Il ragazzo di campagna
“Debole come inventiva nel prospettare le difficoltà e gli imprevisti della vita nei cosiddetti agglomerati urbani il raccontino si adagia pigramente
nel ricalco di situazioni stantie,rispettanti il disagio del villico inurbato:situazioni che solo un copione vivace e una regia estrosa e pungente potevano rinfrescare e riscattare.Pozzetto è in fase di stanca…”
Questo il commento del critico del giornale La Stampa l’indomani dell’uscita nelle sale di Il ragazzo di campagna (1984) per la regia del duo Castellano e Pipolo.
Una recensione che ha del sorprendente,fatta con evidente malanimo, sicuramente non obiettiva e,cosa peggiore,culminante con la chiosa “Bella prova dell’attrice Donna Osterbuhr“,commento che mostra un’imbarazzante idea del cinema e sopratutto della recitazione.
Quando Pozzetto interpreta Il ragazzo di campagna, è reduce da ottime prove,anche con sfumature drammatiche rese in film come Porca vacca o tragicomiche come in Un povero ricco, quindi,tutt’altro che una fase di stanca.

Si tratta semplicemente di scelte artistiche differenti condizionate dalla pesantissima crisi del cinema italiano che proprio dal 1984 farà sentire la sua morsa riducendo a meno della metà le produzioni italiane.
Va analizzato anche il contesto storico delle pellicole;siamo agli inizi degli anni effimeri del nuovo boom italiano,del craxismo,del benessere generalizzato;dopo la stagione degli spari e degli omicidi,della violenza politica quotidiana gli italiani hanno voglia di ridere e dimenticare oltre un decennio di violenza.
Il ragazzo di campagna assolve allo scopo con leggerezza,donando sorrisi e soprattutto facendo finalmente piazza pulita di commedie sexy senza costrutto,di banali film beceri e volgari,di soldatesse e procaci studentesse,ovvero, del trito campionario cinematografico che si era imposto sulle ceneri del cinema anni sessanta e settanta,ormai irrimediabilmente passato nell’archivio dei ricordi.
Il film della premiata ditta Castellano e Pipolo (al secolo Castellano e Moccia) presenta nuovamente uno dei loro attori totem,Pozzetto,da loro già diretto (decisamente bene) in Mia moglie è una strega e, con risultati molto più scadenti,in Grand Hotel Excelsior.

Il duo,da sempre impegnato in commedie leggere e divertenti,centra il bersaglio con un film che ha uno sfondo proto ecologista e che anticipa una delle tematiche degli anni 80,ovvero il rimpianto per la tranquilla vita campagnola da parte di tutti quelli che avevano sognato le luci della città.
“Com’è bella la città,com’è grande la città,com’è viva la città,com’è allegra la città.Vieni, vieni in città che stai a fare in campagna?
Se tu vuoi farti una vita devi venire in città.”
Così cantava Gaber,milanese Doc,nel 1969,con tanta sottile ironia,anticipando uno dei temi che nei decenni futuri sarà il fulcro dell’inquietudine sociale,l’abbandono della campagna in favore della vita frenetica e disumanizzante della metropoli.
Nel film Il ragazzo di campagna questo è un tema centrale,anche se affrontato con disimpegno e comicità,a tutto favore della istintiva simpatia del personaggio Pozzetto,qui assolutamente irresistibile con quel suo volto da “bamba” con alle spalle,però,una sorta di istintiva diffidenza mista a ingenuità,che era poi il marchio di fabbrica dell’attore milanese.
Il film narra le vicissitudini di Artemio,candido contadino della periferia milanese,stanco della vita agreste fatta di cose semplici ma anche monotone,come il letame da spalare,la mancanza assoluta di distrazioni (l’unica è guardare ammirato il treno che corre sui binari),il gallo scassa scatole che implacabilmente lo sveglia ogni mattina,l’anziana madre che non sogna altro che vederlo accasato con Maria Rosa.

Artemio il giorno del suo compleanno molla tutto e preso il trattore si reca in città;da qui l’inizio delle sue tragicomiche vicissitudini che lo porteranno a ritornare a casa,non dopo aver imparato a proprie spese che la tentacolare città è molto lontana da come l’aveva immaginata e che in fondo la campagna,forse noiosa ma sicuramente più tranquilla è la sua vita,il suo nido e il suo rifugio.
Una commedia spassosa,con momenti di irresistibile comicità,come il lancio della scarpa al gallo (“La devi smettere di rompere le scatole tutte le mattine all’alba,ti avevo avvisato.Gallo avvisato mezzo accoppato!“) o i surreali dialoghi con la madre (“Ma è possibile che tutte le volte che muore un gatto tu mi cucini il coniglio?!?“).
Pozzetto aveva già interpretato un ruolo definibile come “ecologista” nel serioso Oh Serafina di Lattuada,nel quale il personaggio Augusto Valle assomiglia per candore e ingenuità ad Artemio. Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.tantifilm.uno/guarda/il-ragazzo-di-campagna-1984-streaming/

Se le ambizioni dei due film sono chiaramente differenti,quelle di Pozzetto sono le solite:interpretare al meglio il personaggio,dandogli le caratteristiche di se stesso,di quell’attore/uomo forse come già detto “bamba” ma umano,autentico,vero.
A differenza di quanto esposto dal solone di cui ho anticipato la recensione,se il film è esile ottiene al tempo stesso quello che voleva ottenere: sano divertimento.
In quanto al resto del cast,assolutamente inguardabile Donna Osterbuhr,carina ma lontanissima da una recitazione almeno apprezzabile;del resto la sua carriera effimera nel cinema si concluse l’anno successivo con l’inguardabile Yado,al fianco di due non attori,
due autentiche negazioni della recitazione,Sylvester Stallone e l’allora sua compagna Brigitte Nielsen.
Discreto Boldi,il cugino “scoreggione” e brava Clara Colosimo;brevi parti per Enzo Cannavale,Enzo Garinei,Massimo Serato.
Un film da recuperare,per una sana e spensierata serata di allegria.
Il ragazzo di campagna
Regia di Pipolo, Franco Castellano. Un film con Renato Pozzetto, Massimo Serato, Massimo Boldi, Enzo Cannavale, Clara Colosimo, Franco Diogene. Genere Comico – Italia, 1984, durata 93 minuti.
Renato Pozzetto: Artemio
Massimo Boldi: Severino Cicerchia
Donna Osterbuhr: Angela Corsi
Clara Colosimo: signora Giovanna
Sandra Ambrosini: Maria Rosa
Renato D’Amore: il fabbro
Franco Diogene: il direttore d’assicurazione
Enzo Cannavale: il non vedente
Enzo De Toma: il paziente dell’ospedale
Enzo Garinei: il direttore del residence
Elio Veller: Margherita, l’omosessuale
Guido Spadea: il collega del direttore d’assicurazione
Massimo Serato: lo spacciatore di droga
Pongo: il dottore al centro prelievi
Dino Cassio: il commissario di Polizia “pirata”
Jimmy il Fenomeno: contadino
Armando Celso: Erpidio
Lucia Vasini: la cassiera della mensa
Daniela Piperno: la nipote del cieco
Andrea Montuschi: il tassista
Regia Castellano e Pipolo
Soggetto Castellano e Pipolo
Sceneggiatura Castellano e Pipolo
Produttore Achille Manzotti
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Danilo Desideri
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Mariano Detto
Scenografia Bruno Amalfitano
“La devi smettere di rompere le scatole tutte le mattine all’alba,ti avevo avvisato.Gallo avvisato mezzo accoppato!”
“Il buongiorno si vede dal mattino.
Infatti io sto caricando letame…”
“Eh beh insomma,il treno è sempre il treno…”
“Ma è possibile che tutte le volte che muore un gatto tu mi cucini il coniglio?!?”
“Ma come? Lei non mi ha lasciato morire nell’acqua, per affogarmi nella merda???”
“La Mariarosa è bella! Ecco, allora se è bella te la sposi te…”
“Sei contento che ti do una chance?
Eh beh si eh! Solo che non saprei dove metterla, ho la casa piccola. È ingombrante?”
” Mamma è una brava ragazza, è diplomata!
Allora l’è un putanun!”
“Ah sì mi ricordo, sei quello biondo che c’ha la faccia da pirla?
Ma io non sono biondo!
Allora mi ricordo fortemente la faccia.”
“40 anni…. E proprio come il castagno sono rimasto qui, e loro fanno la torta fanno la festa per festeggiare
quarant’anni passati qui in mezzo agli zulu a consumare la mia giovinezza, ma andate affanculo!”
– Quanto lo pagate il sangue al litro?
– Quaranta mila.
– Me ne tolga tre litri.
– Ma come, lei non mi ha lasciato morire nell’acqua, per affogarmi nella merda?!
Il casolare privato dove venne girato il film
Dimmi che fai tutto per me
“Gotta Get Rich Quick”, “devi diventare ricco in fretta” canta Lally Stott e viene subito voglia di cantare con lui.
Quanti di noi non l’hanno già fatto questo pensiero almeno una volta?! Certo che sentirlo cantato, quindi, espresso ad alta voce, porta forse un po’ di redenzione sia per le anime che si sono arricchite a discapito di tutto e di tutti sia per quelle che pur avendo ambito al benessere economico non hanno dato sfogo all’istinto predatorio.
Nella storia che si dipana sullo schermo la ricchezza arriva dagli Stati Uniti d’America, con quel parente benestante di cui molti aspetterebbero volentieri l’arrivo anche in una giornata torrida, afosa, nel clima estivo caratteristico della Laguna veneziana.
Atterra, infatti, a Venezia, l’aereo che ricongiunge ai suoi cari Dodo Spinacroce (Jacques Dufilho), d’ora innanzi “il nonno”. Con lui, in una bara, giunge anche la salma della defunta madre il cui ultimo desiderio, a detta del nonno, è stato quello di essere sepolta all’interno della casa ove da giovane aveva svolto servizio.

Ad attenderli sono: la figlia, Miriam (Andréa Ferréol), il genero, dottor Francesco Salmarani (Johnny Dorelli) e il nipote, Mimo (Stefano Amato). Ma i sentimenti che animano l’attesa e il ricongiungimento familiare non sono tra quelli più nobili. Infatti, Francesco Salmarani esprime vive preoccupazioni circa il ritorno del suocero e l’investimento di tutti i risparmi per l’anticipo versato per la “Villa degli oleandri”, luogo destinato alla cerimonia funebre.
A differenza di Francesco, Mimo, ragazzo sensibile e ingenuo, è sinceramente contento di fare la conoscenza del nonno. Anche Miriam, nonostante il lutto, è lieta di accogliere il padre nella città ove tutti conoscono e rispettano la famiglia Salmarani: Treviso.
Infatti, Miriam riferisce al nonno che Francesco è uno tra i più stimati medici del paese veneto.
Dall’aeroporto, si dirigono tutti in macchina seguendo il carro funebre sul Terraglio. Raggiungono, quindi, un’imponente villa palladiana a Piazzola sul Brenta.
Il nonno pare soddisfatto della sistemazione funebre. E chi non lo sarebbe?! Il luogo destinato all’eterno riposo per la defunta rimpatriata è la Villa Contarini.

Molti sono i conoscenti della famiglia che si sono premurati a porgere le condoglianze agli addolorati. Tra questi anche l’amante di Francesco, Paola Signorini (Maria Grazia Spina).
Ma è proprio il funerale l’occasione che getta le prime ombre sulla persona del nonno. Francesco viene a scoprire che il patrimonio dell’anziano sarebbe proveniente da attività di stampo mafioso poste in essere nel paese oltre oceano, patrimonio che, inoltre, sarebbe stato bruciato in un incidente. Lo stimato professionista vede nella sciagura la sua morte economica.
Pur avendo il beneficio di un cospicuo introito garantito dalla professione medica, il pagamento effettuato per la villa rappresenta una spesa insostenibile.
In questo scenario confuso fa la sua comparsa un angelo della salvezza: Mary (Pamela Villoresi), giovane giunta dall’America come governante e amante del nonno. Con la sua freschezza e spontaneità la ragazza conquista l’animo di Francesco il quale si dichiara disposto perfino a una rapina pur di reperire il denaro che gli permetterebbe di condurre una nuova esistenza, lontano dall’accomodante realtà trevigiana.

I piani, però, si complicano poiché i milioni del nonno fanno gola a tutti.
Conviene arrestare qui il racconto della trama per dare la possibilità a chi avrà la curiosità della visione di scoprire da sé il giallo in questa storia.
Infatti, il film, pur sviluppandosi come una commedia dell’azione e della parola, sorprende lo spettatore con una misurata dose di poliziesco. In seguito, ci sarà spazio per la figura del commissario di polizia, interpretato con abilità e simpatia da Pino Caruso.
La vicenda portata sullo schermo da Pasquale Festa Campanile non è tra le più originali ma la sceneggiatura (Castellano e Pipolo) è veramente ben congegnata. Sorprendentemente, la pellicola mantiene un ritmo di buon livello dalle prime alle ultime battute. A questa qualità aggiunta contribuisce indubbiamente la bravura degli attori: l’irresistibile Johnny Dorelli è quasi sempre in scena; l’intrigante Pamela Villoresi
stuzzica i sensi di tutti e l’affascinante Maria Grazia Spina pone equilibrio anche alle situazioni surreali.
La trama trova origine nel racconto di Piero Chiara, “Parlami d’amore Mariú”.

Pasquale Festa Campanile si iscrive nella lunga lista dei registi italiani che hanno portato sullo schermo racconti o romanzi di Chiara: nel 1970, Alberto Lattuada ha diretto “Venga a prendere il caffè da noi” tratto da “La spartizione”; nel 1971, Marco Vicario si è occupato di “Homo Eroticus”; nel 1974, Paolo Nuzzi ha diretto “Il piatto piange”; Francesco Massaro si è ispirato a all’omonimo racconto per “La banca di Monate”(1976); nel 1977, Dino Risi ha diretto “La stanza del vescovo”, e molti altri ancora fino al contemporaneo “Il pretore”(2014) tratto dal romanzo “Il pretore di Cuvio”, diretto da Giulio Base.
“Dimmi che fai tutto per me” è un film in cui va apprezzata la suggestiva ambientazione veneta, con la splendida villa palladiana all’interno della quale si sviluppa buona parte della vicenda.
Meno apprezzabile risulta il vocabolario dialettale sfoggiato dagli attori che, in più di un’occasione, sarà percepito come una forzatura.
Dimmi che fai tutto per me
Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Johnny Dorelli, Andréa Ferréol, Jacques Dufilho, Pamela Villoresi, Enzo Robutti, Pino Caruso, Nanni Svampa, Stefano Amato Commedia, durata 100 min. – Italia 1976
Johnny Dorelli: Francesco Salmarani
Pamela Villoresi: Mary Mancini
Andréa Ferréol: Miriam Salmarani
Pino Caruso: il commissario
Jacques Dufilho: Spinacroce
Grazia Maria Spina: Paola
Nanni Svampa: il “biondino”
Ferdinando Murolo: Roberto Mancuso detto Robbie
Stefano Amato: Mino
Enzo Robutti: Felegatti
Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Piero Chiara (racconto), Suso Cecchi d’Amico
Sceneggiatura Castellano e Pipolo
Produttore Leonardo Pescarolo
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Antonio Siciliano
Effetti speciali Marcello Fuga / Riccardo Vernier
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Guido Josia
– Papà, tu lo conosci il nonno?
– No, non l’ho mai visto.
– Ma la mamma lo conosce il nonno?
– Mino, non dire stupidaggini, vuoi che non conosca il suo padre?!
– Beh, domandavo… .
– Nonno, tua mamma com’è morta?
– Ah, un colpo… .
– Eh, naturale, alla sua età.
– Ma no! Un colpo de rivoltella.
– Cinque milioni di dollari aveva e si sono bruciati tutti nel fiume col motoscafo dell’irlandese, quello delle bombe! E io dovrei stare calmo, con i gangsters che vanno e vengono scassinando le bare?! Ma chi è tuo padre?! Un boss, Al Capone, Dillinger?!
– Adesso basta, Francesco, tu hai visto troppi film gialli, spegni la luce,vieni a dormire.
– Ma sai che sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita?! Sarebbe proprio fantastico fuggire insieme. Pensa poter dire a tutti arrivederci e grazie. No, anzi, niente arrivederci e niente grazie. Ma chi devo ringraziare?! Ma che vita è stata la mia? Una continua faticata. Ho faticato a prendere la laurea, ho faticato per crearmi una clientela e ho faticato ancor di più per far capire alla gente che non avevo sposato mia moglie per i soldi. Intanto il tempo è passato, ho visto il mondo e non ho fatto pazzie. Adesso il momento è arrivato, Mary. La facciamo una pazzia insieme? Fuggiamo. Partiamo subito.
– Se è per questo, stiamo già partendo.
– Porco Giuda… .
Festival di Cannes 1967
Quella del 1967 è l’edizione numero venti del Festival di Cannes,l’ultima prima della rivoluzione dell’anno successivo.Dal 27 aprile al 12 maggio
la “capitale” della costa Azzurra accoglie attori e attrici,registi e gente che ruota attorno al cinema per visionare le pellicole selezionate per l’anno in corso.
La giuria ha,tra i suo componenti,due italiani; sono il regista Alessandro Blasetti,presidente della stessa e il critico cinematografico Gian Luigi Rondi,oltre al regista sovietico Bondarchuck,a Miklos Jancso,Vincente Minnelli e Claude Lelouch,che però si auto escluderà dalla stessa in quanto proprietario del film Ho incontrato anche zingari felici di Aleksandar Petrovic.
Tre i film italiani presenti in concorso:Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni,Incompreso, regia di Luigi Comencini,A ciascuno il suo, regia di Elio Petri.
La Palma d’oro viene assegnata proprio al film di Antonioni,Blow-Up,che conferma nella città francese le trionfali accoglienze della critica e in parte del pubblico.
Il premio speciale viene assegnato in ex aequo a L’incidente (Accident), regia di Joseph Losey e a Ho incontrato anche zingari felici per la regia dello jugoslavo Aleksandar Petrovic (Jugoslavia).
Un altro prestigioso premio viene assegnato ad un italiano;Elio Petri trionfa nella sezione miglior sceneggiatura (Prix du scenario) con A ciascuno il suo.
Anche in questo caso c’è un ex aequo con il film Gioco di massacro del francese Alain Jessua.
Miglior attrice è Pia Degermark per Elvira Madigan, regia dello svedese Bo Widerberg,miglior attore è Oded Kotler interprete di Shlosha Yamim Veyeled,per la regia dell’sraeliano Uri Zohar.
Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni (Gran Bretagna/Italia)
Den røde kappe, regia di Gabriel Axel (Danimarca/Islanda/Svezia)
Mouchette – Tutta la vita in una notte (Mouchette), regia di Robert Bresson (Francia)
Incompreso, regia di Luigi Comencini (Italia/Francia)
Buttati Bernardo! (You’re a Big Boy Now), regia di Francis Ford Coppola (USA)
L’immorale regia di Pietro Germi

L’immorale, regia di Pietro Germi (Francia/Italia)
Gioco di massacro (Jeu de massacre), regia di Alain Jessua (Francia)
Diecimila giorni (Tízezer nap), regia di Ferenc Kósa (Ungheria)
Rih al awras, regia di Mohammed Lakhdar-Hamina (Algeria)

L’incidente (Accident), regia di Joseph Losey (Gran Bretagna)
Hotel per stranieri (Hotel pro cizince), regia di Antonín Mása (Cecoslovacchia)
A ciascuno il suo, regia di Elio Petri (Italia)
Ho incontrato anche zingari felici (Skupljaci perja), regia di Aleksandar Petrovic (Jugoslavia)
Terra in trance (Terra em Transe), regia di Glauber Rocha (Brasile)
La vergine di Shandigor (L’inconnu de Shandigor), regia di Jean-Louis Roy (Svizzera)
Vivi ma non uccidere (Mord und Totschlag), regia di Volker Schlöndorff (Germania)
Katerina Izmajlova, regia di Michail Šapiro (Unione Sovietica)

Ulysses, regia di Joseph Strick (Gran Bretagna/USA)
La chica del lunes, regia di Leopoldo Torre Nilsson (Argentina)

Mon amour, mon amour, regia di Nadine Trintignant (Francia)
Pedro Páramo, regia di Carlos Velo (Messico)
Elvira Madigan, regia di Bo Widerberg (Svezia)
Shlosha Yamim Veyeled, regia di Uri Zohar (Israele)
Giuria
Alessandro Blasetti, regista (Italia) – presidente
Sergei Bondarchuk, regista (Unione Sovietica)
René Bonnell, produttore (Francia)
Jean-Louis Bory, critico (Francia)
Miklós Jancsó, regista (Ungheria)
Claude Lelouch, regista (Francia) – auto-squalificato
Shirley MacLaine, attrice (USA)
Vincente Minnelli, regista (USA)
Georges Neveux, scrittore (Francia)
Gian Luigi Rondi, giornalista (Italia)
Ousmane Sembène, regista (Senegal)
Fuori concorso
Natascia – L’incendio di Mosca (Voyna i mir), regia di Sergei Bondarchuk (Unione Sovietica)
Addio Lara (J’ai tué Raspoutine), regia di Robert Hossein (Italia/Francia)
Le conquérant de l’inutile, regia di Marcel Ichac (Francia)
Batouk – Africa che muore (Batouk), regia di Jean Jacques Manigot (Francia)
Treni strettamente sorvegliati (Ostre sledované vlaky), regia di Jirí Menzel (Cecoslovacchia)
Privilege, regia di Peter Watkins (Gran Bretagna)
Restauration du Grand Trianon, regia di Pierre Zimmer (Francia)
Settimana della critica
Kane, regia di Yukio Aoshima (Giappone)
Rondo, regia di Zvonimir Berkovic (Jugoslavia)
Warrendale, regia di Alan King (Canada)
Un affare di cuore (Ljubavni slucaj ili tragedija sluzbenice P.T.T.), regia di Dusan Makavejev (Jugoslavia)
Trio, regia di Gianfranco Mingozzi (Italia)
Le règne du jour, regia di Pierre Perrault (Canada)
Orizzonte rosso (L’horizon), regia di Jacques Rouffio (Francia)
Ukamau, regia di Jorge Sanjinés (Bolivia)
De minder gelukkige terugkeer van Joszef Katus naar het land van Rembrandt, regia di Wim Verstappen (Paesi Bassi)
Premi
Grand Prix: Blow-Up, regia di Michelangelo Antonioni (Gran Bretagna/Italia)
Grand Prix Speciale della Giuria: L’incidente (Accident), regia di Joseph Losey (Gran Bretagna) ex aequo Ho incontrato anche zingari felici (Skupljaci perja), regia di Aleksandar Petrovic (Jugoslavia)
Prix d’interprétation féminine: Pia Degermark – Elvira Madigan, regia di Bo Widerberg (Svezia)
Prix d’interprétation masculine: Oded Kotler – Shlosha Yamim Veyeled, regia di Uri Zohar (Israele)
Prix de la mise en scène: Ferenc Kósa – Diecimila giorni (Tízezer nap) (Ungheria)
Prix du scénario: Elio Petri, Ugo Pirro – A ciascuno il suo, regia di Elio Petri (Italia) ex aequo Alain Jessua – Gioco di massacro (Jeu de massacre), regia di Alain Jessua (Francia)
Premio per la migliore opera prima: Rih al awras, regia di Mohammed Lakhdar-Hamina (Algeria)
Premio FIPRESCI: Ho incontrato anche zingari felici (Skupljaci perja), regia di Aleksandar Petrovic (Jugoslavia) ex aequo Terra in trance (Terra em Transe), regia di Glauber Rocha (Brasile)
Premio OCIC: Mouchette – Tutta la vita in una notte (Mouchette), regia di Robert Bresson (Francia)

Antonioni,Vanessa Redgrave,Carlo Ponti,Monica Vitti
Pia Degemarck e Michel Simon
Anita Pallenberg e Keith Richards
Anita Pallenberg
Michael York e Jaqueline Sassard
Robert Bresson e Francois Truffaut
Pablo Picasso
Gina Lollobrigida
Vitti e Mastroianni
Claudia Cardinale e Elizabeth Taylor
Claude Lelouch e Yves Montand
Cinema: pensieri, parole e parolacce – Parte sesta

“- Dì un po’, da quanto tempo è che non fai l’amore con una che ti piace?
– Non ho mai avuto il tempo di scegliere… ad ogni modo, è un bel po’.”
dal film La Califfa di Alberto Bevilacqua (1970)
” La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose… e le cose buone non muoiono mai.”
dal film Le ali della libertà di Frank Darabont (1994)
“Tanto il bello quanto il brutto sono risultato di un eguale sforzo e sono qualità raggiunte.”
dal film Venga a prendere il caffè da noi di Alberto Lattuada (1970)
“I tradimenti di guerra sono bambinate a confronto dei nostri tradimenti in tempo di pace… .”
dal film Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996)
“Qua sta Michele… qua sta Michele che vi porta il vostro conforto… café, café lungo, latte e cappuccino…
approfittate… non vi private delle piccole gioie della vita, oggi stiamo su questa terra e domani non ci state più… .”
dal film Café Express di Nanni Loy (1980)
“È davvero incredibile come possono diventare estranei due che si sono amati.”
dal film Una sull’altra di Lucio Fulci (1969)
“Perché non fate riposare quel vostro cervello da poliziotto? Il vostro cervello lavora sempre su preconcetti: un delinquente è sempre tale, chi è compromesso non può cambiare. Avanti, prendetemi la mano. Non vi farò nessun ricatto per questo.”
dal film Notorious – L’amante perduta di Alfred Hitchcock (1946)
“Ed io, essendo povero, ho solo i miei sogni, e i miei sogni ho steso ai tuoi piedi. Cammina leggera perché stai camminando sui miei sogni.”
dal film Equilibrium di Kurt Wimmer (2002)
“Un bel giorno senza dire niente a nessuno me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana… . Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave… ma forse un giorno lo capii: droga!”
dal film Borotalco di Carlo Verdone (1982)
“All’inizio dormiva nella mia bara, affondando le sue piccole dita fra i miei capelli, finché un giorno volle una bara tutta per sé.”
dal film Intervista col vampiro di Neil Jordan (1994)
“Tu credi ancora che gli uomini ci amino come li amiamo noi? Gli uomini, vedi, godono della felicità che ricevono. Mentre noi possiamo solo godere della felicità che diamo. Loro non riescono assolutamente a dedicarsi esclusivamente, anima e corpo, a una sola donna.”
dal film Le relazioni pericolose di Stephen Freras (1988)
“La verità è che i panni sporchi non li laviamo affatto e diventano più sozzi!”
dal film Serpico di Sidney Lumet (1973)
“Da bambino chiesi al mio parroco: come si fa ad andare in paradiso e al tempo stesso a proteggersi da tutto il male che c’è nel mondo? Mi rispose con le parole che Dio disse ai suoi figli: eravate pecore tra i lupi. Siate prudenti come serpenti ma puri come colombe.”
dal film Gone Baby Gone di Ben Affleck (2007)
“Ammetto di aver visto giorni migliori, ma sono ancora lontana dal cedere per un cocktail!”
dal film Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz (1950)
“- Compare Rusante, siete dentro?
– Sì, compare Menego, son dentro.
– Posso venir dentro anca’ mi?
– A dir la verità, dove son mi c’è posto per uno solo.”
dal film Fiorina la vacca di Vittorio De Sisti (1972)
“È una verità universalmente accettata che quando una parte della tua vita comincia ad andare bene, quell’altra diventa un completo disastro.”
dal film Il diario di Bridget Jones di Sharon Maguire (2001)
“- Figlio di puttana!
– Ah, ah, lassa perde pora mamma.”
dal film Febbre da cavallo di Steno (1976)
“Ehi, non denigrare la masturbazione. È sesso con qualcuno che amo.”
dal film Io e Annie di Woody Allen (1977)
“Mi pisciano in testa e mi dicono che è pioggia!”
dal film Il diavolo in blu di Carl Franklin (1995)
“Dal passato puoi scappare… oppure imparare qualcosa.”
dal film Il re leone di Roger Allers e Rob Minkoff (1994)

Andavamo al cinema-Parte 33

Da molti anni cerco immagini di cinema della mia città,Bari.Nonostante lunghe e meticolose ricerche,ho potuto colmare solo in parte la mia collezione di immagini di questi cinema.Cerco,quindi,foto dei seguenti cinema di Bari:Marilon,Orfeo,Adriatico,Jolly,Armenise,King,Arena giardino via Ravanas,Arena Moderno via Napoli,San Nicola (città vecchia),Ariston ( o Santelia),Manzoni,Savoia,Redentore (esterno),Impero (Bari città).Chiunque possegga o sia in grado di dirmi dove reperire le immagini dei cinema indicati avrà la mia imperitura gratitudine 🙂 Con questo numero sono oltre mille le immagini proposte,un archivio che spero continui ad interessarvi.La mia mail: paolobari@email.it

Arena all’aperto in Campo San Polo a Venezia
Atrio del cinema Alhambra,Firenze
Atrio del cinema Lepore,Lucera (Foggia)
Cine Teatro delle Terme,Abano Terme (Padova)
Cine Teatro Garibaldi,Padova
Cine Teatro Margherita,Bari
Cine Teatro Margherita,Napoli
Cine Teatro Orfeo,Bondeno (Ferrara)
Cinema Ariston,Firenze
Cinema Colò,Viareggio
Cinema De Caro,Forenza (Potenza)
Cinema Dolomiti,Tione di Trento
Cinema Excelsior,Firenze (1960)
Cinema Galleria,Roma
Cinema Giardino Primavera,Firenze
Cinema Imperiale,Viserba (Rimini)
Cinema Impero,Eboli
Cinema Impero,Marsala
Cinema Impero,Montagnana (Verona)
Cinema Impero,Roma
Cinema Italia,Eboli
Cinema Littorio,Carate Brianza
Cinema Massimo,Trieste
Cinema Metro Goldwin Mayer,Padova
Cinema Moderno e Modernetta,Roma
Sala Cinema Paris,Roma
Sala Cine Teatro Petruzzelli Bari
Sala Cine Teatro Sociale,Portogruaro
Sala Cinema Controluce,Sarzana (La Spezia)
Sala Cinema Italia,Cesena
Andavamo al cinema-Parte 32

Da molti anni cerco immagini di cinema della mia città,Bari.Nonostante lunghe e meticolose ricerche,ho potuto colmare solo in parte la mia collezione di immagini di questi cinema.Cerco,quindi,foto dei seguenti cinema di Bari:Marilon,Orfeo,Adriatico,Jolly,Armenise,King,Arena giardino via Ravanas,Arena Moderno via Napoli,San Nicola (città vecchia),Ariston ( o Santelia),Manzoni,Savoia,Redentore (esterno),Impero (Bari città).Chiunque possegga o sia in grado di dirmi dove reperire le immagini dei cinema indicati avrà la mia imperitura gratitudine 🙂 Con questo numero sono esattamente mille le immagini proposte,un archivio che spero continui ad interessarvi.

Cinema Casa del soldato,Bari
Cinema Excelsior,Mestre (Venezia)
Cinema Ideal,Giulianova Marche
Cinema Imperia,Bologna
Cinema Impero,Palese (Bari)
Cinema Italia,Vicenza
Cinema Littorio Vicenza (grazie alla Fondazione Vajenti)
Cinema Lux,Messina
Cinema Marco Polo,Favaro Veneto (Venezia)
Cinema Moderno,Brescia
Cinema Moderno,Ravenna
Cinema Monviso,Cuneo
Cinema Nazionale Quarrata,Pistoia
Cinema Odeon,Mercato Saraceno (Forli)
Cinema Odeon Parma
Cinema Olimpia,Venezia
Cinema Oriente,Bari (dettaglio)
Cinema Oriente,Bari (sulla sinistra,il Politeama Petruzzelli)
Cinema Oscar,Busto Arsizio (Milano)
Cinema Palestrina,Roma
Cinema Parco delle rose,Grado
Cinema Primiero,Trento
Cinema Teatro Principe,Roma
Sala Cinema Apollo Bologna
Sala Cine Don Bosco,La Spezia
Sala Cinema Astor,Torino (da notare il tetto apribile)
Sala Cinema Aurora,Trieste
Sala cinema Modernissimo,Bologna
Sala Supercinema,Canicattì
Van Gogh
Auverse sur Oise,Parigi,1890.
A fine primavera Vincent Van Gogh si trasferisce da Saint Remy nel piccolo centro a meno di 30 km da Parigi.
Vive in un’umile locanda,curato dal dottor Gachet e diventa amico di sua figlia Marguerite;sono gli ultimi settanta giorni della vita
del grande pittore olandese,quelli che lo separano dalla sera del 27 luglio 1890 e dal mortale colpo di rivoltella che si sparò al petto e che due giorni
dopo,il 29 luglio,lo strappò alla vita a soli 37 anni.
Il film analizza proprio questi ultimi giorni,passati in compagnia o del dottor Gachet,che tra l’altro era un collezionista di opere d’arte impressioniste o di suo fratello Theo,la persona sicuramente più importante della vita di Vincent.
Sono giorni inaspettatamente sereni,che non lasciano presagire il gesto del pittore,visto mentre allaccia relazioni amichevoli con la citata Marguerite,diciottenne oppure di Cathy,giovane prostituta di Parigi.

E nel mezzo,l’immancabile pittura di Vincent,ormai in procinto di diventare punto di riferimento imprenscindibile della pittura
dell’ottocento,un’arte alla quale Van Gogh arrivò tardi,attorno ai 28 anni,ma che nel decennio sucessivo lo portò a dipingere
oltre 900 tele e mille disegni,un patrimonio che segnerà profondamente la cultura pittorica.
Van Gogh,diretto da Maurice Pialat nel 1991 in realtà non può essere definita una biopic a tutto campo,proprio perchè non racconta gli esordi della carriera del pittore,quanto piuttosto un racconto della parte più drammatica della sua vita,vista attraverso le relazioni con i personaggi citati (fondamentale quello con Theo e sua moglie Johanna) e con la sua instancabile tendenza a raccogliere su tela le emozioni che suscitavano in lui gli iris e i girasoli,le chiese e i contadini,la vita nei campi e la natura,che dipinse innumerevoli volte in quello stile
particolarissimo che lo renderà il pittore più importante dell’800,uno dei più straordinari innovatori dell’arte pittorica.
Film di discreto impatto visivo,grazie anche alle splendide riprese della campagna parigina,resta opera abbastanza anomala tra quelle dedicate al pittore olandese;più che la pittura,il suo rapporto con essa per Pialat conta il rapporto tra Vincent e la gente che lo circonda,l’incomprensione di chi non seppe capire la grandezza della sua arte.
Jacques Dutronc,l’attore che interpreta (splendidamente) Vincent,è attento a dare una dimensione meno “pazzoide” dello stesso.Non c’è spazio per l’autolesionista taglio dell’orecchio o per i presunti disturbi mentali di Van Gogh quanto piuttosto l’incapacità di rapportarsi con i critici del suo lavoro,che spesso arrivarono a disprezzare la sua pittura,come Henry de Groux che criticò velenosamente “quello schifo dei girasoli di un certo signor Vincent”
Un atteggiamento miope condiviso da molti,anche se va detto che Vincent ebbe numerosi estimatori,fra i quali Toulouse-Lautrec e sopratutto Henk Bremmer,il critico d’arte che per primo capì l’immenso valore della produzione di Vincent e lo lanciò facendolo diventare
l’artista più importante del XX secolo.

Dicevo che non è un’opera paragonabile a quelle che hanno preceduto quella di Pialat;nel 1948 usci Van Gogh di Alain Resnais,opera abbastanza convenzionale,nel 1956 Brama di vivere, di Vincente Minnelli con Kirk Douglas nel ruolo di van Gogh e Anthony Quinn in quello di Paul Gauguin,
film nel quale proprio Douglas diede una versione molto convincente della figura del pittore.Nel 1990 usci Vincent & Theo di Robert Altman,che analizza principalmente il rapporto tra Vincent e suo fratello.
Van Gogh è un bel film,ben recitato,ben diretto;un’opera decisamente anticonvenzionale che purtroppo non ha avuto una gran diffusione.
Praticamente invisibile in tv,non ha alcuna versione doppiata in italiano in rete.
Van Gogh
Un film di Maurice Pialat. Con Jacques Dutronc, Alexandra London, Bernard Le Coq, Elsa Zylberstein, Leslie Azzoulai, Jacques Vidal, Gérard Séty Titolo originale . Biografico, durata 159 min.
Jacques Dutronc: Vincent van Gogh
Alexandra London: Marguerite Gachet
Bernard Le Coq: Theo van Gogh
Gérard Séty: Gachet
Corinne Bourdon: Jo
Elsa Zylberstein: Cathy
Leslie Azzoulai: Adeline
Jacques Vidal: Ravoux
Chantal Barbarit: Mme. Chevalier
Regia Maurice Pialat
Soggetto Maurice Pialat
Produttore Patrick Lancelot
Casa di produzione Canal+, Centre National de la Cinématographie, Club des Investissments, Cofimage 2, Erato Films, Films A2, Investimage 2, Investimage 3, Les Films du Livradois, Sofiarp
Fotografia Gilles Henry, Emmanuel Machuel
Montaggio Yann Dedet, Nathalie Hubert, Hélène Viard
Musiche André Bernot, J. M. Bourget, Jacques Dutronc, P. Revedy
Scenografia Philippe Pallut, Katia Wyszkop
Costumi Edith Vesperini
Vincent Van Gogh
Autoritratto 1888
Il seminatore
Iris
Notte stellata sul Rodano
Vento
Renoir
Costa Azzurra,1915
Uno dei padri dell’impressionismo,Auguste Renoir,vive in ritiro gli anni della sua vecchiaia.Ha 74 anni,soffre di artrite reumatoide,malattia che lo
ha aggredito a 60 anni ed ha perso da pochissimo l’amata moglie Aline.
Ormai dipinge con estrema lentezza,la malattia lo tormenta e sembra anche aver perso l’ispirazione quando un giorno nella sua splendida casa nella quale si è ritirato arriva Andrée Madeleine Heuchling,quindicenne bella e affascinante per posare come modella.
Ad affliggere ulteriormente la fragile condizione psicologica del pittore,arriva la notizia che suo figlio Jean è rimasto gravemente ferito al fronte.
Tuttavia Andrée riesce a tirar fuori dal guscio il maturo pittore;sempre sensibile alla bellezza femminile,Renoir sembra improvvisamente rinvigorito
dalla presenza della ragazza.Nel frattempo arriva dal fronte Jean,suo figlio.

Tra i due c’è da subito tensione;entrambi amano la bellezza,vogliono possederla (Jean diverrà un grandissimo regista cinematografico).
In più c’è una tensione latente per molte cose non dette;Jean rimprovera a suo padre gli innumerevoli tradimenti fatti ai danni della defunta moglie,con modelle, cameriere,con qualsiasi donna che posasse per Auguste…
Tra Jean e Andrée nasce un’attrazione molto forte e i due diventano amanti.
Auguste assiste,ormai impotente,alla nascita dell’amore tra i due giovani,mentre continua,nonostante la malattia,a dipingere istancabilmente.
Morirà 4 anni dopo mentre Andrée,assunto il nome d’arte di Catherine Hessling,diverrà attrice ed esordirà nel 1924 nel primo dei capolavori di Jean Renoir,che diverrà uno dei più importanti registi della storia cinematografica francese.
La Fille de l’eau è il primo dei film di Catherine Hessling,che chiuderà appena 10 anni dopo la sua carriera cinematografica;morirà nel 1979,subito dopo la scomparsa di Jean avvenuta nello stesso anno.

Diretto da Gilles Bourdos,Renoir,uscito nelle sale nel 2012,è un film patinato e lussuoso,ben diretto e sopratutto scorrevole,caratterizzato da una fotografia “en plein air” che esalta ancor più la pittura di Renoir,ricreata per l’occasione sullo schermo da un suo celebre falsario,Guy Ribes,che nel corso della sua “carriera” ha falsificato Chagall , Picasso , Dalí , Léger , Bonnard , Modigliani , Renoir , , Braque , Vlaminck e Matisse.
Proprio la presenza di Ribes,che copia alla perfezione Renoir rende ancor più credibile la storia raccontata,che nella realtà andò esattamente come illustrata nel film.
Largo spazio alla storia d’amore tra Jean e Andrée,incoraggiata in qualche modo dal grande Auguste oltre alla descrizione meticolosa del conflittuale rapporto tra i due grandi artisti, ognuno dei quali ha segnato profondamente le due arti nelle quali si sono distinti,la pittura e la cinematografia.
Davvero un’opera pregevole,con buone recitazioni di Michel Bouquet nelle vesti di Auguste Renoir,di Christa Theret in quelli di Andrée Heuschling e Vincent Rottiers che interpreta Jean Renoir.
Tra le biopic dedicate ai grandi maestri della pittura,una delle più interessanti e ben dirette.
Renoir
Un film di Gilles Bourdos. Con Michel Bouquet, Vincent Rottiers, Christa Theret, Thomas Doret, Romane Bohringer, Michel Gleizer Titolo originale Renoir. Drammatico, durata 111 min. – Francia 2012.
Michel Bouquet : Auguste Renoir
Christa Theret : Andrée Heuschling
Vincent Rottiers : Jean Renoir
Thomas Doret : Coco, figlio cadetto diA uguste
Laurent Poitrenaux : Pierre Renoir
Romane Bohringer : Gabrielle Renard
Michèle Gleizer : Madame Renoir
Carlo Brandt : Il Dottor Pratt
Hélène Babu : Odette
Marion Lécrivain : Véra Sergine
Hervé Briaux : Ambroise Vollard
Regia Gilles Bourdos
Soggetto Jacques Renoir
Sceneggiatura Gilles Bourdos, Jérôme Tonnerre e Michel Spinosa
Fotografia Ping Bin Lee
Montaggio Yannick Kergoat
Musiche Alexandre Desplat
Scenografia Benoît Barouh
Bal au moulin de la Galette
Le bagnanti
La bagnante
La colazione dei cannottieri
La Grenouillere
Donna d’Algeri
Pier Auguste Renoir
Jean Renoir
Catherine Hessling
La corrispondenza
In un bellissimo brano di Franco Battiato,La cura,c’è una frase che recita:”Supererò le correnti gravitazionali,lo spazio e la luce per non farti invecchiare…” che in qualche modo si adattano benissimo al film di Tornatore La corrispondenza del quale parlerò tra poco.
Un brano che è un inno all’amore,così come un inno all’amore,fuori dal tempo e dalle leggi fisiche è La corrispondenza,forse il film più intimista del regista di Bagheria; un film lontano da schemi ovvi e che parla d’amore in un linguaggio che non è melenso o strappalacrime,che racconta una storia che in fondo tutti vorrebbero vivere,una storia d’amore assoluto,di quelle che sublimano il più nobile dei sentimenti trasportandolo in una dimensione in cui anche la morte fisica è un dettaglio.Non di poco conto,perchè la grande livellatrice porta via con se tutto quello che si costruisce
e tutto quello che è reale ma che in fondo è solo una tappa,la più dolorosa ma anche la più inevitabile,che però può anche trasformarsi in qualcosa che vive nel ricordo di chi sopravvive perpetuandosi giorno per giorno,rinnovandosi e lasciando al superstite la consapevolezza di aver vissuto una storia straordinaria,che le barriere della fisicità può solo modificare ma non distruggere.

E’ l’assioma di partenza (e anche finale) dello straordinario film di Tornatore tornato dietro la macchina da presa dopo l’eccellente risultato di La migliore offerta,altra opera di grande spessore di quello che attualmente è il regista italiano più sensibile e
innovatore del grande schermo.
Il tema ultra terreno non è una novità per Tornatore;in qualche modo lo aveva già affrontato in Una pura formalità,l’enigmatico film del 1994 in cui il regista si era cimentato in una complessa storia in cui i rigidi confini della corporeità avevano lasciato spazio ad una storia in cui proprio la logica terrena si era fatta sfuggente,inafferrabile.
In La corrispondenza siamo di fronte ad una storia d’amore tra una giovane donna e un maturo scienziato,divisi dall’età e dall’attività frenetica dell’uomo ma uniti da una complicità,da un affetto che hanno dello straordinario.
Un rapporto che si sublima in un affetto che l’uomo elargisce alla giovane donna con un attaccamento che ha dell’incredibile,fatto di tanti piccoli gesti e di attenzioni che travalicano il rapporto passionale,trasformandosi in qualcosa di così profondo che,quando apprendiamo
della sua morte ( e sopratutto quando lo apprende lei) si resta sgomenti,in attesa dell’inevitabile dolorosa attesa dello scorrere della pellicola che ci racconti il passato della coppia.

Invece ecco la sorpresa.
Lui,Ed,sapeva di essere ammalato e aveva nascosto a lei,Amy,la sua mortale malattia;lo aveva fatto per pudore,per non far soffrire l’amata,per risparmiarle l’atroce agonia della malattia.
Ma aveva predisposto tutto per lasciarle la testimonianza del suo amore,per trasformarsi in una guida ultra terrena,per non lasciarla sola nel dolore…
Dal momento della scomparsa di Ed,Amy riceve lettere,mail,video e cd con filmati consegnati secondo uno schema studiato nei minimi particolari da Ed;avvalendosi di una serie di amici,al corrente della sua relazione con la donna,Ed si trasforma in una guida ultraterrena forse un po invadente,ma del resto cosa conta? Un uomo innamorato come lui può essere perdonato per questo estremo tentativo di vincere il vincolo invalicabile della morte.
E Amy in fondo si sente meno sola,guidata dal suo maturo amore;ha scoperto di essere vegliata in modo invisibile ma non per questo meno presente.
Tuttavia arriva la crisi.
Ed,al corrente dei problemi di Amy con sua madre è andata a trovare quest’ultima,per cercare di riavvicinare le due donne,separate dal senso di colpa di Amy che si ritiene responsabile della morte del padre in un incidente stradale.
La reazione della ragazza è drastica;come da istruzioni ricevute,compone 11 volte il nome di Ed sul telefono ed invia un messaggio,in modo da cessare i rapporti con l’invisibile innamorato.Distrugge anche un cd che l’uomo le aveva inviato,in quel modo sottilmente inquietante.
Ma quando dopo qualche giorno ad Amy appare chiaro che non riverà più nulla,ecco il pentimento.

E il percorso a ritroso,nel tentativo di recuperare quel rapporto del quale adesso sa che non può più fare a meno.Si reca a Borgo Ventoso,il loro nido d’amore (che Ed le ha lasciato in eredità,con la complicità dei figli) tenta insomma di recuperare quel rapporto impossibile
E scoprirà che anche Ed aveva le sue crisi nella parte finale della sua vita,fino all’ultimo,drammatico video…
Un film delicato,poetico ed intriso di una vena di malinconia percepibile sin dalle prime battute, e che prosegue inesorabilmente mentre la trama avviluppa lo spettatore in un labirinto delle emozioni che si percorre adagio.
Adagio come il ritmo ipnotico del film,cadenzato su passi di una lentezza che però è assolutamente funzionale ad un film delle emozioni.
Che racconta proprio questo:emozioni.
Ci si possono vedere molte cose,in La corrispondenza.
Qualcuno ci ha visto un amore malato,una persecuzione post mortem di un uomo che non vuole arrendersi al suo fato,altri ci hanno visto un inganno di amorosi sensi,altri una storia melensa e noiosa.
In realtà siamo di fronte ad una storia d’amore,nient’altro.

E in un periodo storico in cui l’amore è visto come qualcosa di cui vergognarsi o come qualcosa di mercificabile e vendibile,spendibile a seconda delle proprie necessità ecco che solo chi realmente prova questi sentimenti nella maniera più piena e pura è in grado di apprezzare una storia
che travalica il quotidiano per trasformarsi in un continuum eterno,assoluto.
Si possono cosi comprendere le reazioni scomposte di un pubblico incapace di assaporare una storia fuori dagli schemi,dalle convenzioni.
Una storia in fondo semplice,che mira direttamente ad un valore oggi in forte crisi.
Tutti parlano d’amore,confondendolo con il possesso o con mille altri orpelli che creiamo ad arte,incapaci come siamo di assaporare quelle che sono le cose pregnanti e fondamentali dell’esistenza.
Ecco,se c’è una lezione da apprendere dal film di Tornatore è proprio quella di riassaporare il sentimento nella sua forma più pura,più totalitaria.
Lasciandoci andare,per una volta,oltre stereotipi e schemi pre costruiti,vantandoci e non vergognandoci della nostra umanità,del nostro desiderio di eternare quello che è in assoluto il sentimento più nobile dell’essere umano.
Per quanto riguarda il resto del film,da gustare le splendide location,che vanno dagli ariosi spazi di Edimburgo alla stupenda Borgo Ventoso,che nella realtà è la magnifica Isola di san Giulio sul Lago d’Orta,impreziosita da qualche scena girata nella magica Isola dei Pescatori sul lago Maggiore,in quella Stresa che è uno dei suoi gioielli.
Semplicemente straordinaria la Olga Kurylenko,che regge con gli sguardi,con le espressioni del volto la stragrande maggioranza del film.
Ottimo anche Jeremy Irons,sicuramente sacrificato nel non facile ruolo del fantasma virtuale,che compare solo su Skype o attraverso registrazioni video.
Un film di rara bellezza,che trasporta lo spettatore in un oasi di pace e serenità dei sensi.
Tutto grasso che cola in tempi ostili e cupi.
La corrispondenza
Regia di Giuseppe Tornatore. Un film con Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Simon Anthony Johns, James Warren , Shauna Macdonald. Genere Drammatico – Italia, 2015, durata 116 minuti
Jeremy Irons: Edward “Ed” Phoerum
Olga Kurylenko: Amy Ryan
Simon Johns: Jason
James Warren: Rick
Shauna MacDonald: Victoria
Oscar Sanders: Nicholas
Paolo Calabresi: Ottavio
Rod Glenn: Grip
Luca Ward: Ed Phoerum
Benedetta Degli Innocenti: Amy Ryan
Gianfranco Miranda: Jason
Alessandro Quarta: Rick
Emanuela Rossi: Vittoria
Michele Kalamera: Dott. Sobieski
Regia Giuseppe Tornatore
Soggetto Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Casa di produzione Paco Cinematografica, Rai Cinema, Warner Bros.
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Fabio Zamarion
Montaggio Massimo Quaglia
Effetti speciali Renato Agostini, Mario Zanot
Musiche Ennio Morricone
Costumi Patrizia Bernardini
“Il tempo matematico
entra nella stanza, s’insinua dalla finestra con le geometrie di
luce dell’alba, ha già ripreso il suo calcolo.
Prima che la luce invadesse il mondo, Ed si era già rivestito.
Amy gli resta abbracciata. Lo bacia ancora, sulle labbra, poi sul
mento”
“Ricordo esattamente l’istante in cui nel mezzo della folla annoiata mi sono accorto del tuo sguardo incantato.
In quel momento ho capito cosa deve provare un’anima sperduta quando, tra tanti corpi, riconosce quello in cui sceglie di reincarnarsi…”
““Se vivi con la testa tra le stelle, prima o poi una ti si ficcherà nel cervello”
“Il mio errore è stato non averti incontrata prima. Non aver potuto vivere a lungo accanto a te. Mi sembra un’ottima ragione per perdere il dono dell’eternità…”
“I luoghi e le cose non sono mai gli stessi, cambiano incessantemente, cambiano con noi, con l’energia che ci trasforma senza tregua.”
“La mente umana non è fatta per capire l’infinito, come non è fatta per capire l’amore.”
“Se l’icona di una nuova mail o di un nuovo messaggio appare sul tuo pc, qualcuno nel mondo là fuori sta pensando a te.”
La migliore offerta
Virgin Oldman è un noto e stimato banditore d’aste,oltre che essere un collezionista d’arte e un grande esperto di pittura.
E’ un misogino,che vive in una grande e lussuosa casa,completamente solo;non ama il contatto con gli altri,tanto da indossare sempre
dei guanti,pranza da solo,non ha amicizie maschili nè femminili.
L’unico tributo alle donne consiste nella sua straordinaria collezione di ritratti femminili,nascosta in un caveau del suo appartamento;ritratti di donne,di grandi artisti,come Raffaello,Tiziano,Modigliani,che Oldman ha raccolto nel corso della sua carriera.
Il giorno del suo compleanno Oldman riceve una telefonata;una voce femminile,che si identifica come Claire Ibbetson gli chiede la disponibilità a periziare la collezione di oggetti d’arte che la donna dice di aver ereditato dai genitori.
Poco incline ad accettare,Oldman si reca comunque alla villa in cui la ragazza vive,ma della donna non c’è traccia.Innervosito dal comportamento di Claire,che sembra sfuggire il contatto fisico con lui,Virgil è sul punto di abbandonare tutto ma alla fine,parlando con la ragazza dietro una porta chiusa,apprende alcune cose su di lei.

Claire soffre di una rara forma di agorafobia e vive praticamente come una reclusa nella grande villa visitata da Virgil,in compagnia di un servitore che comunque non l’ha mai vista di persona.Incuriosito,Virgil inizia a frequentare la villa di Claire e a ordinare la collezione di opere d’arte della stessa;parallelamente,Virgil raccoglie dagli scantinati della villa alcune parti meccaniche,che scoprirà appartenere ad un automa costruito dal leggendario Jacques de Vaucanson.
Poco alla volta il rapporto tra Virgil e Claire evolve,complice anche le confidenze che Virgil fa a Robert,un giovane esperto di meccanica al quale si è rivolto per cercare di ricostruire l’automa di Vaucanson. Contemporaneamente Virgil cerca di acquisire alla sua collezione altre opere d’arte,con l’aiuto dell’amico ( e complice) Billy Whistler,che partecipa ad
alcune aste e acquista per conto di Oldman opere di gran valore ad un prezzo irrisorio.
Con il passare dei giorni Virgil è sempre più stregato dalla personalità contraddittoria di Claire;dopo essersi nascosto riesce finalmente a vederla e in seguito,conquistata la sua fiducia,finalmente la vede da vicino

Per lui è amore,che sembra essere ricambiato da Claire;così Virgil riesce a portarla a casa,dove le mostra anche il suo tesoro di dipinti;deciso a vivere con lei,annuncia alla donna di voler lasciare il suo lavoro di banditore e sceglie Londra come ultima asta della sua carriera.Claire non parte con lui,perchè ancora poco avvezza alle uscite pubbliche.
Al ritorno Virgil non la trova in casa;anzi,il caveau dei dipinti è completamente vuoto,l’unica presenza è quella dell’automa di Vaucanson,completamente ricostruito,che,beffardamente,ripete di continuo “in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico:sono d’accordo
con te,infatti mi mancherai,Mister Oldman”
Per Virgil è un colpo terribile;Claire,Robert e il suo amico Billy hanno complottato assieme per derubarlo.
La conferma Virgil la ha quando si reca nel laboratorio di Robert e lo trova completamente abbandonato.Anche la villa è vuota,e nel bar di fronte ad essa trova quella che è la vera Claire,una nana dalla memoria prodigiosa,che affitta la villa a produzioni cinematografiche.Nessuna traccia nemmeno del custode…

La migliore offerta,di Giuseppe Tornatore,è una pregevole opera in bilico tra il thriller e il dramma,un film di assoluto livello nel corso del quale il premio Oscar per Nuovo cinema Paradiso conferma il suo assoluto eclettismo
raccontando una storia inconsueta,quella tra un misogino cultore d’arte e una misteriosa ragazza che riuscirà a tirar fuori dal guscio il maturo uomo,ridandogli o meglio,dandogli per la prima volta una dimensione da uomo che però il protagonista pagherà ad un prezzo altissimo.
Il finale è beffardo ma anche esplicativo.
La scena finale,nella piazza di Praga,con Virgil che al cameriere che gli chiede se è solo risponde di no,dice tutto quello che la mancanza di un dialogo avrebbe detto.
Ovvero che l’uomo,nonostante tutto,continua ad essere innamorato della ragazza.Che gli ha mentito,della quale non sa nemmeno il vero nome,che lo ha tradito ma che forse in due occasioni è stata sincera.

Quando,per esempio,gli ha detto “ricordati che qualunque cosa accada io ti amo” o quando gli ha raccontato l’unico episodio forse non inventato,parlando di quel luogo per le speciale,forse in assoluto l’unico frammento di verità in un mare di finzione.
Davvero un bel film,con una robusta sceneggiatura e in cui la lentezza appare come elemento essenziale per fare del film un quadro d’ensemble fatto di tanti tasselli.
Che alla fine si incastrano tutti.

Ottime le prove degli attori protagonisti,fra i quali un ispirato Geoffrey Rush,una bella e misteriosa Sylvia Hoeks,un camaleontico Donald Sutherland e un ottimo Jim Sturgess.
Molto belle le musiche del maestro Morricone,per un film da riscoprire a 5 anni dalla sua uscita,una delle cose migliori del cinema italiano degli anni duemila.
La migliore offerta
Un film di Giuseppe Tornatore. Con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson, Dermot Crowley, Liya Kebede, Maximilian Dirr, Sean Buchanan, Lynn Swanson, Miles Richardson, Kiruna Stamell, Katie McGovern, Gerry Shanahan, Sylvia De Fanti, Brigitte Christensen, Jay Natelle, Anton Alexander, Laurence Belgrave, Rajeev Badhan, Patricia Meglio
Titolo originale The Best Offer. Drammatico, durata 124 min. – Italia 2012. – Warner Bros Italia
Geoffrey Rush: Virgil Oldman
Jim Sturgess: Robert
Sylvia Hoeks: Claire Ibbetson
Donald Sutherland: Billy Whistler
Philip Jackson: Fred
Dermot Crowley: Lambert
Kiruna Stamell: ragazza nel bar
Liya Kebede: Sarah
Rodolfo Bianchi: Virgil Oldman
Marco Vivio: Robert
Myriam Catania: Claire Ibbetson
Vittorio Di Prima: Billy Whistler
Ugo Maria Morosi: Fred
Carlo Valli: Lambert
Tiziana Avarista: ragazza nel bar
Laura Romano: Sarah
Regia Giuseppe Tornatore
Soggetto Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Produttore Isabella Cocuzza, Arturo Paglia, Marco Patrizi (produttore associato)
Casa di produzione Paco Cinematografica
Warner Bros. Entertainment Italia
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Entertainment Italia
Fotografia Fabio Zamarion
Montaggio Massimo Quaglia
Effetti speciali Mario Zanot (Storyteller)
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Maurizio Sabatini
Costumi Maurizio Millenotti
Vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore.
Anche in un falso d’arte c’è qualcosa di vero!
Mi dispiace di aver invaso i suoi pensieri..
L’ammirazione che provo per le donne è pari al timore che ho di conoscerle!
Claire: Allora non sono la prima: ne hai avute altre donne….
Virgil: Sì, le ho amate tutte e loro hanno amato me. Mi hanno insegnato ad attenderti.
Quando pensi che con una donna è fatta,hai già perso il senso della strategia
Gli ingranaggi sono come le persone: se stanno molto tempo insieme, finiscono per assumere le forme reciproche!







































































































































































































































































































































































