Andavamo al cinema-Parte seconda

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“Il cinema è un’invenzione senza futuro”
Una leggenda metropolitana attribuisce questa frase decisamente miope al padre degli inventori del cinema,
i fratelli Auguste Marie Louis Nicolas e Louis Jean Lumière.
Probabilmente furono invece loro a nutrire dubbi sul futuro della loro invenzione.
Comunque sia andata,sappiamo che il cinema è diventato con gli anni,un formidabile strumento di divertimento,svago
ma non solo.
E’ stato anche un sistema per fare cultura,storia e propaganda.
Ne sanno qualcosa i dittatori del secolo scorso,così come anche le grandi democrazie hanno usato il cinema per diffondere
informazione si,ma anche contro informazione.
Si pensi per esempio all’utilizzo del mezzo cinematografico fatto dal ministro per la propaganda del Reich Goebbels,che lo utilizzò
per diffondere notizie spesso false per rinfrancare le truppe,ma anche per screditare gli ebrei.
Un esempio importante è il film Suss l’ebreo,un film antisemita di volgare propaganda.
O anche all’uso che ne fece il fascismo nell’intero arco del ventennio in cui dominò la vita politica e sociale del paese.
Mussolini,con intelligenza e praticità,utilizzò il cinema per diffondere propaganda a tutti i livelli,dalle conquiste militari coloniali
del regime fino alle costruzioni edilizie,passando per le bonifiche,le adunate oceaniche ecc.
Effetti del bombardamento sul Cinema Balbo di Torino
Il Cinema Maffei di Torino bombardato
Cinema Massimo di Torino
Apparentemente intatto il Mediolanum di Milano,in realtà con il tetto e l’interno distrutto
Il cinema Piemonte di Torino quasi completamente distrutto
Anche il Cinema Principe ha il tetto distrutto (Torino)
Il fascismo impose documentari propagandistici prima delle proiezioni,ma non solo;permise la produzione,nell’arco del ventennio di quasi ottocento
pellicole,tutte naturalmente sottoposte a rigidi controlli.
In campo strettamente architettonico lo stile impero si diffuse capillarmente nel paese e dove non sorgevano sale cinematografiche spesso venivano
cambiati senza troppi complimenti i nomi stessi dei cinematografi.
Una buona parte della sale nate dall’avvento del fascismo nel 1922 fino alla sua caduta nel 1943 portano nomi che riconducono alla famiglia Savoia
(Margherita,Vittorio Emanuele,Umberto,Regina Elena) o “coloniali” (Massaua,Adua ecc.)
E naturalmente alcune si chiamano Balilla,Littorio o con nomi riconducibili direttamente al regime…
Nelle foto che vedrete,le vere protagoniste di questo articolo,si nota come l’architettura fascista divenne predominante.
Un’altra caratteristica delle foto,tutte risalenti a periodi antecedenti il 1950 è quella di mostrare un’Italia ingenua e povera,in cui si andava a cinema
con il vestito della festa.
Le coppie si tenevano per mano,un’usanza che oggi si è in gran parte persa.
Ci sono pochissime auto,un lusso per la stragrande maggioranza degli italiani e i paesaggi,spesso del sud,sono immersi in una
quiete quasi sinistra.
Alcune foto mostrano i danni irreparabili portati dai bombardamenti al patrimonio architettonico cinematografico mentre altre mostrano interni splendidi e riccamente decorati.

Arena Parco Michelotti,Torino
Il Cinema Sala Iride di Roma,con la dizione fotocronografo
Cinema Teatro Ambrosiano di Milano,nel classico stile impero
Cinema Teatro Cantone di Lavello,con la strada principale completamente vuote
Il Cinema Teatro Centrale di Salsomaggiore (Parma),in una piazza completamente priva di veicoli
Il Cine Teatro D’Annunzio a Borgo Panigale (Bologna)
Una rarissima immagine del Cinema del Popolo a Condove (Torino)
Elegantissimo,il Cine Teatro Duomo di Rovigo
Il Cine Teatro Littorio di Trento,in puro stile (e nome) fascista
Una vecchissima foto del Cinema Mastroeni di Messina
Stile impero per il Cinema Teatro Odeon di Canicattì (Agrigento)
Il Cinema Teatro Odeon di Udine (ancora una piazza completamente vuota)
Il Cine Teatro Orfeo di Bondeno (Ferrara)
Cinema Teatro Partenio di Avellino
Cinema Teatro Politeama di Pavia
Cinema Teatro Splendor di Berra (Ferrara)
L’elegante interno del Cinema Corallo di Sassuolo
Ingresso del Cinema Lux di Parma
La sala di proiezione,spartana del Cinema’Oratorio di Torino
Sala di proiezione del Cinema Eldorado di Novara
La splendida,elegantissima sala del Ghersi di Torino
I flani del 1973-Prima parte

Molto bello il flano di I corpi presentano tracce di violenza carnale,film di successo del 1973
Boccaccesco…un avera e propria invenzione del creatore del flano di Cristiana monaca indemoniata
Flano del decamerotico La Calandria
Due grandi attori esaltati nel flano di Notte sulla città
Flano del mediocre Barbablu
Non si sevizia un paperino
Il flano del pluri sequestrato I racconti di Canterbury
Più forte ragazzi
Alcuni mini banner pubblicitari
Il grande Hitchcock nel flano del film Frenzy
I magnifici sette cavalcano ancora
Un classico Disney Pomi d’ottone e manici di scopa
Funerale a Los Angeles
Molto carino il flano di Trappola per un lupo
Ancora un flano di un decamerotico,Finalmente le mille e una notte
Ordine delle SS:eliminate Borman!
