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Il trionfo della casta Susanna

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Un gruppo di teatranti è in viaggio verso Parigi, dove intende tenere una rappresentazione.
La tarda ora consiglia al gruppo il pernottamento presso il castello di Adrian d’Ambras; qua però arrivano i soldati inviati da Napoleone per arrestare lo stesso d’Ambras.
Un malaugurato equivoco fa si però che ad essere portato via non sia D’Ambras ma l’attore principale del gruppo, Ferdinand,legato alla bellissima prima attrice Susanna.
Un altro equivoco fa si che il gruppo di attori decida di portare con se, verso Parigi, un bambino trovato nel castello a cui viene posto il nome di Adamo; tutti ignorano che il bimbo è il figlio di D’Ambras e così si incamminano verso la capitale, con lo scopo di intercedere presso l’imperatore e ottenere la liberazione dello sfortunato Ferdinand.
Arrivati a corte Susanna e gli attori si ritrovano coinvolti in una serie di intrighi tessuti ai danni dell’imperatore; Napoleone infatti vorrebbe prendere in moglie Maria Luisa, figlia dell’imperatore d’Austria il quale però non intende concedere la mano di sua figlia ad un uomo che crede incapace di procreare.

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A questo punto interviene Susanna, che riesce a spacciare il piccolo Adamo come figlio di Napoleone,creando di fatto ostacoli all’ambasciatore russo, che non vuole le nozze e allo stesso tempo alla sorella di napoleone, la bellissima Paolina.
Dopo alterne vicende, Susanna potrà ricongiungersi con l’amato Ferdinand e…
Il trionfo della casta Susanna è il terzo ed ultimo episodio della fortunata serie ambientata nel periodo napoleonico costruita dal regista Franz Antel (che si firma François Legrand), serie costituita dai due episodi precedenti, I dolci vizi… della casta Susanna (1967, Susanne, die Wirtin von der Lahn nell’edizione originale) e Susanna… ed i suoi dolci vizi alla corte del re (1968,Frau Wirtin hat auch einen Grafen).
Antel, ispirandosi almeno come ambientazione alla storica serie di Angelica, gira nel 1969 un film in costume in bilico tra gli intenti comici e le situazioni surreali, creando di fatto un prodotto dalla sceneggiatura molto confusa e con spiccata tendenza al grottesco.

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Il prodotto finale, al netto delle ambizioni di partenza, è poco più che mediocre; la comicità ha delle regole ben precise e non basta creare situazioni paradossali in una serie di gag mal assortite per assicurare il divertimento dello spettatore
Un film che ha dalla sua però un cast di eccellente livello, che quantomeno tiene a galla il film grazie alla simpatia dello stesso; basti pensare alla simpatia del nostro Lando Buzzanca, nella parte dell’ambasciatore Conte Lombardini, un po tonto e un po malizioso, o alla presenza nel gineceo femminile di prammatica in questo genere di film delle splendide Margaret Lee e Edwige Fenech, oltre alla storia presenza della Susanna della serie, la bella attrice ungherese Teri Tordai, specializzata in ruoli di supporto e che ancora oggi, a distanza di cinquant’anni dall’esordio sul set continua a lavorare in ambito cinematografico.
Di contorno la presenza di Rosemarie Lidt mentre nel cast maschile vanno segnalati Claudio Brook (D’Ambras), Karl Michael Vogler (Il principe Borghese) e Heinrich Schweiger (Napoleone Bonaparte)
Un film che non risulta particolarmente affascinante sopratutto per il caotico muoversi della storia, per gli improbabili colpi di scena e per la caratterizzazione, tutta volta al grotesco, dei personaggi utilizzati per dipanare una storia che alla fine lascia lo spettatore abbastanza deluso.
Antel prova a mettere un pizzico di sale mostrando senza veli (ma molto pudicamente) la bellissima Fenech e Margaret Lee, che è sempre uno splendido vedere;ma la presenza della censura dell’epoca e la necessità di fare un film possibilmente non volgare o a sfondo erotico consigliarono Antel dall’esagerare con la componente erotica.
Così, quasi a voler ossequiare il titolo che parla della casta Susanna, si vede la Fenech nuda ma non troppo e la Lee di sbircio; di erotismo ovviamente zero e sicuramente è una fortuna, vista la qualità tendente al basso del film.
Che è ancor oggi quasi introvabile nella versione italiana, nonostante la digitalizzazione del film stesso sia avvenuta da tempo.

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Ragion per cui è praticamente inutile cercare in rete una versione del film stesso.
Nota finale che riguarda l’enorme battage pubblicitario del film, che però non si tradusse in maggiori introiti al botteghino, ragion per cui questo fu l’ultimo film della serie.Nel 1970 Antel girò Le piacevoli notti di Justine, utilizzando ancora una volta l’attrice Terry (Teri) Torday in un ruolo che ricordava quello ricoperto nella triade dedicata alla casta Susanna e dandole come compagno un personaggio che guarda caso si chiamava, ancora una volta, Ferdinand.

Il trionfo della casta Susanna
Un film di François Legrand (Franz Antel). Con Margaret Lee, Lando Buzzanca, Edwige Fenech, Terry Torday, Rosemarie Lindt Titolo originale Frau Wirtin hat auch eine Nichte. Commedia, durata 90′ min. – Germania 1969.

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Terry Torday: Susanne Delberg
Claudio Brock: Barone Ambras
Margaret Lee: Paolina Bonaparte Borghese
Karl Michael Vogler: Principe Borghese
Harald Leipnitz: Ferdinando
Jacques Herlin: Ambasciatore Dulaikeff
Heinrich Schwriger: Napoleone Bonaparte
Lando Buzzanca: Conte Lombardini
Edwige Fenech: Rosalie

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Regia Franz Antel
Soggetto Kurt Nachmann
Sceneggiatura Vittoria Vigorelli, Kurt Nachmann
Casa di produzione Aico
Distribuzione (Italia) Delta
Fotografia Hanns Matula
Montaggio Luciano Anconetani
Musiche Gianni Ferrio

Il trionfo della casta Susanna banner recensioni

L’opinione del Morandini
Giovane attrice armeggia in tutti i modi per liberare Ferdinando, condannato da Napoleone. Commedia austriaca in tono farsesco su una vicenda napoleonica un po’ assurda e intricata. F. Legrand è lo pseudonimo con cui l’austriaco Franz Antel firmò 5 dei suoi film. 3 episodio della serie iniziata con Dolci vizi… della casta Susanna (1967) e proseguita con Susanna e i suoi dolci vizi alla corte del re (1968).

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.it
Non è malvagio. Complessa vicenda comico-diplomatica, con un gruppo di attori che finisce col gabbare sistematicamente l’ambasciatore dello Zar di Russia. Buzzanca è perfetto nella sua parte di conte italiano un po’ tonto, che va (per l’onore della famiglia) a fare la ambascerie più pericolose, come andare a dire a Napoleone che si dubita della sua virilità…

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.it
Terzo capitolo dedicato alla Susanna del titolo, che segue, in ordine: I Dolci vizi… della Casta Susanna (1967) e Susanna… ed i suoi Dolci Vizi alla Corte del Re (1968). È ancora l’austriaco Franz Antel a firmare una regia piatta e confusa, frutto di una coproduzione internazionale tra Germania, Italia, Austria ed Ungheria. Il cast è pressoché immutato ed il reparto italiano è garantito dalla presenza di Lando Buzzanca e dalle curiose musiche di Gianni Ferrio. Da vedere, anche se parco per contenuti (comici o erotici che siano).

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Il dvd del film è disponibile su Amazon.
Le caratteristiche tecniche del prodotto sono:
Dettagli prodotto

Formato: Import
Audio: Tedesco (Stereo)
Lingua: Tedesco
Regione: Tutte le regioni
Formato immagine: 1.33:1
Studio: MCP Sound & Media AG
Durata: 90 minuti

gennaio 12, 2014 Pubblicato da: | Avventura | , , , , , | Lascia un commento

Il compromesso

Il compromesso locandina 9

E’ un uomo che ha tutto, Eddie Anderson.
Un uomo che è ora su un letto d’ospedale, ferito in maniera gravissima.
Che ora deve fare i conti con l’immobilità forzata e con pensieri che lo riportano a molti anni addietro, quando aveva anche un altro cognome; figlio di un commerciante greco, sembrava destinato a proseguire il lavoro di suo padre, a raccogliere fatalmente l’eredità paterna.
Invece è diventato un ottimo agente pubblicitario, che ha una splendida casa, una bella moglie e anche un’amante.
Ma basta questo a rendere felice un uomo?
In realtà no, e Eddie posto davanti allo specchio del passato, sembra rivisitare una vita che è stata vissuta fino al momento dell’incidente all’insegna del compromesso quotidiano.
Così i pezzi del puzzle della vita di Eddie si incastrano l’uno con l’altro; vediamo la sua storia con Gwen la donna che ha amato e che lo ha lasciato e che gli rimprovera quel passato in cui Eddie non ha avuto ne la voglia ne la capacità di seguire i suoi desideri, accontentandosi di vivere sotto narcosi un’esistenza dorata.

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E’ bella e intelligente, Gwen, così come bella e intelligente, oltre che innamoratissima è Florence, sua moglie.
Eddie fino all’incidente si è barcamenato tra l’una e l’altra, tra la freschezza dell’amore con Gwen e l’abitudine della sua vita coniugale con Florence.
Ora però è tempo di scegliere, di cambiare, affrontare la propria vita in modo diverso.
Ma se le intenzioni ci sono, il difficile è affrontare la realtà.
Uscito dall’ospedale, Eddie si licenzia, marcando il primo tentativo di riappropriarsi di una vita che non sente sua; più facile in teoria, quasi impossibile nella pratica, perchè le abitudini, l’educazione e i sentimenti non rispondono a comando.
Così Eddie si ritrova con la moglie Florence che non intende perderlo e che accetta anche la sua relazione con Gwen, di cui Eddie le ha parlato..
Ma l’uomo non vorrebbe più vivere l’esistenza anonima che ha condotto fino ad allora e si ritrova a dover gestire un presente che non può prescindere dal nuovo punto fermo che è rappresentato da Gwen.

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La cerca, la trova; e nulla fa la scoperta che Gwen ha avuto un figlio con chi sa chi, che attualmente vive con un uomo che sopporta la vita sregolata della donna solo per amore.
Cosa che vorrebbe fare anche Eddie,ormai deciso a proseguire il cammino sulla strada che ha intrapreso.
Ma come riuscire a liberarsi della ingombrante presenza di suo padre?
Come fare a rinunciare ad una donna come Florence, che rappresenta la stabilità dei sentimenti, della vita coniugale?
Qual’è la strada giusta da seguire, l’irrazionale vita con Gwen o quella tutto sommato quieta che ha vissuto fino ad oggi?
Tratto dal romanzo omonimo di Elia Kazan, assolutamente autobiografico, Il compromesso è un film difficile, complesso e bello, in precario ma fantastico equilibrio fra l’indagine psicologica/psicoanalitica e il dramma, con momenti che virano rapidamente dalla pellicola tout court alla piece teatrale.
Un equilibrio che sembra quasi impossibile da reggere, visti i tempi diversi delle due cose.

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Eppure Elia Kazan riesce, in modo quasi miracoloso, a barcamenarsi su una sceneggiatura molto complessa; la storia del manager di mezza età, ormai in profonda crisi esistenziale e in preda ai dilemmi su quello che è stato il suo vivere e sul futuro, funziona perchè la rappresentazione visiva dell’autobiografia della propria vita è sofferta e vera.
Kazan imprime al film una profondità di sentimenti e un tratteggio delicato delle figure che non può non affascinare lo spettatore, che vive in simultanea lo scorrere della vita di Eddie quasi fosse lui stesso il protagonista.
Certo, questo aspetto può essere marginale, non essendo lo spettatore medio una persona in fondo fortunata come Eddie; cosa manca all’uomo di successo, al manager per essere felice?
Ha tutto quello che un uomo può desiderare, casa, moglie ed amante connessa, è un uomo di successo…
Eppure quelli che sono i totem della civiltà moderna non possono guarire a volte i mali dell’animo.
E Eddie non è una persona felice.
Vive un illusione, fino al momento dell’incidente, che scompone in frammenti la sua vita, costringendolo a riconsiderare tutto quello che ha fatto e costruito.
Così lo spettatore è costretto a fare lo stesso, identificandosi non tanto nello status sociale del protagonista quanto osservando la propria vita quotidiana, in continua oscillazione tra quello che vorrebbe e quello che invece è costretto a fare.
Una serie di compromessi.

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E il compromesso, il titolo del film esprime sinteticamente la vita di ognuno di noi.
Eddie quindi diventa una figura universalmente riconoscibile, quella di un’umanità dolente costretta ad accettare le cose spesso senza la voglia o maggiormente la possibilità, di dare una sterzata alla propria esistenza.
Il protagonista del film lo fa, ma pagando un duro prezzo.
Il compromesso a quel punto non è soltanto l’accettare il quotidiano, ma accettare anche che gli altri vivano la loro vita e doversi adeguare alle scelte proprio degli altri.
C’è fuga quindi dal compromesso?
No, decisamente.
Il merito di Kazan è quello di aver suggerito, piuttosto che imposta, la soluzione finale dell’enigma.
I compromessi fanno parte integrale della nostra vita, prendere o lasciare.
Se il film, che ha grandi meriti, ha un limite è l’eccessivo spazio dato alla parte sentimentale della questione; tuttavia i sentimenti stessi sono parte integrante e preponderante dell’esistenza e in due ore di rappresentazione drammatica era praticamente impossibile dire altro.
Così Kazan crea un film quasi crepuscolare e poichè è un grande regista sa scegliere gli attori; così scrittura due mostri sacri di Hollywood come Kirk Douglas e Deborah Kerr rispettivamente nei ruoli dei coniugi Eddie e Florence,una giovane talentuosa destinata ad una grande carriera come Faye Dunaway per il ruolo di Gwen e Richard Boone per quello di Sam Arness.

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In questo modo il film diventa praticamente perfetto, con recitazioni drammatiche da applausi.
Un film con alcune pecche, ovviamente, ma dal grande fascino, che purtroppo non viene replicato in tv da tempo così come è introvabile in rete in una buona versione.
Il compromesso
Un film di Elia Kazan. Con Deborah Kerr, Faye Dunaway, Kirk Douglas, Hume Cronyn, Richard Boone Titolo originale The Arrangement. Drammatico, durata 127′ min. – USA 1969

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Kirk Douglas: Eddie Anderson
Faye Dunaway: Gwen
Deborah Kerr: Florence Anderson
Richard Boone: Sam
Hume Cronyn: Arthur
Michael Higgins: Michael
Carol Eve Rossen: Gloria (accreditata come Carol Rossen)
William Hansen: dottor Weeks
Harold Gould: dottor Leibman
Michael Murphy: padre Draddy
John Randolph Jones: Charles
Anne Hegira: Thomna
Charles Drake: Finnegan
E.J. André: Zio Joe
Philip Bourneuf: giudice Morris
Dianne Hull: Ellen
Ann Doran: infermiera Costello

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Regia Elia Kazan
Soggetto Elia Kazan
Sceneggiatura Elia Kazan
Produttore Elia Kazan
Casa di produzione Athena Productions
Elia Kazan (romanzo “The Arrangement”)

Fotografia Robert Surtees
Montaggio Stefan Arnsten
Musiche David Amram
Scenografia Gene Callahan
Costumi Theadora Van Runkle

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L’opinione di Cotola, dal sito http://www.davinotti.com
Diseguale sì, ma sicuramente anche coraggioso ed a tratti davvero bello ed interessante. Conferma che Kazan è un gran regista che cercava strade nuove, lontane dalle mode hollywoodiane e che dirigeva divinamente gli attori, qui tutti di grande bravura, con una Faye Dunaway che sprizza bellezza e sensualità da ogni poro dell’epidermide, pur spogliandosi pochissimo. Particolare e di difficile analisi, tanto da essere il classico film che merita sempre una seconda occasione ed almeno una seconda visione.
L’opinione di saintgifts dal sito http://www.davinotti.com
Quanti uomini ci sono in un uomo? Per la donna è diverso, lei sa chi è e cosa vuole. Di chi è la colpa? Della famiglia, della società, degli istinti difficili da dominare? Che peso ha il denaro nella vita della gente? Il massimo peso. Un uomo si costruisce la sua stessa prigione e non riesce più ad uscirne, se non entrando in un’altra prigione. Un uomo diverso in mezzo a tanta “normalità”, che vuole essere solo se stesso. Diversi registri nello stesso film, cambi di tono, momenti migliori, profondi e altri più scontati. Cast di grande livello.

L’opinione di Zombi dal sito http://www.filmtv.it
un uomo rimette in discussione tutto della propria vita dopo un grave incidente automobilistico. tutto ciò che era prima era solo un subdolo compromesso che aveva fatto con se stesso, nascondendolo a se stesso, fino a portarlo ad odiare l’immagine di sè prima di ritrovarsi in fin di vita all’ospedale. alla soglia filmica dei 45 anni, eddie anderson(kirk) deve fare prepotentemente i conti con le sue origine e la sua giovinezza quando ancora si chiamava evangelon arness ed era figlio di un commerciante di origine greche autoritario, destinato a prendere il posto paterno. prepotentemente perchè tutto ciò che gli accade ancor prima dell’incidente, dopo aver conosciuto la bellissima gwen, lo mette in condizione di assumersene gravosamente le responsabilità. nulla di ciò che ha “conquistato” con lo status di invidiato agente pubblicitario, gli verrà risparmiato da gwen(faye). anzi qualsiasi cosa faccia, ogni passo affrontato verrà usato da colei che rifiuta la banale etichetta di amante, come una freccia che lo martirizza fino a farlo crollare coi nervi. i piedistalli sui quali si è messo, grazie anche alla moglie florence(deborah) che furente e accanitamente gli è stata accanto, si disgregano facendolo rovinare a terra e rotolare metaforicamene prima e materialmente poi negli scantinati della casa natìa, dove il padre-padrone conserva tutto della propria faticosa vita lavorativa. quella che doveva essere una storia di riabilitazione fisica da un brutto incidente, si trasforma invece in una labirintica sessione psicanalitica che coinvolge la moglie e la donna della sua vita. tratto da un romanzo dello stesso regista, quel che emerge è uno straziante quanto severo mea culpa per come si decide di indirizzare la vita. nulla di ciò che eddie ha fatto fino all’incidente soddisfa evangelon e nemmeno un tardivo riscatto con la figura paterna riesce, poichè troppi sono i non detti e i silenzi imposti da una compiacente madre, fino alla fuga da casa per diventare un pezzo grosso. film crepuscolare, scaldato da un’autunnale fotografia e sorretto dalle strepitose interpretazioni degli attori. mi rendo conto di quanto douglas sia stato un bravo attore ogni volta che lo vedo in un film. faye dunaway d’una bellezza più unica che rara è bravissima nel suo ruolo di specchio dell’anima e deborah kerr brilla in un ruolo non del tutto simpatico di compagna d’affari più che di vita. lo sa e dietro quegli occhi sgranati di lady d’altri tempi, sa far brillare mine di calcolata crudeltà.

L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it
Sofferta riflessione di Elia Kazan, greco di Cesarea in Anatolia, il cui vero nome era Elias Kazanioglou, come è Evangelos il vero nome del protagonista Eddie Anderson. È stato definito l’Otto e mezzo di Kazan, ma qui il tono è funereo e la durata appare eccessiva, riguardo ad un racconto dominato dalle figure ingombranti del padre (Richard Boone) e dell’amante (Faye Dunaway). Il compromesso – lo dice il titolo stesso – scaturisce dall’incapacità di accettare i vincoli familiari, sia consanguinei che giuridici (il padre, la madre e il fratello, ma anche la moglie e la cognata) e dall’impossibilità di ribellarsi ad essi. In questa riflessione di un regista che era comunque rimasto scosso dall’esperienza vissuta durante il maccartismo e che raramente avrebbe ritrovato il piglio deciso degli esordi, il tono è sofferto e vi si scontrano un confuso anticapitalismo, la psicoanalisi, un insopprimibile anelito alla libertà e le prosaiche necessità finanziarie dello stile di vita americano.

L’opinione di Atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Ritratto onirico di una crisi esistenziale che assume sempre più le caratteristiche di un violento esaurimento nervoso con implicazioni socio-familiari, diretto da un grande regista che seppe reinventarsi con uno stile estremamente moderno (vedere per credere, da questo punto di vista è davvero un film all’avanguardia) ed interpretato da tre attori eccezionali invischiati in un tour de force masochistico di rara forza drammatica. Kirk Douglas fa rivivere ansie e nevrosi del self made man americano che viene schiacciato dal peso del suo ruolo sociale e spersonalizzato dall’apparenza perbenista dell’epoca. Peccato che la parte centrale si appesantisca in modo eccessivo tra critica dello status symbol, irrigidimento dei sentimenti e crisi dell’istituzione familiare. In ogni caso un film in larghissimo anticipo sui tempi sia per contenuti che per linguaggio cinematografico, poco amato all’epoca e oggi crudelmente dimenticato.

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Il libro di Elia Kazan dal quale è tratto il film

gennaio 10, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Gli Oscar del 1971

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La serata che aggiudica gli oscar del 1971, relativa ai film dell’anno precedente, si tiene la sera del 15 aprile 1971 al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, tradizionale sede della cerimonia.
L’apertura della serata è affidata a Daniel Taradash, presidente dell’Academy Awards; si tratta della 43a edizione, e i presentatori delle varie categorie sono: Goldie Hawn, Jeanne Moreau, Melvyn Douglas, Ryan O’Neal, Leigh Taylor-Young, George Segal, Jennifer Jones, Lee Grant, Maximilian Schell, Ginger Rogers, Jack Nicholson, Ali McGraw, Robert Evans, Quincy Jones, Sally Kellerman, Jim Brown, Sarah Miles, Angie Dickinson, Burt Bacharach, Joan Blondell, Genevieve Bujold, Paula Prentiss, Richard Benjamin, Walter Matthau, Juliet Prowse, Glen Campbell, Merle Oberon, Gregory Peck, Eva Marie Saint, Steve McQueen, Harry Belafonte, Shirley Jones e John Marley.
Un parterre di tutto rispetto, che introduce le varie categorie in lizza per le prestigiose statuette; il record di nomination spetta a Patton generale d’acciaio, ben 10 e alla fine della cerimonia il film di Franklin J. Schaffner porterà a casa ben 7 statuette.
10 nomination le prende anche Airport, il colossal diretto da George Seaton tratto dal romanzo di Arthur Hailey, primo di una lunga serie di sequel; il film però clamorosamente si aggiudica solo un Oscar, quello andato a Helen Hayes per la Miglior attrice non protagonista.
Altro sconfitto è lo splendido Cinque pezzi facili, di Bob Rafelson, che su 4 nomination resta a secco, così come cocente è la delusione per Mash di Altman, uno dei fenomeni cinematografici del 1970 che vince un solo Oscar su 5 nomination.
Hollywood alla fine premia la forma in luogo della sostanza, preferendo premiare un bio pic celebrativo, anche se oggettivamente ben fatto piuttosto che un film critico come Mash, mascherato da commedia farsesca e che metteva alla berlina l’impegno americano nella guerra di Corea.
Ancor meno coraggio l’Academy award mostra verso i film che revisionano parte della sua storia, come la colonizzazione selvaggia del west a scapito dei nativi spregiativamente chiamati pellerossa.
Film come Soldato blu o Piccolo grande uomo, coraggiosi e revisionisti, sono messi da parte.
Alla fine comunque vengono premiati anche vecchie glorie come Orson Welles e Lillian Gish per la loro onorata carriera cinematografica e Ingmar Bergman con il Premio alla memoria Irving G. Thalberg mentre il Premio umanitario Jean Hersholt viene assegnato a Frank “The voice” Sinatra.
Netta vittoria per Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh come miglior documentario mentre la miglior canzone è For All We Know con musica di Fred Karlin, testo di Robb Royer e James Griffin tema portante del film Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers).
I Beatles con Let It Be trionfano nella sezione Adattamento con canzoni originali,mentre la miglior colonna sonora drammatica è il tema di Love story di Francis Lai.
Per l’Italia è un anno eccezionale: trionfa Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri che la spunta nientemeno su Tristana del grande maestro Bunuel,mentre il Satyricon di Fellini ottiene la nomination ma contro il Patton di Schaffner non ce n’è per nessuno.

Dorothy Chandler Pavilion

Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1971

Curiosità:


Tora Tora Tora, di Richard Fleischer, coadiuvato dai registi giapponesi Kinji Fukasaku e Toshio Masuda, un altro film a sfondo bellico è candidato a 5 Oscar; a fine serata vincerà l’Oscar per gli effetti speciali
Love Story di Arthur Hiller è uno dei grandi successi del 1970. Ma su ben 7 candidature (Nomination Miglior film a Howard G. Minsky, Migliore regia a Arthur Hiller, Miglior attore protagonista a Ryan O’Neal, Miglior attrice protagonista a Ali MacGraw,Miglior attore non protagonista a John Marley e Migliore sceneggiatura originale a Erich Segal) il film vincerà solo l’Oscar per la miglior colonna sonora, che del resto avrà un successo planetario e decine di versioni alternative.
Glenda Jackson, attrice inglese premio Oscar per Donne in amore, bisserà il successo col premio come miglior attrice nel 1974 con Un tocco di classe.
George C.Scott, Oscar come miglior attore protagonista per Patton non si presentò sul palco per la premiazione, ritenendosi non in competizione con i suoi colleghi.
Freddie Young vince il suo terzo Oscar per la miglior fotografia con la figlia di Ryan, dopo quelli ottenuti con altri due kolossal,Lawrence d’Arabia e Il dottor Zivago.

Legenda:in neretto i film e i protagonisti vincitori dell’Oscar

Miglior film

0 Patton

Patton, generale d’acciaio (Patton), regia di Franklin J. Schaffner

0 Airport
Airport (Airport), regia di George Seaton

0 Cinque pezzi facili
Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces), regia di Bob Rafelson

0 Love story
Love Story (Love Story), regia di Arthur Hiller

0 Mash
M*A*S*H (M*A*S*H), regia di Robert Altman

Miglior regia

5 Patton

Franklin J. Schaffner – Patton, generale d’acciaio (Patton)

5 Satyricon
Federico Fellini – Satyricon

5 Love story
Arthur Hiller – Love Story (Love Story)

5 Mash
Robert Altman – M*A*S*H (M*A*S*H)

5 Donne in amore
Ken Russell – Donne in amore (Women in love)

Miglior attore protagonista

1 George C.Scott Patton

George C. Scott – Patton, generale d’acciaio

1 Melvyn Douglas - Anello di sangue
Melvyn Douglas – Anello di sangue (I Never Sang for My Father)

1 James Earl Jones - Per salire più in basso
James Earl Jones – Per salire più in basso (The Great White Hope)

1 Jack Nicholson Cinque pezzi facili
Jack Nicholson – Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces)

1 Ryan O'Neal - Love Story
Ryan O’Neal – Love Story (Love Story)

Migliore attrice protagonista

2 Glenda Jackson Donne in amore

Glenda Jackson – Donne in amore (Women in love)

2 Jane Alexander - Per salire più in basso
Jane Alexander – Per salire più in basso (The Great White Hope)

2 Ali MacGraw - Love Story
Ali MacGraw – Love Story (Love Story)

2 sarah Miles La figlia di Ryan
Sarah Miles – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)

2 Carrie Snodgress - Diario di una casalinga inquieta
Carrie Snodgress – Diario di una casalinga inquieta (Diary of a Mad Housewife)

Miglior attore non protagonista

3 John Mills La figlia di Ryan

John Mills – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)

3 Richard Castellano - Amanti ed altri estranei
Richard Castellano – Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers)

3 Chief Dan George - Piccolo Grande Uomo
Chief Dan George – Piccolo Grande Uomo (Little Big Man)

3 Gene Hackman - Anello di sangue
Gene Hackman – Anello di sangue (I Never Sang for My Father)

3 John Marley - Love Story
John Marley – Love Story (Love Story)

Migliore attrice non protagonista

4 Helen Hayes - Airport

Helen Hayes – Airport (Airport)

4 Karen Black Cinque pezzi facili
Karen Black – Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces)

4 Lee Grant - Il padrone di casa
Lee Grant – Il padrone di casa (The Landlord)

4 Sally Kellerman - MASH
Sally Kellerman – M*A*S*H (M*A*S*H)

4 Maureen Stapleton - Airport
Maureen Stapleton – Airport (Airport)

Miglior sceneggiatura originale

Francis Ford Coppola e Edmund H. North – Patton, generale d’acciaio
Bob Rafelson e Adrien Joyce – Cinque pezzi facili (Five Easy Pieces)
Norman Wexler – La guerra del cittadino Joe (Joe)
Erich Segal – Love Story (Love Story)
Eric Rohmer – La mia notte con Maud (Ma nuit chez Maud)

Miglior sceneggiatura non originale

Ring Lardner Jr. sceneggiatore di mash

Ring Lardner Jr. – M*A*S*H (M*A*S*H)
George Seaton – Airport (Airport)
Robert Anderson – Anello di sangue (I Never Sang for My Father)
Renee Taylor, Joseph Bologna e David Zelag Goodman – Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers)
Larry Kramer – Donne in amore (Women in Love)

Miglior film straniero

Indagine su un cittadino

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri (Italia)
Primo amore (Erste Liebe), regia di Maximilian Schell (Svizzera)
Tristana (Tristana), regia di Luis Buñuel (Spagna)
Sciuscià nel Vietnam (Hoa-Binh), regia di Raoul Coutard (Francia)
Pace nei campi (Paix Sur Les Champs), regia di Jacques Boigelot (Belgio)

Miglior fotografia

Freddie Young

Freddie Young – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)
Ernest Laszlo – Airport (Airport)
Fred Koenekamp – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Charles F. Wheeler, Osami Furuya, Sinsaku Himeda e Masamichi Satoh – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Billy Williams – Donne in amore (Women in Love)

Miglior montaggio

Hugh S. Fowler – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Stuart Gilmore – Airport (Airport)
Danford B. Greene – M*A*S*H (M*A*S*H)
James E. Newcom, Pembroke J. Herring e Inoue Chikaya – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Thelma Schoonmaker – Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock)

Miglior scenografia

Urie McCleary, Gil Parrondo, Antonio Mateos e Pierre-Louis Thevenet – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Alexander Golitzen, E. Preston Ames, Jack D. Moore e Mickey S. Michaels – Airport (Airport)
Tambi Larsen e Darrell Silvera – I cospiratori (The Molly Maguires)
Terry Marsh, Bob Cartwright e Pamela Cornell – La più bella storia di Dickens (Scrooge)
Jack Martin Smith, Yoshiro Muraki, Richard Day, Taizoh Kawashima, Walter M. Scott, Norman Rockett e Carl Biddiscombe – Tora! Tora! Tora!

Migliori costumi

Nino Novarese – Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo (Cromwell)
Edith Head – Airport (Airport)
Donald Brooks e Jack Bear – Operazione Crepes Suzette (Darling Lili)
Bill Thomas – Il re delle isole (The Hawaiians)
Margaret Furse – La più bella storia di Dickens (Scrooge)

Migliori effetti speciali

A. D. Flowers e L. B. Abbott – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Alex Weldon – Patton, generale d’acciaio (Patton)

Migliore colonna sonora

Francis Lai – Love Story (Love Story)
Alfred Newman – Airport (Airport)
Frank Cordell – Cromwell – Nel suo pugno la forza di un popolo (Cromwell)
Jerry Goldsmith – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Henry Mancini – I girasoli (I girasoli)

Adattamento con canzoni originali

The Beatles – Let It Be (Let It Be)
Fred Karlin e Tylwyth Kymry – A.A.A. Ragazza affittasi per fare bambino (The Baby Maker)
Rod McKuen, John Scott Trotter, Rod McKuen, Bill Melendez, Al Shean e Vince Guaraldi – Un ragazzo di nome Charlie Brown (A Boy Named Charlie Brown)
Henry Mancini e Johnny Mercer – Operazione Crepes Suzette (Darling Lili)
Leslie Bricusse, Ian Fraser e Herbert W. Spencer – La più bella storia di Dickens (Scrooge)

Miglior canzone

For All We Know, musica di Fred Karlin, testo di Robb Royer e James Griffin – Amanti ed altri estranei (Lovers and Other Strangers)
Pieces of Dreams, musica di Michel Legrand, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Noi due (Pieces of Dreams)
Thank You Very Much, musica e testo di Leslie Bricusse – La più bella storia di Dickens (Scrooge)
Till Love Touches Your Life, musica di Riz Ortolani, testo di Arthur Hamilton – La valle dei Comanches (Madron)
Whistling Away the Dark, musica di Henry Mancini, testo di Johnny Mercer – Operazione Crepes Suzette (Darling Lili)

Miglior sonoro

Douglas Williams e Don Bassman – Patton, generale d’acciaio (Patton)
Ronald Pierce e David Moriarty – Airport (Airport)
Gordon K. McCallum e John Bramall – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter)
Murray Spivack e Herman Lewis – Tora! Tora! Tora! (Tora! Tora! Tora!)
Dan Wallin e Larry Johnson – Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock)

Miglior documentario

Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh
Gli extraterrestri torneranno (Erinnerungen an die Zukunft), regia di Harald Reinl
Jack Johnson (Jack Johnson), regia di Alan Bodian
King – Una testimonianza filmata… Da Montgomery a Memphis (King: A Filmed Record…Montgomery to Memphis), regia di Sidney Lumet e Joseph L. Mankiewicz
Say Goodbye (Say Goodbye), regia di David H. Vowell

Miglior cortometraggio

The Resurrection of Broncho Billy (The Resurrection of Broncho Billy), regia di James R. Rokos
Shut Up…I’m Crying (Shut Up…I’m Crying), regia di Robert Siegler
Sticky My Fingers…Fleet My Feet (Sticky My Fingers…Fleet My Feet), regia di John D. Hancock

Miglior cortometraggio documentario

Interviews with My Lai Veterans (Interviews with My Lai Veterans), regia di Joseph Strick
The Gifts (The Gifts), regia di Robert McBride
A Long Way from Nowhere (A Long Way from Nowhere), regia di Bob Aller
Oisin (Oisin), regia di Patrick Carey
Time Is Running Out (Time Is Running Out), regia di Robert Ménégoz

Miglior cortometraggio d’animazione

Is It Always Right To Be Right? (Is It Always Right To Be Right?), regia di Lee Mishkin
The Further Adventures of Uncle Sam: Part Two (The Further Adventures of Uncle Sam: Part Two), regia di Dale Case e Robert Mitchell
The Shepherd (The Shepherd), regia di Cameron Guess

Premio alla carriera

Lillian Gish
Orson Welles

Glenda Jackson Oscar

 

Glenda Jackson, Oscar come migliore attrice protagonista

John Mills Oscar

John Mills Oscar come miglior attore non protagonista

Patton il cast

Gli Oscar per Patton

Lilian Gish Premio oscar alla carriera

Lillian Gish, Oscar alla carriera

Karl Malden Oscar al film Patton

Karl Malden

Leslie caron Oscar Indagine su un cittadino

Leslie Caron

Edward North produttore di Patton

Edward North produttore di Patton

Goldie Hawn conduttrice Oscar 1971

Goldie Hawn, principale conduttrice della serata

Le locandine dei  magnifici cinque

Patton locandina

 

Mash locandina

 

Love story locandina

 

Cinque pezzi facili locandina

 

Airport locandina

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gennaio 8, 2014 Pubblicato da: | Oscar | | Lascia un commento

1975, un anno di cinema

Banner un anno di cinema

Anno denso di avvenimenti,il 1975. Su tutti, la fine della “sporca guerra“,quella del Vietnam, che ha causato oltre 50.000 morti fra i soldati americani di stanza in Vietnam e un numero imprecisato di morti fra i civili vietnamiti.

E’ anche l’anno in cui un giovane americano fonda un’azienda che avrà un influsso determinante nei decenni successivi: Bill Gates fonda la Microsoft, convinto che “ci sarà nel futuro un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa“.
Una visione profetica che è andata anche oltre le aspettative di Gates.
In casa nostra, è l’anno dell’incubo terrorista, con decine e decine di azioni criminali.
In Italia un operaio guadagna all’incirca 150.000 lire,un caffè costa 120 lire,un giornale 150 lire e un litro di benzina 300 lire, mentre l’oro costa all’incirca 5500 lire il grammo.
L’inflazione fa paura perchè sfiora il 20% e il dollaro, la valuta pregiata che ci serve per acquistare petrolio e materie prime oscilla tra le 700 e 800 lire, quotazione raggiunta verso il finire dell’anno.

Qualcuno volò sul nido del cuculoIl film dell’anno,Qualcuno volò sul nido del cuculo

Amici miei

Il più visto in Italia, Amici miei

Sulla terra la popolazione raggiunge i 4 miliardi di abitanti, cifra destinata a raddoppiarsi quasi nei successivi decenni;scompaiono personaggi che hanno fatto la storia, come il dittatore Francisco Franco,il poeta Pier Paolo Pasolini (tragicamente),scompare Carlo Levi e il miliardario greco Onassis.
8 marzo – Italia: viene approvata la legge 39/75 che abbassa la maggiore età da ventuno a diciotto anni mentre l’undici novembre per la prima volta viene istituito un divieto di fumo negli ambienti pubblici, con la legge n°584/1975:sono due leggi fondamentali per la società italiana e avranno riflesso anche in ambito cinematografico.
Sparisce l’insana abitudine di fumare nei cinema, cosa che aveva tenuto lontano un gran numero di spettatori.
In stretto ambito cinematografico è l’anno di Qualcuno volò sul nido del cuculo, lo straordinario film di Milos Forman interpretato da Jack Nicholson, Louise Fletcher, William Redfield, Will Sampson, Brad Dourif; la storia del pregiudicato che stravolge la vita di un manicomio americano, raccontata con taglio asciutto e drammatico da Forman trionfa nelle sale e si aggiudica un numero impressionante di premi (ovviamente l’anno successivo), come 5 Oscar,6 Golden Globe, 6 Bafta, 2 david di Donatello, 1 Nastro d’argento oltre al New York Film Critics Circle Award, Los Angeles Film Critics Association Award ecc.

Quel pomeriggio di un giorno da cani

Un grande Al Pacino protagonista di Quel pomeriggio di un giorno da cani

Profondo rosso

Un cult: Profondo rosso di Dario Argento

Un film entrato di diritto nella storia del cinema, così come grandissimo successo riscuote l’italianissimo Amici miei, regia di Mario Monicelli interpretato dagli straordinari Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi, Bernard Blier e con ruoli di contorno da Olga Karlatos, Milena Vukotic, Franca Tamantini, Marisa Traversi, Silvia Dionisio.
Amici miei diviene un fenomeno di costume ed è il film più visto dell’anno;grandissimo il successo anche di Profondo rosso, film cult del regista Dario Argento, che crea un thriller praticamente perfetto destinato a fare epoca, suo capolavoro indiscusso e che il regista romano non ha più replicato, ne in termini di qualità ne in termini di perfezione registica.
Altri due film dell’anno sono il claustrofobico Lo squalo di Spielberg, storia incubo ambientata ad Amity, cittadina balneare del New England in cui uno squalo semina il terrore e Barry Lyndon di Stanley Kubrick, altro capolavoro del maestro inglese che racconta con un cinico sorriso sulle labbra le disavventure di un avventuriero che avrà un destino crudele.
Successo planetario per un horror musical diretto da Jim Sharman, The Rocky Horror Picture Show, interpretato tra l’altro dalla bravissima Susan Sarandon mentre in Italia esce postumo Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, crudele storia rappresentata visivamente con immagini choc del potere che tutto fagocita e tutto distrugge.

Tommy

L’opera rock Tommy di Ken Russell

The rocky horror picture show

Un altro musical, il famosissimo The rocky horror picture show

Un film sequestrato, tagliato, vituperato e condannato come nessuno prima, fatta eccezione per Ultimo tango a Parigi di Bertolucci.
Nelle sale approda un film di Salce che fa epoca e che darà il via ad una serie infinita di sequel, molti dei quali di mediocre se non pessima fattura: è Fantozzi, basato sulle disavventure paradossali di un ragioniere sfigato, che incarna in versione assoluta e volutamente esagerata i difetti dell’italiano medio.
Adriano Celentano presenta Yuppi du, una favola delicata con riferimenti al sociale, un film poco compreso all’epoca ma dal grosso impatto visivo mentre dall’America arriva un capolavoro firmato Sidney Lumet, un amarissimo film a sfondo sociale interpretato da Al Pacino, Quel pomeriggio di un giorno da cani
A Lumet risponde Pollack con lo splendido I tre giorni del Condor, storia a metà strada tra la spy story e il thriller, splendidamente interpretato da Robert Redford, Max von Sydow, Faye Dunaway e Cliff Robertsonè il vero regista occulto della vita politica statunitense.

Salon Kitty

Salon Kitty di Tinto Brass

Salò

Il controverso e sequestratissimo Salò di Pasolini

Rollerball

Rollerball

Azione, ritmo e un messaggio chiarissimo: in America comanda la Cia, che orienta la vita pubblica a piacimento.
Nashville è l’ennesimo capolavoro di Altman, grande successo di pubblico e critica mentre il nostro Antonioni si rivolge ancora a Hollywood per girare Professione reporter,storia originale di un reporter che sceglie di cambiare vita organizzando una finta morte.Protagonisti del film sono Jack Nicholson e Maria Schneider, mentre Dyane Keaton è la principale interprete di Amore e guerra di Woody Allen spassosa incursione nella storia del grande regista americano.
Peter Weir, riprendendo una storia vera, presenta Picnic ad Hanging Rock, suggestiva storia che racconta la sparizione di alcune ragazze nel deserto australiano mentre il francese Truffaut porta sugli schermi una giovanissima Adjani in Adele H una storia d’amore, film romantico d’amore e d’avventura che racconta le vicende della figlia illegittima di Victor Hugo.
Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure segna il ritorno sullo schermo di Kurosawa, dopo le disavventure di fine anni sessanta culminate nel tentativo di suicidio del 1971 ; la storia dell’uomo della tundra che salva la vita ad un ufficiale e finirà ammazzato da un comune ladro commuove gli spettatori, mentre John Milius chiama Sean Connery e Candice Bergen ad interpretare un kolossal ambientato nel deserto Il vento e il leone.
Il 1975 è anche l’anno dell’opera rock Tommy, diretta da Ken Russell con Ann-Margret, Oliver Reed, Eric Clapton, Roger Daltrey, Tina Turner, Elton John e Jack Nicholson; la storia del campione di flipper sfruttato dai genitori ed assunto al ruolo di star affascina sia il pubblico che la critica mentre martin Scorsese presenta Alice non abita più qui, protagonista una splendida Ellen Burstyn;

Barry Lindon

Lo splendido Barry Lindon di Stanley Kubrick

Fantozzi

Il Fantozzi di Salce

in Italia riscuotono un lusinghiero successo La donna della domenica, di Comencini tratto dall’omonimo racconti di Fruttero e Lucentini, interpretato da un gran cast nel quale spiccano Claudio Gora, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Aldo Reggiani, Pino Caruso, Gigi Ballista, Tina Lattanzi, Lina Volonghi,storia beffarda e ironica di un omicidio commesso con un’arma insolita, un fallo di pietra. L’anatra all’arancia, commedia agrodolce di Salce protagonisti Monica Vitti, Barbara Bouchet e Ugo Tognazzi.

Ancora, sempre in tema di cinema italiano, vanno segnalati Cadaveri eccellenti, apologia sul potere opera di Francesco Rosi,la commedia erotica Il vizio di famiglia di Laurenti, forse una delle più gradevoli interpretata da tre bellezze come Edwige Fenech, Susan Scott e Edwige Fenech,
Pasqualino Settebellezze di Lina Wertmuller protagonista un grande Giancarlo Giannini.
Dall’America arriva l’ottimo dramma sulla schiavitù Mandingo, opera di Fleischer, così come arriva un film di John Houston , L’uomo che volle farsi re interpretato da Sean Connery, Michael Caine, Christopher Plummer,lo splendido e avveniristico Rollerball di Norman Jewison con un futuro immaginato spietato e governato da un gioco crudele,il rollerball appunto a cui solo un uomo tenterà di porre un freno.
Lucio Fulci presenta I quattro dell’apocalisse, uno dei rari western del periodo interpretato da Fabio Testi, Lynne Frederick e Tomas Milian mentre il francese Bertrand Tavernier porta sugli schermi una vicenda ambientata ai tempi di Luigi XV, anticipatrice della rivoluzione francese, Che la festa cominci.

I tre giorni del condor

I tre giorni del Condor

Siamo nel pieno del boom della commedia erotica e non mancano prodotti legati a questo filone, alcuni passabili, altri meno: si comincia con il successo planetario del pessimo Histoire d’O di Just Jaeckin,che lancia una giovanissima attrice destinata ad un lusinghiero successo, Corinne Clery, passando per il nostrano La liceale di tarantini, con Gloria Guida, capostipite del filone sexy studentesco, per il controverso e censuratissimo Salon Kitty di Tinto Brass interpretato tra gli altri da John Steiner, Helmut Berger, Ingrid Thulin, Stefano Satta Flores, Maria Michi, Therese Ann Savoy, Paola Senatore, Tina Aumont, Bekim Fehmiu, Rosemarie Lindt, Gigi Ballista, per L’amica di mia madre pessimo film del pessimo regista Ivaldi, con l’accoppiata di bellezze Bouchet-Villani.
Si continua con Lezioni private, discreto erotico adolescenziale di Vittorio De Sisti con un parterre di attrici protagoniste davvero invidiabile come Carroll Baker, Leonora Fani, Femi Benussi,con L’insegnante, pruriginoso film di Cicero protagonista ancora una splendida Edwige Fenech, che è anche l’assoluta mattatrice del film Grazie nonna, mediocre lavoro di Franco Martinelli che ha tra gli interpreti il terrorista ed ex enfant prodige Giusva Fioravanti,

Conviene far bene l'amore

Conviene far bene l’amore

Di che segno sei

Di che segno sei

Grazie nonna

Grazie nonna

l’ancor più mediocre Le dolci zie di Imperoli, storia di un’altra iniziazione con tanto di incesto e interpretato da Marisa Merlini, Femi Benussi, Pascale Petit, Jean-Claude Verné, Mario Maranzana, Patrizia Gori, Orchidea De Santis.

Erotico scadente quello di Pier Giorgio Ferretti, La novizia mentre di ben altro livello e qualità è l’ottimo La bestia di Walerian Borowczick,cosi come scadenti sono La supplente di Leoni, con Carmen Villani, Peccati in famiglia di Gaburro mentre un onesto prodotto è Peccati di gioventù di Silvio Amadio, storia di un amore saffico e annesso ricatto che sfocerà in tragedia, nel cui cast compaiono due splendide attrici di genere come Gloria Guida e Dagmar Lassander.
Sfogliando l’elenco dei film del 1975 si possono citare ancora Conviene far bene l’amore, curioso film di Pasquale Festa Campanile ambientato in un ipotetico futuro nel quale ogni fonte di energia è andata perduta ;grazie ad un’intuizione di uno studioso (Gigi Proietti), che studia il metodo di creare energia tramite i rapporti sessuali, tutto si risolverà per il meglio.Ottimo il cast che include Mario Scaccia, Christian De Sica, Adriana Asti, Mario Pisu, Agostina Belli, Eleonora Giorgi oltre al citato Gigi Proietti,il più che discreto La mazurka del barone della santa e del fico fiorone di Pupi Avati, storia di una visione di una santa che proprio tale non è e che vede nel cast una splendida Delia Boccardo, il solito grande Tognazzi e un inedito Lucio Dalla.

Il vento e il leone

Il vento e il leone

Nel 1975 viene nuovamente distribuito Le malizie di Venere, uscito anni prima e mal distribuito per una serie di problemi;diretto da Dallamano e interpretato da Laura Antonelli.il film riprende un romanzo di Leopold von Sacher-Masoch e racconta la storia di una giovane dissoluta che verrà uccisa dal suo amante.
Anche Per le antiche scale, di Mauro Bolognini, racconta l’inferno dei manicomi, con esiti alterni,mentre Flavio Mogherini con Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista mette alla berlina la mentalità chiusa del sud riguardo il nudismo e la libertà sessuale.
Film gradevole, caratterizzato dalla presenza nel cast di bravi attori come Janet Agren, Renato Pozzetto, Magali Noël, Miranda Martino, Paola Borboni, Liana Trouché, Valeria Fabrizi oltre a Stefano Satta Flores e Annabella Incontrera.
Molto bello e purtroppo sottovalutato L’ultimo treno della notte, storia all’Arancia meccanica che si svolge su un treno, dove dei teppisti stuprano due ragazze.

Histoire d'O

Histoire d’O
Andrea Bianchi presenta Nude per l’assassino, discreto thriller all’italiana con Edwige Fenech mentre Stelvio Massi porta sugli schermi Mark il poliziotto, poliziottesco di buona fattura interpretato dal divo dei fotoromanzi Lancio Franco Gasparri;sempre tra i poliziotteschi segnalo Il giustiziere sfida la città di Umberto Lenzi con Femi Benussi, Joseph Cotten, Tomas Milian mentre una citazione (assolutamente in negativo) la merita Piange il telefono di Lucio De Caro, che riprende il grande successo della canzone di Modugno, ormai sul viale del tramonto e nel fa un “lagrima” movie di inguardabile bruttezza.
Frankenheimer propone un sequel,Il braccio violento della legge n. 2 che vorrebbe rinverdire i fasti del precedente film di Friedkin spostando l’azione a Parigi, ma con risultati assolutamente minori rispetto al gran successo di Il braccio violento della legge.
Chiudo citando alla rinfusa alcuni titoli dell’anno, film onesti o quanto meno di egregia fattura come Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza di Lucio Fulci, Calde labbra di Demofilo Fidani,La fabbrica delle mogli di Bryan Forbes e Cagliostro di Pettinari.

I quattro dell'apocalisse

I quattro dell’apocalisse

Il vizio di famiglia

Il vizio di famiglia

La bestia

La bestia

La donna della domenica

La donna della domenica

La liceale

La liceale

La pantera rosa colpisce ancora

La pantera rosa colpisce ancora

L'amica di mia madre

L’amica di mia madre

Lo squalo

Lo squalo

L'ultimo treno della notte

L’ultimo treno della notte

L'uomo che volle farsi re

L’uomo che volle farsi re

Nashville

Nashville

Pasqualino settebellezze

Pasqualino settebellezze

Picnic ad Hanging Rock

Picnic ad Hanigng rock

Professione reporter

Professione reporter

banner david 1975

Miglior film: Il padrino – Parte II (The Godfather: Part II), regia di Francis Ford Coppola
Miglior regia : Francis Ford Coppola – Il padrino – Parte II
Miglior attore protagonista Art Carney – Harry e Tonto
Migliore attrice protagonista:Ellen Burstyn – Alice non abita più qui
Miglior attore non protagonista:Robert De Niro – Il padrino – Parte II
Migliore attrice non protagonista: Ingrid Bergman – Assassinio sull’Orient Express
Miglior film straniero:Amarcord, regia di Federico Fellini (Italia)

banner palma d'oro 1975

Palma d’oro: Cronaca degli anni di brace regia di Mohammed Lakhdar-Hamina (Algeria)
Grand Prix Speciale della Giuria: L’enigma di Kaspar Hauser regia di Werner Herzog (Germania)
Prix d’interprétation féminine: Valerie Perrine – Lenny, regia di Bob Fosse (USA)
Prix d’interprétation masculine: Vittorio Gassman – Profumo di donna, regia di Dino Risi (Italia)
Prix de la mise en scène: Michel Brault – Les ordres (Canada) ex aequo Costa-Gavras – L’affare della Sezione Speciale (Section spéciale) (Francia/Italia/Germania)

banner orso d'oro 1975
Adozione (Örökbefogadás) Márta Mészáros

banner oscar 1975
Migliore film Fatti di gente perbene, regia di Mauro Bolognini e
Gruppo di famiglia in un interno, regia di Luchino Visconti

Miglior regista: Dino Risi – Profumo di donna
Migliore attrice protagonista: Mariangela Melato – La poliziotta
Migliore attore protagonista:Vittorio Gassman – Profumo di donna
Miglior regista straniero:Billy Wilder – Prima pagina
Miglior film straniero:L’inferno di cristallo (The Towering Inferno), regia di Irwin

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gennaio 6, 2014 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento

Stargate

Stargate locandina 3

Egitto, Giza,1928

L’equipe del professor Robert Langford, che è in Egitto con sua figlia Catherine, fa una scoperta sensazionale tra le sabbie del deserto:un misterioso anello di pietra che reca delle iscrizioni in una lingua sconosciuta. La piccola Catherine nasconde un amuleto raffigurante l’occhio di Ra, una delle supreme divinità egizie.

New York,1994

Il dottor Daniel Jackson tiene una conferenza stampa davanti ad una platea di studiosi ed egittologi, che di fronte alle ardite teorie esposte dal giovane professore, abbandonano l’aula in cui Jackson tiene la sua conferenza.L’unica a restare è Catherine Langford, ora ultra settantenne.
La donna chiede a Jackson di aiutarla in alcune traduzioni e Jackson, ormai senza un dollaro e deriso dalla comunità scientifica,decide di accettare.

Stargate 1

Stargate 3
Il giovane linguista viene trasportato in una base segreta, dove sbalordisce tutti decifrando in pochi giorni le misteriose scritte che sono scolpite sull’anello di pietra.
Le autorità militari hanno recuperato, sessant’anni prima, l’anello di pietra e ora sono interessate ai suoi misteri; Jackson scopre che l’anello altro non è che uno Stargate, una porta per le stelle, un dispositivo seppellito 10.000 anni prima e ora in grado di funzionare come trasmittente verso altri mondi.
Attivato lo Stargate e stabilito che il mondo di approdo ha un’atmosfera del tutto simile a quella terrestre, vengono inviati in perlustrazione lo stesso Jackson e una pattuglia di soldati al comando del colonnello Jonathan “Jack” O’Neil, un militare richiamato in servizio dal quale si era congedato dopo la tragica morte del figlio per un terribile incidente occorsogli mentre giocava con la pistola del padre.
Catherine Langford consegna a Jackson l’amuleto sottratto a Giza e poco dopo il gruppo formato da Jackson O’Neil,dal tenente Charles Kawalsky, dal tenente Louis Ferretti e da altri militari si smaterializza attraverso lo Stargate, destinazione la Galassia di Kalian.

Stargate 2
Arrivato sul pianeta,il gruppo scopre che è abitato da gente tecnologicamente arretrata e che il pianeta è dominato da un’entità superiore che i nativi chiamano Ra e che venerano come un dio.
Dopo una serie di avventure, intervallate dalla storia d’amore di Jackson con la nativa Sha’re, il gruppo libererà il pianeta riportando la libertà tra i nativi, distruggendo Ra e lasciando Jackson sul pianeta, innamorato ormai di Sha’re.
Questa, in estrema sintesi, la trama di Stargate, film del 1994 diretto da Roland Emmerich, brillante regista tedesco con all’attivo quattro film, il primo dei quali diretto a soli 29 nel 1984,ovvero 1997 – Il principio dell’arca di Noè .
Stargate è una classica produzione hollywoodiana, girata con gran dispendio di mezzi ed economicamente dispendiosa (quasi 60 milioni di costo), ma dagli ottimi risultati in termini di incassi (200 milioni di dollari) derivati anche da un astuto merchandising.
Un film decisamente ben fatto, accattivante e con una trama che si lascia apprezzare grazie alla sua scorrevolezza, basata sulla sceneggiatura di Dean Devlin e dello stesso Roland Emmerich.

Stargate 17

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Qualche anno prima del grande successo riportato da Christian Jaque con i suoi romanzi ambientati sull’antico Egitto, Emmerich crea un film usando proprio la civiltà egizia come sfondo per un’avventura interstellare, uno dei film avventurosi del genere science fiction meglio strutturati di sempre.
Non c’è da gridare la miracolo, è vero, ma il film scorre splendidamente fra effetti speciali, intreccio narrativo di prim’ordine e, ciliegina sulla torta l’immancabile storia d’amore con tanto di happy end.
Coniugando diversi elementi come la fanta archeologia (mica tanto lontana dal vero,visto che le piramidi restano ancora un mistero), storia, avventura e azione, Emmerich resuscita in qualche modo il genere fantascientifico con un’operazione sicuramente commerciale ma non priva di eleganza e di discreto valore.
ottima la scelta del cast, con Kurt Russell ad interpretare il colonnello O’Neill, l’apparentemente cinico comandante della squadra, James Spader nel ruolo del simpatico e un tantino imbranato dottor Jackson, Jaye Davidson nel ruolo del perfido Ra e Alexis Cruz in quello della nativa Skaara, la donna per la quale Jackson sceglie di rimanere sul pianeta ormai libero dalla nefasta presenza di Ra.
Una segnalazione anche per la puntuale presenza di Viveca Lindfors nel ruolo della dottoressa Catherine Langford.
Il merito maggiore del film però è aver fatto da apripista alla serie Stargate SG1,che nel 1997 prese il via sul canale Showtime e che grazie al clamoroso successo riscontrato andò in onda per 10 stagioni, cioè fino al 2007.
A questa fortunata e bellissima serie si aggiunsero anche altre serie basate sempre sul film di Emmerich come Stargate Atlantis e Stargate Universe, andate in onda rispettivamente per 4 stagioni (la quinta è uscita solo in DVD) e per due la seconda.

Stargate 14

Stargate 15
Stargate è stato trasmesso con regolarità dalle tv private ed è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/9d2eae454f860.
Per chi ama le versioni in lingua originale, è disponibile su Youtube la versione in inglese, inficiata però da fastidiosissimi sottotitoli arabi all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=tJvdLWnsgig

 Stargate

Un film di Roland Emmerich. Con Viveca Lindfors, Kurt Russell, Mili Avital, James Spader, Jaye Davidson, Alexis Cruz, Leon Rippy, John Diehl, Carlos Lauchu, Erick Avari, Gianin Loffler, French Stewart, Djimon Hounsou, Christopher John Fields Titolo originale . Fantascienza, durata 119′ min. – USA, Francia 1994.

Stargate banner gallery

 

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Stargate locandina 7

 

Stargate banner personaggi

Kurt Russell: col. Jonathan “Jack” O’Neil

James Spader: dott. Daniel Jackson

Jaye Davidson: Ra
John Diehl: ten. Charles Kawalsky
French Stewart: ten. Louis Ferretti
Erick Avari: Kasuf
Alexis Cruz: Skaara
Mili Avital: Sha’uri
Viveca Lindfors: dott.ssa Catherine Langford
Leon Rippy: gen. W.O. West
Christopher John Fields: ten. Freeman
Derek Webster: ten. Brown
Erik Holland: prof. Langford
Djimon Hounsou: Horus
Gianin Loffler: Nabeh
Carlos Lauchu: Anubis

Stargate banner cast

Regia Roland Emmerich
Sceneggiatura Dean Devlin, Roland Emmerich
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer
Carolco Pictures
Fotografia Karl Walter Lindenlaub
Montaggio Derek Brechin, Michael J. Duthie
Effetti speciali Patrick Tatopoulos
Musiche David Arnold
Scenografia Holger Gross

Stargate banner doppiatori

Francesco Pannofino: col. Jonathan “Jack” O’Neil
Sandro Acerbo: dott. Daniel Jackson
Sandro Iovino: ten. Charles Kawalsky
Lucio Saccone: ten. Louis Ferretti
Miranda Bonansea: dott.ssa Catherine Langford
Alessandro Rossi: gen. W.O. West
Claudio Fattoretto: ten. Brown
Gianfranco Bellini: prof. Langford

Stargate banner citazioni

Il testo dice: “Un milione di anni fa nel cielo è Ra, Dio del Sole. Sigillata e sepolta per sempre” …qui non è porta del cielo, è: “porta delle stelle”, STARGATE! (Dr. Daniel Jackson)
Quindi lei avrebbe risolto in due settimane quello che loro non hanno risolto in due anni? (Gen. West al Dr. Jackson)
Nessuno dovrebbe sopravvivere ai propri figli. (Jack O’Neill)
Ci può essere un solo Ra! (Ra)
Porta i miei saluti a Tutankhamon, stronzo! (Jack O’Neill)
“Sono qui, in caso abbiate successo!” (Jack O’Neill)

 

L’opinione di weach dal sito http://www.mymovies.it
Stargate , 1994, di Roland Emmerich, è film di successo perché ha in dote la grande la capacità di coniugare fantasia, senso di avventura ,il mistero della cultura egizia con le tesi più ardite , unitamente alla teoria di universi paralleli tanto attuale ai giorni nostre con le scienze quantistiche .
Scienziati come il nostro Massimo Teodorani, David Bohm ,unitamente a scrittori di archeologia come Grahm Hancock , Robert Bauval hanno avvalorato ed approfondito le tesi sviluppate nel film Stargate.
Ma la chiave del successo sta nel coniugare il mito delle Piramidi egizie con la parola “razza aliena”; aggiungiamo poi un’azione di avventura innovativa , ben congegnata ,con effetti speciali suggestivi, una storia di amore : il gioco è fatto.
Roland Emmerich fa qui il suo capolavoro, fa scuola e riferimento per una ampia serie di filmografie successive tutte posto a sviluppare il contatto alieno in un contesto di mondi paralleli che trasudano la loro civiltà con quella misteriosa degli egizi e dei sumeri
Genere fantasy –fantascienza con attori che sanno dare spessore alla storia come Kurt Russel ed un trasognato Daniel Jackson..
Mi sento di poter dire che ispiratore della regia possa essere stato anche lo scrittore sumerologo Zecharia Sitchin , assertore di un legame nel dna umano con civiltà antiche aliene che si insediarono nell’Egitto oltre 400.000 anni fa .
Conoscendo Roland Emmerich ,che nulla inventa e tutto costruisce a tavolino, penso proprio che qualche spunto dai signori di cui sopra lo abbia tratto.
Una bella favola, ispirata, che resta nel cuore e negli occhi dello spettatore che ottiene un grande successo di pubblico e di critica .
Ripeto una favola bella , che va a libere energie surreali ed i sogni di noi tutti , condensate in due ore di spettacolo cinematografico.

L’opinione di Pandacattivo dal sito http://www.filmtv.it
Fermi tutti. prima di esprimere un proprio parere su uno dei più importanti film ma i visti, vorrei fare una premessa socio religioso culturale, a costo di passare per un invasato.
A una domanda ad uno scienziato antropologo americano lo stesso rispose; vi siete mai chiesti come mai la razza Mongola, ossia quelli con gli occhi a Mandorla, sia il più numeroso della terra e del perché le più innovative tecnologie provengano da là?… forse perché è da più tempo che esistono? … non a caso aggiungo io, le massime di Confucio, frasi tutt’altro che banali, sono antecedenti al cristiano Gesù, di centinai di anni. Qualcuno dirrà e cosa centra, semplice, che aspetto fisico ha? a chi assomiglia di più uno di quegli ipotetici extraterrestri, indo europe? negroide’ caucasico?…
Detto ciò, per alcuni questo colossal può apparire come la solita americanata fantascentifica, priva di senso ed invece dico io, attenti! forse è la miglior se pur americanizzata opera documento di come veramente l’uomo abbia popolao la terra e sopratutto di come, abbia cominciato a credere e venerare entità divine. il discorso è articolato e molto serio, tuttavia, per rimanere nel tema, il film ha una storia incredibile, fantastica, con spunti interessantissimi sotto l’aspetto scientifico e antropologica, di come si crede sia stata qualche millenio a dietro, ottimini effetti speciali, straordinario J.Spader in una parte espressa magnificamente. un opera d’arte imperdibile e che se vista con occhio storico potrebbe far aprire la mente su molti aspetti dati fin quì per scontati ma che ad oggi non hanno risposta certa.

L’opinione di sadako dal sito http://www.davinotti.com
Uno dei primi film a dare spazio a quella disciplina nota come fantarcheologia. Giocando sulla teoria che le piramidi sono state costruite da una razza superiore, se non aliena, il film ci porta attraverso il tempo e lo spazio fino al mondo di origine (o forse di arrivo) della razza umana. Un piccolo manipolo di eroi (militari decisi a tutto e uno scienziato idealista) si trovano a combattere contro una pseudo-divinità dai poteri misteriosi. Leggero e divertente, trova il suo giusto completamento nelle serie tv (due) che ne sono seguite.

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gennaio 5, 2014 Pubblicato da: | Fantascienza | , , , , | 4 commenti

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gennaio 5, 2014 Pubblicato da: | Photogallery | | Lascia un commento

Il braccio violento della legge

Nella squadra narcotici di New York, alle prese con il quotidiano problema della droga, lavorano due agenti, Jimmy Doyle e Buddy Russo; sono due uomini solitari, violenti, dai caratteri difficili e poco inclini ad accettare compromessi.
I due sono anche in difficoltà sia con i colleghi sia con i superiori,che rimproverano loro i metodi usati e maggiormente gli scarsi risultati ottenuti con le ultime operazioni.
In questo clima di aperta ostilità, Jimmy Doyle e Buddy Russo si ritrovano a lavorare ad un caso importante, che può dare una svolta alle loro carriere,ripristinando in qualche modo la stima che i superiori hanno verso di loro.
Grazie ad alcuni flebili indizi e alla loro perseveranza, i due scoprono che sta arrivando dalla Francia, dal porto di Marsiglia, un grosso quantitativo di droga, spedita nella città americana da un trafficante di nome Alain Charnier.
Jimmy Doyle e Buddy Russo iniziano così un’indagine che da subito si rivela difficilissima, in cui i lenti progressi sono controllati da due agenti messi loro alle calcagna;

intanto Vharnier, grazie all’aiuto di Lou Boca e Joel Weinstock (due trafficanti americani),di Pierre Nicoli (un killer) e di un presentatore televisivo di una certa fama, Henry Deveraux, riesce nonostante la sorveglianza a far entrare illegalmente un auto con il prezioso carico di droga.
Nonostante i due detective vengano estromessi dal caso, doyle e Russo non si arrendono e proseguono le indagini senza la necessaria autorizzazione.
La loro costanza viene ripagata quando arrivano finalmente all’auto di Devereaux, che contiene il carico di droga, che i due detective ritrovano dopo una lunga e tribolata perquisizione.
Decidono comunque di non toccare il carico e di seguire l’auto per individuare il posto dello scambio e cogliere in flagranza tutti i malviventi coinvolti;l’operazione sarà un parziale fallimento, perchè dopo una furibonda battaglia, che vedrà caduti tra i delinquenti, Doyle e Russo vedranno sfuggire il loro vero bersaglio, il trafficante Charnier.
Finale drammatico e amaro…


Il braccio violento della legge è uno dei film più importanti del 1971, divenuto nel tempo non solo un cult ma un pilastro della cinematografia mondiale.
Diretto da William Friedkin, reduce dal discreto successo di Festa per il compleanno del caro amico Harold e girato due anni prima di quell’Esorcista che gli darà fama imperitura, Il braccio violento della legge (The French Connection) può essere definito l’inizio di una nuova era cinematografica nel genere poliziesco, anche se limitare la sua importanza a questo specifico genere è sicuramente riduttivo.
Friedkin introduce un elemento di novità basilare: la distinzione tra “buoni” e “cattivi” non è più netta e delimitata ma diviene molto più sfumata.
Nel film è praticamente impossibile definire una delle due categorie elettive; non sono buoni Doyle e Russo (per citare Scola, li potremmo definire brutti,sporchi (moralmente) e sopratutto cattivi e non sono tali propri questi ultimi, che appartengono si al mondo della delinquenza,ma senza quelle caratteristiche peculiari di quello stesso mondo.
Cè una zona di grigio, d’ombra, assolutamente impermeabile e indistinguibile nel film; a tutto questo va aggiunta l’aria assolutamente estraneante e disumana della metropoli nella quale si svolgono gli avvenimenti.
La città appare fredda,disumana, a tratti tetra a tratti glaciale, quasi che i suoi abitanti siano automi che si muovano in un paesaggio lunare.


In aggiunta, Friedkin usa una tecnica innovativa nel raccontare la storia; alla frenesia delle scene d’azione aggiunge lunghe pause piene di attesa, che risultano essere a tratti angosciose e a tratti snervanti, senza però concedere mai un calo di concentrazione nervosa sia al cast sia al pubblico che segue le alterne vicende dei due gruppi in competizione, quello composto dai tutori della legge e quello composto dai delinquenti.
Il tutto, ben amalgamato, porta il film verso un finale drammatico e nero come la notte;Jimmy ‘Papà’ (come è soprannominato uno dei due detective) Doyle ammazza uno dei detective che sorvegliavano lui e Russo, ma alla fine sembra quasi contento di averlo fatto.
Uno stravolgimento incredibile degli stilemi hollywoodiani, che diverrà uno dei marchi di fabbrica della nuova Hollywood, molto più attenta d’ora in poi alla realtà americana, a quella delle sue metropoli, al sociale, con film di vario genere ma importantissimi come Tutti gli uomini del presidente e La conversazione, il padrino o Qualcuno volò sul nido del cuculo, ai revisionisti della storia dell’epopea west Soldato blu e Piccolo grande uomo, ai film antimilitaristi come Apocalypse now ecc.


Temi che diverranno frequentissimi e che daranno il via alla stagione più straordinaria del cinema americano.
Sia il pubblico che la critica tributarono una entusiastica accoglienza al film; Il braccio violento della legge trionfò nell’edizione 1972 degli Academy Awards, gli oscar cinematografici attribuiti il 10 aprile 1972 a Los Angeles, nella tradizionale sede del Dorothy Chandler Pavilion, dove vinse i tre maggiori premi, quelli più ambiti ovvero il premio per il Miglior film, la Miglior regia e per il Miglior attore protagonista,oltre a due Oscar “minori” andati alla Migliore sceneggiatura non originale (Ernest Tidyman) e al Miglior montaggio per Gerald B. Greenberg, in aggiunta ad altre 3 nomination.
Alla pioggia di premi si aggiunsero anche 3 Golden Globe per il Miglior film drammatico, per la Migliore regia e il premio per il Miglior attore in un film drammatico andato ovviamente a Gene Hackman,due premi Bafta al Miglior attore protagonista e al Miglior montaggio,il David di Donatello e altre decine di premi importanti.
Nel cast, straordinaria la caratterizzazione fornita da Gene Hackman al personaggio discutibile del Detective Jimmy ‘Papà’ Doyle,uomo dai pochissimi pregi e dai mille difetti, uno sbirro cattivo, razzista e in definitiva assolutamente politicamente scorretto.


Un’interpretazione che significò il lancio definitivo della sua carriera.
Se volgiamo trovare un appunto al film, va trovato di traverso, nel senso che Hollywood volle premiare (con esagerato sciovinismo) un film fondamentale a scapito del film più importante dell’anno, quell’Arancia meccanica di kubrick che nella notte di Los Angeles fu il grande sconfitto, non riuscendo, su 4 nomination, a prendere nemmeno una statuetta.
Ma ovviamente questo non inficia quanto detto di buono sul film.
La pellicola è disponibile in una buona riduzione divx in streaming,all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/e3342b638b959

Il braccio violento della legge

Un film di William Friedkin. Con Gene Hackman, Frederic De Pasquale, Eddie Egan, Fernando Rey, Roy Scheider,Marcel Bozzuffi Titolo originale The French Connection. Poliziesco, durata 104 min. – USA 1971

Gene Hackman: Det. Jimmy ‘Papà’ Doyle
Fernando Rey: Alain Charnier

Roy Scheider: Det. Buddy ‘Tristezza’ Russo
Tony Lo Bianco: Salvatore ‘Sal’ Boca
Marcel Bozzuffi: Pierre Nicoli
Frédéric de Pasquale: Henri Devereaux
Bill Hickman: Bill Mulderig
Ann Rebbot: Mrs. Marie Charnier
Harold Gary: Joel Weinstock
Arlene Farber: Angie Boca
Eddie Egan: Walt Simonson
André Ernotte: La Valle
Sonny Grosso: Bill Klein
Benny Marino: Lou Boca
Patrick McDermott: Howard, Chemist
Alan Weeks: Willie Craven, lo spacciatore
Al Fann: Informatore
Irving Abrahams: Irving, il meccanico
Randy Jurgensen: sergente

Regia William Friedkin
Soggetto Edward M. Keyes, Robin Moore

Sceneggiatura Ernest Tidyman
Produttore Philip D’Antoni
Fotografia Owen Roizman
Montaggio Gerald B. Greenberg
Musiche Don Ellis, Jimmy Webb

Sergio Rossi: Det. Jimmy ‘Papà’ Doyle
Renato Mori: Det. Buddy ‘Tristezza’ Russo
Stefano Satta Flores: Salvatore ‘Sal’ Boca
Enzo Liberti: Joel Weinstock
Angiola Baggi: Angie Boca
Antonio Guidi: Walt Simonson
Mario Bardella: Bill Mulderig

L’opinione di Gianpaolo dal sito http://www.mymovies.it
Straordinario poliziesco,….decisamente apparentato, con “Vivere e morire a L.A.” Magistralmente diretto dal regista più sottovalutato del secolo,…strepitosa, e originale la caratterizzazione del personaggio interpretato da “Fernando Rey”, alonata da una raffinata diabolicità,..i cui connotati assumono, nella scena finale un aspetto per certi versi metafisico,…rendendolo quasi una sorta di entità ultraterrena. Non da meno la prova di “Hackman”,..nei panni di un antieroico poliziotto,..autentico antesignano del “Bad-Cop”.

L’opinione del sito http://www.1400calci.com
(…) L’adattamento di Ernest Tydman è solido: dinamico come ci si aspetta da lui ma rispettoso dei fatti, perfetto per il nuovo poliziesco americano. La riscrittura aggiunge il tocco hard-boiled necessario ai personaggi, per movimentare le acque e per levare l’alone da Dragnet che può avere il libro in alcuni passaggi, ma serve un regista che sappia girare d’istinto. Il produttore Philip D’Antoni è lo stesso di Bullitt, altra pietra miliare del poliziesco d’azione e vertice dell’inseguimento automobilistico, e non ha dubbi: vuole “Hurricane Billy”, come era chiamato per la sua irruenza il giovane Friedkin all’epoca, e questi accetta con una eccitazione febbrile. (…)

L’opinione di fabio1971 dal sito http://www.filmtv.it
Jimmy Popeye Doyle (Gene Hackman) e Buddy Cloudy Russo (Roy Scheider) sono due detective della Squadra Narcotici di New York: indagando su una coppia di spacciatori di Brooklyn, l’italoamericano Sal Boca (Tony Lo Bianco) e la sua giovane moglie Angie (Arlene Farber) e seguendo i loro movimenti, sono riusciti ad arrivare a uno dei più temibili boss della città, Joel Weinstock (Harold Gary). Hanno anche scoperto che la droga su piazza sta scarseggiando (“È come un deserto pieno di drogati rimasti secco e tutti aspettano la manna”), ma la soffiata di un informatore li avvisa che è in arrivo un grosso carico dall’estero: la spedizione, 60 chili di eroina pura al 90%, proviene dalla Francia, organizzata dal boss marsigliese Alain Charnier (Fernando Rey), che ha accompagnato direttamente il suo corriere, Henri Devereaux (Frédéric De Pasquale), un insospettabile attore televisivo, per seguire di persona le trattative. Si tratta, infatti, di un affare da 500000 dollari e i boss newyorkesi vogliono andarci coi piedi di piombo, anche perchè si sono accorti di essere sorvegliati da polizia e agenti federali. Charnier, però, ha fretta di concludere la vendita e ripartire per la Francia e perciò decide di togliere di mezzo Jimmy Doyle, l’avversario più pericoloso. Pierre Nicoli (Marcel Bozzuffi), il killer di Charnier, fallisce, però, l’incarico e Doyle scatena una caccia spietata e implacabile alla banda di narcotrafficanti. I titoli di coda sveleranno l’esito dell’inchiesta: “Joel Weinstock venne prosciolto dal Grand Jury per insufficienza di prove. Angie Boca condannata per reati minori: pena sospesa. Lou Boca, associazione a delinquere e possesso di droga: pena ridotta. Henri Devereaux, associazione a delinquere: quattro anni di detenzione in un penitenziario federale. Alain Charnier non fu mai catturato: si ritiene che viva in Francia. I detective della Narcotici Doyle e Russo vennero trasferiti a un’altra sezione”.
Premiato con l’Oscar come miglior film (più altri quattro: a Friedkin, a Gene Hackman e a sceneggiatura e montaggio), Il braccio violento della legge si colloca, nella filmografia del suo autore, come opera spartiacque: dopo due titoli sorprendenti come Quella notte inventarono lo spogliarello e Festa per il compleanno del caro amico Harold, Friedkin si cimenta per la prima volta in carriera con un genere classico come quello poliziesco per proporne una personale, travolgente e seminale rilettura: il risultato è un thriller teso e incalzante, magistralmente orchestrato su un’intricata rete di pedinamenti, inseguimenti, intercettazioni, che la vitalissima macchina da presa di Friedkin, con sguardo (e piedi) da detective, segue indifferentemente a distanza, fissa, mentre attende pazientemente di catturare il movimento, o accompagnandoli freneticamente lungo i marciapiedi e le strade, i negozi, le scalinate e le stazioni della città, tra suggestivi piani sequenza, soggettive indiavolate, riprese a spalla e il ritmo vorticoso infuso dai tagli del montaggio

L’opinione del sito http://www.offscreen.it
(…)Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del decennio successivo il concetto hollywoodiano di “messa in scena” crolla, ed in un certo senso viene ad essere sostituito da un nuovo modo di intendere il cinema che potremmo chiamare “messa in visione”: quello che infatti viene quasi totalmente sradicato dall’idea-film è proprio la scena, intesa come costruzione artificiosa di un set in cui girare “buone immagini”. Attraverso un processo che, simile, è avvenuto in Italia nel secondo Dopoguerra ed in Francia con la Nouvelle Vague – ma i presupposti da cui queste correnti nacquero sono radicalmente differenti, non va dimenticato – la strada diventa il termine estetico di confronto primario per un nuovo modo di fare cinema, che vede nell’espressione dell’immediatezza e della “realtà” (termine da prendere sempre con le molle…) il nuovo credo. Se pubblico e critica percepiscono immediatamente il vento del cambiamento e lo abbracciano con pochissime riserve, è solo con The French Connection che Hollywood offre cittadinanza ai nuovi autori che propongono questa visione alternativa: i 5 Oscar guadagnati dal film, tra cui quelli per la miglior pellicola dell’anno, per Friedkin e per Hackman, stanno a significare non che l’industria si è arresa alla rivoluzione dei “movie brats”, ma che è già riuscita ad accettarli e quindi ad inglobarne le idee portanti dentro i suoi meccanismi produttivi, magari leggermente modificati per adattarli a questa nuova impostazione.(…)


” Partito…180, …200: marchio di garanzia dell’ associazione esercenti, 210: marchio del ministero della sanità, …220: è entrata in orbita, riconoscimento ufficiale di droga del mese, … 230 : veleno di prima scelta, pura dinamite, eroina pura al 90 %, la migliore che abbia mai visto “
“Ma in questo distretto dove si riforniscono di caffè ? A Las Mierdas ?”.
“Sai cosa diventi se ti infilo questo panino nel culo ? Un vecchio stronzo con un panino infilato nel culo”

 

gennaio 4, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , | 2 commenti

La casa sulla collina di paglia

La casa sulla collina di paglia locandina 1

Lo scrittore Paul Martin in cerca di ispirazione per scrivere il suo secondo romanzo si rifugia in una villetta di campagna.
Il giovane è reduce dal grande successo del romanzo d’esordio,che Paul ha dedicato all’amico Simon morto suicida;per aiutarlo nella stesura del romanzo il suo editore gli invia una giovane e attraente stenografa,Linda.
La donna nasconde un segreto: è la vedova di Simon, che in realtà era il vero scrittore del romanzo che ha dato popolarità a Paul.
Inizia così un morboso e perverso gioco da parte della donna, che intende vendicarsi dello scrittore; per far ciò non esita a usare le armi della seduzione, arrivando a spiare anche Paul mentre si intrattiene con la fidanzata Susanne.
Il piano di Linda è semplice;eliminare chiunque ostacoli la sua vendetta e così la ragazza uccide senza rimorsi Susanne, non prima di averla sedotta.

La casa sulla collina di paglia 12

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Anche lei però dovrà guardarsi prima da un tentativo di stupro da parte di alcuni cacciatori e infine proprio da Paul nel drammatico duello finale…
La casa sulla collina di paglia (House on strow hill) esce nelle sale nel 1975 con un ottimo riscontro in termini di pubblico; il film è un sexploitation caratterizzato da un’atmosfera malsana e morbosa le cui scene principali non mancano di affascinare quel pubblico che va alla ricerca di emozioni visive forti.
In effetti il film ha delle sequenze abbastanza forti, anche se rigorosamente nei limiti del “lecito”, ovvero senza scivolare nell’hard o nello slasher più crudo.
Il regista James Kenelm Clarke, al suo terzo lavoro cinematografico,non va tanto per il sottile costruendo un film sicuramente molto ruvido visivamente ma con qualche pregio.
E’ abbastanza evidente la fretta che caratterizza la lavorazione del film, visibile in diversi passaggi dello stesso, film che però ha una struttura abbastanza solida dal punto di vista narrativo.
La storia non è certo nuova;siamo di fronte a una specie di rape e revenge al contrario, in cui la vittima diventa protagonista di una vendetta per interposta persona:Linda decide di perseguire l’uomo che ha causato il suicidio del marito vendicandosi crudelmente ( e crudamente) senza curarsi troppo del fatto che due sue vittime in effetti siano completamente innocenti, come per esempio Susanne, la fidanzata di Paul.
La sua è una vendetta cieca, esasperata anche dallo stupro che la ragazza subisce nei campi e che probabilmente manda definitivamente in tilt il suo già precario stato mentale.
Difatti il suo personaggio appare da subito dissociato mentalmente; ha un atteggiamento sprezzante nei confronti dello scrittore salvo poi spiarlo nei momenti di intimità con Suzanne per poi praticare un insoddisfacente e frustrante autoerotismo che il regista con furbizia e mestiere non manca di sottolineare ampiamente.
sarà proprio uno di questi momenti di piaceri solitari a causare lo stupro di cui sarà vittima la donna.

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L’elemento sesso è assolutamente preponderante nel film, unito alla cieca violenza di cui sono preda i personaggi della storia.
Che sono tutti negativi, dal primo all’ultimo.
E’ negativo il personaggio di Paul, un uomo che non esita a impossessarsi del romanzo del suo migliore amico pur di diventare famoso, così come è negativo il personaggio di Linda, ossessionata dalla vendetta a tutti i costi tanto da sacrificare in nome di essa anche la vita della sua occasionale amante Susanne.
Lo è Susanne, sfuggente e perversa così come lo sono i violentatori di Linda.
Un microcosmo quindi amorale e perverso, popolato da uomini amorali che vivono in una atmosfera malata.
La violenza è l’altro elemento determinante del film, che esploderà nel brutale finale.
La casa sulla collina di paglia non può certo essere definito un grande film, sopratutto per la mancata caratterizzazione dei personaggi in modo psicologico; le varie gesta dei protagonisti appaiono determinate solo dai peggiori impulsi e mancano di razionalità.
Tuttavia il film ha un suo fascino perverso e un’atmosfera decisamente inquietante, grazie anche alla sua location claustrofobica;peccato per i tagli subiti dalla pellicola stessa che hanno impedito, almeno finora di apprezzare alcuni dettagli probabilmente determinanti nell’economia della pellicola.

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Per quanto riguarda il cast, va segnalata la buona performance dell’enigmatico Udo Krier, uno dei volti che più si prestavano nel descrivere personaggi inquietanti, che assolve alla perfezione al suo compito.
Splendida Linda Hayden, che qualcuno ricorderà quindicenne e all’esordio, nel bel film la pelle giovane e nel successivo La pelle di Satana così come brava è Fiona Richmond che lavorerà ancora con Clarke nel successivo Hardcore del 1977.
Distribuito anche con i titoli di Exposè e Trauma, La casa sulla collina di paglia è purtroppo un film quasi invisibile in rete; tuttavia, vista la recente uscita della sua versione digitale, è probabile che a breve risulti disponibile o in streaming o su You tube.

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La casa sulla collina di paglia

Un film di James Kenelm Clarke. Con Linda Hayden, Udo Kier, Fiona Richmond Titolo originale The House on Straw Hill. Drammatico, durata 80 min. – USA 1976.

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Udo Kier … Paul Martin
Linda Hayden … Linda
Fiona Richmond … Suzanne
Patsy Smart … Mrs. Aston
Karl Howman … Un violentatore
Vic Armstrong … Un violentatore

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Regia: James Kenelm Clarke
Sceneggiatura:James Kenelm Clarke
Produzione:Brian Smedley-Aston e Paul Raymond
Musiche: Steve Gray
Fotografia:Dennis C. Lewiston
Montaggio:Jim Connock

La casa sulla collina di paglia banner recensioni
L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com
Buon thriller. Il cast è ottimo: l’ispirato Kier, la bravissima Linda Hayden (il punto forte del film) e la seducente Richmond. Non mancano scene di sangue; il regista riesce a creare una buona tensione e a dare un senso di claustrofobia in molte sequenze, nella piccola casa. Anche il colpo di scena finale, che forse poteva essere evitato, alla fin fine funziona. Da vedere!
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Questo thriller inglese si è ritagliato una certa fama “cult” principalmente a causa dell’inclusione nella famigerata lista dei “video nasties”; tuttavia i motivi sono anche da ricercarsi in una trama abbastanza originale e nel clima di morbosità che permea la pellicola. Oltre a scene di sesso abbastanza audaci per l’epoca, il film si segnala per uno stupro alquanto esplicito e per esplosioni di violenza improvvise e brutali. Grande Kier (come sempre) e brava la Hayden; buone alcune intuizioni registiche. Peccato per l’inizio un po’ lento.
L’opinione di John Trent dal sito http://www.davinotti.com
Notevole thriller anglosassone con venature horror. Udo Kier è uno scrittore dal passato oscuro tormentato da incubi e visioni orrende, la Richmond è la sua disinibita amante e la Hayden è una ambigua dattilografa con tendenze lesbiche. Il triangolo potrebbe essere perfetto ma qualcuno comincia a usare il coltello… Alcune scene sono davvero molto spinte (lo stupro agreste, gli amplessi tra Kier e una Richmond che non si risparmia) e per questo è stato pluricensurato. Un po’ irrisolto ma affascinante.

L’opinione del sito http://www.filmhorror.com
(…) Non siamo di fronte a un film dalla storia avvincente, perché se guardiamo alla sceneggiatura e soprattutto al finale (che definire bruttarello sarebbe probabilmente un eufemismo) c’è da rimanere delusi, ma non è questa la chiave di lettura: LA CASA SULLA COLLINA DI PAGLIA ricorda i fumettoni porno sadici di una volta, dove le tavole pepate e al sangue solleticavano la fantasia di chi leggeva, senza troppe pretese di verosimiglianza. Non è importante cosa lo spettatore vede nell’epilogo, ma il modo in cui ci arriva: la violenza e il sesso (etero e lesbo) sono gli ingredienti principali di una vicenda in cui i personaggi sono volutamente squallidi e dove a creare una situazione ostile ci pensano tensione e nervosismo.
Un applauso a Udo Kier, piuttosto convincente nella parte dello scrittore un po’ sciroccato, alla “polposa” Fiona Richmond e alla perversa Linda Hayden; LA CASA SULLA COLLINA DI PAGLIA è ben lontano dall’essere un capolavoro, ma una visione se la merita tutta. Dategli un’occhiata, ma fate attenzione alle varie versioni che girano.

L’opinione di ezio dal sito http://www.filmtv.it
Uno scrittore assume una dattilografa per concludere il suo nuovo libro e sara’ solo sangue e morte con sorpresa finale niente male,il tutto condito con numerose scene erotiche,compresa una di genere lesbo,ma il tutto rigorosamente soft.Per cultori…non e’ male.
L’opinione del sito http://www.horrormovie.it
(…) A parte il fascino puramente 70’s dell’opera, “La casa della collina di paglia”, se epurato da singoli e rari momenti ben costruiti, è in generale un prodotto piuttosto mediocre che presenta una storia molto esile completamente costruita sulla rivelazione finale. La sceneggiatura appare in più punti improbabile, a cominciare dall’incredibile deus ex machina nel finale che dona all’epilogo un tocco quasi ridicolo, oltre che estremamente diluita in situazioni inutili all’economia La casa sulla collina di paglianarrativa (vedi la citata scena dello stupro). Il ritmo, poi, è lento e se non fosse per i picchi erotici inseriti di frequente, si potrebbe tranquillamente parlare di film noioso.
L’unico merito davvero rilevante è la buona costruzione dei due personaggi principali, supportata dalla convincete interpretazione dei due attori, Udo Kier e Linda Hayden. Kier impersona uno scrittore inetto, infido, dalle abitudini maniacali che sfociano quasi nel patologico (indossa guanti di lattice quando fa l’amore), un ideale precursore del Jack Torrance di Nicholson; la Hyden invece è una ragazza attraente che alterna momenti di estrema pudicizia e timidezza ad altri in cui appare quasi una ninfomane, un comportamento schizofrenico che funge da sentore per la sua reale personalità dedita ad un intento di folle e alo stesso tempo lucida vendetta.
“La casa sulla collina di paglia” è un film che va visto solo per completezza riguardo al filone dedicato al sesso e alla violenza tipico degli anni ’70, una pellicola per soli appassionati, per gli altri si può tranquillamente soprassedere.

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gennaio 3, 2014 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Gli Oscar del 1972

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Helen Hayes, Alan King, Sammy Davis Jr. e Jack Lemmon conducono la tradizionale cerimonia della consegna degli Oscar del 1972, dal Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles,10 aprile 1972.
C’è molta attesa per l’assegnazione della statuetta più ambita, quella del miglior film; in lizza ci sono Il braccio violento della legge (The French Connection), regia di William Friedkin,Arancia meccanica (A Clockwork Orange), regia di Stanley Kubrick,Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof), regia di Norman Jewison,L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show), regia di Peter Bogdanovich e il kolossal Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra), regia di Franklin J. Schaffner. A sorpresa, vince Il braccio violento della legge di Friedkin, che batte immeritatamente sia lo stupendo Arancia meccanica (ma Hollywood non ha mai amato Kubrick) sia quell’altro capolavoro che è L’ultimo spettacolo.
Friedkin bissa l’Oscar anche per la miglior regia, battendo nuovamente Kubrick,Bogdanovich e il duo formato da Norman Jewison – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof) e da John Schlesinger – Domenica, maledetta domenica (Sunday Bloody Sunday).
A completare il trionfo arriva anche il premio per il miglior attore protagonista;se lo aggiudica Gene Hackman che batte Peter Finch interprete di Domenica, maledetta domenica (strepitoso),il Walter Matthau di Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter,George C. Scott in Anche i dottori ce l’hanno e infine Topol interprete di Il violinista sul tetto.
La miglior attrice protagonista è Jane Fonda per Una squillo per l’ispettore Klute, che prevale sul trio britannico formato da Julie Christie in I compari (McCabe & Mrs. Miller),Glenda Jackson in Domenica, maledetta domenica e Vanessa Redgrave in Maria Stuarda Regina di Scozia (Mary, Queen of Scots),oltre all’outsider Janet Suzman protagonista di Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra).
Bogdanovich, che correva per i due premi principali, miglior film e miglior regia vede premiati due suoi attori per i ruoli di miglior attore e attrice non protagonisti:
il miglior attore non protagonista è Ben Johnson per L’ultimo spettacolo, che vince la statuetta davanti al collega di cast Jeff Bridges,a Leonard Frey in Il violinista sul tetto,a Richard Jaeckel interprete di Sfida senza paura (Sometimes a Great Notion) e a Roy Scheider per Il braccio violento della legge.
E’ l’intensa, bravissima Cloris Leachman per L’ultimo spettacolo ad aggiudicarsi l’Oscar per la miglior attrice non protagonista, davanti a Ann-Margret per Conoscenza carnale,Ellen Burstyn per L’ultimo spettacolo, Barbara Harris per Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me e infine Margaret Leighton per Messaggero d’amore.
L’Italia vince la prestigiosa statuetta grazie a Il giardino dei Finzi-Contini, regia di Vittorio De Sica che supera film poco conosciuti come Karl e Kristina (Utvandrarna), regia di Jan Troell (Svezia),Dodès’ka’dèn (Dodesukaden), regia di Akira Kurosawa (Giappone),Basso, moro, scalcagnato e… con i piedi piatti (Ha Shoter Azulai), regia di Ephraim Kishon (Israele) e Una pioggia di stelle (Čajkovskij), regia di Igor Talankine (Unione Sovietica).
Con colpevole ritardo, Hollywood si ricorda di un attore e regista che ha contribuito in maniera determinante alle fortune della musa cinematografica:viene assegnato a Charlie Chaplin l’Oscar alla carriera, per “aver avuto un incalcolabile effetto facendo del cinema la forma d’arte di questo secolo”
I grandi sconfitti sono , nell’ordine, Arancia meccanica di Kubrick che su 4 nomination non ottiene nemmeno una statuetta,Domenica, maledetta domenica di John Schlesinger, la cui tematica ardita (storia di un triangolo con implicazioni omosessuali) scandalizza Hollywood.
Succede di peggio a Maria Stuarda, regina di Scozia di Charles Jarrott che su 5 nomination resta a bocca asciutta.

Dorothy Chandler Pavilion

Il Dorothy Chandler Pavilion, sede degli Oscar 1972

Alcune curiosità;
Arancia meccanica, vero capolavoro di Kubrick, uno dei cento film più importanti di sempre concorrerà anche ai British Academy of Film and Television Arts (Bafta), gli Oscar europei del cinema.Su 7 nomination non vincerà alcun premio, così come candidato ai Golden globe con 3 nomination resterà nuovamente a secco.Nel 1973 vincerà il Nastro d’argento promosso dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) a Taormina.
Maria Stuarda, regina di Scozia bocciato agli oscar subirà identica sorte ai Golden Globe,dove su 5 nomination non porterà a casa nemmeno un premio.A parziale consolazione arriveranno i due David di Donatello per le due protagoniste,Vanessa Redgrave e Glenda Jackson come Migliore attrice straniera.
Ben Johnson,interprete di L’ultimo spettacolo, trionferà nelle maggiori vetrine cinematografiche, aggiudicandosi il Golden Globe come Miglior attore non protagonista,il Premio BAFTA,il Kansas City Film Critics Circle Award,il New York Film Critics Circle Award.
Il braccio violento della legge, oltre ai 5 Oscar su 8 nomination trionferà ai Golden Globe con 3 premi (Miglior film drammatico,Migliore regia a William Friedkin e Miglior attore in un film drammatico a Gene Hackman),a Premio BAFTA(Miglior attore protagonista a Gene Hackman,Miglior montaggio a Gerald B. Greenberg),ai Directors Guild of America,ai Kansas City Film Critics Circle Award,National Board of Review Award,ai David di Donatello

Legenda:in neretto i vincitori nelle varie categorie

Miglior film

1 Il braccio violento della legge

Il braccio violento della legge (The French Connection), regia di William Friedkin

Le altre nomination:

1 Arancia meccanica
Arancia meccanica (A Clockwork Orange), regia di Stanley Kubrick

1 Il violinista sul tettoIl violinista sul tetto (Fiddler on the Roof), regia di Norman Jewison

1 L'ultimo spettacoloL’ultimo spettacolo (The Last Picture Show), regia di Peter Bogdanovich

1 Nicola e Alessandra

Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra), regia di Franklin J. Schaffner

Miglior regia

William Friedkin Oscar

William Friedkin – Il braccio violento della legge (The French Connection)

Stanley Kubrick – Arancia meccanica (A Clockwork Orange)
Norman Jewison – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)
Peter Bogdanovich – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)
John Schlesinger – Domenica, maledetta domenica (Sunday Bloody Sunday)

Miglior attore protagonista

2 Gene Hackman - Il braccio violento della legge

Gene Hackman – Il braccio violento della legge (The French Connection)

2 Peter Finch - Domenica, maledetta domenica
Peter Finch – Domenica, maledetta domenica (Sunday Bloody Sunday)

2 Walter Matthau - Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter
Walter Matthau – Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter (Kotch)

2 George C. Scott - Anche i dottori ce l'hanno
George C. Scott – Anche i dottori ce l’hanno (The Hospital)

2 Topol - Il violinista sul tetto
Topol – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)

Migliore attrice protagonista

3 Jane Fonda Klute

Jane Fonda – Una squillo per l’ispettore Klute (Klute)

3 Julie Christie - I compari
Julie Christie – I compari (McCabe & Mrs. Miller)

3 Domenica maledetta domenica
Glenda Jackson – Domenica, maledetta domenica (Sunday Bloody Sunday)

3 Vanessa Redgrave - Maria Stuarda Regina di Scozia
Vanessa Redgrave – Maria Stuarda Regina di Scozia (Mary, Queen of Scots)

3 Janet Suzman - Nicola e Alessandra
Janet Suzman – Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra)

Miglior attore non protagonista

4 Ben Johnson - L'ultimo spettacolo

Ben Johnson – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)

4 Jeff Bridges - L'ultimo spettacolo
Jeff Bridges – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)

4 Leonard Frey - Il violinista sul tetto
Leonard Frey – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)

4 Richard Jaeckel - Sfida senza paura
Richard Jaeckel – Sfida senza paura (Sometimes a Great Notion)

4 Roy Scheider - Il braccio violento della legge
Roy Scheider – Il braccio violento della legge (The French Connection)

Migliore attrice non protagonista

5 Cloris Leachman L'ultimo spettacolo

Cloris Leachman – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)

5 ann Margret Conoscenza carnale
Ann-Margret – Conoscenza carnale (Carnal Knowledge)

5 Ellen Burstyn - L'ultimo spettacolo
Ellen Burstyn – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)

5 Barbara Harris - Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me
Barbara Harris – Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me

5 Margaret Leighton - Messaggero d'amore
Margaret Leighton – Messaggero d’amore (The Go-Between)

Miglior sceneggiatura originale

Paddy Chayefsky

Paddy Chayefsky – Anche i dottori ce l’hanno (The Hospital)

Elio Petri e Ugo Pirro – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Andy Lewis e Dave Lewis – Una squillo per l’ispettore Klute (Klute)
Herman Raucher – Quell’estate del ’42 (Summer of ’42)
Penelope Gilliatt – Domenica, maledetta domenica (Sunday Bloody Sunday)

Miglior sceneggiatura non originale

Ernest Tidyman

Ernest Tidyman – Il braccio violento della legge (The French Connection)

Stanley Kubrick – Arancia meccanica (A Clockwork Orange)
Bernardo Bertolucci – Il conformista (Il conformista)
Ugo Pirro e Vittorio Bonicelli – Il giardino dei Finzi-Contini
Larry McMurtry e Peter Bogdanovich – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)

Miglior film straniero

Il giardino dei Finzi Contini

Il giardino dei Finzi-Contini, regia di Vittorio De Sica (Italia)

Karl e Kristina (Utvandrarna), regia di Jan Troell (Svezia)
Dodès’ka’dèn (Dodesukaden), regia di Akira Kurosawa (Giappone)
Basso, moro, scalcagnato e… con i piedi piatti (Ha Shoter Azulai), regia di Ephraim Kishon (Israele)
Una pioggia di stelle (Čajkovskij), regia di Igor Talankine (Unione Sovietica)

Miglior fotografia

Oswald Morris

Oswald Morris – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)

Owen Roizman – Il braccio violento della legge (The French Connection)
Robert Surtees – L’ultimo spettacolo (The Last Picture Show)
Freddie Young – Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra)
Robert Surtees – Quell’estate del ’42 (Summer of ’42)

Miglior montaggio

Jerry Greenberg

Jerry Greenberg – Il braccio violento della legge (The French Connection)
Bill Butler – Arancia meccanica (A Clockwork Orange)
Stuart Gilmore e John W. Holmes – Andromeda (The Andromeda Strain)
Ralph E. Winters – Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter (Kotch)
Folmar Blangsted – Quell’estate del ’42 (Summer of ’42)

Miglior scenografia

John Box, Ernest Archer, Jack Maxsted, Gil Parrondo e Vernon Dixon – Nicola e Alessandra
Boris Leven, William Tuntke e Ruby Levitt – Andromeda (The Andromeda Strain)
John B. Mansbridge, Peter Ellenshaw, Emile Kuri e Hal Gausman – Pomi d’ottone e manici di scopa
Robert Boyle, Michael Stringer e Peter Lamont – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)
Terence Marsh, Robert Cartwright e Peter Howitt – Maria Stuarda Regina di Scozia (Mary, Queen of Scots)

Migliori costumi

Yvonne Blake e Antonio Castillo – Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra)
Bill Thomas – Pomi d’ottone e manici di scopa (Bedknobs and Broomsticks)
Piero Tosi – Morte a Venezia
Margaret Furse – Maria Stuarda Regina di Scozia (Mary, Queen of Scots)
Morton Haack – I raptus segreti di Helen (What’s the Matter with Helen?)

Migliori effetti speciali

Alan Maley, Eustace Lycett e Danny Lee – Pomi d’ottone e manici di scopa (
Jim Danforth e Roger Dicken – Quando i dinosauri si mordevano la coda (When Dinosaurs Ruled the Earth)

Migliore colonna sonora

Michel Legrand – Quell’estate del ’42 (Summer of ’42)
John Barry – Maria Stuarda Regina di Scozia (Mary, Queen of Scots)
Richard Rodney Bennett – Nicola e Alessandra (Nicholas and Alexandra)
Isaac Hayes – Shaft il detective (Shaft)
Jerry Fielding – Cane di paglia (Straw Dogs)

Adattamento con canzoni originali

John Williams – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)
Richard M. Sherman, Robert B. Sherman e Irwin Kostal – Pomi d’ottone e manici di scopa
Peter Maxwell Davies e Peter Greenwell – Il boy friend
Dimitri Tiomkin – Una pioggia di stelle (Čajkovskij)
Leslie Bricusse, Anthony Newley e Walter Scharf – Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Miglior canzone

Theme from Shaft, musica e testo di Isaac Hayes – Shaft il detective (Shaft)
The Age of Not Believing, musica e testo di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman – Pomi d’ottone e manici di scopa
All His Children, musica di Henry Mancini, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – Sfida senza paura
Bless the Beasts & Children, musica e testo di Barry DeVorzon e Perry Botkin Jr. – Bless the Beasts & Children
Life Is What You Make It, di Marvin Hamlisch, testo di Johnny Mercer – Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter

Miglior sonoro

Gordon K. McCallum e David Hildyard – Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof)
Gordon K. McCallum, John Mitchell e Alfred J. Overton – Agente 007: Una cascata di diamanti (Diamonds Are Forever)
Theodore Soderberg e Christopher Newman – Il braccio violento della legge (The French Connection)
Richard Portman e Jack Solomon – Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter (Kotch)
Bob Jones e John Aldred – Maria Stuarda Regina di Scozia (Mary, Queen of Scots)

Miglior documentario

The Hellstrom Chronicle (The Hellstrom Chronicle), regia di Walon Green e Ed Spiegel
Alaska Wilderness Lake (Alaska Wilderness Lake), regia di Alan Landsburg
Il rally dei campioni (On Any Sunday), regia di Bruce Brown
The RA Expeditions (RA), regia di Lennart Ehrenborg e Thor Eyerdahl
Le chagrin e la pitié (Le chagrin et la pitié), regia di Marcel Ophüls

Miglior cortometraggio

Sentinels of Silence (Centinelas del silencio), regia di Robert Amran
The Rehearsal (The Rehearsal), regia di Stephen Verona
Good Morning (Good Morning), regia di Denny Evans e Ken Greenwald

Miglior cortometraggio documentario

Sentinels of Silence (Centinelas del silencio), regia di Robert Amran
Adventures in Perception (Adventures in Perception), regia di Han van Gelder
Art Is… (Art Is…), regia di Julian Krainin e DeWitt L. Sage Jr.
The Numbers Start with the River (The Numbers Start with the River), regia di Donald Wrye
Somebody Waiting (Somebody Waiting), regia di Hal Riney, Dick Snider e Sherwood Omens

Miglior cortometraggio d’animazione

The Crunch Bird (The Crunch Bird), regia di Ted Petok
Evolution (Evolution), regia di Michael Mills
The Selfish Giant (The Selfish Giant), regia di Peter Zander

Premio alla carriera
Charlie Chaplin

La serata degli Oscar 1972

Ben Johnson OscarBen Johnson, miglior attore non protagonista

Charlie Chaplin

Charlie Chaplin, Oscar alla carriera

Cloris Leachman Oscar

Cloris Leachman, Oscar miglior attrice non protagonista

Gene Hackman e Jane Fonda

Gene Hackman e Jane Fonda, migliori attori protagonisti

Gene Hackman e Raquel Welch premiano la miglior attrice non protagonista

Raquel Welch e Gene Hackman stanno per annunciare la miglior attrice non protagonista

Gene Hackman OscarGene Hackman riceve l’Oscar

Isaac Hayes

Isaac Hayes, Oscar per la colonna sonora

Jane Fonda Oscar

Jane Fonda riceve l’Oscar

Liza Minnelli premia il miglior attore

Liza Minnelli annuncia l’Oscar per il miglior attore protagonista

Nicholson premia il miglior film

Jack Nicholson premia il miglior film

Premiazione

La foto di rito

Ricard Harris,Ben Johnson e Sally KellermanBen Johnson tra Richard Harris e Sally Kellerman

Richard Harris e Sally Kellerman premiano il miglior attore non protagonista

Richard Harris e Sally Kellerman annunciano l’Oscar per il miglior attore non protagonista

gennaio 2, 2014 Pubblicato da: | Oscar | | Lascia un commento