I peccati di madame Bovary
Charles Bovary è un oscuro medico condotto di provincia; ha sposato al giovane e bellissima Emma, che è innamorata di lui ma che soffoca nella piccola casa in cui è costretta a vivere.
Soffre anche le ristrettezze economiche in cui vive, rimpiange la vita movimentata e allegra della Parigi piena di vita che ha dovuto lasciare.
Sogna quindi ad occhi aperti una vita differente da quella sostanzialmente piatta in cui si è dovuta adagiare.
Un’occasione di svago è rappresentata dalla festa che i marchesi di Andervilliers organizzano e alla quale i coniugi Bovary partecipano:durante il gran ballo serale, mentre suo marito sembra annoiarsi profondamente, Emma viene avvicinata e corteggiata dal visconte Gaston Fresnay, ma la donna pur lusingata evita di cedere all’affascinante corteggiatore.
Il visconte muore in un duello e Emma, sempre più intristita dalla sua vita piatta conosce dapprima il giovane Leon, che inutilmente le fa delle avance ma alla fine cede alla corte di Rudolph Boulanger, un ricco proprietario terriero che ne fa la sua amante.
Emma sembra finalmente più felice, inizia anche ad indebitarsi con Adolphe Léreux, un viscido sarto che le fornisce abiti finalmente adeguati ma che fatalmente ora la tiene in pugno.
Rudolph, che le aveva promesso una vita diversa e che voleva portarla con se a Parigi, non mantiene quanto promesso e lascia la donna che a questo punto accetta la corte di Leon.
Ma Adolphe Léreux scopre la loro relazione e inizia a ricattare Emma, minacciandola di incassare le cambiali che la donna improvvidamente gli ha firmato; Emma riesce a contattare Boulanger e gli chiede del denaro per riscattare le cambiali,ma l’uomo non l’aiuta.

Di fronte alla possibilità che il sarto crei uno scandalo, Emma accetta di diventare la sua amante, ma dopo essersi concessa Emma prova disgusto di se stessa a tal punto da decidere di morire.
Sale su un ponte determinata a suicidarsi, ma mentre sta per attuare il suo proposito si ferma:decide di continuare a vivere e cambiare quella vita che l’ha portata a perdere la stima in se stessa…
I peccati di Madame Bovary, film del 1969 diretto da Hans Schott-Schöbinger è una riedizione per il grande schermo del celebre romanzo di Gustave Flaubert Madame Bovary, uscito nel 1856 e che suscitò grande scandalo in Francia tanto da costare al suo autore un processo per oltraggio alla morale.
Flaubert, al suo esordio come scrittore, si era ispirato ad una storia vera, quella di Delphine Delamare che si suicidò in seguito ad alcune vicende raccontate nel romanzo.

Per la cronaca la donna, dopo aver contratto numerosi debiti per l’acquisto di pellicce e gioielli, si suicidò a soli 26 anni ingerendo del cianuro.
Flaubert quindi riprese questa storia, utilizzandola come pretesto per mostrare il degrado morale della borghesia francese e contemporaneamente indicare la condizione sottomessa delle donne francesi.
Il regista di origine austro ungarica, nato nel 1900 sotto il dominio asburgico si ispira in gran parte al romanzo, senza però rispettarne il tragico finale (nel libro Emma muore, come accadde nella realtà a Delphine) e sopratutto allontanandosi ben presto da quell’aria volutamente di denuncia che si respira nell’opera di Flaubert.
Quello che vien fuori è un prodotto eminentemente commerciale, in cui la letteratura è messa a bella posta da parte a vantaggio di una descrizione completamente didascalica, in cui sparisce del tutto l’atmosfera viziosa e repressa della borghesia francese a tutto vantaggio degli aspetti pruriginosi della vicenda.

La regia è monocorde, ma priva di grosse falle; il film a tratti sembra diventare una soap opera anche se va detto mantiene una dignità che manca a molti prodotti del genere.La presenza di Edwige Fenech, non ancora diventata la star della commedia sexy si rivela un buon acquisto, perchè la bellissima attrice, quando è stata messa a confronto con copioni non banali, ha sempre mostrato che la sua recitazione era tutt’altro che dilettantesca.
Però il film non incide più di tanto, privo com’è di profondità e di analisi sia ambientali che del personaggio.
La Emma Bovary del film appare molto più frivola del personaggio di Flaubert e tutti i personaggi della pellicola stessa appaiono pesantemente stereotipati.
Tuttavia come già detto no siamo di fronte ad un B movie ma ad un tentativo, parzialmente riuscito, di abbinare letteratura e immagini in un amalgama coerente.

Per fortuna Schott-Schöbinger non preme troppo l’acceleratore sull’erotismo, forse anche perchè siamo sul finire degli anni sessanta e la censura è sempre minacciosamente presente.
Un’opera quindi che può valere una visione, alla luce anche della discreta ambientazione e della bella fotografia; certo siamo distanti quasi anni luce dalla tensione e compattezza della prima versione cinematografica di Jean renoir e la Fenech non è certo Valentine Tissier così come la Madame Bovary del 1991 diretta da Claude Chabrol, con Isabelle Huppert nei panni di Emma è non solo un adattamento calligrafico al romanzo ma è abissalmente più affascinante della versione di Schöbinger.

Che l’anno precedente aveva diretto il più che discreto Andrée – l’esasperazione del desiderio nell’amore femminile e che nel corso della sua carriera diresse in totale 13 pellicole caratterizzate da un onesto mestiere.
Il cast fa il suo lavoro con diligenza e oltre la citata Fenech segnalo la presenza di un’affascinante Patrizia Adiutori, altra attrice dalle ottime doti finita però ai margini del cinema che conta.
Il film è disponibile in un’ottima riduzione digitale in streaming, all’indirizzo http://www.cineblog01.net/i-peccati-di-madame-bovary-1969/
I peccati di madame Bovary
Un film di Hans Schott-Schobinger. Con Peter Carsten, Franco Ressel, Edwige Fenech, Luigi Bonos,Gianni Dei, Gerhard Riedmann, Patrizia Adiutori Drammatico, durata 91′ min. – co produzione Italia Germania 1969
Edwige Fenech: Emma Bovary
Gerhard Riedmann: Charles Bovary
Manja Golec: Madeleine
Peter Carsten: Rudolph Boulanger
Patrizia Adiutori: Amante di Rudolph
Franco Borelli: Gaston
Maria Pia Conte: Madeleine
Gianni Dei: Leon Dubois
Franco Ressel: Adolphe Leureaux
Rossana Rovere: Felicita, la domestica
Gigi Bonos: Giocatore di carte
Edda Ferronao: Anastasia
Regia Hans Schott-Schöbinger
Soggetto Gustave Flaubert (romanzo)
Sceneggiatura Arnulf Mann
Casa di produzione Tritone Filmindustria
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Klaus Von Rautenfeld
Montaggio Enzo Alabiso
Musiche Hans Hammerschmidt
Scenografia Nino Borghi
Costumi Massimo Bolongaro
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Checchè se ne voglia dire, la Fenech come attrice è assolutamente credibile. Certo che i ruoli che le sono stati offerti nella sua carriera sono un po’ tutti simili, diciamo da donna sottomessa (e frequentemente svestita). Qui, giovanissima, non fa eccezione; il romanzo è noto (e adattato abbastanza fedelmente) e qualche nudo generosamente offerto qua e là lo rimpolpa, costituendo l’attrattiva di fondo di una pellicola scialba e poco ispirata, ma non per questo meno onesta.
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Libero adattamento del romanzo di Flaubert, reca tutta la viscosità narrativa e la stereotipata ricercatezza scenografica riscontrabile nella maggioranza delle produzioni italo-tedesche (e italo-austriache); l’erotismo langue, l’enfasi dialogica per rammentarne l’origine letteraria stucca e la tapina Emma Bovary è consegnata ad una Fenech d’insopportabile rigidità. L’unico rimarchevole segno è lasciato da Patrizia Adiutori in déshabillé mentre si fa accarezzare gambe e piedi nudi dal calore del caminetto.
L’opinione di Undijing dal sito http://www.davinotti.com
Molto liberamente ispirato alla novella scritta dalla mano di Gustave Flaubert, è in realtà un film che rientra nel lotto (squallidissimo) di pellicole realizzate sul finire degli anni ’60 in scadenti co-produzioni italo-tedesche. Questo, tra tutti, pur essendo un mattone malamente digeribile, ha dalla sua un cast interessante. Oltre alla bella Fenech figurano alcuni volti italiani invischiati in produzioni “bis”, tra i quali meritano la segnalazione Patrizia Adiutori, Gianni Dei e Maria Pia Conte. Supervisionato da Sergio Martino, che conosce qua la divina Edwige. Da vedere per curiosità.
Stupro (Lipstick)
Gordon Stewart, insegnante di musica di Kathie McCormick si introduce in casa di Chris e la stupra brutalmente; denunciato dalla ragazza l’uomo viene processato.
Ma durante il dibattimento un abile avvocato riesce a instillare nella giuria il seme del dubbio, facendo apparire Chris come un’adescatrice;l’uomo viene quindi assolto, ma poco tempo dopo violenta anche Kathie.
Cosi a Chris non resta altro da fare che agire e fare giustizia da se…
Script semplice per una storia vista molte volte sullo schermo:in fondo è questo il tema portante di Lipstick,circolato sugli schermi italiani con il titolo peraltro efficace e crudo di Stupro,sotto la direzione del regista californiano Lamont Johnson,scomparso nel 2010.
Stupro è un film girato in un periodo storico molto complesso per gli Usa; era il momento in cui l’opinione pubblica si trovò davanti ad un’ondata di violenza senza precedenti,con conseguente richiesta di maggior rigore nei confronti di chi delinqueva.

Lo stupro era una delle forme di violenza più diffuse e spesso avvocati con molto pelo sullo stomaco riuscivano a far assolvere i loro clienti, creando nell’opinione pubblica un movimento favorevole alla giustizia personale.
Che è poi il leit motiv di alcuni film con la stessa tematica di Lipstick (Stupro nella versione italiana); da Non violentate Jennifer a Il giustiziere della notte a Thriller passando per Sotto accusa, la vendetta personale la dove non arriva la giustizia ordinaria appare come l’unico modo per eliminare alla radice il problema.
Un messaggio aberrante,se vogliamo, ma comprensibile alla luce di quello che riportano le cronache del tempo.
Lipstick, diretto da Lamont Johnson è sostanzialmente diviso in tre tronconi:nella prima parte assistiamo alla preparazione allo stupro e l’evento criminale stesso, seguito dal processo (la parte più lunga) e la parte finale in puro stile rape & revenge.

Se la prima parte è caratterizzata dal brutale stupro di Chris, la seconda vede snodarsi il processo, con l’avvocato di Gordon Stewart che riesce a ribaltare la verità mostrando Kathie non come una vittima ma come un’adescatrice.Infine la vendetta di Chris, dopo che anche la sorella minore ha dovuto subire la cieca bestialità dell’insegnante di musica.
Il film non racconta in pratica nulla di nuovo ed è abbastanza piatto sia nella parte che riguarda la sceneggiatura sia nello svolgimento, abbastanza anonimo.Alla fine l’unico vero motivo di interesse diventa la presenza della bellissima e sfortunata Margaux Hemingway, nipote del grande scrittore americano morta probabilmente suicida nel 1996 a soli 42 anni.
La splendida modella è la cosa più convincente del film, assieme a sua sorella Mariel che all’epoca del film aveva 12 anni; il resto del cast naviga abbastanza anonimamente irretito anche da una sceneggiatura senza alcun colpo di genio.
Forse la parte più forte del film è tutta nella sequenza dello stupro, con la povera Chris costretta a un rapporto sodomitico concluso poi, in segno di sfregio, con l’utilizzo da parte del violentatore di un rossetto su parte del volto (lipstick in inglese è esattamente rossetto)
Il film è abbastanza raro e non ho trovato in rete alcuna traccia di una versione italiana; su You tube è possibile visionare solo alcune parti del film, peraltro le più noiose.
Stupro
Un film di Lamont Johnson. Con Chris Sarandon, Perry King, Margaux Hemingway, Anne Bancroft, Mariel Hemingway Titolo originale Lipstick. Drammatico, durata 90′ min. – USA 1976.
Margaux Hemingway … Chris McCormick
Chris Sarandon … Gordon Stuart
Perry King … Steve Edison
Robin Gammell … Nathan Cartright
John Bennett Perry … Martin McCormick
Mariel Hemingway … Kathy McCormick
Francesco Scavullo … Francesco
Meg Wyllie … Sorella Margaret
Inga Swenson … Sorella Monica
Lauren Jones … Poliziotta
William Paul Burns … Giudice
Way Bandy … Creatrice Make-up
Harry King … Parrucchiera
Sean Byrnes … Fotografo
Catherine McLeod … Fotomodella
Regia:Lamont Johnson
Sceneggiatura:David Rayfiel
Produzione:Dino De Laurentiis,Freddie Fields
Musiche:Michel Polnareff
Fotografia:Bill Butler
Montaggio:Marion Rothman
Casting:Mary Goldberg
L’opinione del Morandini:
Giovane fotomodella viene violentata da un insegnante di musica. Al processo l’uomo, difeso da un astuto avvocato, è assolto. Quando poi lui ci ritenta e violenta la sorella, questa lo uccide. Girato in piatto stile televisivo, ha il torto di denunciare qualcosa con strumenti inadatti. Il fine non giustifica i mezzi.
L’opinione di Atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Rancido thriller cronachistico-giudiziario ad effetto che all’epoca fece scalpore per la crudezza delle immagini di violenza sessuale. Ma gli attori inespressivi e la piattezza generale annullano qualsiasi suspense. Chissà come c’è finita dentro la povera Bancroft.
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Titolo crudo (solo nell’edizione italiana), per un film che azzarda lievemente una confusa analisi degli effetti psicologici su Chris (la bellissima Margaux Hemingway), volgarmente spiata e posta di fronte ad atti osceni (il musicista sadico che si espone in azioni solitarie nella penombra notturna). Il maniaco, assolto dall’accusa, violenta anche la sorella scatenando l’ira di Chris. Anticipa di parecchi anni il discutibile Sotto Accusa (1988), pellicola simile ma rafforzata da un plot più serio e da un’attrice d’alta classe (Jodie Foster)
L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Film drammatico a sfondo sociale ideato in un periodo in cui le violenze sessuali in America erano all’ordine del giorno, realizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica. Le prime immgini (tralasciando le primissime in stile Sotto il vestito niente) hanno una certa connotazione thrilling. La giovane e sensualissima Margaux Hemingway riesce a interpretare abbastanza bene la difficile parte della vittima. La parte processuale è interessante, il finale discutibile, ma la pellicola si prefigge di porre delle domande. E ci riesce.
Vi prego di dedicare pochi secondi per rispondere al sondaggio che segue:le vostre opinioni sono importantissime!
1969 Un anno di cinema
Il 1969, ultimo anno del decennio sessanta, chiude per il nostro paese un periodo irripetibile, che porta l’Italia ad essere uno dei paesi più industrializzati al mondo.
Anche per l’umanità intera è un anno fondamentale:il 21 luglio Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono i primi uomini a camminare sul suolo lunare. La missione spaziale Apollo 11, partita il 16 luglio, termina il 24 luglio.Il sogno del volo nello spazio è quindi compiuto e come dirà Armstrong “«That’s one small step for (a) man, one giant leap for mankind “ovvero “Questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità“.
Un anno fondamentale in molti campi della creatività umana, dalla musica all’arte per finire al cinema, che presenterà una serie di capolavori davvero unici.
Accanto, episodi drammatici come la morte di Jan Palach a gennaio;lo studente cecoslovacco si da fuoco per protestare contro l’invasione russa della Cecoslovacchia.
John Voight e Dustin Hoffman nello splendido Un uomo da marciapiede
Un maggiolino tutto matto
Nell’agosto del 1969 il mondo del cinema è sconvolto dalla tragica morte dell’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski; l’attrice è massacrata nella sua abitazione di Los Angeles, mentre era a due sole settimane dal parto.Con lei perdono la vita due suoi amici ad opera della setta di Manson.
L’anno si chiuderà,per il nostro paese,in maniera drammatica;il 12 dicembre, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana in Milano esplode una bomba che uccide 17 persone e ne ferisce 88.E’ l’inizio della strategia della tensione e il passaggio drammatico del nostro paese agli anni di piombo.
Il cinema vive una stagione felicissima, grazie all’aumento esponenziale degli spettatori, attirati dalla quantità ma sopratutto dalla qualità dell’offerta;è iniziata la concorrenza della tv, che da qualche anno ha diversificato l’offerta presentando il sabato sera spettacoli per la famiglia, ma nel paese c’è voglia di evasione e le sale cinematografiche nei week end fanno segnare il tutto esaurito.
Marlon Brando in Queimada
Prendi i soldi e scappa di Woody Allen
Nel 1969 Hollywood assegna i suoi premi oscar che vedono, a sorpresa,premiato come miglior film Oliver! di Carol Reed interpretato da Oliver Reed.
Carol Reed si aggiudica anche l’Oscar come miglior regista mentre Cliff Robertson per I due mondi di Charly si aggiudica il premio come miglior attore protagonista.
Migliori attrici (ex aequo) sono due grandi di Hollywood: Katharine Hepburn per Il leone d’inverno (The Lion in Winter) e Barbra Streisand per Funny Girl mentre miglior film straniero è Natascia – L’incendio di Mosca (Voina i mir), regia di Sergej Bondarcuk.
A Cannes trionfa Se… (If…), regia di Lindsay Anderson (Gran Bretagna) che batte concorrenti come Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras (Algeria/Francia),Easy Rider, regia di Dennis Hopper (USA),Gli intoccabili, regia di Giuliano Montaldo (Italia).
Porcile, di Pier Paolo Pasolini
Oliver, vincitore dell’Oscar 1969
Jane Fonda in Non si uccidono così anche i cavalli?
Il presidente della giuria è Luchino Visconti, il premio per il miglior attore va a Jean-Louis Trintignant mentre quello per la miglior attrice a Vanessa Redgrave.
A Taormina si attribuiscono i David di Donatello, i nostri Oscar: vince, come miglior regista Franco Zeffirelli con Romeo e Giulietta mentre miglior attori sono Alberto Sordi e Gina Lollobrigida.
Il film più visto della stagione è l’ottimo Nell’anno del Signore di Luigi Magni, che racconta una storia tragica del nostro paese, avvenuta poco prima della fine del potere temporale della chiesa ma è tutta l’annata a essere caratterizzata dalla presenza sugli schermi di ottimi prodotti.
Uno dei prodotti migliori è Un uomo da marciapiede diretto da John Schlesinger e interpretato da Jon Voight, Brenda Vaccaro, Dustin Hoffman, Sylvia Miles, storia metropolitana di un’amicizia, della disillusione del sogno americano e dell’emarginazione nelle grandi metropoli.Leggendario il tema musicale, quell”Everybody’s Talkin'” di Fred Neil, cantata da Henry Nilsson che diverrà un evergreen.
Nell’anno del signore
Mimsy Farmer in More
Sugli schermi mondiale scoppia il fenomeno Easy rider, opera prima dell’attore Dennis Hopper interpretato da Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper. Un malinconico on the road che racconta l’impossibile sogno di libertà di alcuni amici in un’America ormai profondamente in crisi anche nei suoi valori fondamentali.
