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Aria

Aria locandina 1

I film collettivi appartengono ad un genere di nicchia, che non ha avuto in passato molta fortuna; denominati così perchè alla regia venivano chiamati due o più registi, i film collettivi sono pellicole a episodi più o meno lunghi, a seconda ovviamente di quanti registi appartengano alla produzione.
Tra i film più famosi vanno citati Boccaccio ’70 (1962) con 4 registi dietro la macchina da presa, Federico Fellini, Mario Monicelli, Vittorio De Sica e Luchino Visconti; Tre passi nel delirio (1968) diretto da 3 registi come Roger Vadim, Louis Malle e Federico Fellini (uno dei migliori), I nuovi mostri (1977) diretto da Ettore Scola, Mario Monicelli e Dino Risi e Ai confini della realtà (1983) diretto da Steven Spielberg, Joe Dante, John Landis e George Miller.
Aria usci nelle sale nel 1987 ed è ancora oggi l’operazione diretta dal maggior numero di registi di sempre; ad alternarsi alla macchina da presa troviamo Robert Altman, Bruce Beresford, Bill Bryden, Jean-Luc Godard, Derek Jarman, Franc Roddam, Nicolas Roeg, Ken Russell, Charles Sturridge e Julien Temple.

Aria 15

Aria 14
Nessun regista italiano, come si nota, chiaro segnale della profonda crisi del nostro cinema dopo la metà degli anni ottanta.
Dieci episodi, quindi, con tema portante la musica; musica colta, arie liriche tratte da famose opere e qui la parte del leone la fa la nostra musica, con arie di Verdi(ben 3), Leoncavallo, Puccini.
Il risultato finale è un collettivo disarmonico con alti e bassi, come del resto prevedibile; particolarmente ispirato l’episodio di Russell, poco più di un divertissement quello di Godard mentre gli altri hanno maggior interesse più per le arie a cui si ispirano che per gli effettivi meriti cinematografici.
A fare da collante ovviamente non c’è un filo conduttore, visto che ogni episodio è totalmente estraneo agli altri; l’unica cosa in comune è il velo di erotismo che condisce molti episodi, un erotismo elegante e figurativo, che non ha nulla di lubrico ma che è espressione soltanto di un’altra forma d’arte parallela a quella musicale.

Aria 13
I dieci episodi:
Nicolas Roeg dirige il primo episodio (nella versione italiana) usando come sottofondo il Verdi di Un ballo in maschera e raccontando un fatto storico realmente accaduto nel 1931 a Vienna, quando re Zog d’Albania riuscì a sfuggire a un tentativo di assassinio, mentre lasciava il teatro dopo una rappresentazione de “I Pagliacci” mentre era in compagnia di una baronessa sua amante;
Charles Sturridge, poco più che esordiente, dirige il secondo episodio ancora con tema musicale tratto da Verdi la cui aria La vergine degli angeli da La forza del destino;il racconto ha per tema dei bambini che devono arrangiarsi per vivere e per poter mangiare e che hanno come unica consolazione una statua della Vergine posta in una chiesa davanti alla quale sembrano trovare un pizzico di serenità;
Jean Luc Godard dirige il terzo episodio sull’aria dell’Armida di Jean-Baptiste Lully, poco più che un divertissimenti incentrato su due palestrati ragazzoni che ignorano il ben di Dio composto da bellissime ragazze che arrivano anche a spogliarsi nude pur di catturare l’attenzione dei due muscolosi ragazzi, senza peraltro alcun successo;
Julien Temple, specialista in videoclip musicali, regista l’anno precedente del bellissimo Absolut beginners utilizza un’aria del Rigoletto di Verdi come soundtrack dell’episodio da lui girato (il quarto), che racconta la storia proibita di un produttore e della sua amante sposata;

Aria 12
Bruce Beresford usa Korngold e un’aria tratta da La città morta per raccontare, nel quinto episodio, una triste storia di due amanti belgi;
Robert Altman non si smentisce è usa la sua cattiveria e la sua ironia corrosiva sulla musica di Rameau da Les boreades le vicende di un gruppo di pazzi accompagnati ad un teatro da alcuni aristocratici che vogliono divertirsi a vederne le reazioni;
Francis George Roddam, l’autore di Quadrophenia, racconta la tragica vicenda di due amanti che usano un hotel come scenario per la fine del loro amore; i due dopo una travolgente passione scelgono di morire, mentre in sottofondo si ascolta il tema appropriato del Tristano e Isotta di Wagner;

Aria 11
Ken Russell,nell’ottavo episodio, usa il celebre Nessun dorma tratto dalla Turandot di Puccini per raccontare la vicenda di una donna che grazie ad una magia si immagina e si vede coperta di preziosi e ammirata da tutti, mentre in realtà sta per sottoporsi ad una delicatissima operazione;
Michael Derek Elworthy Jarman, morto qualche anno dopo questo film e specialista più che altro in cortometraggi parla dei ricordi di una deliziosa vecchietta che ripercorre parte della sua gioventù,quando era una attrice bella ed ammirata sulle note di Louise , opera di Gustave Charpentier;

Aria 10
Bill Bryden racconta la triste vicenda di un clown, persona ormai delusa e triste costretto invece a mostrarsi per lavoro, in pubblico, sempre sorridente usando come ovvia colonna sonora la musica di Leoncavallo dai Pagliacci.
Tutti gli episodi, nella versione internazionale, hanno un titolo particolare che nello specifico sono:

Aria banner episodi
Un ballo in maschera per l’episodio diretto da Roeg, che utilizza come attrice sua moglie Theresa Russell nel ruolo di re Zog;
La virgine degli angeli per l’episodio diretto da Sturridge che utilizza Nicola Swain e Marianne McLoughlin come guest star;
Armide per l’episodio diretto da Godard che utilizza Marion Peterson e Valérie Allain come attrici;
Rigoletto per l’episodio diretto da Julien Temple con protagonisti Beverly D’Angelo,Anita Morris,Buck Henry
Les Boréades per l’episodio diretto da Altman con protagonisti Geneviève Page,Julie Hagerty
Die tote Stadt per l’episodio diretto da Beresford con protagonisti Dyanne Thorne,Esther Buchanan
Depuis le jour per l’episodio diretto da Jarman con protagonisti Tilda Swinton,Amy Johnson
I pagliacci per l’episodio diretto da Bryden con protagonisti John Hurt,Sophie Ward
Liebestod per l’episodio diretto da Roddam con protagonista Bridget Fonda
Nessun dorma per l’episodio diretto da Russell con protagonisti Andreas Wisniewski,Linzi Drew

Aria 9

Aria è quindi un film strettamente dedicato a coloro che amano la musica classica, nello specifico l’opera; tutti gli episodi hanno valenza principalmente per l’opera che intendono omaggiare, mentre la parte squisitamente visiva vive in pratica di luce riflessa.
La reperibilità del film non è affatto complicata; personalmente però ho visto il film in lingua originale, anche perchè non credo esista una versione tradotta, cosa che comunque ha davvero un’importanza relativa in questo specifico caso.

Aria 8

Aria, un film diretto da Robert Altman, Bruce Beresford, Bill Bryden, Jean-Luc Godard, Derek Jarman, Franc Roddam, Nicolas Roeg, Ken Russell, Charles Sturridge, Julien Temple, con William Hurt, Bridget Fonda, Theresa Russell,Tilda Swinton Drammatico/Commedia/Musicale, Francia 1987
Genere commedia, drammatico, musicale

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Aria 7

 

Aria 6

 

Aria 5

 

Aria 4

 

Aria 3

 

Aria 2

 

Aria 1

 

Aria locandina 4

Aria banner cast
Regia Robert Altman, Bruce Beresford, Bill Bryden, Jean-Luc Godard, Derek Jarman,
Franc Roddam, Nicolas Roeg, Ken Russell, Charles Sturridge, Julien Temple
Produttore Don Boyd, Al Clark, James Mackay
Distribuzione (Italia) Miramax Films, Image Entertainment

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Primo episodio:

Nicholas Roeg, “Un ballo in maschera

Theresa Russell … Re Zog
Stephanie Lane … Baronessa
Roy Hyatt … Chauffeur
Sevilla Delofski … Cameriera
Ruth Halliday … Companion
Arthur Cox … Maggiore
Dennis Holmes … Colonello
Paul Brightwell … Primo Assassino
Frank Baker … Secondo Assassino
Chris Hunter … Terzo Assassino

Secondo episodio:

Charles Sturridge,” La virgine degli angeli”

Nicola Swain … Marie
Jackson Kyle … Travis
Marianne McLoughlin … Kate

Terzo episodio:

Jean Luc Godard, “Armide”

Marion Peterson … Una ragazza
Valérie Allain … Un’altra ragazza
Jacques Neuville … Bodybuilder
Luke Corre … Bodybuilder
Christiam Cauchon … Bodybuilder
Philippe Pellant … Bodybuilder
Patrice Linguet … Bodybuilder
Lionel Sorin … Bodybuilder
Jean Coffinet … Bodybuilder
Alexandre Des Granges … Bodybuilder
Gérard Vivès … Bodybuilder
Frederick Brosse … Bodybuilder
Pascal Bermont … Bodybuilder
Jean Luc Corre … Bodybuilder
Bernard Gaudray … Bodybuilder
Dominique Mano … Bodybuilder
Patrice Tridian … Bodybuilder

Quarto episodio:

Julien Temple,”Rigoletto”

Anita Morris … Phoebe
John Hostetter … Elvis
Albie Selznick … Bell Boy
Stan Mazin … Danzatrice
Dominic Salinero … Danzatrice
Jeff Calhoun … Danzatrice

Quinto episodio:

Bruce Beresford, “Die tote Stadt”

Elizabeth Hurley … Marietta
Peter Birch … Paul

Sesto episodio:

Robert Altman,”Les Boréades “

I seguenti attori non risultano nei crediti del frammento di Altman:
Bernie Bonvoisin
Cris Campion
Anne Canovas
Sandrine Dumas
Jody Guelb
Julie Hagerty
Philippine Leroy-Beaulieu
Bénédicte Loyen
Geneviève Page
Delphine Rich
Louis-Marie Taillefer

Settimo episodio:

Francis George Roddam,“Liebestod”

Bridget Fonda … Un’amante
James Mathers … L’altro amante
Angie Tetamontie … Una donna a Las Vegas
Esther Buchanan Una donna a Las Vegas
Lorraine Cote … Una donna a Las Vegas
Renee Korn … Una donna a Las Vegas
Bertha Weiss … La donna con i guanti
Dyanne Thorne … Bride
Howard Maurer … Groom
Derick Coleman … Ragazzo indiano
Quentin Brown … Ragazzo indiano

Ottavo episodio:

Ken Russell,”Nessun dorma”

Andreas Wisniewski
Kwabena Manso
Bella Enahoro
Bunty Mathias
Angela Walker

Nono episodio:

Michael Derek Elworthy Jarman, “Depuis le jour”

Amy Johnson La vecchia signora
Tilda Swinton La ragazza
Spencer Leigh L’anziano

Decimo episodio:

Bill Bryden,”I pagliacci”

John Hurt L’attore
Sophie Ward La ragazza

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Produttori:
David Barber …. coordinating associate producer
Richard Bell …. associate producer
Don Boyd …. producer
Scott Bushnell …. associate producer (t “Lieux desoles”)
Al Clark …. co-producer
Michael Hamlyn …. coordinating associate producer
Tom Kuhn …. executive producer
James Mackay …. co-producer (episodio “Depuis de jour”)
Jim Mervis …. executive producer
Charles Mitchell …. executive producer
Kevan Pegley …. associate producer
Luc Roeg …. associate producer ( “Un Balo in Maschera”)
Sigurjon Sighvatsson …. associate producer ( “Liebestod”)
Paul Spencer …. associate producer (“La vergine degli Angeli”)
Amanda Temple …. associate producer (“La Donna e Mobile”)
Fotografia
Gabriel Beristain (Episodi “Turnadot”, “I pagliacci” and linking scenes)
Caroline Champetier (“Armide”)
Frederick Elmes ( “Liebestod”)
Harvey Harrison ( “Un ballo in Maschera”)
Christopher Hughes
Pierre Mignot (“Les Boréades”)
Mike Southon ( “Depuis le jour”)
Dante Spinotti ( “Die tote Stadt”)
Oliver Stapleton ( “Rigoletto”)
Gale Tattersall (“La virginie degli angeli”)

Montaggio
Neil Abramson (Episodio “Rigoletto”)
Robert Altman ( “Lieux desoles”)
Jennifer Augé ( “Les Boréades”)
Marie-Thérèse Boiché ( “Die tote Stadt”/”I pagliacci”)
Michael Bradsell ( “Nessun dorma”)
Peter Cartwright ( “Depuis le jour”)
Angus Cook ( “Depuis le jour”)
Mike Cragg ( “Vesti La Giubba”)
Stephen P. Dunn ( “Lieux desoles”)
Rick Elgood ( “Liebestod”)
Jean-Luc Godard ( “Enfin il est en ma puissance”)
Tony Lawson ( “Un ballo in maschera”)
Matthew Longfellow ( “La virgine degli angeli”)
Paul Naisbitt ( “Vesti La Giubba”)

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Aria locandina 2

Aria locandina 3

luglio 12, 2013 Pubblicato da: | Miscellanea | , , , , | Lascia un commento

Labbra di lurido blu

Labbra di lurido blu locandina

Ely e Marco hanno in comune esperienze personali infantili molto simili; entrambi infatti sono stati traumatizzati da due eventi che hanno finito per condizionare pesantemente le loro psiche.
Ely ha assistito a rapporti sessuali fra i genitori mentre Marco ha dovuto subire un’iniziazione sessuale voluta dal padre che si è trasformata in un incubo.
Divenuti adulti i due hanno sviluppato una sessualità distorta; Ely si è trasformata in una ninfomane mai (e mal) appagata mentre Marco ha finito per orientare la sua sfera sessuale verso l’omosessualità.
I due decidono così di sposarsi, cercando contemporaneamente l’uno nell’altro un sostegno alle proprie insicurezze oltre che tentare un’impossibile via d’uscita per quelle che sono le loro ambiguità sessuali.

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L’esperimento non funziona, anche per l’arrivo di George, un antiquario che in passato ha avuto una relazione omosex con Marco, che continua a vivere con fortissimi sensi di colpa e senza equilibrio emotivo i propri problemi psicologici.
I due continueranno la propria personale discesa all’inferno non risolvendo in alcun modo i problemi; mentre Ely dice addio ad uno scrittore che con pazienza aveva tentato (inutilmente) di avvicinarla al vero amore, marco si avvierà sul personale sentiero della tragedia…
Drammone datato 1975, Labbra di lurido blu è un film diretto da Giulio Petroni che all’epoca della sua uscita suscitò molto scalpore per i temi sessuali affrontati, la sessualità esasperata e distorta che sconfina nella ninfomania simboleggiata dal personaggio di Ely) e l’omosessualità di origine traumatica che sviluppa Marco a seguito della prima esperienza sessuale deprimente e castrante subita per colpa del padre.

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Su questi due temi che finiscono per allacciarsi nel destino delle vite di due personaggi che non hanno alcuna possibilità di aiutarsi, Petroni costruisce un film elegante ma abbastanza uniforme nel suo svolgimento, che spesso indugia in dialoghi troppo lenti e poco appassionanti.
Sullo sfondo di una provincia bigotta e moralista, le due vite dei personaggi principali scivolano lentamente verso il destino che li attende dietro l’angolo, attraverso la descrizione di irrisolti problemi psicologici che si acuiranno man mano che il film si avvicina al tragico epilogo.
Se la confezione è elegante forse le tante citazioni letterarie finiscono per rendere un po indigesto l’assieme, che però ha comunque una buona resa finale.
Grazie anche alla bella colonna sonora di Morricone, i drammi delle due esistenze appaiono facilmente percepibili dallo spettatore; le critiche dei moderni spettatori sono del tutto ingenerose perchè non tengono conto del contesto sociale dell’epoca in cui il film fu girato, un’epoca in cui i temi della sessualità erano tabù, in particolare quelli dell’omosessualità maschile.

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Petroni utilizza al minimo le scene scabrose confermando l’intento di fare un film psicologico e non visivo sul piano scandalistico o peggio voyeuristico; intento perfettamente suffragato dal risultato finale, che consegna al pubblico una pellicola equilibrata anche se, come già detto, un tantino indigesta.
Gli attori del film danno buona prova di se, a partire dalla bellissima Lisa Gastoni, che recita nella parte di Ely e Corrado Pani, ambiguo quanto basta in quelli di Marco.
A corredo del film in parti secondarie troviamo il bravo Silvano Tranquilli nel ruolo di Davide Levi, lo scrittore che inutilmente tenterà di strappare Ely ai suoi fantasmi e Jeremy Kemp in quelli di George Stevens, l’uomo che appartiene al passato di Marco e che tenterà di strappare proprio Marco alla narcosi del suo matrimonio con Ely.
Divenuto un vero e proprio “invisibile” nel tempo, il film di Petroni è stato fino a poco tempo fa uno dei film più osteggiato di sempre; un po per il tema trattato, un po per una fama assolutamente immeritata di film erotico,Labbra di lurido blu è circolato solo in versioni ricavate da vecchie e malandate VHS.
Oggi esiste una versione digitale del film, che però e irrintracciabile sul web, cosa che rende ancora una volta il film praticamente invisibile, mentre c’è una versione di buona qualità all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=GInqxa86n88

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Labbra di lurido blu
Un film di Giulio Petroni. Con Silvano Tranquilli, Lisa Gastoni, Corrado Pani, Hélène Chanel, Gino Santercole, Armando Brancia, Jeremy Kemp, Alberto Tarallo Drammatico, durata 120′ min. – Italia 1975.

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Lisa Gastoni … Ely Alessi
Corrado Pani … Marco Alessi
Jeremy Kemp … George Stevens
Hélène Chanel … La madre di Ely
Silvano Tranquilli … Davide Levi
Antonio Casale … Il barista
Daniela Halbritter … Laura
Gino Santercole … Alberto
Margareta Veroni … Nora

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Regia: Giulio Petroni
Sceneggiatura: Franco Bottari, Giulio Petroni
Musiche: Ennio Morricone
Fotografia: Gábor Pogány
Montaggio:Franco Bottari
Distribuzione:Agora
Aiuto regista: Guido Volpato
Costumi: Angela Parravicini

Labbra di lurido blu banner recensioni

Opinione del Morandini, tratta dal sito http://www.trovacinema.repubblica.it

Soffrono quasi tutti in questo drammaticissimo film il cui titolo è tolto da un mal tradotto verso di P.B. Shelley (ma lurid significa fosco) , ma specialmente i coniugi borghesi Alessi. Lui, docente universitario, s’è sposato per stornare la propria omosessualità; lei è una ninfomane con tendenze masochistiche, frutto di traumi infantili. E un inferno coniugale al cui confronto quelli di Strindberg sanno di rosolio. Sfocia nel sangue. Quasi sempre sofferente, L. Gastoni si cimenta in continui coiti e denudamenti. E un film che si prende molto sul serio come rivela la puntigliosa cura nell’ambientazione, l’arredamento (Franco Bottari), la fotografia (Gabor Pogany), la musica (Ennio Morricone).

L’opinione dell’utente Undijng tratta dal sito http://www.davinotti.com
Elli (Lisa Gastoni) e Marco (Corrado Pani) sono una coppia decisamente atipica. A causa d’un trauma infantile Marco còva pulsioni omoerotiche, che reprime nella vita di coppia. Elli è, invece, una ninfomane incontenibile. Il matrimonio dovrebbe servire all’uno e all’altra per rientrare nella norma di vita sociale, stabilita nei confini di un bigotto paese provinciale. La presenza di una ragazza riporta alla luce le deviazioni di Marco, inducendolo al punto di macchiarsi d’un delitto. Eccezionale erotico, con sfumature gialle, forse ispirato dal romanzo “Il Demone del Mondo” di Mary Shelley.

L’opinione dell’utente Cotola tratta dal sito http://www.davinotti.com
Saranno i quasi quarant’anni che ha sulle spalle ad avergli parzialmente tolto smalto e interesse. Certamente è un film ben fatto, con una confezione curata ed una buona colonna sonora di Morricone. Ma difetta, a mio avviso, sia nel coinvolgimento emotivo dello spettatore sia sotto il profilo “scandalistico” o del “messaggio” (che brutta parola!). Oggi non credo possa sconvolgere più nessuno ed anche certe considerazioni lasciano il tempo che trovano così come le tante (belle) citazioni letterarie. Forse meriterebbe una seconda occasione.

luglio 9, 2013 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 3 commenti

Tortura

Tortura locandina 2

“Un’ultima cosa: sappi che se dovesse succedermi qualcosa,sappi che nella vita non ho provato maggior sofferenza che aver dato la tortura al tuo corpo nudo”
L’invisibile Hamdias parla tramite un nastro registrato ad un’altra invisibile, Galai; lui è un regista cinematografico clandestino, lei è la sua donna ed è anche un’attrice; entrambi però appartengono ad un movimento terroristico che si oppone alla presenza francese in Algeria.
In questo momento però siamo a Parigi e Hamdias consiglia a Galai il comportamento da clandestina, fatto di solitudine e circospezione, in un paese (come dice il regista) in cui anche l’accento è importante.
Galai sta girando un film che deve essere il più realistico possibile; per far ciò deve sperimentare, sulla sua pelle, le più terribili torture.

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Non esita quindi a martirizzare il suo corpo, spegnendo sigarette roventi sul suo petto nudo, applicando elettrodi sui capezzoli e sul pube, registrando infine l’urlo disumano di dolore su una cassetta, come richiesto dal suo amante.
Questo è l’inizio di Tortura, il film di Papatakis girato nel 1975, uscito nelle sale francesi e subito dopo praticamente scomparso in seguito all’attentato di probabile matrice islamica che distrusse un cinema parigino mentre veniva proiettato il film.
Un film cupo in maniera esponenziale, un viaggio infernale attraverso il dolore e l’umiliazione personale della protagonista Galai, attrice si ma anche simbolo della resistenza algerina all’occupazione militare francese;due ruoli che Galai interpreta mescolando finzione e realtà,attraverso un viaggio che confonde le entità distinte ma intimamente connesse della terrorista e dell’attrice, che accetta la degradazione per amore del suo compagno, con il quale ha un figlio e anche per amore della libertà verso il suo paese.

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In una delle scene del film, la più cruda e realistica, mentre la Galai terrorista è interrogata dai soldati francesi, alla domanda su chi ha commissionato degli attentati e su chi è a capo della resistenza algerina, la donna risponde urlando mia madre, intendendo così elevare l’Algeria a ruolo di genitrice, come confermerà nel proseguimento dell’interrogatorio.
Ritornando al film, la vicenda personale di Galai vira improvvisamente spiazzando lo spettatore, raccontando senza soluzione di continuità le aspirazioni della Galai attrice, quella che sogna di essere chiamata da un regista qualsiasi per fare il suo lavoro, quello dell’attrice, mentre invece il solito nastro la invita a parlare da sola in caso di attacchi di solitudine, simulando la presenza dell’invisibile Hamdias, simulacro di una realtà che invece è esattamente l’opposto.
E’ in questa destrutturazione della realtà vissuta dalla donna invece la chiave del film;seguiamo qualcuno che spia la vita monotona e solitaria di Galai, che continua a parlare nel vuoto, raccontando l’ansia per il figlio e il dolore per il distacco da Hamdias e l’improvviso cambio di rotta del film, spiazzante nel momento in cui Galai riceve la tanto attesa telefonata.

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Un regista vuole vederla per offrirle una parte;sarà umiliante vedere Galai trattata come una povera cosa dal produttore, che per prima cosa le chiede di mostrare cosce e seno, perchè è quello che il fantomatico regista del film che il produttore si appresta a finanziare vuole.
da questo momento finzione e realtà diventano difficilmente distinguibili; Galai è al tempo stesso una donna che vuole realizzarsi e diventare una stella ed è la visione proiettata della terrorista che prepara la bomba.
I due personaggi convivono sullo schermo senza fratture visive che indichino quale sia la vera realtà in cui si muove Galai; è quella desolata e squallida della stanza inquadrata, scarna, disadorna oppure è quella che consegna la bomba fabbricata ad un anonimo terrorista?
“Dov’è la vera differenza fra finzione e realtà?”, canta una voce mentre Galai attraversa uno spettrale paesaggio delle banlieu parigine;ed è in questa breve strofa la chiave di lettura di Tortura.

Tortura 7
Da adesso in poi il film seguirà un suo discorso coerente ma inevitabilmente ostico per il pubblico; che è spiazzato,irretito e al tempo stesso sconvolto da quello che si avvicenda sullo schermo.
Come in un folle susseguirsi di immagini frammentate e senza filo conduttore, assistiamo alla totale commistione tra i due personaggi; vediamo la tortura fisica su Galai, non più auto inflitta ma applicata da un soldato francese che vuole annichilire quella donna che in fondo rappresenta una nazione e che usa il tormento fisico e l’umiliazione per fiaccare la resistenza della stessa.
Ma Galai è l’Algeria ed è al tempo stesso un’idea di libertà, insopprimibile.
E la libertà puoi solo limitarla temporaneamene, non per sempre.
Inutile continuare a descrivere una trama che in realtà non esiste se non come forma di racconto visivo delle tesi del regista; che sono diverse e che coinvolgono in maniera più ampia discorsi politici e sopratutto l’uso della tortura da parte del Potere come forma di alienazione e di mortificazione morale e fisica.

