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E tanta paura

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Un misterioso e inafferrabile serial killer semina la morte a Milano;ad essere uccisi sono sopratutto giovani,senza distinzione di sesso.
A capo delle indagini viene nominato l’ispettore Lomenzo,che si ritrova ben presto a fare i conti con un autentico puzzle;cosa lega le vittime se
non una serie di illustrazioni raffiguranti Pierino Porcospino rinvenute accanto alle vittime?
Alla fine,grazie ad un investigatore privato e a tanta pazienza,Lomenzo riesce a collegare le morti ad un’oscuro club,Gli amici della fauna,che
nascondono,dietro una facciata di rispettabilità,perversioni legate al sesso.
Grazie anche all’aiuto di Jeanne,una bella fotomodella della quale è diventato l’amante,l’ispettore riuscirà a trovare il bandolo della matassa
indagando negli oscuri segreti che sembrano legare gli appartenenti al club…
Un giallo/thriller assolutamente anticonvenzionale e fuori dagli schemi,questo E tanta paura diretto da Paolo Cavara nel 1976.

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Se l’impianto classico è quello degli omicidi seriali inspiegabili e apparentemente senza movente,la storia si dipana in modo alternativo
andando a scavare in un ambiente privo di morale e di valori che ha la sua sede nascosta dietro la facciata irreprensibile di un club di amanti della natura.
E’ qui che il bravo inquirente,donnaiolo e ostinato,troverà la soluzione agli omicidi di Pierino Porcospino,la tavola dei disegni del personaggio della fiaba che accompagna ritualmente ogni delitto.
Attraverso una Milano irrituale e defilata,quasi chiusa e impenetrabile,il bravo ispettore si immerge in un mondo che ha fatto dell’immoralità e del vizio il proprio emblema,percorrendo strade che non sono quelle solite dei topos del genere thriller.
Indizi vaghi,un legame assolutamente tenue fra gli omicidi,indagini rese quasi impossibili per l’incapacità di capire le motivazioni del killer accompagnano il film che spesso devia dalla strada principale,creando in tal modo una suspence che non si riscontra facilmente in altri thriller del periodo,che per la massima parte si rifacevano ai modelli argentiani.

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Qui non c’è nulla del genere,perchè Cavara spesso inserisce elementi di commedia grottesca,di cinema poliziesco e una satira forse velata ma sicuramente vincente verso il retrobosco di una città con una morale decisamente discutibile.
Forse Cavara spinge troppo su questi elementi,con vistose cadute come quella che vede avvenire un omicidio in diretta,ma alla fine
ottiene un risultato pregevole grazie anche ad un finale ben giocato che è il punto di forza del film.
Ottimo il cast;particolarmente bravo è Michele Placido che,per una volta,non è il solito commissario inquieto e con problemi esistenziali,violento o frustrato,bensì un giovane funzionario che svolge il suo lavoro con diligenza e fiuto,senza disdegnare le avventure galanti che gli si presentano.
Bravo anche Eli Wallach,nell’insolito ruolo di dirigente di un’agenzia di investigazioni e per una volta bene anche Corinne Clery,meno legnosa e inespressiva del solito.
Completano il cast ottimi comprimari come Steiner,Quinto Parmeggiani e Enrico Oldoini.

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Un film quindi di buon livello,sicuramente superiore al livello medio del periodo;Cavara torna al giallo a qualche anno di distanza del buon La tarantola dal ventre nero,un altro prodotto molto sottovalutato all’epoca e che oggi è stato ampiamente rivalutato.
Sufficiente la fotografia di Franco Di Giacomo.
Vi segnalo la buona versione presente in rete del film all’indirizzo http://www.casacinema.click/e-tanta-paura.html (seguite il tutorial per il download)

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E tanta paura

Un film di Paolo Cavara. Con Eli Wallach, Michele Placido, Tom Skerritt, Corinne Cléry, John Steiner, Jacques Herlin, Quinto Parmeggiani, Enzo Robutti, Sarah Crespi, Bianca Toso Giallo, durata 90 min. – Italia 1976.

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Corinne Cléry: Jeanne
Michele Placido: Ispettore Gaspare Lomenzo
Eli Wallach: Pietro Riccio
Eddy Fay: Fulvio Colaianni
John Steiner: Hoffmann
Jacques Herlin: Pandolfi
Tom Skerritt: ispettore capo
Quinto Parmeggiani: Angelo Scanavini
Cecilia Polizzi:
Greta Vayan: Laura Falconieri
Enrico Oldoini: Assistente di Lomenzo
Enzo Robutti: cliente con la moglie infedele
Claudio Zucchet: Agostino Farundi
Maria Tedeschi: madre di Angelo Scanavini

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Regia Paolo Cavara
Soggetto Paolo Cavara
Sceneggiatura Paolo Cavara, Bernardino Zapponi, Enrico Oldoini
Produttore Ermanno Curti, Guy Luongo, Rodolfo Putignani
Casa di produzione Centro Produzioni Cinematografiche Città di Milano, G.P.E. Enterprises
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Sergio Montanari
Effetti speciali Giovanni Cappelli
Musiche Daniele Patucchi
Scenografia Franco Fumagalli
Costumi Marisa Crimi
Trucco Otello Sisi

Produzione: Raro Video, 20162017-01-22_083031
Distribuzione: Rai Cinema – 01 Distribution
Durata: 94 min
Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 – mono) – Inglese (Dolby Digital 1.0 – mono)
Lingua sottotitoli: Inglese
Formato schermo: 1,85:1
Area 2
Contenuti: interviste; speciale
Allegati: booklet
Costo:4,99 euro

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gennaio 22, 2017 Posted by | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

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marzo 13, 2014 Posted by | Photogallery | | Lascia un commento

Natale in casa d’appuntamento

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L’arrivo del natale sta per segnare in maniera decisiva la vita di Nira, un’affascinante donna d’affari che gestisce una galleria d’arte a Roma;in realtà,dietro la facciata di rispettabilità la donna nasconde un passato da ex prostituta di alto bordo.
La galleria d’arte altro non è che una facciata, perchè Nira continua a lavorare nel campo della prostituzione, gestendo gli incontri di tre ragazze che lavorano per lei.
Ma Nira ha deciso di dare una svolta alla sua vita.
Innamorata dell’l’ingegner Alberto Giusti, ha ricevuto da quest’ultimo la promessa di sposarsi non appena l’uomo avrà ottenuto il divorzio dalla moglie.
Natale è il termine ultimo che Nira si è prefissata per l’esercizio della sua professione ma deve ancora gestire gli ultimi appuntamenti così prepara gli incontri per le due ragazze che lavorano per lei:la bionda Rossana dovrà andare tre giorni in Svizzera a tener compagnia ad un maturo uomo d’affari americano e Norma, una splendida donna di colore che si prostituisce avendo un marito impotente dovrà avere un incontro con un ricco concessionario d’auto.
Per Rossana l’avventura con Max, il ricco americano si trasforma in un’occasione per cambiare definitivamente vita così Nira la sostituisce con Senine,la sua vicina di casa, sposata e con un bambino.

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Nira, che vede avvicinarsi il traguardo che si è prefissata, diventa più dura e intollerante verso le ragazze, ma per lei la vita ha in serbo la più crudele delle sorprese…
Natale in casa d’appuntamento, uscito nelle sale nel 1976 è la prima delle due direzioni cinematografiche di Armando Nannuzzi, molto più famoso come direttore della fotografia (sue le direzioni di La caduta degli Dei, Per grazia ricevuta ecc).
E verrebbe da dire, per fortuna;perchè questo film è di una noia insopportabile, caratterizzato da dialoghi sfibranti e da una staticità che ne fanno un prodotto da narcolessia acuta.
Film anche pretenzioso,tra l’altro;attraverso il racconto delle vicende di Nira, una ex prostituta che conoscendo la vita fatta dovrebbe quanto meno essere più comprensiva verso le ragazze che lavorano per lei e che invece finisce per comportarsi dea cinica opportunista, cedendo la debuttante Seline ad un’altra tenutaria di un bordello, saffica e crudele, Nannuzzi

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cerca di ovviare ad una sceneggiatura piatta irreversibilmente attraverso un velleitario tentativo di socio/psicologia dell’analisi del comportamento di Nira, che è personaggio da subito scostante e antipatico.
Il finale del film punisce la donna e la morale del film potrebbe essere ricondotta al classico “chi nasce puttana muore tale”,una ripugnante consuetudine di molti film presuntuosi che si ponevano l’obiettivo di indagare sul mondo della prostituzione.
Qui siamo di fronte però al nulla più assoluto; dietro la patina raffinata (di questo va dato atto al regista) delle ambientazioni e della bella fotografia si nasconde purtroppo il nulla; i personaggi del film si muovono palesemente a disagio, senza profondità.
A partire da Nira (interpretata da una bellissima e incarognita Francoise Fabian), una donna che sta per rompere con il passato e che finisce per coinvolgere nel suo mestiere senza dignità e speranza la sua vicina di casa, una donna frustrata e con ambizioni di elevarsi economicamente e che invece finirà per essere ceduta ad un’altra tenutaria, degradandosi verso un futuro senza speranza.

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Per passare poi a due personaggi tagliati con l’accetta:il primo, quello di Rossana (interpretata da una meravigliosa Silvia Dionisio), che ha deciso di cambiare vita e lo farà e quello di Norma (Cathy Rosier,la splendida attrice di Guadalupe, che molti ricorderanno in Frank Costello faccia d’angelo), prostituta per diletto, con tanto di marito impotente che si prostituisce con uno stesso uomo solo una volta, perchè così non tradisce il marito (sic.)
I personaggi maschili poi hanno del patetico: a partire da Max (un Borgnine che ha l’aria di aver scambiato il film per una cosa serissima, tanto è l’impegno che ci mette), un maturo uomo d’affari che finisce per innamorarsi di Rossana, continuando con Mimmo Palmara, che interpreta il concessionario d’auto che si invaghisce della bella Norma.
A conti fatti, un film che delude sotto tutti i punti di vista e che ha la sua parte migliore nel finale, amaro, che in qualche modo riscatta la sciatteria generale del film stesso.
Un film peraltro praticamente introvabile in versione italiana:su You tube è presente una bella riduzione in divx dall’edizione digitale, ma in lingua inglese.Vederlo in questa versione è impresa davvero ostica.

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Un film di Armando Nannuzzi. Con Ernest Borgnine, Françoise Fabian, Silvia Dionisio, Corinne Cléry, Jole Fierro, Mimmo Palmara, Carmen Scarpitta, Fabrizio Jovine, Maurizio Bonuglia, Norma Jordan Drammatico, durata 115′ min. – Italia 1976.

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Ernest Borgnine: Max
Françoise Fabian: Nira
Corinne Cléry: Senine
Silvia Dionisio: Rossana
Cathy Rosier:Norma

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Regia Armando Nannuzzi
Sceneggiatura Hadrian Bolseni, Ugo Moretti
Produttore Alfredo Leone
Casa di produzione Leone International
Musiche Riz Ortolani
Trucco Giancarlo De Leonardis

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dicembre 10, 2013 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Il miele del diavolo

Il miele del diavolo locandina

Storia di un tormentato rapporto di coppia tra lei, Cecilia, una giovane poco più che ventenne e lui, Gaetano, un giovane musicista appassionato di sax. Tra i due la personalità dominante è quella di Gaetano, giovane perverso e amorale, che non disdegna rapporti gay ed è sempre alla ricerca di variazioni sessuali per accontentare le proprie perversioni. La ragazza accetta, non senza grossi problemi psicologici, questo rapporto di sudditanza, fatto di umiliazioni sessuali, di giochi erotici che vanno oltre i suoi tabu.

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Una mattina, mentre Cecilia e Gaetano sono su una moto, avviene un incidente, causato dal giovane che costringe la ragazza al solito degradante gioco erotico; Gaetano urta la testa e viene ricoverato d’urgenza in ospedale.
Qui viene sottoposto ad una delicatissima operazione chirurgica al cranio, effettuata dal dottor Guido, un playboy di mezz’età sposato con Carole.
La donna, stanca dei continui tradimenti del marito, è sul punto di chiedere il divorzio. Guido, così, in uno stato d’animo alterato, si appresta a operare Gaetano.

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Il giovane muore sotto i ferri, con grande dolore della sua compagna; Cecilia, convinta che le responsabilità della morte vadano attribuite al dottor Guido, riesce a circuirlo i qualche modo, lo sequestra e lo confina in una villa, vigilata anche da un cane feroce, Black.
Qui Cecilia sottopone il povero dottore ad una serie interminabile di giochi perversi e umilianti: si spoglia davanti alui, provocandolo per poi negarsi, picchia Guido costringendolo a mangiare nella ciotola del cane, restituendo quindi all’incolpevole dottore tutte le umiliazioni che aveva subito da Gaetano.

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Ma la ragazza non ha la vocazione della carnefice: poco alla volta inizia a guardare Guido con occhi diversi, forse capendo come il suo precedente ruolo di vittima nel rapporto con il musicista fosse stato in realtà un capitolo da chiudere al più presto, e che la morte di gaetano, lungi dall’essere una tragedia, si era rivelata per lei una liberazione.
La ragazza inizia ad amare il dottore, e dopo averlo liberato, decide di avere con lui una storia d’amore.

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Sindrome di Stoccolma , sadismo, masochismo, rapporti erotici malati: Il miele del diavolo, lavoro softcore di Lucio Fulci, parte già con il piede sbagliato, compiacendosi in maniera morbosa nell’esplicitazione di scene erotiche e perverse. Basti pensare alla sequenza del sax, utilizzato da Gaetano in modo improprio sul corpo della donna.
Fulci, che aveva collaborato anche al film La gabbia, altro pessimo prodotto tirato su alla rinfusa da Patroni Griffi, sceglie la scorciatoia di un erotismo quasi esplicito, al servizio di una storia malata con un’ambientazione morbosa che però non buca mai, trasformandosi in una squallida esibizione del corpo della protagonista, Bianca Marsillach, bello da vedere e nulla più.

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Il mestiere del regista, sicuramente mostrato meglio in altre occasioni nel Miele del diavolo non va oltre una mediocre ambientazione, quindi espressa attraverso luoghi e situazioni al limite del surreale, mentre tutta la storia scorre in maniera sempre più improbabile, fino al finale spiazzante con la vittima e il carnefice che scelgono l’amore dopo aver sperimentato la sua negazione, ovvero l’umiliazione e il sesso drogato e sfrenato.

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A parte la Marsillach generosamente nuda, il cast sembra lavorare al di sotto del minmo sindacale; breve parte per Corinne Clery, anche lei in costume adamitico e prestazioni dei due attori principali, Halsey e Madia incolori.
Film da dimenticare, quindi, sopratutto per la morale che se ne ricava alla fine, dopo aver sopportato un’ora e mezza di esibizioni soft core di nudità e perversioni, tra l’altro nemmeno troppo spinte e quindi poco apprezzabili anche dagli inguaribili guardoni ammalati di sado masochismo.

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Il miele del diavolo, un film di Lucio Fulci. Con Corinne Cléry, Brett Halsey, Blanca Marsillach, Stefano Madia Erotico,  durata 82 min. – Italia  1986

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Regia: Lucio Fulci
Soggetto e sceneggiatura: Jaime Jesús Balcázar,Lucio Fulci,Ludovica Marineo,Vincenzo Salviani
Fotografia: Alejandro Ulloa
Montaggio: Rita Antonelli,Vincenzo Tomassi
Scenografia: Marta Caveza
Sonoro: John Gayford,Bruno Moreal,Claudio Pochini
Musica: Claudio Natili
Produzione: Vincenzo Salviani

Regia Lucio Fulci
Soggetto Ludovica Marineo, Vincenzo Salviani, Jesus Balcazar, Lucio Fulci
Sceneggiatura Ludovica Marineo, Vincenzo Salviani, Jesus Balcazar, Lucio Fulci
Produttore Franco Casati, Sergio Martinelli, Vincenzo Salviani
Casa di produzione Selvaggia Film, Balcazar s.a.s.
Fotografia Alessandro Ulloa
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Claudio Natili
Scenografia Marta Caveza
Trucco Joaquin Navarro


gennaio 11, 2010 Posted by | Erotico | , , , , | 1 commento

Kleinhoff Hotel

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Per una fatale combinazione, Pascale, una francese moglie di un architetto tedesco, è costretta a rimanere a Berlino, rimandando così il suo ritorno a Parigi. Non sapendo dove pernottare, decide di tornare al Kleinhoff hotel, un albergo nel quale era stata da studentessa. Vi si reca e lo trova molto cambiato; prende una stanza e si prepara per la notte. Incuriosita da un dialogo che afferra provenire dalla stanza attigua, scopre che tra la parete che divide le due stanze c’è una porta con una fessura, dalla quale può spiare nella stanza vicina.

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Apprende così del legame esistente tra Karl, il giovane che vive in quella stanza e una giovane tossico dipendente e  altre cose. L’uomo, Karl, è un terrorista ricercato, che deve eliminare un compagno di lotta accusato di aver tradito la cellula terrorista. Pascale, attratta dall’uomo, lo seduce, e tra i due scoppia violenta la passione. La donna cerca di convincere l’uomo ad abbandonare i suoi propositi, ma il giovane, un’idealista, ha capito che sia lui che il suo gruppo sono ormai fantasmi di un passato che non esiste più, sono a tutti gli effetti degli sconfitti.

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Karl si uccide, e all’indomani Pascale, risvegliatasi, con la massima indifferenza si riveste e corre verso l’aeroporto.
Brutto, noioso, spocchioso e supponente, Kleinhoff hotel è il peggior film di Calo Lizzani, un film inconcludente, che non riesce a decollare in nessun momento, stretto com’è in un erotismo anche troppo spinto e avvolto in una trama fumosa, in un’atmosfera decadente ma del tipo peggiore. Stantio, Kleinhoff hotel ha dalla sua solo le belle musiche di Giorgio Gaslini e la bellezza della Clery; null’altro.
Un film davvero povero di tutto.

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Kleinhoff Hotel, un film di Carlo Lizzani. Con Bruce Robinson, Michele Placido, Corinne Cléry, Katia Rupe.
Rodolfo Dal Prè, Werner Pochat, Peter Kern
Drammatico, durata 105 min. – Italia 1977.

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Corinne Cléry: Pascale Rostand
Bruce Robinson: Karl/Alex
Katja Rupé: Petra
Werner Pochath: David
Peter Kern: Erich Müller
Michele Placido: Pedro

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Regia Carlo Lizzani
Soggetto Valentino Orsini
Sceneggiatura Valentino Orsini, Faliero Rosati
Produttore Renzo Ciabò e Marcello Lizzani per Trust International Film (Roma) e Roxy Film (Monaco)
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Giorgio Gaslini

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settembre 11, 2009 Posted by | Erotico | , , | 1 commento

I viaggiatori della sera

I viaggiatori della sera locandina

Orso scoppiato, nome d’arte di Galli, un maturo Dj, e Niky, sua moglie, hanno raggiunto i 50 anni. In virtù delle leggi esistenti nel loro futuristico paese, devono lasciare l’attività, la casa e la famiglia, per recarsi un un villaggio residenziale nel quale soggiornare durante la vecchiaia. In realtà tutti gli over 50 vengono inviati nel villaggio per essere, uno dopo l’altro, eliminati fisicamente, tramite un gioco crudele che assomiglia al mercante in fiera.

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Ugo Tognazzi è Orso

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Ornella Vanoni è Niky

Niky e Orso partono così da casa loro in compagnia dei freddi, gelidi figli Anna Maria e Francesco, con il fglio di Anna Maria, Gian Luca. L’arrivo nel villaggio crea due diversi stati d’animo nei coniugi; mentre Orso in qualche modo si rassegna alla situazione, Niky decide di staccarsi da tutto quello che era il bagaglio di esperienze, cose e affetti che aveva nella vita fuori dal villaggio. Così si lascia andare a esperienze sessuali con un giovane addetto del villaggio prima, e con un vecchio conoscente poi.

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Ferito, Orso reagisce intrecciando a sua volta una relazione con la giovane Ortensia, anche lei addetta alla sorveglianza. Ma Ortensia è anche un’appartenente ad una organizzazione segreta che ha lo scopo di salvare gli “anziani”, e che infatti salva proprio Orso da una morte sicura. Viceversa il tragico gioco del mercante in fiera destina alla crociera della morte, come viene chiamato il premio in palio per i vincitori, proprio Niky.L’organizzazione prepara una fuga in massa di anziani, ma tutto sarebbe vanificato se non fosse per l’intervento di Orso che, distraendo il personale, rapisce suo nipote Gian Luca. L’uomo porta il nipotino in giro per un vecchio e polveroso museo, spiegando al bambino, con voce ironica, ma velata di tristezza, com’era anni addietro la vita degli esseri umani. Ma il bambino, forse per gioco, forse no, giocando con la rivoltella del nonno, lo uccide.

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Tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Simonetta, I viaggiatori della sera, diretto da Ugo Tognazzi nel 1979, è un crudele, nichilista apologo sulla vecchiaia. Ricorda, in alcune parti, il futuristico La fuga di Logan, almeno nella parte che riguarda il gioco scelto come metodo di selezione dei condannati a morte, che nel caso del film diretto da Michael Bay era il Carrousel, e che invece in questo film è un ben più banale e atroce mercante in fiera.

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Corinne Clery è Ortensia

Un film drammaticamente tetro, intervallato soltanto da qualche breve battuta di Orso, un superbo Ugo Tognazzi, che ha come compagna, nel film, una insospettatamente brava Ornella Vanoni, asciutta e cupa, in perfetta sintonia con il dramma a cui assistiamo. Un film non perfettamente riuscito, sopratutto nelle parti in cui Tognazzi si lascia prendere la mano da un eccesso di stigmatizzazione della società in cui vivono i personaggi, senza approfondire in alcun modo i perchè delle scelte dei giovani, che rinunciano sic et simpliciter, di colpo, al patrimonio di conoscenze, di saggezza degli anziani.

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Che poi, in effetti, anziani non sono, come dimostra il limite dei 50 anni in base al quale si viene destinati alla morte sicura. Viiceversa riuscita è proprio la parte che riguarda i rapporti tra i giovani, visti in un’ottica fredda, quasi allucinata, in cui emergono ritratti di personaggi aridi, distaccati, quasi gelidi nei loro comportamenti inumani, simboleggiati per esempio dai due figli della coppia, ansiosi di liberarsi di quello che per loro è diventato un evidente epso. La disinibita, spontanea Niky, naturista convinta, oppure Orso, che usa termini “volgari e beceri”, come tiene a sttolineare Anna maria, sono, nel film, i residui di un mondo dissolto.

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Il mondo dei giovani è fatto di rapporti interpersonali assolutamente distaccati: fanno sesso come delle macchine, non hanno emozioni, accettano come una Nemesi il dover trapassare a miglior vita alla soglia dei 50 anni. Viene da chiedersi, però, quanto abbiano contribuito i loro genitori, se la colpa sia solo della società, o piuttosto se non ci sia una grossa parte di responsabilità degli stessi. Domande che non trovano ovviamente risposte, visto che il film si muove in una direzione ben precisa, il racconto del percorso di Niky e Orso, un percorso che si concluderà tragicamente.

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Il finale lascia comunque aperto uno spiraglio di speranza: Orso rinuncia alla sua vita, in fondo, pur di lasciare una speranza al gruppo di Ortensia, una giovane che non vuole il mondo in cui è costretta a vivere, che non accetta lo status quo. Da segnalare infine la buona prova di Corinne Clery nel ruolo di Ortensia.

In definitiva un gran bel film, asciutto e teso, in cui ad alcune carenze strutturali Tognazzi sopperisce con un insospettato mestiere, dirigendo bene i vari attori e sopratutto dando ritmo e sostanza al racconto.

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I viaggiatori della sera,

un film di Ugo Tognazzi. Con Ugo Tognazzi, Ornella Vanoni, Roberta Paladini, Leonardo Benvenuti, William Berger, Corinne Cléry, Pietro Brambilla, Manuel De Blas, José Luis Lopez Vazquéz, Deddi Savagnone, David Fernandez
Fantastico, durata 111 min. – Italia, Spagna 1979.

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Ugo Tognazzi: Orso
Ornella Vanoni: Nicki
Corinne Clery: Ortensia
Roberta Paladini: Anna Maria
Pietro Brambilla: Francesco
José Luis López Vázquez: Simoncini
William Berger: Cochi Fontana
Manuel de Blas: Bertani
Deddi Savagnone: Mila
Leo Benvenuti: Zafferi
Davide Fernández: Anton Luca

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Regia Ugo Tognazzi
Soggetto Umberto Simonetta (romanzo)
Sceneggiatura Ugo Tognazzi, Sandro Parenzo
Musiche Xavier Battles,Toti Soler
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Nino Baragli

luglio 13, 2009 Posted by | Drammatico | , , , | 5 commenti

Autostop rosso sangue

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Unica incursione nel genere thriller di Pasquale Festa Campanile, Autostop rosso sangue è un road movie girato con il classico finale rape and revenge; un thriller robusto, pieno di colpi di scena, ambientato per ragioni economiche in Italia, anche se bisogna dire che i nostri Appennini non sfigurano affatto in paragone alle mountain americane. La storia, girata con pochi attori, è chiaramente basata sul ritmo, sulla violenza e perchè no, sul sesso, che ha una parte molto importante nello svolgimento del film.

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Una coppia in crisi, Eva e Walter, si prendono una vacanza e decidono di trascorrere un periodo di quiete, per ritrovarsi, nei boschi della California. Il viaggio serve per cercare un dialogo, ben presto interrotto dal casuale incontro con Adam, un bandito che ha appena compiuto una rapina e sta fuggendo con la refurtiva. Il giovane riesce a immobilizzare Walter e ne approfitta per violentare la donna. Walter riesce a liberarsi e a uccidere il bandito; il finale è assolutamente cinico e a sorpresa.

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Se la trama appare semplice e lineare, il film si segnala per l’ottima recitazione degli attori protagonisti, ovvero Franco Nero nel ruolo di Walter, sobrio e alla fine inaspettatamente crudele, Corinne Clery, bellissima e sexy nel ruolo di Eva, l’unica vera vittima innocente della storia, e infine David Hess, specializzato nei ruoli da bastardo. Il film è corredato da una sontuosa colonna sonora di Ennio Morricone, sempre presente nei momenti topici.

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Può sembrare un thriller canonico, ma in effetti Autostop rosso sangue mescola anche altro, come il tentativo di mostrare la crisi della coppia , l’intelligente uso delle parole, con dialoghi che non sono mai scontati e infine con alcune sequenze davvero importanti, come quella dello stupro alla luce di un falò.

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Un film da rivalutare, sicuramente, ed è un vero peccato che il regista di origini lucane, morto prematuramente nel 1986 non abbia poi cercato di bissare il genere, preferendo tornare al suo genere preferito, la commedia all’italiana, venata però di molta ironia e tanta malinconia.

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Autostop rosso sangue, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Franco Nero, Corinne Cléry, Carlo Puri, John Loffredo,Monica Zanchi,David Hess
Drammatico, durata 102 min. – Italia 1977.

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Autostop rosso sangue banner personaggi

Franco Nero: Walter Mancini
Corinne Cléry: Eve Mancini
David Hess: Adam Kunitz
Joshua Sinclair: Oaks
Carlo Puri: Hawk

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Aldo Crudo, dal romanzo La violenza e il furore di Peter Kane
Sceneggiatura Aldo Crudo, Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma
Fotografia Franco Di Giacomo, Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giantito Burchiellaro

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Titoli iniziali in italiano

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aprile 16, 2009 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento

Histoire d’O

 

Siamo nel 1975 e il cinema sembra aver fretta di abbattere tutti i tabu,mostrando storie spesso ai limiti o oltre la morale; confini all’epoca abbastanza rigidi,con codici comportamentali ben definiti. Just Jaecklin va oltre quel confine, riducendo per lo schermo il romanzo O,che divenne Histoire d’O,scritto da Dominique Aury,che scelse lo pseudonimo di Pauline Reage proprio per il tema scabroso del romanzo,in cui il sesso la fa dapadrone,sopratutto in una visione ed ottica masochistica,in cui la protagonista,la bella O,si concede al suo amante in spericolati giochi bondage.

Il film racconta la storia di O,ingenua (ma nemmeno tanto) ragazza della buona borghesia,che si innamora del bel Renè;un amore che ben presto si trasforma in un erotico gioco raffinato,in cui O diventa un oggetto nelle mani di Renè,che approfitta del corpo della ragazza per soddisfare tutte le sue voglie più recondite.

Non c’è ovviamente alcuno spessore culturale, nel film, come del resto mancava nel romanzo; tutto diventa un alibi per mostrare le perversioni del sesso, dai rapporti sado masochistici alla sodomia; la ragazza,in un crescendo di perversione,viene costretta a presentarsi bendata in autentiche orge,dove tutti approfittano di lei.

Che mantiene un certo candore,che evidentemente scatena la libido di un ricco e perverso nobile,Stephen,che all’inizio fa della ragazza quello che crede,prima di cedere la follia erotica ad un sentimento più complesso,in cui i ruoli si capovolgono. E’ lui,il ricco e vizioso nobile a diventare oggetto di vessazioni sessuali,è O adesso ad approfittare della situazione,facendo dell’amante il suo schiavo.

Non è una liberazione femminista,è solo erotismo; O non è più una donna ma un oggetto erotico,e lo è dal momento in cui cede ai suoi principi in nome di una carnalità esplicitamente mostrata in situazioni di aberrazione della personalità.

Histoire d’O è un film tutto sommato per guardoni,che destò scandalo e che pertanto venne decurato di alcune scene ritenute troppo osè;unico pregio del film è aver spianato la strada alla bella Corinne Clery,che comunque nel corso della sua carriera non ebbe mai picchi di recitazione importanti.

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Histoire d’O , un film di Just Jaeckin. Con Christiane Minazzoli, Corinne Cléry, Alain Noury, Udo Kier, Martine Kelly. Genere Erotico, colore 112 (95) minuti. – Produzione Francia, Germania 1975.

Corinne Clery: «O»
Udo Kier: Rene
Anthony Steel: Sir Stephen
Jean Gaven: Pierre
Christiane Minazzoli: Anne-Marie
Martine Kelly: Therese
Jean-Pierre Andréani: Eric, master II
Gabriel Cattand: The commander
Li Sellgren: Jacqueline
Albane Navizet: Andree
Nadine Perles: Jeanne
Laure Moutoussamy: Norah
Henri Piégay: Master I
Alain Noury: Ivan
Jehanne Blaise: Yvonne

Regia Just Jaeckin
Soggetto Pauline Réage
Sceneggiatura Sébastien Japrisot
Produttore Gerard Lorin, Eric Rochat, Claude Giroux (produttore associato)
Casa di produzione S.N. Prodis, Yang Films, A.D. Creation, Terra Filmkunst
Fotografia Robert Fraisse, Yves Rodallec (operatore di ripresa)
Montaggio Francine Pierre
Musiche Pierre Bachelet
Scenografia Baptiste Poirot
Trucco Aida Carange, Florence Fouquier

Vittoria Febbi: «O»
Michele Gammino: Rene
Pino Locchi: Sir Stephen
Manlio De Angelis: Pierre
Serena Verdirosi: Therese
Rossella Izzo: Andree
Flaminia Jandolo: Jeanne
Rita Savagnone: Norah
Flaminia Jandolo: Yvonne
Maria Pia Di Meo: voce narrante

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maggio 7, 2008 Posted by | Erotico | , | 3 commenti