L’uccello migratore
La cosa più agognata da Andrea Pomeraro, insegnante di storia siciliano è lasciare l’isola alla volta di Roma, per insegnare finalmente in un liceo.
E l’occasione finalmente arriva il giorno in cui suo zio, un politico influente,riesce a fargli avere una cattedra in una scuola della citta.
Grazie sempre a suo zio, Andrea alloggia in un appartamento che lo zio stesso utilizza come alcova di piacere per gli incontri clandestini con le sue amanti,cosa che avrà imprevedibili e comiche conseguenze.
L’approccio di Andrea con gli studenti è addirittura disastroso; nel liceo romano vige un regime di totale anarchia, tollerata anche dal preside e dai professori che per quieto vivere lasciano gli studenti liberi di fare quello che vogliono e a farne le spese è il povero Andrea, contestato da subito.
Rossana Podestà
Lando Buzzanca
Anche la conoscenza con la bella professoressa Delia Benetti all’inizio non è affatto facile;tuttavia tra i due sembra essere scoccata la fatidica scintilla e dopo un farsesco tentativo di conquista,avvenuto a casa della donna che vive con una sua zia, a sorpresa Andrea se la ritrova a letto a casa di suo zio.
La donna infatti gli confessa candidamente di essersi sentita attratta da lui proprio nel momento in cui,con la coda tra le gambe, è andato via da casa della donna.
Ma Andrea ha contro gli studenti della scuola e in particolare un gruppo di essi che organizzano una trappola nella quale l’ingenuo Andrea cade;una studentessa infatti si fa fotografare a mare con Andrea nudo come un verme e utilizza le foto per ricattare il professore.

Dopo una girandola di avvenimenti, che vedono Andrea diventare imprevedibilmente paladino degli studenti e dopo che Delia è arrivata anche a offrirsi ad uno studente pur di recuperare le foto incriminate, tutto finisce per il meglio, con Andrea che ritorna a casa e con Delia che lo raggiunge.
L’uccello migratore è una commedia del 1972 diretta dal grande Steno con protagonisti Lando Buzzanca e Rossana Podestà.
Una commedia leggerissima e gradevole, una delle tante interpretate da Buzzanca negli anni settanta, in cui l’attore siciliano replicava all’infinito il ruolo dell’uomo virile sempre in corsa dietro le gonne, un po geloso e un po maldestro.

In questo film diretto con mano leggera da Steno non c’è nulla di particolare di segnalare;l’impianto è quello tradizionale della commedia degli equivoci, condita da qualche siparietto sexy (l’incontro di Andrea con la studentessa), qualche fugace scena di nudo e qualche gag comica peraltro piacevole.
Da segnalare la bellezza travolgente di Rossana Podestà,purtroppo recentemente scomparsa, un’attrice molto brava e adattissima ai ruoli comici, che anche vestita mostra un’aura di sensualità invidiabile.
Poco altro da aggiungere, se non il fatto che il film è stato più volte trasmesso sulle reti private e che è oggi disponibile finalmente in digitale dopo un lunghissimo periodo di oblio.
Un film di Steno. Con Rossana Podestà, Lando Buzzanca, Gianrico Tedeschi, Ignazio Leone,Pia Velsi Commedia, durata 94 min. – Italia 1972
Lando Buzzanca: Andrea Pomeraro
Rossana Podestà: Delia Benetti
Gianrico Tedeschi: On. Michele Pomeraro (lo zio di Andrea)
Olga Bisera: L’amante francese dell’on. Michele Pomeraro
Pia Velsi: La madre di Delia Benetti
Ignazio Leone: Il commissario di polizia
Paolo Cardoni: Aldo, lo studente che desidera Delia
Vincenzo Crocitti: Uno dei poliziotti in borghese
Regia Steno
Soggetto Giulio Scarnicci, Raimondo Vianello
Sceneggiatura Giulio Scarnicci, Raimondo Vianello
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Gianni Polidori
Recensioni dal sito http://www.davinotti.com
B.Legnani
Rivisto dopo quasi 40 anni, ha perso un po’ di forza. La coppia Buzzanca-Podestà funziona sempre, ma è il ritratto studentesco, già zoppo all’epoca, che ora pare pure ridicolo. Buzzanca azzecca due o tre espressioni, la sceneggiatura ha qualche colpo d’ala e Steno dirige con consueta professionalità, portando alla fine un film così così (distanza abissale da L’arbitro e da Homo eroticus). Uno dei giornalisti è il giovane Augusto Zucchi.
Undying
Il manifesto originale può apparire come copertina ante-litteram dei celebri fumetti – circolati in seguito – basati sulla parodia (non autorizzata) del “latin lover” italiano per eccellenza. Cercate la brochure (rigorosamente disegnata) con la Podestà mezza nuda e Buzzanca, con cappello da pirata, che si arrampica dall’esterno della finestra. Resta una commedia divertente, ben diretta dal grande Steno, ottimamente scritta (co-sceneggiata da Raimondo Vianello) che annovare nel cast una delle più sensuali attrici (la Podestà) del nostro cinema…
Homesick
La verve di Buzzanca e lo splendore della Podestà – che esibisce un fisico da pin-up valorizzato da maglioni attillati e strettissime cinture – trainano una poco convincente commedia giocata su abusati stereotipi: il professore all’antica trapiantato nella modernità, gli studenti contestatori e bolscevichi (tra cui la ragazza bella e maliarda lanciata all’attacco), l’onorevole dedito a incontri sessuali in garçonnière. Traballante.
Markus
Delizioso Buzzanca-movie, in cui si tratta l’allora scottante fenomeno della contestazione comunista giovanile nei confronti dei potenti e di chi comanda in genere. Ovviamente si aggiunge un aspetto sexy, grazie alla presenza della bella Rossana Podestà. La pellicola ha delle venature pochadistiche (nei momenti casalinghi di Buzzanca) davvero divertenti. Un buon film, avvalorato da un ritmo sostenuto per tutta la sua durata.
Ianrufus
Uno dei migliori Buzzanca, brillante e spaesato non solo come professore a Roma ma anche come attore in una satira sulla contestazione; la sua “guerra” con gli studenti ed il suo essere “cane sciolto” rendono il film quasi romantico. Venditti, ancora giovane e cantautore, canta la colonna sonora mentre si spreca, tanto per cambiare, un attore come Tedeschi, addirittura doppiandolo! La Podestà è una bellezza così autentica che oggi sarebbe improponibile come sex symbol! Da vedere, giusto per capire il fenomeno Buzzanca, campione d’incassi.
Gli Oscar del 2003
La sera del 23 marzo 2003 presso il Kodak Theatre di Los Angeles si tiene la 75a edizione degli Academy awards, gli oscar del cinema che premiano i film scelti dalla commissione tra tutte le pellicole dell’anno precedente,il 2002.
E’ una delle edizioni più combattute degli ultimi anni, con un’annunciata battaglia tra Chicago regia di Rob Marshall forte di ben 13 nomination,Gangs of New York di Martin Scorsese con 9 e The Hours di Stephen Deldry anch’esso accreditato di 9 nomination.
Come outsider sono accreditati Il pianista di Polanski (7 nomination),Il Signore degli Anelli: Le Due Torri di Peter Jackson e Frida di Julie Taymor con 6 nomination.
Tra gli attori tutti scommettono su Daniel Day-Lewis e Jack Nicholson, tra le attrici non protagoniste tutti pensano all’ennesima affermazione di Meryl Streep mentre tra le attrici protagoniste il pronostico è apertissimo, la battaglia è tra Nicole Kidman,Salma Hayek,Diane Lane,Julianne Moore e Renée Zellweger.
Il Kodak Theatre di Los Angeles
Sarà una serata densa di sorprese, con pronostici ribaltati e sopratutto con un solo, grande sconfitto,Martin Scorsese che vedrà il suo Gangs of New York non raccogliere nemmeno una statuetta sulle 9 candidature.
Alla fine non potrà cantare vittoria nemmeno Chicago, che con 6 Oscar su 13 candidature raccoglierà meno del previsto e non solo;vincerà l’Oscar come miglior film ma lascerà la prestigiosa statuetta per la miglior regia a Roman Polanski, autore dello straordinario Il pianista a cui Hollywood alla fine tributa un meritato riconoscimento dopo la fuga di trenta e passa anni prima del regista a causa di un’accusa di stupro.
Grande sorpresa anche per l’Oscar al miglior attore protagonista;il bravissimo Adrien Brody batte i favoriti Day Lewis e Nicholson mentre Nicole Kidman batte a sorpresa Salma Hayek e Julianne Moore grazie alla sua interpretazione nel film The Hours.
Ancora più sorprendente la vittoria di Chris Cooper interprete di Il ladro di orchidee che lascia a bocca asciutta nientemeno che Paul Newman,Ed Harris e Cristopher Walken.

Sempre a sorpresa, Catherine Zeta-Jones interprete di Chicago batte in volata come migliore attrice non protagonista Meryl Streep e Kathy Bates, che nel film A proposito di Schmidt compare inaspettatamente nuda;una vittoria contestata sopratutto alla luce del ruolo poco appariscente dell’attrice americana.
Da segnalare la vittoria di Pedro Almodóvar autore del bello Parla con lei per la migliore sceneggiatura originale mentre avrebbe meritato l’Oscar per il miglior film straniero.
Nella cinquina finalista non compare Almodovar e l’Oscar finisce per premiare Nowhere in Africa (Nirgendwo in Afrika), regia di Caroline Link mentre La città incantata regia di Hayao Miyazaki è il miglior film d’animazione, in un lotto finale composto da campioni d’incasso come L’era glaciale,Spirit cavallo selvaggio, Lilo e Stich e Il pianeta del tesoro.
Legenda:in neretto i vincitori
Miglior film
Chicago, regia di Rob Marshall

Gangs of New York, regia di Martin Scorsese

Il pianista (The Pianist), regia di Roman Polanski

Il Signore degli Anelli: Le due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers), regia di Peter Jackson

The Hours, regia di Stephen Daldry
Miglior regia
Roman Polanski – Il pianista (The Pianist)

Pedro Almodóvar – Parla con lei (Hable con ella)

Martin Scorsese – Gangs of New York
Miglior attore protagonista
Adrien Brody – Il pianista (The Pianist)

Nicholas Cage – Il ladro di orchidee (Adaptation.)

Michael Caine – The Quiet American (The Quiet American)

Daniel Day-Lewis – Gangs of New York

Jack Nicholson – A proposito di Schmidt (About Schmidt)
Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman – The Hours

Diane Lane – Unfaithful – L’amore infedele (Unfaithful)

Julianne Moore – Lontano dal Paradiso (Far from Heaven)
Miglior attore non protagonista
Chris Cooper – Il ladro di orchidee (Adaptation.)

Paul Newman – Era mio padre (Road to Perdition)

Christopher Walken – Prova a prendermi (Catch Me If You Can)
Migliore attrice non protagonista
Catherine Zeta-Jones – Chicago

Kathy Bates – A proposito di Schmidt (About Schmidt)

Meryl Streep – Il ladro di orchidee (Adaptation.)
Miglior sceneggiatura originale
Pedro Almodóvar – Parla con lei (Hable con Ella)
Jay Cocks, Steven Zaillian e Kenneth Lonergan – Gangs of New York
Todd Haynes – Lontano dal paradiso (Far from Heaven)
Nia Vardalos – Il mio grosso grasso matrimonio greco (My Big Fat Greek Wedding)
Alfonso Cuarón e Carlos Cuarón – Y tu mamà tambièn
Miglior sceneggiatura non originale
Ronald Harwood – Il pianista (The Pianist)
Charlie Kaufman e Donald Kaufman(*) – Il ladro di orchidee (Adaptation.)
Bill Condon – Chicago
David Hare – The Hours
Peter Hedges, Chris Weitz, Paul Weitz – About a Boy – Un ragazzo (About a Boy)
Miglior film straniero
Nowhere in Africa (Nirgendwo in Afrika), regia di Caroline Link (Germania)
Hero (Ying xiong), regia di Zhang Yimou (Cina)
L’uomo senza passato (Mies vailla menneisyytta), regia di Aki Kaurismäki (Finlandia)
Il crimine di padre Amaro (El Crimen del padre Amaro), regia di Carlos Carrera (Messico)
Zus & zo, regia di Paula van der Oest (Paesi Bassi)
Miglior film d’animazione
La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi), regia di Hayao Miyazaki
L’era glaciale (Ice Age), regia di Chris Wedge
Lilo & Stitch, regia di Dean DeBlois e Chris Sanders
Spirit – Cavallo Selvaggio (Spirit: Stallion of the Cimarron), regia di Kelly Asbury e Lorna Cook
Il pianeta del tesoro (Treasure Planet), regia di Ron Clements e John Musker
Miglior fotografia
Conrad L. Hall – Era mio padre (Road to Perdition)
Dion Beebe – Chicago
Edward Lachmann – Lontano dal Paradiso (Far from Heaven)
Michael Ballhaus – Gangs of New York
Paweł Edelman – Il pianista (The Pianist)
Miglior montaggio
Martin Walsh – Chicago
Thelma Schoonmaker – Gangs of New York
Peter Boyle – The Hours
Michael J. Horton – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Hervé de Luze – Il pianista (The Pianist)
Miglior scenografia
John Myhre e Gordon Sim – Chicago
Felipe Fernandez del Paso e Hania Robledo – Frida
Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo – Gangs of New York
Grant Major, Dan Hennah e Alan Lee – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Dennis Gassner e Nancy Haigh – Era mio padre (Road to Perdition)
Migliori costumi
Colleen Atwood – Chicago
Julie Weiss – Frida
Sandy Powell – Gangs of New York
Ann Roth – The Hours
Anna Sheppard – Il pianista (The Pianist)
Miglior trucco
John Jackson e Beatrice De Alba – Frida
John M. Elliott jr. e Barbara Lorenz – The Time Machine
Migliori effetti speciali
Jim Rygiel, Joe Letteri, Randall William Cook e Alex Funke – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
John Dykstra, Scott Stokdyk, Anthony LaMolinara e John Frazier – Spider-Man
Rob Coleman, Pablo Helman, John Knoll e Ben Snow – Guerre Stellari: Episodio II – L’attacco dei cloni (Star Wars: Episode II – Attack of the Clones)
Migliore colonna sonora
Elliot Goldenthal – Frida
John Williams – Prova a prendermi (Catch Me If You Can)
Elmer Bernstein – Lontano dal Paradiso (Far from Heaven)
Philip Glass – The Hours
Thomas Newman – Era mio padre (Road to Perdition)
Miglior canzone
Lose Yourself, musica di Eminem, Jeff Bass e Luis Resto, testo di Eminem – 8 Mile
I Move On, musica di John Kander e testo di Fred Ebb – Chicago
Burn in Blue, musica di Elliot Goldenthal e testo di Julie Taymor – Frida
The Hands That Built America, musica e testo degli U2 – Gangs of New York
Father and Daughter, musica e testo di Paul Simon – La famiglia della giungla (The Wild Thornberry Movie)
Miglior sonoro
Michael Minkler, Dominick Tavella e David Lee – Chicago
Tom Fleischman, Eugene Gearty e Ivan Sharrock – Gangs of New York
Christopher Boyes, Michael Semanick, Michael Hedges e Hammond Peek – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Scott Millan, Bob Beemer e John Patrick Pritchet – Era mio padre (Road to Perdition)
Kevin O’Connell, Greg P. Russell e Ed Novick – Spider-Man
Miglior montaggio sonoro
Ethan Van der Ryn e Michael Hopkins – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Richard Hymns e Gary Rydstrom – Minority Report
Scott A. Hecker – Era mio padre (Road to Perdition)
Miglior documentario
Bowling a Columbine, regia di Michael Moore
Daughter from Danang, regia di Gail Dolgin e Vicente Franco
Prisoner of Paradise, regia di Malcolm Clarke e Stuart Sender
Spellbound, regia di Jeffrey Blitz
Il popolo migratore (Le peuple migrateur), regia di Jacques Perrin
Miglior cortometraggio
Der er en yndig mand, regia di Martin Strange-Hansen e Mie Andreasen
Fait d’hiver, regia di Dirk Belien e Anja Daelemans
J’attendrai le suivant…, regia di Philippe Orreindy e Thomas Gaudin
Inja, regia di Steve Pasvolsky e Joe Weathersone
Miglior cortometraggio documentario
Twin Towers, regia di Bill Guttentag, Robert David Port
The Collector of Bedford Street, regia di Alice Elliott
Mighty Times: The Legacy of Rosa Parks, regia di Robert Hudson
Why Can’t We Be a Family Again?, regia di Roger Weisberg e Murray Nossel
Miglior cortometraggio d’animazione
The Chubbchubbs, regia di Eric Armstrong
Das Rad, regia di Chris Stenner e Heidi Wittlinger
Katedra, regia di Tomek Baginski
Mt. Head, regia di Koji Yamamura
Premio alla carriera
Peter O’Toole
Nicole Kidman
Adrien Brody
Barbara Streisand,presentatrice
Olivia De Havilland,presentatrice
Il Kodak Theatre
Gli Oscar del 1976
La sera del 29 marzo 1976 c’è grande attesa per la consegna degli ambiti Academy Award, gli Oscar cinematografici giunti alla quarantottesima edizione;
la serata è presentata da 5 bravi attori, Walter Matthau, Robert Shaw, George Segal, Goldie Hawn e Gene Kelly.
Siamo al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles e per gli oscar si presentano da favoriti Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman e Barry Lyndon di Stanley Kubrick rispettivamente con 9 e 7 nomination.
Ma per il miglior film sono pochi ad avere dubbi;a parte il lotto dei nominati di altissimo livello che include Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon), regia di Sidney Lumet,Lo squalo (Jaws), regia di Steven Spielberg e Nashville, regia di Robert Altman, tutti sanno che Stanley Kubrick, uno dei più grandi registi della storia del cinema non è amato da Hollywood.
Così, quando viene annunciata la vittoria del film di Forman Qualcuno volò sul nido del cuculo tutti sanno anche che la miglior regia non andrà a Kubrick.
Difatti Forman vince anche l’Oscar come miglior regista e il suo film porta a casa uno straordinario en plein con la vittoria di Jack Nicholson come miglior attore davanti a Walter Matthau con I ragazzi irresistibili,a Al Pacino con Quel pomeriggio di un giorno da cani ,a Maximilian Schell con The Man in the Glass Booth e James Whitmore – Give ‘em Hell, Harry! e alla vittoria di Louise Fletcher come miglior attrice che vince davanti a Isabelle Adjani in Adele H. – Una storia d’amore (Histoire d’Adèle H.),Ann-Margret in Tommy,a Glenda Jackson in Il mistero della signora Gabler (Hedda) e Carol Kane in Hester Street.
Nella categoria miglior film straniero il trionfo appartiene a Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure regia di Akira Kurosawa che sbaraglia la concorrenza mentre Keith Carradine vince l’Oscar come miglior canzone con la bellissima I’m easy, che appartiene alla soundtrack del film di Altman, Nashville.
Il bellissimo film di Kubrick Barry Lindon deve accontentarsi di quattro Oscar se vogliamo minori, ovvero per la Miglior fotografia a John Alcott,a Ken Adam, Roy Walker e Vernon Dixon per la miglior scenografia,a Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero per i migliori costumi e infine a Leonard Rosenman per il miglior adattamento con canzoni originali.
Il premio alla carriera va alla grande attrice del muto Mary Pickford mentre il Premio alla memoria Irving G. Thalberg viene attribuito al grande regista Mervyn LeRoy
Miglior film
Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest), regia di Miloš Forman
Barry Lyndon, regia di Stanley Kubrick
Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon), regia di Sidney Lumet
Lo squalo (Jaws), regia di Steven Spielberg
Nashville, regia di Robert Altman
Miglior regia
Miloš Forman – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Stanley Kubrick – Barry Lyndon
Sidney Lumet – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Miglior attore protagonista
Jack Nicholson – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Walter Matthau – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Al Pacino – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Maximilian Schell – The Man in the Glass Booth
James Whitmore – Give ‘em Hell, Harry!
Migliore attrice protagonista
Louise Fletcher – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Isabelle Adjani – Adele H. – Una storia d’amore (Histoire d’Adèle H.)
Glenda Jackson – Il mistero della signora Gabler (Hedda)
Miglior attore non protagonista
George Burns – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Brad Dourif – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Burgess Meredith – Il giorno della locusta (The day of the Locust)
Chris Sarandon – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Migliore attrice non protagonista
Sylvia Miles – Marlowe, il poliziotto privato (Farewell, My Lovely)
Brenda Vaccaro – Una volta non basta (Jacqueline Susann’s Once Is Not Enough)
Miglior sceneggiatura originale
Frank Pierson – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Federico Fellini e Tonino Guerra – Amarcord
Claude Lelouch e Pierre Uytterhoeven – Tutta una vita (Toute une vie)
Ted Allan – Lies My Father Told Me
Robert Towne e Warren Beatty – Shampoo
Miglior sceneggiatura non originale
Lawrence Hauben e Bo Goldman – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Stanley Kubrick – Barry Lyndon
John Huston e Gladys Hill – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Ruggero Maccari e Dino Risi – Profumo di donna
Neil Simon – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Miglior film straniero
Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure (Dersu Uzala), regia di Akira Kurosawa (Unione Sovietica)
La terra della grande promessa (Ziemia obiecana), regia di Andrzej Wajda (Polonia)
Actas de Marusia: storia di un massacro (Actas de Marusia), regia di Miguel Littín (Messico)
Sandokan numero 8 (Sandakan hachibanshokan bohkyo), regia di Kei Kumai (Giappone)
Profumo di donna, regia di Dino Risi (Italia)
Miglior fotografia
John Alcott – Barry Lyndon
Conrad Hall – Il giorno della locusta (The Day of the Locust)
James Wong Howe – Funny Lady
Robert Surtees – Hindenburg (The Hindenburg)
Haskell Wexler e Bill Butler – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Miglior montaggio
Verna Fields – Lo squalo (Jaws)
Dede Allen – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Russell Lloyd – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Fredric Steinkamp e Don Guidice – I tre giorni del Condor (Three Days of the Condor)
Richard Chew, Lynzee Klingman e Sheldon Kahn – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Miglior scenografia
Ken Adam, Roy Walker e Vernon Dixon – Barry Lyndon
Edward Carfagno e Frank McKelvy – Hindenburg (The Hindenburg)
Alexander Trauner, Tony Inglis e Peter James – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Richard Sylbert, W. Stewart Campbell e George Gaines – Shampoo
Albert Brenner e Marvin March – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Migliori costumi
Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero – Barry Lyndon
Yvonne Blake e Ron Talsky – Milady – I quattro moschettieri (The Four Musketeers)
Ray Aghayan e Bob Mackie – Funny Lady
Henny Noremark e Karin Erskine – Il flauto magico (Trollflöjten)
Edith Head – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Migliore colonna sonora
Originale
John Williams – Lo squalo (Jaws)
Gerald Fried – Anche gli uccelli e le api lo fanno (Birds Do It, Bees Do It)
Alex North – Stringi i denti e vai! (Bite the Bullet)
Jack Nitzsche – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Jerry Goldsmith – Il vento e il leone (The Wind and the Lion)
Adattamento con canzoni originali
Leonard Rosenman – Barry Lyndon
Peter Matz – Funny Lady
Peter Townshend – Tommy
Miglior canzone
I’m Easy, musica e testo di Keith Carradine – Nashville
How Lucky Can You Get, musica e testo di Fred Ebb e John Kander – Funny Lady
Now That We’re in Love, musica di George Barrie, testo di Sammy Cahn – W.H.I.F.F.S. – La guerra esilarante del soldato Frapper (Whiffs)
Richard’s Window, musica di Charles Fox, testo di Norman Gimbel – Una finestra sul cielo (The Other Side of the Mountain)
Do You Know Where You’re Going To, musica di Michael Masser, testo di Gerry Goffin – Mahogany
Miglior sonoro
Robert L. Hoyt, Roger Heman, Earl Madery e John Carter – Lo squalo (Jaws)
Richard Portman, Don MacDougall, Curly Thirlwell e Jack Solomon – Funny Lady
Leonard Peterson, John A. Bolger Jr., John Mack e Don K. Sharpless – Hindenburg (The Hindenburg)
Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Richard Tyler e Al Overton Jr. – Stringi i denti e vai! (Bite the Bullet)
Harry W. Tetrick, Aaron Rochin, William McCaughey e Roy Charman – Il vento e il leone (The Wind and the Lion)
Miglior documentario
The Man Who Skied Down Everest, regia di Bruce Nyznik e Lawrence Schiller
Fighting for Our Lives, regia di Glen Pearcy
The Incredible Machine, regia di Irwin Rosten e Ed Spiegel
The California Reich, regia di Keith Critchlow e Walter F. Parkes
The Other Half of the Sky: A China Memoir, regia di Shirley MacLaine e Claudia Weill
Miglior cortometraggio
Angel and Big Joe, regia di Bert Salzman
Conquest of Light, regia di Louis Marcus
Dawn Flight, regia di Lawrence M. Lansburgh e Brian Lansburgh
A Day in the Life of Bonnie Consolo, regia di Barry J. Spinello
Doubletalk, regia di Alan Beattie
Miglior cortometraggio documentario
The End of the Game, regia di Robin Lehman
Arthur and Lillie, regia di Jon Else
Millions of Years Ahead of Man, regia di Manfred Baier
Probes in Space, regia di George V. Casey
Whistling Smith, regia di Marrin Canell e Michael J.F. Scott
Miglior cortometraggio d’animazione
Great, regia di Bob Godfrey
Kick Me, regia di Robert Swarthe
Monsieur Pointu, regia di André Leduc e Bernard Longpré
Sisyphus, regia di Marcell Jankovics
Premio Special Achievement
Peter Berkos – Hindenburg (The Hindenburg) – effetti sonori
Albert Whitlock e Glen Robinson – Hindenburg (The Hindenburg) – effetti visivi
Premio alla carriera
A Mary Pickford in riconoscimento del suo unico contributo all’industria cinematografica e allo sviluppo dei film come mezzo artistico.
Premio umanitario Jean Hersholt
A Dr. Jules C. Stein
Premio alla memoria Irving G. Thalberg
A Mervyn LeRoy
George Burns
Jack Nicholson
Gli Oscar di Qualcuno volò sul nido del cuculo
Louise Fletcher
Milos Forman
L’annuncio per L’Oscar per la miglior regia
I Razzie Awards 2000-2013

Terza parte della storia dei Razzie Awards,i poco ambiti premi ai peggior film, ai peggiori attori , regista e sceneggiatori del cinema.
Siamo negli anni 2000, e come ogni anno si tiene la serata di gala che precede di poco quella molto più ambita che attribuisce gli Academy awards; è la sera del 24 marzo 2001 e si annuncia un trionfo per il film di Roger Christian Battaglia per la terra, indegnamente tratto dall’omonimo romanzo di Ron Hubbard.
Il che puntualmente avviene:il film di Christian è un’autentica bruttura e trionfa con 7 Razzie su 8 nomination.
Il film rastrella Razzie come peggior film, peggior regia, peggior attore protagonista (John Travolta), a Barry Pepper peggior attore non protagonista, a Kelly Preston come peggior attrice non protagonista e infine come peggior scenografia e come peggior coppia protagonista.
Battaglia per la terra, Razzie Awards 2000
Kelly Preston,peggior attrice protagonista per Battaglia per la terra
Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2
E’ Madonna la peggior attrice protagonista per Sai che c’è di nuovo?, un film di John Schlesinger considerato dai critici il suo peggior lavoro; tra i film premiati con i Razzie figura Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2 che però ottiene un solo premio (come peggior sequel) a fronte di 5 nomination.
Tra gli attori ennesima nomination per Stallone, protagonista di La vendetta di Carter e nomination anche per Arnold Schwarzenegger protagonista di Il sesto giorno mentre un quartetto importante è quello che accompagna Madonna nella sua nomination.
Si tratta di Kim Basinger per La mossa del diavolo,Melanie Griffith per A morte Hollywood, Bette Midler per Isn’t She Great e Demi Moore per Passion of Mind.
Da segnalare infine la nomination per Richard Gere e Winona Ryder interpreti di Autumn in New York come peggior coppia cinematografica dell’anno e la nomination come peggior remake per Mission: Impossible II regia di John Woo.
Estella Warren, peggior attrice non protagonista 2001 per Driven
Mariah Carey peggior attrice protagonista 2001 per Glitter
L’edizione 2001 si tiene il 23 marzo 2002.
Sono tre i film a dividersi il maggior numero di nomination, ovvero Freddy Got Fingered regia di Tom Green( 8 nomination), Driven regia di Renny Harlin ( 7 nomination) e Glitter di Vondie Curtis-Hall ( 6 nomination).
Freddy Got Fingered vince 5 Razzie;ma il vero record lo stabilisce Stallone, che non vince ma si trova una nomination come peggior attore (una costante nella sua carriera) ed una per la peggior sceneggiatura.
La peggior attrice protagonista è la cantante Mariah Carey, che con Glitter sbaraglia la concorrenza e verrebbe da dire per fortuna, perchè nel lotto delle nominate figurano attrici come Penelope Cruz,Angelina Jolie e Charlize Theron mentre il peggior attore non protagonista è il grande Charlton Heston che si ritrova candidato per ben tre film, Come cani e gatti (voce), Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie,Amori in città… e tradimenti in campagna.
Grida vendetta però la candidatura a tre Razzie per il buon film del grande Tim Burton Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, che alla fine porta a casa (purtroppo) tutti e tre i premi per il quale era candidato.
Madonna, peggior attrice protagonista del 2002 con Travolti dal destino
Razzie Awards 2002 e peggior film Travolti dal destino
Nel 2003 è lo Sheraton Hotel di Santa Monica, il 22 marzo 2003, ad accogliere la serata della consegna dei Razzie;grande favorito è Travolti dal destino (Swept Away) di Guy Ritchie, remake terribile e inguardabile del bel film di Lina Wertmuller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. Il film rastrella 5 Razzie su 8 nomination, prendendo quello per il peggior film.
E’ il nostro Benigni, quattro anni dopo l’Oscar come miglior attore, a vincere il Razzie come peggior attore dell’anno precedente.Il suo Pinocchio viene nominato 6 volte, ma alla fine porta via solo il Razzie a Benigni attore mentre ovviamente è Madonna la peggior attrice protagonista per Travolti dal destino.
Da segnalare il razzie alla peggior coppia attribuito a Madonna-Adriano Giannini e le 7, incredibili nomination per il bel Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (Star Wars: Episode II – Attack of the Clones).
Altro film spernacchiato dalla giuria è Crossroads – le strade della vita diretto da Tamra Davis e interpretato dalla cantante Britney Spears mentre decisamente incredibile ( e sospetta) la nomination al razzie per Die Another Day – La morte può attendere (Die Another Day), musica e testo di Madonna e Mirwais Ahmadzaï, un brano decisamente accattivante e di successo.
Amore estremo, Razzie Awards 2003 come peggior film
Jennifer Lopez,peggior attrice 2003 per Amore estremo
L’edizione del 2004 si svolge il 26 febbraio 2005; c’è un vincitore ampiamente annunciato ed è il film Catwoman di Pitof che parte con 7 nomination.
Incredibilmente, tra le nomination, ben 6, ci sono quelle per Alexander, che non è certo un capolavoro ma nemmeno un film da pernacchie;sono 5 le nomination anche per Fahrenheit 9/11 che però riguardano il peggior attore che non appartiene al mondo del cinema bensì purtroppo al mondo politico.
Si tratta dell’ex presidente americano George Bush, che indirettamente vince il Razzie come peggior attore, un premio tristemente ironico.
Peggior attore del 2004 è George Bush in Fahrenheit 9/11
Peggior attrice non protagonista 2004 è Britney Spears
Peggior film 2004 è Catwoman
Questo film prenderà altri 4 Razzie, sempre legati a personaggi che in realtà sono attori loro malgrado come il vice presidente Donald Rumsfeld, premiato come peggior attore non protagonista, la cantante Briney Spears che vince il razzie come peggior attrice non protagonista, il Razzie per la peggior coppia attribuito a George W. Bush e “a scelta tra Condoleezza Rice o la sua capretta”
A salvarsi dal Razzie come peggior attore ci sono grossi nomi come quelli di Ben Affleck per Jersey Girl, Vin Diesel per The Chronicles of Riddick,Colin Farrell per Alexander e infine Ben Stiller candidato per ben 5 film ovvero …e alla fine arriva Polly , Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy ), Palle al balzo – Dodgeball ,L’invidia del mio migliore amico, Starsky & Hutch.
La peggior attrice è, meritatamente, Halle Berry protagonista di uno dei film più brutti degli ultimi 30 ann, Catwoman.
Dirty Love – Tutti pazzi per Jenny,peggior film del 2005
Jenny Mc Carthy,peggior attrice del 2005 in Dirty love
Veniamo all’edizione svoltasi il 4 marzo 2006, che premia i peggiori attori del 2005;la cerimonia avviene nella cornice del Ivar Theatre di Hollywood.
Sono 4 i film che detengono il maggior numero di candidature e sono:Dirty Love – Tutti pazzi per Jenny (Dirty Love), regia di John Mallory Asher,The Mask 2 (Son of the Mask), regia di Lawrence Guterman,Deuce Bigalow – Puttano in saldo (Deuce Bigalow: European Gigolo), regia di Mike Bigelow e Vita da strega (Bewitched) regia di Nora Ephron.
Peggior film è, secondo la giuria,Dirty Love – Tutti pazzi per Jenny (Dirty Love), regia di John Mallory Asher, marito dell’attrice Jenny Mc Carthy che è l’interprete del film.Ed è proprio la biondissima e sexy presentatrice, modella e attrice a vincere il premio come peggior attrice.Completano il successo altri due Razzie,quello come peggior regista e come peggior sceneggiatura.
Basic instinct 2,Razzie Awards come peggior film del 2006
Sharon Stone, peggior attrice del 2006
Come peggior attrice dell’anno ecco a sorpresa spuntare il nome di Sharon Stone, interprete di Basic instinct 2; la brava attrice americana paga l’infelice idea di proporre un sequel di un film, Basic instinct che mal si prestava ad una seconda parte.Massacrato dai critici e snobbato dal pubblico il film si rivela un fiasco clamoroso e coinvolge in primis la pur brava attrice.
Carmen Electra con Hot Movie – Un film con il lubrificante si aggiudica il razzie per la peggior attrice non protagonista mentre è davvero un insulto il Razzie a M. Night Shyamalan per la regia di Lady in the water, film non all’altezza degli altri del regista di origini indiane ma non certo brutto in modo tale da finire spernacchiato.
L’edizione del 2007 si svolge a Santa Monica.
C’è già un vincitore annunciato ed è il film Il nome del mio assassino diretto da Chris Sivertson,un film che in Italia fortunatamente non uscirà mai al cinema ma solo in home video.
La pellicola ottiene ben 9 nomination e alla fine sbaraglia tutti con 8 Razzie vinti, quasi un en plein al quale contribuisce la protagonista Lindsay Lohan che riesce nell’impresa di vincere due Razzie per l’interpretazione delle gemelle protagoniste del film.
Il nome del mio assassino ,Razzie awards come peggior film
Lindsay Lohan,peggior attrice per il film Il nome del mio assassino
Altro spernacchiato dell’edizione 2007 è Eddie Murphy,peggior attore protagonista e non protagonista di Norbit mentre abbastanza incomprensibili sono le candidature di Transformers e Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo veri campioni d’incasso della stagione.
Siamo al 2008; l’edizione annuale dei Razzie si svolge nella Barnsdall Gallery Theatre di Hollywood.
E’ un’edizione in tono minore e questa volta i giurati nominano alcuni mostri sacri di Hollywood, come Al Pacino come peggior attore, Cameron Diaz come peggior attrice ed l’intero cast femminile del più che discreto Women ovvero Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith e Meg Ryan.
Il peggior film è I love guru di Marco Schnabel mentre il peggior attore è Mike Myers; fa sensazione la vittoria del Razzie di Pierce Brosnan per il musical Mamma mia mentre Paris Hilton vince sia come peggior attrice protagonista per The Hottie and the Nottie sia come peggior attrice non protagonista per Repo! The Genetic Opera.
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo,peggior sequel del 2008
Love Guru,Razzie Awards come peggior film del 2008
Assolutamente e totalmente discutibile l’assegnazione dei Razzie per il peggior prequel, remake, rip-off o sequel: vince incredibilmente Spielberg con Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo che si impone su un film sicuramente molto più deludente come Ultimatum alla Terra.
L’edizione del 2009 è caratterizzata da un avvenimento unico; Sandra Bullock vince il Razzie per A proposito di Steve la sera prima di vincere l’Oscar per The Blind Side.Ancora una volta è una decisione incomprensibile tenendo conto sopratutto che la Bullock viene “premiata” in loco di pessime attrici come Miley Cyrus protagonista di Hannah Montana: The Movie e Beyoncé Knowles interprete di Obsessed.
I premi Razzie vengono attribuiti,una volta tanto, a pioggia:
peggior film è Transformers – La vendetta del caduto regia di Michael Bay mentre peggiori attrori sono i The Jonas Brothers per il film Jonas Brothers: The 3D Concert Experience.peggior attrice non protagonista è Sienna Miller con G.I. Joe – La nascita dei Cobra
Sandra Bullock peggior attrice 2009 per il film A proposito di Steve
Billy Ray Cyrus peggior attore non protagonista 2009 per Hannah Montana
Vengono attribuiti i poco ambiti Razzie Award per il peggior attore e la peggior attrice del decennio.
In campo maschile trionfa Eddie Murphy con i film Pluto Nash (2002), Le spie (2002), Showtime (2002), Norbit (2007), Piacere Dave (2008), Immagina che (2009) che batte nientemeno che Ben Affleck e John Travolta.
Senza storia e senza lotta il Razzie award per la peggior attrice del decennio:la spunta Paris Hilton che stacca nettamente la pur votatissima Madonna,Jennifer Lopez, Lindsay Lohan e Mariah Carey.
Veniamo all’edizione del 2011 che si svolge il primo d’aprile, in netto ritardo rispetto alla consegna degli Oscar;è l’anno del trionfo di Jack e Jill che si aggiudica il poco invidiabile primato di Razzie, ben 10 su 12 nomination, due record incredibili.
L’ultimo dominatore dell’aria,peggior film del 2010
Sex and the City 2, peggior sequel del 2010
Il film di Dennis Dugan trionfa praticamente in tutte le categorie e coinvolge nello spernacchiamento generale un grande di Hollywood,Al Pacino premiato come peggior attore non protagonista mentre il protagonista del film Adam Sandler che svolge nel film due parti, una maschile e una femminile vince il razzie in entrambe le categorie e alla fine fa l’en plein come peggior coppia e peggiore sceneggiatura.
La 33a edizione dei razzie si svolge al Magicopolis” di Santa Monica e vede il trionfo di The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2 ,film amatissimo dai giovani e viceversa odiatissimo da tutti gli altri.
A parte il Razzie per il peggior film, arrivano i premi per Kristen Stewart e Taylor Lautner mentre Robert Pattinson scansa il premio solo grazie all’exploit di Adam Sandler che bissa il risultato di Jack e Jill con Indovina perché ti odio.La peggior attrice non protagonista è la cantante Rihanna interprete di Battleship che batte la collega Jennifer Lopez.
Adam Sandler peggior attore 2011 per Jack and Jill
Al Pacino, peggior attore non protagonista 2011 per Jack and Jill
E infine veniamo all’edizione del 2013, quella tenuta al centro Ignited Spaces di Los Angeles (California)
C’è un vincitore annunciato ed è Un weekend da bamboccioni 2 che non confermerà i pronostici della vigilia riuscendo a scansare ben nove nomination senza vincere alcun premio.
Vincitore del Razzie come peggior film è Comic Movie, film collettivo con un cast di rilievo costituito da Dennis Quaid, Uma Thurman,Kate Winslet e molti altri, film ad episodi che i critici hanno bocciato senza pietà.
Adam Sandler,peggior attore 2012 per Indovina perchè ti odio?
Kristen Stewart peggior attrice 2012 per The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2
Peggior attore è il giovanissimo Jaden Smith (figlio di Will) per After Earth mentre suo padre bissa il successo della famiglia con il razzie per il peggior attore non protagonista.
Peggior attrice è Tyler Perry con A Madea Christmas mentre il peggior remake è The Lone Ranger, regia di Gore Verbinski
La breve storia dei Razzie si conclude qui, in attesa dei Razzie del 2014.
Ricapitoliamo un po la storia dei premi dando un’occhiata a curiosità e record:
–Sylvester Stallone è l’attore più premiato con 31 nomination e 10 premi:è anche stato premiato come peggior attore del secolo;
–Madonna ha vinto 5 volte come peggior attrice protagonista, due come peggior attrice non protagonista e una come peggior coppia ed è stata considerata la peggior attrice del secolo;
–Jack e Jill è il film con il maggior numero di Razzie, ben 10 seguito da Il nome del mio assassino con 8
Comic movie,Razzie Awards 2013 come peggior film dell’anno
Kim Kardashian peggior attrice non protagonista 2013 per Tyler Perry’s Temptation

Madonna Razzie Awards 2000 per Sai che c’è di nuovo?
Freddy Got Fingered,peggior film del 2001
Estella Warren, peggior attrice 2001 (anche per Driven) per il film Il pianeta delle scimmie
Hayden Christensen peggior attore non protagonista per Star Wars Episodio 2 L’attacco dei cloni
Jackass the movie, giudicato nel 2002 “Più flatulento film per adolescenti“
Razzie Award 2003 per Ben Affleck in Daredevil
Ennesimo Razzie nel 2003 a Sylvester Stallone per Spy kids
Alexander, candidato ai Razzie 2004
Rob Schneider,peggior attore 2005 con Deuce Bigalow-Puttano in saldo
Nicole Kidman e Will Ferrell in Vita da strega,peggior coppia 2005
Paris Hilton Razzie Awards per La maschera di cera
Lady in the water,Razzie per il peggior regista,M. Night Shyamalan
Shawn Wayans e Marlon Wayans in Quel nano infame,peggior coppia del 2006
Il campeggio dei papà, peggior sequel del 2007
Eddie Murphy in Norbit ,peggior attore del 2007
Pierce Brosnan peggior attore non protagonista 2008 per Mamma Mia!
Paris Hilton peggior attrice 2008 per The Hottie and the Nottie
Land of the Lost peggior remake 2009
Transformers – La vendetta del caduto Razzie Awards 2009 come peggior film
Jessica Alba peggior attrice non protagonista 2010 per The Killer Inside Me
Ashton Kutcher peggior attore 2010 per Killers e per Appuntamento con l’amore
David Spade, peggior attore non protagonista 2011 per Jack and Jill
Jack and Jill, film più premiato nel 2011 con i Razzie di sempre
Ryhanna,Razzie Awards 2012 come peggior attrice non protagonista per Battleship
The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2,peggior film del 2012
The lone ranger,peggior remake del 2013
Will Smith,peggior attore del 2013 per After earth
Halle Berry la sera della premiazione come peggior attrice per Catwoman
Sandra Bullock premiata come peggior attrice
La Barnsdall Gallery Theatre di Hollywood
L’Ivat Theatre di Hollywood
Il Magicopolis di Santa Monica
Santa Monica
Lo Sheraton Hotel di Santa Monica
Non guardatemi (Club privè)
Chi è la bella Joanne Kern,la giovane insegnante di storia del liceo diretto dal preside Bruno Ketti e che sembra attrarre a se,come una falena, tutti coloro che le vivono accanto?
Al fascino ambiguo di Joanne sembra non sfuggire nessuno: dal suo collega Laurent,allo stesso preside Ketti, alla bella allieva Zanon tutti sembrano colpiti dalla sensualità, dal fascino misterioso che l’androgina Joanne sprigiona come un fluido invisibile e magico.
Anche gli allievi della scuola non sembrano immuni al suo perverso fascino, tanto che quando al direttore Ketti iniziano ad arrivare delle lettere anonime in cui si dice che la professoressa Joanne intrattiene relazioni sessuali con gli studenti e che addirittura partecipa ad orge la cosa inizia ad essere presa sul serio.

A difendere la collega c’è Laurent, che è in rapporti di amicizia con Jeanne.
L’uomo, felicemente sposato, sembrerebbe immune dal fascino seduttivo della donna ed è anche quello che cerca in ogni modo di stemperare la tensione che ormai si respira nella scuola.
Nel frattempo impalcabili continuano ad arrivare lettere anonime, anche corredate da foto in cui Joanne sembrerebbe alle prese con un’orgia a cui partecipano alcuni studenti.
Sembrerebbe,appunto, perchè in realtà quello che dovrebbe essere il suo volto è stato tagliato, rendendo impossibile il riconoscimento.
Ben presto il giro delle lettere si allarga e ad essere raggiunti dalle stesse sono gli altri professori del liceo e alcuni genitori di studenti dello stesso.
Nel frattempo Joanne sembra coinvolgere in un gioco seduttivo tutto mentale anche il preside della scuola oltre alla studentessa Zanon; i due, in modi differenti, le dichiarano i loro sentimenti ma Joanne li respinge.
Nel frattempo lo scandalo si è allargato e molti genitori ritirano i loro figli dalla scuola; l’ambiguo preside Ketti però sembra non preoccuparsene molto e continua a corteggiare Joanne.
Che però sembra non provare alcun interesse verso di lui.

Joanne in realtà sembra godere delle attenzioni degli altri nei suoi confronti; è una moderna Circe, svolge con intima soddisfazione il suo ruolo di ape regina ma sembra contemporaneamente non volersi concedere a nessuno.
Esasperata dalla sua passione non corrisposta da Jeanne, la bella Zanon tenta il suicidio dopo aver confessato il suo amore all’insegnante e averne ricevuto in cambio un sonoro ceffone.
Verrà salvata in extremis, cosa che non accadrà invece a Ketti, che respinto a sua volta da Jeanne si ucciderà.
Si scopre così che apparentemente l’autore delle lettere anonime era il preside.
In realtà le cose stanno ben diversamente; Jeanne ha una personalità complessa, al limite del paranoico.
E’ una donna in cui coesistono il desiderio di attrarre a se fatalmente chi la circonda ma al tempo stesso è incapace di amare, sia spiritualmente che fisicamente.
Il suo gioco di seduzione continua, quando riesce a far cedere anche il fedele e innamorato Laurent con il quale però non consumerà il frutto dell’adulterio, tirandosi ancora una volta indietro al momento buono, quasi schifata dall’idea di avere un rapporto sessuale con l’uomo.
Jeanne sembra ormai paga di quello che ha ottenuto.

E’ riuscita a dimostrare a se stessa di essere capace di attrarre fatalmente a se le persone che la circondano e quindi ha bisogno di un nuovo palco, di altri protagonisti e in definitiva di nuove vittime.
Grazie ad una lettera di presentazione del defunto Ketti e alle ottime referenze che l’uomo le ha scritto, sceglie di andar via dal liceo e di andare ad insegnare in un altro, dove presumibilmente continuerà la sua opera di ammaliatrice e seduttirce.
Come scrive una volta tanto in maniera inappuntabile il Morandini, “Bisogna rivalutare Granier-Deferre e il suo alto artigianato nel cinema psicologico. Anche questo film, vergognosamente lanciato come un porno soft, conferma la sua finezza d’introspezione, l’ottima direzione degli attori.”
Non guardatemi (Cours privè titolo originale, ben più consono al film) non ha nulla di erotico se non l’atmosfera in cui è immersa la vicenda.
Ma non si tratta di erotismo esplicito, bensì della descrizione accurata della ragnatela sensuale con la quale Joanne, la protagonista, avvolge chiunque la conosca, sia che si tratti di un omo o di una donna.
Joanne è una mantide che però non consuma il frutto del suo desiderio, lasciando così frustrati i desideri più reconditi di coloro che le si avvicinano.

Che si tratti della bella Zanon, che forse la ama non solo fisicamente o che si tratti dell’ambiguo Ketti, forse quello più disperatamente avvolto falla stregoneria di Joanne, creatura inafferrabile, sensuale, con quel suo volto da ragazzina e con quel suo corpo da peccatrice.O che si tratti di Laurent, il collega attratto apparentemente dalla fragilità che a tratti sembra emanare da Joanne, paladino che difende la donna dagli attacchi (che risulteranno più che giustificati) che arrivano alla donna dall’esterno.
Giustificati perchè è proprio Joanne a condurre un perverso gioco, quello che la spinge ad autodenunciarsi come “ninfomane” spregiudicata salvo poi ritirarsi indietro ogni volta che dovrebbe consumare il frutto del suo desiderio.
Si, perchè lei in realtà è frigida: vuole ammaliare, sottomettere ma non è disposta a cedere nulla.Un gioco masochistico che avrà tragiche conseguenze, con due tentativi di suicidio, uno dei quali tragicamente compiuto.
Il quadro dipinto da Pierre Granier-Deferre è inappuntabile dal punto di vista psicologico.
La narrazione del film scorre perfettamente equilibrata, senza mai indulgere al sensazionalismo.
Jeanne è quello che è, una civetta o una maliarda, non sapremo mai perchè: lei è così, prendere o lasciare, non c’è spazio per il passato della ragazza, per le motivazioni che la spingono a comportarsi così.
Pierre Granier-Deferre è stato un valido regista oltre che uno sceneggiatore molto apprezzato;tra i trenta film da lui diretti vanno citati Il clan degli uomini violenti del 1970, protagonista un grande Jean Gabin, dell’ottimo L’evaso (del quale ho già parlato nel sito) con il trio d’eccezione Delon,Piccol,Signoret e di altri ottimi prodotti come Un battito d’ali dopo la strage,Noi due senza domani, Una donna alla finestra (questi ultimi con la presenza dell’indimenticabile Romy Schneider)
La sua direzione del film è impeccabile, armonica.

Ma gran merito della riuscita del film va alla protagonista assoluta dello stesso, Élisabeth Bourgine, splendida ed enigmatica interprete del personaggio di Joanne Kern, volto d’angelo in corpo da peccatrice, taglio di capelli da adolescente androgina e sensualità da vendere.
Una recitazione, la sua, da prima della classe, confermata nel seguito della carriera dalla partecipazione a numerosi tv movie fra i quali segnalo Il commissario Navarro e Delitti in paradiso.
Molto bene il resto del cast, con un impeccabile Michel Aumont nel ruolo del preside ed una giovane ( e già sensualissima) Emmanuelle Seigner appena ventenne ed al suo terzo film della sua lunga e prestigiosa carriera.
Un film davvero interessante, che si lascia guardare con piacere e che avvolge lo spettatore in un’atmosfera davvero singolare, a metà strada tra il dramma e il giallo, con un finale se vogliamo irriverente ma in pefetta linea con il racconto.

Non guardatemi
Un film di Pierre Granier-Deferre. Con Michel Aumont, Pierre Vernier, Elizabeth Bourgine, Emmanuelle Seigner Titolo originale Cours privé. Drammatico, durata 95 min. – Francia 1986.
Élisabeth Bourgine … Jeanne Kern
Michel Aumont Bruno Ketti
Xavier Deluc … Laurent
Sylvia Zerbib … Patricia
Emmanuelle Seigner … Zanon
Lucienne Hamon … Madame Ketti
Pierre Vernier … Philippe
Rosine Rochette … Brigitte
Jacques Boudet Bonnier
André Chaumeau … Redon
Regia: Pierre Granier-Deferre
Sceneggiatura:Pierre Granier-Deferre,Jean-Marc Roberts, Christopher Frank
Da un romanzo di Jean-Marc Roberts
Produzione: Alain Sarde
Musiche:Philippe Sarde
Fotografia:Robert Fraisse
Montaggio:Jean Ravel
Costumi:Olga Berluti
L’opinione del Morandini
Lettere anonime (con foto) accusano la giovane e sensuale professoressa di una scuola privata di darsi da fare con gli allievi in orge casalinghe. Il preside si mostra comprensivo, ma poi chiede qualcosa in cambio. Bisogna rivalutare Granier-Deferre e il suo alto artigianato nel cinema psicologico. Anche questo film, vergognosamente lanciato come un porno soft, conferma la sua finezza d’introspezione, l’ottima direzione degli attori.
L’opinione di Segnalazioni cinematografiche
Questo film ha ambizioni di studio psicologico: vuol presentare infatti una ragazza dal fascino ambiguo, affetta da una perversa forma di narcisismo e di frigidità, e che respinge in sé delle tendenze omosessuali. Ma il quadro, realizzato con una certa abilità calligrafica, resta piuttosto superficiale. (Segnalazioni Cinematografiche)
Dal sito http://www.allocine.fr
De belles prestations d’acteurs, une histoire qui se tient, mais trop de passages “bavards” au café où l’action progresse peu. E. Bourgine est troublante, totalement investie dans son rôle.
Film au charme vénéneux, qui fait penser à l’univers glauque et entêtant de David Lynch. Magnifique (et trop rare) Elisabeth Bourgine
Beau film aussi beau que la plastique d’E.Bourgine.Un film sur la complexité et l’ambiguité des relations entre les êtres et où le plus pervers n’est pas forcément celui que l’on croit…
Un film psychologiquement puissant, qui laisse des souvenirs très longtemps après. Et puis, il y a la ballade de Nancy Jordan…
E’ gradito un vostro mi piace sulla pagina Fecebook: trovate il link in Home page
Grazie!
L’australiano
Dal romanzo The Shout (L’urlo) di Robert Graves trasposto in italiano come L’australiano, Jerzy Skolimowski, il più inglese dei registi polacchi trae nel 1978 un film fedele eppur al tempo stesso distante dal romanzo originale.
Un film straordinario, in cui si fondono mirabilmente tutte le suggestioni di Graves attraverso un linguaggio meta cinematografico fatto di sogno e realtà, di incubo e straordinari paesaggi assolutamente solitari; questo e naturalmente molto altro è L’australiano, un’opera indimenticabile premiata giustamente con il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 1978.
Una storia dal fascino ambiguo a lungo in bilico tra il presente e il passato, con brevi incursioni proprio del presente, che assume contorni indefiniti sottolineato dalle avvolgenti musiche di Anthony Banks e Michael Rutherford come temi del film e dalla splendida musica elettronica di Rupert Hine, un dualismo anche musicale tra sogno e reale, rappresentato proprio dall’uso dell’elettronica, che è poi l’hobby ma anche la professione di uno dei protagonisti del film Anthony.

Film che inizia con una sequenza di cui si capirà il senso solo dopo la conclusione del film stesso; una donna corre per un corridoio (quello dell’obitorio) e raggiunge una stanza nella quale ci sono tre cadaveri allineati.La donna scopre il volto dell’uomo del terzo letto mentre il titolo del film dissolve la scena introducendo il film.
Nella campagna inglese sorge una clinica psichiatrica;al suo interno è in svolgimento una gara di cricket tra i ricoverati nell’istituto e il personale dello stesso.
Qui uno dei ricoverati, considerato dal direttore uomo di grande intelligenza e capacità, racconta a Robert, segnapunti della partita una storia che ha come protagonista un altro paziente dell’istituto, Anthony, musicista di professione finito nella clinica dopo la fine del suo legame d’amore con la moglie.
Cambio di scena:
una coppia è contemporaneamente vittima di uno strano sogno, nel quale vedono un uomo correre fra le dune mentre loro sono stesi tranquilli in riva ad un lago.
Un giorno, mentre è appena uscito dalla chiesa, Anthony viene avvicinato da uno strano tipo, che dice di chiamarsi Crossley;l ‘uomo in qualche modo riesce a farsi invitare a pranzo da Anthony, che soggiogato dalla strana personalità di Crossley lo porta a casa facendogli conoscere la moglie Rachel.
La donna all’inizio sembra molto contrariata dalla presenza dell’ospite, ma ben presto anch’essa subisce la forte personalità di Crossley che durante il pranzo racconta frammenti della sua vita prima dell’arrivo nella cittadina.

Ha vissuto per ben 18 anni tra gli aborigeni australiani, imparando da loro arti magiche ancestrali e sopratutto la capacità di emettere un urlo in grado di arrivare ad uccidere un essere umano.Racconta ai suoi sconcertati anfitrioni di essersi allontanato dalla comunità aborigena dopo aver ucciso i suoi figli, come previsto dalle leggi ancestrali aborigene.La misteriosa aura che avvolge l’uomo,il suo fascino esotico non mancano di sortire un effetto inaspettato su Rachel, che dapprima diffidente alla fine subisce il potente magnetismo che l’uomo emana.
Con atteggiamenti espliciti,la donna tenta di sedurre “l’australiano”, riuscendoci, ma mantenendo contemporaneamente un atteggiamento affettuoso verso il marito.Nel frattempo Crossley,che sembra aver preso il controllo della donna, mostra a Anthony le sue capacità straordinarie, portandolo in una zona desertica e mostrandogli tutta la potenza terrificante del suo urlo. Anthony resterebbe ucciso se prima prudentemente Crossley non gli avesse fatto mettere dei tappi a protezione delle orecchie.
La relazione tra Anthony e Rachel entra i crisi quando Crossley annuncia all’uomo che intende andare a letto con Rachel;esterrefatto chiede spiegazioni alla moglie che però si limita a confermare la cosa.
Sotto la minaccia di Crossley di ucciderlo con un urlo, Anthony fugge dalla casa.
Guidato dal sogno fatto con la moglie sulla spiaggia si reca nel deserto e disseppellisce una pietra con strani simboli ;in quel preciso istante Crossley, che era a letto con Rachel e che si era alzato sentendosi in pericolo, scopre di essere circondato dalla polizia, venuta ad arrestarlo per l’omicidio di un prete.
E’ in trappola e sta per emettere il suo urlo assassino ma proprio in quel momento Anthony spezza in due la pietra e Crossley si accascia al suolo.

La scena ritorna al presente; l’uomo che sta narrando la storia a Robert, il giovane segnapunti altri non è che Crossley,ricoverato nella struttura.
Si scatena un temporale sul campo da cricket e…
Lascio volutamente in sospeso il finale per non rovinare la scoperta dello spettatore di cosa accade nei minuti finali.
Enigmatico e magico, l’Australiano è un film che richiede almeno due visioni per poter apprezzare certi passaggi della storia, alcuni dettagli che ad una prima visione frettolosa si trascurano per ovvi motivi.
Eppure anche un’altra visione lascia irrisolti alcuni aspetti del film, che vaga come una fiaba oscura tra magia, riti ancestrali e realtà, quella realtà che Crossley stravolge insinuandosi nella tranquilla vita borghese di Anthony e Rachel.
Questa è già una prima chiave di lettura del film, una delle tante; l’irruzione di Crossley, uomo misterioso e a contatto con gli intimi segreti della natura e in definitiva della vita simboleggia la dissoluzione dell’ordine borghese, quello su cui si fonda il matrimonio di Rachel ed Anthony, travolto dalla presenza fuori dagli schemi di un essere umano vissuto viceversa a intimo contatto con la natura, dalla quale ha carpito segreti e armonia, restandone però evidentemente sconvolto.
Un’altra chiave di lettura è intimamente legata alla professione di Anthony e alla caratteristica peculiare di Crossley, l’urlo capace di uccidere.

Mentre Anthony passa il suo tempo a comporre musica elettronica, cercando di carpire i suoni all’ambiente che lo circonda, arrivando per esempio a mettere un’ape in un bicchiere per registrarne il ronzio, Crossley appare quasi padrone del suono, intimamente connesso alla sua natura.
Lo dimostra quando a tavola riesce a rompere un bicchiere solo facendolo vibrare.
Un suono “prodotto” quindi e un suono istintivo, naturale.
Ancora una contrapposizione frontale fra due modi di essere antitetici.
L’analisi dei significati del film potrebbe continuare per ore, perchè Jerzy Skolimowski si diverte a legare intimamente molti argomenti senza però estrinsecarli in maniera visibile e sopratutto comprensibile.
Ragion per cui buona parte del film risulta di difficile lettura, magicamente sospeso nel tempo, quasi una favola crudele sospesa all’interno di una favola nera in cui i personaggi appaiono guidati dall’istinto e dalla magia che sembra governare le loro vite.

Il finale è in linea con il racconto, una chiusura circolare che riprende l’inizio esatto del film, quasi volesse eternare il momento, ripetendo sempre la stessa storia e non aggiungendo il benchè minimo indizio sulla sorte dei due coniugi, a cui crossley sconvolge la vita, determinando un loro distacco che assomiglia sinistramente al dissolversi di uno dei valori pregnanti della vita sociale, il matrimonio.
Grazie a location assolutamente selvagge e estraneanti,ai riferimenti oscuri all’arte e al suo potere distruttivo (cos’è il suono se non musica?), all’andare a ritroso e in avanti nel tempo del racconto con incursioni nell’onirico (i deserti, le selvagge bellezze naturali dell’Australia) il film resta sospeso in un limbo dal quale è tratto solo per la rappresentazione della commedia umana che i protagonisti vivono interamente, senza mediazioni.
Davvero in stato di grazia gli attori,con particolare menzione per Alan Bates e Susannah York, che sprizza una sensualità talmente fisica da rasentare l’oltraggio al pudore, pur non mostrando (il film) alcuna inclinazione all’erotismo.

Uno splendido esempio di cinema, quindi.
Chiunque voglia visionarlo può seguire il link http://www.nazioneindiana.com/2014/11/23/cinedimanche-06-jerzy-skolimowski-l-australiano/, qui troverà una splendida riduzione in divx con colori naturali, che restituisce appieno la magia del film stesso.
Ricordo che con l’apposita estensione di Chrome è possibile fare il download del film stesso, che suggerisco caldamente per poter risentire alcuni dialoghi del film stesso.
L’australiano
Un film di Jerzy Skolimowski. Con Susannah York, John Hurt, Tim Curry, Alan Bates, Robert Stephens, John Rees, Carol Drinkwater, Julian Hough, Nick Stringer Titolo originale The Shout. Drammatico, durata 87 min. – Gran Bretagna 1978.
Regia Jerzy Skolimowski
Soggetto Robert Graves (racconto)
Sceneggiatura Michael Austin, Jerzy Skolimowski
Produttore Jeremy Thomas, Michael Austin (produttore associato)
Fotografia Mike Molloy
Montaggio Barrie Vince
Musiche Anthony Banks e Michael Rutherford, Rupert Hine
Scenografia Simon Holland
Trucco Wally Schneiderman
Alan Bates: Charles Crossley
Susannah York: Rachel Fielding
John Hurt: Anthony Fielding
Robert Stephens: Direttore della clinica
Tim Curry: Robert Graves
“La tua musica è nulla” Crossley a Anthony
“Riesce ad ascoltare e a tenere il conteggio allo stesso tempo?” Crossley a Robert
“Ho sempre trovato diffiicle immaginare che l’anima sia legata al corpo finchè non giunge la morte a liberarla.Lei non crede che in tempi di carestia spirutale l’anima possa trovare rifugio in un albero o in un sasso?” Crossley a Anthony
“L’uccisione dei propri figli nella società aborigena è l’unica morte naturale.Per loro ogni altra morte è il risultato di una violenza” Crossley
L’opinione di Emanuele Sacchi dal sito http://www.mymovies.it
(…) Scrigno di significati quasi inespugnabile nel suo ermetismo, The Shout di Jerzy Skolimowski, noto in Italia come L’australiano, è uno dei capitoli più potenti della filmografia del regista polacco. Basato sul testo di Robert Graves, L’australiano è un’indagine nella natura primordiale dell’istinto, nel potere misterioso della carnalità più ancestrale; un regno dimenticato in cui la magia, oscura e terribile, esiste e in cui le posticce convenzioni sociali non hanno alcun significato. Come nel successivo L’ultima onda di Weir l’entroterra australiano è l’habitat ideale perché l’insondabile e l’inesprimibile abbiano luogo; per concretizzarsi nella potenza dell’Urlo, capace di trarre alimento da abissi di disperazione per vomitare la propria furia sulla natura circostante, annientando qualunque forma di vita. Dalla contrapposizione tra l’urlo dello sciamano Crossley e la ricerca sul suono, figlia di esperimenti e studi, effettuata da Anthony prende spunto la lettura più comune di un film chiuso a (facili) interpretazioni: la purezza dell’arte, libera dalle tagliole della società, che sovrasta con la sua potenza la ricerca della creatività attraverso test scientifici. L’artista-mostro, nella sua forma più incontaminata, è terrificante e onnipotente, tale da soggiogare le creature – Susannah York che diviene oggetto sessuale del dominus Crossley – piegandone le volontà. Ciò di cui è capace è qualcosa che non si cela in alcun libro, ma solo nei misteri del creato.
Nemmeno l’amore ha più significato, se non come unica forma di risposta possibile dell’uomo comune a una comunicazione che proviene da un altro livello di percezione rispetto a quello consueto. I colpi di scena e la vendetta di Anthony sono giocati attraverso meccanismi narrativi che possono apparire confusi, ma che rispecchiano la libertà di un linguaggio, assai vicino al free cinema inglese, legato alla sua epoca ma di indubbio fascino. Una visione impressionante e suggestiva, quella de L’australiano, a prescindere dagli anni trascorsi.
L’opinione di pzuzu dal sito http://www.filmtv.it
(…) Tutto ruota attorno a due individui palesemente antitetici, entrambi attratti dalle illimitate potenzialità del Suono, dalla sua origine e dai suoi effetti, ma spinti da interessi e scopi quantomai distanti tra loro: Charles ha messo a punto il suo urlo tonante ed assassino apprendendo una tecnica che gli permette di trasformare la rabbia e le pulsioni più recondite e violente in un estremo atto di furia animalesca, mentre Anthony genera musica campionando i rumori più disparati (il battito d’ali di un’ape chiusa in un barattolo di vetro, un contenitore di latta rotto strofinato dall’archetto di un violino) ed utilizzando un metronomo per dargli un ritmo, disciplinarli, normalizzarli.
Fantasia contro razionalità, istinto contro ragione, sono le architravi su cui monta la guerra psicologica che Charles Crossley muove al suo negativo, e trovano sublimazione nella scelta dell’autore di accogliere per sé la medesima sfida (e la medesima follia), producendo un crescendo di situazioni assurde ed affidando al piglio evocativo e delirante delle immagini fotografate da Mike Molloy, al gran lavoro sul sonoro di Alan Bell (unito al commento musicale atmosferico e spettrale di Anthony Banks e Michael Rutherford, rispettivamente organista e chitarrista dei Genesis), e ai sapienti incastri del montaggio di Barrie Vince, il compito di mescolare indizi e depistaggi oltre che di imporre un costante senso di minaccia incombente, creando un’opera sinceramente anarchica e orgogliosamente imperfetta, un’opera urgente ed eccessiva, che suggerisce metafore e pulsa cinema, un’opera irruenta passionale ed ambigua che sfida la logica, che al calcolo preferisce l’azzardo, e alle certezze l’immaginazione.
Opinioni dal sito http://www.davinotti.com
Caesars
Bel film, sorretto da una sceneggiatura intelligente e da una buona prova di tutti gli interpreti. Jerzy Skolimowski è regista non molto conosciuto ma sicuramente di un certo valore. Girato con un ritmo molto lento il film ci porta, creando la giusta atmosfera di attesa, verso un finale creato con grande intelligenza. Una pellicola di difficile reperibilità che merita almeno una visione in quanto sicuramente mai banale.
Rebis
Oggetto ibrido e misterioso, il film di Skolimowski potrebbe trovare adozione nelle schiere del cinema surrealista così come tra le sperimentazioni più ardite del free cinema inglese, senza poi disdegnare la menzione nei più speciosi annali horror. Al suo centro, lo spalancarsi delle forze occulte – dette irrazionali – in un monotono menage di coppia, inseguendo un’idea del suono che trova nel mito omerico delle sirene la sua più ampia ed esatta esplicazione. L’innovazione stilistica è perlopiù affidata alla rappresentazione dei presagi. Non tanto coinvolgente quanto evocativo. Straniante.
Daniela
Uno straniero si introduce nella casa di un musicista, lo plagia, me seduce la moglie. Dice di essere vissuto per molti anni fra gli aborigeni australiani e di averne appreso le arti magiche, compresa la capacità di emettere un urlo dagli effetti letali… Racconto in flashback di un folle, lascia perplessi per certi ellissi narrative poco comprensibili, che ne fanno più un film-abbozzo che un’opera compiuta, ma riesce comunque ad affascinare per la suggestione panica dei paesaggi sabbiosi ed il magnetismo di Alan Bates, seducente come un cobra
Pigro
L’irruzione del sacro nella razionale routine quotidiana ha la forma di uno straniero che può uccidere con un urlo e che si insinua in un modesto ménage famigliare, travolgendolo. Viene da un luogo “mitico” e approda a un luogo-soglia: un villaggio sperduto affacciato su un deserto, in cui un uomo cataloga suoni. Strano film, visionario non nelle immagini (pure ricercate) ma nello spirito che lo anima e che inietta inquietudini paniche per un’altra realtà. Polanskiano senza ritmo: magico e folle, come la cornice manicomiale suggerisce.
Cotola
Interessante film che colpisce soprattutto per lo stile libero e imprevedibile, tipico del cinema degli anni Settanta. Skolimowski mostra, ancora una volta, di avere un talento visivo (si pensi alla splendida messa in scena della partita di cricket) e narrativo non comune, riuscendo a costruire una storia dai ritmi un po’ dilatati che, sebbene non perfettamente sorretta dalla sceneggiatura, avvince e affascina non poco lo spettatore.
L’opinione di Numenoreano dal sito http://www.filmscoop.it
Sullo sfondo di una partita di cricket giocata all’interno di un manicomio, un misterioso paziente racconta ad un ragazzo, ospite dell’istituto, una storia apparentemente inverosimile. Narra di Anthony, un topo da laboratorio che passa intere giornate a studiare-registrare-copiare qualsiasi tipo di suono, e di come si imbatta per caso in un misterioso viandante il quale ha appreso una singolare conoscenza dagli aborigeni dell’Australia. La conoscenza di un suono, più precisamente un urlo, che l’uomo comune non può sopportare. Pena la morte.
Il concetto di base è chiaro: la natura delle cose è inespugnabile per l’uomo comune. Le sue limitate capacità gli consentono solo di provare a studiare “scientificamente” gli echi di verità che gli arrivano un pò per intuito un pò per casualità, ma egli non può sopportare la reale grandezza degli elementi naturali. Può solo morire o diventare pazzo nel tentativo di sfidarli.
In questo modo “l’urlo terrifico”, magico potere di morte del viandante Crowsley, dà corpo all’inespugnabile, alla verità. Al concetto romantico del sublime. Secondo cui la natura, nei suoi aspetti più terrificanti, produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire, ma anche la consapevolezza della distanza insuperabile che separa il soggetto dall’oggetto. La curiosità unitamente all’arroganza possono portare un uomo come Anthony a pensare, per esperienza presunta, di conoscere la natura delle cose (in questo caso il suono). Ma, a quanto pare, solo chi ha un rapporto più diretto con la natura (gli aborigeni, e Crowsley) può aspirare ad afferrarne i suoi segreti.
Il racconto prende vita come un vortice di suoni atti a scandire e spesso enfatizzare degli episodi raccontati con un vago piglio ermetico, magico, nero. Jerzy Skolimowski non segue uno schema fisso nella narrazione, non offre nessun appiglio sicuro allo spettatore. E lo fa per trasmettergli quello stesso senso di impotenza che è proprio del malcapitato Anthony, solo ed inerme davanti all’ignoto.
Un film potente e coraggioso in tutte le sue parti: storia, colonna sonora, fotografia.










































































































































































































































































































