Il flano del film di Corbucci La Banda J.& S.
L’attentato
Il flano dell’introvabile Sezione narcotici
Il bellissimo Corvo rosso non avrai il mio scalpo
Il giorno del furore
La pietra che scotta
Andavamo al cinema
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In otto anni di vita di Filmscoop ho parlato di film e attrici,locandine ed eventi,premi e quant’altro
legato al mondo del cinema.
Ho volutamente tralasciato uno degli elementi fondamentali dell’esistenza del cinema:la sala di proiezione,
quella che in una parola sola viene da sempre indicata come “il cinema”
Quasi che la pellicola e la sala fossero un’entità unica e indivisibile,inscindibile.
Andare al cinema.
Ovvero occupare parte del pomeriggio o della sera con il divertimento e lo svago rappresentato dal film,
impegno che ha rappresentato per decenni l’unica alternativa alla passeggiata o alle chiacchiere con gli amici.
Fino alla nascita della tv e alla sua capillare divisione tramite gli apparecchi televisivi nelle case degli italiani
il cinema è stato un punto di socializzazione fondamentale.
Un posto magico,che ho descritto in vari articoli presenti sul sito.
Con questo articolo,primo di una serie che mi auguro lunga,faremo un viaggio sospeso tra la nostalgia e il rimpianto attraverso le migliaia di sale cinematografiche sparse per lo stivale,dagli albori del secolo scorso ad oggi.
Sono mute testimonianze dell’evoluzione del paese attraverso costruzioni di ogni tipo,spesso autentiche opere d’arte ormai scomparse o profondamente modificate.
L’edificio in stile impero che ospitava il Supercinema di Sant’Arcangelo di Romagna
Simbolo di un’Italia che è cambiata socialmente e culturalmente anche attraverso il cinema,che ne ha raccontato con passione il passaggio a quella che potremmo definire l’età adulta,con tutte le contraddizioni e i drammi che il paese stesso ha affrontato in un secolo.
Sono foto spesso molto rare,perchè stranamente di tantissime sale cinematografiche mancano documentazioni visive;esse giacciono nelle case degli italiani,tra album di ricordi che immortalano i cinema nella loro quotidianità.
Foto spontanee e spesso simili a finestre aperte su un passato che le nuove generazioni ignorano del tutto.
Un fenomeno,quello delle sale cinematografiche,dai numeri imponenti.
Nel 1940,con l’Europa in guerra e l’Italia che a giugno si schiera al fianco della Germania il cinema non è un privilegio per pochi eletti.
Nella penisola sono attive 4822 sale,che potremmo definire multi funzionali.
All’interno di esse infatti avvengono rappresentazioni teatrali e concertistiche,si tengono spettacoli di varietà e altre forme di spettacolo stesso.
Si staccano 364 milioni di biglietti,una cifra impressionante in rapporto al numero delle sale stesse.
Alla fine del conflitto,con un’Italia da ricostruire e che ha subito pesanti bombardamenti,il cinema diventa il fulcro della vita sociale.
Il cinema Nuovo (vecchia denominazione) di Santo Spirito,frazione di Bari
Nella foto il cinema Mignon di Villa San Giovanni,Reggio Calabria
C’è voglia di leggerezza e di svago dopo gli anni orribili del conflitto.
Nel 1950 le sale sono quasi raddoppiate:ora sono 7946 con 661 milioni di biglietti venduti.
Va da se che questi numeri testimoniano come il paese sia avviato verso la ripresa,pur fra difficoltà di ogni genere.
La guerra ha lasciato ferite profonde,mancano infratrutture di ogni genere;eppure si investe nel cinema proprio perchè dopo gli anni bui della paura e della morte l’Italia ha voglia di rinascere,tornare a sorridere e il cinema può contribuire in maniera fondamentale a questo scopo.
Nel 1955 le sale passano da poco meno di 8000 a 10500 con 819 milioni di biglietti venduti,il record storico del cinema nel nostro paese.
In rapporto alla popolazione che conta 48 milioni di abitanti si può notare come ciascun abitante,in media,sia andato al cinema 9 volte in un anno.
Cinque anni dopo la frenata,si passa ad un decremento di poco meno di duecento sale;nel 1960 diventano 10.393 con 744 milioni di presenze.
La causa è facilmente identificabile;è nata la tv che da allora in poi diverrà lo strumento principe dello svago degli italiani.
Certo,gli apparecchi televisivi sono ancora un lusso,ma spesso si diserta la sala per assistere alle trasmissioni tv nei luoghi che posseggono un apparecchio tv,per assistere a Lascia o raddoppia o Campanile sera,le trasmissioni di maggior successo di quegli anni.
L’atrio sobrio ed elegante del cinema Concordia di Padova
Contraddittori i dati del 1965,con l’Italia alle prese con il boom economico,che porterà le vacanze al mare,l’auto e gli elettrodomestici conseguenza di un diffuso miglioramento economico:le sale aumentano e diventano 10517 ma calano ancora le presenze,con 663 milioni di biglietti staccati.
