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Sophie Marceau

Sophie Marceau Foto 4

“Non volevo fare l’attrice,non volevo fare cinema:cercavo un lavoro per le vacanze,volevo un po di soldi e sono andata in giro a cercare lavoro.Ero troppo giovane e in molti posti non mi hanno preso, poi sono andata in un’agenzia di fotografi,mi hanno fatto qualche foto.Un po di mesi dopo mi hanno chiamato per un casting,ed era il casting di Il tempo delle mele.”
Così Sophie Danièle Sylvie Maupu, in arte Sophie Marceau, racconta il suo esordio cinematografico, avvenuto nel 1980 con Il tempo delle mele, di Claude Pinetau,il film che ha lanciato a livello planetario la figura di quella che era, all’epoca dell’uscita del film, una tredicenne che come abbiamo visto non aveva nei suoi progetti il cinema.

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Figlia di Simone Morisset e Benoît Maupu,Sophie nasce a Parigi il 17 novembre 1966; come racconta in un’intervista“Ero piuttosto timida, riservata. I miei genitori lavoravano come un matti. Abbiamo vissuto in un casa in un comune della Seine-et-Marne, che abbiamo condiviso con i nonni. Il piccolo giardino che avevamo ci salvato la vita. Non si poteva nemmeno andare al cinema. Eravamo ignoranti. Sono cresciuta in libertà fino all’età di 13 anni.”

Un’infanzia tranquilla, vissuta come tante bambine della sua età; un ricordo dei suoi anni d’infanzia:“All’età di 10 anni, con una amica abbiamo rubato in un negozio con una ragazza. E’ stato dura. Volevano chiamare i nostri genitori. Ho detto che eravamo state obbligate a farlo perché siamo state minacciati da ragazzi più grandi. Ci hanno creduto e ci hanno lasciate andare. In un certo senso, è stato il mio primo test di attrice”.
Ha 13 anni,Sophie, quando entra nel casting di Il tempo delle mele; e pensare che, come racconta “volevo fare il mestiere di mio padre: il camionista. Soprattutto volevo viaggiare: mi vedevo al volante del mio camion, mentre attraversavo deserti e paesaggi sconosciuti»

Sophie Marceau Il tempo delle mele foto 1

Il tempo delle mele

Finisce invece che folgora il regista Pinetau che la vuole fortemente come protagonista di Il tempo delle mele, nel ruolo dell’adolescente Victoire “Vic” Berreton al fianco di Brigitte Fossey e Claude Brasseur, storia di Vic, una ragazzina alle prese con i problemi degli adolescenti e che durante una festa conoscerà il primo amore e i primi turbamenti e che poi, come tutte le adolescenti passerà ad un nuovo amore.
Il film ha un successo planetario, tantissime adolescenti si identificano in Vic e molte prendono ad emulare la maniera di vestire, le mosse, perfino il caschetto di Sophie; che dopo due anni accetta di tornare sul set per girare il sequel del primo film, intitolato semplicemente Il tempo delle mele 2, ancora per la regia di Claude Pinoteau.
Questa volta il film non ha grande successo e Sophie, che ha sedici anni, sembra che debba vedere esaurita la sua popolarità; passano due anni ed ecco la grande opportunità, fornita da Alain Corneau con la parte di Madeleine di Saint-Ilette al fianco di un cast di gran livello con attori come Catherine Deneuve,Philippe Noiret e Gérard Depardieu in Fort Saganne, che racconta la storia di un eroe legionario francese massacrato con i suoi uomini in maggioranza arabi dai soldati tedeschi.

Sophie Marceau Tu veux... ou tu veux pas

Tu veux… ou tu veux pas?, l’ultimo film girato dalla Marceau

Sophie Marceau Une rencontre

Une rencontre

Sophie non è più l’adolescente del Tempo delle mele, è diventata una bella ragazza, dal volto espressivo.
Nello stesso anno gira con Georges Lautner il film Joyeuses Pâques al fianco di Jean-Paul Belmondo e di Marie Laforet mentre è il 1985 l’anno della svolta definitiva della sua carriera.
Gira Amour braque – Amore balordo, diretto da Andrzej Zulawski, che sarà uno degli incontri decisivi della sua vita, perchè il regista polacco sarà il compagno dell’attrice per 16 anni e avrà con lei un figlio.Il matrimonio con Zulawskj durerà fino al 2000, quando l’attrice si sposa ha solo 18 anni mentre lui ne ha 44.
Amour braque, basato su una libera riduzione dall’Idiota di Dostoiewskj ottiene un ottimo successo di critica e conferma Sophie come l’astro nascente del cinema francese ed è il film che la mostra matura, donna.

Sophie Marceau À ce soir

À ce soir

Sophie Marceau Aldila delle nuvole

Aldilà delle nuvole

Anche Police, girato nello stesso 1985 al fianco di Depardieu su regia di Maurice Pialat che riduce una sceneggiatura della Breillat è un buon successo di critica e di pubblico mentre l’anno successivo è la volta di Discesa all’inferno di Francis Girod ancora una volta accanto a Claude Brasseur che questa volta non è suo padre, ma il suo amante.
Negli anni successivi conferma il suo successo diventando una delle attrici più amate del cinema francese;tra il 1986 e il 1999 gira 17 film scegliendo con cura le sceneggiature e impegnandosi al massimo con 2 film all’anno.Ecco alcuni dei film più importanti di quegli anni:

Sophie Marceau Alex & Emma

Alex & Emma

Sophie Marceau Il tempo delle mele 2

Il tempo delle mele 2

Sophie Marceau Il tempo delle mele 3

Il tempo delle mele 3

– Il tempo delle mele 3

Otto anni dopo torna il titolo che l’ha resa famosa, ma in realtà il film, che in originale si intitola L’etudiante, non ha nulla a che vedere con i primi due film.In comune hanno solo il regista Pinetau.E’ una storia d’amore tra un giovane compositore e un’insegnate delle elementari iscritta alla Sorbona.Nonostante le differenze vivranno una storia con qualche complicazione prima dell’happy end

Sophie Marceau Le mie notti sono più belle dei vostri giorni

 

Le mie notti sono più belle dei vostri giorni

–Le mie notti sono più belle dei vostri giorni

Secondo film nel quale la Marceau gira diretta dal suo neo marito Zulawski;la pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Raphaële Billetdoux ed ebbe molte vicissitudini legate all’insanabile contrasto tra la scrittrice e il regista in merito alla sceneggiatura.Ancora una storia d’amore, questa volta dall’esito tragico tra un uomo affetto da una malattia terminale e una ragazza che sceglierà coscientemente di morire accanto all’uomo che ama.Il aprtner della Marceau in questo film è Jacques Dutronc

Sophie Marceau Pacific Palisades

 

Pacific palisades

–Pacific palisades

Ancora una storia d’amore, questa volta diretta da Bernard Schmitt in una coproduzione tra Usa e Francia.
La Marceau interpreta una ragazza che va negli Usa per lavorare ma che scopre di essere stata truffata;decide di rimanere comunque negli states e fa amicizia con una ragazza in attesa di diventare attrice.Ma finisce per innamorarsi dell’uomo dell’amica…

Sophie Marceau La note bleu

La note bleue

–La note bleue

Nel 1991 Sophie lavora per la terza volta con suo marito, Zulawski in una storia che racconta la relazione proibita tra Frederick Chopin e Solange, figlia della sua compagna George Sand.Nel film interpreta proprio l’oggetto proibito dei desideri del grande compositore,la giovane Solange.

Sophie Marceau Fanfan 1

Sophie Marceau Fanfan 2

Due fotogrammi tratti dal film Fanfan

–Fanfan

1993, Sophie Marceau compare in questa commedia sentimentale diretta da Alexandre Jardin che racconta la curiosa storia di una coppia improvvisata che sceglie di mantenere il rapporto di coppia sul piano platonico per evitare che la loro unione venga distrutta dalla routine, come è accaduto ad entrambi nelle loro relazioni passate.Sophie recita accanto a Vincent Perz in un film che ha un buon successo di pubblico ma che in Italia non verrà distribuito in edizione doppiata

A ventisette anni Sophie è una donna avviata verso la piena maturità artistica;finora a parte i film diretti da suo marito ha trovato posto solo in produzioni agro dolci o a sfondo sentimentale.Nel 1994 ecco finalmente la grande occasione; Bertrand Tavernier sta per girare Eloise la figlia di D’Artagnan e la chiama nella produzione nella quale figurano anche Philippe Noiret nel ruolo di D’Artagnan e il nostro Gigi Proietti in quello del cardinale Mazarino. Sophie ricopre il ruolo della volitiva e combattiva figlia del celebre moschettiere ma il film, che ha un buon successo di pubblico (un po meno di critica) diventa famoso principalmente per il furibondo litigio tra l’attrice e il nostro Riccardo Freda che avrebbe dovuto affiancare Tavernier nella regia.Sophie si impunta ed ottiene l’allontanamento di Freda dalla produzione, guadagnandosi così la fama di donna dal carattere irascibile e scevro da compromessi.

Sophie Marceau Amour braque amore balordo

Amour braque-Amore balordo

Nell’anno successivo Mel Gibson la chiama per ricoprire il ruolo della principessa Isabelle nel pluri premiato Braveheart-Cuore impavido, un film che ottiene un successo mondiale e rilancia la figura della Marceau in tutto il mondo.
Il momento magico continua con Aldila delle nuvole, film diretto da Michelangelo Antonioni con la collaborazione di Wim Wenders, nel quale compare completamente nuda suscitando l’ammirazione di tutto il pubblico maschile.ma oltre la sua splendida fisicità Sophie è ormai un’attrice di ottimo livello anche se dovrà attendere il 1997 per tornare sul set, diretta da Bernard Rose nella riedizione del dramma di Tolstoy, Anna Karenina nel quale recita accanto a Alfred Molina e Sean Bean.
Nello stesso anno lavora nel film in costume Marquise diretta da Vera Belmont e in Firelight di William Nicholson; poi due anni di stop, dovuti principalmente alla mancanza di validi copioni.
Nel 1999 subito dopo aver lavorato in Sogno di una notte di mezza estate ecco la consacrazione internazionale a tutto tondo come co-protagonista nell’avventura di James Bond Il mondo non basta.
Non è una Bond girl qualsiasi, il ruolo di Elektra King è elaborato, il più ampio mai attribuito alla spalla di turno dell’agente segreto britannico;il film ha un grande successo e Sophie si trova ad essere nuovamente al centro dell’attenzione.

Sophie Marceau Anna Karenina 1

Sophie Marceau Anna Karenina 2

Due fotogrammi di Sophie Marceau che interpreta il film Anna Karenina

Nel 2000 gira il suo ultimo film con Zulawski; si tratta di La fidélité una riduzione di un romanzo di Madame de La Fayette; la sua relazione con il regista è terminata e Sophie ha un nuovo amore, il produttore Jim Lemley dal quale avrà una figlia e con il quale resterà legata per cinque anni.
Un anno dopo accetta di interpretare Belfagor – Il fantasma del Louvre ,remake bolso e bruttissimo del celebre sceneggiato che negli anni 60 aveva turbato i sogni degli spettatori di mezza Europa; il film diretto da Jean-Paul Salomé è bruttissimo e sulla Marceau piovono critiche a non finire.
Intervistata sul film, Sophie dice “Ho visto Belfagor per la prima volta poco prima delle riprese del film. Ha ancora oggi una certa magia, un pò kitsch forse, ma affascinante e misteriosa. Non mi sono fatta troppe domande sugli eventuali confronti, con il film di Barma o i con Juliette Gréco. Per me scegliere un ruolo è come scegliere un pezzo di vita. È importante e deve essere esaminato seriamente, senza leggerezze. Ogni volta ci si rimette in questione e la sola cosa fondamentale è comprendere quanto quel ruolo può darmi e quanto io possa essere quel personaggio.”

Sophie Marceau Anthony Zimmer

Anthony Zimmer

E’ arrivato il momento di stare dall’altra parte della macchina da presa; nel 2002 Sophie dirige Parlami d’amore, con esito tutto sommato positivo, anche se buona parte della critica riterrà il film piuttosto convenzionale e privo di forza.
Le successive interpretazioni di Sophie Marceau, quelle che arrivano al 2008 non verranno doppiate in italiano; si tratta dei film Alex & Emma ,Je reste!,Les clefs de bagnole ,À ce soir .
Il tutto è intervallato dalla sua seconda regia,Trivial – Scomparsa a Deauville (2007), un thriller modesto che viene ricordato più che altro per la nascita dell’amore tra Sophie e Christopher Lambert, protagonista del film.I due si sposeranno cinque anni più tardi per divorziare a sorpresa solo due anni dopo.
Delle recenti opere interpretate da Sophie vanno segnalati i film LOL – Il tempo dell’amore di Lisa Azuelos nel quale l’attrice è passata dal ruolo di figlia a quello di madre, alle prese con gli stessi problemi che aveva esaltato ai tempi dei suoi esordi cinematografici,Non Ti Voltare (2009) di Marina de Van accanto alla bellissima Monica Bellucci, accolto in modo contrastante dalla critica e dal pubblico,Carissima me del 2010, ultimo film di un certo rilievo dell’attrice,oggi impegnata più sul sociale che nel cinema e che accetta non più di un film all’anno, preferendo scrivere più che recitare.
A 48 anni Sophie Marceau è ancora una splendida donna, con molti interessi fra i quali posto predominante hanno i due figli;una donna molto ammirata dai francesi che la considerano la più europea delle bellezze d’oltralpe.

Sophie Marceau Eloise, la figlia di d'Artagnan 2

Eloisa la figlia di D’Artagnan

Elegante, sempre sorridente e inappuntabile, Sophie Marceau ha probabilmente raccolto molto più di quello che ha seminato cinematograficamente parlando;per larga parte della critica è niente più che una graziosa bambolina.
Ma lei sembra non aver mai fatto caso alle critiche e ha proseguito il suo cammino fiera ed altera nella sua eleganza e bellezza.Come ha dichiarato in una recente intervista «L’invecchiamento non deve essere visto come la fine della seduzione. Restano l’amore, lo scambio, il fascino, la comprensione intellettuale. Rileggete “Una veille maitresse (Una vecchia amante in italiano)” di Barbey d’Aurevilly: è sublime (nel libro il protagonista preferisce una signora spregiudicata alla molto più nobile, ricca e illibata fidanzatina). Inoltre, per la strada, sono ancora molti gli uomini molto più giovani di me che si voltano e mi guardano»

Sophie Marceau Firelight 2

Firelight

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Sophie Marceau Arrêtez-moi

Arrêtez-moi

Sophie Marceau Belfagor

Belfagor

Sophie Marceau Braveheart 1

Sophie Marceau Braveheart 2

Due fotogrammi tratti da Braveheart

Sophie Marceau Carissima me

Carissima me

Sophie Marceau Chouans i rivoluzionari bianchi

Chouans i rivoluzionari bianchi

Sophie Marceau De l'autre côté du lit

De l’autre côté du lit

Sophie Marceau Discesa all'inferno

Discesa all’inferno

Sophie Marceau Eloise, la figlia di d'Artagnan 1

Eloisa la figlia di D’Artagnan

Sophie Marceau Female agents

Female agents

Sophie Marceau Firelight 1

Firelight

Sophie Marceau Fort Saganne

Fort Saganne

Sophie Marceau Il mondo non basta 1

Sophie Marceau Il mondo non basta 2

Due fotogrammi da Il mondo non basta

Sophie Marceau Je reste

Je reste

Sophie Marceau Joyeuses Pâques

Joyeuses Pâques

Sophie Marceau La fidelite 1

La fidelitè

Sophie Marceau Le mie notti sono più belle dei vostri giorni

Le mie notti sono più belle dei vostri giorni

Sophie Marceau Les clefs de bagnole

Les clefs de bagnole

Sophie Marceau L'homme de chevet

L’homme de chevet

Sophie Marceau Lol il tempo dell'amore

LOL il tempo dell’amore

Sophie Marceau Lost and found

Lost and found

Sophie Marceau Marquise 1

Sophie Marceau Marquise 2

La marquise

Sophie Marceau Non ti voltare

Non ti voltare

Sophie Marceau Per fortuna che ci sei

Per fortuna che ci sei

Sophie Marceau Police

Police

Sophie Marceau Pour Sacha 1

Sophie Marceau Pour Sacha 2

Due fotogrammi dal film Pour Sasha

Sophie Marceau Sogno di una notte di mezza estate

Sogno di una notte di mezza estate

Sophie Marceau banner filmografia

2014 Tu veux… ou tu veux pas?
2014 Une rencontre
2013 Arrêtez-moi
2012 Per fortuna che ci sei
2010 Carissima me
2009 L’homme de chevet
2009 Non Ti Voltare
2008 De l’autre côté du lit
2008 LOL – Il tempo dell’amore
2008 Female Agents
2007 Trivial – Scomparsa a Deauville
2005 Anthony Zimmer
2004 À ce soir
2003 Les clefs de bagnole
2003 Je reste!
2003 Alex & Emma
2001 Belfagor – Il fantasma del Louvre
2000 La fidélité
1999 Il mondo non basta
1999 Sogno di una notte di mezza estate
1999/I Lost & Found
1997 Firelight
1997 Marquise
1997 Anna Karenina
1995 Al di là delle nuvole
1995 Braveheart – Cuore impavido
1994 Eloise, la figlia di d’Artagnan
1993 Fanfan
1991 La note bleue
1991 Pour Sacha
1990 Pacific Palisades
1989 Le mie notti sono più belle dei vostri giorni
1988 Il tempo delle mele 3
1988 Chouans! I rivoluzionari bianchi
1986 Discesa all’inferno
1985 Police
1985 Amour braque – Amore balordo
1984 Joyeuses Pâques
1984 Fort Saganne
1982 Il tempo delle mele 2
1980 Il tempo delle mele

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gennaio 13, 2015 Posted by | Biografie | | 3 commenti

Colpo di spugna

Colpo di spugna locandina 1

Possedimenti coloniali francesi in Africa, sul finire degli anni 30.

Lucien Cordier è il poliziotto locale di una cittadina sotto amministrazione francese e dovrebbe rappresentare l’ordine costituito per la popolazione bianca e quella nativa, in precario equilibrio socio-legale per l’arroganza dei bianchi che trattano i neri come cose di nessun valore.
Purtroppo Lucien è la persona meno adatta al compito: è un uomo all’apparenza bonario e imbelle, quasi sempre sudato e con un’espressione di insopportabile bonomia mista a indecisione stampata sul volto.
Ad approfittare della sua debolezza sono un po tutti, ma in particolare Lucien è la vittima preferita di due magnaccia bianchi, che gestiscono il bordello del posto,
Anche a casa la situazione non è diversa: sua moglie Huguette lo umilia trattandolo come un inetto e non esitando a tradirlo spudoratamente con Nono, che dovrebbe essere il fratello della donna ma che in realtà altri non è che il suo amante.

Colpo di spugna 14

Colpo di spugna 1
L’unica distrazione del nostro anti eroe è Rose, la bella moglie di Marcaillou,un tipaccio che la maltratta nello stesso modo in cui maltratta i neri del paese.
Lucien è pigro, in una maniera quasi patologica, è un indolente e la sua indolenza si tramuta in un eccesso di prevaricazione dei bianchi verso i neri che di riflesso colpisce anche lui.
I due ruffiani lo trattano come lo zimbello della corte con conseguente perdita totale di dignità di Lucien.
Che un giorno decide di recarsi da Chavasson, il suo diretto superiore per chiedere consiglio sull’atteggiamento da tenere;l’ufficiale come risposta gli appioppa dapprima un calcio nel sedere, suscitando l’ilarità anche dei neri che assistono alla scena e subito dopo due, spiegando a Lucien che in alcuni casi occorre reagire con forza, ovvero “Quando qualcuno ti fa del male, tu gliene rifai il doppio”
Durante il viaggio di ritorno incontra sul treno che lo riporta a casa la giovane maestra Anne,con la quale fa subito amicizia e alla quale dimostra in un breve dialogo, che dietro l’apparente docilità e vacuità che lo distingue sembra esserci qualcosa che cova in attesa di esplodere.
Ed è così,in effetti.
Quasi che il colloquio con il superiore gli abbia aperto nuovi orizzonti, appena tornato a casa Lucien porta i due papponi di sera in riva al fiume e sotto la minaccia di una pistola prima li costringe a cantare e poi spara loro in rapida successione.

Colpo di spugna 3

Colpo di spugna 2
E’ un uomo completamente diverso ora, Lucien.
A Chavasson venuto a vedere cosa sia accaduto, mente spudoratamente dichiarando di non sapere cosa sia accaduto, non suscitando in lui alcun sospetto che lo conosce come un tipo assolutamente inoffensivo; anzi, con un abile gioco Lucien riesce a far credere in giro che Marcel Chavasson che si è vantato di aver dato ai due papponi una lezione abbia qualcosa a che vedere con la loro sparizione.
Lucien si è trasformato all’improvviso, non è più l’imbelle e indolente uomo di poco tempo prima ma nessuno se ne accorge.
Uccide a fucilate il sordido Marcaillou, che aveva picchiato un povero nero che vendeva noccioline e subito dopo va a letto con sua moglie Rose, poi insegna a quest’ultima a sparare.
La scia di sangue ormai non si interrompe più: Lucien regola i conti con un altro prepotente bianco, lo uccide e contemporaneamente uccide il povero Venerdi, un nero che sapeva troppo e a cui verrà attribuita la morte del bianco, poi assiste impassibile alla morte di Huguette e di Nono uccisi da Rose a cui ha armato la mano e che abbandona senza rimpianti al suo destino.

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Colpo di spugna 5
E’ l’epilogo.Durante una serata danzante che si svolge in uno strano clima visto che nel mondo è scoppiata la guerra, Anne la maestrina gli confessa di amarlo ma Lucien, che non ha più l’espressione indolente e ebete stampata sul volto le risponde che non può amarla perchè impegnato a difendere con la forza gli onesti dai farabutti.
“E non hai paura di ciò che può accaderti?” domanda ansiosa Anne
“Paura di che?In ogni caso sono già morto da tanto tempo” risponde amaramente Lucien
La dissolvenza finale inquadra l’uomo con la pistola in mano, con un’espressione assorta sul viso mentre guarda un gruppo di bambini intenti a giocare.
Punta la pistola, prende la mira ma…
Imprevedibile, allucinante, perverso, iperbolico.
Colpo di spugna (Coup de torchon nell’edizione originale)  è un pugno nello stomaco, è un film spiazzante e irriverente, cattivo e auto distruttivo, lesionista e irreale.
Un film in cui si muovono personaggi sporchi e sudati, appiccicosi e moralmente abietti sotto il sole abbacinante dell’Africa contornati dalla popolazione indigena ridotta al ruolo di comparsa o di vittima, se vogliamo.
Vittima della prepotenza e dell’arroganza dei bianchi, della loro violenza e del loro razzismo:
“Cosa vi fa credere che i negri non abbiano un anima?” chiede Lucien a Chavasson, il suo superiore, che gli risponde
“Perchè praticamente i negri non sono persone”
“Ma allora secondo te cosa sono?”
“Ma sono dei negri, soltanto dei negri e la prova è che parlando di loro non si dice che sono persone ma solo dei negri”

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Il ributtante cinismo, il razzismo totale e ignorante espresso da questo breve dialogo nasconde la chiave di lettura del film, diretto da Bertrand Tavernier nel 1981, tratto da Pop. 1280, romanzo di Jim Thompson uscito in origine nel 1964.
Un film cattivissimo, a tratti incostante, a tratti volutamente oltre le righe, popolato da personaggi odiosi e amorali, antipatici, caratteristiche peculiari a cui non si sottrae nemmeno l’improvvisato giustiziere Lucien, che per quasi tutta la durata del film ha un comportamento sdoppiato.
Da un lato imbelle e vile spettatore delle nefandezze dei bianchi, dall’altro, nella parte più dura del film giustiziere e carnefice di quegli stessi personaggi che popolano la storia.
Non piacciono per ovvi motivi i due ributtanti e razzisti fratelli Le Peron, due papponi che vivono sulle spalle di giovani prostitute locali troppo povere per procurarsi il sostentamento e che saranno i primi a cadere sotto il piombo di Lucien così come abietti sono Huguette e Nono, i due amanti spudorati che vivono la loro tresca sotto gli occhi di tutti e dello stesso Lucien, all’apparenza all’oscuro della cosa che invece è conosciuta da tutti i compaesani;non può ovviamente piacere Mercaillou, il vile e manesco marito di Rose così come alla fine piace poco anche quest’ultima, che vive la sua relazione con Lucien dapprima e con Hugette in seguito e che avrà un unico sussulto d’orgoglio quando capirà che il suo amante l’ha usata per i suoi fini, uccidere la moglie e l’amante.
E alla fine non piace nemmeno il personaggio all’apparenza più pulito della storia, la maestrina Anne, che assiste senza muovere ciglio alla furia omicida di Lucien, finendo anzi per innamorarsi della parte oscura di quest’ultimo, come ampiamente mostrato nelle sequenze finali, con l’ultimo memorabile dialogo tra lei e Lucien stesso.
Un piccolo micro cosmo abietto e amorale, quindi, che vive ( e muore) tra l’indifferenza dei nativi, troppo presi dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza e schiavizzati oltremodo dai colonialisti bianchi che hanno rubato loro la terra e in fondo anche le anime.

Colpo di spugna 13
Tavernier frusta selvaggiamente qua e la, senza creare nessuna alternativa morale al degrado assoluto, alla disintegrazione dei valori che avvolge come un miasma putrido tutta la pellicola.
Il film procede nevroticamente ma con una logica spietata, avvolgendo di cupo cinismo ogni cosa.
L’arroganza del potere è assoluta,totale e ad esprimerla ci sono solo personaggi che a tratti appaiono caricaturati in modo forse eccessivo.
Marcel Chavasson, il diretto superiore di Lucien, il colonnello Tramichel, appaiono come macchiette tragicomiche, non fosse per lo scenario da incubo nel quale si muovono, un colonialismo selvaggio, crudele e amorale che mostra la sua faccia in pieno sole, senza pudore e senza apparente confine.
Tavernier sceglie l’arma dell’umorismo nero, più cinico e cupo possibile.
Un film forse eccessivo, votato all’esasperazione ma un film che di certo non lascia indifferenti.
Il cinema francese degli anni 70 e 80 ha regalato spesso gioielli come questo film di Tavernier;penso a Calmos di Blier o ai film di Lelouch, Malle ecc.

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Film che spesso hanno nella provocazione, nella dissacrazione il fulcro delle loro narrazioni; Colpo di spugna assomiglia nella narrazione (come pietra di paragone,of course) al nostro Brutti sporchi e cattivi, il film disperato, metropolitano di Scola.La stessa umanità alla deriva si agita senza soluzione di continuità, senza riferimenti morali e senza modelli sociali di ispirazione. Certo, i due film sono distanti come tematiche, in uno è il proletariato urbano della metropoli che vive in condizioni miserabili, qui è la popolazione nera a farlo.
Ma i punti di contatto ci sono.
Come dimenticare i bambini neri alle prese con la sabbia del deserto, nella quale scavano per tirare fuori i vermi che mangiano avidamente e come non paragonarli ai “neri” dalla pelle bianca che vivono nelle baracche al centro della opulenta metropoli occidentale?
Come non ridere sinistramente del colonialista che entra in una latrina e se la vede esplodere sotto gli occhi uscendo poi coperto di escrementi e come non paragonarlo al sotto proletario che vive in promiscuità assoluta in una baracca accoppiandosi furiosamente mentre gli altri dormono?
L’umanità malata di Tavernier fa contemporaneamente ribrezzo e pietà.

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Colpo di spugna vive anche sulle magistrali interpretazioni del cast che Tavernier assembla.
Si va dal grandissimo Noiret, sudato, sporco e ironico, indolente e pigro eppur spaventosamente lucido nel finale apocalittico nel ruolo di Lucien alla bellssima e seducente Isabelle Huppert che ricopre con tutta la sua bravura il ruolo di Rose, passando per la bravissima Stephane Audran fino al solito immenso Marielle e in ultimo alla bella e spaesata (nel film) Irène Skobline, nel ruolo di Anne la maestrina muta testimone della lucida follia di Lucien.
Splendida la fotografia, angosciante la location, per un film che non si dimentica.

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Colpo di spugna

Un film di Bertrand Tavernier. Con Isabelle Huppert, Philippe Noiret, Stéphane Audran, Jean-Pierre Marielle, Eddy Mitchell, Guy Marchand, Irène Skobline, Michel Beaune, Jean Champion, Victor Garrivier, Gérard Hernandez, Abdoulaye Diop, Daniel Langlet, François Perrot, Raymond Hermantier, Mamadou Dioum, Samba Mone, Irénée Martin, Max Ernst, Paul Grimault Titolo originale Coup de torchon. Drammatico, durata 128 min. – Francia 1981.

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Colpo di spugna banner protagonisti

Philippe Noiret …Lucien Cordier
Isabelle Huppert … Rose Mercaillou
Jean-Pierre Marielle … Doppio ruolo di Le Peron e di suo fratello Georges
Stéphane Audran … Huguette Cordier
Eddy Mitchell … Nono l’amante di ‘Huguette
Guy Marchand … Marcel Chavasson
Irène Skobline … Anne la maestrina
Michel Beaune … Vanderbrouck
Jean Champion …Il prete del villaggio
Victor Garrivier … Mercaillou
Gérard Hernandez … Leonelli
Abdoulaye Diop … Fête Nat il servitore nero di Lucien
Daniel Langlet … Paulo
François Perrot …Il colonnello Tramichel

Colpo di spugna banner cast

Regia Bertrand Tavernier
Soggetto Jim Thompson
Sceneggiatura Bertrand Tavernier e Jean Aurenche
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Armand Psenny
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Alexandre Trauner

Colpo di spugna banner citazioni

“Tiriamo sui cadaveri che passano, a loro non da fastidio e noi ci divertiamo” (Le Peron)

” Oh,ma che bel mestiere;ci sono migliaia di africani che sono morti nella Francia senza saper parlare il francese;grazie al suo lavoro impareranno a leggere il nome dei loro papa sui monumenti ai caduti” (Lucien ad Anne)

“Meglio un cieco che piscia dalla finestra che il burlone che gli fa credere che sia un cesso” (Lucien a Venerdi)

” Il Signore mi ha ordinato di colpire Le Péron, Leonelli, Mercaillou e Venerdi. Io non ero completamente d’accordo. Gesù Cristo“. (scritto da Lucien sulla lavagna di Anne)

“Uccidere è un dovere civico, un atto di carità“.(Lucien)

Colpo di spugna banner recensioni
L’opinione di Peppe Comune dal sito http://www.filmtv.it

(…)“Colpo di spugna” (dal romanzo “Pop 1280” di Jim Thompson) di Bertrand Tavernier è un amabile pamphlet filosofico tutto costruito sull’ailare rappresentazione del labile confine tra il bene e il male, quando l’assoluta indifferenza su quelle che sono le sorti del genere umano rende, non solo largamente impunita la sistematica propagazione della morte, ma anche tollerabile la sua sardonica progettazione. Tutto è rappresentato con soave leggerezza, facendo perno sulla superba caratterizzazione di un sedicente ingenuo per portarci a guardare coi suoi stessi occhi la deriva esistenziale di un intero mondo, un mondo dove imperano la sempiterna legge del più forte la razzistica convinzione che i neri non siano delle “vere persone”, un mondo retto sulla sopraffazione impunita di pochi “notabili” bianchi, quei bianchi che hanno eletto Lucien Cordier a scemo del villaggio e che ben volentieri lo fanno assurgere a capo espiatorio di tutte le falle di sistema. Emblematiche sono le parole che Lucien rivolge ad uomo che è venuto fino a Bourkassa per sapere che fine abbia fatto il fratello : “i crimini sono tutti collettivi. Si partecipa a quelli degli altri e gli altri partecipano ai tuoi. Tuo fratello è stato ucciso da tutti. Anche da me, e forse da me più che dagli altri”. Parole che suonano come una condanna senza appello, proferite da un uomo che sembra essere seduto sull’orlo di un apocalisse imminente, intento a registrare e farsi partecipe allo stesso tempo dell’effettiva propagazione del male, a constatare l’ormai acclarata inaffettività di ogni rapporto umano. Gli indigeni sono solo delle comparse silenti, Tavernier le pone sullo sfondo, come una speranza inascoltata. (…)

L’opinione di Mauro Lanari dal sito http://www.filmscoop.it

(…) “Orribile campione della specie umana”, come lo definisce Thompson, Cordier ha una coscienza, sorniona ma lucida e radicale, della realtà.
È un cavaliere senza macchia privato della principessa da salvare e relegato a testimone impotente di un male che si diffonde già la mattina attraverso il fetore delle latrine, per poi corrodere dentro nel buio. Di fronte a tale gravità, che richiederebbe un intervento all’altezza di un Salvatore, l’unico escamotage che la natura consegna è “il dormire e il mangiare”. In particolare il gastronomico, con la parodistica urgenza del cibo, è un tema del film debordante, che asfissia la giornata dei personaggi anche negli intermezzi di maggior tensione, i quali “sono costretti” a tavola, per colazioni o pranzi o tè o aperitivi o comunque sedute che paiono indilazionabili, in qualsiasi circostanza, anche la più delicata: dopo un delitto, o un funerale, o tra un litigio e l’altro, o durante una stessa sparatoria, avvicinandoli al parossismo culinario esistenziale di Ferreri. Non c’è nulla da stimare, non c’è niente per cui valga la pena vivere, ma solo da aspettare che questo mondo avvolto dalla morte vada nella completa rovina e nel minor tempo possibile. Però, come un miraggio, la principessa arriva e, come un giglio immacolato sbocciato all’improvviso tra i rovi e le serpi, si materializza nei panni di una giovane maestra francese: Anne. È il momento di muoversi, ribellarsi e riabilitare sé stessi e il mondo fino a innalzarlo al livello di tale purezza. Ma come agire? Lucien, dando ascolto alla propria invigorita voce interiore, si sente investito da una missione assoluta, iniziando così un cammino dove tutto è messo sottosopra, tutto oscilla tra logica e follia e, in una sorta di delirio spirituale, si proclama il nuovo Ges\ù Cristo. Ma si tratta pur sempre di un Cristo impietoso e depresso, monco nelle sue qualità, più vicino all’indole di un’umanità agonizzante che a quella divina. Non esistono soluzioni nuove a cui aggrapparsi, l’unica chance è di far collassare le leggi selvagge della natura umana. Così, dopo l’ennesima umiliazione, Lucien applica in modo rigoroso, diligente, scrupoloso il suggerimento dell’autorità laica di restituire duplicato il male subito, sorta di “lex talionis” al quadrato, mentre dall’autorità religiosa apprende la lezione dell’amore verso il prossimo. Dopo aver saggiato il valore morale delle sue vittime (“Non è perché io metto la tentazione a portata di mano che bisogna forzatamente lasciarsi tentare”, “Io mi arrangio soltanto perché la gente si mostra tale quale è”…), puntualmente le elimina in nome dell’amore e di Dio.
La morte sembra essere l’unica reale alleata dell’umanità e l’unica soluzione efficace nel teatrino tragico: “Uccidere è un dovere civico, un atto di carità”. Ma il compito che egli si è prefisso si rivela alla fine utopico, titanico quanto impossibile: “Non ne posso più di essere il solo a espiare unicamente per aver fatto quello che la gente voleva che facessi e che non ha il coraggio di fare”. Perciò, dopo un improbabile ballo con Anne, nell’atmosfera paradisiaca di una piazza addobbata a festa per l’entrata in guerra, di fronte al moltiplicarsi dei bambini nella sequenza finale, cioè alla reduplicazione incontrollabile e inarrestabile della vita malefica così com’è, un Lucien ormai fiaccato getta la spugna e non sa più cosa fare, se dirigere la pistola verso i bambini oppure verso se stesso, in un'”impasse” apparentemente definitiva.

L’opinione di buiomega71 dal sito http://www.davinotti.com

(…) Immerso in situazioni grottesche che rasentano la commedia più ludica (il bagno nella merda del signorotto locale), con schegge improvvise di devastante violenza (le esecuzioni a freddo dei due macrò, la fucilata improvvisa al marito manesco e ubriacone, il tiro a segno ai cadaveri dei neri che galleggiano sul fiume, il finale con la Huppert che spara e fà un massacro nella sua stanza da letto), un erotismo sudaticcio e carnale (la Huppert quasi sempre nuda e vogliosa, la Audran milfona, con bigodini, calze nere e ciabattine col tacco)
Momenti assoluti di gran cinema: L’eclisse iniziale, il cinema all’aperto che viene devastato da una violenta folata di vento(altro che Nuovo Cinema Paradiso!), la steadycam che segue di spalle la Huppert dalla strada, alle scale, fino alla cucina dove fà colazione Noiret, e l’agghiacciante finale dove Noiret punta la pistola sui bimbi neri che giocano nel deserto.
Tavernier sà fare gran cinema, mischia erotismo ruspante, commedia nera, esecuzioni lampo e feroci, dialoghi (moltissimi) taglienti e cinici oltre ogni dire, la semplicità del male nascosta nel volto e nelle movenze paciose di un Noiret in stato di grazia.
Splendida la fotografia di Pierre-William Glenn, e lo score di Philippe Sarde sottolinea beffarda la straniante e grottesca serie di eventi.
Forse qualcosa andava sfrangiato (il film dura 123 minuti)e quà e là si gira a vuoto (troppo lunga la scena del biliardo e alcune macchiette da commediaccia- tipo i calci nel sedere a Noiret-potevano essere evitate), ma rimane un film che non assomiglia a nessun altro. Vitale, carnale dove la morte sorride a denti stretti.

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Recensione del romanzo di Thompson dal sito http://www.carmillaonline.com

(…) Ambientato nei primi anni del novecento, “Colpo di spugna” racconta la storia di Nick Corey, lo sceriffo di Potts County, una piccolissima comunità del Texas occidentale. Fin dalle prime pagine, Corey viene presentato alla stregua di un imbecille: tiranneggiato dalla moglie megera, dileggiato dai concittadini, è sbeffeggiato anche dallo sceriffo Ken Lacey. Affiorano alcuni dubbi, sospetti concreti che il fratello ritardato della moglie non sia un consanguineo ma bensì un amante segreto dalle impressionanti doti virili. Sulle prime, Nick Corey appare un tonto fenomenale, o almeno fino al momento in cui non ammazza a sangue freddo due ruffiani: si tratta di un atto di violenza feroce e insensato, che al tempo stesso spiazza e sconcerta il lettore. E ancora: sorpreso Tom Hauck, un uomo con cui ha un conto in sospeso, Nick lo sventra con due colpi di fucile. Ma allora chi è veramente lo sceriffo Corey? Una scaltra mente criminale che si nasconde ostentando stupidità? Ammazza ancora Nick e spinge anche gli altri a farlo per lui. Mente, mette i propri nemici l’uno contro l’altro, li caccia nei pasticci, li costringe a commettere errori. Progressivamente Nick si svela per quello che è: un assassino spietato e amorale. «Cosa ti è successo? Quando sei diventato così?» chiederà nelle battute finali Rose, una delle sue amanti. Il racconto è scritto in prima persona, secondo il modulo narrativo privilegiato da Thompson, ed è quindi la stessa voce interiore di Nick che tenta di spiegare, di dare alle proprie azioni quel senso che non sembrano avere. La citazione più famosa del romanzo è quella in cui Nick dice: «Così ci pensai e ci ripensai, e poi ci pensai ancora un po’. E finalmente presi la decisione. Decisi che non sapevo che cavolo fare». Ma a proposito dell’omicidio dei due ruffiani e lo stesso Nick a dire: «C’erano un sacco di cose, quasi tutte insomma, per le quali non potevo fare niente. Però, invece, potevo fare qualcosa con loro, e alla fine … alla fine ho fatto qualcosa». Non è qualcosa, ma è la concezione stessa che Thompson ha dell’omicidio: in un mondo privo di qualsiasi opzione etica, uccidere resta l’unica possibilità di agire. Alla fine il discorso di Nick assumerà, più che un tono messianico, la forma di un vero e proprio delirio schizoide: «Devo andare avanti a fare il lavoro del Signore, e Lui non ha fatto altro che indicare, scegliere la gente sulla quale io devo sfogare la sua rabbia». In realtà, c’è qualcosa di ineluttabile e inevitabile, una sorta di legame di necessità che unisce vittima e assassino. Per Nick, la debolezza è di per sé una colpa e la vittima è colpevole quanto il suo uccisore: «voglio dire, be’ cos’è peggio, il tipo che sporca di merda la maniglia della porta o quello che suona il campanello?». Perché nessuno è innocente o moralmente sano nella contea di Potts: gli abitanti sono talmente razzisti che, quando qualcuno appicca il fuoco alle baracche del quartiere nero, i cittadini importanti si preoccupano soltanto che i “loro” neri non vengano spaventati troppo. Nel caso fuggissero non rimarrebbe più nessuno per raccogliere il cotone. Del resto, anche le relazioni sociali appaiono improntante al mero formalismo e alla più meschina ipocrisia. «Be’, sai. Adesso sei ufficialmente una vedova e non mi sembra decente andare a letto con una donna vedova da neppure un’ora» dice Nick a Rose, dopo averle ucciso il marito. Si tratta del cuore rurale degli Stati Uniti, di quella grande provincia del Mid West che Thompson ha più volte rappresentato come meschina, marcia e bigotta. Anche ciò che dovrebbe avere la parvenza di un sistema giudiziario non è che un ulteriore conferma della cronica stupidità che affligge gli abitanti di Pottsville: «invece di lavorare la gente perde tanto di quel tempo a linciare altra gente e spende tanti soldi in corde e petrolio che non gli rimane più tanto di quel denaro o di ore lavorative per scopi pratici».(…)

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gennaio 11, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , , , , | Lascia un commento

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gennaio 10, 2015 Posted by | Photogallery | | Lascia un commento

Ufficiale e gentiluomo

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Due Oscar su quattro nomination e due Golden Globe su otto nomination sono il palmares di Ufficiale e gentiluomo, film molto furbo e conseguentemente fortunato costruito a tavolino su una storia che ammicca un po a cenerentola (ma in questo caso non c’è il principe) e un po a La bella e la bestia ( la bestia non è un nobile, non è affatto brutto, anzi)
Un grandissimo successo di pubblico e per una volta una discreta accoglienza di critica, cosa abbastanza rara per un film che tocca principalmente le corde dei sentimenti, frutto di quell’alchimia misteriosa che fa si che alcune storie finiscano per conquistare la platea.
Ufficiale e gentiluomo ha indiscutibilmente alcuni punti cardine di grande effetto sui quali è costruita la storia di Zack Mayo, il giovane di umili origini che per sfuggire ad una vita miserabile sceglie di redimersi e costruire il suo futuro nella marina degli Stati Uniti e quella di Paula Pokrifki, la bella di identiche umili origini che lavora in una cartiera e che riuscirà a far capire a Mayo il valore dei sentimenti.
Una storia d’amore, una storia di riscatto, una di amicizia.

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Su qesti tre temi Taylor Hackford costruisce quindi una storia armonica e ben guidata dall’inizio alla fine, sempre giocata in bilico tra i buoni sentimenti dei protagonisti da una parte e sulla disciplina, sull’educazione e sulla formazione dall’altra.
La trama in breve:
Zack Mayo è un giovane che vive in un collegio dopo la morte di sua madre; la vita nella struttura non lo soddisfa quindi sceglie di seguire suo padre, un sergente di marina che passa la sua vita tra donne e alcool.
Mayo vuole riscattarsi dall’ambiente in cui ha praticamente sempre vissuto e nonostante lo scetticismo del padre decide di iscriversi ad una scuola per diventare ufficiale di marina e pilota d’aerei.
I primi tempi del corso d’addestramento sono durissimi.
Il sergente Foley, un addestratore duro e implacabile si rivela per Zack un osso durissimo; l’uomo infatti ha il compito di evidenziare le debolezze degli uomini a lui affidati e non esita a usare tutti i trucchi e tutta la sua autorità per mettere in crisi i suoi allievi, convinto così di forgiare non solo dei buoni piloti, ma degli uomini atti alla disciplina e con un codice d’onore ben preciso.

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Zack stringe una forte amicizia con Sid, un giovane collega a cui pulisce le scarpe e lucida gli alamari in cambio di lezioni su una materia che Zack stesso conosce poco, finendo poi per estendere la cosa agli altri partecipanti al corso.
Scoperto da Foley, che vorrebbe il suo abbandono del corso, Zack reagisce con forza e da quel momento viene sottoposto ad un durissimo e implacabile addestramento personale da parte del sergente.
Contemporaneamente Zack e Sid conoscono e frequentano due ragazze del posto,Paula e Lynette,con le quali hanno una relazione libera e senza apparenti coinvolgimenti sentimentali.
Sid però finisce per innamorarsi di Lynette, la quale è più interessata alla carriera del giovane che al suo amore.
Per Zack l’addestramento continua, implacabile.

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La volontà,la grinta, il desiderio di riscatto finiscono per avere la meglio anche sulla volontà di Foley e Zack si appresta quindi a ultimare il corso.
Ma Sid, ingannato da Lynette che gli fa credere di essere incinta, decide di lasciare il corso cosa che scatena la rabbia della donna, che lo lascia.
Deluso e umiliato, Sid si uccide.
Zack, convinto che il responsabile del suicidio dell’amico sia opera del durissimo addestramento di Foley, affronta quest’ultimo in un combattimento di arti marziali sul ring, finendo però sconfitto.
Il corso termina e Zack è finalmente ufficiale: si è reso conto che senza Foley non avrebbe trovato la grinta e la forza per superare il corso stesso e glielo dice ricavandone in cambio un “Togliti dalle palle Mayo”
In sella alla sua moto, con la divisa bianca immacolata e impeccabile, Zack va verso la cartiera dove lavora Paula e in mezzo ad un tripudio di lacrime e appalusi delle colleghe della ragazza, la prende in braccio e la porta via con se mentre in sottofondo si sentono le note di Up Where We Belong cantata da Joe Cocker e Jennifer Warnes.

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Non c’è il cavallo bianco, ma c’è la moto; il principe è un ufficiale di marina che porta via la sua cenerentola verso un futuro assieme.
Happy end e applausi del pubblico.
Perchè le storie a lieto fine in fondo sono quelle che permettono di sognare, perchè abbiamo visto una storia di redenzione che è giunta a compimento nonostante i fatidici ostacoli e perchè anche la carogna Foley ci sta simpatico.
Il successo del film naturalmente non dipende solo dalla storia accattivante.
Il regista di Santa Barbara, Hackford che in seguito girerà Due vite in gioco (Against All Odds) (1984) e Il sole a mezzanotte (1985) è un ottimo mestierante; ha senso del ritmo e della misura e in più è anche un uomo fortunato.
Si, perchè affida la parte principale, quella di Zack Mayo a Richard Gere, che fino a quel momento aveva avuto parti defilate, ad eccezione del ruolo di protagonista in American gigolò.E Gere lo ripaga alla grande, con un’interpretazione misurata e magistrale, con la quale otterrà un enorme successo sopratutto fra il pubblico femminile.E pensare che Gere era stato un ripiego, dopo il rifiuto di Travolta di prendere parte al film…

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Per la parte femminile sceglie la sconosciuta Debra Winger, non certo una bellissima ma dal volto dolce e tranquillizzante, non una vamp ma una ragazza “normale”
La scelta però più pregnante è quella di Louis Gossett Jr. che interpreta in modo impareggiabile lo scorbutico e durissimo sergente Foley; la sua interpretazione incanta tutti e nella serata degli Oscar del 1983 sarà suo l’Oscar per il migliore attore non protagonista.
Bellissima la colonna sonora che vincerà anch’essa un Oscar.
Up Where We Belong composta da Jack Nitzsche, Buffy Sainte-Marie e Will Jennings e cantata da Joe Cocker e Jennifer Warnes diverrà un evergreen e rimarrà indissolubilmente legata alle immagini finali del film, vera icona di romanticismo ripresa un’infinità di volte da molti autori.
Un film forse un tantino ruffiano ma sicuramente accattivante e piacevole, costruito con abilità e divenuto con il temo quasi un simbolo di quegli anni ottanta spensierati e pieni di speranza.
Il film è presente in rete in una bella versione sia audio che visiva all’indirizzo http://www.cb01.tv/ufficiale-e-gentiluomo-1983/

Ufficiale e gentiluomo

Un film di Taylor Hackford. Con Richard Gere, Louis Gossett jr, Debra Winger, David Keith, Robert Loggia,Victor French, David Caruso, John Laughlin, Tony Plana, Lisa Eilbacher, Lisa Blount, Harold Sylvester, Grace Zabriskie, Bill Stewart, Tommy Petersen, Mara Scott Wood, David Greenfield, Dennis Rucker, Jane Wilbur, Buck Welcher, Vern Taylor, Elizabeth Rogers, David R. Marshall, Gary C. Stillwell, Tee Dennard, Norbert M. Murray, Daniel Tyler, William Graves, Brian D. Ford, Michael C. Pavey, Keith J. Haar, Pia Boyer, Danna Kiesel, Jeffrey P. Rondeau, Michael Lee Bolger, Mark L. Graves, Meleesa Wyatt, Jo Anna Keane, Samuel M. Pace, Marvin Goatcher Titolo originale An officer and a gentleman. Drammatico, durata 124 min. – USA 1981.

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Ufficiale e gentiluomo banner protagonisti

Richard Gere: Zack Mayo
Debra Winger: Paula Pokrifki
Louis Gossett Jr.: sergente Emil Foley
David Keith: Sid Worley
Lisa Blount: Lynette Pomeroy
Lisa Eilbacher: Casey Seeger
Tony Plana: Emiliano Santos Della Serra
Harold Sylvester: Perryman
David Caruso: Topper Daniels
Robert Loggia: Byron Mayo
Victor French: Joe Pokrifiki
Grace Zabriskie: Esther Pokrifiki
Ron Hayes: Midshipman
Tommy Petersen: Zack da ragazzo
Luigi La Monica: Zack Mayo
Roberta Paladini: Paula Pokrifki
Vittorio Di Prima: sergente Emil Foley
Loris Loddi: Sid Worley

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Liliana Sorrentino: Lynette Pomeroy
Simona Izzo: Casey Seeger
Mauro Gravina: Emiliano Santos Della Serra
Tonino Accolla: Topper Daniels
Diego Michelotti: Byron Mayo
Ada Maria Serra Zanetti: Esther Pokrifki

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Regia Taylor Hackford
Soggetto Douglas Day Stewart
Sceneggiatura Douglas Day Stewart
Produttore Martin Elfand, Douglas Day Stewart
Casa di produzione Lorimar Film Entertainment
Distribuzione (Italia) Paramount Pictures
Fotografia Donald E. Thorin
Montaggio Peter Zinner
Effetti speciali Joseph P. Mercurio
Musiche Mark Knopfler, Jack Nitzsche, Buffy Sainte-Marie, ZZ Top, Van Morrison
Scenografia Philip M. Jefferies, James L. Berkey
Costumi Rita Riggs, Laurie M. Riley
Trucco Jerry O’Dell, Marina Pedraza, Jim Gillespie

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Sergente Emil Foley: Da dove vieni soldato?!
cadetto: Da Oklahoma City, Oklahoma! Signore!
Sergente Emil Foley: Due cose sole vengono vengono dall’Oklahoma: tori e checche! Io non vedo le corna, quindi devi essere una checca!

Zack Mayo: Non la dimenticherò mai sergente.
Sergente Emil Foley: Lo so.
Zack Mayo: Non ce l’avrei mai fatta senza di lei. Grazie sergente.
Sergente Emil Foley: Levati dalle palle Mayo.

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Ufficiale e gentiluomo locandina sound

1 – Main Theme from “An Officer and a Gentleman” – Jack Nitzsche
2 – Up Where We Belong – Joe Cocker & Jennifer Warnes
3 – Hungry for Your Love – Van Morrison
4 – Tush – ZZ Top
5 – Treat Me Right – Pat Benatar
6 – Be Real – The Sir Douglas Quintet
7 – Up Where We Belong – Joe Cocker & Jennifer Warnes
8 – Love Theme from “An Officer and a Gentleman” – Lee Ritenour
9 – Tunnel of Love – Dire Straits
10 – Intro Music To “Tunnel Of Love Extract” From: The Carousel Waltz
11 – The Morning After (Love Theme) – Jack Nitzsche

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L’opinione del Morandini

Zack Mayo figlio di madre suicida e di padre donnaiolo e ubriacone, decide di rifarsi una vita iscrivendosi al corso per piloti militari di jet. Durante il corso (durissimo perché l’istruttore lo prende di mira anche se a fin di bene) conoscerà l’amicizia di un ragazzo di estrazione borghese (che però finirà col suicidarsi) e l’amore sincero di una bella ragazza. Film di successo, tecnicamente ben fatto, con attori ricchi di carisma e tanto di happy-end.

L’opinione di Yosseph dal sito http://www.filmscoop.it

Ampiamente acclamato al momento della sua uscita, Ufficiale e gentiluomo è un racconto senza tempo di romanticismo, amicizia e crescita.
Il protagonista è Zack Mayo (Richard Gere), tormentato personaggio che si arruola nella Marina per dare una direzione alla sua vita ribelle, trovando redenzione nel duro addestramento militare.
La regia è buona, la sceneggiatura è solida, le prestazioni degli attori sono convincenti. Particolarmente meritevole è l’interpretazione di Louis Gossett Jr., perfetto nel suo ruolo di sergente di ferro. La sua è una prova da Oscar.
Il finale è un trionfo di emozioni. Gere è maestoso nella sua bianca uniforme navale, magica è la canzone premio Oscar in sottofondo, Up Where We Belong.
Significativo il messaggio universalmente positivo che scaturisce dalla sfida coi propri demoni: il successo si ottiene con determinazione, duro lavoro e vero cuore.

L’opinione di Maso dal sito http://www.filmtv.it

(…) “Ufficiale e gentiluomo” è però prima di tutto una delle più belle storie d’amore raccontate al cinema e lo si deve tantissimo ad una immensa, stupenda, dolcissima, sensuale, appassionata, leale, romantica Debra Winger al di la di ogni mio aggettivo per apprezzarla nel ruolo di Paola “la polacca”, la ragazza di umili origini che dedica tutto il suo affetto al dannato Zack Mayo senza secondi fini ma solo per amore a prima vista, ci sono delle scene che sono stampate nella mia mente quando vengono inquadrati i due innamorati affiatati come pochi altri sul grande schermo: la scena in cui lui la maltratta mentre lei scoppia a piangere chiedendogli solo di aprirsi un pò, la scena in cui sembrano aver rotto e discutono davanti al juke box mentre sta girando “Tunnel of love” dei Dire Straits dove Debra riesce ad esprimere solo con i lineamenti la delusione di chi è stata messa da parte senza nessuna spiegazione è una sfumatura difficilissima da recitare, la rabbia dipinta sul volto nel momento in cui il suo comportamento viene ingiustamente paragonato a quello di Lynette, la grazia del suo corpo e la passione mentre si morde le labbra nella celeberrima scena d’amore con Gere tanto bella da farti venire il dubbio se non lo abbiano fatto veramente, sono tutte sequenze che esaltano la bravura di questa attrice che ho sempre ammirato infinitamente in ogni sua performance ed è una vergogna che non le fu assegnato un Oscar, uno degli scippi più scandalosi nella storia di questo premio, posso soltanto dire con onestà che la Streep premiata per “La scelta di Sophie” è stata altrettanto grandiosa e credo che la scelta ricadde su di lei per la drammaticità del tema trattato nel suo film. (…)

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Opinioni dal sito http://www.davinotti.com

Il gobbo

Telefonatissimo e stereotipatissimo film di ambiente militare, coi lumpen della provincia americana in cerca di riscatto. Gere virileggia facendo ingrifare le spettatrici, ma come è possibile innamorarsi della già indisponentissima Debra Winger? Ovviamente trionfa nella memoria il trucissimo Lou Gossett, al cui sergente di ferro ruberà qualche tic Kubrick per Full metal jacket. Gran botto della canzone, uguale a Sarà quel che sarà di Tiziana Rivale, carneadica vincitrice del Sanremo ’83!

Cotola

Ci sono tutti gli elementi tipici dei film imperniati sull’istruzione militaresca: il sergente di ferro che plasma e rieduca la recluta ribelle, il soldato debole che non resiste all’addestramento, quello che dopo tanti sforzi riesce a superare la prova più dura e così via. In più ci sono anche le complicazioni sentimentali che faranno felici il gentil sesso. Tutto già visto, tutto già scritto (ma come finirà mai?) eppure funziona alla perfezione. Perfetto Gosset (vincitore dell’oscar) ma anche la Winger e Gere fanno la loro figura.

Tarabas

White trash in cerca di riscatto entra alla scuola piloti della Marina militare; prima fa il furbetto poi diventa un capopopolo e cucca anche la bella del villaggio (Debra Winger ai massimi). Messa così sembra una scemenza, ma il film ha una sua dignità ed è ben interpretato, con Gossett che mette su un personaggio destinato a rimanere impresso e ad influenzare molti altri film. Clichés a piene mani e ruffianeria, anche musicale, senza ritegno, però si vede volentieri. Categoria filmoni, direi.

Markus

Piaccia o no, il film è diventato un culto. Vicenda prevedibile anche alla prima visione, ma c’è una sceneggiatura solida scandita da momenti/meccanismi ineccepibili. Il bel Gere funziona perfettamente, ma il migliore è l’istruttore (Gosset), che è ormai un’icona indelebilmente scolpita nel tempo. Ufficiali, gentiluomini e donne (ignoranti) disposte a tutto pur di averli. La morale che se ne trae è alquanto discutibile, tuttavia – e non ne sono certo – probabile specchio di una realtà provinciale americana di qualche tempo fa.

Capannelle

Soggetto ampiamente sfruttato ma reso in questo caso con ottima efficacia. Se Louis Gosset jr. vinse meritatamente l’Oscar come attor non protagonista (è lui a caratterizzare maggiormente il film), anche Richard Gere è bravo, credibile quanto basta e senza troppa parvenza da “bellone”. Trama, sceneggiatura e musiche sono tipiche del periodo, non hanno pretese da filmone impegnato e non sono per niente originali, ma risultano godibili e indovinate. Discreti i personaggi minori.
Cangaceiro

Dopo tanti anni dalla sua uscita si può ormai definire meritatamente un classico. Il tormentatissimo personaggio di Zack Mayo è il ruolo più interessante della carriera di Gere ed è da lui interpretato nel migliore dei modi (va così così solo quando frigna). La pellicola ha anche altre frecce al suo arco: l’ottima performance di Gossett Jr., l’irresistibile dolcezza di Debra Winger, le varie scene d’addestramento ben confezionate e la colonna sonora d’eccezione. Piuttosto ruffiano il trionfale happy end in cartiera ma si può chiudere un occhio.

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gennaio 8, 2015 Posted by | Commedia | , , , | 2 commenti

Brivido caldo

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Ned Racine è un giovane avvocato che vive in Florida, a Miranda beach.
E’ un uomo indolente, poco attratto dalla sua professione e più propenso a correre dietro alle donne.
Una sera mentre assiste ad un concerto jazz vede una giovane e attraente donna alzarsi ed allontanarsi dalla platea; la segue e le chiede se può fargli compagnia.
Inizia così con la stessa una relazione improvvisa, torrida e sensuale.
La donna, Matty Walker, è sposata con Edmund Walker, un uomo rozzo ma ricchissimo la cui fortuna deriva da affari immobiliari poco leciti.
Matty non ama affatto suo marito ma sa benissimo che deve restargli affianco per poter continuare la bella vita alla quale è ormai abituata.

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I due quindi vivono esperienze frustranti: mentre Ned si rende conto di svolgere una professione che non gli da alcuna soddisfazione e che è costretto a navigare tra processi e difese di piccolo conto,Matty inizia a pensare di liberarsi dello scomodo marito.
Mentre la relazione fra i due si fa sempre più torbida, Matty inizia a insinuare in Ned il tarlo della gelosia, paventandogli un modo per liberarsi dello scomodo marito e di conseguenza ottenere la libertà e i soldi.
Così Ned, ormai irresistibilmente legato alla sensuale Matty organizza l’omicidio del marito.
Ma Matty ha in mente un piano ben più complesso…
Opera prima di Lawrence Kasdan diretta nel 1981 Brivido caldo (Body heat, letteralmente corpo caldo) è un vero e proprio noir apertamente ispirato a La morte paga doppio ( Double Indemnity), romanzo di James Cain, lo scrittore americano autore fra l’altro di un altro romanzo che ebbe una riduzione cinematografica, Il postino suona sempre due volte.

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Prima di Kasdan lo stesso romanzo era stato utilizzato dal grande Billy Wilder nel 1944 ed era uscito nelle sale cinematografiche con il titolo di La fiamma del peccato con Fred MacMurray e Barbara Stanwick nei due ruoli principali.
Kasdan crea un’atmofera torbida e sudata, legando i due amanti a filo doppio e immergendoli in una relazione sensuale e calda, come evidenziato dal titolo originale del film.
La storia dei due amanti e del terzo incomodo si snoda così attraverso il racconto della torrida sensualità con la quale Matty attira a se Ned, vittima inconsapevole della tela del ragno in cui Matty fatalmente lo attrae e i preparativi dell’omicidio che Ned si prepara a compiere convinto di poter legare a se quella donna fatale con cui ha una relazione sessualmente appagante, una vera e propria droga fisica dalla dipendenza assoluta.

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Con uno sguardo che trasmette calore e il senso di umido non solo atmosferico della location in Florida,Kasdan porta lo spettatore dentro la relazione tra Ned e Marty, fatta di incontri al calor bianco, di una sensualità estremamente fisica a cui lo stesso spettatore non può sottrarsi, complice la splendida fisicità dell’esordiente Kathleen Turner, che avrebbe avuto in seguito una bella carriera ma che non apparirà mai più così sensuale e provocante come in questo film.
Un film in cui si respira, come già detto, un’atmosfera di sensualità assoluta che man mano che il film avanza trasporta il racconto verso il thriller per poi approdare ad un finale beffardo e in parte non prevedibile, con le scene finali che mostrano i due personaggi alle prese con le loro nuove realtà, con un Ned che alla fine soltanto capisce di essere stato non il predatore ma la preda e che la torrida sensualità dell’amante è stata solo utilizzata per i fini che la donna aveva inseguito fin dall’inizio.
Un film davvero molto ben congegnato.
Del resto è al prova generale che Kasdan effettua prima di dirigere quell’autentico capolavoro che sarà Il grande freddo girato nel 1983 e che lo vedrà nei panni dello sceneggiatore, regista e produttore esecutivo.

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Lo scrittore James M. Cain,intervistato disse”: Io non vado al cinema. Ci sono cibi che a certe persone non vanno giù. A me non piacciono i film. La gente mi dice: “Non ti interessa sapere che cosa hanno fatto al tuo libro?”. Ma io dico: “Non hanno fatto niente al mio libro. E’ proprio là sullo scaffale“.
In questo caso avrebbe fatto bene a guardarsi la riduzione del suo romanzo…
Sicuramente ottimale la scelta dei due attori principali; William Hurt è nel periodo migliore della sua carriera è ben si presta al ruolo dello stallone bravo a letto ma altrettanto deludente nel suo lavoro, un gigolò che ottiene le sue uniche vittorie tra le lenzuola piuttosto che in un’aula di tribunale.
Vera e propria sorpresa del film è Kathleen Turner, sguardo magnetico e seducente su un corpo da peccato, sudata e peccaminoso sogno di Ned estrinsecato dal dialogo tra i due che mostra l’assoluta dipendenza dell’uomo dalla sua futura compagna di letto :
“Forse non dovresti vestirti così”:
“Ho una camicetta, non vedo che altro dovrei portare”.
“Non dovresti portare quel corpo”

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La Turner è bella, sensuale e seducente:la sua interpretazione è talmente corporea da rendere il personaggio una fonte continua di tentazione ed è così ben facile capire come un uomo, in questo caso il debole Ned possa finire per farsi coinvolgere in una relazione che si trasformerà in un abbraccio mortale.
Nel film compare anche per pochi minuti Mickey Rourke, che pure svolge un ruolo importante nell’economia del film.
Nonostante il soggetto e la patente di film erotico, in realtà in Brivido caldo sono più le situazioni ad essere ad alto contenuto erotico che non quanto mostrato dal regista;l’erotismo è latente anche se ha una valenza fortissima e i corpi sono lasciati in penombra più che mostrati.
In definitiva, un gran bel film da vedere assolutamente; a questo proposito segnalo la presenza in streaming dello stesso a questo indirizzo:
http://www.cb01.tv/brivido-caldo-1981/
La versione proposta è discreta sia qualitativamente che come audio.

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Un film di Lawrence Kasdan. Con Richard Crenna, Mickey Rourke, William Hurt, Kathleen Turner, Ted Danson,J. A. Preston, Jane Hallaren, Michael Ryan, Kim Zimmer, Lanna Saunders, Carola McGuinness, Larry Marko, Deborah Lucchessi, Lynn Hallowell, Thom J. Sharp, Ruth Thom, Diane Lewis Titolo originale Body Heat. Drammatico, durata 113 min. – USA 1981

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William Hurt: Ned Racine
Kathleen Turner: Matty Walker
Richard Crenna: Edmund Walker
Ted Danson: Peter Lowenstein
J. A. Preston: Oscar Grace
Mickey Rourke: Teddy Lewis
Kim Zimmer: Mary Ann Simpson
Carola McGuinness: Heather Kraft

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Renato Cortesi: Ned Racine
Rossella Izzo: Matty Walker
Luciano Melani: Edmund Walker
Mario Cordova: Peter Lowenstein
Sergio Di Giulio: Teddy Lewis
Melina Martello: Mary Ann Simpson
Angiolina Quinterno: Heather Kraft

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Regia Lawrence Kasdan
Produttore Fred T. Gallo, The Ladd Company
Fotografia Richard H. Kline
Montaggio Carol Littleton
Musiche John Barry

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L’opinione di Marcello Papaleo dal sito 1filmalgiorno.wordpress.com

“A certi uomini basta una annusatina, e ti seguono come segugi.”
Basterebbe cominciare da questo assunto, quasi un manifesto programmatico, per raccontare di Brivido Caldo (esordio alla regia del noto sceneggiatore Lawrence Kasdan). Un film che, se fosse possibile racchiudere in due aggettivi, definirei: Torbido e Torrido. Torbido come la storia che racconta, fatta di una vedova nera (intesa come ragno) in grado di ammaliare e avvolgere fra le proprie spire un avvocato avvezzo al sesso occasionale. Lo prende, lo vince, facendogli credere di essere lui a reggere i fili di questo gioco, pericoloso. Torrido, come l’estate che attanaglia Miranda Beach e la carne dei due protagonisti. Un marito, di troppo, soldi (tanti) che fanno gola all’una ed all’altro. L’omicidio è dietro l’angolo, è l’ineluttabile: “E’ ciò che desideriamo entrambi” dice lui. Specchi che riflettono e proiettano proiezioni di verità, luce che non riesce mai a rivelare esattamente le cose. Una volta che credi aver compreso ecco che ti accorgi di aver dimenticato qualcosa. Siamo nel 1981 ed ecco che Lawrence Kasdan si presenta al cinema (da regista) con questo film che, chiaramente, rimanda a pellicole come La fiamma del peccato di Billy Wilder e Il postino suona sempre due volte di Tay Garnett. Due protagonisti, William Hurt e Kathleen Turner (al suo folgorante esordio cinematografico), scelti con occhio lungo. Tratteggiano perfettamente l’animo di due esseri umani in grado di fare solo, ed esclusivamente, scelte estreme. Il film trasuda (d’obbligo visto la scelta degli aggettivi di prima) sensualità e sessualità. Il noir sembra rinascere a nuova vita, 1981, i rampanti ’80 sono appena nati. Miami è ad un passo da Miranda Beach. La sensazione, latente, di corpi umidi, di stanze pregne di sesso e menzogne. Due anime pronte a tutto per giocare la propria partita. Un film da scoprire o riscoprire.

L’opinione di Ricky dal sito http://www.mymovies.it

Bastano poche sequenze per intendere quello che accadrà di li a poco tra l’avvocato canaglia William Hurt e la moglie di un ricco affarista, Kathleen Turner; lui s’ivaghisce al primo sguardo e lei prova a respingerlo come si respinge un succulento piatto. In poche parole la passione li travolgerà in poco più di venti minuti. La macchina da presa di Kasdan tra lunghi piani sequenze e primi piani in cui esalta le languide occhiate tra i due, le bollenti scene di sesso, si avvia a mostrarci il patto d’amore e denaro che gli amanti stanno per architettare. Eliminare fisicamente il marito (Richard Crenna, indimenticabile colonnello Trautman di Rambo) per ereditarne tutto il malloppo. Ma il capolinea del film premierà la sensualissima Turner che darà il meglio di sè proprio nella decade a cui appartiene Brivido caldo. Il debutto alla regia di Kasdan (ottimo autore poi di Grand Canyon e Il grande freddo) non ha nelle mire costruire un thriller dalle atmosfere classiche: quindi dimenticavi scene da saltar sulle poltrone abbinate a sottofondi musicali da pelle d’oca. L’autore disegna intorno a questo titolo, preso a prestito da quella figura retorica che è l’ossimoro, una ragnatela che dopo un’inizio soft intrappola lo spettatore; e lo fa con tocchi di pregiati di esemplari noir degli anni ’40. Merito anche di una buona sceneggiatura che, come raramente accade in questi casi, non cede il passo ai meccanismi tipici di un giallo prevedibile made in Usa. La coppia Hurt-Turner è molto affiatata e la futura protagonista de L’onore dei Prizzi ci regala un’interpretazione in cui coesistono la sensualità e la sottomissione all’amore. Con la perfidia dietro l’angolo. Alla faccia delle numerose sciaquette che popolano il cinema attuale. Il caldo infernale della “sua” Florida e la nebbia del topico atto del delitto rappresentano due dispositivi drammaturgici che segnalano il talento notevole di questo cineasta che ci regalerà ancora emozioni negli anni a venire.

L’opinione del sito http://www.robydickfilms.blogspot.com

(…) La regia di Kasdan è brillante e spudorata, riesce a trasudare i bollenti spiriti dei protagonisti e trasmetterli al pubblico con atmosfere molto calde.
William Hurt è Ned Racine, l’avvocato complice della bellissima Matty, il suo ruolo è quello del pollo che viene catturato dalle grazie seducenti della protagonista, devo dire che il suddetto attore è capace di interpretarlo in maniera vera e non artificiosa, alla fine fa trasparire che anche lui è una pedina di Matty e che deve far luce alla situazione per non finire il resto dei suoi giorni in gabbia.
Da sottolineare in un ruolo marginale c’è anche Mickey Rourke, qui giovanissimo che interpreta un ragazzo che Ned ha aiutato ad uscire di galera, e che lo aiuterà nella sua ricerca per comporre il complicato puzzle di Matty.(…)
L’opinione di Julian dal sito http://www.filmscoop.it

Chiaro omaggio alla Fiamma del peccato con cui, a lungo andare, si rintracciano sempre più motivi in comune (la femme fatale, il tradimento, l’omicidio architettato in modo che sembri un incidente, la posta in denaro, l’inganno finale) fino a poter sovrapporre perfettamente le due trame.
Brivido caldo è un perfetto calco del capolavoro di Wilder, portato un pò avanti nel tempo, modernizzato qua e là, ma ugualmente teso, scritto bene, con dialoghi al cardiopalma che da soli valgono il film, in generale architettato magistralmente.
Solo che, essendo un’imitazione perfetta di un film perfetto, è caratterizzato da una perfezione di secondo grado che lo rende anni luce lontano dalla Fiamma del peccato, classico che in ogni caso non si proponeva di eguagliare (poche pellicole possono avanzare tale pretesa).
Come suggerisce anche la buona traduzione italiana del titolo, è sempre immerso in quella patina vibrante delle giornate afose, con una fotografia che tende ai colori caldi e con tutta una serie di elementi che lasciano pensare al torrido, alla passione insomma. Buoni anche gli attori.
Interessante piccolo cult da ripescare in qualche baracca dell’usato.

L’opinione di daniela dal sito http://www.davinotti.com

Esordio col botto sia per il regista che per Kathleen Turner, qui sensualissima predatrice che adesca con argomenti inconfutabili William Hurt, avvocato bravo a letto ma non altrettanto in aula (che alchimia fra loro!). Prima parte torrida, sia per la calura che per il termometro erotico, seconda parte più fredda e ragionata, con Mickey Rourke incisivo in una piccola parte. Forse non tutti i fili si annodano nel modo giusto nel beffardo finale, però il film provoca comunque un lungo brivido di piacere nello spettatore.

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Recensione del romanzo La morte paga doppio
dal sito http://www.bloglibero.it/angolo di jane

Se nel caso dei “re del noir” Raymond Chandler e Dashiell Hammet, l’artista che ne rappresenta l’icona cinematografica è senz’altro Humphrey Bogart, nel caso dei romanzi del terzo re del genere di scuola classica, James M. Cain, l’immagine che vedreste sarebbe certamente quella di Lana Turner, quella cioè di una dark-lady: una donna intelligente, affascinante e spietata, dalle cui labbra stillano facilmente dolcezza e menzogne. Le donne protagoniste di Cain hanno il sangue così freddo da far gelare il vostro nelle vene e non sonno affatto ingenue.
Non per niente fu infatti proprio Lana Turner ad avere il ruolo principale nella prima versione americana, del 1946, di “Il postino suona sempre due volte”, tratto dall’omonimo celebre romanzo di Cain. In precedenza però anche Luchino Visconti era rimasto affascinato dal romanzo di Cain e ne aveva tratto il film “Ossessione”, nel 1943.

“La morte paga doppio” vede sulla scena un’altra donna donna fatale, questa volta così inquietante da far scivolare il nero quasi al confine con l’horror, sebbene in realtà questo limite non sia superato: le immagini create da Cain sono così vivide, però, da dare sul serio i brividi.
Ovviamente c’è un delitto, il più classico forse del genere: la frode assicurativa su una polizza sulla vita, attraverso l’omicidio (perfino nel primo giallo inglese mai scritto, “Il mistero di Notting Hill”, tutto nasceva proprio da una truffa alle assicurazioni).
Nel tentativo di far rinnovare una polizza auto, l’assicuratore Walte Huff si reca a casa di un cliente, dove ne incontra in realtà la moglie, la bella Phyllis Nirdlinger, con la quale scatta subito una strana inquietante scintilla di attrazione. Walter capisce immediatamente, dalle domande fatte dalla donna, che ella medita di assicurare il marito per degli incidenti per poi ucciderlo e riscuotere il premio. I due sono fatti per incontrarsi, perché da anni Walter medita di giocare un brutto tiro alla ditta in cui lavora e diventare ricco. Walter e Phyllis diventano quindi complici e pianificano in ogni dettaglio il delitto, forti dell’esperienza di Walter nel prevedere quali tipo di indagini verranno svolte e come impressionare eventuali testimoni in modo che credano di vedere ciò che in realtà non hanno mai visto: il loro sarà un piano audace, quasi folle, ma pensato in ogni dettaglio e avrà successo.
Convinto di avere a che fare con una donna determinata, ma in fondo ingenua, Walter dovrà ricredersi: Phyllis ha molta esperienza nel campo degli omicidi.
Un’altra cosa che Walter non aveva previsto era di innamorarsi della figlia dell’uomo che ha ucciso, Lola, figliastra di Phyllis. Amore e rimorso (ma solo verso Lola, non verso la vittima) tormenteranno Walter, spingendo i suoi passi verso un epilogo imprevisto.
“La morte paga doppio” non ha una sola parola sprecata o fuori posto, anche perché è più un lungo racconto che un vero romanzo: trascina dalla prima all’ultima pagina, attraverso la spirale di attrazione, odio, avidità percorsa da Walter, voce narrante della storia. Un romanzo noir come pochi, pieno di colpi di scena e di situazioni ambigue, in cui si è portati a dubitare di tutto e di tutti, vero esempio di stile nel genere.
Sembra che la storia, pubblicata nel 1943, sia stata ipirata a Cain da un caso giudiziario che aveva seguito nel 1927, quando lavorava come giornalista: l’assassinio del marito da parte di Ruth Snyder, una donna di New York, con complice il giovane amante, allo scopo di riscuotere il premio di una grossa polizza assicurativa sulla vita.
Dal romanzo fu tratto un film nel 1944 la cui sceneggiatura fu elaborata da un altro maestro del genere, abituato a lavorare con Hollywood: Raymond Chandler che la scrisse insieme a Billy Wilder. La versione inglese del film ha titolo “Double Indemnity” come il libro, mentre quella italiana venne intitolata “La fiamma del peccato”.

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gennaio 6, 2015 Posted by | Drammatico, Erotico | , | 3 commenti

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Barry Lyndon esce nel 1975, quattro anni dopo Arancia meccanica e sette dopo 2001 Odissea nello spazio; Stanley Kubrick, regista del film ha 45 anni ed è ormai diventato una leggenda del cinema, uno dei registi più ammirati e osannati del cinema.
Parlando ancora di date, sono passati 22 anni dall’esordio (folgorante) fatto con Paura e desiderio del 1953: Kubrick ha alle spalle pochi film, in realtà.
Non è mai stato un regista prolifico, perchè i suoi progetti nascono sempre da storie e sceneggiature curate in maniera maniacale,così come i suoi film ed è proprio con Barry Lyndon che la sua ossessione per i dettagli raggiungerà il culmine, con un film che alla sua uscita spiazzerà pubblico e critica sia per il soggetto sia per la realizzazione cinematografica.

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In Barry Lyndon apparentemente non sembra esserci spazio per il Kubrick raggelante di Stranamore, quello violentemente antimilitarista di Orizzonti di gloria, quello quasi mistico e metafisico di 2001 Odissea nello spazio o per quello cinico e impietosamente visionario e anticipatore del mondo violento del futuro (il nostro presente) di Arancia meccanica: c’è un Kubrick diverso, c’è spazio per il regista esteta dal tocco raffinato e inimitabile eppure al tempo stesso c’è spazio per l’uomo cinico e rassegnato all’ineluttabilità del destino umano, che si concretizza nel personaggio di Barry Lyndon, un uomo che tenta di sfuggire al suo destino emergendo in una società classista e rinchiusa dietro le mura della differenza sociale per poi realizzare i suoi sogni e ritrovarsi, impietosamente, al punto di partenza.

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Ancora una volta Kubrick sceglie un soggetto letterario come base di partenza per un suo film come era già accaduto con Rapina a mano armata del 1956 tratto dal romanzo omonimo di Lionel White, con Orizzonti di gloria (1957), dal romanzo omonimo di Humphrey Cobb,con Spartacus (1960), tratto dal omonimo romanzo di Howard Fast, poi con Lolita (1962) ancora una volta dall’omonimo romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov, con Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) tratto dal romanzo Red alert di Peter George, con 2001 Odissea nello spazio dal romanzo omonimo di Arthur Clarke e con Arancia meccanica (1971) dal romanzo omonimo di Anthony Burges.
Un rapporto, quello tra Kubrick e la letteratura, assolutamente simbiotico e che proseguirà anche nei film successivi del regista.
In Barry Lyndon il regista cerca di mantenersi quanto più fedele allo spirito del libro, senza aggiungervi elementi di novità tali da stravolgerne l’intreccio narrativo,anzi.

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Per cercare di rendere la storia quanto più verosimile e naturale Kubrick sceglie di adottare una nuova tecnica di riprese utilizzando per esempio delle luci non artificiali, inserendo nelle riprese l’utilizzo di lampade ad olio e di candele, in modo da rendere quanto più realistica possibile la storia che in realtà è ambientata nel settecento.
Alla fine il risultato è quello di aver creato un gigantesco affresco in movimento, un quadro quasi dalle sfumature tipiche del realismo, morbido e vellutato nell’immagine e nelle scenografie, un’espressione in definitiva reale e somigliante all’epoca che intende raffigurare, quasi si assistesse ad un documentario moderno sull’Irlanda del tempo narrato.
Centottantaquattro minuti.
Tanto dura l’affresco di Kubrick che per tutta la durata del film utilizza le tecniche più innovative per le fonti luminose dalle lenti più particolari e speciali che vanno dal grandangolo agli zoom più spinti, i costumi più ricercati e le tradizionali inquadrature tipiche del regista studiate nei minimi dettagli per trasmettere il senso di immediatezza dell’opera, un essere presenti ad un fatto del passato quasi ci si fosse immersi all’interno, in piena simbiosi con i protagonisti del racconto.

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Sono minuti di grande cinema e di grande pittura: può sembrare un azzardo, il paragone, ma in realtà è difficile scindere l’opera in movimento, lo scorrere della pellicola dalla straordinaria resa visiva di infiniti fotogrammi che assomigliano a quadri di Turner, di Constable o altri valenti pittori che esplorarono a loro modo la splendida naturalezza degli scenari naturali inglesi, irlandesi e scozzesi.
La trama in breve:
Redmond Barry è un giovane irlandese, di bell’aspetto ma di scarse consistenze economiche.
E’ da sempre innamorato di sua cugina Nora e il giorno che scopre che un capitano dell’esercito ha chiesto la bella giovane in moglie lo sfida a duello.
Credendo di aver ucciso l’uomo, Barry decide di fuggire verso Dublino, ma il destino vuole che venga derubato dei suoi pochi averi motivo per il quale sceglie di arruolarsi nell’esercito inglese che combatte contro i francesi.
Qui affronta alcune avventure, come la morte di un capitano con il quale aveva stretto amicizia e ben presto, stufo della brutalità della guerra stessa sceglie di disertare ma finisce per arruolarsi nell’esercito prussiano.

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Questa seconda esperienza lo porta a farsi onore sul campo di battaglia e il ministro prussiano lo incarica di seguire e spiare uno straniero, un uomo che vive facendo il gambler professionista e che è sospettato di nascondere segretamente la sua vera identità di spia.
Barry, affascinato dall’uomo, finisce per diventarne amico e per seguirlo in giro per l’Europa frequentando la buona società.
In questo mondo esclusivo conosce la bellissima Lady Lyndon, moglie di un aristocratico avanti negli anni e cagionevole di salute.
Alla morte di quest’ultimo Barry corteggia la donna, che ha un figlio e alla fine la sposa; dall’unione nasce Bryan Patrick Lyndon ma Barry ha problemi con il primo figlio della moglie, Bullington, che lo disprezza considerandolo un avventuriero.
Con il passare del tempo Barry scoprirà che l’amore verso sua moglie si è esaurito mentre nel frattempo i contrasti con il figliastro si acuiscono.
Un grave accadimento sconvolgerà la vita di Barry e di sua moglie e ….
La trama del film è complessa ma lineare nel suo svolgimento; Kubrick segue le vicende di Barry, mostrandoci la sua ascesa e infine la sua caduta in un mondo che lo rifugge, a partire dal figliastro che tenterà inutilmente di amare e che invece lo tratterà come uno spregevole arrivista,seguendo la storia d’amore con Lady Lyndon, destinata ad esaurirsi e infine l’amara conclusione della vicenda che esplicita in fondo il teorema di Kubrick sull’ineluttabilità delle cose umane.
Il tutto sottolineato da una musica avvolgente, che ancora una volta è di stampo puramente classico.
Kubrick infatti sceglie, come nei suoi due precedenti lavori ossia 2001 Odissea nello spazio e Arancia meccanica, un tema portante preso direttamente dalla tradizione classica.

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Se in 2001 odissea nello spazio a scandire la meraviglia del viaggio verso il mistero cosmico dell’esistenza c’era stata la stupenda musica di Richard Strauss “Così parlò Zarathustra” accompagnata da “Sul bel Danubio blu” o dai brani di György Liget e di Aram Kachaturian,in Arancia meccanica la colonna sonora aveva contemplato Rossini e il suo Gugliemo Tell oltre alla Gazza ladra e Beethoven con il suo secondo movimento oltre all’Inno alla gioia e alla composizione originale di Wendy Carlos (all’epoca ancora Walter).
Con Barry Lyndon Kubrick passa a Haendel e Bach;del primo utilizza la Sarabanda dalla Suite num. 4 in re minore HWV 437,oi la scelta cade anche su Schubert e su Paisiello, del quale utilizza la cavatina del Barbiere di Siviglia.

Come protagonista principale del film, Kubrick sceglie di affidarsi a Ryan O’Neal per il ruolo di Barry Lyndon; l’attore di Los Angeles era reduce dal grande successo di Paper Moon mentre la parte femminile viene affidata alla splendida modella (allora trentenne) Marisa Berenson che aveva partecipato a due grandi successi negli anni precedenti, Morte a Venezia e Cabaret.
La scelta di Kubrick è fortunata perchè di due attori restituiscono due personaggi perfettamente in simbiosi con il film: sobrio ed elegante O’Neal, intensa e bellissima la Berenson.
Come dicevo all’inizio, il film di Kubrick venne accolto in modo difforme dal pubblico e dalla critica.
L’inaspettata scelta da parte del regista di abbandonare almeno all’apparenza i temi cari della violenza, del sesso,della politica lasciò spaesati sopratutto i critici che almeno inizialmente non considerarono il film come un capolavoro.
Fu in seguito che in molti dovettero ricredersi di fronte alla stupefacente abilità di Kubrick di regalare emozioni grazie al  grandioso quadro d’assieme formato dalle innumerevoli inquadrature studiate una per una e alle avvolgenti atmosfere del film.

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Che finirà per ispirare altre opere importanti con riferimenti al mondo messo in scena da Kubrick a partire da quel I duellanti che sarà l’opera prima folgorante di Ridley Scott.
Barry Lyndon ottenne 6 candidature agli Oscar, ma ancora una volta a Kubrick sfuggì quella per il miglior film e per la miglior regia.
Il film ne vinse quattro di Oscar; quello meritatissimo per la Migliore fotografia a John Alcott,quello per la Migliore scenografia a Ken Adam, Roy Walker e Vernon Dixon, per i Migliori costumi a Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero e infine per la Miglior colonna sonora a Leonard Rosenman.
Purtroppo per Kubrick, Barry Lyndon si trovò di fronte, nella serata degli Academy awards quel Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman che era un capolavoro di eguale portata e così al regista non rimase altro da fare che rimandare l’appuntamento con la statuetta all’uscita del suo capolavoro successivo Shining.
Sappiamo come andò a finire, nel senso che Kubrick non vide mai riconosciuto il suo talento con il massimo riconoscimento hollywoodiano; un dettaglio trascurabile alla luce della quantità di capolavori che riuscì a creare nel corso della sua carriera.
Barry Lyndon è un film di facile reperibilità;tuttavia consiglio a coloro che non l’abbiano visto di procurarsi la versione Blue ray dello stesso per apprezzare fino in fondo le maestose scenografie, la fotografia e tutti i dettagli di questo capolavoro della storia del cinema.

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Barry Lyndon

Un film di Stanley Kubrick. Con Ryan O’Neal, Marisa Berenson, Patrick Magee, Hardy Krüger, Steven Berkoff,Gay Hamilton, Marie Kean, Diana Körner, Pat Roach, Murray Melvin, Frank Middlemass, André Morell, Arthur O’Sullivan, Godfrey Quigley, Leonard Rossiter, Philip Stone, Michael Hordern Drammatico, durata 184 min. – Gran Bretagna 1975

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Ryan O’Neal: Redmond Barry Lyndon
Marisa Berenson: Lady Lyndon
Patrick Magee: Chevalier de Balibari
Hardy Krüger: capitano Potzdorf
Steven Berkoff: Lord Ludd
Gay Hamilton: Nora Brady
Marie Kean: madre di Barry
Diana Körner: Lischen
Murray Melvin: reverendo Samuel Runt
Frank Middlemass: sir Charles Reginald Lyndon
André Morell: Lord Gustavos Adolphus Wendover
Arthur O’Sullivan: capitano Feeny
Godfrey Quigley: capitano Grogan
Leonard Rossiter: capitano John Quin
Philip Stone: Graham
Leon Vitali: Lord Bullington
Billy Boyle: Seamus Feeny
Geoffrey Chater: dottor Broughton
David Morley: Bryan Patrick Lyndon
Roger Booth: re Giorgio III
Pat Roach: Toole

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Giancarlo Giannini: Redmond Barry Lyndon
Melina Martello: Lady Lyndon
Alberto Lionello: Chevalier di Balibari
Renato Cortesi: Lord Ludd, Mick, il principe di Tubingen, John Fakenhan
Alida Cappellini: Nora Brady
Gianna Piaz: madre di Barry
Oreste Lionello: reverendo Samuel Runt
Gianni Bonagura: Charles Lyndon, Graham
Mario Feliciani: Lord Wendover
Corrado Gaipa: Capitano Grogan
Mario Maranzana: capitano John Quin
Rodolfo Traversa: Lord Bullingdon
Carlo Baccarini: dottor Broughton
Luciano Melani: Re Giorgio III
Vittorio Di Prima: Toole
Romolo Valli: narratore
Marcello Tusco: venditore di tessuti
Roberto Bertea: padre di Nora, un ministro di polizia
Marco Guadagno: Lord Bullington da giovane
Vittorio Congia: recluta
Giampiero Albertini: padrino di Barry al duello
Massimo Foschi: Ulik, Re Giorgio III
Pietro Biondi: Frederick
Silvio Spaccesi: capitano Feeney

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Regia Stanley Kubrick
Soggetto William Makepeace Thackeray (romanzo)
Sceneggiatura Stanley Kubrick
Produttore Stanley Kubrick
Produttore esecutivo Jan Harlan, Bernard Williams
Casa di produzione Hawk Films Ltd., Peregrine, Warner Bros.
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Italia
Fotografia John Alcott
Montaggio Tony Lawson
Musiche Leonard Rosenman
Tema musicale Sarabande Main Title (National Philharmonic Orchestra)
Scenografia Ken Adam
Costumi Milena Canonero
Trucco Alan Boyle

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-Barry era una di quelle persone abbastanza furbe da impadronirsi di una fortuna ma incapaci di conservarla. Infatti, le qualità e le energie che portano un uomo a conquistare una fortuna sono spesso le stesse che lo portano poi a perderla.(Voce narrante)
-Ho tolto il nastro che avevo intorno al collo, e l’ho nascosto sulla mia persona. Se lo trovi, puoi tenerlo. Ti permetto di cercarlo dovunque tu voglia: sarò molto delusa di te se non lo troverai. (Nora Brady)
-I gentiluomini possono parlare dell’era della cavalleria. Ma pensate ai contadini, ai ladri di bestiame, ai furfanti che essi comandavano… È con questi strumenti che i grandi guerrieri e i re hanno fatto il loro feroce lavoro nel mondo. (Barry Lyndon)
-Buonasera, signor Barry, ve la siete fatta la mia signora?”Mi scusi, ma non capisco.”Suvvia, signore, preferisco di gran lunga aver fama di cornuto che di imbecille!- (Sir Charles Reginald Lyndon e Barry Lyndon
-Una donna che ha un debole per le uniformi deve essere preparata a cambiare amante molto alla svelta o la sua sarà una vita molto triste.(voce narrante)
-Furono chiamati i dottori. Ma cosa può fare un dottore contro lo spietato e invincibile nemico. Tutti coloro che lo visitarono dovettero constatare che le condizioni del ragazzo erano disperate. Rimase ancora con i suoi genitori per due giorni e fu ben triste conforto il sapere che non soffriva.- (Voce narrante)
-“Non sono pentito! E non chiedo affatto scusa! E inoltre piuttosto che Dublino vado all’ inferno…”(Barry Lyndon)

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I miei avi e la mia famiglia. Subisco l’influenza dell’amore.
Dai tempi di Adamo, in questo mondo, non è stato commesso un danno senza che alla mia origine non ci fosse una donna. Sin dalle origini della nostra famiglia (in tempi che dovevano essere molto vicini a quelli di Adamo, tanto nobili, antichi, illustri sono i Barry, come ognuno sa), le donne hanno avuto una parte estremamente importante nei destini della stirpe. Penso che non ci sia persona in Europa che non abbia sentito parlare dei Barryogue, del regno di Irlanda: un più famoso nome si potrà trovare in Gwillim o D’Hozier; e, sebbene da uomo di mondo io abbia imparato a disprezzare con tutta l’anima le rivendicazioni di molti pretendenti ad un casato illustre, che non hanno genealogia più antica del servo che mi lucida le scarpe, e sebbene derida sprezzantemente le vanterie di molti miei compatrioti che si vorrebbero tutti discendenti dai re d’Irlanda, e che parlano di un loro fondo a stento sufficiente a nutrire un maiale, come se si trattasse di un principato, tuttavia l’amore della verità mi impone di affermare che la mia famiglia era la più nobile dell’isola, e, forse, di tutto il mondo; e che i suoi possedimenti, ora insignificanti, perduti in seguito alla guerra, al tradimento, all’andar degli anni, alla stravaganza dei miei maggiori, alla nostra fedeltà all’antica fede degli avi e al sovrano, erano anticamente di vastità inimmaginabile, e comprendevano molte contee, in un tempo in cui l’Irlanda era molto più ricca di ora.

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L’opinione di Adriano De Carlo dal sito http://www.mymovies.it

Barry è un giovane di bell’aspetto ma dalle origini modeste. Rifiutato dalla donna che ama, intraprende la carriera militare dopo un duello con l’avversario in amore. Stanco della vita militare, con un espediente entra nell’esercito prussiano, divenendo il beniamino del capitano Potzdorf. Ma anche questa volta la fortuna gli volta le spalle e, costretto a fuggire, diventa il compare di un raffinato avventuriero. Con la spada e la pistola si fa largo nella bella società. Ormai è un uomo appagato. Gli manca solo il blasone. Sposando la contessa di Lyndon e assumendone il cognome colma la lacuna. Ma sarà un matrimonio infelice. Il figlio della contessa, nato da un altro matrimonio, lo odia e per molti anni progetterà una vendetta, che si compirà quando affronterà il patrigno in duello. Barry Lyndon perderà una gamba e i suoi averi. Un malinconico esilio segna il suo definitivo destino. Tratto dal noto romanzo settecentesco di William Makepeace Thackeray, Barry Lyndon si può definire un film anomalo nella produzione del grande Stanley Kubrik. Film di difficile collocazione e che ha spaventato la critica al suo apparire a causa della mancanza di una chiave di lettura che conducesse alle origini del progetto. Il misterioso Kubrik non ha mai chiarito le sue intenzioni. Ma ciò non impedisce di giudicare il film una splendida anomalia. Usando una tecnica d’illuminazione naturalistica, tutta a base di candele, che il grande direttore della fotografia John Alcott realizza genialmente, il film è immerso in una atmosfera che restituisce il clima del tempo. Kubrik si è avvalso di lenti speciali, fornite dalla Carl Zeiss e adattate da Ed Di Giulio. Un film freddo e crudele. Ironico e mastodontico. Solenne e malinconico. La bella voce narrante di Romolo Valli accompagna il racconto con tono suadente e beffardo. Altro contributo memorabile al film sono le musiche assemblate da Leonard Rosenmann. Fra tutte spicca il trio per piano in mi bemolle di Schubert. Gli interpreti sono usati da Kubrik come pedine di un’invisibile scacchiera, che egli percorre seguendo un imperscrutabile disegno metafisico. Le leggi cosmiche e l’ineluttabilità del destino avvicinano Barry Lyndon a2001, Odissea nello spazio. L’astronauta affronta i misteri del cosmo e ne è vittima, così come Lyndon entra in un mondo che non gli appartiene, subendone la consueta glacialità. Il film ha ricevuto quattro Oscar: per i costumi, la fotografia, la scenografia e la musica.

L’opinione di TheWarOfEcho dal sito http://www.filmtv.it

Trasposizione del romanzo di Thackeray, il film racconta la parabola di Redmond Barry che, da un piccolo villaggio, diventerà un nobiluomo e successivamente dovrà scontare le conseguenze delle sue malefatte. Kubrick gira forse la sua opera visivamente più imponente in cui spiccano ovviamente le maestose scenografie, che (sia quelle interne che quelle esterne) sono ispirate a quadri esistenti e che il regista riprende con campi molto lunghi perché ce ne faccia ammirare la magnificenza, e le luci utilizzate, che vengono soltanto da candele e fonti naturali. Definito uno dei film meno “impegnati” nel sociale, possiede in realtà spunti riflessivi sull’arrivismo umano e sulle follie che possono essere realizzate quando si ottiene il potere. Quattro meritatissimi premi Oscar per quello che può essere considerato il miglior film in costume della storia del cinema.

L’opinione del sito http://www.cinefilos.it

(…) Al di là dei meriti tecnici, Barry Lyndon è un film che propone varie tematiche, alcune anche molto attuali. Quella di Redmond è una storia asimmetrica racchiusa in una lunga parabola che gli farà conoscere grandi fortune in mezzo ad un inizio ed una fine tragica. L’arrivismo sociale del protagonista e dell’anziana madre sono debolezze comuni e molto diffuse anche nella società moderna; nel film l’inesorabile quanto rapida scalata sociale del giovane ed innocente ragazzo di campagna cammina a braccetto con il suo imbruttimento morale, con la sua degenerazione spirituale. Kubrick rimase convinto sempre della scelta di O’Neal nel ruolo del protagonista certo delle sue qualità, poco espresse nei suoi film precedenti (Love Story per citarne uno); noi troviamo l’interpretazione di Ryan alquanto piatta e monocorde, non particolarmente espressiva. Nonostante questo e nonostante i suoi difetti e le sue mancanze, lo spettatore, in genere, si affeziona al personaggio di Redmond forse perchè lo trova tanto umano, sia nel bene che nel male. Barry Lyndon, film che non trovò un immediato riscontro di critica e pubblico, è un film non facile, un film da osservare oltre che guardare ed ascoltare, ammirare prima che interpretare, e forse solo dopo essere entrati nel mondo tanto perfettamente ricreato dal maestro, si potrà instaurare quel rapporto di intimità con i personaggi che vi farà apprezzare il tutto nella sua magnifica completezza.(…)
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Daniela

Capolavoro di inarrivabile bellezza formale, opera d’arte in movimento in cui Kubrick riesce a comporre alla perfezione ogni elemento – fotografia (sublimi le riprese al lume di candela), musica d’epoca, costumi, scene. Funzionale la recitazione raggelata degli attori, figure di un tempo lontano: “I protagonisti di questa vicenda vissero le loro storie sotto il regno di re Giorgio III; buoni o cattivi, di bell’aspetto o no, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali”. Uno dei film che amo di più, piacere che si rinnova ad ogni visione: stupendo.

Caesars

Un altro grandissimo film di Kubrick, che omaggia questa volta il genere storico. A rendere eccezionale questa pellicola concorre una fotografia a dir poco stupenda (ogni singolo fotogramma pare un quadro) di John Alcott, ma i meriti non si fermano certo lì: la ricostruzione storica di Kubrick è perfetta e la sua cura per ogni più piccolo particolare si fa apprezzare. Il film è lungo e con un ritmo decisamente lento, e per questi motivi può non essere apprezzato da tutti. Bellissimo.

Cotola

Capolavoro assoluto “in costume” di Stanley Kubrick che dirige una delle sue pellicole più belle. Attraverso la storia del protagonista, il regista affronta i soliti temi del suo cinema e lo fa con grande maestria e con tecnica sopraffina. Tutto è perfetto, compresa una confezione a dir poco scintillante. Semplicemente prodigiosa e stupefacente la fotografia per la quale sono stati creati appositi obiettivi. Meravigliosa anche la fusione tra immagini e musica, che è del tutto riuscita. Gioia per occhi e orecchie, da vedere e rivedere.

Piffetti 74

Documento inestimabile, è una visione profonda e realistica del Secolo dei Lumi secondo le intenzioni evidenti del regista. A tratti quindi risulta amorale, prolisso, sfarzoso ma anche commovente, geniale, penetrante. Per tutti valgano i commenti entusiastici di Federico Zeri, che arrivò ad asserire che nessuno prima di Kubrick avesse così grandemente compreso l’arte di Gainsborough e come le scelte musicali siano assolutamente ineccepibili. Unico e, per molti versi, irripetibile.

B.Legnani

Formidabile pellicola di Kubrick, che prende il romanzo di Thackeray, vi impianta modifiche comunque armoniose e sforna un’opera indimenticabile, della quale è impossibile scrivere qualcosa di non già detto. Diciamo allora che è stata eccezionale, come sovente accaduto con Kubrick, la scelta delle musiche, al punto che l’esecuzione filmica della “Sarabanda” di Händel viene oggi ritenuta quella “autentica” e che il suo utilizzo nelle cerimonie funerarie ha avuto, dall’uscita del film fino ad oggi, un’incredibile diffusione. Capolavoro.

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Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437 (Georg Friedrich Händel) (versione per i titoli di testa) National Philharmonic Orchestra
Women of Ireland (Seán Ó Riada) The Chieftains
Piper’s Maggot Jig (Paddy Moloney e Sean Potts) The Chieftains
The Sea-Maiden (Paddy Moloney e Sean Potts) The Chieftains
Tin Whistles (Seán Ó Riada) Paddy Moloney And Sean Potts
British Grenadiers (tradizionale) Fifes And Drums
Hohenfriedberger March (Federico II di Prussia)
Lilliburlero (tradizionale) Fifes And Drums
Women Of Ireland (Seán Ó Riada) Derek Bell
Marcia da Idomeneo, re di Creta, opera, KV 366 (Wolfgang Amadeus Mozart)
Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437 (Georg Friedrich Händel) (versione per il duello) National Philharmonic Orchestra
Lilliburlero (tradizionale) arrangiata e diretta da Leslie Pearson
Danza tedesca n. 1 in do maggiore (Franz Schubert) National Philharmonic Orchestra
Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore, HWV 437 (Georg Friedrich Händel) (versione per il duello) National Philharmonic Orchestra
Cavatina dal Barbiere di Siviglia (Giovanni Paisiello) National Philharmonic Orchestra
Terzo movimento dal Concerto in mi minore (trascrizione della Sonata per violoncello RV 40) (Antonio Vivaldi) Pierre Fournier, Festival Strings Lucerne diretti da Rudolf Baumgartner
Concerto in do minore per due clavicembali, BWV 1060 (Johann Sebastian Bach) Karl Richter, Hedwig Bilgram, Münchener Bach-Orchester
Andante con moto dal Trio in mi bemolle maggiore n. 2 op. 100, D 929 (Franz Schubert) Ralph Holmes, Moray Welsh, Anthony Goldstone
Sarabanda Suite n. 4 in re minore, HWV 437 (Georg Friedrich Händel) (versione per i titoli di coda) National Philharmonic Orchestra

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gennaio 4, 2015 Posted by | Capolavori | , , | 2 commenti

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gennaio 1, 2015 Posted by | Photogallery | | Lascia un commento

Gli Oscar del 1974

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La sera del 2 aprile 1974 a Los Angeles presso il Dorothy Chandler Pavilion si svolge la tradizionale serata dedicata all’assegnazione degli Oscar cinematografici assegnati dalla Academy Award.
E’ l’edizione 46 della cerimonia e a condurre la serata sono gli attori John Huston, Diana Ross, Burt Reynolds e David Niven.
Sono 2 i film che vantano il maggior numero di nomination, La stangata di George Roy Hill e L’esorcista di William Friedkin che si presentano alla serata finale con 10 nomination ciascuno,seguiti da Come eravamo diretto da Sidney Pollack con 6 e da Sussurri e grida di Bergman con 5 ex aequo con Un tocco di classe di Melvin Frank.
Grandissima attesa per il premio al miglior attore vista la cinquina dei finalisti: Jack Lemmon con Salvate la tigre, Marlon Brando con Ultimo tango a Parigi,
Jack Nicholson con L’ultima corvée, Al Pacino con Serpico e Robert Redford con La stangata.
C’è attesa anche per la miglior attrice protagonista visto il duello che dovrebbe vedere fronteggiarsi barbra Streisand con Come eravamo e Ellen Burstyn con L’esorcista.
Viceversa abbastanza scontato è l’esito per il miglior film straniero, dove grande favorito è Effetto notte di Truffaut.

Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1974

Secondo pronostico a vincere come miglior film è La stangata che batte L’esorcista e purtroppo lo splendido Sussurri e grida ma la grande,grandissima sorpresa arriva dal premio per il miglior attore che viene attribuito a Jack Lemmon (molto immeritatamente) per Salvate la tigre.
Glenda Jackson vince il premio come migliore attrice protagonista mentre John Houseman con Esami per la vita e il Miglior attore non protagonista mentre la figlia d’arte Tatum O’Neal vince come miglior attrice non protagonista con Paper Moon – Luna di carta ed è la più giovane attrice a ricevere un Oscar.
La miglior canzone è la stupenda The Way We Were, musica di Marvin Hamlisch, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman dal fil Come eravamo che diverrà poi un cavallo di battaglia di Barbra Streisand interprete del film stesso.
I premi alla carriera vengono attribuiti a Henri Langlois e al grandissimo Groucho Marx

Curiosità:
La stangata vinse 7 Oscar su 10 (tra i quali miglior regia, miglior film)
L’esorcista vince solo 2 Oscar su 10 peraltro nemmeno di grande prestigio come Miglior sceneggiatura non originale e Miglior sonoro
Tatum O’ Neal a 10 anni per Paper Moon – Luna di carta, è la più giovane interprete in assoluto premiata con l’Oscar
jack Nicholson ottiene una delle sue dodici nomination (tre Oscar vinti) della carriera, che ne fanno l’attore più premiato di Hollywood
Sussurri e grida, splendido film di Bergman finisce per vincere un solo Oscar su 5 nomination per la miglior fotografia

Legenda: in neretto i vincitori degli Oscar


Miglior film

1 La stangata

La stangata (The Sting), regia di George Roy Hill

Le altre nomination

1 American Graffiti
American Graffiti, regia di George Lucas

1 Sussurri e grida
Sussurri e grida regia di Ingmar Bergman

1 L'esorcista
L’esorcista regia di William Friedkin

1 un tocco di classe
Un tocco di classe (A Touch of Class), regia di Melvin Frank

Miglior regia

2 Robert Redford La stangata

George Roy Hill – La stangata (The Sting)

Le altre nomination

George Lucas – American Graffiti
Ingmar Bergman – Sussurri e grida
William Friedkin – L’esorcista
Bernardo Bertolucci – Ultimo tango a Parigi

Miglior attore protagonista

2 Jack Lemmon Salvate la tigre

Jack Lemmon – Salvate la tigre (Save the Tiger)

Le altre nomination

2 marlon Brando Ultimo tango a Parigi
Marlon Brando – Ultimo tango a Parigi

2 jack Nicholson L'ultima corvee
Jack Nicholson – L’ultima corvée

2 Al Pacino Serpico
Al Pacino – Serpico

2 Robert Redford La stangata
Robert Redford – La stangata (The Sting)

Migliore attrice protagonista

3 Glenda Jackson Un tocco di classe

Glenda Jackson – Un tocco di classe (A Touch of Class)

Le altre nomination

3 Marsha Mason - Un grande amore da 50 dollari
Marsha Mason – Un grande amore da 50 dollari

3 Ellen Burstyn - L'esorcista
Ellen Burstyn – L’esorcista (The Exorcist)

3 Barbara Streisand Come eravamo
Barbra Streisand – Come eravamo (The Way We Were)

3 Joanne Woodward - Summer Wishes, Winter Dreams
Joanne Woodward – Summer Wishes, Winter Dreams

Miglior attore non protagonista

4 John Houseman - The Paper Chase

John Houseman – Esami per la vita

Le altre nomination

4 Vincent Gardenia - Batte il tamburo lentamente
Vincent Gardenia – Batte il tamburo lentamente

4 Jack Gilford - Salvate la tigre
Jack Gilford – Salvate la tigre (Save the Tiger)

4 Jason Miller - L'esorcista
Jason Miller – L’esorcista (The Exorcist)

4 Randy Quaid - L'ultima corvée
Randy Quaid – L’ultima corvée

Migliore attrice non protagonista

5 Tatum O'Neal - Paper Moon - Luna di carta

Tatum O’Neal – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon)

5 Linda Blair - L'esorcista
Linda Blair – L’esorcista (The Exorcist)

5 Candy Clark - American Graffiti
Candy Clark – American Graffiti

5 Madeline Kahn - Paper Moon
Madeline Kahn – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon)

5 Sylvia Sidney - Summer Wishes, Winter Dreams
Sylvia Sidney – Summer Wishes, Winter Dreams

Miglior sceneggiatura originale

David S. Ward – La stangata (The Sting)
George Lucas, Gloria Katz e Willard Huyck – American Graffiti
Ingmar Bergman – Sussurri e grida
Steve Shagan – Salvate la tigre (Save the Tiger)
Melvin Frank e Jack Rose – Un tocco di classe

Miglior sceneggiatura non originale

William Peter Blatty

William Peter Blatty – L’esorcista (The Exorcist)
Robert Towne- L’ultima corvée
James Bridges – Esami per la vita
Alvin Sargent – Paper Moon – Luna di carta (Paper Moon)
Waldo Salt e Norman Wexler – Serpico

Miglior film straniero

Effetto notte

Effetto notte (La nuit américaine), regia di François Truffaut (Francia)

Le altre nomination
The House on Chelouche Street (Ha-Bayit Berechov Chelouche), regia di Moshé Mizrahi (Israele)
L’invito (L’invitation), regia di Claude Goretta (Svizzera)
Il pedone (Der fußgänger), regia di Maximilian Schell (Repubblica Federale Tedesca)
Fiore di carne (Turks fruit), regia di Paul Verhoeven (Olanda)

Miglior fotografia

Sven Nykvist

Sven Nykvist – Sussurri e grida
Owen Roizman – L’esorcista (The Exorcist)
Jack Couffer – Il gabbiano Jonathan
Robert Surtees – La stangata
Harry Stradling Jr. – Come eravamo (The Way We Were)

Miglior montaggio

William Reynolds – La stangata
Ralph Kemplen – Il giorno dello Sciacallo
Verna Fields e Marcia Lucas – American Graffiti
Frank P. Keller e James Galloway – Il gabbiano Jonathan
Jordan Leondopoulos, Bud Smith, Evan Lottman e Norman Gay – L’esorcista

Miglior scenografia

Henry Bumstead e James Payne – La stangata
Bill Malley e Jerry Wunderlich – L’esorcista
Philip Jefferies e Robert de Vestel – Tom Sawyer
Lorenzo Mongiardino, Gianni Quaranta e Carmelo Patrono – Fratello sole, sorella luna
Stephen Grimes e William Kiernan – Come eravamo (The Way We Were)

Migliori costumi

Edith Head

Edith Head – La stangata
Marik Vos – Sussurri e grida
Piero Tosi – Ludwig
Donfeld – Tom Sawyer
Dorothy Jeakins e Moss Mabry – Come eravamo (The Way We Were)

Migliore colonna sonora

Originale drammatica

Marvin Hamlisch

Marvin Hamlisch – Come eravamo
John Williams – Un grande amore da 50 dollari
Georges Delerue – Il giorno del delfino
Jerry Goldsmith – Papillon
John Cameron – Un tocco di classe

Adattamento con canzoni originali

Marvin Hamlisch – La stangata
Andre Previn, Herbert Spencer e Andrew Lloyd Webber – Jesus Christ Superstar
Richard M. Sherman, Robert B. Sherman e John Williams – Tom Sawyer

Miglior canzone
The Way We Were, musica di Marvin Hamlisch, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Come eravamo
All That Love Went to Waste, musica di George Barrie, testo di Sammy Cahn – Un tocco di classe
Live and Let Die, musica e testo di Paul McCartney e Linda McCartney – Agente 007 – Vivi e lascia morire
Love, musica di George Bruns, testo di Floyd Huddleston – Robin Hood
Nice to Be Around, musica di John Williams, testo di Paul Williams – Un grande amore da 50 dollari

Miglior sonoro

Robert Knudson e Chris Newman – L’esorcista
Richard Portman e Lawrence O. Jost – Il giorno del delfino
Donald O. Mitchell e Lawrence O. Jost – Esami per la vita
Richard Portman e Les Fresholtz – Paper Moon – Luna di carta
Ronald K. Pierce e Robert Bertrand – La stangata

Miglior documentario

The Great American Cowboy, regia di Kieth Merrill
Always a New Beginning, regia di John D. Goodell
Battle of Berlin (Schlacht um Berlin), regia di Franz Baake
Journey to the Outer Limits, regia di Alexander Grasshoff
Walls of Fire, regia di Herbert Kline e Edmund Penney

Miglior cortometraggio

The Bolero, regia di William Fertik
Clockmaker, regia di Richard Gayer
Life Times Nine, regia di Pen Densham e John Watson

Miglior cortometraggio documentario

Princeton: A Search for Answers, regia di Julian Krainin e DeWitt L. Sage Jr.
Background, regia di Carmen D’Avino
Children at Work (Paisti Ag Obair), regia di Louis Marcus
Christo’s Valley Curtain, regia di Ellen Giffard e Albert Maysles
Four Stones for Kanemitsu, regia di Terry Sanders

Miglior cortometraggio d’animazione

Frank Film, regia di Caroline Mouris e Frank Mouris
The Legend of John Henry, regia di Sam Weiss
Pulcinella, regia di Emanuele Luzzati

Premio alla carriera

Henri LangloisHenri Langlois

Groucho MarxGroucho Marx

Premio umanitario Jean Hersholt
Lew Wasserman

Premio alla memoria Irving G. Thalberg
Lawrence Weingarten

Katharine Hepburn

Katharine Hepburn

Jack lemmon

Jack Lemmon, Oscar come migliore attore protagonista

John Houseman

John Houseman, Oscar come migliore attore non protagonista

George Roy Hill

George Roy Hill, miglior regista

Tatum O'Neal

Tatum O’Neal migliore attrice non protagonista

Brinner e Truffaut

Yul Brinner e Truffaut, Oscar per Effetto notte

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Gregory Peck e Liza Minnelli annunciano il vincitore del miglior attore

1974 presentatori Peck e Minnelli

dicembre 30, 2014 Posted by | Oscar, Oscar story | | Lascia un commento

Sylvia Kristel

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La vicenda umana e professionale di Sylvia Kristel, l’affascinante attrice di origini olandesi ha molto in comune con quelle di altre star del cinema che, conosciuto il grande successo per un film alla fine hanno visto la loro carriera cinematografica e specularmente la propria storia personale irreversibilmente mutate proprio per colpa di quello stesso successo,che ha finito per stravolgerne la vita incanalando la loro carriera cinematografica lungo binari obbligati.
Il caso di Sylvia Kristel è uno di questi, un caso in fondo triste che porta ad accostare il suo nome a quello di altre sfortunate attrici come Tina Aumont,Marisa Mell o, per fare un parallelo con il nostro cinema con le vite di Lilli Carati e Karin Schubert.
Sono solo alcuni casi, ma il cinema purtroppo può portare come esempi numerosi altri casi di vite vissute e bruciate ad una velocità molto più elevata di quella della gente comune.
Nel caso di Sylvia Kristel sono diversi i fattori che l’hanno portata ad una morte prematura, due mesi dopo aver compiuto 60 anni;un cocktail terribile fatto di dipendenze da alcool,droga e fumo di sigarette come da lei stessa raccontato nel libro Nue (Nuda), nel quale ha ripercorso la sua vita pubblica ma sopratutto privata,nella quale c’è stato spazio per due dipendenze che le hanno fatto compagnia dalla prima adolescenza, ovvero l’alcool che lei ha ammesso di aver iniziato a consumare in grandi quantità fino da quando aveva 12 anni e le sigarette, delle quali ha abusato più o meno dallo stesso periodo.
“Mia madre mi addormentava mettendomi sulla bocca uno straccio imbevuto di cognac“, racconta la Kristel nella sua autobiografia e racconta della dipendenza da super alcolici di sua madre e di quella da birra di suo padre, un campione di tiro al piattello che durante una gara perde parte dell’udito per un’imprudenza e che da quel momento affogherà anche lui negli alcolici la propria delusione.
Sylvia Kristel nasce a Utrecht in Olanda il 28 settembre 1952;i suoi genitori gestiscono l’Hotel Commerce in piazza della stazione nella cittadina olandese e qui Sylvia cresce e diventa un’adolescente fino al giorno in cui suo padre non cambia la vita della ragazza e di tutta la famiglia portando a casa una donna e costringendo Sylvia e sua madre ad andare a vivere altrove.

Il suo primo grande successo: Emmanuelle

Per aiutare sua madre e la famiglia inizia a lavorare ben presto, facendo prima la segretaria,poi la cameriera e infine la modella; grazie ad un fotografo di Utrecht posa per alcune foto e la sua bellezza viene immediatamente notata.Partecipa ad alcuni concorsi di bellezza e diviene prima Miss TV Olanda, poi miss TV Europa.Ha 21 anni,è bellissima ed accetta la corte di Hugo Claus,di ventiquattro anni più grande di lei;con il suo uomo gira l’Europa, imparando a parlare in varie lingue.Diventa anche madre di Arthur e contemporaneamente accetta di fare del cinema;i primi tre film, girati tutti nel 1973, la vedono protagonista di piccole parti.
Si tratta di tre pellicole di discreto livello e di buona visibilità, ovvero L’amica di mio marito di Pim De La Parra, il suo vero esordio seguite da Perché i gatti e Nuda dietro la siepe.

Sylvia Kristel-Emmanuelle 2Con Laura Gemser in Emmanuelle 2

Nel 1974 la sua vita cambia definitivamente il giorno in cui le viene proposto il ruolo di Emmanuelle nel film omonimo diretto da Just Jaeckin su un soggetto romanzato da Emmanuelle Arsan.Il film ha un successo planetario e da un giorno all’altro Sylvia Kristel diventa una star, richiestissima da tutti.
Ma l’eroina creata dalla Arsan sarà per lei una trappola che la imprigionerà definitivamente in un personaggio dal quale non potrà più liberarsi e con il quale dovrà fare i conti per tutta la vita.Diventa un vero modello erotico, il desiderio maschile incarnato donna e il pubblico maschile la vuole così, eccitante e desiderabile.

Sylvia Kristel-Emmanuelle 3, foto A

Emmanuelle 3

Nella sua autobiografia così la Kristel racconta la sua audizione per Emmanuelle:
“Io indosso un abito lingerie con spalline che termina mostrando le mie cose; mi siedo e sorrido ,ho 20 anni con tutto il coraggio di quella età, tutto il desiderio di conquistare. Approfitto di una domanda noiosa sulla mia educazione per far rotolare la spallina del vestito lentamente in avanti fino a che una cade, poi faccio lo stesso conl’altra.Loro continuano a parlare e nel frattempo l’aria un po fredda irrigidisce i miei seni. La mia apparente rilassatezza li impressiona alcuni di loro hanno anche le punte delle loro lingua fuori dalla bocca … ”
Le lunghe code sugli Champs Elysee,l’incredibile successo mondiale del film creano all’attrice più problemi che altro.Stordita dalla popolarità, la Kristel accetta il ruolo di Andrea nel film Es war nicht die Nachtigall uscito in Italia con il titolo L’usignolo e l’allodola , una pellicola smaccatamente erotica,mentre Mocky la chiama sul set del drammatico Un lenzuolo non ha tasche, film praticamente sconosciuto in Italia che racconta la storia di un giornalista che fonda un giornale anticonformista con il quale attacca gli scandali nascosti di alcuni partiti e che pagherà con la vita il suo impegno.

Sylvia Kristel-Una donna una preda

Una donna una preda

Sylvia Kristel-Un lenzuolo non ha tasche

Un lenzuolo non ha tasche

Nel 1975 il clamore di Emmanuelle si è in parte attenuato ma i produttori vogliono ancora sfruttare l’onda lunga dei romanzi della Arsan;così alla Kristel viene proposto un sequel chiamato Emmanuelle 2 l’antivergine diretto questa volta da Francis Giacobetti; nel film è presente, in un ruolo di secondo piano Laura Gemser.L’attrice asiatica, che nello stesso anno gira Emanuelle nera non ruba la scena alla Kriste ma alla fine i risultati del film sono davvero deludenti,sia sul piano artistico che su quello meramente commerciale.
Nel frattempo il regista Alain Robbe-Grillet la scrittura in una parte di secondo piano nello scabroso Giochi di fuoco;Grillet non è certo un regista da film erotici ma le sue pellicole comunque abbondano di sequenze di nudo e così, ancora una volta, la Kristel deve spogliarsi.
Di questa scelta dei registi, che la vogliono più nuda che vestita la Kristel si lamenterà nella sua autobiografia,mostrando tutto il suo rimpianto per non essere stata scelta per ruoli più drammatici che legati alla bellezza del suo corpo.

Sylvia Kristel-Un amore in prima classeCon Montesano in Un amore in prima classe

Sylvia Kristel lavora, nei tre film successivi in soggetti smaccatamente erotici;Una femmina infedele di Roger Vadim del 1976,Il margine (La marge) di Walerian Borowczick sempre nel 1976 e Alice ou la dernière fugue di Claude Chabrol del 1977, tre film che ne rilanciano la fama e l’immagine di donna simbolo di un erotismo delicato e sottilmente perverso.
Poi arriva un film in cui sia il regista sia la stessa Kristel tentano di modificare l’immagine stereotipata dell’artista:si tratta di Tre simpatiche carogne diretto da Francis Girod nel 1977, accanto a Depardieu e Michel Piccoli;un film ambientato durante la guerra, uno strano gangster movie dall’ambientazione del tutto particolare nel quale la Kristel è la donna di Depardieu,un ladro internato in un manicomio dal quale evaderà con un agente di polizia.
Ma l’attrice ha comunque dei rimpianti; come racconta nella sua autobiografia,”Io volevo recitare con i vestiti, i registi mi volevano invece senza vestiti” affiora la malinconia, il rimpianto per non aver mai potuto dimostrare le sue capacità recitative.
L’occasione l’avrebbe anche perchè nel 1978 il regista olandese Wim Verstappen la chiama per un film drammatico a sfondo bellico,Pastorale 1943 ambientato in un villaggio olandese dove un gruppo di partigiani organizza la resistenza armata contro l’invasore tedesco.Il film sfortunatamente non ha il successo sperato così come scarso successo raccoglie Mysteries,film drammatico girato nello stesso anno per la regia di Paul de Lussanet accanto a Ruther Hauer e Andrea Ferreol.

Sylvia Kristel-Tre simpatiche carogne

Tre simpatiche carogne

Sylvia Kristel-The nude bomb

The nude bomb

Nel 1979 la Kristel lavora nel film di Zampa Letti selvaggi; si tratta di una commedia a episodi che però la mostra in tutta la sua seducente bellezza e ottiene un discreto successo.
E’ arrivato il momento di tentare il grande salto: a ventisette anni Sylvia vuole dimostrare di essere un’attrice vera e forte della sua bellezza e della fama che ormai le si è cucita addosso sbarca ad Hollywood.
Durante la lavorazione di The Fifth Musketeer (1979) conosce e si innamora dell’attore Ian McShane:inizia così un rapporto tempestoso con quest’uomo per il quale ha lasciato il padre di suo figlio,Hugo.
Sbarcata con tante ambizioni e tante speranze ad Hollywood, la Kristel scopre amaramente che il cinema americano non vuole la sua recitazione ma che esponga il suo corpo.Contemporaneamente inizia la sua dipendenza dalla cocaina che, mescolata allo smisurato consumo di alcool ben presto la porta ad avere problemi seri di salute.In un incidente perde anche il bambino che aspettava.
Come dichiara amaramente nella sua autobiografia, “Lasciare Hugo per Ian e andare ad Hollywood è stata la cosa più stupida che abbia fatto:pensavo che Hollywood mi stesse aspettando e invece mi volevano solo nuda ed ho dovuto lottare per tenere i vestiti addosso.”

Sylvia Kristel-Perchè i gatti

Perchè i gatti

L’attrice entra nella produzione del kolossal Airport (1980) e subito dopo nel cast di The nude bomb dello stesso anno ma è solamente con il mediocre L’amante di Lady Chatterley che ottiene nuovamente un grande successo. Merito della sua bellezza e del ruolo scabroso che Just Jaeckin,il regista che l’ha lanciata, le riserva.
Ma anche se la parte di Lady Constance Chatterley è cucita addosso a lei, il film è davvero brutto e nonostante il successo riportato la ingabbia una volta in più nel personaggio dalle sottili armi erotiche,in pratica un bel viso in uno splendido corpo e nulla più.
La conferma arriva l’anno successivo nel quale si trova a far parte del cast di Lezioni maliziose ,quel Private Lessons (titolo originale) che farà gridare allo scandalo per le scene di nudo girate davanti ad un ragazzino di quindici anni.
Questo film le costa una denuncia e uno scandalo internazionale:Sylvia, deludendo i suoi fans sarà costretta ad ammettere di aver usato una controfigura nelle scene di nudo, contribuendo così ad una caduta di interessi verso la sua persona.

Sylvia Kristel-Pastorale 1943

Pastorale 1943

Sylvia Kristel-Nuda dietro la siepe

Nuda dietro la siepe

Nel 1980 Sylvia era venuta in Italia per girare il film comico-sentimentale Un amore in prima classe al fianco di Montesano diretta da Salvatore Samperi,nonostante il discreto successo ottenuto l’attrice era tornata in America dove ormai viveva stabilmente e dove la sua dipendenza da coca e alcool si era fatta massiccia.Nel 1981 comunque Sylvia è una vedette ma relegata al ruolo di sex star, un simbolo della trasgressione e dell’erotismo dal quale non può e probabilmente non vuole separarsi;ancora una volta dopo aver girato nel 1983 l’insipido American college accetta di tornare a indossare i anni di Emmanuelle in Emmanuelle 4 di Francis Leroi e Iris Letans, con scarsi esiti al botteghino.
Le offerte si diradano e il 1985, nonostante sia sul set di ben tre film, testimonia la discesa dell’attrice in quel limbo dal quale non emergerà più;Un corpo da spiare, storia romanzata della celebre spia Mata Hari è un brutto film che ottiene un qualche successo grazie alla sua presenza a alla sensualità del suo corpo, mentre non ottengono maggior fortuna Red heat girato accanto a Linda Blair e Una donna una preda di Bert I. Gordon.
Intanto la sua storia d’amore con McShane è finita e la nuova relazione con Philippe Blot la spinge a commettere un errore fatale;l’uomo è convinto di essere un grande regista e Sylvia si fa convincere a finanziare un suo film.Un’operazione costosa e completamente fallimentare, tant’è vero che un critico definirà il film “l’opera più brutta mai diretta”

Sylvia Kristel-Mata Hari 2

Nel ruolo di Mata Hari

Sylvia Kristel-Mata Hari 1

Ancora nel ruolo della ballerina e spia Mata Hari in Un corpo da spiare

Il fiasco la getta sul lastrico e l’attrice resta senza soldi, con il fisico ormai debilitato da anni di dipendenza dalla coca e dall’alcool e con un mondo del cinema che le ha voltato le spalle.
Negli anni successivi infatti girerà poche opere, spesso delle serie tv di poco conto e sarà costretta ad accettare, per mantenersi economicamente,di interpretare ancora una volta Emmanuelle in una serie di tv movie di bassa qualità dai contenuti abbastanza espliciti come Éternelle Emmanuelle, Emmanuelle à Venise,L’amour d’Emmanuelle,Magique Emmanuelle,Le parfum d’Emmanuelle,Le secret d’Emmanuelle,Emmanuelle au 7ème ciel .
Un tramonto malinconico per una donna bellissima che diverrà un dramma quando agli albori del nuovo millennio la star scopre di avere un cancro alla gola, un crudele “regalo” dei tantissimi anni di eccessi con l’alcool e il fumo.
Una nuova battaglia combattuta con coraggio e lontana da quel mondo che le aveva dato fama e ricchezza, costretta nel frattempo a vivacchiare in un monolocale e a vendere, per mantenersi, vecchie foto o qualche suo quadro.
Nel 2010 interpreta l’ultimo ruolo della sua carriera,quello di Eva De Leeuw nella serie televisiva Le ragazze dello swing; il male la sta divorando, nonostante le sedute di chemioterapia.
Due anni dopo,completamente dimenticata da tutti,viene colpita da un ictus.
E’ il giugno del 2012 e l’attrice non si riprenderà più.
Quattro mesi dopo l’attrice muore ad Amsterdam, con accanto suo figlio: è la notte tra il 17 e il 18 ottobre e Sylvia da l’addio alla vita in punta di piedi.

Sylvia Kristel-Manon de Boer

Manon de Boer

Leggendo la sua autobiografia, distribuita in Italia con l’eloquente titolo di Svestendo Emmanuelle, affiora la verità sulla vita di una donna che ha pagato un prezzo pesantissimo alla celebrità, attraverso una serie di errori e di scelte sfortunate che alla fine le hanno condizionato pesantemente la vita.
Dalla violenza carnale subita a 10 anni da un collaboratore dell’hotel del padre che lei chiamava zio, al rapporto tormentato con quel suo padre e con la sua figura che poi ha cercato negli uomini della sua vita, da quell’Emmanuelle che la rese celebre agli eccessi con la droga e l’alcool, dalle relazioni con uomini famosi dello schermo come Warren Beatty e Gerard Depardieu ai suoi matrimoni per finire con gli anni dell’oblio e della povertà, gli anni della malattia e dell’unico vero grande amore per suo figlio.

Sylvia Kristel-L'usignolo e l'allodola

L’usignolo e l’allodola

Sylvia Kristel ne ha parlato in questo libro verità che restituisce alla sua figura una dimensione più dolorosamente umana, lontana da quell’immagine patinata che le è stata cucita addosso dal personaggio che l’ha resa famosa ma che al tempo stesso le ha impedito di mostrare il suo talento.
Un personaggio, un’interpretazione possono darti tutto, fama e soldi, ma possono anche trasformarsi in una trappola dalla quale è impossibile uscire.
E’ quello che è successo a Sylvia kristel, attrice bellissima e dal talento inesplorato, prigioniera per sempre di un mito e di un’immagine divenuta un’icona della sessualità.

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Sylvia Kristel-Two Sunny Days

Two sunny days

Sylvia Kristel-The arrogant

The arrogant

Sylvia Kristel-Sun sex and seventieh (short)

Dal corto Sun,sex and seventhie

Sylvia Kristel-Sexy boys

Sexy boys

Sylvia Kristel-Red heat

Red heat

Sylvia Kristel-Private lessons

Private lessons

Sylvia Kristel-Magique Emmanuelle

Magique Emmanuelle (Tv movie)

Sylvia Kristel-Lijmen Het been

Liijmen het been

Sylvia Kristel-Letti selvaggi

Letti selvaggi

Sylvia Kristel-Le secret d’Emmanuelle,

Le secret d’Emmanuelle (Tv movie)

Sylvia Kristel-Le ragazze dello swing

L’ultimo lavoro di Sylvia, Le ragazze dello swing

Sylvia Kristel-L'amante di lady Chatterley 2

Sylvia Kristel-L'amante di lady Chatterley 1

Due fotogrammi da L’amante di Lady Chatterley

Sylvia Kristel-La marge

La marge

Sylvia Kristel-Julia

Julia

Sylvia Kristel-In the Shadow of the Sandcastle

In the shadow of sandcastle

Sylvia Kristel-I 4 moschettieri

I 5 moschettieri

Sylvia Kristel-Goodbye Emmanuelle 1

Goodbye Emmanuelle

Sylvia Kristel-Giochi di fuoco

Giochi di fuoco

Sylvia Kristel-Frank en Eva

Frank en Eva

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Emmanuelle in Venice (Tv movie)

Sylvia Kristel-Emmanuelle in love tv movie

Emmanuelle in love (Tv movie)

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Emmanuelle forever (Tv movie)

Sylvia Kristel-Emmanuelle 4

Emmanuelle 4

Sylvia Kristel-Emmanuelle 3, foto B

Emmanuelle 3

Sylvia Kristel-Emmanuelle 3, foto A

Ancora da Emmanuelle 3

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Dracula’s widow

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Die Unbesiegbaren (Tv movie)

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Un amore in prima classe

Sylvia Kristel-American college

American college

Sylvia Kristel-Alice 2

Alice

Sylvia Kristel-Alice

Sempre dal film di Chabrol Alice

Sylvia Kristel-Airport 80

Airport 80

Sylvia Kristel.Casanova (TV Movie)

Casanova (Tv movie)

Sylvia Kristel oggi 2

Sylvia Kristel oggi

Due foto di Sylvia Kristel poco prima della morte

Sylvia Kristel banner filmografia

2010 Le ragazze dello swing (TV Movie)
2010 Two Sunny Days
2002 Bank (Video)
2001 Sexy Boys
2001 De vriendschap
2001 Vergeef me
2000 Die Unbesiegbaren (TV Movie)
2000 Lijmen/Het been
1999 Harry Rents a Room
1999 An Amsterdam Tale
1999 Film 1
1997 Gaston’s War
1997 Die Sexfalle (TV Movie)
1996 Onderweg naar morgen (TV Series)
1996 De eenzame oorlog van Koos Tak (TV Series)
1993 Emmanuelle au 7ème ciel
1993 Le secret d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Beauty School
1993 Le parfum d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Magique Emmanuelle (TV Movie)
1993 L’amour d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Emmanuelle à Venise (TV Movie)
1993 La revanche d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Éternelle Emmanuelle (TV Movie)
1992 Seong-ae-ui chimmuk
1990 In the Shadow of the Sandcastle
1990 Hot Blood
1988 Dracula’s Widow
1988 The Arrogant
1987 Casanova (TV Movie)
1985 Una donna, una preda
1985 Red Heat
1985 Un corpo da spiare
1984 Emmanuelle 4
1983 American College
1981 Lezioni maliziose
1981 L’amante di Lady Chatterley
1981 Un bacio da un milione di dollari (TV Movie)
1980 Un amore in prima classe
1980 The Nude Bomb
1979 Airport ’80
1979 The Fifth Musketeer
1979 Letti selvaggi
1978 Mysteries
1978 Pastorale 1943
1977 Goodbye Emmanuelle
1977 Tre simpatiche carogne
1977 Alice ou la dernière fugue
1976 Il margine
1976 Una femmina infedele
1975 Emmanuelle l’antivergine
1975 Giochi di fuoco
1974 Un lenzuolo non ha tasche
1974 L’usignolo e l’allodola
1974 Emmanuelle
1973 Nuda dietro la siepe
1973 Perché i gatti
1973 L’amica di mio marito

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Sylvia Kristel foto I

dicembre 27, 2014 Posted by | Biografie | | 1 commento

Steaming-Al bagno turco

Steaming il bagno turco locandina 2

Il bagno turco gestito dalla simpatica e matura Violet a Londra è il punto di incontro preferito per un gruppo di donne di diversa estrazione sociale e di diversa età;è il posto ideale per rilassarsi accantonando i problemi giornalieri, le ansie e gli affanni, l’occasione per sorseggiare una tazza di tè, chiacchierare di cose più o meno futili con altre donne,una pausa ristoratrice per lasciare in un angolo le preoccupazioni del lavoro o degli affari domestici, figli e amanti, mariti e datori di lavoro.
Nancy e Sarah, Josie e la signora Meadows con sua figlia Dawn,Celia e la signora Goldstein si incontrano tra i vapori del bagno turco, rilassandosi e trovando finalmente una pausa temporale da dedicare a se stesse.
Nancy è una donna di una certa età, abbandonata dal marito che a lei ha preferito un’amante più giovane e che continua a piangersi addosso, non riuscendo a trovare una spiegazione (pure abbastanza semplice) all’improvviso abbandono del marito, dopo una vita dedicata alla famiglia coronata dalla nascita di tre figli mentre Sarah, che è una donna istruita (lavora come avvocato) e di classe agiata ha una vita professionale gratificante ma che si sente incompleta per non aver mai avuto un figlio.

Steaming il bagno turco 1

Steaming il bagno turco 2
Josie invece è di estrazione popolare;è una donna forte e rozza,con una sua primitiva bellezza e che lavora in un night è ossessionata dal sesso e racconta alle sue occasionali compagne delle sue avventure amorose e della sua relazione con il compagno del momento, una relazione sessualmente gratificante ma con un rovescio della medaglia, ovvero l’abitudine dell’uomo di picchiarla frequentemente.
Celia è una donna di colore tranquilla e abbastanza riservata,che abitualmente ascolta più che parlare mentre la signora Meadows è una donna ormai fuori dal tempo, petulante e di idee conservatrici, afflitta anche da una figlia,Dawn, lontanissima sia dai canoni estetici (è grassa e poco attraente) sia da quelli culturali, visto che sembra una bambina viziata afflitta anche da un’ingordigia vistosa.
L’ambiente ovattato è quindi il posto giusto per confidenze, per analisi sui propri comportamenti e giudizi sulla propria vita, tra vapori benefici e lunghi bagni nella piscina del bagno.

Steaming il bagno turco 3

Steaming il bagno turco 4
Un giorno Violet comunica al gruppo delle frequentatrici che il futuro del bagno turco è a rischio:il consiglio comunale ha infatti intenzione di sfrattare gli occupanti e cedere la struttura ad una società che la raderà al suolo e che al suo posto farà sorgere un grande magazzino.
La notizia getta nella più profonda costernazione il gruppo di donne, che dopo l’iniziale smarrimento decide di reagire; dopo aver preparato manifesti di protesta le donne incaricano la battagliera Josie di farsi loro portavoce presso il consiglio comunale e di esporre le loro ragioni.
La vivace e battagliera Josie così,con un intervento deciso e risolutore,riesce ad ottenere la revoca della delibera:non solo il bagno turco non chiuderà ma la città restaurerà il posto restituendolo a nuova vita.
La notizia della vittoriosa battaglia portata avanti da Josie riempie di felicità le donne del gruppo.
Viene organizzata una grande festa che culmina con un bagno in piscina e la liberazione di tanti palloni bianchi,sotto lo sguardo indulgente della signora Meadows.
Diretto da Joseph Losey nel 1985, Steaming,al bagno turco  è un’opera di chiara impostazione e derivazione teatrale come del resto testimoniato dall’ambientazione con otto donne rinchiuse in pratica in un bagno turco.

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Adattato da una piece di Nell Dunn, il film di Losey è l’ultimo lavoro del grande regista nato in America ma in pratica di chiara estrazione britannica;Losey muore nel 1984 e il film uscirà postumo nell’anno successivo e sarà presentato al festival di Cannes, accolto con simpatia sia dal pubblico che dalla critica.
Si tratta di un film fresco e simpatico, al quale il regista dedica molta attenzione sopratutto alla caratterizzazione dei dialoghi, assolutamente fondamentali in un film che sembra proporre come ambientazione il tradizionale luogo chiuso portato in scena in teatro.
Dialoghi a tratti frizzanti, a tratti nostalgici in una commedia in cui prevalgono le narrazioni delle vite vissute dalle protagoniste, vite ordinarie di rappresentanti delle varie classi sociali inglesi.
Da un lato la vita professionalmente appagante di Sarah, per esempio, con un lavoro che la gratifica come donna opposta come risultati a quella ordinaria e tradizionale di Nancy, la donna della classe media che ha sacrificato la sua vita alla famiglia e che in cambio ha ricevuto il tradimento del marito e l’ingratitudine dei figli.
A fare da elemento centrale ecco la figura di Josie, la popolana anticonformista e sessualmente emancipata, che però vive una dicotomia estraneante con la figura di un compagno manesco e violento opposta alle figure della signora Meadows e di sua figlia, elementi disturbanti l’armonia dell’assieme ma necessarie per completare il micro cosmo tutto al femminile che racconta la sua vita al tepore del bagno turco, creando una complicità tra le donne stesse che troverà un valore compiuto in un finale una volta tanto allegro e speranzoso.

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Il regista di Il servo e Don Giovanni, di Una romantica donna inglese e di Modesty Blaise. La bellissima che uccide si congeda dal cinema con un’opera gradevole e ben costruita a dispetto della mediocre stesura originale fatta per il teatro, che ottenne più giudizi negativi che positivi.
Losey rivitalizza il testo con buona mano affidandosi ad un cast di grande valore nel quale figurano la vecchia gloria di Hollywood Doris day, la bravissima Vanessa Redgrave e la sempre affascinante Sarah Miles mentre Patty Love, che interpreta la vulcanica e combattiva Josie crea un personaggio che all’inizio è accolto dallo spettatore con diffidenza e che alla fine risulta essere il più positivo.
Un film in definitiva con un suo sottile fascino, che ha dalla sua molte frecce all’arco e poche cose negative del tutto trascurabili.
Il film è presente su You tube nella versione originale inglese visivamente poco accattivante perchè ridotta da una VHS mentre la versione digitale non sono riuscito a trovarla, tuttavia il DVD multilingue ha un costo davvero irrisorio,un minimo investimento per due ore di grande cinema.

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Steaming – Al bagno turco
Un film di Joseph Losey. Con Sarah Miles,Vanessa Redgrave, Diana Dors, Patti Love,Brenda Bruce, Felicity Dean,Sally Sagoe,Anna Tzelniker Titolo originale Steaming. Commedia, durata 95′ min. – Gran Bretagna 1985.

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Steaming il bagno turco banner protagonisti

Vanessa Redgrave … Nancy
Sarah Miles … Sarah
Diana Dors … Violet
Patti Love … Josie
Brenda Bruce … La signora Meadows
Felicity Dean … Dawn Meadows
Sally Sagoe … Celia
Anna Tzelniker … La signora Goldstein

Steaming il bagno turco banner cast

Regia: Joseph Losey
Sceneggiatura:Robin Bextor,Nell Dunn,Patricia Losey
Produzione: Richard F. Dalton,Paul Mills
Musiche:Richard Harvey
Fotografia:Christopher Challis
Montaggio:Reginald Beck
Production Design:Maurice Fowler

Steaming il bagno turco banner recensioni

L’opinione di Alan Smithee dal sito http://www.filmtv.it

Non potevo che chiudere questa mia entusiasmante avventura torinese con il grande regista che, come da tradizione, ogni anno il festival mette al centro della sua completa retrospettiva. Una rassegna che per forza di cose sono stato costretto anche quest’anno a tenere da parte (ma ho acquistato subito il completo volume monografico a cura di Emanuela Martini che affrontero’ già dai prossimi giorni), ma che non potevo davvero disertare almeno per chiudere l’esperienza festivaliera.
Losey e’ un autore complesso e dalla filmografia molto nutrita, che conosco solo in parte nelle sue opere piu’ note. Ricominciare a scoprirlo dalla fine, con l’ultimo suo film, ha, a mio giudizio, un suo senso: Steaming e’ certamente un’opera che, non penso solo fortuitamente, comunica un senso di “arrivo”, di termine finale: a parte la mia personale conclusione del festival, l’opera è pure l’ultimo film di Diana Dors, che interpreta la tenutaria del bagno turco, a sua volta destinato a scomparire per far posto al solito parcheggio o supermercato; Steaming segna anche la fine di un’epoca in cui la donna tradizionalista e tutta casa e famiglia (impersonata in questo suo ruolo dalla statuaria Vanessa Redgrave) lascia il posto a quella progressista e aperta alle mode e alle tendenze piu’ trasgressive (Sarah Miles, coetanea piu’ aperta, serenamente nuda e disinvolta in tutto il film); una donna che pensa finalmente un po’ anche a se stessa e un po’ meno alla famiglia di mocciosi irriconoscenti che nemmeno si ricordano del suo compleanno (come lamenta la Redgrave ad un tratto della vicenda). Ma Steaming, pur impersonificando la fine di molte cose, non comunica mai il senso “mortifero” o macabro che a prima vista gli si potrebbe appiccicare addosso. Anzi un finale sin troppo ottimista per risultare realistico, con quei palloncini bianchi che raggiungono il soffitto e le donne entusiaste e nude che si tuffano in piscina forti dei loro nuovi progetti solidali, e’ comunque un inno alla vita: dunque tutto il contrario delle tristi vicende che sono susseguite poco dopo la fine delle riprese. Un film che, da appassionato giovane cinefilo che fui (e lo sono tutt’ora) della Redgrave (nell’85 quando il film uscì tentai invano, appena diciassettenne, di vederlo assieme a quell’altro film difficilmente reperibile che è “Il mistero di Wetherby” di David Hare) vedo solo ora, a quasi trent’anni di distanza, con un’emozione che a questo punto ritengo piu’ che giustificata e pertinente.

L’opinione di Gian Carlo Bertolina, ‘Attualità Cinematografiche’

Fino a che punto può reggere, a livello di efficacia filmica, una storia di otto donne interamente ambientata in un bagno turco (steaming) nel quartiere londinese di Trigate? A questa domanda rischiosa ha risposto Joseph Losey, facendone il suo trentaduesimo ed ultimo film, di cui ha completato le riprese poco prima di morire e che è uscito postumo al festival di Cannes 1985. Si prova un leggero imbarazzo nel recensire l’opera estrema di un autore già da lungo tempo entrato nella storia del cinema, sia pure non tra l’Olimpo dei grandi in assoluto. La prima ragione di tale imbarazzo risiede nel fatto che, con tutti i suoi pregi, rimane pur sempre un esempio di genere minore, il cosiddetto teatro filmato. Il testo è della narratrice Nell Dunn, già co-sceneggiatrice con Kenneth Loach di ‘Poor Cow’, dal proprio romanzo omonimo, e qui al suo primo lavoro drammatico. Si tratta di fatto di un testo debole, sovraccarico di stilemi supersfruttati e irrimediabilmente datato, tanto da sembrare già vecchio al suo debutto sulle scene del West End nel 1981. Ci si può chiedere come mai Losey non abbia piuttosto scelto di adattare, se non altro per ragioni di fedeltà amichevole, il pinteriano Betrayal, affidato invece a David Jones; ma queste non sono che ipotesi accessorie, non riguardanti la sostanza del discorso.

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dicembre 22, 2014 Posted by | Commedia | , , , , | Lascia un commento