Sam Peckinpah celebra il tramonto dell’epopea del West con un film ormai diventato storico;Il mucchio selvaggio, interpretato da William Holden, Ernest Borgnine, Warren Oates, Robert Ryan è il western più violento della storia del cinema, il più amaro.La frontiera non esiste più, il mito dell’eroe e del pioniere sono stati abbandonati, sta per nascere la grande nazione americana, con le sue contraddizioni e le sue speranze.
Un altro western spopola sugli schermi mondiali: si tratta di Butch Cassidy, di George Roy Hill interpretato da Robert Redford, Paul Newman, Katharine Ross che racconta l’amicizia tra Butch Cassidy e Sundance Kid, un’amicizia ormai fuori dal tempo.Premiato con 4 Oscar, con una colonna sonora sontuosa firmata da Bacharach Butch Cassidy è un film tenero e violento ma al tempo stesso magico.
Metti una sera a cena
Catherine Deneuve in La mia droga si chiama Julie
Grande successo per la prima regia cinematografica di Woody Allen, Prendi i soldi e scappa, interpretato da Woody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire, Lonny Chapman, bizzarra storia di un rapinatore imbranato che puntualmente combina disastri.
L’Italia risponde con film memorabili come La caduta degli dei di Luchino Visconti, saga familiare distruttiva sullo sfondo dell’ascesa al potere in Germania del nazismo.Grazie ad un cast eccezionale che comprende Dirk Bogarde, Ingrid Thulin, Helmut Griem, Renaud Verley, Umberto Orsini e Florinda Bolkan,Visconti racconta in 155 minuti le vicende degli odi e dei tradimenti che sconvolgono la vita degli Essenbeck, una ricchissima famiglia tedesca dilaniata dalle lotte interne per la supremazia e dai diversi accostamenti al nuovo mito tedesco, il nazismo.
Come già accennato,il 1969 vede come campione d’incassi il film di Magni Nell’anno del Signore…storia popolare ambientata nella Roma di Leone XII interpretata da un cast di attori assolutamente in stato di grazia, come Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Britt Ekland, Robert Hossein. Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco.
Vittorio De Sica propone I girasoli, con la collaudata coppia Mastroianni-Loren ad interpretare due giovani che si innamorano ma che saranno divisi dalla guerra, in particolare quella sfortunata e scellerata che mandò la nostra Armir a combattere sul fronte russo dove morirono decine di migliaia di nostri giovani in una spedizione criminale preparata male e conclusa peggio.
La caduta degli dei
La bambolona
Porcile di Pasolini fa scandalo; la storia amarissima di due giovani diametralmente opposti che scelgono strade diverse per vivere la loro vita pur essendo un’allegoria è troppo scomoda per piacere alla borghesia. Il film viene in pratica boicottato in tutti i modi, ma otterrà ugualmente un buon successo.
Gillo Pontecorvo chiama la star di Hollywood Marlon Brando ad interpretare William Walker, un agente britannico che appoggia la rivoluzione degli abitanti di un’isola contro il dominio portoghese.Queimada, il film che racconta queste vicende, è un discreto successo ai botteghini ma è accolto freddamente da buona parte della critica, pur essendo un affresco molto intelligente sul colonialismo.
Il geniaccio Ken Russell propone Donne in amore, con Glenda Jackson, Oliver Reed, Jennie Linden, Alan Bates, Eleanor Bron, tratto da un romanzo di David H. Lawrence; il film viene pesantemente censurato per le scene che vedono i due amici protagonisti lottare nudi e sopratutto per la tematica omosessuale che permea il film.
Liliana Cavani propone un film bellissimo e sottovalutato, I cannibali, nel quale viene portato ai tempi d’oggi il mito di Antigone.
Isabella duchessa dei diavoli
Senta Berger in Infanzia vocazione prime esperienze…
Il film mostra un altro volto del Potere, quello che non solo uccide ma impedisce la sepoltura dei corpi dei caduti a monito dei sopravvissuti,un Potere assoluto e non sfidabile se non a prezzo della vita.Il film, interpretato da Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti è opera corrosiva e di grande effetto visivo, ma viene capita solo a metà dalla critica.
Per Federico fellini è il momento di proporre il suo Satyricon, ovviamente ispirato all’opera di Petronio; come al solito, siamo di fronte ad un prodotto amatissimo dai critici e pochissimo dal pubblico.In realtà l’opera presenta la consueta visionarietà di fellini, ma non è certo prodotto da grande pubblico.
Con la regia di Robert Stevenson la Disney propone un classico per le famiglie, Un maggiolino tutto matto, storiella di una Wolksvagen che ha una sua intelligenza e che ne combina di tutti i colori.
Il mucchio selvaggio
Spulciano tra i film di quell’anno ci sono da segnalare l’ottimo Il clan dei siciliani,regia di Henri Verneuil,con Jean Gabin, Alain Delon, Amedeo Nazzari, Lino Ventura, saga familiare noir che racconta la storia di una rapina e di un amore proibito all’interno di una famiglia in cui vigono le leggi d’onore della mafia siciliana, il bellico Dove osano le aquile di Brian G. Hutton con Richard Burton, Clint Eastwood, Patrick Wymark, storia della liberazione di un generale statunitense tenuto prigioniero in un castello fortificato sulle montagne bavaresi mentre una menzione essenzialmente negativa la merita Amore e rabbia, prodotto costruito a più mani dai registi Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini con Nino Castelnuovo, Ninetto Davoli, Julian Beck, Tom Baker che dimostra ancora una volta come gli esperimenti di co-regia siano assolutamente inutili portando invariabilmente a dei corti d’autore spesso noiosi e senza mordente.
Il commissario Pepe
Il clan dei Siciliani
If…
Vanno segnalati ancora:
–Z – L’orgia del potere,regia di Costa Gavras con Irene Papas, Jean-Louis Trintignant, Charles Denner, Yves Montand,storia di un complotto ordito dalla polizia per eliminare un oppositore del governo sventato da un magistrato incorruttibile;
–La mia droga si chiama Julie, regia di François Truffaut con Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve,un dramma a sondo amoroso che vede un industriale innamorarsi di una splendida truffatrice con finale drammatico;
–Non si uccidono così anche i cavalli? regia di Sydney Pollack con Susannah York, Jane Fonda, Gig Young,ancora una volta una metafora amarissima sull’America e sulle sue contraddizioni;
–Metti, una sera a cena,regia di Giuseppe Patroni Griffi con Jean-Louis Trintignant, Florinda Bolkan, Lino Capolicchio, Tony Musante, Annie Girardot,ripreso da una piece teatrale a sondo dramma borghese sui vizi della classe stessa interpretata da grandi attori e con una colonna sonora indimenticabile firmata da Morricone;
I girasoli, con Mastroianni e la Loren
Pierre Clementi in I cannibali
Fellini-Satyricon
–Certo certissimo… anzi probabile,regia di Marcello Fondato con Claudia Cardinale, Robert Hoffman, Catherine Spaak, Nino Castelnuovo,commedia a sfondo sentimentale venata di ironia sul rapporto tra due amiche che dopo alcune vicissitudini scopriranno che è meglio vivere insieme che con degli uomini;
–Il commissario Pepe,regia di Ettore Scola con Ugo Tognazzi, Giuseppe Maffioli, Silvia Dionisio, Marianne Comtell, Elsa Vazzoler, splendido affresco sui vizi nascosti della provincia italiana, con protagonista un superlativo Ugo Tognazzi;
–Cuore di mamma di Salvatore Samperi con Philippe Leroy, Beba Loncar, Carla Gravina, Yorgo Voyagis,bruttissimo e sopravvalutato film incentrato su una figura femminile e sui suoi figli, allegoria del disfacimento della famiglia, dei suoi valori e sullo sfondo ambiziosamente anche quello della società;
–Alice’s restaurant, di Arthur Penn con Arlo Guthrie, Pat Quinn, Pete Seeger,amara storia di un gruppo di hippy che malinconicamente faranno ritorno alle loro case dopo aver vissuto l’esperienza della coabitazione in una chiesa sconsacrata
–Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano di Luigi Comencini con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Senta Berger, Raoul Grassilli, il film più fedele ( e il più bello) dedicato alla vita del grande seduttore veneziano.
Easy rider
Dove vai tutta nuda?
Dove osano le aquile
Tra i film del 1969 che hanno avuto un buon riscontro di pubblico si segnalano Isabella duchessa dei diavoli di Bruno Corbucci,La bambolona di Franco Giraldi,Vedo nudo di Dino Risi,Orgasmo di Umberto Lenzi,Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile,More-Di più, ancora di più di Barbet Schroeder
Come dicevo in fase di introduzione, il cinema è ormai nell’età dell’oro e nei successivi 4-5 anni il cinema italiano produrrà centinaia di prodotti eccellenti, con una proliferazione di generi, di talenti che non avrà più eguali.
Un’esplosione vitale, incoraggiata da molti fattori, sopratutto da una creatività collegata d un interesse del pubblico che purtroppo scemerà proprio a metà degli anni settanta, creando le premesse per un declino inarrestabile che porterà ad una riduzione dei prodotti qualitativamente accettabili fino alla triste stagione dei film di Pierino, dei film hard core e delle tarde produzioni degli anni ottanta.
Glenda Jackson in Donne in amore
Carla Gravina in Cuore di mamma
Certo,certissimo, anzi…probabile
Butch Cassidy
Amore e rabbia
Alice’s rastaurant
Z-L’orgia del potere
Miglior film :Oliver! , regia di Carol Reed
Miglior regia : Carol Reed – Oliver!
Miglior attore protagonista : Cliff Robertson – I due mondi di Charly
Migliore attrice protagonista : Katharine Hepburn (ex aequo) – Il leone d’inverno
Barbra Streisand (ex aequo) – Funny Girl
Miglior attore non protagonista :Jack Albertson – La signora amava le rose
Migliore attrice non protagonista: Ruth Gordon – Rosemary’s Baby
Miglior film straniero : Natascia – L’incendio di Mosca regia di Sergej Bondarcuk