Paradossalmente sarà il 1970 a mostrare i segni di un costante decremento di presenze a fronte di un’offerta di pellicole di qualità straordinaria.
Siamo nel periodo più fertile creativamente eppure si sono perse per strada un migliaio di sale passate ora a 9439 e spettatori che sono diventati 525 milioni.
La tv offre spettacoli su due canali e il sabato sera molti preferiscono restare a guardare lo sceneggiato di turno o il varietà televisivo.
Fino al 1975 c’è un periodo di stasi;il numero delle sale resta più o meno inalterato,sono 8843 con una perdita significativa ma non ancora importante e gli spettatori sono più o meno gli stessi,515 milioni.
Sono i dati del 1980 a testimoniare invece la drammatica crisi che inizia ad avvolgere il cinema;sono nate le tv commerciali e gli italiani hanno scoperto la comodità delle serate in casa,mentre i giovani affollano le discoteche.

I cinema diventano 8453 e i biglietti venduti 241 milioni.
Il pubblico si è ridotto della metà in soli cinque anni.
Tra il 1980 e il 1985 la crisi arriva all’apice.
Le sale chiudono a ripetizione e si dimezzano;sono diventate appena 4885 ma il dato più allarmante sono i 123 milioni di biglietti venduti.
In poco meno di quarant’anni da dieci volte all’anno di media si va a cinema solo due volte.
Gli anni successivi confermeranno questo trend e le sale cinematografiche spariranno ad un ritmo vertiginoso,distrutte dalla recessione,dalla concorrenza della tv e dalla nascita delle multisala.
L’emorragia continua inarrestabile e solo un pugno di coraggiosi gestori cerca di mantenere in vita la propria attività,in lotta contro nemici di ogni specie,dalla concorrenza spietata delle multisala alla necessità di passare a digitale,che oggi è legge dello stato e ha imposto pesanti sacrifici economici.
Una rarissima immagine del cinema Italia di Mira,Venezia
Lo splendido interno del cinema Excelsior di Genova
Il glorioso cinema Impero di Padova
Stretti tra problemi di vario genere,spesso i gestori hanno mollato la spugna.
E negli ultimi decenni i resti di quelle che erano l’orgoglio della città,sale storiche o semplicemente ricordi di un’epoca di fasti si sono trasformate in costruzioni abbandonate all’incuria.
Prive di manutenzione o semplicemente abbandonate a se stesse,le sale hanno finito per essere riciclate in altre attività commerciali o sono state abbattute per lasciare posto
ad altre costruzioni.
Oggi il nostro paese conta meno di 1000 cinema su tutto il territorio nazionale.
Nonostante il grido di dolore dei tanti appassionati,la sala cinematografica è diventata ormai rarissima mentre sono cresciute esponenzialmente le multisala;c’è voglia di cinema ma in un modo completamente diverso rispetto al passato.
Il Cine teatro Imperiale di Genova
Certo,guardando le foto che vi propongo,la cosa che balza agli occhi è l’immagine di un paese mutato strutturalmente sotto tutti i punti di vista.
Le foto in bianco e nero testimoniano i cambi di costume,tecnologici e architettonici avvenuti in quella che potrebbe sembrare un’era geologica ma che in effetti si riduce a poche decine di anni.
Che però sono passati,lasciando traccia solo sulle immagini,le sole a testimoniare un’epoca in cui il cinema rappresentava un punto importante della giornata dell’italiano.
Prossimamente parlerò ancora di questo passato per certi versi glorioso,lasciando ampio spazio alle immagini,le vere protagoniste e testimoni di un tempo irrimediabilmente alle nostre spalle.
Il cinema Fulgor di Rimini
Il cinema Eden di Sant’Arcangelo di Romagna
Il cinema Eden di Fregene
Il cinema all’aperto Dopolavoro Marelli di Sesto San Giovanni (Milano)
Cinema Centrale di Sanremo
Cinema Capitol di Torino
Il cinema Arlecchino di Trapani
Cine Teatro Sociale di Torino
Cine Teatro Principe di Palestrina (Roma)
La sala di proiezione del cinema Marraccini di Grosseto
Il Cine Teatro Metropolitan di Catania
Il Cine Teatro Japigia di Santeramo in colle (Bari)
La splendida sala di proiezione del cinema Italia a Venezia
Il Cine Teatro Italia a Catanzaro
Il Cine Teatro Gaffurio di Lodi
Sala di proiezione del Cine Teatro Vittoria a Città di Castello (Perugia)
Cinema Teatro Corso di Mestre (Venezia)
Il Cinema Teatro Caputo di Cerignola (Foggia)
Il Cine Teatro Astra di San Giovanni Lupatoto (Perugia)
Cine Teatro Adriatico di Vieste (Foggia)
Sala di proiezione del cinema Moderno di La Spezia
Il cinema Music Hall Mondial di Trieste
Il Dopolavoro Old di Santeramo in Colle (Bari)
La splendida hall del Cinema Teatro Universale di Genova
La sala di proiezione del cinema Verdi di Martina Franca (Taranto)
L’ossessa
La bella Daniela è una giovane che frequenta l’Accademia di belle arti;durante una ricognizione in una vecchia chiesa con alcuni restauratori,viene incaricata di rimettere a nuovo una delle due statue lignee custodite nella chiesa stessa.
