Eva nera
Due storie parallele.
Sono quella di Judas Carmichael e quella di Eva; sono altresì padre figlia, ma ignorano l’esistenza l’uno dell’altra.
Lui, Judas, è un ricchissimo commerciante di diamanti di Hong Kong, che vive solo da anni, da quando cioè la sua affascinante moglie asiatica lo ha abbandonato dopo averlo reso padre di una bambina.
Eva è appunto la figlia di Judas, che ignora l’esistenza del padre.
E’ una stupenda ragazza che vive facendo la ballerina, portando in scena un inseparabile serpente che è parte integrante dello spettacolo.
Judas decide di rintracciare sua figlia e spedisce suo fratello Jules sulle tracce della ragazza;Jules rintraccia Eva e la riporta da suo padre, senza però dire alla ragazza la realtà delle cose.
Così Eva viene ospitata da Judas, ignorando che l’uomo che la ricopre di magnifici regali e che la fa vivere nel lusso è suo padre.

Eva è una donna sessualmente disponibile, abituata anche ad avventure saffiche; la ragazza allaccia amicizie particolari con due donne,Kandy e con la dottoressa Jerry.
Le due ambigue relazioni suscitano però un forte sentimento di gelosia in Judas, che decide di far uccidere da Jules le due donne.
Cosa che Jules fa, utilizzando per gli omici i mortali serpenti che Judas alleva in casa.
Eva non ci mette molto a capire cosa realmente è successo e decide di vendicarsi; attirato Jules su un’isoletta lo uccide con l’aiuto di due nativi, inserendogli nel retto un serpente.
Poi torna a casa, sapendo adesso che Judas è suo padre…

Discreto soft core esotico, questo Eva nera diretto da Aristide Massaccesi con il tradizionale pseudonimo di Joe D’Amato.
Ancora una volta il regista romano sceglie come sua musa la stupenda Laura Gemser, che per una volta si trova ad interpretare un personaggio in linea con le sue origini; la Eva del film, infatti, è figlia di un europeo e di un’asiatica.
L’attrice indonesiana gira quindi il terzo film del 1976, dopo Emanuelle nera: Orient reportage e prima di Voto di castità con Massaccesi, cosa che si ripeterà in futuro molte altre volte, dando il via ad una collaborazione artistica fra i due molto proficua.
Il film presenta la solita, accurata regia di Massaccesi anche se la trama barcolla a tratti;colpa principalmente delle bizze fatte da Jack Palance, che volle ad ogni costo interpretare il ruolo di Judas Carmichael, che in origine era stato scritto e pensato per Gabriele Tinti.

Alla fine Massaccesi cedette e riscrisse la sceneggiatura, che risente appunto di questa nuova disposizione di ruoli.
Un film che comunque è di pregevole fattura,quanto meno nella parte fotografica e delle location, con il solito marchio di garanzia rappresentato da Laura Gemser; l’attrice indonesiana, come sempre bellissima e disinibita, se la cava egregiamente in un ruolo decisamente osè, malizioso. Memorabili le sequenze con il serpente…
Bene anche Jack Palance e Gabriele Tinti.
Per quanto riguarda la reperibilità, al momento non posso indicare link in italiano mentre è estremamente improbabile un passaggio del film su qualche rete tv.
Eva nera
Un film di Joe D’Amato. Con Gabriele Tinti, Jack Palance, Laura Gemser, Guido Mariotti,Ziggy Zanger, Michele Strarck Erotico, durata 84′ min. – Italia 1976
Laura Gemser: Eva
Jack Palance: Judas Carmichael
Gabriele Tinti: Jules Carmihael
Michele Starck: Jerry
Ely Galleani: Candie
Regia Joe D’Amato
Soggetto Joe D’Amato
Sceneggiatura Joe D’Amato
Produttore Alexander Hacohen
Casa di produzione Matra Cinematografica, Andromeda Films, Othello Film
Fotografia Joe D’Amato
Montaggio Bruno Mattei
Musiche Piero Umiliani
Scenografia Franco Gaudenzi
L’opinione di baskettaro dal sito http://www.filmscoop.it
Appena sufficiente film diretto da D’Amato ed interpretato dalla Gemser.
Dal punto di vista della trama l’ho trovato meglio rispetto ad altre pellicole del regista.
Molto permissivo dal punto di vista delle nudità, che come in ogni “Massaccesata”che si rispetti è un elemento abbondantemente presente.
L’opinione di will kane dal sito http://www.filmtv.it
Di serpente si vive,si seduce,ci si nutre e si schiatta in questo simil-thriller dell’infaticabile Joe D’Amato:l’ammaliante Laura Gemser è ,ovviamente al centro della vicenda,ma non ci si aspetti un adattamento in chiave pruriginosa della Genesi(va beh che con questi ci si immergeva nel torbido,ma non esageriamo,via!),piuttosto viene messa in risalto l’importanza degli ofidi(sì,quelli verdi o marroni che strisciano,stritolano o mordono)all’interno di una trama che vorrebbe anche rivelarsi con i colpi di scena che,puntualmente,vengono disattesi dalla loro prevedibilità.Un bel pò di nudi femminili,anche se curiosamente le sequenze più spinte vengono lasciate fuori scena,un racconto che va avanti esclusivamente facendo leva sulle aspettative dello spettatore sul quando la splendida Laura si sfilerà le vesti,e un interrogativo che effettivamente non si dilegua:va bene che ha fatto di tutto,ma come faceva un attore come Jack Palance a trovarsi a proprio agio in un film così inutile?
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Il trio formato da Laura Gemser-Jack Palance-Gabriele Tinti rappresenta il punto di forza di questo squinternato filmetto erotico scritto e diretto da un Joe D’amato (che cura come al solito anche la fotografia) a un passo dall’ingresso nel mondo della pornografia. Qui le scene sexy non si contano, ma non vanno d’altronde neppure oltre ai consueti standard di decenza; la Gemser era appena salita alla notorietà mondiale come protagonista della serie di Emanuelle e questo spiega il motivo per cui Eva nera viene distribuito negli Usa come Emanuelle goes japanese. Che può essere un brutto titolo, ma pure quello originale italiano non scherza. L’elemento esotico dell’ambientazione (Hong Kong) è rafforzato dalla presenza dei serpenti; eppure lo stile della regia è tanto insulso, l’erotismo sempre contenuto e la narrazione procede in maniera così singhiozzante che Eva nera difficilmente potrebbe essere visto con interesse sia da un amante del trash/cinema di serie Z che da un pubblico dagli intenti dichiaratamente onanisti. L’unica vera sorpresa positiva è costituita dalla colonna sonora, davvero bella, firmata dal grande Piero Umiliani
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Insolito erotico massaccesiano che tradisce le buone premesse di partenza, avanzate da un cast che vanta, tra i nomi, quello del celebre Jack Palance. Gli elementi “esotici” ci sono tutti, ma il risultato finale è offuscato da contenuti malsani (il drammatico e sconsolante finale) e da eccentricità poco erotiche (il rapporto tra Eva-Gemser ed i serpenti). Co-produce Franco Gaudenzi, mentre all’editing troviamo Bruno Mattei. Da segnalare, inoltre, le notevoli musiche del bravo Piero Umiliani. Una visione la merita…
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Questo softcore di D’Amato cerca di proporre una versione “alternativa” del personaggio di Emanuelle della Gemser, che in realtà a conti fatti si differenzia di non molto dal prototipo; la storia, tutto sommato interessante sulla carta, alla resa dei conti non regge e viene sviluppata senza brio, con molti tempi morti e un ritmo alquanto blando. Le scene erotiche sono moderate e non offrono guizzi di alcun genere; Palance e Tinti fan quel che possono ma non bastano a tenere in piedi il film. In definitiva un’occasione mancata; per completisti.
Il trionfo della casta Susanna
Un gruppo di teatranti è in viaggio verso Parigi, dove intende tenere una rappresentazione.
La tarda ora consiglia al gruppo il pernottamento presso il castello di Adrian d’Ambras; qua però arrivano i soldati inviati da Napoleone per arrestare lo stesso d’Ambras.
Un malaugurato equivoco fa si però che ad essere portato via non sia D’Ambras ma l’attore principale del gruppo, Ferdinand,legato alla bellissima prima attrice Susanna.
Un altro equivoco fa si che il gruppo di attori decida di portare con se, verso Parigi, un bambino trovato nel castello a cui viene posto il nome di Adamo; tutti ignorano che il bimbo è il figlio di D’Ambras e così si incamminano verso la capitale, con lo scopo di intercedere presso l’imperatore e ottenere la liberazione dello sfortunato Ferdinand.
Arrivati a corte Susanna e gli attori si ritrovano coinvolti in una serie di intrighi tessuti ai danni dell’imperatore; Napoleone infatti vorrebbe prendere in moglie Maria Luisa, figlia dell’imperatore d’Austria il quale però non intende concedere la mano di sua figlia ad un uomo che crede incapace di procreare.

A questo punto interviene Susanna, che riesce a spacciare il piccolo Adamo come figlio di Napoleone,creando di fatto ostacoli all’ambasciatore russo, che non vuole le nozze e allo stesso tempo alla sorella di napoleone, la bellissima Paolina.
Dopo alterne vicende, Susanna potrà ricongiungersi con l’amato Ferdinand e…
Il trionfo della casta Susanna è il terzo ed ultimo episodio della fortunata serie ambientata nel periodo napoleonico costruita dal regista Franz Antel (che si firma François Legrand), serie costituita dai due episodi precedenti, I dolci vizi… della casta Susanna (1967, Susanne, die Wirtin von der Lahn nell’edizione originale) e Susanna… ed i suoi dolci vizi alla corte del re (1968,Frau Wirtin hat auch einen Grafen).
Antel, ispirandosi almeno come ambientazione alla storica serie di Angelica, gira nel 1969 un film in costume in bilico tra gli intenti comici e le situazioni surreali, creando di fatto un prodotto dalla sceneggiatura molto confusa e con spiccata tendenza al grottesco.

Il prodotto finale, al netto delle ambizioni di partenza, è poco più che mediocre; la comicità ha delle regole ben precise e non basta creare situazioni paradossali in una serie di gag mal assortite per assicurare il divertimento dello spettatore
Un film che ha dalla sua però un cast di eccellente livello, che quantomeno tiene a galla il film grazie alla simpatia dello stesso; basti pensare alla simpatia del nostro Lando Buzzanca, nella parte dell’ambasciatore Conte Lombardini, un po tonto e un po malizioso, o alla presenza nel gineceo femminile di prammatica in questo genere di film delle splendide Margaret Lee e Edwige Fenech, oltre alla storia presenza della Susanna della serie, la bella attrice ungherese Teri Tordai, specializzata in ruoli di supporto e che ancora oggi, a distanza di cinquant’anni dall’esordio sul set continua a lavorare in ambito cinematografico.
Di contorno la presenza di Rosemarie Lidt mentre nel cast maschile vanno segnalati Claudio Brook (D’Ambras), Karl Michael Vogler (Il principe Borghese) e Heinrich Schweiger (Napoleone Bonaparte)
Un film che non risulta particolarmente affascinante sopratutto per il caotico muoversi della storia, per gli improbabili colpi di scena e per la caratterizzazione, tutta volta al grotesco, dei personaggi utilizzati per dipanare una storia che alla fine lascia lo spettatore abbastanza deluso.
Antel prova a mettere un pizzico di sale mostrando senza veli (ma molto pudicamente) la bellissima Fenech e Margaret Lee, che è sempre uno splendido vedere;ma la presenza della censura dell’epoca e la necessità di fare un film possibilmente non volgare o a sfondo erotico consigliarono Antel dall’esagerare con la componente erotica.
Così, quasi a voler ossequiare il titolo che parla della casta Susanna, si vede la Fenech nuda ma non troppo e la Lee di sbircio; di erotismo ovviamente zero e sicuramente è una fortuna, vista la qualità tendente al basso del film.
Che è ancor oggi quasi introvabile nella versione italiana, nonostante la digitalizzazione del film stesso sia avvenuta da tempo.

Ragion per cui è praticamente inutile cercare in rete una versione del film stesso.
Nota finale che riguarda l’enorme battage pubblicitario del film, che però non si tradusse in maggiori introiti al botteghino, ragion per cui questo fu l’ultimo film della serie.Nel 1970 Antel girò Le piacevoli notti di Justine, utilizzando ancora una volta l’attrice Terry (Teri) Torday in un ruolo che ricordava quello ricoperto nella triade dedicata alla casta Susanna e dandole come compagno un personaggio che guarda caso si chiamava, ancora una volta, Ferdinand.
Il trionfo della casta Susanna
Un film di François Legrand (Franz Antel). Con Margaret Lee, Lando Buzzanca, Edwige Fenech, Terry Torday, Rosemarie Lindt Titolo originale Frau Wirtin hat auch eine Nichte. Commedia, durata 90′ min. – Germania 1969.
Terry Torday: Susanne Delberg
Claudio Brock: Barone Ambras
Margaret Lee: Paolina Bonaparte Borghese
Karl Michael Vogler: Principe Borghese
Harald Leipnitz: Ferdinando
Jacques Herlin: Ambasciatore Dulaikeff
Heinrich Schwriger: Napoleone Bonaparte
Lando Buzzanca: Conte Lombardini
Edwige Fenech: Rosalie
Regia Franz Antel
Soggetto Kurt Nachmann
Sceneggiatura Vittoria Vigorelli, Kurt Nachmann
Casa di produzione Aico
Distribuzione (Italia) Delta
Fotografia Hanns Matula
Montaggio Luciano Anconetani
Musiche Gianni Ferrio
L’opinione del Morandini
Giovane attrice armeggia in tutti i modi per liberare Ferdinando, condannato da Napoleone. Commedia austriaca in tono farsesco su una vicenda napoleonica un po’ assurda e intricata. F. Legrand è lo pseudonimo con cui l’austriaco Franz Antel firmò 5 dei suoi film. 3 episodio della serie iniziata con Dolci vizi… della casta Susanna (1967) e proseguita con Susanna e i suoi dolci vizi alla corte del re (1968).
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.it
Non è malvagio. Complessa vicenda comico-diplomatica, con un gruppo di attori che finisce col gabbare sistematicamente l’ambasciatore dello Zar di Russia. Buzzanca è perfetto nella sua parte di conte italiano un po’ tonto, che va (per l’onore della famiglia) a fare la ambascerie più pericolose, come andare a dire a Napoleone che si dubita della sua virilità…
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.it
Terzo capitolo dedicato alla Susanna del titolo, che segue, in ordine: I Dolci vizi… della Casta Susanna (1967) e Susanna… ed i suoi Dolci Vizi alla Corte del Re (1968). È ancora l’austriaco Franz Antel a firmare una regia piatta e confusa, frutto di una coproduzione internazionale tra Germania, Italia, Austria ed Ungheria. Il cast è pressoché immutato ed il reparto italiano è garantito dalla presenza di Lando Buzzanca e dalle curiose musiche di Gianni Ferrio. Da vedere, anche se parco per contenuti (comici o erotici che siano).
Il dvd del film è disponibile su Amazon.
Le caratteristiche tecniche del prodotto sono:
Dettagli prodotto
Formato: Import
Audio: Tedesco (Stereo)
Lingua: Tedesco
Regione: Tutte le regioni
Formato immagine: 1.33:1
Studio: MCP Sound & Media AG
Durata: 90 minuti
Il compromesso
E’ un uomo che ha tutto, Eddie Anderson.
Un uomo che è ora su un letto d’ospedale, ferito in maniera gravissima.
Che ora deve fare i conti con l’immobilità forzata e con pensieri che lo riportano a molti anni addietro, quando aveva anche un altro cognome; figlio di un commerciante greco, sembrava destinato a proseguire il lavoro di suo padre, a raccogliere fatalmente l’eredità paterna.
Invece è diventato un ottimo agente pubblicitario, che ha una splendida casa, una bella moglie e anche un’amante.
Ma basta questo a rendere felice un uomo?
In realtà no, e Eddie posto davanti allo specchio del passato, sembra rivisitare una vita che è stata vissuta fino al momento dell’incidente all’insegna del compromesso quotidiano.
Così i pezzi del puzzle della vita di Eddie si incastrano l’uno con l’altro; vediamo la sua storia con Gwen la donna che ha amato e che lo ha lasciato e che gli rimprovera quel passato in cui Eddie non ha avuto ne la voglia ne la capacità di seguire i suoi desideri, accontentandosi di vivere sotto narcosi un’esistenza dorata.

E’ bella e intelligente, Gwen, così come bella e intelligente, oltre che innamoratissima è Florence, sua moglie.
Eddie fino all’incidente si è barcamenato tra l’una e l’altra, tra la freschezza dell’amore con Gwen e l’abitudine della sua vita coniugale con Florence.
Ora però è tempo di scegliere, di cambiare, affrontare la propria vita in modo diverso.
Ma se le intenzioni ci sono, il difficile è affrontare la realtà.
Uscito dall’ospedale, Eddie si licenzia, marcando il primo tentativo di riappropriarsi di una vita che non sente sua; più facile in teoria, quasi impossibile nella pratica, perchè le abitudini, l’educazione e i sentimenti non rispondono a comando.
Così Eddie si ritrova con la moglie Florence che non intende perderlo e che accetta anche la sua relazione con Gwen, di cui Eddie le ha parlato..
Ma l’uomo non vorrebbe più vivere l’esistenza anonima che ha condotto fino ad allora e si ritrova a dover gestire un presente che non può prescindere dal nuovo punto fermo che è rappresentato da Gwen.

