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La tua presenza nuda

Denise ha sposato in seconde nozze Paul, vedovo con un figlio, Marcus; la prima moglie di Paul è morta per un incidente provocato ad arte mentre faceva il bagno in una vasca.
Gli ottimi rapporti di Denise con il coniuge iniziano a deteriorarsi per colpa di Marcus; il ragazzo è intelligente ma anche perfido e sadico e nasconde dietro il volto angelico una personalità contorta.
Chiamata dal preside della scuola che frequenta il ragazzino, Denise apprende che il figliastro è stato espulso dal college per alcune avance erotiche nei confronti di ragazzine. Da Sophie, amica di vecchia data della prima moglie di Paul, Sara, apprende alcuni particolari preoccupanti sulla morte della stessa (la donna che si vede morire in apertura del film).


Ben presto Denise ha la certezza che la morte di Sara è opera del diabolico ragazzino; in cambio di uno strip integrale (di qui il titolo del film) Denise otterrà la confessione del ragazzo e prenderà provvedimenti, non prima però…..
Un film che non ti aspetti, La tua presenza nuda (Night child), che deve il suo titolo italiano ad una frase che pronuncia il diabolico e malato Marcus alla matrigna, quando costei chiede al ragazzino cosa vuole in cambio della confessione su quello che è veramente accaduto a Sara.
Dicevo, un film inaspettatamente bello e affascinante, in primis perchè è l’opera d’esordio di Andrea Bianchi, un regista che da allora in poi non mostrerà più la freschezza e l’inventiva mostrata in questo film, poi perchè si tratta di un film che si avvale di una buona sceneggiatura, di una storia che tiene e intriga immersa com’è in un’atmosfera malsana e ambigua.
Il film è per lunghissimi tratti un duello a due fra i due protagonisti principali, la dolce e innamorata Denise e il diabolico e sadico figliastro Marcus;

sono proprio le scene in cui il terribile dodicenne porta avanti con ostinata pervicacia il suo complotto personale per attirare l’incolpevole matrigna nella sua ragnatela quelle più intriganti e che danno un’aria di suspence che per tutto il film non mancherà mai.
Il film è principalmente una partita a scacchi tra personalità differenti, fra le quali spicca quella disturbata di Marcus, il ragazzo che ha ucciso sua madre e che ama infierire su animali e amiche di college.
Sarà proprio Denise a scoprire con orrore la verità sulla morte di Sara, incontrando nel corso di un drammatico colloquio con il marito l’ostilità e l’incredulità di quest’ultimo, nonostante Denise mostri a Paul il punto da cui il ragazzino spia le effusioni amorose della coppia e nonostante la stessa Denise riveli l’accaduto nel college dal quale è stato espulso Marcus.


Per tutto il film la cosa più intrigante è l’atmosfera del film; anche se non accade praticamente nulla, il regista riesce a tener desta l’attenzione immergendo la storia in una palude nella quale Denise finisce per sprofondare, stretta da un lato dal figliastro sadico e dall’altro dall’incredulità del marito.
Va detto, per onor di cronaca, che James Kelley (co regista del film) probabilmente mise ben più di una mano nel film stesso, e che la produzione ebbe la fulminante idea di chiamare per la parte di Denise l’attrice britannica Britt Ekland, grande professionista che in questo film recita in maniera impeccabile, grazie alla sua aria ingenua e candida; la ex signora Sellers si conferma attrice di razza cosi come molto bravo è Mark Lester che tre anni dopo avrebbe girato La prima volta sull’erba; l’attore inglese all’epoca in cui venne girato il film aveva 14 anni e interpretò in modo impeccabile il ruolo del dodicenne perfido e malsano.


Per quanto riguarda la versione italiana del film, è mutila della scena in cui Denise si spoglia davanti a Markus, presente invece nella versione internazionale, un episodio che ricorda l’odissea del film Non si sevizia un paperino, sequestrato proprio per la presenza di quello che si credeva un minore davanti allo splendido corpo nudo di Barbara Bouchet. Un film davvero interessante, ma molto difficile da reperire che vale sicuramente una visione.

La tua presenza nuda
Un film di James Kelly, Andrea Bianchi. Con Britt Ekland, Lilli Palmer, Hardy Krüger, Mark Lester, Harry Andrews Drammatico, durata 95 min. – Italia 1972.

Mark Lester … Marcus
Britt Ekland … Denise
Hardy Krüger …Paul
Lilli Palmer …Dottoressa Viorne
Harry Andrews …Il preside
Conchita Montes …Sophie
Colette Giacobine … Sara

Regia: James Kelley, Andrea Bianchi
Sceneggiatura: Andrea Bianchi,Erich Kröhnke,Bautista Lacasa,Trevor Preston
Produzione: Andrés Vicente Gómez,Graham Harris
Musiche: Stelvio Cipriani
Fotografia: Luis Cuadrado,Harry Waxman
Montaggio: Nicholas Wentworth

giugno 27, 2012 Posted by | Drammatico | , | 7 commenti

The wicker man

The wicker man locandina

Il sergente Howie è il responsabile della legalità in una piccola località scozzese, uno di quei posti tranquilli dove generalmente non accade mai nulla, dove il massimo del pericolo è costituito da qualche lite fra coniugi o da qualche ubriacone o vagabondo di passaggio.
A rompere la monotonia e la tranquillità della vita di Howie arriva una segnalazione, rigorosamente anonima, che denuncia la scomparsa della giovane Rowan Morrison, avvenuta secondo l’anonimo informatore nell’isola di proprietà di Lord Summerisle.

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“Avete mai visto questa ragazza?”

Howie decide di indagare e si reca sull’isola, dove da subito l’uomo respira l’atmosfera di diffidenza e di scarsa collaborazione che caratterizza gli abitanti dell’isola.
Gli abitanti dell’isola creano subito un muro, contro il quale Howie si trova a cozzare ripetutamente: gli isolani sembrano avere leggi proprie, oltre a strani credo e convinzioni personali che sfuggono anche al rispetto delle leggi vigenti nella nazione scozzese.

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Britt Ekland

Nel corso delle indagini Howie si rende conto di diverse stranezze; Rowan non sembra morta, quanto piuttosto nascosta dagli isolani, che non vogliono possa avere contatto con il rappresentante della legge, ma non solo.
Sull’isola avvengono strani riti che sembrano arrivare direttamente dal passato, come un orgiastico rito della fertilità, legato intimamente al credo della reincarnazione e dell’appartenenza dell’uomo a rigide e intime leggi di comunione con la natura.
Il primo maggio Howie ha la prova che davvero nell’isola accade qualcosa di particolare: i riti che vi avvengono, le particolari convinzioni religiose sembrano implicare anche il ricorso a riti pagani ancestrali, incluso il sacrificio umano.

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Uno scherzo beffardo….

Il sergente arriverà in tempo per assistere alla rappresentazione finale di uno di questi riti, dopo che l’uomo ha cercato inutilmente di fuggire dall’isola per andare a chiamare rinforzi.
Scoprirà anche che la famosa lettera è stata semplicemente un’esca per chiamarlo sull’isola….
Perchè, e sopratutto, chi è la misteriosa vittima sacrificale?
The wicker man si ispira ad un fatto vero accaduto antecedentemente all’epoca in cui il regista
Robin Hardy (1973) girò questo affascinante e tirato dramma che avrà poi un deludentissimo remake nel 2006, distribuito con il titolo Il prescelto e interpretato malamente da un Nicholas Cage bolso e inespressivo.

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Il sensuale ballo di Willow

Film caratterizzato da una tensione latente sempre sul punto di esplodere, The wicker man sembra un giallo con forti connotazioni thriller: c’è il classico della persona scomparsa, c’è il poliziotto che indaga tra strane reticenze.
Ma, come innovazione, c’è una persona scomparsa che sembra più occultata che morta, c’è una comunità che sfugge alle regole di convivenza civile, che si è dotata di leggi proprie e che vive in apparente simbiosi con queste leggi, un miscuglio di credenze nel rito della madre terra mescolato ai riti pagani orgiastici della fertilità e al credo della reincarnazione, c’è una comunità omertosa che protegge i suoi segreti ma che sembra anche, al tempo stesso, stimolare il detective alla scoperta di questo strano mondo, quasi dietro le mosse degli isolani ci fosse un disegno apparentemente incomprensibile, ma al tempo stesso straordinariamente lucido e folle.

Howie si trova a muoversi quindi in un mondo con leggi proprie, che sfuggono a quella legge che lui rappresenta.
L’isola sembra fuori dalla Scozia, regolata da proprie leggi che non includono il rispetto della giurisdizione di quella della nazione d’appartenenza, anzi.
Lord Summerisle, il proprietario dell’isola, sembra un’antica divinità, con diritto di vita e di morte su tutto e tutti, e contemporaneamente sembra l’ispiratore dei misteriosi riti che avvengono sull’isola.
Per una volta non centra il demonio, non centra la solita setta satanica.
C’è qualcosa però di altrettanto letale e altrettanto pericoloso, nell’atmosfera che si respira tra la popolazione locale.
C’è un’omertà contro la quale Howie combatterà uscendone sconfitto; chi lo aiuta lo fa in nome di un disegno che sarà chiaro solo alla fine, quando l’intrigo sarà delineato in ogni particolare.
Robin Hardy riesce a ricostruire in maniera assolutamente straordinaria un’atmosfera di intrigo e di sospetti, di suspense e di magia sospesa tale da attrarre lo spettatore come una calamita.
Man mano che seguiamo le indagini di Howie, riusciamo a calarci nella realtà dell’isola, pur rimanendo estranei alle motivazioni che spingono gli isolani ai loro strani comportamenti.
Prendiamo le parti di Howie, perchè nel nostro DNA c’è il rispetto per le leggi e per le istituzioni, così degnamente rappresentate dall’integerrimo poliziotto.
Eppure, alla fine, quando il quadro viene finalmente svelato, proviamo anche un moto nascosto di simpatia per quella gente capace di ordire una trama così fine, così splendidamente recitata tale da attrarre l’uomo della legge in una tela di ragno in cui la preda non ha alcuna possibilità di uscita.
Un film bello e intelligente, splendidamente recitato.
A cominciare da Edward Woodward, che interpreta il tutore della legge, l’uomo della legalità, quel sergente Howie profondamente cattolico che non accetta trasgressioni a quelli che sono i suoi punti fermi, il suo codice morale.
La legge va rispettata, il credo religioso è uno, non sono ammesse deroghe.
Eppure Howie scoprirà che in quel mondo isolato tutto questo non ha alcun valore; e tutto ciò in cui crede viene messo pesantemente in discussione.

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Una processione rituale

Quando, troppo tardi, capirà la verità, sarà lui lo sconfitto, lui che rappresenta il mondo ordinato e regolato di fuori.
Edward Woodward riesce a rappresentare alla perfezione il suo personaggio, che appare un tantino bigotto, irrigimentato da regole.
E queste contraddizioni, che alla fine esploderanno in maniera devastante, si vedono sul volto dell’attore, che recita davvero da grande.

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Riti pagani?

Accanto a lui c’è Christopher Lee, un Lord Summerisle difficilmente replicabile da altri attori.
Un signore padrone che è contemporaneamente anche un dio, rappresentante di tutto ciò in cui credono gli isolani, un uomo con diritto di vita e di morte, in tutti i sensi.
E’ lui a gestire i riti, è lui a orchestrare tutto ciò che accade sotto i nostri occhi.
Lee recita da grande, qual’è sempre stato.

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Osservatori attenti seguono il sergente Howie

Vanno segnalate altre prove maiuscole, come quella di Diane Cilento nel ruolo di Miss Rose, quella della bellissima Britt Ekland nel ruolo di Willow, e ancora Ingrid Pitt ecc.
Tutto il cast è da elogiare, in effetti.
Quando, 4 anni fa, il regista Neil LaBute decise di affrontare il remake del film, lo fece sbagliando clamorosamente sia la sceneggiatura che il cast. Due errori fatali che porteranno a un impossibile confronto tra l’originale,

assolutamente unico e il remake, in cui la carica trasgressiva del discorso religioso, quella dell’isolamento degli abitanti dell’isola, retti da proprie leggi in comunione con le forze della natura viene ridicolizzata e banalizzata, trasformata in una rappresentazione commerciale senza alcun valore cinematografico.

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Ingrid Pitt

Colpa di un pessimo Nicholas Cage, colpa di una sceneggiatura scandalosa, colpa al solito dell’industria cinematografica che privilegia l’aspetto in rapporto al contenuto.
Poco male, a consolarci resta sempre The wicker man, film tra i più intelligenti, intriganti dell’intero decennio settanta.

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Quale sarà la vittima dell’altare sacrificale?

The wicker man, un film di Robin Hardy,con Edwin Woodward,Christopher Lee ,Diane Cilento,Britt Ekland ,Ingrid Pitt Inghilterra 1973, Drammatico/thriller

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The wicker man banner personaggi

Edwin Woodward     …     Sergente Howie
Christopher Lee    …     Lord Summerisle
Diane Cilento    …     Miss Rose
Britt Ekland    …     Willow
Ingrid Pitt    …     Libraio
Lindsay Kemp    …     Alder MacGreagor
Russell Waters    …     Harbour Master
Aubrey Morris    …     Vecchio giardiniere
Irene Sunters    …     May Morrison
Walter Carr    …     Preside della scuola
Ian Campbell    …     Oak
Leslie Blackater    …     Parrucchiere
Roy Boyd    …     Broome
Peter Brewis    …     Musicista
Barbara Rafferty    …     Donna con il bambino
Juliet Cadzow    …     Un’abitante di  Summerisle
Penny Cluer    …     Gillie
Michael John Cole    …     Musicista
Kevin Collins    …     Vecchio pescatore
Gerry Cowper    …     Rowan Morrison
Ian Cutler    …     Musicista
Donald Eccles    …     T.H. Lennox
Myra Forsyth    …     Signora. Grimmond
John Hallam    …     P.C. McTaggert
Alison Hughes    …     Fidanzato di Howie
Charles Kearney    Macellaio
Fiona Kennedy    …     Holly
John MacGregor    …     Baker
Jimmy MacKenzie    …     Briar
Lesley Mackie    …     Daisy
Jennifer Martin    …     Myrtle Morrison
Helen Norman    …     Abitante di Summerisle
Lorraine Peters    …     Ragazza sulla tomba
Tony Roper    …     Postino
John Sharp    …     Dottor Ewan
Elizabeth Sinclair    …     Abitante di Summerisle
Andrew Tompkins    …     Musicista
Richard Wren    …     Ash Buchanan

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Regia di Robin Hardy
Sceneggiatura di Anthony Shaffer
Tratto da un racconto di David Pinner
Prodotto da Peter Snell
Musiche di Paul Giovanni
Film Editing ;Eric Boyd-Perkins
Casting ;Maggie Cartier
Direttore artistico Seamus Flannery
Casa di produzione     British Lion Films
Fotografia     Harry Waxman
Montaggio     Eric Boyd-Perkins
Scenografia     Seamus Flannery

Un sergente cristiano a tu per tu con una comunità di pagani. Potrebbe trattarsi solo di uno scontro tra ideologie diverse, ma c’è dell’altro; e il povero sergente se ne accorgerà…Si tratta di una pellicola assolutamente unica (capita raramente). Il tutto è velato da un’atmosfera sinistra, ma allo stesso tempo piacevole (come gli isolani sembrano vivere in perfetta simbiosi con la natura e con leggi che la regolano). Fin dall’inizio, si avverte il pericolo, ma resta una sensazione. Bravi gli attori: Lee (sua Signoria), la ragazza della locanda (la canzone su di lei: la danza nuda). Grande!

Dramma pagano, campestre e folkloristico, avvolto in un crescendo di tensione e in una spirale di mistero che esplode in un finale inquietante e terribile, degno dei migliori horror. Arcane religioni naturalistiche si scontrano contro i dogmi del cattolicesimo, così come l’austero e “verginale” Woodward – futuro agente McCall in “Un giustiziere a New York” – si scontra contro la politeista comunità locale.

Straordinario thriller di marca britannica, poco conosciuto ma con meritata fama di cult fra i suoi fan, all’interno del quale il regista esordiente Hardy, riesce con consumata maestria a creare delle atmosfere davvero inquietanti ed angoscianti nonché a dar vita ad un crescendo di tensione davvero coinvolgente ed efficace fino al crudele finale. Splendida la sceneggiatura che è molto originale così come pure notevoli le soluzioni visive che si vedono copiose nella pellicola. Visti i contenuti non meraviglia che abbia avuto problemi di censura.

Vedendo l’originale di Robin Hardy, si capisce ancor meglio quanto abbia “toppato” il remake un Neil Labute ormai in caduta libera (vedi anche il successivo La terrazza sul lago). La dialettica monoteismo/paganesimo politeistico che contrappone il rigido ufficiale Howie all’epicureo Lord Summerisle viene rappresentata, per immagini, attraverso il costante raccordo di sguardo tra il panico del protagonista e le paniche manifestazioni sessuali, rituali, musicali (le canzoni sembrano scritte da un Benigni, prima maniera, in vena) degli abitanti dell’isola. Epilogo indimenticabile.

Un thriller/horror decisamente interessante. L’ottima sceneggiatura accumula lentamente particolari macabri o bizzarri culminando in un finale di inaspettata cattiveria. La regia non è perfetta ma riesce ad orchestrare degnamente il crescendo di tensione. Un po’ troppi gli intermezzi musicali, ma non stonano più di tanto. Bravino il protagonista, ottimo Christopher Lee. Discreta colonna sonora. Da vedere.

Fama meritata di piccolo cult per questo lavoro di Hardy che combina atmosfera horror (tra il polanskiano e la fiaba), eros anni 70 ad alta gradazione, gusto del surreale e una trama avvincente. Il tutto condito da buona musica folk e facce (degli abitanti del villaggio) che sono tutto un programma. Si presta a più di una lettura del rapporto uomo-religione e affronta con stile lo scontro tra verità contrapposte. 4 pallini.

In questo innovativo thriller (era il 1972!), non sapevo per chi tifare, se per il poliziotto bacchettone e pedante o l’allegro paesino dedito al paganesimo spinto (culto del pene, donzelle che ballano nude sul fuoco, oscenità varie). Detto che il film scorre alla grande e che il finale è inatteso, restano però alcuni momenti imbarazzanti come le improvvise canzoni intonate in gruppo dagli abitanti del paesino celtico (memorabile quella con la figlia dell’oste che danza nuda). Horror-Musicarello!

Splendido e unico (tralasciamo l’osceno remake), questo piccolo gioiello all british ha lasciato un segno nella storia del cinema. Dall’arrivo dell’impettito poliziotto nel piccolo villaggio scozzese a seguire con un’atmosfera pesante di congiura che sfocia nell’allucinante finale. Momenti carichi di emozioni e anche di erotismo (ricordiamo il ballo nudo della vicina di stanza del poliziotto) che non risparmiano però un fondo di analisi del rapporto tormentato tra la madre inghilterra e le libere (nell’animo) terre celtiche. Cult assoluto!

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Affascinante pellicola che trasporta lo spettatore in una realtà quasi onirica. È interessante il contrapposto cristianesimo/paganesimo, così come si evince l’ottusità nelle proprie credenze di ciascuna fazione. Non spiace ma anzi è adorabile tutta la parte musicale, ed è un ben riuscito escamotage per condurre al duplice inganno finale che include anche lo spettatore stesso. Woodward nella sua quasi mono espressività piace così come, ovviamente, Lee. Il finale è decisamente eccellente. Gustosissimo.

Splendido horror made in England scritto e diretto magistralmente. Un opera potente e suggestiva, ambientata in paesaggi incantevoli e sottolineata da una colonna sonora di inarrivabile bellezza. Lo scontro tra paganesimo (guidato da un Christopher Lee che mai più raggiungerà simili vette) e cristianesimo (che ha il volto di Edward “Giustiziere di New York” Woodward) è assolutamente indimenticabile. Consigliata la versione Director’s Cut di 102 minuti.

Cosa si può dire di nuovo, di un cult-movie come questo? Originalissimo per l’epoca, ben diretto e sceneggiato, “pagano” quanto poche altre pellicole, infinitamente superiore al suo pleonastico e insignificante remake  inutilmente filo-femminista (politically correct…?). Purtroppo incompreso da molti critici, o tutt’al più ricordato quasi esclusivamente per una radiosa Britt Ekland nuda in una famosa sequenza fin troppo riprodotta da riviste e siti Internet. Un vero gioiellino misconosciuto.

Molto originale. La descrizione di un mondo lontano ed antico nel quale è interessante entrare. Un serio e bigotto ispettore di polizia viene spedito su una piccola isola scozzese alla ricerca di una ragazzina scomparsa. Scoprirà a sue spese un’intera comunità pagana, dedita a primitivi riti propiziatori d’origine celtica, che vive in simbiosi con la natura e pratica l’amore libero. Non è la sola rappresentazione del contrasto tra religioni o tra il Bene e il Male, vi è molto di più. Finale infuocato, visionario e apocalittico. Musiche stupende.

Esempio classico di horror-thriller mentale più che visivo. Un’atmosfera torbida ed inquitante s’annida in questo luogo in cui si praticano vecchi riti pagani. L’ingenua indagine di un poliziotto porterà a delle conseguenze estreme. Valida pellicola inglese che ha al suo attivo pure un remake.

Non per tutti, “The wicker man” è un film irripetibile, originale e genuino. I paesaggi molto suggestivi fanno venire la voglia di visitarli, la cultura celtica che ne traspare è così naturale da sembrare spontanea e quasi carpita, la recitazione di Lee e Woodward eccellente. La regìa merita dei complimenti a parte tanti sonogli spunti che suscitano la mia attenzione. In alcuni momenti mi ricorda un film di Olmi, in altri la coralità di un “Hair”, i “Carmina Burana” un documentario della National geographic, un’esperienza psichedelica alla fine. The best.

Ottimo esordio per Hardy, che orchestra mirabilmente questo giallo/grottesco con simbologie erotiche e religiose, riprese con abilità e rispetto delle tradizioni, dagli antichi riti pagani britannici. Il sergente Howie è il simbolo del cattolicesimo bigotto e borghese, che verrà risucchiato suo malgrado nel turbine sinuoso, solare, apparentemente tranquillo ma terribilmente ostinato degli abitanti di Summerisle. Cast all’altezza.

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A police sergeant (Edward Woodward) goes to a remote island near Scotland hearing that a young girl is missing. When he gets there it seems no one has ever heard of her…and most say she never existed. He continues to search and the mystery gets deeper and deeper leading up to a very disturbing conclusion.
I saw this during it’s theatrical reissue in 1980–it was the cut 88 minute version. I was disappointed. It was advertised as a horror film and the edited version leaves gaping plot holes. I just saw the extended version on the DVD and loved it!
For one thing, as I said, it is NOT a horror film. I went in expecting that and didn’t get it. It’s actually a thriller with strong religious and sexual overtures. There’s WAY too much to get into about the religious views in this film, and the sexual element is STRONG! There’s a whole circle of nude young women dancing around a fire, and an exceptional sequence in which a very erotic song is sung by a nude Britt Ekland. The mystery itself is fascinating but I really got caught up in the religious and social aspects presented in this film. Credit writer Anthony Shaffer for his script.
Also the acting is great on all counts. Woodward deserves credit for playing such an unlikable character–and STILL getting you to sympathize with him! Also Hammer stars Christopher Lee and Ingrid Pitt (whose part is brutally reduced in the short version) are just great! For one thing it’s interesting to see them playing fairly “normal” people (instead of vampires) and they give out excellent performances. Lee especially is enjoying himself–he did the film for free! To this day he said it’s his best movie–he’s right.
An excellent, haunting thriller but it might be too much for some people. There’s next to no blood or violence, but I do know some people who just found the ending a bit too much to handle. Still, it’s a definite must-see.
A deserved cult classic.

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settembre 8, 2010 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

I cannibali

Milano è una città le cui strade sono disseminate di corpi che giacciono riversi sull’asfalto e sui marciapiedi; il regime totalitario che domina crudelmente il paese, vuole che i corpi dei dissidenti, di coloro che protestano contro il regime siano lasciati a marcire per le strade, come monito per coloro che nutrono sentimenti anti potere. Ma Antigone, giovane borghese, non ci sta e si ribella al diktat delle autorità;

Pierre Clementi e Britt Ekland

vorrebbe seppellire il corpo di suo fratello, ma nella lotta è sola. A darle una mano non c’è nessuno; i suoi famigliari hanno paura, sono pavidi, Emone, il suo fidanzato, è un esponente di quel potere che tanti lutti ha seminato. E la gente, per strada, si abitua ben presto all’orrida visione di quei corpi abbandonati, e sfila di fianco con indifferenza, quasi fossero un arredo urbano. Ma ad aiutare Antigone arriva un misterioso giovane,


Britt Ekland è Antigone

Tiresia, comparso misteriosamente sulle rive del mare,che parla una strana lingua, ma che sembra condividere le idee della ragazza. I due, sfidando il potere costituito, iniziano a raccogliere i corpi per dare loro degna sepoltura; ma la loro attività, alla fine, diviene sospetta, e i due vengono catturati. Pestata a sangue, la ragazza resiste all’interrogatorio, mentre Tiresia, munito di una sua foto, si aggira sperduto nella città mostrando la foto di Antigone ai passanti indifferenti, seguito come un’ombra dalla polizia che cerca eventuali contatti dei due sovversivi. Portata in piazza, scortata da camionette della polizia e da cittadini,

Antigone scorge tra la folla Tiresia e gli va incontro. I due vengono falciati da una raffica di mitra; ma la loro non è stata una morte vana. Alcuni giovani, caricati i corpi dei caduti in spalla, portano i morti verso il bosco, per una degna sepoltura. Il potere ha perso, alla fine “Sicchè, signorina, lei fa parte di un gruppo rivoluzionario fuori dal nostro controllo“, chiedono i potenti alla ragazza, mentre sorseggiano alcolici e la guardano come fosse un raro esemplare. Un potere cieco, arrogante, come del resto lo è sempre. Un potere che perde anche il briciolo di umanità individuale, e che si riduce ad un’ostentazione della forza come supremo atto di oppressione. Liliana Cavani modernizza il mito dell’Antigone sofoclea e attraverso un complesso simbolismo, spesso difficile da interpretare, lo modernizza e lo trasporta ai giorni nostri, con un attacco violento al potere, visto come un sistema ottuso guidato da ottusi.

Se il messaggio è chiaro e forte, altrettanto non lo sono alcuni passaggi del film, che comunque matiene una carica corrosiva molto forte. Bravissimi gli attori impegnati, Pierre Clementi, assolutamente perfetto nel ruolo di Tiresia e la bella Britt Ekland nel ruolo di Antigone, così come davvero bravo e sobrio è Thomas Milian nel ruolo di Emone.

Film difficile,bandito ormai da tantissimi anni dagli schermi, venne contestato da larga parte dei soliti critici, che peccarono non solo di superbia, ma anche di un’insopportabile spocchia; il film non è astruso, anzi, nei suoi temi di fondo è fin troppo chiaro.

Ma la Cavani, avolte, ricorre ad un complesso simbolismo, e allora il critico saccente, non sapendo che pesci prendere, stronca la pellicola come velleitaria. In effetti non è così, come già detto; le chiavi di lettura sono quelle esposte, e se poi la Cavani usa ogni tanto immagini o situazioni criptiche, fa un peccato veniale davanti alla gran forza del film, alla sua denuncia del potere, che nel cinema viene (diciamo anche più veniva) messo alla berlina con l’ironia piuttosto che con il vigore e con la forza che usa la Cavani.

Un grande film, complesso, bello, intelligente; purtroppo assolutamente introvabile e sopratutto mai trasmesso dalle tv.

I cannibali, un film di Liliana Cavani. Con Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti, Sergio Serafini, Antonio Piovanelli, Carla Cassola, Francesco Leonetti, Cora Mazzoni, Francesco Arminio, Giancarlo Caio, Alessandro Cane, Massimo Castri, Giampiero Frondini
Drammatico, durata 87 min. – Italia 1969.

Britt Ekland: Antigone
Pierre Clémenti: Tiresia
Tomas Milian: Emone
Francesco Leonetti: primo ministro
Delia Boccardo: Ismene

 

Regia Liliana Cavani (Aiuto regista Gianni Amelio)
Soggetto Antigone di Sofocle
Sceneggiatura Liliana Cavani, Italo Moscati, Fabrizio Onofri
Produttore Doria, Bino Cicogna per Doria San Marco Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Nino Baragli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Ezio Frigerio
Costumi Ezio Frigerio

settembre 4, 2009 Posted by | Capolavori | , , , | 1 commento

Nell’anno del signore

Nell'anno del signore locandina 1

Siamo nella Roma papalina, nella prima parte del 1800; il cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi), con l’ausilio del colonnello Nardoni (Enrico Maria Salerno), delegato all’ordine pubblico, dirige con pugno di ferro la città.

Nell'anno del signore 14
Enrico Maria Salerno, il Cap. Nardoni

Nell'anno del signore 12

Nino Manfredi è Cornacchia

Ma c’è malcontento tra la gente, e il malcontento si esprime sopratutto tra i liberali, insofferenti al regime imposto dal papa re; il ciabattino Cornacchia (Nino Manfredi), un cinico e intelligente popolano, scopre che don Spada ha deciso di tradire la causa carbonara, e  informa il chirurgo Montanari e il giovane Targhini dell’accaduto.

Nell'anno del signore 1
Cornacchia si trasforma in Pasquino

Nell'anno del signore 8
Claudia Cardinale è Giuditta

I due così feriscono mortalmente lo Spada, e delle indagini si occupa il disilluso Nardoni. Nel frattempo Giuditta, una giovane e bellissima ebrea (Claudia Cardinale), che vive in casa di Cornacchia ma è innamorata di Montanari, cerca disperatamente di far scappare l’amato.

Nell'anno del signore 4
A sinistra, Robert Hossein è il dottor Montanari

I due vengono arrestati dal colonnello, condotti davanti al ferito e riconosciuti autori dell’attentato. Ne segue un processo farsa, senza alcuna difesa, in seguito al quale i due uomini vengono mandati a morte. Giuditta, sconvolta, accusa Cornacchia di essere un cinico osservatore,che assiste impassibile anche agli unici tentativi di ridare libertà ad un popolo ormai disilluso e privo di reazioni.

Nell'anno del signore 15

Cornacchia rivela alla donna la verità; dietro la sua figura di umile ciabattino, si nasconde nientemeno che Pasquino, l’autore di libelli più temuto dal clero, che usa la penna per sferzare una classe clericale impegnata troppo nel potere temporale e troppo poco in quello spirituale. Nel frattempo a consolare i due condannati a morte viene inviato un umile prete, innamorato della sua fede e della sua missione, che cerca di convincere i due ad accettare i sacramenti religiosi;

Nell'anno del signore 3
Ugo Tognazzi, sua eminenza Rivarola

Nell'anno del signore 6
Alberto Sordi, il Frate

il frate ( uno strepitoso Alberto Sordi) perorerà la salvezza dei due presso il cardinale Rivarola, ma inutilmente. Ne ricaverà una lezione di cinismo abietto, che mostra il senso di decadenza raggiunto dalla chiesa. Per salvare la vita ai due e per amore di Giuditta, Cornacchia arriva a proporre al cardinale Rivarola la consegna di Pasquino in cambio della vita dei due patrioti, inutilmente.

Il cinico cardinale si appresta a far arrestare il ciabattino, che, prudentemente, si rifugia in un convento, chiedendo asilo. I due patrioti salgono così sul patibolo, con Montanari che, scuro e triste, pronuncia davanti a mastro Titta, il famoso boia di Roma, le parole :”buonanotte,popolo”

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Nell’anno del signore, aldilà delle sue battute, è un amaro resoconto di un’epoca buia, quella del potere temporale della chiesa, che costituì una delle vergogne della Roma del XVIII secolo; amaro,cinico e crudele come i suoi protagonisti, preda delle loro passioni e vittime, pertanto delle loro scelte. Luigi Magni girò, nel 1969, questo splendido affresco di un’epoca, con un cast stellare;Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Pippo Franco, Robert Hossein, uno splendido e cinico Nino Manfredi, Britt Ekland, sono gli splendidi interpreti di una delle commedie satiriche più belle del cinema italiano. il film divenne campione di incassi e fu il più visto di quell’anno.

 

Nell’anno del signore, un film di Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Robert Hossein,Enrico Maria Salerno Marco Tulli, Emilio Marchesini, Stefano Oppedisano, Pippo Franco, Britt Ekland, Stelvio Rosi, Renaud Verley. Genere Commedia, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1969.

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Nell'anno del signore protagonisti

Nino Manfredi: Cornacchia/Pasquino

Enrico Maria Salerno: Cap. Nardoni

Claudia Cardinale: Giuditta Di Castro

Robert Hossein: Leonida Montanari

Renaud Verley: Angelo Targhini

Ugo Tognazzi: Card. Rivarola

Alberto Sordi: Frate

Britt Ekland: Principessa Spada

Pippo Franco: Allievo di Pasquino

Nell'anno del signore cast

Fotografia: Silvano Ippoliti

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Musiche: Armando Trovajoli

Scenografia: Carlo Egidi, Joseph Hurley

Nell'anno del signore citazioni

Popolo,sei na’ monnezza (Alberto Sordi)

“Ci sei stata a letto? (Cornacchia); “No, per terra”(Giuditta)

“Ti dirà una cosa che al mondo non sa nessuno:secondo me questi giudei sono esseri umani quasi come noi ” (Il cardinale Rivarola)

È il cuore il flagello dei popoli. Se vuoi essere un uomo strappati il cuore dal petto e buttalo lì dove sguazzano le vacche. (Cornacchia)

Li morti pesano. E morti così, senza delitto, con na burla de processo, pesano più peggio, e col tempo diventano la cattiva coscienza del padrone. (Cornacchia)

La bella che guarda il mare | lalala lalala lalala | ha un nome che fa paura | libertà libertà libertà. (Leonida Montanari)

Noi siamo sempre dalla parte giusta. (Rivarola) Pure quando sbagliamo? (Il frate)  Soprattutto quando sbagliamo. (Rivarola)

“Cornacchia noi vogliamo solo la libertà.. e anche tu la vuoi..”(Montanari)  “Io?… me premen’cappio della libertà.. a che me serve? io quando è giorno m’arzo, quando è ora de magnà me metto a sede, e quando è scuro me ne vado a letto.. io ho il precetto pasquale obbligatorio.. nun bevo, nun betemmio, nun rompo li cojoni…. e voglio bene a una donna che vuò bene a n’artro…. faccio la rivoluzione? io me sputerebben’faccia da me.. eccolo..” (Cornacchia)

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Claudia Cardinale

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Alberto Sordi

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Enrico Maria Salerno

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Nino Manfredi

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Ugo Tognazzi

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Nell'anno del signore cenni storici

Un breve cenno storico sulla figura di Pasquino

Anche una statua può parlare.
Può farlo per secoli,e diventare portavoce di denunce e satira,di sonetti e composizioni alle volte blasfeme,ma assolutamente irresistibili.
Pasquino è la statua che più di tutte ha rappresentato nel corso dei secoli,l’anima più autenticamente goliardica e sarcastica della popolazione romana.
Una statua di età ellenistica,forse del III A.C.,danneggiata e mutilata nel corso dei secoli;eppure sempre li,sin dal giorno del suo ritrovamento,nel 1501,nei pressi di piazza Navona.
Una statua che ha finito per identificarsi anche con la piazza dove,da 5 secoli,sfida le intemperie,piazza Parione,oggi chiamata Piazza di Pasquino.
Perché venne chiamata Pasquino?
Possediamo solo leggende,sull’origine del suo nome.
Secondo alcuni era un calzolaio,divenuto famoso per i suoi versi satirici;secondo altri un taverniere,secondo altri ancora un docente con quel nome,a cui gli studenti,ravvisando una somiglianza con la statua,avevano finito per ribattezzarla goliardicamente.
La statua divenne immediatamente famosa perché qualcuno,con spirito burlesco,lasciò un’epigramma canzonatorio verso un nobile.
Da allora si diffuse l’abitudine di affiggere cartelli,sonetti,poesie in rime,accuse e denunce ai suoi piedi.
I più colpiti erano i prelati,bersaglio della popolazione e degli scrittori si sonetti;ben presto diventarono così numerosi che si moltiplicarono anche i luoghi di esposizione,e nacquero altre statue parlanti.
Ma Pasquino restò la più famosa;si prendevano in giro i papi e i cardinali,si sbeffeggiava la nobiltà e i personaggi famosi.
Celebre rimase la frase “Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini”,ovvero quello che non fecero i barbari fecero i Barberini,con chiaro riferimento a papa Urbano VIII,della famiglia Barberini,che aveva fatto asportare i rilievi bronzei del Pantheon per permettere a Bernini la costruzione dell’orrido baldacchino di San Pietro.
Ben presto le pasquinate divennero così pungenti da allarmare sia la santa sede che i suoi notabili;l’esercizio della satira,soprattutto ben dettagliata,con evidente intervento di qualcuno che detestava un suo collega e che riportava pettegolezzi destinati a restare nell’ombra del vaticano,finì per diventare imbarazzante per tutti.
Clamoroso l’episodio di Clemente VII,che morì dopo una lunga malattia;un papa malvisto,tant’è vero che al collo di Pasquino comparve un eloquente ecce qui tollit peccata mundi (ecco colui che toglie i peccati del mondo).,riferito evidentemente al medico che lo ebbe in cura,e che lo curò male,ma che fece,chiaramente,un piacere alla popolazione.
A qualcuno,come Adriano VI,i motti di spirito non andarono giù:definito lingua marcia dai romani,cercò di vendicarsi facendo gettare la statua,cosa che per fortuna non avvenne.
I suoi consiglieri,sicuri che la cosa avrebbe comportato una sollevazione popolare,riuscirono a distorglielo,e Pasquino restò al suo posto.
Ben presto però le pasquinate divennero così insolenti che si rese necessario un intervento del papato,che decise di comminare pene severe a chi avesse contribuito ad appendere al collo della statua qualsiasi scritto di natura satirica.
Cosa che ottenne un risultato assolutamente modesto;gli autori dei versi si moltiplicarono a dismisura,nonostante alcuni di loro,presi in fragrante,fossero stati puniti severamente.
La nascita dei sonetti satirici,tra cui i più famosi divennero quelli del Belli e la contemporanea fine del potere temporale del papato,coinciso con l’unità d’Italia,smorzarono il fenomeno.
Pasquino parlò sicuramente di meno,ma sempre con la sua lingua velenosa e tagliente.
Se ne accorse anche il Duce,quando fece rimettere a nuovo Roma per la venuta del Fuhrer.
Al collo di Pasquino comparve un eloquente:
“Povera Roma mia de travertino!T’hanno vestita tutta de cartone pè fatte rimirà da ‘n’imbianchino…”

Dal blog www.paultemplar.wordpress.com

gennaio 6, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , | 1 commento