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Milano rovente

Il calabrese Salvatore Cangemi si è fatto strada nella malavita milanese inserendosi con successo nel racket della prostituzione;tutto sembra filare liscio fino al giorno in cui scopre in una piscina il cadavere di una delle prostitute che lavorano per lui.
A ucciderla è stato Roger Daverti,un francese che invece è nel ramo del traffico di droga.
L’uomo propone a Cangemi di usare le sue prostitute per spacciare droga,ottenendo in cambio un netto rifiuto da parte di Salvatore.
Che però sa benissimo che in uno scontro tra bande avrebbe la peggio,per cui chiede aiuto a Billy Barone,chiedendo armi e uomini.
Da uomo di “affari“,Barone non si schiera con Cangemi,ben sapendo che in un scontro tra bande a rimetterci sarebbero tutti;ottiene così una tregua tra i due litiganti.
Nel frattempo Salvatore ha conosciuto la bellissima Jasmine,per la quale perde la testa.


La donna infatti lo porta sull’orlo della rovina economica,costringendo Salvatore ad attingere dai proventi del malaffare destinati a Roger e Barone.
Ma i “soci” non ci stanno e Salvatore,tradito da Jasmine che in realtà era una complice di Roger,dal suo fidato braccio destro e sopratutto da Barone,che ha orchestrato tutto per liberarsi dagli scomodi soci,riesce a uccidere Roger e il suo braccio destro prima di cadere crivellato di colpi
dagli uomini di Barone.
Noir che attinge a piene mani da Milano calibro 9,a cui paga tributo praticamente in quasi tutta la sua durata,Milano rovente è diretto da Umberto Lenzi nel 1973,qui al suo primo “poliziesco” dopo i grandi successi ottenuti nel thriller nostrano con Orgasmo,Paranoia e Così dolce così perversa.
Ammiratore della trilogia del milieu di Di Leo,Lenzi usa le atmosfere di quest’ultimo unendole a quelle descritte da Scerbanenco nei suoi romanzi,ottenendo così un film che se non brilla per originalità della trama riesce tuttavia a convincere con una regia asciutta e una trama godibile.
La descrizione del “milieu” milanese non ha la forza d’impatto di quella di Di Leo,ma ha nell’asciuttezza del racconto,senza eccessivi fronzoli, sicuramente la sua forza.


Buono il ritmo,calibrato su interpreti misurati come Antonio Sabato e Philippe Leroy a cui si aggiungono Carla Romanelli e Marisa Mell,l’infida Jasmine che tradisce Salvatore consegnandolo alla vendetta dei suo soci.
All’altezza la colonna sonora di Carlo Rustichelli,buona la fotografia di Lamberto Caimi,che aveva già partecipato al film di Duccio Tessari La morte risale a ieri sera,tratto proprio da un romanzo di Scerbanenco e che era stato uno dei primi veri noir all’italiana.
Un film sicuramente da vedere,disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Cp8YzuZVzrM con sottotitoli in inglese o all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Cp8YzuZVzrM nella versione priva di sottotitoli,entrambi di qualità più che buona.

Milano rovente

Un film di Umberto Lenzi. Con Philippe Leroy, Antonio Sabato, Marisa Mell, Tano Cimarosa, Franco Fantasia,
Antonio Casagrande, Carla Romanelli Poliziesco, durata 101 min. – Italia 1973.

Antonio Sabàto: Salvatore Cangemi
Philippe Leroy: Roger Daverty
Marisa Mell: Jasmina
Antonio Casagrande: Lino Caruso
Carla Romanelli: Virginia
Alessandro Sperli: Billy Barone
Tano Cimarosa: Nino Balsamo
Vittorio Joderi: Giorgio
Ugo Bologna: Giudice

 

Pino Colizzi: Salvatore Cangemi
Sergio Graziani: Roger Daverty
Fiorella Betti: Jasmina
Michele Gammino: Lino Caruso
Rita Savagnone: Virginia
Sergio Fiorentini: Giudice

Regia Umberto Lenzi
Soggetto Ombretta Lanza
Sceneggiatura Umberto Lenzi, Franco Enna
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Jolanda Benvenuti
Musiche Carlo Rustichelli

Carla Romanelli

Marisa Mell

Antonio Sabato

Philippe Leroy

novembre 27, 2017 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento

… Dopo di che,uccide il maschio e lo divora

Una giovane donna corre disperatamente tra gli alberi,inseguita da alcuni cani;un uomo osserva la scena con un telescopio e interviene.
La raccoglie e la porta in casa.
Lui è Don Miguel,un giovane aristocratico che vive in una lussuosa villa,solo.La mamma è infatti morta,come sua moglie.
La donna dice di chiamarsi Marta e di essere nei guai con la polizia;Marta infatti avrebbe ucciso un uomo che voleva aggredirla.
Miguel è turbato dall’impressionante somiglianza tra Marta e la sua defunta moglie Anna;durante il periodo in cui Marta resta nella villa Miguel scopre di essersi innamorato della donna,ma il passato dell’uomo riaffiora con prepotenza.
Miguel infatti ha sempre subito l’influenza di sua madre,che mal vedeva anche il matrimonio del figlio con Anna.
Così un giorno,preda di allucinazioni che gli avevano fatto scambiare la madre per la moglie,Miguel l’aveva uccisa,sprofondando lentamente nel baratro della follia.


Marta,che in realtà è la sorella di Anna,spinge l’uomo a poco a poco all’estremo limite;d’accordo con la polizia la donna aveva organizzato tutto per spingere l’uomo alla confessione.
Finale tragico.
…Dopo di che uccide il maschio e lo divora,splendido titolo italiano in luogo dell’originale,stringatissimo Marta,riprende dal modo degli insetti l’abitudine della mantide religiosa di uccidere il maschio dopo l’accoppiamento.E in qualche modo è quello che accade nel film,un viaggio attraverso i meandri della follia nei quali ormai si dibatte Miguel,forse non del tutto colpevole dell’accaduto ma destinato a pagare a caro prezzo la sua sudditanza psicologica nei confronti della madre.
Diretto da José Antonio Nieves Conde,il film strizza più di un occhio al dramma di Hitchcock Rebecca,del quale riprende non solo le atmosfere ma anche il titolo femminile.


Un film di buona fattura,caratterizzato principalmente da una lunga introspezione psicologica sui due personaggi principali,l’enigmatica e bellissima Marta e l’ormai psicolabile Miguel.

Una discreta tensione,accompagnata dalle sobrie musiche di Piero Piccioni,unita alla splendida interpretazione della conturbante Marisa Mell danno un valore aggiunto ad una pellicola
come dicevo di pregio,in cui l’atmosfera claustrofobica del rapporto tra i due occasionali amanti è ben resa.
Del resto Condè aveva già diretto un altro thriller psicologico di buona fattura Nel buio del delitto,l’altra opera per cui ha avuto una certa notorietà in Italia.
La Mell,protagonista con la Koscina del film precedente,si mostra misteriosa,seducente e sfuggente.
La sua bellezza,unita ad un’aria enigmatica contribuiscono in maniera determinante alla resa della pellicola,che non annoia mai e che si lascia
guardare fino al finale.
Nonostante si tratti di una pellicola senza scene di nudo (almeno nella versione spagnola) e con blandissime scene di sesso,il film non ha avuto quella distribuzione televisiva che avrebbe sicuramente meritato,
restando nell’ombra anche oggi.Le uniche versioni che circolano in rete infatti sono tutte in lingua originale.
Per quanto riguarda il resto del cast,tutti se la cavano egregiamente,incluso Stephen Boyd; da segnalare la presenza di isa Miranda nel ruolo di Elena,la madre di Miguel.
Buona la fotografia per un film più che discreto.

…Dopo di che, uccide il maschio e lo divora
Un film di José Antonio Nieves Conde. Con Stephen Boyd, Marisa Mell, Howard Ross, Isa Miranda, Jesus Puente,George Rigaud Titolo originale Estado civil: Martha. Drammatico, durata 90 min. – Spagna 1971.

Marisa Mell: Marta & Pilar
Stephen Boyd: Don Miguel
George Rigaud: Arturo
Howard Ross: Luis
Jesús Puente: Don Carlos
Isa Miranda: Elena
Nélida Quiroga: Dona Clara

Regia José Antonio Nieves Conde
Soggetto Juan José Alonso Millán (lavoro teatrale “Estado civil: Marta”)
Sceneggiatura Juan José Alonso Millán, Tito Carpi, Ricardo López Aranda, José Antonio Nieves Conde
Produttore José Frade
Casa di produzione Atlántida Films, Cinemar
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio María Luisa Soriano
Musiche Piero Piccioni
Costumi Anna Maria Tucci

 

settembre 16, 2017 Posted by | Thriller | , , , , | Lascia un commento

Amori letti e tradimenti

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In un articolo risalente al 2010 ho parlato dell’editore,scrittore e recensore cinematografico Gordiano Lupi. Quell’articolo,che era in hosting su Flickr,sito con il quale ho avuto tristemente note disavventure,è in gran parte perduto.Ho recuperato una copia cache,che ripropongo in calce a questa recensione dello scrittore toscano;l’articolo che segue è tratto dal sito www,lacinetecadicaino.blogspot.com,che vi consiglio vivamente di visitare.E’ l’inizio di una collaborazione che spero proficua,con un autore che stimo moltissimo.

Buona lettura

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Una notte insonne mi porta a rivedere Amori, letti e tradimenti (1976), film non certo epocale, farsa erotico – campagnola, molto burina, girata da Alfonso Brescia, uno che nel cinema di genere ha fatto di tutto e con poche lire.Benemerita (per noi appassionati del vecchio trash) Ab Channel, che in qualche modo ha preso il posto di Happy Channel. Vediamo la trama.
Un industriale lombardo di nome Mordacchia (Bologna) vuol comprare un terreno agricolo, ma il contadino Baldo (Don Backy) non vuole assolutamente venderlo. Mordacchia prova con ogni mezzo, persino spedendo al casolare alcune prostitute, che sconvolgono sia Baldo che l’amico Bastiano (Caporale), ma non lo convincono a cedere la terra. Prende in mano la situazione Greta (Mell), la procace moglie di Mordacchia,
che invita in villa il contadino per sedurlo. Non ci riescono, né lei (Baldo si addormenta durante un suo strip), né la figliastra Paola (Viviani), nonostante una sexy danza del ventre. Baldo s’innamora della cameriera Carla (Longo), che soltanto nel finale mostra un seno rigoglioso. Non solo, vince un sacco di soldi e diverse proprietà al commendatore, grazie a una lunga partita a scopa. Il risultato è che Baldo diventa socio d’affari di Mordacchia, dividendo con lui tutto, persino le grazie della disponibile segretaria (Maiolini).

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Alfonso Brescia gira un soggetto del produttore Mauro Righi (pure sceneggiatore) in due luoghi storici del cinema italiano: il casolare di via delle Pietrische, a Manziana, e la villa di Casale Lumbroso, a Roma, numero 167. Due location molto gettonate che hanno visto produzioni di pellicole più o meno importanti e che si prestano come set di una tarda commediaccia in salsa burina. Qualcuno ha visto nel film una parodia de La stangata (1973) di George Roy Hill – con Robert Redford e Paul Newman – in salsa erotica. Forse la partita a scopa avrebbe tale ambizione, ma tutto il film è soprattutto una farsa scollacciata con mattatore un Don Backy pastore ciociaro e un Ugo Bologna insolito coprotagonista.
Commedia sexy che gode di un esaltante cast femminile: Marisa Mell improvvisa uno spogliarello e si lascia frugare tra i seni da Don Backy che cerca di uno stecchino da denti; Sonia Viviani mette in scena una perversa danza del ventre; Malisa Longo in una rapida sequenza mostra un seno prosperoso; Paola Maiolini è una segretaria molto sporcacciona.
In definitiva il film è più casto di quel che si potrebbe pensare, fa intuire molto ma mostra davvero poco, anche se la tensione erotica è palpabile. La trama è basata sul detto “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, con la borghesia imprenditoriale rappresentata da Ugo Bologna, uno specialista nei panni del cummenda milanese.
Brescia e Righi non si fanno mancare una blanda critica verso i figli dei ricchi che recitano un ruolo comodo da comunisti contestatori, ma viaggiano in Ferrari e con le tasche piene. Paola (Viviani) e lo sciocco fidanzato recitano due patetici dialoghi pensati per dare una giustificazione politica – di cui non si sentiva il bisogno – alla pellicola. Il film vale ancora la visione per le numerose gag comiche,
per un Don Backy travolgente e per la bellezza del cast femminile.

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Mereghetti e Morandini nemmeno citano l’esistenza della pellicola; Farinotti – di solito il più largo di maniche – assegna una sola stella; Giusti lo definisce un film di scarso culto interessante solo per un Don Backy versione pastore ciociaro alla Celentano e interpretato da un cast femminile ultratrash.
Approfittiamo per ripassare la figura di Alfonso Brescia (Roma 1930 – 2001), con l’aiuto dell’indispensabile manuale di Roberto Poppi. Figlio d’arte, il padre è il produttore Edoardo, lavora con Amendola e Caiano, debutta con Il magnifico gladiatore (1964) e si specializza nel puro cinema commerciale. Se c’è una cosa che Brescia non possiede è la vocazione autoriale, gira prodotti di ogni genere, a basso costo: western, peplum, bellico,
avventuroso, giallo, erotico. Alcuni lavori portano la firma di Al Bradley, pseudonimo anglofono usato per seguire una moda del tempo. Il suo tratto distintivo va ricercato nella fantascienza (cinque film in contemporanea) e nelle
sceneggiate di successo interpretate da Mario Merola. La sua carriera declina dopo il 1985, si stempera blandamente assecondando la fine del cinema di genere. Ultimo film: Club vacanze (1996), ancora inedito. Roberto Poppi dice di Brescia:
“Regista tra i più prolifici del nostro cinema, la sua produzione si contraddistingue per un certo decoro formale e un grande mestiere, spesso sviliti da soggetti mediocri e budget inadeguati”.

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Amori, letti e tradimenti

Un film di Alfonso Brescia. Con Don Backy, Sonia Viviani, Marisa Mell, Ugo Bologna, Malisa Longo,Paola Maiolini, Enzo Spitaleri Commedia, durata 90 min

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Don Backy: Baldo
Marisa Mell: Greta
Ugo Bologna: Commendator Mordacchia
Malisa Longo: Carla
Riccardo Parisio Perrotti: l’impiegato del commendatore
Enzo Spitaleri: Giulietto
Sonia Viviani: Paola
Paola Maiolini: la segretaria del commendatore
Aristide Caporale: Bastiano
Paola D’Egidio: una prostituta

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Regia Alfonso Brescia
Soggetto Mauro Righi
Sceneggiatura Mauro Righi
Produttore Mauro Righi
Casa di produzione Alexandra Cinematografica Internazionale
Fotografia Giuseppe Aquari
Montaggio Vincenzo Vanni
Musiche Sante Maria Romitelli
Scenografia Elena De Cupis

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Gordiano Lupi

Per una volta tralascio le recensioni cinematografiche e le biografie dei personaggi del cinema per parlare di un autore che, come me, è appassionato di cinema, in particolare di cinema di genere.
Gordiano Lupi, toscano di cinquant’anni, è uno dei personaggi più importanti e più competenti nell’ambito della ricerca, della biografia e della storia del cinema di genere italiano.
Personaggio poliedrico, attratto da molteplici interessi, Lupi è contemporaneamente Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, (http://www.ilfoglioletterario.it), scrittore di cinema, di letteratura, appassionato di quella terra bellissima e misteriosa che è Cuba, della quale ha scoperto talenti letterari praticamente sconosciuti al pubblico italiano.
Non è solo questo, Gordiano Lupi; è anche uno scrittore, con uno stile molto personale.
L’ultima sua fatica editoriale è Una terribile eredità, libro edito nel 2009 per la editrice Perdisa, nel quale racconta una vicenda terribile ambientata in Angola.
Una molteplicità di interessi che ne fa persona assolutamente affascinante, sia per la passione che esprime nei suoi scritti, sia per la competenza e l’eleganza che contraddistinguono il personaggio.
Personalmente ho conosciuto Gordiano Lupi grazie ad uno dei suoi libri dedicati al cinema di genere, nello specifico Le Dive Nude, una vera e propria Bibbia per conoscere i segreti del cinema di due dive degli anni settanta, Edwige Fenech e Gloria Guida, viste attraverso le loro partecipazioni ai film della commedia sexy all’italiana.
Un’autentica miniera di informazioni, annotazioni, mini recensioni assolutamente indispensabili per chi si occupa di cinema di genere; così come altrettanto importanti sono Fernando Di Leo e il suo cinema nero e perverso,
un atto d’amore verso il regista pugliese morto nel 2003 e autore di affascinanti film come Milano calibro 9, Avere 20 anni e La mala ordina.
Ma il mondo del cinema, visto da Lupi, abbraccia anche altri generi; importanti sono Dracula e i Vampiri,scritto in collaborazione con Maurizio Maggioni ed edito da Profondo rosso nel 2008, Cannibal. Il cinema selvaggio di Ruggero Deodato, esaustiva descrizione dei cannibal movie del controverso regista autore di Cannibal holocaust, o ancora Orrore erotismo e pornografia secondo Joe D’Amato, dedicato ad Aristide Massaccesi, il regista romano morto nel 1999, prolifico autore di film che spaziano dall’horror al sexy e che virò la sua produzione, a fine anni settanta, verso il porno d’autore, Filmare la morte. Il cinema di Lucio Fulci, un altro tributo ad uno dei maestri del thriller all’italiana, Il cittadino si ribella. Il cinema di Enzo G. Castellari, dedicato al settantaduenne regista romano autore di La polizia incrimina, la legge assolve, Il cittadino si ribella ecc.
La passione di Lupi per il cinema è evidente nei suoi scritti; a ciò unisce l’abitudine di aggiungere piccoli aneddoti che diventano importanti sopratutto nel caso di biografie di personaggi poco conosciuti, o comunque passati nel dimenticatoio, come Simonetta Stefanelli, Ely Galleani ecc.
In particolare si nota, leggendo i suoi scritti, l’amore per un cinema del quale siamo tutti innamorati, quello che traghettò l’Italia bacchettona e moralista di metà anni sessanta attraverso la rivoluzione culturale degli anni settanta, indiscutibilmente i più fertili dal punto di vista creativo della storia del cinema italiano. Un amore che oggi sembra condiviso anche da molti giovani, che viaggiano alla riscoperta di un cinema fatto spesso con pochi soldi, con pochi mezzi ma con tanta creatività, quella che Lupi esalta praticamente ad ogni passo dei suoi libri.
Impressionante, e sopratutto invidiabile, la capacità di Lupi di spaziare attraverso vari generi letterari; passa con disinvoltura dal giallo al thriller, al racconto letterario, nel quale usa uno stile immediato e diretto, che facilita la lettura anche al lettore meno avvezzo alla parola stampata.
Molti autori per esempio utilizzano l’estro letterario con parole forbite e concetti aulici, quasi che la forma possa alla fine mascherare in qualche modo l’assenza di profondità del testo; Lupi è uno scrittore anche emozionale, come dimostrano i suoi libri sul cinema, che ho citato, nei quali i vari soggetti finiscono per assumere una veste umana spesso dimenticata da altri autori
Chiunque voglia cimentarsi con la letteratura di Lupi non ha altro da fare che consultare la sua voluminosa e affascinante produzione.
Tra i gialli segnalo “Nero Tropicale”, “Orrori Tropicali”, “Avana Killing”, mentre per tutto il resto della sua opera vi rimando al blog dello scrittore, raggiungibile all’indirizzo http://www.infol.it/lupi; vi troverete praticamente tutto,
con l’elenco delle sue opere, con la sezione ebook dalla quale è possibile scaricare gratuitamente opere come Cuba, Paolo Montanez, Sangue tropicale e Il vero volto di Cuba.

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Lettere da lontano – Tracce Edizioni, Piombino 1998

Il gabbiano solitario – Olfa Ferrara, 2000

Sangue tropicale – Ghost Edizioni, Collegno 2000 – 1a ed.

Poesie per un amore – Ed.Il Foglio, Piombino 2000

Sangue tropicale – Ed. Il Foglio, Piombino 2000 – 2a ed.

Il mistero di Incrucijada – Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2000

Sangue tropicale – Ed Il Foglio, Piombino 2001 – 3a ed (contiene il racconto inedito La vecchia ceiba)

Ultima notte di sangue – Effedue Edizioni, Piacenza 2001

L’età d’oro racconti per ragazzi – Ed. Il Foglio, Piombino 2001

Fame (la trilogia cannibale) – con Luigi Boccia e Nicola Lombardi) Ed Il Foglio, Piombino 2001

Il giustiziere del Malecón – Prospettiva Editrice, Civitavecchia 2002

Le ultime lettere di Pilvio Tarasconi – Ed. Il Foglio, Piombino 2002

Per conoscere Aldo Zelli – Ed. Il Foglio, Piombino 2002

Il palazzo – Ed. Il Foglio, Piombino 2002

Machi di carta – Stampa Alternativa, Viterbo 2003
(traduzione del romanzo di Alejandro Torreguitart Ruiz)

Nero tropicale – Terzo Millennio, Caltanissetta 2003
(Sangue tropicale, La vecchia ceiba, Parto di sangue, Il sapore della carne e l ‘inedito Nella coda del caimano)

Cuba Magica – conversazioni con un santéro – Mursia, Milano 2003

Dottor Banner e Mister Hulk
(traduzione del saggio di Daniel Ciberio con appendice sull’Uomo Ragno – Il Foglio, Piombino 2003)

La marina del mio passato – Nonsoloparole , Napoli 2003
(traduzione del racconto lungo di Alejandro Torreguitart Ruiz)

Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura – Stampa Alternativa, Viterbo 2004

Sangue tropicale – versione a fumetti (sceneggiatura) – Il Foglio, Piombino 2004

Un’isola a passo di son – viaggio nella musica cubana – Bastogi, 2004

Piombino tra storia e leggenda – Il Foglio 2004 (opera collettiva con F. Micheletti e E. Migliorini)

Serial killer italiani – cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia – Editoriale Olimpia, Firenze 2005

Nemici miei – Stampa Alternativa, Viterbo 2005

Vita da jinetera – Edizioni Il Foglio – Piombino, 2005
(traduzione del romanzo di Alejandro Torreguitrat Ruiz)

Almeno il pane, Fidel – Stampa Alternativa, Viterbo 2006

Orrori tropicali – storie di vudú, santeria e palo mayombe – Il Foglio, Piombino 2006

Cuba particular – Sesso all’Avana – Stampa Alternativa, Viterbo 2007
traduzione dal romanzo di Alejandro Torreguitrat Ruiz

Coppie diaboliche (con Sabina Marchesi) – Olimpia – Firenze, 2008

Adios Fidel – A.Car, Milano, 2008 – traduzione da Alejandro Torreguitart

Avana killing – Sered – Roma, 2008

Mi Cuba – Mediane – Milano, 2008

Il mo nome è Che Guevara – A.Car, Milano, 2008 – traduzione da Alejandro Torreguitart

Delitti in cerca d’autore (I.D.I., 2008 – in edicola)

Cattive storie di provincia – A.Car, Milano 2009

Cuba Libre -Scrivere e vivere all’Avana, di Yoani Sanchez. Traduzione a cura di Gordiano Lupi – Rizzoli, 2009

Sangue habanero – Eumeswil, 2009

Una terribile eredità – Perdisa – Bologna, 2009

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Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato – Profondo Rosso, Roma 2003
Tomas Milian, il trucido e lo sbirro – Profondo Rosso, Roma 2004
Erotismo, orrore e pornografia secondo Joe D’Amato – Profondo Rosso, Roma 2004
Le dive nude Il cinema di Gloria Guida e Edwige Fenech – Profondo Rosso, Roma 2006
Il cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari – (in collaborazione con Fabio Zanello) – Profondo Rosso, Roma 2006
Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci – (in collaborazione con As Chianese) – Edizioni Il Foglio – Piombino, 2006
Dracula e i vampiri – (in collaborazione con Maurizio Maggioni) – Profondo Rosso, Roma 2007
Commedia Sexy all’italiana – Mediane – Milano, 2007
Sexy made in Italy – Profondo Rosso – Roma, 2007
Il cinema nero e perverso di Fernando di Leo – Profondo Rosso, Roma 2009
Federico Fellini – A cinema greatmaster – Mediane, 2009

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aprile 14, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Doppia coppia con regina

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Prima di parlare di questo film riemerso dall’oblio dopo oltre quarant’anni, vorrei ringraziare pubblicamente un manipolo di utenti di You tube che da qualche giorno sta caricando in rete una serie di film assolutamente rari, dei quali si erano perse le tracce oppure esistevano in giro solo polverose VHS.
Film spesso rintracciabili solo in versioni mutile o registrate anni addietro da canali televisivi privati, che utilizzavano vecchi master graffiati e che ora sono invece disponibili in versioni perlomeno decenti, come il rarissimo La lunga spiaggia fredda,Due occhi per uccidere oppure Crema cioccolato e paprika e molti altri.
Questa opera meritoria, spesso ostacolata dai regolamenti ottusi di You tube e dalle leggi sul diritto d’autore, andrebbe incentivata alla luce del fatto che spesso si tratta di opere datate,risalenti a oltre 40 anni addietro e quindi dal valore commerciale prossimo allo zero. Da oggi in poi,spero con buona frequenza,vedrò di aggiornare articoli e link presenti sul sito,visto che molti purtroppo sono stati cancellati.

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Doppia coppia con regina,del quale fino a pochissimo tempo addietro esisteva solo una versione da videocassetta dalla qualità orrenda è riemerso improvvisamente grazie alla versione trasmessa da Rai Movie, probabilmente mutila di qualche minuto di pellicola, ma quantomeno accettabile dal punto di vista qualitativo; il film è oggi disponibile sul mulo, in una versione da 800 mega oppure in una versione molto meno compressa ai seguenti indirizzi:
https://ultramegabit.com/file/details/YZHxfMnI7cE/Dp72dvd.part1.rar
https://ultramegabit.com/file/details/1w6XjvZE8G0/Dp72dvd.part2.rar
https://ultramegabit.com/file/details/LKO5dqtF190/Dp72dvd.part3.rar
https://ultramegabit.com/file/details/Sxhm9LcG5WU/Dp72dvd.part4.rar
Veniamo al film vero e proprio, diretto nel 1972 da Julio Buchs,conosciuto in Italia per aver diretto una giovanissima Romina Power in uno dei suoi primi lavori cinematografici,I caldi amori di una minorenne
Doppia coppia con regina è un giallo classico, che si ispira scopertamente ai film lenziani e in particolare,per quanto riguarda i tempi cinematografici e l’uso della tensione narrativa a Cosi dolce cosi perversa.
La trama è innestata sulle vicende di Josè, un giovane ambizioso che,stanco di fare il meccanico,realizza tutti i suoi risparmi ed arriva a Madrid, dove però per colpa di un suo amico, resta a secco economicamente.

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Grazie alla bella fotografa Elisa,Josè riesce a sbarcare il lunario, vivendo con lei e diventandone l’amante;successivamente Josè conosce i coniugi Pablo e Laura, che diviene la sua amante.
La donna coinvolge Josè in un tentativo di omicidio ai danni del marito, che però riesce a scampare all’omicidio e ricatta Josè, costringendolo a sua volta a diventare il killer della moglie.Preso in una trappola mortale, Josè dovrà riuscire a districare l’intricato rebus…
Come dicevo, un giallo tradizionale, Doppia coppia con regina  , non differente nella sostanza dalla miriade di prodotti simili che pullularono nelle sale cinematografiche per buona parte degli anni sessanta e settanta;la miscela è quella classica, fatta cioè di una trama non eccessivamente contorta, di situazioni di tensione legate a sprazzi di sottile erotismo.
Questo film non fa eccezione alla regola, tuttavia si caratterizza per l’uso misurato dell’eros e per una buona tensione che serpeggia nel film per tutta la sua durata.

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Grazie ad un cast impeccabile, Buchs dirige un film dal buon andamento, senza sussulti ma anche senza grosse pecche;la presenza di due bellissime brave attrici come Marisa Mell e Patrizia Adiutori, di un ottimo Gabriele Ferzetti conferisce alla pellicola dignità e un certo valore mentre molto marginale è la presenza di Helga Linè.
Marisa Mell, all’apice della sua bellezza, replica il ruolo di femme fatale interpretato in tanti film simili a questo; la differenza è che questa volta non si spoglia o quasi per nulla, a differenza di Patrizia Adiutori che mostra qualcosa in più.Non male nemmeno Juan Luis Galiardo,interprete principale del film che caratterizza il personaggi di Josè in maniera efficace,restituendoci un personaggio credibile alle prese con una storia troppo più grande di lui.
Un film di discreta caratura,quindi, in cui a supplire ad una sceneggiatura vista altre volte e quindi non particolarmente affascinante c’è quanto meno un manipolo di attori che recita decentemente.
Da vedere.

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Doppia coppia con regina
Un film di Julio Buchs. Con Gabriele Ferzetti, Marisa Mell, Helga Liné, Patrizia Adiutori, Manuel Alexandre, Eduardo Calvo Titolo originale Alta tension. Drammatico, durata 90 min. – Spagna 1972.

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Marisa Mell … Laura Moncada
Gabriele Ferzetti … Pablo Moncada
Juan Luis Galiardo … José
Helga Liné … Choni
Patrizia Adiutori … Elisa Folbert

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Regia:Julio Buchs
Sceneggiatura:Julio Buchs
Musiche:Gianni Ferrio
Fotografia:Mario Montuori
Montaggio:Gaby Peñalba e Antonietta Zita
Production Design :Piero Filippone
Costumi:Antonio Muñoz

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L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com

Aitante e squattrinato playboy (un sosia di Marino Masè!) conosce una signora ricca e frustrata, che gli propone di faR fuori il marito… L’abusatissimo spunto narrativo, il look, le belle musiche loungeggianti di Ferrio ci portano in zona Lenzi, difatti citato. Tuttavia, pur nella convenzionalità d’insieme il film non è malaccio (e di congrua brevità): Ferzetti è bravo, Marisa è Marisa, e una sequenza soprattutto è costruita sapientemente. Sciattissimo invece il finale (esauriti i fondi?). Comunque guardabile.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Uno dei tanti discendenti de I diabolici di Clouzot, filtrato con le atmosfere di casa Lenzi, riserva ben poche sorprese e funge solo da ordinario tassello per completare un determinato sottofilone cinematografico, molto in voga in Italia e in Spagna tra fine Sessanta e primi Settanta; la Mell riesce comunque a trafiggere con la sua bellezza letale – contrapposta a quella più rassicurante dell’altrettanto venusta Adiutori – e Ferzetti con la consueta bravura e professionalità. L’optical irrompe nei titoli di testa e nel décor.

L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com

Una Mell stupenda, perfettamente a suo agio nel suo ruolo di villian, Ferzetti perfettamente antipatico, il convincente Gallardo, un ottimo cast di contorno (Auditori, Linè) e un buon intrigo che pur non essendo originalissimo cattura ed offre una certa tensione (vedi la scena del tavolo “elettrico”), rendono il film molto interessante. Ottime le musiche. Per chi ama il genere sarà un’eccellente scelta.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Un primo tempo all’altezza di Ritratto in nero: lui, lei, l’altro e un piano diabolico per disfarsi di un uomo con cui si vive controvoglia e di cui l’unica cosa che interessa e il potere. Ed ecco che entra in scena il playboy che vuole arrivare, pronto a tutto per questo. L’errore è che entrambi i coniugi si servono di lui e allora la cosa si complica. Dal sapore di Mystere (ovviamente a questo antecedente) una pellicola dignitosa, che anche se si perde un po’ nella seconda parte, resta un giallo scorrevole e interessante, con una soundtrack ottima.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com

L’incipit è grande: Gallardo, provinciale inurbato, ha un carisma rozzo, un mix di ingenuità ed arrivismo che ne fanno un epigone non indegno di un certo… Midnight Cowboy! Anche il film nel suo insieme è sicuramente epigonico e derivativo (dal noir anni ’40 al giallo erotico-complottista lenziano), ma il ritmo narrativo è ottimo, stringato, senza indugi né compiacimenti, si gioca abbastanza a carte scoperte, questo va a scapito della suspence, ma non del divertimento. Ottima e inquietante la trovata del testimone cieco. Piacevole.

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Marisa Mell

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Helga Linè

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Gabriele Ferzetti

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Patrizia Adiutori

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Le lobby card presenti nell’articolo provengono dal sito http://www.dbcult.com che ringrazio vivamente.

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maggio 22, 2014 Posted by | Thriller | , , , , | Lascia un commento

Sensoria

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Secondo film dell’attore, musicista, sceneggiatore e regista viennese Peter Patzak, diviso in tre episodi riguardanti l’inquietante mondo della parapsicologia uscito nelle sale nel 1975
Episodio 1:
La reincarnazione
E’ il giorno del trentacinquesimo compleanno per Henry.
Sua moglie e sua figlia lo stanno attendendo per festeggiare il suo compleanno, ma Henry ha un altro programma, anche se coscientemente non lo sa.Guardando una vecchia foto è attratto infatti irresistibilmente da un castello, che decide di raggiungere.

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Qui incontra Greta, una donna bellissima e affascinante con la quale ha una notte d’amore; la misteriosa donna gli confessa che molti anni addietro ha ucciso un uomo. Confuso, Henry chiede aiuto ad un amico poliziotto e grazie a delle vecchie foto scopre che esattamente trentacinque anni prima l’uomo che Greta ha detto di aver ucciso era scomparso esattamente il giorno in cui Henry era venuto alla luce.Lui è l’esatta replica dell’uomo morto…

Episodio 2:
La metempsicosi
Una relazione assolutamente proibita, quella tra il dottor William e la sua alunna Macha.
Che è però conosciuta dalla moglie del dottore, che perisce tragicamente in un incidente stradale mentre sua figlia Debbie si salva a prezzo di sconvolgimenti psicologici.

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Debbie scopre di trovarsi in contatto telepatico con Macha e la cosa avrà funeste conseguenze, perchè quando Macha verrà lasciata dal suo maturo amante, la ragazza deciderà di suicidarsi,coinvolgendo nella sua morte anche Debbie…

Episodio 3:

La telepatia

E’ il giorno del matrimonio per Barbara.

La ragazza, figlia di un importante banchiere sta per coronare il suo sogno ma un incontro inaspettato sconvolge i suoi piani.
Uno strano e misterioso pittore, Mario, riesce con la sua mente a distrarla dall’evento, tanto che la ragazza si reca da lui.
E’ l’intervento provvidenziale della madre di Mario a liberare Barbara dal malefico influsso dell’uomo, tanto che la ragazza può ritornare alla sua vita normale.

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Ma è solo una vittoria di Pirro.
Mentre è in viaggio di nozze infatti, i poteri mentali del giovane si fanno nuovamente sentire…

Diretto da Peter Patzak, regista austriaco poco conosciuto da noi, Sensoria è un film del 1975 oscuro, minaccioso e ben diretto su un tema inconsueto come quello dei poteri parapsicologici e su sovrannaturale.
Reincarnazione, metempsicosi e telepatia sono i tre argomenti sui quali Patzak costruisce un film decisamente dark, diviso in altrettanti episodi destinati a finire tragicamente.
Tre uomini e quattro donne, legati a filo doppio da legami invisibili e che finiranno per essere coinvolti in tre storie mortali, legate ai poteri oscuri della mente, a quella parte del cervello così poco conosciuta che origina i fenomeni che vedranno protagonisti i vari personaggi della storia.
Tre episodi ben calibrati, angosciosi, tutti di buon livello anche se il secondo e il terzo hanno una marcia in più.
Sopratutto quest’ultimo, caratterizzato dalla presenza inquietante e quasi demoniaca di un personaggio, il pittore Mario, che è al tempo stesso impotente ma bramoso di possedere l’anima e la personalità di Barbara.
L’uomo diventa quindi un vampiro mentale, che soggioga fino alle estreme conseguenze la giovane sposa, in un crescendo buio e quasi horror che è la cosa più riuscita del film.

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Sensoria è quindi un film decisamente inquietante, giocato sull’inquietudine che i fenomeni non controllabili e quindi non spiegabili hanno come potere attrattivo per un nutrito numero di spettatori che sono affascinati dall’argomento.
Poichè siamo negli anni settanta, ovvero in un periodo storico in cui questi argomenti erano tra i più dibattuti, lo spettatore troverà pane in abbondanza in questo film.
Che mescola anche all’elemento giallo e horror parecchio erotismo, anche se in questo caso siamo decisamente fuori dal morboso, viste le storie in cui compaiono le scene sexy.
C’è ben poco da eccitarsi, tra cadaveri e incidenti, fra un’autopsia probabilmente vera e storie oscure come quelle che vengono narrate.
Per quanto riguarda il cast,nulla da eccepire; da Marisa Mell, bella ed elegante come sempre a William Berger, da Masha Gonska a Mathieu Carrere tutti svolgono egregiamente il loro compito
Menzione d’onore per la giovane figlia di William,Debra, una vera rivelazione.
Questo è un film praticamente introvabile, nonostante sia da tempo presente in Dvd; purtroppo non ho trovato in rete nessuna versione disponibile.E’ presente sul p2p ma senza fonti.

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Sensoria
Un film di Peter Patzak. Con William Berger, Marisa Mell, Peter Neusser, Wolfgang Gasser, Debbie Berger,Mathieu Carrere Titolo originale Parapsycho – Spektrum der Angst. Drammatico, durata 93 min. – Germania 1975.

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Mathieu Carrere: Mario
William Berger: Dottor William
Debra Berger: Debbie
Marisa Mell:Greta
Masha Gonska:Masha

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Regia Peter Patzak
Sceneggiatura Peter Patzak, Georg M. Reuther, Géza von Radványi
Fotografia Atze Glanert
Musica Manuel Rigoni, Richard Schönherz
Produzione TIT Filmproduktion GmbH, Viktoria Film

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L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Un’opera che sembra girata da Lars Von Trier. Tre episodi collegati fra loro, uno più inquietante dell’altro: nel primo, musicato da Beethoeven e con la presenza di bambole inquietanti, il protagonista incontra una figura femminile morta anni addietro, nel secondo la protagonista che ha il potere della telepatia muore in strane circostanze, il terzo vede una donna provare un’attrazione perversa per un uomo che la spinge al suicidio. Il filo conduttore è la parapsicologia per un film caratterizzato da una regia sobria ed inquietante.

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aprile 15, 2014 Posted by | Horror | , , , , , , | Lascia un commento

Un’ombra nell’ombra

La giovane Carlotta Rhodes con le sue amiche Elena Merrill, Raffaella e  Agatha decide di avere rapporti sessuali con Lucifero; Elena e Carlotta partoriscono due bambine, Anna e Daria.
Per le donne l’unione con il demone significa la castità assoluta; Lucifero è geloso e non ammette che una delle sue adepte possa diventare la donna di un mortale.
Le due figlie di Lucifero crescono mostrando due caratteri completamente diversi; mentre Anna Merrill, figlia di Elena è una ragazza normalissima e di indole fondamentalmente buona Daria Rhodes impara da subito a capire la forza dei suoi poteri. Al contrario di Anna, Daria è una ragazza cattiva e disumana, che tenta di aumentare i suoi poteri per poter dominare gli altri.

Valentina Cortese e Paola Tedesco (Elena e Anna Merril)

Lara Wendel (Daria Rhodes)

Anna finisce per non accettare i poteri demoniaci che possiede e sceglie di suicidarsi, lasciando nello sconforto Elena; la donna è un’insegnante e fra le sue allieve c’è proprio Daria, che non esita a mostrare alla donna i poteri di cui dispone.
Elena, già duramente provata dalla morte di Anna, non regge alle pressioni psicologiche di Daria e ne segue il triste destino.
A quel punto le tre amiche superstiti decidono di correre ai ripari e riunitesi chiedono l’aiuto di un prete in crisi di vocazione.

Anne Heywood (Carlotta Rhodes)

Il prete tenta un’impossibile esorcismo su Daria, che, aiutata da Lucifero, riesce a sconfiggere il prete; vittoriosa, prende un taxi e si fa accompagnare a piazza San Pietro, decisa a lanciare la sfida al capo della cristianità.
Come si può notare già dal plot, Un’ombra nell’ombra tenta disperatamente di rinverdire i fasti di L’esorcista, mescolando anche parte della storia di The Omen-Il presagio; ma Pier Carpi, regista e sceneggiatore del film indeciso su che binari mantenere la pellicola, ovvero se privilegiare l’horror a scapito della velocità della pellicola finisce per rimanere a mezza strada creando sin dall’inizio un filmaccio a cui ben presto verrà a mancare ogni motivo di interesse, trasformando il film stesso in un pasticcio aggravato anche da una trama inverosimile e arruffata come poche.
Più che un horror, siamo di fronte ad una bizzarria con momenti che inducono al riso più che al tremito; basta seguire la prima fase del film per capire cosa ci attende, con un balletto introduttivo che porta all’orgia in cui Lucifero fa sue le donne che vorrebbero adularlo (ma in cambio di cosa?) in cui senza nessuna logica vediamo le protagoniste dimenarsi discinte e lascive.

Marisa Mell

Il seguito mostra che l’impatto deludente dell’inizio della pellicola purtroppo è solo un prologo ad un film in cui non solo non accade nulla di rilevante, ma in cui ci si annoia mortalmente nel seguire le vicissitudini delle due protagoniste, le demoniache figlie di Lucifero che seguono vite parallele interrotte, nel caso di Anna, da un volontario suicidio per scampare al dominio dell’angelo ribelle.
Il tutto senza alcun approfondimento psicologico del personaggio; mi si obietterà che in fondo, davanti ad un horror demoniaco non è che bisogna formalizzarsi più di tanto.
Il guaio è che mentre in L’esorcista viene sviscerata la vicenda personale di Regan e a margine di quella della madre, in Omen-Il presagio assistiamo alle nefandezze del piccolo Damian e alle indagini del padre che porteranno lo stesso a scoprire l’orribile segreto della nascita dell’anticristo, in Un’ombra nell’ombra tutto sembra andare avanti per forza d’inerzia, con personaggi malamente delineati che sembrano agire per motivi francamente incomprensibili.

Irene Papas

La scena finale dell’esorcismo e la conseguente vittoria della diabolica Daria sono poi quanto di peggio visto in film a sfondo demoniaco; John Philip Law appare così stralunato e fuori parte da suscitare tenerezza e al tempo stesso costernazione.
Una parte consistente del film si svolge in una scuola, precisamente nella classe in cui insegna Elena Merrill e in cui come alunna troviamo la diabolica Daria; la ragazza sfida l’amica di sua madre mostrando di che tempra è fatta, aggredisce senza motivo uno dei ragazzini che vorrebbe essere suo amico, si comporta insomma come la degna figlia di indegno padre.
Il tutto però con un’approssimazione di tempi, di situazioni e se vogliamo con una recitazione così fuori dalle righe da rendere ancor più strampalato il risultato finale.
Pensare che nel cast ci sono attrici di sicuro valore, come Anne Heywood (Carlotta Rhodes) che però appare fuori parte nonchè pesantemente penalizzata da un ruolo poco delineato, come Valentina Cortese (Elena Merrill), l’unica forse a livello di uno standard accettabile, come Lara Wendel (Daria Rhodes) che fa il suo senza infamia e senza lode, anch’essa penalizzata dalle astrusità della trama.

Molto marginali le figure di Marisa Mell (Agatha) e Irene Papas (Raffaella) pesantemente penalizzate dalla mancanza di contorno e di spessore dei loro personaggi.
Bene Paola Tedesco, almeno per le poche sequenze che la vedono protagonista nel ruolo della sfortunata Anna.
In quanto a Lucifero, interpretato da Enzo Miani, non vale la pena spendere una parola, tanto palesemente ridicola risulta sia la caratterizzazione dell’attore che il personaggio in se.
Completa il disastro su tutti i fronti una colonna sonora debole e inadatta composta Stelvio Cipriani; da segnalare in ultimo la presenza in piccolissime parti di alcune buone caratteriste del cinema italiano come Carmen Russo (la protagonista del bizzarro balletto iniziale), di Patricia Webley e di Sofia Dionisio.

In quanto a Carpi, regista di questa bizzarra e bislacca pellicola, c’è poco da dire se non rallegrarsi del fatto che Un’ombra nell’ombra sia stata la seconda e ultima prestazione cinematografica, che fece seguito al suo precedente lavoro Povero Cristo interpretato da un Mino Reitano palesemente inadatto e penalizzato da una sceneggiatura sciagurata, in cui assistiamo alle avventure di un investigatore incaricato di provare l’esistenza nientemeno che del messia.
Di Pier Carpi preferisco ricordare la feconda e brillante attività di fumettista

(sue le sceneggiature di I Naufraghi, Lancillotto, Bob Lance, Zakimort, Teddy Bob, Boy, Brancaleone, l’Agente senza Nome, Kolosso, I Serpenti, Uranella, Jessica) e quella di scrittore (La morte facile (1964),Storia della magia, Il mistero di Sherlock Holmes e Le società segrete (1968), Cagliostro il taumaturgo (1972), I mercanti dell’occulto (1973), Un’Ombra nell’Ombra, Rasputin (1975), Le profezie di Papa Giovanni XXIII (1976), Palazzo d´Estate (1978), La Banda Kennedy (1980), Il caso Gelli (1982), Il diavolo (1988), Il venerabile (1993), Gesù contro Cristo (1997).
Film praticamente inguardabile, con l’unico pregio di aver riproposto sullo schermo le attrici citate su, alcune rispolverate dal malinconico cassetto dei ricordi in
cui erano finite, ovvero Marisa Mell e Anne Heywood.

Un’ombra nell’ombra
Un film di Pier Carpi. Con Irene Papas, Valentina Cortese, Paola Tedesco, Marisa Mell,Anne Heywood, John Philip Law, Frank Finlay, Ian Bannen, Sonia Viviani, Lara Wendel, Carmen Russo
Horror, durata 106 min. – Italia 1979.

Anne Heywood    …     Carlotta Rhodes
Valentina Cortese    …     Elena Merrill
Frank Finlay    …     Paul
John Phillip Law    …     L’esorcista
Marisa Mell    …     Agatha
Irene Papas    …     Raffaella
Paola Tedesco    …     Anna Merrill
Lara Wendel    …     Daria Rhodes
Ian Bannen    …     Il professore
Ezio Miani    …     Lucifero
Carmen Russo        Una ballerina
West Buchanan    …     Peter Rhodes
Marina Daunia    …     Prostituta
Patrizia Webley    …     Prostituta

Regia     Pier Carpi
Soggetto     Pier Carpi
Sceneggiatura     Pier Carpi e Audrey Strinton
Fotografia     Guglielmo Mancori
Montaggio     Manlio Camastro
Musiche     Stelvio Cipriani
Scenografia     Piero Basile
Costumi     Michaela Gisotti

Soundtrack del film

maggio 22, 2012 Posted by | Horror | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Nel buio del terrore-Diabolicamente sole con il delitto

Nel buio del terrore, o anche Diabolicamente sole con il delitto; forse l’unica cosa intrigante sono i due titoli.
Il primo perchè allude ad un film che però non è quello che ci si appresta a vedere, visto che di buio e di terrore non c’è ombra o parvenza mentre più azzeccato è il secondo, ossia Diabolicamente sole con il delitto che calza a pennello ma che anche in questo caso allude a qualcosa che nel film è talmente intricato da risultare incoerente.
Già, perchè quel diabolicamente in realtà si riferisce ad una complicità tra le due protagoniste del film, che si concretizzerà in maniera contorta verso il finale del film che è forse la parte meno noiosa della pellicola stessa.
Pensare che le premesse per un film d’atmosfera e intrigante c’erano tutte; due attrici bellissime e sexy come Marisa Mell e Sylvia Koscina e un attore ormai quasi da leggenda come Fernando Rey.

Marisa Mell

Sylva Koscina

Ma le cose belle del film si fermano qui; anzi, potremmo aggiungere la location (una splendida villa a picco sul mare) e una fotografia molto curata il che però non evita anche errori incredibili, come la scena in cui la Mell e la Koscina fanno il bagno in una vasca e la Koscina appare con tanto di mutandine color carne!
Il resto purtroppo è noia sconfinata nonostante i colpi di scena che José Antonio Nieves Conde (che dirigerà la Mell nello stesso anno in …dopo di che, uccide il maschio e lo divora ) cerca di mettere su per ravvivare un film catatonico, imbastito sul solito canovaccio lui-lei-l’altra.
Lui è Luis Montalban, maturo ed affascinante industriale ovviamente ricco, lei è Carla bella e seducente squillo d’alto bordo, l’altra è Lola, cameriera di belle forme e volto incantevole povera in canna.
Cosa succede quindi al ricco Luis?


Succede di passare da una relazione con la esperta squillo ad una con la procace cameriera che nel frattempo ha allacciato anche una relazione saffica con Carla.
Il triangolo quindi si chiude perfettamente.
Ma Luis pensa a scompaginare le cose prendendo una sbandata per Lola e chiedendola in moglie; e allora cosa fa una cameriera bella e affascinante ma povera in canna?
Ovviamente sposa il maturo spasimante e si sistema per la vita.
Alla povera squillo non resta che leccarsi le ferite, consolata dal bel Alfred che è un artista di scarse fortune.
Dapprima Carla rifiuta l’uomo, poi poco alla volta conquistata dalla dolcezza e dalle premure del pittore, cede.
Qui cominciano i guai per Carla, perchè un giorno durante una passeggiata i due vengono apostrofati volgarmente da due tipacci; Alfred aggredisce i due uomini e ne accoltella uno uccidendolo.


Chissà perchè lo spettatore immagina la mossa successiva.
Accade infatti che il teppista superstite si metta a ricattare Alfred e la povera Carla, per aiutare il suo uomo, vende quello che ha e mette a tacere il ricattatore.
Intanto la sua rivale in amore Lola è rimasta vedova e ricca, perchè Luis è provvidenzialmente incappato in un incidente e ci ha lasciato le penne.
Carla nel frattempo ha scoperto casualmente che tutto l’accaduto, ovvero l’agguato dei due teppisti e la morte di uno di essi in realtà è stata solo una simulazione orchestrata dal suo bel Alfred.
E allora decide di vendicarsi utilizzando la vecchia amante Lola; fa in modo che Alfred agganci la donna e la invita sulla sua villa al mare.


Qui ci sarà la resa dei conti che però andrà in modo imprevisto.
Una sceneggiatura improbabile, una storia che non ha alcuna sorpresa perchè lo spettatore amante dei thriller riesce sistematicamente a prevenire le situazioni successive e tensione che è praticamente uguale a zero.
Non fosse per la Mell e la Koscina che regalano qualche brivido con le loro saffiche carezze, la narcosi sarebbe inesorabile.
Un pastrocchio confuso e soporifero al quale va riconosciuta solo una certa eleganza a livello formale; tuttta apparenza e nessuna sostanza in pratica.
Il povero Rey sembra in gita premio, mentre le due ottime attrici, la seducente Mell e la intrigante Koscina sono un gran bel vedere.
Sopratutto la seconda che mostra le sue grazie, mentre la Mell rimane abbottonata come una monaca ma è autrice di un sensualissimo strip verso la parte finale del film, strip che le permette di far agganciare al suo amante la ex rivale in amore.
Quindi, in definitiva, il film ha solo un motivo per essere visto, ovvero la presenza di due bellissime star che ci hanno purtroppo lasciate da tempo.

Nel buio del terrore (aka Diabolicamente sole con il delitto), Un film di José Antonio Nieves Conde. Con Sylva Koscina, Stephen Boyd, Fernando Rey, Marisa Mell Titolo originale Historia de una traición. Giallo, durata 98′ min. – Spagna, Italia 1971.

 

Marisa Mell … Carla
Sylva Koscina … Lola
Stephen Boyd … Artur
Fernando Rey … Luis Montalban
Massimo Serato … Hugo
Simón Andreu … Il pilota
María Martín … Regina

 
Regia: José Antonio Nieves Conde
Sceneggiatura: Juan José Alonso Millán,Juan Miguel Lamet
Produzione: Edmondo Amati
Musiche: Carlo Savina
Fotografia: Antonio L. Ballesteros
Editing: Pablo González del Amo

aprile 13, 2012 Posted by | Drammatico | , , | 2 commenti

Sette orchidee macchiate di rosso

Due delitti misteriosi in apparenza slegati fra di loro; la prima, Ines, è una prostituta siciliana misteriosamente chiamata la toscana. L’altra, Kathy  è una pittrice che vive in una bella casa circondata da gatti. Sembra non esserci un trait d’union, ma l’ispettore Vismara è convinto del contrario. Anche perchè l’assassino ha lasciato una traccia inconfondibile, un misterioso ciondolo a forma di mezzaluna, in argento.

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Gabriella Giorgelli è Ines, la “Toscana”

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Quando poi a rischiare di morire è Giulia, la fresca sposa di uno stilista, Mario, il sospetto diviene certezza. Giulia si salva miracolosamente, e la polizia fa credere che sia invece morta. Mario inizia ad indagare sui misteriosi delitti, e scopre che tutti hanno in comune la frequentazione di un albergo in una località di villeggiatura. Tutto sembra ruotare attorno alla figura di un americano, che Mario riuscirà, dopo lunghe e laboriose indagini, ad identificare in un certo Fred.

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Marina Malfatti è Kathy

Nel frattempo il misterioso killer ha seguitato la sua missione di morte, uccidendo ad una ad una tutte le donne che erano presenti il 29 settembre del 1969 nell’albergo. Tutto ciò nonostante la polizia abbia ormai identificato le possibili vittime e le abbia sottoposte a stretta vigilanza. Sarà Mario a dipanare l’intricata matassa, rischiando a sua volta la vita e giungendo alla scoperta dell’insospettabile colpevole.

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Thriller di stampo classico, girato da Umberto Lenzi nel 1972, Sette orchidee macchiate di rosso ( sette sono le vittime dell’assassino, le orchidee sono i fiori che lo stesso omicida lascerà sulla tomba del misterioso perno della vicenda, Frank), si distingue per il buon impianto e per la sobrietà della storia, con l’unico omicidio veramente efferato effettuato con un trapano elettrico, concessione allo splatter di un film altrimenti abbastanza avaro di sangue e scene scabrose. Lenzi non è Dario Argento e si vede; la tensione latita alquanto, ma la sceneggiatura regge, e il film scorre via tutto sommato abbastanza bene e senza grosse contraddizioni.

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Rossella Falk è Elena Marchi, la nuova vittima

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Il cast, di primo livello, include Marina Malfatti nel ruolo di Kathy, la belloccia Uschi Glass in quello di Giulia, la grande Rossella Falk  nel ruolo della pazza signora Marchi, di Claudio gora, un ambiguo Raffaele Ferri, di Gabriella Giorgelli, la prima vittima, la prostituta Ines e infine dei due protagonisti maschili, ovvero Antonio Sabato, che è Mario, il vero artefice della scoperta dell’assassino e di Pier Paolo Capponi, un tantino incolore nei panni dell’ispettore Vismara. Spazio a caratteristi di ottima fama come Carla Mancini (la cameriere di Anna Sartori), di Renato Romano (il prete), di Bruno Corrazzari (l’amante di Fred) e infine della bella Marisa Mell, nel doppio ruolo delle gemelle Sartori.

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Marisa Mell, una delle gemelle Sartori

Film di buona fattura, quindi, che ha anche il pregio di essere stato girato nelle località più belle di Roma, da Piazza di Spagna  a Piazza Navona, il tutto sorretto dalla sobria colonna sonora di Stelvio Cipriani. Buon thriller, quindi, dall’esito tutt’altro che scontato, anche se il finale poteva essere un tantino più lungo e meno frettoloso.

 Sette orchidee macchiate di sangue, un film di Umberto Lenzi,Antonio Sabato, Uschi Glas, Pier Paolo Capponi, Marisa Mell, Claudio Gora, Marina Malfatti, 1972. Con Renato Romano, Nello Pazzafini, Linda Sini, Carla Mancini, Franco Fantasia, Bruno Corazzari, Fulvio Mingozzi, Tom Felleghy, Luca Sportelli, Lucretia Love, Enzo Tarascio

Antonio Sabato     …     Mario
Uschi Glas    …     Giulia
Pier Paolo Capponi    L’ispettore Vismara
Rossella Falk    …     Elena Marchi
Marina Malfatti    …     Kathy Adams
Renato Romano    …     The Priest
Claudio Gora    …     Raffaele Ferri
Gabriella Giorgelli    Inez Tamborini
Aldo Barberito    …     Lt. Palumbo
Bruno Corazzari    …     Barrett
Franco Fantasia    …     Lt. Renzi
Petra Schürmann    …     Concetta di Rosa
Linda Sini    …     Juanda
Nello Pazzafini    …     Raoul
Carla Mancini    …     Cameriera di Anna
Enzo Andronico    …     Portiere dell’hotel
Fulvio Mingozzi    …     Agente
Marisa Mell     …     Anna Sartori & Maria Sartori

Regia Umberto Lenzi
Soggetto Umberto Lenzi
Sceneggiatura Umberto Lenzi, Roberto Gianviti
Fotografia Angelo Lotti
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Riz Ortolani
Costumi Giulia Mafai

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settembre 17, 2009 Posted by | Thriller | , , , , , , , | 1 commento

Marisa Mell

Parlando di Marisa Mell, una delle star cinematografiche più amate e rimpiante nel campo delle pellicole di genere del periodo che va da metà anni sessanta a metà anni ottanta, non si può non notare la mano preponderante del destino, che l’ha messa di fronte a dure prove prima di portarla alla morte a soli 53 anni, il 16 maggio del 1992, per le conseguenze di un devastante cancro alla gola.

Marisa Mell Bella ricca lieve difetto fisico
Bella, ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella

Una fine terribile, aggravata e resa più sinistra dalle condizioni di estrema indigenza in cui versava la popolare attrice, ridotta sul lastrico e con pochi e fidati amici intorno. Eppure, quel destino che la portò via prematuramente, le aveva dato una chance nel 1963, quando, dopo un incidente automobilistico, rischiò di restare sfigurata, uscendo invece dalla sala operatoria con un labbro leggermente all’insù, che diede al suo bellissimo volto quell’aria leggermente ironica che fu una delle sue caratteristiche.

Marisa Mell Diabolik
Il primo, grande successo di Marisa Mell: Diabolik

Nata a Graz il 24 febbraio del 1939, Marlies Theres Moitzi, in arte Marisa Mell, ha interpretato oltre 60 film, dall’esordio avvenuto nel 1954 fino all’ultimo lavoro, Amo Vienna, del 1991. Una carriera segnata da molte pellicole di genere, che spaziano dal thriller alla commedia, fino all’erotico, che fu l’ultima spiaggia dell’attrice, coinvolta in storie di droga e ridotta alla disperazione dalla mancanza di denaro.

Marisa Mell Sette orchidee macchiate di rosso
Dal film Sette orchidee macchiate di rosso

In mezzo una vita costellata da episodi dubbi, giocata sul filo dell’eccesso, fino al rapido declino che la costrinse ad accettare umilianti partecipazioni a servizi fotografici a luce rossa, dove prestava soltanto il suo bellissimo corpo, senza esserne parte attiva.

E pensare che ad Hollywood, dove erano in molti i produttori convinti delle sue capacità, era pronto un mega contratto per sette film da girare in America, e che lei rifiutò perchè, come si legge dalla sua autobiografia, “ avrei avuto bisogno del permesso anche per andare in toilette

Marisa Mell Nel buio del terrore
Con un’altra attrice scomparsa, Sylva Koscina nel film Nel buio del terrore

Una costante, la sua, quella di voler essere indipendente. Conscia dei propri mezzi, e sopratutto fiera della sua straordinaria bellezza, Marisa Mell non accettò compromessi, salvo poi lanciarsi spericolatamente in una carriera fatta di film di buon livello, ma anche infarcita di pellicole mediocri.

Marisa Mell Una sull'altra
Marisa Mell nell’ottimo Una sull’altra

Film, questi ultimi, che abbondarono verso la fine della sua carriera, quando la straordinaria bellezza del suo volto aveva lasciato il posto a lineamenti più marcati, segnati dalla vita irregolare e dalle vicissitudini personali, fra le quali l’uso di droghe. Sicuramente gli anni più appaganti e artisticamente rilevanti sono quelli che vanno dal 1967 al 1977,segnati da partecipazioni a film di ottima fattura. Il primo di questi è sicuramente il film di Mario Bava Diabolik, girato nel 1968 accanto a Law, nel quale è la bellissima compagna del criminale creato dalle sorelle Giussani. Lei è una Eva Kant credibile; bellissima e altera, con quel suo corpo appena nascosto per sfuggire alle dure maglie della censura. Un ruolo che le permette un’affermazione personale clamorosa; il film diventa rapidamente un cult, e le procura subito altri contratti.

Marisa Mell La belva col mitra

Con Helmut Berger in La belva col mitra

Il che avviene immediatamente, nel 1969: a volerla sul set è Lucio Fulci, che le affida il duplice ruolo di Susan Dumurrier-Monica Weston nello splendido Una sull’altra (Perversion story), un thriller serratissimo in cui la Mell mostra grandi capacità interpretative e in cui si mostra in tutta la sua bellezza, che in Italia verrà apprezzata parzialmente vista la formidabile censura a cui venne sottoposto il film. Sexy, bellissima, Marisa Mell è protagonista di una delle scene a più alta densità erotica del decennio sessanta, quella dello spogliarello sulla moto. Gli stessi colleghi della Mell, la Martinelli e Jean Sorel, restarono incantati dalla sua esibizione, che resero visivamente nelle inquadrature della sequenza, in cui il loro stupore appare genuino e non simulato.

Marisa Mell La profezia
Marisa Mell nel film La profezia

Nel film Marisa fu protagonista di un’altra celebre sequenza, quella saffica con Elsa Martinelli. Nello stesso anno è nel cast di Senza via d’uscita, nel quale è la bellissima Michelle, accanto a Lea Massari e Philippe Leroy. Negli anni successivi si specializza in thriller, quasi che il suo volto, reso volutamente ambiguo, da vera dark queen, sia l’ideale per rendere al meglio le anime quasi perverse dei personaggi che interpreta. Nascono così i personaggi di Carla, in Diabolicamente sole con il delitto, il doppio ruolo di Anna e Maria in Sette orchidee macchiate di rosso, di Laura in Doppia coppia con Regina.

Marisa Mell La compagna di viaggio
La compagna di viaggio

Marisa Mell La liceale al mare
La liceale al mare

Ma non ci sono soltanto ruoli drammatici, nella carriera di Marisa Mell; da segnalare il surreale Bella,ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella, di Cicero, girato nel 1973, in cui è Paola, preda ambita da un cacciatore di donne ricche che cambia sesso, seduce la moglie del malcapitato seduttore e la mette incinta. Film massacrato dalla critica e rivelatosi un buon successo di pubblico.

Marisa Mell Casanova e C.
Con Tony Curtis nel mediocre Casanova e C.

E’ in questo momento che la carriera della Mell diventa difficilmente inquadrabile: a parte Milano rovente, di Lenzi, nel quale è Jasmine, i film successivi mostrano la tendenza, da parte di registi e produttori, a sottovalutare le sue capacità interpretative a tutto vantaggio della sua innegabile carica erotica. Così gira film dai titoli inequivocabili, come La moglie giovane, dignitosa produzione americana, Amori letti e tradimenti di Alfonso Brescia,Perversione,Taxi love servizio per signora. Il genere è sempre lo stesso, pellicole pericolosamente ammiccanti all’erotismo, come confermato dalla mega commedia Casanova e C, in cui è al massimo della bellezza, lavora con un cast di prim’ordine, ma alla fine si trova prigioniera del clichè che le hanno costruito, quello della bellissima da mostrare nuda.


Doppia coppia con regina

Infamia

In questo film rivaleggia con uno stuolo di belle donne, in primis la Berenson, oltre alla Koscina ed altre bellezze. Il ritorno al thriller avviene con La belva con il mitra, pretenzioso poliziesco interpretato al fianco di Helmut Berger, per la regia di Grieco. Celebre, in questo film, la scena di sesso con Berger. Le parti che le sottoporranno d’ora in poi riguarderanno solo commedie sexy: La compagna di viaggio, Peccati a Venezia, La liceale al mare con l’amica di papà, La dottoressa preferisce i marinai confermano una specie di declino professionale ormai inarrestabile. L’ultima parte della sua carriera è assolutamente trascurabile, così come è meglio stendere un velo pietoso sulla sua vita privata.

Marisa Mell apparirà ,dopo la seconda metà degli anni settanta, su riviste di un certo livello, come Playboy, in nudi quantomeno artistici, per poi passare a veri servizi hard, in cui si limita a comparire in parti non attive, come in quelli proposti dal mensile Le ore, in cui il triste declino dell’artista si accompagna al rammarico per il talento sprecato.

Marisa Mell Boccaccio 70,1

Marisa Mell Boccaccio 70,2

Due fotogrammi tratti da Boccaccio 70

Come nel caso di altre attrici dalle indubbie doti interpretative, come Lilli Carati, ad esempio, la Mell ha dovuto fare i conti con la bestia peggiore in cui poteva incappare un’attore in quegli anni vissuti a tutta velocità: la dipendenza da droghe. E anche Marisa Mell non sfuggì alla dura legge che vuole associare il declino di attore a quello umano, proprio in virtù dell’assunzione di sostanze stupefacenti.

Marisa Mell Dopo di che uccide il maschio e lo divora
Marisa Mell in un fotogramma dell’introvabile E dopo di che uccide il maschio e lo divora

Marisa Mell La dottoressa preferisce i marinai
La dottoressa preferisce i marinai

Un sinistro destino, comune a Karin Schubert, passata ai film porno e alle chat erotiche. Un vero peccato, perchè proprio la Mell le qualità le aveva, e le ha mostrate sopratutto agli inizi della sua carriera, che lasciava presagire ben altri risultati. Restano, di lei, le bellissime sequenze di Una sull’altra, di Diabolik, film che ne hanno lanciato la figura facendola diventare una star.

Marisa Mell gallery

La moglie giovane 

Marisa Mell The Last Ride to Santa Cruz

The last ride to Santa Cruz

Marisa Mell Train d'enfer
Train d’enfer

Marisa Mell Doppia coppia con regina
Doppia coppia con regina

Marisa Mell Anyone Can Play

Anyone can play 

Marisa Mell Amori letti e tradimenti

Amori letti e tradimenti

Marisa Mell Un'ombra nell'ombra

Un’ombra nell’ombra

 Peccati a Venezia

Marisa Mell Sensoria

Sensoria

Marisa Mell Quest for the Mighty SwordQuest for the mighty sword

Marisa Mell New York chiama superdrago

New York chiama Superdrago

Marisa Mell Mahogany

Mahoghany

Marisa Mell L'intreccio

L’intreccio

Marisa Mell L'enigma dell'orchidea rossa

L’enigma dell’orchidea rossa

Marisa Mell Es muß nicht immer Kaviar sein

 Es muß nicht immer Kaviar sein

Marisa Mell Elisabeth Kaiserin von Österreich

Elisabeth Kaiserin von Österreich

Marisa Mell Doktor aka DR

Doktor aka DR

Marisa Mell Danger dimensione morte

Dimensione morte

Marisa Mell Vita privata di un pubblico accusatore

Vita privata di un pubblico accusatore

Marisa Mell Corpi nudi

Corpi nudi

Marisa Mell Sensazioni d'amore

Sensazioni d’amore

Marisa Mell Le dolci signore

Le dolci signore

Marisa Mell I love vienna

I love Vienna

Marisa Mell Amico stammi lontano almeno un palmo

Amico stammi lontano almeno un palmo

Marisa Mell Senza via d'uscita

Senza via d’uscita

Marisa Mell Abbigliamento francese

Abbigliamento francese

Marisa Mell Der grüne Kakadu

Der grune kakadu

Marisa Mell Divisione Lebensborn

Divisione Lebensborn

Marisa Mell La diabolica spia

La diabolica spia

Marisa Mell La lunga strada della vendetta

La lunga strada della vendetta

Marisa Mell L'ultima volta

L’ultima volta

Marisa Mell Obiettivo 500 milioni

Obiettivo 500 milioni

Marisa Mell Stuntman

Stuntman

Marisa Mell Taxi love servizio per signore

Taxi love servizio per signora

Marisa Mell Tutti fratelli nel West

Tutti fratelli nel west

Marisa Mell filmografia

1991 I Love Vienna
1990 Sensazioni d’amore
1990 Quest for the Mighty Sword
1988 La tempesta
1985 Passaporto segnalato
1984 Seifenblasen
1984 Heiße Wickel – kalte Güsse (TV Series)
1983 Corpi nudi
1983 In Zeiten wie diesen (TV Movie)
1983 Dieci registi italiani, dieci racconti italiani (TV Series)
1983 Kottan ermittelt (TV Series)
1981 La dottoressa preferisce i marinai
1981 Peccati di giovani mogli
1980 La compagna di viaggio
1980 Peccati a Venezia
1980 La liceale al mare con l’amica di papà
1980 I guerrieri del terrore
1980 Febbre a 40!
1979 Un’ombra nell’ombra
1979 Sam et Sally (TV Series)
1978 L’osceno desiderio – Le pene nel ventre
1977 La belva col mitra
1977 Es muß nicht immer Kaviar sein (TV Series)
1977 Casanova & Company
1976 L’ultima volta
1976 Taxi love, servizio per signora
1975 Amori, letti e tradimenti
1975 Mahogany
1975 Perversione
1975 Sensoria
1974 La moglie giovane
1973 Vita privata di un pubblico accusatore
1973 Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella
1972 Elisabeth Kaiserin von Österreich (TV Movie)
1972 Tutti fratelli nel west… per parte di padre
1972 Magic Graz (Short)
1972 Doppia coppia con Regina
1972 Sette orchidee macchiate di rosso
1972 Amico, stammi lontano almeno un palmo
1971 …dopo di che, uccide il maschio e lo divora
1971 Diabolicamente sole con il delitto
1970 Senza via d’uscita
1970 L’intreccio
1969 Una sull’altra
1968 Stuntman
1968 Le dolci signore
1968 Diabolik
1966 Che notte ragazzi!
1966 Obiettivo 500 milioni
1966 New York chiama Superdrago
1965 Danger dimensione morte
1965 S3S massacro e diamanti
1965 La diabolica spia
1965 Casanova ’70
1965 50.000 sterline per tradire
1964 Abbigliamento francese
1964 La lunga strada della vendetta
1964 Ein Mann im schönsten Alter
1963 Suspect
1963 Der grüne Kakadu
1962 Dr
1962 L’enigma dell’orchidea rossa
1961 Ruf der Wildgänse
1961 Divisione Lebensborn
1960 Wegen Verführung Minderjähriger
1960 Ordine di esecuzione
1960 Il bravo soldato Schwejk
1959 Ragazze per l’Oriente
1954 Das Licht der Liebe (uncredited)

marzo 21, 2009 Posted by | Biografie | | 5 commenti

Una sull’altra (Perversion story)

Una sull'altra locandina 1

Falcidiato dalla censura, e uscito in Italia nel 1969 in versione ridotta, questo ottimo lavoro di Lucio Fulci ha avuto vita travagliata; le scene di sesso, oggi molto caste, all’epoca suonarono come un’offesa ai costumi e alla morale, e il flm venne pesantemente tagliato. Le scene di sesso tra George e Susan/Monica vennero giudicate troppo ardite, così come la sequenza dell’amore saffico tra Susan/Monica e Jane, amante di George. Inoltre il tema del triangolo, con implicazioni saffiche, era davvero troppo per la morale corrente; così involontariamente, fu proprio la censura a decretare un’attesa e una curiosità enorme verso la pellicola, con la conseguenza che il film incassò quasi un miliardo delle vecchie lire. Per rendersi conto di cosa significasse un incasso del genere, basti pensare che un biglietto per un posto in cinema di prima visione costava 350 lire.

Una sull'altra 1

La storia parte con George Dumurrier, proprietario di una clinica ereditata assieme al fratello dal padre che lascia sua moglie Susan per recarsi dalla sua amante Jane, che sta per lasciarlo, a causa della situazione sentimentale dell’uomo. Susan, infatti, la moglie, è cattolica e non accetterebbe mai il divorzio; ma mentre è fuori casa, e Susan è affidata alle cure di un’infermiera, accade il miracolo.

Una sull'altra 2

Susan stessa, ammalata di asma, muore. Al rientro george apprende che la moglie aveva stipulato una polizza sulla vita, con beneficiario proprio George per una cifra altissima, un milione di dollari. Una sera accade che George, su segnalazione di un anonimo telefonista, si rechi in un night club; li incontra Monica, una splendida spogliarellista che assomiglia come una goccia d’acqua alla defunta Susan.

Una sull'altra 3

Tra i due nasce una rovente relazione momentanea; ma sulle tracce dell’uomo c’è anche la polizia, che non ha creduto alla versione della morte accidentale. Così l’incaricato del caso scopre in casa di Monica un foglietto su cui ci sono le prove che Monica si esercitava a copiare la calligrafia di Susan; la polizia scopre anche che Susan in realtà è morta avvelenata, così George viene arestato e condanato a morte. sarà durante un drammatico colloquio in carcere con il fratello che George apprenderà la terribile verità; Susan non è mai morta,

Una sull'altra 4

ma è Monica, che da tempo aveva una relazione con il fratello di George, e che si era costruita una vita parallela nei panni della bella e affascinante spogliarellista, con tanto di secondo amante, Benjamin, uno che spasima per la donna. Nonostante denunci tutto alla polizia, George non viene creduto e si apresta così ad entrare nella camera a gas. Ma il diavolo alle volte dimentica qualcosa……

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Una sull'altra 6

La sceneggiatura di Fulci, pur essendo un tantino contorta, sembra ripresa da un film di Hithcock, ma fila via abbastanza credibile. Il vero punto di forza del film sta comunque nelle splendide interpretazioni di Marisa Mell nel doppio ruolo di Susan (imbruttita molto bene) e dell’affascinante e enigmatica Monica; di Elsa Martinelli, molto bella e sexy nel ruolo di Jane e di Jean Sorel in quello di George, nel quale appare spesso disorientato, confuso, quasi incredulo della situazione che si dipana attorno a lui. Il commento musicale, affidato a Riz Ortolani è appropriato e non è mai assillante. bene anche Riccardo Cucciolla nel ruolo di benjamin, l’amante tradito che risolverà la faccenda con il colpo di scena finale. Una sull’altra è un film godibile, uno dei migliori prodotti del genere negli anni sessanta. Qualche nudo davvero sontuoso della bellissima Marisa Mell arricchisce il film, senza mai essere ne volgare ne inappropriato.

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Una sull’atra,un film di Lucio Fulci. Con Elsa Martinelli, Jean Sorel, Marisa Mell, Giuseppe Addobbati.
Franco Balducci, Faith Domergue, Riccardo Cucciolla, Jesus Puente, Georges Rigaud, John Ireland
Giallo, durata 99 min. – Italia 1969

Jean Sorel …     Dr. Geroge Dumurrier
Marisa Mell …     Susan Dumurrier / Monica Weston
Elsa Martinelli …     Jane
Alberto de Mendoza    …     Henry Dumurrier
John Ireland    …     Ispettore Wald
Riccardo Cucciolla …     Benjamin Wormser
Bill Vanders    …     Agente delle assicurazioni
Franco Balducci    …     Proprietario del Loveday
Giuseppe Addobbati    …     Brent
Félix Dafauce    …     Royal Insurance Official
Jesús Puente    …     Sergente Rodriguez
George Rigaud    …     Arthur Mitchell
Jean Sobieski    …     Larry
Faith Domergue    …     Martha

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La colonna sonora

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Le immagini che seguono provengono dal sito http://www.dbcult.com/

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marzo 5, 2009 Posted by | Thriller | , , , , | 6 commenti