Palma d’oro: Se… (If…) di Lindsay Anderson
Grand Prix Speciale della Giuria: Adalen 31 regia di Bo Widerberg
Premio della giuria: Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras
Prix d’interprétation féminine: Vanessa Redgrave – Isadora, regia di Karel Reisz
Prix d’interprétation masculine: Jean-Louis Trintignant – Z – L’orgia del potere , regia di Costa-Gavras
Premio per la migliore opera prima: Easy Rider, regia di Dennis Hopper

Miglior regista:Franco Zeffirelli – Romeo e Giulietta
Migliore produttore:Bino Cicogna – C’era una volta il West (ex aequo)
Gianni Hecht Lucari – La ragazza con la pistola (ex aequo)
Migliore attrice protagonista :Gina Lollobrigida – Buonasera, signora Campbell (ex aequo)
Monica Vitti – La ragazza con la pistola (ex aequo)
Migliore attore protagonista Alberto Sordi – Il medico della mutua (ex aequo)
Nino Manfredi – Vedo nudo (ex aequo)
Miglior regista straniero:Roman Polanski – Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York
Miglior produttore straniero Stanley Kubrick – 2001: Odissea nello spazio
Migliore attrice straniera :Barbra Streisand – Funny Girl (Funny Girl) (ex aequo)
Mia Farrow – Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (ex aequo)
Migliore attore straniero Rod Steiger – Il sergente (The Sergeant)
Gli invisibili parte seconda

