Le copertine di Cine Revue Magazine
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Nuremberg (Il processo di Norimberga)
La seconda guerra mondiale è terminata.
I russi hanno preso Berlino,il Fuhrer del Reich millenario ha preferito uccidersi con sua moglie Eva Braun piuttosto che cadere
prigioniero dell’Armata rossa.
Le potenze vincitrici hanno ora un problema:cosa fare dei gerarchi che hanno provocato la guerra,costruito le premesse per uno spaventoso
conflitto che è costato 50 milioni di vite umane e danni incalcolabili,che si sono resi responsabili di crimini inauditi come la Shoah,la soluzione
finale al problema ebraico,una delle retoriche purtroppo avveratesi tanto sbandierate dal nazismo.
Usa,Urss,Inghilterra e Francia,le quattro maggiori potenze vincitrici del conflitto hanno posizioni divergenti sul come affrontare lo spinoso problema;mentre Usa Inghilterra e Francia intendono celebrare un processo in cui alla sbarra ci siano non solo i nazisti superstiti,ma l’intera ideologia nazista,con l’intento di creare le premesse per evitare nel futuro che un’aberrazione come il nazismo abbia a ripetersi,l’Urss non intende andare troppo per il sottile preferendo la giustizia sommaria ad un processo che ritiene assolutamente inutile.Se a Yalta Churchill,Roosvelt e Stalin si erano accordati su decisioni importanti riguardanti il proseguimento del conflitto, sull’assetto futuro della Polonia e sull’istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ora si tratta di decidere la sorte di quelli che erano a tutti gli effetti criminali di guerra.
Alla fine un accordo si trova e le grandi quattro affidano non senza contrasti duri l’organizzazione del processo al procuratore capo statunitense Robert Houghwout Jackson.

Per evitare che gli Usa abbiano un peso politico troppo forte,i quattro si accordano per eleggere l’inglese Geoffrey Lawrence come giudice principale e presidente,mentre gli altri componenti sono nell’ordine l’americano Francis Beverley Biddle,il francese Henri Donnedieu de Vabres e il russo Iona Nikitchenko,tutti giudici principali.
Nuremberg,conosciuto e distribuito anche come Il processo di Norimberga è un film diretto dal regista canadese Yves Simoneau nel 2000 e racconta,non senza imprecisioni,la storia di quello che fu il processo ai gerarchi nazisti,quelli che non seguirono l’esempio del Fuhrer e che quindi o vennero catturati o semplicemente si consegnarono nella mani degli alleati,evitando di finire nelle mani dell’Armata rossa per motivi facilmente comprensibili.
Distribuito in due versioni,il film dura 3 ore nella versione tv,divisa in due puntate e 2 ore e 13 minuti in quella cinematografica.
Un film,va detto subito,lacunoso sotto molti punti di vista,frettoloso e sopratutto basato sulla contrapposizione delle due anime del nazismo,rappresentate da Hermann Goering e Albert Speer.
Il primo,numero due del nazismo e messo in disparte quasi verso la fine del conflitto in seguito ai numerosi rovesci militari viene descritto come un uomo leale e fedele all’ideologia nazista,che difende a spada tratta nel corso del processo,con intelligenza e furbizia degne di miglior causa.
Il secondo,Speer,architetto e ministro degli armamenti appare invece come un’anima tormentata dal rimorso di aver contribuito alla follia collettiva e in particolare spietatamente autocritico verso se stesso.
Su questo dualismo,che emerge con forza al processo,il film basa gran parte della sua analisi degli eventi.

La trama:
Sir David Maxwell Fyfe contatta il procuratore capo statunitense Robert Houghwout Jackson proponendogli di guidare il processo che si terrà in Germania ai capi sopravvissuti del nazismo,
assicurandogli carta bianca sulla scelta della località e delle modalità di svolgimento del processo stesso.Jackson accetta e dopo un’attenta riflessione,aiutato anche dalla fedele segretaria Elsie Douglas sceglie Norimberga,la città tedesca nella quale
Hitler aveva celebrato i primi oceanici raduni e l’unica anche ad avere un palazzo di giustizia ancora in piedi dopo i bombardamenti degli anni precedenti.
I criminali giudicati saranno ventuno,che dovranno rispondere di quattro capi d’accusa:
1- Aver commesso crimini contro la pace.
2- Aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione.
3- Aver commesso crimini di guerra.
4- Aver commesso crimini contro l’umanità.
Jackson ottiene mezzi finanziari e logistici senza limiti e in poco tempo rimette a nuovo l’aula del palazzo di giustizia deputato alla celebrazione del processo;alla sbarra c’è buona parte del Gotha del nazismo anche se mancano probabilmente quattro dei principali protagonisti della nefanda parabola del nazismo.
Manca Adolf Hitler,suicida.
Manca Joseph Goebbels,l’onnipotente ministro della propaganda,che tanto aveva contribuito ad alimentare il mito di Hitler e aveva seminato a piene mani grazie al controllo dei mezzi d’informazione l’odio e l’intolleranza razziale verso gli ebrei,morto suicida con la moglie e i sei figli;
manca Heinrich Himmler,il gran capo delle SS,il primo e principale responsabile della creazione dei campi di sterminio,morto suicida nelle mani degli americani.
E manca Martin Bormann,il segretario del partito,l’anima dannata del Fuhrer,che condizionò a tal punto da fargli fare irreparabili scelte sbagliate che finirono per accelerare la rovina del Reich,dichiarato assente e processato in contumacia.

Nel frattempo Goering,che si è consegnato agli americani ed è stato accolto come una star,in seguito all’intervento di Einsenhower finisce nel campo di detenzione con gli altri detenuti e di qui a Norimberga,accolto con durezza dal colonnello Burton C. Andrus,che strappa le mostrine a Keitel e a Doenitz che protestavano per il trattamento non militare a cui erano stati sottoposti.
L’unico amico che Goering trova è il capitano Gustav Gilbert (nel film si adombra la possibilità che abbia fornito al maresciallo la fiala con cui si avvelenerà),il quale lo tratta con benevolenza ottenendo in cambio qualche regalo e la valigia che Goering aveva con se al momento della detenzione.
Il processo si apre con l’implacabile requisitoria di Jackson,che però trova in Goering un osso durissimo,che ribatte colpo su colpo alle accuse del procuratore.
Sarà un duello senza esclusione di colpi,ma il momento cruciale sarà quello in cui verranno mostrati i filmati che gli americani realizzarono a Auschwitz,Dachau,Mathausen,le fabbriche della morte.
Il pubblico,la corte e alcuni dei gerarchi presenti vedranno così le abominevoli condizioni di prigionia di ebrei,russi,cittadini inermi.
La sconvolgente testimonianza di Marie Claude Vaillant-Couturier sarà uno dei colpi di grazia inferti agli imputati,assieme alla terrificante testimonianza di Rudolf Hoss,il comandante del campo di sterminio di Auschwitz,che racconterà freddamente di come la fabbrica della morte riuscisse ad uccidere migliaia di prigionieri al giorno grazie alla sua “intuizione”,usare cioè il gas Ziklon B per sterminare i prigionieri
stessi.
Le montagne di scarpe,occhiali,capelli che i nazisti scrupolosamente raccoglievano saranno chiodi per le loro bare,così come i paralumi di pelle umana fatta con la pelle tatuata degli zingari e migliaia di altre immagini orripilanti.
Dopo un lungo dibattimento,il processo arriva alla conclusione,con 11 condanne a morte per Goering,Seyss Inquart,Rosenberg,Streicher,Kaltenbrunner,Keitel,Ribbentrop,Frank,Frick,Jodl,Sauckel.
Si salvarono dalla morte Hess,che ebbe l’ergastolo e che fu anche l’ultimo a morire in detenzione a Spandau,l’ammiraglio Eric Raeder che venne condannato all’ergastolo ma fu graziato nel 1955,

A vent’anni venne condannato Baldur von Schirach,uno dei pochi a pentirsi,così come il citato Albert Speer.
Quindici anni furono comminati a Konstantin von Neurath,che venne rilasciato per motivi di salute nel 1954,mentre dieci anni ebbe Karl Dönitz,ammiraglio e successore del Fuhrer.
Vennero assolti fra le furiose proteste dei russi,Hans Fritzsche (commentatore radiofonico),Franz von Papen (ambasciatore,poi condannato a otto anni dagli stessi tedeschi) Hjalmar Schacht (Presidente della Reichsbank prima della guerra e Ministro dell’economia del governo Hitler)
Goering,come già detto,sfuggì al boia grazie ad una capsula di cianuro;la sua morte fu un duro colpo perchè era di sicuro il personaggio più in vista tra i processati.
I condannati a morte vennero impiccati e i loro cadaveri fotografati con il cappio al collo e con il nome e cognome ben in evidenza,esposti come anche il corpo di Goering per evitare la nascita di leggende false.
Dopo essere stati cremati,i corpi ridotti in cenere vennero dispersi in località segrete.
Piccolo spazio nel film per la storia d’amore tra Jackson e la sua segretaria,un’incongruenza di cui non si sentiva davvero il bisogno.
Un film con larghe zone d’ombra e poche zone di luce,ben lontano da un’opera molto più significativa sullo stesso tema come Vincitori e vinti,diretto nel 1961 da Stanley Kramer con straordinari interpreti come Spencer Tracy,Burt Lancaster,Richard Widmark,Marlene Dietrich,Maximilian Schell,Montgomery Clift e Judy Garland.
Non che in questo film manchino i grossi nomi,tutt’altro.
Ma sono sacrificati alla stringatezza del film.
Bene Christopher Plummer,Michael Ironside e Max Von Sidow,intensa Charlotte Gainsbourgh,bravissimo Brian Cox nei panni scomodi di Goering,
meno bene un imbalsamato Alec Baldwin che aveva il ruolo importantissimo di Jackson.
Regia statica e legnosa per un film che poteva avere ben altro peso e svolgimento;da segnalare solo le terrificanti immagini vere riprese dagli alleati nei campi di sterminio.
Il film è visionabile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=fOpWuzYtaag che riporta erronaeamente la data 1961.
Il processo di Norimberga
Un film di Yves Simoneau. Con Alec Baldwin, Brian Cox, Christopher Plummer,Max Von Sidow, Jill Hennessy, Christopher Heyerdahl, Roger Dunn, David McIlwraith, Christopher Shyer, Hrothgar Mathews, Herbert Knaup, Frank Moore, Frank Fontaine, Raymond Cloutier, Bill Corday, Ken Kramer Formato Film TV, Titolo originale Nuremberg. Drammatico, durata 180 min. – Canada-Usa 2000
Alec Baldwin: Robert H. Jackson
Brian Cox: Hermann Göring
Christopher Plummer: Sir David Maxwell Fyfe
Jill Hennessy: Elsie Douglas
Michael Ironside: col. Burton C. Andrus
Matt Craven: capitano Gustav Gilbert
Len Cariou: Francis Biddle
Herbert Knaup: Albert Speer
Charlotte Gainsbourg: Marie Claude Vaillant-Couturier
Colm Feore: Rudolf Höß
Robert Joy: Anton Pachelogg
Christopher Heyerdahl: Ernst Kaltenbrunner
Max von Sydow: Samuel Rosenman
Roberto Pedicini: Robert H. Jackson
Michele Kalamera: Hermann Göring
Rino Bolognesi: Sir David Maxwell Fyfe
Laura Romano: Elsie Douglas
Saverio Indrio: col. Burton C. Andrus
Oliviero Dinelli: capitano Gustav Gilbert
Antonio Colonnello: Francis Biddle
Angelo Maggi: Albert Speer
Maurizio Reti: Anton Pachelogg
Edoardo Nordio: Ernst Kaltenbrunner
Romano Malaspina: Samuel Rosenman
Regia Yves Simoneau
Soggetto Joseph E. Persico (romanzo)
Sceneggiatura David W. Rintels
Fotografia Alain Dostie
Montaggio Yves Langlois
Musiche Paul Conboy, Adrian Corker, Richard Grégoire
Produttore Mychèle Boudrias, Ian McDougall
Produttore esecutivo Gerald W. Abrams, Alec Baldwin, Bernard F. Conners, Jonathan Cornick, Suzanne Girard, Peter Sussman
Casa di produzione Alliance Atlantis Communications, British American Entertainment, Canadian Television (CTV), Cypress Films
Da Rudolf Höss Comandante ad Auschwitz. trad. di G. Panzieri Saija, Einaudi, Torino, 1985
“A Sachsenhausen vi erano parecchi Testimoni di Geova, una gran parte dei quali rifiutò di prestare servizio militare; vennero perciò condannati a morte del Reichsführer come ribelli. Furono giustiziati alla presenza di tutti gli altri prigionieri, all’interno del campo, e tra questi in prima fila
erano stati collocati i loro confratelli. Ho conosciuto parecchi fanatici religiosi, nei pellegrinaggi, nei conventi, in Palestina, sulla strada dell’Heggiaz, in Irak, in Armenia; cattolici, sia romani, sia ortodossi, musulmani, sciiti e sunniti. Ma i Testimoni di Geova di Sachsenhausen, e due di loro in particolare,
superarono quanto avevo visto fino ad allora. Questi due fanatici rifiutarono di compiere qualunque cosa avesse il minimo rapporto con le faccende militari. Ricusavano di stare sull’attenti, vale a dire non battevano i tacchi, non tenevano le mani lungo le cuciture dei pantaloni, non si toglievano il berretto.
Per essi non esistevano leggi, poiché consideravano Geova il loro unico legislatore. Fummo costretti ad allontanarli dal block dei loro confratelli e a tenerli in segregazione, poiché incitavano continuamente gli altri ad imitarli. Eicke li aveva condannati parecchie volte alla pena del bastone
per il loro contegno indisciplinato, ma accoglievano le frustate con tanta gioia da fare supporre in essi una sorta di perversione. Pregavano il comandante di farli frustare ancora, per poter così meglio testimoniare della loro idea, in favore di Geova. Dopo la visita militare, alla quale, è inutile dirlo,
si rifiutarono assolutamente – non vollero nemmeno mettere la firma sotto un documento militare -, vennero anch’essi condannati a morte dal Reichsführer. Quando la condanna gli venne annunziata in cella, ebbero un’esplosione di gioia irrefrenabile, e avrebbero voluto in ogni modo affrettare il giorno dell’esecuzione.
Torcendo le mani levavano gli occhi al cielo con espressione estatica ed esclamavano senza posa: – In breve saremo presso Geova, quale felicità essere eletti a ciò -. Alcuni giorni prima avevano assistito all’esecuzione di alcuni confratelli, e si era stentato a trattenerli, tanto irresistibile era il loro desiderio di essere immediatamente giustiziati.
La vista di tanta frenesia era quasi insostenibile e dovettero essere riportati quasi a forza nelle loro celle. Quando venne il loro giorno, si avviarono quasi di corsa. Non vollero essere legati, per poter alzare le mani a Geova, e stettero davanti al palo con un’espressione luminosa e rapita che non aveva più nulla d’umano.
Così immaginai dovessero essere i primi martiri cristiani, condotti nell’arena per essere dilaniati dalle belve. Andarono dunque alla morte coi visi illuminati, gli occhi rivolti al cielo e le mani congiunte nella preghiera e levate in su. Tutti coloro che assistettero alla loro morte ne furono turbati, perfino il plotone d’esecuzione.
Albert Speer al processo di Norimberga
Se Hitler avesse avuto degli amici, io sarei stato suo amico. (Davanti alla corte del processo di Norimberga)
Nella mia responsabilità di alto esponente di una potenza tecnologica altamente sviluppata, che aveva usato tutto e tutti i suoi mezzi, senza coscienza né freni, contro l’umanità, cercavo non soltanto di addossarmi quanto era avvenuto, ma anche di capirlo.
Da un momento all’altro il complesso sistema del nostro mondo moderno può venire inesorabilmente distrutto da forze negative moltiplicatesi in reazione a catena. Nessuna volontà umana potrebbe arrestare questo processo, se l’automatismo dello sviluppo dovesse ulteriormente spersonalizzare l’uomo e privarlo ancor più della sua responsabilità.
Abbagliato dalle possibilità della Tecnica, l’ho servita negli anni decisivi della mia esistenza. Ora, al termine di questa mia esistenza, essa, la Tecnica, trova davanti a sé il Dubbio.
Hermann Goering al processo di Norimberga
“Naturalmente la gente comune non vuole la guerra: né in Russia,
né in Inghilterra, né in Germania. Questo è comprensibile.
Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la politica,
ed è sempre facile trascinare con sè il popolo,
sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista,
o di un parlamento, o di una dittatura comunista.
Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre portato al volere dei capi. È facile.
Tutto quello che dovete fare è dir loro che sono attaccati,
e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo, in quanto espongono il paese al pericolo.
Funziona allo stesso modo in tutti i paesi.”.
Rudolf Hess a Spandau
Il corpo di Kaltenbrunner dopo l’esecuzione
Le esecuzioni
Il corpo esanime di Goering
Goering alla sbarra a Norimberga
Il processo
Alcuni imputati
John C.Woods il boia di Norimberga
Jack “Tex” Wheeles,l’ultimo carceriere di Goering
Il procuratore capo Jackson
Jona Nikitchenko,il giudice principale russo
Henri Donnedieu De Vabres,il giudice principale francese
Francis Beverley Biddle,il giudice principale statunitense
Geoffrey Lawrence,presidente
Il colonnello Andrus,responsabile della prigione
I quattro giudici del processo
Arthur Seyss Inquart
Alfred Rosenberg
A destra:Julius Streicher
Ernst Kaltenbrunner
Wilhelm Keitel
Rudolf Hess
Hans Frank
Wilhelm Frick
Alfred Jodl
Fritz Sauckel
Martin Bormann
Heinrich Himmler
Alois Brunner
Joseph Goebbels
Joseph Mengele
Classifica al botteghino 1992
1) La bella e la bestia (Beauty and the Beast) di Gary Trousdale & Kirk Wise
2) Basic Instinct di Paul Verhoeven

