della civiltà a stelle e strisce.

Un road movie antesignano di tutti i successivi,un inno alla libera scelta e alla libertà personale;questo e molto altro è Easy rider, opera fondamentale del 1969 per capire gli aneliti,le ansie di una generazione di giovani che non accettavano lo status quo imposto dalla società capitalistica e che cercavano di sfuggirle usando però proprio i mezzi che la società aveva loro imposto,incluso il demone denaro.In mezzo una lunga corsa nella provincia americana,quella più autenticamente vicina al sogno americano,con i suoi valori pregnanti costruiti attorno a Dio,patria e famiglia,la rassicurante e ipocrita provincia,dove tutto è immutabile e immutato,dove l’uniformità è la regola e la trasgressione un crimine.

Un’America post beat generation e non più hippy,un ibrido che porterà attraverso un lungo cammino ai giorni nostri,con il sogno americano infranto e trasformato in un culto ossessivo del dio denaro,appena mitigato dalla grande crisi degli anni 2000,dall’undici settembre e dalla scoperta dolorosa delle proprie contraddizioni,da quella ancor più dolorosa di non essere affatto il centro del mondo e la guida di esso.

C’è la guerra del Vietnam e ci sono ancora i figli dei fiori, in Easy rider.C’è ancora la voglia di fuga dal dio denaro,ma c’è di mezzo una nazione cresciuta troppo in fretta e sempre comunque all’ombra di un totem assoluto,il denaro,la molla che sembra spingere irresistibilmente ogni americano che si rispetti.All’ombra delle case linde e pinte,dei macchinoni e dei grattacieli,dei mille simboli della società capitalistica si muovono i giovani,oscuramente alla ricerca di una dimensione diversa e più genuina eppure pesantemente condizionati proprio dai miti di riferimento della civiltà in cui vivono,prigionieri più di quanto possano ammettere di quei simboli che cercano di combattere,confusamente.

Easy rider 1

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Sullo sfondo,paesaggi selvaggi e deserti,in forte stridore proprio con il capitalismo,una terra da conquistare ancora vergine sullo sfondo della quale si muovono i due protagonisti di Easy rider,ovvero libertà e paura,sottotitolo una volta tanto adattissimo alle atmosfere e alle inquietudini del film.Libertà e paura,ovvero il massimo anelito di ogni individuo e paura,quella personale e quella della collettività,chiusa ermeticamente in difesa dei propri privilegi,della propria individualità e dei totem che la società ha imposto e che sono parte essenziale della vita del cittadino americano.

Wyatt detto Capitan America e Billy sono figli del capitalismo che sognano un mondo diverso e eppure sono praticamente prigionieri di quel mondo dal quale sognano di fuggire;Wyatt ha sul suo chopper la Stars and stripes,ce l’ha sul casco e sembra quasi esserne fiero.E’ figlio di quell’America eppure vuol evadere.Come Billy.Insieme attraverseranno la frontiera,quella terra fiera e selvaggia che però riserverà loro solo amarezze e delusioni oltre ad una fine che contraddice un altro simbolo americano,l’happy end che immancabilmente è assegnato ad una storia che veda protagonista un abitante degli States.Perchè America significa libertà,sogno,perchè America significa poter realizzare quello che si vuole e quello in cui si crede.Non è così,nella realtà delle cose e Wyatt e Billy,dolorosamente,lo scopriranno sulla propria pelle,constatando che la libertà è solo un mito propagandato dal sogno americano;si è liberi solo in angusti confini,quelli tracciati da una società che segue e insegue solo il dio denaro.

Get your motor runnin’ – Fai correre il tuo motore
Head out on the highway – A testa bassa sull’autostrada
Lookin’ for adventure – cercando l’avventura
And whatever comes our way – E qualunque cosa capiti sulla nostra strada

Yeah Darlin’ go make it happen – Sì Cara fai che succeda
Take the world in a love embrace – Prendi il mondo in un abbraccio d’amore
Fire all of your guns at once – Spara con tutte le tue pistole insieme
And explode into space – ed esplodi in cielo

I like smoke and lightning – mi piacciono il fumo e il lampo
Heavy metal thunder – Il rombo del metallo (della marmitta)
Racin’ with the wind – Gareggiando col vento
And the feelin’ that I’m under – e sentendo che sono sotto

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Born to be wild,ovvero Nato per essere selvaggio;la canzone degli Steppenwolf,ai confini di un primordiale heavy metal,è la base portante del film.Wyatt e Billy in realtà sono cosi,liberi e selvaggi.Ma la provincia americana è tale in tutti i sensi;La gente non ama perchè sono liberi,perchè sono diversi,perchè non si adeguano.E la loro libertà,che altro non è che una fuga in avanti rispetto ai tempi finirà per essere soffocata proprio da quella provincia inquadrata e irrigimentata nei valori americani.

Veniamo alla trama

Wyatt e Billy hanno trasportato un carico di cocaina e con il ricavato hanno comprato due moto;vogliono girare liberi gli States,raggiungere New Orleans per vedere il carnevale.Lungo la strada avranno modo di conoscere a proprie spese i pregiudizi e l’intolleranza di chi li giudica dei disaddati.Incontreranno anche altri hippy e ragazze libere,ma l’incontro più importante lo avranno in prigione con George,avvocato alcolizzato figlio però di un pezzo grosso.Sarà grazie a lui che i due usciranno di prigione, ma lacompagnia del giovane durerà poco .George verrà ucciso,i due amici continueranno ancora il loro viaggio cambiando destinazione,ma ancora una volta saranno accolti ovunque con ostilità e disprezzo,fino alla tragica conclusione.Easy rider,come detto all’inizio,spazza via un po tutto,dal mito della frontiera fino al tradizionale happy end che chiudeva le produzioni hollywoodiane. Dennis Hopper,regista e attore nel film va giù con mano pesante,spazzando via perbenismo e moralità e puntando l’indice proprio sul sogno americano,che durante il viaggio fatto di esperienze trasgressive dei due amici (marijuana,acido ecc.) appare tanto più simile ad un incubo piuttosto che ad un sogno tout court.

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Gran bella regia,quella di Hopper.per altro la sua prima delle otto totali.Una regia che gli valse molti riconoscimenti,come la Palma d’oro come miglior opera prima a Cannes,due nomination agli Oscar per la sceneggiatura e a Nicholson come miglior attore non protagonista,più altre nomination e premi minori. Grandissima prova degli attori,con Hopper in testa nel ruolo di Billy,Jack Nicholson efficace e drammatico nel ruolo di George e Peter Fonda in quella di Wyatt. Grandissima la colonna sonora,con in testa la leggendaria Born to be wild degli Steppenwolf seguita da altre perle come The weight degli Smith,Wasn’t Born to Follow  dei Byrds ecc.Un film davvero bello,un inno alla libertà in un periodo confuso e pieno di spinte come il finire degli anni sessanta,uno dei punti di svolta della nostra storia recente.Da segnalare come gli attori fumassero realmente erba durante le riprese del film.

Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.tantifilm.net/guarda/easy-rider-1969-streaming/

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Easy Rider

Un film di Dennis Hopper. Con Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper, Luana Anders,Antonio Mendoza, Phil Spector, Mac Mashourian, Warren Finnerty, Tita Colorado, Luke Askew, Sabrina Scharf, Sandy Brown Wyeth, Robert Walker jr, Robert Ball, Carmen Phillips, Ellie Wood Walker Titolo originale . Drammatico, durata 94 min. – USA 1969

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Easy rider banner protagonisti

Peter Fonda:Wyatt Capitan America

Dennis Hopper: Billy

Jack Nicholson: George Hanson

Phil Spector: Il contatto

Warren Finnerty: Rancher della Comune

Tita Colorado: Moglie del rancher

Luke Askew: Hippy sulla Highway

Luana Anders: Lisa

Sabrina Scharf: Sarah

Robert Walker Jr.: Jack

Sandy Brown Wyeth: Joanne

Antonio Mendoza: Jesus

Karen Black: Karen

Toni Basil: Mary

Robert Ball: Mimo 1

Carmen Phillips: Mimo 2

Ellie Wood Walker: Mimo 3

Mac Mashourian: Guardia

Keith Green: Sceriffo

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Pier Angelo Civera: Wyatt “Capitan America”

Giancarlo Maestri: Billy

Luciano Melani: George Hanson

Giuseppe Fortis: Rancher della Comune

Alvise Battain: Hippy sulla Highway

Francesco Vairano: Jack

Michele Kalamera: Mimo 1

Glauco Onorato: Sceriffo

Regia Dennis Hopper

Soggetto Peter Fonda, Dennis Hopper, Terry Southern

Sceneggiatura Peter Fonda, Dennis Hopper, Terry Southern

Produttore Peter Fonda

Fotografia László Kovács

Montaggio Donn Cambern

Effetti speciali Steve Karkus

Musiche

The Byrds

Hoyt Axton

Steppenwolf

Bob Dylan

Jimi Hendrix

John Keene

The Band

Scenografia Robert O’Neil

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Easy rider locandina sound

The Pusher (Hoyt Axton) – Steppenwolf

Born to Be Wild (Mars Bonfire) – Steppenwolf

The Weight (Robbie Robertson) – Smith

Wasn’t Born to Follow (Carole King/Gerry Goffin) – The Byrds

If You Want to Be a Bird (Bird Song) (Antonia Duren) – Holy Modal Rounders

Don’t Bogart Me (Elliot Ingber/Larry Wagner) – Fraternity of Man

If 6 Was 9 (Jimi Hendrix) – The Jimi Hendrix Experience

Kyrie Eleison/Mardi Gras (When the Saints) The Electric Prunes

It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding) (Bob Dylan) – Roger McGuinn

Ballad of Easy Rider (Roger McGuinn/Bob Dylan) – Roger McGuinn

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Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.

Non si rivelano a noi perchè, se si rivelassero a noi, ci sarebbe subito un panico generale! Voglio dire, noi abbiamo ancora dei capi dai quali dipendiamo per la diffusione di queste notizie, e questi capi hanno deciso di impedire la diffusione di queste notizie per il tremendo shock che subirebbe il nostro sistema antiquato! Ora: il risultato di questa situazione è che i Venusiani hanno preso contatto con tutti gli strati sociali. Con tutti gli strati sociali! Sarebbe davvero un colpo mortale per i nostri sistemi antiquati, quindi adesso i venusiani si incontrano con gente di tutti gli strati sociali, in qualità di consulenti, si capisce. E una buona volta l’uomo avrà il controllo direi… divino del proprio destino. Potrà finalmente trascendere ed evolversi conquistando l’eguaglianza.

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L’opinione di LC dal sito www.mymovies.com

Intenso e trascinante film sulla ottusità mentale della politica degli stati sud-statunitensi degli anni 60 e sugli ideali di un curioso movimento di fine decennio.Fonda e Hopper(anche regista del film) partono a bordo dei loro chopper(carichi tra l’altro di marijuana) alla ricerca della totale libertà,con New Orleans come destinazione finale.Inizia un odissea di musiche ed immagini meravigliose,emblematiche per le generazioni di quegli anni.Il tutto impreziosito da un eccellente fotografia.Curiosi incontri ed esperienze ravvicinate con diverse culture di vita caratterizzano la prima parte del film. Con l’entrata in scena di un bizzarro avvocato alcolizzato(splendidamente interpretato da un nicholson ancora agli inizi)il film imbocca il suo viaggio conclusivo,dopo aver meravigliato ed illuminato lo spettatore,mostra con freddezza il cancro più profondo della socità americana. I due hippie e l’innocuo nicholson incontreranno una morte repressa e provocatoria, lontana dalle loro radici,in un ambiente ostile e programmato da rozzi ideali di fondo. E proprio nelle battute finali,nelle atmosfere e nelle immagini malinconiche,il film dimostra la sua vera genialità;ovvero trascina lentamente lo spettatore nelle vesti di un uomo libero ed innocuo,privato della vita per la paura del diverso. Una rara esperienza cinematografica;per la sua unità, la compattezza dei suoi temi,e il suo crudo realismo. Capolavoro senza tempo, che nel suo genere deve ancora trovare una pellicola alla sua altezza.

L’opinione di death cross dal sito www.filmtv.it

Strabiliante Manifesto che mostra in modo spudorato le profonde incongruenze degli usa (fine anni ’60): la Libertà rappresentata dalla bandiera presente su moto, casco e giacca di Capitan America è tradita dalla bandiera ufficiale e identica degli states, simbolo invece di repressione e oppressione in nome di una falsa libertà dominata dal denaro che teme e odia la Vera Libertà.Questa Libertà, con la L maiuscola (che coincide, ma è una considerazione personale, con l’Anarchia), si regge sull’Eguaglianza Sociale che solo l’assenza di denaro e di istituzioni può garantire. Possiamo vederne degli imperfetti ma splendidi esempi nella prima metà del film, lontani dalle città, nella Famiglia mista dedita all’agricoltura, nella Comune hippie immersa nella Natura, nella comunità aliena fittizia evocata da George Hansen.

