Filmscoop

Tutto il mio cinema

Fango bollente

Ovidio,Giacomo e Pepe.
Tre giovani,con un impiego tranquillo in un’azienda che produce calcolatori elettronici.
Ma che genera,nella loro psiche,un’alienazione dovuta ad una molteplicità di fattori.
Sopratutto in Ovidio,il più inserito socialmente,ma anche il più nevrotico dei tre amici;ha una famiglia,ma la moglie è più
un fantasma (spocchioso e supponente fra l’altro) troppo preoccupata nel fare carriera mentre sul lavoro il giovane è costretto a subire le angherie del suo capufficio.
Ben presto la mente del giovane raggiunge un punto di saturazione che esplode in comportamenti sociopatici;i tre in seguito ad un incidente stradale uccidono a coltellate un camionista.
E’ l’inizio di un’escalation del terrore che coinvolge innocenti vittime,mentre la polizia,che non riesce a trovare un legame nella serie di omicidi dei quali i tre si rendono responsabili,brancola nel buio.


Sarà il commissario Santaga a capire il nesso casuale delle cose e a indagare nella giusta direzione…
Diretto da Vittorio Salerno nel 1975,Fango bollente è un ottimo noir,bollato spregiativamente e frettolosamente come “poliziottesco” da buona parte della critica dell’epoca.
Un film teso e ottimamente diretto da Salerno,regista capace e invece inspiegabilmente autore di sole quattro regie,peraltro tutte di livello superiore come Libido (1965),No il caso è felicemente risolto (1973),Fango bollente e Notturno con grida (1981).
Incentrato sulla disumanizzazione della società dei consumi,sull’alienazione lavorativa,capace di creare nevrosi estreme nell’individuo,Fango bollente riprende la tematica di Arancia meccanica di Kubrick portandola in un’area metropolitana,quella di Milano,che per certi versi è l’emblema della società estraneante,quella che isola l’individuo rendendolo un automa sul lavoro e un essere invisibile fuori.


Attraverso una regia lucida,rigorosa,Salerno segue le imprese criminali dei tre giovani,che sembrano agire irrazionalmente,spinti solo da un confuso malessere che genera una violenza cieca e incontrollabile.
Che è poi quella che spingeva Alex De Large.
Ma le similitudini tra i due film finiscono quà.
Alle spalle di Fango bollente non c’è un robusto,splendido romanzo come A clockwork orange e ovviamente Salerno non è Kubrick;tuttavia il risultato è un film equilibrato,senza fronzoli e che centra perfettamente gli obiettivi che si era prefisso.
Ottima la prova attoriale,sopratutto quella di Enrico Maria Salerno,fratello del regista impegnato ancora una volta nel ruolo del commissario disilluso,ma anche lucido e intelligente.


Bene Joe Dalessandro,attore forse poco espressivo ma capace,in questo caso,di rendere perfettamente il personaggio dello psicotico Ovidio.
Ottima la Brochard e tutti gli altri attori del cast.
Film sottovalutato alla sua uscita,è oggi diventato un cult tanto da essere ricordato come uno dei prodotti migliori degli anni settanta.
Per chi volesse visionare il film,in rete c’è una riduzione dvix di discreta qualità (solo download) agli indirizzi http://fboom.me/file/5a5158739f917/S7v5ge.part1.rar
e http://fboom.me/file/18fd874a5d186/S7v5ge.part2.rar

Fango bollente

Un film di Vittorio Salerno. Con Enrico Maria Salerno, Carmen Scarpitta, Joe Dallesandro, Martine Brochard, Gianfranco De Grassi. Drammatico, durata 93 min. – Italia 1975.

Enrico Maria Salerno: Commissario Santagà
Carmen Scarpitta: Moglie del politico
Joe Dallesandro: Ovidio Mainardi
Martine Brochard: Alba
Gianfranco De Grassi: Giacomo
Guido De Carli: Pepe
Enzo Garinei: Direttore del Centro Ricerche
Sal Borgese: Il custode
Luigi Casellato: Questore di Torino
Umberto Ceriani: Commissario Tamaroglio
Claudio Nicastro:Primario clinica privata

Regia Vittorio Salerno
Soggetto Vittorio Salerno, Ernesto Gastaldi
Sceneggiatura Giovanni Balestrini, Ernesto Gastaldi, Lucille Laks, Vittorio Salerno
Produttore esecutivo Angelo Iacono
Casa di produzione La Comma 9
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Enzo Meniconi
Musiche Franco Campanino
Scenografia Emilio Baldelli

