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Ragazza tutta nuda assassinata nel parco

Madrid,1972
In un vagoncino appena uscito dal tunnel degli orrori del luna park cittadino c’è il corpo riverso di un uomo.
Johannes Wanterburger,questo il suo nome,era un miliardario e al momento dell’ingresso nel tunnel era in possesso di una borsa contenente un considerevole quantitativo di denaro,sottratta dal misterioso assassino.
L’uomo,poco prima di morire,aveva stipulato una polizza sulla vita da un milione di dollari e così la compagnia assicurativa,per indagare sul misterioso omicidio ( e sugli eredi) manda Christopher Buyer,un suo agente a casa Wanterburger,nella speranza che la morte possa essere attribuita a un suicidio.
Con l’aiuto del collega Martin,Christopher aggancia la bellissima figlia dell’uomo d’affari,Catherine;presto tra i due nasce una relazione,mentre Catherine è perseguitata da strane telefonate.
La coppia decide di unire le forze per scoprire cosa si nasconda dietro la morte del padre della donna e dietro le misteriose telefonate.
Mentre la polizia segue la pista di un omicidio a scopo di ricatto,Christopher arriva nella tenuta dei Wanterburger;qui conosce,in successione,la sorella di Catherine,Barbara, la madre Magda,lo stalliere Gunther e la domestica Silvia.


Nel frattempo l’ispettore Huber,indagando sul movente dell’omicidio,scopre che Wanterburger aveva prosciugato il suo patrimonio e che al momento della morte aveva con se oltre mezzo milione di dollari.
Ma se il movente sembra legato a qualcosa di molto simile a un ricatto,la misteriosa mano omicida rimane ignota.
Christopher ha una fugace relazione con Barbara,che però viene ritrovata morta nel parco della villa completamente nuda,mentre stringe in una mano un bottone di una giacca da uomo; subito dopo è la governante Silvia ad essere uccisa.
L’omicida delle due donne viene rapidamente scoperto grazie al bottone;è lo stalliere Gunther il colpevole,che aveva una relazione
con Barbara e che aveva ucciso Silvia che era al corrente della storia.A questo punto per la polizia la storia è chiara,è stato l’uomo a uccidere Wanterburger che si opponeva alla loro storia.
Ma le cose non sono così semplici:con Gunther sotto chiave,le telefonate a Catherine continuano,muore anche Magda,sconvolta dalla presneza,in casa,di quello che sembra suo marito,
La donna precipita dal parapetto del primo piano della sua villa.


Ma allora cosa realmente sta succedendo?
Thriller complicato e risolto da un colpo di scena che però tale non è agli occhi degli spettatori più smaliziati,Ragazza tutta nuda assassinata nel parco esce nella sale nel 1972,in un periodo in cui il genere thriller era sicuramente uno dei più amati dal pubblico.
Diretto da Alfonso Brescia,che nella sua carriera ha girato 50 film e che si era fatto le ossa negli anni 60 con qualche peplum di rozza fattura,il film ha una trama abbastanza contorta ma che alla fine si riesce a seguire discretamente alla luce delle spiegazioni che di volta in volta seguono gli avvenimenti.
La sequenza iniziale,ambientata a Berlino nel 1945 e che vede un ufficiale nazista in compagnia di una donna mettere una bomba a orologeria in una stanza nella quale ci sono una donna e un bambino legati mentre attorno cadono le bombe lanciate dagli aerei alleati assume nel finale un valore decisivo,andando a chiarire le vere motivazioni del misterioso omicida.
Finale che oltre a rivelare il volto del misterioso assassino spiega tutti i retroscena della storia,con una certa logica,senza farraginose arrampicate sugli specchi.


Un buon giallo/thriller,caratterizzato dalla presenza di eccellenti attori,come Adolfo Celi (l’ispettore Huber),Phlippe Leroy (l’agente assicurativo Martin) che avrà un ruolo decisivo nella vicenda,assolutamente imprevisto,il fascinoso Robert Hoffmann (Christopher Buyer) e Howard Ross (Gunther),qui in un ruolo di secondo piano.
Tre bellezze nei ruoli femminili:Patrizia Adiutori (Barbara) in uno dei ruoli più lunghi della carriera,la ragazza nuda assassinata nel parco del titolo;Pilar Velasquez,addirittura stupenda,una vera gioia per gli occhi nel ruolo della fragile Catherine e Teresa Gimpera nel ruolo di Ursi oltre a Irina Demick,forse sopra le righe,nei panni della vedova Wanterburger.
Brescia non era certo uno specialista del genere thriller,al suo attivo aveva solo il debole Il tuo corpo da uccidere dell’anno precedente,ma qui riesce a confezionare quello che è probabilmente il film migliore della sua cospicua filmografia,
della quale cito alla rinfusa Le calde notti di Don Giovanni,Poppea… una prostituta al servizio dell’impero,L’adolescente,un film scorrevole e che non cala mai di tensione,con una trama abbastanza credibile.
Alla sceneggiatura contribuisce Peter Skerl,che aveva lavorato in due pellicole del maestro svedese Bergman e che diresse Bestialità,unica sua regia cinematografica.
Il film è disponibile in rete,anche se in versioni di qualità decisamente mediocri;se invece volete gustare una versione eccellente,vi consiglio il download da questo link,di qualità eccellente:
https://ulozto.net/!vA2WDpcH6yp5/rtnanp-7z
Il link è attivo e sicuro.

Ragazza tutta nuda assassinata nel parco
Un film di Alfonso Brescia. Con Robert Hoffmann, Adolfo Celi, Irina Demick, Howard Ross, Pilar Velasquez, Franco Ressel, Teresa Gimpera, Philippe Leroy, Patrizia Adiutori Giallo, durata 95 min. – Italia 1972.

Robert Hoffmann: Christopher Buyer
Irina Demick: Magda Wanterburger
Pilar Velázquez: Catherine Wanterburger
Howard Ross: Günther
Patrizia Adiutori: Barbara Wanterburger
Adolfo Celi: ispettore Huber
Philippe Leroy: Martin
María Vico: Silvia
Teresa Gimpera: Ursi
Franco Ressel: cameriere

Regia Alfonso Brescia
Soggetto Antonio Fos
Sceneggiatura Gian Antonio Martucci, Peter Skerl
Produttore esecutivo Luigi Mondello
Casa di produzione Dauro Films, Luis Film
Distribuzione (Italia) Florida Cinematografica S.p.A.
Fotografia Alfonso Nieva
Montaggio Rolando Salvatori, Roberto Fandino
Musiche Carlo Savina
Scenografia Cruz Baletzena
Costumi Massimo Bolongaro

 

 

Mag 20, 2018 Posted by | Thriller | , , , , , , , , , | 1 commento

Doppia coppia con regina

Doppia coppia con regina locandina 2

Prima di parlare di questo film riemerso dall’oblio dopo oltre quarant’anni, vorrei ringraziare pubblicamente un manipolo di utenti di You tube che da qualche giorno sta caricando in rete una serie di film assolutamente rari, dei quali si erano perse le tracce oppure esistevano in giro solo polverose VHS.
Film spesso rintracciabili solo in versioni mutile o registrate anni addietro da canali televisivi privati, che utilizzavano vecchi master graffiati e che ora sono invece disponibili in versioni perlomeno decenti, come il rarissimo La lunga spiaggia fredda,Due occhi per uccidere oppure Crema cioccolato e paprika e molti altri.
Questa opera meritoria, spesso ostacolata dai regolamenti ottusi di You tube e dalle leggi sul diritto d’autore, andrebbe incentivata alla luce del fatto che spesso si tratta di opere datate,risalenti a oltre 40 anni addietro e quindi dal valore commerciale prossimo allo zero. Da oggi in poi,spero con buona frequenza,vedrò di aggiornare articoli e link presenti sul sito,visto che molti purtroppo sono stati cancellati.

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Doppia coppia con regina,del quale fino a pochissimo tempo addietro esisteva solo una versione da videocassetta dalla qualità orrenda è riemerso improvvisamente grazie alla versione trasmessa da Rai Movie, probabilmente mutila di qualche minuto di pellicola, ma quantomeno accettabile dal punto di vista qualitativo; il film è oggi disponibile sul mulo, in una versione da 800 mega oppure in una versione molto meno compressa ai seguenti indirizzi:
https://ultramegabit.com/file/details/YZHxfMnI7cE/Dp72dvd.part1.rar
https://ultramegabit.com/file/details/1w6XjvZE8G0/Dp72dvd.part2.rar
https://ultramegabit.com/file/details/LKO5dqtF190/Dp72dvd.part3.rar
https://ultramegabit.com/file/details/Sxhm9LcG5WU/Dp72dvd.part4.rar
Veniamo al film vero e proprio, diretto nel 1972 da Julio Buchs,conosciuto in Italia per aver diretto una giovanissima Romina Power in uno dei suoi primi lavori cinematografici,I caldi amori di una minorenne
Doppia coppia con regina è un giallo classico, che si ispira scopertamente ai film lenziani e in particolare,per quanto riguarda i tempi cinematografici e l’uso della tensione narrativa a Cosi dolce cosi perversa.
La trama è innestata sulle vicende di Josè, un giovane ambizioso che,stanco di fare il meccanico,realizza tutti i suoi risparmi ed arriva a Madrid, dove però per colpa di un suo amico, resta a secco economicamente.

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Grazie alla bella fotografa Elisa,Josè riesce a sbarcare il lunario, vivendo con lei e diventandone l’amante;successivamente Josè conosce i coniugi Pablo e Laura, che diviene la sua amante.
La donna coinvolge Josè in un tentativo di omicidio ai danni del marito, che però riesce a scampare all’omicidio e ricatta Josè, costringendolo a sua volta a diventare il killer della moglie.Preso in una trappola mortale, Josè dovrà riuscire a districare l’intricato rebus…
Come dicevo, un giallo tradizionale, Doppia coppia con regina  , non differente nella sostanza dalla miriade di prodotti simili che pullularono nelle sale cinematografiche per buona parte degli anni sessanta e settanta;la miscela è quella classica, fatta cioè di una trama non eccessivamente contorta, di situazioni di tensione legate a sprazzi di sottile erotismo.
Questo film non fa eccezione alla regola, tuttavia si caratterizza per l’uso misurato dell’eros e per una buona tensione che serpeggia nel film per tutta la sua durata.

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Grazie ad un cast impeccabile, Buchs dirige un film dal buon andamento, senza sussulti ma anche senza grosse pecche;la presenza di due bellissime brave attrici come Marisa Mell e Patrizia Adiutori, di un ottimo Gabriele Ferzetti conferisce alla pellicola dignità e un certo valore mentre molto marginale è la presenza di Helga Linè.
Marisa Mell, all’apice della sua bellezza, replica il ruolo di femme fatale interpretato in tanti film simili a questo; la differenza è che questa volta non si spoglia o quasi per nulla, a differenza di Patrizia Adiutori che mostra qualcosa in più.Non male nemmeno Juan Luis Galiardo,interprete principale del film che caratterizza il personaggi di Josè in maniera efficace,restituendoci un personaggio credibile alle prese con una storia troppo più grande di lui.
Un film di discreta caratura,quindi, in cui a supplire ad una sceneggiatura vista altre volte e quindi non particolarmente affascinante c’è quanto meno un manipolo di attori che recita decentemente.
Da vedere.

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Doppia coppia con regina
Un film di Julio Buchs. Con Gabriele Ferzetti, Marisa Mell, Helga Liné, Patrizia Adiutori, Manuel Alexandre, Eduardo Calvo Titolo originale Alta tension. Drammatico, durata 90 min. – Spagna 1972.

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Doppia coppia con regina banner protagonisti

Marisa Mell … Laura Moncada
Gabriele Ferzetti … Pablo Moncada
Juan Luis Galiardo … José
Helga Liné … Choni
Patrizia Adiutori … Elisa Folbert

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Regia:Julio Buchs
Sceneggiatura:Julio Buchs
Musiche:Gianni Ferrio
Fotografia:Mario Montuori
Montaggio:Gaby Peñalba e Antonietta Zita
Production Design :Piero Filippone
Costumi:Antonio Muñoz

Doppia coppia con regina banner recensioni

L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com

Aitante e squattrinato playboy (un sosia di Marino Masè!) conosce una signora ricca e frustrata, che gli propone di faR fuori il marito… L’abusatissimo spunto narrativo, il look, le belle musiche loungeggianti di Ferrio ci portano in zona Lenzi, difatti citato. Tuttavia, pur nella convenzionalità d’insieme il film non è malaccio (e di congrua brevità): Ferzetti è bravo, Marisa è Marisa, e una sequenza soprattutto è costruita sapientemente. Sciattissimo invece il finale (esauriti i fondi?). Comunque guardabile.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Uno dei tanti discendenti de I diabolici di Clouzot, filtrato con le atmosfere di casa Lenzi, riserva ben poche sorprese e funge solo da ordinario tassello per completare un determinato sottofilone cinematografico, molto in voga in Italia e in Spagna tra fine Sessanta e primi Settanta; la Mell riesce comunque a trafiggere con la sua bellezza letale – contrapposta a quella più rassicurante dell’altrettanto venusta Adiutori – e Ferzetti con la consueta bravura e professionalità. L’optical irrompe nei titoli di testa e nel décor.

L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com

Una Mell stupenda, perfettamente a suo agio nel suo ruolo di villian, Ferzetti perfettamente antipatico, il convincente Gallardo, un ottimo cast di contorno (Auditori, Linè) e un buon intrigo che pur non essendo originalissimo cattura ed offre una certa tensione (vedi la scena del tavolo “elettrico”), rendono il film molto interessante. Ottime le musiche. Per chi ama il genere sarà un’eccellente scelta.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Un primo tempo all’altezza di Ritratto in nero: lui, lei, l’altro e un piano diabolico per disfarsi di un uomo con cui si vive controvoglia e di cui l’unica cosa che interessa e il potere. Ed ecco che entra in scena il playboy che vuole arrivare, pronto a tutto per questo. L’errore è che entrambi i coniugi si servono di lui e allora la cosa si complica. Dal sapore di Mystere (ovviamente a questo antecedente) una pellicola dignitosa, che anche se si perde un po’ nella seconda parte, resta un giallo scorrevole e interessante, con una soundtrack ottima.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com

L’incipit è grande: Gallardo, provinciale inurbato, ha un carisma rozzo, un mix di ingenuità ed arrivismo che ne fanno un epigone non indegno di un certo… Midnight Cowboy! Anche il film nel suo insieme è sicuramente epigonico e derivativo (dal noir anni ’40 al giallo erotico-complottista lenziano), ma il ritmo narrativo è ottimo, stringato, senza indugi né compiacimenti, si gioca abbastanza a carte scoperte, questo va a scapito della suspence, ma non del divertimento. Ottima e inquietante la trovata del testimone cieco. Piacevole.

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Marisa Mell

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Helga Linè

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Gabriele Ferzetti

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Patrizia Adiutori

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Le lobby card presenti nell’articolo provengono dal sito http://www.dbcult.com che ringrazio vivamente.

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Mag 22, 2014 Posted by | Thriller | , , , , | Lascia un commento

I peccati di madame Bovary

I peccati di Madame Bovary locandina 2

Charles Bovary è un oscuro medico condotto di provincia; ha sposato al giovane e bellissima Emma, che è innamorata di lui ma che soffoca nella piccola casa in cui è costretta a vivere.
Soffre anche le ristrettezze economiche in cui vive, rimpiange la vita movimentata e allegra della Parigi piena di vita che ha dovuto lasciare.
Sogna quindi ad occhi aperti una vita differente da quella sostanzialmente piatta in cui si è dovuta adagiare.
Un’occasione di svago è rappresentata dalla festa che i marchesi di Andervilliers organizzano e alla quale i coniugi Bovary partecipano:durante il gran ballo serale, mentre suo marito sembra annoiarsi profondamente, Emma viene avvicinata e corteggiata dal visconte Gaston Fresnay, ma la donna pur lusingata evita di cedere all’affascinante corteggiatore.

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Il visconte muore in un duello e Emma, sempre più intristita dalla sua vita piatta conosce dapprima il giovane Leon, che inutilmente le fa delle avance ma alla fine cede alla corte di Rudolph Boulanger, un ricco proprietario terriero che ne fa la sua amante.
Emma sembra finalmente più felice, inizia anche ad indebitarsi con Adolphe Léreux, un viscido sarto che le fornisce abiti finalmente adeguati ma che fatalmente ora la tiene in pugno.
Rudolph, che le aveva promesso una vita diversa e che voleva portarla con se a Parigi, non mantiene quanto promesso e lascia la donna che a questo punto accetta la corte di Leon.
Ma Adolphe Léreux scopre la loro relazione e inizia a ricattare Emma, minacciandola di incassare le cambiali che la donna improvvidamente gli ha firmato; Emma riesce a contattare Boulanger e gli chiede del denaro per riscattare le cambiali,ma l’uomo non l’aiuta.

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Di fronte alla possibilità che il sarto crei uno scandalo, Emma accetta di diventare la sua amante, ma dopo essersi concessa Emma prova disgusto di se stessa a tal punto da decidere di morire.
Sale su un ponte determinata a suicidarsi, ma mentre sta per attuare il suo proposito si ferma:decide di continuare a vivere e cambiare quella vita che l’ha portata a perdere la stima in se stessa…
I peccati di Madame Bovary, film del 1969 diretto da Hans Schott-Schöbinger è una riedizione per il grande schermo del celebre romanzo di Gustave Flaubert Madame Bovary, uscito nel 1856 e che suscitò grande scandalo in Francia tanto da costare al suo autore un processo per oltraggio alla morale.
Flaubert, al suo esordio come scrittore, si era ispirato ad una storia vera, quella di Delphine Delamare che si suicidò in seguito ad alcune vicende raccontate nel romanzo.

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Per la cronaca la donna, dopo aver contratto numerosi debiti per l’acquisto di pellicce e gioielli, si suicidò a soli 26 anni ingerendo del cianuro.
Flaubert quindi riprese questa storia, utilizzandola come pretesto per mostrare il degrado morale della borghesia francese e contemporaneamente indicare la condizione sottomessa delle donne francesi.
Il regista di origine austro ungarica, nato nel 1900 sotto il dominio asburgico si ispira in gran parte al romanzo, senza però rispettarne il tragico finale (nel libro Emma muore, come accadde nella realtà a Delphine) e sopratutto allontanandosi ben presto da quell’aria volutamente di denuncia che si respira nell’opera di Flaubert.
Quello che vien fuori è un prodotto eminentemente commerciale, in cui la letteratura è messa a bella posta da parte a vantaggio di una descrizione completamente didascalica, in cui sparisce del tutto l’atmosfera viziosa e repressa della borghesia francese a tutto vantaggio degli aspetti pruriginosi della vicenda.

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La regia è monocorde, ma priva di grosse falle; il film a tratti sembra diventare una soap opera anche se va detto mantiene una dignità che manca a molti prodotti del genere.La presenza di Edwige Fenech, non ancora diventata la star della commedia sexy si rivela un buon acquisto, perchè la bellissima attrice, quando è stata messa a confronto con copioni non banali, ha sempre mostrato che la sua recitazione era tutt’altro che dilettantesca.
Però il film non incide più di tanto, privo com’è di profondità e di analisi sia ambientali che del personaggio.
La Emma Bovary del film appare molto più frivola del personaggio di Flaubert e tutti i personaggi della pellicola stessa appaiono pesantemente stereotipati.
Tuttavia come già detto no siamo di fronte ad un B movie ma ad un tentativo, parzialmente riuscito, di abbinare letteratura e immagini in un amalgama coerente.

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Per fortuna Schott-Schöbinger non preme troppo l’acceleratore sull’erotismo, forse anche perchè siamo sul finire degli anni sessanta e la censura è sempre minacciosamente presente.
Un’opera quindi che può valere una visione, alla luce anche della discreta ambientazione e della bella fotografia; certo siamo distanti quasi anni luce dalla tensione e compattezza della prima versione cinematografica di Jean renoir e la Fenech non è certo Valentine Tissier così come la Madame Bovary del 1991 diretta da Claude Chabrol, con Isabelle Huppert nei panni di Emma è non solo un adattamento calligrafico al romanzo ma è abissalmente più affascinante della versione di Schöbinger.

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Che l’anno precedente aveva diretto il più che discreto Andrée – l’esasperazione del desiderio nell’amore femminile e che nel corso della sua carriera diresse in totale 13 pellicole caratterizzate da un onesto mestiere.
Il cast fa il suo lavoro con diligenza e oltre la citata Fenech segnalo la presenza di un’affascinante Patrizia Adiutori, altra attrice dalle ottime doti finita però ai margini del cinema che conta.
Il film è disponibile in un’ottima riduzione digitale in streaming, all’indirizzo http://www.cineblog01.net/i-peccati-di-madame-bovary-1969/
I peccati di madame Bovary

Un film di Hans Schott-Schobinger. Con Peter Carsten, Franco Ressel, Edwige Fenech, Luigi Bonos,Gianni Dei, Gerhard Riedmann, Patrizia Adiutori Drammatico, durata 91′ min. – co produzione Italia Germania 1969

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I peccati di Madame Bovary banner personaggi

Edwige Fenech: Emma Bovary
Gerhard Riedmann: Charles Bovary
Manja Golec: Madeleine
Peter Carsten: Rudolph Boulanger
Patrizia Adiutori: Amante di Rudolph
Franco Borelli: Gaston
Maria Pia Conte: Madeleine
Gianni Dei: Leon Dubois
Franco Ressel: Adolphe Leureaux
Rossana Rovere: Felicita, la domestica
Gigi Bonos: Giocatore di carte
Edda Ferronao: Anastasia

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Regia Hans Schott-Schöbinger
Soggetto Gustave Flaubert (romanzo)
Sceneggiatura Arnulf Mann
Casa di produzione Tritone Filmindustria
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Klaus Von Rautenfeld
Montaggio Enzo Alabiso
Musiche Hans Hammerschmidt
Scenografia Nino Borghi
Costumi Massimo Bolongaro

I peccati di Madame Bovary banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Checchè se ne voglia dire, la Fenech come attrice è assolutamente credibile. Certo che i ruoli che le sono stati offerti nella sua carriera sono un po’ tutti simili, diciamo da donna sottomessa (e frequentemente svestita). Qui, giovanissima, non fa eccezione; il romanzo è noto (e adattato abbastanza fedelmente) e qualche nudo generosamente offerto qua e là lo rimpolpa, costituendo l’attrattiva di fondo di una pellicola scialba e poco ispirata, ma non per questo meno onesta.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Libero adattamento del romanzo di Flaubert, reca tutta la viscosità narrativa e la stereotipata ricercatezza scenografica riscontrabile nella maggioranza delle produzioni italo-tedesche (e italo-austriache); l’erotismo langue, l’enfasi dialogica per rammentarne l’origine letteraria stucca e la tapina Emma Bovary è consegnata ad una Fenech d’insopportabile rigidità. L’unico rimarchevole segno è lasciato da Patrizia Adiutori in déshabillé mentre si fa accarezzare gambe e piedi nudi dal calore del caminetto.

L’opinione di Undijing dal sito http://www.davinotti.com

Molto liberamente ispirato alla novella scritta dalla mano di Gustave Flaubert, è in realtà un film che rientra nel lotto (squallidissimo) di pellicole realizzate sul finire degli anni ’60 in scadenti co-produzioni italo-tedesche. Questo, tra tutti, pur essendo un mattone malamente digeribile, ha dalla sua un cast interessante. Oltre alla bella Fenech figurano alcuni volti italiani invischiati in produzioni “bis”, tra i quali meritano la segnalazione Patrizia Adiutori, Gianni Dei e Maria Pia Conte. Supervisionato da Sergio Martino, che conosce qua la divina Edwige. Da vedere per curiosità.

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febbraio 6, 2014 Posted by | Senza Categoria | , , , | Lascia un commento

Canterbury n. 2 nuove storie d’amore del ‘300

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La vicenda è ambientata in Inghilterra, dopo la prima metà del 1300.
Geoffrey Chaucer, lo scrittore dei Racconti di Canterbury è in viaggio verso Canterbury, nell’Inghilterra meridionale.
Ad accompagnarlo c’è il cavaliere Quick, che è con lui per fargli da scorta visti i tempi molto pericolosi per i viandanti.
I due giungono in una locanda dove incontrano altre persone li convenute per svariati motivi e complice il maltempo che inizia a imperversare nella zona, non potendo ripartire,i presenti decidono di raccontarsi delle novelle.
Così, a turno, ecco presentate le storie di Dorigen,una bellissima donna che è rimasta sola dopo la partenza di Avergardus per la guerra, che per sfuggire alla corte di Aurelius decide di chiedergli una cosa decisamente inusuale, quella di Federico, che pur di compiacere una bellissima e ricca vedova non esita a procurare a quest’ultima un gruppo di cani che dovrebbero sollazzarla e compiacere la sua tendenza alla zoofilia, con risultati disastrosi perchè la donna verrà alla fine sbranata dai cani stessi.

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Ancora, la storia di un tesoro che significherà la morte per Giovanni, Oddo e Carlotta che,preda della cupidigia,invece di accordarsi per la spartizione dello stesso si ammazzeranno fra loro e la storia di un re greco che è attratto carnalmente dalla figliastra; quando questa viene rapita il re tenta di riaverla pagando il riscatto richiesto ma…
Canterbury n. 2 nuove storie d’amore del ‘300 è l’ennesimo decamerotico uscito nel 1973 nel pieno del fenomeno del genere e che sfrutta l’altro filone inaugurato con ben altre motivazioni e sopratutto risultati da Pier Paolo Pasolini,che nel 1972 aveva ripreso i The Canterbury Tales di Chaucer contenenti storie (120) aventi come tema l’amore cortese, l’avarizia e il tradimento.

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Anche in questo caso Pasolini aveva involontariamente inaugurato un sotto genere che ben si prestava a storie a sfondo erotico/moralistico; è davvero esercizio inutile cercare in questa nuova pletora di film un qualsiasi riferimento all’atmosfera caucheriana, visto che l’unico elemento in comune risulta alla fine essere l’ambientazione storica.
E poichè lo scopo principale di questo decamerotico è la sfilata ormai tradizionale di bellezze discinte e in second’ordine la presentazione di una sceneggiatura dignitosa, eccoci di fronte ad un prodotto finale che non si discosta da tantissimi altri prodotti del genere.
Erroneamente attribuito a Joe D’Amato (che però dovrebbe averne curato la sceneggiatura), il film è ascrivibile al regista inglese John Shadow (autore di Microscopic Liquid Subway to Oblivion), che all’epoca era marito dell’attrice Eva Aulin e presenta come unici elementi positivi una fotografia curata, alcune belle co protagoniste e l’ormai immancabile location del castello di Balsorano.

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Le storie non sono particolarmente originali così come la recitazione del cast non brilla di certo per espressività;tuttavia nel cast compare a sorpresa una giovanissima Dalila Di Lazzaro in una delle sue prime apparizioni cinematografiche.
Nei crediti finali del film la bellissima attrice friulana non compare e il motivo è facilmente comprensibile;la Di Lazzaro è presente solo nella scena del nudo colettivo in riva al fiume ed è distinguibile solo perchè la mdp indugia per qualche secondo sul suo corpo.
Le due attrici più conosciute del film sono Patrizia Adiutori e Shirlery Corrigan e a ben guardare ecco un altro motivo di interesse per il film:due bellezze che ammaliano per la loro esuberanza fisica.

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Per il resto, un prodotto che rasenta la sufficienza nel suo complesso,ovviamente nel ristretto ambito del genere che rappresenta.
A lungo introvabile, il film è stato trasmesso negli ultimi due anni due o tre volte dalle private, ragion per cui è oggi più facilmente rintracciabile.

Canterbury N. 2: nuove storie d’amore del ‘300
Un film di John Shadow . Con Rick Battaglia, Patrizia Adiutori, Shirley Corrigan, Claudio Ruffini, Dada Gallotti, Franco Mazzieri, Alex Rebar Erotico, durata 95 min. – Italia 1973.

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Canterbury No. 2 - nuove storie d'amore del '300 1

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Patrizia Adiutori … Carlotta
Rik Battaglia … Averagus
Shirley Corrigan … Dorigen
Federico Boido … Aldo
Dada Gallotti … Widow
Franco Mazzieri … Geoffrey Chaucer
Alex Rebar … Riccardo II
Claudio Ruffini … Hercules
Greta Vayan … Lady Charlotte
Dalila di Lazzaro (non accreditata)La ragazza al fiume

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Regia John Shadow
Sceneggiatura Aristide Massaccesi
Produttore Roberto Loyola
Fotografia Roberto Girometti
Montaggio Enzo Meniconi
Musiche Maurizio De Angelis, Guido De Angelis
Scenografia Cloudia
Costumi Cloudia

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settembre 10, 2013 Posted by | Erotico | , , , | 2 commenti

La prima notte di quiete

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Valerio Zurlini è stato uno dei registi più delicati e poetici della cinematografia italiana.
La morte lo ha colto nel 1982 a soli 56 anni, quando era nel pieno della maturità artistica e stranamente era assente dal cinema da diverso tempo.
La prima notte di quiete, da lui diretto nel 1982, è un film di straordinaria intensità e drammaticità, girato come un noir esistenzialista che sembra andare oltre gli schemi rigidi di un genere abbracciandone diversi e trasformatosi nel corso degli anni a venire in un vero e proprio cult indicativo di un’epoca in cui registi coraggiosi non avevano alcuna paura a mettere in scena temi scomodi o pericolosi dal punto di vista commerciale.
Questo film è un viaggio introspettivo e attento alla ricerca di un uomo che sembra scampato suo malgrado all’affondamento di una nave nella quale era imbarcato come passeggero solitario e assente, quasi un’ombra scampata già in precedenza a qualcosa di indefinito e misterioso che lo ha segnato per sempre.

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Alain Delon e Lea Massari

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Un viaggio fatto con perizia, attraverso immagini delicate e malinconiche, avvolte in una sottile nebbiolina che sembra simboleggiare un passato sconosciuto e un divenire che seguiamo con interesse mentre osserviamo il professor Daniele Dominici lasciarsi vivere in una Rimini tetra e uggiosa, popolata da un’umanità a tratti insopportabile nei suoi difetti e nelle sue alienazioni.
Chi è Daniele?
E’ un post sessantottino, a giudicare dal look trasandato.
Oppure è un seguace di Beaudelaire e di Rimbaud, visto che gira sempre infagottato in un cappotto, ha la sigaretta tra le labbra dalla quale sembra non aspirare, ha la barba lunga di qualche giorno e l’aspetto triste e malinconico.
Insegna letteratura, e tra i suoi alunni l’unica ad incuriosirlo perchè un po gli assomiglia è l’enigmatica e sfuggente Vanina.

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Alida Valli

L’approccio di Daniele con la società riminese è quanto di più superficiale possa esistere: si limita a frequentare un gruppo che divide le sue nottate tra gioco d’azzardo e droga, tra alcool e interminabili sedute al tavolo verde in fumose stanze.
Del gruppo fanno parte l’amante di Vanina, Gerardo Pavani, un piccolo gangster e Giorgio, uomo sensibile e colto che maschera i suoi pregi dietro una patina di superficialità.
Tra Daniele e Vanina poco alla volta sembra nascere qualcosa; i due condividono la passione per l’arte e sentono fortissima l’attrazione reciproca.
Una sera, a casa di Giorgio, per rompere la noia viene proiettato un filmino amatoriale nel quale la protagonista è Vanina.
La ragazza è ripresa nei momenti di una sua vacanza a Venezia; ad un certo punto, nel filmino, compare la ragazza completamente nuda e a questo punto Vanina interrompe la proiezione e scappa via.
Invano Daniele la cerca in classe e fuori. La ragazza sembra svanita nel nulla.
La cerca a casa sua dove incontra la madre, una donna dura come l’acciaio che l’invita perentoriamente a scordarsi sua figlia e contemporaneamente mette in crisi il rapporto che lo lega a Monica, la donna che per dieci anni lo ha seguito ed amato arrivando ad abbandonare la famiglia per lui.

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Lea Massari

Daniele è anche un mistero per Giorgio, l’unico che sembra legato a lui da un rapporto d’amicizia;quando Giorgio rinviene casualmente una raccolta di poesie di Daniele dedicate ad una ragazza morta suicida, chiede all’amico il perchè del titolo della raccolta stessa, La prima notte di quiete.
Evasivamente, Daniele risponde che La prima notte di quiete è quella in cui finalmente si dorme sereni, senza sogni.
Alla fine è Vanina a mettersi in contatto con lui.
I due trascorrono una notte d’amore in una casa in riva al mare, dove però giunge Gerardo.
L’uomo per vendicarsi racconta il sordido passato di Vanina: la ragazza veniva venduta da sua madre a clienti facoltosi e fra i suoi amanti c’erano anche le donne del gruppo frequentato da Gerardo e Giorgio.
Daniele scopre di amare quella ragazza sfortunata e progetta la fuga con lei.
Ma è destino che le cose debbano andare in maniera molto differente.
Il finale è ovviamente drammatico, così come drammatico è lo svolgimento della storia e drammatica è la vicenda umana di Vanina, una ragazza dal passato terribile.
Vittima di una madre degenerata e di un gruppo di depravati, Vanina a perso molte delle illusioni e la sua ingenuità in età giovanile, in quell’età in cui si coltivano sogni che purtroppo l’alba dissolverà impietosamente.
La scoperta del passato della ragazza è una delle chiavi di volta del film, anche se non la più importante.
Il personaggio centrale è comunque Daniele, l’uomo dal passato oscuro che serba sorprese all’amico Giorgio in un finale in cui finalmente la sua figura emerge dalla nebbia per restituirci la sua autentica dimensione.
Non voglio parlare proprio del finale, lasciando allo spettatore il compito di seguire fino alla fine il percorso umano di Daniele, che alla fine si staglia su tutto nella sua esatta dimensione umana.
Se la figura di Vanina poco a poco scompare, lasciando spazio proprio alla vicenda umana di Daniele, vediamo apparire sullo sfondo il ritratto di una società provinciale sordida e amorale.
Così la vicenda umana di Daniele incrocia fatalmente la Rimini dei vitelloni nullafacenti, impegnati in serate vuote e vacue come i loro discorsi.
E’ una Rimini viziosa e oziosa, quella della buona società.

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Una società in cui valori fondamentali come amicizia e rispetto sono cose senza pregio alcuno, in cui dominano i personali egoismi e le meschinerie, l’appagamento del proprio ego e delle proprie depravazioni.
Daniele attraversa come un fantasma la vita delle due principali istituzioni sociali, ovvero la scuola e le relazioni pubbliche.
Agli studenti insegna senza entusiasmo, quasi disilluso sia dal suo ruolo sia dalla responsabilità di dover trasmettere il sapere a dei giovani che sembrano interessati ad altro mentre nella vita mondana è attorniato da persone che non stima, fatta eccezione per Giorgio.
Ma anche Daniele ha da farsi perdonare e lo scopriamo man mano che la storia segue i binari paralleli del suo quotidiano; il rapporto con Monica, la sua donna, finisce per lacerarsi senza un vero perchè. Forse è monotonia, forse è il nuovo amore per Vanina, fatto sta che anche lui non si esime dall’atto moralmente riprovevole di tradire la sua donna.
La vita di Daniele, quella di Vanina, quella di Giorgio e degli altri: vite vissute all’ombra di una cittadina, Rimini, malinconicamente immersa in un’atmosfera addormentata e molle.

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Una Rimini uggiosa e plumbea in perfetta linea con i caratteri dei personaggi.
In perfetta sintonia con la storia raccontata.
Su questo film di Zurlini ci sarebbe da dire ancora tantissimo, tante sono le riflessioni che pone la storia e il percorso umano di Daniele.
Il regista bolognese crea un film indimenticabile costruito abilmente anche nel cast, che vede una maiuscola prestazione attoriale da parte di Alain Delon.
L’attore francese è nel periodo migliore della sua carriera; ha appena interpretato il personaggio di Jean nello splendido noir francese L’evaso e di li a poco avrebbe interpretato film di ottimo livello come L’assassinio di Trotzky, Due contro la città e Toni Arzenta.

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Delon dimostra ancora una volta di essere un grande attore, particolarmente a suo agio nei ruoli drammatici, dando vita alla caratterizzazione tutt’altro che semplice di Daniele.
Al suo fianco, la quasi esordiente Sonia Petrova che interpreta Vanina.
L’attrice francese è una piacevole sorpresa, anche se la sua carriera successiva non la valorizzerà quanto avrebbe meritato.

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Nel cast troviamo un ottimo Giancarlo Giannini nel ruolo dell’amico Giorgio, una intensa e sempre affascinante Lea Massari nel ruolo di Monica, la solita sicurezza rappresentata da Adalberto Maria Merli nei panni di Gerardo e ancora due grandissimi come Salvo Randone e Alida Valli.
Piccole parti per alcune attrici che avranno una discreta visibilità nel corso degli anni successivi, ovvero Olga Bisera, Patrizia Adiutori, Krista Nell e la brava Nicoletta Rizzi.
Il tema portante del film è la splendida Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni, mentre sicuramente affascinanti sono le musiche di Nascimbeni.
La prima notte di quiete è un grandissimo film che trasmette emozioni; in una personalissima classifica tra i primi venti film italiani di sempre lo inserirei senza dubbio alcuno.

La prima notte di quiete
Un film di Valerio Zurlini. Con Giancarlo Giannini, Alain Delon, Lea Massari, Alida Valli, Renato Salvatori, Adalberto Maria Merli, Sonia Petrova, Salvo Randone, Sandro Moretti, Krista Nell, Fabrizio Moroni, Nicoletta Rizzi, Roberto Lande, Patrizia Adiutori, Carla Mancini Drammatico, durata 132 min. – Italia 1972.

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Alain Delon: Daniele Dominici
Sonia Petrova: Vanina Abati
Giancarlo Giannini: Dott. Giorgio Mosca, detto “Spider”
Lea Massari: Monica, compagna di Dominici
Adalberto Maria Merli: Gerardo Pavani
Salvo Randone: il preside
Alida Valli: Marcella Abati
Renato Salvatori: Marcello
Nicoletta Rizzi: Elvira

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Regia Valerio Zurlini
Soggetto Valerio Zurlini
Sceneggiatura Enrico Medioli, Valerio Zurlini
Produttore esecutivo Averroè Stefani
Casa di produzione Mondial TE.FI., Roma – Adel Films (Alain Delon), Parigi
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Mario Morra
Musiche Mario Nascimbene
Scenografia Enrico Tovaglieri
Costumi Luca Sabatelli
Trucco Amato Garbini

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Il flano del film

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La bellissima copertina della soundtrack del film

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La locandina della versione spagnola del film

febbraio 4, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Giovannona Coscialunga disonorata con onore

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Un industriale veneto, La Noce, possiede una fabbrica di formaggi in Sicilia, che ha il grave problema di inquinare un fiume vicino lo stabilimento. L’industriale, uno strano tipo a mezza strada tra l’affarista senza scrupoli e il traffichino, aiuta anche una cittadina di ragazzi, con il beneplacito di un prelato altrettanto poco affidabile. L’industriale, che teme la legge anti inquinamento , che se applicata lo porterebbe dritto in carcere, decide di rivolgersi all’onorevole Pedicò, altro traffichino che è solito dispensare favori a chiunque gli ceda la propria moglie per soddisfare la propria erotomania.

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Edwige Fenech

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Patrizia Adiutori

Ma La Noce ha un problema; la moglie è tutto tranne che una bella donna, inoltre è una bigotta con ferrei principi morali. Sarà Mario, segretario dell’industriale, ad avere l’idea che può salvare capra e cavoli; sostituire la moglie di La Noce con una prostituta occasionale, circuire l’onorevole e ottiene il beneplacito.

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Pippo Franco

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Edwige Fenech

Così Mario ingaggia la bella Coco, prostituta da statale, ignorante e anche ingenua, come sostituta della moglie di La Noce; ma durante il viaggio da Roma alla Sicilia prima, e nella villa dell’onorevole poi, accadono una serie di errori di persona, di equivoci, per i il piano alla fine salta. Sarà il protettore di Giovannona alias Coco ad approfittare della situazione, mentre per Mario si apre la carriera di sfruttato. Finale amarognolo.

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Giovannona Coscialunga disonorata con onore, diretto da Sergio Martino nel 1973, ad onta di un titolo assolutamente infelice, è in realtà una gradevole commedia di costume, ben diretta e con un cast nutrito di ottimi attori; c’è Vittorio Caprioli, nel ruolo dell’onorevole erotomane Pedicò, la sempre bellissima e seducente Edwige Fenech in quello di Coco, la candida prostituta protagonista dell’intreccio, Pippo Franco in quello del ragionier Mario, che finirà per diventare un pappone, oltre al bravo Gigi Ballista, alla splendida Patrizia Adiutori, e agli onnipresenti Francesca Romana Coluzzi, Riccardo Garrone e Vincenzo Crocitti.

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Una commedia in alcuni tratti anche divertente, lontana dalle commediole erotiche e sexy che di li a poco invaderanno lo schermo.

