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Buona parte di Paolina

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Maria Paola Buonaparte,conosciuta come Paolina,sorella minore di Napoleone Bonaparte dalla quale era divisa da 8 anni di età,
è stata storicamente una donna irrequieta,bellissima,anticonformista.
Andata sposa a 17 anni al generale Victor Emanuel Leclerc,rimase vedova a 22 anni e sposò in seconde nozze il principe Camillo Borghese
su espressa richiesta del più famoso fratello,intenzionato ad imparentarsi con la nobiltà romana.
Una donna inquieta,come dicevo;dette scandalo nei salotti romani con il suo comportamento assolutamente fuori dalle regole,che culminò nella
raffigurazione marmorea che ne fece Antonio Canova,che la ritrasse nuda nel celebre Venere vincitrice.
La sua figura,sicuramente affascinante,è stata calunniata per molto tempo;descritta come una dissoluta ninfomane,in realtà era semplicemente una donna innamorata della vita.E alla luce della sua breve esistenza,terminata nel 1825 a soli 45 anni,ne aveva tutte le ragioni.
Nel 1973 il regista Nello Rossati fece uscire sugli schermi una pellicola a lei dedicata,piuttosto irriguardosa della realtà storica e con personaggi
caricaturati in eccesso.

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A metà strada tra il decamerotico e il film storico,Buona parte di Paolina è un prodotto debole e artificiosamente costruito,con più di un occhio
alla parte più pruriginosa della vita della nobildonna e sicuramente meno a quello che avvenne nella realtà.
Il film soffre di un’eccessiva “popolarizzazione” del linguaggio,tanto da sfociare spesso nel pecoreccio e nel triviale.
Stornelli volgari e raffigurazioni caricaturali (Canova è un degenerato,il principe Borghese un imbelle) completano l’opera,rendendo il film un ensemble di scenette in perenne bilico tra l’erotico e il farsesco più bieco.
A tal pro valga la recensione fatta da Segnalazioni cinematografiche,che parla di “”Un film in cui la storia di Paolina Borghese non serve che di pretesto per sciorinare una colluvie di sudicerie. Rigurgitante di sconcezze nelle immagini e nei dialoghi, cui va aggiunto un ritratto calunnioso e irriverente del papa, questo prodotto si rivela di una desolante mediocrità.”
Un vero peccato,per un film che poteva avere una sua valenza positiva,sopratutto per la presenza di grandi nomi del nostro teatro,come Elio Pandolfi e Fiorenzo Fiorentini oppure ottimi comprimari come Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho;viceversa,tutto sfocia nella commedia farsesca più triviale,finendo per diventare un prodotto di scarsissimo valore.

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La trama succinta:
la bellissima sorella di Napoleone sposa contro voglia il Principe Borghese,che pur avendo pochi anni più di lei è affetto da impotenza.
La ruspante neo principessa allora concede i suoi favori un pò a tutti,con grave scandalo della nobiltà romana.Non contenta,prende a correre nuda per Villa Borghese,tolta al popolo romano e diventata una sua esclusiva proprietà e alla fine
posa nuda per il celebre scultore Canova.
La contemporanea partenza da Roma del Papa e della sua corte toglie alla scatenata principessa tutti gli uomini disponibili,con conseguenze nefaste.
Il ritorno del Papa e della sua corte riporterà tutto allo status quo e Paolina potrà tornare a Parigi,con buona pace di tutti.
Il livello dei dialoghi è abbastanza scadente;valga per tutti il più famoso contenuto nel film “Come lo chiamerebbe, una moglie romana, il marito che se ne va lontano e la lascia sempre sola?” “Con una moglie così se pò chiamà solo cojone!”.
Paolina Bonaparte è interpretata da Antonia Santilli,qui in uno dei pochissimi ruoli da protagonista;bella,sicuramente,in possesso delle doti necessarie ad un’attrice,è costretta a non lesinare le sue grazie.

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Il che è un bel vedere,ma un film non può reggere solo su nudi e battute e volgari.
In quanto a Nello Rossati,il film segna una battuta d’arresto per un regista che precedentemente si era fatto notare con due discreti prodotti,Bella di giorno moglie di notte e La gatta in calore.La sua è una regia incolore, priva di guizzi.
Film letteralmente scomparso dai circuiti cinematografici,resta ancor oggi molto raro.A parte la presenza degli attori segnalati,dignitosa la prova di Antonia Santilli spesso e volentieri in abiti meno che succinti.Troppo poco per avventurarsi nella visione di un film inutile.
Buona parte di Paolina
Un film di Nello Rossati. Con Checco Durante, Rossana Di Lorenzo, Marina Berti, Antonia Santilli, Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho, Elio Pandolfi, Renato Pinciroli, Enzo Liberti, Piero Vida, Ernesto Colli, Diego Ghiglia, Carlo Giordana, Anthony Fontane Erotico, durata 89 min. – Italia 1973

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Antonia Santilli: Paolina Bonaparte
Ettore Manni:Il brigante
Fiorenzo Fiorentini:Il giardiniere letterato
Elio Pandolfi:Antonio Canova

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Regia: Nello Rossati
Soggetto: Nello Rossati, Luigi Russo
Sceneggiatura: Nello Rossati, Luigi Russo
Fotografia: Alfio Contini
Musica: Gianfranco Plenizio
Costum: Liliana Galli
Scene: Jo Chevalier
Montaggio: Mario Gargiuolo
Suono: Roberto Alberghini
Produzione: Cineproduzioni Peg
Distribuzione: Indipendenti Regionali

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gennaio 10, 2017 Posted by | Erotico | , , | 3 commenti

Decameroticus

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Il 1972 è l’anno più fertile per i cloni degenere del Decameron pasoliniano;Giuliano Biagetti,dopo l’ottima prova di Interrabang decide di cavalcare l’onda del filone decamerotico confezionando un film di discreta levatura,basato come recitano i titoli su novelle del Boccaccio, Aretino e Bandello.
Novelle licenziose,ovviamente.
In questo caso si tratta di cinque racconti brevi con un tema portante,quello delle corna.
Prima novella:

-Elisa è stufa di suo marito,gelosissimo e possessivo.L’uomo arriva a sostituirsi al sacerdote nel confessionale,
ma Elisa sa che c’è lui dietro le mentite spoglie del frate.Cosi gli racconta di essere posseduta da un giovane tutte le notti.
L’uomo si piazza davanti la porta di casa,ma la furba Elisa con uno stratagemma si gode il suo giovane amante.
L’indomani lo stanco marito viene beffato dalla donna,che riesce a fargli credere che gli è fedele.

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Gabriella Giorgelli

Seconda novella:

-Lambertuccio è un giovane sfrontato e audace,capo delle guardie del severo giudice Volfardo.Il giovane si diverte
spesso proprio ai danni del giudice che decide così di vendicarsi.
Convince Leonetto,noto playboy che corre dietro ad ogni sottana a sedurre la moglie di Lambertuccio.Ma resterà beffato perchè sia
Leonetto che Lambertuccio si godranno le grazie della bella moglie del giudice,Isabella,alle spalle dell’ignaro cornuto che così sarà
beffato crudelmente.
Terza novella:

per potersi godere le grazie della procace domestica,un uomo convince il suo garzone di bottega a dormire nel suo letto.
Domitilla,la moglie,però conosce le intenzioni del marito e convince la domestica a sostituirsi a lei.Finisce così che mentre il garzone
e la domestica se la spassano,Domitilla riceve le attenzioni del proprio marito.

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Quarta novella:

l’ingenuo Casimiro si fa beffare da un improvvisato venditore di unguenti che nulla hanno di miracoloso;l’uomo,con la scusa di
curare la moglie di Casimiro,lo beffa sotto il suo stesso naso godendosi le grazie della moglie.
Quinta novella:

Ciccio e Germino sono due mercanti,che spesso devono assentarsi per lungo tempo da casa.
I due,durante un colloquio,si scambiano consigli su come evitare il tradimento delle rispettive mogli,ma alla fine si faranno becchi a vicenda.

Qualche buona trovata,ma nella sostanza un film volgarotto nobilitato però da un cast di attrici specializzate in commediole erotiche spacciate
per “novelle licenziose d’autore
Al solito,il pretesto per l’esibizione di centimetri di epidermide è dato da storielle che con lo spirito boccaccesco ridanciano e sottilmente anticlericale
nulla hanno a che vedere.
Scrive Segnalazioni Cinematografiche (Centro cattolico cinematografico),decisamente di parte e anche molto impietosamente:
Il film, che si dice ispirato a novelle del Boccaccio, Aretino e Bandello, senza nesso tra loro, ritrova un filo conduttore unicamente nella ricerca di
situazioni licenziose e lascive, cui offre un notevole contributo il dialogo di una volgarità e rozzezza senza pari, e una quantità di scene esibizionistiche
e sensuali ormai adusate in opere del genere. Di fronte a questo, passano in secondo ordine persino le melensaggini della interpretazione e l’insulsa regia.
Resta la pretestuosa ambientazione. Inutile dire che il tutto è inqualificabile e moralmente negativo.

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Una vera requisitoria,che in qualche modo però stigmatizza quella che era la visione da parte di buona parte della critica del fenomeno decamerotici.
In realtà siamo di fronte ad uno dei tanti cloni del Decameron non più volgare di altri;a nobilitarlo ci sono attrici di buon valore,come le sempre
bellissime Orchidea De Santis e Gabriella Giorgelli,Margaret Rose Keil e Krista Nell con l’aggiunta di una giovanissima Antonia Santilli.
Per l’ennesima volta compare in un cast decamerotico Pupo De Luca,recordman del genere mentre inaspettatamente c’è il bravissimo e compianto Riccardo Garrone.
Prodotto che stiracchia la sufficienza,ma nulla più.
Regia,quella di Biagetti,meno “cagnesca” di altre per un film passato curiosamente molte volte sulle tv commerciali ma del quale circola
solo una pessima versione ricavata da VHS disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Saizp1IZ47g

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Decameroticus
Un film di Pier Giorgio Ferretti. Con Orchidea De Santis, Riccardo Garrone, Pupo De Luca, Margaret Rose Keil,Krista Nell,Aldo Bufi Landi, Pietro Tordi, Pino Ferrara, Corrado Olmi, Umberto D’Orsi, Sandro Dori, Gabriella Giorgelli, Rosita Torosh, Antonia Santilli Erotico, durata 92 min. – Italia 1972.

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Riccardo Garrone: Gerbino
Marina Fiorentini: Domitilla
Edda Ferronao: Agnese
Pino Ferrara: Ciccillo
Sandro Dori: Casimiro
Orchidea De Santis: moglie di Ciacco
Pupo De Luca: marito di Elisa
Umberto D’Orsi: marito di Domitilla
Aldo Bufi Landi: Lambertuccio
Antonia Santilli: Pamela
Pietro Tordi: il giudice Vulfardo
Gabriella Giorgelli: Elisa
Krista Nell: Isabella
Margaret Rose Keil: Nardella
Corrado Olmi: Ciacco

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Regia Pier Giorgio Ferretti
Soggetto Giorgio Mariuzzo da Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Giorgio Mariuzzo, Fiorenzo Fiorentini (dialoghi)
Casa di produzione Flora National
Distribuzione (Italia) Variety
Fotografia Anton Giulio Borghesi
Montaggio Pier Giorgio Ferretti
Musiche Berto Pisano
Scenografia Ennio Michettoni
Trucco Gloria Fava

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L’opinione di sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it

Mamma mia che film! Be’ dal titolo c’era da aspettarselo… Si tratta di una delle tante variazioni, il cui filone per l’appunto prese il nome di “decamerotico”, seguite al successo del film “Decameron” di Pasolini. Film come questo, che si dice tratto da novelle del Boccaccio, del Bandello e dell’Aretino, si basano su due cose, l’erotismo e la comicità. In realtà l’erotismo non viene mai fuori, rimanendo attanagliato nell’imbarazzo di corpi nudi che si dimenano per risaltare una certa comicità gestuale.
Ma proprio la comicità è l’altro grande assente del filone decamerotico, o quanto meno di questo film, che proprio non fa mai ridere. Rimane impressa soltanto una certa volgarità del linguaggio (“Chi dorme ‘un piglia ‘culi!” esclama in improbabile toscano il Messer Gerbino di Garrone), resa ancora più macroscopica da un dilettantesco doppiaggio che rifrulla quasi tutti i dialetti italiani, tra i quali nel filone decamerotico trionfavano il toscano, in grazia del Boccaccio, e chissà perché il ciociaro.
Le attrici si spogliano abbondantemente, anche se, per citare il Giusti di “Stracult”, dirò che di pelo se ne vede poco. Tristezza per il caratterista triestino Umberto D’Orsi doppiato in romanesco da Ferruccio Amendola.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Modesto film di Biagetti (che pure qui non gestisce il ritmo, mal distribuendo il tempo alle varie fasi), che si salva dall’ignominia solo grazie a un quarto racconto gradevole e ben recitato (quello con Pino Ferrara, Dori, la Santilli e la Ferronao ) e da trame non male, però sfruttate maluccio (terribile la recitazione richiesta a Bufi Landi nella novella d’ambiente romagnolo e inspiegabile la scelta di filmare molte scene in un vero budello). Girato in fretta (notare la comparsa che perde palesemente l’equilibrio mentre impalla Pino Ferrara!). Dal gineceo stavolta spicca la Nell.
Undying

Titolo al quale si deve ufficialmente il neologismo del filone, anche se l’anno precedente su Playmen un acuto recensore aveva già sfornato il termine decamerotico in relazione al film di Pasolini.
Si tratta, in buona (buonissima, dato il cast femminile) sostanza, di un film strutturato in 5 segmenti, del quale resta a discreta memoria quello del medico che approffitta di una moglie finta malata.
Rispetto alla media, l’ilarità è più accentuata, di pari passo con l’erotismo, garantito anche dalla presenza della Santilli (l’Antonia di Nocturno).
Homesick

Discreto decamerotico multidialettale in cinque episodi il cui filo rosso è il tema del marito cornuto. Il cattivo gusto è trattenuto e domina la scena l’allegria, garantita da un folto gruppo di validi caratteristi (De Luca, Dori, Garrone, D’Orsi…) e dai canti goliardici di Pisano. Il gineceo, specializzato nel genere, è ricchissimo e assai generoso: tra le migliori la Santilli, brava attrice e abbondantemente spogliata.

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marzo 20, 2016 Posted by | Erotico | , , , , , , , , | Lascia un commento

Ancora una volta prima di lasciarci

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Un amore che termina,un matrimonio che si dissolve.
Giorgio e Luisa si incontrano e assieme riportano indietro l’orologio dei ricordi rievocando quelle che sono state le cause della fine del loro matrimonio.
Erano una coppia felice,ma le incomprensioni,i dubbi i sospetti avevano minato il loro rapporto.
Luisa era convinta che suo marito la tradisse,per questo si era concessa ad un umile lavoratore.
Giorgio dal canto suo aveva avuto delle avventure:una sua collega di lavoro prima,poi la moglie di un ginecologo,Marco.
Luisa,incinta di Giorgio,perse il bambino per un’accidentale caduta e subito dopo ebbe una relazione proprio con l’uomo che le aveva procurato
l’aborto,Marco,la cui moglie era stata l’amante di Giorgio.
La coppia si dissolse quando Giorgio in seguito all’ennesima avventura,contrasse la parotite finendo per diventare sterile
mentre Luisa,ormai delusa dal marito,ebbe come amante un giovane hippy americano.

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L’ultimo incontro sa di tristezza e malinconia;inutilmente Giorgio cerca di recuperare il rapporto con la ex moglie che rifiuta di tornare con lei,anche perchè adesso aspetta un figlio da un altro uomo.
Ancora una volta prima di lasciarci è un film del 1972 diretto da Giuliano Biagetti,regista di 14 opere di livello sufficiente,qui in un dramma
che sa di malinconia e tristezza,come tutti gli amori che sfioriscono e che si eclissano.
Il tema della coppia e del tradimento è quindi centrale;tradimento più casuale che fortemente voluto,frutto di cose non dette,inespresse.
Un po la cartina di tornasole di tanti altri matrimoni,consumati dalla routine o dall’incomunicabilità
Ma anche un film monotono e poco coinvolgente,ingessato.
Colpa di una sceneggiatura improbabile e di una recitazione impaludata,quasi che i due attori protagonisti,pur bravi professionisti,abbiano
snobbato la storia, limitandosi ad una recitazione svogliata e poco coinvolta a livello personale.
Dall’aborto all’infedeltà alla sterilità,nulla viene trascurato per raccontare la storia di una coppia che però ha in se i germi del fallimento;
e questo Biagetti lo racconta con il flash back,senza però mai scalfire la superficie.

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Pure il film ha delle doti non trascurabili,come la capacità di non scadere mai nel banale grazie anche a dialoghi che mantengono vivo l’interesse dello spettatore.
Non dimentichiamo infatti che questo tipo di film girati “in camera” spesso si trasformano in abissi di noia sconfinata.
Va quindi riconosciuto a Biagetti almeno lo sforzo di aver provato una strada alternativa,ovvero il recupero della vita di due persone
che nel passato hanno condiviso la vita in comune e che malinconicamente scoprono che il passato non si può recuperare,non dopo gli incontri che
fatalmente si finisce per fare quando la vita ricomincia.
Un film in chiaro scuro,in definitiva.
Predominano le incertezze,ma alla fine non ci si trova davanti ad un prodotto bolso o sciapo,quanto piuttosto deludente per le cose che si potevano dire e fare.

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Un film praticamente scomparso e che ancora oggi è di difficilissima reperibilità.
Insoddisfacenti le prove di Corrado Pani e Barbara Bouchet,incerta la regia di Biagetti.

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Un film di Giuliano Biagetti. Con Franco Fabrizi, Barbara Bouchet, Olga Bisera, Corrado Pani, Antonia Santilli, Donato Castellaneta, Eugene Walter, Stella Carnacina Commedia, durata 100 min. – Italia 1973

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Corrado Pani … Giorgio
Barbara Bouchet … Luisa
Franco Fabrizi … Marco

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Regia: Giuliano Biagetti
Sceneggiatura: Giuliano Biagetti,Antonio Borghesi
Produzione: Enzo De Punta
Musiche: Berto Pisano
Fotografia: Antonio Borghesi
Montaggio: Alberto Moriani
Art decoration: Franco Bottari
Costumi: Tellino Tellini

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L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Incontro definitivo d’una coppia sull’orlo del declino: ultimo ritrovo, nel quale si rievocano tradimenti (casuali più che voluti), drammi (sterilità ed aborto)
dovuti ad un rapporto che il destino tende -con il passar degli anni- a rendere sempre più problematico. La vicenda di Luisa e Giorgio sembra quella di Giulietta e Romeo au contraire,
e Giuliano Biagetti è regista che ha dato alla storia pochi titoli, ma alquanto “disagevoli” (Decameroticus, La svergognata o L’appuntamento), com’è il caso di questo malinconico dramma erotico.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

L’ultima volta prima di lasciarsi collima con l’ennesimo incontro nella speranza di tornare insieme, ma se entrambe le parti in causa discordano sulla reunion non resta che l’amarezza di raccontarsi il passato e voltare pagina. Una commedia agrodolce seventy in odore di confessioni spiattellate quasi come per svelare le carte di un gioco.
La Bouchet è perfetta per il ruolo: disincantata, arrendevole, femmina. La qualità maggiore del film è che, pur essendo basato su un format da camera, sa coinvolgere e non annoia mai.

L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Una chicca di lavoro per tutto: trama, impostazione, costumi, bravura degli attori, epilogo, colpi di scena. Sono due coniugi che brindano alla loro separazione e poi si raccontano i retroscena di 30 anni di vita comune… Se ne vedono di cotte e di crude, si accumulano una serie di personaggi e di situazioni allucinanti; il film si tinge ora di comico ora di iperdrammatico, ma la vera stangata sono certi discorsi di filosofia pratica, nella quale chi ha una lunga relazione alle spalle può trovare riscontri sconvolgenti o addirittura scioccanti.

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febbraio 8, 2016 Posted by | Drammatico | , , , , , | Lascia un commento

Grazie signore P.

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Nella magnifica isola di Pantelleria arrivano, per trascorrere un breve periodo di vacanza, due donne affascinanti; Anna ed Eva sono nell’isola motivo di turbamento per il giovane Marco, che vive con sua madre dopo essere rimasto orfano del padre morto qualche giorno dopo le nozze.
Le due donne, disinibite e cacciatrici, decidono di sedurre il ragazzo che però misteriosamente sfugge alle loro attenzioni.
Marco sembra addirittura infastidito dalla loro intraprendenza e così Anna ed Eva decidono di scoprire il motivo di tanta misoginia.
Ben presto appurano che Marco è traumatizzato dal comportamento libertino della madre che, subito dopo l’inattesa morte del marito e dopo la nascita del figlio si è trasformata in una specie di ninfomane insaziabile pronta a concedersi a qualsiasi maschio dell’isola.

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Evelyn Stewart

Sarà un rito pagano, consumato da Anna ed Eva in una grotta dell’isola a sbloccare Marco, che, dopo l’ingestione di un potente afrodisiaco, nello sfuggire per gioco alle due donne finisce per imbattersi nella madre; il giovane per la sorpresa cade e batte la testa restando esanime.
Lo choc subito nel vedere il figlio sanguinante crea nella madre di Marco un insopprimibile desiderio di cambiare vita.
Da quel momento in poi la donna abbandonerà gli atteggiamenti tenuti sino a quel momento e quando arriverà il giorno della partenza di Anna ed Eva a Marco non resterà altro da fare che ringraziare le due donne per averlo iniziato all’amore fisico, per aver contribuito involontariamente alla conversione della madre e in fondo ad averlo liberato dal suo complesso…

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Grazie signore P. è un film diretto nel 1972 dal regista di origini turche Renato Savino, qui alla sua prima opera dietro la macchina da presa; Savino, nel corso della sua breve carriera da regista dirigerà solo 4 film, nessuno dei quali memorabile ma accomunati da una certa abilità registica e da una buona capacità di assemblare storie non prive di interesse.
Decameron ‘300,Mamma… li turchi! e I ragazzi della Roma violenta sono film diretti con mano agile e il regista inspiegabilmente, nel 1976 abbandona la macchina da presa in concomitanza con l’uscita di I ragazzi della Roma violenta, che è anche l’ultimo film che sceneggerà.
Una prova di buon livello, questa offerta con Grazie signore P.
Il tema a sfumatura edipica, la relazione tra il giovane Marco e le due disinibite amiche lombarde, il trauma subito dalla madre del protagonista non sono certo novità, ma Savino sfugge dalla palude dell’ovvio e del risaputo con una storia raccontata sobriamente e senza indulgenze al morboso che la storia stessa può scatenare.
L’elemento erotico è più di facciata che di sostanza e non è mai volgare.

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Le due protagoniste principali della storia, Antonia Santilli e Evelyn Stewart lavorano con professionalità e certo stride un po il loro affiatamento con quanto dichiarato ai giorni nostri dalla Santilli in una intervista rilasciata a Nocturno:
Se io non ero nessuno, lei era una signora che aveva fatto anche film importanti Evelyn Stewart, Ndr) Con lei ho avuto un pessimo rapporto, era una persona parecchio odiosa, mi umiliava abbastanza. Mi trattava molto male: «Avrai fatto anche l’Università, ma sei proprio ignorante», mi diceva. Pensa te… Con le donne, comunque, a quel che ricordo, sui set non sono mai andata d’accordo. Non certo per colpa mia. Perché forse mi vedevano come una rivale…
Buona la prova offerta da Hiram Keller, il protagonista maschile del film, il giovane che scoprirà il fascino sottile femminile grazie alle due amiche;l’attore americano, che ritroveremo nello stesso anno nel film Il sorriso della iena è misurato e sobrio ed è un vero peccato che dieci anni dopo abbia abbandonato le scene.
La storia è ambientata a Pantelleria, magnifica isola in provincia di Trapani che ha un territorio molto simile ad una località africana, vista anche la vicinanza con il continente nero dal quale dista meno di 70 Km.
Una location naturale selvaggia e affascinante, che dona alla pellicola un sapore esotico e intrigante.
Un film quindi di buona fattura e scorrevole, che però è di difficilissima reperibilità, se non in una riduzione da passaggi televisivi ormai datati.

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In rete infatti è disponibile una versione probabilmente purgata del film molto rovinata che non rende giustizia alla magnifica location e al film stesso.
Purtroppo, in assenza di un’edizione digitale, bisogna accontentarsi…
Grazie signore P…
Un film di Mauro Stefani (Renato Savino) Con Evelyn Stewart, Hiram Keller, Irina Ross, Umberto Di Grazia Commedia, durata 94 min. – Italia 1972.

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Hiram Keller: Marco
Ida Galli: (con il nome Evelyn Stewart)
Antonia Santilli: (con il nome Irina Ross)

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Regia Renato Savino
Sceneggiatura Renato Savino
Fotografia Silvio Fraschetti
Montaggio Roberto Colangeli

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La recensione del sito cinerepublic.filmtv.it
Un ragazzo ha problemi con il sesso, evidentemente causati da attacchi di ninfomania della madre, sorti nella signora dopo la morte del marito, che spingono la donna tra le braccia di molti uomini (che lei durante l’amplesso chiama con il nome del coniuge defunto), situazione del quale il giovane prova vergogna. L’incontro con due splendide turiste al quale si offre di fare da guida turistica forse potrà guarirlo. Alternando sprazzi di commedia sexy del periodo con seri passaggi drammatici un film molto interessante e ben girato. Suggestive le riprese della ricostruzione del rito dionisiaco nella grotta (per il quale il regista disse di essersi ispirato a leggende del luogo) e da (s)culto la spiegazione fornita da una delle due ragazze del rapporto tra le donne e il sesso (“Se una lo fa per soldi è una prostituta! Se invece lo fa per piacere è una puttana! I due termini sono diversi.”). Inutile quindi che vi spieghi il significato del titolo… Le due belle attrici sono Ida Galli e Antonia Santilli (che si firma con lo pseudonimo Irina Ross). Se la prima è più conosciuta (con il nome d’arte di Evelyn Stewart), la seconda è una delle interpreti del cinema italiano più splendide del periodo (nulla da invidiare alle più famose Fenech, Guida, etc…). Dopo aver saltato il ruolo che inizialmente avrebbe dovuto avere di moglie di Al Pacino in SERPICO, la bellissima Antonia si ritirò dalle scene sposando un dirigente di una compagnia aerea. Questo rimane uno dei film più importanti da lei interpretati (insieme a IL BOSS di Fernando Di Leo) e uno dei principali film scandalosi degli anni ’70. Da (ri)scoprire!!!

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Trasuda solarità e ottimismo questa vicenda esotico-erotico-edipica sullo sfondo del mare e delle grotte di Pantelleria: non solo per il paesaggio in sé, ma anche per la naturalezza e l’espansività della Galli e della Santilli che, epigone della cosmopolita e libertina Emanuelle, si adoperano con il cuore e con il corpo per guarire i traumi dell’introverso Keller. Purissima arte i ripetuti nudi integrali della Santilli, offerti con la spontaneità tipica del cinema anni Settanta. Aiuto regista, il csc Di Grazia ha il consistente ruolo del bighellone Mimì. Piacevole.

L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com
Credo che per tanti ventenni valga ancora la pena di vederlo, visto che tutte le generazioni son piene di teenager maschili che hanno questa bellezza quasi dannata, perché rovinata da un’infelicità abissale di fondo, il più delle volte causata da un rapporto squilibrato con la madre… Sottolineo che le location siciliane sono magnifiche, ma Savino è un regista crudo, legato all’immediato, a quello che è, e in tal modo se con I ragazzi della Roma violenta riesce a fare un capolavoro assoluto, qui invece manca quella poesia che sarebbe importante…
Musiche Giancarlo Chiaramello

Grazie signore p. Pantelleria, spiagge

 

Una delle splendide spiagge di Pantelleria,location del film

Grazie signore p. Pantelleria, le grotte comunicanti

Le grotte comunicanti di Pantelleria

Grazie signore p. Pantelleria, veduta

Veduta di Pantelleria

luglio 16, 2013 Posted by | Commedia | , , | 1 commento

Il boss

Il boss locandina

E’ davvero un’impresa raccontare in maniera succinta la trama di Il boss, film del 1972 di Fernando Di Leo, uno dei registi più capaci del nostro cinema. Un film violento, in cui non si contano i morti, in una guerra di mafia che coinvolge tre famiglie dell’onorata società, un poliziotto marcio e un sottobosco fatto di onorevoli in odore di mafia, avvocati collusi sempre con l’onorata società e con la polizia che per una volta si limita a guardare, con il risultato finale di vedere decapitato il vertice della mafia stessa. Solo all’apparenza….

Il boss 10

In una sala cinematografica un gruppo di 9 mafiosi si gode la visione di un film pornografico. Lanzetta,un killer al soldo del boss Carrasco, armato di un fucile lancia bombe, stermina gli uomini dal primo all’ultimo. Cocchi, unico superstite del gruppo, l’unico a non essere presente in sala, decide di vendicare l’affronto, e con l’aiuto dei suoi uomini fa sequestrare la figlia di Giuseppe D’Aniello, che è un amico e socio in affari di Carrasco, nonchè protettore dello stesso Lanzetta. Da Carrasco arriva a quest’ultimo un ordine preciso: evitare qualsiasi trattativa con Cocchi, in caso contrario, ovvero un cedimento di D’Aniello verso i rapitori, l’uomo deve essere eliminato.

Il boss 13
Richard Conte è Don Carrasco, il Boss

Lanzetta riesce ad individuare il rifugio dei sequestratori, a liberare la ragazza, Daniela, una giovane drogata e ninfomane, uccidendo i sequestratori. L’uomo porta la ragazza nel suo rifugio, nel quale ha una storia di sesso con la stessa, proprio mentre all’esterno la guerra tra bande raggiunge l’apice. A farne le spese sarà proprio Cocchi, ucciso dal corrotto commissario Torri, uomo al soldo di Carrasco.

Il boss 14

Henry Silva

Ma Lanzetta, che ha fiutato la trappola in cui vorrebbe farlo cadere Carrasco, uccide sia Torri che i sicari della mafia che erano in compagnia di Cocchi. Lanzetta e Pignataro, gli unici superstiti delle due famiglie vincenti, Carrasco e D’Aniello, decidono di eliminare il boss dei boss, Carrasco, e ci riescono, scatenando un inferno di fuoco sugli uomini del boss. La polizia, guidata dal questore di palermo, assiste imperturbabile agli eventi, limitandosi a tenere solo la conta dei morti ammazzati. Tra i due superstiti, Lanzetta e Pignataro, c’è uno di troppo……

Il boss 6
Antonia Santilli è Daniela D’Aniello

Il boss 1
Pier Paolo Capponi è Cocchi

Film complesso, velocissimo; per una volta Di Leo bada poco al discorso sociale, limitandosi a sfiorare il discorso denuncia sulle connessioni, sull’intreccio politica-mafia-istituzioni, privilegiando viceversa l’azione, le sparatorie e il ritmo. Se il film difetta di profondità, guadagna tutto sul piani della velocità,affidando tutto ad una serie impressionante di sparatorie, morti ammazzati, colpi di scena. Se l’impianto narrativo risulta troppo complesso, lo si deve alla volontà del regista di supplire ad una trama che (non dimentichiamo), è tratta da un romanzo, Il mafioso. Sicuramente di alto livello il cast:

Il boss 2

Il boss 3

Richard Conte è Don Carrasco, con una caratterizzazione del personaggio così puntigliosa da far credere davvero ad una sua identificazione reale con il mafioso interpretato;
Henry Silva,  impassibile, freddo, spietato, è Lanzetta, il killer che riesce alla fine a sopravvivere a tutti gli scontri, agli agguati. Un’interpretazione di prim’ordine, la sua;
Vittorio Caprioli è il questore, con un accento siciliano poco credibile, ma sempre all’altezza;
Gianni Garko, nel ruolo del corrotto commissario Torri, anche lui con un accento siciliano assolutamente da dimenticare:
Pier Paolo Capponi, sobrio e asciutto nel ruolo del mafioso Cocchi;
Antonia Santilli, brava e sexy nel ruolo di Daniela;
Corrado Gaipa, l’avvocato Rizzo, un altro specialista nelle interpretazioni di personaggi viscidi,
Howars Ross, che interpreta Melende, uno degli uomini della banda di Cocchi, accreditato come Renato Rossini.

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Gianni Garko

Il boss ebbe una serie di traversie giudiziarie, per un curioso incidente; il ministro Gioia, sentendosi diffamato in una sequenza del film in cui sembra venisse accostato il suo nome a quello di altri mafiosi, chiese il sequestro del film. La storia non ebbe seguito in quanto lo stesso ministro ritirò poi la denuncia.

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Il boss, un film di Fernando Di Leo. Con Henry Silva, Vittorio Caprioli, Richard Conte, Antonia Santilli, Gianni Musy, Mario Pisu, Andrea Aureli, Andrea Scotti, Gianni Garko, Salvatore Billa, Corrado Gaipa, Giorgio Dolfin, Marino Masé, Pietro Ceccarelli, Claudio Nicastro, Sergio Ammirata, Pier Paolo Capponi
Thriller, durata 111 min. – Italia 1972.

Il boss banner gallery

Il boss 11

Il boss 9

Il boss 7

Il boss 5

Il boss 4

Il boss banner personaggi

Henry Silva: Nick Lanzetta
Richard Conte: Don Corrasco
Gianni Garko: Il commissario Torri
Pier Paolo Capponi: Cocchi
Antonia Santilli: Rina Daniello, figlia di Don Giuseppe
Vittorio Caprioli: Il questore
Claudio Nicastro: Don Giuseppe Daniello
Corrado Gaipa: L’avvocato Rizzo
Gianni Musy: Carlo Attardi
Mario Pisu: Onorevole Gabrielli
Fulvio Mingozzi: Un poliziotto
Marino Masé: Pignataro
Renato Rossini: Melende, uno dei sequestratori
Sergio Ammirata: Uno dei sequestratori
Andrea Scotti: Uno dei sequestratori
Empedocle Buzzanca: Il maresciallo
Bruno Bertocci: Il medico legale
Pietro Ceccarelli: Maione

Il boss banner cast

Regia Fernando Di Leo
Soggetto dal romanzo “Il mafioso” di Peter McCurtin
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Fotografia Franco Villa
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Francesco Cuppini

Il boss locandina 1

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Il boss foto 2

Il boss foto 1

luglio 7, 2009 Posted by | Thriller | , | Lascia un commento