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Due maschi per Alexa

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Alexa ha sposato Roland,un uomo dai modi signorili e sopratutto ricchissimo;ma anche troppo più anziano di lei.
Stanca del menage familiare,ha cosi trovato consolazione tra le braccia dell’aitante Pietro,tradendo il marito senza alcuna esitazione e senza alcuno scrupolo.
Roland scopre la relazione tra i due amanti,li spia e li segue e capisce che non può competere con il fascino della giovinezza del suo rivale.
Decide quindi di mettere in pratica un piano diabolico;scoperti a letto i due amanti,si uccide in loro presenza.
Dopo lo sgomento iniziale,Alexa e Pietro decidono di chiamare la polizia ma scoprono che Roland ha in pratica blindato la casa,impedendo loro qualsiasi contatto con l’esterno.
Pesanti grate d’acciaio chiudono ermeticamente la casa,che è diventata una prigione mortale per i due amanti,tagiati fuori anche da qualsiasi contatto telefonico con l’esterno.
Tu sei qui,con me,in questo sepolcro che ho costruito per noi tre“dice la voce registrata senza emozioni di Roland.
L’atmosfera di passione svanisce ben presto.
La paura serpeggia tra gli amanti,che ricordano in flashback quelli che sono stati i ricordi del loro incontro
mentre la voce fredda di Roland,registrata su un magnetofono li segue implacabile,rivelando in anticipo i loro movimenti,le loro parole e i loro pensieri.

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Poco alla volta quella che sembrava una passione irrefrenabile,un amore potente viene a galla sotto una luce diversa:Alexa e Pietro
sono soltanto due persone legate l’una all’altra dagli istinti primordiali,non da affetto vero.
Con il tempo che scorre inesorabilmente la vendetta di Roland si compie e quando Alexa si rende conto di essere allo stremo delle
forze…
Dramma quasi sheakespiriano questo Due maschi per Alexa,diretto dal regista spagnolo Juan Logar nel 1971,una delle sette opere da lui dirette,
fra le quali l’altra più conosciuta è Crystalbrain, l’uomo dal cervello di cristallo.
Film dall’andamento lento caratterizzato dall’uso del flashback,che mostra la vita passata dei due amanti in netto contrasto con il presente.
Alle immagini ormai sbiadite della passione e delle ore passate felicemente in spiaggia o nelle altre occasioni dei loro incontri
si sovrappone per la legge del contrappasso un presente claustrofobico,con i due amanti rinchiusi sotto lo stesso tetto
con il terzo incomodo,quel Roland che con spietata lucidità ha ordito la trappola della quale sono prigionieri.
Una trappola che rivela come i due,in fondo,altro non siano che persone meschine,arriviste,legate l’un l’altra solo dai sensi.
Non c’è amore e non c’è nessun sentimento forte tra loro.

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E questo li porterà alla distruzione finale,che arriva quasi come una condanna annunciata dalla voce lugubre di Roland,conoscitore
dell’animo umano che in fondo aveva previsto i loro comportamenti e che anticipa il finale con le sue parole monotone scandite dal registratore.
La punizione per la bella Alexa è la tragica conseguenza della sua avidità,di quell’arrivismo che l’ha portata a sposare Roland non certo per affetto
ma per sete di denaro.
Analoga punizione per l’avido Pietro,che perirà proprio per mano della sua amante.
Film di pregevole fattura,nel quale i personaggi di contorno (la figlia del precedente matrimonio di Roland,l’avvocato ecc) scompaiono
per lasciare posto ai veri protagonisti della tragedia,i due amanti.
Logar segue con buon uso della tensione le fasi drammatiche,in crescendo,della prigionia forzata di Alexa e Pietro.
C’è una discreta tensione nel film,che si segue con piacere.
Molto bella e sensuale la sfinge italiana,Rosalba Neri,dignitoso e tragico Curd Jurgens,il marito tradito autore della spietata vendetta mentre
decisamente opaco è Juan Luis Galiardo,decisamente l’anello debole del film.
Un thriller di pregevole fattura,quindi,finalmente disponibile in una versione accettabile su youtube
all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=GnVnq_RscC0

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Due maschi per Alexa

Un film di Juan Logar. Con Curd Jürgens, Rosalba Neri, Juan Luis Gallardo,Emma Cohen,Manolo Otero Drammatico, durata 95 min. – Italia 1972

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Due maschi per Alexa banner protagonisti

Juan Luis Galiardo…Pietro
Curd Jürgens …Ronald Marvelling
Rosalba Neri …Alexa
Emma Cohen …Catherine
Manolo Otero …Phillipe
Eduardo Calvo …Max
Mario Della Vigna …Marcel

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Regia: Juan Logar
Sceneggiatura:Francesco Campitelli,Jesús L. Folgar,Juan Logar
Musiche:Piero Piccioni
Fotografia:Igino Florentini
Montaggio:Antonio Ramírez de Loaysa
Costumi:Giorgio Marzelli

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L’opinione di wangyu dal sito http://www.filmtv.it

La storia è interessante perchè c’è un diabolico piano di vendetta e incuriosisce vedere se i due immorali riusiranno a uscirne integri ,
purtroppo mentre da una parte c’è una fantasia stuzzicante sembra che il regista non voglia mai affondare i colpi e giri le scene
in maniera frettolosa e sciatta,specialmente alla fine.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Ciavazzaro

Ottimo thriller molto originale, ben recitato. Dall’eccellente Curd Jurgens alla sensuale Rosalba Neri, c’è pure il grande caratterista spagnolo Eduardo Calvo. La pellicola risulta molto originale, conta su un buon tema musicale. Da citare la stanza-bara nella quale si svolge la maggior parte del film e gli incubi della Neri. Consigliato.

Deepred89

Due persone (amanti in questo caso) segregate in uno spazio chiuso con un cadavere in mezzo, mentre una voce registrata illustra loro la macchinazione. Impossibile non pensare ad un noto thriller americano recente, nonostante i temi affrontati (e il modo in cui vengono affrontati) siano del tutto differenti. Al di là di tali curiose analogie, questo thrillerino non è che sia un granchè. Ben recitato e confezionato dignitosamente, ma purtroppo incapace di coinvolgere e troppo esile nella sceneggiatura. Sufficienza risicatissima.
Daidae

Bel thriller atipico e particolare.: un uomo tradito organizzerà una particolare vendetta… Bellissima Rosalba Neri, un po’ scarso Galiardo, ma va bene lo stesso. Ottime musiche del maestro Piccioni; un bel film che raggiunge l’apice quando si vede il protagonista dapprima fiducioso arrendersi all’evidenza della trappola ordita.
Lucius

Chi come me ama i film Anni Settanta troverà estremamente piacevole questo thriller girato quasi (o interamente?) a Parigi. Il soggetto della sceneggiatura, ancora attuale al giorno d’oggi, è ben interpretato da un cast variegato. L’appartamente “sigillato” mi ha ricordato quello di Scissors; anche se il finale forse è un po’ frettoloso il film resta comunque interessante perché credibile.
Fauno

La vanità ne esce veramente a pezzi e altrettanto i protagonisti del film. Crudele, inesorabile e angosciante da dare più suspense di molti thriller. I flashback espongono divinamente il lento procedere dell’annunciata catastrofe. Fantastico Jurgens, brava come sempre la Neri. Un’altra chicca di film!

B. Legnani

Insolito giallo, i cui meriti stanno essenzialmente nella sua originalità e nell’azzeccata cadenza dei vari flashback. Funziona Jürgens e funziona Rosalba Neri, pure brava. Restano però inopinatamente aperte alcune piste (ma la figlia dell’anziano e l’avvocato perché spariscono dalla trama?) ed il finale lascia un po’ delusi, pur se giunge inaspettato. Così così.
Undying

Un ricco ed anziano vedovo di nome Roland (Curd Jürgens) entra nelle mire della giovane Alexa (Rosalba Neri) che decide di sposarlo per l’agiatezza economica, ma allo stesso tempo opta per farsi, come amante, il più giovane ed avvenente Pierre (Juan Luis Galiardo). Quando il marito, afflitto dal tradimento, si toglie la vita, un nastro spiega cosa attende i due amanti, mentre un meccanismo blocca le uscite della casa/ritrovo. Interessante noir, tragicamente lucido, ben scritto e doppiato (anche da Amendola). Impostato su temi esistenziali.

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maggio 25, 2016 Posted by | Drammatico | , , , | 1 commento

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Seguite il link aggiornamenti per vedere le gallerie ricaricate!

https://filmscoop.wordpress.com/2014/09/01/aggiornamenti/

settembre 3, 2014 Posted by | Photogallery | | Lascia un commento

La figlia di Frankenstein (Lady Frankenstein)

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Il sogno del barone Frankenstein è quello di creare una creatura vivente utilizzando parti di corpi di persone defunte.Con l’aiuto del fedele assistente dottor Charles Marshall,Frankenstein conduce una serie di esperimenti su animali e alla fine, confortato dai risultati raggiunti, prova il grande passo.
Utilizzando il cuore e il cervello di un uomo impiccato, Frankenstein ottiene così una creatura mostruosa che è viva si, ma che è anche assolutamente ingestibile.
La creatura si ribella a qualsiasi forma di controllo e alla fine uccide il barone; non contento, il mostro semina terrore e morte fra i civili accanendosi in particolar modo su coloro che avevano aiutato il barone nel suo progetto, fornendo la materia prima per i suoi esperimenti.
Poichè il mostro è assolutamente invincibile e sfugge alla cattura della polizia, Tania, figlia del barone, a sua volta ricercatrice e laureata in medicina decide di creare un’altra creatura dalla mostruosa forza fisica in grado di combattere la creatura originaria.

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Ottenendo l’aiuto del dottor Marshall che è anche suo amante, lady Frankenstein costruisce un altro mostro utilizzando il corpo di un servitore con problemi mentali ma dalla grandissima forza fisica.
Per fare ciò, convince il dottore della necessità di trapiantare cuore e cervello nella nuova creatura;ma a giocare a fare il padreterno evidentemente si rischia troppo, così Tania riesce a uccidere il mostro ma viene a sua volta uccisa dall’amante ormai trasformato anch’esso in una creatura senza controllo
Ispirato al romanzo di Mary Shelley,scritto dalla stessa fra il 1816 e il 1817, quando aveva soltanto 19 anni,La figlia di Frankenstein, distribuito anche come Lady Frankenstein  è un horror debole e sfilacciato diretto nel 1971 dai registi Ernst R. von Theumer (che si firma Mel Welles) e da Aureliano Luppi.

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Welles,molto più noto come attore che come regista (nove titoli nella sua filmografia, assolutamente irrilevanti) e Luppi,alla sua unica regia costruiscono un film senza grosso interesse,un horror a cui mancano i fondamentali per creare le premesse di un film originale.
A parte il soggetto tra i più usati della storia del cinema, al film manca qualsiasi profondità psicologica sulle motivazioni del barone e sopratutto sulla tragica figura del mostro, pieno di complessità psicologiche che erano presenti nel romanzo della Shelley.
Ne vien fuori un pastrocchio debole e senza ritmo, a cui va aggiunta anche la mancanza di effetti speciali che diano credibilità alla pellicola stessa; l’atmosfera gotica del romanzo è praticamente assente, nonostante la tenebrosa location che al solito è ambientata nel castello di Balsorano.
La protagonista femminile, Rosalba Neri, è bellissima e seducente ma non basta a dare dignità ad una pellicola senza verve e senza smalto.
Il finale affrettato poi distrugge anche quel poco di buono che si era visto nella pellicola; poichè il film è stato trasmesso più volte in tv, è stato anche pesantemente mondato dalle scene in cui compare la Neri in abiti succinti con il prevedibile risultato di rendere ancor più confuso il racconto.

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Basti pensare che l’edizione originale, che dura 1ora e 33 minuti si riduce nella versione italiana ad 1 e 23 minuti, con ovvie conseguenze sulla leggibilità della pellicola.
Una pellicola da dimenticare, quindi; non fosse per la presenza della Neri e di Joseph Cotten saremmo di fronte ad una pellicola da annoverare a tutti gli effetti tra gli z movie.

Lady Frankenstein
Un film di Mel Welles (Ernest Von Theumer). Con Joseph Cotten, Rosalba Neri, Paul Müller, Herbert Fux, Mickey Hargitay, Paul Whiteman Horror, durata 84 min. – Italia 1971.

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Joseph Cotten … Barone Frankenstein
Rosalba Neri … Tania Frankenstein
Paul Muller … Dr. Charles Marshall
Peter Whiteman … La Creatura
Herbert Fux … Tom Lynch
Renate Kasché … Julia Stack
Mickey Hargitay Capitano Harris
Lorenzo Terzon … Assistente di Harris
Ada Pometti …Moglie del contadino
Andrea Aureli … Jim Turner
Joshua Sinclair … John
Richard Beardley … Simon Burke
Petar Martinovitch … Jack Morgan
Adam Welles …Bambino

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Regia: Mel Welles, Aureliano Luppi
Sceneggiatura:Dick Randall,Edward Di Lorenzo
Romanzo originale:Mary Shelley
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Riccardo Pallottini
Montaggio:Cleofe Conversi
Production Design:Francis Mellon
Design Costumi :Maurice Nichols

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L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com
Il tema è horror puro, e ricalca, in maniera piuttosto contorta, il solito dottore intento ad armeggiare parti di corpo umano, onde dare corso alla sua “creatura”. C’è la mitica Rosalba Neri, ma l’atmosfera gotica, mal gestita per via d’un reparto trucco davvero mediocre, svilisce anche a causa di un finale fatto con “l’accetta”. Figura, in una parte, anche Paul Muller, attore già visto nel miglior Amanti d’Oltretomba ed in seguito ingaggiato come presenza fissa nel terrificante ciclo TV Lucio Fulci presenta. Passato CUT su Rete 4…

L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com
Horror italiano abbastanza confuso, fuori tempo. A fare la parte della mattatrice c’è la Neri e vi è la partecipazione di Cotten (che purtroppo è molto breve). Nota d’onore anche per il caratterista Paul Muller. Assurdo il finale, mentre il make-up della creatura è abbastanza ridicolo.

L’opinione del sito http://www.filmtv.it
Defunto lo “scienziato pazzo”, la figlia ne segue le orme.
Il barone Frankenstein e il suo aiutante dottor Marshall portano finalmente a termine il loro folle esperimento: ma la “creatura” si rivela fin da subito malvagia e incontrollabile, seminando morte e terrore ovunque e scegliendo come prima vittima il proprio demiurgo. A questo punto Tania, la figlia del barone, persuade Marshall – da sempre invaghito di lei – a ripetere il trapianto usando se stesso come “donatore” e il corpo del forzuto ma demente garzone Thomas come “ospitante”: l’idea, però, si rivela tutt’altro che felice…
Partecipazione limitata e “alimentare” del glorioso Cotten a un sexy-horror di bassissimo profilo.

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ottobre 26, 2013 Posted by | Horror | , | Lascia un commento

Top sensation

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Uno yacht solca le acque calme in un punto geografico imprecisato ; a bordo del natante c’è la ricca vedova Mudy, suo figlio Tony, una coppia formata da Aldo e Paula, una bellissima giovane di nome Ulla .
Aldo è anche il capitano dello yacht.
Mudy è una donna ambigua e viziosa, amante di giochi erotici sadomaso e tendenzialmente lesbica.

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Maud Belleroche

Ha con se suo figlio Tony, timido e affetto da qualche turba psichica oltre che da una patologica timidezza verso l’altro sesso, mentre il resto dell’equipaggio è decisamente eterogeneo e mosso da motivazioni personali diverse.
C’è la coppia Aldo e Paula, sessualmente aperta e disponibile a giochi erotici da scambisti,con Tony che funge da capitano dello yacht e che spera di ricevere da Mudy stessa una concessione petrolifera con la bella Ulla che è stata assoldata da Mudy con lo specifico scopo di svezzare sessualmente Tony .

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Il gruppo ruota attorno alla perversa Mudy, che non si fa scrupolo di sedurre Paula che ovviamente ricambia senza problemi le avance della matura vedova, mentre suo marito si intrattiene piacevolmente sia con Ulla sia con quest’ultima e la moglie contemporaneamente.
Durante il viaggio lo yacht incrocia un’isola, sulla quale vivono unicamente il pastore Andro e sua moglie Beba.
Paula e Ulla, in un perverso gioco di seduzione, accortesi che l’uomo le spia da un cespuglio sull’isola improvvisano un ardito gioco lesbo; subito dopo scendono a terra con Mudy e Aldo e invitano la timida e ingenua coppia sullo yacht.
Qui i due verranno fatti ubriacare dal quartetto senza scrupoli mentre Beba viene spinta da sua madre tra le braccia di Tony.

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Che non ha tutte le rotelle a posto e difatti strangola la donna durante un rapporto sessuale appena accennato.
A questo punto il resto dell’equipaggio decide di far sparire anche lo sventurato Andro che viene assassinato e messo in una barca accanto al corpo esanime di sua moglie; la barca viene fatta esplodere con la dinamite e lo yacht si allontana dal luogo del delitto.
Ma Tony ormai è fuori controllo, strangola sua madre e ….
Top sensation, secondo e ultimo film diretto da Ottavio Alessi esce nelle sale italiane nel 1969, preceduto da un battage pubblicitario che lo descrive come un film ad alto contenuto erotico; il che è vero solo in parte perchè lo spettatore italiano assisterà alla proiezione di un film ampiamente mutilato dalla censura.

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Spariscono dal film stesso le scene lesbo tra Ulla e Paula, quelle tra Mudy e Ulla e infine quella principale tra le perverse Ulla e Paula e la ingenua Beba, oltre alla sequenza in cui una capretta slinguazza Ulla probabilmente nelle parti intime.
Dico probabilmente perchè come la stragrande maggioranza degli spettatori ho visionato la versione purgata del film, che è stato distribuito solo all’estero in versione integrale.
Il film è lento, noiosissimo e senza suspence, caratterizzato come dicevo in origine dalla presenza delle due bellissime protagoniste del film, la statuaria ed acerba Edwige Fenech e la conturbante Rosalba Neri che nelle intenzioni di Alessi dovevano creare il clima torbido e morboso che è poi la base su cui si fonda il film. In aggiunta c’è, anche se solo accennato e per giunta svolto malissimo, un accostamento tra i due mondi antitetici rappresentati dai due gruppi di protagonisti, ovvero il gruppo dello yacht e i due ingenui isolani.

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Tanto appaiono corrotti e depravati i primi tanto sono all’opposto i secondi; i due mondi contrapposti finiscono per scontrarsi con  Beba e Andro che soccombono ovviamente nell’impari lotta.
Un mondo borghese afflitto da tutti i vizi contrapposto ad un mondo candido e ingenuo, in definitiva, nel quale il secondo non può che essere divorato dal primo.
Questa la tesi di fondo di Top sensation, esplicitata però attraverso un andamento filmico di una noia assoluta; manca ritmo e vivacità nella pellicola, i personaggi sembrano agire in base ad istinti primordiali che però non trovano riscontro poi nelle azioni che vediamo.
Colpa della censura, certo, ma anche colpa di un’ambientazione “nautica” che generalmente non riesce mai a creare quell’atmosfera claustrofobica che inchiodi lo spettatore alla poltrona.

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Lo dimostrano film come Interrabang di Giuliano Biagetti che perlomeno ha una trama e uno svolgimento da thriller canonico e sopratutto il bruttissimo Il sesso degli angeli di Ugo Liberatore, uscito nel 1968 e caratterizzato da una trama pretenziosa e noiosisima; a questi due classici film di fine anni sessanta che hanno in comune con Top sensation l’ambientazione “nautica”, ovvero tutta girata su uno yacht potremmo aggiungere il più recente Ore 10: Calma piatta (Dead calm), con protagonisti Nicole Kidman e Sam Neill ostaggi di uno psicopatico proprio sul loro yacht.
Top sensation è quindi un film decisamente brutto, aldilà poi del discorso sulle scene tagliate; la mancanza di dialoghi frizzanti, di un pathos che tenga sveglio lo spettatore, quantomeno di qualche scena splatter o comunque di scene d’azione penalizzano in partenza un prodotto scialbo e senza nerbo.
Il cast fa il minimo indispensabile; appena passabili la Fenech e la Neri, decisamente inguardabile Maud de Belleroche, prestata al cinema dalla letteratura erotica e che non lavorerà più come attrice, dura e legnosa e assolutamente inespressiva così come Eva Thulin, anch’essa autentica meteora del cinema che l’anno successivo finirà nel cast del film di Franciosa La stagione dei sensi.

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Un tantino meglio i due protagonisti maschili, Salvatore Puntillo,Ruggero Miti e Maurizio Bonuglia ma siamo davvero al minimo sindacale.
Questo film è stato trasmesso recentemente da Iris; poichè Mediaset detiene i suoi diritti, è assolutamente improbabile che ne venga trasmessa un’edizione meno sforbiciata di quella recentemente approdata in tv.
Nella versione televisiva mancano le sequenze indicate all’inizio e manca qualsiasi accenno ai nudi delle protagoniste; nella sequenza sullo yacht in cui la Fenech e la Neri si spogliano per eccitare il povero Andro le due attrici appaiono coperte da un bikini, mentre come potrete vedere dalla gallery in origine erano completamente nude anche se riprese di spalle.

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Ovviamente neanche a parlarne di sequenze osè come quelle saffiche su descritte, alla versione televisiva mancano probabilmente sei o sette minuti di sequenze che se non avrebbero aggiunto nulla all’economia avrebbero almeno solleticato gli istinti più bassi di noi spettatori.
In ultimo, lasciate perdere le versioni che circolano in rete del film; a parte che sono censurate anch’esse, risultano rippate da vecchie VHS e sono talmente brutte da togliere ogni residua voglia di visionare la pellicola. Nel marzo 2013 verrà venduto un doppio dvd del film al prezzo (assolutamente fuori mercato) di 27,90 euro.

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Un film di Ottavio Alessi. Con Rosalba Neri, Edwige Fenech, Eva Thulin, Maurizio Bonuglia, Ruggero Miti, Salvatore Puntillo Erotico, durata 90 min. – Italia 1969.

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Rosalba Neri … Paola
Edwige Fenech … Ulla
Eva Thulin … Beba
Maud Belleroche …Mudy
Maurizio Bonuglia … Aldo
Ruggero Miti … Tony
Salvatore Puntillo … Andro

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Regia: Ottavio Alessi
Sceneggiatura: Ottavio Alessi,Nelda Minucci
Produzione: Franco Cancellieri .
Musiche :Sante Maria Romitelli
Fotografia:Alessandro D’Eva
Montaggio:Luciano Anconetani

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La famosa sequenza della “capretta”, protagonista la Fenech ,censurata

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Sequenze tratta da un cineromanzo

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Lobby card del film

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dicembre 19, 2012 Posted by | Erotico | , | 2 commenti

Il sorriso della iena

Lui, lei, l’altra; lui è Marco, cacciatore di dote sposato con la barbosissima Dorothy. L’altra è l’amante di Marco, la bellissima Gianna.
Il triangolo si interrompe il giorno in cui Gianna uccide Dorothy; ad ereditare il patrimonio della vittima dovrebbe essere la figlia di primo letto di quest’ultima, Nancy, che però non ha ancora 21 anni.
Così il neo vedovo Marco decide di prendersi una lunga vacanza con Gianna, andando a vivere in una splendida villa su un lago di proprietà della defunta Dorothy.

Le foto scattate da Gianna

La seduttrice tende la rete

Ma a rompere le uova nel paniere dei due amanti ecco arrivare Nancy, la bella erede.
La ragazza porta lo scompiglio nella coppia, tanto che Gianna cerca inutilmente di convincere l’amante a liberarsi di lei; Marco subisce il fascino sottilmente erotico e proibito della figliastra, ma anche Gianna alla fine resta colpita da lei.
Così si ricostruisce un impossibile triangolo, in cui Nancy sembra a suo agio in maniera sospetta; la ragazza subdolamente avverte Gianna che Magda, la cameriera di Dorothy ha una lettera in cui Marco è indicato come autore dell’omicidio di Dorothy.

Silvano Tranquilli

Jenny Tamburi

Rosalba Neri

A questo punto gli eventi precipitano; succube di Gianna, Marco si libera di Magda, ma rischia contemporaneamente di essere eliminato dall’amante.
Nancy si rivela per quello che è: un’astuta ricattatrice che ha preso il posto di Nancy, sobillata e istruita dal suo fidanzato.
I due hanno le prove degli omicidi perpetrati da Marco e Gianna e riescono a portar via loro con il ricatto una grossa somma di denaro.
Ma la giustizia è dietro l’angolo; all’uscita dalla villa di Marco, la finta Nancy e il fidanzato, che viaggiano su una moto con sidecar, si scontrano con un auto rimanendo entrambi uccisi sul colpo.
Il registratore a nastro sul quale i due complici avevano inciso le voci degli amanti e la loro confessione si mette in funzione proprio mentre….


Il sorriso della iena è uno dei tantissimi thriller degli inizi del decennio settanta; è datato 1972, quindi è uno dei primi a sfruttare il grande successo di L’uccello dalle piume di cristallo, come del resto indicato dal titolo stesso.
Diretto da Silvio Amadio, è un prodotto nemmeno mal congegnato, ma troppo statico e giocato tutto sul rapporto morboso che si sviluppa tra Marco, Gianna e la finta Nancy.
Estenunanti sono i dialoghi tra i tre, con la ninfetta Nancy occupata a tessere la sua tela attorno ai due deboli amanti, che uno dopo l’altro finiranno per cedere alle grazie e alla freschezza della ragazza.
Altrettanto lunghe sono le scene in cui Gianna riprende con la macchina fotografica Nancy, che occupano una parte considerevole di film; scene che mostrano la bella e sfortunata Jenny Tamburi in frequenti sequenze di nudo.

La seduzione è completa

Jenny Tamburi

Abbottonatissima invece l’altra protagonista, la sfinge italiana Rosalba Neri, insolitamente monocorde e svogliata nella recitazione. L’ultimo lato del triangolo è costituito da Silvano Tranquilli, attore sobrio ed elegante che fa il suo con la consueta professionalità.
Ma è il film nel suo complesso a non convincere e una volta tanto la colpa non è della sceneggiatura, che tutto sommato è equilibrata e interessante..
Sono troppe le pause, troppi i dialoghi e per lunghe parti del film si assiste ad un gioco di seduzione da parte di Nancy dall’esito ampiamente scontato. Forse meno scontato è il finale alla delitto e castigo, ma a quel punto le cose contano davvero poco.
Non è un film palloso, intendiamoci, di thriller malfatti ne abbiamo visti a bizzeffe nel decennio d’oro del cinema italiano.
Ma è anche vero che le pause, gli sguardi, le foto non possono da soli tenere in piedi la barracca.

I ricattatori

Per i curiosi che non abbiano visto questo film, anticipo subito che è operazione praticamente impossibile quella di trovare una copia decente della pellicola. Il film non è mai stato editato in digitale (almeno non che io sappia) e le uniche versioni esistenti risalgono a vecchi riversaggi da VHS che lasciano il tempo che trovano. Per cui se decidete di vederlo dovrete sudare le proverbiali sette camicie e non è detto che ne valga la pena.

Il sorriso della jena
Un film di Silvio Amadio. Con Jenny Tamburi,Silvano Tranquilli, Rosalba Neri, Hiram Keller, Dana Ghia, Fabio Garriba Giallo, durata 94 min. – Italia 1972.
(titolo internazionale Smile before death)

Amanti ormai in disaccordo

L’arrivo della vera Nancy

Morte di una ricattatrice

L’incidente mortale

Jenny Tamburi ..Nancy Thompson (come Luciana Della Robbia)
Silvano Tranquilli … Marco
Rosalba Neri … Gianna
Dana Ghia … Magda
Zora Gheorgieva … Dorothy Emerson
Luigi Antonio Guerra … Domestico

Regia: Silvio Amadio
Sceneggiatura: Silvio Amadio,Francesco Villa
Musiche: Roberto Pregadio
Fotografia: Silvano Ippoliti
Montaggio: Francesco Bertuccioli

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

luglio 18, 2012 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento

La casa della paura

La casa della paura locandina

Una ragazza scende le scale in penombra di una casa; appena varcato il portone della stessa, mentre sta incamminandosi lungo un marciapiede, viene aggredita e trascinata a bordo di un auto, nella quale viene drogata.
Cambio di scena: Margaret Bradley sta varcando anch’essa una soglia, quella della prigione dov’è stata rinchiusa per qualche tempo sotto l’accusa di aver detenuto droga. Nonostante la ragazza si sia professata innocente, è stata rinchiusa nel carcere dal quale finalmente sta per uscire.
Grazie all’interessamento di Alicia Songbird, assistente sociale che ha preso a cuore la sua odissea, Margaret trova alloggio presso la casa della signora Grant.
Qui Margaret si trova ben presto a fare i conti con l’aria minacciosa che la casa stessa possiede; nella camera nella quale alloggia la ragazza scopre una misteriosa macchia rossa semi nascosta da un tappeto. Ma non è l’unico fatto inquietante che accade, perchè Margaret avverte distintamente dei passi misteriosi che provengono dalla parte esterna della casa.
Uscita per prendere aria e sopratutto per calmarsi, la ragazza viene avvicinata dal figlio della signora Grant, che le propone un sonnifero per prendere sonno.

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Daniela Giordano

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Karin Schubert

Ma durante la notte arriva anche una strana visione a perseguitare Margaret, quella di una minacciosa figura con un cappuccio e un mantello rosso che sembra volerla aggredire; è un incubo o qualcosa di strano sta accadendo nella casa?
Un altro cambio di scena ci porta presso un gruppo di persone, fra cui ci sono la signora Grant e suo figlio intente a sacrificare una ragazza, la stessa che abbiamo visto aggredire all’inizio del film. La ragazza viene uccisa e il suo corpo scaraventato giù per un dirupo.
Cosa accade in quella casa? A scoprirlo saranno proprio Margaret e il fratello della ragazza uccisa, che giungeranno a smascherare il diabolico gruppo e sopratutto il vero capo dello stesso, la misteriosa figura ammantata di rosso.

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La casa della paura (The girl in room 2 A) è un fiacco e inoffensivo thriller-horror diretto nel 1974 da William Rose, regista assolutamente sconosciuto da noi qui alla sua quinta e ultima prova come regista.
E verrebbe da dire per fortuna, vista l’approssimazione grossolana che coinvolge tutte le componenti del film, dalla sceneggiatura alla direzione tecnica, con l’unica nota di merito rappresentata dalla presenza di Daniela Giordano, che fa quello che può pur in presenza di un copione di serie z e delle parimenti belle Rosalba Neri e Karin Schubert che però hanno delle parti limitatissime e che quindi restano in scena davvero poco.
Cosa non funziona nel film?

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Praticamente tutto.
Dopo un promettente inizio, con la ragazza rapita e uccisa, il film va gradatamente ammosciandosi con conseguente trascinamento stanchissimo verso la parte finale, quando qualche scena di sevizie e sopratutto la scoperta del misterioso capo della combriccola riporta la pellicola ad un minimo sindacale di interesse per la stessa.
Il cast, a parte le citate attrici, presenta attori di qualche richiamo che però alla fine si segnalano soltanto per la prova incolore offerta.

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Si parte con Raf Vallone che sembra interessato più a rimpinguare il proprio conto in banca che a mostrare un minimo di decoro recitativo per passare ad Angelo Infanti, anche lui molto al di sotto del suo standard recitativo. Da dimenticare anche Richard Harris, adattissimo ai peplum ma assolutamente privo di espressività il che conferisce ad una sceneggiatura penosa un’aria da film parrocchiale che marchia indelebilmente la pellicola.
Girato don due lire, quasi tutte assorbite dal cachet degli attori, La casa della paura va consegnato agli archivi del cinema ( e possibilmente anche sepolto) come un prodotto povero e brutto.

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Più che un film, sembra una trasposizione del celebre Killing, un fumetto fotoromanzo che ebbe un certo seguito negli anni sessanta; a favore di quest’ultimo gioca la staticità delle immagini, che nel film sono in movimento ma che provocano il mal di mare vista l’assolta imperizia del regista.
Fotogrammi sovra e sotto esposti, ondeggiamenti della macchina da presa e altro costituiscono il biglietto da visita di un film da dimenticare in cui si può salvare solo il finale, con la soluzione e la scoperta del misterioso incappucciato, prevedibile ma non in maniera lampante.
Il film è stato proposto, raramente, nella vecchia versione ricavata dalle VHS con la fatale conseguenza di sembrare ancora più brutto di quello che è in realtà; per gli amanti del genere segnalo la versione digitalizzata, che quantomeno restituisce un minimo di decoro ad una pellicola altrimenti degna di essere sepolta negli archivi.

Il film è ora disponibile in streaming, in un’ottima versione all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/b21a80e2e5b3e

La casa della paura (The girl in room 2 A),

di William Rose, con Daniela Giordano, Rosalba Neri, Raf Vallone, Karin Schubert, Angelo Infanti, Brad Harris, Frank Latimore, Giovanna Galletti, Nuccia Cardinali, Dada Gallotti, Marian Fulop, Annamaria Liberati, James Saturno, Salvatore Billa, Carla Mancini- Thriller-Horror Italia 1974

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Daniela Giordano … Margaret Bradley
Raf Vallone … Dreese
John Scanlon … Jack Whitman
Angelo Infanti … Frank Grant
Karin Schubert … Maria
Rosalba Neri … Alicia Songbird
Brad Harris … Charlie
Giovanna Galletti … Mrs. Grant
Nuccia Cardinali … La signora Craig
Dada Gallotti … Claire

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Regia: William Rose
Sceneggiatura: William Rose e Gianfranco Baldanello
Produzione: William Rose e Dick Randall
Musiche: Berto Pisano
Fotografia: Mario Mancini
Montaggio:Piera Bruni,Gianfranco Simoncelli

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giugno 25, 2012 Posted by | Horror | , , , , , | 1 commento

Tony Arzenta

Tony Arzenta locandina

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Tony è un killer e nel suo mestiere è il migliore, preciso, silenzioso, implacabile. Ma la sua nuova natura di pater familia, gli impone di smettere. Guardare il piccolo dormire dopo aver tolto la vita a qualcuno, è una doppiezza che non gli attiene più; quella pallottola che prima o poi sarebbe diretta a lui, che non era mai stato un problema prima, adesso avrebbe il peso di una tragedia troppo grande. E allora ha deciso: un ultimo lavoro e poi fuori. Ma l’organizzazione per la quale ha lavorato fin’ora, una sorta d’internazionale del crimine in odore di mafia, non accetta dimissioni: Arzenta sa troppo e non può certo andarsene via così senza pagarne pegno.
Ed il pegno è alto, altissimo: ancora una volta, la propria stessa vita. Il conto che sarà costretto a pagare è, però, se possibile, ancora più salato. Dentro l’auto caricata di tritolo non salirà lui, vittima designata, ma sua moglie e suo figlio, la morte dei quali, contravvenente anche lo stesso codice “etico” della mala, scatenerà la sua contro-vendetta. Una gara venatoria in cui i ruoli di cacciatore e preda si ribalteranno continuamente.

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Alain Delon e Nicoletta Machiavelli

Mai arretrerà dal compito che si è dato: uccidere uno ad uno i vertici dell’organizzazione. Quando si piegherà ad una trattativa, mosso dalle garanzie di una tregua riferite per mezzo dell’amico parroco, è la fine. Una fine sbrigativa e beffarda.

Il plot del film è essenzialmente tutto qui. Come nelle parole dello stesso sceneggiatore, Roberto Gandus, è il canovaccio trito e ritrito del tipo che vuole abbandonare il giro ma glielo impediscono. Ed è vero.

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Ma Tony Arzenta vive d’altro ed è qualcosa che va aldilà e lo pone al di fuori del genere a cui è eletto, grosso modo il poliziottesco di quegli anni. E’ quella nota dolente che attraversa tutto il film, già da prima che il dramma si compia, che segna il volto di Tony sin dalle prime inquadrature. Poiché se Simenon, per tramite di Maigret, ebbe a dire che “Non esistono vittime e carnefici ma solo vittime“, allora Tony è già morto da tempo e quell’ultimo omicidio su commissione, è vissuto da lui come un ultima violenza a se stesso ed ai suoi cari.
Mentre in casa si festeggia il compleanno del figlio, con il fare dell’impiegato consapevole di star perdendo momenti fondamentali della sua vita per un lavoro che non ama, Arzenta si appresta a raggiungere il condannato a morte come se il condannato fosse lui stesso. Sui titoli va L’appuntamento di Ornella Vanoni. Forse è un allusione ai trascorsi della cantante nota anche per le cosiddette “canzoni della mala”;

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Carla Gravina

forse scelta per la profonda milanesità dell’interprete ad aprire un film profondamente meneghino come questo. Oltretutto contribuisce a datare gli eventi, è il 1973, oltre che a commentare per contrasto la tensione statica che prelude all’atto violento che sta per compiersi, dà la misura dell’anomala quotidianità di quella che è una persona qualunque, con “l’autoradio” ed il “mangianastri”, sintetizza il senso della vicenda ed anticipa gli eventi: la vita di Tony, da quel momento sarà segnata da una serie di appuntamenti con un destino che non darà tregua.

Tessari, regista robustissimo, qui, secondo il sottoscritto, al suo apice, rende omaggio al polar francese. Riprende Il clan dei siciliani di Verneuil e lo ibrida a Frank Costello faccia d’angelo.
Di fatto, sembra prendere il samurai di Melville trasponendolo in Italia, qualche anno dopo, con i segni del tempo, inteso più che altro come accumulo di amare esperienze giacchè Delon invecchia come il vino buono, che ne solcano il viso e ne incupiscono lo sguardo. Ridefinisce le coordinate spostandone l’accento sulla componente emotiva, laddove il noir d’oltralpe raffreddava e stilizzava i sentimenti.

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Silvano Tranquilli

Il percorso (de)formativo insito in pellicole come lo stesso Frank Costello, costruito come progressivo mutamento esistenziale del personaggio centrale, viene vissuto qui in modo estremamente doloroso: la perdita; la paura d’immaginarsi una nuova vita così profondamente lontana da quella precedente; l’oblio di se, nel rintanarsi nella solitudine della propria casa a macerare la pena nei ricordi, ad osservare i giocattoli del figlio, nello sfogliare l’ultimo libro letto dalla moglie.
I limiti del film vanno ricercati proprio nell’obiettivo che si è posto (il polar all’italiana); nei riferimenti troppo alti, un po’ pretenziosi, troppo al di sopra delle sue effettive possibilità.
Dove gli snodi drammaturgici avrebbero imposto una maggiore concentrazione, tutto viene risolto in azione, se non in ironia. Il ché smorza nettamente la tensione e la stessa visione viene, per questo, condizionata da aspettative puntualmente tradite. Ma, basta cambiare prospettiva e il film riconquista tutta la sua forza: è un thriller tutto italiano che della grammatica francofona assume soltanto i tratti essenziali e li sintetizza ulteriormente in un soggetto più ruvido ma più sentimentalmente coinvolgente.

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Per Arzenta, così come per Costello alla rottura dello schema rigidissimo entro il quale si muove, non può corrispondere seguito. E questo Delon lo fa presagire fin dai primi momenti, perchè, dall’attore immenso che fu, non interpreta, ma diviene il suo personaggio. Lo trascina, sequenza dopo sequenza, vivendolo fino in fondo, restituendo ogni sua pena in modo che più verosimile non potrebbe essere. Non si abbandona mai alla disperazione ma la introietta, rielaborandola in una vendetta silenziosa ed inarrestabile. Una vendetta che lo porterà sino a Copenaghen dove l’organizzazione è impegnata in un summit. E’ lui motore e fulcro della meccanica narrativa.
Lungo il percorso, affiorano gli stralci della sua vita nella forma di passate conoscenze: come Domenico (Marc Porel) che pagherà cara la sua amicizia; Sandra (Carla Gravina) che lo affiancherà sino alla fine e Dennino (Giancarlo Sbragia) che lo aiuterà, invece, durante la trasferta danese ma del quale traspare da subito la natura ambigua.

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Richard Conte e Umberto Orsini

Presenze che, insieme ai genitori, costruiscono con pochi segni la complessità di una figura che affianca la mietitura di anime a rapporti profondi e legami potenzialmente indissolubili.

Tony Arzenta vive di momenti, d’immagini, di concitate scene d’azione che sono tra le migliori mai realizzate in Italia. Così come più che efficaci sono le veloci sequenze in auto, dalle riprese oblique,
dal veloce montaggio alternato e dai carrelli Kubrickiani che anticipano Tony sotto i portici o tra i corridoi del residence. Vi sono attimi di estrema tensione (Tony, a Copenaghen, che, fuori dalla pensione, accompagna la prostituta nella piazza deserta pur consapevole del rischio d’agguato) e momenti di attesa leoniana (l’introduzione in casa di Cutitta o il matrimonio della figlia di Nick sul finale).

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A sinistra: Corrado Gaipa

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La fotografia dipinge quadri pop di grande profondità e contribuisce fortemente a trasmettere quel senso di amara desolazione che stringe il protagonista, attraverso espedienti di rara forza sintetica; come la zoomata a scatti, sul protagonista seduto in fondo, attraverso le aperture del corridoio di casa. O le riprese dell’accumulo di oggetti, dei resti di cibo e bevande che sottolineano in un attimo lo scorrere del tempo come da insegnamento del maestro Hitch (vedi La finestra sul cortile). Per non dire del campionario di modelli estetici vintage di cui il film diventa, inconsapevolmente, manifesto, rivisto a quarant’anni di distanza. Quando il filmare insistentemente abiti, architetture, interni, dischi, ecc., fu probabilmente un vezzo, anche piuttosto diffuso nel cinema del tempo e non solo italiano, di rendere tributo alla propria contemporaneità. Ed anche in questo il referente diretto restano le immortali geometrie di Frank Costello.

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A reggere il tutto contribuisce un vero e proprio dream team di caratteristi del cinema del tempo: oltre a Richard Conte e Umberto Orsini, Roger Hanin, Carla Calò, Silvano Tranquilli, Rosalba Neri, il grande Lino Troisi, Erika Blanc, Anton Diffring, i succitati Porel, Sbragia e Gravina. Facce note dietro le quali si celava un immenso lavoro d’artigianato che ha reso Tony Arzenta, con le sue mille sbavature, le sue altrettante ingenuità (soprattutto nei dialoghi) ed incoerenze (perchè Sandra dovrebbe farsi il viaggio da Milano alla Sicilia senza mai risistemarsi capelli e trucco dopo essere stata picchiata?) tra i migliori esempi del cinema di genere di quei tempi.
Si, ma a quale genere apparterrà un film come questo?

Tony Arzenta (Big Guns)
Un film di Duccio Tessari. Con Alain Delon, Roger Hanin, Marc Porel, Carla Gravina, Richard Conte, Nicoletta Machiavelli, Guido Alberti, Ettore Manni, Silvano Tranquilli, Carla Calò, Giancarlo Sbragia, Umberto Orsini, Rosalba Neri, Erika Blanc, Corrado Gaipa, Loredana Nusciak, Nazzareno Zamperla, Anton Diffring, Lino Troisi Titolo originale Big Guns. Drammatico, durata 113′ min. – Italia, Francia 1973.

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Alain Delon: Tony Arzenta
Richard Conte: Nick Gusto
Carla Gravina: Sandra
Marc Porel: Domenico Maggio
Roger Hanin: Carrè
Nicoletta Machiavelli: Anna Arzenta
Lino Troisi: Rocco Cutitta
Silvano Tranquilli: Montani
Corrado Gaipa: Padre di Tony
Umberto Orsini: Avvocato Isnello
Giancarlo Sbragia: Luca Dennino
Erika Blanc: Prostituta
Loredana Nusciak: L’amante di Gesmundo

Tony Arzenta banner cast

Regia Duccio Tessari
Sceneggiatura Franco Verucci, Ugo Liberatore e Roberto Gandus
Produttore Luciano Martino
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Mario Morra
Musiche Gianni Ferrio
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Danda Ortona
Trucco Mario Van Riel

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aprile 2, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , | Lascia un commento

Il plenilunio delle vergini

Spinto dalla personale ossessione di ritrovare il mitico anello dei Nibelunghi, il professor Franz Schiller si reca in Transilvania, dove la leggenda narra che esso sia custodito in un castello.
Munito di un amuleto che dovrebbe fargli da salvacondotto (un amuleto egizio), Franz fà tappa in una locanda dove però viene derubato dell’amuleto.
Il furto è opera della Contessa Dollingen De Vries, la bella e affascinante castellana che custodisce il misterioso anello, che permette di dominare le persone e assicura anche l’immortalità.

Rosalba Neri

La pericolosa Contessa però è anche un temibile vampiro e la donna, dopo aver sedotto il debole professore, lo vampirizza e lo tramuta quindi in uno della sua specie.
Sulle tracce di Franz si mette il gemello Karl che arriva al castello proprio mentre sta per cadere il Plenilunio delle vergini; durante questo periodo, che si verifica ogni 50 anni, la Contessa avvalendosi del potere dell’anello soggioga delle ragazze (cinque), destinate ad essere sacrificate in messe nere.


Con l’aiuto di Tania, una bella ostessa che Karl ha conosciuto nell’osteria dove aveva dimorato Franz, l’uomo riesce dopo alcune avventure a recuperare l’amuleto e nel corso di una dura battaglia elimina uno dopo l’altro i custodi del castello ed è costretto ad uccidere anche suo fratello per levargli di dosso la maledizione di essere un vampiro, quindi un immortale.
Ma per una fatale imprudenza Karl metterà l’anello nella tomba del fratello, permettendo così a suo fratello di rinascere, alla contessa di vampirizzare Tania che così alla fine vampirizza Karl chiudendo il cerchio.
Trama abbastanza scontata, low budget che più basso non si può e sangue finto a fiumi caratterizzano quest’opera di Luigi Batzella/Paolo Solvay/Ivan Kathansky/Paul Selvin/Paul Hamus/Dean Jones, regista con più pseudonimi che film all’attivo.


Il plenilunio delle vergini è il classico horror di casa nostra, girato come molti altri prodotti del genere thriller/horror nel mitico castello di Balsorano che ha visto fra le sue antiche mura registi alle prese con film a basso costo, come il decamerotico Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, il musicarello Lady Barbara, il psicologico Esotika, Erotika, Psicotika, il thriller/horror La sanguisuga conduce la danza o l’erotico/satanico Malabimba.


Opera come dicevo di Luigi Batzella, autore di film esecrabili come La bestia in calore , Kaput lager – gli ultimi giorni delle SS e Nude per Satana, è un film che presenta come unici punti di forza una fotografia accettabile e la presenza della sfinge italiana, come soprannominata all’estero la nostra affascinante Rosalba Neri.
Se il film mantiene un minimo di interesse lo si deve proprio alla presenza dell’attrice di Forlì, molto generosa nel mostrare le sue forme perfette anche se spesso colorate da tonnellate di un liquido rosso che assomiglia vagamente al sangue.
Segno che la produzione aveva davvero le lire contate, cosa che si riscontra del resto nella povertà francescana deI costumi e in quella davvero desolante degli effetti speciali.


Se il film non attira più di tanto, stante anche le varie peripezie di Batzella che ogni tanto parte per la Tangente con la sceneggiatura, finendo per travolgere di ridicolo quel poco che si potrebbe salvare, si va nel comico verò e proprio di fronte alla recitazione a dir poco parrocchiale dell’attore Mark Damon che resta in scena a lungo nel doppio ruolo di Franz/Karl.
Legnoso, inespressivo e monocorde Damon finisce per rendere l’atmosfera ancor più stravagante in modo tale che alla fine anche il debole colpo di scena finale (la mano che si erge dalla tomba) diviene un espediente ridicolo, tanto che in alcune versioni del film non è presente.

Il plenilunio delle vergini o anche The devil’s wedding night esce nel 1973, ovvero in un periodo in cui la censura iniziava a mollare lentamente la presa; Batzella ovviamente ne approfitta elargendo a piene mani eros un tanto al chilo e scene di nudo, inclusi rapporti saffici e eterosessuali.
La vera protagonista resta la Neri, donna sensuale e misteriosa quel tanto da raffigurare con una certa aderenza il personaggio della Contessa De Vries; Rosalba Neri del resto era una vera specialista del genere come testimoniato dalle sue partecipazioni a film come L’amante del demonio e La figlia di Frankenstein.
Nel cast tecnico figura anche come operatore e co-regista l’inossidabile Aristide Massaccesi, anche se non accreditato.
Il resto del cast attoriale non merita nemmeno la citazione di prammatica, tanto si esprime su livelli bassi.
Un film quindi pesanemente datato e che può valere la visione solo nel caso si voglia arricchire la propria conoscenza della filmografia di Rosalba Neri, perchè in quanto al resto….

 

Il plenilunio delle vergini
Un film di Paolo Solvay. Con Mark Damon, Rosalba Neri, Esmeralda Barros, Stefano Oppedisano,Giorgio Dolfin, Gengher Gatti Horror, durata 85 min. – Italia 1973.

Mark Damon … Karl e Franz Schiller
Rosalba Neri … La Contessa Dolingen de Vries
Esmeralda Barros … Lara
Xiro Papas … Il vampiro mostro
Gengher Gatti … L’uomo misterioso
Enza Sbordone … Tania l’ostessa
Carlo Gentili … L’oste
Giorgio Dolfin … Un frequentatore dell’osteria
Stefano Oppedisano …. Un frequentatore dell’osteria

Regia: Luigi Batzella
Sceneggiatura: Ian Danby,Alan M. Harris,Ralph Zucker
Produzione :Ralph Zucker
Fotografia: Aristide Massaccesi (anche co- rega non accreditata)
Montaggio: Piera Bruni,Gianfranco Simoncelli
Musiche: Vasili Kojucharov
Scenografie: Carlo Gentili

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marzo 9, 2012 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

La rivolta delle gladiatrici (The Arena)

La rivolta delle gladiatrici locandina 1

Durante l’occupazione romana della Gallia, un gruppo di legionari irrompe in un villaggio gallico mentre è in corso una cerimonia sacra e massacra senza pietà tutti gli uomini del villaggio.
Ad essere risparmiate sono soltanto le donne che vengono incatenate e trasportate in città. La stessa scena si ripete in Africa con le stesse modalità, solo che ovviamente le donne sono di colore.

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Pam Grier è Mamawi,Margaret Markov è  Bodicia

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Bodicia, sacerdotessa dei galli, bionda e bellissima, catturata nel raid in terra francese e Manawi, ballerina colored vengono quindi ad incontrarsi in catene nella città romana di Brindisi.
Qui le donne, assieme alle sventurate compagne di prigionia, vengono utilizzate come compagne occasionali dei gladiatori impegnati nei loro cruenti combattimenti o anche come divertimento notturno dei loro carcerieri.
Una rissa avvenuta nelle stanze in cui sono rinchiuse le donne provoca l’intervento di Timarcus, il tirannico organizzatore dei giochi gladiatori.
L’uomo decide così di far addestrare le donne per farle combattere fra di loro nelle arene.
Così avviene, sotto la guida dell’istruttore Septimus, che però finisce per innamorarsi della bella Lucinia.
Nell’arena, le donne si combattono, ma senza la necessaria ferocia, evitando di farsi del male, cosa che provoca lo scontento del pubblico, assetato di sangue.
Costrette sotto la minaccia delle armi a combattere sul serio, le gladiatrici improvvisate finiscono per trucidarsi fra loro.
Saranno Mamawi e Bodicia,sopravvissute ai combattimenti, consapevoli di essere destinate alla morte comunque, a organizzare una rivolta delle schiave, che si concluderà con la fuga di poche superstiti attraverso i sotterranei della città.

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Tardo peplum datato 1974, La rivolta delle gladiatrici, più noto in America con il titolo The Arena è inaspettatamente un gradevole film d’avventura che dal peplum riprende i ritmi e l’ambientazione, utilizzando le caratteristiche che avevano reso famoso il genere negli anni 60, ovvero i combattimenti con gladi e forche, gladiatori impegnati in lotte estreme ecc.
A cambiare per una volta sono i soggetti; non più rudi traci o sassoni catturati dai romani ma bellissime ragazze poco inclini a fungere da oggetto di divertimento per il volgare pubblico.
Sostanzialmente è questa la novità apportata dal film di Steve Carver, autore del discreto F.B.I. e la banda degli angeli (Big bad mama); accanto a lui, non accreditato, figura Aristide Massaccesi che in realtà girò le scene d’azione.
E c’è da credergli perchè la mano del regista romano (che contemporaneamente stava girando il decamerotico Novelle licenziose di vergini vogliose) è visibile sopratutto nella perizia con cui le stesse vengono rappresentate.

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La rivolta delle gladiatrici ha ritmo, una sceneggiatura accettabile, scene d’azione ben girate; il che è un autentico lusso, tenendo conto che il film stesso era un prodotto low budget.
Il cast fa il suo dovere, e tra gli attori protagonisti troviamo una giovane Pam Grier (Mamawi), la bella Lucretia Love (Deirdre),Rosalba Neri (Cornelia), l’ottimo Daniele Vargas, luciferino nell’interpretazione di Timarcus e Margaret Markov, la biondissima Bodicia decisamente più bella che brava.

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Da segnalare alcune scene su tutte; in primis la sequenza girata all’interno dell’arena, con i combattimenti tra le improvvisate gladiatrici e la rissa nelle cucine organizzata da Mamawi.
Naturalmente nudi a volontà ma eros decisamente limitato il che è sicuramente una novità all’interno di un film girato, se pur in “coabitazione” dal Massaccesi/D’Amato.

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Un pizzico di femminismo ante litteram, con qualche discorso velleitario (vedi quello di Mamawi alle sue colleghe gladiatrici), seni, cosce e natiche a profusione ma anche un sostanziale equilibrio della pellicola che alla fine risulta gradevole e leggera.

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Relegato tra i B movie e spesso sconsigliato dai critici come esempio di film dozzinale e mal diretto, The Arena vale invece sicuramente una visione.
Molto più di alcuni celebrati film di provenienza cecoslovacca, polacca e via discorrendo che imperversarono sugli schermi (purtroppo) in tutto il decennio settanta.
Da rimarcare, in ultimo, l’utilizzo da parte di numerosi attori di pseudonimi americani, espediente per accreditare la provenienza americana del film stesso; così Maria Pia Conte diventò Mary Count, Rosalba Neri diventò Sara Bay, Mimmo Palmara si trasformò in Dick Palmer e via dicendo.

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Rosalba Neri

La rivolta delle gladiatrici (The Arena), un film di Steve Carver e Aristide Massaccesi (non accreditato), con Margaret Markov, Pam Grier, Lucretia Love, Paul Muller, Daniele Vargas, Marie Louise Sinclair, Maria Pia Conte, Rosalba Neri, Vassili Karis, Silvio Laurenzi, Mimmo Palmara, Antonio Casale, Franco Garofalo, Pietro Ceccarelli, Jho Jhenkins, Ivan Gasper, Pietro Torrisi, Salvatore Baccaro, Anna Melita.
Genere Peplum,sexy Italia-USA 1974

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Margaret Markov    Bodicia
Pam Grier    …     Mamawi
Lucretia Love    …     Deidre
Paul Muller    …     Lucilius
Daniele Vargas    …     Timarchus
Marie Louise Sinclair    …     Livia
Maria Pia Conte    …     Lucinia
Rosalba Neri    …     Cornelia
Vassili Karis    …     Marcus
Silvio Laurenzi    …     Priscium
Mimmo Palmara    …     Rufinius
Antonio Casale    …     Lucan
Franco Garofalo    …     Aemilius
Pietro Ceccarelli    …     Septimus

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Regia     Steve Carver, Joe D’Amato (non accreditato)
Soggetto     John William Corrington, Joyce Hooper Corrington
Sceneggiatura     John William Corrington, Joyce Hooper Corrington
Produttore     Mark Damon
Produttore esecutivo     Roger Corman
Casa di produzione     New World Pictures, Rover Film
Fotografia     Aristide Massaccesi
Montaggio     Jahn Carver, Joe Dante
Musiche     Francesco De Masi
Scenografia     Bartolomeo Scabia
Costumi     Luciana Marinucci

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gennaio 25, 2011 Posted by | Avventura | , , , , , , , | Lascia un commento

Le regine dei sogni anni 70 oggi

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Nei vari forum o siti che si occupano di cinema capita spesso di imbattersi in domande del tipo “ma che fine ha fatto quell’attrice? ” oppure “ma oggi com’è diventata? ” .
Curiosità legittima specie quando l’attrice, la starlette o la semplice meteora è scomparsa nel nulla, ritirandosi a vita privata o cambiando completamente lavoro.
Paradossalmente di alcune di esse che occupavano le prime pagine dei giornali specializzati o di quelli scandalistici, non solo non si hanno più notizie, ma mancano anche documentazioni fotografiche recenti.
Che fine ha fatto Anita Strinberg, la bellezza nordica dagli occhi di ghiaccio, com’è diventata? Cosa fanno Marilu Tolo, Femi Benussi e Leonora Fani, Lara Wendel e Susan Scott?
Nonostante le mie lunghe ricerche in rete, alcune di loro sembrano davvero essere scomparse nel nulla.
Mancano non solo notizie biografiche, ma anche foto recenti.
Sembrerebbe che alcune abbiano volutamente staccato la spina, quasi che il cinema fosse stato, per loro, solo un passaggio, una tappa; incuranti della curiosità dei loro fans, vivono esistenze lontanissime dai riflettori.
C’è chi come Marco Giusti è riuscito a contattare alcune di loro, riproponendo nella trasmissione Stracult il loro passato cinematografico, con preziose testimonianze su un mondo ormai quasi completamente dimenticato, quello che si muoveva dietro le quinte del tanto celebrato cinema italiano degli anni settanta. Opera meritoria e lodevole, perchè ha fatto riemergere dalle nebbie del passato splendide attrici come Susan Scott o starlette come Rita Calderoni, ottime comprimarie come Gabriella Giorgelli….
E ci sono anche riviste come Nocturno che negli ultimi 10 anni hanno contribuito a far conoscere alle nuove generazioni tutta una serie di attori e attrici ormai confinate nel limbo, riroponendo il tesoro composto da centinaia di film completamente dimenticati.
Questa prima parte di questa galleria è dedicata ad alcune splendide protagoniste di quel cinema: alcune di loro mostrano gli inclementi segni del tempo, altre si sono trasformate in mature e affascinanti signore.
Tutte però conservano quel fascino che ha incantato intere generazioni, che ci ha fatto sognare, commuovere divertire.
Se qualche lettore avesse foto recenti, notizie di alcune attrici di cui da tempo non si parla più, può contattarmi o tramite gli appositi commenti in fondo alla pagina o tramite mail.
Sarà mia premura aggiornare immediatamente questa galleria, che prossimamente avrà una seconda parte.

Orchidea De Santis

Questa galleria non può non partire da una delle più belle e affascinanti star degli anni settanta, ancora oggi donna dal gran fascino: Orchidea De Santis

Edwige Fenech

La regina del film sexy anni settanta, ancor oggi donna bellissima: Edwige Fenech

Dagmar Lassander

Era una delle più simpatiche e sexy star, interprete di film come Femina ridens: Dagmar Regine Hader, in arte Dagmar Lassander

Susan Scott

Un personale mito, forse la più affascinante in assoluto: Nieves Navarro, conosciuta in Italia come Susan Scott

Olga Bisera

Non conosciutissima, ma interprete di diversi film di genere: Olga Bisera

Senta Berger

Divenne famosissima da noi con Operazione San Gennaro e in seguito con Quando le donne avevano la coda:    Senta Berger

Ely Galleani

Era l’interprete di 5 bambole per la luna d’agosto e di tanti altri film; è rimasta una gran bella signora Ely Galleani

Carmen Villani

Cantante di buon successo, passata poi alla commedia sexy all’italiana, interprete di film come La supplente, Ecco lingua d’argento: ultima a destra, Carmen Villani

Barbara Bouchet

Un’altra interprete molto famosa nel decennio settanta; la bionda e ancor oggi affascinante Barbara Bouchet

Beba Loncar

Esordì come fotomodella e poi come attrice di fotoromanzi; ha lavorato in film western, in commedie sexy e in thriller. Beba Loncar

Zeudi Araya

Sempre bellissima, affascinante, La ragazza dalla pelle di luna, oggi produttrice di successo: Zeudi Araya

Attrice molto brava e preparata, indimenticabile protagonista nel film Novecento di Bertolucci:                     Stefania Casini

Agostina Belli

Il fascino e la bellezza intramontabile di una delle più brave attrici del cinema italiano, interprete di film come Profumo di donna: Agostina Belli

Janet Agren

Attrice versatile, ha interpretato film di diverso genere, come thriller, western, gialli e alcune commedie sexy: Janet Agren

Martine Brochard

Sempre invidiabilmente giovane, Martine Brochard

Carrol Baker

Una delle attrici americane più attive in Italia: Carroll Baker

Gloria Guida

L’altra reginetta del cinema sexy italiano, Gloria Guida

Gabriella Giorgelli

La reginetta dei decamerotici, Gabriella Giorgelli

Erika Blanc

Un altro personale mito, l’affascinante Erika Blanc

Rosalba Neri

Una delle attrici più versatili in assoluto, Rosalba Neri

Annamaria Rizzoli

La reginetta della commedia sexy balneare, Annamaria Rizzoli

Rita Calderoni

Riemersa dopo un lunghissimo silenzio, Rita Calderoni









novembre 5, 2010 Posted by | Miscellanea | , , , , , , , , , , | 8 commenti