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Come imparai ad amare le donne

Come imparai ad amare le donne locandina 4

Commedia vagamente satirica,in bilico tra la sophisticated comedy di stampo più americano che british e la commedia all’italiana,Come imparai ad amare le donne e un film diretto da Luciano Salce nel 1967,ad un anno esatto dal buon successo di critica ottenuto con El Greco;è il periodo più fertile del bravo regista e attore laziale,equamente diviso tra le sue due grandi passioni cinematografiche,l’impegno come attore protagonista e la regia.
Un lavoro discreto,senza grandi acuti ma diretto con mano agile da Salce,generalmente incline nei lavori successivi ad affondare il coltello
nelle parti deboli,nel ventre molle del costume e del sociale italiano,con lavori di buon fattura come Il belpaese e il celebratissimo Fantozzi.
In questo caso la satira c’è ma resta tra le righe.
L’intento di raccontare la storia di uno svagato quanto ingenuo giovanotto che scopre l’universo femminile e l’amore,finendo poi per esserne inglobato dalla rete di seduzione tessuta ai suoi danni.
Salce dicevo utilizza bene un cast sontuoso sopratutto al femminile,con presenza di rilevante spicco come Michèle Mercier,Elsa Martinelli,
Anita Ekberg,Nadja Tiller,una acerbissima Romina Power,Orchidea de Santis e Sandra Milo mentre il cast al maschile,in secondo piano
o comunque mimetizzato per far risaltare le vere protagoniste della storia include Robert Hoffmann,Gianrico Tedeschi,Vittorio Caprioli e
Carlo Croccolo.

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Il film scivola via abbastanza agilmente,grazie anche alla formula delle micro storie legate da un solo filo conduttore,la formazione sessual sentimentale del protagonista della storia che,concupito dalle donne,finirà per cadere nella rete della più astuta di essa.
Finale amaro ma non più di tanto,per la naturale antipatia che sembra circondare Roberto Monti,il giovane protagonista.
Di famiglia prestigiosa,reduce da un’esperienza in college nel quale però è stato ammesso solo perchè figlio del fondatore,il giovane trova come primo lavoro grazie alla sua passione per i motori un lavoro come meccanico.
Passato da li a fare il venditore di auto,Roberto finisce per imbarcarsi,con tutta la sua ingenuità (che man mano andrà scomparendo) in una serie
di avventure galanti,le più importanti delle quali con la bella Laura e la ancor più bella Olga,due donne in affari che dirigono rispettivamente un prestigiosa casa di mode e una importante fabbrica di elicotteri.
Ma è Irene la prima a far palpitare il cuore di Roberto;bella e acerba,Irene decide di intrappolare il giovane in una rete fatta di seduzione e attrazione.
Sarà grazie a sua zia Olga che la ragazza in qualche modo riuscirà nel suo intento…
Una vera divagazione sentimental/ironica questa di Luciano Salce.

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Un film in cui la storia leggera e senza grosse ambizioni prende il sopravvento sulla volontà di colpire la classe medio-lta che è la vera protagonista del film;Salce non affonda mai, quasi avesse l’intento dichiarato di mantenersi sui binari stretti dell’ortodossia cinematografica.
Il lavoro alla fine non delude,ma sicuramente tradisce un po lo spirito guascone e corrosivo del Salce successivo,quello che in modo aggressivo
stigmatizzerà i difetti italici nel citato Fantozzi,opera della piena maturità che consegnerà a noi un regista dalle grandi capacità satiriche,che non sfuggiranno ai più attenti spettatori in lavori che non riscuoteranno grosso successo,come il graffiante Colpo di stato.
Come imparai ad amare le donne è un lavoro ben congegnato,senza dubbio;elegante formalmente e mai da sbadiglio.
Nel gineceo artistico,da segnalare l’ex Angelica Michele Mercier,alla ricerca di un’identità di difficile realizzazione,una brava Sandra Milo,una bellissima Orchidea De Santis e Romina Power,davvero poco espressiva ma dal sicuro fascino estetico.Parti minori per Mariangela Giordano e Mita Medici.Bene il cast maschile.
Belle le location per un film molto trascurato dalle tv e di difficile reperibilità.

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Come imparai ad amare le donne

Un film di Luciano Salce. Con Anita Ekberg, Zarah Leander, Robert Hoffman, Sandra Milo,Nadia Tiller, Michèlle Mercier, Elsa Martinelli, Romina Power,Gianrico Tedeschi, Carlo Croccolo, Mariangela Giordano, Vittorio Caprioli, Gigi Ballista, Mita Medici Commedia, durata 110 min. – Italia 1967

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Come imparai ad amare le donne banner protagonisti

Michèle Mercier: Franziska
Nadja Tiller: Baroness Laura
Elsa Martinelli: Rallye driver
Anita Ekberg: Margaret Joyce
Zarah Leander: Olga
Romina Power: Irene
Robert Hoffmann: Robert
Orchidea De Santis: Agnes
Sonja Romanoff: Monika
Erica Schramm: Betty
Gigi Ballista: Sir Archibald
Heinz Erhardt: Schluessel
Chantal Cachin: Wilma
Gianrico Tedeschi: Direttore

Come imparai ad amare le donne banner cast

Regia Luciano Salce
Sceneggiatura Franco Castellano, Willibald Eser, Giuseppe Moccia
Produttore Enrico Chroscicki, Marcello Papaleo, Dieter Pauker, Alfonso Sansone
Casa di produzione Sancro Film
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Ennio Morricone
Costumi Luca Sabatelli

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L’opinione di Wangyu dal sito http://www.filmtv.it

Mediocre commedia sexy anni 60, di positivo qualche bellezza sensuale, bene la allora quindicenne Romina Power.

Il Gobbo

La carriera di un libertino al tempo del Piper. Salce indovina ambientazione, dècor, cast (pauroso quello femminile che va dalla Milo ancora appetitosa a Mita Medici) e tono. Ottimo fino al segmento con Anitona, poi s’ingolfa un po’ (troppo lungo l’episodio con la Mercier che si auto-parodizza).
Elegante e frivolo, molto swingin’ sixties, quindi per noi di culto.
Homesick

Suddivisa in tanti piccoli episodi tra loro legati dalla presenza costante dell’ingenuo Hoffmann e dalla solita ninfetta Power, un’innocua commedia diretta con mano leggera da Salce.
Tra le affascinanti donne che svezzano il protagonista si distinguono la disponibile servetta De Santis, l’esagitata pilota Martinelli e l’eccentrica diva Ekberg,
che si concede un velato nudo subacqueo; tra i pochi uomini, si ricorda un severo Tedeschi, che spara sentenze latine a raffica. Banalissimo il finale.
Deepred89

Un Salce decisamente minore, non disprezzabile a livello visivo (siamo dalle parti del pop sessantiano) e tecnicamente ben realizzato, ma dalla trama fiacca e ripetitiva  (anche se si notano analogie con L’uomo che amava le donne) e con un protagonista che non incide. Gineceo ricco, variegato e piuttosto spogliato (quel che concedeva il 1966, anno dei primi seni scoperti sugli schermi nostrani). Alla lunga noiosetto, ma l’occhio è appagato.
Dusso

Una durata più breve avrebbe giovato (105 min), per una trama come questa. Hoffmann se la cava mentre il cast femminile è notevolissimo: la Power sedicenne è un’accattivante lolita come in altri suoi film dell’epoca.
Siamo nel 1966 e Salce prova ad osare il massimo consentito con l’erotismo. Oggi può risultare un po’ noiosetto… il film scorre senza sussulti.
Motorship

Un discreto film di Salce che racconta la vita di un avventuriero ai tempi della Roma anni 60. Il film paga lo scotto di alcuni punti morti (ergo noiosi) a causa di una durata troppo lunga per un film prettamente “easy”.
Ma Salce è regista di ottimo spessore per cui il film resta comunque guardabile. Non male Hoffmann, mentre il cast femminile è quanto di meglio si potesse avere in un film (la Medici, la De Santis, la Mercier, la Ekberg,
una giovane Romina Power, tanto per citarne qualcuna). Notevoli scenografie e musiche. Non male.

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agosto 19, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | Lascia un commento

Baby sitter, un maledetto pasticcio

Baby sitter, un maledetto pasticcio locandina

Mentre sta raggiungendo un ristorante, Michelle, a bordo di un taxi viene coinvolta nell’accidentale investimento di Ann, una giovane attricetta americana; la ragazza era in fuga dalla villa di Franklin, suo ex amante.
Dopo l’incidente, Ann va a vivere in coabitazione nell’appartamento di Michelle, che è una scultrice che per arrotondare lavora di sera come baby sitter.
Ann, che dopo l’incidente è rimasta deturpata sul corpo, viene licenziata in tronco dal regista del film che stava girando, per essersi rifiutata di spogliarsi; viene così agganciata dal misterioso signor Anderson, che le racconta di essere il segretario di Franklin e che le propone un incarico particolare; il rapimento di Booths (Peter), figlio del miliardario Franklin.

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Maria Schneider è Michelle

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Renato Pozzetto è Gianni

Il diabolico Anderson organizza così con l’aiuto di Vic, un losco malvivente, di Stuart, un attore sul viale del tramonto e della moglie di quest’ultimo, l’attricetta Lotte, il sequestro del piccolo Booths, al quale partecipa anche Ann.
E’ lei infatti a presentarsi a casa Franklin come baby sitter, e ad addormentare il bambino mentre la servitù è andata via.
Michelle, chiamata telefonicamente da una famiglia, si presenta in una villa dove c’è un bambino; è Booths (Peter), che è stato trasferito in quel posto dalla banda di rapitori. Ben presto la ragazza si rende conto di essere prigioniera con il bambino; nel frattempo il suo ragazzo, Gianni, insospettito dalla mancanza di notizie di Michelle, con cui aveva appuntamento, si mette in moto e si reca dalla polizia.

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Sydne Rome è Ann

Michelle e Boots, prigionieri, cercano in ogni modo di mettersi in contatto con l’esterno.
Riescono con uno stratagemma a legare un biglietto al collo di un barboncino, che però, inseguito da Vic e raggiunto in casa della padrona, viene ucciso assieme a quest’ultima.
Alla fine il piano dei rapitori riesce; Franklin paga il riscatto di due milioni di dollari richiesto, ma Anderson, che aveva organizzato il rapimento, uccide i due coniugi facendoli saltare in aria con la loro auto, prende i soldi del riscatto e si eclissa.

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L’incidente di Ann

Ann, in colpa per l’inganno perpetrato ai danni di Michelle, si uccide nella vasca da bagno tagliandosi le vene.
Ma lascia un biglietto in cui accusa Anderson di aver organizzato il rapimento.
Così Michelle riesce ad informare la polizia dell’accaduto.
Ultimo film diretto dal grande Renè Clement, Baby sitter, un maledetto pasticcio è un thriller/noir dal ritmo lento, basato moltissimo sull’espressione degli attori piuttosto che sull’azione.

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Un film molto complicato, anche in virtù di una trama non immediatamente leggibile; molte le incongruenze in una trama non molto scorrevole. Clement ci mette il suo immenso mestiere, non riuscendo però a convincere del tutto.
Il regista privilegia i silenzi, fissando la macchina da presa sui volti di Maria Schneider, che interpreta Michelle e su quello di Sidne Rome, che interpreta Ann, cercando di mostrare il loro disagio interiore davanti agli avvenimenti drammatici che le vedono coinvolte.

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La Schneider risponde con una interpretazione misurata ma monocorde; non mostra particolare vitalità, quasi subisse gli avvenimenti senza capirli a fondo. Il che probabilmente era quanto voleva Clement, ma il personaggio di Michelle a questo punto sembra privo di anima, quasi svuotato di energia. L’attrice usa un’espressione statica per tutto il film, sia nel rapporto con la compagna di stanza Ann, sia con il fidanzato/amico Gianni sia con il piccolo Booths. Emblematica in questo senso l’esplosione dell’auto con a bordo i due coniugi, mentre lei è al volante; la reazione è glaciale, guarda dallo specchietto retrovisore e non batte ciglia, cosa poco credibile nel contesto di drammaticità della scena.

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Sidne Rome viceversa ci mette l’anima e la sorprendente mobilità del volto; piange, sorride, si dispera quasi avesse quell’anima che manca alla sua amica, che finirà per tradire salvo poi prendere la drammatica decisione finale di uccidersi quando si rende conto che le cose hanno assunto una piega tragica che lei non aveva messo in preventivo.
Bravo Renato Pozzetto, il Gianni innamorato di Michelle, che è anche l’unico ad interessarsi veramente alla sorte di quella che considera la sua donna (curioso il dialogo con Ann:”Ma lei chi è?” “Sono il fidanzato, un suo amico”); un interessamento che lo porterà a rischiare la vita. Pozzetto ci mette il suo volto candido e ingenuo, con un’interpretazione misurata e ironica, ed è l’unico protagonista ad allentare la tensione, ma anche la staticità della pellicola.

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Clement quindi utilizza vari componenti di altri generi; passa dal noir, caratterizzato dall’atmosfera lenta e cupa del film, al giallo, attraverso una trama come già detto molto complicata, che diventa chiara solo alla fine, quando i pezzi del puzzle finalmente combaciano, anche se alcune situazioni, come l’incidente iniziale, spiazzano enormemente, non avendo alcuna spiegazione per buona parte del film.
Film che alla fine, pur non potendosi definire perfettamente riuscito, non lascia l’amaro in bocca e la sensazione d’incompiuto; al limite ti porta a rimurginare su alcune situazioni particolari, portando lo spettatore a interrogarsi sui ruoli dei vari protagonisti, su una storia dall’intreccio poco leggibile, per i salti improvvisi senza connessione tra alcune sequenze.

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Difetti perdonabili comunque, perchè la trama alla fine regge e il film risulta piacevole.
Girato in una Roma che si vede poco, nel senso che le uniche sequenze in cui ci si rende conto di essere nella capitale eterna sono proprio quelle finali, con l’inquadratura del colosseo e della viuzza che porta alla casa/laboratorio di Gianni, il film è abbellito da una fotografia discreta e ovattata, misteriosa.

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Robert Vaughn è  Stuart Chase

Baby sitter fu l’ultima prova del grande regista francese, parte finale del trittico giallo/noir composto anche da  Unico indizio: una sciarpa gialla (1971) e da La corsa della lepre attraverso i campi (La course du lièvre à travers les champs) (1972); un addio al grande schermo forse non memorabile, ma in buono stile, quello che caratterizzò tutta la produzione del regista.

Baby sitter- Un maledetto pasticcio, un film di René Clément. Con Renato Pozzetto, Nadia Tiller, Sydne Rome, Maria Schneider, Clelia Matania, Marco Tulli, Carl Möhner, Armando Brancia, Vic Morrow, Robert Vaughn
Titolo originale La baby-sitter. Drammatico, durata 110 min. – Francia 1975

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Maria Schneider     …     Michelle
Sydne Rome    …     Ann
Vic Morrow    …     Vic, il rapitore carceriere
Robert Vaughn    …     Stuart Chase
John Whittington    …     ‘Boots’ Peter Franklin
Nadja Tiller    …     Lotte
Carl Möhner    …     Cyrus Franklin
Clelia Matania    …     Vecchia assassinata
Marco Tulli    …     Commissario Trieste
Armando Brancia    …     Inspettore Carrara
Georg Marischka    …     Henderson
Renato Pozzetto    …     Gianni

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Regia di René Clément
Scritto da Nicola Badalucco, René Clément,Mark Peploe,Luciano Vincenzoni
Prodotto da Jacques Bar     e Carlo Ponti
Musiche originali di Francis Lai
Montaggio di Fedora Zincone
Costumi di Nadia Vitali
Arredatore Carlo Gervasi
Aiuto regista Antonio Gabrielli, Marco Pettini
Casting Jose Villaverde

febbraio 9, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , | Lascia un commento