Ritorniamo a parlare degli invisibili, ovvero di quei film che sono letteralmente scomparsi sia dai riversaggi in digitale sia dagli schermi tv;ho già accennato ai motivi per i quali molte pellicole sono diventate “missing”, creando un vistoso buco nella conoscenza del fenomeno cinematografico sopratutto nei decenni 60 e 70.
Anche molti film degli inizi degli anni 80 sono praticamente scomparsi dalle programmazioni tv, complice anche il dimagrimento subito dalle tv locali, nettamente diminuite oggi in rapporto al numero esistente 30 o 40 anni addietro.
Come molti ricorderanno, verso la metà degli anni settanta una moltitudine di emittenti gestite anche in modo dilettantesco si riversò nell’etere:la conseguenza principale fu un aumento abnorme della programmazione di film spesso di livello bassissimo, con interi cataloghi saccheggiati e proposti in tv senza alcun filtro.Per qualche tempo, infatti, in orari nemmeno troppo antelucani vennero presentati film in edizioni prive di tagli censorei, con la logica conseguenza di creare notevole imbarazzo alle famiglie, che si ritrovarono di fronte prodotti al limite dell’hard o pellicole con aggiunte posticce, allungate negli anni precedenti per ammaliarsi il mercato estero.
Gli appassionati del cinema hanno però oggi un’arma in più: si tratta di Youtube, il canale di caricamento video che giorno per giorno si arricchisce di autentiche rarità da anni sparite dalla circolazione.
E’ il caso di 9 film di Alberto Cavallone, uno dei registi più interessanti del passato, i cui film sono diventati con il passare degli anni oggetto di culto, anche per l’estrema rarità degli stessi.
Su Youtube, all’indirizzo http://www.youtube.com/channel/UCQWxBn2aMoPbnfq-rRoKOzQ/videos, troverete il canale tematico aperto dai figli del regista e dal critico di Nocturno Davide Pulici, che ci permettono finalmente di visionare pellicole rarissime come Zelda, Afrika, Le salamandre,Dal nostro inviato a Copenaghen ecc.
Alcuni film sono comparsi su Youtube in versioni con le lingue più disparate; può essere affascinante, come può essere una tortura, rivedere pellicole ormai introvabili senza alcun sottotitolo, quindi lasciate all’interpretazione dello spettatore o alla sua conoscenza di più lingue straniere.
vediamo quali sono i film di oggi, gli invisibili più rari:

La rivoluzione sessuale, di Riccardo Ghione, con Laura Antonelli,Maria Luisa Bavastro, Riccardo Cucciolla, Andrés José Cruz Soublette, Leo Gavero, Giulio Girola, Lorenza Guerrieri, Guy Heron, Marisa Mantovani, Ruggero Miti, Maria Montero, Rosabianca Scerrino, Maria Rosa Sclauzero, Christian Alegny, Gaspare Zola,film del 1968 prodotto dalla West Film

Strano film basato su 14 storie, di sette coppie che si ritrovano in un albergo per sperimentare le teorie sessuali di uno psicologo.
Nel film compare una giovanissima Laura Antonelli ed è una pellicola ultra rara, che non è praticamente disponibile nemmeno in riversaggio da VHS.
Edipeon, di Lorenzo Artale,con Christian Hay, Aïché Nana, Massimo Serato, Magali Noël, Hélène Chanel, Malisa Longo, Mirella Pamphili,film del 1970 prodotto dalla Arsa Film
Uno dei film più rari in assoluto,passato inosservato al cinema e poi ignorato anche dalle tv.

Ispirato almeno nel tema alla tragedia greca di Edipo, racconta la storia di un giovane affetto appunto dal complesso di Edipo.Quest’ultimo si innamorera di una squillo, la sposerà ma vedrà la sua consorte riprendere la vita antecedente il matrimonio.Finirà in tragedia.
Di questo film dovrebbe mancare anche la tradizionale versione in VHS e le uniche immagini esistenti del film le ho trovate al solito sul sito http://www.dbcult.com
Questa libertà di avere… le ali bagnate, di Alessandro Santini, con Femi Benussi, Mark Damon, Rita Calderoni, Rosita Torosh, film del 1971 prodotto dalla San Giorgio Cinematografica
Film misteriosissimo caratterizzato da un’invisibilità pressochè assoluta.La stessa Rita Calderoni, protagonista del film, durante un’intervista concessa a Marco Giusti non ricorda se il film usci nel normale circuito cinematografico.Ricordo di averlo visto, anche se per soli due giorni, in proiezione presso una sgangherata sala di visione successiva forse un anno dopo la sua uscita in prima visione.Il film narra le vicende di uno scrittore con ambizioni ma che non trova alcun editore per le sue opere.

Non risultano versioni in VHS e tantomeno in digitale, così come si sono perse le tracce di eventuali passaggi televisivi.Mancano sia rippaggi dall’analogico che registrazioni da canali tv.Distribuito anche con il titolo Dolce pelle di donna
Lo strano ricatto di una ragazza perbene ,regia di Luigi Batzella con Brigitte Skay, Rosalba Neri, Umberto Raho, Benjamin Lev prodotto nel 1974 dalla P.M.R. Cinematografica
Di questo film esiste in rete unicamente una registrazione da VHS di infima qualità;narra le vicende di una ragazza ricchissima che decide di estorcere alla famiglia una forte somma di denaro simulando il suo rapimento.Il gruppo che organizza il finto sequestro darà vita ad una carneficina dalla quale non si salverà nessuno.Colpo di scena finale…

Non fosse per la presenza della bella e sfortunata brigitte Skay e a quella della sfinge italiana Rosalba Neri, probabilmente non varrebbe la pena spendere parole per questo film, passato nel dimenticatoio
Mi risulta una sua versione digitalizzata con il titolo per il mercato estero Blackmail.
I pochi che lo hanno visto lo giudicano come una specie di follia onirica caratterizzato però da una splendida colonna sonora.

La ragazza di via Condotti, di Germán Lorente con Femi Benussi, Michel Constantin, Carla Mancini, Patty Shepard, Simón Andreu, film del 1973 prodotto dalle consociate Mandala Film, Midega Film, Zafes Film
Non propriamente un invisibile, in quanto finalmente, dopo tanti anni, è uscita una versione rimasterizzata in digitale, tuttavia ancora di difficilissima reperibilità.Le copie che circolano sono ancora di infimo livello.

Il film è un giallo a tinte fosche, interpretato da una bellissima Femi Benussi impegnata in scene alquanto scabrose;la pellicola non ebbe molto successo e venne proposta al solito in orari impossibili sulle tv private.
Play motel, regia di Mario Gariazzo con Anna Maria Rizzoli, Anthony Steffen, Marina Hedman, Ray Lovelock, prodotto nel 1979 dalla Midia Cinematografica
è un film non propriamente definibile invisibile, in quanto è passato su un circuito privato probabilmente mutilo delle scene più scabrose.
Interpretato dalla Rizzoli in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche,è un giallo pieno di situazioni erotiche come del resto intuibile dal fatto che il film è uno degli ultimi prodotti cinematografici del decennio 70.

Un giallo incentrato sul rinvenimento di un cadavere da parte di una coppia che convinta dalla polizia indaga sul misterioso omicidio.
Non esiste ancora un supporto digitale del film, che vede tra le protagoniste anche una splendida Patrizia Webley.
Il primo premio si chiama Irene di Renzo Ragazzi, documentario del 1969 prodotto dalla Dino de Laurentiis Cinematografica
Uno dei tanti documentari a sfondo eminentemente sessuale incentrato sulla solita inchiesta su usi e costumi dei popoli scandinavi, in particolare sui danesi.
Il tema è una volta tanto svolto con competenza; oggi può risulatre utile la visione della pellicola come squarcio su un modo di pensare e di vedere largamente condiviso all’epoca, ovvero che i paesi scandinavi fossero all’avanguardia nelle conquiste civili ma che tutto sommato vivessero esistenze abbastanza grigie.

La pellicola è assolutamente invisibile, mancano sue versioni digitalizzate e anche i riversaggi da video cassetta sono praticamente impossibili da reperire.