La cerca, la trova; e nulla fa la scoperta che Gwen ha avuto un figlio con chi sa chi, che attualmente vive con un uomo che sopporta la vita sregolata della donna solo per amore.
Cosa che vorrebbe fare anche Eddie,ormai deciso a proseguire il cammino sulla strada che ha intrapreso.
Ma come riuscire a liberarsi della ingombrante presenza di suo padre?
Come fare a rinunciare ad una donna come Florence, che rappresenta la stabilità dei sentimenti, della vita coniugale?
Qual’è la strada giusta da seguire, l’irrazionale vita con Gwen o quella tutto sommato quieta che ha vissuto fino ad oggi?
Tratto dal romanzo omonimo di Elia Kazan, assolutamente autobiografico, Il compromesso è un film difficile, complesso e bello, in precario ma fantastico equilibrio fra l’indagine psicologica/psicoanalitica e il dramma, con momenti che virano rapidamente dalla pellicola tout court alla piece teatrale.
Un equilibrio che sembra quasi impossibile da reggere, visti i tempi diversi delle due cose.

Eppure Elia Kazan riesce, in modo quasi miracoloso, a barcamenarsi su una sceneggiatura molto complessa; la storia del manager di mezza età, ormai in profonda crisi esistenziale e in preda ai dilemmi su quello che è stato il suo vivere e sul futuro, funziona perchè la rappresentazione visiva dell’autobiografia della propria vita è sofferta e vera.
Kazan imprime al film una profondità di sentimenti e un tratteggio delicato delle figure che non può non affascinare lo spettatore, che vive in simultanea lo scorrere della vita di Eddie quasi fosse lui stesso il protagonista.
Certo, questo aspetto può essere marginale, non essendo lo spettatore medio una persona in fondo fortunata come Eddie; cosa manca all’uomo di successo, al manager per essere felice?
Ha tutto quello che un uomo può desiderare, casa, moglie ed amante connessa, è un uomo di successo…
Eppure quelli che sono i totem della civiltà moderna non possono guarire a volte i mali dell’animo.
E Eddie non è una persona felice.
Vive un illusione, fino al momento dell’incidente, che scompone in frammenti la sua vita, costringendolo a riconsiderare tutto quello che ha fatto e costruito.
Così lo spettatore è costretto a fare lo stesso, identificandosi non tanto nello status sociale del protagonista quanto osservando la propria vita quotidiana, in continua oscillazione tra quello che vorrebbe e quello che invece è costretto a fare.
Una serie di compromessi.

E il compromesso, il titolo del film esprime sinteticamente la vita di ognuno di noi.
Eddie quindi diventa una figura universalmente riconoscibile, quella di un’umanità dolente costretta ad accettare le cose spesso senza la voglia o maggiormente la possibilità, di dare una sterzata alla propria esistenza.
Il protagonista del film lo fa, ma pagando un duro prezzo.
Il compromesso a quel punto non è soltanto l’accettare il quotidiano, ma accettare anche che gli altri vivano la loro vita e doversi adeguare alle scelte proprio degli altri.
C’è fuga quindi dal compromesso?
No, decisamente.
Il merito di Kazan è quello di aver suggerito, piuttosto che imposta, la soluzione finale dell’enigma.
I compromessi fanno parte integrale della nostra vita, prendere o lasciare.
Se il film, che ha grandi meriti, ha un limite è l’eccessivo spazio dato alla parte sentimentale della questione; tuttavia i sentimenti stessi sono parte integrante e preponderante dell’esistenza e in due ore di rappresentazione drammatica era praticamente impossibile dire altro.
Così Kazan crea un film quasi crepuscolare e poichè è un grande regista sa scegliere gli attori; così scrittura due mostri sacri di Hollywood come Kirk Douglas e Deborah Kerr rispettivamente nei ruoli dei coniugi Eddie e Florence,una giovane talentuosa destinata ad una grande carriera come Faye Dunaway per il ruolo di Gwen e Richard Boone per quello di Sam Arness.

In questo modo il film diventa praticamente perfetto, con recitazioni drammatiche da applausi.
Un film con alcune pecche, ovviamente, ma dal grande fascino, che purtroppo non viene replicato in tv da tempo così come è introvabile in rete in una buona versione.
Il compromesso
Un film di Elia Kazan. Con Deborah Kerr, Faye Dunaway, Kirk Douglas, Hume Cronyn, Richard Boone Titolo originale The Arrangement. Drammatico, durata 127′ min. – USA 1969
Kirk Douglas: Eddie Anderson
Faye Dunaway: Gwen
Deborah Kerr: Florence Anderson
Richard Boone: Sam
Hume Cronyn: Arthur
Michael Higgins: Michael
Carol Eve Rossen: Gloria (accreditata come Carol Rossen)
William Hansen: dottor Weeks
Harold Gould: dottor Leibman
Michael Murphy: padre Draddy
John Randolph Jones: Charles
Anne Hegira: Thomna
Charles Drake: Finnegan
E.J. André: Zio Joe
Philip Bourneuf: giudice Morris
Dianne Hull: Ellen
Ann Doran: infermiera Costello

Regia Elia Kazan
Soggetto Elia Kazan
Sceneggiatura Elia Kazan
Produttore Elia Kazan
Casa di produzione Athena Productions
Elia Kazan (romanzo “The Arrangement”)
Fotografia Robert Surtees
Montaggio Stefan Arnsten
Musiche David Amram
Scenografia Gene Callahan
Costumi Theadora Van Runkle
L’opinione di Cotola, dal sito http://www.davinotti.com
Diseguale sì, ma sicuramente anche coraggioso ed a tratti davvero bello ed interessante. Conferma che Kazan è un gran regista che cercava strade nuove, lontane dalle mode hollywoodiane e che dirigeva divinamente gli attori, qui tutti di grande bravura, con una Faye Dunaway che sprizza bellezza e sensualità da ogni poro dell’epidermide, pur spogliandosi pochissimo. Particolare e di difficile analisi, tanto da essere il classico film che merita sempre una seconda occasione ed almeno una seconda visione.
L’opinione di saintgifts dal sito http://www.davinotti.com
Quanti uomini ci sono in un uomo? Per la donna è diverso, lei sa chi è e cosa vuole. Di chi è la colpa? Della famiglia, della società, degli istinti difficili da dominare? Che peso ha il denaro nella vita della gente? Il massimo peso. Un uomo si costruisce la sua stessa prigione e non riesce più ad uscirne, se non entrando in un’altra prigione. Un uomo diverso in mezzo a tanta “normalità”, che vuole essere solo se stesso. Diversi registri nello stesso film, cambi di tono, momenti migliori, profondi e altri più scontati. Cast di grande livello.
L’opinione di Zombi dal sito http://www.filmtv.it
un uomo rimette in discussione tutto della propria vita dopo un grave incidente automobilistico. tutto ciò che era prima era solo un subdolo compromesso che aveva fatto con se stesso, nascondendolo a se stesso, fino a portarlo ad odiare l’immagine di sè prima di ritrovarsi in fin di vita all’ospedale. alla soglia filmica dei 45 anni, eddie anderson(kirk) deve fare prepotentemente i conti con le sue origine e la sua giovinezza quando ancora si chiamava evangelon arness ed era figlio di un commerciante di origine greche autoritario, destinato a prendere il posto paterno. prepotentemente perchè tutto ciò che gli accade ancor prima dell’incidente, dopo aver conosciuto la bellissima gwen, lo mette in condizione di assumersene gravosamente le responsabilità. nulla di ciò che ha “conquistato” con lo status di invidiato agente pubblicitario, gli verrà risparmiato da gwen(faye). anzi qualsiasi cosa faccia, ogni passo affrontato verrà usato da colei che rifiuta la banale etichetta di amante, come una freccia che lo martirizza fino a farlo crollare coi nervi. i piedistalli sui quali si è messo, grazie anche alla moglie florence(deborah) che furente e accanitamente gli è stata accanto, si disgregano facendolo rovinare a terra e rotolare metaforicamene prima e materialmente poi negli scantinati della casa natìa, dove il padre-padrone conserva tutto della propria faticosa vita lavorativa. quella che doveva essere una storia di riabilitazione fisica da un brutto incidente, si trasforma invece in una labirintica sessione psicanalitica che coinvolge la moglie e la donna della sua vita. tratto da un romanzo dello stesso regista, quel che emerge è uno straziante quanto severo mea culpa per come si decide di indirizzare la vita. nulla di ciò che eddie ha fatto fino all’incidente soddisfa evangelon e nemmeno un tardivo riscatto con la figura paterna riesce, poichè troppi sono i non detti e i silenzi imposti da una compiacente madre, fino alla fuga da casa per diventare un pezzo grosso. film crepuscolare, scaldato da un’autunnale fotografia e sorretto dalle strepitose interpretazioni degli attori. mi rendo conto di quanto douglas sia stato un bravo attore ogni volta che lo vedo in un film. faye dunaway d’una bellezza più unica che rara è bravissima nel suo ruolo di specchio dell’anima e deborah kerr brilla in un ruolo non del tutto simpatico di compagna d’affari più che di vita. lo sa e dietro quegli occhi sgranati di lady d’altri tempi, sa far brillare mine di calcolata crudeltà.
L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it
Sofferta riflessione di Elia Kazan, greco di Cesarea in Anatolia, il cui vero nome era Elias Kazanioglou, come è Evangelos il vero nome del protagonista Eddie Anderson. È stato definito l’Otto e mezzo di Kazan, ma qui il tono è funereo e la durata appare eccessiva, riguardo ad un racconto dominato dalle figure ingombranti del padre (Richard Boone) e dell’amante (Faye Dunaway). Il compromesso – lo dice il titolo stesso – scaturisce dall’incapacità di accettare i vincoli familiari, sia consanguinei che giuridici (il padre, la madre e il fratello, ma anche la moglie e la cognata) e dall’impossibilità di ribellarsi ad essi. In questa riflessione di un regista che era comunque rimasto scosso dall’esperienza vissuta durante il maccartismo e che raramente avrebbe ritrovato il piglio deciso degli esordi, il tono è sofferto e vi si scontrano un confuso anticapitalismo, la psicoanalisi, un insopprimibile anelito alla libertà e le prosaiche necessità finanziarie dello stile di vita americano.
L’opinione di Atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Ritratto onirico di una crisi esistenziale che assume sempre più le caratteristiche di un violento esaurimento nervoso con implicazioni socio-familiari, diretto da un grande regista che seppe reinventarsi con uno stile estremamente moderno (vedere per credere, da questo punto di vista è davvero un film all’avanguardia) ed interpretato da tre attori eccezionali invischiati in un tour de force masochistico di rara forza drammatica. Kirk Douglas fa rivivere ansie e nevrosi del self made man americano che viene schiacciato dal peso del suo ruolo sociale e spersonalizzato dall’apparenza perbenista dell’epoca. Peccato che la parte centrale si appesantisca in modo eccessivo tra critica dello status symbol, irrigidimento dei sentimenti e crisi dell’istituzione familiare. In ogni caso un film in larghissimo anticipo sui tempi sia per contenuti che per linguaggio cinematografico, poco amato all’epoca e oggi crudelmente dimenticato.
Il libro di Elia Kazan dal quale è tratto il film
Gli Oscar del 1971
La serata che aggiudica gli oscar del 1971, relativa ai film dell’anno precedente, si tiene la sera del 15 aprile 1971 al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, tradizionale sede della cerimonia.
L’apertura della serata è affidata a Daniel Taradash, presidente dell’Academy Awards; si tratta della 43a edizione, e i presentatori delle varie categorie sono: Goldie Hawn, Jeanne Moreau, Melvyn Douglas, Ryan O’Neal, Leigh Taylor-Young, George Segal, Jennifer Jones, Lee Grant, Maximilian Schell, Ginger Rogers, Jack Nicholson, Ali McGraw, Robert Evans, Quincy Jones, Sally Kellerman, Jim Brown, Sarah Miles, Angie Dickinson, Burt Bacharach, Joan Blondell, Genevieve Bujold, Paula Prentiss, Richard Benjamin, Walter Matthau, Juliet Prowse, Glen Campbell, Merle Oberon, Gregory Peck, Eva Marie Saint, Steve McQueen, Harry Belafonte, Shirley Jones e John Marley.
Un parterre di tutto rispetto, che introduce le varie categorie in lizza per le prestigiose statuette; il record di nomination spetta a Patton generale d’acciaio, ben 10 e alla fine della cerimonia il film di Franklin J. Schaffner porterà a casa ben 7 statuette.
10 nomination le prende anche Airport, il colossal diretto da George Seaton tratto dal romanzo di Arthur Hailey, primo di una lunga serie di sequel; il film però clamorosamente si aggiudica solo un Oscar, quello andato a Helen Hayes per la Miglior attrice non protagonista.
Altro sconfitto è lo splendido Cinque pezzi facili, di Bob Rafelson, che su 4 nomination resta a secco, così come cocente è la delusione per Mash di Altman, uno dei fenomeni cinematografici del 1970 che vince un solo Oscar su 5 nomination.
Hollywood alla fine premia la forma in luogo della sostanza, preferendo premiare un bio pic celebrativo, anche se oggettivamente ben fatto piuttosto che un film critico come Mash, mascherato da commedia farsesca e che metteva alla berlina l’impegno americano nella guerra di Corea.
Ancor meno coraggio l’Academy award mostra verso i film che revisionano parte della sua storia, come la colonizzazione selvaggia del west a scapito dei nativi spregiativamente chiamati pellerossa.
Film come Soldato blu o Piccolo grande uomo, coraggiosi e revisionisti, sono messi da parte.
Alla fine comunque vengono premiati anche vecchie glorie come Orson Welles e Lillian Gish per la loro onorata carriera cinematografica e Ingmar Bergman con il Premio alla memoria Irving G. Thalberg mentre il Premio umanitario Jean Hersholt viene assegnato a Frank “The voice” Sinatra.
Netta vittoria per Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh come miglior documentario mentre la miglior canzone è For All We Know con musica di Fred Karlin, testo di Robb Royer e James Griffin tema portante del film Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers).
I Beatles con Let It Be trionfano nella sezione Adattamento con canzoni originali,mentre la miglior colonna sonora drammatica è il tema di Love story di Francis Lai.
Per l’Italia è un anno eccezionale: trionfa Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri che la spunta nientemeno su Tristana del grande maestro Bunuel,mentre il Satyricon di Fellini ottiene la nomination ma contro il Patton di Schaffner non ce n’è per nessuno.
Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1971
Curiosità:
–Tora Tora Tora, di Richard Fleischer, coadiuvato dai registi giapponesi Kinji Fukasaku e Toshio Masuda, un altro film a sfondo bellico è candidato a 5 Oscar; a fine serata vincerà l’Oscar per gli effetti speciali
–Love Story di Arthur Hiller è uno dei grandi successi del 1970. Ma su ben 7 candidature (Nomination Miglior film a Howard G. Minsky, Migliore regia a Arthur Hiller, Miglior attore protagonista a Ryan O’Neal, Miglior attrice protagonista a Ali MacGraw,Miglior attore non protagonista a John Marley e Migliore sceneggiatura originale a Erich Segal) il film vincerà solo l’Oscar per la miglior colonna sonora, che del resto avrà un successo planetario e decine di versioni alternative.
–Glenda Jackson, attrice inglese premio Oscar per Donne in amore, bisserà il successo col premio come miglior attrice nel 1974 con Un tocco di classe.
–George C.Scott, Oscar come miglior attore protagonista per Patton non si presentò sul palco per la premiazione, ritenendosi non in competizione con i suoi colleghi.
–Freddie Young vince il suo terzo Oscar per la miglior fotografia con la figlia di Ryan, dopo quelli ottenuti con altri due kolossal,Lawrence d’Arabia e Il dottor Zivago.
Legenda:in neretto i film e i protagonisti vincitori dell’Oscar

Miglior film
Patton, generale d’acciaio (Patton), regia di Franklin J. Schaffner

Airport (Airport), regia di George Seaton

Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces), regia di Bob Rafelson

Love Story (Love Story), regia di Arthur Hiller

M*A*S*H (M*A*S*H), regia di Robert Altman
Miglior regia
Franklin J. Schaffner – Patton, generale d’acciaio (Patton)

Arthur Hiller – Love Story (Love Story)

Robert Altman – M*A*S*H (M*A*S*H)

Ken Russell – Donne in amore (Women in love)
Miglior attore protagonista
George C. Scott – Patton, generale d’acciaio

Melvyn Douglas – Anello di sangue (I Never Sang for My Father)

James Earl Jones – Per salire più in basso (The Great White Hope)

Jack Nicholson – Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces)

Ryan O’Neal – Love Story (Love Story)
Migliore attrice protagonista
Glenda Jackson – Donne in amore (Women in love)

Jane Alexander – Per salire più in basso (The Great White Hope)

Ali MacGraw – Love Story (Love Story)

Sarah Miles – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)

Carrie Snodgress – Diario di una casalinga inquieta (Diary of a Mad Housewife)
Miglior attore non protagonista
John Mills – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)

Richard Castellano – Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers)

Chief Dan George – Piccolo Grande Uomo (Little Big Man)

Gene Hackman – Anello di sangue (I Never Sang for My Father)

John Marley – Love Story (Love Story)
Migliore attrice non protagonista
Helen Hayes – Airport (Airport)

Karen Black – Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces)

Lee Grant – Il padrone di casa (The Landlord)

Sally Kellerman – M*A*S*H (M*A*S*H)

Maureen Stapleton – Airport (Airport)
Miglior sceneggiatura originale
Francis Ford Coppola e Edmund H. North – Patton, generale d’acciaio
Bob Rafelson e Adrien Joyce – Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces)
Norman Wexler – La guerra del cittadino Joe (Joe)
Erich Segal – Love Story (Love Story)
Eric Rohmer – La mia notte con Maud (Ma nuit chez Maud)
Miglior sceneggiatura non originale
Ring Lardner Jr. – M*A*S*H (M*A*S*H)
George Seaton – Airport (Airport)
Robert Anderson – Anello di sangue (I Never Sang for My Father)
Renee Taylor, Joseph Bologna e David Zelag Goodman – Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers)
Larry Kramer – Donne in amore (Women in Love)
Miglior film straniero
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri (Italia)
Primo amore (Erste Liebe), regia di Maximilian Schell (Svizzera)
Tristana (Tristana), regia di Luis Buñuel (Spagna)
Sciuscià nel Vietnam (Hoa-Binh), regia di Raoul Coutard (Francia)
Pace nei campi (Paix Sur Les Champs), regia di Jacques Boigelot (Belgio)
Miglior fotografia
Freddie Young – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)
Ernest Laszlo – Airport (Airport)
Fred Koenekamp – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Charles F. Wheeler, Osami Furuya, Sinsaku Himeda e Masamichi Satoh – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Billy Williams – Donne in amore (Women in Love)
Miglior montaggio
Hugh S. Fowler – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Stuart Gilmore – Airport (Airport)
Danford B. Greene – M*A*S*H (M*A*S*H)
James E. Newcom, Pembroke J. Herring e Inoue Chikaya – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Thelma Schoonmaker – Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock)
Miglior scenografia
Urie McCleary, Gil Parrondo, Antonio Mateos e Pierre-Louis Thevenet – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Alexander Golitzen, E. Preston Ames, Jack D. Moore e Mickey S. Michaels – Airport (Airport)
Tambi Larsen e Darrell Silvera – I cospiratori (The Molly Maguires)
Terry Marsh, Bob Cartwright e Pamela Cornell – La più bella storia di Dickens (Scrooge)
Jack Martin Smith, Yoshiro Muraki, Richard Day, Taizoh Kawashima, Walter M. Scott, Norman Rockett e Carl Biddiscombe – Tora! Tora! Tora!
Migliori costumi
Nino Novarese – Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo (Cromwell)
Edith Head – Airport (Airport)
Donald Brooks e Jack Bear – Operazione Crepes Suzette (Darling Lili)
Bill Thomas – Il re delle isole (The Hawaiians)
Margaret Furse – La più bella storia di Dickens (Scrooge)
Migliori effetti speciali
A. D. Flowers e L. B. Abbott – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Alex Weldon – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Migliore colonna sonora
Francis Lai – Love Story (Love Story)
Alfred Newman – Airport (Airport)
Frank Cordell – Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo (Cromwell)
Jerry Goldsmith – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Henry Mancini – I girasoli (I girasoli)
Adattamento con canzoni originali
The Beatles – Let It Be (Let It Be)
Fred Karlin e Tylwyth Kymry – A.A.A. Ragazza affittasi per fare bambino (The Baby Maker)
Rod McKuen, John Scott Trotter, Rod McKuen, Bill Melendez, Al Shean e Vince Guaraldi – Un ragazzo di nome Charlie Brown (A Boy Named Charlie Brown)
Henry Mancini e Johnny Mercer – Operazione Crepes Suzette (Darling Lili)
Leslie Bricusse, Ian Fraser e Herbert W. Spencer – La più bella storia di Dickens (Scrooge)
Miglior canzone
For All We Know, musica di Fred Karlin, testo di Robb Royer e James Griffin – Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers)
Pieces of Dreams, musica di Michel Legrand, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Noi due (Pieces of Dreams)
Thank You Very Much, musica e testo di Leslie Bricusse – La più bella storia di Dickens (Scrooge)
Till Love Touches Your Life, musica di Riz Ortolani, testo di Arthur Hamilton – La valle dei Comanches (Madron)
Whistling Away the Dark, musica di Henry Mancini, testo di Johnny Mercer – Operazione Crepes Suzette (Darling Lili)
Miglior sonoro
Douglas Williams e Don Bassman – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Ronald Pierce e David Moriarty – Airport (Airport)
Gordon K. McCallum e John Bramall – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)
Murray Spivack e Herman Lewis – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Dan Wallin e Larry Johnson – Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock)
Miglior documentario
Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh
Gli extraterrestri torneranno (Erinnerungen an die Zukunft), regia di Harald Reinl
Jack Johnson (Jack Johnson), regia di Alan Bodian
King – Una testimonianza filmata… Da Montgomery a Memphis (King: A Filmed Record…Montgomery to Memphis), regia di Sidney Lumet e Joseph L. Mankiewicz
Say Goodbye (Say Goodbye), regia di David H. Vowell
Miglior cortometraggio
The Resurrection of Broncho Billy (The Resurrection of Broncho Billy), regia di James R. Rokos
Shut Up…I’m Crying (Shut Up…I’m Crying), regia di Robert Siegler
Sticky My Fingers…Fleet My Feet (Sticky My Fingers…Fleet My Feet), regia di John D. Hancock
Miglior cortometraggio documentario
Interviews with My Lai Veterans (Interviews with My Lai Veterans), regia di Joseph Strick
The Gifts (The Gifts), regia di Robert McBride
A Long Way from Nowhere (A Long Way from Nowhere), regia di Bob Aller
Oisin (Oisin), regia di Patrick Carey
Time Is Running Out (Time Is Running Out), regia di Robert Ménégoz
Miglior cortometraggio d’animazione
Is It Always Right To Be Right? (Is It Always Right To Be Right?), regia di Lee Mishkin
The Further Adventures of Uncle Sam: Part Two (The Further Adventures of Uncle Sam: Part Two), regia di Dale Case e Robert Mitchell
The Shepherd (The Shepherd), regia di Cameron Guess
Premio alla carriera
Lillian Gish
Orson Welles

Glenda Jackson, Oscar come migliore attrice protagonista
John Mills Oscar come miglior attore non protagonista
Gli Oscar per Patton
Lillian Gish, Oscar alla carriera
Karl Malden
Leslie Caron
Edward North produttore di Patton
Goldie Hawn, principale conduttrice della serata
Le locandine dei magnifici cinque

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1975, un anno di cinema

Anno denso di avvenimenti,il 1975. Su tutti, la fine della “sporca guerra“,quella del Vietnam, che ha causato oltre 50.000 morti fra i soldati americani di stanza in Vietnam e un numero imprecisato di morti fra i civili vietnamiti.
E’ anche l’anno in cui un giovane americano fonda un’azienda che avrà un influsso determinante nei decenni successivi: Bill Gates fonda la Microsoft, convinto che “ci sarà nel futuro un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa“.
Una visione profetica che è andata anche oltre le aspettative di Gates.
In casa nostra, è l’anno dell’incubo terrorista, con decine e decine di azioni criminali.
In Italia un operaio guadagna all’incirca 150.000 lire,un caffè costa 120 lire,un giornale 150 lire e un litro di benzina 300 lire, mentre l’oro costa all’incirca 5500 lire il grammo.
L’inflazione fa paura perchè sfiora il 20% e il dollaro, la valuta pregiata che ci serve per acquistare petrolio e materie prime oscilla tra le 700 e 800 lire, quotazione raggiunta verso il finire dell’anno.
Il film dell’anno,Qualcuno volò sul nido del cuculo
Il più visto in Italia, Amici miei
Sulla terra la popolazione raggiunge i 4 miliardi di abitanti, cifra destinata a raddoppiarsi quasi nei successivi decenni;scompaiono personaggi che hanno fatto la storia, come il dittatore Francisco Franco,il poeta Pier Paolo Pasolini (tragicamente),scompare Carlo Levi e il miliardario greco Onassis.
8 marzo – Italia: viene approvata la legge 39/75 che abbassa la maggiore età da ventuno a diciotto anni mentre l’undici novembre per la prima volta viene istituito un divieto di fumo negli ambienti pubblici, con la legge n°584/1975:sono due leggi fondamentali per la società italiana e avranno riflesso anche in ambito cinematografico.
Sparisce l’insana abitudine di fumare nei cinema, cosa che aveva tenuto lontano un gran numero di spettatori.
In stretto ambito cinematografico è l’anno di Qualcuno volò sul nido del cuculo, lo straordinario film di Milos Forman interpretato da Jack Nicholson, Louise Fletcher, William Redfield, Will Sampson, Brad Dourif; la storia del pregiudicato che stravolge la vita di un manicomio americano, raccontata con taglio asciutto e drammatico da Forman trionfa nelle sale e si aggiudica un numero impressionante di premi (ovviamente l’anno successivo), come 5 Oscar,6 Golden Globe, 6 Bafta, 2 david di Donatello, 1 Nastro d’argento oltre al New York Film Critics Circle Award, Los Angeles Film Critics Association Award ecc.
Un grande Al Pacino protagonista di Quel pomeriggio di un giorno da cani
Un cult: Profondo rosso di Dario Argento
Un film entrato di diritto nella storia del cinema, così come grandissimo successo riscuote l’italianissimo Amici miei, regia di Mario Monicelli interpretato dagli straordinari Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi, Bernard Blier e con ruoli di contorno da Olga Karlatos, Milena Vukotic, Franca Tamantini, Marisa Traversi, Silvia Dionisio.
Amici miei diviene un fenomeno di costume ed è il film più visto dell’anno;grandissimo il successo anche di Profondo rosso, film cult del regista Dario Argento, che crea un thriller praticamente perfetto destinato a fare epoca, suo capolavoro indiscusso e che il regista romano non ha più replicato, ne in termini di qualità ne in termini di perfezione registica.
Altri due film dell’anno sono il claustrofobico Lo squalo di Spielberg, storia incubo ambientata ad Amity, cittadina balneare del New England in cui uno squalo semina il terrore e Barry Lyndon di Stanley Kubrick, altro capolavoro del maestro inglese che racconta con un cinico sorriso sulle labbra le disavventure di un avventuriero che avrà un destino crudele.
Successo planetario per un horror musical diretto da Jim Sharman, The Rocky Horror Picture Show, interpretato tra l’altro dalla bravissima Susan Sarandon mentre in Italia esce postumo Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, crudele storia rappresentata visivamente con immagini choc del potere che tutto fagocita e tutto distrugge.
L’opera rock Tommy di Ken Russell
Un altro musical, il famosissimo The rocky horror picture show
Un film sequestrato, tagliato, vituperato e condannato come nessuno prima, fatta eccezione per Ultimo tango a Parigi di Bertolucci.
Nelle sale approda un film di Salce che fa epoca e che darà il via ad una serie infinita di sequel, molti dei quali di mediocre se non pessima fattura: è Fantozzi, basato sulle disavventure paradossali di un ragioniere sfigato, che incarna in versione assoluta e volutamente esagerata i difetti dell’italiano medio.
Adriano Celentano presenta Yuppi du, una favola delicata con riferimenti al sociale, un film poco compreso all’epoca ma dal grosso impatto visivo mentre dall’America arriva un capolavoro firmato Sidney Lumet, un amarissimo film a sfondo sociale interpretato da Al Pacino, Quel pomeriggio di un giorno da cani
A Lumet risponde Pollack con lo splendido I tre giorni del Condor, storia a metà strada tra la spy story e il thriller, splendidamente interpretato da Robert Redford, Max von Sydow, Faye Dunaway e Cliff Robertsonè il vero regista occulto della vita politica statunitense.
Salon Kitty di Tinto Brass
Il controverso e sequestratissimo Salò di Pasolini
Rollerball
Azione, ritmo e un messaggio chiarissimo: in America comanda la Cia, che orienta la vita pubblica a piacimento.
Nashville è l’ennesimo capolavoro di Altman, grande successo di pubblico e critica mentre il nostro Antonioni si rivolge ancora a Hollywood per girare Professione reporter,storia originale di un reporter che sceglie di cambiare vita organizzando una finta morte.Protagonisti del film sono Jack Nicholson e Maria Schneider, mentre Dyane Keaton è la principale interprete di Amore e guerra di Woody Allen spassosa incursione nella storia del grande regista americano.
Peter Weir, riprendendo una storia vera, presenta Picnic ad Hanging Rock, suggestiva storia che racconta la sparizione di alcune ragazze nel deserto australiano mentre il francese Truffaut porta sugli schermi una giovanissima Adjani in Adele H una storia d’amore, film romantico d’amore e d’avventura che racconta le vicende della figlia illegittima di Victor Hugo.
Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure segna il ritorno sullo schermo di Kurosawa, dopo le disavventure di fine anni sessanta culminate nel tentativo di suicidio del 1971 ; la storia dell’uomo della tundra che salva la vita ad un ufficiale e finirà ammazzato da un comune ladro commuove gli spettatori, mentre John Milius chiama Sean Connery e Candice Bergen ad interpretare un kolossal ambientato nel deserto Il vento e il leone.
Il 1975 è anche l’anno dell’opera rock Tommy, diretta da Ken Russell con Ann-Margret, Oliver Reed, Eric Clapton, Roger Daltrey, Tina Turner, Elton John e Jack Nicholson; la storia del campione di flipper sfruttato dai genitori ed assunto al ruolo di star affascina sia il pubblico che la critica mentre martin Scorsese presenta Alice non abita più qui, protagonista una splendida Ellen Burstyn;
Lo splendido Barry Lindon di Stanley Kubrick
Il Fantozzi di Salce
in Italia riscuotono un lusinghiero successo La donna della domenica, di Comencini tratto dall’omonimo racconti di Fruttero e Lucentini, interpretato da un gran cast nel quale spiccano Claudio Gora, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Aldo Reggiani, Pino Caruso, Gigi Ballista, Tina Lattanzi, Lina Volonghi,storia beffarda e ironica di un omicidio commesso con un’arma insolita, un fallo di pietra. L’anatra all’arancia, commedia agrodolce di Salce protagonisti Monica Vitti, Barbara Bouchet e Ugo Tognazzi.
Ancora, sempre in tema di cinema italiano, vanno segnalati Cadaveri eccellenti, apologia sul potere opera di Francesco Rosi,la commedia erotica Il vizio di famiglia di Laurenti, forse una delle più gradevoli interpretata da tre bellezze come Edwige Fenech, Susan Scott e Edwige Fenech,
Pasqualino Settebellezze di Lina Wertmuller protagonista un grande Giancarlo Giannini.
Dall’America arriva l’ottimo dramma sulla schiavitù Mandingo, opera di Fleischer, così come arriva un film di John Houston , L’uomo che volle farsi re interpretato da Sean Connery, Michael Caine, Christopher Plummer,lo splendido e avveniristico Rollerball di Norman Jewison con un futuro immaginato spietato e governato da un gioco crudele,il rollerball appunto a cui solo un uomo tenterà di porre un freno.
Lucio Fulci presenta I quattro dell’apocalisse, uno dei rari western del periodo interpretato da Fabio Testi, Lynne Frederick e Tomas Milian mentre il francese Bertrand Tavernier porta sugli schermi una vicenda ambientata ai tempi di Luigi XV, anticipatrice della rivoluzione francese, Che la festa cominci.
I tre giorni del Condor
Siamo nel pieno del boom della commedia erotica e non mancano prodotti legati a questo filone, alcuni passabili, altri meno: si comincia con il successo planetario del pessimo Histoire d’O di Just Jaeckin,che lancia una giovanissima attrice destinata ad un lusinghiero successo, Corinne Clery, passando per il nostrano La liceale di tarantini, con Gloria Guida, capostipite del filone sexy studentesco, per il controverso e censuratissimo Salon Kitty di Tinto Brass interpretato tra gli altri da John Steiner, Helmut Berger, Ingrid Thulin, Stefano Satta Flores, Maria Michi, Therese Ann Savoy, Paola Senatore, Tina Aumont, Bekim Fehmiu, Rosemarie Lindt, Gigi Ballista, per L’amica di mia madre pessimo film del pessimo regista Ivaldi, con l’accoppiata di bellezze Bouchet-Villani.
Si continua con Lezioni private, discreto erotico adolescenziale di Vittorio De Sisti con un parterre di attrici protagoniste davvero invidiabile come Carroll Baker, Leonora Fani, Femi Benussi,con L’insegnante, pruriginoso film di Cicero protagonista ancora una splendida Edwige Fenech, che è anche l’assoluta mattatrice del film Grazie nonna, mediocre lavoro di Franco Martinelli che ha tra gli interpreti il terrorista ed ex enfant prodige Giusva Fioravanti,
Conviene far bene l’amore
Di che segno sei
Grazie nonna
l’ancor più mediocre Le dolci zie di Imperoli, storia di un’altra iniziazione con tanto di incesto e interpretato da Marisa Merlini, Femi Benussi, Pascale Petit, Jean-Claude Verné, Mario Maranzana, Patrizia Gori, Orchidea De Santis.
Erotico scadente quello di Pier Giorgio Ferretti, La novizia mentre di ben altro livello e qualità è l’ottimo La bestia di Walerian Borowczick,cosi come scadenti sono La supplente di Leoni, con Carmen Villani, Peccati in famiglia di Gaburro mentre un onesto prodotto è Peccati di gioventù di Silvio Amadio, storia di un amore saffico e annesso ricatto che sfocerà in tragedia, nel cui cast compaiono due splendide attrici di genere come Gloria Guida e Dagmar Lassander.
Sfogliando l’elenco dei film del 1975 si possono citare ancora Conviene far bene l’amore, curioso film di Pasquale Festa Campanile ambientato in un ipotetico futuro nel quale ogni fonte di energia è andata perduta ;grazie ad un’intuizione di uno studioso (Gigi Proietti), che studia il metodo di creare energia tramite i rapporti sessuali, tutto si risolverà per il meglio.Ottimo il cast che include Mario Scaccia, Christian De Sica, Adriana Asti, Mario Pisu, Agostina Belli, Eleonora Giorgi oltre al citato Gigi Proietti,il più che discreto La mazurka del barone della santa e del fico fiorone di Pupi Avati, storia di una visione di una santa che proprio tale non è e che vede nel cast una splendida Delia Boccardo, il solito grande Tognazzi e un inedito Lucio Dalla.
Il vento e il leone
Nel 1975 viene nuovamente distribuito Le malizie di Venere, uscito anni prima e mal distribuito per una serie di problemi;diretto da Dallamano e interpretato da Laura Antonelli.il film riprende un romanzo di Leopold von Sacher-Masoch e racconta la storia di una giovane dissoluta che verrà uccisa dal suo amante.
Anche Per le antiche scale, di Mauro Bolognini, racconta l’inferno dei manicomi, con esiti alterni,mentre Flavio Mogherini con Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista mette alla berlina la mentalità chiusa del sud riguardo il nudismo e la libertà sessuale.
Film gradevole, caratterizzato dalla presenza nel cast di bravi attori come Janet Agren, Renato Pozzetto, Magali Noël, Miranda Martino, Paola Borboni, Liana Trouché, Valeria Fabrizi oltre a Stefano Satta Flores e Annabella Incontrera.
Molto bello e purtroppo sottovalutato L’ultimo treno della notte, storia all’Arancia meccanica che si svolge su un treno, dove dei teppisti stuprano due ragazze.
Histoire d’O
Andrea Bianchi presenta Nude per l’assassino, discreto thriller all’italiana con Edwige Fenech mentre Stelvio Massi porta sugli schermi Mark il poliziotto, poliziottesco di buona fattura interpretato dal divo dei fotoromanzi Lancio Franco Gasparri;sempre tra i poliziotteschi segnalo Il giustiziere sfida la città di Umberto Lenzi con Femi Benussi, Joseph Cotten, Tomas Milian mentre una citazione (assolutamente in negativo) la merita Piange il telefono di Lucio De Caro, che riprende il grande successo della canzone di Modugno, ormai sul viale del tramonto e nel fa un “lagrima” movie di inguardabile bruttezza.
Frankenheimer propone un sequel,Il braccio violento della legge n. 2 che vorrebbe rinverdire i fasti del precedente film di Friedkin spostando l’azione a Parigi, ma con risultati assolutamente minori rispetto al gran successo di Il braccio violento della legge.
Chiudo citando alla rinfusa alcuni titoli dell’anno, film onesti o quanto meno di egregia fattura come Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza di Lucio Fulci, Calde labbra di Demofilo Fidani,La fabbrica delle mogli di Bryan Forbes e Cagliostro di Pettinari.
I quattro dell’apocalisse
Il vizio di famiglia
La bestia
La donna della domenica
La liceale
La pantera rosa colpisce ancora
L’amica di mia madre
Lo squalo
L’ultimo treno della notte
L’uomo che volle farsi re
Nashville
Pasqualino settebellezze
Picnic ad Hanigng rock
Professione reporter
Miglior film: Il padrino – Parte II (The Godfather: Part II), regia di Francis Ford Coppola
Miglior regia : Francis Ford Coppola – Il padrino – Parte II
Miglior attore protagonista Art Carney – Harry e Tonto
Migliore attrice protagonista:Ellen Burstyn – Alice non abita più qui
Miglior attore non protagonista:Robert De Niro – Il padrino – Parte II
Migliore attrice non protagonista: Ingrid Bergman – Assassinio sull’Orient Express
Miglior film straniero:Amarcord, regia di Federico Fellini (Italia)
Palma d’oro: Cronaca degli anni di brace regia di Mohammed Lakhdar-Hamina (Algeria)
Grand Prix Speciale della Giuria: L’enigma di Kaspar Hauser regia di Werner Herzog (Germania)
Prix d’interprétation féminine: Valerie Perrine – Lenny, regia di Bob Fosse (USA)
Prix d’interprétation masculine: Vittorio Gassman – Profumo di donna, regia di Dino Risi (Italia)
Prix de la mise en scène: Michel Brault – Les ordres (Canada) ex aequo Costa-Gavras – L’affare della Sezione Speciale (Section spéciale) (Francia/Italia/Germania)

Adozione (Örökbefogadás) Márta Mészáros

Migliore film Fatti di gente perbene, regia di Mauro Bolognini e
Gruppo di famiglia in un interno, regia di Luchino Visconti
Miglior regista: Dino Risi – Profumo di donna
Migliore attrice protagonista: Mariangela Melato – La poliziotta
Migliore attore protagonista:Vittorio Gassman – Profumo di donna
Miglior regista straniero:Billy Wilder – Prima pagina
Miglior film straniero:L’inferno di cristallo (The Towering Inferno), regia di Irwin

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Stargate
Egitto, Giza,1928
L’equipe del professor Robert Langford, che è in Egitto con sua figlia Catherine, fa una scoperta sensazionale tra le sabbie del deserto:un misterioso anello di pietra che reca delle iscrizioni in una lingua sconosciuta. La piccola Catherine nasconde un amuleto raffigurante l’occhio di Ra, una delle supreme divinità egizie.
New York,1994
Il dottor Daniel Jackson tiene una conferenza stampa davanti ad una platea di studiosi ed egittologi, che di fronte alle ardite teorie esposte dal giovane professore, abbandonano l’aula in cui Jackson tiene la sua conferenza.L’unica a restare è Catherine Langford, ora ultra settantenne.
La donna chiede a Jackson di aiutarla in alcune traduzioni e Jackson, ormai senza un dollaro e deriso dalla comunità scientifica,decide di accettare.

Il giovane linguista viene trasportato in una base segreta, dove sbalordisce tutti decifrando in pochi giorni le misteriose scritte che sono scolpite sull’anello di pietra.
Le autorità militari hanno recuperato, sessant’anni prima, l’anello di pietra e ora sono interessate ai suoi misteri; Jackson scopre che l’anello altro non è che uno Stargate, una porta per le stelle, un dispositivo seppellito 10.000 anni prima e ora in grado di funzionare come trasmittente verso altri mondi.
Attivato lo Stargate e stabilito che il mondo di approdo ha un’atmosfera del tutto simile a quella terrestre, vengono inviati in perlustrazione lo stesso Jackson e una pattuglia di soldati al comando del colonnello Jonathan “Jack” O’Neil, un militare richiamato in servizio dal quale si era congedato dopo la tragica morte del figlio per un terribile incidente occorsogli mentre giocava con la pistola del padre.
Catherine Langford consegna a Jackson l’amuleto sottratto a Giza e poco dopo il gruppo formato da Jackson O’Neil,dal tenente Charles Kawalsky, dal tenente Louis Ferretti e da altri militari si smaterializza attraverso lo Stargate, destinazione la Galassia di Kalian.

Arrivato sul pianeta,il gruppo scopre che è abitato da gente tecnologicamente arretrata e che il pianeta è dominato da un’entità superiore che i nativi chiamano Ra e che venerano come un dio.
Dopo una serie di avventure, intervallate dalla storia d’amore di Jackson con la nativa Sha’re, il gruppo libererà il pianeta riportando la libertà tra i nativi, distruggendo Ra e lasciando Jackson sul pianeta, innamorato ormai di Sha’re.
Questa, in estrema sintesi, la trama di Stargate, film del 1994 diretto da Roland Emmerich, brillante regista tedesco con all’attivo quattro film, il primo dei quali diretto a soli 29 nel 1984,ovvero 1997 – Il principio dell’arca di Noè .
Stargate è una classica produzione hollywoodiana, girata con gran dispendio di mezzi ed economicamente dispendiosa (quasi 60 milioni di costo), ma dagli ottimi risultati in termini di incassi (200 milioni di dollari) derivati anche da un astuto merchandising.
Un film decisamente ben fatto, accattivante e con una trama che si lascia apprezzare grazie alla sua scorrevolezza, basata sulla sceneggiatura di Dean Devlin e dello stesso Roland Emmerich.