Giovannona Coscialunga disonorata con onore, un film di Sergio Martino. Con Vittorio Caprioli, Edwige Fenech, Pippo Franco, Adriana Facchetti, Riccardo Garrone,Nello Pazzafini, Sandro Merli, Armando Bandini, Sandro Dori, Gigi Ballista, Vincenzo Crocitti, Patrizia Adiutori, Gino Pagnani, Carla Mancini
Commedia, durata 94 min. – Italia 1973.

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Edwige Fenech: Giovannona Coscialunga in arte Cocò
Pippo Franco: Ragionier Mario Albertini
Gigi Ballista: Commendatore La Noce
Riccardo Garrone: Robertuzzo
Francesca Romana Coluzzi: Mary
Vittorio Caprioli: Onorevole Pedicò
Sandro Merli: Mons. Alatri
Danika La Loggia: Signora La Noce
Adriana Facchetti: Segretaria di Pedicò
Armando Bandini: passeggero gay nel treno
Vincenzo Crocitti: controllore del treno
Sandro Dori: Matto e cieco sulla Maserati
Gino Pagnani: Autista carro Funebre
Patrizia Adiutori: Luisella
Francesco D’Adda: Mons. Alatri
Carla Mancini: impiegata della società delle “accompagnatrici”
Luigi Leoni: Segretario di Mons. Alatri
Nello Pazzafini: Franceschino

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Regia Sergio Martino
Soggetto Tito Carpi, Marino Girolami Francesco Massaro Luciano Martino
Sceneggiatura Mariano Laurenti Sergio Martino Francesco Milizia,
Carlo Veo, Franco Mercuri
Fotografia Stelvio Massi
Montaggio Attilio Vincioni
Musiche Guido De Angelis Maurizio De Angelis
Scenografia Giovanni Natalucci

giugno 4, 2009 Posted by | Erotico | , , , , | 1 commento

I corpi presentano tracce di violenza carnale

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In uno scenario tranquillo,la verde e silenziosa Umbria,si muove un serial killer crudele e implacabile. A Perugia,vengono uccisi due giovani,un ragazzo e la sua ragazza;sono entrambi studenti dell’università della città.Passa poco tempo e vengono ritrovati altri due corpi,quello di un’altra ragazza e quello di un venditore ambulante,che ha venduto un foulard alla prima vittima,e che quindi potrebbe essere l’anello di congiunzione per arrivare al misterioso assassino.

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Patrizia Adiutori, Florence

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Daniela,che conosceva le vittime,su consiglio di un parente,decide di lasciare di soppiatto la città in compagnia di tre sue amiche,Ursula,Janet e Katia;le quattro ragazze si rifugiano quindi in una villa isolata;ma la decisione si rivela fatale.

Il misterioso assassino,infatti,riesce ad individuare il nascondiglio,e dopo aver ucciso il ragazzo di Daniela e un’occasionale guardone,penetra nella casa,dove uccide in rapida successione Ursula,Janet e Katia;per Daniela sembra finita,ma c’è il colpo di scena finale.

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L’assassino viene fermato provvidenzialmente da un dottore amico di Janet.

I corpi presentano tracce di violenza carnale, aldilà del titolo ammiccante, è un buon film che si inserisce nel florido filone dei cosiddetti thriller erotici,nati all’indomani del clamoroso successo di L’uccello dalle piume di cristallo,di Dario Argento. la miscela è sapiente e ben studiata;un assassino,belle donne,e trame spesso abbastanza complesse.

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Angela Covello

Sergio Martino,il regista,mescola da par suo questi ingredienti e ottiene un film che scorre bene,sospeso nell’angosciante attesa delle mosse del killer,che si rivelerà il solito insospettabile. Scene splatter,con la distruzione dei corpi con un seghetto,rendono il film trucululento quanto basta;c’è anche qualche clamorosa ingenuità,girata con la necessità di mostrare centimetri di epidermide,come nella scena saffica tra due ragazze con l’assassino dietro la grata dell’ascensore,che osserva attraverso la porta d’ingresso aperta!

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Nonostante questi errori,è un buon prodotto,ancora una volta stroncato dai critici,che all’epoca parteggiavano per prodotti stranieri,principalmente americani,dimenticando che spesso proprio i registi americani si ispiravano al cinema nostrano in cerca di novità e modelli da seguire.

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Carla Brait è  Ursula

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Angela Covello
è  Katia


I corpi presentano tracce di violenza carnale, un film di Sergio Martino. Con Luc Merenda, John Richardson, Tina Aumont, Suzy Kendall, Roberto Bisacco, Ernesto Colli, Giorgio Dolfin, Luciano Bartoli, Vincenzo Crocitti, Patrizia Adiutori, Carla Brait, Cristina Airoldi, Angela Covello, Luca Bonicalzi. Genere Giallo, colore 90 minuti. – Produzione Italia 1973.

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I corpi presentano tracce di violenza nammer protagonisti

Suzy Kendall …     Jane
Tina Aumont …     Daniela
Luc Merenda …     Roberto
John Richardson …     Franz
Roberto Bisacco …     Stefano Vanzi
Ernesto Colli …     Gianni Tomasso, venditore di sciarpe
Angela Covello …     Katia
Carla Brait Ursula
Conchita Airoldi …     Carol Peterson
Patrizia Adiutori …     Florence Heineken
Luciano Bartoli …     Ragazzo in motocicletta
Gianni Greco …     Ragazzo in motocicletta
Luciano De Ambrosis …     Ispettore Martino
Enrico Di Marco …     L’idiota del paese
Giorgio Dolfin …     Ragazzo

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Regia:     Sergio Martino
Soggetto:     Ernesto Gastaldi
Sceneggiatura:     Ernesto Gastaldi
Fotografia:     Giancarlo Ferrando
Montaggio:     Eugenio Alabiso
Musiche:     Maurizio De Angelis, Guido De Angelis
Scenografia:     Giantito Burchiellaro
Costumi:     Silvio Laurenzi


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Mag 20, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti