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Il sogno di Marcella Valmarin,bella ragazza veneta che lavora come cameriera ed è fidanzata con Roberto è quello di diventare un’attrice;siamo nell’epoca mussoliniana ed il cinema è nella fase dei cosiddetti “telefoni bianchi“, quel periodo cinematografico caratterizzato dalla presenza nei film di telefoni bianchi, simbolo di uno status sociale elevato, in netta opposizione ai telefoni neri che erano in possesso della fascia più popolare della società.
Marcella trova nell’impresario Luciani un insperato aiuto; l’uomo la seduce con la promessa di introdurla nel mondo del cinema.
In realtà l’uomo non è affatto un impresario e Marcella lo scopre subito dopo essere arrivata a Roma dove ben presto diventa l’amante di alcuni personaggi che approfittano di lei con la promessa di coronare il suo sogno.
Marcella, che nel viaggio verso Roma ha portato con se Roberto riesce comunque a portare all’altare il suo fidanzato; ma sull’altare Roberto, che ha scoperto di essere stato tradito da Marcella con Bruno,un ufficiale fascista, la pianta in asso sull’altare gridandole parolacce.

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Così a Marcella non resta che di diventare l’amante di Bruno, che in pratica la trasforma ben presto in una prostituta; la madre di Bruno infatti gestisce un bordello ed è qui che miseramente finiscono i sogni di gloria di Marcella.
Ma un incontro imprime una svolta alla vita della giovane;casualmente diventa l’amante del Duce che la ricompensa facendola finalmente diventare un’attrice e spedendo il malcapitato Roberto in Spagna, dove infuria la guerra civile.
Con il nome di Alba Doris, Marcella che ha alle spalle l’onnipotente figura di Mussolini diviene ben presto famosa e finisce anche per diventare l’amante dell’attore Franco D’Enza, uno stravagante personaggio cocainomane e vanaglorioso.
Ma la rovina incombe su tutti i personaggi legati al fascismo: l’armistizio provoca la caduta del regime e Marcella rimane senza lavoro e per giunta senza una lira.
Così, messi da parte i sogni di gloria, la ragazza ritorna a casa con un viaggio avventuroso durante il quale, per vivere,è costretta nuovamente a prostituirsi.

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A casa trova una brutta sorpresa;i suoi, che la credevano ricca, quando scoprono che in realtà Marcella è nelle stesse condizioni di quando è partita la cacciano malamente di casa.
La guerra è finita e Marcella riesce a trovarsi un marito; ma non ha dimenticato Roberto, che ha finito per combattere tutte le guerre del fascismo prima di approdare in Russia.
Marcella approfitta di un viaggio del marito in quel paese per andare a cercare la tomba del fidanzato ma…
Telefoni bianchi, uscito nelle sale nel 1976 è un affresco creato da Dino Risi per celebrare ironicamente il periodo più in chiaro oscuro del cinema italiano, quello dei telefoni bianchi.
In qualche modo il regista milanese tenta di costruire un film con l’impronta della saga ma tutta una serie di circostanze, inclusa una sceneggiatura a corrente alternata impediscono la perfetta riuscita dell’operazione.
Troppo deboli i personaggi, tropo leggera la ricostruzione storica, tropo leggero il tono usato verso un periodo storico viceversa pieno di contraddizioni che il regista non solo non coglie, ma finisce per marginalizzare creando una storia dal tono leggero stridente con la realtà storica degli avvenimenti.

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Nonostante un cast di assoluto livello, che include per esempio Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, Agostina Belli e Renato Pozzetto, Maurizio Arena, William berger,Cochi Ponzoni e Lino Toffolo il film sbanda, ondeggia e non affonda solo perchè comunque il gran mestiere di Risi mimetizza i mille difetti, alcuni dei quali capitali, del film.
Che parte benissimo, si smorza nella parte centrale e si riprende solo nel finale con la sequenza in cui Marcella non riconosce nel contadino a cui hanno chiesto informazioni; quello che sorprende maggiormente è la disomogeneità e lo scoordinamento dello stesso sopratutto alla luce del lavoro precedente, lo splendido Profumo di donna dell’anno prima e di quello successivo, Anima persa, un gran bel film anomalo.
In tutti e tre i casi il regista utilizza Vittorio Gassman, che guarda caso proprio in questo film rende al minimo, con un personaggio che non gli è congeniale.

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Comunque, non siamo di fronte ad un film brutto ma piuttosto ad un film debole e troppo lungo (2 ore) che comunque si lascia seguire.
Purtroppo non ho trovato link in streaming dello stesso, che è presente in versione digitale sui p2p.

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Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, William Berger, Agostina Belli, Maurizio Arena, Lino Toffolo,Cochi Ponzoni, Attilio Dottesio, Michele Malaspina, Ugo Tognazzi, Eleonora Morana, Renato Pozzetto, Alvaro Vitali, Laura Trotter, Monica Fiorentini, Franca Stoppi, Paolo Baroni, Carla Terlizzi, Dino Baldazzi, Leonora Morano, Marcello Fusco, Enrico Marciani, Giovanni Brusateri, Edoardo Florio, Monico Fiorentini, Toni Maestri, Renate Schmidt, Giacomo Assandri Commedia, durata 120′ min. – Italia 1976.

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Telefoni bianchi banner protagonisti

Agostina Belli: Marcella Valmarin, alias Alba Doris
Maurizio Arena: Luciani
William Berger: Franz
Vittorio Gassman: Franco D’Enza
Renato Pozzetto: Bruno
Cochi Ponzoni: Roberto Trevisan
Lino Toffolo: Gondrano
Ugo Tognazzi: Adelmo
Paolo Baroni: segretario di Marcella
Eleonora Morana: madre di Marcella
Dino Baldazzi: Benito Mussolini

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Regia Dino Risi
Soggetto Dino Risi e Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dino Risi, Ruggero Maccari, Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri

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L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Film poco riuscito, nonostante le buone premesse, di un regista tra i più sopravvalutati e antipatici della commedia all’italiana. Qui utilizza male anche Vittorio Gassman, oltre ad attribuire il ruolo di protagonista in un film di ambizioni quasi storiografiche ad un’attrice che non ne aveva lo spessore come Agostina Belli. Come detto, l’inizio è promettente, ma il prosieguo si perde in una sfilza di macchiette anche poco divertenti, per sbracare completamente nel finale con una scena indegna di Gassman, che suona come un insulto al bel finale della “Grande guerra”.
Si tratta di un’occasione persa, probabilmente per troppa ambizione rispetto ai mezzi a disposizione: il difetto originario sta nella sceneggiatura, ma nemmeno gli interpreti si dimostrano all’altezza; forse il solo Tognazzi si dimostra all’altezza della propria fama interpretativa nella parte di un gobbo malefico che vende ai nazisti una famigliola di ebrei.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Non sgradevole, ma non riuscito. C’è chi buca (Ponzoni), chi si prende uno spazio (Pozzetto), chi iper-gigioneggia (Gassman). Buono Maurizio Arena. Agostina ci prova, ma non regge un film che cala per snodi faciloni, funzionante talora (il matrimonio fascista, le epifanie ducesche, il postribolo), ma non nell’insieme. Da comico-grottesco tira infine al dramma, con intenti “nobili”, ma non in sintonìa col resto. Talora grazioso, mai bello. La Mancini, non accreditata, è la prostituta vestita da marinaretto.

L’opinione di Guggly dal sito http://www.davinotti.com

Curioso film dalla riuscita altalenante: tanti episodi, per lo più grotteschi, uniti dalla storia di questa inqualificabile servetta che riesce comunque, malgrado tutto, nei suoi intenti. Veramente impressionante l’episodio di Tognazzi e gli ebrei. Gassman gigioneggia, ma il personaggio è azzeccato. Pozzetto e Ponzoni sembrano due cartoni animati. La Belli è il “deus ex machina” attraverso cui raccontare un non glorioso passato che ci appartiene.

L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Risi offre uno spaccato d’epoca attraverso due protagonisti dall’amore travagliato e irraggiungibile nello stile del cinema d’epoca, quello dei telefoni bianchi, macchina di propaganda per distogliere un paese dai suoi problemi reali. Marcella si immergerà totalmente in questo sogno precluso a Roberto, ancorato nella vita reale, ma persino per lei il sogno finirà con l’incedere della guerra.
La Belli e Ponzoni sono bravi, però scade troppo nel macchiettistico nei personaggi di contorno, anche se bisogna dire, ad onor del vero, che Tognazzi interpreta una carogna difficile da dimenticare.

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Mag 3, 2014 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 3 commenti

Quando le donne avevano la coda

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Un gruppo di cavernicoli che vive in una zona selvaggia incappa un giorno in uno strano animale, con tanto di coda, caduto in una trappola; Filli, la preda, non è un animale ma una donna molto astuta, che però finirebbe arrosto non fosse per la “cotta” che il selvaggio Ulli prende per lei.
I cavernicoli, non abituati alla presenza di una donna, da quel momento scoprono rivalità e sopratutto iniziano a litigare fra loro, mentre Filli rivendica, con il passare del tempo, il diritto a gestire il proprio corpo.
Su una sceneggiatura esilissima, tesa a privilegiare l’aspetto grottesco e ridanciano della storia raccontata, Pasquale Festa Campanile crea nel 1970 un film che farà da capostipite ad un genere, quello sexy/cavernicolo che avrà altri epigoni, come il mediocre sequel Quando le donne persero la coda e il brutto Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don.

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Se il Brancaleone di Monicelli aveva creato un genere cinematografico nuovo, con un linguaggio irresistibile a metà strada tra l’italiano moderno e quello medioevale, Quando le donne avevano la coda fa un’operazione apparentemente simile, anche se i due film ( e i loro sequel) sono completamente diversi fra loro e non solo come ambientazione.
Il film del regista lucano infatti si snoda sui binari di una comicità forse un tantino grezza e triviale, ma di sicuro effetto, tanto da risultare uno dei film più visti della stagione 70, proprio alle spalle di Brancaleone alle crociate di Monicelli.
Un film che mescola un colorito linguaggio preistorico con gag forse volgarotte ma dall’effetto comico garantito;

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nei limiti ovvi di un film che non ha alcuna velleità di impegno, Quando le donne avevano la coda è godibile e divertente, grazie anche alla presenza di un cast di attori comici di alto livello, con l’aggiunta di Giuliano Gemma al suo primo vero ruolo comico.
Anche Pasquale Festa Campanile si mostra a suo agio con il genere comico; dopo Adulterio all’italiana e Dove vai tutta nuda, arriva il terzo successo consecutivo nel genere commedia prima del grandissimo successo di Il merlo maschio.
Nel film alcune gag sono esilaranti, a cominciare dalla sequenza in cui Ulli incontra Filli e viene da quest’ultima catechizzato sul ruolo che una donna può rivestire per l’uomo in luogo di fungere da cibo; divertenti anche le sequenze con protagonista Renzo Montagnani, unico gay tra la combriccola di cavernicoli che ovviamente vedrà come fumo negli occhi l’arrivo di Filli.

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Oltre a Mulè, Giuffrè e Frank Wolff, nel cast figura il bravissimo Lino Toffolo, che in precedenza era stato anche nel cast del Brancaleone, oltre al solito Lando Buzzanca.
Accolto molto bene dal pubblico il film di Campanile ebbe invece un’accoglienza freddissima dai critici che evidentemente non perdonarono al regista lucano il successo ottenuto; destino che si ripeterà più volte nel corso della sua lunga carriera come con i film Jus primae noctis, La calandria, Conviene far bene l’amore,Come perdere una moglie e trovare un’amante, tutti snobbati dalla maggioranza dei critici mentre in realtà erano tutti film di pregevole fattura.
Qualche parola va spesa necessariamente per la bellissima protagonista femminile del film, l’attrice austriaca Senta Berger, che divenne un’autentica star proprio grazie a questo film.

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La Berger è di una bellezza esagerata ed è sexy pur non comparendo mai nuda nel film, ma solo con un ridottissimo slip che accentua le sue splendide forme. Anche lei è una rivelazione in un ruolo comico e da quel momento infatti girerà diversi film della commedia sexy, con buoni risultati.
Cameo anche per Paola Borboni e segnalazione sia per la allegra colonna sonora di Ennio Morricone sia per il soggetto steso nientemeno che da Umberto Eco; sceneggiatura a più mani tra Festa Campanile e la coppia Ottavio Jemma-Lina Wertmüller.
Se è vero che siamo di fronte ad un film pesantemente datato, non dobbiamo dimenticare che questo film segnò davvero un’epoca; per un anno intero rimase sugli schermi sia in prima che in seconda visione, in un periodo in cui di certo non mancava l’offerta. E va ricordato ai saputelli che stroncarono il film che almeno metà delle commedie italiane dell’intero decennio settanta erano di livello ben più grossolano di questo film.

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In ultimo ricordo come il film sia di difficile reperibilità in digitale e che quindi le immagini che compaiono a corredo di questo film provengono da riversaggi in VHS.

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Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Francesco Mulè, Giuliano Gemma, Aldo Giuffré, Frank Wolff, Paola Borboni, Lando Buzzanca, Senta Berger, Renzo Montagnani, Lino Toffolo, Gabriella Giorgelli Commedia, durata 110′ min. – Italia 1970.

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Senta Berger … Filli
Giuliano Gemma … Ulli
Frank Wolff … Grr
Renzo Montagnani … Maluc
Lino Toffolo … Put
Francesco Mulé … Uto
Aldo Giuffrè … Zog
Paola Borboni … Capo della tribu delle donne preistoriche
Lando Buzzanca … Kao

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Umberto Eco
Sceneggiatura Marcello Coscia,
Pasquale Festa Campanile,Ottavio Jemma,Lina Wertmüller
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Ennio Morricone

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agosto 6, 2012 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , | 1 commento

Il merlo maschio

Nel 1971 Pasquale Festa Campanile,regista e scrittore,diresse questo film apparentemente senza pretese;prese due attori tutto sommato non molto conosciuti,Lando Buzzanca e la giovane e sensuale Laura Antonelli,prendendo come soggetto un tema molto scabroso per l’epoca,una storia di esibizionismo,una rivincita sulla frustrazione dovuta al quotidiano attraverso l’esibizione della moglie del protagonista.Una storia semplice,che risultò,alla fine,come uno dei film più visti dell’anno,e non solo per la sovraesposizione delle bellezze fisiche,peraltro notevolissime,della Antonelli. Si,perchè Il merlo maschio è una storia arguta,ironica,garbata e mai volgare,nonostante la Antonelli reciti praticamente nuda per quasi tutto il film.

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La storia inizia a Verona,dove un violoncellista anonimo,Niccolò Vivaldi (omen nomen),vive una carriera in ombra,senza grosse soddisfazioni,anzi;è quasi invisibile ai colleghi,principalmente al suo direttore d’orchestra. Ma un giorno,mentre osserva la moglie che dorme,nuda,le scatta una foto e la manda ad un giornale osè. E’ l’inizio di una rivincita,non più legata alle proprie doti,ma a quelle della moglie,un senso di rivincita per interposta persona,che lo porta ben presto a capire quale livello di libidine scateni negli altri la visione del morbido corpo della consorte.

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Che,per amore,e forse anche lusingata,accetta di buon grado. Dottori e casuali e occasionali guardoni si contendono ben presto le grazie (solo visive) della bellissima e ingenua donna,che si spinge sempre più in là,in rotta di collisione con la morale dell’epoca,anche se,formalmente,l’onore è salvo.

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Perchè lei è sposata (in Italia il divorzio era lungi da venire),ed è una moglie fedele,almeno fino al giorno in cui Niccolò,che ha perso il senso delle proporzioni e che sogna un tributo ampissimo da una grande platea,non la mette in una custodia di violoncello,nuda come l’ha fatta mamma,e la espone al ludibrio della platea maschile dell’Arena di Verona,stracolma.

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E’ il punto finale,il trionfo dell’uomo,ma anche la sua fine;finirà in manicomio,e la sua compagna finirà probabilmente nelle mani di qualche avido e interessato guardone. Un finale amaro per un film a metà strada tra il grottesco,sottolineato da alcune scene abbastanza incredibili e la denuncia di una società sicuramente bacchettona,in cui la sessualità è vissuta con vergogna,e in cui certe cose si fanno solo con le donnacce. Perbenismo e ipocrisia quindi alla frusta,pur nei limiti di un film che non esce mai dai canoni della commedia,pur di buon livello. Bravi sicuramente lando Buzzanca e la splendida Antonelli,che vide fare un balzo in vanti alla sua carriera,culminata con quel capolavoro di erotismo vedo-non vedo che è Malizia.

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Il merlo maschio (1971) un film di Pasquale Festa Campanile con Lando Buzzanca, Laura Antonelli, Lino Toffolo, Ferruccio De Ceresa.

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Laura Antonelli: Costanza Vivaldi
Lando Buzzanca: Niccolò Vivaldi
Ferruccio De Ceresa: lo psicanalista
Gianrico Tedeschi: il direttore d’orchestra
Elsa Vazzoler: madre di Costanza
Lino Toffolo: Cavalmoretti
Gino Cavalieri: padre di Costanza
Luciano Bianciardi: Mazzacurati

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Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Luciano Bianciardi (dal racconto Il complesso di Loth)
Sceneggiatura Pasquale Festa Campanile
Produttore Silvio Clementelli
Casa di produzione Clesi Cinematografica
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Sergio Montanari e Mario Morra
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Ezio Altieri

Mag 22, 2008 Posted by | Erotico | , , , | 4 commenti