novembre 30, 2017 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

In nome del Papa re

In nome del papa re locandina 3

«Qui non finisce perché arrivano gli italiani, gli italiani arrivano proprio perché è finita»
Queste parole,pronunciate dal Cardinale Colombo da Priverno al suo fido perpetuo  tre anni prima di quel fatidico 20 settembre 1870,giorno in cui cadde il potere temporale dei papi, rendono appieno il tramonto di un’epoca,durata un periodo lunghissimo,oltre 1100 anni,
I fatti narrati nel film del quale è protagonista assoluto proprio Mons.Colombo avvengono nel 1867,anno nel quale venne pronunciata l’ultima condanna a morte da parte della chiesa ai danni di due patrioti ,Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, accusati di aver provocato una strage facendo saltare la caserma Serristori in Roma causando la morte di oltre venti Zuavi.
Avvenimenti,quelli narrati dal regista Luigi Magni,recentemente scomparso,che squarciano l’oscurità che avvolge un periodo storico rimosso troppo in fretta dai libri di storia e che testimoniano l’aberrazione morale e ideologica di una religione che dimentica di sana pianta il perdono e finisce per utilizzare gli strumenti di uno stato per eliminare i “nemici”,colpevoli solo di opporsi ad una secolare ingiustizia rappresentata da un potere religioso asfissiante,che ottenebrò per secoli le coscienze delle masse a tutto vantaggio dei poteri costituiti.

In nome del papa re 1

In nome del papa re 2
Luigi Magni,autore della trilogia ideale che include oltre a In nome del papa re il bellissimo Nell’anno del Signore (1969) e il più discontinuo In nome del popolo sovrano (1990 ) narra l’episodio storico citato con garbo e ironia,creando la figura del Cardinale Colombo (peraltro storicamente esistita) e portando sullo schermo molto liberamente il racconto I segreti del processo Monti e Tognetti di Gaetano Sanvittore ,scritto in uno stile arguto e scanzonato ad onta della serietà dell’argomento trattato.
Magni fustiga senza pietà,dietro una narrazione quasi leggera ma al tempo stesso drammatica,i fatti di sangue di quel 1867 che vide la morte dei due patrioti,assassinati da un potere ormai logoro che tentava disperatamente di restare abbarbicato ad anacronistici splendori di un tempo irrimediabilmente dissolto.
La figura di Colombo,uomo pieno di buon senso in netta contrapposizione con i suoi colleghi miopi ai limiti della patologia giganteggia in un mondo di pigmei,addormentati dietro i sogni di uno splendore passato;celebre la scena del consiglio dei cardinali che deve decidere del destino dei due patrioti con un cardinale che si sveglia dal sonno per votare a favore della condanna a morte.
Una scena dolorosa,che stigmatizza e punta l’indice su un potere assoluto ormai corrotto e moribondo,come la corte di ruffiani che circondava la Santa sede e papa Pio IX, uomo ambiguo e machiavellico che alla fine sarà addirittura beatificato da papa Giovanni Paolo II nonostante la terribile macchia delle esecuzioni avvenute durante il suo pontificato.

In nome del papa re 3

In nome del papa re 5
Tornando al film,i protagonisti in realtà sono due;il citato Cardinale Colombo e l’epoca storica in cui avvennero i fatti narrati.
L’epoca è quindi quella del tramonto del potere temporale,a cui i fatti narrati dettero un colpo mortale.
Nel film viene raccontata la storia di Cesare Costa,il giovane figlio illegittimo della Contessa Flaminia accusato insieme agli amici Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti di aver provocato la strage descritta in inizio di narrazione;la donna,per salvare il figlio,si rivolge al Cardinale Colombo,rivelandogli che il ragazzo è suo figlio,frutto della relazione intercorsa tra i due anni addietro.
L’improvvisa scoperta della paternità mette in crisi Colombo,che tuttavia decide di intervenire nascondendo in casa sua sia il Costa che Teresa,la giovane fidanzata del ragazzo.
Un’operazione che si rivelerà inutile;Colombo non riuscirà a salvare il ragazzo,che verrà ucciso dal Conte Ottavio, marito di Flaminia che lo crede amante della moglie né i due patrioti,che verranno giustiziati dopo un processo farsa nel quale nonostante la difesa appassionata di Colombo verrà decretata la morte dei due giovani.
Il film termina con la presa di Porta Pia, che finalmente abbatterà un potere marcio e sanguinario e consegnerà Roma all’Italia e restituirà almeno in parte la Chiesa ad un ruolo storico più defilato,anche se purtroppo molto influente nel secolo successivo.
Magni descrive attentamente il periodo storico,creando figure dolenti come quella di Colombo e paradossali come quella del Generale gesuita,il cosiddetto papa nero,al quale il Cardinale,con un gesto di estremo coraggio nega l’assoluzione e la comunione nel drammatico finale.
Film anticlericale,sicuramente.
Ma con tante buone ragioni.

In nome del papa re 4
Le figure legate alla chiesa appaiono grottesche nel film,disumane,come del resto è disumano un potere che si arroga il diritto di giustiziare due giovani vite dimenticando in toto le fondamenta stesse della fede e sopratutto il perdono.
Ma Magni bada più a fornire un quadro storico degli avvenimenti il più veritiero possibile;ci riesce grazie anche alla presenza di un gigantesco Manfredi,in un uno dei suoi ruoli drammatici più intensi della carriera,quello dell’ironico,dolente e arguto Colombo,uomo in crisi non tanto con la fede quanto con le gerarchie ecclesiali,che avverte lontanissime anni luce dalla gente e dalla realtà.
L’appassionato discorso che Colombo/Manfredi tiene davanti al Sant’Uffizio resta una delle cose più importanti della carriera di Manfredi.
L’ironia mista a disperazione e consapevolezza dell’inutilità delle proprie parole sono rese in modo magistrale dal grande attore ciociaro.
Magni,dopo aver utilizzato Manfredi nel ruolo di Pasquino nel suo bellissimo Nel giorno del signore,film nel quale aveva scritturato un cast all stars (la Cardinale,Sordi,Tognazzi,Salerno,Hossein,lo stesso Manfredi ecc.) sceglie per questo film dei comprimari di grande valore,come Carlo Bagno, godibile e insuperabile partner di Manfredi nel ruolo del perpetuo saggio ma anche petulante,come salvo Randone,luciferino nel ruolo del generale dei Gesuiti e la bravissima Carmen Scarpitta nel ruolo della contessa Flaminia.

In nome del papa re 6

In nome del papa re 7
Il gruppo è ben affiatato,la sceneggiatura è ottima,i costumi dell’epoca ricostruiti fedelmente,la colonna sonora (e la bandiera di tre colori è sempre stata la più bella,noi vogliamo sempre quella noi vogliam la libertà) adeguata e in tema.
Bisogna però tornare un attimo sul ruolo di Manfredi;serio,arguto e faceto,malinconico e irriverente,il suo cardinale Colombo appartiene più alla sfera dei grandi che al limitato e indolente mondo ecclesiale;un pensatore che usa troppo il cervello e poco l’obbedienza (come suggerirebbe il generale dei Gesuiti) e quindi assolutamente pesce fuor d’acqua e pecora nera del gregge ecclesiale.
La mimica e il volto di Manfredi si adattano e di volta in volta sembrano fondersi in una maschera quasi tragica,quella del testimone di un mondo in dissoluzione, rappresentante suo malgrado di un ordine,di una “specie” ormai condannata dalla storia.
Perchè tale appare la gerarchia ecclesiastica,nel film;una casta ancorata ai privilegi,fantasma muto di un’epoca per fortuna scomparsa,oscurantista e corrotta,che ha prodotto guasti incalcolabili nel corso della storia.
Bravo quindi Magni a stigmatizzare con l’ironia quel potere,senza usare il becero anticlericalismo immotivato di altri suoi colleghi.
Un film assolutamente fondamentale per capire e conoscere un’epoca così travagliata come quella raccontata nel film.

In nome del Papa re

Un film di Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Carmen Scarpitta, Danilo Mattei, Ron, Giovannella Grifeo,Carlo Bagno, Ettore Manni, Salvo Randone, Camillo Milli, Giovanni Cianfriglia, Gabriella Giacobbe, Renata Zamengo, Luigi Basagaluppi, Giovanni Rovini Drammatico, durata 105 min. – Italia 1977.

In nome del papa re banner gallery

In nome del papa re 8

In nome del papa re 9

In nome del papa re 10

In nome del papa re 11

In nome del papa re 12

In nome del papa re 13

In nome del papa re 14

In nome del papa re 15

In nome del papa re 16

In nome del papa re 17

In nome del papa re banner protagonisti

Nino Manfredi: mons. Colombo da Priverno
Danilo Mattei: Cesare Costa
Carmen Scarpitta: contessa Flaminia
Giovannella Grifeo: Teresa
Carlo Bagno: il perpetuo Serafino
Ettore Manni: conte Ottavio
Gabriella Giacobbe: Maria Tognetti
Camillo Milli: don Marino
Rosalino Cellamare: Gaetano Tognetti
Giovanni Rovini: presidente tribunale
Salvo Randone: Generale Gesuita
Nino Dal Fabbro: procuratore
Renata Zamengo: Lucia Monti
Luigi Basagaluppi: Giuseppe Monti

In nome del papa re banner cast

Regia Luigi Magni
Soggetto Gaetano Sanvittore (romanzo I segreti del processo Monti e Tognetti)
Sceneggiatura Luigi Magni
Produttore Franco Committeri
Casa di produzione Jupiter Generale Cinematografica
Fotografia Danilo Desideri
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Lucia Mirisola
Costumi Lucia Mirisola

In nome del papa re banner citazioni

“Sembra ieri che i leoni ce se magnavano ar colosseo”
“A Roma cambiano i tempi ma tanto chi se ne accorge;magari ve credete che siamo qui ancora a condannare Giordano Bruno”
“La nostra legge non cambia:deriva direttamente dal vangelo.
“Noi crediamo nell’obbedienza,loro nelle bombe;e certo che hanno torto ma non per questo abbiamo ragione noi”
“Le greggi vanno di qua,vanno di la,vanno dove capita;ma il pascolo è tutto del signore”
“E mo’ me poi pure sparà, perché m’hai gia sparato!”
“Però, mori’ a vent’anni fa incazzà.
Eh…i ribelli morono sempre a vent’anni: pure quando nun morono. “
“D’altra parte, io come lo crescevo? Lo mandavo alla caccia alla volpe, lo allevavo tra servi e carrozze, lo facevo diventare come il conte Ottavio… un imbecille. “
“Giovanotti, a Roma c’è la guerra, è inutile che se lo nasconnemo. E qui so’ zompati per aria ventitré soldati di un esercito che, siccome è er nostro, ce po’ pure dispiace’, ma sapete chi è stato a falli zompa’? […] soldati di un altro esercito che non è il nostro, un esercito in borghese. Ma stiamo attenti, eccellentissimi padri, che quando un esercito è in borghese, è un esercito di popolo, e cor popolo, ce se sbatte sempre er grugno. “

In nome del papa re banner recensioni

I misteri del processo Monti e Tognetti, di Gaetano Sanvittore

Il prete di vettura.

“V’ha in Roma una classe di preti diseredati, che non hanno alcuna
parte nell’orgia dei lauti _piatti_ e delle grasse prebende. Questi
sciagurati vengono chiamati comunemente _preti di vettura_.

Per essi il maggior provento di lucro è quello che traggono dai
mortori; e perciò a somiglianza dei corvi costoro fiutano l’odore dei
morti, e calano a stormo sul fresco cadavere di un estinto.

La loro opera, tanto per l’_associazione_, come per la messa, viene
appigionata da un sensale, che contratta _a cottimo_ col sagrestano
della parocchia, gli fornisce un dato numero di preti, e distribuisce
a ciascuno di essi la dovuta mercede. La parte migliore del mortorio
rimane naturalmente al sensale e al sagrestano; quelli che ne ricavano
minor profitto sono i preti di vettura.

Questi preti traggono dunque una magra esistenza, accanto alle
lautezze dei prelati e dei cardinali. Potrebbero paragonarsi al
mendico che raccatta le briciole sotto la mensa dell’Epulone.
Un prete di vettura, fra i cinquanta e i sessant’anni, piccolo, magro,
con un viso da buon uomo, su cui stavano dipinte le afflizioni di una
vita stentata, il quale rispondeva appunto al nome di don Omobono,
sgambettava per le vie di Roma, nella mattina del giorno 22 ottobre
1867.
Il suo cappello colle ale disfatte, il suo abito stretto e monco, le
calze di un nero rossastro, e le scarpe scalcagnate attestavano lo
stato poco florido delle sue finanze; mentre i lineamenti del suo
volto smunto portavano l’impronta della timidezza e della
rassegnazione.”

In nome del papa re banner banner incipit

L’opinione di Paolo89 dal sito http://www.mymovies.it

Chiamatelo come volete: pietra miliare, cult, must. In nome del papa re è un film imprescindibile, uno di quei film che i guri americani dei manuali di sceneggiatura farebbero a gara per avere nei loro libri.
Ma non basta: Nino Manfredi è bravissimo e perfettamente convincente nella parte di un monsignore membro della Sacra Consulta, dalla fede genuina e pieno di buon senso. Ecco perchè quando un’influente contessa gli chiede di salvare il suo figlio segreto Cesare, rivoluzionario reo di aver partecipato a un attentato contro degli zuavi francesi filo-papali, cerca prima di convincerlo a tornare dalla madre e poi lo nasconde con la forza in casa sua. Il conflitto più grande, però, non è contro l’autorità che sta cercando Cesare. È contro il potere giuridico, temporale, che la Chiesa esercita in modo ottuso e intransigente, commettendo gli stessi soprusi che commetterebbe una qualsiasi altra istituzione statale ma giustificandoli dietro la parola di Dio. Ma non basta, ancora: la vicenda, drammatica e avvincente, è racchiusa in una cornice di sagace ironia, critica intelligente e umorismo, magnificamente alternati sia dall’interpretazione di Manfredi e dei suoi comprimari (Salvo Randone soprattutto), sia dai ritmi calibrati della narrazione. Il genere di meccanismo che gratifica sia chi guarda un film per puro piacere personale, sia chi lo fa con più consapevolezza perchè del mestiere. Poco importa che In nome del papa re abbia vinto quattro Nastri d’argento, perchè un’opera di valore la si riconosce a prescindere dai riconoscimenti ‘ufficiali’.
Da notare e ricordare: una coppia di scene, set-up e pay-off, in cui Manfredi dà la Comunione alla madre di uno dei condannati, rifiutato e al Generale Gesuita / Salvo Randone poi, questa volta negandogliela lui. Che bellezza!
L’opinione di Galbo dal sito http://www.davinotti.com

Probabilmente il film più riuscito di Luigi Magni, racconta una storia che investe la curia della Roma papalina, durante i moti risorgimentali.
Il film si avvale di un’ottima ricostruzione ambientale, realizzata anche grazie all’ausilio del linguaggio popolare verace, ma nello stesso tempo non ostico. Ottima inoltre la prova degli interpreti, tra i quali spiccano Nino Manfredi e il grande Salvo Randone. Da vedere.

L’opinione di Ianrufus dal sito http://www.davinotti.com

Invito i più giovani a recuperare questa splendida prova di Nino Manfredi su DVD (è un Medusa, uscito già da qualche anno) perché è la testimonianza di come ancora 30 anni fa era possibile in Italia fare pellicole belle e di grande successo (fu campione d’incasso in tempi di Guerre Stellari di Lucas). Magni e Manfredi disegnano atmosfere già bazzicate in un bel episodio di Signore e signori, buonanotte oltre che nel mitico Nell’anno del signore, altro campione d’incassi nel 1969!

L’opinione di Anthony f.dal sito http://www.filmscoop.it

Capolavoro sulla Roma Risorgimetale, secondo della famosa “Trilogia Papalina”, diretto magistralmente da Luigi magni, con un grande Nino Manfredi nei panni del giudice pontificio, monsignor Colombo da Priverno, chiamato da molti “Don Colombo”. La sceneggiatura è brillante, ricca di freschezza e di pura ironia, basata, tra l’altro, su fatti storici, realmente accaduti, e su documenti risalenti al periodo dell’ambientazione ottocentesca, tra cui “I segreti del processo Monti e Tognetti” di Gaetano Sanvittore, 1869, Milano. Le scenografie sono ben curate e soprattutto realizzate in maniera accurata e lineare; la regia di Magni, ottima sotto in punto di vista, con i suoi leggeri movimenti di macchina da presa, con le sue inquadrature lente ed accurate e con i suoi leggiadri primi piani, simili a quelli leoniani; le musiche del maestro Armando Trovajoli sono incantevoli e trascinanti, tra cui mi sento di citare il famoso canto “La Bandiera dei Tre Colori”; e gli interpreti, guidati dal grande Nino Manfredi, semplicemente magistrali.
Superiore persino a “Nell’Anno del Signore”.

L’opinione di signor Joshua dal sito http://www.filmtv.it

(…) Ma la vera abilità del regista, sta più che altro nel saper cambiare registro così rapidamente, e quasi in ogni scena, mantenendo però sempre alta la credibilità, e sempre presente il sentimento dell’opera davvero immenso). È un peccato, quindi, che una pellicola così ambiziosa e riuscita, venga fatta concludere in un finale tanto retorico, e completamente fuori posto: nella scena dell’omicidio di Cesarino, si rasenta quasi il ridicolo, con il marito tirato a lucido, la madre che corre dal figlio guerrafondaio senza versare una lacrima, ed i deliri assurdi di quest’ultimo, nonché l’immediata fuga dell’ignorante fidanzatina del ragazzo. È proprio un peccato, perché immediatamente dopo, c’è una delle scene più belle e potenti di tutto il film: gli inquisitori vanno da Manfredi che sta celebrando la messa, e quando passa di fronte al corrotto “capo”, mentre sta dando la comunione, gli dice “A te no”, e viene giù la sala (metaforicamente parlando). Riamane comunque un opera importante, che si fa notare soprattutto per un Nino Manfredi in stato di grazia che buca lo schermo, una colonna sonora bellissima, ed una storia fondamentalmente intelligente ed attuale.

In nome del papa re banner foto

In nome del papa re locandina 5

In nome del papa re locandina 2

In nome del papa re locandina 1

In nome del papa re locandina 4

In nome del papa re foto 3

In nome del papa re foto 2

In nome del papa re foto 1

settembre 23, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , | 6 commenti

Tranquille donne di campagna

Tranquille donne di campagna locandina 1

Pianura padana, un anno indeterminato durante il ventennio fascista.
Guido Maldini, uomo violento e fascista convinto è l’amministratore della villa e dei beni della cugina Floriana, una attrice di operette benestante economicamente.
Nella dimora di campagna, con l’uomo, vivono sua moglie Anna, i figli Alberto ed Elisa, la cameriera Aida.
Tutta la famiglia ruota attorno alla figura di Guido, che tratta in maniera sprezzante il nucleo famigliare, a cominciare dalla moglie Anna che umilia costringendola a degradanti rapporti sessuali per finire con Alberto, un giovane che vive all’ombra di suo padre, che disprezza e che è ricambiato nel sentimento da Guido che lo considera solo un debole ed un vigliacco.
Guido esercita un potere assoluto su tutti i componenti della famiglia; oltre ad Anna e Alberto, anche la cameriera Aida, che ha un debole per Alberto è costretta a rapporti sessuali con l’uomo, che insidia anche sua cugina Floriana e che non disdegna puntate nel lupanare del paese, nel quale porta anche suo figlio Alberto che, non pronto e schifato dall’esperienza, vomita addosso ad una prostituta.

Tranquille donne di campagna 1

Tranquille donne di campagna 2
Alberto così sogna di fuggire dalla casa, ma è davvero un debole succube di suo padre.
Tenta anche di ucciderlo ma gli va male, costringendo suo padre ad una reazione violenta.
Ma la situazione precipita con l’arrivo nella villa di sua cugina Gloria, che ha da quando erano ragazzi un debole per lui; i due ragazzi si innamorano e Gloria è l’unica ad affrontare Guido e dirgli senza mezze misure cosa pensa di lui.
La reazione dell’uomo è violenta: davanti a suo figlio Alberto, gridando “ti faccio vedere io cosa si fa con le donne“, l’uomo stupra Gloria senza che il ragazzo, paralizzato dall’orrore ma anche sottomesso e soggiogato dalla volontà del padre possa reagire.
Gloria, che invano ha chiesto aiuto ad Alberto, lascia schifata la casa.
Ma quest’ultimo episodio ha colmato la misura e guidate da Floriana le donne della casa decidono di prendere l’iniziativa; durante la festa di compleanno di Floriana, fanno ubriacare Guido e lo portano nella stalla, dove lo attende la morte…

Tranquille donne di campagna 3

Tranquille donne di campagna 4
Tranquille donne di campagna è un mediocre film che vorrebbe illustrare un quadretto famigliare borghese e bucolico analizzando le vicende di un gruppo di congiunti assoggettati al carattere dispotico del classico padre padrone dai mezzi autoritari.
Non a caso la vicenda si svolge durante l’era fascista, ma nel film, aldilà dell’illustrazione del carattere violento di Guido e della remissibilità dei vari personaggi che gli ruotano attorno non si va.
Abbondano invece gli stereotipi e le frasi maschiliste, le situazioni erotiche e le scene scabrose, anche se quanto meno non esposte con sfacciata disinvoltura.
La storia potrebbe anche reggere non fosse per il tono di imperdonabile leggerezza e di mancanza assoluta di profondità nel delineare i caratteri dei protagonisti che il film, pervicacemente, porta avanti fino alla fine.
Claudio Giorgi (che si firma Claudio De Molinis), il regista del film dirige il suo penultimo film; la sua carriera dietro la macchina da presa si chiuderà l’anno successivo con il pessimo C’è un fantasma nel mio letto.
Incapace di costruire un’atmosfera credibile attorno ai personaggi, Giorgi si limita ad osservarne le mosse indulgendo spesso sull’aspetto più pruriginoso della storia, ovvero dando largo spazio alle voglie malsane del padre padrone Guido, che dipinge in maniera rozza ed eccessiva.

Tranquille donne di campagna 6

Tranquille donne di campagna 5

Tranquille donne di campagna 7
L’uomo appare infatti più come un animale da riproduzione, mosso dagli istinti che come un essere umano; i suoi modi sono da schiavista, attorno a lui non c’è un minimo di affetto ma solo paura e cieca obbedienza.
E la cosa ci può anche stare, non fosse per la caratterizzazione estremamente negativa degli altri personaggi, che appaiono deboli in maniera patologica.
La riprova è la sequenza finale, con lo stupro di Gloria, l’unica a mettere in discussione i suoi metodi.
La scena drammatica della violenza sulla ragazza vede come protagonista in negativo il giovane Alfredo, che guarda quasi impassibile la scena senza muovere un dito.
Colpa anche dell’assoluta rigidità recitativa di Christian Borromeo, l’attore che interpreta Alberto, che i più ricorderanno per le scialbe prestazioni in film pure di discreto livello come Ritratto di borghesia in nero,La casa sperduta nel parco o tenebre.
Il volto immobile di Borromeo è una delle caratteristiche negative del film, cosi come negativa è la mancanza totale di tensione; sembra che più che ad un dramma si stia assistendo ad una commedia bucolica a sfondo erotico, con qualche nudo assolutamente gratuito, con protagonista la bella e prosperosa Serena Grandi, qui al suo secondo film nell’annata 1980, dopo il controverso Antropophagus di Massaccesi.

Tranquille donne di campagna 8
Giorgi sfrutta nel peggiore dei modi un cast di ottimo livello, che comprende un Philippe Leroy poco convincente nel ruolo del bestiale Guido, una bravissima Carmen Scarpitta nel ruolo di Floriana prima succube e poi ispiratrice del complotto che porterà alla morte di Guido, Rossana Podestà, lei si davvero brava nel disegnare il ruolo di Anna come quello di una donna completamente asservita al suo ruolo di moglie che non discute mai la volontà del marito, vera schiava senza catene dell’ortodossia maschilista della società fascista.
Molto bene Silvia Dionisio, interprete del ruolo di Gloria, unico personaggio con una personalità delineata e controcorrente; l’attrice, che all’epoca delle riprese aveva ventinove anni, risulta credibilissima in un ruolo che ne richiede diversi di meno.
Bene anche Serena Grandi, mentre Silvano Tranquilli fa poco più di una comparsata nel film.
Poche suggestioni quindi e poco ritmo.
Un filmf orse non bruttissimo, ma di certo con scarso appeal.
Il film è disponibile in un’ottima versione, completa e finalmente, una volta tanto, con una buona qualità visiva e audio su You tube, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=HoTGql5W67Y

Tranquille donne di campagna
Un film di Claudio De Molinis. Con Philippe Leroy, Carmen Scarpitta, Silvia Dionisio, Serena Grandi,Rossana Podestà, Silvano Tranquilli, Elisa Mainardi, Mario Maranzana, Christian Borromeo, Antonio Serrano Drammatico, durata 91 min. – Italia 1980.

Tranquille donne di campagna banner gallery

 

Tranquille donne di campagna 9

 

Tranquille donne di campagna 10

 

Tranquille donne di campagna 11

 

Tranquille donne di campagna 12

 

Tranquille donne di campagna 13

 

Tranquille donne di campagna 14

 

Tranquille donne di campagna 15

 

Tranquille donne di campagna 16

 

Tranquille donne di campagna banner protagonisti

Silvia Dionisio … Gloria
Philippe Leroy … Guido Maldini
Carmen Scarpitta … Floriana
Christian Borromeo … Alberto
Rossana Podestà … Anna Maldini
Germana Savo … Elisa
Serena Grandi … Aida
Silvano Tranquilli … Il prefetto
Mario Maranzana … Il medico
Daniel Gohl … Antonio
Elisa Mainardi … Nena

 Tranquille donne di campagna banner cast

Regia: Claudio Giorgi (come Claudio De Molinis)
Sceneggiatura:Giancarlo Corsoni ,Nicola Fiore,Mario Sigmund
Fotografia:Emilio Loffredo
Montaggio:Alessandro Lucidi
Costumi:Chiara Ghigi

Tranquille donne di campagna banner recensioni

L’opinione di ezio dal sito http://www.filmtv.it

Storia ambientata in una tenuta di campagna che si puo’ tranquillamente collocare nel trash.E’ un misto di dramma e timido erotismo con un Leroy che tiranneggia dall’inizio alla fine.Esordio di Serena Grandi che e’ anche l’unica che si mostra integralmente nuda nel film.Distribuito nella collana dvd della Cinekult.

L’opinione di D-fens dal sito http://www.gentedirispetto.com

Film piacevole anche se un po’ lento, del resto ricalca lo scorrere della bucolica vita di campagna. Assai maliziosa l’operazione packaging della Cinekult, che mette in copertina la Grandi nonostante abbia un ruolo del tutto secondario, per di più ricorrendo ad una foto che nulla ha a che vedere col film (nel quale la Grandi è al quasi debutto ed è quindi più giovane e acerba). Pure dentro la confezione del dvd, un’altra (celebre) foto della Grandi la ritrae sostanzialmente nuda mentre offre le terga, altra immagine completamente decontestualizzata. Insomma, un’operazione per fans della Grandi. La versione del film però pare essere integrale almeno.
Bellissima la Dionisio, contraltare poetico e delicato delle altre donne di campagna, ben più ruspanti. Leroy dà una prova da Oscar, in America avrebbe certamente vinto qualcosa. Interessanti i momenti onirici di Christian Borromeo (il figlio di Leroy nel film), che spesso svelano assai di più dei dialoghi tra i personaggi. Impagabile pure l’intervista a Leroy negli exra del dvd, nella quale l’attore si lancia in improbabili celebrazioni della sua giovane vita on the road, fino quasi a commuoversi quando parla dello Yanez di Sandokan, del quale si riteneva praticamente una sorta di reincarnazione.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Film di livello piuttosto basso , ma non privo di una certo decoro nella sua povertà di mezzi. Siamo nell’estate del 1936: non avendo modo per rappresentare efficacemente l’epoca, si sceglie di ambientare il tutto in campagna, ove bastano vestiti e pettinature per dare una patina al tutto. Benché i personaggi siano un po’ tagliati con l’accetta, la corretta scelta degli interpreti aiuta ad arrivare in fondo senza problemi, nonostante una certa lentezza in alcune fasi della vicenda. Alcune situazioni erotiche paiono predisposte per l’uso di inserti hard con altri interpreti.

L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Ambientato nel critico periodo del fascismo, narra delle tragicomiche (dis)avventure di Guido Maldini, agiato possidente di una tenuta “bucolica” (come titolo suggerisce) nelle campagne padane. La personalità dispotica ed il carattere introverso lo mettono in cattiva luce, tanto da spingere i familiari a desiderarne la morte. Commedia che si tinge di dramma, piuttosto mal diretta anche se presenta un cast interessante. Il regista è lo stesso di C’è un fantasma nel mio letto. Serena Grandi è irriconoscibile.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Dietro il fuorviante titolo da commedia scollacciata c‘è un erotico-drammatico in perenne fase di stallo, che si rigira monotono su conflitti edipici dentro la leziosa cornice campagnola dell’Italia fascista. Sempre versatile e professionale, Leroy scolpisce il ritratto di un autentico rifiuto del genere maschile (un padre-padrone reazionario, guerrafondaio, manesco e puttaniere); effimere la Podestà e la Dionisio, più incisive l’istrionica Scarpitta e la supponente Savo.

Tranquille donne di campagna banner foto

Tranquille donne di campagna foto 10

Tranquille donne di campagna foto 9

Tranquille donne di campagna foto 8

Christian Borromeo

Tranquille donne di campagna foto 7

Silvano Tranquilli

Tranquille donne di campagna foto 6

Tranquille donne di campagna foto 5

Silvia Dionisio

Tranquille donne di campagna foto 4

Philippe Leroy

Tranquille donne di campagna foto 3

Serena Grandi

Tranquille donne di campagna foto 2

Rossana Podestà

Tranquille donne di campagna foto 1

Carmen Scarpitta

Tranquille donne di campagna locandina 2

marzo 23, 2014 Posted by | Drammatico, Erotico | , , , , , , | Lascia un commento

Oedipus orca

Oedipus orca locandina 2

 

In La orca, film precedente a questo Oedipus orca, sequel che riprende dall’esatto punto in cui finiva il film precedente, avevamo lasciato la giovane Alice nel cascinale in cui era stata segregata dopo il sequestro compiuto da tre banditi. La ragazza, che aveva ucciso inspiegabilmente il carceriere Michele, che si era innamorata di lui, si era salvata da una denuncia per eccesso di legittima difesa grazie al commissario che aveva fatto irruzione nel casolare, e che si era attribuito la paternità dell’omicidio.

Oedipus orca 15
Carmen Scarpitta e Rena Niehaus

Oedipus orca 14

Libera, Alice torna  a casa, dove la attendono i genitori. E’ ancora scossa dalla brutta avventura, e nonostante l’accoglienza dei suoi, che la tengono lontana dalla stampa, non riesce a recuperare la serenità perduta. Anche con il suo boy friend il rapporto diventa problematico; il principale motivo , di origine psicologica, resta il risentimento verso suo padre, che secondo Alice non ha voluto pagare il riscatto richiesto dai rapitori.
Ben presto la ragazza matura la convinzione che quello che crede suo padre in realtà non lo sia; così inizia ad indagare sul passato della madre, scoprendo che all’epoca in cui era rimasta incinta di lei, la donna aveva avuto una relazione con Lucio, un’artista.

Oedipus orca 1
Rena Niehaus è Alice

E’ una supposizione, perchè manca una prova certa dell’accaduto. Decide quindi di agganciare l’uomo, che tenta di sedurre,  inutilmente.
Ma la ragazza non demorde, e dopo averlo seguito, riesce ad avere una relazione con lui.
La ragazza, paga della cosa, lascia il suo amante a letto; l’uomo, svegliandosi, cerca di inseguirla, ma scendendo le scale viene colpito accidentalmente da un lastrone di vetro, rimanendo ucciso sul colpo.
Se La orca aveva rappresentato un elemento di novità, grazie alla buona analisi fatta da Eriprando Visconti sui complessi rapporti instauratisi tra Alice e il suo carceriere Michele, Oedipus orca manca proprio di questo elemento fondamentale.

Oedipus orca 16

Oedipus orca 3

Il rapporto tra Alice, quello che crede suo padre e il probabile padre naturale sono appena abbozzati e restano solo nelle intenzioni. Leggermente più approfondito il rapporto tra Alice e la madre, ma sempre superficiale, tanto che il film resta in realtà incompiuto.
La colpa non va attribuita certamente a Rena Niehaus, che si conferma attrice di buone qualità, quanto piuttosto ad una sceneggiatura lacunosa, che privilegia i tempi morti, le inquadrature e gli sguardi piuttosto che i dialoghi chiarificatori.
Così il film che probabilmente voleva Visconti resta una mera illusione, trasformandosi in un tedioso racconto didascalico, in cui Alice si muove senza motivi profondi, quasi casualmente.

Oedipus orca 4

Oedipus orca 5

Il film non è brutto e condannabile sic et simpliciter, ma di certo manca di profondità.
Attori disciplinati ma nulla più; bene Gabriele Ferzetti, nel ruolo del padre di Alice, bene la Scarpitta in quello della madre della ragazza.

Oedipus orca, un film di Eriprando Visconti. Con Gabriele Ferzetti, Michele Placido, Carmen Scarpitta, Rena Niehaus,Piero Faggioni, Miguel Bosè, Eleonora Morana
Drammatico, durata 100 min. – Italia 1976.

Oedipus orca banner gallery

Oedipus orca 6

Oedipus orca 7

Oedipus orca 8

Oedipus orca 9

Oedipus orca 10

Oedipus orca 11

Oedipus orca 12

Oedipus orca 13

Oedipus orca locandina 1

Oedipus orca foto 6

Oedipus orca foto 5

Oedipus orca foto 4

Oedipus orca foto 3

Oedipus orca foto 2

Oedipus orca foto 1

Oedipus orca locandina 3

gennaio 7, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , | Lascia un commento