Il sesso del diavolo-Trittico
In una splendida villa di Istanbul,direttamente affacciata sul Bosforo,arrivano Andrea,un chirurgo,la di lui moglie Barbara e l’assistente personale dell’uomo,Silvia.
Nella villa vive Fatma,una donna turca che assisteva la proprietaria della casa,Claudine,morta suicida;una strana atmosfera accoglie i tre,tra accadimenti che sembrano di origine paranormale e le attenzioni che Fatma riserva a Barbara e Silvia.
Attenzioni che sfociano in approccio sentimental/sessuale,mentre nel frattempo Andrea,che è in rapporti problematici con sua moglie,cerca
di far luce su quello che accade nella villa.
Un misterioso attentatore cerca più volte di uccidere il chirurgo,che alla fine,grazie a Silvia,riuscirà a salvarsi la vita e scoprire quello che è realmente accaduto nella casa.

Il sesso del diavolo,distribuito anche come Trittico o con tutti e due i titoli assieme,diretto da Oscar Brazzi è un’amalgama di più generi cinematografici che spaziano dal thriller al paranormale per sfociare alla fine in un mistery,senza però appartenere ne come situazioni ne come soluzione finale a nessuno di essi.
Un film confuso,con pochissima tensione,girato in modo spartano da Brazzi che si ripropone in coppia con Rossano,suo fratello,in una pellicola
in cui mancano le suggestioni che avrebbero potuto dare ben altro impulso ad un film che invece scivola molto lentamente,facendosi apprezzare
più per la splendida location che per doti narrative quasi assenti.
La trama è incerta,alcuni personaggi aggiungono ancor più confusione (la bimba che si introduce nella villa) e la parte paranormale del film,che sarebbe dovuto essere l’asse portante della pellicola finisce per essere svilita e lasciata in disparte,quasi fosse un orpello necessario ad una non meglio identificata svolta psicologica del film.
Che è infarcito di dialoghi esistenziali,interrogativi, e tanto,troppo fumo.

Oscar Brazzi,regista di film dai titoli eloquenti come Il diario segreto di una minorenne (è nata una donna),Vita segreta di una diciottenne,Intimità proibita di una giovane sposa questa volta non spinge l’acceleratore sul pruriginoso,preferendo dare spazio ad una atmosfera rarefatta e esoterica che però,a conti fatti,delude clamorosamente per l’incapacità da parte del regista di ricreare i topos e le situazioni tipiche dei film con ambientazioni paranormali.
Rossano Brazzi si aggira nel film con un’aria torva ma monocorde,la Koscina è sensuale e brava come sempre ma palesemente spiazzata mentre Maitena Galli,qui al suo esordio cinematografico,appare acerba e poco espressiva.
Da segnalare le musiche di Stelvio Cipriani,che riprende In-a-Gadda-Da-Vida degli iron Butterfly e poi prosegue allegramente riproponendo lo stessa tema modificato ad ogni occasione che si presenta.
Film,in definitiva,molto noioso e di scarso appeal,che era letteralmente sparito e che è ricomparso grazie alla CSC che ha recuperato la pellicola e l’ha restaurata in una discreta versione che potrete visionare
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=715JiS2mcbM
Il sesso del diavolo – Trittico
Un film di Oscar Brazzi. Con Rossano Brazzi, Sylva Koscina, Maltena Galli, Fikret Hakan Drammatico, durata 92 min. – Italia 1971
Rossano Brazzi …Andrea
Sylva Koscina …Sylvia
Maitena Galli …Barbara
Fikret Hakan …Omar
Güzin Özipek …Fatma
Aydin Tezel …Leonid Oblomov
Regia: Oscar Brazzi
Soggetto: Sergio Civinini, Paolo Giordano
Sceneggiatura: Sergio Civinini, Paolo Giordano
Fotografia: Luciano Trasatti
Musica: Stelvio Cipriani
Montaggio: Attilio Vincioni
Produzione: Chiara Films Internazionali
Andavamo al cinema-Parte 28

Chiunque disponga di informazioni sulle sale non identificate di questo e dei numeri precedenti di Andavamo al cinema può postare nei commenti.Se possedete immagini di vecchi cinema potete contattarmi all’indirizzo mail paolobari@email.it

Cinema Arena del Sole,Roccabianca (Parma)
Cinema Ambasciatori,Milano (Grazie, Dana)
Cinema Arena,Manfredonia (Foggia)
Cinema Arena mare,Cervia
Cinema Cinegueli,Barrafranca (Enna)
Cassa del cinema Corallo,Milano
Cinema della gioventù,Torriglia (Genova)
Cinema Dux,Palermo
Cinema Excelsior,Viterbo
Cine Teatro Flora,Firenze
Cinema Gambrinus,località non identificata
Cinema Garofalo,Battipaglia (Salerno)
Cinema Ghigo,Moncalieri (Torino)
Cinema Impero,Avezzano (L’Aquila)
Cinema Iris,Castellammare Adriatico (Pescara)
Cinema Italia,Ercolano (Napoli)
Cinema Italia,Palmanova (Udine)
Cinema La Fraterna,Alessandria
Cinema Metropolitano,Aversa (Caserta)
Cinema Modernissimo,Campobasso
Cinema Moderno,Altavilla Irpino (Avellino)
Cinema Mondial,Roma
Cinema Nazionale,Milano
Cinema Olmi,Latiano (Taranto)
Sala cinema Teatro Luppi,Scortichino (Ferrara)
Sala Cine Teatro Ambrosio,Torino
Sala Cine Teatro Ariston,Gaeta
Sala Cinema Odeon Firenze
Sala Cinema Oratorio,Malegno (Brescia)
Sala Politeama Ruzzi,Vasto (Teramo)
Escalation
Luca Lambertenghi,figlio di Augusto,un industriale nel campo degli oli,ha scelto il totale disimpegno dagli affari della famiglia,vivendo da hippy
più per un atteggiamento anticonformista che per scelta di vita.
La sua vita si svolge pigramente a Londra,tra ozi,concerti di musica alternativa;vive vestito all’indiana,gira in bici con tanto di sitar sulle spalle
e con occhialini da intellettuale.
Il padre,stanco del suo disinteresse nei confronti del lavoro,lo riporta a casa e per cercare di ricondurlo sulla retta via gli affianca la psicologa Maria Carla.
La donna,con cinismo e freddezza,decide di perseguire un suo piano:far innamorare di lei Luca,farlo diventare socio del padre ed entrare nella famiglia Lambertenghi e assumerne con il tempo il controllo.

Augusto però fiuta il pericolo e mette in guardia il figlio sulle reali intenzioni della donna,rivelandogli di essere stato proprio lui a fare in modo che la donna lo seducesse.
Luca con freddezza avvelena sua moglie con dei funghi poi,denudato il suo corpo,la dipinge come un quadro di Warhol e alla fine
alla maniera indiana ne brucia il corpo.
Chiamato dalla polizia,riconosce in un corpo martoriato e sfigurato quello della moglie e prende il suo posto alla direzione dell’azienda di famiglia.
La recensione di Segnalazioni cinematografiche del 1968 esprime in maniera compiuta,perfetta la sintesi del film:””Il film sembra satireggiare una società che, integrandolo nel suo sistema senza anima, spersonalizza l’individuo e vanifica le sue più nobili aspirazioni. Alquanto fragile nella schematizzazione psicologica dei personaggi, il lavoro amalgama il sarcasmo e l’ironia fino a raggiungere formule
grottesche e paradossali, con un linguaggio estroso e agile, funzionale nel colore e nell’ambientazione. Tuttavia non riesce dl tutto convincente, per l’artificiosità e l’intonazione astratta delle motivazioni, le incertezze e i salti di tono tra la feroce caricatura realistica del padre e le nebulose aspirazioni del protagonista, dando troppo sovente l’impressione di risolversi in un puro gioco intellettualistico.”

Un gioco intellettualistico;è vero in assoluto.Roberto Faenza esordisce nella regia,a soli 25 anni,con questo Escalation,film pesantemente datato uscito in quel 68 denso di pellicole anticonformiste che esprimevano compiutamente un bisogno di linguaggi anche cinematografici alternativi a quelli correnti.
Quello di Faenza non fa eccezione.
Il personaggio di Luca sembra essere quello di un anticonformista che rivolge la contestazione verso un mondo ipocrita e paludato,ma in realtà è solo quello di un imbelle,di un figlio di papà che non ha alcuna voglia di assumersi responsabilità non per scelta “ideologica” ma solo perchè così la vita è più comoda.
Ed è questo che Faenza intende stigmatizzare,la capacità cioè della società di amalgamare,omologare e alla fine irrigimentare chiunque tenti di opporsi al cambiamento.
Ma il linguaggio è,sia figurativamente che nel parlato,confuso e farraginoso.

Così dopo 15 minuti di sproloqui,immagini quasi dadaistiche,la noia prende il sopravvento e non lascia più lo spettatore.
Indubbiamente il film di Faenza è coraggioso,ma questo non basta a renderlo anche interessante.
Il finale è indubbiamente in bilico tra l’amaro e il grottesco (il potere,il successo e il denaro trionfano) ma è fine a se stesso.
Escalation è un film pesantemente datato;va visto,oggi nell’ottica del documento d’epoca,ma nient’altro.
Un festival anche del vintage,della noia,del deja vu.

Per quanto riguarda gli interpreti,bene Capolicchio alle prese con un personaggio odioso che rende al di là delle aspettative,bene una gelida e algida Claudine Auger,meno bene un isolito Ferzetti con un’acconciatura improbabile e per una volta sopra le righe.
Film di assoluta rarità,è presente in rete in una bellissima versione all’indirizzo https://fboom.me/file/df6135fbe0a90/Escalation.1968.mkv
Escalation
Un film di Roberto Faenza. Con Gabriele Ferzetti, Leopoldo Trieste, Claudine Auger, Lino Capolicchio, Didi Perego, Dada Gallotti Drammatico, durata 95 min. – Italia 1968
Gabriele Ferzetti: Augusto Lambertenghi
Lino Capolicchio: Luca Lambertenghi
Leopoldo Trieste: Il sacerdote; il santone
Claudine Auger: Carla Maria Manini
Didi Perego: L’investigatrice privata
Dada Gallotti: L’infermiera
Regia Roberto Faenza
Soggetto Roberto Faenza
Sceneggiatura Roberto Faenza
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giorgio Giovannini
Elizabet,the Golden Age
Inghilterra,1585
Elisabetta I Tudor regna dal 1558;ha dovuto superare grandi problemi,congiure di palazzo,attentati alla sua vita,l’ostilità dei sovrani europei
e infine quella papale.
Ma è riuscita comunque a rendere il suo paese una potenza.
Tuttavia i problemi principali in politica estera sono rappresentati da Filippo II di Spagna con il quale ha un conflitto che sta per sfociare in guerra aperta.
Elisabetta I incoraggia e finanzia sotto banco gli attacchi ai galeoni spagnoli carichi di ricchezze provenienti dal nuovo mondo.
Francis Drake,per esempio, agisce sempre più scopertamente assaltando navi spagnole,mentre la regina finanzia contemporaneamente la guerra nei Paesi bassi,ribelli nei confronti della Spagna.In ultimo la politica apertamente anti cattolica della Regina si scontra con quella fedele a Roma di Flippo II.

Elisabetta ha sempre rifiutato qualsiasi offerta matrimoniale che le sia stata proposta,rendendo così predominante il ruolo di Maria Stuarda, regina di Scozia,principale candidata al trono.
Maria Stuarda viene coinvolta in una congiura ai danni di Elisabetta e questo le costa la condanna a morte;la sfortunata regina di Scozia viene decapitata.
E’ la goccia che fa traboccare il vaso.
Filippo II organizza la più grande spedizione di sempre per invadere l’Inghilterra;la sua Invincibile Armata salpa le ancore per eliminare una volta per tutte l’eretica regina.
Ma grazie allo spirito indomito dei suoi sudditi,a molta fortuna e al caso,Elisabetta vede la sua flotta,nettamente inferiore a quella spagnola,comandata dal suo fido amante Sir Walter Raleigh e dal corsaro Francis Drake annientare quella spagnola.
Ma se le cose a livello politico e militare funzionano,la vita sentimentale della regina si rivela un fallimento.
Walter Raleigh infatti ha avuto una relazione con Bess,dama della regina,l’ha sposata senza il consenso di Elisabetta e ha avuto dalla stessa un figlio.
Elisabetta lo perdonerà,mentre il regno si avvia ad un lungo periodo di prosperità.
Elizabeth: The Golden Age fa seguito al fortunato Elizabeth del 1998 (si veda la recensione su questo sito https://filmscoop.org/2015/11/16/elizabeth/)

La regia è sempre di Shekhar Kapur che ripropone fastosi costumi e una veste grafica di prim’ordine,il cast fa il suo molto bene.
Tuttavia,tanto sfarzo e attenzione ai dettagli ha una grossa lacuna a livello storico;la sceneggiatura,infatti,è più favolistica che aderente alla realtà.
Una delle inesattezze più gravi riguarda l’attentato alla regina mostrato nel film,che nella realtà storica non avvenne mai;l’attentatore infatti enne bloccato in fase di elaborazione dell’ stesso
grazie all’efficiente servizio di spionaggio della regina.
In quanto al rapporto con Raleigh,nulla fa pensare che lui e la regina fossero amanti e tra l’altro Raleigh non partecipò mai alla battaglia contro la Invincibile Armata.
La figura storica di Filippo II è distorta,tra l’altro fisicamente il re spagnolo era molto differente da quello raffigurato.
La stessa Elisabetta viene mostrata quasi indifferente alle posizioni religiose del suo popolo;la regina vergine al contrario cercò in tutti i modi di limitare la libertà di religione,perseguitando con forza
tutti quelli che organizzavano movimenti alternativi a connotazione fortemente religiosa.

Oltre a queste citate,tante sono le inesattezze storiche,il che rende il film una buona opera dal punto di vista meramente visiva ma quasi inattendibile da quello storico.
Un critico ha liquidato il film con un lapidario “sotto il vestito niente“,citando in questo caso il titolo di un film di Vanzina;giudizio ingeneroso,perchè almeno la confezione c’è ed è di lusso e in fondo il film si lascia ben vedere.
Brava Cate Blanchett,da segnalare l’interpretazione di Clive Owen,di prim’ordine la fotografia di Remi Adefarasin.Premio Oscar 2008 a Alessandra Byrne per i migliori costumi e nomination per Cate Blanchett per la sua interpretazione nel ruolo di Elisabetta I.
Elizabeth – The Golden Age
Un film di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Rhys Ifans, Jordi Mollà, Abbie Cornish, Samantha Morton,
Aimee King, Laurence Fox, John Shrapnel, Susan Lynch, Elise McCave, Penelope McGhie, Eddie Redmayne, Stuart McLoughlin,
David Threlfall Drammatico, durata 114 min. – Gran Bretagna, Francia 2007
Cate Blanchett: Regina Elisabetta I
Geoffrey Rush:
Clive Owen: Sir Walter Raleigh
Steven Robertson: Sir Francis Throckmorton
Abbie Cornish: Elizabeth “Bess” Throckmorton
Samantha Morton: Mary, regina di Scozia
Rhys Ifans: Robert Reston
Jordi Mollà: Re Filippo II di Spagna
Eddie Redmayne: Anthony Babington
Tom Hollander: Sir Amyas Paulet
Susan Lynch: Annette
Kristin Smith: Mary Walsingham
Adam Godley: William Walsingham
David Threlfall: dott. John Dee
Regia Shekhar Kapur
Soggetto William Nicholson e Michael Hirst
Sceneggiatura William Nicholson e Michael Hirst
Fotografia Remi Adefarasin
Montaggio Jill Bilcock e Andrew Haddock
Musiche Craig Armstrong e A.R. Rahman
Scenografia Guy Dyas e Richard Roberts
Costumi Alexandra Byrne
Roberta Pellini: Regina Elisabetta I
Mariano Rigillo: Sir Francis Walsingham
Fabio Boccanera: Sir Walter Raleigh
Francesca Manicone: Elizabeth Throckmorton
Domitilla D’Amico: Mary, regina di Scozia
Fabrizio Temperini: Robert Reston
Marco Guadagno: Sir Amyas Paulet
Graziella Polesinanti: Mary Walsingham
Roberto Stocchi: William Walsingham
Dante Biagioni: dott. John Dee
I volti nella storia
Elisabetta I Tudor
Sir Walter Raleigh
Sir Francis Drake
Re Filippo II di Spagna
Maria Stuart regina di Scozia
Sir Francis Walsingham
Festival di Cannes 1968

Quella del 1968 è l’edizione più controversa e contestata dell’intera storia del Festival di Cannes.
Sin dall’apertura,il 10 maggio,si respira un’aria strana;in tutta la Francia ci sono forti tensioni,scontri tra polizia e studenti originati da una serie concomitante di fattori,principalmente dalla rivolta dei giovani contro lo strapotere di De Gaulle, a cui si aggiunsero in seguito vasti strati della popolazione oltre che la quasi totalità del mondo operaio.
Ben presto il movimento spontaneo assunse la caratteristica di una contestazione generale al sistema,una vera e propria opposizione al potere nella sua globalità,alle istituzioni,alla cultura.
La contestazione varcò le frontiere e si estese a macchia d’olio in Europa;ma in Francia ebbe una fortissima eco,tanto da costringere De Gaulle,che era in visita ufficiale in Romania a rientrare per affrontare gli eventi.
Il 13 maggio è una data storica per la Francia;l’intero paese è completamente paralizzato da uno sciopero generale che nasce spontaneamente,sorprendendo gli stessi sindacati.
Centinaia di migliaia di persone partecipano ad un corteo a Parigi,il più grande dal 1936.
In questo quadro estremamente confuso,il 10 si inaugura il festival,con occhi e orecchie però più tese all’esterno che al festival.
Per la sua stessa composizione,per il parterre dei partecipanti,appare chiaro che non sarà un festival qualsiasi.
In giuria ci sono:
André Chamson, scrittore (Francia) – presidente
Claude Aveline, scrittore (Francia)
Veljko Bulajic, regista (Jugoslavia)
Paul Cadeac d’Arbaud, produttore (Francia)
Jean Lescure, scrittore (Francia)
Louis Malle, regista (Francia)
Jan Nordlander (Svezia)
Roman Polanski, regista (USA)
Robert Rojdestvensky, scrittore (Unione Sovietica)
Monica Vitti, attrice (Italia)
Boris von Borrezholm, regista (Germania)
Terence Young, regista (Gran Bretagna)
A creare un clima incandescente c’è anche la decisione da parte del ministro della cutura di rimuovere dalla carica di direttore della Cinémathèque française Henri Langlois pioniere del restauro e della conservazione delle pellicole cinematografiche e fondatore della stessa Cinémathèque.
François Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Lelouch,Louis Malle,illustri presenti al festival con le loro opere,contestano la decisione e organizzano una clamorosa manifestazione proprio sul palco di Cannes.

Gli stessi registi,pur con distinguo,si erano schierati con gli studenti e i manifestanti;Truffaut aveva detto:”Tutto ciò che ha valore ed è importante in Francia deve fermarsi” mentre Godard era stato ancora più duro: “Dobbiamo demolire le strutture di Cannes”
In questa situazione caotica il Festival passa in second’ordine.
Il 17 maggio l’Assemblea d’azione e informazione del cinema francese con la partecipazione di 1000 professionisti riuniti presso la scuola nazionale di fotografia e cinema dirama un comunicato in cui definendosi “Gli stati generali del cinema” chiedono ai registi e produttori francesi presenti a Cannes di “opporsi,in armonia con i colleghi stranieri alla continuazione dei lavori,in segno di solidarietà
con gli studenti e i lavoratori in sciopero e per protestare contro il potere gollista e le presenti strutture dell’industria cinematografica”

L’appello viene raccolto e Truffaut,Malle,Lelouch,Godard ritirano i loro film;a Cannes improvvisati oratori e registi,gente di cinema e giornalisti si ritrovano a dibattere più che di film di politica e sociale.
Louis Malle, Monica Vitti e Roman Polanski si dimettono dalla giuria e sabato 18 maggio,quando viene ritirato anche il film di Saura,l’edizione numero ventuno del Festival di Cannes viene chiusa senza attribuire premi.
Salta cosi la presentazione dell’atteso film di Resnais,il programma finsice per essere accantonato.
Ci fu spazio anche per uno scontro,molto violento,tra Polanski e Truffaut e Godard;il regista polacco accusò i due registi di essere intransigenti e di ricordargli “il clima stalinista polacco“.
Lo stesso Polanski era giunto a Cannes con sua moglie Sharon Tate che esattamente un anno dopo sarebbe stata massacrata dalla famiglia “satanica” di Charles Manson.
L’edizione del 1968 tuttavia ebbe anche la conseguenza di “liberalizzare” la partecipazione al Festival stesso,con una maggior attenzione alle opere di qualità e sopratutto vide la nascita della Quinzaine des Réalisateurs, organizzata dalla Société des Réalisateurs de Films,mostra parallela che dal 1969 proietta opere di alto valore.
Nuda sotto la pelle (The Girl on Motorcycle), regia di Jack Cardiff (Gran Bretagna/Francia)
Mali vojnici, regia di Bato Cengic (Jugoslavia)

Un lungo giorno per morire (The Long Day’s Dying), regia di Peter Collinson (Gran Bretagna/USA)
Les gauloises bleues, regia di Michel Cournot (Francia)

Vingt-quatre heures de la vie d’une femme, regia di Dominique Delouche (Francia/Germania)

Girando intorno al cespuglio di more (Here We Go Round the Mulberry Bush), regia di Clive Donner (Gran Bretagna)

L’errore di vivere (Charlie Bubbles), regia di Albert Finney (Gran Bretagna)
I protagonisti, regia di Marcello Fondato (Italia)

Al fuoco pompieri! (Horí, má panenko), regia di Milos Forman (Cecoslovacchia)
Tuvia Vesheva Benotav, regia di Menahem Golan (Israele/Germania)

L’armata a cavallo (Csillagosok, katonák), regia di Miklós Jancsó (Ungheria/Unione Sovietica)
Venti lucenti (Fényes szelek), regia di Miklós Jancsó (Ungheria)

Petulia, regia di Richard Lester (USA)
Zywot Mateusza, regia di Witold Leszczynski (Polonia)

Banditi a Milano, regia di Carlo Lizzani (Italia)
Un’estate capricciosa (Rozmarné léto), regia di Jirí Menzel (Cecoslovacchia)
La festa e gli invitati (O slavnosti a hostech), regia di Jan Nemec (Cecoslovacchia)
Il castello (Das schloß), regia di Rudolf Noelte (Germania)
Trilogy, regia di Frank Perry (USA)

Je t’aime, je t’aime, regia di Alain Resnais (Francia)

Grazie zia, regia di Salvatore Samperi (Italia)
Feldobott kö, regia di Sándor Sára (Ungheria)
Joanna, regia di Michael Sarne (Gran Bretagna)

Frappé alla menta (Peppermint Frappé), regia di Carlos Saura (Spagna)
Kuroneko (Yabu no naka no kuroneko), regia di Kaneto Shindô (Giappone)

Anna Karenina, regia di Aleksandr Zarkhi (Unione Sovietica)
Doctor Glas (Doktor Glas), regia di Mai Zetterling (Danimarca)

Seduto alla sua destra, regia di Valerio Zurlini (Italia)
Claude Lelouch,Jean Luc Godard e Francois Truffaut sul palco
L’arrivo al festival di Sharon Tate e suo marito Roman Polanski
Tre giurati a passeggio sulla Croisette:Louis Malle,Monica vitti e Roman Polanski
La Croisette affollata:si proietta Via col vento
George Harrison con sua moglie Patti Boyd,Ringo Starr con sua moglie
Incidenti sul palco
La sala delle proiezioni occupata da studenti,intellettuali e operai
La grande manifestazione a Cannes organizzata dagli “Stati generali del cinema”
Clima incandescente mentre parla Truffaut
I pirati sul grande schermo
Capitan Sinbad 1963
Gordon il pirata nero 1961
Il bucaniere 1958
I pirati del fiume rosso 1962
I pirati della costa 1960
I pirati della Malesia 1964
Il conquistatore di Maracaibo 1960
La tigre dei 7 mari 1962
Il corsaro della mezzaluna 1957
Il corsaro nero 1976
Morgan il pirata 1960
Il filibustiere della costa d’oro 1964
Il segreto dello sparviero nero 1961
Robinson nell’isola dei corsari 1960
La venere dei pirati 1960
Sandokan la tigre di Mompracem 1963
Il pirata del diavolo 1964
I moschettieri del mare 1961
L’avventuriero della Tortuga 1960
Ciclone sulla Giamaica 1965
Gli Oscar del 1969
La cerimonia per la consegna degli Academy Awards 1969,gli Oscar del cinema,si tiene la sera del 14 aprile 1969 a Los Angeles presso
il Dorothy Chandler Pavilion.
Numerosi presentatori di eccezione si alternano per la consegna delle statuette;Burt Lancaster,Jane Fonda,Frank Sinatra,Gregory Peck,Walter Matthau,Ingrid Bergman,Nathalie Wood e altri premiano film e artisti scelti dall’Accademia.
Con una decisione incomprensibile (e francamente scandalosa) tra i 5 film in lizza come miglior film non c’è 2001 odissea nello spazio di Kubrick (presente come miglior regista) e di conseguenza la lotta è fra Oliver!, regia di Carol Reed,Funny Girl, regia di William Wyler,Il leone d’inverno (The Lion in Winter), regia di Anthony Harvey,La prima volta di Jennifer (Rachel, Rachel), regia di Paul Newman
e il nostro Romeo e Giulietta, regia di Franco Zeffirelli.Vince,comunque a sorpresa,Oliver! di Reed che fa clamorosamente il bis come miglior regista,battendo oltre al citato Kubrick,uno dei registi meno amati da Hollywood registi come Zeffirelli e Pontecorvo (La battaglia di Algeri).Italiani quindi a secco nelle categorie maggiori,mentre vinceremo l’Oscar per la Miglior fotografia con Pasqualino De Santis per Romeo e Giulietta e con Danilo Donati per i Migliori costumi con lo stesso film.Il premio per la Miglior attrice protagonista viene attribuito ex aequo a Katharine Hepburn per Il leone d’inverno e a Barbara Streisand per Funny girl;la Hepburn diserterà la premiazione mentre la Streisand si farà notare per un discutibile abito nude look.

Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1969
Come Miglior attore protagonista ancora una sorpresa:a vincere è Cliff Robertson per la sua interpretazione in I due mondi di Charly che batte il favorito Peter O’Toole grande protagonista in Il leone d’inverno.
A vincere l’Oscar come migliore attrice non protagonista per il ruolo della diabolica vecchietta Signora Minnie Castevet nel film di Polanski Rosemary’s Baby è Ruth Gordon mentre Mel Brooks ottiene la statuetta grazie alla sceneggiatura di Per favore, non toccate le vecchiette.
Il Miglior film straniero è Guerra e pace: Natascia – L’incendio di Mosca regia di Sergej Bondarcuk,che batte,tra gli altri,La ragazza con la pistola di Mario Monicelli,mentre il citati capolavoro di Kubrick ottiene un beffardo Oscar solo per i Migliori effetti speciali.
In conclusione,Oliver! candidato a ben 12 Oscar se ne porta a casa 4,Il leone d’inverno 3 su 7 nomination,Romeo e Giulietta di Zeffirelli 2 su 4 nomination.
Funny girl,di William Wyler su 8 candidature porta a casa la statuetta per la miglior attrice grazie a Barbara Streisand.
Il bel film di Robert Wise Un giorno…di prima mattina,candidato a sette Oscar torna a casa a mani vuote.
Segnalazione per l’Oscar alla carriera di John Chambers,grazie anche ai trucchi per Il pianeta delle scimmie e per Onna White autrice delle coreografie di Oliver!
Premio umanitario Jean Hersholt a Martha Raye,premiata nel 1993 dal presidente USA Bill Clinton che la insignì della Medaglia presidenziale della libertà per i suoi meriti nei confronti della nazione,tanto da essere
seppellita con gli onori militari nel cimitero di Fort Bragg (Carolina del Nord).

Miglior film
Oliver!, regia di Carol Reed

Funny Girl, regia di William Wyler

Il leone d’inverno (The Lion in Winter), regia di Anthony Harvey

La prima volta di Jennifer (Rachel, Rachel), regia di Paul Newman

Romeo e Giulietta, regia di Franco Zeffirelli
Miglior regia
Carol Reed – Oliver!

Franco Zeffirelli – Romeo e Giulietta

Anthony Harvey – Il leone d’inverno (The Lion in Winter)
Gillo Pontecorvo – La battaglia di Algeri
Stanley Kubrick – 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey)
Miglior attore protagonista
Cliff Robertson – I due mondi di Charly (Charly)

Alan Arkin – L’urlo del silenzio (The Heart Is a Lonely Hunter)

Alan Bates – L’uomo di Kiev (The Fixer)

Peter O’Toole – Il leone d’inverno (The Lion in Winter)

Migliore attrice protagonista
Katharine Hepburn (ex aequo) – Il leone d’inverno (The Lion in Winter)

Barbra Streisand (ex aequo) – Funny Girl

Joanne Woodward – La prima volta di Jennifer (Rachel, Rachel)

Patricia Neal – La signora amava le rose (The Subject Was Roses)
Miglior attore non protagonista
Jack Albertson – La signora amava le rose
Seymour Cassel – Volti (Faces)
Daniel Massey – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Jack Wild – Oliver!
Gene Wilder – Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers)
Migliore attrice non protagonista
Ruth Gordon – Rosemary’s Baby (Rosemary’s Baby)
Lynn Carlin – Volti (Faces)
Sondra Locke – L’urlo del silenzio (The Heart Is a Lonely Hunter)
Kay Medford – Funny Girl
Estelle Parsons – La prima volta di Jennifer (Rachel, Rachel)
Miglior sceneggiatura originale
Mel Brooks – Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers)
Franco Solinas e Gillo Pontecorvo – La battaglia di Algeri
John Cassavetes – Volti (Faces)
Ira Wallach e Peter Ustinov – Milioni che scottano (Hot Millions)
Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke – 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey)
Miglior sceneggiatura non originale
James Goldman – Il leone d’inverno (The Lion in Winter)
Neil Simon – La strana coppia (The Odd Couple)
Vernon Harris – Oliver!
Stewart Stern – La prima volta di Jennifer (Rachel, Rachel)
Roman Polanski – Rosemary’s Baby (Rosemary’s Baby)
Miglior film straniero
Guerra e pace: Natascia – L’incendio di Mosca (Voina i mir), regia di Sergej Bondarcuk (Unione Sovietica)
Baci rubati (Baisers volés), regia di François Truffaut (Francia)
La ragazza con la pistola, regia di Mario Monicelli (Italia)
Fuoco ragazza mia! (Horí, má panenko), regia di Miloš Forman (Cecoslovacchia)
I ragazzi della via Paal (A Pál utcai fiúk), regia di Zoltán Fábri (Ungheria)
Miglior fotografia
Pasqualino De Santis – Romeo e Giulietta
Harry Stradling – Funny Girl
Daniel L. Fapp – Base artica Zebra (Ice Station Zebra)
Oswald Morris – Oliver!
Ernest Laszlo – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Miglior montaggio
Frank P. Keller – Bullitt
Frank Bracht – La strana coppia (The Odd Couple)
Ralph Kemplen – Oliver!
Robert Swink, Maury Winetrobe e William Sands – Funny Girl
Fred Feitshans e Eve Newman – Quattordici o guerra (Wild in the Streets)
Miglior scenografia
John Box, Terence Marsh, Vernon Dixon e Ken Muggleston – Oliver!
George W. Davis e Edward Carfagno – L’uomo venuto dal Kremlino (The Shoes of the Fisherman)
Boris Leven, Walter M. Scott e Howard Bristol – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Tony Masters, Harry Lange e Ernie Archer – 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey)
Mikhail Bogdanov, Gennady Myasnikov, G. Koshelev e V. Uvarov – Natascia – L’incendio di Mosca (Voyna i mir)
Migliori costumi
Danilo Donati – Romeo e Giulietta
Margaret Furse – Il leone d’inverno (The Lion in Winter)
Phyllis Dalton – Oliver!
Morton Haack – Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes)
Donald Brooks – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Migliori effetti speciali
Stanley Kubrick – 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey)
Hal Millar e Joseph McMillan Johnson – Base artica Zebra (Ice Station Zebra)
Migliore colonna sonora
Drammatica
John Barry – Il leone d’inverno (The Lion in Winter)
Lalo Schifrin – La volpe (The Fox)
Jerry Goldsmith – Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes)
Alex North – L’uomo venuto dal Kremlino (The Shoes of the Fisherman)
Michel Legrand – Il caso Thomas Crown (The Thomas Crown Affair)
Adattamento con canzoni originali
John Green – Oliver!
Ray Heindorf – Sulle ali dell’arcobaleno (Finian’s Rainbow)
Walter Scharf – Funny Girl
Lennie Hayton – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Michel Legrand e Jacques Demy – Josephine (Les demoiselles de Rochefort)
Miglior canzone
The Windmills of Your Mind, musica di Michel Legrand, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Il caso Thomas Crown (The Thomas Crown Affair)
Chitty Chitty Bang Bang, musica e testo di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman – Citty Citty Bang Bang
For Love of Ivy, musica di Quincy Jones, testo di Bob Russell – Un uomo per Ivy (For Love of Ivy)
Funny Girl, musica di Jule Styne, testo di Bob Merrill – Funny Girl
Star!, musica di Jimmy Van Heusen, testo di Sammy Cahn e Marilyn Bergman – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Miglior sonoro
Shepperton Studio Sound Department – Oliver!
Warner Bros. – Seven Arts Studio Sound Department – Bullitt
Warner Bros. – Seven Arts Studio Sound Department – Sulle ali dell’arcobaleno (Finian’s Rainbow)
Columbia Studio Sound Department – Funny Girl
20th Century-Fox Studio Sound Department – Un giorno… di prima mattina (Star!)
Miglior documentario
Journey Into Self, regia di Bill McGaw
A Few Notes on Our Food Problem, regia di James Blue
Legendary Champions, regia di Harry Chapin
Other Voices, regia di David H. Sawyer
Young Americans, regia di Alexander Grasshoff
Miglior cortometraggio
Robert Kennedy Remembered, regia di Charles Guggenheim
De Düva: The Dove, regia di George Coe e Anthony Lover
Duo (Pas de deux), regia di Norman McLaren
Prelude, regia di John Astin
Miglior cortometraggio documentario
Why Man Creates, regia di Elaine Bass e Saul Bass
The House that Ananda Built, regia di Fali Bilimoria
The Revolving Door, regia di Lee R. Bobker
A Space to Grow, regia di Thomas P. Kelly Jr.
A Way Out of the Wilderness, regia di Dan E. Weisburd
Miglior cortometraggio d’animazione
Troppo vento per Winny-Puh (Winnie the Pooh and the Blustery Day), regia di Wolfgang Reitherman
The House that Jack Built (La maison de Jean-Jacques), regia di Ron Tunis
The Magic Pear Tree, regia di Jimmy Murakami
Windy Day, regia di John Hubley e Faith Hubley
Premio alla carriera

A John Chambers per il suo straordinario risultato come truccatore de Il pianeta delle scimmie.
A Onna White per gli straordinari risultati per la coreografia di Oliver!.
Premio umanitario Jean Hersholt
A Martha Raye
Carol Reed,Oscar miglior regia e miglior film per Oliver!
Cliff Robertson Oscar miglior attore protagonista
Barbra Streisand Oscar miglior attrice protagonista
Jack Albertson Oscar miglior attore non protagonista
Ruth Gordon miglior attrice non protagonista
Martha Raye Premio Umanitario Hersholt
I PRESENTATORI
Jane Fonda consegna l’Oscar a Carol Reed
Burt Lancaster
Diahaan Carroll
Frank Sinatra
Gregory Peck
Ingrid Bergman
Jane Fonda
Nathalie Wood
Sidney Poitier
Tony Curtis
Walter Matthau
Andavamo al cinema-Parte 27

Chiunque voglia contribuire alla diffusione di immagini di vecchi cinema può contattarmi tramite i commenti o tramite l’indirizzo email: paolobari@email.it.Se qualcuno identifica una sala senza denominazione può postare nei commenti.Grazie.

Cine Teatro Verdi,Poviglio (Parma)
Cinema Ariston,Penne (Pescara)
Cinema Astra,località non identificata
Cinema Canossa,Castelnuovo de monti (Reggio Emilia)
Cinema Corso,Torino
Cinema non identificato,Aprica (Sondrio)
Cinema non identificato,Cantù
Cinema non identificato,Milano
Cinema Jolly,Parma (identificato grazie a Ivan)
Cinema non identificato,Sondrio
Cinema Nuovo,Bergamo
Cinema Nuovo,Bisceglie (Bari)
Cinema Nuovo,Bosco Mesola (Ferrara)
Cinema Nuovo,Breno (Brescia)
Cinema Nuovo,Calderara di Reno (Bologna)
Cinema Nuovo,Cervignano del Friuli
Cinema Teatro Oratorio,Ghedi (Brescia)
Cinema Umberto,Bari
Cinema Vittoria,Torino
Sala Cine Teatro Regio,Bolzano
Sala Cine Teatro Savoia San Antioco (Cagliari)
Sala Cine Teatro Smeraldo,Milano
Sala Cine Teatro Verdi,Genova
Festival di Cannes 1970
Quella del 1970 è l’edizione numero 23 del Festival di Cannes;viene inaugurata il 2 e termina il 16 maggio del 1970.
A Cannes si tiene annualmente uno dei più importanti appuntamenti per la cinematografia mondiale;assieme alla notte degli Oscar,
l’attribuzione della Palma d’oro è un avvenimento anche mondano,che richiama sulla Croisette nomi di richiamo del cinema,attrici e attori,registi e produttori alla ricerca di un riconoscimento prestigioso,visto che ad attribuire i vari premi sono esperti del settore.
Con un occhio alla qualità più che al Box Office;a differenza degli Oscar,la Palma d’oro è assegnata con più attenzione ai meriti artistici che a quelli commerciali.
In questa edizione a selezionare i film e i personaggi vincenti nelle varie categorie ci sono:
– Miguel Ángel Asturias,scrittore (Guatemala),presidente della giuria
– Guglielmo Biraghi, critico cinematografico (Italia)
– Kirk Douglas, attore (USA)
– Christine Gouze-Rénal, produttrice (Francia)
– Vojtech Jasny, regista (Repubblica Ceca)
– Félicien Marceau, scrittore (Francia)
– Serguei Obraztsov, regista (Russia)
– Karel Reisz, regista (Gran Bretagna)
– Volker Schlöndorff, regista (Germania)
La giuria è chiamata ad assegnare la Palma d’oro (o Gran Prix) ad un film scelto tra quelli in concorso,tra i quali spiccano M*A*S*H, regia di Robert Altman (USA),Metello, regia di Mauro Bolognini (Italia),Fragole e sangue (The Strawberry Statement), regia di Stuart Hagmann (USA),Indagine su un parà accusato di omicidio (Le dernier saut), regia di Édouard Luntz (Italia/Francia),Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri (Italia),L’amante (Les choses de la vie), regia di Claude Sautet (Francia/Italia/Svizzera),Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, regia di Ettore Scola (Italia/Spagna)
Ottima la rappresentanza italiana,ma la Palma d’oro va a M*A*S*H di Altman,feroce satira antimilitarista che anche in patria ha avuto grande successo ma che nella notte degli Oscar del 1971 porterà a casa,su sei nomination solo quello per la miglior sceneggiatura.
Decisione molto contrastata quella della giuria;alcuni avrebbero preferito premiare Fragole e sangue di Hagman,peraltro film molto bello che racconta gli anni della contestazione in America.
Fuori concorso si segnalano Tristana di Bunuel,La vergine e lo zingaro di Christopher Miles,Non si uccidono così anche i cavalli? di Pollack e un altro film sul 68,Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh.
Il Grand Prix Speciale della Giuria va meritatamente a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri e la grande annata del cinema italiano viene confermata dal Prix d’interprétation féminine a Ottavia Piccolo per Metello, regia di Mauro Bolognini
e per il Prix d’interprétation masculine assegnato a Marcello Mastroianni per Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, regia di Ettore Scola.
Il premio della giuria viene assegnato ex aequo a I falchi regia di István Gaál (Ungheria) e Fragole e sangue regia di Stuart Hagmann.
Il Prix de la mise en scène è assegnato a John Boorman per Leone l’ultimo,il Premio per la migliore opera prima al film francese Sciuscià nel Vietnam (Hoa-Binh), regia di Raoul Coutard.
Il film di Petri fa il bis attribuendosi il prestigioso Premio FIPRESCI (Fédération Internationale de la Presse Cinématographique,federazione internazionale della stampa cinematografica)
In ultimo,segnalo la presenza,nella Quinzaine des Realisatuers,quella di alcuni film italiani come Don Giovanni, regia di Carmelo Bene,I cannibali, regia di Liliana Cavani,L’urlo, regia di Tinto Brass.
Grand Prix: M*A*S*H, regia di Robert Altman (USA)
Grand Prix Speciale della Giuria: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri (Italia)
Premio della giuria: Fragole e sangue (The Strawberry Statement), regia di Stuart Hagmann (USA)
ex aequo I falchi (Magasiskola), regia di István Gaál (Ungheria)
Prix d’interprétation masculine: Marcello Mastroianni – Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, regia di Ettore Scola
Prix d’interprétation féminine: Ottavia Piccolo – Metello, regia di Mauro Bolognini (Italia)
Metello, regia di Mauro Bolognini (Italia)
Leone l’ultimo (Leo the Last), regia di John Boorman (Gran Bretagna)
I tulipani di Haarlem, regia di Franco Brusati (Italia/Francia)
Indagine su un parà accusato di omicidio (Le dernier saut), regia di Édouard Luntz (Italia/Francia)
Dimmi che mi ami, Junie Moon (Tell Me That You Love Me, Junie Moon), regia di Otto Preminger (USA)
L’amante (Les choses de la vie), regia di Claude Sautet (Francia/Italia/Svizzera)
Paesaggio dopo la battaglia (Krajobraz po bitwie), regia di Andrzej Wajda (Polonia)
Tristana, regia di Luis Buñuel (Francia/Spagna/Italia)
Il ballo del conte d’Orgel (Le bal du comte d’Orgel), regia di Marc Allégret (Francia)
La vergine e lo zingaro (The Virgin and the Gypsy), regia di Christopher Miles (Gran Bretagna)
Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don’t They?), regia di Sydney Pollack (USA)
Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh (USA)
Cannes nel 1970,la Croisette
Cannes 1970,le foto
Il vincitore,Robert Altman
Florinda Bolkan,Ottavia Piccolo e Mastroianni ritirano i premi vinti dall’Italia
Gilbert Becaud e Liza Minnelli
Otto Preminger
Otto Preminger con Liza Minnelli
Sammy Davis e Kirk Douglas
Lea Massari,Michel Piccoli e Romy Schneider
Faye Dunaway
Romy Schneider
I senza nome
I senza nome (Le cercle rouge) è il penultimo film di Jean-Pierre Melville,uscito nelle sale nel 1970,quindi tre anni prima della morte del bravissimo
regista parigino.
Un vero e proprio testamento artistico,che precede di soli due anni l’ultimo film di Melville,Due contro la città nel quale il protagonista di I senza nome,Alain Delon,passerà (cinematograficamente parlando) dall’altro lato della barricata.
Un noir d’eccezione,I senza nome,anche se a voler essere precisi trattasi di “polar“,termine tecnico per identificare un film (ma anche i romanzi) che fondono elementi di genere poliziesco e noir (policier et noir),un film parlato pochissimo che lascia tutta la narrazione alle immagini,di conseguenza alle espressioni dei volti dei vari protagonisti.
Che sono quattro,fondamentalmente.
Il primo è Corey,un rapinatore che esce di prigione dopo una rapina;un perdente,come del resto gli altri due che si ritroveranno a condividere,per volere del fato,la sua stessa strada.

Il fato,dicevo.
Si,perchè il fato è il grande protagonista,assieme alla legge,del film e delle vite del citato Corey,di Vogel,rapinatore che in fuga dal treno che deve portarlo da Marsiglia a Parigi a rifugiarsi nel bagagliaio dell’auto di Corey e infine Jansen,ex tiratore scelto della polizia radiato dal corpo per problemi di alcolismo con conseguente delirium tremens e allucinazioni.
Tre sconfitti,tre uomini al (e del) “milieu” e legati inesorabilmente al mondo del crimine dal quale non possono ormai più sfuggire.
Inevitabilmente le vite dei tre finiranno per intrecciarsi fatalmente,per quel destino che alle volte spinge le vite degli uomini a incrociarsi.
E a condividere la stessa fine.
Corey,Vogel e Jansen decidono di fare un colpo,l’ultimo.
E lo sarebbe davvero se,dopo averlo eseguito perfettamente,non venissero traditi proprio dalla malavita e sopratutto se non avessero,alle loro calcagna,un mastino indomabile come il commissario Mattei che,inseguendo Vogel,finisce per incrociare il terzetto (ancora il destino) e a segnarne la fine.

Un film teso,senza sorrisi,scandito implacabilmente dalle vicende dei tre impegnati a portare a termine il colpo della vita e quella dell’implacabile commissario Mattei deciso a catturare Vogel.
Melville mescola con eccezionale bravura e senso della misura i temi a lui più cari,come la solitudine,l’amicizia,l’ineluttabilità del destino,creando tre figure che appaiono sconfitte sin dai primi fotogrammi.
Sono tre personaggi della malavita,eppure alla fine della storia la simpatia dello spettatore va a loro,agli sconfitti.
Non sappiamo molto delle loro vite,ma istintivamente simpatizziamo per quegli uomini traditi anche dalla legge omertosa della malavita,inseguiti implacabilmente dalla legge,quella stessa legge che in realtà tutela gli onesti cittadini.
Ma Melville semina,quà e là,dosi di veleno nei confronti di questa impacabile legge,dei suoi rappresentanti.
Non è forse un secondino a proporre a Corey il colpo?
I senza nome è davvero un gran bel film;da gustare e da assaporare in ogni suo fotogramma.Un film giocato su ombre,fotografiche e caratteriali.
Fotografiche perchè pur essendo un film a colori vede la colorazione stessa sfumare in colori tenui,malinconici.
Caratteriali perchè i tre protagonisti,che dovrebbero esserlo in negativo essendo dei criminali,posseggono un codice d’onore al quale sono ligi.
Bravissimi tutti i protagonisti,da Alain Delon a Gian Maria Volontè (che ebbe memorabili liti con Melville),a Yves Montand a Bourvil,che morirà improvvisamente subito dopo le riprese del film.
Quattro grandi attori e mai come in questo caso i complimenti non sono sprecati.
A quasi 50 anni di distanza,I senza nome mantiene una freschezza assolutamente unica e resta una delle migliori produzioni del decennio settanta.
Il film è disponibile,in una discreta versione,all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=vFAuMJ6cC6w&t=846s
I senza nome
Un film di Jean-Pierre Melville. Con Gian Maria Volonté, Alain Delon, Yves Montand, François Périer, André Bourvil Titolo originale Le cercle rouge. Poliziesco, durata 125 min. – Francia 1970
Alain Delon: Corey
Gian Maria Volonté: Vogel
Yves Montand: Jansen
Bourvil:[1] il commissario Mattei
Paul Crauchet: il ricettatore
Paul Amiot: il capo della polizia
Pierre Collet: il guardiano della prigione
François Périer: Santi
André Ekyan: Rico
Jean-Pierre Posier: l’assistente di Mattei
Yves Arcanel: il giudice istruttore
René Berthier: il direttore del P.J.
Jean-Marc Boris: il figlio di Santi
Jean Champion: il casellante
Yvan Chiffre: un poliziotto
Anna Douking: la vecchia amica di Corey
Robert Favart: il venditore vicino a Mauboussin
Roger Fradet: un poliziotto
Édouard Francomme: il guardiano del biliardo
Jean Franval: il proprietario dell’hotel
Regia Jean-Pierre Melville
Soggetto Jean-Pierre Melville
Sceneggiatura Jean-Pierre Melville
Produttore Robert Dorfmann, Jacques Dorfmann
Fotografia Henri Decaë
Montaggio Marie-Sophie Dubus, Jean-Pierre Melville
Musiche Eric Demarsan, Jimmy Webb
Scenografia Théobald Meurisse, Pierre Charron
Costumi Colette Baudot
Massimo Turci: Corey
Gian Maria Volonté: Vogel
Giuseppe Rinaldi: Jansen
Pino Locchi: Santi
Stefano Sibaldi: il commissario Mattei
Carlo Alighiero: il venditore vicino a Mauboussin
Alessandro Sperlì: il guardiano della prigione
Bruno Persa: Rico




































































































































































































































































































































































































