con Michael Douglas, Sharon Stone, George Dzundza, Jeanne Tripplehorn, Denis Arndt
3) Guardia del corpo (The Bodyguard) di Mick Jackson

con Kevin Costner, Whitney Houston, Gary Kemp, Bill Cobbs, Ralph Waite, Tomas Arana, Debbie Reynolds
4) Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker’s Dracula) di Francis Ford Coppola

con Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Cary Elwes, Richard E. Grant, Tom Waits, Monica Bellucci
5) Sommersby di Jon Amiel

con Richard Gere, Jodie Foster, Bill Pullman, James Earl Jones, William Windom, Brett Kelley, Richard Hamilton
6) Codice d’onore (A Few Good Men) di Rob Reiner

con Tom Cruise, Jack Nicholson, Demi Moore, Kevin Bacon, Kiefer Sutherland, Kevin Pollak,Cuba Gooding Jr.
7) Puerto Escondido di Gabriele Salvatores

con Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Valeria Golino, Antonio Catania, Renato Carpentieri
8) Proposta indecente (Indecent Proposal) di Adrian Lyne

con Robert Redford, Demi Moore, Woody Harrelson, Oliver Platt, Seymour Cassel, Sheena Easton, Herbie Hancock
9) Sister Act – Una svitata in abito da suora di Emile Ardolino

con Whoopi Goldberg, Maggie Smith, Harvey Keitel, Bill Nunn, Kathy Najimy, Wendy Makkena, Mary Wickes
10) Arma letale 3 (Lethal Weapon 3) di Richard Donner

con Mel Gibson, Danny Glover, Joe Pesci, Rene Russo, Stuart Wilson
11) Al lupo al lupo di Carlo Verdone

con Carlo Verdone, Sergio Rubini, Francesca Neri
12) Anni 90 di Enrico Oldoini

con Christian De Sica, Massimo Boldi, Ezio Greggio, Nino Frassica, Andrea Roncato, Flavio Bucci
13) L’ultimo dei Mohicani (The Last of the Mohicans) di Michael Mann

con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May, Steven Waddington
14) Giochi di potere (Patriot Games) di Phillip Noyce

con Harrison Ford, Anne Archer, Patrick Bergin, Thora Birch, Sean Bean, Richard Harris,James Fox, Samuel L. Jackson
15) Sognando la California di Carlo Vanzina

con Massimo Boldi, Nino Frassica, Bo Derek, Maurizio Ferrini, Antonello Fassari, Francesca Reggiani
16) Pomodori verdi fritti (alla fermata del treno) (Fried Green Tomatoes) di Jon Avnet

con Kathy Bates, Jessica Tandy, Mary Stuart Masterson, Mary-Louise Parker, Cicely Tyson, Chris O’Donnell
17) Eroe per caso (Hero) di Stephen Frears

con Dustin Hoffman, Andy Garcia, Geena Davis, Joan Cusack, Kevin J. O’Connor, Stephen Tobolowsky
18) Luna di fiele (Bitter Moon) di Roman Polanski

con Emmanuelle Seigner, Peter Coyote, Hugh Grant, Kristin Scott Thomas, Victor Banerjee, Sophie Patel, Stockard Channing
19) Gli spietati (Unforgiven) di Clint Eastwood

con Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris, Jaimz Woolvett, Saul Rubinek, Frances Fisher
20) Amore per sempre (Forever Young) di Steve Miner

con Mel Gibson, Elijah Wood, Isabel Glasser, Jamie Lee Curtis
Classifica al botteghino 1991
1) Johnny Stecchino di Roberto Benigni

con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Paolo Bonacelli, Franco Volpi
2) Robin Hood: Il principe dei ladri (Robin Hood: Prince of Thieves) di Kevin Reynolds

con Kevin Costner, Morgan Freeman, Mary Elizabeth Mastrantonio, Alan Rickman, Christian Slater
3) Donne con le gonne di Francesco Nuti

con Francesco Nuti, Carole Bouquet, Gastone Moschin, Cinzia Leone, Didi Perego
4) Terminator 2 – Il giorno del giudizio (Terminator 2: Judgement Day) di James Cameron

con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Edward Furlong, Robert Patrick, Earl Boen, Joe Morton
5) Vacanze di Natale ’91 di Enrico Oldoini

con Massimo Boldi, Christian De Sica, Ezio Greggio, Nino Frassica, Alberto Sordi, Ornella Muti, Andrea Roncato
6) Scelta d’amore – La storia di Hilary e Victor (Dying Young) di Joel Schumacher

con Julia Roberts, Campbell Scott, Vincent D’Onofrio, Colleen Dewhurst, Ellen Burstyn
7) Pensavo fosse amore invece era un calesse di Massimo Troisi

con Massimo Troisi, Francesca Neri, Angelo Orlando, Marco Messeri, Natalia Bizzi
8) Hook – Capitan Uncino (Hook) di Steven Spielberg

con Robin Williams, Dustin Hoffman, Julia Roberts, Bob Hoskins, Maggie Smith, Caroline Goodall, Phil Collins, Charlie Korsmo
9) JFK – Un caso ancora aperto (JFK) di Oliver Stone

con Kevin Costner, Gary Oldman, Sissy Spacek, Kevin Bacon, Tommy Lee Jones, Michael Rooker, Joe Pesci, Donald Sutherland, John Candy, Jack Lemmon, Walter Matthau, Vincent D’Onofrio, Tomas Milian
10) Maledetto il giorno che ti ho incontrato di Carlo Verdone

con Carlo Verdone, Margherita Buy, Stefania Casini, Elisabetta Pozzi, Giancarlo Dettori, Didi Perego, Renato Pareti
11) Thelma & Louise (Thelma & Louise) di Ridley Scott

con Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Christopher McDonald, Stephen Tobolowsky, Brad Pitt, Timothy Carhart
12) A proposito di Henry (Regarding Henry) di Mike Nichols

con Harrison Ford, Annette Bening, Mikki Allen, Bill Nunn
13) Le comiche 2 di Neri Parenti

con Paolo Villaggio, Renato Pozzetto, Roberto Della Casa, Antonio Allocca, Catherine Zago
14) Una pallottola spuntata 2 1/2 – L’odore della paura di David Zucker

con Leslie Nielsen, Priscilla Presley, George Kennedy, O.J. Simpson, Robert Goulet, Richard Griffiths
15) La famiglia Addams (The Addams Family) di Barry Sonnenfeld

con Anjelica Huston, Raul Julia, Christopher Lloyd, Dan Hedaya, Elizabeth Wilson, Christina Ricci, Carol Kane, Jimmy Workman
16) La leggenda del re pescatore (The Fisher King) di Terry Gilliam

con Robin Williams, Jeff Bridges, Amanda Plummer, Mercedes Ruehl, Michael Jeter
17) The Doors (The Doors) di Oliver Stone

con Val Kilmer, Meg Ryan, Kyle MacLachlan, Kathleen Quinlan, Kevin Dillon, Billy Idol, Michael Madsen, Mimi Rogers, Crispin Glover
18) Analisi finale (Final Analysis) di Phil Joanou

con Richard Gere, Kim Basinger, Uma Thurman, Eric Roberts, Keith David
19) Cape Fear – Il promontorio della paura (Cape Fear) di Martin Scorsese
con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Juliette Lewis, Robert Mitchum, Gregory Peck, Martin Balsam
20) Hot Shots! (Hot Shots!) di Jim Abrahms

con Charlie Sheen, Valeria Golino, Lloyd Bridges, Cary Elwes, Kevin Dunn, Jon Cryer
Elizabeth
Il 7 settembre 1533 a Greenwich nasce Elisabetta I Tudor,regina d’Inghilterra e di Irlanda dal 1558 al 1603,data della sua morte.
Figlia di Enrico VIII Tudor e di Anna Bolena,la donna per la quale Enrico provocò lo scisma anglicano dalla chiesa cattolica di Roma
sarà la donna più importante dell’intera storia inglese,che dette il via ad un periodo di straordinaria prosperità per l’inghilterra sia
dal punto di vista meramente economico,sia da quello sociale e culturale (Shakespeare visse in questo periodo come Christopher Marlowe e Francis Bacon).
Il film parte dal 1558,anno in cui muore dopo soli cinque anni di regno la regina Maria Tudor,divenuta famosa storicamente con il poco lusinghiero
soprannome di Maria la sanguinaria (Bloody Mary)
Figlia di Enrico VIII e di Caterina di Aragona (figlia di Isabella e Ferdinando di Spagna),la legittima consorte del re d’Inghilterra,che Enrico ripudiò
proprio per sposare Anna Bolena,Maria sale al trono dopo che Edoardo VI d’Inghilterra (figlio della terza moglie di Enrico,Jane Seymour) aveva designato come successore sua cugina Jane Grey,che però rimase sul trono d’Inghilterra solo 9 giorni,in seguito alla rivolta popolare e politica che la considerava l’unica vera successore di Enrico.

La sua morte aprì una pericolosa crisi politica,accentuata anche dalla situazione economica disastrosa in cui versava l’Inghilterra.
E Elizabeth inizia proprio con una didascalia che ricorda il difficilissimo periodo in cui si venne a trovare l’Inghilterra all’indomani
della morte della regina Maria,con Elizabeth che ha 25 anni, è regina ma di fatto è osteggiata da parte della nobiltà.
La futura regina vergine è appena uscita dal confine angusto della casa di campagna in cui è stata relegata dalla sorellastra,
dopo essere stata prigioniera nella Torre di Londra con il serio rischio di essere giustiziata.
Per Elizabeth inizia un periodo difficilissimo,stretta tra gli obblighi di corte,la presenza ingombrante di sua cugina Maria Stuarda che è regina di Scozia e appoggiata dalla Francia nonchè dalla sua mortale nemica Maria Di Guisa e gli intrighi della stessa corte.
Unico alleato della neo regina è Francis Walsingham,uomo fidato e valido consigliere.
In campo sentimentale la regina è legata ad un vecchio amico d’infanzia,Robert Dudley, I conte di Leicester,che per tutta la vita sarà suo fedele e devoto amico nonchè amante (anche se nel film viene mostrato come l’uomo che la tradì,una grave inesattezza storica).
Pressata da William Cecil,che a nome della corte le chiede e la scongiura di prendere marito per evitare rischi alla successione alla corona,stretta
tra i suoi sentimenti per l’amato Robert e gli obblighi verso la sua nazione,seguiamo il percorso che costringerà la futura Regina vergine
a scegliere di non prendere marito,votando la sua intera esistenza alla grandezza dell’Inghilterra.
Che inizia con una grave sconfitta,quella riportata contro le truppe francesi guidate da Maria Di Guisa.

Elizabeth scampa anche a due gravi attentati,uno effettuato con un vestito intriso di veleno (a morire sarà una cameriera) e uno perpetuato da un monaco che nel film è assoldato da Papa Pio V (cosa storicamente falsa)
Grazie all’aiuto del fido Walsingham,Elizabeth si muove con coerenza e spietatezza;Maria Di Guisa viene assassinata proprio grazie a Walsingham mentre Maria Stuarda viene catturata e infine giustiziata.
In seguito la regina elimina tutti gli oppositori interni,decapitando in senso letterale buona parte della nobiltà ostile e esiliando Robert reo di
aver trattato con la Spagna il suo matrimonio.
Grazie ad Elizabeth,che si è rivelata anche una regina accorta e capace,l’Inghilterra si avvia ad una straordinaria età dell’oro che culminerà
nella vittoria nella guerra contro la Spagna e la sconfitta della Invncibile Armata (che vedremo nel secondo dei film dedicati alla regina vergine,Elizabeth The golden age)
Tutto pagato a caro prezzo,come la rinuncia agli affetti,ad una famiglia e a dei figli…
Elizabeth,film del 1998 diretto dal regista indiano Shekhar Kapur che dirigerà anche il seguito,Elizabeth: The Golden Age (2007) sembrerebbe una biopic ma in realtà non può nemmeno definirsi un film storico,per le troppe inesattezze ed errori che ne penalizzano la credibilità storica,anche se comunque resta un ottimo film in costume.
Le inesattezze vanificano in qualche modo il bel lavoro di ricostruzione ambientale e scenografico fatto dalla troupe;c’è da dire che però la sola interpretazione di Cate Blanchett vale il prezzo del biglietto.
L’espressione ieratica e pallida della regina vergine è resa dall’attrice australiana in maniera assolutamente impeccabile.
Tutta la gamma delle espressioni che un’attrice deve riservare ad un personaggio complesso e carismatico come Elisabetta I
sono affrontate dalla Blanchett con un realismo recitativo impressionante.

Infatti nel 1999 ebbe la nomination per questo film all’Oscar,battuta soltanto da Gwyneth Paltrow nell’altro film di stampo britannico Shakespeare in Love curiosamente ambientato proprio durante il regno della grande regina inglese.
Oscar che però non le sfuggirà nel 2005 come Miglior attrice non protagonista per The Aviator e nel 2014 come Miglior attrice protagonista per Blue Jasmine.
Eccellente il cast che fa da contorno alle vicende di Elizabeth;molto bravi Geoffrey Rush che interpreta Francis Walsingham,Joseph Fiennes che è Lord Robert (protagonista principale proprio di Shakespeare in love e che non ebbe l’Oscar per nessuno dei due film,Fanny Ardant nel ruolo di Maria Di Guisa,Richard Attenborough nella parte di William Cecil e l’ex calciatore Eric Cantona in quello di Monsieur de Foix.
Nota stonatissima la parte di Vincent Cassell nel ruolo del Duca D’Anjou raffigurata come un debosciato dedito al travestitismo;era un uomo di ben altro calibro e tra l’altro le trattative per il matrimonio tra lei e la regina d’Inghilterra non superarono mai la fase iniziale delle trattative.
Splendida la fotografia di Remi Adefarasin mentre la regia di Shekhar Kapur è priva di sbavature di rilievo,le scene di massa sono ben girate
e il film ha nerbo e qualità,a patto di dimenticare le troppe inesattezze storiche.
Un film tutto sommato di ampio respiro e mai noioso.
Consigliato.
Elizabeth
Un film di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Christopher Eccleston, Joseph Fiennes, Richard Attenborough, Fanny Ardant, Eric Cantona, Vincent Cassel, Kathy Burke, Edward Hardwicke, Emily Mortimer, John Gielgud, Liz Giles, Rod Culbertson, Paul Fox Biografico,durata 124 min. – Gran Bretagna 1998.
Cate Blanchett: Elizabeth
Geoffrey Rush: Francis Walsingham
Joseph Fiennes: Lord Robert
Fanny Ardant: Marie De Guise
Richard Attenborough: William Cecil
Christopher Eccleston: Thomas Howard
Eric Cantona: Monsieur de Foix
Vincent Cassel: Duca d’Anjou
Kathy Burke: Regina Mary Tudor
Edward Hardwicke: Conte di Arundel
Emily Mortimer: Kat Ashley
John Gielgud: Papa Pio V
Daniel Craig: John Ballard
Cate Blanchett è Elizabeth I
Christopher Eccleston è il Duca di Norfolk.
Fanny Ardant è Maria Di Guisa
Geoffrey Rush è Francis Walsingham
Joseph Fiennes è Lord Robert
Kathy Burke è la Regina Mary Tudor
Richard Attenborough è William Cecil
Vincent Cassel è il Duca D’Anjou
Roberta Pellini: Elizabeth I
Mariano Rigillo: Sir Francis Walsingham
Paolo Maria Scalondro: Duca di Norfolk
Vittorio Guerrieri: Robert Dudley
Gianni Musy: Sir William Cecil
Anne Marie Sanchez: Marie De Guise
Jacques Peyrac: Duca d’Anjou
Lorenza Biella: Regina Mary Tudor
Barbara Berengo: Kat Ashley
Regia Shekhar Kapur
Soggetto Michael Hirst
Sceneggiatura Michael Hirst
Produttore Tim Bevan, Eric Fellner, Alison Owen, Mary Richards
Fotografia Remi Adefarasin
Montaggio Jill Bilcock
Musiche David Hirschfelder
Scenografia John Myhre, Lucy Richardson e Peter Howit
“lo credo che il coraggio di un uomo si misuri dal modo in cui egli muore. Sono contento di morire per quello in cui credo, quindi tagliami la testa e fa’ di me un martire.”
“C’è così poca bellezza in questo mondo e così tanta sofferenza. Tu credi che Dio avesse questo in mente? Sempre che esista veramente un dio al di là di noi e dei nostri pensieri.”
“Noi mortali abbiamo molte debolezze, proviamo troppe emozioni. Facciamo troppo male. Troppo presto moriamo, ma abbiamo l’opportunità di AMARE.”
“Non mi avrete mai come moglie ne voi ne il duca di Spagna”
“Non voglio aprire finestre nelle anime degli uomini!”
“Io sono figlia di mio padre”
L’opinione di Raffaella dal sito http://www.mymovies.com
“So di avere il corpo di una debole e fragile donna, ma ho il cuore e il fegato di un re, e per giunta di un re d’Inghilterra”. Tali parole, proferite dalla regina Elisabetta I,
racchiudono l’essenza del suo agire, del suo operato, del suo pensiero, delineando la figura della più grande monarca che l’Inghilterra abbia mai avuto. Non a caso, il periodo elisabettiano,
nel quale si configura la nascita della nuova potenza mondiale, è una delle pagine più suggestive e affascinanti della storia inglese, celebrate dall’arte, dalla letteratura e, negli ultimi anni,
anche dal cinema. Il più recente adattamento cinematografico risale al 1998 con il film “Elizabeth” in cui a vestire i panni della superba regina è la bravissima Cate Blanchett che ci offre un’interpretazione indimenticabile.
Il percorso storico delineato ha inizio nel 1554, durante il regno di Maria Tudor, che governa un Paese dilaniato dall’instabilità religiosa e finanziaria e minacciato da Francia e Spagna. La cattolica sovrana promuove una furiosa persecuzione
di cui sono oggetto i protestanti e si accanisce contro la sorellastra, la principessa Elisabetta, con l’accusa di tradimento. Dopo la morte di Maria, Elisabetta sale al trono d’Inghilterra all’età di 25 anni e assicura al suo amante, Robert Dudley,
la cessazione dell’esilio. Elisabetta si mostra sin da subito una sovrana spregiudicata: favorisce i protestanti inimicandosi la Chiesa cattolica; rifiuta qualsiasi matrimonio d’interesse al fine di garantire l’autonomia dell’Inghilterra;
è oggetto di numerose cospirazioni che, grazie al suo fidato Walsingham, vengono alla luce: quindi i nemici vengono ineluttabilmente eliminati. Ora Elisabetta, la Regina Vergine, è la padrona assoluta del trono inglese e si dedica esclusivamente al potenziamento del suo Paese.
La ricostruzione storica è molto fedele e risulta sapientemente caratterizzata dalle magnifiche scenografie, dai sontuosi costumi, dal commento musicale che raggiunge l’apice della suggestione nella scena dell’investitura di Elisabetta. Il film, che ha ottenuto 7 nominations all’Oscar,
splende anche per le brillanti performance del cast, soprattutto della protagonista. Infatti, a rendere più coinvolgente la vicenda contribuisce la lettura moderna della figura di Elisabetta, che ci appare una donna molto vicina al nostro tempo, un’eroina determinata,
dotata di una grande forza d’animo e intraprendenza, capace di far cadere qualsiasi pregiudizio e dimostrando che, nella sua vulnerabilità di donna, si nasconde invece una dignità ineguagliabile.
L’opinione di Lord Holy dal sito http://www.filmtv.it
Definirlo una biografia sarebbe pretestuoso. L’elenco delle imprecisioni, degli errori e del mancato attenersi ai fatti documentati sarebbe interminabile. Piuttosto può essere considerato un dramma a carattere storico, che utilizza nomi ed eventi realmente accaduti riadattandoli per i propri scopi,
in una trama romanzata che si focalizza sulla commistione fra sentimento, religione e politica. Pur con qualche innegabile eccesso e cliché.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Nel 1533 Elizabeth Tudor, figlia di Enrico VIII, diventa regina di Inghilterra; il film è la storia dei primi 10 anni del suo regno. Il regista di origine indiana Kapur è abile nel ricreare il cupo clima di incertezza e di contrasti religiosi (tra cattolici e protestanti) di quel periodo storico.
La scenografia e i costumi sono efficaci, ma il vero punto di forza del film è il cast che si avvale della presenza di grandi attori dalla Blanchett, a Rush a Attenborough,Craig e Fiennes oltre a Gielguld nel ruolo del pontefice.
Rebis
L’occasione era quella di assistere alla storia dei colonizzatori nella prospettiva dei colonizzati: ma l’indiano Kapur non sembra interessato a riletture critiche quanto a mettere in capo un esercizio di estetizzazione che attinge a una oculata perizia tecnica e che ha i suoi apici nelle scene di danza:
l’esito complessivo è rigoglioso, magniloquente, a tratti gratuito. La sceneggiatura di Hirst mira all’enfasi shakespeariana. Nell’interpretazione della Blanchett s’infrange l’algore sanzionato dalla tradizione in nome di una passione che contrasta il rigore preteso dall’incertezza del potere.
Vstringer
Ricostruzione storica, con il minimo sindacale di tocchi romanzeschi, dell’avvio dell’era elisabettiana nell’Inghilterra ancora lacerata dalle lotte religiose. L’apparato scenico è sontuoso; il cast è folto, competente e ben assortito
(bene i soliti noti, menzione per l’insolito Eric Cantona nel ruolo di ambasciatore). La diafana Cate Blanchett, al suo debutto ad alto livello, mostra di essere perfettamente in parte. Peccato che la sensazione di deja vu che il film emana gli precluda lo status di “grande”.
Gugly
Sontuoso affresco dell’Inghilterra e tentativo di indagine della misteriosa regina vergine: da giovane anche lei voleva vivere e amare, ma la ragion di stato… Luci ed ombre, amore, complotti realmente accaduti che segneranno il destino della figlia di Anna Bolena e la porteranno
a sposare il regno anziché un dissoluto principe francese (lo spiritoso Vincent Cassel); la Blanchett è già eterea di suo per l’incarnato, ma dona l’acciaio alla sua regina come si conviene. In parte i volpini consiglieri.
Nando
La salita al trono d’Inghilterra della protestante figlia di Enrico VIII e Anna Bolena con il mostrarsi di tutte le contraddizioni del periodo in cui lotte intestine di religione infiammano i cuori. Un discreto affresco del periodo, anche se storicamente non impeccabile,
che può contare su opulente scenografie ed un cast di alto livello.
Belfagor
Sontuoso, raffinato affresco di una vita e di un regno, fra luci ed ombre. La regia di Kapur è efficace nel delineare la natura conflittuale dell’ascesa di Elisabetta I. Non ci sono molte sviolinate romantiche, ma l’impostazione lirica di certe scene crea dei momenti sinceramente toccanti.
Costumi eccellenti. Il cast, ricco di nomi celebri, offre delle ottime interpretazioni. Punto centrale del film è una splendida Cate Blanchett dal nobile pallore che si identifica pienamente con il personaggio della regina.
Greymouser
La Blanchett è una perfetta Elisabetta I, e il buon risultato ottenuto in questo film storico-biografico è dovuto soprattutto alla sua performance carismatica, oltre che all’ottimo cast in generale. Ciò ci porta a perdonare o chiudere un occhio rispetto ai numerosi svarioni storiografici e filologici,
oltre che verso un’eccessiva affabulazione che rende poco credibili certi passaggi e certe situazioni. Ma ben vengano lavori di questo genere, che attingono alla materia appassionante della storia che spesso si rivela grande soggettista.
Ale nkf
Davvero ottima la Blanchett nell’interpretare la regina Elizabeth: riesce a far emergere tutto quello che c’è di positivo nel vivere a corte, ma anche tutto quello che ne segue tra complotti e inganni come per esempio il tentato omicidio ai suoi danni. La regia di Kapur è solida e molto buono anche il resto del cast
(Geoffrey Rush e Richard Attenborough tra i tanti).
Ducaspezzi
Magnifico nella resa scenografica e costumistica, soddisfacente in quella registica e sorretto da uno svolgimento che – sulla scia della superba interpretazione della “regina bastarda” da parte di una Blanchett che sa essere magnetica e iconica e di tutto un cast che ben gli rifulge attorno,
finanche nel ruolo minore del calciatore-attore Eric Cantona – scorre via robusto e senza tentennamenti per tutta la sua lunga durata. La storia e le relazioni private dentro o attorno ad essa, con queste ultime che incidono ma senza che ne venga disturbo.
Tuxtucis
Sebbene il film non sia privo di pregi (in primo luogo i costumi e la recitazione), per gran parte della sua durata ancora più evidenti ne sono i limiti; in primo luogo la sceneggiatura, che privilegia in modo piuttosto superficiale l’aspetto sentimentale rispetto all’aspetto pubblico-politico.
Penosa la resa della corte francese e fastidiose le frequenti scene di danza. Il film tuttavia acquista vigore sul finale con un credibile crescendo drammatico.
Yoghi
Un bell’affresco del’inghilterra del 500, con Kate Blanchet che interpreta molto bene il ruolo di Elisabetta. Il cast è notevole la regia ben fatta. I costumi sono molto ricercati e sono ben evidenziate le lotte tra cattolici e protestanti dopo lo scisma voluto dal re Enrico VIII, padre di Elisabetta I, per poter sposare Anna Bolena,
madre di Elisabetta I (e avere l’erede maschio che la moglie Caterina D’Aragona non gli dava). In complesso un film piacevole che si vede molto piacevolmente.
I film più visti di sempre nei cinema Usa
Ancora una classifica su Filmscoop.
Questa volta però una classifica del tutto particolare,perchè riguarda gli Usa e sopratutto perchè riguarda i film che hanno staccato
il maggior numero di biglietti al botteghino.
Non una classifica per incassi,quindi,ma una classifica stilata in base alla reale vendita di biglietti nei cinema degli States.
E’ Via col vento il film più visto nella storia del cinema americano,con poco più di 202 milioni di biglietti venduti.
Il film diretto da Victor Fleming nel 1939 e interpretato da Clark Gable,Vivien Leight,Olivia De Havilland e Trevor Howard,tratto dal romanzo
omonimo di Margaret Mitchell venne prodotto da David O. Selznick e distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer.
Lungo ben 240 minuti,è un’epopea che parte nell’anno 1861,nel sud degli Usa ed è incentrata sulle vicende della famiglia O’Hara e principalmente
di Rossella,una capricciosa ragazza che passerà dalla ricchezza alla povertà e di nuovo alla ricchezza attraverso vicende personali dolorose
che culmineranno con la perdita della figlia Diletta e dell’unico uomo che l’avesse amata veramente Rhett Butler.
Al secondo posto,dietro Via col vento troviamo un altro film datato;si tratta di Guerre stellari,diretto da George Lucas e uscito nelle sale
nel 1977 con 178 milioni di biglietti venduti.
Vivien Leight e Clark Gable in Via col vento,il film più visto di tutti i tempi nei cinema americani
Guerre stellari
Prodotto da Gary Kurtz per la Lucas Film,Guerre stellari è la prima delle 6 (finora) storie dedicate a quella che nella presentazione del film
è “una galassia lontana“,dominata dal malvagio imperatore Palpatine al cui servizio c’è Dart Fener, seguace del Lato Oscuro della Forza a cui si oppongono l’Alleanza e i Cavalieri Jedi.Han Solo,Luke Skywalker,la principessa Leila Organa,Obi-Wan “Ben” Kenobi,Chewbecca,D-3BO e C1-P8 sono i protagonisti del film di fantascienza costato di meno e che ha incassato di più nella storia del cinema.Fra gli attori protagonisti del film troviamo Harrison Ford,Mark Hamill,Carrie Fisher e Alec Guinness.
Tutti insieme appassionatamente di Robert Wyse,uscito nelle sale nel lontano 1965 è al terzo posto,con oltre 142 milioni di biglietti venduti.
Il musical interpretato da Christopher Plummer e Julia Andrews racconta la storia di una novizia che finisce per diventare la governante dei sette bambini del vedovo Comandante Georg Ritter von Trapp,che finirà per sposare nel tradizionale happy end hollywoodiano.
5 Oscar e un successo incredibile fanno di questo film un evergreen.
Quarto posto,con 141 milioni di biglietti venduti per E.T. l’extra-terrestre,di Steven Spielberg,film del 1982
La storia commovente del bambino e dell’alieno,una vera e propria favola con finale strappalacrime è interpretata da Henry Thomas,Drew Barrymore e Peter Coyote.

Al quinto posto il primo dei film contemporanei.
Si tratta di Titanic.diretto nel 1997 da James Cameron,che ha staccato negli Usa 135 milioni di biglietti;una storia d’amore sullo sfondo del tragico
affondamento del Titanic,che è racchiusa nella frase che la protagonista Rose recita nel film:« Il cuore di una donna è un profondo oceano di segreti. Ma ora sapete che c’era un uomo di nome Jack Dawson, e che lui mi ha salvato, in tutti i modi in cui una persona può essere salvata. Non ho nemmeno una sua foto… non ho niente di lui, vive solo nei miei ricordi. »
Platee di tutto il mondo commosse e affascinate da una storia senza tempo,che è anche il terzo maggior incasso cinematografico di tutti i tempi.
Nel cast Leonardo Di Caprio e Kate Winslet
I dieci comandamenti (The Ten Commandments) un film colossal del 1956 diretto da Cecil B. DeMille è al sesto posto,con 130 milioni di biglietti venduti.
Il racconto biblico della storia di Mosè salvato dalle acque e divenuto tanto potente da oscurare nel cuore del faraone Sethi I l’affetto per suo figlio Ramesse.
Julie Andrews in Tutti insieme appassionatamente
ET l’extraterrestre
Mosè però ha una missione,riportare nella terra promessa gli schiavi ebrei dall’Egitto e Dio svelerà la sua potenza al faraone costringendolo a liberare
gli ebrei.Celebre la scena della separazione delle acque,un grande Charlton Heston interpreta Mosè.
Settimo posto per Lo squalo,classico thriller-horror diretto da Steven Spielberg nel 1975 che ha staccato 128 milioni di biglietti.
La storia dello squalo che terrorizza l’isola di Amity (Nuova Inghilterra) e che verrà ucciso dallo scoppio di una bombola dopo una caccia entusiasmante fu uno dei primi film ad essere distribuito in maniera capillare nei cinema.Un film di ottimo livello che oottenne anche un battage pubblicitario senza precedenti;fra gli interpreti Roy Scheider,Robert Shaw e Richard Dreyfuss.Tre Oscar per montaggio,sonoro e colonna sonora.
Posizione numero otto per Il dottor Zivago (Doctor Zhivago) film del 1965 diretto da David Lean, con Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Alec Guinness e Rod Steiger.
Tratto dall’omonimo romanzo di Boris Leonidovic Pasternak è un grande affresco storico ed una storia d’amore con sullo sfondo il falso mito della liberazione dallo schiavismo degli Zar da parte del proletariato russo. Un film di largo respiro, che stacca ai botteghini 124 milioni di biglietti.
Uno dei più famosi horror di tutti i tempi in posizione numero nove;si tratta di L’esorcista (The Exorcist),un film del 1973 diretto da William Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty,con Linda Blair,Ellen Burstyn,Jason Miller e Max von Sydow.
L’adolescente Regan mostra segni evidenti di possessione diabolica.
Sarà dapprima padre Padre Lankaster Merrin a tentare di cacciare il demonio da Regan ma il successo,pagato con la vita,arriderà a Padre Damien Karras.
Kate Winslet in Titanic
Charlton Heston in I dieci comandamenti
Lo squalo
Celebri le scene con Linda Blair che vomita verde,levita sul letto o gira completamente la testa e la sua maschera terrificante.
110 i milioni di biglietti venduti dal film al botteghino.
In posizione numero dieci,con 109 milioni di biglietti venduti,il primo film d’animazione della Disney e contemporaneamente della storia,Biancaneve e i sette nani (Snow White and the Seven Dwarfs) film del 1937 diretto da David Hand.
La storia di Biancaneve,odiata per la sua bellezza e giovinezza dalla strega cattiva e da essa avvelenata,salvata dai sette nani e poi risvegliata dal
bacio del principe commuove il pubblico di tutte le età.
La carica dei 101 (One Hundred and One Dalmatians) film del 1961 diretto da Wolfgang Reitherman, Hamilton Luske e Clyde Geronimi è in undicesima posizione con poco meno di cento milioni di biglietti venduti.
Diciassettesimo film d’animazione della Disney,racconta la divertente storia del compositore Rudy Radcliffe,che vive in un appartamento da scapolo a Londra insieme al suo dalmata Pongo e di Anita e il suo dalmata femmina,Peggy.
I due,grazie a Pongo,si sposerenno e Pongo e Peggy daranno alla luce 15 cuccioli.Un’amica di Anita,Crudelia Demon, intende farsi una pelliccia di cuccioli di dalmata e così fa rapire i dalmata di Rudy e Anita e altri cuccioli.
Dopo divertenti vicende,Rudy e Anita si ritroveranno proprietari di 101 cuccioli di dalmata e compreranno una casa in campagna per farli vivere
tutti assieme.
Posizione numero 12 per il secondo episodio in ordine di uscita della saga di Guerre Stellari,L’Impero colpisce ancora (The Empire Strikes Back) film del 1980 diretto da Irvin Kershner.
Tornano i grandi eroi della saga di sci.fi più vista della storia del cinema;più di 98 milioni di biglietti staccati per Han Solo,Luke e la principessa Leyla
ancora alle prese con l’Impero.
Ancora un grande classico in puro stile peplum in tredicesima posizione;si tratta di Ben-Hur kolossal del 1959 diretto da William Wyler, ancora una volta con Charlton Heston nel ruolo del protagonista.
98 milioni di biglietti venduti per la storia del principe ebreo Giuda Ben-Hur in lotta con il suo ex amico,il romano Messala.
Dopo quasi 200 minuti di film pieno di colpi di scena,nella spettacolosa scena della corsa delle quadrighe Ben Hur si vendicherà dell’uomo che ha distrutto la sua famiglia.
Record di premi Oscar,ben 11.
Il dottor Zivago
Linda Blair in L’esorcista
Avatar, film di fantascienza kolossal del 2009 scritto e diretto da James Cameron e interpretato da Sam Worthington,
Stephen Lang, Zoë Saldaña, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi e Michelle Rodriguez è in quattordicesima posizione per numero di biglietti venduti,98 milioni ma al primo come incassi sul solo suolo americano con un miliardo di dollari e primo nel mondo con quasi 3 miliardi di dollari.
Quindicesima posizione per Il ritorno dello Jedi,diretto da Richard Marquand nel 1983.
94 milioni di biglietti venduti per il terzo capitolo della saga di Guerre stellari,prima della saga prequel dei nostri giorni.
Il gruppo storico si ricompone e lotta fino alla fine contro l’Imperatore e Dart Fener,in un tripudio di effetti speciali e con il tradizionale happy end.
Sedicesima posizione e 91 milioni di biglietti venduti per Jurassic Park film del 1993 diretto da Steven Spielberg, basato sull’omonimo romanzo scritto da Michael Crichton.
Dinosauri e uomini che vivono ai nostri tempi grazie alla geniale clonazione di alcune specie di dinosauri.
Ma la natura ha le sue regole.
Film spettacolare grazie al trionfo della computer grafica,con bravi protagonisti come Sam Neill,Laura Dern,Jeff Goldblum,Richard Attenborough,Samuel L. Jackson.
In posizione numero diciassette ancora un capitolo della saga di Guerre stellari,questa volta si tratta del prequel del primo episodio,
Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (Star Wars: Episode I – The Phantom Menace)film del 1999 diretto da George Lucas.
In 90 milioni hanno visto la nascita della saga nei cinema americani,conoscendo come si sono evoluti personaggi come Obi-Wan Kenobi e Anakin Skywalker,il futuro Dart Fener.
Bravissimi attori nel cast,come Liam Neeson,Ewan McGregor,Natalie Portman,Jake Lloyd,Pernilla August.
Biancaneve e i sette nani
La stangata (The Sting) film del 1973 diretto da George Roy Hill, con Paul Newman e Robert Redford è in diciottesima posizione,con 89 milioni di biglietti venduti;
Nel 1936 Johnny,un piccolo truffatore,per vendicare la morte dell’amico Luther ucciso da un gangster organizza con Henry una truffa memorabile
ai danni del gangster stesso.Colonna sonora famosissima,due grandi attori in forma smagliante e sette Oscar premiano uno dei film più divertenti degli anni settanta.
Diciannovesima posizione per il terzo film di animazione Disney presente in questa classifica,Il re leone (The Lion King) del 1994 diretto da Roger Allers e Rob Minkoff,con 89 milioni di biglietti venduti.Storia ambientata in Africa,della nascita del piccolo Simba destinato a diventare il re della foresta ma ostacolato da suo zio Scar che tenterà in ogni modo di farlo morire come ha già fatto con suo padre.Ma Simba alla fine diverrà adulto e re.
Celebri le musiche del film e i personaggi di contorno,come Timon e Pumbaa che avranno in seguito delle avventure dedicate a loro in cartoni specifici.
L’ultima posizione presa in esame in questa classifica,la ventesima,è occupata da I predatori dell’arca perduta (Raiders of the Lost Ark) film del 1981,diretto da Steven Spielberg e capostipite della tetralogia cinematografica di Indiana Jones.
E’ il quarto film di Spielberg presente nei primi venti film più visti nei cinema americani,con 88 milioni di biglietti venduti.
Un bravissimo Harrison Ford è Indiana Jones,un archeologo con la vocazione dell’avventuriero,impegnato nel recupero dell’Arca dell’alleanza
in concorrenza con i nazisti.
La carica dei 101
L’impero colpisce ancora
Questi sono dunque i film che hanno venduto più biglietti negli Usa limitatamente alle prime 20 posizioni;ma oltre la ventesima ci sono film importantissimi
per la storia del cinema.
Eccoli:( i dati sono arrotondati per difetto)
21a posizione: Il laureato,1967 di Mike Nichols 85.500.000 biglietti venduti;
22a posizione: Fantasia,1940 Walt Disney Production 83.000.000 biglietti venduti;
23a posizione: Il padrino,1972 di Francis Ford Coppola 78.900.000 biglietti venduti;
24a posizione: Forrest Gump,1994 di Robert Zemeckis 78.500.000 biglietti venduti;
25a posizione: Mary Poppins,1964 di Robert Stevenson 78.100.000 biglietti venduti;
26a posizione: Grease,1978 di Randal Kleiser 76.900.000 biglietti venduti;
27a posizione: The Avengers,2012 di Joss Whedon 76.768.000 biglietti venduti;
28a posizione: Agente 007 – Thunderball: Operazione tuono,1965 di Terence Young 74.800.000 biglietti venduti;
29a posizione: Il cavaliere oscuro,2008 di Christopher Nolan 74.282.000 biglietti venduti;
30a posizione: Il libro della giungla,1967 di Wolfgang Reitherman 73.670.000 biglietti venduti;
Via col vento
Guerre stellari
Tutti insieme appassionatamente
ET l’extraterrestre
Titanic
I dieci comandamenti
Lo squalo
Il dottor Zivago
L’esorcista
Biancaneve e i sette nani
La carica dei 101
L’impero colpisce ancora
Due fotogrammi da Ben Hur
Due fotogrammi da Avatar
Due fotogrammi da Il ritorno dello Jedi
Due fotogrammi da Jurassic Park
Due fotogrammi da Star Wars La minaccia fantasma
Due fotogrammi da La stangata
Due fotogrammi da Il re leone
Due fotogrammi da I predatori dell’arca perduta
Da Via col vento,1939
« Francamente, me ne infischio. »
« Tara! A casa! A casa mia! E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno! »
Da Guerre stellari,1977
« La Forza sarà con te. Sempre! »
«È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore. È elegante, invece, per tempi più civilizzati. Per oltre mille generazioni i cavalieri Jedi sono stati i guardiani di pace
e giustizia nella vecchia Repubblica, prima dell’oscurantismo, prima dell’Impero.»
Da Tutti insieme appassionatamente,1965
«Vede, il cielo era così azzurro oggi e tutto era così verde, profumato, che ho dovuto farne parte. La montagna mi portava in alto, più in alto, come se volesse far toccare le nubi anche a me.»
«Maria: Non risponderò mai a un fischio. Si fischia ai cani, ai gatti, ad altre bestie, ma non ai ragazzi e certo non a me. Sarebbe troppo umiliante.
Comandante von Trapp: Fräulein, aveva tendenze così sovversive anche al convento?
Maria: Oh, molto di più, signore.»
Da Et l’extraterrestre,1982
«E.T. Telefono… casa..»
«Come spieghi cos’è la scuola ad un’intelligenza superiore?»
Da I 10 comandamenti,1956
« Un demone, quegli che spinge gli uomini a fare dei propri fratelli delle bestie, degli schiavi, infliggendogli ogni sofferenza, a privarli dello spirito, della speranza, della fede.»
« La morte chiama la morte. Uccidi me mastro beccaio.»
Da Titanic,1997
« Quando non hai niente, non hai niente da perdere.»
« Secondo me la vita è un dono, non ho intenzione di sprecarla. Non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano. Impari ad accettare la vita come viene. […] Così ogni singolo giorno ha il suo valore.»
Da Lo squalo,1975
« Ho capito. Lei si farà i suoi sporchi affari finché lo squalo non verrà a morderle il sedere! »
« Senta, qui siamo di fronte a una macchina, una macchina che ha 200 milioni di anni. Una macchina perfetta, una macchina perfetta per nuotare, mangiare e produrre piccoli squali. Una macchina mangiatrice di uomini.»
Da Dottor Zivago,1965
« Aniuska, smettila: i buoni matrimoni li fa Dio, non li facciamo noi.”
« Ma se il popolo ama la poesia, ama i poeti… e nessuno ama la poesia più di un russo… »
Da L’esorcista,1973
« Se io vedessi un suo doppione, stesso viso, stessa voce… tutto quanto… sentirei che non è Regan. Lo sentirei dentro. E posso dire che quella cosa là di sopra non è mia figlia.
Adesso lei deve dirmi che sa ed è convinto che mia figlia ha soltanto dei disturbi mentali e basta, deve dirmi che è convinto che un esorcismo non le servirebbe a niente, su mi dica questo!!! »
« Credo che voglia portarci alla disperazione… perché vedendoci ridotti a bestie mostruose… noi escludiamo la possibilità dell’amore di Dio.»
Da Biancaneve e i sette nani,1937
« Regina: Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?
Specchio: Bella, tu sei bella, mia Regina, ma oggi, un’altra bellezza c’è; sotto ai suoi stracci pur s’indovina che, ahimè, ella è più bella di te.
Regina: Ahimè per lei! Dimmi il suo nome!
Specchio: Boccuccia di rose, e d’ebano i capelli, come neve è bianca.
Regina: Biancaneve »
« E per darmi la prova sicura che tu l’hai davvero uccisa, mi porterai il suo cuore qua dentro »
Da La carica dei 101,1961
« Quindici ciccioli rubati??Cretinate! »
« Guidate come si deve!Volete farvi beccare dalla polizia?? »
Da L’impero colpisce ancora,1980
« Un giorno ti sbaglierai anche tu e spero solo di essere lì.»
« Unisciti a me, e insieme potremo governare la galassia, come padre e figlio.»
Da Ben Hur,1959
« Ben Hur: Se non fossi promessa, ti direi addio con un bacio.
Ester: Se non fossi promessa, non ci sarebbero addii da dirci.»
« Non a caso un piccolo villaggio in riva al Tevere fu scelto a reggere il mondo »
Da Avatar,2009
« Mentre ero sul letto di un ospedale militare, con un bel buco sparato nel centro della mia vita, ho cominciato a sognare di volare. Ero libero. Ma prima o poi… ti devi svegliare.»
« Ero un guerriero che aveva sognato di poter portare la pace. Ma prima o poi… ti devi svegliare »
Da Il ritorno dello Jedi,1983
« Mi chiedo se le tue sensazioni in questa faccenda siano chiare, Lord Fener. (Imperatore Palpatine)»
« La tua flotta ha perso. E i tuoi amici sulla luna di Endor non sopravviveranno. Non c’è via di scampo, mio giovane apprendista. L’Alleanza morirà. Come anche i tuoi amici. Bene. Percepisco la tua ira. Sono indifeso. Prendi la tua arma!
Abbattimi con tutta la forza del tuo odio e il tuo viaggio verso il Lato Oscuro sarà finalmente compiuto!»
Da Jurassic Park,1993
« I dinosauri forse hanno più tratti in comune con gli uccelli attuali di quanto non ne abbiano con i rettili. Guardate l’osso pubico, rivolto all’indietro come negli uccelli. Guardate le vertebre:
piene di sacche d’aria e di cavità esattamente come negli uccelli, ed il suo nome “Raptor” significa uccello rapace.»
« La mancanza di umiltà di fronte alla natura che si dimostra qui… Mi sconvolge. Lei non vede il pericolo che è insito in quello che fa? La potenza genetica è la forza più dirompente
che esista e lei se ne serve come un… Un bambino che gioca con la pistola del padre.»
Da Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma,1999
« La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza. Ah… Io sento in te molta paura »
« E di te, giovane Skywalker, osserveremo la carriera con grande interesse »
Da La stangata,1973
« Certo che mi conosci. Sono le due e sono solo! »
« E quindi, per seguire il proprio cuore, uno deve fare la cosa sbagliata.»
Da Il re leone,1994
« Siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita »
« Hakuna matata, ma che dolce poesia! | Hakuna matata, tutta frenesia! | Senza pensieri la tua vita sarà | Chi vorrà vivrà in libertà | Hakuna Matata! »

Il laureato
Fantasia
Il padrino
Forrest Gump
Mary Poppins
Grease
The Avengers
Agente 007 Operazione tuono
Il cavaliere oscuro
Il libro della giungla
Jurassic Park
Uomini e dinosauri,un connubio impossibile.
70 milioni di anni fa l’estinzione di massa del Cretaceo spazzò via dalla terra più del 75% delle creature viventi della terra,fra le quali i grandi
dinosauri terrestri,gli ittiosauri acquatici,i pliosauri e la quasi totalità dei rettili marini,fatta eccezione per i coccodrilli e le tartarughe.
Che sia stato un impatto con un meteorite o un’eruzione vulcanica a provocare l’estinzione non è argomento pertinente per questa recensione;
conta invece l’espediente cinematografico usato in questo film,assolutamente geniale,per far vivere nella stessa epoca uomini e dinosauri,divisi da oltre 73 milioni di anni di vissuto sul pianeta,a tutto favore dei dinosauri che dominarono per decine di milioni di anni la terra.
Fino a Jurassic Park si immaginavano isole sperdute in cui i dinosauri vivevano in piccolissimi branchi protetti da condizioni particolari offerte dalla natura,come La terra dimenticata dal tempo (The Land That Time Forgot) del 1975 diretto dal regista Kevin Connor, tratto dal romanzo omonimo del 1918 di Edgar Rice Burroughs.
Si usavano tutti gli espedienti possibili per una coesistenza assolutamente impossibile storicamente e biologicamente.
Ci ha pensato Michael Chrichton nel 1990 a creare le condizioni per una fantasiosa ma possibile in un futuro prossimo convivenza tra le due specie con il suo fortunato romanzo Jurassic Park;così esordisce nel suo romanzo,con un incipit affascinante:
“Negli ultimi decenni del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell’oro scientifica di proporzioni inaudite: la furibonda e avventata corsa alla commercializzazione dell’ingegneria genetica. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità, con un così scarno contributo di spiegazioni obiettive da precludere una piena comprensione della sua portata e delle sue implicazioni.
La biotecnologia promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana.
Per citare le parole di un commentatore: «La biotecnologia trasformerà tutti gli aspetti della vita umana: l’assistenza medica, l’alimentazione, la salute, il modo di divertirsi, i nostri stessi corpi. Niente sarà più lo stesso.
La biotecnologia cambierà letteralmente il volto del pianeta».

La genesi del libro è alquanto singolare;Steven Spielberg,che avrebbe poi diretto il film acquistò dall’autore i diritti del libro ancor prima che uscisse nelle librerie di tutto il mondo,prima quindi del successo planetario dello stesso e del film,che si sarebbe rivelato uno dei film di maggior incasso della storia del cinema.
Lo stesso Spielberg reduce da due insuccessi abbastanza rilevanti come Always-Per sempre del 1990 e Hook – Capitan Uncino del 1991 decise di rivolgersi a David Koepp,sceneggiatore e regista hollywoodiano (sue le sceneggiature di La morte ti fa bella e Carlito’s way prima di Jurassic Park) per strutturare una storia che bucasse lo schermo e sbancasse i botteghini.
Sempre Spielberg decise una mossa azzardata che poi si sarebbe rivelata assolutamente vincente,scegliendo di utilizzare in maniera massiccia
la computer grafica, un po’ come aveva fatto la Disney con il capostipite dei film in computer grafica come Tron,uscito nel 1982.
A distanza di 11 anni proprio la computer grafica aveva fatto passi da gigante e Spielberg rivolgendosi alla Industrial Light & Magic scelse di creare un prodotto in cui i grandi sauri apparissero quanto più di reale fosse possibile.
Il risultato fu assolutamente unico nel suo realismo,tanto da funzionare come modello per molte altre produzioni successive.
Un successo che spinse Steven Spielberg a girare nel 1997 un sequel ancora tratto da un romanzo di Chrichton,Il mondo perduto – Jurassic Park (The Lost World: Jurassic Park); ci saranno ancora due film sequel dei primi due,
Jurassic Park III di Joe Johnston (2001) e Jurassic World (2015) diretto da Colin Trevorrow,che a sorpresa si è piazzato al terzo posto tra i maggiori incassi della storia del cinema con 1,6 miliardi di dollari di incasso in tutto il mondo.
Ma a parte la computer grafica,la storia piena di fascino,qual’è il motivo dello straordinario successo di Jurassic Park?
Sicuramente la presenza dei dinosauri,animali che da sempre affascinano il mondo dei più piccoli.
Chrichton dice nel libro:“I bambini amavano i dinosauri perché queste gigantesche creature impersonavano la forza incontrollabile
e sempre incombente dell’autorità. Erano un simbolo dei genitori. Affascinanti e incontrollabili, proprio come i genitori.
E i bambini li amavano, proprio come amavano i genitori.”

Chi di noi,da bambino,non ha sognato o giocato con i grandi sauri,che la mia generazione vedeva disegnati nei cartoni e oggi vengono proposti in 3D?
Un mondo affascinante anche perchè perduto per sempre.
Che resta nell’immaginario di tutti grazie anche alle continue scoperte di fossili,alle splendide ricostruzioni dei musei di storia naturale e sopratutto
grazie ad una mole sempre maggiore di documentari ricostruiti in grafica con tecnologie sempre più perfezionate,che ricreano visivamente
l’habitat naturale dei grandi dinosauri.
Spielberg gioca su questo,sul fascino indiscusso dei dinosauri e sopratutto montando una storia affascinante anche se con alcune inesattezze e con una lunghezza del film davvero inusuale.
Ma alla fine il prodotto che vien fuori è di indiscusso fascino.
Isla Nublar 120 miglia al largo della Costa Rica.
Un operaio è misteriosamente ucciso da un animale feroce;l’isola è di proprietà della In.Gen,una società che conduce misteriosi esperimenti scientifici.
A capo della In.Gen c’è il ricchissimo John Hammond, che grazie alle più avanzate tecniche di clonazione è riuscito a riportare in vita i grandi dinosauri.
I quali ora sono nell’isola di Isla Nubar,protetti da imponenti misure di sicurezza.
Il paleontologo Alan Grant e la paleobotanica Ellie Sattler vengono invitati da Hammond nell’isola,con lo scopo di recensire positivamente l’operazione,creata a scopo commerciale.L’intento di Hammond è infatti quello di fare un gigantesco parco a tema e l’imprimatur dei due scienziati è fondamentale per dare una patina di rispettabilità all’operazione stessa e sopratutto per rassicurare i finanziatori.
Grant e la Sattler assistono stupefatti ad una scena che sembra trasportarli di milioni di anni indietro nel tempo:dinosauri e stegosauri passeggiano
e si godono l’aria di Isla Nubar.
Ma non ci sono soltanto i placidi dinosauri tra le creature clonate dal dottor Henry Wu;i temibili predatori T.Rex,i Velociraptors hanno ripreso vita
e sarà proprio un T.Rex a dare il via ad una serie di avvenimenti che porteranno il gruppo formato dai due scienziati,dai due nipotini di Hammond che
si sono aggregati a loro e il dottor Malcom,esperto matematico in teoria del caos a vivere un’avventura fatta di continui colpi di scena.
Ho limitato al massimo il racconto della trama per lasciare spazio all’immaginazione di coloro che non hanno visto questo classico dell’avventura,
un film godibile dall’inizio alla fine.
Le incongruenze non inficiano assolutamente il racconto,grazie ad una regia che privilegia sempre e in ogni caso sia l’azione sia la tensione.
Che corre per tutto il film,tra l’alternarsi di scene di grande bellezza,come quella che vede i protagonisti che si sono rifugiati su un albero
ascoltare il canto dei dinosauri o la caccia dei velociraptor al gruppo dei fuggitivi.
Nel film di Spielberg funziona tutto,come un ingranaggio oliato alla perfezione.

Sicuramente ben amalgamato il cast con un ottimo Sam Neill nel ruolo del professor Grant,assolutamente credibile come scienziato passando per
Laura Dern,la botanica e paleontologa Ellie Sattler,espressiva e in forma, a Jeff Goldblum che è Malcom,il matematico ironico e sacrcastico che per primo intuisce la minaccia della clonazione e della selezione genetica delle uova fecondate tutte femmina;sua la battuta “Dio crea i dinosauri. Dio distrugge i dinosauri. Dio crea l’uomo. L’uomo distrugge Dio. L’uomo crea i dinosauri.I dinosauri mangiano l’uomo. La donna eredita la terra.”
Nella parte di Hammond,pacioso e serafico miliardario che sottovaluta il rischio potenziale di portare tra gli uomini una razza di animali che
con esso non ha mai convissuto c’è Sir Richard Samuel Attenborough,grande regista e attore britannico già direttore di film come Gandhi e A chorus line.
Il suo volto simpatico contrasta con quello del bravissimo e viscido (nel film) Wayne Knight,che interpreta Dennis Nedry l’informatico che vende
alla BioSyn gli embrioni di 15 specie,finendo però per non incassare il prezzo del suo tradimento.
Bene tutto il resto del cast,nel quale spicca Samuel L. Jackson nel ruolo di Ray Arnold,capo dei tecnici informatici.
Menzione d’onore ovviamente per gli effetti speciali e quindi a Dennis Muren, Stan Winston, Phil Tippett e Michael Lantieri e alle belle musiche di
John Williams.
Un film ormai diventato un classico,che non può mancare nella videoteca di un appassionato di cinema.
Un film di Steven Spielberg. Con Sam Neill, Jeff Goldblum, Laura Dern, Richard Attenborough, Joseph Mazzello, Bob Peck, Samuel L. Jackson, Martin Ferrero, B.D. Wong, Ariana Richards, Wayne Knight, Gerald R. Molen, Miguel Sandoval, Cameron Thor, Christopher John Fields, Whitby Hertford, Dean Cundey, Jophery C. Brown, Tom Mishler, Greg Burson, Adrian Escober Fantastico,durata 127 min. – USA 1993. – Universal Pictures
Sam Neill: Alan Grant
Laura Dern: Ellie Sattler
Jeff Goldblum: Ian Malcolm
Richard Attenborough: John Hammond
Bob Peck: Robert Muldoon
Samuel L. Jackson: Ray Arnold
Ariana Richards: Alexis Murphy
Joseph Mazzello: Timothy Murphy
Wayne Knight: Dennis Nedry
Martin Ferrero: Donald Gennaro
BD Wong: Henry Wu
Cameron Thor: Lewis Dodgson
Gerald R. Molen: Gerry Harding
Miguel Sandoval: Juanito Rostagno
Dean Cundey: Tecnico
Stefano De Sando: Alan Grant
Isabella Pasanisi: Ellie Sattler
Roberto Chevalier: Ian Malcolm
Cesare Barbetti: John Hammond
Michele Gammino: Robert Muldoon
Claudio Fattoretto: Ray Arnold
Valeria De Flaviis: Alexis Murphy
George Castiglia: Timothy Murphy
Vittorio Stagni: Dennis Nedry
Marco Mete: Donald Gennaro
Loris Loddi: Henry Wu
Simone Mori: Lewis Dodgson
Eugenio Marinelli: Juanito Rostagno
Dario Penne: Mr. DNA
Regia Steven Spielberg
Soggetto dal romanzo di Michael Crichton
Sceneggiatura Michael Crichton, David Koepp
Produttore Gerald R. Molen, Kathleen Kennedy
Produttore esecutivo Lata Ryan, Colin Wilson
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Dean Cundey
Effetti speciali Dennis Muren, Stan Winston, Phil Tippett, Michael Lantieri
Musiche John Williams
Scenografia Rick Carter
Trucco Paul Mejias
“-Grant: Signor Hammond! Dopo attenta considerazione ho deciso… di non avallare il suo parco!
-Hammond: Anche io!”
“Quanto mi secca avere sempre ragione”
“I dinosauri forse hanno più tratti in comune con gli uccelli attuali di quanto non ne abbiano con i rettili. Guardate l’osso pubico,
rivolto all’indietro come negli uccelli. Guardate le vertebre: piene di sacche d’aria e di cavità esattamente come negli uccelli,
ed il suo nome “Raptor” significa uccello rapace.”
“Ci dovrete far l’abitudine al professor Malcolm, soffre di un deplorevole eccesso di personalità! (John Hammond)”
“È… È un dinosauro! (Alan Grant)”
“L’hai fatto, brutto figlio di puttana. (Ian Malcolm)”
“Ci facciamo una fortuna con questo posto. (Donald Gennaro)”
“Professor Grant, mia cara professoressa Sattler, benvenuti… Al Jurassic Park! (John Hammond)”
“Guarda, si muovono in branchi… Si muovono in branchi. (Alan Grant)”
“Qui non si bada a spese. (John Hammond)”
“Ma chi ci tengono lì dentro, King Kong? (Ian Malcolm)”
“La mancanza di umiltà di fronte alla natura che si dimostra qui… Mi sconvolge. Lei non vede il pericolo che è insito in quello che fa?
La potenza genetica è la forza più dirompente che esista e lei se ne serve come un… Un bambino che gioca con la pistola del padre. (Ian Malcolm)”
“Questa sì che è una bella montagna di merda! (Ian Malcolm)”
“Il Tirannosauro il cibo non l’accetta. Lui vuole cacciare. Non si può sopprimere un istinto vecchio di 65 milioni di anni. (Alan Grant)”
“Mi ricordi di ringraziare John per il bellissimo week-end! (Ian Malcolm)”
“Quando la devi fare, la devi fare. (Ian Malcolm)”
“Dio ci scampi! Siamo nelle mani degli ingegneri… (Ian Malcolm)”
“Io non biasimo la gente per i suoi sbagli ma pretendo che ne paghi lo scotto. (John Hammond)”
“Le nostre vite sono nelle tue mani e ora scopriamo che hai le dita di burro! (John Hammond)”
“Se la caveranno tutti… Chi meglio di un esperto di dinosauri può tirar fuori i bambini dal Jurassic Park? (John Hammond)”
Apatosaurus
Cearadactylus
Dilophosaurus
Euoplocephalus
Hadrosaurus
Hypsilophodon
Maiasaura
Meganeura
Microceratops
Othnielia
Procompsognathus
Styracosaurus
Stegosaurus
Triceratops
Tyrannosaurus
Velociraptor
Il Parasaurophus
Lo Stegosaurus
Il Triceratops
Il Tyrannosaurus Rex
Il Velociraptor
Il Dilophosaurus
Il Brachiosaurus
“Il pianeta è. sopravvissuto a tutto, nel corso del tempo. Sopravvivrà certamente anche a noi.”
“Tutti i più grandi cambiamenti sono come la morte: non puoi vedere l’altro lato finché non sei là.”
“Nella società dell’informazione, nessuno pensa. ”
“La linearità è un modo artificiale di vedere il mondo. La vita vera non è una serie di eventi legati
tra di loro che si verificano uno dopo l’altro come perline di una collana.”
“Il pianeta non è in pericolo. Noi siamo in pericolo. Non abbiamo il potere di distruggere il pianeta:
o di salvarlo. Ma abbiamo il potere di salvare noi stessi.”

Recensione di Irene Bignardi di La Repubblica
Allora, la scienza può o non può riportare in vita i dinosauri? Per ora no. Nonostante quello che sostiene il geniale Michael Crichton nel suo libro Jurassic Park. Nonostante quello che racconta Steven Spielberg
nel film da sessanta milioni di dollari che ne ha tratto e la cui prima ha prodotto code da ingorgo stradale attorno ai duemila-cinquecento cinema americani in cui è stato presentato. Nonostante il tempismo della
notizia apparsa due giorni prima dell’uscita del film in prima pagina sul “New York Times”, secondo cui sarebbe stato rinvenuto il Dna di un curculionide dell’epoca dei dinosauri, insomma, la materia prima con cui
si potrebbe mettere in moto il fantascientifico esperimento di ridare vita al passato. Per ora non c’è nulla da temere: neppure il più pazzo degli scienziati ci riuscirebbe.
A ridare vita a un mondo perduto ci sono riusciti in ,in compenso degli altri scienziati, i geni della Light & Magic, che, utilizzando tutte le risorse della “computer graphic“, hanno costruito gli stupefacenti dinosauri del film
e dire dinosauri è peccare di genericità. Ci sono i T-Rex come confidenzialmente viene chiamato il più grande e terribile di tutti, il tyrannosaurus rex, protagonista delle scene più terrificanti, quelle che hanno suggerito ai censori
americani di proibire il film ai minori di tredici anni. Ci sono i disneyani brachiosauri dal lungo collo, che hanno la grande qualità di essere vegetariani e di avere il cervello e l’aggressività di una mucca. C’è il delicato triceratops,
che è grosso come due elefanti ma è cagionevole di salute e, nel film, fa cacche gigantesche. Ci sono i gallimimus che corrono e saltellano nei prati, belli come i bisonti di Balla coi lupi. Ci sono i feroci velociraptor,
che corrono e saltano come uccellacci – a cui assomigliano moltissimo – ma che hanno l’intelligenza degli scimpanzè, tanto che sono capaci di aprire le porte e, da bravi carnivori, non mollano facilmente la preda…
Il libro, come il film, si basa su una premessa scientifica remotamente plausibile (e che, a sentire Spielberg, sarà sicuramente praticabile tra una quarantina d’anni). Che il sangue succhiato ai dinosauri dalle zanzare
del Giurassico e del Cretaceo, incapsulato con le zanzare medesime nelle colate di ambra, possa essere estratto, e che, donando questo Dna “liofilizzato”, si possa ricostruire l’intero essere vivente.
La premessa, spiegano gli scienziati, è errata: basti dire che nei globuli rossi non c’è Dna. Poco importa. Anche perché qualcosa di vero c’è. E sulle premesse scientifiche di Jurassjc Park “Newsweek” ebbe modo di costruire un dettagliato
servizio dedicato a questa teoria stimolando, al contempo, curiosità e paura per gli effetti imprevedibili dell’ingegneria genetica, senza contare la mania clonatoria che da qualche anno ha preso gli Stati Uniti: una mania culminata
nell’annuncio fatto da due ricercatori, Raul Cano e George Poinar, che hanno comunicato di aver donato il Dna di un’ape vecchia quaranta milioni di anni ritrovata intrappolata nell’ambra, e nella comunicazione resa dagli scienziati dell’American Museum of Natural History,
che hanno invece donato una termite di soli venticinque milioni di anni. E fortuna che gli scienziati che hanno trovato il Dna di un mammut siberiano non si sono fatti venire l’idea di fare altrettanto…
Come il terrore dell’elettricità ai tempi in cui Mary Shelley scrisse il suo Frankenstein, quello dell’atomica ai tempi di Godzilla, quello della scoperta dello spazio ai tempi di2001, è la paura dei possibili sviluppi incontrollati della scienza, e in questo caso della bioingegneria,
l’idea alla base del mito terrificante di Jurassic Park. Ma – e qui si viene ai “ma” – mentre il libro di Crichton sottolinea con estrema chiarezza il ruolo che, a questo proposito, hanno l’avidità e la presunzione umana, come se l’eterno bambino Spielberg si fosse lasciato affascinare
dai suoi giocattoli, buoni e cattivi, più che dall’apologo sulle deviazioni dell’arroganza prometeica e sulla fame di denaro che una scienza deviata incoraggia, Jurassic Park – il film – si limita a essere un percorso mozzafiato in un luna park delle meraviglie e degli orrori in cui i
personaggi non hanno molte sfumature e la “morale” – obbligatoria in ogni fiaba, rosa o nera – si perde nel flusso di adrenalina.
Il Cattivo – il miliardario Hammond, interpretato un po’ caricaturalmente da Richard Attenborough, che ha inventato e creato in un’isola del Pacifico la sua Disneyland dei dinosauri – è l’ennesimo eccentrico “mad doctor” e non il magnate incosciente che pensa solo al denaro.
E le colpe del disastro che colpisce il Jurassic Park, anziché all’imprudenza, all’approssimazione dovuta all’avidità, alla luciferina presunzione di poter controllare la vita sostituendosi alle leggi di natura, sono da attribuire solo a un ripugnante ciccione che, più avido di tutti,
per avidità combina un grande pasticcio elettronico che porta il parco alla rovina. E dire che Shakespeare, nel Giulio Cesare, invitava a diffidare dei magri…
Come in ogni fiaba che si rispetti, ci sono gli innocenti in pericolo – i nipotini di Hammond, invitati dal nonno a visitare Jurassic Park prima dell’inaugurazione ufficiale -, due deliziosi e vispi bambini che si spaventano un po’ troppo poco di quel che gli capita e le cui nozioni
elettroniche salveranno alla fine, se non il parco, almeno la pelle del clan familiare. Sam Neill è il paleontologo bambinofobo che finirà per essere sedotto dalla freschezza e dall’intelligenza delle due creature. Laura Dern è la sua scialba fidanzata, esperta di paleobotanica
(e desiderosa di maternità). E Jeff Goldblum è il matematico teorico del caos che filosofeggia spiritosamente per tutto il film, cercando di riportare ogni tanto il discorso sui massimi sistemi della reaità della scienza, come suggerisce la foto di Oppenheimer che pende nella sala dei computer.
Ma non c’è, Jurassic Park, la paura allo stato puro di Lo squalo, la poesia di Incontri ravvicinati, l’incanto magico di un personaggio come E.T. La protagonista è la meraviglia della realizzazione e della performance dei dinosauri grandi e piccoli, innocui e crudeli, vegetariani e carnivori –
e tutti femmine (niente di misogino, scoprirete perché): come osserva David Ansen nella sua recensione, “chi ha detto che il cinema di questi tempi non offre grandi parti femminili?”.
Da Irene Bignardi, Il declino dell’impero americano, Feltrinelli, Milano, 1996
Recensione parziale di Lietta Tornabuoni di L Stampa
Era ora. Finalmente, dopo tante parole e tanta virulenza pubblicitaria, gli spettatori possono vedere e giudicare: divertente ma non strepitoso, è nei cinema italiani Jurassic Park che, costato 100 miliardi e 750 milioni di lire, negli Stati Uniti ha già incassato quasi 500 miliardi.
Protagonisti, si sa, i dinosauri . Nella storia li resuscita John Hammond, un ricco americano vecchio e tondo che nel libro di Michael Crichton (editore Garzanti) è un affarista volpino irresponsabile e cinico pronto a trasformare la ricerca genetica in profitto capitalistico,
mentre nel film che Steven Spielberg ha tratto dal bel romanzo è un utopista megalomane interpretato da Richard Attenborough come un nonno bonario, stordito. […]

Recensioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
G.Godardi
Uno Spielberg in vacanza (in realtà con la testa era già a Schindler’s List) che si dimentica di revisionare la sceneggiatura e ci offre un film sì spettacolare ma talmente pieno di buchi narrattivi da sembrare quasi tronco.
Ma tanto si sa che la visione del suddetto è dovuta più agli effetti speciali che alla firma registica. Un lungo luna park visivo che piacerà di sicuro a bambini e ragazzi. Buono il cast. Resta comunque la sensazione di una
bella occasione sprecata (alcune scene sono davvero ottime). Andrà meglio col sequel.
Gugly
L’evoluzione dell’intreccio fino ad un certo punto rispetta il romanzo originale (molto diverso nella conclusione), poi vira piegandosi alle leggi di mercato (il romanzo è più complesso è serio). Citazione per Goldblum nei panni
dello scienziato che non prende nulla sul serio. Tutto il resto è un piacevole spettacolo per adulti e bambini, con uno spruzzo di horror per solleticare i palati.
Magnetti
Location fantastica (Hawaii) e, soprattutto, dinosauri riprodotti in modo straordinario. Ai tempi, quando uscì, alla visione del primo dinosauro si rimaneva a bocca aperta. Bella anche la trovata del DNA dei dinosauri contenuti
nelle zanzare ritrovate all’interno dell’ambra fossile. Il film regge bene tutta la durata con finale aperto per gli immancabili sequel. Il T-rex è spaventoso e il suo verso è la registrazione del rumore che un simulatore della NASA fa quando è in movimento.
Stubby
Purtroppo il tempo è crudele, e ciò che all’epoca era qualcosa di straordinario, rivisto oggi rientra tranquillamente nella norma. Jurassic Park è un film avvincente, con buoni interpreti e un regista che è un vero pioniere del cinema fantastico e fantascientifico.
I dinosauri e su tutti il T-Rex sono splendidamente animati e, all’epoca della sua uscita, facevano veramente rimanere a bocca aperta. Rivisto oggi perde quasi tutto il suo fascino (soprattutto in tv). Comunque un capostipite.
Redeyes
Non si può non riconoscere il titolo di capolavoro a Jurassic Park. È una di quelle pellicole che riviste anche a distanza di anni non delude, anzi. Gli effetti speciali la fanno da padrona, ma non si lascia assolutamente da parte la trama che appare tutt’altro che stiracchiata.
Certo la lunghezza in certi momenti non aiuta, ma è difficile trovare momenti morti. Buono il cast nella sua interezza, anche in virtù del non ricorso ad attrici od attori bellissimi. Spielberg regala l’ennesimo capolavoro.

A single man
“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso,
fino a riconoscere Io, e dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci aspettava
di essere, come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un’anno più dell’anno scorso.
Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro –
succederà.
La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando.”
George Falconer è un uomo solo, A single man, come recita il titolo del film e il titolo del romanzo di Christopher Isherwood pubblicato nel 1964.
E’ un professore californiano di mezza età,omosessuale,in profonda crisi con se stesso dopo la morte del compagno che adorava.
Un uomo talmente solo da aver deciso di farla finita,di liberarsi di una vita che avverte vuota ed inutile,priva di riferimenti affettivi
appena mitigata dall’amicizia con Charlotte,una sua vecchia fiamma oggi amica che vive anch’essa una vita frustrante dopo il divorzio e dopo
il fallimento anche come madre,che cerca in George un’impossibile legame affettivo.
E’ l’ultimo giorno di vita,per George.

Ha deciso di morire,stanco e sopraffatto da un’angoscia esistenziale senza rimedio.
Lo seguiamo mentre si muove nell’abbacinante sole californiano,tanto forte da rendere irreale anche il contorno dell’ambiente in cui si muove;
irreale anche perchè per George i ricordi hanno colori sfumati o virati verso il seppia,verso il marrone.
Tiene quella che vuole sia l’ultima lezione davanti ai suoi ragazzi,parlando del tema della paura,la paura verso il diverso,verso chi non
rispetta i canoni imposti dalla società.
In effetti George è comunque un diverso;lo è nella scelta dell’amore,che lo ha portato a stabilire una relazione profonda e appassionata con Jim,
che ama teneramente ed è da lui ricambiato.
Siamo nel 1962,una relazione gay non è certo una cosa da osteggiare pubblicamente;la società perbenista e puritana americana condanna senza appello l’omosessualità e per George e Jim c’è anche l’ostracismo totale dei genitori di lui.
Per George inizia un doloroso ritorno ai momenti principali della sua relazione con Jim.
Mentre quella che sarà la sua ultima giornata si dipana nella assoluta normalità,rivive in flash back i momenti salienti della sua relazione,a partire
da un sogno in cui si vede chino su Jim mentre lo bacia disperatamente dopo che quest’ultimo giace inerte in seguito all’incidente in cui ha perso
la vita.
Non aveva potuto nemmeno rendere l’ultimo saluto al compagno della vita per l’ostracismo dei genitori di lui,e questo ha sicuramente contribuito
a rendere ancora più straziante il ricordo dell’amante e compagno.

Dopo mesi George è ormai incapace di vivere una vita,di riprendersi nelle mani il presente ed il futuro.
Vediamo scorrere la giornata tra i preparativi per il suicidio,le lettere che George scrive,la meticolosa preparazione dei suoi effetti personali,
perfettamente allineati sulla scrivania e gli incontri casuali di quell’ultimo giorno,quello con un ragazzo che tenta di adescarlo e che George
paga senza accettarne le prestazioni,quello con una ragazza che possiede un terrier praticamente identico a quello che possedevano loro,
sopratutto l’incontro con Bruce,uno dei suoi studenti attratto da lui per quella sua disperazione,quella sua profondità d’animo che adesso
finalmente traspaiono abbattendo l’aspetto serio e posato dell’insegnante,travolgendo le barriere.
Finalmente George può essere se stesso;sta per morire,nulla lo può più ferire o colpire.
Incontra la sua vecchia amica Charlotte,con la quale si confida e dalla quale ricava solo il senso di smarrimento,di delusione e di frustrazione che
la donna vive.
Sarà proprio con Bruce che passerà le sue ultime ore,un contatto umano che lo porta a rivedere il suo desiderio di morte,quasi una nuova opportunità
che la vita gli offre,un risarcimento per la perdita dolorosa che ha subito.
Ma il destino è beffardo e ha in serbo per lui la conclusione che George aveva scelto e non aveva attuato;morirà per un malore improvviso
sognando,negli ultimi istanti di vita,il volto del suo amato Jim che lo bacia.
Diretto nel 2009 da Tom Ford,stilista prestato al cinema alla sua prima e finora unica regia cinematografica,A single man è un film rigoroso,quasi asettico nel suo svolgimento,caratterizzato da una studiata e analitica lentezza descrittiva,dall’uso del flash back distinto dal presente grazie all’uso
di colori molto tenui,sfumati,che rendono i ricordi stessi quasi palpabili.

Un film sull’amore,che non cerca assolutamente di guardare l’omosessualità nel suo complesso di problemi etici e morali,sociali o altro.
Non è un’indagine o un atto di denuncia A single man.
E’ un film d’amore e sull’amore,una storia come tante tra due persone che si amano in modo esclusivo e che la sorte divide per sempre;una storia come tante,purtroppo,nella quale il superstite non riesce più a trovare ragioni valide per vivere,quasi fosse stato amputato al suo corpo buona parte degli organi tanto da rendere impossibile il proseguimento della vita.
Sarà il giovane Bruce a rappresentare il gancio in mezzo al cielo,l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi,una nuova speranza per il futuro.
Ma per una volta i sogni non muoiono all’alba,ma al tramonto e per George non ci sarà un futuro.
Bello davvero questo film.
Patinato,ricercato in ogni dettaglio ma non per questo meno autentico.Dolore e amore,rimpianto e abbandono della vita,rifiuto della realtà e rinascita
si fondono in una storia nella quale l’omosessualità è marginale.
Un amore è un amore e prescinde dall’orientamento sessuale.Un compagno perso vale un’amante o una moglie persa,una compagna o semplicemente un affetto.
Leggendo alcune critiche in rete mi sono reso conto di come le storie d’amore,sopratutto omosessuali vengano ancora viste come
qualcosa di sbagliato o come di un film delicato come questo si osservi solo la superficie senza osare scavare alla ricerca della sua essenza.
Atteggiamento comune ai superficiali,di coloro che vivono esistenze vuote,di coloro che non hanno provato un dolore assoluto e totale
come la perdita della compagna o del compagno.

Sopratutto di come la vita possa risarcirti mettendo sulla tua strada un angelo che ti restituisca la voglia di vivere e di credere ancora nella vita stessa.
Una esperienza condivisa da chi vi scrive,che in un momento ben preciso della sua vita,duro e quasi impossibile da superare,ha incontrato
una persona speciale,Ylva,che lo ha aiutato a ritrovare la voglia di vivere.
Bello,dunque,questo film.
Ford ha talento registico e la sua cultura ed esperienza nella moda lo portano a curare quasi maniacalmente i dettagli;si veda la vestizione e il trucco
di Charlotte,o l’eleganza formale di George.
Un film d’amore,sull’amore,null’altro.
Una storia tenera e disperata,almeno nella conclusione.
In mezzo spazio ai sentimenti descritti con mano leggera e felice da un regista che aspetto a nuove opere.
Bravissimo l’interprete principale,Colin Firth,misurato e quasi estraneato dal dolore,dal mal di vivere che si impossessa del suo
personaggio e che lo porta alla decisione di darsi la morte.
Molto bene Julianne Moore;splendida la scena in cui i due dialogano sdraiati sul pavimento,vestiti di tutto punto e finalmente
vicini,come due amici pieni di angoscia che si confidano le pene della vita.
Bellissima la fotografia,per un film affascinante e pieno di emozioni.
Da vedere.
A Single Man
Un film di Tom Ford. Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori,
Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler [II], Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe, Nicholas Beard, Brad Benedict, Jenna Gavigan, Brent Gorski,
Adam Gray-Hayward, Marlene Martinez, Paul Butler, Alicia Carr, Lee Pace Drammatico, durata 95 min. – USA 2009
Colin Firth: George
Julianne Moore: Charlotte
Nicholas Hoult: Kenny
Matthew Goode: Jim
Jon Kortajarena: Carlos
Paulette Lamori: Alva
Ryan Simpkins: Jennifer Strunk
Ginnifer Goodwin: Susan Strunk
Teddy Sears: Mr. Strunk
Massimo Lopez: George
Franca D’Amato: Charlotte
Gabriele Lopez: Kenny
Francesco De Francesco: Jim
Regia Tom Ford
Soggetto Christopher Isherwood
Sceneggiatura Tom Ford, David Scearce
Produttore Tom Ford, Andrew Miano, Robert Salerno, Chris Weitz
Casa di produzione Artina Films, Depth of Field, Fade to Black Productions
Distribuzione (Italia) Archibald Film
Fotografia Eduard Grau
Montaggio Joan Sobel
Musiche Abel Korzeniowski
Shigeru Umebayashi
Scenografia Dan Bishop
“Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza, quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore
e provo un’emozione invece di pensare e le cose sembrano così nitide e il mondo sembra così nuovo.
E’ come se tutto fosse appena iniziato.Non riesco a far durare questi momenti,
io mi ci aggrappo, ma come tutto svaniscono.
Ho vissuto una vita per quei momenti,mi riportano al presente
e mi rendo conto che tutto è esattamente come deve essere…
E all’improvviso, lei è arrivata.”
“….l’ esperienza non è ciò che accade ad un uomo ma ciò che ne fa di quello che gli accade….”
“A me piacciono le donne, ma mi innamoro degli uomini.”
“Le creature più stupide sono quelle più felici…pensa a tua madre!”
“Paura di sentirci soli, paura di essere inutili in ciò che abbiamo da dire”
“…dobbiamo sempre apprezzare i piccoli doni della vita!”
“A volte cose orribili hanno la loro bellezza.”
“Mi ci vuole tempo alla mattina per diventare George, tempo per mettere insieme ciò che George è e come si deve comportare. Quando mi sono vestito e mi sono dato l’ultima lucidata alle scarpe so pienamente quale parte recitare”

Waking up begins with saying am and now. That which has awoken then lies for a while staring up at the ceiling and down into itself until it has recognized I, and therefrom deduced I am, I am now.
Here comes next, and is at least negatively reassuring; because here, this morning, is where it has expected to find itself: what’s called at home.
But now isn’t simply now. Now is a cold reminder: one whole day later than yesterday, one year later than last year. Every now is labeled with its date, rendering all past nows obsolete, until — later or sooner — perhaps — no, not perhaps — quite certainly: it will come.
Fear tweaks the vagus nerve. A sickish shrinking from what waits, somewhere out there, dead ahead.

L’opinione di veronick dal sito http://www.mymovies.it
L’inutilità della vita senza affetti, la lotta dell’uomo solo contro il resto del mondo,
la maschera di perfezione che tutti noi siamo costretti ad indossare per piacere ed essere accettati dagli altri:
sono i temi di questo film, che emoziona e fa soffrire seguendo il tormento di questo professore, magistralmente interpretato da Colin Firth,
la cui vita finisce nell’attimo stesso in cui perde il suo compagno in un incidente stradale. Un film che fa riflettere sulla banalità della vita
che spesso diviene un peso insostenibile e spinge l’uomo a scappare. La vita è fatta di attimi di piacere immersi in un mare di noia e di ripetitività
ed è proprio per quegli sprazzi di gioia che vale la pena vivere. Il film descrive molto bene il vuoto lasciato dalla perdita di un amore,
la linfa vitale per questo uomo solo e senza amici, che piomba improvvisamente in un dolore da cui non c’è scampo. I continui primi piano ci proiettano direttamente nell’intimo del professore,
il suo corpo diviene impalpabile, e siamo costretti a soffrire con lui. La morte, per infarto, è in fondo quasi una nota felice. Quando finalmente, con l’aiuto di uno studente infatuatosi di lui,
capisce che c’è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere e ritorna a sorridere, la morte lo coglie all’improvviso, in un attimo di pura felicità, e lui non saprà mai se quella gioia ritrovata
era una rinascita o solo un piacere effimero dato da una notte di follia
Recensione del sito http://www.spietati.it
A single man è un film sorprendente e molto, molto coraggioso. E’ un film sorprendente perché rappresenta il debutto nel cinema di Tom Ford – geniale stilista che, prima di esordire col proprio marchio,
rilanciò nel mondo casa Gucci – con un lavoro molto accurato e cosciente. Coraggioso, perché Ford lo trae da una perla lucente della produzione di Christopher Isherwood, una delle massime penne in lingua inglese
del secolo scorso: un romanzo non solo di magnifica scrittura (in Italia, Un uomo solo), ma tutto imperniato sul percorso interiore del suo protagonista che si snoda contemporaneamente a un percorso esteriore che acquista
rilevanza intrecciato col primo, col carico di riflessioni che emerge dal pensiero del protagonista, un romanzo straordinariamente difficile da portare sullo schermo e che Ford, anche sceneggiatore, non ha alcuna remora a rileggere,
modificare, adattare alla sua idea di film. A stravolgerne il senso, quando necessario, allineando alla chiarezza di idee sul fronte visivo, una determinazione sul fronte della concezione altrettanto stupefacente(…)
Recensione del sito http://www.cinema.everyeye.it
Che relazione c’è tra il mondo della moda e quello del cinema? Il rapporto è, in realtà, più importante di quanto non si pensi comunemente: molti film lanciano veri e propri trend, anche nel campo dell’abbigliamento, e film sull’alta moda,
spesso in bilico tra favolosa realtà e vivida fantasia, si affacciano periodicamente sul grande schermo (esempio recente il bel Valentino, The Last Emperor). Nel 2001, uno spassoso film di/con Ben Stiller, Zoolander, ironizzava pesantemente
sull’universo dell’Haute couture. Tra i tanti volti noti che si sono prestati per un cameo in quella pellicola impossibile non ricordare Tom Ford, storico nome associato, fino a pochi annifa, all’ancor più storico marchio Gucci. A distanza di cinque anni,
dopo aver lasciato la guida creativa del gruppo fiorentino ed aver creato un proprio marchio, il fascinoso stilista texano torna ora al cinema, non da attore ma da regista, autore e produttore, con un film molto ben accolto alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Lo stilista Tom Ford realizza un film che, non a sopresa, punta molto sull’aspetto estetico, offrendo una raffinata ricostruzione ambientale che riguarda abiti, oggetti e design generale (il film è ambientato negli anni ’60 durante la crisi tra gli USA e Cuba).
Ma nell’opera c’è anche un’indubbia cura per la caratterizzazione dei personaggi, specie specie quello del protagonista, ottimamente interpretato da Firth. Peccato per lo scadente doppiaggio italiano.
Pigro
Proprio nel suo essere impeccabile stanno i limiti di un film che, con una storia così bella e intensa come la sconfinata solitudine di un uomo rimasto solo dopo la morte del compagno, non riesce a trasmettere vera emozione e partecipazione,
preferendo porgere allo spettatore un’opera tecnicamente e stilisticamente raffinata, direi quasi leccata e laccata, ma senza vera anima. Rimane comunque a un buon livello, sia per l’eccellente Firth che per la potenza della situazione in sé, ripresa dal romanzo di Isherwood. Stiloso.
Rebis
Premessa necessaria: il doppiaggio italiano è penoso. Superato l’inconveniente, ci imbattiamo in un cinema a cui non siamo più abituati: Ford investe di lirismo gesti, pensieri e parole di un uomo infestato dalla bellezza, traduce in decadentismo esistenziale il glamour di una classe sociale
che il pubblico faticherà a compiacere. Un esordio ardito, elegante e demodè, la cui vocazione fassbinderiana spinge a ridondanze formali e squilibri in un’assidua elaborazione di colori e inquadrature volte a catturare l’emozione in atto. Meravigliose le note di Korzeniowski e Umebayashi. Ottimo Firth.
Capannelle
Se un facoltoso decide di produrre un film non c’è che esserne felici e se riesce pure a girarlo in modo personale e delicato, beh allora bravo a Tom Ford. Il suo Single man, forse troppo rileccato nel complesso (ma certi dettagli anni 60 es. l’interno della macchina sono da elogiare) e titubante nella parte centrale,
lascia comunque il segno andando aldilà dell’esercizio di stile e sfrutta bene le qualità di Colin Firth e del compositore Umebayashi (quello di In the mood for love).
Matalo!
Un buon film; perlomeno Ford dà l’impressione di aver messo in scena qualcosa che gli “urgeva” dentro. Tutte le caratteristiche formali di questa tipologia di film sono osservate ed è un limite perché troppa correttezza impedisce un vero volo. Però Colin Firth è davvero straordinario, interpretando un gay senza “effetti” recitativi.
Buona e composta la cornice d’epoca, anche troppo. Un buon risultato, fondamentalmente onesto per un piccolo film da non disprezzare.
Gli Oscar,curiosità e memorabilia
35 centimetri di oro placcato per un valore venale di meno di 300 dollari.
Ma un valore enorme per un attore,per un regista o per una qualsiasi delle componenti che ruotano attorno al magico mondo del cinema.
Vincere un Oscar è il coronamento di una carriera oppure più semplicemente un formidabile trampolino di lancio
o ancora un sistema per rilanciarsi all’interno del mondo del cinema.
A ben guardare non sempre l’Academy award ha significato qualità;basti pensare al lungo elenco di registi e attori che non
hanno mai avuto l’ambita statuetta,elenco che include grandissimi del cinema come Stanley Kubrick,Sergio Leone,Alfred Hitchock,Orson Welles,
Robert Altman,Sidney Lumet,Howard Hawks,Charlie Chaplin,Ingmar Bergman e poi ancora Godard,Preminger,Penn,Peckinpah tra i registi come tali, quindi non premiati come miglior regista (hanno al limite vinto premi in altre categorie) attori come Marlene Dietrich e Joseph Cotten,Donald Sutherland e Peter Lorre,Marilyn Monroe e Tony Curtis,Richard Burton…e tra le star degli ultimi trent’anni Depp,Eastwood,Pitt,Liam Neeson.
Un elenco che vede trascurati personaggi che hanno scritto la storia del cinema;fa rabbrividire per esempio un Oscar dato a Nicholas Cage e non a Chaplin,per esempio.
Ma aldilà di queste valutazioni,che ovviamente entrano nel complesso dietro le quinte che regola gli Academy awards gli Oscar sono ormai dal
1929 una tappa obbligata per tutta l’industria cinematografica.
I vincitori dela prima edizione posano assieme
L’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences che attribuisce nomination e Oscar conta oggi ben più di 6000 giurati,appartenenti per lo più al mondo dello spettacolo dagli attori ai registi ai fotografi ecc.
Nel 2015 si è svolta l’edizione n.87 degli Academy awards che dal 1989 si svolge entro marzo dell’anno,mentre precedentemente qualche edizione si è svolta ad aprile,mentre le edizioni
1928-29,1930-31,1931,32 e 1932-33 si sono svolte a novembre;l’unico anno in cui non si tenne alcuna cerimonia fu il 1933.
Record di presentazioni per Bob Hope,ben 17 in un arco di tempo che va dal 1940 al 1978,una longevità che nessuno ha nemmeno sfiorato;a debita distanza,9 edizioni condotte,troviamo Billy Cristal.
Queste le sedi deputate,nella storia degli oscar,alla tradizionale serata di premiazione:
1929- Hollywood Roosevelt Hotel
1930-1943-Alternativamente il The Ambassador Hotel ed il Biltmore Hotel Millennium
1944-1946-Grauman’s Chinese Theatre
1947-1948- Shrine Auditorium
1949- Academy Award Theater
1950-1960- Pantages Theater
1961-1967- Santa Monica Civic Auditorium
1968-1987- Dorothy Chandler Pavilion, Los Angeles Music Center
1988-2001- Alternativamente il Los Angeles Music Center e lo Shrine Auditorium
2002-2015 Dolby Theatre (Kodak Theatre)
E’ ormai accettata la versione sul perchè la statuetta che si chiamava Academy Award of Merit sia stata poi chiamata Oscar;sembra che la segretaria dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences vedendo la statuetta su un tavolo abbia detto:”assomiglia proprio allo zio Oscar”.
Ed è così che oggi è comunemente chiamato il premio.
Sono 25 le statuette attribuite nel corso della serata a cui vanno aggiunti tre premi riuniti sotto la dizione Oscar scientifico o tecnico (Academy Award, Scientific or Technical) ovvero Oscar al merito (Academy Award of Merit),Oscar al merito tecnico-scientifico (Scientific and Engineering Award) e Oscar alla tecnica (Technical Achievement Award).
Ci sono anche Oscar speciali come l’Oscar onorario (Academy Honorary Award) e l’Oscar giovanile (Academy Juvenile Award) che però è stato attribuito nell’arco degli anni che vanno dal 1934 al 1960.
Infine ci sono premi assegnati a margine come:
Premio alla memoria Irving G. Thalberg (The Irving G. Thalberg Memorial Award) e il Premio umanitario Jean Hersholt (The Jean Hersholt Humanitarian Award)
Non più assegnati il Premio Menzione Speciale dell’Accademia (Academy Special Achievement Award), che fu attribuito dal 1972 al 1995 e il Premio Gordon E. Sawyer (Gordon E. Sawyer Award), dal 1981 al 2008
Veniamo ad un po di curiosità e storia degli Oscar: i film ad aver vinto il maggior numero di Oscar sono i seguenti:

Ben-Hur (1959) regia di William Wyler – 11 Oscar su 12 nomination

Titanic (1997) regia di James Cameron – 11 Oscar su 14 nomination

Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re (2003) regia di Peter Jackson – 11 Oscar su 11 nomination

Via col vento (1939) regia di Victor Fleming – 10 Oscar su 13 nomination

West Side Story (1961) regia di Jerome Robbins e Robert Wise – 10 Oscar su 11 nomination

Gigi (1958) di Vincente Minnelli – 9 Oscar su 9 nomination

L’ultimo imperatore (1987) regia di Bernardo Bertolucci – 9 Oscar su 9 nomination

Il paziente inglese (1996) regia di Anthony Minghella – 9 Oscar su 12 nomination
E’ evidente come sia stato il film d’avventura o d’evasione quello privilegiato in questa piccola classifica.
Per contro c’è anche una classifica di coloro che hanno avuto delusioni più o meno cocenti nella serata degli Oscar.
Di seguito i film bocciati più o meno clamorosamente:
Due vite, una svolta del 1977 regia di Herbert Ross – 0 Oscar su 11 nomination

Il colore viola del 1985 regia di Steven Spielberg – 0 Oscar su 11 nomination

Gangs of New York del 2002 regia di Martin Scorsese – 0 Oscar su 10 nomination

Il Grinta del 2010 regia di Joel ed Ethan Coen – 0 Oscar su 10 nomination

American Hustle – L’apparenza inganna del 2013 regia di David O. Russell – 0 Oscar su 10 nomination
Piccole volpi del 1941 regia di William Wyler – 0 Oscar su 9 nomination
I peccatori di Peyton del 1957 regia di Mark Robson – 0 Oscar su 9 nomination
The Elephant Man del 1980 regia di David Lynch – 0 Oscar su 8 nomination
Ragtime del 1981 regia di Milos Forman – 0 Oscar su 8 nomination
Quel che resta del giorno del 1993 regia di James Ivory – 0 Oscar su 8 nomination
Gli ammutinati del Bounty del 1962 regia di Lewis Milestone – 0 Oscar su 7 nomination
Il padrino – Parte III del 1990 regia di Francis Ford Coppola – 0 Oscar su 7 nomination
Nel nome del padre del 1993 regia di Jim Sheridan – 0 Oscar su 7 nomination
Le ali della libertà del 1994 regia di Frank Darabont – 0 Oscar vinti su 7 nomination
La sottile linea rossa del 1998 regia di Terrence Malick – 0 Oscar su 7 nomination
Ombre malesi del 1940 regia di William Wyler – 0 Oscar su 7 nomination
Dentro la notizia del 1987 regia di James L. Brooks – 0 Oscar su 7 nomination
I film con più nomination (limitatamente ai primi 20) sono:
Eva contro Eva del 1950 diretto da Joseph L. Mankiewicz – 14 nomination agli Oscar di cui 6 vinti

Titanic del 1997 diretto da James Cameron – 14 nomination agli Oscar di cui 11 vinti

Via col vento del 1939 diretto da Victor Fleming – 13 nomination agli Oscar di cui 10 vinti

Da qui all’eternità del 1953 diretto da Fred Zinnemann – 13 nomination agli Oscar di cui 8 vinti

Mary Poppins del 1964 diretto da Robert Stevenson – 13 nomination di cui 5 vinti

Chi ha paura di Virginia Woolf? del 1966 diretto da Mike Nichols – 13 nomination agli Oscar di cui 5 vinti

Forrest Gump del 1994 diretto da Robert Zemeckis – 13 nomination agli Oscar di cui 6 vinti
Shakespeare in love del 1998 diretto da John Madden – 13 nomination agli Oscar di cui 7 vinti
Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello del 2001 diretto da Peter Jackson – 13 nomination agli Oscar di cui 4 vinti
Chicago del 2002 diretto da Rob Marshall – 13 nomination agli Oscar di cui 6 vinti
Il curioso caso di Benjamin Button del 2008 diretto da David Fincher -13 nomination agli Oscar di cui 3 vinti
La signora Miniver del 1942 diretto da William Wyler – 12 nomination agli Oscar di cui 6 vinti
Bernadette del 1943 diretto da Henry King – 12 nomination di cui 4 vinti
Johnny Belinda del 1948 diretto da Jean Negulesco – 12 nomination agli Oscar di cui 1 vinto
Un tram che si chiama Desiderio del 1951 diretto da Elia Kazan – 12 nomination di cui 4 vinti
Fronte del porto del 1954 diretto da Elia Kazan – 12 nomination di cui 8 vinti
Ben-Hur del 1959 diretto da William Wyler – 12 nomination di cui 11 vinti
My Fair Lady del 1964 diretto da George Cukor – 12 nomination di cui 8 vinti
Becket e il suo re del 1964 diretto da Peter Glenville – 12 nomination di cui 1 vinti
Reds del 1981 diretto da Warren Beatty – 12 nomination di cui 3 vinti
Balla coi lupi del 1990 diretto da Kevin Costner – 12 nomination di cui 7 vinti
Schindler’s List del 1993 diretto da Steven Spielberg – 12 nomination di cui 7 vinti
Ci sono attori che hanno ricevuto tributi per le pellicole interpretate e altri che invece non hanno mai alzato la celebre statuetta:
Più Oscar vinti:
Katharine Hepburn – 4 Oscar su 12 nomination, vinti tutti come Migliore attrice protagonista per La gloria del mattino (nella foto un fotogramma del film) del 1933,
Indovina chi viene a cena? del 1967, Il leone d’inverno del 1968 e Sul lago dorato del 1981.
Meryl Streep – 3 Oscar su 19 nomination, di cui 2 vinti come Miglior attrice protagonista per La scelta di Sophie del 1982
e The Iron Lady del 2011 e 1 vinto come Miglior attrice non protagonista per Kramer contro Kramer del 1979.
Jack Nicholson – 3 Oscar su 12 nomination, di cui 2 vinti come Miglior attore protagonista per Qualcuno volò sul nido del cuculo del 1975
e Qualcosa è cambiato del 1997 e 1 vinto come Miglior attore non protagonista per Voglia di tenerezza del 1983.
Più nomination ottenute:
Per le attrici, Meryl Streep – 19 nomination con 3 Oscar vinti, dei quali 1 vinto come Migliore attrice non protagonista per Kramer contro Kramer del 1979
e 2 vinti come Migliore attrice protagonista per La scelta di Sophie del 1982 e The Iron Lady del 2011.
Ingrid Bergman – 3 Oscar su 7 nomination, di cui 2 vinti come Miglior attrice protagonista per Angoscia del 1944 e Anastasia del 1956 e 1 vinto
come Miglior attrice non protagonista per Assassinio sull’Orient Express del 1974.
Per gli attori, Jack Nicholson – 12 nomination con 3 Oscar vinti, dei quali 1 vinto come Miglior attore non protagonista per Voglia di tenerezza del 1983 e 2 vinti come Miglior attore protagonista per Qualcuno volò sul nido del cuculo del 1975 e Qualcosa è cambiato del 1997.
Daniel Day-Lewis – 3 Oscar su 5 nomination, vinti tutti come Miglior attore protagonista per Il mio piede sinistro del 1989, Il petroliere del 2007 e per Lincoln del 2012.
Walter Andrew Brennan – 3 Oscar su 4 nomination, vinti tutti come Miglior attore non protagonista per Ambizione del 1936, Kentucky del 1938 e L’uomo del West del 1940.
Attori con più nomination ma senza Oscar vinti:
Peter O’Toole con otto candidature e Richard Burton con sette, per quanto riguarda gli attori.
Deborah Kerr, Thelma Ritter e Glenn Close, con sei candidature a testa, per quanto riguarda le attrici.
Federico Fellini (con Giulietta Masina);Oscar 1957 al miglior film straniero per La strada
Federico Fellini (con Julie Andrews);Oscar 1958 al miglior film straniero per Le notti di Cabiria
8 e mezzo di Federico Fellini,Oscar 1964 al miglior film straniero
Vittorio De Sica,Oscar al miglior film straniero nel 1965 per Ieri,Oggi e domani
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri,Oscar al miglior film straniero nel 1971
Il giardino dei Finzi-Contini di Vittorio De Sica,Oscar al miglior film straniero nel 1972
Amarcord di Federico Fellini,Oscar al miglior film straniero nel 1975
Giuseppe Tornatore,Oscar al miglior film straniero nel 1990 per Nuovo cinema Paradiso
Gabriele Salvatores,Oscar al miglior film straniero nel 1992 per Mediterraneo
Roberto Benigni,Oscar al miglior film straniero nel 1999 per La vita è bella
Paolo Sorrentino,Oscar al miglior film straniero nel 2014 per La grande bellezza
I registi più premiati
Billy Wilder al primo posto con 7 statuette: 2 vinte per la migliore regia per Giorni perduti e per L’appartamento,2 vinte per la migliore sceneggiatura originale per Viale del tramonto e per L’appartamento, una vinta per la sceneggiatura non originale per Giorni perduti, una per il miglior film per L’appartamento e una statuetta alla memoria Irving G. Thalberg
Francis Ford Coppola con 6 Oscar: uno per la regia e uno per il miglior film di Il padrino – Parte II, tre per la sceneggiatura e1 alla memoria Irving G. Thalberg
Federico Fellini – 5 Oscar, 4 vinti per il miglior film straniero e un Oscar alla carriera nel 1993
Clint Eastwood – 5 Oscar vinti: 2 come Oscar al miglior film e 2 come Oscar al miglior regista per Million Dollar Baby
e Gli spietati; in più un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg. Inoltre Eastwood è il regista più anziano mai premiato: a 75 anni per Million Dollar Baby nel 2005
Vittorio De Sica – con 4 Oscar vinti per il miglior film straniero
Steven Spielberg – 4 Oscar (Schindler’s List, uno per la regia e uno per il miglior film in qualità di produttore;
Salvate il soldato Ryan) e un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg nel 1987
Ingmar Bergman – 4 Oscar, 3 vinti per il miglior film straniero e un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg nel 1971
John Ford – vinse 4 Oscar per la migliore regia, record per la categoria
Joel e Ethan Coen – 4 Oscar vinti, uno vinto per la migliore sceneggiatura originale (Fargo nel 1997) e altri 3 nel 2008 tra miglior film,migliore regia e migliore sceneggiatura non originale (Non è un paese per vecchi)
Joseph Leo Mankiewicz – 4 Oscar (2 per la regia; 2 per la sceneggiatura)
Woody Allen – 4 oscar, 1 vinto per la miglior regia per Io e Annie, 3 per la miglior sceneggiatura originale per Io e Annie, Hannah e le sue sorelle e Midnight in Paris
Frank Capra – 4 Oscar, 3 vinti per la migliore regia, nel 1935, 1937 e nel 1939; 1 per il miglior documentario
Nick Park – 4 Oscar, 3 vinti per il miglior cortometraggio d’animazione, 1 per il miglior film d’animazione.
Alejandro González Iñárritu – 3 Oscar vinti per migliore regia, miglior film e miglior sceneggiatura originale nel 2015 per Birdman
Peter Jackson – 3 Oscar vinti per la migliore regia, miglior film e migliore sceneggiatura non originale nel 2004 per Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re
James Cameron – 3 Oscar vinti per la migliore regia, miglior film e miglior montaggio nel 1998 per Titanic
Leo McCarey – 3 Oscar, 2 vinti per la miglior regia (L’orribile verità e La mia via) e 1 per il soggetto (La mia via)
William Wyler – 3 Oscar (La signora Miniver; I migliori anni della nostra vita; Ben Hur)
Elia Kazan – 3 Oscar (Barriera invisibile; Fronte del porto) e un Oscar alla carriera nel 1999
Akira Kurosawa – 3 Oscar (Rashomon; Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure) e un Oscar alla carriera nel 1990
Oliver Stone – 3 Oscar, 2 vinti per la miglior regia (Platoon e Nato il quattro luglio) e 1 vinto per
la miglior sceneggiatura non originale (Fuga di mezzanotte)
Ang Lee – 3 Oscar, 2 vinti per la miglior regia (I segreti di Brokeback Mountain; Vita di Pi) e
1 vinto per il miglior film straniero (La tigre e il dragone)
David Lean – 2 Oscar (Il ponte sul fiume Kwai; Lawrence d’Arabia)
Ben Affleck – 2 Oscar, 1 per miglior film per Argo; 1 per la miglior sceneggiatura originale per Will Hunting – Genio ribelle nel 1998
Milos Forman – 2 Oscar (Qualcuno volò sul nido del cuculo; Amadeus)
Ron Howard – 2 Oscar, vinti per la miglior regia e miglior film (A Beautiful Mind).
Lewis Milestone,Oscar 1930 per All’Ovest niente di nuovo
John Ford,Oscar 1935 per il film Il traditore
Frank Capra,Oscar 1935 per il film Accadde una notte
Michael Curtiz,Oscar 1945 per il film Casablanca
William Wyler,Oscar 1947 per I migliori anni della nostra vita
John Houston ( a destra) Oscar 1949 per il film Il tesoro della Sierra Madre
David Lean,Oscar 1958 per il film Il ponte sul fiume Kway
Personaggi cinematografici con più nomination:
Walt Disney – 59 nomination e 26 oscar vinti (compresi i 4 onorari)
John Williams – 49 nomination e 5 oscar vinti per le colonne sonore
Alfred Newman – 45 nomination e 9 oscar vinti per le colonne sonore
Oscar postumi ad attori
Peter Finch (1912-1977), 1977 premio Oscar al miglior attore protagonista in Quinto potere.
Heath Ledger (1979-2008), 2009 premio Oscar al miglior attore non protagonista in Il cavaliere oscuro.
Premio alla memoria Irving G. Thalberg
Afred Hitchcock premiato con il Thalberg nel 1968
Stanley Kramer,1962
Steven Spielberg,1987
1938 Darryl F. Zanuck
1939 Hal B. Wallis,Samuel Goldwyn,Joe Pasternak,David O. Selznick,Hunt Stromberg,Walter Wanger,Darryl F. Zanuck
1940 David O. Selznick
1942 Walt Disney
1943 Sidney Franklin
1944 Hal B. Wallis
1945 Darryl F. Zanuck
1947 Samuel Goldwyn
1949 Jerry Wald
1951 Darryl F. Zanuck
1952 Arthur Freed
1953 Cecil B. DeMille
1954 George Stevens
1957 Buddy Adler
1959 Jack L. Warner
1962 Stanley Kramer
1964 Sam Spiegel
1966 William Wyler
1967 Robert Wise
1968 Alfred Hitchcock
1971 Ingmar Bergman
1974 Lawrence Weingarten
1976 Mervyn LeRoy
1977 Pandro S. Berman
1978 Walter Mirisch
1980 Ray Stark
1982 Albert R. Broccoli
1987 Steven Spielberg
1988 Billy Wilder
1991 David Brown e Richard D. Zanuck
1992 George Lucas
1995 Clint Eastwood
1997 Saul Zaentz
1999 Norman Jewison
2000 Warren Beatty
2001 Dino De Laurentiis
2010 John Calley
2011 Francis Ford Coppola
Premio umanitario Jean Hersholt
Bob Hope,premio Hersholt 1960
1957 Y. Frank Freeman
1958 Samuel Goldwyn
1960 Bob Hope
1961 Sol Lesser
1962 George Seaton
1963 Steve Broidy
1966 Edmond L. DePatie
1967 George Bagnall
1968 Gregory Peck
1969 Martha Raye
1970 George Jessel
1971 Frank Sinatra
1973 Rosalind Russell
1974 Lew Wasserman
1975 Arthur B. Krim
1976 Dr. Jules C. Stein
1978 Charlton Heston
1979 Leo Jaffe
1980 Robert Benjamin
1982 Danny Kaye
1983 Walter Mirisch
1984 M. J. Frankovich
1985 David L. Wolper
1986 Charles “Buddy” Rogers
1990 Howard W. Koch
1993 Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn
1994 Paul Newman
1995 Quincy Jones
2002 Arthur Hiller
2005 Roger Mayer
2007 Sherry Lansing
2009 Jerry Lewis
2012 Oprah Winfrey
2013 Jeffrey Katzenberg
2014 Angelina Jolie
2015 Harry Belafonte
2016 Debbie Reynolds
Frank Sinatra,premio Hersholt 1960
Paul Newman premio Hersholt 1994
Anna Magnani,Oscar 1956 per La rosa tatuata
Audrey Hepburn Oscar 1955 per Vacanze romane
Elizabeth Taylor,Oscar 1961 per Venere in visone
Grace Kelly Oscar 1955 per il film La ragazza di campagna
Ingrid Bergman Oscar 1944 per Angoscia
Jennifer Jones,Oscar 1945 per Bernadette
Joan Crawford,Oscar 1946 per il film Il romanzo diMildred
Joan Fontaine,Oscar 1942 per il film Il sospetto
Sofia Loren,Oscar 1962 per il film La ciociara
Vivien Leight,Oscar per il film Via col vento
Jane Fonda,Oscar 1972 per il film Una squillo per l’ispettore Klute
Liza Minnelli,Oscar 1973 per il film Cabaret
Burt Lancaster,Oscar 1961 per il film Il figlio di Giuda
Charles Laughton,Oscar 1931 per il film Le sei mogli di Enrico VIII
Clark Gable,Oscar 1935 per Accadde una notte
Gary Cooper,Oscar 1942 per il film Il sergente York
Gregory Peck,Oscar 1963 per il film Il buio oltre la siepe
Humphrey Bogart,Oscar 1952 per il film La regina d’Africa
James Stewart,Oscar 1941 per il film Scandalo a Filadelfia
John Wayne,Oscar 1970 per il film Il grinta
Laurence Olivier,Oscar 1942 per il film Amleto
Marlon Brando,Oscar 1955 per il film Fronte del porto
Spencer Tracy,Oscar 1935 per Capitani coraggiosi
1929- Hollywood Roosevelt Hotel
1930-1943-Alternativamente il The Ambassador Hotel …
ed il Biltmore Hotel Millennium
1944-1946-Grauman’s Chinese Theatre
1947-1948- Shrine Auditorium
1949- Academy Award Theater
1950-1960- Pantages Theater
1961-1967- Santa Monica Civic Auditorium
1968-1987- Dorothy Chandler Pavilion, Los Angeles Music Center
2002-2015 Dolby Theatre (Kodak Theatre)
Il giorno dello Sciacallo
Nome in codice Sciacallo.
Un killer inafferrabile,costosissimo ma anche mortalmente efficiente.
Nessuno lo conosce e sopratutto è un killer solitario,uno che agisce da solo,sempre.
E’ a lui che si rivolge l’OAS, guidata da Marc Rodin;l’Organisation de l’armée secrète è un gruppo che si oppone all’indipendenza dell’Algeria,
che da poco è stata concessa al paese africano dal Generale Charles De Gaulle.
Ora l’Oas vuole che a pagare con la vita sia il Presidente della Repubblica francese reo,secondo i terroristi,di tradimento.
L’Organizzazione contatta quindi lo Sciacallo,il quale durante l’incontro segreto che avviene in Austria chiede l’esorbitante cifra di 500.000 dollari
per portare a termine l’attentato,rifiutando anche l’aiuto dell’Organizzazione che ritiene infiltrata dai servizi segreti francesi.
Il problema dell’Oas è recuperare l’ingente cifra richiesta dallo Sciacallo;il tutto viene risolto con una serie di rapine che però mettono sul chi va là
i servizi segreti,che intuiscono la matrice para militare dalla perfezione delle rapine stesse.
Gli stessi rapiscono Wolenski,ex maresciallo della Legione straniera che fiancheggia i capi in esilio dell’Oas,fornendo loro protezione e aiuto.
Con al tortura gli estorcono il nome n codice Chacal e allertano il Ministero degli interni.
Che non resta a guardare e rapidamente creano una unità di crisi e affidano le indagini all’abile commissario Claude Lebel,che contatta immediatamente altri servizi di polizia in tutta Europa.

Nel frattempo lo Sciacallo non è rimasto inoperoso e ha iniziato a pianificare l’attentato,procurandosi documenti falsi,un auto e un fucile di precisione
che sarà l’arma che dovrà uccidere De Gaulle.
Inizia una caccia all’uomo gigantesca:lo Sciacallo,informato da un infiltrato dell’Oas ora sa che la polizia è sulle sue tracce,uccide una donna e prende l’identità
del danese a cui ha rubato il passaporto,sempre inseguito implacabilmente dagli uomini di Lebel,che però sono sempre un passo indietro.
Dopo numerosi colpi di scena si arriva al redde rationem;ora lo Sciacallo è sul luogo dell’attentato,è riuscito ad evadere tutti i controlli.
La polizia lo ha identificato ma arriva poco dopo che il killer ha sparato a De Gaulle.
Solo il caso salva il generale:al momento dello sparo si china e il colpo va a vuto.
Lo Sciacallo non ha il tempo per un altro colpo perchè la polizia lo uccide.
Verrà sepolto senza un nome in un cimitero.
Dall’omonimo romanzo di Frederick Forsyth uscito nel 1971,Il giorno dello Sciacallo è uno dei più letti ed apprezzati libri a sfondo Spy story,il regista regista austriaco naturalizzato statunitense Fred Zinnemann ricava un film teso ed avvincente quanto il romanzo.
Ad appena due anni dalla sua uscita il libro di Forsyth è ormai un caso letterario e la casa di produzione di John Woolf acquista i diritti dello stesso libro creando nel 1973 un film che otterrà in tutto il mondo un lusinghiero successo.
La trama è avvincente e Zinnemann non fa rimpiangere l’atmosfera tesa del libro con un film che non tradisce mai lo spirito originario del romanzo.
La caccia all’uomo è vibrante e piena di colpi di scena;chi ha letto il romanzo non può non notare la fedeltà assoluta di Zinneman alla trama del romanzo stesso, del quale ha cambiato solo qualche dettaglio trascurabile.

Ritmo,tensione,cura dei dettagli.
Caratteristiche di Zinneman,5 Oscar e sopratutto grandi film all’attivo come Mezzogiorno di fuoco (1952),Da qui all’eternità (1953),Un uomo per tutte le stagioni (1966) e Giulia (1977)
Da un regista del genere quindi ci si attende un film rigoroso e affascinante;e il film mantiene sia le premesse che le promesse.
Ottimo il cast,privo di grandissimi nomi ma con attori eccellenti come Edward Fox,Lo Sciacallo e Michael Lonsdale,Claude Lebel.
Bella la fotografia,belle le incursioni nei caruggi genovesi o a Roma.
Un film molto bello,più volte trasmesso in tv ma che curiosamente è di difficile reperibilità in rete.
Sette candidature e una vittoria ai BAFTA Awards 1974 grazie al miglior montaggio (Ralph Kemplen );una candidatura agli Oscar 1974 per il miglior montaggio sempre a Ralph Kemplen

tre candidature ai Golden Globe 1974 come miglior film drammatico, migliore sceneggiatura cinematografica (Kenneth Ross), miglior regista cinematografico (Fred Zinnemann)sono il palmares del film.
Segnalo la scheda location del sito http://www.davinotti.com che mostra le foto delle sequenze girate in Italia all’indirizzo http://www.davinotti.com/index.php?forum=50001298
Il giorno dello sciacallo
Un film di Fred Zinnemann. Con Michel Auclair, Edward Fox, Terence Alexander, Delphine Seyrig
Titolo originale The Day of the Jackal. Giallo, durata 141 min. – USA 1973
Edward Fox: Lo Sciacallo
Terence Alexander: Lloyd
Michel Auclair: Colonnello Rolland
Michael Lonsdale: Claude Lebel
Derek Jacobi: Caron
Timothy West: Berthier
Eric Porter: Colonnello Rodin
Maurice Denham: Generale Colbert
Donald Sinden: Mallinson
Philippe Léotard: Poliziotto
Alan Badel: Ministro degli Affari Interni
Tony Britton: Ispettore Thomas
Adrien Cayla-Legrand: Il Presidente Charles De Gaulle
Jean Martin: l’ex Maresciallo Victor Wolenski
Vernon Dobtcheff: Il poliziotto che interroga Wolenski
Olga Georges-Picot: Denise
Delphine Seyrig: Colette
Denis Carey: Casson
Ronald Pickup: Il falsario ricattatore
Cyril Cusack: Il Sig. Gozzi, l’armaiolo
Jean Sorel: capo commando OAS Jean Bastien-Thiry
Sandro Iovino: Lo Sciacallo
Riccardo Cucciolla: Claude Lebel
Dante Biagioni: Caron
Dario Penne: Ministro degli Affari Interni
Giorgio Piazza: Il Sig. Gozzi, l’armaiolo
Renato Izzo: capo commando OAS Jean Bastien-Thiry
Regia Fred Zinnemann
Soggetto Frederick Forsyth (romanzo)
Sceneggiatura Kenneth Ross
Produttore John Woolf
Fotografia Jean Tournier
Montaggio Ralph Kemplen
Musiche Georges Delerue
Costumi Joan Bridge, Rosine Delamare, Elizabeth Haffenden
Trucco Pierre Berroyer
Fa freddo a Parigi, alle sei e quarante di mattina in una giornata di marzo, e il freddo sembra ancora più intenso
quando sta per essere giustiziato un uomo. L’11 marzo 1963, a quell’ora, nel cortile principale di Fort d’Ivry,
un colonnello dell’aviazione francese era in piedi davanti a un palo conficcato nella ghiaia gelida e mentre gli legavano le mani
fissava con incredulità sempre meno evidente il plotone di fronte a lui, a una ventina di metri.
Un piede strisciò sui sassi, imprecettibile sollievo alla tensione, nell’attimo in cui la benda veniva avvicinata
agli occhi del tenente colonello Jean-Marie Bastien-Thriy, a nascondergli definitivamente la luce.
Il mormorio del sacerdote fu il vano contrappunto al crepitare degli otturatori, quando i soldati caricarono e armarono i fucili.
Al di là del muro di cinta, un clacson insistente: un autocarro Berliet chiedeva strada a qualche veicolo più piccolo che lo intralciava nella sua corsa verso il centro della città. Il suono si spense lontano, confondendosi con il “Puntate!” dell’ufficiale al comando del plotone.
La scarica di fucileria, quando fu il momento, non provocò alcuna increspatura sulla superficie della città al risveglio; soltanto uno stormo
di piccioni si levò in volo verso il cielo, per pochi attimi. L’eco del singolo coup-de-grace, qualche secondo più tardi, si perse nella crescente confusione del traffico al di là del muro.
La morte dell’ufficiale, capo di una banda di assassini della Organisation de l’Armée Secrète che avevano tentato di uccidere il presidente francese, doveva significare una fine – la fine di nuovi attentati alla vita del presidente.
Per uno scherzo del destino segnava invece un inizio, e per spiegarne perché è necessario spiegare prima perché un corpo crivellato di proiettili si trovasse, legato a un palo, nel cortile del carcere militare, a pochi chilometri da Parigi, in quella mattina di marzo…

L’opinione di galaverna dal sito http://www.filmtv.it
Film che, nella sua freddezza e relativa semplicità stilistica, regala un’ottima prova di cosa dovrebbe essere un thriller senza inutili orpelli,
sovrascritture ed effetti speciali che non sempre riescono a dare la marcia in più a film spesso mediocri. Qui invece si lavora unicamente sulla psicologia dei protagonisti,
non distinguendo in questo che si tratti di “guardie” o di “ladri” ma facendo emergere (ma non predominare) debolezze umane e presunte virtù. Al tempo stesso però si riesce ad avere un buon ritmo d’insieme
grazie anche ai continui spostamenti del protagonista e soprattutto ad un finale rocambolesco ed a tratti imprevedibile.
Ottima la prova di Fox, forse la sua migliore in assoluto, un film che ha fatto scuola e merita sicuramente la sua lunga visione.
L’opinione di Manticora dal sito http://www.filmscoop.it
Altro che The Jackal, l’originale è superiore sotto tutti i punti di vista. Zinneman costruisce un piccolo gioiello di tensione e suspance,
dando alla figura dello sciacallo un profondità notevole, certo potrebbe essere il solito killer a pagamento, ma la costruzione della sua
figura merita un plauso. Il personaggio è perfettamnete calibrato, elegante, inteligente, attento, spietato, capace di improvvisazione
e assolutamente letale. Lo seguiamo nella sua “missione” con la polizia che gli arranca dietro, più che le forze dell’ordine
sono gli imprevisti che porteranno ad un epilogo al cardiopalma: l’auto danneggiata in un incidente,
la scoperta della sua identità fittizia perchè il cadavere del suo prestanome viene trovato, infine il chinarsi in avanti del bersaglio
che evita di essere ucciso al primo colpo. Ottime musiche, le location francesi sono eccellenti, il tutto caratterizzato da una prova
attoriale per quanto riguarda tutti gli attori ottima. Un vecchio crime story che non perde di freschezza, infarcito anche di fatti reali,
come il fallito attentato al Generale che riesce a scamparla grazie alla resistenza della sua DS.
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Questo non è solo un buon thriller (diretto da un ottimo regista) ma è anche uno dei migliori adattamenti cinematografici realizzati da un
libro (la spy story di Forsyth). Film ottimamente sceneggiato, con un buon ritmo e senza inutili trovate spettacolari,
il film ha il pregio di essere interpretato da attori non conosciutissimi e perciò credibili nei propri ruoli,
a partire dal tenace vice ispettore Lebel (Michel Londsdale), impegnato nella caccia al killer.
Pigro
La certosina preparazione dell’omicidio di De Gaulle contro la spasmodica ricerca dei sicario: un thriller emozionante,
scandito dal laborioso silenzio della lunga organizzazione del delitto, quasi una pantomima di morte
ben incarnata da un algido Fox (equilibrata dall’altrettanto freddo Lonsdale).
Un’asciuttezza stringente (anche se la durata del film è eccessiva), esaltata dal duello a distanza tra i protagonisti.
Di grande efficacia anche il bel carosello paesaggistico-ambientale nella triangolazione Inghilterra-Francia-Italia.
Cotola
Teso e vibrante fanta-thriller che nonostante la sua lunga ed insolita durata per un film di genere (circa due ore e mezzo) riesce a
mantenere altissima la tensione fino al finale.
Merito di una regia estremamente professionale e di una sceneggiatura essenziale ma molto efficace.
Godibile per tutti, da non perdere per chi ama questo tipo di pellicole.
Daniela
Buon fanta-thriller che dimostra come sia possibile girare un film avvincente nonostante la durata (forse eccessiva) senza ricorrere a
nomi illustri nel cast oppure a facili scappatoie spettacolari per vivacizzare una storia a rischio di “freddezza”.
Confronto a distanza fra Fox, killer elegante e quasi stilizzato, ed il bravo Lonsdale, poliziotto paziente e tenace che gli dà la caccia.
Mentre le scelte di regia imprimono alla vicenda un carattere quasi documentario, la tensione concede poche pause, fino al secco finale.
Caesars
Fred Zinnemann ci regala un film spionistico di notevole livello a cui una notevole durata non reca nessun danno.
La vicenda è raccontata senza nessun eccesso teso a spettacolarizzare gli eventi e si segue col fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Oltre al regista il merito della riuscita del film è dovuto anche ad una sceneggiatura precisa e senza fronzoli e all’ottima
interpretazione degli attori. Nota di colore: alcune scene sono ambientate nei “caruggi” della mia amata Genova. Assolutamente da vedere.
Magnetti
“Il giorno dello sciacallo” è un thriller/poliziesco che avvince come pochi altri. Si rimane affascinati da una vicenda fantapolitica-terroristica
molto suggestiva in cui sceneggiatori e regista vanno sicuramente premiati. In alcuni momenti la tensione si fa quasi insostenibile,
nonostante si siano evitate inutili scene ad effetto. Molto interessante anche la prova del commissario di polizia.
Lo sciacallo Fox è l’unico anello debole (con quel suo aspetto un po’ dandy e effeminato). Farà meglio di lui Bruce Willis nel remake.
Saintgifts
Senza dubbio un grande esempio di cinema. Non solo perché riesce a far quadrare tutto (sceneggiatura, regia, interpretazioni affidandosi “solo” ai mezzi classici di ripresa,
quindi cinema allo stato puro) ma perché, in una apparente freddezza quasi documentaristica riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore, senza alcun momento vuoto e con
ricchezza di particolari che si potevano ritenere superflui ma utili invece a farci entrare nella psicologia dei personaggi. Per questo e per l’alternanza delle scene, la durata non si avverte.
Graf
Grande Zinnermann! Uno dei rari esempi nel quale un film di origine letteraria non è inferiore al romanzo da cui è tratto.
Il regista ha scelto la via della non spettacolarizzazione della vicenda–thrilling,
una scelta stilistica che sembrava suicida ma che invece si è rilevata vincente. Niente ridondanza del linguaggio,
anzi secchezza documentaristica, niente pedinamenti ma giochi di scacchi tra sicario e polizia, niente sparatorie assordanti
ma silenzi tesi ed ansiosi, niente scoppi di violenza ma inganni freddi e razionali. Un film a sangue freddo.


































































































































































































































































































































































































































































































































