La dottoressa sotto il lenzuolo
Nel 1976 siamo nel pieno del boom della commedia sexy all’italiana; grazie al film La dottoressa del distretto militare di Nando Cicero, interpretato dalla maggior interprete del genere (quantitativamente e se vogliamo, qualitativamente) ovvero la Edwige nazionale, la stessa commedia sexy si sposta dalla scuola (La liceale) negli ospedali, che siano militari, di casa di cura o semplicemente ancora legate all’università.
E’ proprio l’università il teatro delle avventure di tre giovinastri propensi più alla goliardia e alle avventure sessuali che allo studio;Benito, Alvaro e Sandro passano il tempo in tutti i modi tranne che applicandosi agli studi.
Benito, studente fuoricorso,vive alle spalle di sua zia in una pensione nella quale è costretto a subire le avance della proprietaria,mentre Alvaro, figlio di una famiglia di noti baristi perde il suo tempo cercando in tutti i modi di portarsi a letto la fidanzata Leila.
Alvaro Vitali
L’ultimo dei tre, Sandro, sembra invece molto più interessato alle grazie della cameriera di sua madre che dagli studi.
Benito, Alvaro e Sandro si divertono alle spalle del dottor Paolo Cicchirini,assistente del professor Ciotti, fino al giorno in cui arriva nell’università la splendida fidanzata di Cicchirini,la dottoressa Laura Bonetti della quale si innamora sciaguratamente Sandro.
Non va meglio ad Alvaro, che scopre che la sua puritana fidanzata Leila altro non è che una escort che si è messa con lui mirando ai soldi dei suoi genitori;di qua inizierà una serie di equivoci e avventure che porteranno Benito fin sulla soglia dell’altare mentre Sandro riuscirà a conquistare la bella Laura…
Uno dei più brutti film del florido filone della commedia sexy, questo La dottoressa sotto il lenzuolo,diretto da Gianni Martucci sul finire del 1976; brutto e pochissimo divertente, fra l’altro, con gag sgangherate e poco incisive.
Il film si salva dal naufragio grazie alla simpatia degli attori protagonisti,
Orchidea De Santis
Karin Schubert
Elizabeth Turner
fra i quali l’abitueè Alvaro Vitali,Gigi Ballista ed Enzo Andronico mentre la parte più interessante è sicuramente rappresentata dal gineceo femminile, vero e proprio volano di traino di questi film.
Karin Schubert,Orchidea De Santis,Ely Galleani,Rita Forzano,Gabriella Lepori e Elizabeth Turner si mostrano in desabillee con buona lena e frequenza, il che rappresenta l’unica nota di qualche interesse del film.
Perchè,diciamolo chiaramente, a parte qualche titolo particolarmente riuscito se non altro dal punto di vista comico, molti di questi prodotti si giravano solo per raccattare qualche soldo mostrando più seni e natiche che recitazione e sceneggiatura.
Film povero di idee, di comicità, di tutto, se vogliamo.
Per averne un’idea, basta guardarselo su You tube, dove è presente in una buona versione all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=wG5Moo9_GZg
Ely Galleani
La dottoressa sotto il lenzuolo
Un film di Gianni Martucci. Con Orchidea De Santis, Gigi Ballista, Karin Schubert, Fiorella Masselli, Gastone Pescucci, Enzo Andronico, Rita Forzano, Gabriella Lepori, Alvaro Vitali, Ely Galleani, Angelo Pellegrino, Eligio Zamara Commedia, durata 92 min. – Italia 1976.
Karin Schubert: Dott.ssa Laura Bonetti
Alvaro Vitali: Alvaro
Gastone Pescucci: Prof. Paolo Cicchirini
Angelo Pellegrino: Benito Moroni
Eligio Zamara: Sandro Santarelli
Orchidea De Santis: Infermiera Italia
Gigi Ballista: Prof. Ciotti
Ely Galleani: Lella
Regia Gianni Martucci
Soggetto Marino Onorati
Sceneggiatura Giorgio Mariuzzo
Casa di produzione Flora Film – National Cinematografica
Distribuzione (Italia) Regionale – General Video
Fotografia Romano Scavolini
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Alessandro Alessandroni
Scenografia Gianfrancesco Fantacci
Costumi Adriana Spadaro
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com
Non c’è storia (solo storielle che NON fanno ridere), non c’è protagonista, non c’è regìa. Unica risata: la Galleani, fidanzata di Alvaro, non gliela dà, ma si prostituisce in appartamento con una socia. Lui, ignaro, va lì per fare pace, scopre l’arcano e se ne va. Dopo un minuto suona il campanello, chiede la tariffa e si porta a letto lei e socia. Da sopportare perché ci sono la Schubert, Gastone Pescucci e (specialmente) perché vale sempre la pena di guardare il grande Gigi Ballista, che appare ogni tanto nei panni del primario-dittatore.
L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com
Ignobillima farsaccia, d’interesse solo per l’ambientazione pisana, e per la presenza sempre piacevole del grande Gigi Ballista (fantastico mentre si appresta a operare di cistifellea un vecchino con problemi di emorroidi). Per il resto idee sottozero, comicità idem, donne belle ma con scarso carisma. A proposito di Ballista (e della De Santis e Pescucci), il film che Vitali va a “vedere” al cinema con la Galleani è Il vizio di famiglia: altro livello…
L’opinione di Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com
Fiacchissima commedia sexy, resa particolarmente pesante dall’assenza di un protagonista vero e proprio (la macchietta di Alvaro Vitali non basta) e (ma questo già si sapeva) di una trama che non si riduca a qualche barzelletta di infimo livello. Divertenti le scene con Gigi Ballista, ma il resto si segue controvoglia e la piattissima regia non aiuta. Un paio di nudi integrali (Galleani e Schubert) fecero guadagnare al film un divieto ai 18, ma l’erotismo nel complesso scarseggia. Piacevoli le musichette di Alessandroni.
L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com
Più sghembo della Torre di Pisa, città ove è ambientato, il film casca giù a pochi minuti dall’inizio, quando capiamo che, anche a volerlo giudicare solo con gli indulgenti parametri della commedia sexy più casareccia (“si ride?”, “c’è pelo?”), è fallimentare comunque. Perché l’umorismo è proprio squallido, puerile, senza un briciolo di fantasia o di vera malizia, e il “pelo” è quello una Schubert già inspessita e una Galleani il cui unico sex appeal è l’essere… graziosa. Vitali frenatissimo, Ballista fa la voce grossa ma soccombe nello strame. Meglio cambiare corsia e reparto!
Il potere di Satana
La giovane Lori,sposata con Frank,viene dimessa da un’ospedale;vi è stata ricoverata per qualche tempo in seguito al profondo trauma subito per aver dato alla luce un bambino morto.
In accordo con Frank,Lori decide di allontanarsi dalla città per riprendere le forze e assieme si recano nel villaggio di Lilith.
Su Lilith aleggia una sinistra leggenda, che racconta di una strega che appare casualmente minacciando i bambini,una strega che ha il nome dato al villaggio.
E’ proprio durante il viaggio che Frank e Lori si trovano ad essere testimoni della tragica morte di una ragazza, inseguita dalla strega Lilith e subito dopo ad un rito arcano presieduto da un uomo di grossa mole, un rito nel quale è evocato il principe delle tenebre ed altri demoni.

Lilith appare come un villaggio pervaso da un’atmosfera ambigua e sinistra;Frank conosce il suo nuovo datore di lavoro,Cato e Lori, che lo conosce subito dopo, inizia a guardare con diffidenza l’uomo.
La donna infatti è certa che il misterioso individuo che stava officiando il rito satanico altro non sia che Cato.
Oltretutto la donna percepisce nettamente l’atmosfera insana che aleggia sul villaggio,diffida della strana gente che lo abita e poco dopo il suo arrivo scopre anche che Cato ha perso un figlio e che il rito che l’uomo stava compiendo ad altro non serviva che a riportarlo in vita.
Cato ha bisogno di Lori perchè la donna, sin dalla nascita, possiede arcani e misteriosi poteri soprannaturali e conta sul suo aiuto per riportare in vita il figlio; ma ecco che Lori….
Il potere di Satana,produzione americana del 1972 diretto dal regista Bert Gordon, distribuito con vari titoli oltre all’originale The Witching o anche Necromancy o Le streghe della luna nera o ancora Magia nera è un horror sciapo e abbastanza monotono che propone per l’ennesima volta la trama trita del villaggio che nasconde il tradizionale segreto mescolato all’espediente delle messe nere celebrate dallo stregone demoniaco.

Lo stregone, il grande Orson Welles e la brava Pamela Franklin che interpreta Lori sono in realtà l’unica nota positiva del film, che scorre senza grossi sussulti verso l’unico colpo di scena, peraltro più volte utilizzato, del finale che lascia aperta ogni possibilità.
Finale che non solo non riscatta un film debole e soporifero, ma che confonde ancor più le acque dimostrando una volta in più che non basta la presenza di un grandissimo del cinema come Welles a riscattare o quantomeno rendere interessante una pellicola.
L’attore americano infatti appare per pochi minuti e comunque probabilmente solo per ragioni alimentari, ovvero per l’assegno staccato dal produttore per assicurarsi la sua presenza, vista l’irrilevanza del soggetto e della sceneggiatura del film.

Poco altro da salvare, forse le musiche incalzanti; ma la recitazione del cast è ai livelli minimi, mentre la Franklin per l meno fa il suo dovere.
Film tranquillamente trascurabile, anche perchè di difficilissima reperibilità nella versione italiana.
Il potere di Satana
di Bert I. Gordon, con Orson Welles,Pamela Franklin,Lee Purcell,Michael Ontkean,Harvey Jason,Lisa James,Sue Bernard.Horror,Usa 1972 Titolo originale The Witching
Orson Welles: Mr. Cato
Pamela Franklin: Lorie Brandon
Lee Purcell: Priscilla
Michael Ontkean: Frank Brandon
Harvey Jason: Dr. Jay
Lisa James: Georgette
Sue Bernard: Nancy
Regia: Bert I. Gordon
Sceneggiatura Bert I. Gordon, Gail March
Produttore Sidney L. Caplan, Jeffrey M. Sneller, Bert I. Gordon, Gail March, Robert J. Stone
Fotografia Winton C. Hoch
Montaggio John B. Woelz
Musiche Fred Karger, Robert J. Walsh
Scenografia Frank Paul Sylos
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Intruglio occultistico che emana l’aria malsana del villaggio immobile e omertoso, raggrumandosi in videoclips di orge e messe nere e improvvisi lampi di visionarietà al suono delle musiche elettroniche di Rob Walsh. Dai tempi di Suspense Pamela Franklin è cresciuta parecchio ma continua a vedere fantasmi, mentre l’illustre richiamo di Orson Welles si riduce a qualche fugace apparizione e alla sua imponente voce che risuona durante il prologo, purché visto in lingua originale.
L’opinione di Olotiv dal sito http://www.davinotti.com
Un insipido polpettone che si colloca nel filone dell’horror satanico. L’inizio lascerebbe ben sperare, ma la storia – una coppia di giovani sposi, lei possiede poteri speciali, si trasferisce nel villaggio di Lilith, dove il dottor Cato è un personaggio molto influente dedito alla stregoneria – prosegue senza troppi sussulti, colpa anche di una recitazione poco convinta. Si salvano le musiche. Che c’azzecca Orson Welles? Visto in una versione (tagliata?) di 76 minuti.
L’opinione di paulesway dal sito http://www.filmtv.it
Horror satanico con poche novità malgrado una discreta atmosfera: la trama è confusa, la tensione latita assai e gli interpreti raramente sono stati così sprecati, difficile trovare una sola sequenza apprezzabile.
7 volte donna
Un grande regista premiato con l’Oscar, un grande sceneggiatore ed un cast internazionale stellare non sono necessariamente garanzia di un prodotto di altissimo livello.
Ed infatti 7 volte donna (Woman seven times nell’edizione internazionale), diretto nel 1967 da Vittorio De Sica che nel 1965 aveva vinto il suo terzo Oscar (prima del quarto del 1972 per Il giardino dei Finzi Contini) con Ieri oggi e domani, sceneggiato dal grande Cesare Zavattini ed interpretato da star quali la protagonista assoluta Shirley Mc Laine,Peter Sellers,Michael Caine,Vittorio Gassman,Philippe Noiret,Anita Ekberg,Elsa Martinelli è un film disomogeneo e in fin dei conti deludente in rapporto alla qualità dei personaggi che sono dietro alla pellicola.
Un film ad episodi, sette per la precisione, come del resto anticipato dal titolo;sette episodi con una tematica precisa, la donna ed un’unica protagonista assoluta di tutti gli episodi, un’affascinante ed irresistibile Shirley Mc Laine.

Ecco gli episodi e le loro trame in breve:
-Primo episodio, “Neve”
Un misterioso corteggiatore segue con discrezione la bella Jeanne, che dapprima infastidita, in seguito si sente lusingata della cosa.La ragazza è sposata ed è proprio il gelosissimo marito ad aver creato la figura del corteggiatore che in realtà è un detective privato incaricato di seguirla costantemente…
–Secondo episodio,”I suicidi”
Un coppia irregolare, due amanti, ha preso una decisione drammatica e definitva, quella di suicidarsi assieme.Scelto così un fatiscente alberghetto, i due cercano di mettere in atto il proposito, ma alla fine abbandoneranno l’idea spaventati sia dalla morte sia perchè attratti dalla vita.

–Terzo episodio,”Due contro uno”
-Linda è una bella ma contemporaneamente fredda hostess che, durante un congresso di cibernetica, si ritrova a perdere tutta la sua glacialità per colpa (o merito) di due diverse persone, uno scozzese ed un italiano;
–Quarto episodio,”Il corteo funebre”
A Paulette è morto il marito, così arriva il giorno dei funerali e la donna accompagna la salma del marito al cimitero per la sepoltura;è una donna abituata agli agi ed infatti, mentre è in corso il corteo funebre, ecco che un amico di famiglia, molto ricco, le fa delle avance e lei accetta di sposarlo…
–Quinto episodio,”Amateur night”
Una donna morigerata,Maria Teresa, onesta e dedita alla famiglia, scopre casualmente che suo marito la tradisce.Sconvolta, decide di rendergli pan per focaccia e si unisce ad un gruppo di prostitute.Ma tra queste c’è un protettore che percuote suo marito, allora lei ne prende le difese scoprendo che vuol bene ancora a suo marito.

–Sesto episodio,”Una sera all’Opera“.
Una moglie ricca e viziata tenta i tutti i modi di evitare che una sua conoscente usi per la prima di una serata all’opera un vestito identico al suo
–Settimo episodio,”La Super Simone“.
Simone è la bella moglie di uno scrittore di successo;poichè suo marito ha creato un personaggio del quale lei è fondamentalmente gelosa decide di assomigliarle in tutti i modi, creando situazioni di imbarazzo, paradossali a tal punto da essere presa per pazza.
Le sceneggiature ad episodi sono da sempre un terreno minato, sopratutto quando nel breve arco di un’ora e mezza bisogna condensare troppi elementi, come storie con un minimo di credibilità o almeno paradossali con senso della misura,ironia, umorismo ecc.
Al film di De Sica manca il ritmo, un collante che unisca in qualche modo le varie storie o quanto meno un filo comune; si sorride in alcuni tratti, per la maggior parte del film si assiste impassibili a sequenze poco affascinanti e coinvolgenti.

L’unico episodio che in qualche modo si stacca dagli altri è quello del funerale, amaro e grottesco ma il resto del film sembra un esercizio diligente di stile e null’altro.
Ed evidentemente così devono averla pensata gli spettatori di mezzo mondo che, attratti dal nome del regista e dai nomi dei protagonisti affollarono i primi giorni della proiezione, salvo poi spandere la voce che la pellicola stessa non aveva alcuna dote particolare per cui meritasse una visione.
L’accoglienza freddissima della critica fece il resto con il risultato che la pellicola praticamente scomparve a breve tempo dai circuiti cinematografici.Vittorio De Sica dovrà attendere l’anno successivo, il 1968, per tornare ai livelli abituali,con il discreto Amanti prima di ritornare ad essere il grande regista che tutti noi conosciamo con il successivo I girasoli, nel quale ricostituisce la coppia Mastroianni-Loren e sopratutto con Il giardino dei dei Finzi Contini che gli valse il quarto Oscar della sua bellissima e indimenticabile carriera.
Sette volte donna va considerato come un film “divertissement” o come una pausa in una carriera straordinaria, sia come regista che come attore di Vittorio De Sica, uno dei padri del cinema italiano.
Per quanto riguarda il cast, l’unica presente in tutti gli episodi è Shirley Mc Laine, bella e adorabile ed è la sua presenza a salvare la pellicola da un grigiore altrimenti totale.
Tutti gli altri sono solo delle comparse, nonostante i grandi nomi.
Un film di Vittorio De Sica. Con Shirley MacLaine, Vittorio Gassman, Anita Ekberg, Rossano Brazzi, Michael Caine, Peter Sellers, Elsa Martinelli, Lex Barker, Alan Arkin, Judith Magre, Catherine Samie, Philippe Noiret, Robert Morley, Elspeth March, Clinton Greyn, Patrick Wymark, Adrienne Corri Titolo originale Woman Times Seven. Film a episodi, durata 95′ min. – USA 1967
Shirley MacLaine: Paulette / Maria Teresa / Linda / Edith / Eve Minou / Marie / Jeanne
Elspeth March: Annette – episode ‘Funeral Procession’
Peter Sellers: Jean (segmento “Funeral Procession”)
Rossano Brazzi: Giorgio – episode ‘Amateur Night’
Laurence Badie: Prostituta – episode ‘Amateur Night’
Judith Magre: Bitter Thirty – episode ‘Amateur Night’
Catherine Samie: Jeannine – episode ‘Amateur Night’
Zanie Campan: episode ‘Amateur Night’
Robert Duranton: Didi – episode ‘Amateur Night’
Lex Barker: Rik – episode ‘Super Simone’
Elsa Martinelli: Pretty woman – episode ‘Super Simone’
Robert Morley: Dr. Xavier – episode ‘Super Simone’
Jessie Robins: Marianne, Edith’s Maid – episode ‘Super Simone’
Patrick Wymark: Henri (segmento “At The Opera”)
Michael Brennan: (segmento “At The Opera”)
Adrienne Corri: Mme. Lisiere (segmento “At The Opera”)
Alan Arkin: Fred (segmento “The Suicides”)
Michael Caine: Handsome Stranger (segmento “Snow”)
Anita Ekberg: Claudie (segmento “Snow”)
Philippe Noiret: Victor (segmento “Snow”)
Clinton Greyn: MacCormack – episode ‘Two Against One’
Georges Adet: Old Man (segmento “Snow”) (non accreditato)
Jacques Ciron: Féval (segmento “At The Opera”) (non accreditato)
Vittorio Gassman: Cenci – episode ‘Two Against One’ (non accreditato)
Jacques Legras: Salesman (segmento “Snow”) (non accreditato)
Roger Lumont: Nossereau (segmento “At The Opera”) (non accreditato)
Regia Vittorio De Sica
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Arthur Cohn
Produttore esecutivo Joseph E. Levine
Casa di produzione Joseph E. Levine Productions
Fotografia Christian Matras
Montaggio Teddy Darvas, Victoria Spiri-Mercanton
Musiche Riz Ortolani
Costumi Marcel Escoffier
Trucco Georges Bouban, Alberto De Rossi
L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Lo promuovo controvoglia, solo perché Shirley MacLaine è a dir poco fantasmagorica. In realtà il film mi è sembrato un campionario di occasioni mancate: con un’attrice simile come protagonista, con un tale cast di supporto e con la premiata coppia De Sica-Zavattini fuori le scene, il risultato sarebbe dovuto essere ben altro che questo scialbo collage di barzellette senza vita.
Il primo segmento, con Shirley vedova (in)consolabile, è senz’altro il peggiore, si fa notare quello in cui interpreta una hostess fissata per l’esistenzialismo che stuzzica un eccitatissimo Gassman, o quello in cui cerca di dimostrare il proprio amore al marito scrittore travestendosi dalle sue eroine e venendo scambiata per pazza. Ma in generale il livello è piuttosto basso e il più delle volte si sorride solo grazie alla verve della protagonista.
Bellissime musiche di Riz Ortolani.
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
De Sica in regia e Zavattini in sceneggiatura: ragionevolmente ci si poteva aspettare di più. Un cast inernazionale stellare (Sellers e la Ekberg, Gassman e Noiret, Caine e ancora molti altri nomi famosi) che fa perno sulla protagonista unica di tutti e sette gli episodi, ovvero Shirley McLaine. Senz’altro tutti discreti i protagonisti, ma si tratta della classica disarticolata pellicola ad episodi – quasi tutti non sono che poco più di spunti – di quegli anni, seppure con un tentativo di lancio internazionale dell’operazione (peraltro non esattamente riuscito). Poco sotto la sufficienza, nel complesso.
L’opinione del Morandini
Sette aneddoti o novellette per un’attrice sola. Il migliore l’ultimo, con M. Caine, è quello della signora che si crede seguita da un corteggiatore innamorato e timido mentre è un investigatore incapace, sguinzagliato dal marito geloso. Festival personale di S. MacLaine che era allora l’attrice più completa di Hollywood. L’incontro con De Sica-Zavattini avrebbe dovuto dare frutti più sostanziosi.
L’opinione di Guru dal sito http://www.davinotti.com
La camaleontica Shirley MacLaine elabora sette figure femminili, diverse tra loro per ceto sociale e cultura, con l’intento di mostrare le reazioni, gli istinti repressi e le insoddisfazioni sviluppate nei confronti del maschio predominante. Ma anche la competizione tra il gentil sesso non viene risparmiata di fronte ad argomenti molto appetibili come… il modello esclusivo di un abito da sera. La grande personalità della protagonista ripaga della carente sceneggiatura di Zavattini.
Gli occhi azzurri della bambola rotta
Un ex detenuto sta facendo autostop per recarsi in un piccolo paese di montagna in Francia.
E’ Gilles,che ha deciso di rifarsi una vita e ricominciare da zero la sua esistenza.
Il villaggio in cui approda Gilles è, come tutti i piccoli centri, arroccato dietro la difesa dei piccoli privilegi personali e nessuno sembra essere disposto ad offrire un’opportunità all’uomo,sopratutto alla luce del suo burrascoso passato.
Tutti tranne Claude.
La donna, invalida ad una mano, decide di assumerlo come uomo tuttofare ed impiegarlo nella sua villa dove vive con le sue due sorelle;Nicole, la prima, è una donna con problemi legati ad una ninfomania irrefrenabile mentre la seconda, Yvette, vive su una carrozzella assistita dal medico condotto del paese e da una infermiera.
L’arrivo di Gilles è accolto di cattiva grazia da Renè, l’uomo che precedentemente si occupava della villa, mentre in paese accade qualcosa di grave.
I cadaveri di tre donne vengono recuperati, tutti con lo stesso tratto identificativo, ovvero la mancanza degli occhi; le tre donne avevano in comune il fatto di essere bionde e di avere gli occhi azzurri.

I sospetti ovviamente convergono su Gilles,l’ultimo arrivato e con la fedina penale sporca,il quale ha avuto problemi con Renè al punto di aver tentato di ucciderlo.
L’ispettore Pierre è convinto che il misterioso assassino altri non sia che Gilles,il quale dal canto suo ha allacciato una relazione con Claude, seguita con attenzione da Nicole, che dal’alto della sua malattia vorrebbe aggiungere Gilles alla sua vasta collezione di amanti.
Tra Claude e Nicole nasce così una rivalità accesa, troncata dall’improvvisa morte di Nicole, che viene rinvenuta cadavere;sembrerebbe un altro assassinio imputabile al misterioso killer, ma in questo caso alla donna non sono stati tolti gli occhi.
Gilles, braccato dalla polizia, completamente innocente dei delitti che gli vengono imputati viene ucciso a colpi di pistola,proprio sotto gli occhi di Claude, la sua amante.
Ma nel frattempo accade qualcosa che dimostrerà l’innocenza di Gilles.

La giovane Caroline, l’infermiera addetta alle cure di Yvette, al terza sorella, viene aggredita dal misterioso assassino e riesce a rifugiarsi, benchè ferita, nell’ambulatorio del dottor Philippe.
Il misterioso killer rivela così la sua identità:si tratta proprio di Yvette, che in realtà non è affatto affetta da paralisi;al culmine di una lotta senza tregua, Yvette uccide Caroline, prima di soccombere ad un colpo letale di coltello inferto da un’altra figura misteriosa….
Ovviamente non vado oltre nell’analisi della trama per non rivelare quello che sarà l’ultimo colpo di scena di Gli occhi azzurri della bambola rotta,film oscillante tra il thriller e l’horror diretto nel 1973 da Carlos Aured,che porta sullo schermo una sceneggiatura di Paul Naschy, uno degli interpreti del film.
Un giallo o thriller o horror che dir si voglia povero allo stesso tempo di idee e di qualità registiche, visto l’andamento ondivago della trama, lacunosa in molti punti e che ha l’unico merito di rendere così molto difficile la comprensione dell’identità del killer.
I colpi di scena finali arrivano a conclusione di un film che fino a quel momento si è distinto principalmente per la grossolanità degli effetti usati, oltre che per una certa sciatteria generale dovuta alla mancanza probabilmente di soldi per costruire un impianto più solido e meno artefatto.
Lo stile di Aured mostra evidenti tributi al giallo di casa nostra, con la differenza non da poco di ricalcare le trame argentiane tanto in voga nel nostro paese con scarsa mano e ancor più scarsa abilità.
Il film è rozzo, va a scatti, mostra più di un tributo a Gatti rossi in un labirinto di vetro, sopratutto nell’idea di rendere protagonisti del film dei cadaveri privi di occhi, estirpati al solito da un pazzo assassino.
A ben vedere gli assassini sono due e questo dovrebbe creare suspence ma in realtà, alla luce del finale assolutamente incoerente e mal girato si può parlare di classica ciliegina sulla torta che rovina però una torta dal retrogusto amaro.

Los ojos azules de la muñeca rota, tradotto letteralmente dai nostri distributori in Gli occhi azzurri della bambola rotta non ha alcun pregio e una volta tanto vede anche un buon attore come Paul Naschy, che interpreta Gilles barcollare per tutto il film in una interpretazione assolutamente incolore.
Molto meglio Dyana Loris, Eva Leon e Ines Morales, le interpreti femminili del film mentre un punto a favore è la location montanara del film; brutte le musiche per un film decisamente in tono minore e tranquillamente evitabile.
Non ho trovato traccia in rete di una versione italiana del film, per cui per vederlo occorrerà una ricerca sui p2p.
Gli occhi azzurri della bambola rotta
regia di Carlos Aured, con Paul Naschy, Dyana Loris, Eva Leon, Antonio Pica, Ines Morales, Pilar Bardem, Thriller/Horror Spagna 1973
Paul Naschy: Gilles
Diana Lorys: Claude
Maria Perschy: Yvette
Antonio Pica: ispettore Pierre
Eduardo Calvo: dottor Philippe
Eva Leon: Nicole
Pilar Bardem: Caroline
Luis Ciges: Renè
Ines Morales: Michelle
Sandra Mozarowsky: turista
Regia Carlos Aured
Soggetto Paul Naschy, Carlos Aured
Sceneggiatura Francisco Sànchez
Produttore esecutivo Josè Antonio Pérez Giner
Montaggio Francisco Sànchez
Effetti speciali Manuel Gòmez
Musiche Juan Carlos Calderòn
Scenografia Andrés Gumersindo
Costumi Humberto Cornejo
Trucco Miguel Sesé
L’opinione del sito http://www.exxagon.it
Giallone-thrillerone iberico con titolaccio pazzesco che promette benissimo. Ma non mantiene. Sotto l’egida del killer di nero guantato, che è di argentiana memoria, Carlos Aured prova a dire la sua a riguardo e, ad essere clementi (cosa facile per un appassionato del genere) in parte ci riesce, tranne che per un macroscopico difetto: una colonna sonora così scarsa da demoralizzare anche un audioleso. Vengono utilizzate sostanzialmente due brani musicali: uno e un motivetto tipicamente settanta per nulla sinistro che viene insensatamente sovrapposto alle scene più tese, tagliando le gambe all’effetto delle scene stesse. L’altro pezzo musicale è un arrangiamento di “Fra Martino” che viene utilizzato per dare una misura della degenerazione mentale del killer (Argento docet). Un pezzo musicale peggio dell’altro. Aured comunque s’impegna per cercare di replicare la lezione italiana, fra traumi psicologici, sessualità maniaca, spiegone finale e un’atmosfera quasi accettabile, resa però indigesta da scivoloni in melò. Il film, tra l’altro, non permette di scoprire chi sia il vero colpevole perché omette dei particolari necessari a intuirne l’identità, semplicemente crea una serie di false piste, compreso ovviamente il protagonista Gilles con il suo passato burrascoso. E qui si apre il capitolo Paul Naschy, al secolo Jacinto Molina, la vera mente pensante dietro Gli Azzurri Occhi della Bambola Rotta. Naschy non solo scrive la sceneggiatura (insieme al regista) ma si ritagli anche il ruolo principale del macho circondato da donne, in realtà un tarchiato latin lover dall’interpretazione discretamente abborracciata. Lui però si sente bello e le donne sotto contratto devono stare al gioco. Non manca un po’ di splatter (globi oculari per coerenza col titolo), così come di fatto l’inutilmente crudele ripresa della macellazione di un maiale. Rocambolesco finalone multiplo la cui soluzione rammenta il classico Occhi senza Volto (1960). Film per appassionati del genere, o per chi voglia farsi qualche risata, perché Gli Occhi Azzurri della Bambola Rotta di materiale che mette allegria ne ha.
L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Rustica imitazione spagnola dei thriller italiani coevi, erra catatonica fra donne menomate e ambigue, assassinii trash con fiotti di sangue e pupille enucleate dalle orbite, flashbacks amatoriali e un po’ di sesso, per ridestarsi tardivamente in un finale tributario di Occhi senza volto. Buchi di sceneggiatura, attori scarsi (pessimo Naschy) e musiche insulse, dall’allegro Leitmotiv al metallico “Fra Martino” che scatena la follia omicida. Deprecabile e del tutto fuori luogo lo sventramento del maiale.
L’opinione di Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com
Mediocre gialletto spagnolo. La regia e la fotografia non sono nemmeno cattivissime ma la storia è lentissima ed accumula vari finali uno meno convincente dell’altro. Il protagonista Paul Naschy poi è imbronciatissimo e il resto del cast, pur non essendo completamente indegno, non fa nulla per farsi ricordare. Inoltre l’erotismo latita (nessuna scena di nudo) e anche il sangue è piuttosto limitato. Tremenda colonna sonora, con musichette in stile Gameboy e un delirante remix di “Fra Martino” (!) durante gli omicidi. Solo per appassionati.
L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com
Il difetto è proprio la confezione, veramente sciatta e opaca, perché la storia non sarebbe male, e un certo indizio subliminale sull’identità dell’assassino è suggerito con una certa grazia. Inoltre il potenziale morboso-orrorifico delle tre sorelle (la monca, la paralitica e la ninfomane) c’è, purtroppo la sceneggiatura non valorizza i personaggi. Banalissime le sequenze degli omicidi. Gli interpreti? Beh, Naschy aveva già dato pessima prova di sé ne Il mostro dell’obitorio:qui, nel ruolo del maschio concupito, fa peggio. Povero ma brutto!































































































































































































































































































