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Non guardatemi (Club privè)

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Chi è la bella Joanne Kern,la giovane insegnante di storia del liceo diretto dal preside Bruno Ketti e che sembra attrarre a se,come una falena, tutti coloro che le vivono accanto?
Al fascino ambiguo di Joanne sembra non sfuggire nessuno: dal suo collega Laurent,allo stesso preside Ketti, alla bella allieva Zanon tutti sembrano colpiti dalla sensualità, dal fascino misterioso che l’androgina Joanne sprigiona come un fluido invisibile e magico.
Anche gli allievi della scuola non sembrano immuni al suo perverso fascino, tanto che quando al direttore Ketti iniziano ad arrivare delle lettere anonime in cui si dice che la professoressa Joanne intrattiene relazioni sessuali con gli studenti e che addirittura partecipa ad orge la cosa inizia ad essere presa sul serio.

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A difendere la collega c’è Laurent, che è in rapporti di amicizia con Jeanne.
L’uomo, felicemente sposato, sembrerebbe immune dal fascino seduttivo della donna ed è anche quello che cerca in ogni modo di stemperare la tensione che ormai si respira nella scuola.
Nel frattempo impalcabili continuano ad arrivare lettere anonime, anche corredate da foto in cui Joanne sembrerebbe alle prese con un’orgia a cui partecipano alcuni studenti.
Sembrerebbe,appunto, perchè in realtà quello che dovrebbe essere il suo volto è stato tagliato, rendendo impossibile il riconoscimento.
Ben presto il giro delle lettere si allarga e ad essere raggiunti dalle stesse sono gli altri professori del liceo e alcuni genitori di studenti dello stesso.
Nel frattempo Joanne sembra coinvolgere in un gioco seduttivo tutto mentale anche il preside della scuola oltre alla studentessa Zanon; i due, in modi differenti, le dichiarano i loro sentimenti ma Joanne li respinge.
Nel frattempo lo scandalo si è allargato e molti genitori ritirano i loro figli dalla scuola; l’ambiguo preside Ketti però sembra non preoccuparsene molto e continua a corteggiare Joanne.
Che però sembra non provare alcun interesse verso di lui.

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Joanne in realtà sembra godere delle attenzioni degli altri nei suoi confronti; è una moderna Circe, svolge con intima soddisfazione il suo ruolo di ape regina ma sembra contemporaneamente non volersi concedere a nessuno.
Esasperata dalla sua passione non corrisposta da Jeanne, la bella Zanon tenta il suicidio dopo aver confessato il suo amore all’insegnante e averne ricevuto in cambio un sonoro ceffone.
Verrà salvata in extremis, cosa che non accadrà invece a Ketti, che respinto a sua volta da Jeanne si ucciderà.
Si scopre così che apparentemente l’autore delle lettere anonime era il preside.
In realtà le cose stanno ben diversamente; Jeanne ha una personalità complessa, al limite del paranoico.
E’ una donna in cui coesistono il desiderio di attrarre a se fatalmente chi la circonda ma al tempo stesso è incapace di amare, sia spiritualmente che fisicamente.
Il suo gioco di seduzione continua, quando riesce a far cedere anche il fedele e innamorato Laurent con il quale però non consumerà il frutto dell’adulterio, tirandosi ancora una volta indietro al momento buono, quasi schifata dall’idea di avere un rapporto sessuale con l’uomo.
Jeanne sembra ormai paga di quello che ha ottenuto.

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E’ riuscita a dimostrare a se stessa di essere capace di attrarre fatalmente a se le persone che la circondano e quindi ha bisogno di un nuovo palco, di altri protagonisti e in definitiva di nuove vittime.
Grazie ad una lettera di presentazione del defunto Ketti e alle ottime referenze che l’uomo le ha scritto, sceglie di andar via dal liceo e di andare ad insegnare in un altro, dove presumibilmente continuerà la sua opera di ammaliatrice e seduttirce.
Come scrive una volta tanto in maniera inappuntabile il Morandini, “Bisogna rivalutare Granier-Deferre e il suo alto artigianato nel cinema psicologico. Anche questo film, vergognosamente lanciato come un porno soft, conferma la sua finezza d’introspezione, l’ottima direzione degli attori.
Non guardatemi (Cours privè titolo originale, ben più consono al film) non ha nulla di erotico se non l’atmosfera in cui è immersa la vicenda.
Ma non si tratta di erotismo esplicito, bensì della descrizione accurata della ragnatela sensuale con la quale Joanne, la protagonista, avvolge chiunque la conosca, sia che si tratti di un omo o di una donna.
Joanne è una mantide che però non consuma il frutto del suo desiderio, lasciando così frustrati i desideri più reconditi di coloro che le si avvicinano.

