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Decameroticus

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Il 1972 è l’anno più fertile per i cloni degenere del Decameron pasoliniano;Giuliano Biagetti,dopo l’ottima prova di Interrabang decide di cavalcare l’onda del filone decamerotico confezionando un film di discreta levatura,basato come recitano i titoli su novelle del Boccaccio, Aretino e Bandello.
Novelle licenziose,ovviamente.
In questo caso si tratta di cinque racconti brevi con un tema portante,quello delle corna.
Prima novella:

-Elisa è stufa di suo marito,gelosissimo e possessivo.L’uomo arriva a sostituirsi al sacerdote nel confessionale,
ma Elisa sa che c’è lui dietro le mentite spoglie del frate.Cosi gli racconta di essere posseduta da un giovane tutte le notti.
L’uomo si piazza davanti la porta di casa,ma la furba Elisa con uno stratagemma si gode il suo giovane amante.
L’indomani lo stanco marito viene beffato dalla donna,che riesce a fargli credere che gli è fedele.

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Gabriella Giorgelli

Seconda novella:

-Lambertuccio è un giovane sfrontato e audace,capo delle guardie del severo giudice Volfardo.Il giovane si diverte
spesso proprio ai danni del giudice che decide così di vendicarsi.
Convince Leonetto,noto playboy che corre dietro ad ogni sottana a sedurre la moglie di Lambertuccio.Ma resterà beffato perchè sia
Leonetto che Lambertuccio si godranno le grazie della bella moglie del giudice,Isabella,alle spalle dell’ignaro cornuto che così sarà
beffato crudelmente.
Terza novella:

per potersi godere le grazie della procace domestica,un uomo convince il suo garzone di bottega a dormire nel suo letto.
Domitilla,la moglie,però conosce le intenzioni del marito e convince la domestica a sostituirsi a lei.Finisce così che mentre il garzone
e la domestica se la spassano,Domitilla riceve le attenzioni del proprio marito.

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Quarta novella:

l’ingenuo Casimiro si fa beffare da un improvvisato venditore di unguenti che nulla hanno di miracoloso;l’uomo,con la scusa di
curare la moglie di Casimiro,lo beffa sotto il suo stesso naso godendosi le grazie della moglie.
Quinta novella:

Ciccio e Germino sono due mercanti,che spesso devono assentarsi per lungo tempo da casa.
I due,durante un colloquio,si scambiano consigli su come evitare il tradimento delle rispettive mogli,ma alla fine si faranno becchi a vicenda.

Qualche buona trovata,ma nella sostanza un film volgarotto nobilitato però da un cast di attrici specializzate in commediole erotiche spacciate
per “novelle licenziose d’autore
Al solito,il pretesto per l’esibizione di centimetri di epidermide è dato da storielle che con lo spirito boccaccesco ridanciano e sottilmente anticlericale
nulla hanno a che vedere.
Scrive Segnalazioni Cinematografiche (Centro cattolico cinematografico),decisamente di parte e anche molto impietosamente:
Il film, che si dice ispirato a novelle del Boccaccio, Aretino e Bandello, senza nesso tra loro, ritrova un filo conduttore unicamente nella ricerca di
situazioni licenziose e lascive, cui offre un notevole contributo il dialogo di una volgarità e rozzezza senza pari, e una quantità di scene esibizionistiche
e sensuali ormai adusate in opere del genere. Di fronte a questo, passano in secondo ordine persino le melensaggini della interpretazione e l’insulsa regia.
Resta la pretestuosa ambientazione. Inutile dire che il tutto è inqualificabile e moralmente negativo.

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Una vera requisitoria,che in qualche modo però stigmatizza quella che era la visione da parte di buona parte della critica del fenomeno decamerotici.
In realtà siamo di fronte ad uno dei tanti cloni del Decameron non più volgare di altri;a nobilitarlo ci sono attrici di buon valore,come le sempre
bellissime Orchidea De Santis e Gabriella Giorgelli,Margaret Rose Keil e Krista Nell con l’aggiunta di una giovanissima Antonia Santilli.
Per l’ennesima volta compare in un cast decamerotico Pupo De Luca,recordman del genere mentre inaspettatamente c’è il bravissimo e compianto Riccardo Garrone.
Prodotto che stiracchia la sufficienza,ma nulla più.
Regia,quella di Biagetti,meno “cagnesca” di altre per un film passato curiosamente molte volte sulle tv commerciali ma del quale circola
solo una pessima versione ricavata da VHS disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Saizp1IZ47g

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Decameroticus
Un film di Pier Giorgio Ferretti. Con Orchidea De Santis, Riccardo Garrone, Pupo De Luca, Margaret Rose Keil,Krista Nell,Aldo Bufi Landi, Pietro Tordi, Pino Ferrara, Corrado Olmi, Umberto D’Orsi, Sandro Dori, Gabriella Giorgelli, Rosita Torosh, Antonia Santilli Erotico, durata 92 min. – Italia 1972.

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Riccardo Garrone: Gerbino
Marina Fiorentini: Domitilla
Edda Ferronao: Agnese
Pino Ferrara: Ciccillo
Sandro Dori: Casimiro
Orchidea De Santis: moglie di Ciacco
Pupo De Luca: marito di Elisa
Umberto D’Orsi: marito di Domitilla
Aldo Bufi Landi: Lambertuccio
Antonia Santilli: Pamela
Pietro Tordi: il giudice Vulfardo
Gabriella Giorgelli: Elisa
Krista Nell: Isabella
Margaret Rose Keil: Nardella
Corrado Olmi: Ciacco

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Regia Pier Giorgio Ferretti
Soggetto Giorgio Mariuzzo da Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Giorgio Mariuzzo, Fiorenzo Fiorentini (dialoghi)
Casa di produzione Flora National
Distribuzione (Italia) Variety
Fotografia Anton Giulio Borghesi
Montaggio Pier Giorgio Ferretti
Musiche Berto Pisano
Scenografia Ennio Michettoni
Trucco Gloria Fava

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Decameroticus banner recensioni

L’opinione di sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it

Mamma mia che film! Be’ dal titolo c’era da aspettarselo… Si tratta di una delle tante variazioni, il cui filone per l’appunto prese il nome di “decamerotico”, seguite al successo del film “Decameron” di Pasolini. Film come questo, che si dice tratto da novelle del Boccaccio, del Bandello e dell’Aretino, si basano su due cose, l’erotismo e la comicità. In realtà l’erotismo non viene mai fuori, rimanendo attanagliato nell’imbarazzo di corpi nudi che si dimenano per risaltare una certa comicità gestuale.
Ma proprio la comicità è l’altro grande assente del filone decamerotico, o quanto meno di questo film, che proprio non fa mai ridere. Rimane impressa soltanto una certa volgarità del linguaggio (“Chi dorme ‘un piglia ‘culi!” esclama in improbabile toscano il Messer Gerbino di Garrone), resa ancora più macroscopica da un dilettantesco doppiaggio che rifrulla quasi tutti i dialetti italiani, tra i quali nel filone decamerotico trionfavano il toscano, in grazia del Boccaccio, e chissà perché il ciociaro.
Le attrici si spogliano abbondantemente, anche se, per citare il Giusti di “Stracult”, dirò che di pelo se ne vede poco. Tristezza per il caratterista triestino Umberto D’Orsi doppiato in romanesco da Ferruccio Amendola.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Modesto film di Biagetti (che pure qui non gestisce il ritmo, mal distribuendo il tempo alle varie fasi), che si salva dall’ignominia solo grazie a un quarto racconto gradevole e ben recitato (quello con Pino Ferrara, Dori, la Santilli e la Ferronao ) e da trame non male, però sfruttate maluccio (terribile la recitazione richiesta a Bufi Landi nella novella d’ambiente romagnolo e inspiegabile la scelta di filmare molte scene in un vero budello). Girato in fretta (notare la comparsa che perde palesemente l’equilibrio mentre impalla Pino Ferrara!). Dal gineceo stavolta spicca la Nell.
Undying

Titolo al quale si deve ufficialmente il neologismo del filone, anche se l’anno precedente su Playmen un acuto recensore aveva già sfornato il termine decamerotico in relazione al film di Pasolini.
Si tratta, in buona (buonissima, dato il cast femminile) sostanza, di un film strutturato in 5 segmenti, del quale resta a discreta memoria quello del medico che approffitta di una moglie finta malata.
Rispetto alla media, l’ilarità è più accentuata, di pari passo con l’erotismo, garantito anche dalla presenza della Santilli (l’Antonia di Nocturno).
Homesick

Discreto decamerotico multidialettale in cinque episodi il cui filo rosso è il tema del marito cornuto. Il cattivo gusto è trattenuto e domina la scena l’allegria, garantita da un folto gruppo di validi caratteristi (De Luca, Dori, Garrone, D’Orsi…) e dai canti goliardici di Pisano. Il gineceo, specializzato nel genere, è ricchissimo e assai generoso: tra le migliori la Santilli, brava attrice e abbondantemente spogliata.

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marzo 20, 2016 Posted by | Erotico | , , , , , , , , | Lascia un commento

Peccatori di provincia

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Alla morte di Emanuele Lo Curcio l’intera famiglia del defunto esulta: i presunti eredi hanno grossi problemi di denaro e tutti indistintamente contano sul lascito per risollevarsi.
Ma con grande stupore e con sommo rammarico scoprono che il defunto Lo Curcio ha lasciato tutta la cospicua eredità alla figlia naturale Domitilla della quale ignoravano l’esistenza.
Per colmo di sventura, quando la ragazza arriva nella casa del padre, con costernazione gli eredi Lo Curcio si rendono conto che la ragazza sta per diventare suora.

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Il Sindaco del paese Renzo Montagnani), marito di una delle figlie di Emanuele, Vincenzina, la sorella del Lo Curcio Concetta e la nipote Gigia sono così costretti a studiare un sistema per spogliare la ragazza di quanto destinatole dal padre.
Dopo varie vicissitudini, sarà Gigia ad avere un’idea: fotografare la suorina nuda nel bel mezzo di un’orgia per farla dichiarare indegna.
Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi….

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Renzo Montagnani

Peccatori di provincia (1976) rappresenta uno dei punti più bassi toccati dall’ormai moribonda commedia sexy.
Commediaccia di grana grossissima infarcita di gratuite volgarità, priva di una trama almeno credibile riesce a reggersi fino in fondo solo per la professionalità del cast assemblato dal regista Tiziano Longo, autore di otto pellicole una più sciagurata dell’altra con l’unica eccezione del discreto Mala amore e morte.
Il regista di Sedicianni, La prova d’amore e Lo stallone punta solo ed esclusivamente al botteghino, riunendo i peggiori stilemi della commedia sexy; turpiloquio, oscenità, battute di grana grossolana e scene sexy.
Se questo amalgama in passato ha funzionato vuoi per qualche felice trovata vuoi per la simpatia di alcuni caratteristi utilizzati nel film in questione ha un peso specifico molto modesto perchè il film è davvero poca cosa.

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Daniela Halbritter

Poche battute che possono strappare un sorrisetto, scene sexy affidate alla splendida Femi Benussi sempre più spogliata e alla legnosissima Daniela Halbritter (qualcuno al ricorderà in Labbra di lurido blu) e sopratutto una trama assolutamente inconsistente e ridicola.
E’ di scena la solita eredità contesa, la solita famiglia di avvoltoi e l’espediente della suorina fotografata in pose compromettenti per renderla indegna dell’eredità paterna; insomma un già visto desolante e privo di fantasia che umilia il cast utilizzato.
Renzo Montagnani e Macha Meril,  Lauretta Masiero e Riccardo Garrone , Femi Benussi non possono da soli, anche con la loro simpatia e professionalità risollevare un prodotto privo del benchè minimo motivo di interesse.
Gli unici sussulti vengono dalle scene di nudo della Benussi, ed è tutto dire mentre l’aver spogliato la Daniela Halbritter dei veli monacali e averla messa in reggicalze (una novizia?) va a tutta dannazione dell’ingegno di chi ha partorito l’idea malsana.
Passi per un filmetto del filone conventuale, ma una scena del genere in una commedia sia pure a sfondo sexy appare blasfema e ridicola.

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Insomma, un prodotto da cinema di serie z a cui apparterrebbe di diritto non fosse per la presenza dei diversi caratteristi citati che un mezzo punto in più lo meritano più come riconoscimento alla carriera che per la loro presenza in questo film.
Prodotto apparso diverse volte in tv però privo di alcune scene sexy che rendono ancora più ridicolo il tutto.
A scrivere la sceneggiatura ci si sono messi in tre, ovvero Paolo Barberi, Nicola e Marino Onorati; non dubito che l’abbiano partorita in una decina di minuti, visto il risultato ottenuto.
Un’ultima cosa.
Passi l’idea di produrre una pellicola erotica (blandamente tra l’altro) e passi anche la scarsa fantasia nello stendere la sceneggiatura e nel girare il film stesso.
Quello che non può passare è il consueto stereotipo della provincia vista come bacchettona e allo stesso tempo maliziosa e sporcacciona.

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E sopratutto non può passare l’immagine di famiglie bramose di denaro e pronte a tutto pur di intascare denaro, composte da persone lascive e dedite ai peggiori vizi privati e affette da ingordigia spropositata oltre che subdolamente descritte come ipocrite e farisee.
Un’immagine deleteria già più volte descritta sopratutto nelle ambientazioni logistiche del Sud Italia; a cambiare questa volta è la location, quella descritta è la provincia opulenta del centro nord, quasi un’universalizzazione dei difetti italici.
Il messaggio veicolato è quello che dalle Alpi alla Sicilia tutti gli italiani sono gli stessi, con poche virtù e tantissimi vizi.

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Peccatori di provincia
Un film di Tiziano Longo. Con Femi Benussi, Macha Méril, Renzo Montagnani, Lauretta Masiero, Riccardo Garrone, Fernando Cerulli, Luciana Turina, Stefano Amato, Otello Belardi
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Renzo Montagnani    …     Sindaco
Macha Méril    …     Vincenzina Lo Curcio
Femi Benussi    …     Gigia
Lauretta Masiero    …     Concetta Lo Curcio
Daniela Halbritter    …     Domitilla Bertacchi
Riccardo Garrone    …     Avvocato

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Regia: Tiziano Longo
Sceneggiatura: Paolo Barberi, Nicola e Marino Onorati
Produzione: Alberto Longo
Musiche: Elio Maestosi,Filippo Trecca
Fotografia: Alfio Contini

dicembre 12, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , | Lascia un commento

Decameron proibitissimo-Boccaccio mio statte zitto

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Mentre a Firenze infuria la peste, un gruppo di persone, giovani e ragazze, si rifugia in una villa, dove il solito cantastorie, per rallegrare l’ambiente, racconta alcune novelle con protagonisti mariti cornuti, frati gaudenti e mogli furbe.
Nella prima novella raccontata, donna Piccarda, una splendida contadina (con spiccato accento napoletano), decide di beffare frate Pasquale, il solito frate puttaniere che la insidia da tempo.

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La donna, aiutata dai fratelli, riesce a farsi sostituire da una sua sguattera brutta come un debito; Piccarda, mandato a chiamare il vescovo, fà sorprendere l’ignaro Pasquale fra le braccia della cameriera, con ovvie risate sotto i baffi degli autori della beffa.
La seconda novella racconta di come Guidobaldo venga beffato da uno spasimante della moglie; l’uomo manda una zingara a vaticinare a Guidobaldo la morte se solo si avvicina carnalmente alla moglie.

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Guidobaldo così fa giacere lo spasimante con la moglie; l’uomo finge di essere morto, e viene quindi trasportato nel bosco.
Li viene raggiunto dalla zingara che incassa il premio pattuito.
Nella successiva, un povero fraticello conosce una bella campagnola e per poter giacere con lei, la introduce nel convento vestita da frate.
Ma il priore scopre il tutto, e fingendo di indignarsi, costringe il fraticello alla penitenza mentre lui si gode le grazie della ragazza.
La quarta novella vede protagonista madonna Brunetta.

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La donna è afflitta dalla gelosia del marito, ma trova il modo di farlo cornuto; scoperta una parete di mattoni che divide la sua camera da quella di un pittore, finge di volersi confessare e racconta al marito, che si spaccia per un frate, di essere visitata ogni notte proprio da un altro frate.
Il marito monta la guardia davanti casa, mentre si scatena il diluvio: madonna Brunetta invece si gode la sua notte d’amore con il pittore.

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La penultima novella vede un giovane nobile rapinato di tutto, incluso i vestiti, dai briganti; l’uomo viene accolto dalla bella moglie di un contadino e naturalmente se la gode.
Il marito, scoperto l’inganno, viene denudato dalla moglie e arrestato dai soldati.
L’ultima novella racconta della beffa ordita da un servitore ai danni del barone Agilulfo, che ovviamente ha una bellissima moglie.

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Il servitore riesce a introdursi nel letto della moglie del barone, ma quest’ultimo per identificare colui che gli ha insidiato la moglie, gli taglia un ciuffo di capelli.
Il giorno dopo tutto è pronto per l’esecuzione del furbo servitore, il quale però, nella notte, ha fatto tagliare i capelli ai suoi colleghi.
Decameron proibitissimo-Boccaccio mio statti zitto appartiene alla florida serie dei decamerotici, ai quali non aggiunge nulla; siamo di fronte alle solite beffe che con Boccaccio nulla hanno a che vedere.
Il pretesto è il solito, ovvero mostrare quanta più epidermide possibile delle attricette che costellano il film.
Il regista,Franco Martinelli, porta sullo schermo un soggetto di Bruno Corbucci, creando una serie di novelle che quanto meno sono sgangherate in maniera inferiore rispetto a tanti titoli similari.

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Nel cast figurano Malisa Longo, la moglie di Agilulfo, Riccardo Garrone, il conte Guidobaldo, Letizia Lehir, la moglie di quest’ultimo, Franco Agostini, che interpreta Rufolo, il racconta storie, Gianni Musy, che interpreta Agilulfo. Piccola parte per la immancabile Carla Mancini, in una delle sue innumerevoli interpretazioni di una cameriera.
Donna Piccarda, la protagonista della prima novella, ciuramente la più riuscita è la bella Krista Nell; piccolo cameo per Maurizio Merli, Pupo De Luca è Fra Pasquale, che passerà un’ora di passione con Adriana Facchetti, imbruttita più del solito.
Null’altro da aggiungere su un film senza infamia e senza lode.

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Decamerone proibitissimo – Boccaccio mio statte zitto, un film di Franco Martinelli. Con Franco Agostini, Enzo Andronico, Alberto Atenari, Bruna Beani, Adriana Facchetti, Riccardo Garrone, Krista Nell, Sergio Serafini, Galliano Sbarra, Maurizio Merli, Malisa Longo, Carla Mancini, Leonora Vivaldi
Erotico, durata 92 min. – Italia 1972.

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Franco Agostini     …     Rufolo da Chioggia
Enzo Andronico    …     Gervasio
Bruna Beani    …     Brunetta
Antonio Cantafora    …     Fra’ Domenico
Fortunato Cecilia    …     Giannozzo
Marzia Damon    …     Martina
Adriana Facchetti    …     Ciuda la serva
Riccardo Garrone    …      Guidobaldo
Ennio Girolami    …     Rinaldo
Letizia Lehir    …     Contessa Floriana
Carla Mancini    …     La cameriera della Baroness Elena
Maurizio Merli    …     Cecco amico di Rinaldo
Gianni Musy    …     Barone Agilulfo
Krista Nell    …     Donna Piccarda
Memè Perlini    …     Guido
Sergio Serafini    …     Rainero
Mauro Vestri    …     Amico di Rainero
Eleonora Vivaldi    …     Marcolfa
Malisa Longo    …     Baronessa Elena
Salvatore Baccaro    …     Brigante
Pupo De Luca    …     Fra’ Pasquale
Jess Hahn    …     Priore

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Regia Franco Martinelli
Soggetto Mario Amendola dalle novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Bruno Corbucci
Casa di produzione Claudia Cinematografica
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Remo Grisanti
Montaggio Carlo Reali
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Antonio Visone

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agosto 11, 2010 Posted by | Erotico | , , , , | Lascia un commento

La bella Antonia, prima monica poi dimonia

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Nel borghetto medioevale di Villasanta arriva un giorno un giovane pittore; è Claudio Fornari, gaudente e impenitente donnaiolo, giunto nel paesino per ritrarre le grazie di Antonia Mencaglia, figlia di messer Domenico. La giovane è innamorata, ricambiata, di Folco Piccolomini, giovane e focoso spasimante della stessa Antonia. Ma l’amore tra i due è ostacolato da messer Domenico, in quanto il giovane Fosco non può disporre dell’eredità paterna, visto che il padre ne ostacola l’amore.

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Malisa Longo

Così messer Domenico, anche lui gaudente e impenitente frequentatore di sottane sopratutto a pagamento, nega ai due giovani il permesso di sposarsi. Così Antonia decide di ritirarsi in convento;  la scelta ricade su quello delle Piccole sorelle del dolore, dove licenziose e poco religiose suorine si sollazzano in ogni modo con i frati del vicino convento. Con uno stratagemma, Antonia riesce a far entrare tra le mura del convento il suo spasimante, e gli si concede.

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Edwige Fenech e Piero Focaccia

Ma un giorno la tresca è scoperta dal padre di Fosco, così la vicenda si conclude con le tanto sospirate nozze tra Antonia e Fosco. Mal incorrerà il giovane nel matrimonio; la leggiadra Antonia non esiterà a cornificarlo proprio con il pittore Claudio nel giorno del banchetto nuziale. Il film si chiude, così come si era aperto, sulle note di una sguaiata canzone, La mutanda-da, cantata da Piero Focaccia, cantante dal buon passato che canta a squarciagola ” Sotto le vesti della ragazza mo’ ce trovi ‘na strana cosa/rossa, gialla, verde o rosa/ma che cosa mai sarà?/La mutanda, la mutanda/nun me so’ capito bene che cos’è ‘sta novità

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Diretto nel 1972 da Mariano Laurenti, La bella Antonia prima monica poi dimonia mostra sin dal titolo l’ammiccante riferimento al genere decamerotico, che per qualche anno impazzò sugli schermi italiani. Un film senza molte pretese, se non quelle di strappare qualche sorriso e mostrare qualche generoso, ma pudico nudo della star Edwige Fenech, bellissima e sexy come sempre e di Malisa Longo, nel ruolo di una ingenua (fino ad un certo punto) locandiera che verrà sedotta da Claudio e da un monaco.

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Lucretia Love

C’ è spazio per la presenza come già detto di Piero Focaccia nel ruolo di Claudio, e della cantante Luciana Turina in quella di una suora. Film senza grosse pretese, ma tutto sommato godibile proprio per la sua mancanza  di esibizione di amplessi che caratterizzerà buona parte della produzione dei film del genere decamerotico.

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La bella Antonia prima monica poi dimonia, un film di Mariano Laurenti. Con Edwige Fenech, Riccardo Garrone, Luciana Turina, Piero Focaccia.,Elio Crovetto, Tiberio Murgia, Dada Gallotti, Umberto D’Orsi, Lucretia Love, Sandro Dori, Malisa Longo, Renato Cecilia, Carla Mancini

Comico, durata 92 min. – Italia 1972.

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Edwige Fenech: Antonia
Piero Focaccia: il pittore Claudio Fornari
Dada Gallotti: Domicilla
Riccardo Garrone: Giovanni Piccolomini
Romano Malaspina: Folco Piccolomini
Malisa Longo: Caterina
Luciana Turina: Madre badessa
Umberto D’Orsi: Domenico Mincaglia
Lucretia Love: Ippolita
Elio Crovetto: Fra’ Pomponio
Fortunato Cecilia: Ariosto
Tiberio Murgia: Fra’ Filippuccio
Josiane Tanzilli: la servetta bionda
Sandro Dori: Raffaello
Carla Mancini: una suora
Gianni Pulone: un amico di Ariosto

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Regia Mariano Laurenti
Soggetto Carlo Veo
Sceneggiatura Carlo Veo
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliana Attenni
Musiche Berto Pisano

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lec vesti della ragazza mo’ ce trovi ‘na strana cosa/rossa, gi

alla, verde o rosa/ma che cosa mai sarà?/La mutanda, la mutanda/nun me so’ capito bene che cos’è ‘sta novità”).

febbraio 16, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , | 1 commento