La sera del trasporto del crocefisso nel suo laboratorio,la ragazza scopre con sgomento che sua madre ha un amante e che ama in particolare i giochi sadomaso.
Sconvolta,si rifugia in laboratorio dove si dedica al restauro di un dipinto.
Mentre è assorta in questa occupazione,la statua crocefissa subisce una trasformazione,si anima e assume sembianze umane.
E’ il diavolo che ha scelto questo mezzo decisamente inconsueto per manifestarsi alla donna.
Così incarnato,l’entità diabolica possiede carnalmente la ragazza e subito dopo,mentre la ragazza non si è ancora riavuta dallo choc,torna ad essere una statua.
Quando Daniela si riprende crede di aver sognato;ma la notte inizia a manifestare sintomi di ninfomania estrema.

Tanto che i suoi genitori decidono di chiamare uno psichiatra che però non riesce a guarirla;dopo un orribile incubo durante il quale
Daniela sogna di partecipare ad un sabba sacrilego nel quale viene nuovamente posseduta dal diavolo.
Il risveglio della ragazza è traumatico;il corpo porta i segni della crocefissione che ha sognato.
A questo punto Mario e Luisa,genitori di Daniela,decidono misure drastiche;chiamano frate Antonio al capezzale di Daniela.
Il prete capisce immediatamente che la ragazza è vittima di una possessione demoniaca e consiglia loro di farla esorcizzare
da padre Xeno.
Così la ragazza viene trasportata in un convento,dove però la situazione precipita.
Preda di una crisi,sfascia la cella in cui è ricoverata e fugge in paese…
Servirà l’intervento di padre Xeno a guarire la ragazza?
Finale ovviamente tragico con tanto di premuta di piselli,un classico.
L’ossessa è un film del 1974,diretto da Mario Gariazzo.
Uno stravagante clone dell’Esorcista di Friedkin capostipite del filone demoniaco uscito nel 1973.
Il successo del film di Friedkin portò alcuni registi italiani a rifare pedissequamente film ispirati al personaggio di Regan,senza però
riuscire a ricreare la cupa,sinistra atmosfera del film americano.

Tra essi possiamo citare L’anticristo di Alberto De Martino,Chi sei? di Ovidio G. Assonitis e proprio l’Ossessa,il più debole dei tre.
Il film parte bene,con la scoperta dei due crocefissi e la descrizione della festa a cui partecipa Daniela.
Ma ben presto tutto svanisce,a partire dalla sequenza in cui l’amante di Luisa,madre di Daniela,frusta la donna stessa con un mazzo di rose
sul letto della donna,nudo ma con tanto di scarpe ai piedi.
Da li in poi il film scivola e poi rotola verso il banale,in una fiera del kitsch che non risparmia più nulla.
Un vero peccato non tanto perchè il film potesse dire nulla di originale,quanto per il buon cast reclutato per lo stesso.
Luigi Pistilli,Gabriele Tinti,Lucretia Love,Cris Avram,Ivan Rassimov e Umberto Raho,oltre alla protagonista Stella Carnacina meritavano
ben altro trattamento.
Manca tensione nel film e le scene di possessione si limitano ad alcune espressioni terrorizzate della Carnacina,in palese imbarazzo e a qualche
trucco di make up davvero sconfortanti.

Non è certo uno z movie, ma un film anonimo e francamente bolso.
Mario Gariazzo farà di molto peggio 4 anni dopo,girando l’allucinante Incontri molto… ravvicinati del quarto tipo;in quanto a L’ossessa vanno
segnalati solo i nudi di Lucretia Love,come al solito molto generosa nell’esposizione del suo corpo e qualche nudità di Stella Carnacina.
Davvero poco per salvare un film da dimenticare
L’ossessa
Un film di Mario Gariazzo. Con Luigi Pistilli, Gabriele Tinti, Stella Carnacina, Lucretia Love, Ivan Rassimov,
Chris Avram, Umberto Raho, Giuseppe Addobbati, Edoardo Toniolo, Andrea Scotti, Piero Gerlini,
Valentino Macchi, Bruna Beani Horror, durata 92 min. – Italia 1974.
Stella Carnacina… Daniela
Chris Avram … Mario
Lucretia Love … Luisa
Ivan Rassimov … Il diavolo
Gabriele Tinti … L’amante di Luisa
Luigi Pistilli … Padre Xeno,l’esorcista
Gianrico Tondinelli … Carlo
Umberto Raho … Lo psichiatra
Piero Gerlini … Padre Antonio
Regia: Mario Gariazzo
Sceneggiatura: Mario Gariazzo,Ambrogio Molteni,Ted Rusoff
Produzione: Paolo Azzoni,Riccardo Romano
Musiche: Marcello Giombini
Fotografia: Carlo Carlini
Montaggio: Roberto Colangeli
Recensioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Homesick
Esponente del filone esorcistico italiano, in cui il Maligno agisce tipicamente attraverso l’arte (un Crocifisso ligneo da restaurare).
Predomina tuttavia l’aspetto erotico: dalla fresca bellezza della Carnacina – motore dell’azione e della possessione demoniaca – agli incontri sadomaso della coppia adulterina Tinti-Love, con lei che si fa frustare con un mazzo di rose. Il Bene è incarnato dall’eremita Pistilli, il Male da un Rassimov più luciferino che mai e dalla sua sacerdotessa Beani. Molto scarsa la confezione; buone le musiche di Giombini.
Cotola
Pessimo clone italiano de L’esorcista, si perde, dopo un inizio per nulla malvagio, in scene a dir poco ridicole che riciclano goffamente quelle della pellicola di Friedklin.
La regia e la sceneggiatura che sono sotto il livello di guardia. Poco altro da dire se non che sarebbe molto meglio evitarlo.
Undying
Uno dei primi film italiani nati sulla scia dell’Esorcista. L’inizio non è nemmeno malvagio, soprattutto grazie alla bizzarra idea di partenza e al dinamico montaggio, ma ciò che viene dopo non è altro che una fiacca copia del film di Friedkin con un po’ di sesso e di sangue in più e soprattutto con noia e trash ad alti livelli.
Mediocre la protagonista Stella Carnacina, ridicolo Ivan Rassimov nei panni del Diavolo, mentre il povero Luigi Pistilli fa quel che può. Musiche orecchiabili.
C’è di peggio, ma il film è comuque evitabilissimo.
L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it
Una bella ciofeca, copia e incolla dell’Esorcista con una Stella Carnacina che più che un’ossessa è costretta a recitare una ninfomane all’ultimo stadio, visti i numerosi pruriti sessuali.
Bassisimo budget e si vede fin troppo bene. Divertenti e briose le scene dell’esorcismo, peccato che avrebbero dovuto far spaventare. Da recuperare forse per gli amanti del trash, materia in abbondanza che caratterizza questa, diciamo, pellicola penosa.
I flani del 1972-Prima parte
Molto elegante il flano di In nome del popolo italiano,ottimo film del 1972
Un collage di immagini per la pubblicità di Giù la testa di Sergio Leone
Non certo un capolavoro;si noti il termine proibito
Una scena del film ripresa dal flano del film L’uccello migratore
Elegante e celebre quello di Arancia meccanica di Kubrick
Il flano del decamerotico Una cavalla tutta nuda
L’incubo della Fenech nel film ripreso nella pubblicità di Tutti i colori del buio
Molto bello il flano di Il decamerone proibito
Dalla tv al cinema:Le avventure di Pinocchio
Ancora un decamerotico:Le calde notti del decameron
Un western:Uomo avvisato mezzo ammazzato.Parola di Spirito Santo
La casa delle ombre maledette
La scena del primo omicidio scelta per L’etrusco uccide ancora
Bellissimo il flano di Bronte,cronaca di un massacro
Ripreso dalla lobby card del film:Imputazione di omicidio per uno studente
Il flano dell’horror La notte dei diavoli
Molto ben fatto il flano di Cosa avete fatto a Solange
Decameron 3
Un giallo non esaltante…Alla ricerca del piacere
Un brutto film…Valeria dentro e fuori
Il flano del bellissimo La mala ordina di Di Leo
Molto bella la pubblicità di Beati i ricchi
Ennesimo decamerotico della stagione:Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno
Forse non il più eccitante ma un buon film:Rivelazioni di un maniaco sessuale…
Ancora un thriller:Sette scialli di seta gialla
Un grande successo dell’anno,Lo scopone scientifico
L’inquietante Arcana
I flani del 1971-Prima parte
Ripreso dalla locandina,il Flano di Nini Tirabusciò è elegante e sobrio
Western di successo,con tre ottimi attori:Vamos a matar companeros
Semplice e schematico,il flano di La notte brava del soldato Jonathan
Magniloquente e allusivo il flano del bel thriller Lo strano vizio della signora Wardh
Molto bello il flano di Morire d’amore
Il flano dello scabroso (e oggi introvabile) Erika
Uno dei tanti “migliori film dell’anno”:L’altra faccia dell’amore
Un flano semplicissimo quello di Una messa per Dracula
Molto bello il flano di Jane Eyre
Flano in stile fumetto per il film “divorzista” Scusi lei è favorevole o contrario?
Il flano del western Deserto di fuoco
Il flano del poco noto film bellico 6 dannati in cerca di gloria
Trionfo di aggettivi iperbolici per il film Una stagione all’inferno
Molto bello il flano del Decameron di Pasolini
Un flano furbo ( e bugiardo) quello di La notte dei dannati
Affascinante il flano del thriller La notte che Evelyn usci dalla tomba
Sobrio il flano del film La controfigura
Ancora un flano di un thriller,Giornata nera per l’ariete
Bellissimo il flano di Nella stretta morsa del ragno
Flano del fiasco cinematografico Il barone rosso
Il mondo movie Addio zio Tom
Semplice e schematico il flano di Homo eroticus
Il flano di un film introvabile,Incontro
Cavalieri selvaggi
Grande successo per il film di Damiani,L’istruttoria è chiusa:dimentichi
Il film più visto del 1971,Per grazia ricevuta
Un insolito Delon baffuto nel flano di L’evaso
Tanti bravi attori per un film mediocre,Nel giorno del signore
Molto bello il flano di I girasoli
L’immoralità

Incredibile pellicola diretta da Massimo Pirri, uno dei registi più coraggiosi e controversi del panorama italiano degli anni ’70. Se è vero come è vero che gli italiani hanno spesso osato mostrare l’ inosabile qui i temi trattati sono davvero belli pesanti! Si passa con disinvoltura dalla violenza sessuale alla pedofilia e la sequenza iniziale è uno di quei cazzotti nello stomaco che fanno subito capire in che razza di incubo il regista vuole precipitare lo spettatore: un serial killer col vizietto di stuprare e uccidere giovanissime adolescenti tiene tra le braccia la sua ultima vittima esanime, la getta in una buca e poi la ricopre di terreno con estrema freddezza e nonchalance… E non sono ancora partiti i titoli di testa!
La storia è di quelle morbose e malsane tanto spesso rappresentate dal nostro cinema di genere, ambientata nella tranquilla e opulenta provincia del Nord Italia (stavolta siamo a Vigevano) che molto spesso, dietro la sua ipocrita facciata di perbenismo, nasconde torbidi segreti. Mentre tutti in città si affannano per catturare il mostro pluriomicida nessuno può immaginare che il suddetto trovi ospitalità e rifugio in casa di una signora bene di mezza età e che, nonostante si conoscano gli atroci ed efferati crimini di cui si è macchiato, diventi oggetto di desiderio sessuale sia della padrona di casa sia di sua figlia dodicenne! Francamente mi stupisco che un film simile sia scampato alle forbici spietate della censura, anche perchè lo shock è garantito:
Howard Ross impersona magnificamente il suo orribile personaggio e anche l’ ottima Lisa Gastoni, già protagonista di notevoli pellicole ad alto tasso erotico, è perfetta nel ruolo di donna matura e ninfomane già visto altre volte. Ciò che invece nessuno si aspetta è la performance della giovanissima Karin Trentephol, piccola lolita (e autentica meteora poi sparita nel nulla) che in una scena malatissima e disturbante si mostra dapprima in topless per poi regalare la sua verginità al maniaco pedofilo… Roba da non credere! Oggi una scena simile nessuno avrebbe mai il coraggio di girarla…
Insomma dopo il singolare “Càlamo” (del quale si vede nel film una piccola sequenza trasmessa da una tv) Massimo Pirri si conferma un autore interessante, purtroppo poco prolifico. Buona anche la colonna sonora di Ennio Morricone, forse un po’ ripetitiva in alcuni passaggi ma comunque sempre di livello. Un film che non dimenticherete.
Federico Anselmi (Howard Ross) sta fuggendo dopo aver sepolto in una buca una bambina di circa 10 anni che ha stuprato e strangolato: si tratta della sua quarta vittima. Il pulmino azzurro su cui viaggia, già avvistato e segnalato da alcuni genitori nei pressi di una scuola, è ormai nel mirino di polizia e carabinieri e, dopo un inseguimento, l’ uomo viene ferito ad un braccio da un colpo di arma da fuoco. Tuttavia, fuggendo a piedi, riesce a dileguarsi nella fitta vegetazione circostante. A soccorrerlo è Simona (Karin Trentephol), una bambina di 12 anni che vive in una enorme villa isolata con sua madre Vera (Lisa Gastoni) e suo padre paralitico (Mel Ferrer). La ragazzina nasconde l’ orco in una mansarda dove è solita giocare sola e dove nessuno viene mai a cercarla. Intanto alle forze dell’ ordine si aggiungono anche alcuni cittadini armati di fucili e intenzionati a farsi giustizia da soli ma il mostro cui tutti danno la caccia sembra però svanito nel nulla…
Vera, che è una piacente donna di mezza età, ricca, borghese e annoiata, tradisce continuamente l’ anziano marito con amanti occasionali ma lui sembra non accorgersi di nulla, intento a coltivare ossessivamente la sua passione per orologi e fucili da caccia. La donna non tarda a scoprire la presenza particolare del nuovo “ospite” e, pur sapendo perfettamente chi ha di fronte e cosa ha fatto (radio e tv non parlano d’ altro), diventa la sua amante e tenta di sfruttare la cosa a suo vantaggio: vuole fargli uccidere il suo vecchio e malconcio consorte e uscirne così con le mani pulite. Il rapporto carnale tra i due scatenerà la gelosia della piccola Simona con conseguenze tragiche…
L’immoralità
Un film di Massimo Pirri. Con Mel Ferrer, Lisa Gastoni, Howard Ross, Ida Meda,Wolfango Soldati, Andrea Franchetti Drammatico, durata 93 min. – Italia 1978
Lisa Gastoni: Vera
Howard Ross: Federico Anselmi
Karin Trentepohl: Simona
Andrea Franchetti: commissario
Mel Ferrer: marito di Vera
Wolfango Soldati: Antonio
Regia Massimo Pirri
Soggetto Morando Morandini Jr.,Massimo Pirri,Federico Tofi
Sceneggiatura Morando Morandini Jr.,Massimo Pirri,Federico Tofi
Produttore Benedetto Conversi
Casa di produzione Una Cinecooperativa Ducale Film
Fotografia Riccardo Pallottini
Montaggio Cleofe Conversi
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Sergio Palmieri
Costumi Sergio Palmieri
Trucco Stefano Trani
L’opinione di libertàdiparola75 dal sito http://www.filmtv.it
Malvivente in fuga capita nella casa di una donna e della di lei figlioletta. La signora è ninfomane e con l’uomo inizierà una torbida relazione. La ragazzina però finirà per sedurlo finchè non eplode la violenza e le pareti si tingono di sangue…Il film più famoso di Massimo Pirri è anche uno dei massimi capolavori del cinema scandaloso italiano. Già il menage a tre dove c’è una scena di sesso pseudo pedofila (la ragazzina ha 12 anni! Interpreta il ruolo Karin Trentephol, dal visino molto infantile…) merita l’applauso per il coraggio di mostrare (non fraintendete le mie parole, questa è tutta finzione e comunque le storie così sono contro la violenza ai minori. Sono coraggiose opere di denuncia!). Avvincente (da autentico noir classico) la sceneggiatura! Questo è il cinema che in Italia non esiste più, ormai rovinato dalle Mocciate…ma perchè non le “Bocciate”???
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Intricato garbuglio di poliziesco, thriller, erotismo, romanzo psicologico in cui ogni componente del lavoro è trattata in maniera tanto grossolana e superficiale da suscitare perfino più risate che sbadigli. C’è perfino – la prima cosa che sicuramente colpisce lo spettatore – una scena a ridosso del soft-porno pedofilo, il che non volge a favore delle capacità mentali del regista e dei suoi sceneggiatori (Morando Morandini jr. e Federico Tofi, ma c’è anche la firma dello stesso Pirri sul copione); per fortuna si tratta di pochi secondi, ma realmente disturbanti poichè trattati come fosse una scena di sesso qualunque, mentre nei fatti uno dei due partner ha 12 anni e quanto sta accadendo è completamente gratuito, sia l’atto in sè che le inquadrature morbose. In tutto ciò abbiamo pure una trama sgangherata, delirante e piena di falle logiche ed una recitazione approssimativa da parte di tre quarti del cast; dinanzi a tanto canile, Lisa Gastoni e Mel Ferrer che ci azzeccano? Probabilmente solo una questione economica può averli convinti a prendere parte ad un simile lavoraccio, come si spera sia avvenuto per il buon vecchio Morricone, che elabora una colonna sonora nemmeno tanto ispirata (e un po’ va biasimato). Un sottoprodotto del cinema nostrano che non ha nulla da dire, e lo dice pure male
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Fauno
Un ambiente tetro, ove odio, violenza interiore e disperato spirito di rivalsa fanno implodere i suoi eroi… come introspettore Pirri ne ha veramente pochi al suo livello. Le falle inevitabili dello scarso budget e dei limitati mezzi tecnici sono tappate dal disprezzo e dalla spregiudicatezza della Gastoni, nonchè dalla faccia d’angelo e dal fisico da spaccapietra di un Ross pervaso da morbosità maniacali. Tanti personaggi, tutti negativi, ma per non cadere nella banalità o nell’ovvio bisogna essere davvero bravi e Pirri lo è, eccome se lo è…
Lucius
L’immoralità è nella mente di chi giudica, di chi considera “eccessivo” lo stile di vita altrui, di una donna, la protagonista del film, che non sa vivere, che non sa più come sfuggire a una situazione che le sta troppo stretta e di una ragazzina, sua figlia, che non ha mai avuto attenzioni e che per questo ha fretta di crescere. Un film in grado di coniugare il thrilling con l’erotismo senza mai perdere il proprio realismo pur sovvertendo le regole della logica. Incentrato su una grandiosa performance attoriale delle Gastoni. E’ un crimine amare?
Trivex
Dolcemente accompagnato da uno struggente motivo musicale, si fa strada un film inguaribilmente malato e moderatamente disturbante. Non siamo nell’exploitation fisico, ma la masturbazione sostituita precomente dal rapporto sessuale, con il criminale pedofilo di turno, porta la traccia verso la patologia. Poi, lo stabilire se c’è l’arte o solo il commerciale gusto del perverso, spetta a soggetti dotati di maggiore dimestichezza con la filosofia. Resta inevitabilmente un film scandaloso, dotato di una discreta tecnica e con un doppiaggio molto discutibile.
Undying
Lontano da atmosfere poliziesche (Italia: Ultimo Atto?) Pirri dirige una pellicola in bilico tra erotismo esplicito/veniale (garantito dalla presenza della Gastoni e dalla sensuale Karin Trentephol) e cifra stilistica autoriale (impostata sull’analisi della incomunicabilità generazionale). Il film s’inserisce nel (de)genere familiare, narrando d’un maniaco sessuale macchiatosi di atroci delitti e recluso nella mansarda da una assatanata, sposata con un anziano paralitico. Sarà, però, la figlia della ninfomane a condurre il gioco, che mira all’inevitabile eredità. Ottimo lo score di Morricone.

Cristiana monaca indemoniata
La licenziosa Cristiana,mentre è in viaggio in aereo,fa l’amore per scommessa con il suo boy friend Luca.
Spaventata da una turbolenza,la ragazza giura che se uscirà viva dalla disavventura si farà monaca;così scampata a quella che lei crede la sua fine,Cristiana mantiene la promessa ed entra in convento.
Qui però non resiste ai richiami della carne e dopo aver concesso le sue grazie ad un giovane e allaccia una ambigua amicizia con un’altra suorina dalla vocazione traballante,Eleonora.
Rintracciata dal suo ex amante Luca,che entra nel convento in cui vive per sfuggire alla polizia,Cristiana scopre una notte il suo uomo a letto con suor Eleonora.
Dopo alcune vicissitudini,che la porteranno a diventare una prostituta,Cristiana troverà pace ai suoi tormenti nel peggior modo possibile.
Cristiana monaca indemoniata è un film diretto dal solito Sergio Bergonzelli nel 1973.

Incautamente accostato al filone conventuale,del quale riprende solo la tematica della suora per caso,il film è chiaro espediente per contrabbandare scene erotiche ad uso e consumo del pubblico guardone.
A parte la trama assolutamente inconsistente,il film ha una sceneggiatura lacunosa e rabberciata alla bene e meglio,con incongruenze di ogni tipo,senza tener conto del sottile ma forse involontario anticlericalismo che lo pervade.
Dopo le discrete prove di Nelle pieghe della carne e Io Cristiana studentessa degli scandali il regista di Alba mostra di gradire molto più l’interesse della platea più infima che quello dei critici,con risultati visibili in questa e nelle opere successive,come Il compromesso… erotico (Menage a quattro) e La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni opere se vogliamo di livello ancora più basso.

Film da evitare come la peste,con attori ai minimi storici della recitazione, a partire da una pessima Magda Konopka per finire alla protagonista
Toti Achilli.
Brutto in modo patologico,è praticamente scomparso e oggi circola solo una coppia quasi inguardabile ricavata da una VHS.
Cristiana monaca indemoniata – La vocazione
Un film di Sergio Bergonzelli. Con Vassili Karis, Magda Konopka, Toti Achilli, Jerry Ross, Marco Guglielmi, Bruno Boschetti, Carla Mancini,
Eva Czemerys Erotico, durata 90 min. – Italia 1973.
Toti Achilli … Cristiana
Magda Konopka … Suor Eleonora
Vassili Karis …Massimo Raggi
Gerardo Rossi … Luca
Maria Virginia Benati … Madre Superiora
Marco Guglielmi … Prof. Paolo
Eva Czemerys … Madre di Cristiana
Regia:Sergio Bergonzelli
Sceneggiatura: Sergio Bergonzelli
Musiche:Nevil Cameron e Elvio Monti
Fotografia: Antonio Maccoppi
Montaggio:Vincenzo Vanni
L’opinione di Ezio dal sito http://www.filmtv.it
Uno dei peggiori trash della storia del cinema.Una ragazza sopravvissuta da una disgrazia aerea si fa suora e poi …..
giu’ alla grande con il sesso e con chi capiti a tiro ,dentro al convento.Trama zero,erotismo zero noiosita’
a mille.Uno dei tonaca-movie piu’ brutti che il cinema abbia realizzato.Quasi inguardabile.
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Scritto e diretto da Sergio Bergonzelli, garanzia di modestissimi mezzi e ancor meno mestiere, questo Cristiana monaca indemoniata
si pone, sia pur di poco, sopra alla media delle produzioni trash/erotico/demenziali (anche involontariamente) del periodo per due caratteristiche,
essenzialmente. La prima è quella di rappresentare in sè una sorta di parabola a tutti gli effetti cristiana (peccato, mancata redenzione, inferno):
ma difficilmente un film del genere, in cui orge, perdizione, carnalità trionfano con compiaciuto gusto dall’inizio alla fine della storia,
senza traccia alcuna di pentimento o di senso di colpa, potrebbe essere apprezzato da uno spettatore di profondo spirito religioso.
La seconda particolarità è invece l’eterogeneità dello sviluppo della trama: la pellicola comincia quasi come un porno, poi si butta nel filone conventuale
(parallelo al decamerotico, in quel momento popolarissimo) e infine degenera nel trash più assurdo, illogico e tirato via, aperto e chiuso da due scene
d’azione girate in maniera – a voler essere gentili – approssimativa. Ai limiti di Bergonzelli si aggiungono comunque quelle dei suoi attori,
non eccelsi (Magda Konopka è il nome maggiore), in un prodotto che accosta con giustezza forma e contenuto: mediocri entrambi.
L’opinione di deepred89 dal sito http://www.davinotti.com
Forse ci starebbe il pallino singolo, ma sarebbe un peccato far inabissare nell’oceano delle vaccate tale assurdo, dozzinale e a suo modo imprevedibile
miscuglio di generi e umori, peraltro recitato neanche malissimo e con curiose musiche tra il liturgico e il progressive. Forma grezzissima (e la marcia copia
circolante non aiuta), con palesi riempitivi (l’interminabile striptease) e ampie cadute nel ridicolo, ma resta la forte sensazione di una premeditata presa in giro,
verso la chiesa, gli hippies e gli spettatori.














































































































































































































































































































































































