Ettore Scola una storia per immagini
Se permettete parliamo di donne
La congiuntura
L’arcidiavolo
Riusciranno i nostri eroi….
Il commissario Pepe
Dramma della gelosia.Tutti i particolari in cronaca
Permette? Rocco Papaleo
La più bella serata della mia vita
C’eravamo tanto amati
Brutti sporchi e cattivi
Signore e signori buonanotte
Una giornata particolare
La terrazza
Passione d’amore
Maccheroni
La famiglia
Splendor
Che ora è
Il viaggio di Capitan Fracassa
Eleonora Rossi Drago in Se permettete parliamo di donne
Vittorio Gassman in La congiuntura
Claudine Auger in L’arcidiavolo
Vittorio Gassman e Mickey Rooney in L’arcidiavolo
Alberto Sordi in Riusciranno i nostri eroi…
Nino Manfredi in Riusciranno i nostri eroi…
Ugo Tognazzi in Il commissario Pepe
Marcello Mastroianni e Monica Vitti in Dramma della gelosia
Marcello Mastroianni in Permette?Rocco Papaleo
Alberto Sordi in La più bella serata della mia vita
Janet Agren in La più bella serata della mia vita
Stefania Sandrelli e Nino Manfredi in C’eravamo tanto amati
Nino Manfredi in Brutti,sporchi e cattivi
Marcello Mastroianni e Sofia Loren in Una giornata particolare
Il cast del film La terrazza
Laura Antonelli in Passione d’amore
Marcello Mastroianni e Jack Lemmon in Maccheroni
Vittorio Gassman e Ottavia Piccolo in La famiglia
Marcello Mastroianni e Massimo Troisi in Splendor
Con Eleonora Rossi Drago
Con Stefania Sandrelli
Con Vittorio Gassman
Con Sergio Leone
Con Jack Lemmon
Con Jack Lemmon e Marcello Mastroianni
Con A.Kurosawa e A.Wajda
Con Ornella Muti
Con Troisi e Mastroianni
Con Marcello Mastroianni
Con Sofia Loren
Con Simona Marchini
Con Max Von Sidow
Con C.Gavras
Con Alberto Sordi
Con Nino Manfredi
Mazzabubù… Quante corna stanno quaggiù?
Allo stadio un uomo inveisce contro l’arbitro dandogli del cornuto;al suo fianco un uomo vestito di nero,che scopriremo essere una specie di presentatore di una serie di sketch che trattano il tema dell’adulterio,qui frettolosamente chiamato con il gergo popolare corna.gli chiede se la donna accanto a lui sia sua moglie,facendogli notare che lo sta tradendo sotto i suoi occhi.
“Che ci devo fare?Se la lascio a casa me li porta nel letto...” è la risposta dell’uomo.
Cambio di scena.
“Chi voleva ammazzare quello li?“chiede il presentatore.
-“A mojie.E chi sennò?Ha saputo de esser cornuto,ja menato e mo finisce pure a bottega (in carcere ndr.)“-
A rispondere è”Gigetto”,un passante che si diverte all’idea che il suo conoscente abbia pestato la moglie fedifraga.
In realtà il cornuto è lui…
Partono così una serie di scenette più o meno divertenti basate sul tradimento presunto,vero o inesistente.
Il primo episodio rilevante come lunghezza vede protagonisti Ciccio e Franco,due amici con un matrimonio in crisi ma fermi oppositori della legge sul divorzio;li vediamo partecipare ad un convegno (poco frequentato) sul tema della fedeltà coniugale,durante il quale Ciccio sogna donne nude che corrono in un bosco e Franco esporre un cartello “e le catene migliori le trovate da Ciccio e Franco-Tazze,lavandini e bidet”
Ai due viene proposto,per salvare il matrimonio,lo scambio delle coppie.

Ma le due mogli non si dimostreranno affatto comprensive e i due finiranno sui giornali additati al ludibrio pubblico come “Due turpi individui”
Corna,corna,corna.
Il tema è sempre lo stesso,anche nello sketch successivo,nel quale un uomo di una certa età scopre la moglie a letto con un altro;è un suo caro amico e amaramente gli fa notare che si fidava di lui e che lo trattava come un fratello.Indifferenti,i due amanti continuano nella loro opera e al marito cornuto non resta altro da fare che osservare in silenzio la scena.
Un critico d’arte (Luciano Salce) nello studio di un pittore si ostina a vedere la bellissima moglie ritratta in una tela del pittore stesso;nonostante quest’ultimo insista nel dire che la donna non ha posato per lui,il critico obbliga dapprima la moglie a spogliarsi e infine la spinge tra le braccia dell’incredulo pittore.
Breve lo sketch successivo,nel quale un uomo (Pippo Franco),nell’igloo di una esquimese,viene sedotto a viva forza da una bella moglie esquimese;al rientro il marito della donna litiga con la stessa perchè a suo modo di vedere non ha saputo intrattenere sessualmente l’ospite.
Incursioni nella storia antica;Minosse scopre l’infedeltà di sua moglie non appena nasce il Minotauro,chiaro segno dei costumi leggeri della stessa,i soldati del re Menelao,convinti che le mogli in loro assenza ne approfittino per tradirli rifiutano di partire per la guerra con Troia mentre un crociato affida ad un amico la chiave della cintura di castità della moglie;appena partito viene raggiunto dall’amico che lo informa di aver sbagliato chiave.
Questi più altri tre brevi sketch costituiscono l’ossatura di Mazzabubu quante corna stanno quaggiù,antenato dei film ad episodi che a partire dalla metà degli anni settanta avranno alterne fortune nelle sale cinematografiche.

A dirigerlo è Mariano Laurenti,pioniere della commedia sexy che negli anni successivi girerà commedie dai titoli divenuti famosi come Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda o La bella Antonia, prima monica e poi dimonia,L’insegnante va in collegio e La liceale nella classe dei ripetenti.
Qualche buona intuizione,poca volgarità,qualche fugace nudità delle belle attrici protagoniste del film e uno stuolo di attori davvero notevole per una pellicola gradevole che gioca con l’eterno tabù italico dell’infedeltà coniugale.Situazioni surreali e boccacesche si susseguono con ritmo discreto;il divertimento forse non è sempre garantito ma quanto meno siamo lontani dalle becere risate che negli anni successivi circonderanno il tema delle corna,uno di quelli più sfruttati nelle commedie sexy.
Carlo Giufrè e l’inossidabile duo Franchi-Ingrassia,Maurizio Arena e Luciano Salce,Pippo Franco e Lino Banfi,Renzo Montagnani e Giancarlo Giannini sono alcuni dei grandi nomi utilizzati nel film assieme alle bellissime Sylvia Koscina,Nadia Cassini (insolitamente con il sedere coperto),Maria Pia Conte,Rosemarie Dexter con cameo di Silvana Pampanini.

Un cast di grande spessore impegnato in una commedia senza grosse pretese,che ironizza sulla paura delle corna e sui costumi sessuali degli italiani.
Non c’è ovviamente alcuna intenzione di scavare e analizzare l’argomento,ma di coglierne solo l’aspetto grottesco,utilizzando il tema in chiave ironica e dissacratrice.
Il risultato è un film innocuo,che ha qualche felice momento ma che vivacchia fino al termine fidando più sulla bravura del cast che sui contenuti.
Tra gli episodi,poco incisivo quello con Franchi e Ingrassia (abbastanza inutile la presenza della Cannuli,nota presentatrice televisiva dell’epoca),mentre divertente quello con Salce.
Film pesantemente datato,ebbe tuttavia buoni risultati al box office.
Il film è disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=P9HGeD8QmpI in una discreta qualità digitale.
Mazzabubù… Quante corna stanno quaggiù?
Un film di Mariano Laurenti. Con Isabella Biagini, Mariolina Cannuli, Nadia Cassini, Carlo Giuffrè, Silvana Pampanini, Oreste Lionello, Enzo Turco, Michele Malaspina, Alfredo Rizzo, Riccardo Garrone, Ettore Manni, Giancarlo Giannini, Paolo Villaggio, Franco Giacobini, Daniele Vargas, Umberto D’Orsi, Luciano Salce, Lino Banfi, Sylva Koscina, Fausto Tozzi, Claudie Lange, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Renzo Montagnani, Pippo Franco, Maurizio Bonuglia, Gianna Serra, Guido Mannari, Sergio Leonardi, Rosemarie Dexter, Ugo Adinolfi Commedia, durata 91 min. – Italia 1971
Nadia Cassini: La moglie del tifoso
Carlo Giuffrè: Il presentatore
Guido Mannari: Il baciatore allo stadio
Sylva Koscina: La moglie del presentatore
Maurizio Arena: Maurizio
Franco Franchi: Franco Bello
Ciccio Ingrassia: Ciccio Merendino
Isabella Biagini: La moglie di Franco
Mariolina Cannuli: La moglie di Ciccio
Alfredo Rizzo: Il politico antidivorzista
Enrico Marciani: Ildirettore dell’hotel
Enzo Turco: L’amico di Gennarino
Luciano Salce: Il critico d’arte
Marilù Branco: Carla, moglie del critico d’arte
Lars Bloch: Il pittore
Claudie Lange: La moglie del commendator Bordiga
Umberto D’Orsi: Il commendator Bordiga
Pippo Franco: L’ospite eschimese
Gianna Serra: La moglie eschimese
Fausto Tozzi: Il marito eschimese
Riccardo Garrone: Agilulfo
Rosita Toros: La moglie di Agilulfo
Franco Giacobini: Boemondo
Ugo Adinolfi: Ugo
Lino Banfi: Il pizzicagnolo
Renzo Montagnani: Bepi, il contadino
Ettore Manni: Il medico fecondatore
Maria Pia Conte: La moglie del pizzicagnolo
Sergio Leonardi: Il venditore di enciclopedie
Giancarlo Giannini: Lucio
Rosemarie Dexter: Emma, moglie di Lucio
Silvana Pampanini: La “marchettara”
Maurizio Bonuglia: L’albergatore consolatore di Emma
Regia Mariano Laurenti
Soggetto Sandro Continenza
Sceneggiatura Sandro Continenza e Amedeo Sollazzo
Produttore Gino Mordini per Claudi Cinematografica
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliano Attenni
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Antonio Visone
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B. Legnani
Mostra gli anni. Franco e Ciccio al loro peggio, certo non aiutati dalla Biagini e dalla Cannuli. Le cose migliori: una Koscina fantastica, Giuffrè composto, una Pampanini che fa la mignotta
con un’eleganza che le giovani del cast se la sognano, e tre grandi: Riccardo Garrone (sua moglie è la Torosh, splendida c.s.c.), Luciano Salce e Umberto d’Orsi. Nadia Cassini, forse per l’unica volta, non mostra il popò.
Ultima cosa: Sessomatto di Risi ha preso almeno un paio di idee dal film di Laurenti…
Undying 2
Sorta di proto-esemplare della commedia sexy all’italiana, che esploderà verso la metà degli anni ’70, siglata però da un nome che sarebbe diventato garanzia del genere: Mariano Laurenti.
Pur essendo poco incisivo per via di nudità appena esposte (siamo nel 1971) e per una comicità a volte blanda, rappresenta a suo modo un “unicum” per via di un cast di certo interesse
(e fors’anche preveggente: c’è pure Banfi) e per il motivo musicale (composto da Pregadio, quello della Corrida) che dà l’avvio alla serie di semplici, ma divertenti, episodi.
Il Gobbo
Collezione di sketch sul tema dell’adulterio, esile filo conduttore per un risultato diseguale. Fiato corto per lo più, ma ci sono gli acuti: in primis il grandioso Salce critico d’arte concettoso e vaniloquente,
poi Montagnani e D’Orsi alle prese con la fecondazione artificiale. Incomprensibile il doppiaggio di Tozzi nel più brutto degli episodi, con imitazione di Amedeo Nazzari. Da segnalare la canzoncina di Pregadio.
Homesick
Lo schema sarà adottato da innumerevoli commedie sexy degli anni a venire, ma le storielle su corna e cornuti qui presentate hanno la consistenza di barzellette da osteria, in taluni casi
(l’ospite esquimese, il guerriero crociato) assimilabili al decamerotico. Nella passerella dell’affollatissimo cast lasciano il segno il compìto presentatore Giuffrè, il critico d’arte Salce e il villico Montagnani
– gli unici a strappare qualche sorriso -, la marchettara Pampanini e l’appetitosa sposina Dexter.
Ciavazzaro
Non proprio indimenticabile pellicola, con perlomeno un cast interessante. Molto bravo Giuffrè nel ruolo del professore con la Koscina moglie che si rivelerà infedele (quasi una punizione divina: chi di corna ferisce…),
abbastanza scontato quello con Franchi e Ingrassia, bravissima la Pampanini. Gli episodi brevi invece sono molto scialbi (tra i protagonisti anche Pippo Franco). Nota d’onore per la c.s.c. Rosita Torosh.
Lovejoy
Mediocre progenitore della commedia sexy all’italiana, allora vietato ai minori. Rivisto oggi è decisamente superato. Composto da episodi (tutti peraltro dimenticabili) e diretto svogliatamente da un Laurenti che ha dato e
darà il meglio di sè in altre occasioni. Grande spreco di attori. Da Franchi e Ingrassia, chiaramente a disagio nei rispettivi personaggi, a Giuffrè, Salce e gli immancabili Montagnani, D’Orsi e Banfi. In definitiva, si può evitare tranquillamente.
Rambo90
Tipica commediaccia scollacciata anni ’70, composta da episodi messi insieme dal motivo comune delle corna. L’episodio migliore è quello con Franco e Ciccio, un po’ stupido ma ravvivato dalla bravura della coppia; seguono Giannini che parla un insolito dialetto bolognese
e un Montagnani in gran forma ma penalizzato dalla storia. Per il resto sono tutti mini sketch con vari assi della comicità, stupido ma godibile.
Stefania
Il cornuto inconsapevole, il cornuto contento, il cornuto per scelta, il cornuto per vocazione, il cornuto per destino genetico, persino il cornuto per errore…informatico: nessuna tipologia sfugge all’impeto classificatorio di Giuffrè,
nostro Virgilio in questo girone non proprio infernale, anzi spesso paradisiaco, di consorti adultere. L’umorismo non è mai sottile, talvolta è barzellettiero, ma dimostra una certa arguzia, soprattutto nel mettere alla berlina certe “pose” fintamente disinibite del maschio italiota. Elementare ma esemplare.
Panza
Ibrido malriuscito della futura (siamo nel 1971) commedia erotica all’italiana: in cabina di regia troviamo infatti Mariano Laurenti. Partecipano (quasi come star del film) Franchi e Ingrassia come protagonisti di una datatissimo episodio sullo “scambio” delle mogli (*).
C’è anche Salce nei panni di un critico che verra tradito in modo veramente surreale (*!). Insieme a questi troviamo episodi brevi che ben poco dicono (*). Bella la sigla. Media: *
Monica Vitti la carriera di una diva
Vi ricordo che nel post I link di Filmscoop rarità cinematografiche complete su You tube troverete gli aggiornamenti ai film completi anni 60-70-80
presenti in rete https://filmscoop.wordpress.com/2016/01/02/i-link-di-filmscoop-rarita-cinematografiche-complete-su-you-tube/
L’avventura
Le dritte
La notte
L’eclisse
Il castello in Svezia
Alta infedeltà
Deserto rosso
Il disco volante
Le bambole
Modesty Blaise la bellissima che uccide
Le fate
Fai in fretta a uccidermi ho freddo
Ti ho sposato per allegria
La cintura di castità
La ragazza con la pistola
La donna scarlatta
Amore mio aiutami
Dramma della gelosia tutti i particolari in cronaca
Nini Tirabusciò la donna che inventò la mossa
Le coppie
La pacifista
La supertestimone
Teresa la ladra
Polvere di stelle
Il fantasma della libertà
L’anatra all’arancia
Il mistero di Oberwald
Non ti conosco più amore
Il tango della gelosia
Io so che tu sai che io so
Con Adriano Celentano
Monica Vitti e Nino Manfredi
Con Riz Ortolani
Con il Maestro Bunuel e Jean Claude Brialy
Tre miti:Moniva Vitti,Anna Magnani e Silvana Mangano
Con Michelangelo Antonioni
Monica Vitti e Giorgio Albertazzi
Con Claudia Cardinale
Con Alain Delon
Con Francisco Rabal
Monica Vitti e Gabriele Ferzetti
Con Giulio Bosetti
Con Dustin Hoffman
Con Jean Pierre Cassell
Con Mario Monicelli
Con Marcello Mastroianni
Con Mariangela Melato
Con Maria Grazia Buccella
Con Andy Wahrol
Ancora con Mastroianni
Con Richard Harris
Con Enrico Maria Salerno
Con Claudia Cardinale,Catherine Spaak e Britt Ekland
Con Terence Stamp
Con Tony Curtis
Con Vittorio Gassman
Con Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini
Con Alberto Sordi e Nino Manfredi
TV
Anteprima 1964
Canzonissima 1971
Canzonissima 1972
Cinelandia 1959
Gente che va gente che viene
Loro e il pascia
Presente durante la notte dell’allunaggio
Lumie di Sicilia
Mont Oriol 1958
Quel buon diavolo di commissario 1964
San Babila ore 20:un delitto inutile
25 maggio 1975
A Milano è una domenica qualunque,calda.
Alberto Brasili,26 anni,studente,passeggia su via Mascagni in pieno centro,non lontano da piazza San Babila.
E’ in compagnia di Lucia Corna,la sua ragazza.
In tarda serata mentre cammina nota un adesivo elettorale del MSI e lo rimuove dal palo sul quale è attaccato;il gesto non sfugge ad un gruppo di
simpatizzanti di destra che stazionano nelle vicinanze di piazza San Babila,un luogo di aggregazione frequentato escusivamente dai giovani dell’estrema destra milanese,chiamati appunto “sanbabilini”
Per i cinque il gesto è un affronto;armati di coltello aggrediscono i due fidanzati.
Basili colpito da un fendente al cuore,muore quai immediatamente mentre Lucia scampa alla morte solo perchè il coltello la colpisce a pochi centimetri dal cuore.
E’ uno dei tanti gesti assurdi di quegli anni,scanditi dalle morti di giovani dell’una e dell’altra fazione politica,segnati anche dal quasi regolare attentato giornaliero alle sedi dei partiti,dagli scontri di piazza,dagli attentati dinamitardi e alle persone,come giudici,magistrati,politici,giornalisti.
Un clima di terrore.
Basta un loden o un paio di Ray ban,un Eskimo o i jeans a stabilire se uno debba vivere o morire.

Questo clima e l’avvenimento della morte di Basili danno spunto a Carlo Lizzani per la realizzazione di San Babila ore 20:un delitto inutile,un film girato nel 1976 proprio nei luoghi dove morì lo sfortunato studente,che in qualche modo riprende l’aria plumbea della Milano di metà anni settanta,divenuta sua malgrado la capitale della violenza politica.
Il regista romano quindi non sceglie la sua città,Roma,ma il simbolo dell’Italia contraddittoria degli anni settanta,la città nella quale era iniziata la triste stagione delle stragi il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana,la madre di tutte le stragi, la prima in assoluto di quella che diverrà tristemente famosa come la stagione della strategia della tensione.
16 morti,86 feriti per un delitto terribile pieno di ombre,ancora oggi senza un colpevole certo.
In questa atmosfera torbida si muove Lizzani,raccontando le gesta di quattro sanbabilini che commettono un delitto atroce ed inutile (come recita il titolo) dopo una giornata convulsa in cui muovendosi come la gang dell’Arancia meccanica seminano terrore fra gli operosi milanesi.
Lizzani prosegue sulla scia del suo fortunato Storia di vita e malavita scegliendo di non avvalersi dell’opera di attori conosciuti per il ruolo dei quattro protagonisti.
Devono essere quanto di più simile a dei ragazzi comuni,uniti però non da vincoli di amicizia o da ideali,ma semplicemente da una ribellione confusa e senza logica alla loro stessa estrazione sociale, alla famiglia e ai valori fondanti del vivere comune.
Sono di destra, fascisti,come si usava dire in quel periodo.
Ma l’ideologia centra poco o nulla nella descrizione di Lizzani.
I quattro sembrano più dei teppisti alla Alex De Large che degli attivisti politici.

Il loro credo è più la violenza e la cupa ribellione a tutto ciò che li circonda che un ideale superiore.
Così nascono le figure di Michele,Franco,Fabrizio e Alfredo,assolutamente slegati dalle origini sociali e culturali.
Michele e Franco sono figli di famiglie benestanti,alta borghesia milanese mentre Fabrizio è di estrazione popolare,lavora saltuariamente impegnato in chissà cosa.
Il quarto,Alfredo,è di estrazione sotto proletaria ed è figlio di una delle tante famiglie emigrate al nord in cerca di migliori condizioni di vita.Lavora,ma è un precario ed è anche l’unico sposato.
Non certo felicemente,visto che ha dovuto riparare ad una violenza carnale con un matrimonio non voluto.
Quattro giovani uniti quindi solo dalla rabbia,dalla mancanza di ideali,da una confusa ribellione all’ordine costituito.
Si,non hanno un’ideologia o quantomeno non emerge dai loro discorsi.
Appartengono alla destra,ma forse solo più per moda che per altro.Negli anni settanta si aderisce ad una ideologia anche per motivi banali…
Li seguiamo in una giornata balorda,scandita da un’escalation di aberrazioni e atti di violenza.
I quattro partecipano all’inumazione di un gerarca fascista;qui sbeffeggiano i nostalgici intervenuti accusandoli di essersi rammolliti.
Poi,non paghi,prendono a colpi di catena i ciclomotori di un liceo e subito dopo imbrattano con delle svastiche alcune vetrine di negozi gestiti da ebrei,colpendo poi a colpi di palle d’acciaio scagliate con delle fionde le persone intervenute per pulire le scritte.
L’escalation continua con il tentativo di violenza una ragazza e culmina,dopo un excursus sulle vicende private dei due ragazzi meno abbienti,
sui loro rapporti con la famiglia,con l’omicidio di un giovane copevole solo di passare nel raggio d’azione dei quattro balordi.
Finale drammatico.

San Babila ore 20:un delitto inutile è un film controverso,pieno di luci ed ombre con netta predominanza delle seconde.
I quattro protagonisti della storia narrata appaiono più come degli sbandati sfigati piuttosto che rappresentanti di quella destra estrema che pur in nome di un’ideologia condannata dalla storia combattevano una personale battaglia contro lo stato e le istituzioni.
Le azioni dei giovani sono casuali,l’ispirazione politica sembra più che altro una parvenza che un modo di credere o di essere.
Quindi il film ha più valore come testimonianza (parziale) dell’atmosfera che si respirava all’epoca dei fatti raccontati che come valore minimamente storico.
Il film in se è anche abbastanza banale,con un personaggio,quello di Lalla (interpretata da Brigitte Skay) incomprensibile nella sua logica e slegato dal film.
Lizzani va avanti a strappi,fra qualche felice intuizione (il lancio delle biglie di ferro sulla folla e cadute verticali (la delazione di Lalla),in un saliscendi poco coinvolgente quando non anche apertamente schierato.
Che ci fosse negli anni settanta una destra pericolosa e stragista è indubbio;tuttavia era una destra che agiva clandestinamente,con la complicità di apparati dello stato e la connivenza di politici.
Cosa che però si può tranquillamente asserire per l’altro versante politico,quello brigatista giusto per essere chiari,con le loro connivenze mai del tutto chiarite e le bugie,le mezze verità che nascondono segreti inconfessabili.
Va da se che quantomeno funziona la ricostruzione ambientale,con una Milano attonita davanti alla quotidiana violenza,quasi rassegnata;chi ha vissuto quegli anni ricorda benissimo il clima che si respirava nelle città in cui più forte era lo scontro politico,che fosse Roma o Torino,Padova o Napoli,Roma o Bologna.

Un clima da guerra civile,con scontri tra polizia e studenti,carabinieri e operai,tra estrema destra ed estrema sinistra.
Bastava vestire un Eskimo e avere la barba incolta,oppure portare degli stivaletti a punta e un giubbotto di pelle per rischiare la vita.
Una chiave inglese e una mazza da baseball,una molotov o un giravite erano alcune delle armi usate per offesa e per difesa,senza contare ovviamente la diffusione sempre maggiore delle armi da fuoco.
Tutto questo è trattato da Lizzani solo marginalmente.
I quattro ragazzi appaiono quasi scollegati dalla politica,tanto che alla fine ci si chiede se si sia visto un film politico in senso lato o un
poliziottesco molto simile a quelli che spopolavano negli anni settanta.
La scelta rischiosissima di affidare i ruoli dei teppisti a quattro sconosciuti alla fine si rivela vincente;i giovani appaiono quasi ripugnanti nella loro naturalezza,quattro ragazzi qualsiasi capaci però di interpretare bene i ruoli a loro affidati.Bella Brigitte Skay in un ruolo evanescente,discrete le musiche di Ennio Morricone.
Un film adatto oggi più alla fiera del vintage,fra auto non più in circolazione e abiti che nessun ragazzo indosserebbe che degno di una lettura critica sul fenomeno della violenza politica.
Un film irrimediabilmente figlio di un periodo storico per fortuna alle nostre spalle.
San Babila ore 20: un delitto inutile
Un film di Carlo Lizzani. Con Pietro Brambilla, Daniele Asti, Giuliano Cesareo, Walter Valdi,Brigitte Skay Drammatico,durata 105 min. – Italia 1976
Pietro Brambilla: Fabrizio
Giuliano Cesareo: Michele ‘Miki’ Castiglioni
Daniele Asti: Franco
Pietro Giannuso: Alfredo Somma
Brigitte Skay: Lalla
Gilberto Squizzato: Paolo
Grazia Beccari: Ragazza di Paolo
Mario Mattia Giorgietti: Insegnante
Walter Valdi: Commissario della Buon costume
Franca Mantelli: Madre di Franco
Paola Faloja: Madre di Michele
Vittorio Pinelli: Agente di Polizia
Regia Carlo Lizzani
Soggetto Mino Giarda, Carlo Lizzani
Sceneggiatura Mino Giarda, Carlo Lizzani, Ugo Pirro
Produttore Carlo Maietto
Casa di produzione PTA (Produzioni Thousand Associate)
Distribuzione (Italia) Agora
Fotografia Piergiorgio Pozzi
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Pier Luigi Basile
L’opinione di tylerdurden73 dal sito http://www.filmscoop.it
La piazza milanese di San Babila negli anni ’70 fu noto luogo di ritrovo per simpatizzanti e gruppi organizzati dell’estrema destra.Lizzani riferisce con l’abituale stile asciutto e diretto della giornata di quattro giovani,partendo dal funerale di un anziano “camerata” per finire in tragedia sotto i portici che costeggiano una delle tante vie del capoluogo lombardo.
Precursori degli attuali skinheads sono divisi dalla diversa estrazione sociale ma uniti da un fanatismo che li induce a tormentare i così detti “rossi” o comunque in generale tutti coloro mostrino debolezze.Il benestare della polizia è evidente,pronta ad intervenire solo quando ci scappa il morto o per mettere a tacere iniziative tutto sommato burlesche.
Svastiche sulle vetrine dei negozi,pericolose biglie di ferro scagliate contro i cittadini o motorini distrutti non sono atti sufficientemente gravi per un intervento delle autorità,cui Lizzani imputa senza troppi giri di parole una compartecipazione implicita.
Tratto da un fatto di cronaca nera che insanguinò Milano nel Maggio del ’75 il film vanta un bel ritmo.Gli avvenimenti si incastrano bene tra loro rendendo uno spaccato sociale verosimile culminante con la scena dell’inseguimento,momento segnato da grande tensione e una follia che ha radici al di fuori del semplice credo politico.
Lizzani ha però il torto di approfondire maluccio le origini di tale astio e le motivazioni personali ,ciò che ci viene offerto poggia su luoghi comuni e soluzioni troppo semplicistiche.
Discreti gli interpreti, mentre piuttosto sciatto è il personaggio della ninfomane Lalla che avrebbe dovuto avere un valore simbolico di tutt’altro spessore.
Film difettoso ma importante,piccola storia di un’ Italia da alcuni dimenticata e dai più giovani mai conosciuta.
L’opinione del sito http://www.nocturno.it
Se esiste nella filmografia di Carlo Lizzani un film che non si sa da che parte prendere, questo è San Babila ore 20: un delitto inutile. Formalmente si tratta di un resoconto sulle ripugnanti imprese
(si va dal minimo delle biglie di ferro scagliate contro vetrine e passanti a colpi di fionda, ad attentati bombaroli, sevizie ed omicidi) di un manipolo di giovani fascisti, detti “sanbabilini” dal nome
della piazza centrale di Milano che, per un tratto degli anni Settanta, gli estremisti di destra avevano eletto a loro quartier generale – con il silenzioso assenso delle forze dell’ordine.
Nessuno, memore di quegli anni, si meraviglierà che gli esponenti di questo nucleo siano tratteggiati da Lizzani senza alcuna possibile rendenzione, come bestie stupide e feroci: personaggi grotteschi e mostruosi,
espressione di un mondo borghese grottesco e mostruoso che Lizzani descrive con semplicità ed efficacia nei quadretti di vita familiare dei teppisti, saldando il discorso a quanto già era venuto
illustrando in alcuni momenti di Storie di vita e malavita. Dunque, da una parte l’anima “politica” del film, che non si esime dal puntare il dito accusatore sulle azioni di tali squadracce che con la connivenza
della polizia spadroneggiavano nella piazza marciando con il passo dell’oca, nella loro divisa d’ordinanza (giubbotti di pelle, stivaletti a punta, occhiali ray-ban).(…)
L’opinione del sito http://www.cinemah.com
Chi si ricorda più dei sanbabilini? Nessuno. Invece ci ricordiamo bene e ancora oggi ne leggo dei tanti brigatisti combattenti del proletariato
Lizzani diede un taglio sociologico già vecchio al quel tempo, ora, anche se storicizzato non regge, in qualsiasi prospettiva vogliamo guardarlo.
I fascisti di Piazza San Babila a Milano sono delle macchiette. Come macchiette sono i poliziotti, i preti, i tranquilli passanti, anche quando cercano
con un fazzoletto di cancellare una svastica disegnata con la vernice su una vetrina di un negozio. Sono belli, buoni e bravi i tanti comunisti manifestanti
i quali si muovono come api operose all’interno della Casa del Popolo. Franco è poi uno stereotipo di fascista. Viene rappresentato con tutti i conformismi popolari
ma nulla di culturalmente valido. La famiglia ricca, la crisi dei genitori, una madre possessiva, capace solo di riversare sul figlio la sua povertà umana.
Il padre è occupato a fare soldi e a dedicarsi a Dio. Poi c’è l’impotenza di Franco e il suo disprezzo per le donne. C’erano altri luoghi comuni?
No, si trovano tutti all’interno del film. Non è invecchiato solo il film, sono invecchiato anche io. Quando lo ho visto alla sua uscita mi era piaciuto.
Mi aveva colpito la forte violenza, la nulla considerazione della donna, il nichilismo su cui stavano cercando di costruire qualcosa.
Ora è solo un bel film di azione, un poliziesco e nulla più. Forse Lizzani questo ci voleva narrare, un genere alla Arancia meccanica all’italiana, accompagnato da una bella ironia e sarcasmo.
Letto sotto quest’aspetto il film può tenere, può avere una valenza. Sarà la semplice e stupida Lalla a portarci la freschezza migliore al film. Si ride di fronte alla sua ingenuità.
Lei è l’altra faccia della medaglia: la credono stupida ma altrettanto stupido e vuoto è il retroterra culturale dei ragazzi fascisti. “Tu ascoltami anche se non capisci” gli dice un ragazzo a Lalla,
la quale comprende chiaramente invece e gli risponderà: “Io in questa fortezza non ci voglio entrare.” Nessuno vuole entrare nella fortezza politica del neofascismo,
una forma di necrofilia più che una tendenza politica. L’unico momento di vera politica del film è quando i ragazzi, dopo aver comperato dei dildo in uno sex shop, si divertono a scandalizzare i passanti.
Allora la polizia arriva velocemente. Uno dei ragazzi lancerà una profezia vera. Discutendo con i poliziotti che li hanno arrestati ha un momento di lucidità per urlare “Piace ai democristiani,
piace ai comunisti, piace a tutti.” Si, i sex shop piacciono a tutti ma forse non alludeva solo a quello.(…)
Ondata di calore
Caldo soffocante,sabbia spazzata via e riportata perennemente in ciclo che imperversa su una città costruita nel deserto del Marocco.
E una donna che sembra quasi soffocare in casa,irrequieta.
Lei è Joyce Grasse.
E’ sposata ad un ingegnere che è una presenza invisibile, che sembra comunicare con lei solo attraverso nastri registrati.
Joyce si muove prigioniera nell’appartamento.
Si fa una doccia,vaga per la stanza chiusa nei suoi pensieri.
Scopre casualmente una bambola gonfiabile,prova evidente della perversione di suo marito,si sente spiata da uomini sulla strada,si agita.
Ma resta chiusa nell’appartamento.
Fuori l’onnipotente sabbia imperversa e lei diventa sempre più ansiosa,sfoga il suo malessere sulla donna di servizio,poi tenta di sedurre senza
successo Ali,un amico di suo marito.
Ad eccitarle i sensi è stata la visione dei suoi vicini nudi,ma l’uomo la respinge.
Joyce tenta il suicidio,ma è salvata dal dottor Volterra.

L’uomo la porta in clinica,ma Joyce sembra preda di oscuri fantasmi,di ombre che nella mente la sconvolgono fino al punto
di fuggire dalla clinica.
Il ritorno a casa le fa scoprire una realtà inquietante…
Ondata di calore,diretto nel 1970 da Nelo Risi,figlio del grande Dino è un film sperimentale e gelido,retto per intero da una straordinaria Jean Seberg,attrice di talento scomparsa purtroppo a soli 40 anni in seguito ad un misterioso e mai spiegato suicidio.
Appiccicaticcio,lunare,claustrofobico:Ondata di calore è una specie di diario giornaliero di una donna frustrata e sola,preda di angosce e fantasmi
che nel film sono spiegati quasi marginalmente,a tutto vantaggio di una descrizione ambientale che sovrasta la figura stessa di Joyce,una specie di viaggio onirico nei meandri della psiche di una donna evidentemente disturbata,sposata con un uomo assente ma che scopriamo essere un vizioso.
Joyce è anche circondata dal nulla.
La città spettrale nella quale vive è spazzata da tempeste di sabbia,i suoi vicini sono anonimi e inquietanti,sembrano spiarla di continuo.
Ma è così?
Oppure tutto quello che avviene è solo è il delirio di una mente allucinata?
Lo scopriamo alla fine,quando dopo la fuga Joyce torna nel suo appartamento.

A quel punto tutto appare quanto meno più chiaro,anche se il finale non dissipa i dubbi che Risi semina a piene mani nel film.
Un incubo.
O una realtà nella quale il fantastico,i ricordi,le ansie e le paure si mescolano inestricabilmente al presente.
Tutto è confuso,senza margini,non afferrabile.
E Joyce affonda così in una follia quasi vigile,dalla quale prova a fuggire ma che la riporta nel modo più crudele ad una realtà dalla quale
si è estraneata.Inutilmente.
Ondata di calore è un film dai ritmi ipnotici,lentissimi e avvolgenti.
Nei primi venti minuti in pratica a parte la tv,non si ode voce umana.
Si osserva solo Joyce aggirarsi in quella che è una prigione,e non solo ambientale.
E’ una prigione mentale.
Un film quasi fatto a pezzi dalla critica.
Scrive Tullio Kezich nel suo Millefilm:
«Dopo il “Diario di una schizofrenica” non è questo il film che ci attendevamo dal talento di Nelo Risi. Certo un’opera come “Ondata di calore” può impressionare favorevolmente per il rigore quasi geometrico della sua costruzione. Da un romanzo di Dana Moseley, ambientato nella provincia americana, Risi ha ricavato il ritratto di una donna sconvolta da una profonda crisi.
E per rendere la situazione ancora più eloquente, il regista l’ha trapiantata nella cornice della città di Agadir (Marocco), quasi completamente ricostruita dopo il terremoto del 1961: a monte del personaggio, come della città in cui vive, c’è insomma un trauma che ha determinato la nevrosi. Per Agadir è stato il terremoto, per la protagonista qualcosa che scopriamo un po’ per volta fino a conquistarci
un finale addirittura giallo. Dietro “Ondata di calore” c’è un certo cinema italiano degli anni cinquanta, legato soprattutto all’esperienza di Antonioni, tanto suggestivo quanto aperto (e talvolta incerto) nelle sue definizioni culturali. Dopo aver assimilato così felicemente la cultura psicanalitica nel suo film più riuscito., Risi qui regredisce a uno studio di comportamento molto meno interessante e utile; e non sempre sfugge al primo rischio di chi rappresenta un personaggio annoiato., che è quello di annoiare. Ne risulta un gioco impeccabile, ma anche fine a se stesso.»
Oppure dal solito ineffabile Morandini,con il quale modestamente sono in disaccordo una volta si e l’altra pure:
“«Ritratto di donna americana in crisi esistenziale e coniugale con finale giallo sullo sfondo della città marocchina di Agadir, ricostruita dopo il terremoto del 1961. Tratto da un romanzo di Dana Moseley, è un passo indietro (uno solo?) rispetto a Diario di una schizofrenica di cui conserva soltanto il rigore geometrico della scrittura. Qui Risi fa dell’antonionismo di riporto. J. Seberg, però, ci crede. E convince.»”

Se è vero che i riferimenti di Risi sono al maestro Antonioni,è anche vero che lo stesso segue una sua via autonoma,coraggiosamente.
Mostrare le nevrosi di una donna,affidando alla potenza dell’immagine e alla cornice claustrofobica la lotta che la stessa affronta tra un io cosciente
e un io che la donna volutamente trascura,per paura o per semplice ignoranza,richiede una ars narrativa di prim’ordine.
E Risi utilizza una fotografia fredda,un’ambientazione angosciante,una Jean Seberg semplicemente perfetta per rappresentare una storia dai contorni indefiniti,un viaggio analitico e allo stesso tempo destrutturato di una mente imprigionata in un corpo a sua volta imprigionato in una stanza,a sua volta imprigionata nella gabbia di un matrimonio distruttivo,ancora una volta imprigionata in una città polverosa e angosciante,in cui l’unica vera presenza viva e vitale sembra essere la sabbia.
Il tutto con un contorno di sogni (o incubi) ad occhi aperti.
Straordinaria Jean Seberg.
L’inquietudine del suo personaggio sembra spandersi per la stanza,grazie al suo volto mobile ed espressivo.
Marginale il ruolo di Luigi Pistilli,ma svolto con la consueta eleganza.
Un film rimasto sepolto per quasi mezzo secolo e che oggi può essere rivisto sul Youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=pDT9_cTdtME in una versione ricavata da un miracoloso passaggio televisivo su Rai 3 HD.
Ondata di calore
Un film di Nelo Risi. Con Luigi Pistilli, Jean Seberg, Paolo Modugno, Stefano Oppedisano, Franco Acampora Drammatico, durata 91 min. – Italia 1970.
Jean Seberg : Joyce Grasse
Luigi Pistilli : Dottor Volterra
Lilia Nguyen : Cameriera
Gianni Belfiore : Ali
Paolo Modugno : Cherif
Franco Acampora : Bianchi
Stefano Oppedisano : Ispettore
Regia Nelo Risi
Soggetto Dana Moseley
Sceneggiatura Nelo Risi, Anna Gobbi e Roger Mauge
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Gianmaria Messeri
Musiche Peppino De Luca e Carlo Pes
Scenografia Giuseppe Bassan e Mario Ambrosino
L’opinione di Zombi dal sito http://www.filmtv.it
Marocco. una donna è letteralmente prigioniera del suo appartamento a causa di una tempesta di sabbia. nella casa sembrano esserci anche dei fantasmi con la quale lei sembra dialogare nella sua mente
o nei suoi ricordi. grosse fotografie ritraggono un uomo con gli occhiali(il marito) e un ragazzo più giovane del posto che si chiama alì. la donna sembra in balia di se stessa, abbandonata dal marito
andato a caccia con un amico. non succede nulla anche quando finalmente la tempesta finisce e lei può uscire di casa vagando in auto. ogni tanto accende un magnetofono per sentire le registrazioni del marito,
ingegnere impegnato nella ricostruzione della città di agadir recentemente rasa al suolo da un terremoto disastroso, e per registrare il suo messaggio da spedirgli. il film in pieno mood settantesco,
poggia tutto sulle spalle della bella e brava jean seberg che sopporta un tour de force davanti alla telecamera. le atmosfere di caldo torrido e di alcuni furtivi nudi, forse controfigurati dal momento
che non la si vede mai in faccia, avvicinano questo film a certo autorialismo pruriginoso tipico di quegli anni. il tormento della donna sola in quella casa con l’aria condizionata rotta, insofferente alla
donna delle pulizie e a chiunque le si avvicini, in particolare ad un giovanotto che pare seguirla insistentemente come mette piede fuori di casa, è piuttosto riuscito e riesce a mettere sinceramente a disagio.
il senso di prigionia prima e di abbandono poi quando vaga per le vie di quella città sconosciuta senza sapere dove vuole andare, e lo stesso spaesamento quando si reca al club a nuotare, sono segnali sgradevoli
di una mente che sta cedendo. lontana dai posti che ama, da un marito che non c’è se non per il lavoro e per qualsiasi cosa la tenga lontana da lei, joyce crolla fino al colpo di scena finale che a quel punto può o non può interessare.
insieme alla seberg molto coinvolgente e coinvolta nel ruolo, il bravo luigi pistilli in un piccolo ruolo.
L’opinione del sito http://www.nuovocinemalocatelli.com
Chi l’ha visto? Chi se lo ricorda? Raro. Dimenticato. Rimosso. Eppure imprescindibile. Uscito nel 1970 e finito subito nel cono d’ombra, come quasi tutti i film (non molti peraltro) del suo regista Nelo Risi, fratello minore di Dino.
Uno per cui il cinema di fiction arrivò abbastanza tardi, come ulteriore campo di interesse, come espansione di una vita e una carriera fino ad allora perlopiù focalizzate da una parte sulla poesia (Nelo Risi è considerato dalle antologie
un poeta post-ermetico, qualunque cosa questo voglia dire) e sulla documentaristica in film. Mai avuti la fortuna travolgente del fratello e il suo successo di massa. Film, i suoi, che si collocano su tutt’altro versante rispetto alla commedia,
fortemente autoriali come li si intendeva in quegli anni, austeri, rigorosi, influenzati dalla psicanalisi, dagli avanguardismi della Nouvelle Vague e del Nouveau Roman, dagli estremismi e sperimentalismi stilistici di Antonioni.(…)
L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com
Di ottima fattura. Non ci si annoia anche se il film è incentrato sulla grande solitudine della protagonista, causa l’inesistente rapporto col marito, che la porta ad avere incubi, mentre vive in un paese per lei di fantasmi
(Agadir, Marocco, con tempeste di sabbia annesse, spioni, bambini che colonizzano la sua auto di serie…). Buona la conclusione, anche se è discretamente a libera interpretazione dello spettatore.
Le copertine di Cine Revue terza parte

Dagmar Lassander
Sharon Tate
Minnie Minoprio
Brigitte Bardot
Cinzia De Carolis
Britt Ekland
Simonetta Stefanelli
Laura Belli
Carla Romanelli
Rossana Podestà
Pia Giancaro
Clio Goldsmith
Marlene Jobert
Margaret Rose Keil
Magda Konopka
Lucretia Love
Lisa Gastoni
Maria Grazia Buccella
Dominique Boschero
Lova Moor
Bo Derek
Anita Ekberg
Nastassja Kinskj
Scilla Gabel
Paola Quattrini
Lorenza Guerrieri
Krista Nell
Karin Schubert
Ingrid Schoeller
Eleonora Vallone
Ajita Wilson
Joan Collins
L’Antico Egitto nel cinema
Il fascino immortale dell’antico Egitto,la prima grande civiltà umana ha sempre esercitato un fascino avvolgente sul cinema,che ha saccheggiato
la sua storia per ambientarvi storie d’avventura o d’amore,drammatiche e belliche.
Difficile dire quanti siano i film con ambientazione specifica nella storia antica dell’Egitto,anche perchè alcuni film hanno un’ispirazione solo
marginale,come La mummia di Karl Freund (1939) fino al recente Exodus Dei e re.
Quelli che ho selezionato sono quelli più famosi in mezzo alla produzione dedicata all’Egitto;tra essi ne figurano molti dedicati ad uno dei personaggi più famosi della storia egiziana antica,ovvero Cleopatra VII Thea Philopatore,alla quale sono stati dedicati almeno una trentina di film, senza includere quelli che la vedono protagonista delle storie d’amore con Marc’Antonio o con Giulio Cesare.
Una produzione di qualità poco più che discreta,alla luce del valore intrinseco dei film stessi;tra i film dedicati alla storia dell’antico Egitto
segnalerei principalmente I dieci comandamenti di De Mille e Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz.La storia di questo ultimo film è anche quella
del quasi fallimento della 20th Century Fox,costato 44 milioni di dollari dell’epoca,ovvero quasi 300 di oggi,uno dei fallimenti più costosi della storia del cinema.
Cleopatra (1912)
Cleopatra (1917)
I Dieci comandamenti (1923)
Cleopatra (1934)
Cesare e Cleopatra (1945)
Gli amori di Cleopatra (1953)
Due notti con Cleopatra (1953)
Sinuhe l’egiziano (1954)
La regina delle piramidi (1955)
I Dieci comandamenti (1956)
Le legioni di Cleopatra (1959)
Nefertiti regina del Nilo (1961)
Cleopatra (1963)
Il leone di Tebe (1964)
Il Faraone (1966)
All’ombra delle piramidi (1972)
Sfinge (1981)
La mummia (1999)
Il re scorpione (2002)
Cleopatra (2007)
Helen Gardner
Theda Bara in Cleopatra (1917)
Claudette Colbert in Cleopatra (1937)
Vivien Leight in Cesare e Cleopatra (1934)
Rhonda Fleming in Gli amori di Cleopatra (1953)
Sofia Loren in Due notti con Cleopatra
Victor Mature
Joan Collins in La regina delle piramidi
Anne Baxter in I Dieci comandamenti
Charlton Heston in I Dieci comandamenti
Yul Brinner in I Dieci comandamenti
Jeanne Crain
Mark Forest
Hildegarde Neil
Elizabeth Taylor
Richard Burton
The Rock
Rachel Weisz
Lesley Ann Down
Charles Gaskill
J.Gordon Edwards
Cecil De Mille
Gabriel Pascal
William Castle
Mario Mattoli
Michael Curtiz
Howard Hawks
Vittorio Cottafavi
Giorgio Ferroni
Jerzy Kawalerowicz
Joseph L.Mankiewicz
Chuck Russell
Franklin J.Schaffner
Marilyn Monroe portrait
Questo articolo è un omaggio ad una diva,attrice,ma prima di tutto donna diventata un mito.
E’ anche di gran lunga il post con il più grande numero di immagini,ben 160, scelte attraverso la sterminata serie di foto
scattate a Marilyn.
Una scelta particolare,con foto poco conosciute,tenere,sexy;foto che testimoniano la sua straordinaria bellezza.
Ne approfitto per farvi gli auguri di un sereno Natale;e oltre a farli a voi,voglio farli ad una carissima amica diventata per me
un punto fermo e una presenza costante,l’unica vera consolazione di un anno personalmente orribile.
Ylva è la persona migliore in cui potessi imbattermi.Una vera amica,un rifugio sicuro,una persona pulita.
Ed è a lei che va il mio personalissimo grazie,vanno i miei auguri e la dedica di questo articolo.
Sereno Natale a tutti
Ero un bimbo,e appresi dalla tv,in una calda giornata di agosto,che quella signora biondissima e bellissima,dallo sguardo dolce,se n’era andata.
L’idea della morte da bambino è un concetto astruso.
Così ci vollero anni per capire appieno il significato della sua scomparsa.
Negli anni settanta acquistai cinque poster con la sua immagine,che andarono ad aggiungersi al poster del Che,a quello del viet con la scritta Why? e al poster di Bakunin.
Così,ogni volta che entravo nella mia cameretta,il suo volto mi guardava da tutte le angolazioni.
Un volto in cui molti leggevano una sfida erotica,o anche la banalità di un cervello poco fertile.
Io leggevo dietro lo sguardo,e ci vedevo un’ansia di vivere mescolata al sottile e strisciante mal d’essere.
La su immagine di donna nel corso degli anni è stata associata a quella di una persona sfortunata,a cui tutti hanno tolto qualcosa.
I suoi mariti,i suoi innumerevoli amanti.
Eppure mi è sempre sembrato che lei non appartenesse a nessuno:come se avesse ceduto temporaneamente il suo corpo,la sua bellezza,ma avesse conservato religiosamente la sua anima.
Grande attrice,capace di sorridere come un’oca,lei che oca non era.
Un’immagine di sano erotismo,che sembrava seguire sorniona gli sguardi degli uomini fissi su di lei.
Forse è vero che la sua fama è cresciuta a dismisura per il fatto di essere morta giovane.Ma è indubbio che le sue doti di simpatia e di umanità travalicavano la sua immagine pubblica.
Le donne non vedevano in lei una rivale pericolosa.
Vedevano oltre quel suo sguardo sognante e sbarazzino.
E le concedevano la loro simpatia.
Quarant’anni dopo,il suo mito,nato molto prima della sua tragica morte,continua ad essere ben presente,come in nessun altro caso di star del cinema.
E’ vero,a lei il tempo ha risparmiato le crudeli rughe,la vecchiaia.
Ma nella sua immagine di donna sorridente,in quel suo essere nonostante tutto altera e semplice,nel suo sguardo che supera le barriere del tempo c’è qualcosa che non potrà non colpire anche uno spettatore del futuro.
Un pò come Monna Lisa,guarda verso lo spettatore,immobile e serena.
La confessione della signora Doyle
Niagara
Dangerous years
Scudda hoo scudda hay
I verdi pascoli del Wyoming
Somethings got to give
Orchidea bionda
Come sposare un milionario
Gli uomini preferiscono le bionde
La figlia dello sceriffo
Una notte sui tetti
Giungla d’asfalto
La tua bocca brucia
Eva contro Eva
L’affascinante bugiardo
Facciamo l’amore
Home town story
Le memorie di un dongiovanni
A qualcuno piace caldo
Il principe e la ballerina
Fermata d’autobus
Quando la moglie è in vacanza
Gli spostati
Follie dell’anno
Il poliziotto e il salmo
Matrimoni a sorpresa
Con Adele Jergens
Con suo marito Arthur Miller
Marilyn e Betty Grable
Marilyn e Billy Wilder
Marilyn con la Bacall e Bogart
con Marlon Brando
Marilyn e Cary Grant
Con Clark Gable
Marilyn e Montgomery Clift
Con David Wayne
con George Sanders
con Groucho Marx
Con Henry Hathaway
Con Bob e John Kennedy
Con il marito Joe Di Maggio
Con Joseph Mankiewicz
Con Gina Lollobrigida
Marilyn e Maria Callas
Con Robert Mitchum
Con Yves Montand
Con L.Olivier,Janet Leight e Arthur Miller
Con Ronald Reagan
Con Richard Widmark
Con Sammy Davis Jr.
Con Frank Sinatra
Marilyn e Tony Curtis
Vista da Andy Wahrol
Il primo matrimonio con Jim Dougherty
Da Norma Jean a Marilyn Monroe
Il celebre quadro di Wahrol
L’atto della sua nascita
Marcello Mastroianni Foto biografia
L’assassino
La città delle donne
Divorzio all’italiana
Questi fantasmi
Il passo sospeso della cicogna
Allonsanfan
Domenica d’agosto
Aldilà delle nuvole
La legge
L’ingorgo
Tempo d’amore
Un mondo nuovo
La notte
Fantasma d’amore
La bella mugnaia
La dolce vita
Casa Ricordi
I soliti ignoti
Il bell’Antonio
Maccheroni
Divorzio all’italiana
La pelle
Fatto di sangue tra due uomini
Una giornata particolare
Rappresaglia
La cagna
Leone l’ultimo
Oci ciornie
Stanno tutti bene
Verso sera
Sostiene Pereira
Le due vite di Mattia Pascal
La grande abbuffata
Giallo napoletano
Mastroianni con Sandra Milo
Con Federico Fellini e Giulietta Masina
Con Anita Ekberg
Mastroianni e Jeanne Moreau
Con Sofia Loren
Mastroianni e Virna Lisi
Con Shirley Mac Laine
Con Laura Antonelli
Con Catherine Deneuve
Con Vittorio De Sica
Con Anouk Aimeè
Con Claudia Cardinale
Con Ljuba Rizzoli
Con Monica Vitti
Con Faye Dunaway
Con Salvatori e Gassman
Con Maria Schell
Con Claudia Cardinale
Con Mariangela Melato
Con Massimo Troisi
Con Gina Lollobrigida
Marcello Mastroianni e Carroll Baker
Con Brigitte Bardot
Con Franco Interlenghi
Con Pamela Tiffin
Con Moira Orfei
Con Ursula Andress
A Teatro 10 con Gassman e Corrado
Con Mario Riva al Musichiere
Con Letterman
Con Mina a Studio 1
Con il Quartetto Cetra
Varietà
Nino Manfredi Foto biografia
Monastero di Santa Chiara
Guardia,guardia scelta,brigadiere e maresciallo
Totò Peppino e la malafemmina
Susanna tutta panna
Guardia ladro e cameriera
Carmela è una bambola
Audace colpo dei soliti ignoti
Le pillole di Ercole
Il giudizio universale
Gli anni ruggenti
La parmigiana
La ballata del boia
Le bambole
I complessi
Io la conoscevo bene
Adulterio all’italiana
Operazione San Gennaro
Italian Secret Service
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare…
Vedo nudo
Nell’anno del signore
Contestazione generale
Per grazia ricevuta
Roma bene
Pane e cioccolata
Attenti al buffone
Brutti sporchi e cattivi
Signore e signori buonanotte
In nome del Papa re
Cafè express
Nudo di donna
Spaghetti house
Grandi magazzini
Secondo Ponzio Pilato
Nino Manfredi e Maria Allasio
Con Nanni Loy
Con Sordi e la Vitti
Nino Manfredi e Claudia Cardinale
Con Vittorio De Sica e Mariangela Melato
Nella foto:Ettore Scola,Sofia Loren,Carlo Ponti e Nino Manfredi
Con Franco Brusati
Con Gina Lollobrigida e Monica Vitti
Con Luigi Magni
Con Michele Mercier
Paolo Panelli,Delia Scala e Nino Manfredi
Con Ugo Tognazzi
Con Virna Lisi
Con Vittorio Gassman
Con Catherine Spaak
Nino e Erminia Manfredi
Con Fulvia Franco
Con Lea Massari
Con Senta Berger
Con Stefania Sandrelli
Totò e Nino Manfredi
Con Vicky Ludovisi e Vittorio Gassman
Le avventure di Pinocchio
Linda e il brigadiere
Meglio tardi che mai
Un commissario a Roma
Una storia qualunque
Chiaroscuro
La notte di Pasquino
Un difetto di famiglia
Un posto tranquillo
La celebre pubblicità Lavazza
da Canzonissima
La piazzetta
Con Mina a Canzonissima
Nel Rugantino
Con Corrado a Canzonissima
Uno sketch a Carosello nel 1958
Lo sketch per la Locatelli
Con Don Lurio a Così per caso















































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