Arcana, di Giulio Questi, con Lucia Bosé, Tina Aumont, Maurizio Degli Esposti, prodotto dalla Palumbo nel 1972
Film rarissimo e praticamente rimasto invisibile fine a qualche anno fa,Arcana è un prodotto particolarissimo che venne girato con 2 lire da Giulio Questi, autore quattro anni prima del discreto La morte ha fatto l’uovo (1968).
Rimasto praticamente senza distribuzione in seguito al fallimento della Palumbo cinematografica, il film è un’opera complessa e metafisica dalla sceneggiatura

a metà strada tra il surreale e l’arcano, come del resto suggerisce il titolo.
Oggi è opera accessibile grazie alla digitalizzazione della Cineteca Nazionale Italiana, che però risulta in alcune versioni mutila di circa 20 minuti di pellicola, quella dedicata alla sequenza dello stupro.
Lucrezia Borgia, l’amante del diavolo, di Osvaldo Civirani con Olga Schoberová, Lou Castel, Gianni Garko,prodotto dalle associate Denwer Film, Otto Dürer Film, Vienna Film nel 1968
Ricostruzione della vicenda storia di Lucrezia, figlia di Rodrigo Borgia che divenne Papa con il nome di Alessandro VI;film che ebbe anche un certo seguito nell’anno della sua uscita
ma che poi scomparve del tutto sia dalla distribuzione sia dalle proiezioni televisive.Non risultano ad oggi versioni vedibili, non passa in tv da almeno 35 anni e ovviamente non è nemmeno disponibile in dvd.
Bocche cucite, di Pino Tosini, con Carla Romanelli, Lou Castel, Mirella Pamphili, Pier Paolo Capponi, Rosalina Neri, prodotto nel 1968 dalle associate Lepidi Film, Sofracima, United Pictures
Storia di sangue e vendetta incentrata sulla morte di un siciliano emigrato con la sua famiglia al nord;
si scoprirà che a farlo uccidere è stata proprio la famiglia che si è vendicata del fatto che l’uomo aveva sedotto la moglie del cognato.
Di questo film non esiste alcuna traccia e mancano anche fonti fotografiche se non quelle riportate meritoriamente dal sito http://www.dbcult.com
L’isola delle svedesi, di Silvio Amadio, con Ewa Green, Catherine Diamant, Nino Segurini, Wolfgang Hillinger prodotto dalla Claudia Cinematografica nel 1969.

In questo caso parliamo di un invisibile solo nella versione digitale, in quanto per qualche anno il film è passato con buona frequenza sulle private.Oggi, tuttavia, è disponibile solo in una men che mediocre versione riversata dalle VHS.
Narra le vicende di due amiche che passano un periodo di vacanza in un’isola del mediterraneo; una di esse, che ha appena lasciato il fidanzato, scoprirà di essere attratta dall’amica, creando le premesse per un finale da tragedia greca.

La rivoluzione sessuale
Edipeon
Questa libertà di avere le ali bagnate
Lo strano ricatto di una ragazza perbene
La ragazza di via Condotti
Play motel
Il primo premio si chiama Irene
Arcana
Lucrezia Borgia l’amante del diavolo
Bocche cucite
L’isola delle svedesi
Contratto carnale
Nella città di Accra, in Ghana, converge un gruppo di persone inviate da Franco Donati, un industriale italiano; sono là per eliminare la concorrenza di Wilkinson, un altro industriale interessato ad una fornitura di legname.
Il gruppo è composto dall’ ingegnere James McDougal, da sua moglie Eva,da Antonio di Borgoparuta e da Silvia che è anche l’amante di Franco Donati; quest’ultima ha il compito di sedurre con le sue grazie Kofi, industriale ghanese al centro dell’intrigo.
Quando Kofi scopre che Donati non si è degnato di venire personalmente in Ghana per trattare l’affare, decide di approfittare di un banale equivoco per spacciarsi per Ruma, un dirigente della società di export.
Silvia, che dovrebbe sedurre Kofi, finisce per innamorarsi dell’uomo suscitando contemporaneamente il risentimento di Eva, che ha a cuore la conclusione dell’affare.

Contemporaneamente Antonio di Borgoparuta fa picchiare Ruma mentre James McDougal tenta di corromperlo con una grossa somma per favorire l’industriale inglese Wilkinson.
L’arrivo di Donati in Ghana costringe Kofi a scoprirsi; l’uomo confessa la sua vera identità scoperchiando il vaso colmo di inganni di cui si sono resi protagonisti i dipendenti di Donati.
Kofi così chiude ugualmente il contratto con l’italiano, spuntando però condizioni nettamente migliori; in quanto a Silvia, l’uomo la rispedisce con il suo amante in Italia.
Film non inquadrabile in un genere specifico,questo Contratto carnale, diretto da Giorgio Bontempi nel 1973; un film con un andamento drammatico venato di giallo,con un ambientazione esotica che ricalca quello delle pellicole Bora Bora di Liberatore o La ragazza dalla pelle di luna di Scattini.
Questa volta il centro dell’azione è il Ghana, in cui si svolge la storia di un gruppo di bianchi sempre pronti a usare le armi della furbizia nei confronti della locale gente di colore con però una variante finale in cui, per citare un classico proverbio, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Bontempi crea un film di buona atmosfera, in cui le sordide manovre dei bianchi vengono stigmatizzate senza alcun furore, anzi, con una sottile vena di umorismo nero che diventa più esplicito nel finale, quando il buon Kofi farà fare una figura barbina agli eredi dei colonizzatori, dimostrando di aver ben compreso la lezione impartita purtroppo dai precedenti dominatori.
Il film mantiene un buon equilibrio, grazie al mestiere di Bontempi qui al suo secondo e penultimo lavoro alla regia; un vero peccato che questo valido regista non abbia poi trovato spazio perchè Contratto carnale è un buon film, che miscela sapientemente la tensione ad un minimo di discorso storico sulla colonizzazione dell’Africa.

Il tutto condito da un filo di erotismo mai sopra le righe.
Il cast è davvero buono e comprende le solite sicurezze rappresentate da George Hilton e Enrico Maria Salerno mentre le due star femminili sono Anita Strindberg e Yanti Somer.
La stessa Strindberg era entusiasta della pellicola.Ecco cosa dichiarò proprio nel 1973:
E’ un’opera abbastanza impegnata. Anche se priva di quei fumismi intellettuali che affliggono il cinema cosiddetto d’autore. Insomma, è un film che vedi con piacere, ti interessa, e al tempo stesso ti mette in testa delle idee, ti fa pensare. Proprio come dovrebbe sempre fare il cinema, secondo me, ma come invece tende a fare sempre più di rado. Perché la regola madre oggi è l’evasione. La trama, comunque, immagina che un grosso uomo d’affari bianco debba concludere un vantaggioso contratto con un altro grosso affarista negro in una nazione africana. Pur di realizzare questo colpo a lui vitale, l’uomo d’affari bianco non esita a ricorrere ad ogni sorta di espedienti, tra cui quello di gettare con assoluta indifferenza la sua donna tra le braccia della controparte, sperando che a letto certe cose si impostino meglio…” mentre a proposito di Bontempi dichiarò:
“Bontempi sa come trattare gli attori. Insomma, non ti fa sentire giusto una rotellina in un misterioso, quasi incomprensibile ingranaggio che solo lui ha nella testa. No, assolutamente. Invece ti aiuta, ti assiste, ti lascia anche quel giusto margine di libertà nel quale puoi apportare il tuo contributo alla strutturazione del personaggio. Insomma, a me pare che questo sia il modo ideale di lavorare, almeno dal punto di vista dell’attore. E infatti credo di avere risposto alla fiducia concessami con un’interpretazione che è senz’altro la più riuscita della mia pur breve carriera. Anzi, forse questo ruolo costituirà proprio una sorpresa per quelli che mi hanno sempre ritenuta giusto un corpo e basta.”

Contratto carnale è un film di difficilissima se non impossibile reperibilità.
Non ho nemmeno segnalazione di suoi passaggi televisivi mentre in rete manca qualsiasi riduzione da VHS o da DVD.
Contratto carnale
Un film di Giorgio Bontempi. Con Enrico Maria Salerno, George Hilton, Anita Strindberg, Franco Giornelli, Calvin Lockhart, Yanti Somer Drammatico, durata 90 min. – Italia 1973
George Hilton … James McDougall
Calvin Lockhart … Ruma / Kofi
Anita Strindberg … Eva McDougall
Yanti Somer … Silvia
Franco Giornelli … Antonio di Borgoparuta
Enrico Maria Salerno … Franco Donati
Regia: Giorgio Bontempi
Sceneggiatura: Giorgio Bontempi ,Marino Onorati
Produzione: Alfredo Ascalone,Guy Luongo
Musiche: Riz Ortolani
Fotografia: Erico Menczer
Montaggio:Franco Fraticelli
Io sono curiosa
Lena è una studentessa svedese che divide l’appartamento con il padre.
E’ una ragazza impegnata, socialmente e politicamente; del resto la sua stanza mostra i campi di interesse della ragazza, che spaziano da foto che ritraggono personaggi famosi per il loro impegno civile e sociale (come Martin Luther King) a foto che fanno da fortissimo contrasto con le prime.
Sono foto di campi di concentramento, che ritraggono personaggi controversi come il dittatore spagnolo Franco mescolate a montagne di ritagli di giornale.
Lena ama girare per le strade e intervistare la gente sugli argomenti che più le stanno a cuore, come le libertà civili o la religione, il sesso e la famiglia.

Lo fa anche perchè il suo amante,Vilgot Sjoman,un regista cinematografico, la incarica di interpretare un film in cui lei è una specie di giornalista interessata ai più svariati problemi.
Su set del film Lena incontra l’attore Borje e se ne innamora; la relazione tra i due va avanti fino a quando Lena non scopre che l’uomo è già sposato ed ha un figlio.
Delusa, Lena va a vivere in campagna, dove si dedica alla meditazione e allo joga, ma viene raggiunta da Borje…
Io sono curiosa è un film del 1967, diretto dal regista svedese Vilgot Sjoman (che nel film interpreta se stesso) ed era originariamente diviso in due parti, Jag är nyfiken – gul e Jag är nyfiken-bla ovvero Io sono curiosa film giallo e Io sono curiosa film blu, dove chiaramente giallo e blu sono i colori della bandiera svedese.

Mentre Io sono curiosa giallo venne distribuito in Italia, dove incontrò ovviamente una mole enorme di difficoltà nella distribuzione, sia per il carattere apertamente rivoluzionario del film sia per le numerose scene di nudo dello stesso, Io sono curiosa blu non venne distribuito per motivi poco chiari.
Siamo di fronte ad un film dissacratore e rivoluzionario, che parte da una nazione,la Svezia, che pure era all’avanguardia sia nei diritti civili e sociali sia nella sfera più intima delle persone, ovvero la sessualità e la religione.
Concepito come un film documentario, Io sono curiosa mostra parallelamente sia le vicende personali di Lena, la protagonista sia frammenti di interviste a personaggi come Martin Luther King, il Re di Svezia,il poeta russo Evgenij Evtushenko o l’allora ministro delle comunicazioni Olof Palme futuro leader del Partito Socialdemocratico e primo ministro di Svezia in carica al momento della sua morte per omicidio avvenuta nel 1986.

Attraverso la serie di interviste che Lena effettua tra la gente comune svedese, Sjoman mostra una faccia poco nota della Svezia degli anni sessanta, mostra i contrasti fortissimi tra una società liberale e liberista al tempo stesso rigidamente arroccata in un moralismo assolutamente impensabile per il resto d’Europa.
Noi italiani ad esempio guardavamo alla Svezia come al paese di Bengodi, in cui le libertà individuali e la libertà sessuale erano espresse compiutamente,nel massimo delle possibilità.
Viceversa Sjoman porta sullo schermo una faccia sconosciuta della società svedese, disarmando l’aura di ipocrisia che la contaminava; attraverso Lena e le sue interviste impariamo a conoscere una società meno libera di quanto appariva realmente, tanto che il finale del film (reso abbastanza amaro dal regista svedese) ci mostra una Lena delusa dalle tante parole sulla non violenza non seguite da fatti apprezzabili.

Va detto che in questo caso Sjoman internazionalizza i discorsi, imputando la scarsa volontà di agire sui veri problemi del mondo ad altri paesi piuttosto che alla Svezia, da sempre all’avanguardia nelle libertà personali.
Io sono curiosa è un film che contiene numerose scene di nudo e anche alcune di sesso, necessarie al regista per mostrare l’evoluzione della vita di Lena parallelamente al suo impegno nel sociale; serve anche in qualche modo a mostrare le enormi differenze tra la morale svedese e quella di popoli più fortemente involuti, come quello italiano o americano.
Del resto saranno proprio gli americani quelli che boicotteranno il film, con censure e blocchi che saranno tolti solo grazie all’intervento della corte suprema americana.
Controverse alcune scene di rapporti sessuali, anche se non esplicitamente mostrati; quella che fece infuriare i censori (sopratutto quelli italiani) è quella dell’accenno di sesso orale tra Lena e il suo amante, una scena che di erotico non ha assolutamente nulla.
Infatti è una scena tenera, in cui la ragazza accarezza e bacia il pene del suo amante subito dopo aver fatto l’amore, in un contesto che privilegia più la parte poetica che quella vojeuristica dell’atto.

Poichè si era nel 1967, in un’epoca in cui nel nostro paese le libertà individuali erano ancora una chimera e in un momento storico di transizione lenta verso la modernizzazione anche dei costumi sessuali,appare chiaro del perchè il film fosse visto dai censori di casa nostra come fumo negli occhi.
Io sono curiosa è davvero un film manifesto.
Una pellicola in cui si respirano i primi vagiti del sessantotto, aria di libertà e di cambiamento, girata in uno splendido bianco e nero che restituisce appieno i colori e i sapori dell’epoca in cui venne girato.
Per quanto riguarda il cast,da segnalare la performance dell’attrice Lena Nyman, espressiva e bravissima nel ruolo dell’omonima attrice/giornalista che interpreta.

L’attrice svedese avrà in seguito visibilità prevalentemente nazionale e interpreterà una cinquantina di pellicole, la più nota delle quali è per noi Sinfonia d’autunno di Bergmann.
Io sono curiosa non è un film facilmente reperibile in rete; personalmente ho visto questo film negli anni ottanta durante un passaggio su una rete privata, sorprendentemente in versione quasi integrale,con sottotitoli in italiano.
Io sono curiosa
Un film di Vilgot Sjöman. Con Lena Nyman, Borje Ahlstedt, Peter Lindgren, Chris Wahlstrom Titolo originale Jag är nyfiken-gul. Commedia, b/n durata 98′ min. – Svezia 1967
Vilgot Sjöman: se stesso
Lena Nyman: Lena
Börje Ahlstedt: Börje
Peter Lindgren: padre di Lena
Marie Göranzon: Marie
Magnus Nilsson: Magnus
Ulla Lyttkens: Ulla
Regia Vilgot Sjöman
Soggetto Vilgot Sjöman
Sceneggiatura Vilgot Sjöman
Produttore Göran Lindgren, Lena Malmsjö
Produttore esecutivo Lena Malmsjö
Casa di produzione Janus Films
Fotografia Peter Wester
Montaggio Wic Kjellin
Musiche Bengt Ernryd
Filmscoop su Facebook
Ciao a tutti.
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E la notte si tinse di sangue

Belfast, metà degli anni settanta. Nel porto cittadino attracca una nave dalla quale sbarca un cittadino americano. E’ Cain Adamson, un reduce dalla guerra del Vietnam, senza soldi e alla ricerca di un rifugio sicuro. Cain è un uomo ferito nel fisico ma sopratutto con grossi problemi di equilibrio mentale; le esperienze passate nell’inferno di Hanoi hanno lasciato evidenti strascichi di natura psicologica e tare ormai irrecuperabili.
Che sia ormai fuori di testa lo si intuisce subito; abbordata una prostituta di mezz’età, si fa da questa accompagnare nel suo appartamento e la costringe sotto la minaccia di un lungo coltello a ballare nuda mentre lui suona l’armonica.

La prostituta che verrà picchiata
Del resto l’accoglienza di Belfast non è stata delle migliori, è in corso la lunga guerra fratricida tra cattolici e protestanti e lui ne fa le spese quando si reca in una chiesa e si ritrova nel bel mezzo di un attentato esplosivo dal quale esce indenne.
Per qualche giorno Cain sopravvive tra dormitori e stazioni, ma ben presto i pochi soldi che possiede finiscono. A quel punto per il reduce la strada sembra segnata; quello che per lui sembra un colpo di fortuna è rappresentato da un convitto di infermiere che l’uomo segue nella speranza di riuscire a rimediare con una rapina un pò di soldi. Così una notte si introduce nella pensione in cui le otto infermiere alloggiano; le ragazze sono là per concludere i loro studi e nel momento in cui Cain si introduce nella pensione sono intente a discorrere fra loro e a prepararsi per le feste.

Esplode la follia sadica di Cain
Con il suo inseparabile coltello, Cain sottopone le impaurite donne ad una serie di efferate violenze; dallo stupro alle sevizie vere e proprie, dai rapporti saffici a cui costringe due giovani infermiere fino al suicidio di una di esse che si ammazza con un coltello da cucina passando per una serie atroce di violenze, Cain semina la morte nel pensionato. Ma Cain non ha previsto una cosa……
E la notte si tinse di sangue (Born to hell o anche Naked massacre) diretto nel 1976 da Denis Héroux è un film nettamente spaccato in due; nella prima parte, che dura per almeno un’ora di film in cui assistiamo ad un timido tentativo da parte del regista di mostrarci l’inferno della guerra civile irlandese parallelamente alla vita miserabile di Cain, reduce dal Vietnam dal quale è tornato con la mente in pappa e carico di una violenza latente in attesa di esplodere.

L’irruzione nella pensione

Le due amiche si confidano
Cain all’inizio non sembra voler far del male a nessuno; ma le difficoltà di ambientamento, la mancanza di soldi, la violenza che si respira palpabile in città culminata con l’attentato alla chiesa nella quale si è momentaneamente rifugiato finiscono per far esplodere i suoi problemi psicologici.
Così, quando vediamo Cain penetrare di notte nella pensione immaginiamo già il passo successivo che introduce alla parte successiva del film, quella caratterizzata da un’assoluta mancanza di profondità della storia pareggiata da un’inaudita carica di violenza. Per le otto pensionanti, le giovani infermiere che fino a poco prima discorrevano di cose futili o di programmi sulle feste inizia un incubo senza fine; Heroux introduce l’elemento slasher e l’elemento erotico, bilanciando quindi la prima parte più attendista e descrittiva.
Essenzialmente questo è un film horror/slasher, quindi se vogliamo in perfetta linea con le intenzioni del regista e da questo punto di vista il film può dirsi riuscito pur con qualche riserva; quello che manca è l’amalgama, ovvero un bilanciamento migliore in cui l’odissea personale di Cain che finisce per diventare fonte di tragedia per le otto infermiere, prima della sorpresa finale che in qualche modo tiene a galla il film e fa propendere per un giudizio di sufficienza.

La prima vittima della follia di Cain

La bravissima Leonora Fani
Le perplessità riguardano principalmente la scelta di Mathieu Carrière come protagonista; se da un lato l’attore tedesco ha dalla sua una buona mimica che gli permette di interpretare il lato sociopatico di Cain al meglio, dall’altra è assolutamente poco credibile come reduce dal Vietnam.
Carriere, una lunga e prestigiosa carriera di comprimario in almeno un centinaio di produzioni cinematografiche e una ottantina televisive è incisivo come killer, molto meno come ex militare americano. Il problema è essenzialmente psicologico, per lo spettatore; il volto di Carriere mal si presta allo stereotipo del reduce. Per fare un esempio lato, Stallone (attore davvero da minimi sindacali) è molto più incisivo nel suo Rambo perchè è americano.

E’ tutto muscoli e ha il fisico del ruolo, l’espressione priva di intelligenza di colui che è passato nell’inferno e ne è uscito ed è sopratutto uno yankee a tutti gli effetti. Carriere no. Discorso diverso per il nutrito cast femminile, che vede la partecipazione delle nostrane Ely Galleani e Leonora Fani con in aggiunta le belle e brave Carole Laure e Christine Boisson; tra tutte la più convincente è la Fani, ancora una volta.

La minaccia a Jenny e Christine

Christine Boisson
L’attrice veneta sembra sperduta, un volto ingenuo e senza malizia in un fisico esile, sottile; il ruolo dell’infermiera Jenny le appartiene naturalmente e lei lo disegna splendidamente. Assolutamente memorabile la scena in cui Cain costringe lei e la sua amica/collega Christine (la Boisson) ad un rapporto saffico sotto la minaccia dell’immancabile coltello. Le due ragazze sorprese mentre colloquiano da un Cain che stringe tra le mani un carillon è una delle sequenze meglio riuscite del film, carica di tensione e di morbosità com’è.

Un’altra infermiera vittima del folle Cain

Ely Galleani
Mentre seguiamo queste scene, assistiamo anche alla perversione aggiuntiva di Cain che frusta con la cinghia la sventurata Jenny; subito dopo il folle Cain mostra alle due ragazze il corpo senza vita di una loro collega nascosto sotto il letto. Se vogliamo è la parte migliore del film, quella più autenticamente thriller e quella meglio riuscita dal punto di vista della tensione.

Cain costringe Jenny e Christine ad un rapporto saffico

Il corpo senza vita di Christine
Questo film ha avuto qualche problema sia con la censura che con la distribuzione; ancora oggi non esiste una sua versione digitale per il mercato italiano e quindi l’unica fonte visiva resta la VHS che la casa cinematografica Vidcrest diffuse nelle videoteche negli anni 80. Non mi risulta nessun passaggio televisivo del film stesso, e i motivi potrebbero essere da ricercare proprio nella difficoltà di reperimento del master originale.
Per questo motivo i fotogrammi che vedete inseriti nell’articolo appaiono di bassa qualità; per quanto riguarda la ricerca del film in altri formati appare difficilissima.
Se riuscite a recuperarne una copia vi consiglio di vederlo, se naturalmente siete appassionati del genere.
…E la notte si tinse di sangue
Un film di Denis Héroux. Con Ely Galleani, Mathieu Carrière, Christine Boisson, Carole Laure, Leonora Fani Titolo originale Born for Hell. Drammatico, durata 93 min. – Italia, Francia, Germania, Canada 1976.






Mathieu Carrière … Cain Adamson
Debra Berger … Bridget
Christine Boisson … Christine
Myriam Boyer … Leila
Leonora Fani … Jenny
Ely Galleani … Pam (come Ely de Galleani)
Carole Laure … Amy
Eva Mattes … Catherine
Andrée Pelletier … Eileen

Regia di Denis Héroux
Scritto da Fred Denger,Denis Héroux
Sceneggiatura di Géza von Radványi
Prodotto da Peter Fink e Georg M. Reuther
Musiche originali di Voggenreiter Verlag
Fotografia di Heinz Hölscher
Montaggio di Yves Langlois










































































































































































