Qualche anno prima del grande successo riportato da Christian Jaque con i suoi romanzi ambientati sull’antico Egitto, Emmerich crea un film usando proprio la civiltà egizia come sfondo per un’avventura interstellare, uno dei film avventurosi del genere science fiction meglio strutturati di sempre.
Non c’è da gridare la miracolo, è vero, ma il film scorre splendidamente fra effetti speciali, intreccio narrativo di prim’ordine e, ciliegina sulla torta l’immancabile storia d’amore con tanto di happy end.
Coniugando diversi elementi come la fanta archeologia (mica tanto lontana dal vero,visto che le piramidi restano ancora un mistero), storia, avventura e azione, Emmerich resuscita in qualche modo il genere fantascientifico con un’operazione sicuramente commerciale ma non priva di eleganza e di discreto valore.
ottima la scelta del cast, con Kurt Russell ad interpretare il colonnello O’Neill, l’apparentemente cinico comandante della squadra, James Spader nel ruolo del simpatico e un tantino imbranato dottor Jackson, Jaye Davidson nel ruolo del perfido Ra e Alexis Cruz in quello della nativa Skaara, la donna per la quale Jackson sceglie di rimanere sul pianeta ormai libero dalla nefasta presenza di Ra.
Una segnalazione anche per la puntuale presenza di Viveca Lindfors nel ruolo della dottoressa Catherine Langford.
Il merito maggiore del film però è aver fatto da apripista alla serie Stargate SG1,che nel 1997 prese il via sul canale Showtime e che grazie al clamoroso successo riscontrato andò in onda per 10 stagioni, cioè fino al 2007.
A questa fortunata e bellissima serie si aggiunsero anche altre serie basate sempre sul film di Emmerich come Stargate Atlantis e Stargate Universe, andate in onda rispettivamente per 4 stagioni (la quinta è uscita solo in DVD) e per due la seconda.

Stargate è stato trasmesso con regolarità dalle tv private ed è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/9d2eae454f860.
Per chi ama le versioni in lingua originale, è disponibile su Youtube la versione in inglese, inficiata però da fastidiosissimi sottotitoli arabi all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=tJvdLWnsgig
Stargate
Un film di Roland Emmerich. Con Viveca Lindfors, Kurt Russell, Mili Avital, James Spader, Jaye Davidson, Alexis Cruz, Leon Rippy, John Diehl, Carlos Lauchu, Erick Avari, Gianin Loffler, French Stewart, Djimon Hounsou, Christopher John Fields Titolo originale . Fantascienza, durata 119′ min. – USA, Francia 1994.
Kurt Russell: col. Jonathan “Jack” O’Neil
James Spader: dott. Daniel Jackson
Jaye Davidson: Ra
John Diehl: ten. Charles Kawalsky
French Stewart: ten. Louis Ferretti
Erick Avari: Kasuf
Alexis Cruz: Skaara
Mili Avital: Sha’uri
Viveca Lindfors: dott.ssa Catherine Langford
Leon Rippy: gen. W.O. West
Christopher John Fields: ten. Freeman
Derek Webster: ten. Brown
Erik Holland: prof. Langford
Djimon Hounsou: Horus
Gianin Loffler: Nabeh
Carlos Lauchu: Anubis
Regia Roland Emmerich
Sceneggiatura Dean Devlin, Roland Emmerich
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer
Carolco Pictures
Fotografia Karl Walter Lindenlaub
Montaggio Derek Brechin, Michael J. Duthie
Effetti speciali Patrick Tatopoulos
Musiche David Arnold
Scenografia Holger Gross
Francesco Pannofino: col. Jonathan “Jack” O’Neil
Sandro Acerbo: dott. Daniel Jackson
Sandro Iovino: ten. Charles Kawalsky
Lucio Saccone: ten. Louis Ferretti
Miranda Bonansea: dott.ssa Catherine Langford
Alessandro Rossi: gen. W.O. West
Claudio Fattoretto: ten. Brown
Gianfranco Bellini: prof. Langford
Il testo dice: “Un milione di anni fa nel cielo è Ra, Dio del Sole. Sigillata e sepolta per sempre” …qui non è porta del cielo, è: “porta delle stelle”, STARGATE! (Dr. Daniel Jackson)
Quindi lei avrebbe risolto in due settimane quello che loro non hanno risolto in due anni? (Gen. West al Dr. Jackson)
Nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli. (Jack O’Neill)
Ci può essere un solo Ra! (Ra)
Porta i miei saluti a Tutankhamon, stronzo! (Jack O’Neill)
“Sono qui, in caso abbiate successo!” (Jack O’Neill)
L’opinione di weach dal sito http://www.mymovies.it
Stargate , 1994, di Roland Emmerich, è film di successo perché ha in dote la grande la capacità di coniugare fantasia, senso di avventura ,il mistero della cultura egizia con le tesi più ardite , unitamente alla teoria di universi paralleli tanto attuale ai giorni nostre con le scienze quantistiche .
Scienziati come il nostro Massimo Teodorani, David Bohm ,unitamente a scrittori di archeologia come Grahm Hancock , Robert Bauval hanno avvalorato ed approfondito le tesi sviluppate nel film Stargate.
Ma la chiave del successo sta nel coniugare il mito delle Piramidi egizie con la parola “razza aliena”; aggiungiamo poi un’azione di avventura innovativa , ben congegnata ,con effetti speciali suggestivi, una storia di amore : il gioco è fatto.
Roland Emmerich fa qui il suo capolavoro, fa scuola e riferimento per una ampia serie di filmografie successive tutte posto a sviluppare il contatto alieno in un contesto di mondi paralleli che trasudano la loro civiltà con quella misteriosa degli egizi e dei sumeri
Genere fantasy –fantascienza con attori che sanno dare spessore alla storia come Kurt Russel ed un trasognato Daniel Jackson..
Mi sento di poter dire che ispiratore della regia possa essere stato anche lo scrittore sumerologo Zecharia Sitchin , assertore di un legame nel dna umano con civiltà antiche aliene che si insediarono nell’Egitto oltre 400.000 anni fa .
Conoscendo Roland Emmerich ,che nulla inventa e tutto costruisce a tavolino, penso proprio che qualche spunto dai signori di cui sopra lo abbia tratto.
Una bella favola, ispirata, che resta nel cuore e negli occhi dello spettatore che ottiene un grande successo di pubblico e di critica .
Ripeto una favola bella , che va a libere energie surreali ed i sogni di noi tutti , condensate in due ore di spettacolo cinematografico.
L’opinione di Pandacattivo dal sito http://www.filmtv.it
Fermi tutti. prima di esprimere un proprio parere su uno dei più importanti film ma i visti, vorrei fare una premessa socio religioso culturale, a costo di passare per un invasato.
A una domanda ad uno scienziato antropologo americano lo stesso rispose; vi siete mai chiesti come mai la razza Mongola, ossia quelli con gli occhi a Mandorla, sia il più numeroso della terra e del perché le più innovative tecnologie provengano da là?… forse perché è da più tempo che esistono? … non a caso aggiungo io, le massime di Confucio, frasi tutt’altro che banali, sono antecedenti al cristiano Gesù, di centinai di anni. Qualcuno dirrà e cosa centra, semplice, che aspetto fisico ha? a chi assomiglia di più uno di quegli ipotetici extraterrestri, indo europe? negroide’ caucasico?…
Detto ciò, per alcuni questo colossal può apparire come la solita americanata fantascentifica, priva di senso ed invece dico io, attenti! forse è la miglior se pur americanizzata opera documento di come veramente l’uomo abbia popolao la terra e sopratutto di come, abbia cominciato a credere e venerare entità divine. il discorso è articolato e molto serio, tuttavia, per rimanere nel tema, il film ha una storia incredibile, fantastica, con spunti interessantissimi sotto l’aspetto scientifico e antropologica, di come si crede sia stata qualche millenio a dietro, ottimini effetti speciali, straordinario J.Spader in una parte espressa magnificamente. un opera d’arte imperdibile e che se vista con occhio storico potrebbe far aprire la mente su molti aspetti dati fin quì per scontati ma che ad oggi non hanno risposta certa.
L’opinione di sadako dal sito http://www.davinotti.com
Uno dei primi film a dare spazio a quella disciplina nota come fantarcheologia. Giocando sulla teoria che le piramidi sono state costruite da una razza superiore, se non aliena, il film ci porta attraverso il tempo e lo spazio fino al mondo di origine (o forse di arrivo) della razza umana. Un piccolo manipolo di eroi (militari decisi a tutto e uno scienziato idealista) si trovano a combattere contro una pseudo-divinità dai poteri misteriosi. Leggero e divertente, trova il suo giusto completamento nelle serie tv (due) che ne sono seguite.

















































































































































































































































































