Quando i nostri non-eroi giungeranno in città e, soprattutto, quando inizieranno a ‘godersi’ il denaro guadagnato con la coca, inizierà un incubo dove la Libertà viene sostituita dall’illusione di essa, dall’eccesso, dalla distrazione auto-distruttiva e delirante, che trova il suo Culmine nella Sequenza Antologica, contraddistinta da un Montaggio squisitamente onirico e ripetitivo (ma anche anticipatore) del cimitero. Oramai i due, come ammette cpt.America, sono fottuti.E infatti subito dopo arriverà, brutale e secca ma prevista (la clip dell’esplosione della moto di America viene difatti mostrata nella sopra citata sequenza onirica nel cimitero) la tragica Fine: la mdp si allontana in silenzio dai corpi dei due protagonisti e, sempre allontanandosi (mostrando un mkagnifico paesaggio fluviale), partono i titoli di coda accompagnati da “Ballad of Easy Rider” cantata da Roger McGuinn.La città da cui si allontanava l’hippie è il Cimitero del Sogno di Libertà incarnato (come dice Hansen nel suo ultimo magnifico discorso) dai due motociclisti, e purtroppo il Tempo mostrerà come la Libertà che si iniziava a respirare all’Epoca sia stata uccisa, non con un fucile come accade a Billy e America, ma col denaro, appunto.

Opinioni tratte dal sito www.davinotti.com

Homesick

Il manifesto di una libertà irraggiungibile perché minacciata dal conformismo e dalla paura. Hopper conferma la sua sensibilità di uomo ed autore, dirigendo con passione ed inventiva un film amaro, profondamente calato nella società americana del tempo, ma con un messaggio che giunge intatto anche a quella di oggi. La figura da lui interpretata è ingenua ed esuberante, quella di Fonda jr enigmatica e disillusa, mentre l’acutissimo discorso su libertà e paura che pronuncia lo straordinario avvocato-filosofo Nicholson è da imparare a memoria e vale l’intera visione. Grandi musiche.

Cotola

Film diventato un vero e proprio mito più per essere stato il manifesto di una generazione che si è riconosciuta in esso e nei suoi “contenuti” che per il suo vero valore, che è sicuramente indubbio ma forse eccessivamente sovrastimato. Profondamente legato ai tempi in cui fu girato, oggi può apparire un po’ datato ma a tratti conserva intatta la sua bellezza. Grande interpretazione di Jack Nicholson e strepitosa colonna sonora fatta di brani ormai indimenticabili. Finale violento e molto amaro.

Tarabas

Gli idoli non si giudicano, si venerano o si abbattono. Easy Rider è un mito, la cui influenza culturale, immagini e musica, va tanto al di là del contenuto che è impossibile fermarsi alle facilonerie hippy un po’ invecchiate, alla contrapposizione manichea (ma nel ’69 chissà) tra capelloni e rednecks intolleranti e violenti. Una conquista del west al contrario, virata in LSD, verso un Mardi Gras vuoto e funereo, un compianto dell’America madre libertaria precocemente morta (il delirio di Fonda nel cimitero). Da vedere e sentire, tuttora.

Herrkinski 1

È un film rozzo, talvolta sperimentale, che è riuscito ad imporsi come film di culto per una serie di motivi. Innazitutto la colonna sonora è splendida e ben amalgamata con le immagini, tanto da caratterizzare addirittura svariate sequenze e renderle memorabili. C’è davvero tanta musica in questa pellicola. Tuttavia quando subentrano i dialoghi, si nota pure il realismo dei “fattissimi” interpreti (su tutti Jack Nicholson) e le “facce giuste” dei personaggi di contorno. Bellissime le location, d’effetto il montaggio psichedelico.

124c

Film “da sballo” di fine anni ’60, con personaggi giusti, comprimari azzeccati e ambientazioni uniche. Certo devono aver avuto un gran coraggio i produttori a soprannominare il protagonista Capitan America, visto che Peter Fonda è più un byker che un simbolo del sogno americano, o un supereroe. Dennis Hopper firma, comunque, il suo film più riuscito, lanciando, nel firmamento americano, la stella di Jack Nicholson, che crescerà negli anni e nei film (prima era solo un attore di horror low budget di Roger Corman). Grandi musiche!

Fabbiu 2

Passano gli anni e questo film resta in testa tra i manifesti della cultura hippy del tempo, della controtendenza ed evasione agli schemi borghesi; perché? Probabilmente perché non rappresenta o ricrea; easy rider è di quegli anni! Si godono molto le riprese on the road, che hanno una patina quasi di amatorialità (specie le scene sulle strade del carnevale); le musiche rock-country ben selezionate e le interpretazioni naturali con dialoghi non eccellenti (si sostiene che molti siano improvvisati) in particolare Jack Nicholson giovanissimo.

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ottobre 4, 2015 Pubblicato da: | Capolavori | , , , , | Lascia un commento

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ottobre 2, 2015 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento