Andrée l’esasperazione del desiderio nell’amore femminile
Del film Andrée – l’esasperazione del desiderio nell’amore femminile non sono importanti ne la pellicola stessa ne la sua trama, in verità abbastanza semplice e dalle non eccelse virtù sceniche, quanto le vicissitudini censorie che portarono alla condanna al rogo della pellicola stessa e alla condanna a quattro mesi di reclusione di Pilippo Miozzi,amministratore della CID,la compagnia cinematografica distributrice della pellicola,pena poi sospesa con la condizionale.
Era il settembre del 1968, un’epoca storica caratterizzata dalla massiccia presenza della censura e dei censori in particolare pronti a sequestrare le pellicole che,a loro giudizio, presentassero caratteristiche di oscenità.
Cosa che puntualmente avvenne per questo film, giudicato osceno sia per la presenza cospicua di nudi femminili (roba da educande,comunque) sia per la trama, che trattava un argomento ostico, quello di una donna affetta da ninfomania.

Fa una certa sensazione leggere il nome del magistrato deputato all’accusa, quello di Vittorio Occorsio,ucciso poi nel 1976 da terroristi dell’estrema destra;la cosa dimostra quanto fosse importante il concetto di morale per la società nel suo assieme e quanto i tutori della legge tenessero alla moralità stessa.
Ignoro cosa sia accaduto in seguito, ovvero se la pellicola fosse o no stata davvero bruciata;l’ho vista da poco, in una versione da restauro digitale con sottotitoli in italiano, il che ha reso se possibile ancor più noiosa la visione della pellicola stessa,caratterizzata principalmente dalla verbosità e dalla staticità impressa dal regista.
In origine il film venne distribuito come Andrea – Wie ein Blatt auf nackter Haut,che più o meno può essere tradotto come Andrea – come una foglia sulla pelle nuda, con chiaro riferimento alla scena in cui la bellissima Andrea viene coperta da alcune foglie cadute da un albero mentre è completamente nuda e sdraiata.

Veniamo alla trama:
la bella è giovane Andrè soffre di un terribile bisogno d’amore.
Non tanto di amore inteso come sentimento,quanto di sesso;del resto sua madre aveva lo stesso problema, era sempre alla ricerca di uomini con cui appagare i suoi sensi e Andrè sembra aver ereditato la stessa inquietudine dei sensi.
Così la ragazza colleziona deludenti avventure con un mucchio di gente, incluso un amico di famiglia, riportandone però sempre la sensazione di insoddisfazione.
Uno stalliere e molti mariti infedeli delle sue amiche,il marito di sua sorella e alla fine un piccolo delinquente sono le prede dell’insaziabile ragazza.
Riuscirà Andrè a venir fuori dalla trappola mortale dell’insoddisfazione e a trovare un equilibrio che le impedisca di scendere sempre più giù nella scala della degradazione fisica?

A parte una giovane e bella Dagmar Lassander,venticinquenne all’epoca dell’interpretazione del film, spesso nuda (ma mai in modo volgare) e alla sua prima,vera esperienza da protagonista il film ha ben poco da segnalare.
Si tratta di un film con alcune velleità ma alla fine smaccatamente erotico e nulla più.
Non c’è alcuna voglia di scavare nella psiche della ragazza:Hanns-Schott Schöbinger,regista della pellicola,rimane ampiamente in superficie, svolgendo il compitino della pellicola pruriginosa senza alcuno scatto di fantasia rendendola alla fine piatta e banale.
Ora, se all’epoca della prima presentazione del film sia l’argomento del film sia alcuni nudi potevano turbare gli spettatori, oggi un film così lo si potrebbe tranquillamente visionare in parrocchia.
Tutto noioso e tutto senza attrattiva, quindi.

Solo la Lassander merita una citazione,mentre il resto del cast si guadagna la pagnotta senza alcun merito.
In quanto a Hanns-Schott Schöbinger,dirigerà ancora la Lassander nel 1969 in Pelle su pelle e avrà una certa notorietà nel nostro paese con I peccati di Madame Bovary non tanto per la qualità del film quanto per la presenza della splendida Edwige Fenech.
Posso a cuor leggero quindi sconsigliarvi la visione del film;ci fosse una versione italiana ne varrebbe la pena quanto meno vederlo nell’ottica del documentario d’epoca, ma con i sottotitoli, credetemi, è impresa titanica.
Andrée – L’esasperazione del desiderio nell’amore femminile
Un film di Hans Schott-Schobinger. Con Dagmar Lassander, Gita Rena, Ann Famoss, Ingrid Simon, Ralph Clemente Drammatico, durata 87 min. – Germania 1967
Dagmar Lassander: Andrea
Joachim Hansen: Peter
Hans von Borsody: Frederick Jansen
Herbert Fux: Felix Klarsen
Ralph Clemente: Thomas
Art Brauss: Joschi lo stalliere
Anne Famos: Mila
Gita Rena: Clarisse
Fred Bernhoff: Dr. Wagner
Helmut Alimonta: Schorsch
Ingrid Simon: Luisa
Karl-Heinz Peters: L’antiquario
Regia Hanns Schott-Schöbinger
Soggetto Hanns Schott-Schöbinger
Produzione Harald A. Hoeller für Metrostar / Hifi Stereo 70
Musiche Hans Hammerschmid
Fotografia Hanns Matula
Fantasma d’amore
Gli amici più affezionati del mio blog sanno che sul sito stesso non sono recensiti film d’amore o che almeno essi rappresentano una sparuta minoranza.
Il motivo di tale assenza è in fondo banale.
Non ho mai amato i film strappalacrime o quelli di ambientazione sentimentale, li ho sempre trovati poco affascinanti o dalle trame puerili.
Una doverosa eccezione è questo splendido film di Dino Risi, uscito nel 1981 e che all’epoca vidi in prima visione in dolce compagnia, altrimenti mi sarebbe stato praticamente impossibile vederlo.
Un film che è una storia d’amore, che valica i confini temporali ma che è anche una ghost story immersa in’atmosfera malinconica esaltata dalla nebbia sottile che sorge dalle brughiere, dal fiume o che avvolge come una coperta leggera,impalpabile tutta la storia.
Una storia dall’impianto molto semplice, in fondo, ma di grande effetto.
Ed un inizio che nulla lascia trapelare sulla storia struggente che di li a poco inizierà a dipanarsi sinuosa sullo schermo, avvolgendo lo spettatore con la sua malinconia di fondo ma anche con il suo messaggio dal forte valore simbolico.
Una donna insegue un autobus disperatamente.

Probabilmente non è anziana, ma è stanca e sofferente,sul suo volto sfiorito l’incedere degli anni appare devastante.
Riesce a salire sull’autobus ma si accorge di non avere spiccioli e un uomo che guarda la scena, in piedi davanti alla vetrata posteriore dell’autobus si muove verso di lei e le da i soldi per il biglietto, cento lire.
Lui è Nino Monti,un commercialista di Pavia, una vita tranquilla e senza scossoni, un matrimonio con una donna di classe agiata ma che lui probabilmente non ama.
Anzi, togliamo il probabilmente.
Vediamo Nino a cena con sua moglie, che si lagna per una telefonata di lavoro e lo sguardo di Nino, rassegnato:questo non è amore è routine, tranquilla e mortale come la noia.
Lo seguiamo mentre è nel suo studio e sfoglia distrattamente un libro.
Improvvisamente dalle pagine del libro stesso cade una foto.
La foto ritrae una bellissima donna,con una bicicletta, mentre guarda verso l’obiettivo della macchina fotografica con uno sguardo da donna innamorata.

E a Nino torna alla mente Anna Brigatti,diventata in seguito la signora Zighi.
Una donna che ha amato, tanto tempo fa,vent’anni per la precisione.
La foto riporta alla mente di Nino il ricordo struggente e mai sepolto del tutto della bellissima Anna,il loro amore felice.
Ripercorrendo le strade di una Pavia brumosa e spettrale, malinconica come violini d’autunno, Nino vede riaffiorare un periodo della sua vita indimenticabile e rimasto, negli anni successivi allo stato latente;i colori, le immagini persino gli odori (il piscio di gatto, come ricorda Nino) sembrano mescolarsi e riemergere colpendo dolorosamente i sensi dell’uomo.
Ed ecco che all’improvviso dalla nebbia si materializza la donna dell’autobus; è Anna, una Anna invecchiata dallo sguardo sofferente, nella cui voce tristissima echeggia il rimpianto
“Hai trovato la strada,quasi tu l’avessi percorsa tutti i giorni.Ricordi?Quello era il nido d’amore che sognavamo, ne volevamo la chiave…”
Poi Anna fugge, e Nino resta li, con un ombrello per terra e domande che si affollano nella mente.
E’ lei, Anna, o è stato solo un sogno?

Al rientro a casa trova un giovane che abita nello stabile di casa sua, terrorizzato dal ritrovamento di una donna morta sgozzata proprio in via Porta, quella che Nino ha appena percorso e nella quale ha incontrato la sua Anna.
La storia si tinge con i colori del giallo,forse sarebbe meglio dire del nero.
Un nero denso e vischioso, come il racconto che un poliziotto fa degli avvenimenti accaduti.
La donna morta altro non era che una “mammana”,una donna che procurava aborti clandestini.
Nino decide di ritrovare Anna; chiama casa della donna, ora signora Zighi e scopre che la donna è ansiosa di incontrarlo.
L’uomo si precipita a casa di Anna e la vede.
Anna scende le scale, con passo elegante.
E’ bellissima, come il sole, come il ricordo che Nino ha di lei;lo accoglie con calore e a lei Nino racconta la sua vita dal momento in cui Anna è andata via, l’incontro con la donna che poi ha sposato, il loro rapporto logoro, la mancanza di figli.
“Incontrato così, dopo vent’anni…perchè l’amore che ci univa è finito?”chiede un Nino sempre più malinconico.
“Finito?L’amore che ho per te non è mai morto.Io sono una donna,Nino, e le donne non distruggono niente, ma coltivano, conservano.”

Questo dialogo riporta i due indietro nel tempo, ad un legame che solo la fatalità e il caso hanno potuto dissolvere.
Po Nino va via, con la promessa di rivederla il giorno dopo, sul fiume per una passeggiata in barca.
Ma com’è possibile che Anna sia rimasta così bella come vent’anni prima, come se il tempo non fosse mai passato?
Il film si inoltra verso il chiarimento di questo mistero che in pratica mistero non è.
Lo spettatore sa che quell’Anna non è reale.
E’ solo un sogno che ha tutti i connotati del vero, ed è anche la parte bella della relazione che un tempo unì i due.
Ma c’è anche un’altra Anna, quella vendicativa che adesso semina morte e i perchè saranno chiari proprio durante la passeggiata sul fiume.
E c’è anche una terza Anna, quella anziana e invecchiata,ammalata, che Nino ha già incontrato due volte e che ha dissepolto il suo ricordo dall’archivio della memoria.
Tutto diverrà chiaro ben presto…
Tratto dall’omonimo romanzo di Mino Milani Fantasma d’amore ha nella sua semplicità, nella tematica di fondo, un amore capace di riportare in vita anche una persona morta che vaga in limbo perchè ancora non in pace, nel suo tentativo di raccontare con umiltà un amore capace di abbattere le barriere del tempo e della vita le sue armi migliori.
Una storia senza inutili orpelli, con l’unica parte opinabile racchiusa nel finale, quei tre-quattro minuti in cui Nino racconta ad un silente e distratto compagno di panchina, mentre ancora la nebbia avvolge sottilmente tutto, la sua storia culminata con la scomparsa di Anna nel fiume.
Bello, senza se e senza ma.
Dino Risi crea una storia d’amore, di fantasmi e di vendetta senza mai cadere nel banale o nello stucchevole.
Una storia d’amore vera, quell’amore che vince tutto, anche la morte.
Forse il lettore, che non a visto il film, penserà di accostare Fantasma d’amore a Ghost il film del 1990 diretto da Jerry Zucker che racconta in modo completamente diverso (e questo si ben stucchevole) un amore tra una coppia divisa dalla fatalità, il che sarebbe un errore.
Il film di Risi è pervaso da una malinconia assoluta, che si manifesta ampiamente nella location, una Pavia spettrale, nelle scene in cui raramente si vede il sole, quasi che la mente del protagonista si perda nella nebbia, protagonista indiscussa e onnipresente.
E se il film acquista ancor più spessore lo si deve alla presenza di due straordinari attori, il primo è un Marcello Mastroianni intenso e delicato, malinconico e triste capace di muovere qualcosa nell’animo dello spettatore, la seconda una bellissima,intensissima Romy Schneider, che in alcune scene appare invecchiata, stanca e malata e che pur trasmette la sua bellezza interiore attraverso quel suo sguardo di donna impenetrabile, in cui però ogni tanto affiora quell’incertezza,quel mal di vivere che la porterà l’anno dopo a morire suicida a soli 44 anni.

Lo spettatore più attento può leggere proprio nel volto della Schneider due cose;la sua incredibile,camaleontica capacità di calarsi nel personaggio e l’aderenza con Anna, una donna dal destino crudele che poi diverrà nella realtà il suo,strappando una delle attrici più capaci alla vita e di conseguenza al cinema.
Un film che trovo struggente e bellissimo, l’unico film a tematica d’amore che abbia visto più volte.
Merito della bravura dell’intero cast, di un grande regista, delle musiche di Riz Ortolani.
Oggi nessuno di loro c’è più;sono andati via Mastroianni e Risi, la Schneider e Ortolani stesso.
Lasciano però opere come questo Fantasma d’amore capace di muovere veramente qualcosa nell’animo dello spettatore.
Il film è presente in una discreta qualità audio/video, frutto di una registrazione digitale dalla rai all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=A_meDuWlLhU
Fantasma d’amore
Un film di Dino Risi. Con Marcello Mastroianni, Romy Schneider, Julian Beck, Wolfgang Preiss, Raf Baldassarre, Ester Carloni, Victoria Zinny, Paolo Baroni Drammatico, durata 99 min
Marcello Mastroianni: Giovanni Monti, detto Nino
Romy Schneider: Anna Brigatti, Contessa Zighi
Eva Maria Meineke: Teresa Monti, moglie di Nino
Wolfgang Preiss: il Conte Zighi, marito di Anna
Michael Kroecher: Don Gaspare, il prete spretato
Paolo Baroni: Ressi, un collaboratore di Nino
Victoria Zinny: Loredana, l’amica di Teresa
Giampiero Becherelli: il Prof. Arnaldi, il medico amico di Nino
Ester Carloni: la cameriera del Conte Zighi
Riccardo Parisio Perrotti
Raf Baldassarre: Luciano, l’amico di Nino
Maria Simona Peruzzi
Liliana Pacinotti
Adriana Giuffrè: un’infermiera dell’ospedale
Regia Dino Risi, aiuto regista Claudio Risi
Soggetto tratto dal romanzo di Mino Milani
Sceneggiatura Bernardino Zapponi, Dino Risi
Produttore Pio Angeletti,
Adriano De Micheli,
Luggi Waldleitner (non accreditato)
Produttore esecutivo Mario D’Alessio
Casa di produzione International Dean Film, A.M.L.F., Roxy Film
Distribuzione (Italia) International Dean Film e Cam Production
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Riz Ortolani
Tema musicale eseguito al clarinetto da Benny Goodman
Scenografia Giuseppe Mangano, assistente scenografo Gianni Giovagnoni
Costumi Orietta Nasalli Rocca
Trucco Michel Deruelle, Giulio Natalucci, parrucchiere Corrado Cristofori
L’opinione di Luigi Chierico dal sito http://www.mymovies.it
Comunemente la roba bella non si usa perchè si sciupa o si rompe. A me pare che altrettanta sorte è destinata a tanti bei film, d’altronde la conferma viene dal fatto che si vedono propinare di continuo tante baggianate con giovani figure di attrici ed attori sconosciuti ora e per sempre.
Ho avuto l’occasione di rivedere questo film che già mi piacque alla sua uscita, ma ora che gli interpreti non ci sono più, mi ha particolarmente lasciato ancor più tanta tristezza, ma anche tanta speranza in una vita che non finisce. Chi lascia un buon ricordo può vivere in eterno senza neanche bisogno di andare a rispolverare i Vangeli.
Il film è una meravigliosa storia d’amore che conserva il suo fascino ed il suo mistero al di là della vita, oltre la morte. Ne sono interpreti due figure romantiche per eccellenza: Romy Schneider e Marcello Mastroianni. La grande sensibilità dei due protagonisti e la struggente immagine della Schneider, in continua metamorfosi, consentono di dar vita ad un film fantastico con tale credibilità, però, da farne una storia verosimile.
Assistiamo così ad una struggente e meravigliosa storia d’amore o ad un sogno irragiungibile di ritrovare, fuori dalla realtà, il grande amore perduto per sempre. Il continuo alternarsi della realtà con la fantasia, del ricordo del passato con il vivere quotidiano, del vero con il falso, ci obbliga a vedere immagini di una bellezza femminile estrema, con una macilenta, che strappa il cuore.
In questo film trionfano i sentimenti, la fedeltà e la purezza anche contro la violenza e la tragedia, tanto è sufficiente a qualificarlo più che buono.
I due che si sono rincorsi una vita nel racconto cinematografico,oggi si saranno ritrovati.
L’opinione di Mary dal sito http://www.mymovies.it
Di una bellezza rara e inquietante, così definirei questo film visto per la prima volta all’età di 15-16 anni e rivisto 11 anni dopo in una sera d’estate. Inquietante non è solo la trama, ma soprattutto il parallelismo con la vita dell’attrice protagonista: presagio della morte che di lì a poco rapì il fascino e la bellezza dell’attrice più affascinante della Germania di tutti i tempi, placando quel dolore che l’aveva spinta all’alcol ed alla droga. Inquietante è inoltre l’esaltazione di quei pensieri che faticosamente si cerca di dimenticare e che invece il film, grazie alla maestria di Risi e dei protagonisti, riscopre violentemente. Un amore sommerso, quello di Anna e Nino, che improvvisamente ritorna avvolto da una passione misteriosa perchè sospesa tra presente e passato, come alcuni nostri pensieri che cerchiamo di accantonare nel passato, ma che improvvisamente si riscoprono appartenenti al nostro presente, come quel dolore della Schneider affermatosi qualche tempo dopo con tutta la sua forza devastante, ma in realtà già presente ed inutilmente tenuto nascosto. Giocato alla grande tutto il mistero, la passionalità ed il fascino dell’attrice protagonista.
L’opinione di Giannisv66 dal sito http://www.filmtv.it
(…) Dino Risi è abilissimo a sfruttare i paesaggi padani immersi nella coltre grigia della nebbia per accompagnare le immagini di quello che per molti versi può essere considerato uno dei migliori esempi di thriller a tinte soprannaturali tra quelli realizzati da un regista di casa nostra, non senza un tocco di giallo (due misteriosi omicidi).
E ai palazzi della agiata borghesia pavese dove si consumano i riti sociali della buona società di provincia, si affiancano scorci rurali con alberi ridotti ad ombre tra i tentacoli della nebbia, le acque placide del Ticino e cascinali da cui traspare un senso di abbandono e fatiscenza, lo stesso che il regista aveva sottolineato nei vetusti palazzi veneziani del già citato Anima Persa.
E se non manca qualche passaggio meno riuscito, ad esempio la figura del prete spretato appassionato di occultismo, un po’ troppo sopra la righe da rasentare il grottesco, l’immagine del viso martoriato di Anna illuminato dalle luci artificiali di una grigia serata invernale è di una tale inquietudine da poter essere annoverata tra le migliori del gotico nostrano.
Il primo riferimento letterario resta ovviamente il romanzo da cui è tratto, tuttavia per le atmosfere plumbee, il ritmo lento, i toni sommessi, come se la nebbia da elemento naturale diventasse concetto mentale, spiccano abbastanza netti i riferimenti alla tradizione britannica della ghost story, e l’ombra di Henry James sembra allungarsi sulla brughiera padana.
Così come certi passaggi non possono non portare alla mente la lezione del maestro del brivido per eccellenza, Alfred Hitchcock.
Nota finale per la bella colonna sonora opera del maestro Riz Ortolani, che si avvalse della collaborazione di Benny Goodman.
Pellicola intensa e poetica, da riscoprire assolutamente!
L’opinione di Felliniano dal sito http://www.filmscoop.it
Film di una dolcezza commovente che scava all’interno dell’uomo, alla ricerca di ciò che la quotidianità tende a farci seppellire nell’inconscio.
Tanti i temi toccati in questa pellicola a mio avviso poco apprezzata al momento della sua uscita.
Il film non è assolutamente un giallo o un thriller ma racconta la prigione che diventa la vita quando si è di fronte a problemi di natura psichica.
Il forte desiderio di rivedere l’amore della sua vita e quindi di ritrovare la felicità che ormai latita nella vita del commercialista Monti lo porta a staccarsi dalla realtà per ripercorrere i luoghi e rivivere le sensazioni di pienezza di vita dei tempi che furono.
Non a caso l’unico momento in cui il protagonista esprime felicità in tutto l’arco del film si ha dopo il primo incontro con Anna.
Le prove dei due protagonisti sono a dir poco superlative.
Un gran film che scorre velocemente e che andrebbe rivalutato.
Risi non dimentica poi di ricordarci in una scena del film, dove si vedono tifosi sventolare bandiere, come noi italiani siamo un popolo di drogati di calcio.
Stupenda la vecchietta che macina il caffè nella casa dopo la morte di Anna.
Il cinema Italiano di una volta.
dal sito http://www.davinotti.com
Markus
Una tenebrosa e silente Pavia invernale d’antan fa da cornice all’allora scommessa cinematografica di un Risi in pieno smalto che, avvalendosi dell’omonimo romanzo di Mino Milani, abbraccia noir, sentimentale e storia di fantasmi… d’amore! Per farlo attinge al “gigione” Mastroianni (magistrale come sempre) e al volto tormentato della Schneider (a un passo dalla morte). Un capolavoro allora – e forse anche oggi – non capito, che merita di essere rivalutato o scoperto.
Lucius
Un’ossessione per il passato che non c’è più e per un presente che non è più accettabile e un Amore che è stato e che non ci ha mai lasciato in una pellicola che si dipana tra nebbie e location suggestive, specie quella della villa. Mastroianni è un po’ accademico e la Schneider risulta molto calata nel suo personaggio, tutto basato su una sceneggiatura incisiva che, specie chi conosce il vero Amore, può apprezzare fino in fondo.
Skinner
Ghost story autenticamente gotica nella fotografia, nelle musiche, nelle atmosfere (indovinata l’ambientazione pavese). Eccellente Mastroianni, a cui si deve gran parte della riuscita del film, con un’interpretazione sommessa e sotto le righe, sospesa tra malinconia e ricordi. Un difetto? Il titolo, che toglie mistero alla trama e conduce lo spettatore verso una soluzione che probabilmente sarebbe stata comunque prevedibile, ma non così manifesta. Il prete spretato mi ricorda molto il Robert Blake di Strade perdute.
Lamax61
Film autunnale. Il Ticino, il fiume azzurro con le sue lanche ed insenature (ultimo Paradiso) per una storia struggente. L’amore che è in noi, sopito, sddormentato dalla vita quotidiana che improvvisamente si risveglia. La voglia di ricercare il passato e rendersi conto che il tempo passa e modifica tutto. Forse poteva essere tutto diverso, ma ormai è andata così. Mastroianni e Schneider bravi e credibili. Il clarinetto di Benny Goodman a sottolineare un’atmosfera impalpabile e rarefatta.
Chappaqua
Ho rivisto il film, avendo comperato il dvd, e devo ammettere che la prima impressione che avevo avuto era quella giusta. Mi piace assai. Per un ateo come me e Dino Risi, a cui la realtà non piace molto (anche se sono ben conscio del reale), situazioni e atmosfere di questo film sono come una boccata d’ossigeno. Per un po’ si dimenticano le brutture e ci si immerge in un mondo fatato, dove tutto è sospeso e affascinante. Molto bravo, come sempre, il regista e superbi i due interpreti, che non erano neppure avvezzi a questi ruoli. Grazie Dino.
Recensione del romanzo
dal sito http://www.lastanzadivirginia.com/
“Fantasma d’amore” si lascia divorare, scritto com’è in uno stile scorrevole e accattivante che permette all’autore anche di tralasciare le virgole per far fluire meglio il discorso e la narrazione: “piccola distorta goffa ombra bianchiccia” si legge, per esempio, a pag.31; “vertigine paura vergogna senso d’abiezione disprezzo voglia di violenza” a pag.36; “incertezza incredulità sorpresa diffidenza” a pag. 63; “notte (si legge così a pag.83 ma immagino stia per “rotte”) vertebre sterno arterie vita”; e poi il drammatico “che cosa faccio se è morta che cosa faccio se è morta che cosa faccio se è morta” a pag.199, e ancora “una vecchia un uomo con gli occhiali un uomo con la barba una donna dalla faccia appassita un ragazzo” a pag.263, e via discorrendo.
L’autore, com’è noto, è pavese e la storia è ambientata a Pavia: la narrazione si snoda tra il 25 ottobre e il 29 novembre del 1975, in una Pavia dove, il biglietto del bus costava cento lire e dove, allora come oggi, nei caffè si chiacchierava “di politica, di crisi, di tasse”.
Il protagonista, “Nino Monti… commercialista”, il 25 ottobre 1975, all’età di quarantasei anni, si trova a fare qualcosa di inusuale e insolito: invece di prendere l’automobile, aspetta l’autobus. Da quel momento viene irretito, come una mosca rimasta prigioniera in una ragnatela (l’immagine è dell’autore e la si trova, efficacemente dipinta, nel corso della narrazione) in una vicenda che lo porta dapprima a fare “un po’ di ricerca del tempo perduto” per le vie della città e, poi, sempre di più, a dubitare della propria salute mentale.
Il tempo perduto è quello di venticinque o ventisei anni prima, un amore giovanile, dei tempi in cui oltre alle osterie, in città, c’erano anche le latterie e si poteva bere l’acqua del Ticino.
Un amore che si scopre essere l’amore della gioventù di Nino, il primo amore, ma forse anche l’amore redivivo dei quarantasei anni: l’amore per Anna Brigatti.
Anna ricompare nella vita di Nino, sconvolgendola, perché “certi debiti vanno pagati”.
Ma è Anna a ricomparire oppure il fantasma di Anna? Oppure ancora si tratta solo di un’ossessione partorita dalla mente di Nino? Sono coincidenze casuali quelle che si verificano nella vita peraltro ordinaria di Nino oppure tessere di un puzzle sul cui senso il protagonista si interroga sin dalle prime pagine e che cerca di scoprire fino alla fine del romanzo? Il lettore, trascinato dal racconto, si fa le stesse domande di Nino: troverà una risposta “davanti all’inconoscibile”?
La storia viene narrata in prima persona: è Nino che parla, Nino che racconta, Nino che rievoca, Nino che si interroga, Nino che dubita… fino alle ultime pagine, quando l’io cede il posto, per qualche paragrafo, all’egli, fino a quando Nino, grazie a “una cellula solitaria, dall’alto della sua fredda normalità”, torna “ad essere io”.
Si tratta di un romanzo solo apparentemente leggero e scanzonato, e, anche se Nino rassicura se stesso dicendosi che “nulla è senza spiegazione, e se il mondo è equilibrio, l’equilibrio non può essere misterioso”, il mistero volutamente resta tale, oscuro, inaccessibile
E’, si può azzardare, una cavalcata esistenziale sempre più intensa e vorticosa.
“Pensi davvero che il tempo esista?” chiede Anna al Nino quarantaseienne, “esiste il tempo” si chiede poi Nino, “aveva un senso, tutto questo?”, “che senso ha?” si chiede ancora il protagonista: si tratta di interrogativi su cui capita a tutti di soffermarsi, più o meno intensamente. Che poi si trovino risposte è un’altra questione…
Efficaci i ritratti della moglie presidentessa, della segretaria e dell’impiegato di Nino nonché degli altri personaggi, che l’autore delinea sapientemente anche con poche, apparentemente casuali, pennellate.
Non mancano le citazioni dal mondo della poesia, dal famosissimo “Come d’autunno sugli alberi le foglie” fino a Spoon River.
Sono quindi senz’altro auspicabili un successo e una rinnovata fortuna di questa ultima edizione di “Fantasma d’amore”, pari o superiori a quelli del 1977: buona lettura!
L’uccello migratore
La cosa più agognata da Andrea Pomeraro, insegnante di storia siciliano è lasciare l’isola alla volta di Roma, per insegnare finalmente in un liceo.
E l’occasione finalmente arriva il giorno in cui suo zio, un politico influente,riesce a fargli avere una cattedra in una scuola della citta.
Grazie sempre a suo zio, Andrea alloggia in un appartamento che lo zio stesso utilizza come alcova di piacere per gli incontri clandestini con le sue amanti,cosa che avrà imprevedibili e comiche conseguenze.
L’approccio di Andrea con gli studenti è addirittura disastroso; nel liceo romano vige un regime di totale anarchia, tollerata anche dal preside e dai professori che per quieto vivere lasciano gli studenti liberi di fare quello che vogliono e a farne le spese è il povero Andrea, contestato da subito.
Rossana Podestà
Lando Buzzanca
Anche la conoscenza con la bella professoressa Delia Benetti all’inizio non è affatto facile;tuttavia tra i due sembra essere scoccata la fatidica scintilla e dopo un farsesco tentativo di conquista,avvenuto a casa della donna che vive con una sua zia, a sorpresa Andrea se la ritrova a letto a casa di suo zio.
La donna infatti gli confessa candidamente di essersi sentita attratta da lui proprio nel momento in cui,con la coda tra le gambe, è andato via da casa della donna.
Ma Andrea ha contro gli studenti della scuola e in particolare un gruppo di essi che organizzano una trappola nella quale l’ingenuo Andrea cade;una studentessa infatti si fa fotografare a mare con Andrea nudo come un verme e utilizza le foto per ricattare il professore.

Dopo una girandola di avvenimenti, che vedono Andrea diventare imprevedibilmente paladino degli studenti e dopo che Delia è arrivata anche a offrirsi ad uno studente pur di recuperare le foto incriminate, tutto finisce per il meglio, con Andrea che ritorna a casa e con Delia che lo raggiunge.
L’uccello migratore è una commedia del 1972 diretta dal grande Steno con protagonisti Lando Buzzanca e Rossana Podestà.
Una commedia leggerissima e gradevole, una delle tante interpretate da Buzzanca negli anni settanta, in cui l’attore siciliano replicava all’infinito il ruolo dell’uomo virile sempre in corsa dietro le gonne, un po geloso e un po maldestro.

In questo film diretto con mano leggera da Steno non c’è nulla di particolare di segnalare;l’impianto è quello tradizionale della commedia degli equivoci, condita da qualche siparietto sexy (l’incontro di Andrea con la studentessa), qualche fugace scena di nudo e qualche gag comica peraltro piacevole.
Da segnalare la bellezza travolgente di Rossana Podestà,purtroppo recentemente scomparsa, un’attrice molto brava e adattissima ai ruoli comici, che anche vestita mostra un’aura di sensualità invidiabile.
Poco altro da aggiungere, se non il fatto che il film è stato più volte trasmesso sulle reti private e che è oggi disponibile finalmente in digitale dopo un lunghissimo periodo di oblio.
Un film di Steno. Con Rossana Podestà, Lando Buzzanca, Gianrico Tedeschi, Ignazio Leone,Pia Velsi Commedia, durata 94 min. – Italia 1972
Lando Buzzanca: Andrea Pomeraro
Rossana Podestà: Delia Benetti
Gianrico Tedeschi: On. Michele Pomeraro (lo zio di Andrea)
Olga Bisera: L’amante francese dell’on. Michele Pomeraro
Pia Velsi: La madre di Delia Benetti
Ignazio Leone: Il commissario di polizia
Paolo Cardoni: Aldo, lo studente che desidera Delia
Vincenzo Crocitti: Uno dei poliziotti in borghese
Regia Steno
Soggetto Giulio Scarnicci, Raimondo Vianello
Sceneggiatura Giulio Scarnicci, Raimondo Vianello
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Gianni Polidori
Recensioni dal sito http://www.davinotti.com
B.Legnani
Rivisto dopo quasi 40 anni, ha perso un po’ di forza. La coppia Buzzanca-Podestà funziona sempre, ma è il ritratto studentesco, già zoppo all’epoca, che ora pare pure ridicolo. Buzzanca azzecca due o tre espressioni, la sceneggiatura ha qualche colpo d’ala e Steno dirige con consueta professionalità, portando alla fine un film così così (distanza abissale da L’arbitro e da Homo eroticus). Uno dei giornalisti è il giovane Augusto Zucchi.
Undying
Il manifesto originale può apparire come copertina ante-litteram dei celebri fumetti – circolati in seguito – basati sulla parodia (non autorizzata) del “latin lover” italiano per eccellenza. Cercate la brochure (rigorosamente disegnata) con la Podestà mezza nuda e Buzzanca, con cappello da pirata, che si arrampica dall’esterno della finestra. Resta una commedia divertente, ben diretta dal grande Steno, ottimamente scritta (co-sceneggiata da Raimondo Vianello) che annovare nel cast una delle più sensuali attrici (la Podestà) del nostro cinema…
Homesick
La verve di Buzzanca e lo splendore della Podestà – che esibisce un fisico da pin-up valorizzato da maglioni attillati e strettissime cinture – trainano una poco convincente commedia giocata su abusati stereotipi: il professore all’antica trapiantato nella modernità, gli studenti contestatori e bolscevichi (tra cui la ragazza bella e maliarda lanciata all’attacco), l’onorevole dedito a incontri sessuali in garçonnière. Traballante.
Markus
Delizioso Buzzanca-movie, in cui si tratta l’allora scottante fenomeno della contestazione comunista giovanile nei confronti dei potenti e di chi comanda in genere. Ovviamente si aggiunge un aspetto sexy, grazie alla presenza della bella Rossana Podestà. La pellicola ha delle venature pochadistiche (nei momenti casalinghi di Buzzanca) davvero divertenti. Un buon film, avvalorato da un ritmo sostenuto per tutta la sua durata.
Ianrufus
Uno dei migliori Buzzanca, brillante e spaesato non solo come professore a Roma ma anche come attore in una satira sulla contestazione; la sua “guerra” con gli studenti ed il suo essere “cane sciolto” rendono il film quasi romantico. Venditti, ancora giovane e cantautore, canta la colonna sonora mentre si spreca, tanto per cambiare, un attore come Tedeschi, addirittura doppiandolo! La Podestà è una bellezza così autentica che oggi sarebbe improponibile come sex symbol! Da vedere, giusto per capire il fenomeno Buzzanca, campione d’incassi.
Gli Oscar del 2003
La sera del 23 marzo 2003 presso il Kodak Theatre di Los Angeles si tiene la 75a edizione degli Academy awards, gli oscar del cinema che premiano i film scelti dalla commissione tra tutte le pellicole dell’anno precedente,il 2002.
E’ una delle edizioni più combattute degli ultimi anni, con un’annunciata battaglia tra Chicago regia di Rob Marshall forte di ben 13 nomination,Gangs of New York di Martin Scorsese con 9 e The Hours di Stephen Deldry anch’esso accreditato di 9 nomination.
Come outsider sono accreditati Il pianista di Polanski (7 nomination),Il Signore degli Anelli: Le Due Torri di Peter Jackson e Frida di Julie Taymor con 6 nomination.
Tra gli attori tutti scommettono su Daniel Day-Lewis e Jack Nicholson, tra le attrici non protagoniste tutti pensano all’ennesima affermazione di Meryl Streep mentre tra le attrici protagoniste il pronostico è apertissimo, la battaglia è tra Nicole Kidman,Salma Hayek,Diane Lane,Julianne Moore e Renée Zellweger.
Il Kodak Theatre di Los Angeles
Sarà una serata densa di sorprese, con pronostici ribaltati e sopratutto con un solo, grande sconfitto,Martin Scorsese che vedrà il suo Gangs of New York non raccogliere nemmeno una statuetta sulle 9 candidature.
Alla fine non potrà cantare vittoria nemmeno Chicago, che con 6 Oscar su 13 candidature raccoglierà meno del previsto e non solo;vincerà l’Oscar come miglior film ma lascerà la prestigiosa statuetta per la miglior regia a Roman Polanski, autore dello straordinario Il pianista a cui Hollywood alla fine tributa un meritato riconoscimento dopo la fuga di trenta e passa anni prima del regista a causa di un’accusa di stupro.
Grande sorpresa anche per l’Oscar al miglior attore protagonista;il bravissimo Adrien Brody batte i favoriti Day Lewis e Nicholson mentre Nicole Kidman batte a sorpresa Salma Hayek e Julianne Moore grazie alla sua interpretazione nel film The Hours.
Ancora più sorprendente la vittoria di Chris Cooper interprete di Il ladro di orchidee che lascia a bocca asciutta nientemeno che Paul Newman,Ed Harris e Cristopher Walken.

Sempre a sorpresa, Catherine Zeta-Jones interprete di Chicago batte in volata come migliore attrice non protagonista Meryl Streep e Kathy Bates, che nel film A proposito di Schmidt compare inaspettatamente nuda;una vittoria contestata sopratutto alla luce del ruolo poco appariscente dell’attrice americana.
Da segnalare la vittoria di Pedro Almodóvar autore del bello Parla con lei per la migliore sceneggiatura originale mentre avrebbe meritato l’Oscar per il miglior film straniero.
Nella cinquina finalista non compare Almodovar e l’Oscar finisce per premiare Nowhere in Africa (Nirgendwo in Afrika), regia di Caroline Link mentre La città incantata regia di Hayao Miyazaki è il miglior film d’animazione, in un lotto finale composto da campioni d’incasso come L’era glaciale,Spirit cavallo selvaggio, Lilo e Stich e Il pianeta del tesoro.
Legenda:in neretto i vincitori
Miglior film
Chicago, regia di Rob Marshall

Gangs of New York, regia di Martin Scorsese

Il pianista (The Pianist), regia di Roman Polanski

Il Signore degli Anelli: Le due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers), regia di Peter Jackson

The Hours, regia di Stephen Daldry
Miglior regia
Roman Polanski – Il pianista (The Pianist)

Pedro Almodóvar – Parla con lei (Hable con ella)

Martin Scorsese – Gangs of New York
Miglior attore protagonista
Adrien Brody – Il pianista (The Pianist)

Nicholas Cage – Il ladro di orchidee (Adaptation.)

Michael Caine – The Quiet American (The Quiet American)

Daniel Day-Lewis – Gangs of New York

Jack Nicholson – A proposito di Schmidt (About Schmidt)
Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman – The Hours

Diane Lane – Unfaithful – L’amore infedele (Unfaithful)

Julianne Moore – Lontano dal Paradiso (Far from Heaven)
Miglior attore non protagonista
Chris Cooper – Il ladro di orchidee (Adaptation.)

Paul Newman – Era mio padre (Road to Perdition)

Christopher Walken – Prova a prendermi (Catch Me If You Can)
Migliore attrice non protagonista
Catherine Zeta-Jones – Chicago

Kathy Bates – A proposito di Schmidt (About Schmidt)

Meryl Streep – Il ladro di orchidee (Adaptation.)
Miglior sceneggiatura originale
Pedro Almodóvar – Parla con lei (Hable con Ella)
Jay Cocks, Steven Zaillian e Kenneth Lonergan – Gangs of New York
Todd Haynes – Lontano dal paradiso (Far from Heaven)
Nia Vardalos – Il mio grosso grasso matrimonio greco (My Big Fat Greek Wedding)
Alfonso Cuarón e Carlos Cuarón – Y tu mamà tambièn
Miglior sceneggiatura non originale
Ronald Harwood – Il pianista (The Pianist)
Charlie Kaufman e Donald Kaufman(*) – Il ladro di orchidee (Adaptation.)
Bill Condon – Chicago
David Hare – The Hours
Peter Hedges, Chris Weitz, Paul Weitz – About a Boy – Un ragazzo (About a Boy)
Miglior film straniero
Nowhere in Africa (Nirgendwo in Afrika), regia di Caroline Link (Germania)
Hero (Ying xiong), regia di Zhang Yimou (Cina)
L’uomo senza passato (Mies vailla menneisyytta), regia di Aki Kaurismäki (Finlandia)
Il crimine di padre Amaro (El Crimen del padre Amaro), regia di Carlos Carrera (Messico)
Zus & zo, regia di Paula van der Oest (Paesi Bassi)
Miglior film d’animazione
La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi), regia di Hayao Miyazaki
L’era glaciale (Ice Age), regia di Chris Wedge
Lilo & Stitch, regia di Dean DeBlois e Chris Sanders
Spirit – Cavallo Selvaggio (Spirit: Stallion of the Cimarron), regia di Kelly Asbury e Lorna Cook
Il pianeta del tesoro (Treasure Planet), regia di Ron Clements e John Musker
Miglior fotografia
Conrad L. Hall – Era mio padre (Road to Perdition)
Dion Beebe – Chicago
Edward Lachmann – Lontano dal Paradiso (Far from Heaven)
Michael Ballhaus – Gangs of New York
Paweł Edelman – Il pianista (The Pianist)
Miglior montaggio
Martin Walsh – Chicago
Thelma Schoonmaker – Gangs of New York
Peter Boyle – The Hours
Michael J. Horton – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Hervé de Luze – Il pianista (The Pianist)
Miglior scenografia
John Myhre e Gordon Sim – Chicago
Felipe Fernandez del Paso e Hania Robledo – Frida
Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo – Gangs of New York
Grant Major, Dan Hennah e Alan Lee – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Dennis Gassner e Nancy Haigh – Era mio padre (Road to Perdition)
Migliori costumi
Colleen Atwood – Chicago
Julie Weiss – Frida
Sandy Powell – Gangs of New York
Ann Roth – The Hours
Anna Sheppard – Il pianista (The Pianist)
Miglior trucco
John Jackson e Beatrice De Alba – Frida
John M. Elliott jr. e Barbara Lorenz – The Time Machine
Migliori effetti speciali
Jim Rygiel, Joe Letteri, Randall William Cook e Alex Funke – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
John Dykstra, Scott Stokdyk, Anthony LaMolinara e John Frazier – Spider-Man
Rob Coleman, Pablo Helman, John Knoll e Ben Snow – Guerre Stellari: Episodio II – L’attacco dei cloni (Star Wars: Episode II – Attack of the Clones)
Migliore colonna sonora
Elliot Goldenthal – Frida
John Williams – Prova a prendermi (Catch Me If You Can)
Elmer Bernstein – Lontano dal Paradiso (Far from Heaven)
Philip Glass – The Hours
Thomas Newman – Era mio padre (Road to Perdition)
Miglior canzone
Lose Yourself, musica di Eminem, Jeff Bass e Luis Resto, testo di Eminem – 8 Mile
I Move On, musica di John Kander e testo di Fred Ebb – Chicago
Burn in Blue, musica di Elliot Goldenthal e testo di Julie Taymor – Frida
The Hands That Built America, musica e testo degli U2 – Gangs of New York
Father and Daughter, musica e testo di Paul Simon – La famiglia della giungla (The Wild Thornberry Movie)
Miglior sonoro
Michael Minkler, Dominick Tavella e David Lee – Chicago
Tom Fleischman, Eugene Gearty e Ivan Sharrock – Gangs of New York
Christopher Boyes, Michael Semanick, Michael Hedges e Hammond Peek – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Scott Millan, Bob Beemer e John Patrick Pritchet – Era mio padre (Road to Perdition)
Kevin O’Connell, Greg P. Russell e Ed Novick – Spider-Man
Miglior montaggio sonoro
Ethan Van der Ryn e Michael Hopkins – Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (The Lord of the Rings: The Two Towers)
Richard Hymns e Gary Rydstrom – Minority Report
Scott A. Hecker – Era mio padre (Road to Perdition)
Miglior documentario
Bowling a Columbine, regia di Michael Moore
Daughter from Danang, regia di Gail Dolgin e Vicente Franco
Prisoner of Paradise, regia di Malcolm Clarke e Stuart Sender
Spellbound, regia di Jeffrey Blitz
Il popolo migratore (Le peuple migrateur), regia di Jacques Perrin
Miglior cortometraggio
Der er en yndig mand, regia di Martin Strange-Hansen e Mie Andreasen
Fait d’hiver, regia di Dirk Belien e Anja Daelemans
J’attendrai le suivant…, regia di Philippe Orreindy e Thomas Gaudin
Inja, regia di Steve Pasvolsky e Joe Weathersone
Miglior cortometraggio documentario
Twin Towers, regia di Bill Guttentag, Robert David Port
The Collector of Bedford Street, regia di Alice Elliott
Mighty Times: The Legacy of Rosa Parks, regia di Robert Hudson
Why Can’t We Be a Family Again?, regia di Roger Weisberg e Murray Nossel
Miglior cortometraggio d’animazione
The Chubbchubbs, regia di Eric Armstrong
Das Rad, regia di Chris Stenner e Heidi Wittlinger
Katedra, regia di Tomek Baginski
Mt. Head, regia di Koji Yamamura
Premio alla carriera
Peter O’Toole
Nicole Kidman
Adrien Brody
Barbara Streisand,presentatrice
Olivia De Havilland,presentatrice
Il Kodak Theatre
Gli Oscar del 1976
La sera del 29 marzo 1976 c’è grande attesa per la consegna degli ambiti Academy Award, gli Oscar cinematografici giunti alla quarantottesima edizione;
la serata è presentata da 5 bravi attori, Walter Matthau, Robert Shaw, George Segal, Goldie Hawn e Gene Kelly.
Siamo al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles e per gli oscar si presentano da favoriti Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman e Barry Lyndon di Stanley Kubrick rispettivamente con 9 e 7 nomination.
Ma per il miglior film sono pochi ad avere dubbi;a parte il lotto dei nominati di altissimo livello che include Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon), regia di Sidney Lumet,Lo squalo (Jaws), regia di Steven Spielberg e Nashville, regia di Robert Altman, tutti sanno che Stanley Kubrick, uno dei più grandi registi della storia del cinema non è amato da Hollywood.
Così, quando viene annunciata la vittoria del film di Forman Qualcuno volò sul nido del cuculo tutti sanno anche che la miglior regia non andrà a Kubrick.
Difatti Forman vince anche l’Oscar come miglior regista e il suo film porta a casa uno straordinario en plein con la vittoria di Jack Nicholson come miglior attore davanti a Walter Matthau con I ragazzi irresistibili,a Al Pacino con Quel pomeriggio di un giorno da cani ,a Maximilian Schell con The Man in the Glass Booth e James Whitmore – Give ‘em Hell, Harry! e alla vittoria di Louise Fletcher come miglior attrice che vince davanti a Isabelle Adjani in Adele H. – Una storia d’amore (Histoire d’Adèle H.),Ann-Margret in Tommy,a Glenda Jackson in Il mistero della signora Gabler (Hedda) e Carol Kane in Hester Street.
Nella categoria miglior film straniero il trionfo appartiene a Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure regia di Akira Kurosawa che sbaraglia la concorrenza mentre Keith Carradine vince l’Oscar come miglior canzone con la bellissima I’m easy, che appartiene alla soundtrack del film di Altman, Nashville.
Il bellissimo film di Kubrick Barry Lindon deve accontentarsi di quattro Oscar se vogliamo minori, ovvero per la Miglior fotografia a John Alcott,a Ken Adam, Roy Walker e Vernon Dixon per la miglior scenografia,a Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero per i migliori costumi e infine a Leonard Rosenman per il miglior adattamento con canzoni originali.
Il premio alla carriera va alla grande attrice del muto Mary Pickford mentre il Premio alla memoria Irving G. Thalberg viene attribuito al grande regista Mervyn LeRoy
Miglior film
Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest), regia di Miloš Forman
Barry Lyndon, regia di Stanley Kubrick
Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon), regia di Sidney Lumet
Lo squalo (Jaws), regia di Steven Spielberg
Nashville, regia di Robert Altman
Miglior regia
Miloš Forman – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Stanley Kubrick – Barry Lyndon
Sidney Lumet – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Miglior attore protagonista
Jack Nicholson – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Walter Matthau – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Al Pacino – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Maximilian Schell – The Man in the Glass Booth
James Whitmore – Give ‘em Hell, Harry!
Migliore attrice protagonista
Louise Fletcher – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Isabelle Adjani – Adele H. – Una storia d’amore (Histoire d’Adèle H.)
Glenda Jackson – Il mistero della signora Gabler (Hedda)
Miglior attore non protagonista
George Burns – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Brad Dourif – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Burgess Meredith – Il giorno della locusta (The day of the Locust)
Chris Sarandon – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Migliore attrice non protagonista
Sylvia Miles – Marlowe, il poliziotto privato (Farewell, My Lovely)
Brenda Vaccaro – Una volta non basta (Jacqueline Susann’s Once Is Not Enough)
Miglior sceneggiatura originale
Frank Pierson – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Federico Fellini e Tonino Guerra – Amarcord
Claude Lelouch e Pierre Uytterhoeven – Tutta una vita (Toute une vie)
Ted Allan – Lies My Father Told Me
Robert Towne e Warren Beatty – Shampoo
Miglior sceneggiatura non originale
Lawrence Hauben e Bo Goldman – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Stanley Kubrick – Barry Lyndon
John Huston e Gladys Hill – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Ruggero Maccari e Dino Risi – Profumo di donna
Neil Simon – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Miglior film straniero
Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure (Dersu Uzala), regia di Akira Kurosawa (Unione Sovietica)
La terra della grande promessa (Ziemia obiecana), regia di Andrzej Wajda (Polonia)
Actas de Marusia: storia di un massacro (Actas de Marusia), regia di Miguel Littín (Messico)
Sandokan numero 8 (Sandakan hachibanshokan bohkyo), regia di Kei Kumai (Giappone)
Profumo di donna, regia di Dino Risi (Italia)
Miglior fotografia
John Alcott – Barry Lyndon
Conrad Hall – Il giorno della locusta (The Day of the Locust)
James Wong Howe – Funny Lady
Robert Surtees – Hindenburg (The Hindenburg)
Haskell Wexler e Bill Butler – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Miglior montaggio
Verna Fields – Lo squalo (Jaws)
Dede Allen – Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon)
Russell Lloyd – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Fredric Steinkamp e Don Guidice – I tre giorni del Condor (Three Days of the Condor)
Richard Chew, Lynzee Klingman e Sheldon Kahn – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Miglior scenografia
Ken Adam, Roy Walker e Vernon Dixon – Barry Lyndon
Edward Carfagno e Frank McKelvy – Hindenburg (The Hindenburg)
Alexander Trauner, Tony Inglis e Peter James – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Richard Sylbert, W. Stewart Campbell e George Gaines – Shampoo
Albert Brenner e Marvin March – I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys)
Migliori costumi
Ulla-Britt Soderlund e Milena Canonero – Barry Lyndon
Yvonne Blake e Ron Talsky – Milady – I quattro moschettieri (The Four Musketeers)
Ray Aghayan e Bob Mackie – Funny Lady
Henny Noremark e Karin Erskine – Il flauto magico (Trollflöjten)
Edith Head – L’uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King)
Migliore colonna sonora
Originale
John Williams – Lo squalo (Jaws)
Gerald Fried – Anche gli uccelli e le api lo fanno (Birds Do It, Bees Do It)
Alex North – Stringi i denti e vai! (Bite the Bullet)
Jack Nitzsche – Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew over the Cuckoo’s Nest)
Jerry Goldsmith – Il vento e il leone (The Wind and the Lion)
Adattamento con canzoni originali
Leonard Rosenman – Barry Lyndon
Peter Matz – Funny Lady
Peter Townshend – Tommy
Miglior canzone
I’m Easy, musica e testo di Keith Carradine – Nashville
How Lucky Can You Get, musica e testo di Fred Ebb e John Kander – Funny Lady
Now That We’re in Love, musica di George Barrie, testo di Sammy Cahn – W.H.I.F.F.S. – La guerra esilarante del soldato Frapper (Whiffs)
Richard’s Window, musica di Charles Fox, testo di Norman Gimbel – Una finestra sul cielo (The Other Side of the Mountain)
Do You Know Where You’re Going To, musica di Michael Masser, testo di Gerry Goffin – Mahogany
Miglior sonoro
Robert L. Hoyt, Roger Heman, Earl Madery e John Carter – Lo squalo (Jaws)
Richard Portman, Don MacDougall, Curly Thirlwell e Jack Solomon – Funny Lady
Leonard Peterson, John A. Bolger Jr., John Mack e Don K. Sharpless – Hindenburg (The Hindenburg)
Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Richard Tyler e Al Overton Jr. – Stringi i denti e vai! (Bite the Bullet)
Harry W. Tetrick, Aaron Rochin, William McCaughey e Roy Charman – Il vento e il leone (The Wind and the Lion)
Miglior documentario
The Man Who Skied Down Everest, regia di Bruce Nyznik e Lawrence Schiller
Fighting for Our Lives, regia di Glen Pearcy
The Incredible Machine, regia di Irwin Rosten e Ed Spiegel
The California Reich, regia di Keith Critchlow e Walter F. Parkes
The Other Half of the Sky: A China Memoir, regia di Shirley MacLaine e Claudia Weill
Miglior cortometraggio
Angel and Big Joe, regia di Bert Salzman
Conquest of Light, regia di Louis Marcus
Dawn Flight, regia di Lawrence M. Lansburgh e Brian Lansburgh
A Day in the Life of Bonnie Consolo, regia di Barry J. Spinello
Doubletalk, regia di Alan Beattie
Miglior cortometraggio documentario
The End of the Game, regia di Robin Lehman
Arthur and Lillie, regia di Jon Else
Millions of Years Ahead of Man, regia di Manfred Baier
Probes in Space, regia di George V. Casey
Whistling Smith, regia di Marrin Canell e Michael J.F. Scott
Miglior cortometraggio d’animazione
Great, regia di Bob Godfrey
Kick Me, regia di Robert Swarthe
Monsieur Pointu, regia di André Leduc e Bernard Longpré
Sisyphus, regia di Marcell Jankovics
Premio Special Achievement
Peter Berkos – Hindenburg (The Hindenburg) – effetti sonori
Albert Whitlock e Glen Robinson – Hindenburg (The Hindenburg) – effetti visivi
Premio alla carriera
A Mary Pickford in riconoscimento del suo unico contributo all’industria cinematografica e allo sviluppo dei film come mezzo artistico.
Premio umanitario Jean Hersholt
A Dr. Jules C. Stein
Premio alla memoria Irving G. Thalberg
A Mervyn LeRoy
George Burns
Jack Nicholson
Gli Oscar di Qualcuno volò sul nido del cuculo
Louise Fletcher
Milos Forman
L’annuncio per L’Oscar per la miglior regia
I Razzie Awards 2000-2013

Terza parte della storia dei Razzie Awards,i poco ambiti premi ai peggior film, ai peggiori attori , regista e sceneggiatori del cinema.
Siamo negli anni 2000, e come ogni anno si tiene la serata di gala che precede di poco quella molto più ambita che attribuisce gli Academy awards; è la sera del 24 marzo 2001 e si annuncia un trionfo per il film di Roger Christian Battaglia per la terra, indegnamente tratto dall’omonimo romanzo di Ron Hubbard.
Il che puntualmente avviene:il film di Christian è un’autentica bruttura e trionfa con 7 Razzie su 8 nomination.
Il film rastrella Razzie come peggior film, peggior regia, peggior attore protagonista (John Travolta), a Barry Pepper peggior attore non protagonista, a Kelly Preston come peggior attrice non protagonista e infine come peggior scenografia e come peggior coppia protagonista.
Battaglia per la terra, Razzie Awards 2000
Kelly Preston,peggior attrice protagonista per Battaglia per la terra
Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2
E’ Madonna la peggior attrice protagonista per Sai che c’è di nuovo?, un film di John Schlesinger considerato dai critici il suo peggior lavoro; tra i film premiati con i Razzie figura Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2 che però ottiene un solo premio (come peggior sequel) a fronte di 5 nomination.
Tra gli attori ennesima nomination per Stallone, protagonista di La vendetta di Carter e nomination anche per Arnold Schwarzenegger protagonista di Il sesto giorno mentre un quartetto importante è quello che accompagna Madonna nella sua nomination.
Si tratta di Kim Basinger per La mossa del diavolo,Melanie Griffith per A morte Hollywood, Bette Midler per Isn’t She Great e Demi Moore per Passion of Mind.
Da segnalare infine la nomination per Richard Gere e Winona Ryder interpreti di Autumn in New York come peggior coppia cinematografica dell’anno e la nomination come peggior remake per Mission: Impossible II regia di John Woo.
Estella Warren, peggior attrice non protagonista 2001 per Driven
Mariah Carey peggior attrice protagonista 2001 per Glitter
L’edizione 2001 si tiene il 23 marzo 2002.
Sono tre i film a dividersi il maggior numero di nomination, ovvero Freddy Got Fingered regia di Tom Green( 8 nomination), Driven regia di Renny Harlin ( 7 nomination) e Glitter di Vondie Curtis-Hall ( 6 nomination).
Freddy Got Fingered vince 5 Razzie;ma il vero record lo stabilisce Stallone, che non vince ma si trova una nomination come peggior attore (una costante nella sua carriera) ed una per la peggior sceneggiatura.
La peggior attrice protagonista è la cantante Mariah Carey, che con Glitter sbaraglia la concorrenza e verrebbe da dire per fortuna, perchè nel lotto delle nominate figurano attrici come Penelope Cruz,Angelina Jolie e Charlize Theron mentre il peggior attore non protagonista è il grande Charlton Heston che si ritrova candidato per ben tre film, Come cani e gatti (voce), Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie,Amori in città… e tradimenti in campagna.
Grida vendetta però la candidatura a tre Razzie per il buon film del grande Tim Burton Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, che alla fine porta a casa (purtroppo) tutti e tre i premi per il quale era candidato.
Madonna, peggior attrice protagonista del 2002 con Travolti dal destino
Razzie Awards 2002 e peggior film Travolti dal destino
Nel 2003 è lo Sheraton Hotel di Santa Monica, il 22 marzo 2003, ad accogliere la serata della consegna dei Razzie;grande favorito è Travolti dal destino (Swept Away) di Guy Ritchie, remake terribile e inguardabile del bel film di Lina Wertmuller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. Il film rastrella 5 Razzie su 8 nomination, prendendo quello per il peggior film.
E’ il nostro Benigni, quattro anni dopo l’Oscar come miglior attore, a vincere il Razzie come peggior attore dell’anno precedente.Il suo Pinocchio viene nominato 6 volte, ma alla fine porta via solo il Razzie a Benigni attore mentre ovviamente è Madonna la peggior attrice protagonista per Travolti dal destino.
Da segnalare il razzie alla peggior coppia attribuito a Madonna-Adriano Giannini e le 7, incredibili nomination per il bel Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (Star Wars: Episode II – Attack of the Clones).
Altro film spernacchiato dalla giuria è Crossroads – le strade della vita diretto da Tamra Davis e interpretato dalla cantante Britney Spears mentre decisamente incredibile ( e sospetta) la nomination al razzie per Die Another Day – La morte può attendere (Die Another Day), musica e testo di Madonna e Mirwais Ahmadzaï, un brano decisamente accattivante e di successo.
Amore estremo, Razzie Awards 2003 come peggior film
Jennifer Lopez,peggior attrice 2003 per Amore estremo
L’edizione del 2004 si svolge il 26 febbraio 2005; c’è un vincitore ampiamente annunciato ed è il film Catwoman di Pitof che parte con 7 nomination.
Incredibilmente, tra le nomination, ben 6, ci sono quelle per Alexander, che non è certo un capolavoro ma nemmeno un film da pernacchie;sono 5 le nomination anche per Fahrenheit 9/11 che però riguardano il peggior attore che non appartiene al mondo del cinema bensì purtroppo al mondo politico.
Si tratta dell’ex presidente americano George Bush, che indirettamente vince il Razzie come peggior attore, un premio tristemente ironico.
Peggior attore del 2004 è George Bush in Fahrenheit 9/11
Peggior attrice non protagonista 2004 è Britney Spears
Peggior film 2004 è Catwoman
Questo film prenderà altri 4 Razzie, sempre legati a personaggi che in realtà sono attori loro malgrado come il vice presidente Donald Rumsfeld, premiato come peggior attore non protagonista, la cantante Briney Spears che vince il razzie come peggior attrice non protagonista, il Razzie per la peggior coppia attribuito a George W. Bush e “a scelta tra Condoleezza Rice o la sua capretta”
A salvarsi dal Razzie come peggior attore ci sono grossi nomi come quelli di Ben Affleck per Jersey Girl, Vin Diesel per The Chronicles of Riddick,Colin Farrell per Alexander e infine Ben Stiller candidato per ben 5 film ovvero …e alla fine arriva Polly , Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy ), Palle al balzo – Dodgeball ,L’invidia del mio migliore amico, Starsky & Hutch.
La peggior attrice è, meritatamente, Halle Berry protagonista di uno dei film più brutti degli ultimi 30 ann, Catwoman.
Dirty Love – Tutti pazzi per Jenny,peggior film del 2005
Jenny Mc Carthy,peggior attrice del 2005 in Dirty love
Veniamo all’edizione svoltasi il 4 marzo 2006, che premia i peggiori attori del 2005;la cerimonia avviene nella cornice del Ivar Theatre di Hollywood.
Sono 4 i film che detengono il maggior numero di candidature e sono:Dirty Love – Tutti pazzi per Jenny (Dirty Love), regia di John Mallory Asher,The Mask 2 (Son of the Mask), regia di Lawrence Guterman,Deuce Bigalow – Puttano in saldo (Deuce Bigalow: European Gigolo), regia di Mike Bigelow e Vita da strega (Bewitched) regia di Nora Ephron.
Peggior film è, secondo la giuria,Dirty Love – Tutti pazzi per Jenny (Dirty Love), regia di John Mallory Asher, marito dell’attrice Jenny Mc Carthy che è l’interprete del film.Ed è proprio la biondissima e sexy presentatrice, modella e attrice a vincere il premio come peggior attrice.Completano il successo altri due Razzie,quello come peggior regista e come peggior sceneggiatura.
Basic instinct 2,Razzie Awards come peggior film del 2006
Sharon Stone, peggior attrice del 2006
Come peggior attrice dell’anno ecco a sorpresa spuntare il nome di Sharon Stone, interprete di Basic instinct 2; la brava attrice americana paga l’infelice idea di proporre un sequel di un film, Basic instinct che mal si prestava ad una seconda parte.Massacrato dai critici e snobbato dal pubblico il film si rivela un fiasco clamoroso e coinvolge in primis la pur brava attrice.
Carmen Electra con Hot Movie – Un film con il lubrificante si aggiudica il razzie per la peggior attrice non protagonista mentre è davvero un insulto il Razzie a M. Night Shyamalan per la regia di Lady in the water, film non all’altezza degli altri del regista di origini indiane ma non certo brutto in modo tale da finire spernacchiato.
L’edizione del 2007 si svolge a Santa Monica.
C’è già un vincitore annunciato ed è il film Il nome del mio assassino diretto da Chris Sivertson,un film che in Italia fortunatamente non uscirà mai al cinema ma solo in home video.
La pellicola ottiene ben 9 nomination e alla fine sbaraglia tutti con 8 Razzie vinti, quasi un en plein al quale contribuisce la protagonista Lindsay Lohan che riesce nell’impresa di vincere due Razzie per l’interpretazione delle gemelle protagoniste del film.
Il nome del mio assassino ,Razzie awards come peggior film
Lindsay Lohan,peggior attrice per il film Il nome del mio assassino
Altro spernacchiato dell’edizione 2007 è Eddie Murphy,peggior attore protagonista e non protagonista di Norbit mentre abbastanza incomprensibili sono le candidature di Transformers e Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo veri campioni d’incasso della stagione.
Siamo al 2008; l’edizione annuale dei Razzie si svolge nella Barnsdall Gallery Theatre di Hollywood.
E’ un’edizione in tono minore e questa volta i giurati nominano alcuni mostri sacri di Hollywood, come Al Pacino come peggior attore, Cameron Diaz come peggior attrice ed l’intero cast femminile del più che discreto Women ovvero Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith e Meg Ryan.
Il peggior film è I love guru di Marco Schnabel mentre il peggior attore è Mike Myers; fa sensazione la vittoria del Razzie di Pierce Brosnan per il musical Mamma mia mentre Paris Hilton vince sia come peggior attrice protagonista per The Hottie and the Nottie sia come peggior attrice non protagonista per Repo! The Genetic Opera.
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo,peggior sequel del 2008
Love Guru,Razzie Awards come peggior film del 2008
Assolutamente e totalmente discutibile l’assegnazione dei Razzie per il peggior prequel, remake, rip-off o sequel: vince incredibilmente Spielberg con Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo che si impone su un film sicuramente molto più deludente come Ultimatum alla Terra.
L’edizione del 2009 è caratterizzata da un avvenimento unico; Sandra Bullock vince il Razzie per A proposito di Steve la sera prima di vincere l’Oscar per The Blind Side.Ancora una volta è una decisione incomprensibile tenendo conto sopratutto che la Bullock viene “premiata” in loco di pessime attrici come Miley Cyrus protagonista di Hannah Montana: The Movie e Beyoncé Knowles interprete di Obsessed.
I premi Razzie vengono attribuiti,una volta tanto, a pioggia:
peggior film è Transformers – La vendetta del caduto regia di Michael Bay mentre peggiori attrori sono i The Jonas Brothers per il film Jonas Brothers: The 3D Concert Experience.peggior attrice non protagonista è Sienna Miller con G.I. Joe – La nascita dei Cobra
Sandra Bullock peggior attrice 2009 per il film A proposito di Steve
Billy Ray Cyrus peggior attore non protagonista 2009 per Hannah Montana
Vengono attribuiti i poco ambiti Razzie Award per il peggior attore e la peggior attrice del decennio.
In campo maschile trionfa Eddie Murphy con i film Pluto Nash (2002), Le spie (2002), Showtime (2002), Norbit (2007), Piacere Dave (2008), Immagina che (2009) che batte nientemeno che Ben Affleck e John Travolta.
Senza storia e senza lotta il Razzie award per la peggior attrice del decennio:la spunta Paris Hilton che stacca nettamente la pur votatissima Madonna,Jennifer Lopez, Lindsay Lohan e Mariah Carey.
Veniamo all’edizione del 2011 che si svolge il primo d’aprile, in netto ritardo rispetto alla consegna degli Oscar;è l’anno del trionfo di Jack e Jill che si aggiudica il poco invidiabile primato di Razzie, ben 10 su 12 nomination, due record incredibili.
L’ultimo dominatore dell’aria,peggior film del 2010
Sex and the City 2, peggior sequel del 2010
Il film di Dennis Dugan trionfa praticamente in tutte le categorie e coinvolge nello spernacchiamento generale un grande di Hollywood,Al Pacino premiato come peggior attore non protagonista mentre il protagonista del film Adam Sandler che svolge nel film due parti, una maschile e una femminile vince il razzie in entrambe le categorie e alla fine fa l’en plein come peggior coppia e peggiore sceneggiatura.
La 33a edizione dei razzie si svolge al Magicopolis” di Santa Monica e vede il trionfo di The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2 ,film amatissimo dai giovani e viceversa odiatissimo da tutti gli altri.
A parte il Razzie per il peggior film, arrivano i premi per Kristen Stewart e Taylor Lautner mentre Robert Pattinson scansa il premio solo grazie all’exploit di Adam Sandler che bissa il risultato di Jack e Jill con Indovina perché ti odio.La peggior attrice non protagonista è la cantante Rihanna interprete di Battleship che batte la collega Jennifer Lopez.
Adam Sandler peggior attore 2011 per Jack and Jill
Al Pacino, peggior attore non protagonista 2011 per Jack and Jill
E infine veniamo all’edizione del 2013, quella tenuta al centro Ignited Spaces di Los Angeles (California)
C’è un vincitore annunciato ed è Un weekend da bamboccioni 2 che non confermerà i pronostici della vigilia riuscendo a scansare ben nove nomination senza vincere alcun premio.
Vincitore del Razzie come peggior film è Comic Movie, film collettivo con un cast di rilievo costituito da Dennis Quaid, Uma Thurman,Kate Winslet e molti altri, film ad episodi che i critici hanno bocciato senza pietà.
Adam Sandler,peggior attore 2012 per Indovina perchè ti odio?
Kristen Stewart peggior attrice 2012 per The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2
Peggior attore è il giovanissimo Jaden Smith (figlio di Will) per After Earth mentre suo padre bissa il successo della famiglia con il razzie per il peggior attore non protagonista.
Peggior attrice è Tyler Perry con A Madea Christmas mentre il peggior remake è The Lone Ranger, regia di Gore Verbinski
La breve storia dei Razzie si conclude qui, in attesa dei Razzie del 2014.
Ricapitoliamo un po la storia dei premi dando un’occhiata a curiosità e record:
–Sylvester Stallone è l’attore più premiato con 31 nomination e 10 premi:è anche stato premiato come peggior attore del secolo;
–Madonna ha vinto 5 volte come peggior attrice protagonista, due come peggior attrice non protagonista e una come peggior coppia ed è stata considerata la peggior attrice del secolo;
–Jack e Jill è il film con il maggior numero di Razzie, ben 10 seguito da Il nome del mio assassino con 8
Comic movie,Razzie Awards 2013 come peggior film dell’anno
Kim Kardashian peggior attrice non protagonista 2013 per Tyler Perry’s Temptation

Madonna Razzie Awards 2000 per Sai che c’è di nuovo?
Freddy Got Fingered,peggior film del 2001
Estella Warren, peggior attrice 2001 (anche per Driven) per il film Il pianeta delle scimmie
Hayden Christensen peggior attore non protagonista per Star Wars Episodio 2 L’attacco dei cloni
Jackass the movie, giudicato nel 2002 “Più flatulento film per adolescenti“
Razzie Award 2003 per Ben Affleck in Daredevil
Ennesimo Razzie nel 2003 a Sylvester Stallone per Spy kids
Alexander, candidato ai Razzie 2004
Rob Schneider,peggior attore 2005 con Deuce Bigalow-Puttano in saldo
Nicole Kidman e Will Ferrell in Vita da strega,peggior coppia 2005
Paris Hilton Razzie Awards per La maschera di cera
Lady in the water,Razzie per il peggior regista,M. Night Shyamalan
Shawn Wayans e Marlon Wayans in Quel nano infame,peggior coppia del 2006
Il campeggio dei papà, peggior sequel del 2007
Eddie Murphy in Norbit ,peggior attore del 2007
Pierce Brosnan peggior attore non protagonista 2008 per Mamma Mia!
Paris Hilton peggior attrice 2008 per The Hottie and the Nottie
Land of the Lost peggior remake 2009
Transformers – La vendetta del caduto Razzie Awards 2009 come peggior film
Jessica Alba peggior attrice non protagonista 2010 per The Killer Inside Me
Ashton Kutcher peggior attore 2010 per Killers e per Appuntamento con l’amore
David Spade, peggior attore non protagonista 2011 per Jack and Jill
Jack and Jill, film più premiato nel 2011 con i Razzie di sempre
Ryhanna,Razzie Awards 2012 come peggior attrice non protagonista per Battleship
The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 2,peggior film del 2012
The lone ranger,peggior remake del 2013
Will Smith,peggior attore del 2013 per After earth
Halle Berry la sera della premiazione come peggior attrice per Catwoman
Sandra Bullock premiata come peggior attrice
La Barnsdall Gallery Theatre di Hollywood
L’Ivat Theatre di Hollywood
Il Magicopolis di Santa Monica
Santa Monica
Lo Sheraton Hotel di Santa Monica































































































































































































































































































































