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Il coltello di ghiaccio

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Jenny Ascott è una cantante molto famosa, che è in viaggio per recarsi a casa di sua cugina Martha Caldwell.
Costei è muta, dopo lo choc provato nel corso di un incidente ferroviario che ha visto tra le vittime entrambi i genitori.
Le due donne sono felici di incontrarsi e salgono in auto per recarsi nella villa dove abita Martha, ma durante il viaggio sono costrette a fermarsi;complice la nebbia che copre la zona,le due donne sembrano essere seguite da uno sguardo interessato, che si materializza nello specchio retrovisore dell’auto.
Entrambe scosse, le due donne arrivano finalmente a casa Caldwell.

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Nella notte una scossa Jenny sente un rumore provenire dal garage della villa; scende e viene uccisa da una mano misteriosa.
Partono le indagini della polizia, che prediligono da subito la traccia del maniaco; l’indiziato è quindi l’uomo misterioso i cui occhi sono apparsi a Jenny e Martha durante il viaggio dalla stazione alla villa.
Ma la mano misteriosa nel frattempo colpisce ancora; a cadere questa volta è la signora Pretòn, governante di casa Caldwell.
Le indagini della polizia proseguono ed ecco che a cadere nelle mani della stessa è un giovane sospettato di omicidio.
La sua fidanzata infatti era stata rinvenuta morta lungo il fiume e così il giovane viene tratto in arresto: sembra la fine di un incubo ma le cose sono destinate ad andare diversamente, in quanto pochi giorni dopo ecco un altro cadavere.
Questa volta a morire è la piccola Christine, una bambina che frequentava la casa di Martha Caldwell e così la polizia è costretta a riaprire le indagini.

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L’autopsia fatta sul corpo della ragazza rinvenuta lungo il fiume rivela che la donna non è morta per un atto violento, bensì per un’overdose di eroina:ma allora chi ha ucciso Jenny, la signora Preton e la piccola Christine e sopratutto, perchè?
Il coltello di ghiaccio è un thriller canonico diretto da Umberto Lenzi nel 1972, che segna il ritorno del regista di Massa Marittima al genere thriller classico, dopo la parentesi poco fortunata di un posto ideale per uccidere.
Abbastanza lontano dalla trilogia “thriller dei quartieri alti“, composta da Orgasmo (1969),Così dolce… così perversa (1969) e Paranoia (1970), Il coltello di ghiaccio presenta comunque qualche analogia con il famoso trittico, non fosse altro per la presenza dell’attrice preferita dal regista, la bionda americana Carrol Baker, che in questo film lavora con Lenzi per l’ultima volta.
In realtà, a parte l’ambientazione da giallo e la presenza della Baker potremmo dire che le analogie finiscono qui, in quanto questo film si distanzia dai precedenti per l’assoluta mancanza della componente sensuale e quindi a sfondo erotico a tutto vantaggio della scelta di operare nel campo dell’atmosfera pura, portando lo spettatore attraverso una serie di indizi a cercare di individuare il misterioso assassino che sembra perseguitare la povera Martha Caldwell, già di per se provata dalla tragica morte dei genitori.

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Il percorso è abbastanza lineare e con la scomparsa del principale indiziato, il giovane fidanzato della ragazza morta lungo il fiume, lo spettatore più smaliziato capisce che l’assassino è meno imprevedibile di quanto si possa pensare.
Il finale infatti ,se presenta sorprese per le motivazioni che hanno spinto l’assassino a compiere i misfatti di cui si è reso protagonista, non ne presenta per l’identità dello stesso.
Prodotto dignitoso, privo dell’atmosfera morbosa della trilogia dei quartieri alti, Il coltello di ghiaccio ebbe un’accoglienza controversa da parte dei fan del regista, oltre che dalla critica specializzata.
Alcuni considerarono questo film il miglior thriller lenziano prodotto fino ad allora, la maggior parte ne restò deluso, non trovando al suo interno le caratteristiche peculiari che avevano fatto la fortuna dei fil fino ad allora diretti dal regista toscano.
Il coltello di ghiaccio è sostanzialmente un thriller abbastanza classico, con tutti gli stereotipi del genere; l’assassino misterioso dall’altrettanto movente misterioso, l’ambientazione quasi padana o gotica della storia, con la nebbia, la villa misteriosa e la polizia che brancola nel buio.
Il tutto risolto alla fine, con il tradizionale colpo di scena.
Prodotto abbastanza elegante, recitato con discreta professionalità, Il coltello di ghiaccio vale una visione.
Nel cast figura come già detto Carroll Baker, qui costretta a recitare solo con la mimica facciale in quanto il suo personaggio è muto; l’attrice americana sopperisce con le sue doti espressive, spesso sottovalutate così come altrettanto degna di menzione è la presenza di Evelyn Stewart, algida ed elegante nel ruolo della sfortunata Jenny, (da segnalare che il duo Baker-Stewart si ricostituisce quattro anni dopo Il tuo dolce corpo da uccidere, film diretto da Romolo Guerrieri, un giallo di discreta fattura targato 1968)

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Segnalazione anche per Silvia Monelli,che l’anno precedente aveva interpretato la signora Giannelli nel leggendario sceneggiato tv Il segno del comando.
Discrete le musiche di Marcello Giombini.
Purtroppo questo film è di difficile reperibilità in rete anche se è passato, con una certa frequenza, sulle reti commerciali televisive.

Il coltello di ghiaccio
Un film di Umberto Lenzi. Con Silvia Monelli, Evelyn Stewart, Carroll Baker, Alan Scott, Franco Fantasia, Dada Gallotti, Georges Rigaud, Eduardo Fajardo, Luca Sportelli, Carla Mancini, Consalvo Dell’arti Giallo, durata 92′ min. – Italia 1972.

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Il coltello di ghiaccio banner protagonisti

Carroll Baker: Martha Caldwell
Alan Scott: Dr. Laurent
Ida Galli: Jenny Ascot (come Evelyn Stewart)
Eduardo Fajardo: Marcos
Franco Fantasia: ispettore Duran
Georges Rigaud: zio Ralph
Silvia Monelli: signora Pretòn
Rosa Marìa Rodriguez: Christine

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Regia Umberto Lenzi
Soggetto Umberto Lenzi
Sceneggiatura Umberto Lenzi, Antonio Troisio
Casa di produzione Tritone Film Industria (Roma); Mundial Film (Madrid)
Fotografia José F. Aguayo
Montaggio Enzo Alabiso
Musiche Marcello Giombini
Scenografia Piero Filippone
Costumi Silvio Laurenzi

Il coltello di ghiaccio banner recensioni

L’opinione di Nicola81 dal sito http://www.filmtv.it

Ennesima coproduzione italo – spagnola per un giallo non eccelso, ma sicuramente migliore della fama che lo accompagna. Rinunciando, coraggiosamente, ai tradizionali stereotipi del genere (sesso e violenza), Lenzi riesce comunque a creare un’atmosfera interessante e un intreccio dignitoso. Purtroppo il ritmo è davvero molto blando, e allora bisogna accontentarsi dell’inevitabile colpo di scena conclusivo, sorprendente ma un po’ truffaldino. Abbandonati i panni dell’icona – sexy, Carroll Baker fornisce un’ottima prova in un ruolo decisamente ostico. Accanto a lei alcuni discreti caratteristi quali George Rigaud (lo zio), Franco Fantasia (l’ispettore) e Silvia Monelli (la governante).
L’opinione del sito http://www.bmoviezone.wordpress.com

(…) Nonostante il ritmo sia lento e gli omicidi non particolarmente spettacolari (spesso non vengono mostrati allo spettatore al quale si fa vedere solo il cadavere al momento del ritrovamento) Il coltello di ghiaccio regge piuttosto bene la canonica ora e mezza di durata, seppur mostrando qua e là momenti un po’ di secca e mancanze; lo stesso movente che spinge l’assassino ad uccidere è tanto improbabile quanto esile. Interessante l’idea della filastrocca – tratta da Alice nel paese delle meraviglie di Carroll – recitata da Martha da bambina durante una recita scolastica e regalata alla stessa, ormai diventata adulta, dalla sorella Jenny (curiosamente la filastrocca tratta di un topo che viene processato da un gatto); in molte scene il mangianastri viene azionato e questa filastrocca riecheggia come un mantra, così pure viene usata anche nell’ultima riuscitissima scena. Originale anche l’intuizione con la quale il vero assassino viene incastrato. Fotografia forse un po’ troppo scura, ma funzionale agli scopi del regista. Colonna sonora di Marcello Giombini senza né infamia né lode.(…)
L’opinione di Joker1926 dal sito http://www.filmscoop.it

Dopo un anno dalla realizzazione dell’ottimo thriller “Sette orchidee macchiate di rosso” l’esperto e convincente Lenzi alla regia di un altro compatto e gradevole film di genere, anno di produzione 1972, ecco “Il coltello di ghiaccio”.

“Il coltello di ghiaccio” prevede una soddisfacente trama, forse in alcuni passaggi troppo statica e semplice, ma nonostante questa premessa il tutto gira a dovere, il ritmo è alto.
I personaggi sono ben scanditi, c’è anche un filo di tensione, da parte dello spettatore l’interesse e la curiosità saranno vive dal primo momento fino allo splendido ed inatteso finale.
Infatti a render grande questo film è proprio il finale altamente non pronosticabile; risulta dunque improbabile, da parte dello spettatore, captare l’identità del killer durante la proiezione, nel determinato frangente applausi alla regia.
“Il coltello di ghiaccio” vede inoltre delle buonissime interpretazioni dei vari attori, la fotografia è di buona qualità, insomma anche sul lato tecnico davvero poco da rimproverare.
L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Un Lenzi suggestivo, che invece di ricorrere alle (spesso facili) sequenze d’effetto, imposta la vicenda sul piano psicologico (come poi farà con Spasmo) utilizzando l’ottima performance di Carroll Baker, attrice feticcio del regista sin dalla fase dei sexy-thriller (Orgasmo, Paranoia, Così dolce… così perversa). Buona la sceneggiatura, avvalorata da raffinati dialoghi. Il giallo è un meccanismo contorto, come suggerisce un finale davvero inatteso e che sembra collegare questo film alla Lucertola con la pelle di donna. Intrigante.
L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com

Simpatico. Non è certamente il miglior Lenzi, ma è sicuramente un buon giallo. La Baker icona lenziana è splendida e bravissima come al solito in un ruolo non proprio facile (una ragazza muta in seguito a un trauma). Cast di caratteristi, da Fajardo autista sospetto alla Galli radiosa più che mai e Riguad zio della Baker. Fantasia come al solito è ispettore. Omicidi non mostrati ma d’atmosfera (quello della Galli nel garage), discreto colpo di scena, buone musiche. I fan apprezzeranno senza dubbio.
L’opinione di Herrkinskj dal sito http://www.davinotti.com

Giallo lenziano di livello più che discreto, che pur non raggiungendo gli apici di altri suoi lavori (né come qualità, né come tasso di splatter e cattiveria) si lascia guardare abbastanza piacevolmente. Certo, la trama non è originalissima e la risoluzione del giallo è piuttosto prevedibile; ma la Baker è molto brava, il resto del cast fa il suo mestiere, la regia di Lenzi è corretta, le atmosfere sono abbastanza suggestive.. In definitiva, non imprescindibile, ma resta comunque un lavoro dignitoso che potrebbe piacere agli appassionati.

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marzo 24, 2014 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento

Il domestico

Il domestico locandina

Durante la seconda guerra mondiale Rosario Cavadoni, conosciuto da tutti come Sasa, lavora in mensa come cameriere fino al giorno in cui viene chiamato al servizio del maresciallo Badoglio.
La proclamazione dell’armistizio vede la fuga del maresciallo stesso da Roma mentre il povero Sasa si salva grazie alle sue doti di adattamento ai lavori di casa finendo al servizio di un ufficiale tedesco e in seguito all’occupazione militare americana in Germania ai servizi di un comandante statunitense.
La fine della guerra vede Sasa alla ricerca di un’occupazione in pianta stabile; finisce così per entrare al servizio di Salvatore Sperato, un produttore cinematografico che decide di farlo lavorare nel cinema accanto a sua moglie Lola Mandragali, una popolana sguaiata e becera.

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Martine Brochard è Rita

Fallito miseramente il tentativo di diventare attore, Sasa entra a servizio di una famiglia nobile romana, impelagata con il fascismo. Qui Sasa ha modo di rendersi utile al vecchio patriarca portandolo in giro per i bordelli, dove l’uomo alla fine viene colto da malore, proprio mentre Sasa è a colloquio intimo con la simpatica prostituta Rita.
La famiglia del nobile mette a tacere lo scandalo, anche perchè ormai l’epoca dei bordelli si avvia malinconicamente alla conclusione per l’avvento della legge Merlin che stabilì la chiusura della case chiuse.
L’odissea di Sasa continua: l’uomo finisce alle dipendenze di una coppia dalla morale sessuale molto aperta e discutibile e alla fine approda in casa di Ambrogio Perigatti, un ricco petroliere dalle molte ombre.

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Lando Buzzanca è Sasa

Qui Sasa ritrova una vecchia conoscenza, la prostituta Rita diventata nel frattempo moglie dell’uomo d’affari.
Sasa avrà modo di rendersi utile guarendo la figlia della coppia da una forma di strabismo: durante lo sbarco dell’uomo sulla luna, infatti, avrà un rapporto intimo con Linda (figlia di Amrogio e Rita) provocando la scomparsa del fastidioso disturbo che Sasa furbescamente attribuirà all’emozione provata dalla ragazza davanti alla tv durante l’allunaggio.
Ma è destino che il domestico non debba trovare tregua: Ambrogio Perigatti coinvolgerà come prestanome il povero domestico in una speculazione,che avrà come risultato la condanna di Sasa alla detenzione.
In carcere finalmente l’uomo potrà dedicarsi al suo lavoro di domestico….

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Il domestico, diretto da Luigi Filippo D’Amico su una sceneggiatura di  Sandro Continenza e Raimondo Vianello è una gradevole commedia del 1974 appartenente al florido filone della commedia all’italiana e non alla commedia sexy come erroneamente scritto da alcuni recensori della domenica.
L’impianto narrativo infatti è di stampo classico e della commedia sexy non riprende alcuna tematica: le scene sexy infatti sono limitate a qualche topless fugace delle belle protagoniste ed il film vive tutto sulla verve di Lando Buzzanca, chiamato per una volta a interpretare un ruolo brillante defilato dai ruoli sexy a cui l’attore siciliano aveva abituato il pubblico.
Il film percorre 30 anni della storia italiana, con Sasa che si imbatte via via in personaggi arricchiti e volgari, parvenue della borghesia emergente o vecchie glorie della nobiltà, nostalgiche di un passato ormai irrimediabilmente scomparso.
Se nel film manca la profondità, per ovvi motivi trattandosi di una commedia brillante, ci si consola con alcune gag gustose tra le quali spiccano la visita di Sasa con il vecchio nobile in un bordello pochi giorni prima della loro soppressione e la scena dell’allunaggio con la seduzione da parte della giovane Linda del maturo domestico Sasa, che la ragazza provoca in tutti i modi.

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Erika Blanc è Silvana

Finale agro dolce, o meglio, amaro con Sasa che finisce per fare il suo lavoro dietro le sbarre, condannato da un destino avverso che lo ha visto entrare e uscire da diverse famiglie ognuna delle quali con vizi nascosti, tipici della borghesia rampante dell’Italia post bellica.
Luigi Filippo D’Amico dirige con mano sicura un cast di caratteristi tutti all’altezza, con alcune tra le più belle star del cinema italiano anni settanta: si passa da Femi Benussi    (l’attrice Lola Mandragali che odia il caviale e lo rifila al suo cane! ) a Martine Brochard, perfettamente a suo agio nel ruolo della prostituta Rita che sogna di fuggire dal bordello in cui lavora e che vedrà coronato il suo sogno visto che sposerà nientemeno che un petroliere fino a Eleonora Fani, bravissima come suo solito nel ruolo dell’adolescente pruriginosa che guarirà dallo strabismo da cui è affetta grazie alla performance erotica di Sasa.

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Leonora Fani è Linda

Ancora, in ruoli di contorno troviamo Erika Blanc, la Silvana commessa in un negozio che si rifiuta di fare la scomoda testimone delle infedeltà della coppia presso la quale lavora Sasa ricordando che guadagna 120.000 lire al mese per lavorare 12 ore al giorno mentre i viziosi padroni di casa se la spassano avendo denaro e tempo libero; troviamo una splendida Malisa Longo in una parte lampo (quella della prostituta del bordello), Ivana Monti nel ruolo della moglie infedele che Sasa cercherà disperatamente di coprire

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Femi Benussi è Lola

e accanto a loro attori come Arnoldo Foà (Ambrogio Perigatti), Enzo Cannavale (il produttore Salvatore Sperato),Antonino Faa Di Bruno (il nobile puttaniere) e infine Gordon Mitchell (il Generale Von Werner), tutti a loro agio nei ruoli attribuiti.
Il domestico è un film senza grandi pretese ma riuscito:  va detto che alcune scene sono prolisse e che alcune situazioni sono davvero tirate per i capelli, ma nel complesso il film regge e si guarda con piacere.
Come al solito rivolgo l’invito a non fidarsi di alcune recensioni dei critici di alcuni siti, troppo snob per riconoscere un valore minimo ad una pellicola che non sarà un capolavoro ma che è sicuramente meglio di tanti prodotti osannati dai critici stessi.

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Questa recensione in particolare, “soldato semplice nella seconda guerra mondiale, “Zazà” viene mandato addirittura a fare l’attendente di Badoglio. Finisce poi al servizio di un ufficiale nazista e, infine, di uno americano. Tipico veicolo per Buzzanca. Comicità facile e scollacciata con velleità satiriche.” mostra un’acredine davvero spiazzante; il film non è affatto scollacciato, ma come ormai sappiamo bene il vero problema è la puzza sotto al naso di parte dei soloni cinematografici.

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Ivana Monti

Il domestico,un film di Luigi Filippo D’Amico. Con Femi Benussi, Luciano Salce, Silvia Monti, Lando Buzzanca, Paolo Carlini, Martine Brochard, Arnoldo Foà, Nanda Primavera, Camillo Milli, Renzo Marignano, Enzo Cannavale, Erika Blanc, Gordon Mitchell, Silvia Monelli, Malisa Longo, Carla Mancini, Mico Cundari, Empedocle Buzzanca
Commedia,  durata 105 min. – Italia 1974.

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Lando Buzzanca    …     Rosario Cabaduni, soprannominato ‘Sasa’
Martine Brochard    …     Rita
Arnoldo Foà    …      Ambrogio Perigatti
Femi Benussi    …     Lola Mandragali
Leonora Fani        Linda Perigatti
Paolo Carlini    …     Andrea Donati
Enzo Cannavale    …     Salvatore Sperato
Antonino Faa Di Bruno…. il nobile
Erika Blanc    …     Silvana
Luciano Salce    …     Il regista
Gordon Mitchell    …     General Von Werner
Erika Blanc…. Silvana
Malisa Longo…Una prostituta

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Regia: Luigi Filippo D’Amico
Sceneggiatura: Sandro Continenza e Raimondo Vianello
Musiche : Piero Umiliani
Editing: Renato Cinquini
Produttore:     Medusa
Fotografia :    Sandro D’Eva
Montaggio :    Renato Cinquini
Distribuzione: Medusa
Scenografia :    Ennio Michettoni, Franco Velchi
Costumi :    Luciana Fortini

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Divertente, ma sbilanciato. Molto buona la prima ora, però cala con la parte popolata da Foà e la Fani, nonostante la bravura degli interpreti, perché è troppo prolissa. Esilarante la parte con la Monti, Marignano, la Blanc (presunta monarchica…). Buzzanca, in ogni caso, è semplicemente eccezionale. E poi ci sono Salce, il grande Faà di Bruno, Cannavale, una sfolgorante Benussi.

Interessante parabola sull’esistenza di un “servo” che viene analizzata (in vérve comica) a partire dall’inizio della carriera (a ridosso della fine della 2a guerra mondiale) sino ad un finale (corrispondende al 1969 e relativo sbarco sulla Luna) che avanza teorie “politiche” esterne al genere: Luigi Filippo D’Amico riesce a mettere insieme momenti esilaranti (basterà ricordare Luciano Salce nella parodia di se stesso), senza scordarsi una sana polemica sulla corruzione politica e sociale, già all’epoca, ai vertici dei ministeri…

Valida commedia sulla lealtà dei servi e i vizi dei padroni, costruita su Buzzanca – al solito siculo e mandrillo – e su una variopinta galleria di attori e starlets: la Fani strabica e lolitesca, la statuaria Monti, la delicata Tanzilli, la Blanc che ghigna come la Facchetti, Foà distributore di bustarelle, Mitchell nazista…Trova spazio pure una parodia di Riso amaro (e del mondo del cinema in generale), con Salce regista e Buzzanca e la Benussi nei ruoli che furono di Gassman e della Mangano.

L’italico servilismo, ma anche il camaleontismo e l’ipocrisia: in questo anomalo Buzzanca-movie, dove il nostro è leccapiedi per vocazione (ma pur sempre mandrillo siculo), i vizi atavici dell’italiano vengono passati in rassegna in una svelta successione di episodi piuttosto ben sceneggiati, dove il migliore è quello con Salce neorealista a dirigere Lando domestico del produttore. Buona scelta dei comprimari, buon assortimento di fanciulle: la dolce e maliziosa Fani (semiesordiente) si fa notare nel ruolo della lolita strabica.

Notevole commedia, probabilmete il miglior film di Buzzanca. I toni sono più seri e impegnati del solito, ma il film è comunque veloce e divertente. Bravissimo Buzzanca, ottimo il resto del cast, pieno di nomi noti. Forse il finale non è troppo convincente, ma il film riesce a volare inaspettatamente in alto. Bellissima la colonna sonora.

Azzardo a definirlo il miglior Buzzanca-movie di tutti i tempi. La qualità della pellicola si manifesta in molti aspetti: innanzitutto il ruolo affibbiato a Buzzanca gli è congeniale e lo si vede convinto (dunque convincente). Bella l’idea di raccontare ad episodi la storia di questo domestico dall’Italia della Seconda Guerra Mondiale fino al 1974, con aspetti anche storiografici. Molto bella la colonna sonora di Piero Umiliani.

Solita commediola con protagonista Lando Buzzanca. Non dissimile da mille altre che l’attore ha interpretato nel corso del suo periodo d’oro. Ha un buon ritmo e due o tre gag apprezzabili, ma in fondo la si dimentica in fretta. Cast non particolarmente in palla, a partire dal protagonista.

Il domestico è un ruolo che si addice alla maestria comica del grande Buzzanca, libero di impersonare le varie caratteristiche di questo lavoratore in tutte le sue accezioni. Si ride anche se non ci si spancia, v’è da dirsi, ma neanche si affonda nel mare magnum triviale cui spesso la commedia italiana di quel periodo ci aveva abituato. La Fani che seduce il bravo Lando posizionando il suo dolce piedino proprio lì (riacquistando al contempo la perfetta simmetria oculistica) vale tutto il film, grazie anche all’espressione di lui…

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giugno 28, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento