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I buchi neri

I buchi neri locandina

Il giovane Adamo torna nella sua terra natia, la Campania, in seguito alla morte della madre.
Adamo ha problemi di identificazione sessuale, è un giovane all’apparenza privo di forti emozioni o di interessi, tant’è vero che quando un suo amico d’infanzia gli offre un lavoro abbastanza umile, lui accetta con indifferenza, solo per riempire le giornate.
Inizia quindi un monotono andirivieni su uno scassatissimo camion carico di banane marce; ogni tanto Adamo si ferma e spia un gruppetto di prostitute mentre lavorano.
Le donne hanno vari problemi; una di esse è monca, un’altra ha seri problemi psichici, un’altra ancora è muta…un universo miserabile, quindi, a cui non sfuge nemmeno Angela, una del gruppo che un giorno durante un rapporto con un cliente rischia di essere rapinata.
E’ Adamo a salvarla, e da quel momento tra i due nasce uno strano rapporto.
Lei è una donna affamata di affetto, lui in fondo è un voyeur autoerotista, che prova piacere solo nello spiare sia Angela che le amiche.

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Vincenzo Peluso è Adamo

I buchi neri 9Iaia Forte è Angela

Angela accetta quella strana condizione che viene a crearsi fra loro, confondendola con un rapporto di coppia che in realtà non esiste.
La donna però inizia ad essere turbata e provare uno strano piacere nel sapere che Adamo la gura, così le cose sembrano avere un senso pur in un rapporto assolutamente innaturale.
Adamo stringe amicizia con la sorella di Adelmo, l’amico di infanzia che gli ha trovato il lavoro miserabile che l’uomo fa, e Adelaide (la donna) scopre di essere incinta del suo fidanzato, che nel frattempo è sparito.
Adamo viene arrestato, ma Angela non interviene.

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Nel frattempo accadono eventi inspiegabili.
Un uovo gigante si materializza su una delle colline vicino i luoghi dove le prostitute incontrano i loro clienti; la prostituta con problemi psicologi scopre di aver avuto, per la prima volta, le mestruazioni, la muta ricomincia a parlare, la monca recupera le mani e l’ultima delle donne riceve finalmente la risposta tanto attesa dal fidanzato rinchiuso in carcere.
L’ultimo strano evento riguarda Angela: vede una gallina diventare di colpo tutta bianca, e vede anche apparire e scomparire Adamo da getti di vapore, si vede aprire le gambe e avvolgere la realtà in nuvole di vapore….
Tutto ciò che accade quindi non è da considerarsi un evento miracoloso, ma una rinascita, una specie di rigenerazione della vita e degli eventi.

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Film disomogeneo e di difficile comprensione, con elementi metaforici ostici e girato quasi con stile surrealista, in bilico tra il cinema pasoliniano dal quale riprende la naturalità e la tragica condizione del proletariato e quello di Bunuel, visionario e quasi allucinato, I buchi neri di Pappi Corsicato non lascia assolutamente indifferenti.
E’ un cinema assolutamente differente dal tradizionale, quello di Corsicato.
L’introduzione di elementi visivamente così dissimili fra loro, l’uso delle allegorie e delle metafore, le citazioni classiche e i riferimenti ad una realtà che molti ignorano conferisce al film un’impronta di surrealismo che ricorda una tela di Dalì.
Un quadro d’insieme che il regista monta e realizza con alcune imperfezioni e sopratutto con poca fluidità in alcuine parti.
Ma il risultato finale è di gran fascino e assolutamente innovatore.

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A rendere il film credibile e sopratutto visivamente accettabile contribuisce certo l’utilizzo di un gruppo di attori malleabili e dalle ottime doti; sicuramente da applausi sono le interpretazioni dei due protagonisti principali, Iaia Forte, Vincenzo Peluso che trasmettono un senso di fatale.
Corsicato ambienta alcune scene nella campagna Campana e sono sicuramente quelle di maggior respiro; il contrasto tra le messi dorate, il sole caldissimo e le scene di quotidiana umiliazione delle prostitute rendono il quadro d’insieme fortemente incisivo.
Accennavo prima ad una certa disomogeinità del film.

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Il difficile discorso intrapreso dal regista teso a staccare un discorso di denuncia sociale a tutto vantaggio della fantasia più estrema ( emblematico il viaggio sott’acqua dei due protagonisti o anche l’allegoria centrale della gallina) riesce davvero di difficile comprensione per chi non riesca a raccogliere i numerosi riferimenti ai miti antichi o alle civiltà primordiali.
Ma fa parte del fascino di questo film che resta un’opera assolutamente innovativa, fuori da tutti gli schemi e da tutti gli stereotipi.
I buchi neri, un film di Pappi Corsicato. Con Iaia Forte, Vincenzo Peluso, Marinella Anaclerio, Manuela Arcuri,Giovanni Grasso, Cristina Donadio, Fiorenzo Serra, Tosca D’Aquino, Antonio Pennarella, Ninni Bruschetta, Maurizio Bizzi, Lorenzo Crespi, Commedia, durata 92 min. – Italia 1995.

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I buchi neri banner personaggi

Iaia Forte    …     Angela
Vincenzo Peluso    …     Adamo
Marinella Anaclerio    …     La muta
Manuela Arcuri    …     Adelaide
Anna Avitabile    …     La Favorita
Maurizio Bizzi    …     Chirone
Lorenzo Crespi    …     Adelmo

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Regia     Pappi Corsicato
Soggetto     Pappi Corsicato
Sceneggiatura     Pappi Corsicato
Produttore     Maurizio Amati
Fotografia     Italo Petriccione
Musiche     Pappi Corsicato
Costumi     Pappi Corsicato

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Pappi Corsicato perennemente in bilico fra genio trash e trash e basta ci dona, qui, la sua gemma par excellance. I buchi neri sono una summa di idiozia, assurdità e miseria. Sono poetici scampoli di disperazione ed emarginazione eppur non hanno rima, eppur suonano barzellette da bar. Un film non semplice, a tratti veramente pessimo, che si lascia, tuttavia, guardare. Genialmente improponibili le musiche che accompagnano le scene. Uno sguardo, con la giusta propensione, lo consiglierei… Quasi.

Divertente, irriverente, grottesco quanto basta, “I buchi neri” di Corsicato è un film assolutamente da vedere. Amaro e verace allo stesso tempo, fonde il neorealismo al cinema almodovariano. Sequenze impossibili da dimenticare per un lungometraggio in cui il regista ha curato anche le musiche e le scenografie. È bello avere un film italiano così amabile.

L’unico film di Corsicato che mi sia piaciuto. Marginalità varie trasfigurate in mitologia pop, miseri amori e misere vite che attendono la loro palingenesi, forse attendono di essere inghiottiti dai buchi neri per annullare la loro materialità, per tornare alla purezza delle origini, all’infanzia del mondo. Caotico e citazionista, non sempre raffinato, ma autentico.


I buchi neri banner citazioni

Ma il bambino è suo? No, perchè non hanno mai avuto rapporti, lei è ancora vergine.

-Io all’amore no ci credo….- “Dici così perchè il fidanzato ancora non ce l’hai” – Si, il fidanzato, uno che ti punta la pistola addosso e non ti vuole nemmeno guardare in faccia!-

febbraio 9, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , | Lascia un commento

Quelle strane occasioni

Quelle strane occasioni locandina

Quelle strane occasioni e un film del 1976 strutturato in tre episodi diretti da tre ottimi registi italiani, ovvero Nanni Loy, Luigi Magni e Luigi Comencini.
Tre episodi in bilico tra la tradizionale commedia all’italiana e la commedia sexy, a cui strizza l’occhio in particolare l’episodio 1, diretto da Nanni Loy ma non firmato dal regista, sicuramente a disagio sia per la tematica trattata sia per le scene di nudo presenti nello stesso episodio.

Episodio 1, Italian Superman

Quelle strane occasioni 9Paolo Villaggio e Valeria Moriconi

Giobatta è uno sfigato venditore di castagnaccio, da lui soprannominato kastanjakken, che ha scelto l’Olanda per vendre il suo prodotto, con ben scarsi risultati.
L’uomo è sposato con Gabriella italiana come lui, che con Giobatta divide una misera abitazione ricavata in un barcone ancorato in uno dei canali di Amsterdam.
Nonostante la buona volontà, Giobatta fatica a sbarcare il lunario; ma una sera le cose cambiano radicalmente.
Un gruppo di teppisti lo deruba, ma durante la perquisizione corporale a cui viene sottoposto lo sventurato italiano, uno dei rapinatori si rende conto che Giobatta ha una dote molto particolare, ovvero è un superdotato sessualmente.

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Così Giobatta viene trasportato di peso dal proprietario di un locale notturno dove si esibiscono coppie in live show, spettacoli in cui una coppia si produce in performance sessuali dal vivo.
Giobatta fa credere alla moglie di aver venduto tutti i suoi prodotti alla regina d’ Olanda, ma dopo qualche giorno le sue bugie vengono clamorosamente a galla.
Gabriella infatti, abituata a spremere sessualmente come un limone il marito, si rende conto che l’uomo non riesce più ad accontentarla.
Così dopo averlo seguito, scopre la verità sul lavoro dell’uomo.

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Ne segue una furibonda lite, durante la quale Giobatta fa presente alla moglie la loro nuova situazione economica; la coppia infatti ora ha una nuova lavatrice, la tv a colori, vive decisamente meglio rispetto al passato, ai giorni in cui Giobatta era costretto a vendere qualche pezzo di castagnaccio.
La donna così decide di diventare lei la partner del marito nei live show, ma Giobatta, intimidito dalla presenza della moglie, non riesce a ripetere gli exploit precedenti.
Malinconicamente, sarà costretto a fare il portiere e a reclamizzare la moglie che si esibisce con un forzuto turco.

Episodio 2, Il cavalluccio svedese.

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Jinny Steffan
è Cristina

Antonio è un professionista dalla mentalità molto retrograda; è sposato con la bellissima Giovanna della quale è gelosissimo e ha una figlia, Paola, che controlla in maniera addirittura ossessiva.
L’ipocrita equilibrio della famiglia, in cui madre e figlia sono costrette a vivere, nascondendo la loro vita privata ad Antonio, viene rotto definitivamente da Cristina.
La ragazza, figlia di un collega con cui Antonio ha lavorato in Svezia, amico anche di Giovanna, arriva all’improvviso in casa di antonio proprio mentre madre e figlia sono assenti.

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Olga Karlatos è Giovanna

La ragazza, disinibita e sfrontata, rivela la sera durante la cena che da piccola aveva preso una cotta per Antonio.
Così la notte, complice un furioso temporale, la ragazza si infila nel letto di Antonio.
Al risveglio l’indomani Antonio riceve la telefonata di Paola, che sentendo rispondere al telefono Cristina e sentendo il padre ansimante, mangia la foglia e racconta al padre di essere rimasta a casa di un suo amico.
Antonio è costretto così a ingoiare il rospo; l’uomo infatti ha raccontato a Cristina l’esatto opposto sui rapprti esistenti in famiglia.
La ragazza, credendo che la famiglia sia disinibita come la sua, racconta ad Antonio che suo padre ha avuto una breve ma intensa relazione con Giovanna.
Al ritorno della moglie, l’evidente malumore di Antonio si manifesta in un laconico “io faccio finta di non sapere, ma quando voglio so tutto”

Episodio 3, L’ascensore.

Quelle strane occasioni 15 Alberto Sordi

Quelle strane occasioni 3Stefania Sandrelli è Donatella

Siamo a Roma, in un torrido week end di ferragosto, in uno stabile elegante della città si incontrano casualmente Mons.Ascanio, in visita alla sua amante (una bellissima vedova) e Donatella, una avvenente abitante dello stabile.
I due prendono l’ascensore, che durante la salita si blocca.
Nonostante i due prigionieri chiedano ripetutamente aiuto, nessuno ascolta l’appello.
Così alla fine anche se a malincuore Mons. Ascanio e Donatella sono costretti a coabitare in attesa di soccorsi.
Che però non arrivano; complice lo spazio ristretto in cui i due sono costretti a vivere, accade il fattaccio.
I due verranno liberati solo dopo molte ore; Ascanio così può raggiungere la sua amante, alla quale raccomanda di cambiare le molle del letto, perchè Donatella sa che in casa della donna arriva un misterioso amante con il quale la bella vedova si da alla pazza gioia.

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Nino Manfredi

I tre episodi, molto diversi tra loro, ma con una sola tematica di fondo, il sesso visto come elemento aggregante ma anche discriminante e soggetto ideale per un discorso molto vario sull’ipocrisia e perbenismo che circonda la materia, possono essere considerati  gradevoli, anche se siamo lontani da discorsi impegnati sulla reale portata del problema.
Sicuramente il più riuscito è Italian superman, diretto da Nanni Loy, non tanto per la tematica trattata, quanto per le situazioni paradossali in cui vengono a trovarsi i coniugi protagonisti dello sketch.
Ottimo Paolo Villaggio, anche se per l’ennesima volta il suo personaggio è troppo simile a Fantozzi mentre sicuramente scalore desta la parte della bravissima valeria Moriconi alle prese con un personaggio scabroso.
L’attrice esibisce splendidi nudi, anche se non viene mai ripresa in primo piano; bene anche Flavio Bucci, che compare nei panni del direttore del locale porno.

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Di buona fattura l’episodio 2, Il cavalluccio svedese, diretto da Luigi Magni con mano leggera e piglio ironico.
Nei rapporti tra la famiglia Pecoraro il regista inserisce l’elemento sessuale come discriminante dei rapporti interni alla famiglia stessa; l’ipocrisia che vi regna non troverà soluzione nemmeno nel finale, quando Antonio scoprirà come le due donne di casa in realtà abbiano una doppia vita.
Paola è la figlia ribelle, Giovanna la moglie adultera; entrambe però probabilmente hanno una giustificazione per le loro gesta, ovvero quella gelosia morbosa che attanaglia Antonio.
Il discorso non è ampliato, ma l’episodio è più girato tra le righe che esplicitamente.
Bene sicuramente Manfredi, bellissima la Karlatos.
Luigi Comencini è il regista del terzo episodio; riesce ad imbastire un sottile e amaro apologo sull’ipocrisia attraverso i dialoghi che intrecorrono tra Alberto Sordi e Stefania Sandrelli, gli ottimi protagonisti dell’episodio stesso.
Regia asciutta, divertita: Comencini non si sforza troppo affidando ai due attori il compito di alleggerire l’atmosfera claustrofobica dell’episodio stesso, tutto girato in un ascensore.
In ultima analisi un film di discreto livello, godibile, ben recitato .

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Quelle strane occasioni, un film di Luigi Comencini, Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Valeria Moriconi, Paolo Villaggio, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, Olga Karlatos, Beba Loncar, Giovannella Grifeo
Commedia a episodi, durata 115 min. – Italia 1976.

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Quelle strane occasioni banner protagonisti

Episodio 1:

Paolo Villaggio    …     Giobatta
Lars Bloch… Gestore locale
Valeria Moriconi    … Gabriella moglie di giobatta
Flavio Bucci    …     Réné Bernard il direttore del locale

Episodio 2:

Nino Manfredi    …     Antonio Pecoraro
Olga Karlatos    …     Giovanna
Giovannella Grifeo    …     Paola
Jinny Steffan    …     Cristina

Episodio 3:

Alberto Sordi    …     Mons. Ascanio La Costa
Stefania Sandrelli    …     Donatella
Beba Loncar    …     Vedova Adami

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Regia     Luigi Comencini, Nanni Loy, Luigi Magni
Soggetto     Sergio Corbucci, Rodolfo Sonego
Sceneggiatura     Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Rodolfo Sonego
Produttore     Fausto Saraceni
Fotografia     Armando Nannuzzi, Claudio Ragona, Aldo Tonti
Montaggio     Nino Baragli, Franco Fraticelli, Ruggero Mastroianni
Musiche     Piero Piccioni

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Non visto per oltre un trentennio: potevo tranquillamente allungare il periodo. Pessimo l’episodio con Villaggio (male sfruttata la Moriconi). Mediocre quello, telefonato, con Manfredi (si salvano le dinamiche dei primi minuti: poi, se non ci fosse il protagonista a usare con maestrìa tempi e espressioni, sarebbe inguardabile). Mediocre pure quello con Sordi, che esagera, salvandosi solo nella “confessione” e nel finale, con biglietto da visita e teoria del libero arbitrio.

Tre episodi di qualità altalenante, anche se – in generale – realizzati con certa cura. Mattatore dell’intera operazione è Nanni Loy, all’opera con Villaggio per dare corso al segmento più divertente e riuscito (Italian superman). Segue il peggior pezzo della trilogia (Il cavalluccio svedese), nel quale Manfredi non viene valorizzato come meriterebbe. A finire un Sordi monotematico, limitato da una sceneggiatura contenuta a causa di una location quasi claustrofobica (L’ascensore). Si ricorda, però, di quest’ultima parte l’affascinante presenza della Sandrelli, in un ruolo “perturbante”.

Tre episodi: il superdotato Villaggio in versione pornocomica (regia di Loy, non firmata); l’architetto Manfredi insidiato da una giovane svedese (Magni); il monsignore Sordi chiuso in ascensore con una spregiudicata ragazza (Comencini). Nel complesso il film è piuttosto scarso nonostante i tre pezzi da novanta coinvolti. L’episodio migliore rimane, nonostante tutto, il terzo, in cui Sordi può disegnare sottilmente un altra maschera delle sue, senza la grossolanità del primo o la piattezza del secondo.

Una commedia non troppo riuscita e assai poco originale: l’episodio con Villaggio è volgare e fantozziano, quello di Manfredi scontato e senza mordente. Decisamente meglio l’ultimo, “L’ascensore”, con un Sordi monsignore alle prese con una scosciatissima e vacanziera Stefania Sandrelli.

Viste le firme e gli interpreti a disposizione una cocente delusione. Di risate, infatti, se ne fanno poche e la colpa non è solo degli attori un po’ sottotono ma anche e soprattutto di una sceneggiatura bolsa e poco originale priva di verve e di mordente. Non è certo inguardabile ma avrebbe potuto essere ben altro.

Commedia ad episodi non eccelsa ma neppure disprezzabile. Il top è raggiunto dall’episodio di Nino Manfredi, divertente e non volgare, con la splendida Jinny Steffan a fare da spalla. Dalle parti della sufficienza gli altri due: risicata nel caso di “Italian superman”, poco più che una barzelletta, abbondante, in “L’ascensore”, un po’ prolisso ma con qualche trovata niente male. In ogni caso bravissimi i tre protagonisti (anche se Villaggio non fa che riproporre il suo solito personaggio in stile Fantozzi) e ottima la fotografia. Si può vedere.

Un tris di episodi natalizi (cinepanettone ’76) a mio parere ben confezionati, grazie anche alla presenza di attori di peso ed anche a una manifestazione di erotismo per i tempi piuttosto esplicita. Il primo episodio con Villaggio, (Italian superman) è un mio piccolo culto ed è molto divertente, ma il secondo con Manfredi (il cavalluccio svedese) è il mio preferito, poiché il suo sottile umorismo romanesco qui trova la massima espressione. Il terzo episodio con Sordi, (L’ascensore) è curioso ed eroticamente stuzzicante.

febbraio 7, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , | 2 commenti

La segretaria privata di mio padre

La Segretaria privata di mio padre locandina

Ersilia Ponziani, moglie del commendator Armando, a capo di una ben avviata fabbrica di prodotti chimici e diventata la consorte dell’industriale dopo esserne stata la segretaria.
Conoscendo perfettamente il punto debole del marito, le donne, Ersilia decide di fare terra bruciata attorno all’uomo, assumendo come segretaria dell’uomo l’orrida Amelia e piazzando nella fabbrica dell’uomo lavoratrici scelte con molta cura, in base al loro scarso fascino o addirittura bruttezza.
Così, all’interno della splendida villa sul lago di Como, dove i coniugi vivono con il figlio Franco, tutto fila liscio fino al giorno in cui i due hanno un incidente automobilistico, nel quale rimangono feriti e costretti a dover rimanere a letto.
Per Ponziani la situazione è un problema; non può infatti vedere la sua affascinante amante Ingrid, che l’uomo mantiene in un albergo cittadino.

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Ma in aiuto arriva inaspettatamente Mingozzi, un chimico che ha l’ambizione di diventare il braccio destro di armando nella direzione della fabbrica.
Mingozzi offre la sua splendida fidanzata Luisa come segretaria scatenando in casa Ponziani il putiferio.
Armando, infatti, sempre molto sensibile alle grazie femminili, cerca in tutti i modi di sedurre la donna, che ha anche altri spasimanti, ovvero il figlio di Armando e il domestico.

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Una bellissima Maria Rosaria Omaggio è Luisa

Così, mentre i tre galletti di casa cercano di ingraziarsi la donna, Luisa briga per conquistare l’amore proprio di Franco.
Naturalmente ci riesce e per convincere i futuri suoceri molto riluttanti all’unione tra i due giovani, spinge fra le braccia di Ersilia un suo amico e tra le braccia di Armando la bella Ingrid, che così viene assunta nella villa in qualità di nuova segretaria.
La segretaria privata di mio padre, film del 1976 diretto da Mariano Laurenti su sceneggiatura di Milizia è una commedia sexy ( a torto definita erotica) come innumerevoli altre del decennio settanta.
Costruita attorno alla fresca bellezza di Maria Rosaria Omaggio e a quella di Anita Strindberg (parecchio defilata in un ruolo secondario), può essere definita una commedia piacevole, priva quasi totalmente delle immancabili volgarità che costellavano i prodotti del genere.

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Nelle due foto: Anita Strindberg è Ingrid

Il compito di creare gag divertenti è affidato ad un tris di attori collaudatissimo e protagonista di una serie impressionante di prodotti clone, ovvero Renzo Montagnani (il Don Giovanni di casa), Alvaro Vitali e Enzo Cannavale.
I tre svolgono il loro compitino con sufficienza, aiutati anche dall’estrema semplicità sia della trama che dai dialoghi abbastanza banali; tuttavia non essendoci le solite volgarità e trivialità, il prodotto finale della loro recitazione è accettabile.

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Discreta anche Maria Rosaria Omaggio, bella e affascinante anche dal punto di vista fisico.
Unico neo, una certa inespressività del volto.
Ersilia Ponziani è interpretata dalla bravissima Giuliana Calandra, che alla fine si consolerà tra le braccia di Oscar, ovvero Alvaro Vitali promosso seduta stante autista della famiglia.
Un filmetto gradevole, quindi, con una bellissima location, ambientata sul lago di Como.

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La segretaria particolare di mio padre, un film di Mariano Laurenti, con  Renzo Montagnani, Maria Rosaria Omaggio, Stefano Patrizi, Giuliana Calandra, Enzo Cannavale, Rina Franchetti, Anita Strindberg, Alvaro Vitali
Commedia sexy, durata 91 min. – Italia 1976.

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Maria Rosaria Omaggio     … Luisa
Renzo Montagnani … Armando Ponziani
Stefano Patrizi … Franco Ponziani
Alvaro Vitali …     Oscar
Anita Strindberg  … Ingrid
Aldo Massasso      … Dottor Mingozzi
Giuliana Calandra …Ersilia Ponziani
Enzo Cannavale  … Giuseppe

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Regia: Mariano Laurenti
Sceneggiatura: Francesco Milizia
Produzione: Pietro Innocenzi, Luciano Martino
Editing: Alberto Moriani

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febbraio 5, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , | 2 commenti

Sylva Koscina

Sylva Koscina foto

Per molti anni Sylva Koscina è stata il prototipo della diva americana, quella che nel nostro paese aveva fama di essere bellissima e inavvicinabile, sofisticata e allo stesso tempo viziata e altezzosa.
Pregi e difetti che in realtà la Koscina possedeva in egual misura, che la distinsero sempre e comunque nel panorama cinematografico italiano.
Attrice che doveva proprio all’Italia le sue fortune e che restò legata per sempre al nostro paese, lei che era nata in quella che oggi è la repubblica Croata e che all’epoca della sua nascita in Zagabria, avvenuta il 22 agosto del 1933 era parte integrante del regno Jugoslavo, non ancora divenuto una repubblica socialista.
Una donna capricciosa, ma anche un’artista estremamente versatile in grado di ricoprire ruoli drammatici e comici, capace di svariare nei vari generi cinematografici con disinvoltura.

Sylva Koscina Toto a Parigi
Una giovanissima Sylva in Totò a Parigi

Una delle poche attrici a potersi vantare di aver lavorato con attori come Kirk Douglas, Orson Welles e Paul Newman e con i nostri Alberto Sordi, Nino Manfredi e Ugo Tognazzi, con registi come Federico Fellini, Pietro Germi,Alberto Lattuada, Dino Risi, con Robert Siodmak e Abel Gance….
Un curriculum impressionante il suo, composto da 120 interpretazioni in film e sceneggiati televisivi, distribuiti nell’arco di una carriera trentennale conclusasi nel 1994, quando scomparve prematuramente all’età di 61 in quella Roma che era diventata la sua città adottiva.
Una diva, quindi. Che sapeva coltivare questo aspetto esteriore senza malizia, quasi con candore.
Simpatica ai più, ma anche detestata.
Cosa che accade alle persone con forte personalità.

Sylva Koscina Nini Tirabuscio
Il celebre topless di Nini Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Lei la personalità l’ aveva da vendere e lo dimostrò sempre nel corso della sua vita vivendo di luce piena, partecipando ad avvenimenti mondani e vivendo in un lusso quasi eccessivo e che fu la causa del suo dissesto finanziario che divenne drammatico proprio nella parte finale della sua vita.
Il suo vero nome era Sylva Koskinon, suo padre era greco mentre sua madre polacca.
Un vero miscuglio geografico, che culminò con il suo arrivo in Italia.
Attraverso gli spostamenti da Bergamo a Brescia, da Ancona a Napoli, la giovane Sylva ebbe modo di imparare la lingua italiana, che parlava molto bene e con un inconfondibile e vezzoso accento.

Sylva Koscina Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù
Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù?

Bella, fisicamente splendida anche se non con il classico fisico da maggiorata, la Koscina aveva fascino da vendere; possedeva ottime doti recitative e lo dimostrò immediatamente fin dall’esordio nel film di Camillo Mastrocinque Totò, siamo uomini o caporali?, del 1955.

Sylva Koscina-Rivelazioni di un maniaco
Rivelazioni di un maniaco sessuale…

La ragazza ventiduenne era anche sveglia e intelligente; lavorare accanto al principe della risata si rivelò assolutamente fondamentale per imparare i tempi scenici e per dosare quella sua irruenza prima maniera che la portava a voler strafare.
Ebbe anche immediatamente il colpo di fortuna di poter lavorare in quello che sarebbe diventato in seguito un film culto della commedia all’italiana, Il ferroviere, diretto sempre nel 1955 da Pietro Germi.
Nella pellicola in cui ricopre il ruolo di Giulia, figlia di un ferroviere costretta a sposare un uomo che non ama, la Koscina mette in motta tutto il suo talento drammatico.
Così, con soli due film all’attivo, l’attrice impone immediatamente la legge del più forte; è bella, ha un’aria quasi aristocratica ed è davvero brava.

Sylva Koscina La calata dei barbari
La calata dei barbari (Kamp umf rom)

Così Carmine Gallone la chiama per la riduzione cinematografica del colosso Michele Strogoff, riduzione del celebre romanzo di Verne in cui il celebre personaggio è interpretato da Curd Jürgens.
Siamo nel 1956, un momento di grande fertilità del cinema italiano; le sale cinematografiche, assieme ai bar e alle piazze erano l’unico divertimento della gente comune, che finiva per identificarsi e sognare gli attori e le attrici, protagoniste di una vita da invidiare fatta di lusso e cene, di occasioni mondane.
Arrivano così in rapida successione i ruoli di Lucia in La nonna Sabella, di Dino Risi altro grande successo degli anni 50, girato accanto ad un altro attore famosissimo in quei tempi, Peppino De Filippo così come arrivano film di buon successo come I fidanzati della morte di Romolo Marcellini, La nipote Sabella e altri film girati a uso e consumo del grande pubblico.
Spesso si tratta di fumettoni, di film girati a tempo di record; difatti tra il 1956 e il 1959 Sylva entra in ben 24 produzioni, tra le quali spicca il primo peplum da lei interpretato, quel Le fatiche di Ercole che diverrà il padre di tutti i peplum.
Un film di buona caratura, che lei gira accanto alla star del genere Steve Reeves e in cui interpreta Iole, moglie del mitico eroe greco; nel film  ci sono attori come Gabriele Antonini, Mimmo Palmara,  Ivo Garrani destinati a lusinghiere carriere cinematografiche e altre bellezze dello schermo come Gianna Maria Canale (Antea, la regina delle amazzoni) Lidia Alfonsi e la futura star Luciana Paluzzi.
Un successo, che sarà bissato da Ercole e la regina di Lidia in cui in gran parte troveremo lo stesso cast del film precedente.
Agli inizi degli anni sessanta quindi Sylva Koscina è un’attrice famosa; è la partner ideale di Totò, con il quale lavora nei film La cambiale e Totò a Parigi, ed è sopratutto un’attrice richiestissima.
Nel solo 1960 è sul set di ben 10 film, un record.
La sua fama si estende e si consolida, anche perchè Sylva mostra un talento a tutto campo.
Dai peplum ai cappa e spada, dai film storici a quelli classici della neonata commedia all’italiana, i lavori si susseguono ad un ritmo vertiginoso.

Sylva Koscina Vedo nudo
La Koscina in Vedo nudo

Alla fine del decennio, infatti, arriverà ad aver interpretato quasi 90 film, che l’hanno resa famosissima e ammirata.
Una delle prove della sua enorme popolarità è data dal film Il vigile, del 1960 diretto da Luigi Zampa.
Nel film è chiamata ad interpretare se stessa, la famosa attrice Sylva Koscina che il vigile Alberto Sordi aiuta e soccorre mentre è in panne con l’auto e alla quale, imprudentemente non chiede i documenti perchè “lei è la signora Koscina”.
Un altro fiore all’occhiello è sicuramente il film di Fellini Giulietta degli spiriti, del 1965; vi interpreta Sylva, sorella di Giulietta interpretata da una grandissima Giulietta Masina.
L’inizio del decennio settanta è da considerare come il preludio ad una fase nuova della sua carriera; alcuni biografi ed alcuni critici la considerano come una fase calante, ma in realtà si tratta di scelte obbligate anche dall’età stessa dell’attrice oltre che da motivi strettamente congiunturali.

Sylva Koscina Justine
Justine

Sylva Koscina Il cavalier Costante Nicosia
Il famosissimo morso di Buzzanca in Il cavalier Costante Nicosia

Nel 1970 l’attrice ha 37 anni; è un’età di piena maturità artistica ma contemporaneamente è anche un’età in cui è obbligatorio selezionare i ruoli; anche se fisicamente Sylva è uno splendore, è tuttavia inadatta per le pellicole che stanno imperversando sugli schermi.
Molti film richiedono per esempio scene di nudo; lei è tutt’altro che una puritana, ma ha anche il patrimonio di una fama da non disperdere banalmente. L’esordio nel decennio 70 avviene con il thriller Vertigine per un assassino di Jean-Pierre Desagnat a cui seguono due film senza importanza prima di Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa , diretto da Marcello Fondato e interpretato accanto a Monica Vitti. Celebre nel film il suo topless che la mostra in smagliante forma fisica. Nel 1971 si segnalano due pellicole appartenenti in parte al filone della commedia sexy: si tratta di Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù? di Mariano Laurenti,

Sylva Koscina La casa dell'esorcismo
L’incompreso La casa dell’esorcismo di Mario Bava

strano film camuffato da pseudo documentario caratterizzato da un cast ricchissimo, comprendente Maurizio Arena, Lino Banfi, Isabella Biagini,Maria Pia Conte, Rosemary Dexter, Franco Franchi, Pippo Franco,Giancarlo Giannini, Carlo Giuffrè, Luciano Salce, Renzo Montagnani.
L’altra pellicola è Homo Eroticus di Marco Vicario, gustosa pochade sui vizi della provincia, in cui ancora una volta la Koscina esibisce il suo proverbiale seno.
Sono pellicole a sfondo comico, in cui la Koscina sembra essere a perfetto agio, memore delle esperienze degli esordi quando lavorava con Totò.

Sylva Koscina Gli amanti della domenica
I seduttori della domenica

Ma il genere che va per la maggiore è il thriller nostrano, nato sulle orme dei maestri Fulci e Bava e sancito dall’incredibile successo di L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Ed ecco la Koscina comparire in alcune buone produzioni, come Nel buio del terrore (1971) di José Antonio Nieves Conde accanto a Marisa Mell e Fernando Rey, in Week end proibito di una famiglia quasi per bene (1971) di Jean Dewever. Seguono il drammatico Uccidere in silenzio di  Giuseppe Rolando nel 1972, Sette scialli di seta gialla di Pastore sempre nel 1972 e Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile di Roberto Bianchi Montero.

Sylva Koscina Uccidere in silenzio
Uccidere in silenzio

Per quanto lavori di meno, la sua fama è ben solida e si garantisce le partecipazioni a diversi produzioni.
Nel 1972, infatti, Mike Bongiorno la chiama accanto a se per presentare la consueta edizione del Festival di Sanremo, accanto ad un comico in ascesa, Paolo Villaggio.
Il suo charme e il suo fascino colpiscono ancora, ma al cinema, dopo aver interpretato Boccaccio di Bruno Corbucci al fianco di un giovanissimo Enrico Montesano, il pessimo La strana legge del dott. Menga di Fernando Merino e Beati i ricchi, una gradevole commediola di Samperi,vede ridursi le parti importanti .

Sylva Koscina I sette falsari
I sette falsari

Forse il migliore dei film dei due anni successivi ai quali lavora può essere riconosciuto in La mala ordina, diventato nel corso degli anni successivi un vero e proprio cult.
La regia asciutta di Fernando Di Leo riesce ad esaltare il suo ruolo, quello della moglie di Luca Canali, uno straordinario Mario Adorf.
Lei, la bella moglie Lucia uccisa con la figlia, si produce in una parte breve, ma intensa.
Poco significativi i lavori successivi, come La colomba non deve volare oppure Il tuo piacere è il mio; dobbiamo arrivare al 1975 per trovare un film di discreta caratura.
Si tratta di Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza , di Lucio Fulci, nel quale interpreta la moglie dell’industrialotto vampirizzato Buzzanca.

Sylva Koscina Homo eroticus
Due famosi topless di Sylva Koscina: quello esibito in Homo eroticus

Sylva Koscina Casanova
… e quello di Casanova e Co

Memorabile il suo nudo mentre attende il morso del marito.
Il giro di boa fatidico arriva nel 1976.
L’ormai famigerata crisi del cinema inizia a mordere ferocemente, e Sylva, che ha investito larga parte dei suoi guadagni in una lussuosa villa a Marino nei pressi di Roma, arredata con dipinti del seicento e costosissimi mobili, si ritrova all’improvviso in gravi ristrettezze economiche.
Per fatalità, proprio nel 1976 non arriva nessuna chiamata e l’attrice, subita un’inchiesta per evasione fiscale, è costretta a privarsi della cosa a cui teneva di più, la sua amata villa.
Eppure ciò non sembra smontarla, anzi.
Continua come se nulla fosse, dividendosi tra le poche chiamate cinematografiche e la sua nuova passione, la tv.
I film post 1976 non sono di certo memorabili.

Sylva Koscina Boccaccio
Con Enrico Montesano in Boccaccio

Sylva Koscina Beati i ricchi
Con Lino Toffolo in Beati i ricchi

Si va dal clamoroso fiasco del Casanova e C. di Franz Antel, un film che mandò quasi in rovina la casa cinematografica che lo produsse che dovette pagare attori del calibro di Tony Curtis, Marisa Mell, Marisa Berenson, Andréa Ferréol, Britt Ekland all’opera successiva, I seduttori della domenica, anche questo caratterizzato dalla presenza di un cast all star che comprendeva tra l’altro Roger Moore, Lino Ventura, Ugo Tognazzi, Gene Wilder e altri attori di buona fama.
Una produzione che non riscosse il successo sperato; eppure la commedia anni 80, erede della gloriosa commedia all’italiana defunta con il film di Monicelli Amici miei parte II la vede protagonista di alcuni film di successo, anche se non di certo memorabili.
Si va da Asso di Franco Castellano è Giuseppe Moccia, film costruito attorno all’improvvisa fama di Adriano Celentano alla commedia Mani di fata di Steno, accanto a Renato Pozzetto e a Eleonora Giorgi, per finire con Questo e quello di Corbucci, nel quale recita nuovamente accanto a Pozzetto e a Nino Manfredi.

Sylva Koscina Afrikan story
Afrikan story

Qualche lavoro per la tv (…e la vita continua, Una grande storia d’amore, L’Odissea di G.Recchia) e qualche film davvero da dimenticare, come Cenerentola ’80 e Ricky e Barabba sono la dimostrazione che l’attrice, ormai 55 enne, nonostante il talento viva di rendita sulla sua vita passata.
Nel 1993 le viene diagnosticato un cancro al seno; è l’ultima battaglia da affrontare per lei, colpita proprio in quello che era il suo vanto “il seno più duro del marmo di Carrara

Sylva Koscina cinerevue

E’ la battaglia che la vedrà purtroppo soccombere, nonostante una malattia affrontata con forza, con il sorriso sulle labbra.
Nel 1994, a soli 61 anni, Sylva Koscina muore il giorno di Santo Stefano.

Sylva Koscina Rimini Rimini
Gli ultimi film interpretati dalla Koscina: Rimini Rimini

Sylva Koscina Ricky e Barabba
… e Ricky e Barabba

Con lei si spegne, all’improvviso, il sogno di tante ragazze anni 50, quelle che ammiravano la sua bravura e la sua bellezza, quel suo essere diva ma allo stesso tempo simpatica.
Una donna sofisticata, amante del bello, che proprio per questa sua passione andò incontro a problemi economici molto seri, ma che seppe sedurre, con i suoi occhi e quel suo volto da tigre Belmondo e Newman, Alberto Sordi e il feroce maresciallo Tito, che per lei aveva sempre parole dolci.
Un’attrice capace e dall’ingegno multiforme, versatile e affascinante.

Sylva Koscina gallery

Sylva Koscina Jim, irresistibile detective
Con Kirk Douglas in Jim, irresistibile detective

Sylva Koscina Cyrano e D’Artagnan
Cyrano e D’Artagnan

Sylva Koscina Ercole e la regina di Lidia
Con Steve Reeves in Ercole e la regina di Lidia

Sylva Koscina Deadlier than male
Deadlier than male

Sylva Koscina 7 scialli di seta gialla
7 scialli di seta gialla

Sylva Koscina-Psicanalista per signora

Psicanalista per signora 

Sylva Koscina-Nel buio del terrore

Nel buio del terrore

Sylva Koscina-L'assoluto naturale

L’assoluto naturale

Sylva Koscina-L'appartamento delle ragazze

L’appartamento delle ragazze

Sylva Koscina-Il sesso del diavolo

Il sesso del diavolo

Sylva Koscina Troppo caldo per giugno

Troppo caldo per giugno

Sylva Koscina La battaglia della Neretva

La battaglia della Neretva

Sylva Koscina Judex

Judex

Sylva Koscina I protagonisti

I protagonisti

Sylva Koscina Giulietta degli spiriti

Giulietta degli spiriti

Sylvia Koscina Se permettete parliamo di donne

Se permettete parliamo di donne

Sylva Koscina Asso

Asso

Sylva Koscina Il fornaretto di venezia

Il fornaretto di Venezia

Sylva Koscina Il vigile

Il vigile

Sylva Koscina Io io io e gli altri

Io io io e gli altri

Sylva Koscina L’uomo dalla maschera di ferro

L’uomo dalla maschera di ferro

Sylva Koscina La cambiale

La cambiale

Sylva Koscina La strana legge del dottor Menga

La strana legge del dottor Menga

Sylva Koscina Ladro lui ladra lei

Ladro lui ladra lei

Sylva Koscina Le 4 verità

Le 4 verità

Sylva Koscina Le massaggiatrici

Le massaggiatrici

Sylva Koscina Le naïf aux 4O enfants

Le naïf aux 40 enfants

Sylva Koscina Les distraction

Les distraction

Sylva Koscina Mani di fata

Mani di fata

Sylva Koscina Mogli pericolose

Mogli pericolose

Sylva Koscina The little nuns

The little nuns

Sylva Koscina Troppo caldo a giugno

Troppo caldo a giugno

Sylva Koscina The Secret War of Harry Frigg

The secret war of Harry Frigg

Sylva Koscina The modification

The modification

Sylva Koscina Le monachine

Le monachine

Sylva Koscina Cadavere per signora

Cadavere per signora

Sylva Koscina A Lovely Way to Die

A lovely way to die

Sylva Koscina Unser Mann in Istanbul

Unser mann in Istanbul

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Il triangolo circolare

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La congiura dei dieci

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Colpo grosso a Calatabridge

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La Gerusalemme liberata

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L’assedio di Siracusa

Sylva Koscina filmografia

1994 C’è Kim Novak al telefono
1992 Ricky e Barabba
1991 L’odissea (TV )
1987 Rimini Rimini
1987 Una grande storia d’amore (TV )
1984 …e la vita continua (TV )
1984 Die Nacht der vier Monde
1984 Cenerentola ’80
1983 Questo e quello
1983 Mani di fata
1981 Asso
1980 I seduttori della domenica
1977 Casanova & Company
1975 Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza
1974 Las correrías del Vizconde Arnau
1974 Qualcuno l’ha vista uccidere
1974 Delitto d’autore
1974 Il diavolo e i morti
1973 Il tuo piacere è il mio
1972 La colomba non deve volare
1972 La mala ordina
1972 Beati i ricchi
1972 Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
1972 Boccaccio
1972 Sette scialli di seta gialla
1972 Uccidere in silenzio
1971 La strana legge del Dr. Menga
1971 African Story
1971 Week end proibito di una famiglia quasi per bene
1971 Nel buio del terrore
1971 Trittico
1971 Homo Eroticus
1971 Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?
1971 Perché non ci lasciate in pace?
1970 Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa
1970 I lupi attaccano in branco
1970 La moglie nuova
1970 Vertigine per un assassino
1969 La battaglia della Neretva
1969 Justine ovvero le disavventure della virtù
1969 La guerra per Roma – Seconda parte
1969 L’assoluto naturale
1968 La calata dei barbari
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 Guerra amore e fuga
1968 I protagonisti
1967 Johnny Banco
1967 Tre morsi nella mela
1967 Più micidiale del maschio
1966 Layton… bambole e karatè
1966 I sette falsari
1966 Io, io, io… e gli altri
1966 Agente X-77 – ordine di uccidere
1965 Made in Italy
1965 I soldi
1965 Le monachine
1965 Giulietta degli spiriti
1965 Il morbidone
1965 Colpo grosso a Galata Bridge
1965 Racconti a due piazze
1965 Corpo a corpo
1965 Thrilling
1964 Il triangolo circolare
1964 L’idea fissa
1964 Se permettete parliamo di donne
1964 Cyrano e d’Artagnan
1964 Cadavere per signora
1964 L’appartemento delle ragazze
1964 Amore in quattro dimensioni
1964 Troppo caldo per giugno
1964 Una storia di notte
1963 L’uomo in nero
1963 Il fornaretto di Venezia
1963 Il giorno più corto
1962 Il paladino della corte di Francia
1962 Le quattro verità
1962 La congiura dei dieci
1962 Copacabana Palace
1962 L’uomo dalla maschera di ferro
1962 Le massaggiatrici
1962 Jessica
1962 Le pillole di Ercole
1962 I giacobini (TV)
1961 Mani in alto
1961 Crimen
1960 Femmine di lusso
1960 Le mogli degli altri
1960 Mariti in pericolo
1960 Le distrazioni
1960 Ladro lui, ladra lei
1960 L’assedio di Siracusa
1960 I genitori in Blue-Jeans
1960 Totò a Parigi
1960 Il sicario
1960 I piaceri dello scapolo
1959 Le sorprese dell’amore
1959 Tempi duri per i vampiri
1959 Psicanalista per signora
1959 La cambiale
1959 Ercole e la regina di Lidia
1959 Erode il grande
1959 Poveri milionari
1958 Totò nella luna
1958 Mogli pericolose
1958 La Gerusalemme liberata
1958 Giovani mariti
1958 Le fatiche di Ercole
1958 La nipote Sabella
1958 Non sono più Guaglione
1958 Quando gli angeli piangono
1958 Racconti d’estate
1957 Le naïf aux 40 enfants
1957 Femmine tre volte
1957 Guendalina
1957 I fidanzati della morte
1957 La nonna Sabella
1956 Michele Strogoff
1956 Il ferroviere
1956 Siamo uomini o caporali

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febbraio 3, 2011 Pubblicato da: | Biografie | | Lascia un commento