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La rivolta

Varsavia,aprile 1943

Ammassati nel ghetto della città,circondato da mura e sotto stretta sorveglianza dei nazisti,che dal 1939 occupano militarmente la Polonia,
vivono ben sotto i limiti della sopravvivenza oltre settantamila ebrei polacchi.
Il Reichsführer-SS Heinrich Himmler,recepito l’ordine del Fuhrer Adolf Hitler che ha imposto la “soluzione finale del problema ebraico” inizia a deportare altri 24.000 cittadini ebrei ,un terzo dei quali è destinato ai campi di sterminio mentre i due terzi saranno impiegati come forza lavoro a basso costo nelle industrie tedesche.
E’ la goccia che fa traboccare il vaso;da un po di tempo all’interno del ghetto si è formato un nucleo di resistenza all’invasore nazista,che il 19 aprile 1943 passa decisamente all’attacco,cogliendo completamente di sorpresa l’esercito nazista.
Per quasi un mese l’eroica resistenza dei patrioti terrà in scacco le soverchianti forze nemiche,fino al 16 maggio 43,quando anche l’ultimo nucleo di resistenza verrà annientato.


La rivolta,film originariamente girato per la tv con una durata di 3 ore venne successivamente ridotto a 160 minuti ed ebbe quindi una versione cinematografica che usci nelle sale nel 2001.
La pellicola ricostruisce le vicende storiche di quei drammatici giorni,raccontando le vicende di alcuni protagonisti della rivolta del ghetto,patrioti e collaborazionisti semplici cittadini attraverso una visione globale di quelle che erano le reali condizioni di vita del ghetto stesso,nel quale la vita umana aveva da tempo perso ogni valore, schiacciata da un’occupazione che considerava gli abitanti stessi solo merce senza valore,esseri umani senza alcuna dignità da trattare come bestie e da schiacciare come esseri inferiori,salvo mantenerne in vita alcuni per utilizzarli come moderni schiavi,o da depredare di tutto quello che aveva un valore economico.
I personaggi che si muovono all’interno della storia danno una visione personale delle condizioni di vita del ghetto,tra l’incubo della deportazione e la speranza di sopravvivere fino al giorno in cui le potenze alleate avrebbero alla fine avuto ragione dello strapotere nazista,speranze frustrate dal passare dei giorni scandito da condizioni di vita sempre più umilianti, che annichiliscono fin anche la dignità umana.
Mordecai Anielewicz,uno dei pochi giovani rimasti nel ghetto ad un certo punto pronuncia una frase emblematica,che riassume l’essenza stessa della vita dei reclusi “Può un uomo con una morale mantenerla in un mondo immorale?”


Una domanda che tornerà,sotto altre forme,in quelle fabbriche dello sterminio che erano i lager; che qui sono solo dei fantasmi,perchè la gente del ghetto ignora assolutamente l’esistenza dei campi di sterminio.
E in realtà anche il ghetto ad un certo punto è una variante di Buchenwald o Bergen Belsen;al suo interno si muore di fame,di sopprusi,di violenza.
Si muore senza dignità.
A questa logica si oppongono in pochi;qualcuno,fuori da Varsavia,cerca disperatamente di organizzare un viaggio in Israele ma la quasi totalità dei cittadini assiste,quasi fatalmente,al genocidio del ghetto.
Che non è immediatamente visibile e questo porta molti a sopportare tutto,in attesa di un aiuto dall’esterno che non arriverà mai,tutt’altro.Si pensi a Stalin che interverrà in Polonia solo per prendersi la sua parte…
La rivolta racconta quindi l’organizzazione da parte di Mordechai,di Yitzak Zuckerman,di Kazik e pochi altri di un movimento disperato che provi almeno a salvare la dignità.


Cosa che per esempio fa Adam Czerniakow,capo del Consiglio ebraico,che tenta di proteggere la sua gente raccogliendo una grossa somma di denaro per salvare da morte certa un pugno di abitanti del ghetto,ignorando il fatto che
i nazisti usavano lo stesso sistema in tutte le zone occupate,salvo poi ovviamente non rispettare gli accordi presi.
Tra queste e altre storie,come quella di Tosia Altman,la ragazza sottoposta ad una delle abominevoli ispezioni corporali fatte dai nazisti,si assiste ad uno spaccato della vita del ghetto,con la conclusione della vicenda,amara,per tutti i protagonisti.
Un film ben diretto,asciutto,senza retorica,che racconta quasi freddamente gli avvenimenti di quei drammatici giorni.
Un taglio documentaristico che giova all’economia della pellicola,che si avvale di attori particolarmente in forma,a cominciare da Donald Sutherland passando per Hank Azaria,a LeeLee Sobieski,una vera rivelazione e sopratutto John Voight
nelle vesti di Jurgen Stroop,il “boia di Varsavia”,che,condannato a morte dagli alleati visse fino al 1952,quando estradato in Polonia venne definitivamente condannato all’impiccagione e giustiziato.
Tutti bravi,quindi,anche i meno noti;da segnalare la sobria colonna sonora di Maurice Jarre.
Un film che va visto,se possibile,nella sua versione integrale che purtroppo in Italia è assolutamente introvabile;anche la versione ridotta è irreperibile.

La rivolta
Un film di Jon Avnet. Con Jon Voight, Donald Sutherland, Leelee Sobieski, Hank Azaria, David Schwimmer Drammatico, durata 153 min. – USA 2001

David Schwimmer: Icchak Cukierman
Donald Sutherland: Adam Czerniaków
Leelee Sobieski: Tosia Altman
Hank Azaria: Mordechaj Anielewicz
Jon Voight: Jürgen Stroop
Cary Elwes: dott. Fritz Hippler
Sadie Frost: Zivia Lubetkin
John Ales: Marek Edelmann
Mili Avital: Devorah Baron
Nora Brickman: Clara Linder
Stephen Moyer: Simcha Rotem
Radha Mitchell: Mira Fuchrer
Eric Lively: Arie Wilner
Alexandra Holden: Frania Beatus
Andy Nyman: Calel Wasser
Jesper Christensen: gen. Friedrich Krüger
Palle Granditsky: dott. Janusz Korczak

Regia Jon Avnet
Sceneggiatura Jon Avnet e Paul Brickman,
Musiche Maurice Jarre
Fotografia Denis Lenoir
Montaggio Sabrina Plisco
Production Design Benjamín Fernández
Costume Design George L. Little

maggio 21, 2018 Posted by | Drammatico | , , , | 2 commenti

La migliore offerta

Virgin Oldman è un noto e stimato banditore d’aste,oltre che essere un collezionista d’arte e un grande esperto di pittura.
E’ un misogino,che vive in una grande e lussuosa casa,completamente solo;non ama il contatto con gli altri,tanto da indossare sempre
dei guanti,pranza da solo,non ha amicizie maschili nè femminili.
L’unico tributo alle donne consiste nella sua straordinaria collezione di ritratti femminili,nascosta in un caveau del suo appartamento;ritratti di donne,di grandi artisti,come Raffaello,Tiziano,Modigliani,che Oldman ha raccolto nel corso della sua carriera.
Il giorno del suo compleanno Oldman riceve una telefonata;una voce femminile,che si identifica come Claire Ibbetson gli chiede la disponibilità a periziare la collezione di oggetti d’arte che la donna dice di aver ereditato dai genitori.
Poco incline ad accettare,Oldman si reca comunque alla villa in cui la ragazza vive,ma della donna non c’è traccia.Innervosito dal comportamento di Claire,che sembra sfuggire il contatto fisico con lui,Virgil è sul punto di abbandonare tutto ma alla fine,parlando con la ragazza dietro una porta chiusa,apprende alcune cose su di lei.


Claire soffre di una rara forma di agorafobia e vive praticamente come una reclusa nella grande villa visitata da Virgil,in compagnia di un servitore che comunque non l’ha mai vista di persona.Incuriosito,Virgil inizia a frequentare la villa di Claire e a ordinare la collezione di opere d’arte della stessa;parallelamente,Virgil raccoglie dagli scantinati della villa alcune parti meccaniche,che scoprirà appartenere ad un automa costruito dal leggendario Jacques de Vaucanson.
Poco alla volta il rapporto tra Virgil e Claire evolve,complice anche le confidenze che Virgil fa a Robert,un giovane esperto di meccanica al quale si è rivolto per cercare di ricostruire l’automa di Vaucanson. Contemporaneamente Virgil cerca di acquisire alla sua collezione altre opere d’arte,con l’aiuto dell’amico ( e complice) Billy Whistler,che partecipa ad
alcune aste e acquista per conto di Oldman opere di gran valore ad un prezzo irrisorio.
Con il passare dei giorni Virgil è sempre più stregato dalla personalità contraddittoria di Claire;dopo essersi nascosto riesce finalmente a vederla e in seguito,conquistata la sua fiducia,finalmente la vede da vicino


Per lui è amore,che sembra essere ricambiato da Claire;così Virgil riesce a portarla a casa,dove le mostra anche il suo tesoro di dipinti;deciso a vivere con lei,annuncia alla donna di voler lasciare il suo lavoro di banditore e sceglie Londra come ultima asta della sua carriera.Claire non parte con lui,perchè ancora poco avvezza alle uscite pubbliche.
Al ritorno Virgil non la trova in casa;anzi,il caveau dei dipinti è completamente vuoto,l’unica presenza è quella dell’automa di Vaucanson,completamente ricostruito,che,beffardamente,ripete di continuo “in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico:sono d’accordo
con te,infatti mi mancherai,Mister Oldman
Per Virgil è un colpo terribile;Claire,Robert e il suo amico Billy hanno complottato assieme per derubarlo.
La conferma Virgil la ha quando si reca nel laboratorio di Robert e lo trova completamente abbandonato.Anche la villa è vuota,e nel bar di fronte ad essa trova quella che è la vera Claire,una nana dalla memoria prodigiosa,che affitta la villa a produzioni cinematografiche.Nessuna traccia nemmeno del custode…


La migliore offerta,di Giuseppe Tornatore,è una pregevole opera in bilico tra il thriller e il dramma,un film di assoluto livello nel corso del quale il premio Oscar per Nuovo cinema Paradiso conferma il suo assoluto eclettismo
raccontando una storia inconsueta,quella tra un misogino cultore d’arte e una misteriosa ragazza che riuscirà a tirar fuori dal guscio il maturo uomo,ridandogli o meglio,dandogli per la prima volta una dimensione da uomo che però il protagonista pagherà ad un prezzo altissimo.
Il finale è beffardo ma anche esplicativo.
La scena finale,nella piazza di Praga,con Virgil che al cameriere che gli chiede se è solo risponde di no,dice tutto quello che la mancanza di un dialogo avrebbe detto.
Ovvero che l’uomo,nonostante tutto,continua ad essere innamorato della ragazza.Che gli ha mentito,della quale non sa nemmeno il vero nome,che lo ha tradito ma che forse in due occasioni è stata sincera.


Quando,per esempio,gli ha detto “ricordati che qualunque cosa accada io ti amo” o quando gli ha raccontato l’unico episodio forse non inventato,parlando di quel luogo per le speciale,forse in assoluto l’unico frammento di verità in un mare di finzione.
Davvero un bel film,con una robusta sceneggiatura e in cui la lentezza appare come elemento essenziale per fare del film un quadro d’ensemble fatto di tanti tasselli.
Che alla fine si incastrano tutti.


Ottime le prove degli attori protagonisti,fra i quali un ispirato Geoffrey Rush,una bella e misteriosa Sylvia Hoeks,un camaleontico Donald Sutherland e un ottimo Jim Sturgess.
Molto belle le musiche del maestro Morricone,per un film da riscoprire a 5 anni dalla sua uscita,una delle cose migliori del cinema italiano degli anni duemila.

La migliore offerta

Un film di Giuseppe Tornatore. Con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson, Dermot Crowley, Liya Kebede, Maximilian Dirr, Sean Buchanan, Lynn Swanson, Miles Richardson, Kiruna Stamell, Katie McGovern, Gerry Shanahan, Sylvia De Fanti, Brigitte Christensen, Jay Natelle, Anton Alexander, Laurence Belgrave, Rajeev Badhan, Patricia Meglio
Titolo originale The Best Offer. Drammatico, durata 124 min. – Italia 2012. – Warner Bros Italia

 

Geoffrey Rush: Virgil Oldman
Jim Sturgess: Robert
Sylvia Hoeks: Claire Ibbetson
Donald Sutherland: Billy Whistler
Philip Jackson: Fred
Dermot Crowley: Lambert
Kiruna Stamell: ragazza nel bar
Liya Kebede: Sarah

Rodolfo Bianchi: Virgil Oldman
Marco Vivio: Robert
Myriam Catania: Claire Ibbetson
Vittorio Di Prima: Billy Whistler
Ugo Maria Morosi: Fred
Carlo Valli: Lambert
Tiziana Avarista: ragazza nel bar
Laura Romano: Sarah

Regia Giuseppe Tornatore
Soggetto Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Produttore Isabella Cocuzza, Arturo Paglia, Marco Patrizi (produttore associato)
Casa di produzione Paco Cinematografica
Warner Bros. Entertainment Italia
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Entertainment Italia
Fotografia Fabio Zamarion
Montaggio Massimo Quaglia
Effetti speciali Mario Zanot (Storyteller)
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Maurizio Sabatini
Costumi Maurizio Millenotti

Vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore.

Anche in un falso d’arte c’è qualcosa di vero!

Mi dispiace di aver invaso i suoi pensieri..

L’ammirazione che provo per le donne è pari al timore che ho di conoscerle!

Claire: Allora non sono la prima: ne hai avute altre donne….
Virgil: Sì, le ho amate tutte e loro hanno amato me. Mi hanno insegnato ad attenderti.

Quando pensi che con una donna è fatta,hai già perso il senso della strategia

Gli ingranaggi sono come le persone: se stanno molto tempo insieme, finiscono per assumere le forme reciproche!

gennaio 6, 2018 Posted by | Drammatico | , , , , | 5 commenti

La cruna dell’ago

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L’ago è il soprannome di Henry Faber,uno spietato agente segreto al soldo dei nazisti che deve il suo nomignolo all’abitudine di uccidere le sue malcapitate vittime con uno stiletto.L’uomo carpisce un segreto fondamentale custodito gelosamente dagli alleati;gli aerei che gli stessi hanno posizionato in una zona dell’Inghilterra sembra debbano decollare per Calais,presumibilmente la zona dove si concentrerà l’attacco degli alleati volto a liberare la Francia.Ago” Faber però scopre che la flotta aerea non è reale,ma realizzata in compensato;ovviamente quindi l’attacco verso Calais è solo un diversivo.Henry Faber deve assolutamente raggiungere un U Boat tedesco che lo attende in un angolo sperduto della Scozia;qui potrà consegnare il suo rapporto ai nazisti,confermando così il falso obiettivo alleato.

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Inseguito dal controspionaggio inglese,Faber prende un treno per la Scozia.Raggiunto il borgo di Banff,l’uomo noleggia una barca e prende il largo nel tentativo di contattare il sommergibile ma viene sorpreso da una fortissima tempesta;semi svenuto Faber naufraga sull’isola di Storm Island,un posto remoto e scarsamente abitato.Qui viene soccorso da una coppia con un bambino;Lucy e David Rose,i coniugi che abitano l’isola con il loro figlioletto sono in profonda crisi.David,pilota della Raf vive confinato su una sedia a rotelle accudito senza molto affetto da Rose,che non solo è trascurata dal marito ma è da questi maltrattata.L’uomo,pieno di rabbia e di amarezza per il suo stato,sfoga su sua moglie le frustrazioni che il suo handicap gli procura;a Rose appare quindi naturale innamorarsi di quel seducente sconosciuto che la corteggia.Mentre gli uomini del controspionaggio inglese continuano a cercarlo inutilmente,Faber cerca un modo per poter contattare il comando tedesco ma nel frattempo non disdegna le attenzioni di Rose.

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Un giorno però David scopre la reale identità di Faber;scoperta fatale,perchè la spia lo uccide facendolo cadere da una rupe.Per Rose ha ora inizio un gioco mortale,nel corso del quale dovrà lottare duramente per sopravvivere…

Tratto dal best seller Eye of the needle conosciuto anche come Storm Island,La cruna dell’ago, è il primo romanzo firmato da Ken Follett con il suo nome e segue quattro romanzi in cui lo scrittore britannico aveva usato degli pseudonimi.

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La riduzione cinematografica è affidata al regista di Cardiff Richard Marquand,scomparso prematuramente a soli 49 anni per un ictus.Marquand,che diverrà famoso per aver diretto La terza e ultima parte della saga di Guerre stellari Il ritorno dello Jedi porta sullo schermo una versione sobria e asciutta,in linea con lo stile del romanzo del quale riprende l’ossatura rispettandone la trama senza modificarne la struttura.

Grazie alla scorrevolezza della trama del romanzo e alla sua solida costruzione,Marquand non deve fare altro che applicare la location giusta e trovare interpreti posati e carismatici.Il regista assolve ai suoi compiti in modo preciso;le location inglesi e scozzesi sono ben scelte e accuratamente aderenti a quelle originali del romano mentre Donald Sutherland e Kate Nelligan appaiono a loro agio nei ruoli rispettivamente di “Ago” e di Lucy.

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Il film non ha pause,mantiene alta la tensione nel miglior spirito delle spy story;i colpi di scena sono sapientemente miscelati e alla fine il risultato è davvero egregio.Siamo di fronte alla miglior riduzione di un romanzo di Follett,alla pari della serie tv I pilastri della terra,che è di gran lunga il romanzo più affascinante di Follett,scrittore fecondo e dal fascino indiscutibile.Bene tutto il resto,montaggio fotografia e colonna sonora.Un film pregevole del quale è consigliata la visione.

La cruna dell’ago

Un film di Richard Marquand. Con Donald Sutherland, Stephen MacKenna, Philip Martin Brown, Kate Nelligan, Christopher Cazenove, George Belbin, Faith Brook, Barbara Graley, George Lee, Arthur Lovegrove, Colin Rix, Barbara Ewing, Chris Jenkinson, William Merrow, Patrick Connor Titolo originale Eye of the Needle. Avventura, durata 112 min. – Gran Bretagna 1981.

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La cruna dell'ago banner protagonisti

Donald Sutherland: Henry Faber

Kate Nelligan: Lucy Rose

Christopher Cazenove: David Rose

Philip Martin Brown: Billy Parkin

Ian Bannen: Godliman

Patrick Connor: Ispettore Harris

Rupert Frazer: Muller

Alex McCrindle: Tom

George Lee: Constable

Faith Brook: Lucy

Colin Rix: Oliphant

Arthur Lovegrove: Peterson

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Michele Kalamera: Henry Faber

Lorenza Biella: Lucy Rose

Saverio Moriones: David Rose

Massimo Rossi: Billy Parkin

Sergio Di Stefano: Oliphant

Bruno Alessandro: Peterson

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Regia Richard Marquand

Soggetto Ken Follett

Sceneggiatura Stanley Mann

Produttore Stephen J. Friedman per Kings Road Production

Distribuzione (Italia) United Artists (1982)

Fotografia Alan Hume

La cruna dell'ago banner recensioni

La cruna dell'ago banner recensioni 1

L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it

Si dice che la materia narrativa de “La cruna dell’ago”, bestseller spionistico-bellico di Ken Follett fosse cosa non semplice da ridurre per il cinema, ma a Richard Marquand, cineasta canadese esordiente riuscì così bene da fare un film venduto parecchio sui mercati internazionali, e tratteggiando in modo così sfaccettato il cattivo agente nazista “Ago” ( reso splendidamente da un Sutherland glaciale) da spingere George Lucas a scegliere proprio Marquand per “Il ritorno dello jedi” , in cui la figura diabolica di Darth Vader doveva mettere in evidenza le proprie contraddizioni e residui d’umanità. Ambientato su un’isola britannica semideserta, conosciuta come Storm Island, il film è una storia d’amore frammista ad un intrigo che vede coinvolti appunto la superspia tedesca che uccide con una praticità impressionante, e i servizi segreti inglesi che vogliono celare ad Hitler particolari sull’imminente sbarco sulle coste europee, che poi avverrà in Normandia. Il film ha un passo non velocissimo, ma la cura con cui sceneggiatura e regia delineano i caratteri piuttosto complessi dei personaggi rendono “La cruna dell’ago” un thriller cui è possibile affezionarsi, e svariati sono i fans di questo film che non risparmia la crudeltà con cui il protagonista si sbarazza di chi è d’intralcio ai suoi piani ( la scena in cui getta dalla scogliera il marito paraplegico della donna di cui s’innamorerà è tremenda) e l’impossibilità di adoperare la medesima spietatezza verso appunto la coprotagonista, una Kate Nelligan di notevole partecipazione.

L’opinione di Anthony F.dal sito http://www.filmscoop.it

Altra grande interpretazione di D. Sutherland, quella della spia tedesca H. Faber, nel film “La Cruna dell’Ago”, tratto da un romanzo omonimo di ken Follett, ben diretto da R. Marquand.Ripeto: grande performance, buona sceneggiatura, quantunque un po’ lenta; discreto l’intreccio, non del tutto riuscito; buona la colonna sonora; eccellente il montaggio; meno riuscito il sonoro. Gradevole in tutta la sua durata, direi un ottimo film di puro intrattenimento, tra guerra e spionaggio, stto lo sfondo della Seconda Guerra Mondiale.Magistrale Sutherland.

Opinioni tratte dal sito www.davinotti.com

Galbo

Da una delle migliori opere di Ken Follett decisamente una buona trasposizione cinematografica (di certo la più intrigante tra quelle tratte dai libri dell’autore inglese). Richard Marquand rispettoso della pagina scritta realizza un thriller teso e avvincente, segnato dalla buona caratterizzazione ambientale (l’Inghilterra durante la seconda guerra mondiale) e dall’ottima interpretazione (una delle migliori in carriera) di Donald Sutherland.

Pigro

Spia tedesca in Inghilterra, in attesa d’imbarco su un’isola scozzese per riferire al Führer, ha una relazione con la moglie di un paralitico. Una spy-story che digrada verso il sentimentale e verso il thriller, in un continuo ribaltamento di prospettiva (le vicende spionistiche, il dramma famigliare, la lotta per la sopravvivenza), riuscendo a fondere i registri e i piani in una narrazione compatta e incalzante. Bella la location isolana; bravo Sutherland. Anche senza uno smalto folgorante, il film si fa vedere e apprezzare con piacere.

Daniela

1944, vigilia dello sbarco in Normandia, incrocio fatale fra una coppia malsposata che ha trovato rifugio in una sperduta isoletta scozzese ed una spia tedesca, spietata e ben decisa a portare a termine la sua importante missione. La migliore trasposizione da un romanzo di Follett, grazie ad un attore duttile come Sutherland che – nonostante un certo appiattimento della trama – riesce a conservare al suo personaggio un’ambiguità che lo rende interessante: freddo assassino ma anche uomo capace di amore e di rimpianto.

Caesars

Un buon esempio di spy-movie sostenuto da un grande Donald Sutherland, freddo e spietato. La storia è interessante e tiene col fiato sospeso fino alla fine grazie anche alla sapiente regia di Richard Marquand. Non un film imperdibile ma un intrattenimento intelligente e ben realizzato. Di questi tempi non è poco.

Hackett

Da un bellissimo romanzo di Follett il regista trae un film solido, freddo e ben strutturato. Fedele al libro ha però il difetto di dare poco spessore al personaggio di Sutherland, privo della complessità che una spia del suo calibro possedeva. Nel film sembra volersi dare più spazio all’amore fedifrago tra lui e la giovane donna, lasciando colpevolmente nello sfondo il personaggio del marito di lei. Certo, un film non deve necessariamente essere trasposizione letterale, ma alcuni personaggi a volte sono fondamentali.

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Era stato l’inverno più freddo degli ultimi quarant’anni. I villaggi nella campagna inglese erano isolati dalla neve, e il Tamigi era gelato. Un giorno di gennaio il treno da Glasgow per Londra arrivò a Euston con ventiquattro ore di ritardo. La neve e l’oscuramento contribuivano a rendere pericolosi i viaggi in auto: gli incidenti stradali erano raddoppiati, e la gente raccontava barzellette su come era più rischioso guidare una Austin Sette per Piccadilly di notte che attraversare con un carro armato la linea Sigfrido.
Poi, venne la primavera, e fu splendida. I palloni di sbarramento galleggiavano maestosi nell’azzurro splendente del cielo, e i soldati in permesso amoreggiavano per le vie di Londra con ragazze in abiti sbracciati.

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agosto 1, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , | 1 commento

Novecento

Novecento locandina 1

Un gigantesco affresco, che copre quasi 50 anni della storia italiana, dal 1900 alla fine della seconda guerra mondiale, con la liberazione dal fascismo.

Questo è Novecento, uno dei capolavori assoluti della storia del cinema italiano, uno dei primi cinque, senza dubbio.Un’opera corale, che racconta attraverso le vite di Alfredo Berlinghieri, figlio di Giovanni e nipote di Alfredo, grande proprietario terriero dell’Emilia e Olmo Dalcò, figlio di Rosina e di nessun padre, o di cento, racconta dicevo le loro vite ma sopratutto racconta la miseria e le difficoltà di vita dei contadini agli inizi del secolo, le sperequazioni, le prime lotte operaie e le prime rivendicazioni sindacali, insomma tutto il contesto storico politico dell’Italia pre fascista.

Novecento 1Burt Lancaster è il  Nonno Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero

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Una storia che inizia appunto con l’amicizia impossibile tra il ricco Alfredo e il contadino Olmo, i loro sogni e le loro vite parallele ma inevitabilmente e indissolubilmente legate , i loro amori, le loro delusioni.

In mezzo, tante vite parallele e contingenti: quella di Alfredo Berlinghieri , l’uomo che da il via alla saga, duro ma giusto, ricco ma rispettoso dei sacrifici dei suoi contadini. Quella di Giovanni, figlio minore di Alfredo , bramoso di ricchezza, assolutamente contrario a qualsiasi concessione ai contadini di una parvenza di dignità, quella di Attila Melanchini, il fattore crudele, bieco, come l’ideologia che finirà per rappresentare.

Novecento bRomolo Valli: Giovanni, figlio minore di Alfredo

Novecento cRoberto Maccari è Olmo da ragazzo

Sono solo alcuni dei personaggi che si muovono nel film, i più rappresentativi, ma che si collegano ad altri ugualmente importanti in una storia che li coinvolge tutti, comparse o protagonisti di primo piano di una tragedia, che allo stesso tempo è semplicemente la semplice vita di gente che si è trovata a vivere un’epoca di grandi cambiamenti storico politici.

Così prendono vita personaggi sullo sfondo di uno scenario grandioso, come Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo, giovane idealista innamorata del marito, che però lascerà incolpandolo di essere indifferente di fronte alla brutalità del fascismo, o come quello di Anita Furlan, moglie di Olmo donna istruita, una rarità per la civiltà contadina dell’epoca, che dedica il suo tempo all’istruzione dei piccoli, ma anche dei grandi, che cerca di spiegare ai contadini, che accettare supinamente il volere dei padroni significa consegnarsi allo sfruttamento e all’ignoranza.

Novecento dStefania Sandrelli è Anita, Gerard Depardieu è Olmo

Novecento eAl centro, Robert De Niro è Alfredo

Ci sono poi i personaggi negativi, cattivi in assoluto, incapaci del minimo senso di umanità, vere e proprie Erinni, come Regina, figlia di Amelia , sorella di Eleonora moglie di Giovanni, il padre di Alfredo e quindi sua cugina, vittima ma anche complice dello spietato e abietto Attila, del quale diverrà complice nei più odiosi delitti.

Tanti personaggi, legati l’un l’altro da vincoli di parentela, di amicizia , di semplice conoscenza, che si muovono in quel mondo rurale primitivo, che vive a contatto della natura, che segue l’evolversi delle stagioni, retto da un’ordine quasi feudale, con il ricco destinato ad una vita facile e il povero costretto secolarmente a vivere solo di quel poco che la terra da lui lavorata produce.

Novecento 8Stefania Casini è Neve, la lavandaia

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Bertolucci intreccia tutte queste vite, creando, attraverso 320 minuti di gran cinema, una storia potente come poche, magnificamente illustrata da una fotografia che sembra seguire l’alternanza delle stagioni; ma l’indubbio talento, il saper dirigere con mano svelta, l’aiuto di una sceneggiatura di prim’ordine, a cui collaborarono lo stesso Bernardo, suo fratello Giuseppe e Franco Arcalli, da soli non sarebbero bastati se lo stesso regista non avesse scelto un cast assolutamente straordinario per mettere in scena una rappresentazione credibile.

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Novecento 11Dominique Sanda è Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo

Così sceglie con acume e affida il compito più difficile, quello di interpretare Alfredo e Olmo, a un giovane Robert De Niro e a Gerard Depardieu. I due lavorano talmente bene che ben presto i personaggi che interpretano divenatno, per lo spettatore, quasi dei volti amici. Si parteggia per loro e si arriva ad odiare i perfidi Attila e Regina, due splendidi attori come Donald Sutherland e Laura Betti.

Novecento hLaura Betti è Regina, figlia di Amelia

Novecento iDonald Sutherland è Attila Melanchini, il fattore

Accanto a loro Burt Lancaster e Sterlin Hayden, credibilissimo nel ruolo del contadino dei Berlinghieri, Leo Dalcò, il bravissimo Romolo Valli nel ruolo di Giovanni e Alida Valli Stefania Sandrelli, la maestrina che sposerà Olmo e la bellissima, seducente Dominique Sanda, Ada, la moglie di Alfredo. Un cast strepitoso,; così come di grandissimo livello è la fotografia di Storaro.Alla fine, dopo oltre 5 ore di film, si resta con il rimpianto che tutto sia finito con quella scena finale dei due amici che, ormai anziani, continuano a litigare come quando erano bambini.

Novecento, un film di Bernardo Bertolucci. Con Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, José Quaglio, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Romolo Valli, Alida Valli, Stefania Casini, Francesca Bertini, Paul Branco, Anna Maria Gherardi, Paolo Pavesi, Tiziana Senatore, Liu Biosizio, Roberto Maccanti, Allen Midgette, Laura Betti, Ellen Schwiers, Maria Monti, Antonio Piovanelli, Anna Henkel, Werner Bruhns, Giacomo Rizzo  Drammatico, durata 315 min. – Italia 1976.

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Robert De Niro: Alfredo Berlinghieri, figlio di Giovanni e Eleonora
Gérard Depardieu: Olmo Dalcò, figlio di Rosina
Burt Lancaster: Nonno Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero
Donald Sutherland: Attila Melanchini, il fattore
Dominique Sanda: Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo
Alida Valli: Ida Cantarelli Pioppi
Sterling Hayden: Leo Dalcò, contadino dei Berlinghieri
Stefania Sandrelli: Anita Furlan, moglie di Olmo
Werner Bruhns: Ottavio, figlio maggiore di Alfredo
Laura Betti: Regina, figlia di Amelia
Ellen Schwiers: Amelia, sorella di Eleonora
Anna Henkel: Anita, figlia di Olmo
Romolo Valli: Giovanni, figlio minore di Alfredo
Stefania Casini: Neve, la lavandaia
Francesca Bertini: Suor Desolata, sorella di Alfredo
Anna Maria Gherardi: Eleonora, moglie di Giovanni
Paolo Pavesi: Alfredo da ragazzo
Tiziana Senatore: Regina da bambina
Paulo Branco: Orso, figlio maggiore di Leo
Giacomo Rizzo: Rigoletto, il servo gobbo
Antonio Piovanelli: Turo Dalcò
Liù Bosisio: Nella Dalcò
Maria Monti: Rosina Dalcò, nuora di Leo
Roberto Maccari: Olmo da ragazzo
José Quaglio: Aranzini, un proprietario
Pippo Campanini: Don Tarcisio
Patrizia De Clara: Stella
Fabio Garriba: Contadino all’esecuzione di Attila
Sergio Serafini: Un giovane fascista
Carlotta Barilli: Una contadina
Allen Midgette: Vagabondo che scagiona Olmo
Odoardo Dall’Aglio: Oreste Dalcò
Salvatore Mureddu: Capo delle guardie rege
Catherine Kosac: Tondine
Mimmo Poli: Fascista alla riunione in chiesa
Clara Colosimo: La donna che accusa Olmo
Angelo Pellegrino: Il sarto
Pietro Longari Ponzoni: Pioppi

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Regia Bernardo Bertolucci
Soggetto Franco Arcalli, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Bertolucci
Sceneggiatura Franco Arcalli, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Bertolucci
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione Produzioni Europee Associati, Les Productions Artistes Associees, Artemis Film
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Arcalli
Effetti speciali Bruno Battistelli, Luciano Byrd
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Maria Paola Maino, Gianni Quaranta, Ezio Frigerio
Costumi Gitt Magrini
Trucco Paolo Borselli, Iole Cecchini, Giannetto De Rossi, Fabrizio Sforza, Maurizio Trani

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Olmo Dalcò, il figlio di Rosina (Gérard Depardieu)
I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli: li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli, i soldi. Così hanno inventato la guerra , ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna…ma chi paga siamo sempre noi.

Alfredo Berlinghieri, il figlio di Giovanni e Eleonora (Robert De Niro)
Dei contadini ce n’è bisogno, se no la terra va in malora. Ma il padrone? A cosa serve il padrone?

Ada Fiastri Paulhan, la moglie di Alfredo (Dominique Sanda) e Alfredo Berlinghieri, il figlio di Giovanni e Eleonora (Robert De Niro)
Mio padre ha disegnato la testa del re sui biglietti da dieci: così abbiamo sempre vissuto tra i soldi senza mai averne. Sono orfana. Tre anni fa i miei ebbero la bella idea di organizzare una spedizione alpinistica per milionari e sono scomparsi in un crepaccio sul Monte Bianco. Morti com’erano vissuti: al di sopra dei loro mezzi

Anita Foschi (Stefania Sandrelli)
Donne, l’avete sentito il padrone? La colpa è dei nostri uomini perché sono andati in guerra a farsi accoppare. La colpa è dei braccianti perché non solo lavorano, ma vogliono anche farsi pagare. La colpa è tutta nostra, che abbiamo fame, e ci viene il gozzo e la pellagra. Ed è ancora colpa nostra se ci muoiono due figli su tre. Al padrone gli va ancora bene se prendiamo un po’ del nostro grano e gli lasciamo il resto, per il momento.

Leo Dalcò, il contadino dei Berlinghieri (Sterling Hayden) e Olmo Dalcò, il figlio di Rosina (Gérard Depardieu)
Dalcò Olmo! Olmo, adesso che sei grande..vieni avanti! Ricordati questo: imparerai a leggere e a scrivere, ma resterai sempre Dalcò Olmo, figlio di paesani, andrai a fare il soldato, girerai il mondo, e dovrai anche imparare ad ubbidire, prenderai moglie, eh? ..E faticherai per tirare su i figli… Ma cosa resterai sempre?
Dalcò Olmo!
Dalcò Olmo, paesano! Avete sentito? Niente preti in questa casa.

Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero (Burt Lancaster)
Quando la festa sta per finire, di’ che sono morto. Digli che sono morto, ma che continuino a ballare.

Leo Dalcò, il contadino dei Berlinghieri (Sterling Hayden) e Alfredo Berlinghieri, il proprietario terriero (Burt Lancaster)
Forse la verità è che quando un uomo non fa niente per tutta la vita, ha troppo tempo per pensare.

Novecento banner recensioniL’opinione del Morandini

Atto I: in una fattoria dell’Emilia crescono insieme Olmo, figlio di contadini, e Alfredo, erede del padrone, nati nello stesso giorno del 1900. Dopo i primi scioperi nei campi e la guerra 1915-18, il fascismo agrario dà una mano ai padroni. I due giovani si sposano. Atto II: negli anni ’30 le strade di Olmo e Alfredo si separano. Il primo, vedovo, fa il norcino e continua la lotta; il secondo si rinchiude nel privato. Il 25 aprile 1945 si processano i padroni, e i due si ricongiungono. Fondato sulla dialettica dei contrari: è un film sulla lotta di classe in chiave antipadronale finanziato con dollari americani; cerca di fondere il cinema classico americano con il realismo socialista sovietico (più un risvolto finale da film-balletto cinese); è un melodramma politico in bilico tra Marx e Freud che attinge a Verdi, al romanzo dell’Ottocento, al mélo hollywoodiano degli anni ’50. Senza evitare i rischi della ridondanza, Bertolucci gioca le sue carte sui due versanti del racconto.
L’opinione di Tony Montana dal sito http://www.mymovies.com

Al ritiro del premio Oscar al miglior attore non protagonista, per la sua interpretazione del boss mafioso Don Vito Corleone, Robert De Niro, non è presente. Corre l’anno 1974, e il giovane attore italoamericano, fra la lavorazione del secondo episodio de Il padrino e quella di un altro capolavoro del cinema, Taxi Driver si pone un film più impegnativo, serio e difficile, ovvero 1900, del regista Bernardo Bertolucci, appena uscito dallo scandalo di Ultimo tango a Parigi con un magistrale Marlon Brando nei panni di un uomo di mezza età sessualmente frustrato. Le riprese di Novecento avvennero in Emilia Romagna, nello stesso periodo in cui Pier Paolo Pasolini stava girando Salò e le 120 giornate di Sodoma. L’impresa di Bertolucci era colossale, difficilissima, a tratti umanamente impossibile, centrata sul tentativo di raccontare cinquant’anni di storia italiana vista con gli occhi di due uomini, uno, Alfredo ( De Niro ), figlio di ricchi proprietari terrieri, e l’altro, Olmo ( Depardieu ), umile contadino, partigiano e infine liberatore comunista dei contadini. Il film, originariamente pensato per la televisione, raggiunse infine una durata eccessiva di oltre cinque ore e venti, proiettato in America in versione ridotta a tre ore e mezza e non ben accolto, e in Italia diviso di due puntate da due ore e quaranta ciascuna, con enormi consensi da parte di critica e pubblico. Il cast rende ancora più ambizioso il film, a parte Depardieu e De Niro si contano Stefania Sandrelli, Alida Valli, Donald Sutherland, Dominique Sanda e altri. I vari contrasti con il regista e la troupe, portarono De Niro ad una recitazione media, che gli impedì di mostrare le sue doti attoriali al massimo livello. Caso diverso per Depardieu che si dimostra un’autentica rivelazione e firma così una delle migliori performance della sua carriera. Il film, in tutta la sua complessiva lunghezza, riesce tuttavia ad essere di grande e incisivo impatto. La trama, come già detto, ripercorre i primi cinquant’anni italiani del Novecento, raccontando le lotte proletarie, la Grande Guerra, il ventennio e la violenza fascista, la Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza e la Liberazione. A questa trama complessa si intrecciano anche le storie personali dei personaggi a cui si legano anche le loro storie d’amore tra Olmo e Anita, Alfredo e la bellissima Ada, la perversa passione fra la cugina di Alfredo, Regina e il diabolico squadrista Attila, oltre che l’amore-odio fra i due protagonisti. Oltre che la lunghezza – però non si poteva raccontare una storia come questa senza sfiorare la durata da kolossal -, il film è ricordato per picchi di regia di altissimo livello, e le scene da antologia, come il ballo di Dominique Sanda che si finge cieca, il lavoro dei contadini, oppure il lunghissimo processo finale ( 15 minuti di pellicola! ), passando per scene emotivamente più cruente che fecero scattare l’occhio vigile della censura come quella in cui il fascista Attila, dopo aver violentato un bambino, lo scaraventa contro un muro spezzandogli la testa, la scena in cui il medesimo personaggio fa strage dei comunisti sotto una pioggia fangosa, passando per la scena quasi pasoliniana, in cui Depardieu e De Niro vengono masturbati da una prostituta epilettica, senza alcuna censura visiva oltre ad altre scene di violenza. Tutto il film è un affresco grandioso. Straordinario uso delle stagioni che accompagnano gli eventi storici in parallelo alle stagioni della vita: inverno, pioggia e gelo nel periodo del fascismo più torbido e ostile con i protagonisti in balìa dei problemi della vita adulta e una primavera solare e rigogliosa nel giorno della sospirata liberazione così come per la loro infanzia, e la colonna sonora di Ennio Morricone che con tratti da melodramma verdiano sottolinea i passaggi più drammatici della sceneggiatura, permette a Bertolucci di tratteggiare un film unico e per certi versi straordinario. Si rivela con forza espressiva il gusto del regista per l’immagine filmata su modello di opere pittoriche. Il fascismo per Bertolucci è la violenza al servizio dei padroni, una bestia feroce al guinzaglio della borghesia o -meglio ancora usando le parole con cui Regina presenta Attila -: “il cane da guardia” del padronato. Uno degli ultimi fuochi del cinema italiano che conta, troverà pochi anni dopo il suo doppio speculare nell’Albero degli zoccoli di Olmi. Lunghissimo (ma non poteva essere altrimenti), vale soprattutto per i momenti in cui racconta la storia attraverso la collettività; nei momenti intimi tende più al Bertolucci decadente, forse morboso, certamente borghesissimo. Oltre che grande rievocazione storica, comunque, è anche un ottimo esempio di come il cinema possa descrivere il suo tempo: nelle cornici iniziali e finali, se guardate con attenzione, si trovano tutti gli anni Settanta, e forse il finale conciliatorio è spiaciuto per questo. Al di là del discorso ideologico, c’è il miracoloso equilibrio tra la ricchezza spettacolare e quella ideologica, con buona pace di quelli che credono invano di capire qualcosa di cinema e poi si liquefanno per Fulci.
L’opinione di bradipo68 dal sito http://www.filmtv.it
Il film venne diviso in due parti per esigenze commerciali ma è innegabile che tra prima e seconda parte ci siano delle differenze ben tangibili.A mio parere mentre per la prima parte possiamo tranquillamente parlare di capolavoro qui la situazione è diversa perchè pur avendo iniziato nel sentiero tracciato dalla prima parte poi in questa seconda parte il lirismo che prima attenuava le istanze politiche viene irrimediabilmente meno in favore della drammatizzazione.L’ideologia diventa protagonista di un processo al padrone che diventa un vero e proprio gioco al massacro,una lotta senza quartiere il cui esito sarà una sconfitta per tutti.Ma qui proprio per affannarsi a spiegare le ragioni delle parti in causa il film arriva a essere didascalico.Nella seconda parte accanto a De Niro e Depardieu assumono importanza fondamentale i personaggi di Attila e Regina(Sutherland e Betti) autori di azioni diaboliche e che incarnano con feroce parossismo due figure di malvagi assoluti lontani da qualsiasi tipo(e volontà) di redenzione.Dopo l’ideologia nel finale si apre al sogno,al canto popolare, alle sequenze di massa che sembrano prese dal cinema russo degli anni d’oro del muto.Comunque sia l’atto secondo è una chiusura degnissima di una saga familiare raccontata con grande partecipazione perchè se Bertolucci non riesce a ripetere quel miracolo narrativo della prima parte è per eccesso di zelo filologico, è per generosità illustrativa,è per rendere perfettamente comprensibile tutto quello che gli si è agitato dentro per decenni.L’Emilia riportata da Bertolucci è parente stretta con quella reale pur non sentendo Bertolucci il bisogno insopprimibile di verosimiglianza.Bertolucci esplora vari generi dal racconto corale contadino fino al melodramma lacerante.E comunque ci regala una delle prove autoriali italiane più impressionanti.

“Metafora d’un mezzo secolo, con cui Bertolucci esercita il diritto di trasfigurare in visione l’idea che a torto o a ragione se ne è fatta, non importa molto se ‘Novecento’ è meno fedele alla storia di quanto si potrebbe pretendere da un documentario. Preme invece che abbia una sua tenuta fantastica, una sua magnificenza di romanzo fiume per immagini, una potenza di chiaroscuro che esprime la drammaticità degli eventi, e sia pure melodrammaticità, vista la destinazione popolare dell’opera.” (Giovanni Grazzini – Cinema ’76).”Gratificato di un budget favoloso (10 miliardi, si dice), questo film-fiume si presenta con l’appariscenza di risultati tecnici proporzionali all’accolta di interpreti e di specialisti dei vari rami: la fotografia, l’interpretazione, l’ambientazione, la musica, e così via, sono perciò di notevole livello. Ciò nonostante, prescindendo dalle carenze tematiche, si ha l’impressione che la colossale impresa ecceda di molte ore le sue possibilità di presa. Infatti, se efficaci risultano alcune pagine di pittura villereccia o di spaccato borghese, la reiterazione delle stessa sa di pleonasmo, di didatticismo ad oltranza, di sproloquio comiziale e persino di furbizia commerciale. Assai più deludente, poi, è l’esame contenutistico dell’opera che, in definitiva, riteniamo mancare a qualsiasi ipotetico obiettivo per totale mancanza di equilibrio. Se vuol essere soltanto la descrizione del mondo contadino della Bassa Emilia, lo coglie nelle deteriori manifestazioni di un folklore rude e sboccato; ma lo trascura nelle ricchezze di genuinità, genorosità, spessore umano e pudore. (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 82, 1977)”Un film di rilievo, ma non riuscito. Un film dove ci sono delle pagine molto belle, di un lirismo e di un’umanità singolari ma dove, nel contempo, non si sente l’empito della sinfonia nibelungica, l’assieme armonico di un tessuto narrativo corale, senza sbavature”. 

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ottobre 17, 2009 Posted by | Capolavori | , , , , , , , , , , , | 5 commenti

A Venezia…un dicembre rosso shocking

Come si possa tradurre Don’t look now in A Venezia un dicembre rosso shocking resterà per sempre un mistero.
Perchè questo film non è assolutamente un horror,ma un thriller parapsicologico.
Uno dei migliori in assoluto.

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Baxter (Donald Sutherland),un restauratore,è a Venezia con la moglie (Julie Christie).
I due fuggono dal passato,dalla perdita della loro bimba,affogata in uno stagno.
A Venezia la donna conosce una sensitiva,che la mette in guardia sul pericolo di restare in città.

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E dice di aver parlato proprio con la bimba morta.
Baxter crede solo che la moglie sia impazzita ,ma ben presto visioni premonitrici e altri segni gli spiegheranno che in effetti la moglie non solo non è pazza,ma…

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Una Venezia meravigliosamente demodè,immersa quasi sempre nella nebbia.
Due attori straordinari,un film fatto di flashback,sempre in attesa che accada qualcosa.
Una tensione palpabile,che si respira per tutto il film,sul quale sembra sempre gravitare un’oscura minaccia. Sin dalle prime scene,con la morte della bimba nello stagno,si capisce che il film non è un horror qualsiasi,ma qualcosa di più misterioso.

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Nicholas Roeg riesce a catturare l’attenzione proprio con l’atmosfera;quella dell’albergo di Venezia,dove i due coniugi,che hanno lasciato l’altro figlio in un college,cercano disperatamente di riallacciare i nodi della vita insieme;oppure con la descrizione analitica delle due sorelle,una delle quali sensitiva,che sembra guardare con gli occhi dell’anima quella donna disperata per la perdita della propria bimba.

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Visioni premonitrici,nebbia,tensione palpabile,in una città che sembra quasi sospesa in un’altra vita;il romanzo di Daphne Du Maurier prende corpo e si anima di vita propria,elegantemente e misteriosamente. Roeg,dopo L’uomo che cadde sulla terra,filma un altro capolavoro,che in Italia ebbe meno successo di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi;ma A Venezia un dicembre rosso shocking è un film che richiede attenzione,immedesimazione in un’atmosfera che non ha nulla dei classici film del genere.

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Oggi,rivedendolo dopo trent’anni,si riscopre il fascino di una pellicola girata da un grande regista e due attori in stato di grazia,la bellissima Julie Christie e Donald Sutherland.

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A Venezia…un dicembre rosso shocking,

un film di Nicolas Roeg. Con Clelia Matania, Donald Sutherland, Julie Christie, Massimo Serato, Leopoldo Trieste, Sergio Serafini, Bruno Cattaneo, Renato Scarpa, Giorgio Trestini, Hilary Mason, David Tree Titolo originale Don’t Look Now. Drammatico,  durata 110 min. – Gran Bretagna, Italia 1973.

A Venezia un dicembre rosso shocking protagonisti

Julie Christie: Laura Baxter
Donald Sutherland: John Baxter
Hilary Mason: Heather
Clelia Matania: Wendy
Massimo Serato: vescovo Barbarrigo
Renato Scarpa: commissario Longhi
Giorgio Trestini: operaio
Leopoldo Trieste: Alessandro
David Tree: Anthony Babbage
Ann Rye: Mandy
Nicholas Salter: Johnny Baxter
Sharon Williams: Christine Baxter
Sergio Serafini: operaio
Bruno Cattaneo: investigatore Sabion
Adelina Poerio: la nana

A Venezia un dicembre rosso shocking cast

Regia Nicolas Roeg
Soggetto Daphne Du Maurier
Sceneggiatura Allan Scott e Chris Bryant
Fotografia Anthony B. Richmond e Nicolas Roeg
Montaggio Graeme Clifford
Musiche Pino Donaggio (la canzone Colori di dicembre è interpretata da Iva Zanicchi)
Scenografia Giovanni Soccol

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maggio 9, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , | 4 commenti