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Che si tratti della bella Zanon, che forse la ama non solo fisicamente o che si tratti dell’ambiguo Ketti, forse quello più disperatamente avvolto falla stregoneria di Joanne, creatura inafferrabile, sensuale, con quel suo volto da ragazzina e con quel suo corpo da peccatrice.O che si tratti di Laurent, il collega attratto apparentemente dalla fragilità che a tratti sembra emanare da Joanne, paladino che difende la donna dagli attacchi (che risulteranno più che giustificati) che arrivano alla donna dall’esterno.
Giustificati perchè è proprio Joanne a condurre un perverso gioco, quello che la spinge ad autodenunciarsi come “ninfomane” spregiudicata salvo poi ritirarsi indietro ogni volta che dovrebbe consumare il frutto del suo desiderio.
Si, perchè lei in realtà è frigida: vuole ammaliare, sottomettere ma non è disposta a cedere nulla.Un gioco masochistico che avrà tragiche conseguenze, con due tentativi di suicidio, uno dei quali tragicamente compiuto.
Il quadro dipinto da Pierre Granier-Deferre è inappuntabile dal punto di vista psicologico.
La narrazione del film scorre perfettamente equilibrata, senza mai indulgere al sensazionalismo.
Jeanne è quello che è, una civetta o una maliarda, non sapremo mai perchè: lei è così, prendere o lasciare, non c’è spazio per il passato della ragazza, per le motivazioni che la spingono a comportarsi così.
Pierre Granier-Deferre è stato un valido regista oltre che uno sceneggiatore molto apprezzato;tra i trenta film da lui diretti vanno citati Il clan degli uomini violenti  del 1970, protagonista un grande Jean Gabin, dell’ottimo L’evaso (del quale ho già parlato nel sito) con il trio d’eccezione Delon,Piccol,Signoret e di altri ottimi prodotti come Un battito d’ali dopo la strage,Noi due senza domani, Una donna alla finestra (questi ultimi con la presenza dell’indimenticabile Romy Schneider)
La sua direzione del film è impeccabile, armonica.

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Ma gran merito della riuscita del film va alla protagonista assoluta dello stesso, Élisabeth Bourgine, splendida ed enigmatica interprete del personaggio di Joanne Kern, volto d’angelo in corpo da peccatrice, taglio di capelli da adolescente androgina e sensualità da vendere.
Una recitazione, la sua, da prima della classe, confermata nel seguito della carriera dalla partecipazione a numerosi tv movie fra i quali segnalo Il commissario Navarro e Delitti in paradiso.
Molto bene il resto del cast, con un impeccabile Michel Aumont nel ruolo del preside ed una giovane ( e già sensualissima) Emmanuelle Seigner appena ventenne ed al suo terzo film della sua lunga e prestigiosa carriera.
Un film davvero interessante, che si lascia guardare con piacere e che avvolge lo spettatore in un’atmosfera davvero singolare, a metà strada tra il dramma e il giallo, con un finale se vogliamo irriverente ma in pefetta linea con il racconto.

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Un film di Pierre Granier-Deferre. Con Michel Aumont, Pierre Vernier, Elizabeth Bourgine, Emmanuelle Seigner Titolo originale Cours privé. Drammatico, durata 95 min. – Francia 1986.

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Élisabeth Bourgine … Jeanne Kern
Michel Aumont Bruno Ketti
Xavier Deluc … Laurent
Sylvia Zerbib … Patricia
Emmanuelle Seigner … Zanon
Lucienne Hamon … Madame Ketti
Pierre Vernier … Philippe
Rosine Rochette … Brigitte
Jacques Boudet Bonnier
André Chaumeau … Redon

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Regia: Pierre Granier-Deferre
Sceneggiatura:Pierre Granier-Deferre,Jean-Marc Roberts, Christopher Frank
Da un romanzo di Jean-Marc Roberts
Produzione: Alain Sarde
Musiche:Philippe Sarde
Fotografia:Robert Fraisse
Montaggio:Jean Ravel
Costumi:Olga Berluti

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L’opinione del Morandini

Lettere anonime (con foto) accusano la giovane e sensuale professoressa di una scuola privata di darsi da fare con gli allievi in orge casalinghe. Il preside si mostra comprensivo, ma poi chiede qualcosa in cambio. Bisogna rivalutare Granier-Deferre e il suo alto artigianato nel cinema psicologico. Anche questo film, vergognosamente lanciato come un porno soft, conferma la sua finezza d’introspezione, l’ottima direzione degli attori.

L’opinione di Segnalazioni cinematografiche

Questo film ha ambizioni di studio psicologico: vuol presentare infatti una ragazza dal fascino ambiguo, affetta da una perversa forma di narcisismo e di frigidità, e che respinge in sé delle tendenze omosessuali. Ma il quadro, realizzato con una certa abilità calligrafica, resta piuttosto superficiale. (Segnalazioni Cinematografiche)

Dal sito http://www.allocine.fr

De belles prestations d’acteurs, une histoire qui se tient, mais trop de passages “bavards” au café où l’action progresse peu. E. Bourgine est troublante, totalement investie dans son rôle.

Film au charme vénéneux, qui fait penser à l’univers glauque et entêtant de David Lynch. Magnifique (et trop rare) Elisabeth Bourgine

Beau film aussi beau que la plastique d’E.Bourgine.Un film sur la complexité et l’ambiguité des relations entre les êtres et où le plus pervers n’est pas forcément celui que l’on croit…

Un film psychologiquement puissant, qui laisse des souvenirs très longtemps après. Et puis, il y a la ballade de Nancy Jordan…

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gennaio 18, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , | 1 commento

Luna di fiele

Luna di fiele locandina

Su una nave da crociera diretta in Turchia è imbarcata una coppia di sposi che sta festeggiando il settimo anno di matrimonio.
E’ un anniversario che è temuto da tutte le coppie, un giro di boa dei matrimoni che spesso si sfaldano prima del fatidico settimo anno e Nigel e Fiona sembrano essere i coniugi adatti alla raffigurazione visiva di questa crisi.
Sono paludati, ingessati; si vogliono bene ma il loro sembra un matrimonio senza sbocchi, soporifero e da vestaglia e ciabatte davanti alla tv.
Sulla stessa nave è imbarcata un’altra coppia, specularmente e totalmente opposta a quella formata da Fiona e Nigel; si tratta di quella composta da Oscar e Mimi.

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I coniugi Fiona e Nigel, Kristin Scott Thomas e Hugh Grant

Lui, come apprendiamo in seguito, è uno scrittore di bassa caratura però ricco quanto basta per non aver problemi economici di sorta; è seduto su una sedia a rotelle mentre sua moglie Mimi è una donna dal fascino sensuale ma sinistro.
Siamo a fine d’anno, per cui sulla nave c’è l’atmosfera tipica della festa che precede il capodanno.
Oscar inizia a puntare Nigel, che dapprima sta sulle sue, poi si lascia andare ad un rapporto di confidenza con lo scrittore; ad attrarlo non è tanto l’uomo quanto piuttosto Mimi che appare lunare e attraente come un mulinello nell’acqua.
Così Oscar inizia a raccontare la storia degli ultimi anni a Nigel, che dapprima ascolta distratto, poi con evidente voyeurismo acustico quelle che sono le vicissitudini dello scrittore che parla di come ha conosciuto la bellissima e inquietante moglie.
Ricco e sfaccendato, Oscar incontra Mimi su un autobus.

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Una relazione sensuale…

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… ma anche perversa

La donna è priva di biglietto, ma lui riesce a passargliene uno e da quel momento inizia tra loro una storia d’amore assolutamente particolare.
Travolti dai sensi, Oscar e Mimi fanno l’amore di continuo e ovunque, sperimentando anche pratiche sessuali estreme.
Pur di seguire quello che è il suo amore, totalizzante ed esclusivo, Mimi rinuncia al suo sogno di diventare una ballerina e lascia anche il suo lavoro.
Ma anche le storie d’amore più intense possono finire, così un giorno Oscar decide di chiudere con Mimi. La donna non ci sta, perchè è innamorata così arriva ad umiliarsi in tutti i modi per quello che considera il suo uomo.
Ma Oscar è stufo così un giorno pur di togliersela di torno la invita ad un viaggio in Martinica; prima di partire Oscar scende dall’aereo lasciando Mimi diretta verso la meta esotica.