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Un discorso ambiguo, visivamente, perchè davvero si fa fatica a seguire gli spostamenti dall’immaginaria figura dell’attrice che continua a praticare sul suo corpo la tortura e quella delle torture che davvero vengono praticate alla Galai terrorista.
Finzione e realtà diventano così tutt’uno, continuando a inseguirsi fino al finale assolutamente imprevedibile.
Tortura è un film difficile anche da descrivere se non con l’ausilio di aggettivi, slegati fra di loro; claustrofobico, angosciante,scarno, ermetico.
Un’opera estremamente complessa,per lunghi tratti simbolista in maniera eccessiva ma anche affascinante; un’opera non di certo per il grande pubblico, chiusa com’è in un elitarismo che è al tempo stesso il fascino e il limite dell’opera.
“Non me ne frega un cazzo degli spettatori”, dice Hamdias tramite il produttore che afferma voler scritturare Galai per il fantomatico film citato;probabilmente è il pensiero, estrinsecato, di Papatakis.

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Che porta avanti coerentemente il suo complesso discorso sulla tortura come mezzo di coercizione ampiamente utilizzato anche dall’Occidente, così spesso schierato in maniera ipocrita dietro la bandiera della libertà e della democrazia.
A raffigurare il tutto in maniera fisica c’è Galai, archetipo della sofferenza mescolato all’ansia di libertà.
A sua volta Galai è fisicamente interpretata dall’attrice Olga Karlatos, all’epoca compagna del regista.
Ed è probabilmente in un’ottica di “famiglia” che va interpretata la presenza della bellissima attrice greca in un film per certi versi estremo, con immagini molto forti e una presenza fisica sullo schermo che richiede l’esposizione senza pudore del corpo nudo oltraggiato dalla violenza.
L’attrice ateniese, ventinovenne all’epoca in cui venne girato il film, era appena uscita dall’esperienza di Amici miei che le aveva dato molta fama in Italia; il bellissimo volto della signora Sassaroli, che tutti avevano imparato ad ammirare nel film di Monicelli e che aveva fatto seguito all’interpretazione eccezionale di Didone nell’Eneide televisivo, appare in Tortura trasfigurato.

Tortura 5
L’attrice appare smagrita, smunta, con il volto bellissimo solcato dal dolore.
Quasi fosse una Galai in versione reale, la Karlatos resta in scena praticamente per tutto il film cambiando espressione mostrando il suo corpo quasi scheletrico coperto da bruciature, violentato da una bottiglia (la scena più dura e difficile da digerire del film)
Un’interpretazione da attrice di razza, eccezionale, che pure è restata praticamente coperta dall’oblio fino a qualche anno fa, quando quest’opera straordinaria di Papatakis ha finalmente avuto la visibilità che meritava.
Un film che quindi è tutt’uno con l’attrice che lo interpreta, tanto da rendere praticamente un corredo il resto del cast; Papatakis dirige una Karlatos perfetta, Una Galai che sembra riassumere, sui tratti scavati del volto e sulla nudità scarnita del corpo, l’orrore della tortura, del suo uso umiliante e della degradazione morale e fisica che rappresenta.
Oggi è possibile finalmente vedere l’opera di Papatakis in streaming, cosa che consiglio vivamente agli amanti del cinema non banale, quel cinema fatto di potenza visiva, di dialoghi e situazioni non usuali in una versione probabilmente completa, almeno stando a quel poco che ho potuto ricavare dalla rete.
Pare infatti che l regista greco abbia messo mani alla versione attualmente disponibile inserendo scene che aveva dovuto tagliare in occasione della sua sfortunata prima rappresentazione.

Tortura 12

Tortura 13
Vista l’assurda aria di caccia alle streghe che circola ultimamente nei confronti dei siti in streaming (perchè bloccare la visione di film che ormai hanno quasi 40 anni?), consiglio di seguire questo link e visionare la pellicola: http://www.nowvideo.ch/video/ac277edaf89cb
In ultimo ricordo che il film è stato distribuito anche con il titolo Gloria mundi; sotto troverete due fotogrammi molto crudi tratti dal film, che ho provveduto a modificare come avvenuto in passato per evitare la condivisione in chiaro e la conseguente visione dei minori.

Tortura (Gloria Mundi), un film di Nikos Papatakis,con Olga Karlatos,Roland Bertin,Philippe Adrien,Mehmet UlusoyArmand Abplanalp,Christiane Tissot,Drammatico,Francia 1976

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Tortura 3

Tortura 2

Tortura 1

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Tortura scena censurata 2

Tortura Banner protagonisti

Olga Karlatos … Galai
Roland Bertin … Raftal
Philippe Adrien … Gilles
Mehmet Ulusoy … Naki
Armand Abplanalp … Sainof
Christiane Tissot … Marsanne
Jean-Louis Broust … Biseau

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Regia: Nikos Papatakis
Sceneggiatura: Nikos Papatakis
Montaggio: Yves Lafaye,Jean-Paul Pradier,Frédéric Variot
Fotografia:Jean-Claude Bonfanti
Musiche: Barbaud Brown Klein
Costumi: Janina Ryba
Produzione: Nio Productions (FR)

Tortura locandina lc1

Tortura Banner recensioni

Parte dell’opinione dell’utente OGM tratta dal sito http://www.filmtv.it.Il resto della recensione è disponibile sul sito citato.
“…Che cos’è la rivoluzione, se non un dolore autoinflitto, in risposta all’orrore perpetrato ai danni di altri? Si può cercare il martirio nella tortura e trovare nel proprio grido l’autentica voce della verità. L’attrice Galaï non deve fingere di essere una terrorista algerina: deve esserlo realmente, provare strazio e paura quando trasporta una borsa esplosiva o subisce le scariche elettriche dei suoi aguzzini, ed incutere le stesse sensazioni nello spettatore. Il popolo è chiamato a partecipare, a lei è la sua eroina. Il suo nume ispiratore è Hamdias, il suo marito e regista, nonché mente di un’organizzazione eversiva: un’entità invisibile ed onnipresente, che in ogni luogo può farsi sentire ed, a sua volta, ascoltare. I suoi mezzi sono microfoni e registratori a cassette, ma la sua presenza ubiqua è comunque ammantata di una divina perentorietà…”

L’opinione dell’utente Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com
Cupo e complesso, piuttosto monocorde e difficilmente digeribile per chi, come il sottoscritto, poco conosce a proposito del contesto storico dei fatti narrati. Non mi resta così che apprezzare la buona confezione e un’interpretazione intensissima della Karlatos, che offre anima e corpo al film restando in scena in praticamente ogni sequenza, mostrandosi ripetutamente spogliata e torturata e cantando anche la colonna sonora di Nico Fidenco (che però è preferibile in versione strumentale). Consigliabile solo ad un pubblico informato e preparato.

L’opinione dell’utente Fauno dal sito http://www.davinotti.com
Terrificante e claustrofobico. Pone bene in evidenza le contraddizioni sia dei rivoluzionari eversivi che dei controrivoluzionari, con tutte le illusioni disattese per ambo le parti, ma pone anche in luce l’aspetto più interiore ed inquietante del fanatismo politico e ci ricorda tragicamente che anche noi, il vecchio continente, culla della civiltà, ci siamo macchiati di nefandezze delle quali non ci piace parlare né tanto meno provarne vergogna. Peso da digerire e da accettare, ma merita eccome!

L’opinione dell’utente Markus dal sito http://www.davinotti.com
Il regista Papatakis, servendosi dell’allegoria del meta-cinema, ci mostra l’istituzione della tortura e della depravazione dello stato sul sovversivo (o presunto tale), poco importa se nel caso specifico si cita la guerra franco-algerina (l’anno del girato in fondo ci ricorda che in molti paesi del mondo vigono dittature sanguinarie). Convincente e sentita l’interpretazione della Karlatos che però si macchia di una perla trash quale la canzoncina cantata da lei stessa sul tema di Fidenco. Peccato.

L’opinione dell’utente Saimo84 dal sito dvd.forumcommunity.net
Si tratta di un film maledetto, quasi invisibile, La tortura di Nico Papatakis. Come al solito, il DVD contiene soltanto la versione italiana, ma va sottolineato che in questo caso la situazione era complessa: il film è uscito in Francia nel 1975 ma è stato subito ritirato dalle sale, arrivando poi tortuosamente in Italia nel 1977, in una versione rimaneggiata per il nostro mercato sotto la supervisione dello stesso regista, che è poi tornato una terza volta sul film nel 2005, rimontandolo e aggiungendo delle scene girate ex novo. Un’edizione in DVD completa, va da sé, dovrebbe quindi render conto di tre diversi montaggi, ma per il momento purtroppo ci tocca accontentarci di quel che passa il convento, che purtroppo non è granché: la Mosaico ha telecinemato un vecchio 35mm pieno di difetti, con moltissimi segni e frequenti salti di fotogrammi, anche molto fastidiosi. Guardabile, ma a malapena sufficiente.
Val la pena sopportare un’edizione così? Tutto sommato direi di sì, perché secondo me il film oltre a essere rarissimo è anche abbastanza straordinario. Avevo già visto, in una retrospettiva del 2009, due altri film di Papatakis (Les équilibristes e Ia fotografia), e anche questo terzo titolo conferma la grandezza di un autore misconosciuto purtroppo non solo al grande pubblico ma anche a moltissimi di noi appassionati. Si tratta, sia chiaro, di un cinema che potrà non piacere, ma almeno gli estimatori di Godard e Fassbinder dovrebbero secondo me dargli una possibilità. La tortura, che per certi versi mi ha ricordato Partner. di Bertolucci, è un film estremo in tutti i sensi, sia per le tematiche e le immagini che mostra: una riflessione anche agghiacciante sul terrorismo, la violenza e il capitalismo, condotta però attraverso i cascami del metacinema, del neo-melodramma e del sadomasochismo. La storia, ridotta all’osso e insieme eccessiva, ruota infatti intorno a un’attrice divisa fra cinema e terrorismo, trasformata dal suo regista-pigmalione in una specie di arma di distruzione di massa. Un film poverissimo ma spesso geniale, fatto di pochi spazi e pochi personaggi, costruito soprattutto su una serie di assenze e lontananze, sia affettive che politiche ed esistenziali. Non amo per niente i film “politici”, ma qui il verbo si fa carne sotto i nostri occhi, e la performance di Olga Karlatos (all’epoca compagna del regista) è davvero memorabile.

L’opinione del sito http://www.filmhorror.com
TORTURA si potrebbe definire un film sperimentale, composto da un mix micidiale di sesso, torture, sangue, politica e surrealismo. Il piatto è decisamente forte, ma ben presto l’impegno sociale strillato dai flani dell’epoca (nella locandina viene addirittura citato Nietzsche, più o meno a sproposito), che vorrebbe condannare le istituzioni fasciste che spingono i poveri a diventare terroristi, cede il posto a uno spettacolo di pura exploitation.
Assolutamente spiazzante è anche la colonna sonora (realizzata da Nico Fidenco) in cui è la stessa Karlatos a cantare una canzone che si chiama appunto La Tortura (un testo assurdo che parla di pseudo-amore con agghiaccianti urla in sottofondo). L’uso del sesso è finalizzato alla rappresentazione dello squallore e, fra bottiglie infilate nella vagina e maschilismo gettato a piene mani, emerge un’atmosfera di assoluto degrado che, a conti fatti, è il punto forte del film.TORTURA è una pellicola atipica che potrebbe rivelarsi indigeribile per molti, che di certo non può definirsi “bella” e che si presenta come un pugno nello stomaco inaspettato. Se ve la sentite…

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luglio 7, 2013 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 2 commenti

Porco mondo

 

Porco mondo locandina 2Non fu trovato un giusto su tutta la terra…tutti avevano corrotto la loro strada.E calò la distruzione sulle città.
Con questo incipit, che Bergonzelli, regista del film trae dalle Sacre scritture inizia Porco mondo, sua opera del 1978 che ebbe diverse traversie con la censura e che venne distribuito anche in versione hard, con il sottotitolo Porco mondo (porno).
Un film confuso e contraddittorio, dalla sceneggiatura tagliata con la sega ma non privo di un suo fascino rozzo ma efficace.
Bergonzelli, regista specializzato in B movie dai titoli eloquenti come La cognatina ,Taxi love, servizio per signora ,La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni e Il compromesso erotico, torna ad affrontare un tema a sfondo socio politico a sette anni di distanza da quel Io Cristiana, studentessa degli scandali che in qualche modo aveva anticipato il tema della morale ipocrita della società; in questo film il discorso è ripreso in maniera più ampia, andando a coinvolgere cioè la morale di un politico, moralizzatore in pubblico e vizioso in privato.

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La storia raccontata in Porco mondo è quella appunto di un importante uomo politico che nel privato è affetto dai peggiori vizi; dopo aver coinvolto alcuni giovani di facili costumi in un’orgia, tenta un approccio con uno di essi e viene da questi ucciso in maniera brutale.Gli altri due protagonisti della storia dovranno fare i conti con il figlio del senatore che decide di ricavare qualcosa dalla storia…
Un guazzabuglio inestricabile di situazioni scabrose miste a un confuso messaggio di denuncia sociale, attraverso la storia del senatore che incarna al peggio i vizi privati e le pubbliche virtù in evidente raffronto con la storia di tre balordi drogati e violenti che tentano un ricatto ai danni dell’uomo politico, che però finisce male.
In sintesi Porco mondo è questo, un film in cui Bergonzelli alterna una storia raccontata in maniera psichedelica, attraverso quindi immagini che si susseguono quasi con ritmo schizofrenico e una vicenda drammatica in cui l’atmosfera malsana della pellicola è mitigata purtroppo da un cast che fa di tutto per rendere improbabili le sequenze del film stesso.

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Le scene di lotta, infatti, sono quanto di peggio si possa vedere, con pugni che volano e mancano il bersaglio tanto da rendere quasi comiche le scene stesse, dialoghi quasi surreali nella loro piattezza e sequenze che sembrano inserite nel film giusto per arrivare al metraggio giusto e ai tempi concordati con la produzione.
Assolutamente da film trash alcune situazioni del film come quella in cui il fidanzato di Manuela (Karin Well) trova il corpo esanime della ragazza e ricorda in versione stoboscopica alcuni frammenti della loro relazione, uscendosene in chiusura con un terribile “Manuela, sei sempre stata una pazza” in aperta dissonanza con quello che accade sugli schermi.
Come dicevo in apertura,il cast del film è estremamente eterogeneo e mescola attori di rilevanza,come William Berger,Arthur Kennedy e Alida Valli ad attori tipici del b movie come Carlo De Meio e Karin Well.

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Quest’ultima da vita ad un personaggio che meritava ben altra caratterizzazione;la Well invece bada solo a spogliarsi e a stamparsi sul volto un sorriso che vorrebbe essere strafottente e invece finisce per essere ebete.
Non va meglio De Meio, inespressivo e legnoso mentre nel film compaiono inopinatamente Alida Valli, che appare giusto per rimpinguare la pensione e che mostra solo per un attimo il suo talento, ovvero nell’unica occasione che il film le consente, la sequenza in cui, minacciata da Manuela con un trapano elettrico viene colta da infarto, Arthur Kennedy, anch’esso impegnato a rimpinguare il conto in banca e lo sfortunato William Berger.
Val la pena citare per un attimo le sfortunate vicende che portarono l’attore, bravo ed espressivo, ad accettare parti in film decisamente scadenti; ecco un estratto da un resoconto dei fatti che lo videro coinvolto ( tratto dal sito http://www.gentedirispetto.com)
“”La carriera di Berger è ormai lanciata verso il firmamento dei divi, ma la notte del 4 agosto 1970, nel corso di una operazione antidroga condotta nel napoletano, zona dove l’attore vive con la moglie Carolyn Lobravico, anch’essa attrice, la polizia fa irruzione nella sua villa, dove sono ospiti dell’attore sette persone e scopre in casa mezzo grammo di hashish, del quale l’attore giurerà di non averne mai saputo la provenienza. Attori, capelli lunghi, modi ribelli, persone stravaganti, considerazioni che i giudici napoletani devono necessariamente aver fatto per incriminare i nove come persone socialmente riprovevoli, tanto che William e Carolyn vengono ricoverati coattivamente nel manicomio criminale di Pozzuoli, nonostante non ci siano prove certe della loro colpevolezza, meno che meno delle loro presunte “malattie mentali” e, soprattutto, nonostante l’epatite virale di cui soffre Carolyn. Nel manicomio criminale di Pozzuoli William perde Carolyn, lasciata soffrire tra terribili dolori addominali prima di tentare un disperato intervento chirurgico per quella che probabilmente è solo una peritonite acuta, il 14 ottobre 1970; quando i medici si rendono conto che non c’è più niente da fare, Carolyn viene addirittura fatta ricoverare nel reparto degli incurabili, tanto (sicuramente è stato il loro pensiero) è solo una drogata, per giunta pazza. Berger riesce a vederla ormai in agonia solo il 9 ottobre, accompagnato da uno schieramento di agenti ed ammanettato non può persino abbracciarla, in uno straziante addio. L’autopsia, richiesta a gran voce dai quotidiani meno impegnati politicamente, potrebbe chiarire le cause della morte della giovane Carolyn, ma non viene disposta dall’autorità giudiziaria. William Berger viene trasferito nel carcere di Salerno, da dove sarà scarcerato solo nel marzo del 1971, perché non ha voluto seguire il “consiglio” di accusare la moglie morta del reato ascrittogli. In questo periodo buio, distributori senza scrupoli né sentimenti ritirano fuori dai magazzini “La lama nel corpo”, film dove Berger interpreta un dottore sospettato di omicidio, con un nuovo, crudele lancio pubblicitario: “Berger, colpevole o innocente?”. L’indagine invocata, anche a seguito dello sdegno provocato nel mondo dalla terribile vicenda giudiziaria, da esponenti del governo, non porterà a nulla di concreto, anzi complicherà notevolmente la vita all’attore, tanto che sui vari set frequentati la presenza delle forze dell’ordine, ogni volta per nuovi controlli e con incartamenti vari, diventa una costante.”

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Storia terribile, quella di Berger; in questo film resta in scena pochi minuti e in una sequenza lo vediamo purtroppo inquadrato con i genitali penduli in un’improbabile lotta con il suo assassino, truccato pesantemente e con in testa una corona d’alloro (sic).
Chiunque voglia visionare Porco mondo dovrà accontentarsi della pessima versione che circola in rete ricavata dall’ormai introvabile VHS del film oppure procurarsi il Dvd del film, che prò non mi risulta abbia i dialoghi in italiano.

Porco mondo
Un film di Sergio Bergonzelli. Con William Berger, Carlo De Mejo, Alida Valli, Karin Well, Arthur Kennedy, Monica Zanchi, Maurizio Mattioli, Barbara Rey, Stefano Davanzati Erotico, durata 101 min. – Italia, Spagna 1978.

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luglio 5, 2013 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

1969 Un anno di cinema

00001 BASE BANNER UN ANNO DI CINEMA

Il 1969, ultimo anno del decennio sessanta, chiude per il nostro paese un periodo irripetibile, che porta l’Italia ad essere uno dei paesi più industrializzati al mondo.
Anche per l’umanità intera è un anno fondamentale:il 21 luglio Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono i primi uomini a camminare sul suolo lunare. La missione spaziale Apollo 11, partita il 16 luglio, termina il 24 luglio.Il sogno del volo nello spazio è quindi compiuto e come dirà Armstrong “«That’s one small step for (a) man, one giant leap for mankind “ovvero “Questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità“.
Un anno fondamentale in molti campi della creatività umana, dalla musica all’arte per finire al cinema, che presenterà una serie di capolavori davvero unici.
Accanto, episodi drammatici come la morte di Jan Palach a gennaio;lo studente cecoslovacco si da fuoco per protestare contro l’invasione russa della Cecoslovacchia.

Un uomo da marciapiede foto

John Voight e Dustin Hoffman nello splendido Un uomo da marciapiede

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Un maggiolino tutto matto

Nell’agosto del 1969 il mondo del cinema è sconvolto dalla tragica morte dell’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski; l’attrice è massacrata nella sua abitazione di Los Angeles, mentre era a due sole settimane dal parto.Con lei perdono la vita due suoi amici ad opera della setta di Manson.
L’anno si chiuderà,per il nostro paese,in maniera drammatica;il 12 dicembre, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana in Milano esplode una bomba che uccide 17 persone e ne ferisce 88.E’ l’inizio della strategia della tensione e il passaggio drammatico del nostro paese agli anni di piombo.
Il cinema vive una stagione felicissima, grazie all’aumento esponenziale degli spettatori, attirati dalla quantità ma sopratutto dalla qualità dell’offerta;è iniziata la concorrenza della tv, che da qualche anno ha diversificato l’offerta presentando il sabato sera spettacoli per la famiglia, ma nel paese c’è voglia di evasione e le sale cinematografiche nei week end fanno segnare il tutto esaurito.

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Marlon Brando in Queimada

Prendi i soldi e scappa foto

Prendi i soldi e scappa di Woody Allen

Nel 1969 Hollywood assegna i suoi premi oscar che vedono, a sorpresa,premiato come miglior film Oliver! di Carol Reed interpretato da Oliver Reed.
Carol Reed si aggiudica anche l’Oscar come miglior regista mentre Cliff Robertson per I due mondi di Charly si aggiudica il premio come miglior attore protagonista.
Migliori attrici (ex aequo) sono due grandi di Hollywood: Katharine Hepburn per Il leone d’inverno (The Lion in Winter) e Barbra Streisand per Funny Girl mentre miglior film straniero è Natascia – L’incendio di Mosca (Voina i mir), regia di Sergej Bondarcuk.
A Cannes trionfa Se… (If…), regia di Lindsay Anderson (Gran Bretagna) che batte concorrenti come Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras (Algeria/Francia),Easy Rider, regia di Dennis Hopper (USA),Gli intoccabili, regia di Giuliano Montaldo (Italia).

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Porcile, di Pier Paolo Pasolini

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Oliver, vincitore dell’Oscar 1969

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Jane Fonda in Non si uccidono così anche i cavalli?

Il presidente della giuria è Luchino Visconti, il premio per il miglior attore va a Jean-Louis Trintignant mentre quello per la miglior attrice a Vanessa Redgrave.
A Taormina si attribuiscono i David di Donatello, i nostri Oscar: vince, come miglior regista Franco Zeffirelli con Romeo e Giulietta mentre miglior attori sono Alberto Sordi e Gina Lollobrigida.
Il film più visto della stagione è l’ottimo Nell’anno del Signore di Luigi Magni, che racconta una storia tragica del nostro paese, avvenuta poco prima della fine del potere temporale della chiesa ma è tutta l’annata a essere caratterizzata dalla presenza sugli schermi di ottimi prodotti.
Uno dei prodotti migliori è Un uomo da marciapiede diretto da John Schlesinger e interpretato da Jon Voight, Brenda Vaccaro, Dustin Hoffman, Sylvia Miles, storia metropolitana di un’amicizia, della disillusione del sogno americano e dell’emarginazione nelle grandi metropoli.Leggendario il tema musicale, quell”Everybody’s Talkin'” di Fred Neil, cantata da Henry Nilsson che diverrà un evergreen.

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Nell’anno del signore

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Mimsy Farmer in More

Sugli schermi mondiale scoppia il fenomeno Easy rider, opera prima dell’attore Dennis Hopper interpretato da Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper. Un malinconico on the road che racconta l’impossibile sogno di libertà di alcuni amici in un’America ormai profondamente in crisi anche nei suoi valori fondamentali.
Sam Peckinpah celebra il tramonto dell’epopea del West con un film ormai diventato storico;Il mucchio selvaggio, interpretato da William Holden, Ernest Borgnine, Warren Oates, Robert Ryan è il western più violento della storia del cinema, il più amaro.La frontiera non esiste più, il mito dell’eroe e del pioniere sono stati abbandonati, sta per nascere la grande nazione americana, con le sue contraddizioni e le sue speranze.
Un altro western spopola sugli schermi mondiali: si tratta di Butch Cassidy, di George Roy Hill interpretato da Robert Redford, Paul Newman, Katharine Ross che racconta l’amicizia tra Butch Cassidy e Sundance Kid, un’amicizia ormai fuori dal tempo.Premiato con 4 Oscar, con una colonna sonora sontuosa firmata da Bacharach Butch Cassidy è un film tenero e violento ma al tempo stesso magico.

Metti una sera a cena foto

Metti una sera a cena

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Catherine Deneuve in La mia droga si chiama Julie

Grande successo per la prima regia cinematografica di Woody Allen, Prendi i soldi e scappa, interpretato da Woody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire, Lonny Chapman, bizzarra storia di un rapinatore imbranato che puntualmente combina disastri.
L’Italia risponde con film memorabili come La caduta degli dei di Luchino Visconti, saga familiare distruttiva sullo sfondo dell’ascesa al potere in Germania del nazismo.Grazie ad un cast eccezionale che comprende Dirk Bogarde, Ingrid Thulin, Helmut Griem, Renaud Verley, Umberto Orsini e Florinda Bolkan,Visconti racconta in 155 minuti le vicende degli odi e dei tradimenti che sconvolgono la vita degli Essenbeck, una ricchissima famiglia tedesca dilaniata dalle lotte interne per la supremazia e dai diversi accostamenti al nuovo mito tedesco, il nazismo.
Come già accennato,il 1969 vede come campione d’incassi il film di Magni Nell’anno del Signore…storia popolare ambientata nella Roma di Leone XII interpretata da un cast di attori assolutamente in stato di grazia, come Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Britt Ekland, Robert Hossein. Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco.
Vittorio De Sica propone I girasoli, con la collaudata coppia Mastroianni-Loren ad interpretare due giovani che si innamorano ma che saranno divisi dalla guerra, in particolare quella sfortunata e scellerata che mandò la nostra Armir a combattere sul fronte russo dove morirono decine di migliaia di nostri giovani in una spedizione criminale preparata male e conclusa peggio.

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La caduta degli dei

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La bambolona

Porcile di Pasolini fa scandalo; la storia amarissima di due giovani diametralmente opposti che scelgono strade diverse per vivere la loro vita pur essendo un’allegoria è troppo scomoda per piacere alla borghesia. Il film viene in pratica boicottato in tutti i modi, ma otterrà ugualmente un buon successo.
Gillo Pontecorvo chiama la star di Hollywood Marlon Brando ad interpretare William Walker, un agente britannico che appoggia la rivoluzione degli abitanti di un’isola contro il dominio portoghese.Queimada, il film che racconta queste vicende, è un discreto successo ai botteghini ma è accolto freddamente da buona parte della critica, pur essendo un affresco molto intelligente sul colonialismo.
Il geniaccio Ken Russell propone Donne in amore, con Glenda Jackson, Oliver Reed, Jennie Linden, Alan Bates, Eleanor Bron, tratto da un romanzo di David H. Lawrence; il film viene pesantemente censurato per le scene che vedono i due amici protagonisti lottare nudi e sopratutto per la tematica omosessuale che permea il film.
Liliana Cavani propone un film bellissimo e sottovalutato, I cannibali, nel quale viene portato ai tempi d’oggi il mito di Antigone.

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Isabella duchessa dei diavoli

Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano foto

Senta Berger in Infanzia vocazione prime esperienze…

Il film mostra un altro volto del Potere, quello che non solo uccide ma impedisce la sepoltura dei corpi dei caduti a monito dei sopravvissuti,un Potere assoluto e non sfidabile se non a prezzo della vita.Il film, interpretato da Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti è opera corrosiva e di grande effetto visivo, ma viene capita solo a metà dalla critica.
Per Federico fellini è il momento di proporre il suo Satyricon, ovviamente ispirato all’opera di Petronio; come al solito, siamo di fronte ad un prodotto amatissimo dai critici e pochissimo dal pubblico.In realtà l’opera presenta la consueta visionarietà di fellini, ma non è certo prodotto da grande pubblico.
Con la regia di Robert Stevenson la Disney propone un classico per le famiglie, Un maggiolino tutto matto, storiella di una Wolksvagen che ha una sua intelligenza e che ne combina di tutti i colori.

Il mucchio selvaggio foto

Il mucchio selvaggio

Spulciano tra i film di quell’anno ci sono da segnalare l’ottimo Il clan dei siciliani,regia di Henri Verneuil,con Jean Gabin, Alain Delon, Amedeo Nazzari, Lino Ventura, saga familiare noir che racconta la storia di una rapina e di un amore proibito all’interno di una famiglia in cui vigono le leggi d’onore della mafia siciliana, il bellico Dove osano le aquile di Brian G. Hutton con Richard Burton, Clint Eastwood, Patrick Wymark, storia della liberazione di un generale statunitense tenuto prigioniero in un castello fortificato sulle montagne bavaresi mentre una menzione essenzialmente negativa la merita Amore e rabbia, prodotto costruito a più mani dai registi Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini con Nino Castelnuovo, Ninetto Davoli, Julian Beck, Tom Baker che dimostra ancora una volta come gli esperimenti di co-regia siano assolutamente inutili portando invariabilmente a dei corti d’autore spesso noiosi e senza mordente.

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Il commissario Pepe

Il clan dei siciliani foto

Il clan dei Siciliani

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If…

Vanno segnalati ancora:
Z – L’orgia del potere,regia di Costa Gavras con Irene Papas, Jean-Louis Trintignant, Charles Denner, Yves Montand,storia di un complotto ordito dalla polizia per eliminare un oppositore del governo sventato da un magistrato incorruttibile;
La mia droga si chiama Julie, regia di François Truffaut con Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve,un dramma a sondo amoroso che vede un industriale innamorarsi di una splendida truffatrice con finale drammatico;
Non si uccidono così anche i cavalli? regia di Sydney Pollack con Susannah York, Jane Fonda, Gig Young,ancora una volta una metafora amarissima sull’America e sulle sue contraddizioni;
Metti, una sera a cena,regia di Giuseppe Patroni Griffi con Jean-Louis Trintignant, Florinda Bolkan, Lino Capolicchio, Tony Musante, Annie Girardot,ripreso da una piece teatrale a sondo dramma borghese sui vizi della classe stessa interpretata da grandi attori e con una colonna sonora indimenticabile firmata da Morricone;

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I girasoli, con Mastroianni e la Loren

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Pierre Clementi in I cannibali

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Fellini-Satyricon

Certo certissimo… anzi probabile,regia di Marcello Fondato con Claudia Cardinale, Robert Hoffman, Catherine Spaak, Nino Castelnuovo,commedia a sfondo sentimentale venata di ironia sul rapporto tra due amiche che dopo alcune vicissitudini scopriranno che è meglio vivere insieme che con degli uomini;
Il commissario Pepe,regia di Ettore Scola con Ugo Tognazzi, Giuseppe Maffioli, Silvia Dionisio, Marianne Comtell, Elsa Vazzoler, splendido affresco sui vizi nascosti della provincia italiana, con protagonista un superlativo Ugo Tognazzi;
Cuore di mamma di Salvatore Samperi con Philippe Leroy, Beba Loncar, Carla Gravina, Yorgo Voyagis,bruttissimo e sopravvalutato film incentrato su una figura femminile e sui suoi figli, allegoria del disfacimento della famiglia, dei suoi valori e sullo sfondo ambiziosamente anche quello della società;
Alice’s restaurant, di Arthur Penn con Arlo Guthrie, Pat Quinn, Pete Seeger,amara storia di un gruppo di hippy che malinconicamente faranno ritorno alle loro case dopo aver vissuto l’esperienza della coabitazione in una chiesa sconsacrata
Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano di Luigi Comencini con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Senta Berger, Raoul Grassilli, il film più fedele ( e il più bello) dedicato alla vita del grande seduttore veneziano.

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Easy rider

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Dove vai tutta nuda?

Dove osano le aquile foto

Dove osano le aquile

Tra i film del 1969 che hanno avuto un buon riscontro di pubblico si segnalano Isabella duchessa dei diavoli di Bruno Corbucci,La bambolona di Franco Giraldi,Vedo nudo di Dino Risi,Orgasmo di Umberto Lenzi,Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile,More-Di più, ancora di più di Barbet Schroeder
Come dicevo in fase di introduzione, il cinema è ormai nell’età dell’oro e nei successivi 4-5 anni il cinema italiano produrrà centinaia di prodotti eccellenti, con una proliferazione di generi, di talenti che non avrà più eguali.
Un’esplosione vitale, incoraggiata da molti fattori, sopratutto da una creatività collegata d un interesse del pubblico che purtroppo scemerà proprio a metà degli anni settanta, creando le premesse per un declino inarrestabile che porterà ad una riduzione dei prodotti qualitativamente accettabili fino alla triste stagione dei film di Pierino, dei film hard core e delle tarde produzioni degli anni ottanta.

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Glenda Jackson in Donne in amore

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Carla Gravina in Cuore di mamma

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Certo,certissimo, anzi…probabile

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Butch Cassidy

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Amore e rabbia

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Alice’s rastaurant

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Z-L’orgia del potere

 

Miglior film :Oliver! , regia di Carol Reed
Miglior regia : Carol Reed – Oliver!
Miglior attore protagonista : Cliff Robertson – I due mondi di Charly
Migliore attrice protagonista : Katharine Hepburn (ex aequo) – Il leone d’inverno
Barbra Streisand (ex aequo) – Funny Girl
Miglior attore non protagonista :Jack Albertson – La signora amava le rose
Migliore attrice non protagonista: Ruth Gordon – Rosemary’s Baby
Miglior film straniero : Natascia – L’incendio di Mosca regia di Sergej Bondarcuk

Palma d’oro: Se… (If…) di Lindsay Anderson
Grand Prix Speciale della Giuria: Adalen 31 regia di Bo Widerberg
Premio della giuria: Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras
Prix d’interprétation féminine: Vanessa Redgrave – Isadora, regia di Karel Reisz
Prix d’interprétation masculine: Jean-Louis Trintignant – Z – L’orgia del potere , regia di Costa-Gavras
Premio per la migliore opera prima: Easy Rider, regia di Dennis Hopper

Miglior regista:Franco Zeffirelli – Romeo e Giulietta
Migliore produttore:Bino Cicogna – C’era una volta il West (ex aequo)
Gianni Hecht Lucari – La ragazza con la pistola (ex aequo)
Migliore attrice protagonista :Gina Lollobrigida – Buonasera, signora Campbell (ex aequo)
Monica Vitti – La ragazza con la pistola (ex aequo)
Migliore attore protagonista Alberto Sordi – Il medico della mutua (ex aequo)
Nino Manfredi – Vedo nudo (ex aequo)
Miglior regista straniero:Roman Polanski – Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York
Miglior produttore straniero Stanley Kubrick – 2001: Odissea nello spazio
Migliore attrice straniera :Barbra Streisand – Funny Girl (Funny Girl) (ex aequo)
Mia Farrow – Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (ex aequo)
Migliore attore straniero Rod Steiger – Il sergente (The Sergeant)

luglio 4, 2013 Pubblicato da: | Miscellanea, Senza Categoria | | Lascia un commento

Classifica al botteghino 1968

Foto banner 1968

1) Serafino di Pietro Germi

1 Serafino locandina

1 Serafino foto 1

con Adriano Celentano,Saro Urzì,Francesca Romana Coluzzi,Ottavia Piccolo,Amedeo Trilli,Gino Santercole,Benjamin Lev,

2) Il medico della mutua di Luigi Zampa

2 Il medico della mutua locandina

2 Il medico della mutua foto 1

con Alberto Sordi, Evelyn Stewart, Bice Valori, Sara Franchetti, Nanda Primavera, Leopoldo Trieste, Pupella Maggio, Claudio Gora

3) C’era una volta il West di Sergio Leone

3 C'era una volta il west

3 C'era una volta il west foto 1

con Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Gabriele Ferzetti, Paolo Stoppa

4) Dove osano le aquile di Brian G. Hutton

4 Dove osano le aquile locandina

4 Dove osano le aquile foto 1

con Richard Burton, Clint Eastwood, Patrick Wymark, Mary Ure

5) I quattro dell’Ave Maria di Giuseppe Colizzi

5 I 4 dell'Ave Maria locandina

5 I 4 dell'Ave Maria foto 1
con Eli Wallach, Bud Spencer, Terence Hill, Livio Lorenzon, Brock Peters, Armando Bandini, Corrado Olmi

6) Vedo nudo di Dino Risi

6 Vedo nudo locandina

6 Vedo nudo foto 1
con Nino Manfredi, Sylva Koscina, Véronique Vendell, John Karlsen, Umberto D’Orsi,Nerina Montagnani, Daniela Giordano

7) Straziami ma di baci saziami di Dino Risi

7 Straziami ma di baci saziami locandina

7 Straziami ma di baci saziami foto 1
con Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Pamela Tiffin, Moira Orfei, Checco Durante.

8) Bora Bora di Ugo Liberatore

8 Bora Bora locandina

8 Bora Bora foto 1
con Corrado Pani, Haydée Politoff, Doris Kunstmann

9) Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il loro amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola

9) Riusciranno i nostri eroi locandina

9) Riusciranno i nostri eroi foto 1
con Alberto Sordi, Nino Manfredi, Bernard Blier, Franca Bettoja, Erika Blanc.

10) La ragazza con la pistola di Mario Monicelli

10) La ragazza con la pistola locandina

10) La ragazza con la pistola foto
con Monica Vitti, Carlo Giuffrè, Stanley Baker, Tiberio Murgia, Stefano Satta Flores

11) La monaca di Monza di Eriprando Visconti

11 La monaca di Monza locandina

11 La monaca di Monza foto
con Luigi Pistilli, Antonio Sabato, Anne Heywood, Hardy Krüger,Carla Gravina

12) Mayerling di Terence Young

12 Mayerling locandina

12 Mayerling foto 1
con Catherine Deneuve, James Mason, Omar Sharif, Ava Gardner

13) Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi

13 Metti, una sera a cena locandina

13 Metti, una sera a cena foto
con Jean-Louis Trintignant, Florinda Bolkan, Lino Capolicchio, Tony Musante, Annie Girardot.

14) L’oro dei MacKenna di J. Lee Thompson

14 L'oro dei MacKenna

14 L'oro dei MacKenna foto
con Lee J. Cobb, Gregory Peck, Eli Wallach, Keenan Wynn, Edward G. Robinson, Anthony Quayle, Telly Savalas

15) Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli

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15 Romeo e Giulietta foto
con Leonard Whiting, Olivia Hussey, John McEnery, Michael York, Milo O’Shea.

16) Shalako di Edward Dmytryck

16) Shalako locandina

16) Shalako foto

con Sean Connery, Brigitte Bardot, Stephen Boyd, Peter Van Eyck

17) Fraulein Doktor di Alberto Lattuada

17) Fraulein Doktor locandina

17) Fraulein Doktor foto 1

con Giancarlo Giannini, Kenneth More, Capucine, Nigel Green, Suzy Kendall, Andreina Paul

18) 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

18 2001 odissea nello spazio locandina

18 2001 odissea nello spazio foto

con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter.

19) Il libro della giungla di Wolfgang Reithermann

19 Il libro della giungla locandina

19 Il libro della giungla foto

Animazione

20) Il laureato di Mike Nichols

20 Il laureato locandina

20 Il laureato foto

con Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katharine Ross, William Daniels, Murray Hamilton.

luglio 2, 2013 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Gli invisibili parte seconda

Ritorniamo a parlare degli invisibili, ovvero di quei film che sono letteralmente scomparsi sia dai riversaggi in digitale sia dagli schermi tv;ho già accennato ai motivi per i quali molte pellicole sono diventate “missing”, creando un vistoso buco nella conoscenza del fenomeno cinematografico sopratutto nei decenni 60 e 70.
Anche molti film degli inizi degli anni 80 sono praticamente scomparsi dalle programmazioni tv, complice anche il dimagrimento subito dalle tv locali, nettamente diminuite oggi in rapporto al numero esistente 30 o 40 anni addietro.
Come molti ricorderanno, verso la metà degli anni settanta una moltitudine di emittenti gestite anche in modo dilettantesco si riversò nell’etere:la conseguenza principale fu un aumento abnorme della programmazione di film spesso di livello bassissimo, con interi cataloghi saccheggiati e proposti in tv senza alcun filtro.Per qualche tempo, infatti, in orari nemmeno troppo antelucani vennero presentati film in edizioni prive di tagli censorei, con la logica conseguenza di creare notevole imbarazzo alle famiglie, che si ritrovarono di fronte prodotti al limite dell’hard o pellicole con aggiunte posticce, allungate negli anni precedenti per ammaliarsi il mercato estero.
Gli appassionati del cinema hanno però oggi un’arma in più: si tratta di Youtube, il canale di caricamento video che giorno per giorno si arricchisce di autentiche rarità da anni sparite dalla circolazione.
E’ il caso di 9 film di Alberto Cavallone, uno dei registi più interessanti del passato, i cui film sono diventati con il passare degli anni oggetto di culto, anche per l’estrema rarità degli stessi.
Su Youtube, all’indirizzo http://www.youtube.com/channel/UCQWxBn2aMoPbnfq-rRoKOzQ/videos, troverete il canale tematico aperto dai figli del regista e dal critico di Nocturno Davide Pulici, che ci permettono finalmente di visionare pellicole rarissime come Zelda, Afrika, Le salamandre,Dal nostro inviato a Copenaghen ecc.
Alcuni film sono comparsi su Youtube in versioni con le lingue più disparate; può essere affascinante, come può essere una tortura, rivedere pellicole ormai introvabili senza alcun sottotitolo, quindi lasciate all’interpretazione dello spettatore o alla sua conoscenza di più lingue straniere.
vediamo quali sono i film di oggi, gli invisibili più rari:

La rivoluzione sessuale locandina 1

La rivoluzione sessuale, di Riccardo Ghione, con Laura Antonelli,Maria Luisa Bavastro, Riccardo Cucciolla, Andrés José Cruz Soublette, Leo Gavero, Giulio Girola, Lorenza Guerrieri, Guy Heron, Marisa Mantovani, Ruggero Miti, Maria Montero, Rosabianca Scerrino, Maria Rosa Sclauzero, Christian Alegny, Gaspare Zola,film del 1968 prodotto dalla West Film

La rivoluzione sessuale 2
Strano film basato su 14 storie, di sette coppie che si ritrovano in un albergo per sperimentare le teorie sessuali di uno psicologo.
Nel film compare una giovanissima Laura Antonelli ed è una pellicola ultra rara, che non è praticamente disponibile nemmeno in riversaggio da VHS.

Edipeon locandina 1

Edipeon, di Lorenzo Artale,con Christian Hay, Aïché Nana, Massimo Serato, Magali Noël, Hélène Chanel, Malisa Longo, Mirella Pamphili,film del 1970 prodotto dalla Arsa Film
Uno dei film più rari in assoluto,passato inosservato al cinema e poi ignorato anche dalle tv.

Edipeon 3
Ispirato almeno nel tema alla tragedia greca di Edipo, racconta la storia di un giovane affetto appunto dal complesso di Edipo.Quest’ultimo si innamorera di una squillo, la sposerà ma vedrà la sua consorte riprendere la vita antecedente il matrimonio.Finirà in tragedia.
Di questo film dovrebbe mancare anche la tradizionale versione in VHS e le uniche immagini esistenti del film le ho trovate al solito sul sito http://www.dbcult.com

Questa libertà di avere... le ali bagnate locandina

Questa libertà di avere… le ali bagnate, di Alessandro Santini, con Femi Benussi, Mark Damon, Rita Calderoni, Rosita Torosh, film del 1971 prodotto dalla San Giorgio Cinematografica
Film misteriosissimo caratterizzato da un’invisibilità pressochè assoluta.La stessa Rita Calderoni, protagonista del film, durante un’intervista concessa a Marco Giusti non ricorda se il film usci nel normale circuito cinematografico.Ricordo di averlo visto, anche se per soli due giorni, in proiezione presso una sgangherata sala di visione successiva forse un anno dopo la sua uscita in prima visione.Il film narra le vicende di uno scrittore con ambizioni ma che non trova alcun editore per le sue opere.

Questa libertà di avere... le ali bagnate 2
Non risultano versioni in VHS e tantomeno in digitale, così come si sono perse le tracce di eventuali passaggi televisivi.Mancano sia rippaggi dall’analogico che registrazioni da canali tv.Distribuito anche con il titolo Dolce pelle di donna

Lo strano ricatto locandina

Lo strano ricatto di una ragazza perbene ,regia di Luigi Batzella con Brigitte Skay, Rosalba Neri, Umberto Raho, Benjamin Lev prodotto nel 1974 dalla P.M.R. Cinematografica
Di questo film esiste in rete unicamente una registrazione da VHS di infima qualità;narra le vicende di una ragazza ricchissima che decide di estorcere alla famiglia una forte somma di denaro simulando il suo rapimento.Il gruppo che organizza il finto sequestro darà vita ad una carneficina dalla quale non si salverà nessuno.Colpo di scena finale…

Lo strano ricatto 2
Non fosse per la presenza della bella e sfortunata brigitte Skay e a quella della sfinge italiana Rosalba Neri, probabilmente non varrebbe la pena spendere parole per questo film, passato nel dimenticatoio
Mi risulta una sua versione digitalizzata con il titolo per il mercato estero Blackmail.
I pochi che lo hanno visto lo giudicano come una specie di follia onirica caratterizzato però da una splendida colonna sonora.

La ragazza di via Condotti locandina
La ragazza di via Condotti, di Germán Lorente con Femi Benussi, Michel Constantin, Carla Mancini, Patty Shepard, Simón Andreu, film del 1973 prodotto dalle consociate Mandala Film, Midega Film, Zafes Film
Non propriamente un invisibile, in quanto finalmente, dopo tanti anni, è uscita una versione rimasterizzata in digitale, tuttavia ancora di difficilissima reperibilità.Le copie che circolano sono ancora di infimo livello.

La ragazza di via Condotti 2
Il film è un giallo a tinte fosche, interpretato da una bellissima Femi Benussi impegnata in scene alquanto scabrose;la pellicola non ebbe molto successo e venne proposta al solito in orari impossibili sulle tv private.

Play motel locandina

Play motel, regia di Mario Gariazzo con Anna Maria Rizzoli, Anthony Steffen, Marina Hedman, Ray Lovelock, prodotto nel 1979 dalla Midia Cinematografica
è un film non propriamente definibile invisibile, in quanto è passato su un circuito privato probabilmente mutilo delle scene più scabrose.
Interpretato dalla Rizzoli in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche,è un giallo pieno di situazioni erotiche come del resto intuibile dal fatto che il film è uno degli ultimi prodotti cinematografici del decennio 70.

Play motel 1
Un giallo incentrato sul rinvenimento di un cadavere da parte di una coppia che convinta dalla polizia indaga sul misterioso omicidio.
Non esiste ancora un supporto digitale del film, che vede tra le protagoniste anche una splendida Patrizia Webley.

Il primo premio si chiama Irene locandina

Il primo premio si chiama Irene di Renzo Ragazzi, documentario del 1969 prodotto dalla Dino de Laurentiis Cinematografica
Uno dei tanti documentari a sfondo eminentemente sessuale incentrato sulla solita inchiesta su usi e costumi dei popoli scandinavi, in particolare sui danesi.
Il tema è una volta tanto svolto con competenza; oggi può risulatre utile la visione della pellicola come squarcio su un modo di pensare e di vedere largamente condiviso all’epoca, ovvero che i paesi scandinavi fossero all’avanguardia nelle conquiste civili ma che tutto sommato vivessero esistenze abbastanza grigie.

Il primo premio si chiama Irene 2
La pellicola è assolutamente invisibile, mancano sue versioni digitalizzate e anche i riversaggi da video cassetta sono praticamente impossibili da reperire.

Arcana locandina
Arcana, di Giulio Questi, con Lucia Bosé, Tina Aumont, Maurizio Degli Esposti, prodotto dalla Palumbo nel 1972
Film rarissimo e praticamente rimasto invisibile fine a qualche anno fa,Arcana è un prodotto particolarissimo che venne girato con 2 lire da Giulio Questi, autore quattro anni prima del discreto La morte ha fatto l’uovo (1968).
Rimasto praticamente senza distribuzione in seguito al fallimento della Palumbo cinematografica, il film è un’opera complessa e metafisica dalla sceneggiatura

Arcana 1
a metà strada tra il surreale e l’arcano, come del resto suggerisce il titolo.
Oggi è opera accessibile grazie alla digitalizzazione della Cineteca Nazionale Italiana, che però risulta in alcune versioni mutila di circa 20 minuti di pellicola, quella dedicata alla sequenza dello stupro.

Lucrezia Borgia, l'amante del diavolo locandina

Lucrezia Borgia, l’amante del diavolo, di Osvaldo Civirani con Olga Schoberová, Lou Castel, Gianni Garko,prodotto dalle associate Denwer Film, Otto Dürer Film, Vienna Film nel 1968
Ricostruzione della vicenda storia di Lucrezia, figlia di Rodrigo Borgia che divenne Papa con il nome di Alessandro VI;film che ebbe anche un certo seguito nell’anno della sua uscita

Lucrezia Borgia, l'amante del diavolo 3

ma che poi scomparve del tutto sia dalla distribuzione sia dalle proiezioni televisive.Non risultano ad oggi versioni vedibili, non passa in tv da almeno 35 anni e ovviamente non è nemmeno disponibile in dvd.

Bocche cucite,locandina 1

Bocche cucite, di Pino Tosini, con Carla Romanelli, Lou Castel, Mirella Pamphili, Pier Paolo Capponi, Rosalina Neri, prodotto nel 1968 dalle associate Lepidi Film, Sofracima, United Pictures
Storia di sangue e vendetta incentrata sulla morte di un siciliano emigrato con la sua famiglia al nord;

Bocche cucite,2

si scoprirà che a farlo uccidere è stata proprio la famiglia che si è vendicata del fatto che l’uomo aveva sedotto la moglie del cognato.
Di questo film non esiste alcuna traccia e mancano anche fonti fotografiche se non quelle riportate meritoriamente dal sito http://www.dbcult.com

L'isola delle svedesi locandina

L’isola delle svedesi, di Silvio Amadio, con Ewa Green, Catherine Diamant, Nino Segurini, Wolfgang Hillinger prodotto dalla Claudia Cinematografica nel 1969.

L'isola delle svedesi 1
In questo caso parliamo di un invisibile solo nella versione digitale, in quanto per qualche anno il film è passato con buona frequenza sulle private.Oggi, tuttavia, è disponibile solo in una men che mediocre versione riversata dalle VHS.
Narra le vicende di due amiche che passano un periodo di vacanza in un’isola del mediterraneo; una di esse, che ha appena lasciato il fidanzato, scoprirà di essere attratta dall’amica, creando le premesse per un finale da tragedia greca.

La rivoluzione sessuale 1

La rivoluzione sessuale

Edipeon 1

Edipeon

Questa libertà di avere... le ali bagnate 1

Questa libertà di avere le ali bagnate

Lo strano ricatto 1

Lo strano ricatto di una ragazza perbene

La ragazza di via Condotti 1

La ragazza di via Condotti

Play motel 2

Play motel

Il primo premio si chiama Irene 1

Il primo premio si chiama Irene

Arcana 2

Arcana

Lucrezia Borgia, l'amante del diavolo 2

Lucrezia Borgia l’amante del diavolo

Bocche cucite,1

Bocche cucite

L'isola delle svedesi 2

L’isola delle svedesi

giugno 30, 2013 Pubblicato da: | Miscellanea, Senza Categoria | | Lascia un commento

Quando il sole scotta

Quando il sole scotta locandina 1

Un giovane vagabondo,Jonas, è in viaggio sulla strada che porta a Salina a bordo di un camion che lo ha raccolto.Sceso,mentre percorre l’assolata e deserta strada, si imbatte in una casa isolata che funziona anche da stazione di servizio e decide di fermarsi per riposare un po e dissetarsi.
Il posto è abitato da Mara, una signora che, sorprendentemente, identifica Jonas in suo figlio Rocky,scomparso ormai da quattro anni.
Jonas è assetato e stanco e quindi decide di fermarsi e di stare per un po al gioco, impietosito in cuor suo da quella bella signora che lo confonde evidentemente con il figlio.
Accettato vitto e alloggio, Jonas si stabilisce temporaneamente nella casa, accudito da Mara;la situzione è imbarazzante, ma ben presto accade che un vecchio amico di Mara, che è anche un vicino di casa, lo riconosce come lo scomparso Ricky.

Quando il sole scotta 1

Quando il sole scotta 2
L’arrivo di Billie, figlia di Mara e sorella di rocky sembrerebbe dover rimettere le cose a posto; ma ancora una volta, a sorpresa, Billie lo tratta come se fosse Rocky.
A questo punto Jonas resta e prende a frequentare la bella e spensierata Billie.
Passano il tempo sulla spiaggia, bevendo nei bar e tra loro inizia anche una relazione.
Che però non sfugge a Mara e Warren, preoccupati dall’evolversi della situazione.
Mentre la relazione tra Billie e Jonas prosegue, quest’ultimo inizia a farsi domande sul suo alter ego Rocky e sulla sua scomparsa;recatosi a Salina in cerca di notizie, incontra la bella Linda,l’ex fidanzata di Rocky che gestisce un ristorante.
La donna è la prima persona a non riconoscerlo come Rocky.

Quando il sole scotta 3

Quando il sole scotta 4

Quando il sole scotta 6
Tornato a casa, Jonas fruga tra le cose di Billie e trova delle vecchie fotografie dove finalmente ha una prima risposta; Billie è in compagnia del fratello, che non assomiglia in alcun modo a lui.
Tornato da Linda apprende che lei e Rocky dovevano fuggire insieme il giorno in cui il giovane era scomparso; l’arrivo di un vecchio amico di Jonas, Charlie, rischia di demolire il castello di bugie che ormai è eretto fra i protagonisti della storia.
Ma nonostante Charlie chiami l’amico con il suo vero nome,Jonas decide di rimanere con Billie e sua madre; affronta la ragazza che gli dice ce ha mentito per due motivi.
Voleva riavere suo fratello e contemporaneamente voleva proteggere sua madre.

Quando il sole scotta 5
alla fine la verità sul legame tra Billie e suo fratello viene faticosamente fuori:Billie aveva con Rocky una relazione incestuosa e il giorno che il ragazzo le aveva annunciato di voler partire con Linda, Billie, sconvolta, gli aveva lanciato contro una pietra uccidendolo.
E’ la svolta nel rapporto tra i due, la tragedia è in agguato…
Road to Salina, tradotto inopinatamente in Quando il sole scotta è un solido film a sfondo drammatico diretto da George Lautner e scritto in collaborazione con
Jack Miller e Pascal Jardin.
Lautner, reduce dall’ottimo successo del suo film precedente, datato 1968,La fredda alba del commissario Joss interpretato da uno straordinario Jean Gabin racconta una storia che in fondo ha una tematica semplicissima, ovvero l’impossibilità per la fantasia di sostituirsi alla fredda realtà.

Quando il sole scotta 7
L’inganno in cui scelgono di vivere tutti i personaggi del film ha un equilibrio troppo precario per reggere alla realtà dei fatti, e così la storia precipiterà nel dramma finale, che chiude una pellicola che avrebbe meritato ben altra sorte rispetto a quella riservatale dal box office.
Nonostante la presenza di Rita Hayworth,di Mimsy Farmer,di Robert Walker Jr.,di Ed Begley e marginalmente di Marc Porel ( nel ruolo di Rocky), il film non ebbe nessun successo, venendo riscoperto molto dopo grazie alla diffusione dell’Home video.
Sulle splendide note di Christophe, autore della colonna sonora nel tema portante, Quando il sole scotta affascina sopratutto per il senso di solitudine che sembra pervadere le scene più affascinanti del film, come quella dell’arrivo di Jonas a casa di Mara oppure quelle in cui Billie e Jonas liberi e felici corrono su una spiaggia solitaria per poi tuffarsi in un mare bellissimo.

Quando il sole scotta 8

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L’inizio del film vedrà in seguito l’omaggio di Tarantino che riprenderà sia l’arrivo di Jonas nell’assolato e desertico paesaggio che precede la casa di Mara sia nel tema sonoro di grandissimo effetto e di sapore autenticamente settantiano.
Scorrendo le immagini, si può notare l’attenzione ai dettagli del regista francese; non a caso Jonas, nella sua identificazione con Rocky, finisce per indossarne i vestiti e gli ornamenti, usarne l’eau de toilette.
Il paesaggio è quello brullo che caratterizza il confine tra il Messico e gli Usa eppure sorprendentemente il film è girato in Europa; la location infatti è nelle Canarie, precisamente nei pressi di Lanzarote.
Il cast è assolutamente ben assortito, con una bravissima Rita Hayworth, alla sua terz’ultima prova d’attrice ( il suo ultimo film in assoluto è del 1972, La collera di Dio) e una stupenda e bravissima Mimsy Farmer, una delle attrici più versatili degli anni 70.
Il resto del cast è all’altezza.
Il film è di difficilissima reperibilità, almeno in lingua italiana mentre è disponibile in versione originale su You tube; non ho notizie su suoi passaggi televisivi ed è un vero peccato perchè è una pellicola da riscoprire assolutamente.

Quando il sole scotta banner recensioni
Quando il sole scotta (Road to Salina) di George Lautner, con Rita Hayworth, Mimsy Farmer, Robert Walker Jr., Ed Begley, Marc Porel, Drammatico Francia 1970

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Mimsy Farmer: Billie
Robert Walker Jr.: Jonas
Rita Hayworth: Mara
Ed Begley: Warren
Sophie Hardy: Linda
Bruce Pecheur: Charlie
Marc Porel: Rocky
David Sachs: sceriffo

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Regia Georges Lautner
Soggetto Maurice Cury (romanzo), Pascal Jardin
Sceneggiatura Georges Lautner, Jack Miller
Produttore Robert Dorfmann, Yvon Guézel
Fotografia Maurice Fellous
Montaggio Michelle David, Elisabeth Guido
Musiche Bernard Gérard, Christophe, Alan Reeves
Tema musicale Sunny Road to Salina (Bernard Gérard-Christophe)
Scenografia Jean d’Eaubonne

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Quando il sole scotta locandina 2

giugno 25, 2013 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Lager SSadis Kastrat Kommandantur ( SS Experiment Love Camp )

Lager SSadis Kastrat Komandur locandina 1

SS Experiment Love Camp intitolato anche Lager SSadis Kastrat Kommandantur con quella doppia s che sottintende alla presenza nel film alle famigerate SS è un nazisploitation del 1976, il genere cinematografico nato dopo il clamoroso successo di Ilsa la belva delle SS.
Uno dei peggiori, detto per inciso.
Trama ridotta all’osso e praticamente indistinguibile da altri film di questo sottogenere, con un gruppo di prigioniere ebree trasportate in un piccolo lager retto da un comandante feroce e impotente.
All’interno del campo vengono praticate le solite atrocità ai danni delle prigioniere, che vanno da un folle trapianto di ovaie ad altre cose orribili che erano la prassi comune nei campi di concentramento nazisti.

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Spazio per la solita love story tra l’ufficiale dalla croce uncinata e dal cuore tenero e la bella prigioniera con in aggiunta un trapianto di testicoli (ben ripreso,per inciso) effettuato sul comandante del lager per restituirgli la virilità.
Il resto è noia o se preferite aria fritta, con la conseguenza che il film può tranquillamente essere dimenticato e relegato tra i prodotti di serie Z girati dopo la metà degli anni settanta, spesso utilizzando scenografie di film precedenti e senza un’ombra di sceneggiatura che valesse la pena seguire.
Diretto da Sergio Garrone, buon writer e autore in passato del più che discreto La mano che nutre la morte,SS Experiment Love Camp non ha al suo attivo alcun motivo di interesse, visto che è privo di una sceneggiatura accettabile, di una fotografia apprezzabile o quanto meno di uno straccio qualsiasi di componente accettabile.
Recitazione da oratorio, una quantità massiccia di nudi, peraltro scarsamente appetibili visti i nomi delle attrici utilizzate e null’altro.

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A futura damnatio memoriae, vanno ricordate un paio di scempiaggini del film:la prima riguarda i rapporti sessuali tra le prigioniere ebree e gli aguzzini nazisti, cosa assolutamente proibita nei campi che avrebbe portato difilato i responsabili davanti al plotone d’esecuzione.
La seconda, davvero spassosa, è l’idea di ripristinare la virilità di una persona tramite il trapianto di testicoli, cosa che avrà fatto sganasciare dalle risate qualsiasi persona che abbia almeno una nozione di medicina.

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Il film è stato recentemente pubblicato in digitale, probabilmente visto il discreto successo di alcuni di questi filmacci ai giorni nostri;viceversa non credo sia passato spesso sulle tv private, se non a tarda notte e in versioni ampiamente purgate.
Film da non vedere per nessun motivo al mondo salvo una forte tendenza al masochismo.

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Lager SSadis Kastrat Kommandantur, di Sergio Garrone,com Mircha Carven,Paola Corazzi,Attilio Dottesio,Serafino Profumo,Sexy/Dramma, Italia 1976

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Mircha Carven … Helmut
Paola Corazzi … Mirelle
Giorgio Cerioni … Col. von Kleiben
Serafino Profumo …Sergente del campo
Attilio Dottesio … Dr. Steiner
Patrizia Melega … Dottoressa Renke
Agnes Kalpagos … Margot

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Regia: Sergio Garrone
Sceneggiatura: Sergio Chiusi,Sergio Garrone,Vinicio Marinucci
Musiche: Vasili Kojucharov,Roberto Pregadio
Fotografia: Maurizio Centini
Montaggio:Cesare Bianchini
Casa di produzione:Società Europea Films Internazionali Cinematografica

Lager SSadis Kastrat Komandur banner recensioni

L’opinione dell’utente Renato tratta dal sito http://www.davinotti.com
Difficile darne una valutazione oggettiva, comunque si tratta di un filmetto con molte torture, realizzate in modo artigianale, ed un po’ di sesso per condire il tutto. Peccato che spesso lo splatter faccia ridere quanto i dialoghi se non di più, ma del resto cosa si può pretendere da un’opera con questo titolo? Spiace solo vedere il volto dignitoso di Attilio Dottesio in mezzo a tanto squallore.

L’opinione dll’utente Herrkinski tratta dal sito http://www.davinotti.com
A partire dall’incredibile titolo italiano, il film di Garrone (già autore dell’altrettanto delirante SS Lager 5) rimane sicuramente tra gli esemplari più truci e morbosi del filone. Ogni velleità storico/artistica è qui annientata a favore di una sceneggiatura dal dubbio senso logico, votata all’accumulo di violenze e soprusi vari. La continua ricerca dello shock visivo e concettuale a volte raggiunge l’obiettivo; su cast, fotografia e messinscena è meglio stendere un velo pietoso. Il tasso di cattiveria e cinismo è comunque piuttosto alto.

L’opinione dell’utente Jacopetto & Prospero tratta dal sito http://www.gentedirispetto.com
90 minuti di schifo assoluto che confermano la bellezza stramonezzara del filone nazi. Inguardabile, sciatto e per nulla scioccante. abbaia ma non morde. E a nulla se servono gli accostamenti con le immagini reali degli orrori dell’Olocausto, perchè proprio nel confronto con la Storia questi film perdono la loro presunta natura scioccante. Poi sull’argomento sinceramente preferisco La dottoressa ci sta col colonnello con Banfi e la Cassini

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giugno 23, 2013 Pubblicato da: | Erotico | | Lascia un commento

Pane e cioccolata

Pane e cioccolata locandina 1

Un film sull’immigrazione.
Ma non un film qualsiasi.
Pane e cioccolata è un amarissima storia di ordinaria emigrazione, la vicenda personale di un uomo che percorre il proprio calvario, comune a quello di tantissimi italiani, che sin dagli inizi del secolo scorso hanno dovuto abbandonare la propria terra per una serie infinita di motivi.
L’emigrazione ha portato nel corso degli ultimi cento anni ad avere molti più italiani fuori dal suolo natio di quanti abbiano poi effettivamente popolato lo stivale.
E Franco Brusati, regista di questo film uscito nelle sale nel 1973, altro non fa che raccontare la vicenda di un uomo come tanti, costretto a vivere in terra straniera portato la dalla mancanza di lavoro e di prospettive di un paese che, quando si svolgono gli eventi narrati, era uscito dagli anni del boom economico per attraversare una delle cicliche crisi che hanno da sempre reso l’Italia un paese bello e impossibile.

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Parlare di emigrazione mi porterebbe lontano, val la pena allora ricostruire la storia di Giovanni Garofoli detto Nino, protagonista del film.
Un emigrato del centro Italia, uno della Ciociari; siamo quindi lontani dallo stereotipo dell’emigrato siculo o campano, pugliese o calabrese.
Nino è da 3 anni in Svizzera, sempre alla disperata ricerca di un lavoro più o meno dignitoso; è stato assunto in prova presso un hotel, ma un colpo di sfortuna gli nega il permesso di soggiorno.
E’ stato fotografato mentre orinava contro un albero, per giunta sotto gli occhi di una donna.
Una foto che lo ritrae è stata consegnata alla polizia, così Nino non ha alcuna soluzione che quella di darsi alla clandestinità.
Riesce a riparare presso Elena, una profuga greca sfuggita al suo paese per non dover vivere sotto la dittatura del regime dei colonnelli.

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Pane e cioccolata 11
Da qui inizia la sua parabola discendente: assunto da un miliardario italiano, che ha trovato riparo in Svizzera dopo esser stato condannato per bancarotta, Nino si illude di aver sistemato i suoi problemi.
Non è così, perchè l’industriale, che si è fatto consegnare i miseri risparmi di Nino, è sull’orlo della bancarotta.
Difatti l’uomo si uccide, lasciando nella disperazione più nera Nino.
Ora non ha più soldi, non ha un lavoro, non ha un tetto ed è un clandestino.
Scenderà ancor più la scala verso l’inferno, andando a vivere con un gruppo di persone che, clandestini come lui, vivono in condizioni miserevoli in un pollaio, sopravvivendo proprio grazie ai polli che uccidono.
La degradante esperienza paradossalmente lo spinge a tentare un’impossibile integrazione; si tinge i capelli di biondo e si mescola alla gente.

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Ma ancora una volta un colpo di sfortuna lo porta sulla soglia dell’abisso; mentre è in un bar, assiste ad una partita dell’Italia e al goal della nazionale italiana si lascia andare ad un urlo di gioia.
scoperto, decide che è ora di tornare a casa.
La Svizzera non lo vuole e lui è stanco di una vita ancor più umiliante di quella che faceva in Italia.
Inaspettatamente Elena lo raggiunge alla stazione e gli consegna il permesso di soggiorno per un altro semestre; ma Nino ha ormai deciso di partire e parte con il treno destinazione Italia.
Sul treno che lo riporta in Italia, però, accade qualcosa…
Superbo e tristissimo affresco sulla vita di un emigrante che altri non è che la rappresentazione drammatica di tante storie sconosciute di gente che, partita con una valigia di cartone ha dovuto affrontare mille problemi, dalla cultura alla lingua alle abitudini, Pane e cioccolata rappresenta il miglior cinema italiano.
Quello che non indulge al pietismo, ma che, con uno stile quasi documentaristico, racconta storie difficili e tristi, amare e apocalittiche.

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Nino rappresenta l’italiano volenteroso, ma sconfitto, battuto dallo stile di vita e dalle condizioni di vita stesse di una nazione dalle mille contraddizioni come l’Italia.Un paese in lenta ma drammatica trasformazione, che ha abbandonato i sogni di grandezza per scoprire i gravissimi problemi interni.
Anche se non siamo ancora nel cuore degli anni di piombo, siamo nel periodo dell’inflazione a due cifre, in quello in cui la recessione e una fortissima disoccupazione stanno provocando gravi problemi di sicurezza pubblica e di ordine sociale.
Nino tenta disperatamente una precaria integrazione; respinto e non di certo per sua colpa, alla fine cede.
Ma alla fine, orgogliosamente, mostrerà di che pasta è fatto; non accetterà la sconfitta, anzi.
Sicuro di poter avere una rivalsa, scenderà dal treno, complice anche il “Simmo ‘e Napule paisà” intonato dagli emigranti di ritorno.

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In questa sequenza, meravigliosa, c’è tutta l’amarezza ma anche la voglia di rivincita di un uomo che non si arrende a quello che è un destino scritto, una strada segnata.
Un atto d’orgoglio e Nino riaffronta la sua vita difficile perchè non vuole sentirsi sconfitto, non vuole tornare nel suo paese da vinto.
Che poi è anche la stessa scelta operata da tantissimi altri Nino, che hanno avuto la forza e il coraggio di integrarsi, di vivere in paesi lontani a distanze abissali dalla propria cultura d’origine, dagli affetti e dalla propria amata terra.
Franco Brusati, valente scrittore di sceneggiatura e ottimo e fine regista,torna alla regia dopo quella perla sul tema dell’incomunicabilità che era stato I tulipani di Harlem, dirigendo così uno dei suoi otto film diretti dietro la macchina da presa, a sei anni da quel gioiello che sarà il malinconico Dimenticare Venezia.

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Sceglie come protagonista della sua storia l’attore più versatile del cinema italiano, quel Nino Manfredi che, ciociaro di nascita, rappresenta la perfetta simbiosi tra recitazione e personaggio, con una resa della figura di Nino che resta una delle cose più belle della sua carriera e del cinema italiano in generale.
Il resto del cast serve solo da contorno, incluso il bravo Dorelli sacrificato nel ruolo del miliardario evasore poi suicida.
Diverse le sequenze indimenticabili nel film, a partire da quella già ricordata in cui Nino, che ha colorato i suoi capelli di biondo per integrarsi anche fisicamente con gli svizzeri che esulta al goal della nazionale italiana, in un momento di rivincita che ha del patriottico o quella amarissima del pollaio, sopratutto quella in cui Nino guarda fare il bagno nudi dei giovani nel laghetto la vicino.
Un film bellissimo e indimenticabile, che ebbe un gran successo sopratutto all’estero, dove milioni di emigranti ebbero modo di riconoscersi nella storia narrata e di identificarsi con lo straordinario personaggio di Nino.
Pane e cioccolata è un film di facile reperibilità e passa con una certa regolarità sulle tv commerciali.

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Pane e cioccolata
Un film di Franco Brusati. Con Nino Manfredi, Paolo Turco, Gianfranco Barra, Tano Cimarosa, Ugo D’Alessio,Johnny Dorelli, Umberto Raho, Giorgio Cerioni, Anna Karina, Max Delys, Geoffrey Copleston, Francesco D’Adda, Federico Scrobogna, Nelide Giammarco, Manfred Freyberger Commedia, Ratings: Kids+16, durata 115′ min. – Italia 1973.

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Nino Manfredi: Giovanni “Nino” Garofoli
Johnny Dorelli: industriale italiano
Anna Karina: Elena
Paolo Turco: Gianni
Ugo D’Alessio: il vecchio
Tano Cimarosa: Giacomo
Gianfranco Barra: il turco
Giacomo Rizzo: Michele
Giorgio Cerioni: ispettore
Francesco D’Adda: Rudiger
Geoffrey Copleston: Boegli
Federico Scrobogna: Grigory
Max Delys: Renzo
Umberto Raho: maître d’hotel
Nelide Giammarco: la bionda
Manfred Freyberger: lo svizzero sportivo

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Regia Franco Brusati
Soggetto Franco Brusati
Sceneggiatura Franco Brusati, Jaja Fiastri, Nino Manfredi
Produttore Maurizio Lodi-Fe
Fotografia Luciano Tovoli
Montaggio Mario Morra
Musiche Daniele Patucchi
Scenografia Guido Patrizio e Luigi Scaccianoce

Pane e cioccolata foto banner recensioni

L’opinione di Dergio Buttironi tratta dal sito http://www.mymovies.it
Ottimo Manfredi (fate caso curiosamente abituato a girare film su treni e ristoranti ) ottimo anche Dorelli …Tutti bravi attori e comparse…. Un livello di merito ancora superiore va attribuito a Franco Brusati, il quale ha preso in mano una storia se vogliamo semplice, l’ha manipolata con tanta abilità, buon gusto, eccellente senso del ritmo e della misura… Ha saputo accompagniare lo spettore lungo tutto il film, giocando sempre sui contrasti I BUONI-I CATTIVI I RICCHI-I POVERI I BELLI-I BRUTTI penso che questa possa essere una chiave di lettura. Ha saputo mettere in evidenza il disagio del personaggio calato in una realtà a lui non congrua, alla ricerca continua ( e in un certo senso inutile) della propria identità…. Eccelente lungometraggio che voorremmo rivedere all’infinito, tipico di quei pochi prodotti cinematografici pregevoli. Non vorrei dimenticare le belle musiche di accompagniamemto, anch’esse ben miscelate… Che dire di più se non manifestare un po di tristezza, nel comprendere che film così non se ne fanno più. Basati sulla semplicita quotidiana ( senza effetti speciali) ma che trovano la loro forza comunicativa nella direzione, nella recita, nei tempi, nelle inquadrature, nel buon gusto in generale… Bei tempi, al termine della visione lo spettatore si sentiva a sua insaputa, magari, ma più ricco, questo era il GRANDE CINEMA….

L’opinione dell’utente Maso tratta dal sito http://www.filmtv.it
Brusati si ritaglia un posto d’onore al fianco dei grandi autori della commedia all’italiana con questo film amarissimo sull’immigrazione e le conseguenti umiliazioni a cui deve inchinarsi il protagonista, un Nino Manfredi intensissimo, immagine in carne ossa e rabbia di quell’italiano fuoriuscito dalla sua realtà difficoltosa e piombato in un’altra ancor più spietata in cui tutto è amplificato dalla discriminazione.
La trovata illuminante di Brusati è la pennellata surreale e quasi odisseica che colora la storia ma attenzione: le risate sono comandate dalla tristezza più profonda, la disperazione che affligge il povero Giovanni Garofoli le spinge fuori per scacciare via a pedate grosse lacrime di rassegnazione distillate nelle contorsioni del destino in cui inciampa sempre più pesantemente lungo il suo sfortunato cammino; molte di queste disavventure sono entrate nella antologia delle scene
indimenticabili del genere e di conseguenza della carriera dell’impagabile attore romano: la buccia d’arancia è una trovata istantanea che colpisce con la semplicità, mentre la celeberrima scena del goal di Fabio Capello è molto complessa a livello emotivo e tecnico, mi ha sempre entusiasmato l’idea di ripetere con dei primi piani la gioia ma anche il crollo emotivo del protagonista, la sequenza della famiglia che vive nel pollaio quasi deformata dal lavoro è surreale e disturbante allo stesso tempo e rasenta l’in­serto favolistico, mentre di scottante attualità è il suicidio dell’industriale interpretato da Johnny Dorelli, disperata e profonda è invece l’esecuzione del pezzo “L’omo non è de legno” in cui la nostalgia per la terra d’origine e i propri cari sovrasta la voglia di distrarsi per un attimo dalla dura realtà di essere emigrato in Svizzera, nazione popolata da gente insensibile, intollerante e pure un pò stronza: Manfredi chiude da par suo l’amara sequenza con una frase emblematica che pesa come un macigno nonostante siano passati molti anni “E’ tutta la vita che ci fregano con la chitarra e il mandolino e ancora cantiamo”.
Brusati non si è più ripeteuto a questi livelli ma in nessun altro suo film ha avuto a disposizione un attore fuori categoria come Nino Manfredi e forse neanche una sceneggiatura tanto fantasiosa adagiata su un racconto di così sentita attualità per il periodo in cui il film uscì, mi viene da pensare che se procediamo con questi piccoli passi potrebbe essere attuale nuovamente.
Alla fine il buon Nino nazionale non sa neanche lui se crepare di fonduta e crauti o bucatini alla amatriciana.
L’opinione dell’utente ellerre tratta dal sito http://www.davinotti.com
Pilastro della commedia italiana, racconta con triste umorismo la storia di un emigrato italiano in Svizzera che, nonostante viva l’amara realtà dello straniero in cerca di lavoro, riesce comunque a salvaguardare una sua dignità al cospetto di altri nella sua stessa situazione. Il grande Nino Manfredi interpreta al meglio il ruolo. Anche i personaggi secondari sono condotti con maestria: Johnny Dorelli su tutti nella parte del milionario sull’orlo del collasso finanziario.

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giugno 21, 2013 Pubblicato da: | Drammatico | , | 4 commenti