Alberto Sordi Foto biografia
Sotto il sole di Roma (1948)
Lo sceicco bianco (1952)
I vitelloni (1953)
Il seduttore (1954)
Un americano a Roma (1954)
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956)
Venezia la luna e tu (1958)
La grande guerra (1959)
Il vigile (1961)
Il giudizio universale (1961)
I complessi (1965)
Il medico della mutua (1968)
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968)
Nell’anno del signore (1969)
Il Prof. Dott. Guido Tersilli primario della Clinica Villa Celeste (1969)
Detenuto in attesa di giudizio (1971)
Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971)
Lo scopone scientifico (1972)
Polvere di stelle (1973)
Un borghese piccolo piccolo (1977)
Il malato immaginario (1979)
Il marchese del Grillo (1981)
Con Claudia Cardinale
Con Monica Vitti
Con Carlo Verdone
Alberto Sordi e Totò
Con Anna Magnani
Con la Loren
Con Vittorio De Sica
Con Eduardo De Filippo
Con Ingrid Bergman
Sordi e Virna Lisi
Con Federico Fellini
Con Delia Scala,Tognazzi e Rascel
Con Manfredi e la Vitti
Con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini
Sordi e Aldo Fabrizi
Con Gassman e Dino De Laurentis
Con Giovanni Paolo II
Con Bette Davis e Joseph Cotten
Sordi a Venezia
Con il Presidente della Repubblica Ciampi
Con il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti
Con Manfredi
Con Monicelli
Ancora con Monicelli sul set di Il Marchese del Grillo
Con De Sica,Florinda Bolkan e la Vitti
A Canzonissima con Raffaella Carrà
… Dopo di che,uccide il maschio e lo divora
Una giovane donna corre disperatamente tra gli alberi,inseguita da alcuni cani;un uomo osserva la scena con un telescopio e interviene.
La raccoglie e la porta in casa.
Lui è Don Miguel,un giovane aristocratico che vive in una lussuosa villa,solo.La mamma è infatti morta,come sua moglie.
La donna dice di chiamarsi Marta e di essere nei guai con la polizia;Marta infatti avrebbe ucciso un uomo che voleva aggredirla.
Miguel è turbato dall’impressionante somiglianza tra Marta e la sua defunta moglie Anna;durante il periodo in cui Marta resta nella villa Miguel scopre di essersi innamorato della donna,ma il passato dell’uomo riaffiora con prepotenza.
Miguel infatti ha sempre subito l’influenza di sua madre,che mal vedeva anche il matrimonio del figlio con Anna.
Così un giorno,preda di allucinazioni che gli avevano fatto scambiare la madre per la moglie,Miguel l’aveva uccisa,sprofondando lentamente nel baratro della follia.

Marta,che in realtà è la sorella di Anna,spinge l’uomo a poco a poco all’estremo limite;d’accordo con la polizia la donna aveva organizzato tutto per spingere l’uomo alla confessione.
Finale tragico.
…Dopo di che uccide il maschio e lo divora,splendido titolo italiano in luogo dell’originale,stringatissimo Marta,riprende dal modo degli insetti l’abitudine della mantide religiosa di uccidere il maschio dopo l’accoppiamento.E in qualche modo è quello che accade nel film,un viaggio attraverso i meandri della follia nei quali ormai si dibatte Miguel,forse non del tutto colpevole dell’accaduto ma destinato a pagare a caro prezzo la sua sudditanza psicologica nei confronti della madre.
Diretto da José Antonio Nieves Conde,il film strizza più di un occhio al dramma di Hitchcock Rebecca,del quale riprende non solo le atmosfere ma anche il titolo femminile.

Un film di buona fattura,caratterizzato principalmente da una lunga introspezione psicologica sui due personaggi principali,l’enigmatica e bellissima Marta e l’ormai psicolabile Miguel.
Una discreta tensione,accompagnata dalle sobrie musiche di Piero Piccioni,unita alla splendida interpretazione della conturbante Marisa Mell danno un valore aggiunto ad una pellicola
come dicevo di pregio,in cui l’atmosfera claustrofobica del rapporto tra i due occasionali amanti è ben resa.
Del resto Condè aveva già diretto un altro thriller psicologico di buona fattura Nel buio del delitto,l’altra opera per cui ha avuto una certa notorietà in Italia.
La Mell,protagonista con la Koscina del film precedente,si mostra misteriosa,seducente e sfuggente.
La sua bellezza,unita ad un’aria enigmatica contribuiscono in maniera determinante alla resa della pellicola,che non annoia mai e che si lascia
guardare fino al finale.
Nonostante si tratti di una pellicola senza scene di nudo (almeno nella versione spagnola) e con blandissime scene di sesso,il film non ha avuto quella distribuzione televisiva che avrebbe sicuramente meritato,
restando nell’ombra anche oggi.Le uniche versioni che circolano in rete infatti sono tutte in lingua originale.
Per quanto riguarda il resto del cast,tutti se la cavano egregiamente,incluso Stephen Boyd; da segnalare la presenza di isa Miranda nel ruolo di Elena,la madre di Miguel.
Buona la fotografia per un film più che discreto.
…Dopo di che, uccide il maschio e lo divora
Un film di José Antonio Nieves Conde. Con Stephen Boyd, Marisa Mell, Howard Ross, Isa Miranda, Jesus Puente,George Rigaud Titolo originale Estado civil: Martha. Drammatico, durata 90 min. – Spagna 1971.
Marisa Mell: Marta & Pilar
Stephen Boyd: Don Miguel
George Rigaud: Arturo
Howard Ross: Luis
Jesús Puente: Don Carlos
Isa Miranda: Elena
Nélida Quiroga: Dona Clara
Regia José Antonio Nieves Conde
Soggetto Juan José Alonso Millán (lavoro teatrale “Estado civil: Marta”)
Sceneggiatura Juan José Alonso Millán, Tito Carpi, Ricardo López Aranda, José Antonio Nieves Conde
Produttore José Frade
Casa di produzione Atlántida Films, Cinemar
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio María Luisa Soriano
Musiche Piero Piccioni
Costumi Anna Maria Tucci
Pane e tulipani
La felicità è nelle piccole cose,quelle piccole cose che possono cambiarti la vita da un momento all’altro;basta un incidente di percorso,esemplarmente semplice,banalissimo,che però ti trasporta lontano dal quotidiano e ti costringe a fare i conti con te stessa,a reinventarti,a interrogarti.
E sopratutto a ricominciare,con la voglia pazza di lasciare alle spalle un quotidiano fatto di gesti ripetuti fino alla noia.
E’ il sunto iniziale,ma anche finale,di Pane e tulipani,primo grande successo cinematografico di Silvio Soldini.
Un film fresco e delizioso,girato quasi in stile favolistico,con un finale in esemplare continuum con la storia di Rosalba,anonima e inappagata casalinga pescarese,moglie di un piccolo imprenditore di successo nel campo dell’idraulica dal quale la donna è trattata poco meglio di una domestica e madre di due figli adulti che la considerano allo stesso modo.

Durante una vacanza in pullman a Paestum,Rosalba viene completamente “dimenticata” in un autogrill.
Con un improvviso “coup de tete“,Rosalba decide di andare a Venezia,uno dei suoi sogni nel cassetto, lasciando per qualche giorno la routine quotidiana dei panni da lavare e della casa da rassettare.
Qui trova un impiego temporaneo presso Fermo, un fioraio anarchico e poeta,un alloggio in una piccola pensione e sopratutto stringe amicizia con una stravagante massaggiatrice,Grazia e un cameriere di una trattoria,Fernando.
Saranno incontri decisivi sia per lei che per loro;la vita cambierà,travolta dall’inaspettata entrata di freschezza,di allegria,di spontaneità che Rosalba porterà nelle loro esistenze e di riflesso nella sua.
Così come involontariamente cambierà la vita di Costantino,un dipendente di suo marito Mimmo costretto dallo stesso a improvvisarsi investigatore per rintracciare la fuggiasca Rosalba.

Pane e tulipani ha nella sua semplicità,nella sua freschezza la vera forza intrinseca.
Su un soggetto esile,Soldini costruisce un film davvero intrigante,che dietro l’aspetto leggero impartisce bonarie lezioni sul saper vivere,sopratutto sul saper vivere bene.
La metamorfosi della frustrata Rosalba è mostrata per tutto il film con cadenze leggere,quasi impalpabili;perchè in fondo Rosalba altro non è che una crisalide in attesa di diventare una farfalla, una donna con un mondo interiore luminoso in attesa di uno squarcio di luce.
In una Venezia finalmente non da cartolina,ma vista nella sua quotidianità delle piccole piazze,cosi lontane dai fasti di Piazza San Marco o di Rialto,del canal Grande e della massa di turisti che,informi, popolano la città lagunare,Venezia dicevo appare finalmente in una luce “umana”.
Una lezione di buon cinema,quella di Soldini.
Agevolata anche da un cast assolutamente ideale;una bravissima,quasi soave Licia Maglietta,irresistibile nella sua iniziale goffaggine e via via sempre più conscia del suo nuovo ruolo a Bruno Ganz,umanissimo nel personaggio malinconico e dolce di Fernando passando per una splendida Marina Massironi,che è Grazia,strampalata massaggiatrice al tempo stesso candida sognatrice in attesa dell’amore.

E ancora un ottimo Felice Andreasi,all’apparenza burbero fioraio-poeta passando per Antonio Catania,il meschino e fedifrago marito di Rosalba.
Infine l’ottimo Giuseppe Battiston,impagabile nel ruolo dell’improvvisato investigatore Costantino.
Un film tutto da gustare,un ritorno alla commedia italiana gloriosa degli anni sessanta,quella realizzata con pochi soldi ma tante idee.
E sentimenti.Quelli giusti.
Premiato con 9 David di Donatello,5 nastri d’Argento,Globo d’oro e 7 Ciak d’oro;disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=uyEC0imYm_0
Il film è in lingua italiana.
Pane e tulipani
Un film di Silvio Soldini. Con Licia Maglietta, Bruno Ganz, Giuseppe Battiston, Marina Massironi, Antonio Catania,
Felice Andreasi, Don Backy, Silvana Bosi, Mauro Marino, Manrico Gammarota Commedia,durata 105 min. – Italia 2000
Licia Maglietta: Rosalba Barletta
Bruno Ganz: Fernando Girasole
Giuseppe Battiston: Costantino Caponangeli
Antonio Catania: Mimmo Barletta
Marina Massironi: Grazia Reginella
Felice Andreasi: Fermo
Don Backy: il cantante
Vitalba Andrea: Ketty
Tatiana Lepore: Adele
Tiziano Cucchiarelli: Nic
Matteo Febo: Salvo
Lina Bernardi: Nancy
Mauro Marino: Lello
Antonia Miccoli: Sami
Ludovico Paladin: Eliseo
Silvana Bosi: La madre di Costantino
Manrico Gammarota: uomo alla stazione
Massimiliano Speziani: Goran
Fausto Russo Alesi: l’Uomo dell’auto
Paola Brolati: cliente del negozio dei fiori
Giselda Volodi: cameriera della pensione
Nunzio Daniele: guida di Paestum (sé stesso)
Pierantonio Micciarelli: il venditore di pentole
Daniela Piperno: donna dell’auto
Regia Silvio Soldini
Soggetto Doriana Leondeff, Silvio Soldini
Sceneggiatura Doriana Leondeff, Silvio Soldini
Casa di produzione Mogatari, Istituto Luce, RAI
Distribuzione (Italia) Istituto Luce
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Carlotta Cristiani
Musiche Giovanni Venosta
Scenografia Paola Bizzarri, Alessandra Mura, Stafania Pasinato
“Non mi aveva detto che lei aveva fatto un corso di grafologia? Poi ho parlato col commesso di una merceria che sostiene che l’altro ieri
sua moglie stava a fianco di sua madre sotto il casco di un parrucchiere a Chioggia. Questo mi fa dedurre che con ogni probabilità la signora Rosalba non si trova più a Venezia.
E questo spiegherebbe anche il motivo per cui non l’ho ancora rinvenuta…”
“Caponangeli, le dico solo una cosa: se fra tre giorni “n’è escito” (non è uscito fuori) niente, non solo ha chiuso con la Barletta Saniplus, ma con tutte le ditte di sanitari della costa adriatica!”
“Intendo calare negli Abruzzi e ricondurre qui Rosalba. Due compagni mi seguiranno nell’impresa.”
“Apparteneva al nonno di mia moglie, l’ultima volta ha sparato a Caporetto, ma come può notare è stato accuratamente preservato dalle insidie della ruggine e dall’usura del tempo; al suo posto eviterei qualsiasi azione che possa indurmi
a mostrare l’efficienza della sua meccanica.”
“Non vorrei sembrarle precipitosa, ma… se ci dessimo del tu?”
“Grazia guardami: ho passato con te i momenti più belli della mia vita, io sapevo che c’eri ma non sapevo dov’eri;
adesso ti ho trovata e adesso so cos’è la felicità, devi credermi, ti scongiuro.”
“Ancora una volta la felicità ha battuto invano alla mia porta.”
“Rosalba, da quando lei è partita la vita è una palude
la notte mi tormenta e il giorno mi delude
se ho fatto questo viaggio vi è un’unica cagione
che lei torni ad illuminar la mia magione.”
“Le canne non so’ droga, so’ canne.”
“Ma tu lo conosci l’Orlando furioso?-
-Ma chi è, quello che impazzisce e gli schizza il cervello sulla luna?”
Licia Maglietta
Felice Andreasi
Giuseppe Battiston
Bruno Ganz
Marina Massironi
Antonio Catania
Andavamo al cinema-Parte 26

Ventiseiesima puntata sulla storia dei nostri vecchi cinema.Chiunque possegga immagini e desideri vederle pubblicate può inviare tutto a: paolobari@email.it

Cinema Lux,Padova
Cinema Lumiere,Pisa
Cinema Lucciola,Bari
Cinema Lo Po,Catania
Cinema Italia,Mira (Venezia)
Cinema Impero,Trani
Cinema Impero,Salerno
Cinema Grande,Livorno
Cinema Globo,Pistoia
Cinema Garibaldi,Amatrice
Cinema Garden,Messina
Cinema Fiammetta,Milano
Cinema Estivo,Modena
Cinema Estivo Diana,Reggio Emilia
Cinema Dell’Aquila,Latina
Cinema De Amicis,Milano
Cinema Concordia,Mestre (Venezia)
Cinema Capitol,Udine
Cinema Capitol,Trieste
Cinema Alfieri,Corato (Bari)
Cinema Teatro Alcione,Torino
Cinema Alcazar,Roma
Cinema Adriano,Roma
Cinema Teatro Pomponi,Pescara
Cinema Excelsior,Trieste
Cine Teatro Edison,Seravezza (Lucca)
Cine Teatro Eden,La Spezia
Cine Don Orione,Messina
Cine Teatro Cecchini,Udine
Cine Rouge et Noir,Milano
I film della C.I.C. Cinema International Corporation
Chinatown, 1974
Duel, 1971
Terremoto, 1974
La fuga di Logan, 1976
Jesus Christ Superstar, 1973
La febbre del sabato sera, 1977
Generazione Proteus, 1977
Fratello sole sorella luna, 1972
Il maratoneta, 1976
Attacco a Rommel, 1971
Batte il tamburo lentamente, 1973
Brivido nella notte, 1971
Pane e cioccolata, 1973
Il giorno dello sciacallo, 1973
Il padrino, 1971
Rollercoaster, 1977
La spia che vide il suo cadavere, 1972
Lo straniero senza nome, 1973
Nessuna pietà per Ulzana, 1972
Quella sporca ultima meta, 1974
Lo strangolatore di Vienna
Vienna,1930
Otto Lehman,di professione macellaio,viene dimesso dal manicomio in cui era rinchiuso “per aver colpito con una coscia di vitello” una sua cliente.
A casa lo attende la sua bottega,che nel frattempo è stata mandata avanti da suo cognato Brunner e sua moglie Hanna;Otto,pur di non dover
nuovamente condividere il letto con la insopportabile donna,attrezza una camera sulla bottega nella quale va a vivere.
Una sera,mentre guarda distrattamente fuori dalla finestra,scopre la dirimpettaia Berta mentre si spoglia.
La sera dopo lo spettacolo si ripete,ma mentre è intento a spiare,Otto viene sorpreso dalla bisbetica moglie,che lo minaccia di rimandarlo in manicomio e lo insulta chiamandolo mostro.
Otto perde il lume della ragione e strangola la moglie.

Resosi conto troppo tardi del suo gesto,Otto decide di far sparire il cadavere di Hanna facendolo a pezzi e usandolo per fabbricare salsicce.
Che incontrano il gusto della gente,che affolla la sua bottega per accaparrarsi la prelibata carne.
Una sera il macellaio scopre suo cognato Brunner con una prostituta e la uccide;anche la donna finisce nel tritacarne dell’ormai fuori controllo Otto,che uccide anche suo cognato.
Sarà Berta a smascherare il macellaio,grazie anche alla fortuita scoperta di un anello in un pezzo di carne da parte di un inconsapevole cliente…
Lo strangolatore di Vienna è un film diretto dal regista aretino Guido Zurli,che in questo caso si firma John Zurli;con un budget risicato all’osso,Zurli,onesto artigiano autore di una dozzina di pellicole di vario genere fra il 1963 e il 1980,riesce a fare con i fichi secchi un banchetto quanto meno decoroso.
Il film infatti ha dei buoni spunti,muovendosi con buona lena tra i binari del giallo e quelli dell’horror,aiutato principalmente da una sottile vena di humour nero che è sicuramente un valore aggiunto per la pellicola.

Prendendo spunto dalla storia di un efferato serial killer di inizi del secolo,Fritz Haarmann detto il mostro di Hannover che dal 1919 al 1924 commise almeno 25 omicidi di adolescenti,alcuni dei quali finirono per diventare pasto per inconsapevoli clienti,Zurli imbastisce una storia senza grosse pecche che si trasforma in immagini visive equilibrate.
Utilizzando delle marcette allegre,che rendono surreali anche le sequenze degli strangolamenti,Zurli conferisce un’aura particolare al film che così esce dal classico binario dell’horror per trasformarsi in una commedia nera sicuramente godibile.
Merito anche del corpulento Victor Buono,che interpreta perfettamente il personaggio del folle Lehman,faccia quasi simpatica che maschera una mente squilibrata,che esplode nella follia in seguito all’ennesima angheria della moglie.
Il volto pacioccone di Buono,quello laido di Brunner,la bella Franca Polesello e Karin Field sono l’ossatura di un film sicuramente ben diretto e con una trama originale;girato quasi tutto in studio (Vienna appare o in cartolina o in sequenze senza attori,quindi con materiale di repertorio),Lo strangolatore di Vienna rende il massimo con il minimo investimento.

Scomparso completamente dai circuiti cinematografici e televisivi,da qualche anno è stato editato in digitale,operazione che ha reso bene i vividi colori usati dal regista nelle riprese ed è oggi disponibile in una versione molto buona disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=k93wawWeFUk&t=621s
Lo strangolatore di Vienna
Un film di Guido Zurli. Con Franca Polesello, Brad Harris, Victor Buono, Dario Michaelis, Luca Sportelli, Karin Field Horror, durata 92 min. – Italia, Germania 1971
Victor Buono …Otto Lehman
Franca Polesello …Berta Hensel
Brad Harris …Mike Lawrence
Dario Michaelis …Ispettore Klaus
Karin Field …Hanna Lehman
Luca Sportelli …Karl Brunner
Hansi Linder …Frieda Ulm
Regia … Guido Zurli
Sceneggiatura … Dag Molin,Dick Randall,Karl Ross
Musiche …Alessandro Alessandroni
Fotografia … Augusto Tiezzi
Montaggio … Enzo Alabiso,Graham Lee Mahin
Trastevere
Irriverente e a tratti goliardico,sottilmente anticlericale e a volte blasfemo,pieno di difetti che però alla lunga diventano pregi.
Trastevere,opera prima ed unica di Fausto Tozzi, comprimario di buona caratura,è il sogno di un attore che si realizza e diventa realtà,un film
in cui non mancano certo idee originali e una ridanciana visione del proletariato del più celebre dei quartieri romani,Trastevere.
L’attore romano,che negli anni 50 recitò in film di largo successo come Casta diva e Casa Ricordi o Beatrice Cenci per anni aveva coltivato il sogno di dirigere un film scopertamente popolare.
L’occasione arrivò finalmente nel 1971,quando riuscì a convincere il produttore Alberto Grimaldi ad affidargli la direzione di Trastevere,del quale scrisse anche la sceneggiatura.
Un film che ebbe una gestazione travagliata e che quando uscì nelle sale dovette subire tagli della censura (assolutamente immotivati)
oltre che un rimaneggiamento in alcune sequenze girate e che furono tagliate in fase di montaggio,principalmente per volontà del produttore.

Tagli e mutilazioni che però non compromettono l’equilibrio del film,che per sua natura e per sceneggiatura non contempla un andamento univoco,essendo principalmente una raccolta di storie legate ad un comune filo conduttore,quello delle vicissitudini della cagnetta Mao che,smarrita improvvidamente da un cantante lirico,finirà per passare di mano in mano attraverso un viaggio nel popolare quartiere romano,in cui vivono personaggi stravaganti ed eccessivi,eppure così vicini all’autentico spirito popolare romanesco.
Il viaggio di Mao è l’occasione per conoscere lo spirito autenticamente popolare di alcuni personaggi,chiaramente ispirati al vero;il contrabbandiere che per non finire in galera ci manda in sua vece una povera vecchia,l’usuraia che muore durante un pellegrinaggio,l’hippie suicida dopo una relazione omosessuale con un ricco e laido aristocratico,il vedovo che insegue implacabilmente l’uomo che gli aveva ucciso la moglie prostituta,
il vizioso che fa si che la moglie abbia una relazione sessuale con un macellaio ecc.
Una galleria di personaggi forse troppo caricaturati,grotteschi nella loro mancanza di morale e di pudore,ma che in qualche modo sono riconoscibili nei vizi e virtù di un proletariato che anni dopo un altro regista,Scola,avrebbe descritto spietatamente usando l’ambientazione delle baraccopoli romane in Brutti sporchi e cattivi.

Come dicevo,il film subì alcuni rimaneggiamenti;uno riguarda una sequenza che inquadra due pescatori,uno dei quali tira su un preservativo;la battuta “questa è tutta colpa del Papa,che se non si opponeva alla pillola stò schifo nun se vedeva”
venne giudicata irriguardosa e censurata,così come venne tagliata l’innocente sequenza girata a piazza Navona in cui la Schiaffino,vestita da hippy viene apostrofata da un gruppo di giovinastri,uno dei quali dice “ammazzala quant’è bona,c’ha un culo che parla“mentre un altro chiede “ma che è indiana?” e l’ultimo,con il solito sarcasmo romanesco di fronte alla noncuranza della donna,risponde “no,è stronza”
Come si può leggere,battute che in seguito sarebbero divenute la norma,ma che a inizi del 1971 facevano scandalizzare i moralisti benpensanti della commissione censura.
Fausto Tozzi morì nel 1978,quindi solo sette anni dopo aver realizzato questo film,senza più avere la possibilità di esprimere un talento registico che indubbiamente possedeva;
lo si può notare nella freschezza dei dialoghi,nella vena autenticamente popolana dei dialoghi,nell’irriverenza con cui tratta argomenti delicati e sopratutto nella genuina rappresentazione di un mondo,quello trasteverino,che oggi è indissolubilmente scomparso, avendo lasciato il posto ad un quartiere meno spontaneo e folkloristico,in cui tutto sembra ormai artefatto,ad uso e consumo degli immancabili turisti che popolano la capitale.
Un film oggi assolutamente non più proponibile come tematica;un certo tipo di cinema è scomparso quando il dio denaro ha definitivamente spento le velleità di tanti cineasti coraggiosi che sfidavano la morale,il costume e le stesse produzioni proponendo opere coraggiose,spesso non equilibrate,confuse,ma assolutamente spontanee.

Nel cast di Trastevere figurano numerosi grandi nomi,che vanno da quello di Nino Manfredi a quello di Vittorio De Sica,dalla splendida e indimenticabile Rosanna Schiaffino (qui nel suo unico nudo cinematografico) ad un elenco impressionante di bravi attori,che compaiono in parti molto piccole ma significative,come Vittorio Caprioli e Ottavia Piccolo,Leopoldo Trieste e Milena Vukotic,Gigi Ballista e Rossella Como fino a Enzo Cannavale,napoletano doc che interpreta un popolano trasteverino.
Tagliate invece in fase di distribuzione le parti di Martine Brochard , Riccardo Garrone e Umberto Orsini.
Trastevere è un film che va recuperato,perchè mostra con spirito autentico uno spaccato borgataro di Roma com’era ormai quasi mezzo secolo addietro;un viaggio non solo nello spirito della borgata,ma un percorso quasi archeologico,in una Roma assolata e autentica,
tra personaggi di ogni tipo.Un viaggio tra viuzze e osterie,condite da un linguaggio sicuramente colorito,ma specchio fedele dell’anima autenticamente popolare della borgata.
Venne accolto con diffidenza da molti critici,poco avvezzi alla spontaneità e molto più alle atmosfere costruite,false come un euro cinese.
Bello il tema iniziale,malinconico e cantato sull’onda del rimpianto,testimoniato dalla frase “se er monno va come va,che ce voi fa?“,opera dei fratelli Labionda (Oliver Onions)
Il film è disponibile in una versione discreta all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=JW7fHTso3Zk&t=25s.
Vi consiglio caldamente la sua visione.
Trastevere
Un film di Fausto Tozzi. Con Nino Manfredi, Leopoldo Trieste, Rosanna Schiaffino, Vittorio De Sica, Milena Vukotic, Umberto Orsini, Vittorio Caprioli, Ottavia Piccolo, Nino Musco, Enrico Formichi, Rossella Como, Gina Mascetti, Luciano Pigozzi,
Stefano Oppedisano, Marcella Valeri, Fiammetta Baralla, Enzo Cannavale, Carlo Gaddi, Nerina Montagnani,
Vittorio Fanfoni, Gigi Ballista, Don Powell, Giorgio Maulini, Lino Coletta Commedia, durata 104 min. – Italia 1971.
Scene censurate
Nino Manfredi: Carmelo Mazzullo
Rosanna Schiaffino: Caterina Peretti, detta Rama
Vittorio Caprioli: Don Ernesto
Ottavia Piccolo: Nanda
Vittorio De Sica: Enrico Formichi
Leopoldo Trieste: Il professore
Mickey Fox: Sora Regina
Milena Vukotic: Delia
Gigi Ballista: Il conte
Ronald K. Pennigton: Kerry
Luigi Uzzo: Cesare
Lino Coletta: Alvaro Diotallevi
Don Powell: John
Rossella Como: Teresa
Fiammetta Baralla: Gigliola
Enzo Cannavale: Straccaletto
Nino Musco: Il brigadiere
Luigi Valanzano: Sor Alfredo, il barista
Stefano Colazingari: Il figlio di Straccaletto
Marcella Valeri: Sora Nicolina
Lino Murolo: Il poliziotto
Goffredo Pistoni: Sor Toto
Luciano Pigozzi: Righetto
Vittoria Di Silverio: sora Amalia
Ada Passari: Sora Filomena
Olga De Marco: Sora Cesira[1]
Gérard Boucaron: Checco
Alberto Ciaffone: Settimio Rotoletti
Gina Mascetti: Sora Gertrude
Bruno Ciangola: Andrea
Franca Scagnetti: Sora Maria
Enrico Formichi: Il sagrestano
Carlo Gaddi: Parente di Righetto
Annarosa Garatti: Una donna alla finestra
Vittorio Fanfoni: Pierre
Stefano Oppedisano: Gaston
Leonardo Benvenuti: Il finanziere
Regia Fausto Tozzi
Sceneggiatura Fausto Tozzi
Produttore Alberto Grimaldi, Enzo Provenzale
Casa di produzione PEA
Fotografia Arturo Zavattini
Montaggio Nino Baragli, Carlo Reali
Musiche Oliver Onions
Scenografia Giantito Burchiellaro
“Quello che nun ho capito è se tu ar posto del cervello hai il peperone in umido o una manciata di segatura bagnata de piscio”
“Credete che dopo l’ultima enciclica der Papa se possa pija er cafè?”
“Come sei bello! Hai un viso da bambina su un corpo di gigante spirituale!”
“La guida tedesca: “Meno due,uno…fuoco…(il cannone del Giancolo tarda tre secondi)…Ecco,i soliti italiani…”
I film della Titanus
Le quattro giornate di Napoli,1962
Catene,1949
47 morto che parla,1950
I sequestrati di Altona,1962
La battaglia di Maratona,1959
Totò diabolicus,1962
Un sorriso,uno schiaffo,un bacio in bocca,1975
Signori e signore,buonanotte- 1976
Ti Koyo e il suo pescecane,1962
A cavallo della tigre,1961
Orgasmo,1968
Chi si ferma è perduto,1960
I malamondo,1964
Cronaca familiare,1962
Il ladro di Bagdad,1961
Giorno per giorno disperatamente,1961
I dolci inganni,1960
Il gattopardo,1963
In pieno sole,1960
I due colonnelli,1963
La sede della Titanus
Tre gocce di sangue per una rosa
I francesi non hanno mai avuto dimestichezza con gli horror,salvo qualche eccezione.
E anche questo scadente Tre gocce di sangue per una rosa del 1972 non si salva dal grigiore generale della massa di produzioni horror d’oltralpe.
Regista del film è Claude Mulot,scomparso a soli 44 anni e autore di una ventina di produzioni per la massima parte non editate in italiano.
Con un occhio alla fotografia e alle intelaiature di Jesus Franco e più di uno alle atmosfere di Jean Rollin,Mulot scrive e dirige un horror
convenzionale,in cui sembra di assistere ad un assemblaggio di vari film,con personaggi presi di petto come il mad doctor,la donna sfigurata per gelosia e le immancabili nudità sparse casualmente nel film senza una vera logica.
Quello che vien fuori è una pellicola debole e poco interessante,fragile non solo nella narrazione ma anche in quelli che sono i topos del cinema di genere; manca persino l’atmosfera e il film naviga in maniera sonnacchiosa tra gli immancabili fenomeni atmosferici (tuoni e fulmini) ma con un pathos uguale a zero.

La trama:
Frederic di Lansac,barone,è un appassionato di botanica;ha una splendida serra e grazie all’aiuto del dottor Rohmer crea anche nuove specie vegetali.
Il dottor Rohmer è un professionista cacciato in malo modo dall’ordine medico per aver eseguito un disastroso intervento di chirurgia facciale.
Frederic vive con il dottore e con una donna,Moira,innamorata di lui: la quale, un giorno, ha la sventura di far conoscere al barone la bella Anna,della quale Frederic si innamora.
Gelosa di Anna,Moira,proprio durante il banchetto nuziale sfigura la sventurata donna con il fuoco.
A tentar di porre riparo alle ustioni di Anna c’è Rohmer,ma le cose si complicano;finale apocalittico e assolutamente insulso.
Letteralmente scomparso dopo pochi giorni di programmazione dalle sale e lungamente ignorato anche dalle tv,Tre gocce di sangue per una rosa (La rose ecorchee ovvero la rosa rosea nella versione originale del titolo) è ricomparso qualche anno addietro nel quadro della rivisitazione che il cinema bis ha avuto in seguito all’aumento esponenziale degli amanti del cinema horror.

Che però,nel caso specifico,hanno ben poco da star allegri.
Il cast fa quello che può (poco) ed essendo composto da comprimari finisce per naufragare nella pochezza della pellicola,che rimane opera rarissima da reperire.
In rete c’è una versione pessima in lingua a questo indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=_XXOt8cFtDo&t=1681s in discreta qualità.
Tre gocce di sangue per una rosa
Un film di Claude Mulot. Con Philippe Lemaire, Annie Duferey, Elisabeth Teissier, Anny Duperey Titolo originale La rose écorchée. Horror, durata 91 min. – Francia 1972
Philippe Lemaire …Il Barone Frédéric
Anny Duperey … Anne
Elizabeth Teissier … Moira
Olivia Robin … Barbara
Michèle Perello … Agnès (as Michelle Perello)
Valérie Boisgel … Catherine
Jean-Pierre Honoré … Paul Bertin
Gérard-Antoine Huar …Wilfried
Jacques Seiler … Il poliziotto
Michel Charrel … L’uomo ombroso
Johnny Cacao … Olaf
Howard Vernon …Professor Rhömer
Regia: Claude Mulot
Sceneggiatura: Claude Mulot,Jean Larriaga,Edgar Oppenheimer
Produzione: Edgar Oppenheimer
Musiche: Jean-Pierre Dorsay
Fotografia: Roger Fellous
Montaggio: Monique Kirsanoff
Andavamo al cinema-Parte 25

In questo numero una serie di cinema non identificati come denominazione.Chiedo l’aiuto dei lettori per attribuire l’esatto nome delle varie sale.Grazie a tutti

Cine Teatro Antares,Ceccano (Frosinone)
Cine Teatro Cristallo,Trissino (Vicenza)
Sala cinema non identificata,Abano terme (Padova)
Sala cinema non identificata,Agropoli (Salerno)
Sala cinema non identificata (Odeon?) Bitonto (Bari)
Sala cinema non identificata,Bordighera (Imperia)
Sala cinema non identificata (Moderno?) Borgo a Buggiano (Pistoia)
Sala cinema non identificata,Borgo Ticino (Novara)
Sala cinema non identificata,Campobasso
Sala cinema non identificata,Campodolcino (Sondrio)
Sala cinema non identificata,Casale Monferrato (Alessandria)
Cinema Italia,Castenaso (Bologna) (grazie ad Anonimo)
Sala cinema non identificata,Città di Castello (Perugia)
Sala cinema non identificata,Condove (Torino)
Sala cinema non identificata,Cornuda (Padova)
Sala cinema non identificata,Germignaga (Varese)
Sala cinema non identificata,Isernia
Sala cinema non identificata,località ignota
Sala cinema non identificata,Salerno
Sala cinema non identificata,Terni
Sala cinema non identificata,zona Pistoia
Sala cinema non identificata,Ravenna
Sala cinema Aureo,Roma (grazie a Mario)
Sala cinema non identificata,Sassari
Sala cinema non identificata,Serravalle Sesia (Vercelli)
Sala cinema non identificata,Sovico (Monza)
Sala cinema non identificata,Termoli
Sala cinema non identificata,Torino
Sala cinema non identificata,Brisoni (Brescia)
Supercinema,Agrigento


















































































































































































































































































































































































































































































































































































































