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Emanuelle Seigner

Per un paio d’anni Oscar non fa altro che passare da un letto all’altro, concedendosi una serie incredibile di avventure sessuali e riprendendo la vita da bohemien che conduceva prima di incontrare Mimi.
Il destino però è dietro l’angolo e si materializza in un incidente durante il quale Oscar riporta la frattura di una gamba.
In ospedale arriva Mimi, che si vendica in maniera crudele: manovrando sull’apparecchio che mantiene in trazione la gamba di Oscar e rovesciandolo provoca la paralisi degli arti inferiori dell’uomo.

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Che da quel momento è costretto ad accettare le cure di Mimi, diventando (forse consapevolmente) la vittima di quella donna diventata astiosa e vendicativa.
In una specie di rapporto da Sindrome di Stoccolma, Oscar e Mimi si legano in maniera perversa.
La donna lo tradisce sotto i suoi occhi, lo maltratta e lo umilia in tutti i modi, lasciandolo per esempio nell’acqua gelata oppure negandogli un colloquio importante con un editore che vorrebbe pubblicare il libro di Oscar.
Oscar descrive questa situazione ambigua del rapporto esistente tra lui e Mimi ad un Nigel falsamente interessato alla vicenda; in realtà l’uomo è attratto da Mimi e Oscar, che ha evidentemente un piano nella testa, lo spinge ad avvicinarsi a sua moglie.
Mimi non ha alcun interesse per l’anonimo Nigel, così dirige le sue attenzioni sulla moglie di quest’ultimo, Fiona, che finora è rimasta abbastanza defilata; la donna infatti soffre di mal di mare è passa diverso tempo in cabina.

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Durante un ballo scatenato che introduce la fine dell’anno Mimi invita a ballare Fiona e dopo un languido tete a tete sulle note di Slave to love di Brian Ferry bacia appassionatamente la donna sulla bocca.
Così Mimi e Fiona vanno a consumare la loro improvvisa passione in cabina, mentre Oscar resta nella sala in festa.

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La sera scoppia la tragedia.
Nigel ritrova finalmente la moglie, che è addormentata nuda accanto a Mimi; sul posto c’è anche Oscar che improvvisamente estrae la pistola che la moglie gli aveva regalato, la impugna e spara alcuni colpi sul corpo nudo di Mimi, poi rivolge la pistola su se stesso e fa fuoco.
Le ultime immagini sono riservate a Nigel e Fiona, che forse d’ora in poi vivranno un matrimonio più “imprevedibile”.
O forse no….
Luna di fiele è un film assolutamente particolare diretto da uno dei geniacci del cinema, quel Roman Polanski che ci ha sempre abituato ad uno standard qualitativo altissimo.
Anche in questo film la mano del grande regista si vede e si sente in quasi tutti i fotogrammi della pellicola, eppure Luna di fiele è un film non completamente riuscito.
Dalla sua ha una ambientazione claustrofobica realizzata con la solita bravura, una caratterizzazione dei personaggi di Mimi e Oscar molto ben curata, una tensione palpabile mentre i limiti sono essenzialmente da ricercare nella scarsissima descrizione della coppia Nigel/Fiona, che avrebbe meritato più spazio e che avrebbe permesso al regista si scandagliare anche il matrimonio borghese e senza sussulti della coppia.
Va detto però, a parziale scusante di Polanski, che il film ha l’obbligo di muoversi entro i limiti del racconto tratto dal  romanzo Bitter moon di Pascal Bruckner (Luna di fiele nella versione italiana cinematografica, mentre in America il film è uscito con il titolo originale del romanzo)

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Polanski indaga sul rapporto di coppia, usando l’imparzialità e l’assoluta mancanza di critica o approvazione latente o palese per descrivere il tormentato, ambiguo rapporto tra Mimi e Oscar.
La loro storia nasce e si sviluppa come una storia qualsiasi per poi incamminarsi nei meandri oscuri di un rapporto costruito sull’annientamento della personalità, attraverso l’esplorazione degli abissi dell’eros e dell’anormalità sessuale, ammesso che si possa usare un’eccezione del termine che descriva cosa e lecito o cosa non lo è nella sfera intima della sessualità.
Ogni rapporto tra uomo e donna, anche se armonioso, ha in se il seme della farsa o della tragedia“, dice Oscar nel suo colloquio ( anche soliloquio, se vogliamo) rimarcando le caratteristiche che ben presto connoteranno in maniera così forte la simbiosi di coppia tra lui e Mimi, oppure dice anche (esplicando in qualche modo la vera natura del rapporto tra lui e Mimi, “Avevo sempre sospettato che fosse estremamente piacevole essere umiliati da una bella donna, ma non potevo immaginare fino a che punto un uomo ne potesse essere coinvolto…”
Un simbiosi cementata dalla sessualità sfrenata, ago della bilancia del rapporto tra i due, con Mimi che si lascia andare a un rapporto di coppia totale e disinibito, sottile metafora dell’esplicazione dell’individuo attraverso quello che più di recondito esiste nella mente.

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Illuminante è la lunga descrizione che Oscar fa di una delle esperienze vissute dalla coppia:
Le stagioni venivano e passavano.. il volto di Mimi per me nascondeva sempre mille misteri, il suo corpo mille dolci promesse.. ma nel mio inconscio si affacciava di tanto in tanto la paura inconfessata che la nostra relazione fosse ormai arrivata al culmine e che da quel momento in poi potesse cominciare il declino. Poi accadde qualcosa una cosa che avrebbe messo tutto su un piano completamente diverso. Eravamo a Kitzbuhe in vacanza a sciare, avevo affittato uno scialè, era una notte particolare in casa stavamo caldi e comodi, grandi e pesanti fiocchi di neve volteggiavano dolcemente nell’oscurità, dietro ai vetri appannati, nessuna luce.. solo quella del televisore. Mimi stesa sul pavimento con solo una t-shirt intenta a guardare un vecchio serial americano doppiato in tedesco e io sulla poltrona che la fissavo perso in una specie di intontito stupore. All’improvviso lei si alza si avvicina al televisore, allarga le gambe e piscia sullo schermo come se volesse cancellarlo.. è stato come se il tempo si fosse fermato. Sono rotolato giù dalla poltrona e ho strisciato verso di lei fino ad infilarmi tra le sue gambe e mi sono rigirato, sono stato subito investito da quella calda dolcissima dorata cascata che mi inondava le guance, che mi riempiva le narici e mi pungeva gli occhi, finché qualcosa mi è scoppiato nel cervello con l’intensità di una scarica di multi mega volt… un lampo accecante mi ha oscurato completamente la vista ma ho avuto il più sublime, incredibile orgasmo della mia vita! È stato come se una lama infuocata mi trapassasse più e più volte, era il mio Nilo, il mio Gange, il mio Giordano, la mia fonte di giovinezza, il mio secondo battesimo.

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Leggendo le varie recensioni al film mi sono imbattuto in alcune in cui si puntava l’indice su un presunto discorso nichilista sul matrimonio fatto dal regista; a mio parere è una lettura errata, in quanto Polanski parla di due coppie e non generalizza o estende quelle che sono due situazioni specifiche ad un discorso più ampio sulla crisi della coppia.
Mimi e Oscar sono una coppia assolutamente particolare, Nigel e Fiona sono una coppia assolutamente normale, una coppia borghese senza più stimoli, probabilmente, ma che dall’incontro con quella che possiamo definire perversione di coppia costituita da Mimi e Oscar uscirà probabilmente rafforzata e con nuova linfa.
Polanski chiama ad interpretare il difficilissimo e scabroso ruolo di Mimi la bella e misteriosa oltre che sensuale Emmanuelle Seigner, già diretta in Frantic; l’attrice francese con la sua carica enorme di sensualità ripaga tutti con un’interpretazione magistrale.
Forse non è una grande attrice, come sottolineano alcuni detrattori, ma ha una carica erotica, un modo di guardare che colpiscono senza pietà, una sorta di sessualità quasi animale che traspira da ogni parte del suo corpo.

Il resto del cast lavora con molta efficienza; bene Coyote, benissimo Kristin Scott Thomas, indecifrabile Hugh Grant che ha una scusante.
Il suo è il ruolo di un voyeur uditivo, penalizzato anche dalla mancanza di una personalità definita e di un ruolo attivo nel film.
Menzione particolare per le musiche di Vangelis, puntuali e claustrofobiche.
Un film da vedere assolutamente.

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Il regista Roman Polanski sul set del film

Luna di fiele
Un film di Roman Polanski. Con Kristin Scott Thomas, Peter Coyote, Hugh Grant, Emmanuelle Seigner, Victor Banerjee Titolo originale Bitter Moon. Drammatico, durata 142 min. – Francia, Gran Bretagna 1992.

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Hugh Grant: Nigel
Kristin Scott Thomas: Fiona
Emmanuelle Seigner: Mimi
Peter Coyote: Oscar
Victor Banerjee: Mr. Singh
Sophie Patel: Amrita Singhr

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Regia     Roman Polanski
Soggetto     Pascal Bruckner (romanzo)
Sceneggiatura     Roman Polanski, Gérard Brach, John Brownjohn
Produttore     Roman Polanski, Alain Sarde (coproduttore)
Produttore esecutivo     Robert Benmussa
Casa di produzione     R.P. Productions, Timothy Burrill Productions, con la partecipazione di Les Films Alain Sarde e Canal+
Fotografia     Tonino Delli Colli
Montaggio     Hervé de Luze
Musiche     Vangelis
Scenografia     Willy Holt, Gérard Viard
Costumi     Jackie Budin

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Ogni rapporto tra uomo e donna, anche se armonioso, ha in se il seme della farsa o della tragedia. (Oscar)
Era inutile… Non riuscivo a scrivere, non riuscivo a dormire, non riuscivo a togliermela dalla testa! Lei era là da qualche parte.. la mia strega con le scarpe da ginnastica bianche.. Ma dove? (Oscar)
Parigi… la città dei miei sogni! Hemingway, Miller, Scott Fitzgerald… ero deciso a seguire le loro orme.. forse anche troppo deciso per le mie capacità, perché probabilmente tutto questo ha ucciso in me ogni traccia di originalità, se mai l’ho avuta. (Oscar)
Io non so nemmeno chi sei Nigel, ma non so perché ho la sensazione che tu sia l’ascoltatore che cerco da tanto tempo, spero che troverai interessante la mia storia. Capisco che è difficile essere partecipi a qualcosa che non ti riguarda… o forse ti riguarda già. (Oscar)
Sì… l’eternità per me è cominciata una giornata d’autunno a Parigi, sul vecchio autobus 96 che fa il percorso da Montparnasse a Port De La Gare. (Oscar)

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Locandina spagnola

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novembre 7, 2011 Posted by | Capolavori | , , , , | Lascia un commento

La medusa (L’annèe des meduses)

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Vic, maturo professionista, accompagna la figlia di un suo amico a Saint Tropez; la ragazza, Chris, appena diciottenne, è però assolutamente disinibita e priva di tabù, e riesce a sedurre il maturo Vic. La ragazza rimane incinta, e poichè l’uomo è anche sposato ed ha dei figli, la ragazza decide di liberarsi del figlio che ttende, e riprende la sua frivola vita in compagnia dell’affascinante madre.

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Valerie Kaprisky

La donna, bella e fascinosa, cade preda di un dongiovanni con un oscuro presente da pappone, Romain, che con abilità dopo averla portata a cena e colmata di attenzioni, la trascina con se sulla propria barca, suscitando la gelosia della giovane Chris, che ben presto si accorge della relazione adulterina della madre. Chris porta lo scompiglio anche nella vita di una giovane coppia; una sera decide di sedurre il marito della donna, ma in maniera imprevista, viene coinvolta in un menage a trois, che si conclude con una nottata infuocata.

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La giovane moglie, infatuata di Chris, costringe in pratica il marito a interrompere le vacanze, illudendosi di aver trovato qualcosa che confusamente emerge da lei, il bisogno di un amore lesbico. Ma Chris si stanca ben presto, e dopo averla mollata all’anziano padre di Vic, telefona a suo padre pregandolo di venire a Saint Tropez. L’uomo arriva, ma ben presto si immerge in lunghe telefonate, trascurando sia sua figlia che la moglie. Così Chris decide di tentare un ricatto ai danni di Romain; chiede all’uomo di uscire con lui, pena il racconto a suo padre dell’infedeltà della madre. L’uomo, messo alle strette, accetta, ma tratta Chris per quello che è in realtà, una ragazzina viziata.

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La ragazza vuole di più e cerca di farsi possedere dall’uomo, che la respinge. La scena si svolge sull’imbarcazione di romain, già teatro dell’adulterio della madre di Chris; furibonda per essere stata nuovamente rifiutata dall’uomo, Chris lo spinge in acqua, dove Romain troverà una morte dolorosissima punto da un banco di meduse che con il loro veleno lo uccideranno. Mentre l’indomani la barca arenata di Romain verrà ritrovata, con vicino il copro dell’uomo, a Chris e sua madre non resterà altro da fare che tornare in città, portandosi dietro il sapore amaro di vacanze stupide e contemporaneamente tragiche.

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Film sul genere Lolita, L’annees des meduses, ribattezzato in Italia La medusa, in maniera inesplicabile, l’opera si muove su un piano molto pruriginoso, quasi una commedia sexy all’italiana tinta di nero, con quel finale abbastanza cattivo. Un film che rivelò la bellezza e la bravura di Valerie Kaprisky, ma che alla fine risulta abbastanza piatto e incolore, non fosse per l’attrice francese, praticamente più nuda che vestita, e per la quantità industriale di tette e natiche esposte generosamente dalle bagnanti della Costa Azzurra.

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Poca incisività dei personaggi, che appaiono più imbambolati che partecipi delle varie vicende della vita di Chris, frettolosa descrizione di personalità, motivazioni e altro fanno di La medusa un film poco più che mediocre, nel quale il regista Christopher Frank concetra tutto più sull’immagine patinata dei corpi esposti che sulla sostanza, lasciando alla fine il dubbio fondatissimo su una smaccata operazione voyeuristica. Da segnalare, nel film una parte riservata a Emmanuelle Seigner.

La medusa, un film di Christopher Frank. Con Valérie Kaprisky, Bernard Giraudeau, Caroline Cellier, Emmanuelle Seigner
Titolo originale L’année des méduses. Commedia, durata 110 min. – Francia 1984.

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Bernard Giraudeau     Romain Kalides
Valérie Kaprisky    …     Chris
Caroline Cellier    …     Claude
Jacques Perrin    …     Vic
Béatrice Agenin    …     Marianne Lamotte
Barbara Nielsen    …     Barbara
David Jalil    …     Jean-Paul
Philippe Lemaire    …     Lamotte
Pierre Vaneck    …     Pierre
Jean-Paul Dubarry    …     Guttaz
Betty Assenza    …     Dorothee
Serge Gaubardy
Charlotte Kady    …     Miriam
Gill Matt    …     Aldo
Antoine Nikola    …     Peter

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Regia: Christopher Frank
Sceneggiatura:Christopher Frank
Musiche: Nina Hagen,Alain Wisniak
Fotografia:Renato Berta
Montaggio:Nathalie Lafaurie
Production Design:Jean-Jacques Caziot
Costume Design:Yvette Frank

agosto 31, 2009 Posted by | Commedia | , , , , | 2 commenti

La nona porta

Dean Corso è una strana figura di mercante d’arte:tratta generalmente libri,dei quali è sicuramente un esperto. Infatti,all’inizio del film,lo vediamo impegnato in un acquisto di un testo raro,un’edizione pregiata del Don Chisciotte,che acquista ad un prezzo molto basso dagli eredi del proprietario.

Un giorno Dean riceve una telefonata da Boris Balkan,un equivoco quanto potente magnate d’industria,collezionista di libri esoterici e trattanti tutti l’argomento demonologico.

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Johnny Depp è Dean Corso

 Balkan affida a Corso un’indagine:verificare se la sua copia del libro delle Nove porte è stata scritta o no da Aristide Torchia,un dotto esoterista veneziano,bruciato sul rogo assieme ai suoi libri dall’inquisizione.

Le copie attualmente esistenti del libro sono tre,e Corso dovrà andare a trovare gli altri due proprietari per verificarne l’autenticità.

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Lena Olin

Ben presto Corso si rende conto che la sua indagine non è affatto semplice;un suo amico librario,a cui aveva affidato la copia di Balkan viene ucciso e lo stesso Corso correrà più volte il rischio di essere ammazzato.

Aiutato da una strana ragazza,Dean ripercorre la storia del libro delle nove porte,che scoprirà contenere un segreto pericoloso;ognuno dei tre libri contiene tre immagini disegnate da Lucifero in persona.

Dopo aver scoperto che dietro gli omicidi c’è una setta di patetici adoratori del diavolo,Dean arriva all’appuntamento finale con il suo destino,dove farà due sorprendenti scoperte.

Una trasposizione riuscita a metà,quella del libro Il club Dumas,di Arturo Perez Reverte,il film di Polansky è affrettato e poco chiaro,soprattutto nel finale tirato per i capelli.

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Manca completamente l’atmosfera demoniaca del libro,e il Club Dumas che tanta importanza ha nel romanzo viene completamente messo da parte dal regista polacco.

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Emmanuelle Seigner (moglie del regista)

Alla fine quello che si salva è davvero poca cosa;nonostante un buon Johnny Depp e una splendida Lena Olin,il film si smarrisce per strada trasformandosi in un thriller poco avvincente.Ed è un vero peccato,perché l’inizio del film lasciava presagire ben altro svolgimento.

La nona porta,

un film di Roman Polanski. Con Johnny Depp, Lena Olin, Emmanuelle Seigner, Frank Langella, James Russo, Vanessa Paradis.
Genere Drammatico, colore 132 minuti. – Produzione Francia, Spagna 1999.

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Johnny Depp: Dean Corso
Emmanuelle Seigner: la ragazza
Lena Olin: Liana Telfer
Frank Langella: Boris Balkan
James Russo: Bernie
Jack Taylor: Victor Fargas
Jose Lopez Rodero: Pablo e Pedro Ceniza
Allen Garfield: Witkin
Barbara Jefford: baronessa Kessler
Willy Holt: Andrew Telfer

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Regia Roman Polanski
Soggetto dal romanzo Il club Dumas
Sceneggiatura John Brownjohn, Roman Polanski, Enrique Urbizu
Produttore Roman Polański
Fotografia Darius Khondji
Montaggio Hervé de Luze
Effetti speciali Gilbert Pieri, Jean-Louis Trinquier
Musiche Wojciech Kilar
Scenografia Dean Tavoularis

 

Doppiatori italiani
Riccardo Rossi: Dean Corso
Micaela Esdra: la ragazza
Pinella Dragani: Liana Telfer
Luciano De Ambrosis: Boris Balkan
Francesco Pannofino: Bernie
Giorgio Lopez: Victor Fargas
Miranda Bonansea: baronessa Kessler

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La nona porta 3

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La nona porta banner incipit

Il lampo di luce proiettò la sagoma dell’impiccato sulla parete. Penzolava immobile da una lampada al centro del salone e man mano che il fotografo gli si muoveva attorno, facendo scattare l’otturatore, l’ombra provocata dal flash si delineava via via su quadri, vetrine piene di porcellane, scaffali coperti di libri e tende aperte su grandi finestre, dietro le quali cadeva la pioggia.

La nona porta banner citazioni

Sei un avvoltoio Corso! Un avvoltoio! (Witkin)
Insomma il Diavolo non si fa vivo. (Corso)
Nulla è più affidabile di un uomo la cui lealtà può essere comperata dal denaro. (Balkan)
Il diavolo signora Telfer. Questo libro serve a evocare il diavolo. (Corso) [Parlando del libro: Le nove porte del Regno delle ombre]
Sai che non ti fregherei mai se non per un buon motivo: soldi, donne, affari. (Bernie)
L’uomo che scrisse questo libro, lo fece con l’alleanza del diavolo, e finì sul rogo per questo. (Pedro Ceniza)
Ci sono libri pericolosi, non vanno aperti impunemente. (Fargas)
Sono io, baronessa, il lupo travestito da pecora. (Dean Corso)
Li ho mandati tutti al diavolo. (Baronessa Kessler)
Lei non sa in cosa si sta cacciando signor Corso! Ne esca prima che sia troppo tardi! (Baronessa Kessler)
Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! Mumbo Jumbo! (Balkan) [Interrompendo una seduta satanica]
L’enigma è finalmente risolto: viaggiare in silenzio per una strada lunga e tortuosa, affrontare le frecce della sfortuna, senza temere né cappio né fiamme, giocare la più grande delle partite e vincere, non astenendosi da alcuna spesa e sfidare le vicissitudini del fato, e ottenere alla fine la chiave che aprirà… la nona porta! (Balkan)
Cancellami dal libro della vita, iscrivimi nel libro nero della morte, ammettimi alla nona porta. E così sia. (Balkan)
Sono invulnerabile, sono invicibile. Posso fluttuare nell’aria, posso camminare nell’acqua. Immergo le mani nelle fiamme, non avverto calore. (Balkan)

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La nona porta tavola 1

 

La nona porta tavola 2

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La nona porta il castello

aprile 30, 2008 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento