Carroll Baker
Carroll Baker, nome d’arte di Karolina Piekarski , nata il 28 maggio del 1931 a Johnstown, nello stato americano della Pennsylvania rappresenta un caso molto raro di longevità cinematografica; dal 1952, data della sua prima timida apparizione in un film per la Tv, Monodrama theater al 2003, data in cui ha recitato, sempre per la Tv,in The lion’s den, la bionda attrice ha interpretato oltre un centinaio di parti, tra cinema e personaggi televisivi, alcuni prodotti da lei stessa.

Carroll Baker in La moglie di mio padre
Bionda, bella, non appariscente, ma dalla bellezza morbida e sensuale, Carroll Baker è entrata praticamente in tutti i generi cinematografici, dal western al comico, dal drammatico alla commedia, non disdegnando nemmeno il thriller all’italiana e la commedia sexy. Arrivata relativamente tardi al cinema, Carroll, che era figlia di un agente di commercio, aveva iniziato da ragazzina a calcare le scene, partecipando come ballerina ad alcuni spettacoli musicali e infine diventando la spalla di un prestigiatore.
Il film che l’ha resa famosa, Baby Doll
Sposatasi a 22 anni, Carroll, dopo aver concluso velocemente la sua vita matrimoniale con un fulmineo divorzio, decise di puntare tutto sullo spettacolo; si trasferì a New York, lavorando contemporaneamente in spettacoli a Broadway e girando alcuni spot televisivi. Nel 1955 avviene la vera svolta: l’attrice, che ha voluto dare una forte spinta alla sua carriera scegliendo di studiare all’Actor studio, si sposa per la seconda volta con un regista cinematografico, Jack Garfein, dal quale avrà due figlie.
Carroll Baker nel film di Lenzi Cosi dolce cosi perversa
Ma, sopratutto, viene contattata dalla Warner Bros, che vede in lei un’emula della grande Marilyn Monroe; L’esordio avvenne in grande stile, in una pellicola entrata nella storia sia per il cast sia perchè diventata oggetto di culto per la presenza del giovane James Dean; il film era Il gigante,diretto da George Stevens, nel quale la bionda Carroll interpretava la parte di Luz Benedict, terzogenita della coppia Rock Hudson-Liz Taylor, corteggiata dal giovane Dean.L’ottima impressione suscitata convinse Kazan a scritturarla per Baby Doll, la bambola viva (titolo italiano); il ruolo della giovane Baby Doll Meighan, contesa dal maturo marito e il suo rivale , suscitò scandalo per l’argomento trattato, ma le valse la nomination all’oscar. Da quel momento la carriera della Baker ebbe un’accelerazione formidabile.

Jean Harlow, la donna che non sapeva amare
Arrivarono così partecipazioni a film importanti, come Il grande paese di William Wyler, La conquista del west, uno dei successi più grandi del cinema americano anni 60, alla cui realizzazione contribui John Ford con Henry Hathaway, e ancora Avamposto Sahara, al fianco di Clark Gable, L’uomo che non sapeva amare di Dmytryk, Il grande sentiero di John Ford, l’epico La più grande storia mai raccontata, ancora per la regia di Stevens, Il filibustiere della Costa d’oro e Jean Harlow, la donna che non sapeva amare,di Gordon Douglas, film in cui era la protagonista assoluta nei panni della grande attrice Harlow.
Due scene tratte da Il dolce corpo di Deborah
Una lite con i dirigenti della potente major Warner Bros, casa cinematografica per la quale era sotto contratto, la costrinse a scegliere di lavorare all’estero. Arrivò così in Italia, dove visse una seconda giovinezza cinematografica diventando una delle beniamine del cinema italiano, snobbata dai critici per la partecipazione a quelli che erano considerati B movie, e che, con il passare degli anni, sono diventati dei cult movies.Nel 1967 girò il primo di questi film, sotto la regia di Marco Ferreri; il film, L’harem, la vedeva interpretare Margherita, un’architetto fiera e gelosa della sua indipendenza ed emancipazione, che finirà però per soccombere al maschilismo facendo una tragica fine.

Carroll Baker nell’introvabile In fondo alla piscina
L’anno successivo Romolo Guerrieri la volle in Il dolce corpo di Deborah, nel quale lavora accanto a Jean Sorel. Il ruolo di Deborah, in un film complesso, a forti connotazioni tipiche del thriller con sfumature erotiche convinse Umberto Lenzi a scritturarla per Orgasmo, il primo della trilogia che comprenderà anche Paranoia e Così dolce così perversa. Ecco cosa dichiarò Lenzi sul suo primo film con la Baker e sui retroscena di un titolo, Orgasmo, che si prestava anche a letture molto maliziose:
“L’interprete doveva essere Eleanor Powell, poi invece Carroll Baker si trovava a Roma dove aveva lavorato con Ferreri ne L’Harem. Me la presentarono, così bella, così solare, così diversa dalla diva americana. Facemmo orgasmo, uno dei miei film migliori, rovinato da un titolo assurdo. Il film si chiamava Paranoia, scrissi il soggetto, girai sempre con questo titolo, poi arriva alla produzione e loro dissero che ‘paranoia’ somigliava troppo a ‘noia’ e che nessuno sarebbe andato a vederlo. “Diamogli un titolo nuovo”, pensarono. Il titolo doveva essere I Perversi e non sarebbe andata male. Fu a quel punto che il produttore lesse che si stava preparando un film dal titolo ‘Orgasmo’,
un film di carattere erotico. Siccome orgasmo significa anche tensione, si dissero di chiamarlo così. E questa fu la rovina del mio film migliore.Uscì il 2 febbraio a Roma al Fiamma. La sera della prima applausi a scena aperta e il film ebbe un successo strepitoso fino a metà marzo quando durante il periodo pasquale fu deciso di toglierlo dalla circolazione a causa del suo titolo. Fece solo 500 milioni. All’estero uscì con il titolo ‘Paranoia’ e fu un successo incredibile.”
Il film ebbe comunque un discreto successo; la Baker, che interpretava Kathryn, una ricca americana vittima di un piano diabolico per impadronirsi delle sue sostanze, mise in risalto la duplice capacità di Carroll di essere al tempo stesso ingenua e perfida, quindi interprete ideale per tutti quei ruoli che richiedevano personaggi ambigui, che non potessero essere di facile lettura per gli spettatori.Nello stesso anno usci Così dolce così perversa, che mostra la Baker impegnata in un ruolo ambiguo., quello di Nicole che circuisce un ricco industriale, in combutta con l’amante e la moglie dell’uomo, anch’essa sua amante.
Il film, non particolarmente brillante, le valse comunque un grosso successo personale, tanto che Lenzi la volle ancora con se in Paranoia, nel ruolo di Helen, questa volta vittima delle circostanze. Erano gli inizi degli anni settanta, il cinema stava per iniziare la sua grande stagione; Carroll lavorò in In fondo alla piscina,(La ultima signora Anderson), diretta da Eugenio Martin, e sempre nel corso del 1971 in Capitan Apache di Singer e in Il diavolo a sette facce, di Cipriani. Carroll Baker aveva 40 anni esatti, un’età in cui le attrici, generalmente, non amano più mettere in mostra il proprio corpo; la Baker, viceversa, accettò di mostrarsi nuda sullo schermo, in scene che oggi appaiono decisamente caste, ma che all’epoca suscitarono non poco scalpore. Corpo tonico nonostante i 40 anni e le due maternità, la Baker apparve senza veli sia nei film di Lenzi che nei film successivi, dimostrando al tempo stesso spregiudicatezza e professionalità. Nel 1972 girò l’ultimo dei film con Umberto Lenzi, l’incerto Il coltello di ghiaccio, film in cui interpretava la diabolica Martha, volto innocente ma animo nero.

Carroll Baker nel film Paranoia
Nel 1973 interpretò la strega di Baba Yaga, film di Farina con protagonista la De Funes nei panni di Valentina, un film da dimenticare in tutti i sensi. Non va meglio con il debole Il fiore dai petali d’acciaio, di Gianfranco Piccioli, mentre l’anno successivo ebbe un buon successo personale in Il corpo, buon lavoro di Luigi Scattini, nel quale è Madeleine, l’ex moglie di Enrico Maria Salerno, che gestisce una bettola in un’isola tropicale. Nel 1975 arrivano due film a forte connotazione erotica; sono Lezioni private, di Vittorio De Sisti, nel quale è una matura insegnante ricattata per delle pose sexy e in cui interpreta le scene più scabrose della sua carriera, e La moglie vergine, di Marino Girolami, ancora in un ruolo molto sexy. Il 1976 la vide protagonista del comico I soliti ignoti colpiscono ancora – E una banca rapinammo per fatal combinazion e di Spara ragazzo spara.
Due sequenze dal film Orgasmo
La parentesi italiana sta per volgere al termine, e l’attrice, dopo aver interpretato il ruolo di Carol in Spara ragazzo spara ritorna in patria. Da questo momento la carriera cinematografica di Carroll Baker si arricchirà di partecipazioni ad alcuni film di grosso successo, come Star 80, del 1983, in cui lavora con il grande Bob Fosse, in Ironweed, al fianco di Jack Nicholson e successivamente in Un poliziotto alle elementari,Jackpot e The game. Parallelamente l’attrice lavorò molto in serie tv, molto popolari in America come Judgment Day: The John List Story ,Chicao Hope e altre, dedicandosi anche a produzioni televisive.

Ab morgen sind wir reich und ehrlich
Carroll Baker è stata sicuramente una delle attrici più poliedriche della storia del cinema; come abbiamo visto dalle sue interpretazioni, è passata indifferentemente attraverso vari generi cinematografici; ma da noi la si ricorda principalmente per quei dieci anni in cui ha lavorato con professionalità e bravura nella stagione forse più fortunata del cinema italiano.
Un’attrice che ha saputo sempre rinnovarsi, trovando nuove strade, sperimentando per esempio agli inizi degli anni settanta, le produzioni televisive, che diverranno alla fine il suo lavoro e impegno quotidiano.Lungimiranza quindi, unita a talento e simpatia. Oggi è una matura signora, ancora affascinante e simpatica, che si avvicina con orgoglio alla soglia degli ottanta anni. Lavorando ancora.
Miracle
La moglie vergine
Momento selvaggio
La doppia vita di Sylvia West
Il mondo di una cover girl
Il grande sentiero
Avamposto Sahara
Ponte verso il sole
Il mondo è pieno di uomini sposati
The Lyon’s Den
Roswell
Quei bravi ragazzi
Ponte verso il sole
Momento selvaggio
Ma non per me
La conquista del West
Il grande paese
Il filibustiere della Costa d’Oro
Cyclone
Il male di Andy Warhol
Un poliziotto alle elementari
Paura
Ironweed
Il gigante
I soliti ignoti colpiscono ancora
Gli occhi del parco
Cheyenne
Bloodbath
Fatta per amare
2003 The Lyon’s Den (TV serie)
2003 The Quantum Theory … Jack’s Mother
2002 Rag and Bone (TV movie)
2000 Another Woman’s Husband (TV movie)
1999 Roswell (TV serie)
1999 Leaving Normal
1998 Nowhere to Go
1997 Heart Full of Rain (TV movie)
1997 The Game – Nessuna regola
1997 North Shore Fish (TV movie)
1997 Skeletons (TV movie)
1996 Just Your Luck (video)
1996 La signora della città (TV movie)
1996 Dalva (TV movie)
1995 Chicago Hope (TV series)
1995 Una madre di troppo
1993 A Kiss to Die For (TV movie)
1993 Avvocati a Los Angeles (TV series)
1993 La signora in giallo (TV serie)
1993 Men Don’t Tell (TV movie)
1993 Judgment Day: The John List Story (TV movie)
1992 Jackpot
1992 Davis Rules (TV serie)
1992 Gipsy Angel
1991 P.S.I. Luv U (TV serie)
1991 Blonde Fist
1991 Racconti di mezzanotte (TV serie)
1990 Grand (TV serie)
1990 Un poliziotto alle elementari
1987 Ironweed
1987 On Fire (TV movie)
1986 Paura
1985 What Mad Pursuit? (TV movie)
1985 Hitler’s S.S.: Portrait in Evil (TV movie)
1984 Sharing Time (TV serie)
1984 The Secret Diary of Sigmund Freud
1983 Red Monarch (TV movie)
1983 Star 80
1980 Gli occhi del parco
1979 Las flores del vicio
1979 Il mondo di una cover girl
1978 Cyclone
1977 Il male di Andy Warhol
1976 Spara ragazzo spara
1976 La moglie di mio padre
1976 Thriller (TV serie)
1976 I soliti ignoti colpiscono ancora – E una banca rapinammo per fatal combinazion!
1975 La moglie vergine
1975 Lezioni private
1975 The Wide World of Mystery (TV serie)
1974 Il corpo
1973 Il fiore dai petali d’acciaio
1973 Baba Yaga
1972 Il coltello di ghiaccio
1971 Il diavolo a sette facce
1971 Capitan Apache
1971 In fondo alla piscina
1970 W. Somerset Maugham (TV serie)
1970 Paranoia
1969 Così dolce… così perversa
1969 Orgasmo
1968 Il dolce corpo di Deborah
1967 La gang dei diamanti
1967 L’harem
1965/I Jean Harlow la donna che non sapeva amare
1965 Il filibustiere della costa d’oro
1965 La più grande storia mai raccontata
1965 La doppia vita di Sylvia West
1964 Il grande sentiero
1964 L’uomo che non sapeva amare
1963 Armchair Theatre (TV serie)
1962 Avamposto sahara
1962 La conquista del West
1961 Momento selvaggio
1961 Ponte verso il sole
1959 Vento di tempesta
1959 Ma non per me
1958 Il grande paese
1956 Baby Doll – La bambola viva
1956 Il gigante
1955 Danger (TV serie)
1954 The Web (TV serie)
1953 Fatta per amare
1952 Monodrama Theater (TV serie)
Eva Aulin

Bionda, fisico minuto, sguardo da bambina; tre caratteristiche specifiche di Eva (Ewa) Aulin, attrice svedese, nata a Landskrona, in Svezia, nel febbraio del 1950; miss teen Svezia già nel 1966, arrivò in Italia grazie ad un contratto pubblicitario, e venne notata da Alberto Lattuada, che le affidò il ruolo di Wanda in Don Giovanni in Sicilia, nel quale la diciassettenne attrice è un’amica di un rivale di Giovanni, un avvocato siciliano troppo incline alle donne, oggetto del desiderio del donniolo siciliano.
Nel film di Tinto Brass Col cuore in gola
Il buon successo ottenuto le valse la scrittura per il film Col cuore in gola, diretto da Tinto Brass nel 1967; in questo film la Aulin interpretava l’ambiguo ruolo della giovanissima Jane, che seduce il maturo Bernard (Jean Louis Trintignant), che per lei finirà in un gioco mortale. Nel 1968 la Aulin si sposò, ma il matrimonio durò veramente poco, appena 4 anni; ma il 1968 fu anche l’anno dell’affermazione ottenuta con La morte ha fatto l’uovo, un thriller confuso, ma dal buon riscontro di cassetta, nel quale la bionda attrice svedese lavorava accanto a Trintignant e a Gina Lollobrigida, interpretando Gabrielle, cugina di Anna, una ricca signora sulla quale ha posato gli occhi, per impadronirsi della ricca eredità della donna.
Due fotogrammi con Eva Aulin in Fiorina la vacca
Per la seconda volta consecutiva, la Aulin si trovò a interpretare un ruolo da perversa e losca avventuriera, a dispetto della sua giovane età. Divenuta a questo punto abbastanza nota, la Aulin venne interpellata per la parte da protagonista di un film con un cast stellare; il film, Candy (in Italia intitolato Candy e il suo pazzo mondo) venne diretto da Christian Marquand, e girato con attori di fama, come Marlon Brando, Richard Burton, Florinda Bolkan, John Huston, Walter Matthau, il pugile Sugar Ray Robinson, e i cantanti Ringo Starr e Charles Aznavour.

Con Gina Lollobrigida in La morte ha fatto l’uovo
La storia surreale di Candy, studentessa che durante una lezione all’università si addormenta e sogna avventure stravaganti in compagnia di altrettanto improbabili persone conosciute per caso, ebbe un riscontro positivo, anche se limitato al pubblico. Il film, a dispetto del cast di tutto rispetto, non incantò la critica. Il film successivo, Microscopic Liquid Subway to Oblivion, lo girò sotto la regia del marito, John Shadow, e sempre nel 1970 entrò nel cast di Start the Revolution Without Me , regia di Bud Yorkin, al fianco di Gene Wilder e John Sutherland.

Ancora con Trintignant in La morte ha fatto l’uovo
Le due battute d’arresto concomitanti a queste due interpretazioni, la frenarono notevolmente. Tuttavia, nel 1971, la troviamo sul set di La controfigura, un film di Romolo Guerrieri, in cui la Aulin interpretava il ruolo di Lucia, moglie scioccherella e frivola di un mantenuto dai genitori, che si infatuerà della suocera. Con la Aulin, allora nel pieno della sua bellezza, c’erano Jean Sorel, Lucia Bosè, Silvano Tranquilli e Marilu Tolo. Nel 1972 la Aulin girò tre film; il primo, Rosina Fumo viene in città per farsi il corredo, diretto da Claudio Gora, la vide protagonista nei panni di Rosina, una ragazza fidanzata con un giovane chiamato sotto le armi, che va in città per racimolare i soldi per comprarsi il corredo, ma che finirà per passare una gran brutta esperienza.
Tre fotogrammi tratti da La morte ha sorriso all’assassino
Il film, un fiasco clamoroso, non le impedi di avere il ruolo principale in Questa specie d’amore , di Alberto Bevilacqua, in compagnia di Ugo Tognazzi, Jean Seberg e Fernando Rey. L’ultimo film del 1972 fu il decamerotico Fiorina la vacca, uno dei pochi prodotti del filone a poter vantare qualche qualità; la Aulin, nel ruolo di Giacomina, moglie di Compare Menico, era irresistibile, sopratutto nelle scene in cui litiga con il marito, un bravissimo Renzo Montagnani.
Nel 1973 troviamo la Aulin nuovamente diretta da Vittorio De Sisti nel discontinuo e deludente Quando l’amore è sensualità, al fianco di Femi Benussi e Agostina Belli, nel drammatico Una vita lunga un giorno, regia di Ferdinando Baldi, nel ruolo di Anna Andersson, una cinica e spietata donna che inganna un giovane marinaio, interpretato dal cantante Mino Reitano.
Microscopic Liquid Subway to Oblivion
Gira Il tuo piacere è il mio, di Claudio Racca, La morte ha sorriso all’assassino, da protagonista, diretta da Aristide Massaccesi, Joe D’Amato, in un thriller che la vede trasformata in una specie di zombie e infine gira l’ultimo film della sua brevissima carriera, Ceremonia sangrienta,uscito in Italia come Le vergini cavalcano la morte, ennesimo film dedicato alle gesta della sanguinaria contessa ungherese Elizabeth Bathory.
Rosina Fumo viene in città per farsi il corredo
A soli ventitre anni, la Aulin decise di lasciare il cinema:decisione abbastanza incomprensibile, visto che si era guadagnata una certa fama, era giovanissima, e sopratutto molto bella. Dal momento della sua uscita di scena, della Aulin si è parlato solo in occasione del suo secondo matrimonio,avvenuto nel 1974 con Cesare Palladino, con il quale dovrebbe essere sposata tuttoggi.
Start the revolution with me
Due fotogrammi tratti da Start the revolution with me
Due fotogrammi dal film Questa specie d’amore
Quando l’amore è sensualità
Microscopic liquid subway
Le vergini cavalcano la morte
Il tuo piacere è il mio
Ceremonia sangriente
Una vita lunga un giorno
Quando l’amore è sensualità
La controfigura
Ceremonia sangrienta (1973)
La morte ha sorriso all’assassino (1973)
Il tuo piacere è il mio (1973)
Una vita lunga un giorno (1973)
Quando l’amore è sensualità (1973)
Fiorina la vacca (1972)
Questa specie d’amore (1972)
Rosina Fumo viene in città… per farsi il corredo (1972)
La controfigura (1971)
Start the Revolution Without Me (1970)
Microscopic Liquid Subway to Oblivion (1970)
Candy 1968
La morte ha fatto l’uovo 1968
Col cuore in gola (1967)
Don Giovanni in Sicilia (1967)
Eva Czemerys
Una biografia, quella di Eva Czemerys, per forza di cose incompleta, almeno nei suoi dati essenziali riguardanti la vita prima dell’esordio cinematografico avvenuto nel 1971; non esistono, nella rete, dati anagrafici oltre la località di nascita, Monaco. Non si sa la data, presumibilmente comunque dopo il 1950; il mensile Nocturno parla di origini cecoslovacche, probabilmente in base al cognome. Eva Czemerys,bellezza molto mediterranea, alta, capelli scuri, fisico asciutto, esordisce sullo schermo nel 1971,nel film Bella di giorno moglie di notte, per la regia del compianto Nello Rossati, interpretando immediatamente una parte da protagonista, quella di Paola, moglie di un designer pubblicitario che uccide il marito per averla fatta prostituire.

La bella Eva in All’onorevole piacciono le donne, nella parte del sogno erotico di Puppis

Con Anita Strindberg in Diario segreto di un carcere femminile
Un esordio di buon livello, che le vale la scrittura per il film La gatta in calore, che ad onta del suo titolo malizioso, non è un film sexy ma un thriller; a dirigerla è nuovamente Nello Rossati, lei interpreta Anna, moglie trascurata di Antonio, che avrà una relazione pericolosa con un pittore drogato e hippy. Curiosamente, pur avendo esordito come prima attrice, e dopo due buone prove pur in film non eccelsi, Eva non sfonda. nel 1972 ha solo un piccolo ruolo in All’onorevole piacciono le donne (Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia), film molto sottovalutato di Lucio Fulci, graffiante commedia sui vizi di un politico perdutamente attratto dalle donne.
Nello stesso anno interpreta un ruolo di contorno nel film Poppea… una prostituta al servizio dell’impero, al fianco della giovane Femi Benussi e con il cantante- attore Don Backy; il film, diretto da Alfonso Brescia, ottiene un qualche successo di pubblico, pur essendo un sottoprodotto della commedia sexy. Nel film Eva è una vergine concupita dall’imperatore; curiosamente, nonostante le buone prove offerte, la Czemerys resta rilegata in parti secondarie, come nel successivo film di Bergonzelli,Cristiana monaca indemoniata, sempre del 1972, nel quale è la madre dela protagonista, la monaca Cristiana, interpretata dalla sconosciuta Toti Achilli.
Eva Czemerys in due scene tratte da L’assassino ha riservato 9 poltrone
Ancora un ruolo marginale nel successivo Una vita lunga un giorno, girato nel 1973 per la regia di Ferdinando Baldi,mentre torna in un ruolo di primo piano in L’arma, l’ora, il movente, di Francesco Mazzei, nel ruolo di Gulia, l’amante di un prete, uccisa poi da Orchidea, interpretata da Bedy Moratti. Sempre nel 1973 è nel cast di 24 ore… non un minuto di più, curioso prodotto realizzato da Franco Bottari, film che ruota attorno all’eccellente Riccardo Cucciolla;
Cristiana monaca indemoniata
sempre nel 1973 arriva un film della serie women in prison, quel Diario segreto da un carcere femminile, diretto da Rino De Silvestro, con un cast di bellezze, come Anita Strindberg,Jenny Tamburi, Cristina Gajoni, Gabriella Giorgelli, Bedy Moratti,
Una vita lunga un giorno
Continua a lavorare con buona lena, creandosi un suo pubblico di ammiratori: il film successivo la vede protagonista, il film è questa volta Sedicianni, di Tiziano Longo, girato nel 1974. La sua parte è quella di Mara, una donna che dopo il divorzio va a vivere con il suo nuovo amore portandosi dietro la figlia sedicenne, che la colpirà al cuore seducendo l’amante della madre. Ancora una volta si tratta di un prodotto di non eccelsa qualità, che la confina tra le interpreti minori, nonostante il suo indubbio carisma e le buone capacità.

Due fotogrammi tratti da Perchè si uccide un magistrato
Confermate, ancora una volta, dal ruolo di Sibilla, amante del giornalista Solaris in Perché si uccide un magistrato , ottimo film di Damiano Damiani, un thriller con connotazioni poliziesche.Il vero passo falso è Morbosità, film diretto da Luigi Russo sempre nel 1974; è un film scadente, con un cast striminzito, nel quale spicca, per modo di dire, Gianni Macchia. Un insuccesso che sembra non pesare, tant’è vero che ottiene la parte da protagonista in Il figlio della sepolta viva, diretto da Luciano Ercoli nel 1974; il suo ruolo è quello di Giovanna, duchessa di Cambise, una perfida donna che con un complotto si è impossessata di una contea.
La gatta in calore
L’assassino ha riservato nove poltrone, thriller di discreta fattura del 1974, diretto da Giuseppe Bennati, è la sua opera successiva; vi interpreta il ruolo di Rebecca, sorella di un nobile, che finirà uccisa per un’oscura maledizione. Nel 1974 lavora in Juegos de sociedad, dello spagnolo José Luis Merino, film che non dovrebbe mai essere uscito sul mercato italiano, e successivamente in Roma drogata: la polizia non può intervenire, di Lucio Marcaccini. E’ l’ultimo film degli anni settanta che interpreta, siamo nel 1975; la Czemerys sparisce letteralmente dallo schermo, per motivi assolutamente sconosciuti. Tonerà nel 1983 in due ruoli secondari; il primo in Fuga dal Bronx, di Enzo G. Castellari,
Sedicianni
il secondo in Le feu sous la peau, letteralmente Il fuoco sotto la pelle, interpretato da attori di serie B e inedito in Italia. In pratica la sua carriera termina quì, e della bella Eva Czemerys si saprà soltanto del suo ritiro a vita privata. La bellissima attrice pare si sia dedicata da allora ad iniziative di beneficenza difendendo la sua privacy. La notizia della sua morte pare essere decisamente una leggenda metropolitana, come del resto potrete leggere nei commenti a questa breve biografia; suo marito ha smentito la notizia e la cosa ovviamente non può che fare piacere ai suoi numerosi ammiratori.
Un’attrice dotata, purtroppo poco sfruttata o impiegata per film di serie B, con qualche dovuta eccezione; un’attrice che era talmente riservata nella vita privata da non lasciare nemmeno a chi scrive una traccia di quello che l’ ha portata a scegliere di allontanarsi dal cinema.
Hoczeitsnacht report
Morbosità
Il figlio della sepolta viva
Il calore sotto la pelle
Una vita lunga un giorno
Giochi di società
Roma drogata: la polizia non può intervenire
Hochzeitsnacht report
24 ore,non un minuto di più
Il calore sotto la pelle 1985
Fuga dal Bronx 1983
Roma drogata: la polizia non può intervenire 1975
Perché si uccide un magistrato 1975
Giochi di società 1974
L’assassino ha riservato nove poltrone 1974
Il figlio della sepolta viva 1974
24 ore… non un minuto di più 1973
Una vita lunga un giorno 1973
Sedici anni 1973
Diario segreto da un carcere femminile 1973
La gatta in calore 1973
Cristiana monaca indemoniata 1972
L’arma, l’ora, il movente 1972
Poppea… una prostituta al servizio dell’impero 1972
Morbosità 1972
Hochzeitsnacht-Report 1972
All’onorevole piacciono le donne 1972
Bella di giorno moglie di notte 1971
Laura Antonelli
Se il cinema ha dato a Laura Antonaz, in arte Antonelli, istriana di Pola, dove è nata nel 1941, fama, notorietà e denaro, si è anche trasformato nell’incubo personale della bellissima attrice, che ha pagato un prezzo altissimo al successo, che le ha trasformato la vita in una discesa all’inferno che ha veramente pochi eguali nella storia stessa del cinema. Una vicenda triste, la sua; perchè è triste vedere una donna bella, ammirata, sicuramente anche in possesso di ottime doti recitative, finire in prigione per il possesso, nel periodo sbagliato, di una modica quantità di droga usata fra l’altro per uso personale e in seguito comparire sui giornali solo ed esclusivamente per un’altra vicissitudine giudiziaria, seguita all’ultimo film interpretato da Laura nel 1991, quel Malizia 2000 che doveva rinverdirne i fasti come all’epoca dell’uscita di uno dei suoi film più famosi, Malizia, che ne esaltò il fascino irresistibile trasformandola in una diva tra le più ammirate.

Laura Antonelli e Alessandro Momo in Peccato Veniale
Storia triste, la sua, passata dall’ammirazione, dal successo e dall’amore dei grandi divi alle cronache giudiziarie, in una discesa senza mediazioni, peraltro inspiegabile in termini cinematografici, visto che la Antonelli era riuscita, in qualche modo, ad uscire dal clichè della bellezza pronta a spogliarsi. Una storia, la sua, che ha delle date ben definite nel destino, a partire da quel lontano 1965 in cui esordì nel film Le sedicenni di Petrini, per finire al fatidico 27 aprile 1991, data nella quale l’attrice venne arrestata in seguito al ritrovamento, nella sua villa laziale, di una quarantina di grammi di cocaina, che la bella Laura ormai usava con preoccupante frequenza.

Laura nel film Divina creatura
Una storia che in pratica le stroncò la carriera, visto che si concluse solo nel 2000 con l’assoluzione in quanto consumatrice abituale di coca, e che si era aggiunta alla triste vicenda del clamoroso fallimento del film Malizia 2000, in seguito al quale l’attrice, che si era sottoposta a interventi di lifting per apparire più giovane, riportò una reazione allergica al collagene, che in pratica la sfigurò precludendole qualsiasi futuro cinematografico.
Chissà, forse il suo destino era proprio scritto, quello di diventare una stella, forse la più ammirata dal mondo maschile negli anni settanta, invece di fare l’insegnante di educazione fisica, che poi era la carriera che aveva scelto, in quella Napoli che la accolse quando era ancora in tenera età. Galeotti furono sia la sua bellezza eccezionale, sia la sua incredibile carica erotica, quella di una donna non appariscente almeno come misure, ma dallo sguardo irresistibile, dal fisico perfetto e la decisione di girare alcuni caroselli, che le spianarono la via per le prime scritture cinematografiche. Gira 5 film uno dietro l’altro, anche se con ruoli di secondo piano, in film che si chiamano Le spie vengono dal semifreddo, regia di Mario Bava del 1966

Nel film di Fulci All’onorevole piacciono le donne
Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi del 1967, La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1968) e L’arcangelo, regia di Giorgio Capitani (1969)
Sarà un film mal distribuito in Italia, tagliuzzato dalla censura fino a renderlo un pastrocchio inestricabile a farla diventare famosa, quanto meno all’estero: Le malizie di Venere, di Massimo Dallamano, Il film, uscito all’estero nel 1969, era ben altra cosa rispetto alla versione italiana; tratto da un romanzo di Leopold Von Masoch, autore già di per se dannato per la scabrosità trattata nelle sue opere, fatte di descrizioni crude di rapporti intrisi di schiavitù psicologiche e fisiche,
Le malizie di Venere era già condannato, per il tema trattato, all’oblio, almeno in Italia. Lei, Laura, trasformata in bionda, è Wanda, la protagonista della storia. Film a tinte forti, che ne traccia il percorso cinematografico: d’ora in poi sarà il sogno proibito, la donna che seduce, un’autentica icona sexy. Dopo lo scolorito Gradiva, regia di Albertazzi, partecipa ad un altro film che rimarrà nella storia per essersi rivelato un fiasco clamoroso ai botteghini: è Incontro d’amore a Bali, di Ugo Liberatore, un film che alterna paesaggi bellissimi ad una storia caotica e strana. Lei, Laura, è Daria, moglie di un fotografo amico di Glenn, uno strano tipo che è diventato seguace della religione locale.

Laura Antonelli nel celebre Malizia
Un film che la vede bellissima, giovane e vogliosa di imporsi, cosa che farà nel 1971 girando il suo primo, vero grande successo italiano, Il merlo maschio, per la regia di Pasquale Festa Campanile: il ruolo di Costanza, moglie del frustrato Niccolò, la proietta tra le attrici più desiderate dal pubblico maschile. Nello stesso anno gira Gli sposi dell’anno secondo , nel quale lavora con Jean Paul Belmondo, con il quale inizierà una tormentata storia d’amore; Laura ha 30 anni, al cinema è arrivata tardi, anche se è nel pieno della sua bellezza e della maturità.

Splendida nel ruolo di Costanza in Il merlo maschio
Lavora ancora in Francia, con Labrò nel discreto Senza movente, nel quale è una giovane donna traumatizzata da una violenza sessuale di gruppo e in Trappola per un lupo, di Chabrol, ancora al fianco del suo uomo, Belmondo. Il tempo di girare l’ottimo film di Fulci All’onorevole piacciono le donne, in cui è la suorina incapricciatasi dell’onorevole Puppis, ed eccola arrivare al grandissimo successo di Malizia. Il film di Samperi è un successo incredibile, anche se spiegabile solo con la sua presenza trattandosi di un film davvero sopravalutato, come quasi tutta l’opera del regista di Malizia.

Una Laura Antonelli giovanissima in Gradiva
La parte di Angela La Barbera, moglie di Ignazio, un commerciante, occupata a tenere lontani i tre morbosi figli dell’uomo, la consacra a stella di prima grandezza, la trasforma in un vero mito, e purtroppo, in qualche modo, la rende prigioniera di un clichè dal quale non sfuggirà più. Dopo la partecipazione a Sesso matto, film ad episodi di Dino Risi, lavora nuovamente con Samperi, sempre al fianco dello sfortunato Momo in Peccato veniale, senza però lontanamente toccare il successo travolgente di Malizia.
Nonostante tutto Laura è l’attrice più amata dal pubblico maschile, e lei comunque gira film di ottimo livello, come Dio mio come sono caduta in basso, di Luigi Comencini, in cui è Eugenia Di Maqueda , la nobildonna convinta di aver sposato suo fratello. Nel 1975 gira Simona, regia di Patrick Longchamps e successivamente Divina creatura, diretto da Giuseppe Patroni Griffi ,nel ruolo di Manuela Roderighi , una donna bellissima dalla doppia vita.
Bali incontro d’amore
Laura gira film diretti da ottimi registi, come L’innocente, regia di Luchino Visconti accanto a Giannini, Mogliamante, regia di Marco Vicario , nel ruolo di Antonia, Gran bollito, per la regia di Mauro Bolognini in cui è Sandra, al fianco di un cast stellare che comprende Max Von Sidow, Shelley Winters, Rita Tushingam. E’ il momento di massimo successo; siamo nel 1977, la trentaseienne attrice, bella e ammirata, è contesa da tutti.Pure, paradossalmente, le offerte cinematografiche iniziano a diminuire, cosi nei successivi tre anni, quindi fino alla fine degli anni settanta, Laura lavora solo in Il malato immaginario, regia di Tonino Cervi del 1979 e Letti selvaggi, regia di Luigi Zampa .Nonostante la crisi cinematografica degli inizi anni ottanta, a lei tutto sommato non va male. Si ritaglia un ruolo nelle commedie all’italiana; anche se ormai il genere sta avviandosi ad un rapido declino,
Nel suo ultimo film, il pessimo Malizia 2000
Laura interpreta alcune pellicole di successo, come Mi faccio la barca, regia di Sergio Corbucci (1980) ,Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981) al fianco di Massimo Ranieri, film che è però un fiasco ai botteghini, Passione d’amore, regia di Ettore Scola (1981) , Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982) al fianco di Abatantuono, all’epoca ancora terrunciello,Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982) e infine Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)
La Antonelli in Simona…..
E’ il momento della svolta: la Antonelli ha 41 anni, e per quanto sia ancora bella, sexy e desiderabile, è in quell’età in cui un’attrice non po’ più contare solo sulla avvenenza fisica e dovrebbe trovare strade diverse; a Laura invece, dopo tre anni di assenza dagli schermi, arriva solo la proposta per La gabbia, regia di Giuseppe Patroni Griffi , torbida storia di sado masochismo in cui lei interpreta Marie, una donna che reincontra un vecchio amore e lo rende prigioniero. La parabola discendente è iniziata, e prosegue con La venexiana, regia di Mauro Bolognini , in cui viene affiancata a Monica Guerritore in un film mediocre, una storia banale di due donne che si contendono un affascinante straniero.
Grandi magazzini
La nuova frontiera del cinema italiano è costituita da grandi produzioni con grossi cast, come Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo , oppure Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987) e Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987) . Sono film in cui la Antonelli ha parti importanti, ma che non escono dal clichè, ormai stanco, della commedia all’italiana.
Fotogramma tratto da Rimini Rimini
Nonostante il lusinghiero successo di Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) e di Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) , due serie tv che ne confermano ancora il fascino che riesce ad avere sul pubblico, il momento della caduta si avvicina a grandi passi, anche se conferma le sue doti in L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
Siamo al fatidico 1991; l’episodio del possesso di droga ha offuscato l’immagine di Laura, che ha bisogno disperatamente di rilanciarsi. Accetta così di lavorare in Malizia 2000, di Samperi,a 18 anni esatti dal film che la lanciò, Malizia; il film è un tonfo clamoroso, stroncato dalla critica.

Uno dei film degli esordi: Le spie vengono dal semifreddo
Ma la cosa che più conta, per Laura, è il risultato delle operazioni di lifting alle quali si è sottoposta per accontentare il regista. Devastata nel fisico, la Antonelli non può più contare su quella che era la sua arma principale, il bellissimo ed espressivo volto. Inizia così, per lei, un calvario senza fine, accompagnato anche da una serie interminabile di cause giudiziarie contro il regista e la produzione. Distrutta nel fisico, la Antonelli perde anche l’equilibrio mentale, finendo per trovare ricovero presso il centro d’igiene mentale di Civitavecchia , una situazione dalla quale non uscirà più.
Ogni tanto, qualche reporter crudele, immortala il suo volto massacrato, sfatto e irriconoscibile in impietose foto che però suscitano solo sgomento per la loro crudeltà. Scomparsa dalle pagine dei giornali, dal cinema, da quella che era diventata la sua vita, la donna più sexy dello schermo finisce in un oblio senza fine.

Con Sordi in Il malato immaginario
Azzardando un paragone, la sua storia assomiglia, per certi versi, a quella di Marilyn Monroe, quantomeno per la crudeltà che il mondo dorato del cinema ha riservato loro; se la bionda attrice americana è morta lasciando in tutti il ricordo della sua bellezza, non intaccata dai segni dell’età, a Laura Antonelli è successo di peggio: ha dovuto confrontarsi con un nemico terribile, lo specchio, con i fantasmi di un passato sfolgorante, che le aveva dato fama e ricchezza, per poi vedersi strappare brutalmente tutto. Un destino crudele, per un’attrice tra le più belle, e in fondo anche brave, che ha prodotto il nostro cinema negli ultimi 40 anni.
Qui sotto, il malinconico ritratto scritto da Pino Corrias, inviato del Corriere della sera che ha tentato di intervistare, per l’ultima volta, Laura Antonelli. E’ un articolo molto bello, sentito.
“Eccola dunque, perfettamente sola e perduta, ora che per altri dieci anni la sua spugna ha cancellato il mondo circostante. E’ mattina presto, sta andando a messa. Cammina lentissima a piccoli passi. Cammina rasentando i muri. Indossa una tunica di cotone grigio. Scarpe di gomma. Ha un crocifisso al collo. I capelli raccolti. Della sua antica ricchezza le resta poco più di nulla, questo bilocale arredato con le tendine bianche (cucina, salotto, camera con lettino singolo) e una pensione Enpas da 500 euro al mese. Inutile seguirla. Inutile avvicinarsi. Inutile parlarle. Al telefono, un mese fa, è rimasta in silenzio aspettando che sgocciolassero tutte le parole disponibili a motivare un incontro. Poi ha detto: «Laura Antonelli non esiste più». Incontrarla è una vertigine di spavento e una fatica che ti indeboliscono come una cattiva radiazione. Dice: «Non voglio parlare. Non voglio vedere. Non voglio ricordare» (….) Laura Antonelli ha cancellato e si sta cancellando. Per questo ha distrutto tutte le sue foto. E vive in un perpetuo, indistinto, presente. Si sveglia ogni mattina alle 7. Va in chiesa. Torna. Alle 10 arriva una badante che si occupa della spesa e della casa. Ogni tanto arriva un volontario della Charitas. Lei sta seduta in salotto. Legge i salmi della Bibbia. Non compra i giornali. Non guarda la televisione. Va a letto alle 8 di sera. Prega. Al suo amico Albertelli dice di sentire le voci. Le voci le parlano della sofferenza, della solitudine, del tempo che se ne va. Qualche volta piange. Poi (finalmente), si addormenta.”
Ha detto:
«Mi sono legata a uomini sbagliati. Colpa mia. Colpa del mio dannato bisogno di affetto». E poi: «Ho un temperamento drammatico, un po’ russo». E poi: «Ho un male nell’ anima. Ho sempre la voglia istintiva di chiudere gli occhi e di raggomitolarmi in un angolo».
Intervista a L’ortica, Venerdì 09 Marzo 2012
“E’ vero che io ho sbagliato all’epoca, ho commesso molti errori perché non ero felice. Può sembrare paradossale ma un giorno ti guardi allo specchio, vedi che sei bella, ricca e famosa ma ti accorgi che hai un vuoto dentro. Così arrivano scelte sbagliate, cadi nel precipizio e solo grazie alla fede ho superato tante avversità. Per fortuna ci sono tante persone che mi vogliono bene, esiste anche un sito internet chiamato divina creatura dove tutti i miei fans mi lasciano attestati di stima ed affetto. Dio li benedica”
“Mi sono bastate le fregature prese in questi anni anche da persone che pensavo fossero dalla parte del bene. E poi il tribunale non mi permette di maneggiare il mio denaro liberamente dunque sono blindata. Quando ho ottenuto il risarcimento economico per il mio ingiusto arresto del 1991 ho devoluto tutto in beneficienza. Vorrei però ricordare che esistono anche sacerdoti meravigliosi, come don Giuseppe Colaci della parrocchia del Sacro cuore di Ladispoli che frequento assiduamente. Tutta la comunità religiosa mi fa sentire un grande calore attorno, così come i cittadini di Ladispoli che quando mi incontrano per strada sono sempre gentili. Qualche ragazzo mi urla dietro la frase sei ancora bella e io divento rossa”.
“Trovo frivolo e privo di valori il mondo dello spettacolo. E’ diseducativo per i giovani e mette in luce un aspetto solo negativo delle donne che mi sembrano lontane dal buon senso. Agli attori di oggi manca la gavetta, quella che feci io quando venni profuga dall’Istria e iniziai girando degli spot pubblicitari. Preferisco la radio ed un buon libro. Pensate che non vado al cinema da oltre venti anni. E per me il computer resta un oggetto misterioso”.
“Di spirito mi sento appena 40 anni. Voglio vivere tranquilla, amare Dio e pensare sempre positivo. Possibilmente un po’ più libera. Sono felice, ho lasciato tanti anni fa la strada sbagliata. Sto anche bene in salute e mi tengo lontana dai medici”
Mio Dio, come sono caduta in basso
Mogliamante
L’avaro
Gli sposi dell’anno secondo
Sledge
Gran bollito
Un detective
Sesso e volentieri
Passione d’amore
Mi faccio la barca
L’arcangelo
La rivoluzione sessuale
Il turno
Il magnifico cornuto
Grandi magazzini
Gli indifferenti (Tv movie)
Disperatamente Giulia (Tv movie)
Sledge
Scusi lei è favorevole o contrario?
Le sedicenni, regia di Luigi Petrini (1965)
Le spie vengono dal semifreddo, regia di Mario Bava (1966)
Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi (1967)
La rivoluzione sessuale, regia di Riccardo Ghione (1967)
Un detective, regia di Romolo Guerrieri (1969)
L’arcangelo, regia di Giorgio Capitani (1969)
Le malizie di Venere, regia di Massimo Dallamano (1969)
Gradiva, regia di Giorgio Albertazzi (1970)
A Man Called Sledge, regia di Vic Morrow (1970)
Incontro d’amore, regia di Paolo Heusch e Ugo Liberatore (1970)
Il merlo maschio, regia di Pasquale Festa Campanile(1971)
Gli sposi dell’anno secondo, regia di Jean-Paul Rappeneau (1971)
Senza movente, regia di Philippe Labro (1971)
All’onorevole piacciono le donne, regia di Lucio Fulci (1972)
Trappola per un lupo, regia di Claude Chabrol (1972)
Malizia, regia di Salvatore Samperi (1973)
Sessomatto, regia di Dino Risi (1973)
Peccato veniale, regia di Salvatore Samperi (1974)
Mio Dio come sono caduta in basso!, regia di Luigi Comencini (1974)
Simona, regia di Patrick Longchamps(1975)
Divina creatura, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1975)
L’innocente, regia di Luchino Visconti (1976)
Tre scimmie d’oro, regia di Gianfranco Pagani (1977)
Mogliamante, regia di Marco Vicario (1977)
Gran bollito, regia di Mauro Bolognini (1977)
Il malato immaginario, regia di Tonino Cervi (1979)
Letti selvaggi, regia di Luigi Zampa (1979)
Inside Laura Antonelli (1979)
Mi faccio la barca, regia di Sergio Corbucci (1980)
Il turno, regia di Tonino Cervi (1980)
Casta e pura, regia di Salvatore Samperi (1981)
Passione d’amore, regia di Ettore Scola (1981)
Viuuulentemente mia, regia di Carlo Vanzina (1982)
Porca vacca, regia di Pasquale Festa Campanile (1982)
Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1982)
Tranches de vie, regia di François Leterrier (1985)
La gabbia, regia di Giuseppe Patroni Griffi (1985)
La venexiana, regia di Mauro Bolognini (1986)
Grandi magazzini, regia di Castellano e Pipolo (1986)
Roba da ricchi, regia di Sergio Corbucci (1987)
Rimini Rimini, regia di Sergio Corbucci (1987)
Gli indifferenti, regia di Mauro Bolognini (1988) Miniserie TV
Disperatamente Giulia, regia di Enrico Maria Salerno (1989) Miniserie TV
L’avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
Malizia 2000, regia di Salvatore Samperi (1991)
Lorraine De Selle
Lorraine De Selle
Lorraine De Selle, attrice francese nata a Parigi nel 1951, è stata un’ottima caratterista nei ruoli che ha interpretato nel periodo che va dal 1976, anno in cui girò il film di Giulio Berruti Noi siam come le lucciole fino al 1984, anno in cui girò Wild beast-Belve feroci per la regia di Franco Prosperi, ultima sua parte come attrice in un film, prima di dedicarsi alle serie tv e alla produzione televisiva. Ha girato, per il cinema, 20 film nell’arco di otto anni, alcuni dei quali con ruoli da co-protagonista; alcuni di essi sono film di buon livello, e mostrano come l’attrice abbia selezionato, nel corso della sua carriera, i film a cui partecipare.
Lorraine De Selle in Viaggio con Anita
Dopo l’esordio, interpreta nel 1977 il film di Joe D’Amato Il ginecologo della mutua, discreto prodotto con qualche ambizione satirica imperneato sulle vicende di un ginecologo, interpretato da Renzo Montagnani, che rileva uno studio e che dorà vedersela con uno stuolo di clienti decisamente attraenti. Un film in cui Lorraine interpreta il ruolo della compagna della moglie del ginecologo, ed è affiancata da un cast di livello, fra cui spiccano Aldo Fabrizi, Mario Carotenuto, Massimo Serato, e tra le donne Paola Senatore, Daniela Doria e Isabella Biagini.

Lorraine De Selle in Cannibal ferox di Lenzi
Una donna di notte
Lo steso D’Amato la vuole nel cast di Emanuelle in America, in una piccola particina; sempre nel 1977 è nel film KZ9 – Lager di Sterminio , di Bruno Mattei, film del filone nazi exploitation, con qualche ambizione, in cui vengono descritte le condizioni di vita di alcune detenute sottoposte a crudeli esperimenti. Sono davvero piccole parti, ma nel cinema l’importante è sempre fari notare: così nel 1978 arriva ancora una piccola partecipazione a Dove vai in vacanza? film a episodi diretto da Bolognini e Salce.

Lorraine in Vacanze per un massacro

Violenza in un carcere femminile
Una parte leggermente più ampia le è riservata nel successivo Nero veneziano, inusuale thriller gotico diretto dal bravo Ugo Liberatore; in questo film Lorraine è una delle adepte di Christine, la protagonista, che sta per mettere al mondo il figlio del demonio. La prima parte principale arriva con Rossati in Una donna di notte, strano connubio di thriller e dramma incentrato su uno scrittore che per sopravvivere è costretto a scrivere romanzi porno e idea così il personaggio di Bianca Maria, impersonato proprio dalla De Selle, che in realtà è la sua dirimpettaia, che immagina come una crudele sadica che alla fine, immaginariamente, lo evira.

Con Laura Gemser in Black Emmanuelle

Lorraine in Vacanze per un massacro
I contrabbandieri di Santa Lucia , lavoro successivo del 1979, diretto da Alfonso Brescia, la vede lavorare interpretando un personaggio con il suo stesso nome; il film appartiene al genere poliziesco, così come il successivo Gardenia, giustiziere della mala, di Paolella, che vede nel ruolo principale il cantante Franco Califano. Nel 1979 Lorraine interpreta tre ruoli completamente differenti in tre film di diversa tipologia. In Viaggio con Anita di Comencini, interpreta Jennifer amante del protagonista Giancarlo Giannini, in La liceale seduce i professori di Mariano Laurenti è Fedora, amica della liceale protagonista, Gloria Guida, mentre in Tre sotto il lenzuolo ,film diretto dal tandem Paolo Dominici, Michele Massimo Tarantini è Giulia, la moglie di Antonio, che vorrebbe spassarsela con lei e invece è costretto ad assistere alle interminabili telefonate della donna, con conseguenti corna finali.
Lorraine De Selle in Vacanze per un massacro
Violenza in un carcere femminile
Tre personaggi che mettono in mostra anche la sua verve comica, e che ne fanno un ottimo personaggio di contorno. Vacanze per un massacro, del 1980, regia di Fernando Di Leo la vede nuovamente protagonista, questa volta in un ruolo conturbante, quello della bella Paola, che trascorre un week end morboso con la sorella e il compagno di questa. Il film successivo è il violento La casa sperduta nel parco, di Deodato: film claustrofobico, tutto girato in una villa, nella quale irrompono due delinquenti che brutalizzeranno i protagonisti, fra i quali c’è anche Gloria, il personaggio interpretato da Lorraine. Storia senza parole, di Biagio Proietti, del 1981, un confuso mistery, non ottiene alcun successo,
La casa sperduta nel parco

Lorraine De Selle nel film La liceale seduce i professori
ma nel 1981 arriva un lusinghiero successo personale con Cannibal ferox, ottimo cannibal movie di Umberto Lenzi, in cui Lorraine ha una parte di primo piano, quella di Gloria Davis, la studentessa prossima alla laurea che scopre la violenza dei bianchi ai danni delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, e che alla fine sarà anche l’unica a uscire viva dalla terribile avventura.Violenza in un carcere femminile, di Mattei, il lavoro successivo, la vede questa volta protagonista in un ruolo negativo, quello di una guardiana del carcere in cui è rinchiusa Emanuelle, la fotografa eroina della serie interpretata da Laura Gemser.
Lorraine, nel frattempo, ha alternato con intelligenza le parti cinematografiche con presenze in alcuni serial televisivi, come il popolare Il ritorno del Santo oppure Sam e Sally e Ophiria. Questo le permetterà, una volta chiusa la carriera cinematografica, di restare nel mondo televisivo, ponendo così le basi per la sua successiva carriera.Nel 1983 lavora ancora con Mattei e la Gemser in Emanuelle fuga dall’inferno prima di interpretare l’ultimo ruolo cinematografico, quello di Laura Schwarz in Wild beast-Belve feroci di Prosperi.

Lorraine con Zora Kerova in Cannibal ferox
Dove vai in vacanza?
Lorraine De Selle, pur non essendo una vamp, una di quelle bellezze indimenticabili, dal fisico prosperoso, ha saputo comunque ritagliarsi un suo spazio cinematografico ben definito, rifuggendo sopratutto film spinti e commedie scollacciate, cosa capitata a molte sue colleghe dal cognome anche più illustre; in un momento davvero difficile per il cinema, la seconda metà degli anni settanta, è riuscita a ritagliarsi un angolino, con interpretazioni misurate. Un vero peccato che abbia scelto di lasciare il cinema a 30 anni, età in cui le attrici danno il meglio di se stesse.

Il santo

I contrabbandieri di Santa Lucia

Gardenia
Dove vai in vacanza?

Blade violent-I violenti

Tre sotto il lenzuolo
K9 lager di sterminio
Gardenia il giustiziere della mala
I contrabbandieri di Santa Lucia
Viaggio con Anita
Wild beast
Rally (TV)
1985 Caccia al ladro d’autore (serie TV )
1984 Il santo (TV mini-serie)
1984 Wild beasts – Belve feroci
1983 Blade violent – I violenti
1983 Ophiria (TV mini-serie)
1982 Violenza in un carcere femminile
1981 Cannibal ferox
1981 Storia senza parole
1980 La casa sperduta nel parco
1980 Sam et Sally (TV serie)
1980 Vacanze per un massacro
1979 Tre sotto il lenzuolo
1979 I contrabbandieri di Santa Lucia
1979 La liceale seduce i professori
1979 Una donna di notte
1979 Gardenia, il giustiziere della mala
1979 Viaggio con Anita
1979 Il ritorno di Simon Templar (TV serie)
1978 Dove vai in vacanza?
1978 Nero veneziano
1977 KZ9 – Lager di Sterminio
1977 Il ginecologo della mutua
1977 Emanuelle in America
1976 Noi siam come le lucciole

Ajita Wilson
Di George Wilson, divenuto in seguito ad un’operazione di cambio del sesso Ajita Wilson oramai si ricordano in pochi; molti di quelli che ricordano il volto ( e il corpo) dell’attrice nata a Brooklin negli States nel 1950, possono a mala pena ricordare qualche partecipazione a film della commedia sexy all’italiana, pochi per la verità, e un nugolo di film spesso sconfinanti nell’hard, se non veri e propri film del genere più spinto. George ,giocando sulla sua incerta identità sessuale, sulla bellezza davvero notevole con molti tratti femminili, si mise in mostra facendo strip tease, cambiando sesso nel 1975, cosa che le valse alcune scritture nel mondo del cinema.
L’esordio lo fece con Gola profonda nera, di Zurli, chiaro riferimento al successo del film Gola profonda interpretato da Linda Lovelace; il film, del filone sexy, la fece notare immediatamente, per quel suo corpo femminile in tutto e per tutto, e per la sua notevole bellezza. Subito dopo, infatti, girò La principessa nuda, un discreto film di Cesare Canevari, nel cui cast figurava un’altra sfortunata attrice, Tina Aumont, oltre al nostro Luigi Pistilli,
La principessa nuda
anche lui scomparso prematuramente. L’ambiguità della sua identità sessuale, la discreta bravura sul set, le procurarono altre scritture, come Nel mirino di Black Afrodite, di Filippou Pavlos, nel quale interpreta un personaggio che ha il suo nome Ajita, seguito subito dopo da La bravata, di Montero, al fianco di veterani dello schermo come Venantino Venantini e Silvano Tranquilli.

Ajita Wilson in Macumba sexual
Buon successo fu il successivo Candido erotico, di Claudio Giorgi, nel quale però fa poco più di una comparsata, accanto alla star Lilli Carati, non ancora votata all’hard; in pratica questo è l’ultimo film di un certo spessore, prima di una lunga serie di pellicole scadenti, fatta eccezione per Luca il contrabbandiere, del 1980, accanto a Fabio Testi e a Pensione amore servizio completo, girato l’anno prima, con la vedette del Drive in televisivo Lori Del Santo; dal 1977 in poi, fino al 1986, l’anno che precederà la sua tragica morte, Ajita Wilson lavorerà in pellicole a chiaro riferimento erotico, anche con qualche ambizione,
come Una donna di notte, di Nello Rossati, che annovera nel cast Lorraine De Selle, Daniele Vargas e Otello Berardi, oppure in Libidine, del 1979, diretto da Raniero di Giovanbattista, nel quale figura l’ex bambina prodigio della tv Cinzia De Carolis. Lavorerà anche con Jesus Franco, nello scabroso Sadomania, film del 1981 e sempre con il regista spagnolo in Macumba sexual, accanto alla musa del regista spagnolo e moglie nella realtà Lina Romay. Con Sadomania,

Con Lorraine De Selle in Una donna di notte
I pornodesideri di Sylvia
la Wilson si tuffa decisamente nell’hard, riscuotendo un notevole successo tra i cultori del genere, intervallando il tutto con pellicole decisamente tinte di eros, come Orinoco, prigioniere del sesso, di Eduardo Mulargia (1980), Eva man, due sessi in uno, dello stesso anno, giocato sulla presenza di eva Robins, altro transessuale (non operato) che godrà di una certa fama negli anni uccessivi. Inutile citare le pellicole successive, tutte esplicite e con chiaro riferimento al genere scelto dall’attrice; sul finire della carriera interpreterà due film del filone women in prison, per la precisione Perverse oltre le sbarre di Sergio Garrone e Detenute violente, dello stesso regista, film di nessun valore artistico e realizzati con quattro soldi, basati solo sulle nudità delle protagoniste.
La carriera di Ajita Wilson si interrompe drammaticamente subito dopo l’uscita nelle sale cinematografiche di Bocca bianca bocca nera, di Arduino Sacco, film hard con la stella del genere Pontello e con la neo star Marina Lotar (Hardman- Frajese); l’attrice è coinvolta in un grave incidente automobilistico, nel quale perderà la vita il 26 maggio del 1987, a soli 37 anni.
La storia cinematografica della Wilson non è di quelle da ricordare nelle antologie; va detto tuttavia che possedeva una certa grazia, una disinvoltura, sulla scena, che avrebbe potuto utilizzare con ben altri risultati se non avesse deciso di giocarsi tutte le carte sfruttando la sua ambiguità sessuale. Una scelta che l’ha portata a cavalcare gli oscuri sentieri dell’hard, come malinconicamente testimoniato dal suo ultimo film.
Luca il contrabbandiere
Orinoco prigioniere del sesso
Erotiko pathos
The Pussycat syndrome
Notti porno nel mondo 2
Black Afrodite
Los energeticos
La sorprendente eredità del tonto di mamma
I grossi bestioni

Leonora Fani
Eleonora Cristofani, in arte Leonora Fani, è nata a Cornuda in provincia di Treviso nel 1954; ha esordito giovanissima, a 19 anni, nel film Metti… che ti rompo il muso, una commedia di Giuseppe Vari, uscita nelle sale nel 1973, nel quale l’attrice veneta usava ancora il suo nome per intero, Eleonora Cristofani; il suo fascino acerbo, da adolescente, con il viso acqua e sapone, la resero immediatamente popolare, anche se limitatamente a pellicole in cui raramente ha ricoperto ruoli principali.

Leonora Fani nel suo primo lavoro importante, La svergognata
Il suo primo, vero successo, è del 1974, e porta la firma del regista Giuliano Biagetti, che la volle nel cast del film La svergognata, nel quale è Ornella, figlia di un industriale e di una donna che ad Ischia reincontra il suo vecchio amante, uno scrittore in crisi; la ragazza dopo aver provocato in tutti i modi l’uomo, finirà per concedersi a lui, che ritroverà la vena poetica smarrita.

Leonora Fani in uno dei suoi ultimi lavori, Giallo a Venezia
Amore mio non farmi male
La buona prova interpretata in questo film le vale una scrittura per Amore mio non farmi male, di Vittorio Sindoni, sempre del 1974; Leonora, che compare ormai con questo nome, interpreta la ragazza di un giovanotto con il quale non riesce a consumare fino in fondo il rapporto. Nel film recita accanto a Walter Chiari, Valentina Cortese e Luciano Salce; ancora nel 1974 è sul set del film Il domestico, di Luigi Filippo d’Amico, nel quale è la figlia di un ricco industriale che tiranneggia il domestico Buzzanca, che riuscirà a guarirla da una forma di strabismo molto accentuata.

Due fotogrammi del film Lezioni private: nella foto 2 l’attore è Rosalino Cellamare (Ron)
Nel 1975 Sindoni ricostruisce il cast di Amore mio non farmi male, richiama Chiari, la Cortese, Macha Meryl ed Eleonora Fani per il suo Son tornate a fiorire le rose, ricavandone però una commedia debole sui tradimenti di due genitori che riscopriaranno una certa vitalità quando sapranno di essere in procinto di diventare nuovamente padri. Nel 1975 raccoglie ancora un buon successo personale con il film di Vittorio De Sisti Lezioni private, pruriginosa storia che la vede nei panni di Emanuela, ragazzina piuttosto morbosa che cera in tutti i modi di far interessare al sesso un amico del fratello, Alessandro; ci riuscirà benissimo, tanto che il giovane passerà in breve tempo nei letti della sua insegnante privata, di una serva di casa e infine della smaniosa Alessandra, sedotta come da copione in un prato.

Due fotogrammi di Leonora Fani nel film Nenè
Il film, che vede una splendida Carroll Baker, e un altrettanto bellissima Benussi tra le protagoniste, è un buon successo, quantomeno di pubblico, e le spalanca le porte di una produzione italo-francese, Appuntamento con l’assassino, regia di Gerard Pires, con un cast notevolissimo, che vede la Fani lavorare accanto a Jean Louis Trintignant, Catherine Deneuve, Claude Brasseur e il nostro Franco Fabrizi.
Calde labbra
Anche il film successivo è una produzione internazionale; ….e la notte si tinse di sangue (Born to hell), del regista Denis Heroux, la vede lavorare al fianco di Mathieu Carrere e Ely Galleani. Nel 1976 è la volta di Perchè si uccidono, un film mal riuscito di denuncia della borghesia; nel film è accanto a Beba Loncar e Maurice Ronet. Un vero passo falso è l’erotico Calde labbra, regia di Demofilo Fidani, anche questo targato 1976; la storia, assolutamente banale, la vede nei panni di Francesca, una ragazza con tendenze saffiche che si innamora della sua istitutrice, che la abbandonerà lasciandola sull’orlo del suicidio.
Appuntamento con l’assassino
Il film, che si ricorda solo per le scene di nudo, ha come protagonisti Claudine Beccarie, un’istituzione dei film erotici, oltre alla spaesata Silvia Dionisio. Il 1976 si chiude con due prove molto diverse tra loro, come diverse sono le tematiche dei due film; nel primo, Bestialità, diretto da Peter Skerl su un soggetto di George Eastman, lavora al fianco di Enrico Maria Salerno, Juliette Mayniel e alla futura diva dell’hard Ilona Staller.
Bestialità
Il film racconta la storia di una ragazza traumatizzata dalla vista, durante l’infanzia, della madre che ha un rapporto sessuale con il suo cane. Un film assolutamente folle, con tanto di carneficina finale; l’altro, Il conto è chiuso, di Stelvio Massi, è decisamente di livello superiore, anche se all’epoca della sua uscita venne stroncato dalla critica. Film che annovera nel cast anche il grande campione di pugilato Monzon, destinato ad una effimera carriera cinematografica.Il 1977 si apre con un film, Pensione paura,

Fotogrammi tratti da Pensione paura
che la vede assoluta protagonista; lei è Rosa, figlia di un uomo scomparso in guerra, che deve gestire con la madre una pensione in cui arrivano dei tipi molto pericolosi. Una bella prova, che le vale un’altra parte da protagonista, quella di Nenè nell’omonimo film di Samperi, prova che mette d’accordo critici e pubblico, per un film valutato bene da entrambi. Al solito nel momento di maggior successo, quando sembrerebbe che la carriera di Leonora stia per arrivare alla svolta, con la consacrazione ad attrice di prima grandezza, accade qualcosa, che viceversa la porta ad un allontanamento dallo schermo.
Sensitività o Kyra la signora del lago
Ritorna nel 1979, con il mediocre Sensività, confusa storia diretta da Enzo Castellari, una specie di thriller abbastanza insulso in cui la protagonista, la nostra eroina, si concede a varie persone del suo paesino, per constatare che ogni volta che arriva all’orgasmo perde i sensi, con contemporanea morte violenta di qualcuno. Un film che Castellari, pur regista di buon talento, gira con molte inserzioni erotiche, e in cui Leonora è protagonista, ma che finisce per perdersi nel grigiore di un film senza capo ne coda. La freschezza e le caratteristiche di adolescente della Fani stanno rapidamente svanendo; nel 1979 l’attrice ha 25 anni, ed è ormai una donna, con minore credibilità nei ruoli adolescenziali che avevano caratterizzato la sua carriera fino a quel momento.

Sequenza tratta dal film Il domestico
La prova è Giallo a Venezia, diretto da Mario Landi, thriller irreparabilmente brutto e scadente, in cui la Fani gioca la carta del ruolo estremamente pruriginoso, che però non salva il film dal disastro; il film finirà per essere ricordato per le scene quasi hard, e per alcune uccisioni truculente, in cui si segnala l’omicidio a colpi di sega elettrica, con effetti splatter disturbanti, e che rilegano il film tra gli Z movies.

Leonora Fani in Il conto è chiuso
L’anno successivo Amasi Damiani riprone la coppia Gianni Dei-Leonora Fani con l’aggiunta di un’altra star in declino, Marisa Mell; il fim è Peccati a Venezia, storia d’incesti pruriginosa e noiosa, che sembra ricalcare il copione di Giallo a Venezia, e che finisce per relegare la Fani tra le interpreti di Z movie. Il successivo Febbre a 40!, di Marius Mattei, non compare nemmeno nelle enciclopedie cinematografiche, pur annoverando nel cast sia la Fani, che Marisa Mell che Carole Andrè.

Due scene tratte da Calde labbra
In pratica la carriera cinematografica dell’attrice veneta finisce quà, perchè i tre film successivi, Il giardino dell’Eden, di Yasuzo Masumura, Champagne e fagioli, di Oscar Brazzi e Uomini di parola, di Tano Cimarosa sono film che escono a cavallo della crisi cinematografica, che diverrà fortissima proprio ad inizi degli anni ottanta, e che finiscono per passare direttamente nel dimenticatoio. Da quel momento la Fani, che ha soltanto 27 anni, subisce la stessa sorte toccata a molte stelline dei decenni precedenti; di lei si perdono completamente le tracce e non comparirà più in nessuna produzione cinematografica. dall’oblio viene tolta ogni qual volta viene riproposto uno dei film che ha girato nel suo periodo migliore, tra il 1975 e il 1979; le nuove generazioni hanno così la possibilità di conoscere il volto sbarazzino e da eterna ragazzina di Leonora Fani, attrice di belle promesse ma destinata purtroppo ad una effimera notorietà.
Habibi, amor mío (1981)
Uomini di parola (1981)
Champagne… e fagioli (1980)
Giardino dell’Eden (1980)
Febbre a 40! (1980)
Peccati a Venezia (1980)
Giallo a Venezia (1979)
Sensitività (1979)
Nenè (1977)
Pensione paura (1977)
Il conto è chiuso (1976)
Bestialità (1976)
Calde labbra (1976)
Perché si uccidono (1976)
E la notte si tinse di sangue (1976)
Appuntamento con l’assassino (1975)
Lezioni private (1975)
Son tornate a fiorire le rose (1975)
Il domestico (1974)
Amore mio non farmi male (1974)
La svergognata (19749
Metti… che ti rompo il muso (1973)
La svergognata
Bestialità
Il giardino dell’Eden
Leonora Fani nel film Amore mio non farmi male
Eden no sono o Il giardino dell’Eden
Il giardino dell’Eden
Amore mio non farmi male
Champagne e fagioli
Perchè si uccidono (La merde)
Son tornate a fiorire le rose
Karin Schubert
Nata ad Amburgo, il 26 novembre del 1944, Karin Schubert, classica bellezza teutonica, capelli biondi, occhi azzurri e fisico statuario, può essere eletta ad emblema del cinema che crea e distrugge la vita di una persona, come una madre che ti alleva, ti da l’illusione di averti coccolato ed educato e poi si trasforma in una cupa matrigna, pronta ad esigere un tributo salato proprio quando sembra che tutto possa sorriderti.
Dalle stelle giù nel fango; senza mediazioni, attraverso una discesa che assomiglia più ad un capitombolo, dalla quale poi esci ferita a morte, incapace di riannodare i fili di una vita che nel frattempo si è trasformata in un incubo, uno dei peggiori..Una vicenda triste la sua, che ha avuto il suo punto di svolta attorno alla metà degli anni ottanta, quando la Schubert, più o meno quarantenne, ha visto declinare velocemente quella bellezza e quella floridità fisica che la aveva caratterizzata, e che l’ha portata a scegliere, per tutta una serie di fattori concomitanti, la degradazione professionale ed umana del cinema hard, quello a luci rosse, che ha travolto nello stesso modo altre note attrici del cinema nostrano, che , come Lilli Carati, hanno avuto la forza di recuperare se stesse, attraverso un lungo e doloroso periodo di riabilitazione personale. Lei, Karin Schubert, non ha trovato la stessa forza, finendo per scendere ancora più nel baratro, finendo poi per tentare due volte il suicidio.

Karin Schubert nel film Il buio intorno a Monica

L’uomo che sfidò l’organizzazione

Karin Schubert nel film Manie di grandezza
Quando arriva in Italia, nel 1968, per girare il film La facocera, di Damiani, del quale non c’è traccia negli archivi cinematografici, Karin Schubert ha all’attivo solo una breve comparsata nel film del regista greco Kefalas Krouaziera tou tromou, uscito nel 1966. In Italia fa qualche pubblicità, partecipa da comparsa o poco più ad alcuni film poco conosciuti, come Io ti amo, di Margheriti,nel cui cast ci sono la cantante Dalida e Alberto Lupo, in Samoa regina della giungla, di Malatesta, filmetto in cui l’unica cosa decente è costituita dalla presenza della bellissima Edwige Fenech e nel film Satiricosissimo, di Mariano Laurenti,

La dottoressa sotto il lenzuolo
costruito attorno al duo Franchi-Ingrassia e alla bellezza della solita Fenech. Nel 1970 ha la sua prima occasione; entra nel cast del buon western Vamos a matar companeros, di Sergio Corbucci, solido western costruito attorno ad un cast di ottimo livello, nel quale spiccano Franco Nero, Jack Palance, Thomas Milian e Fernando Rey, nel quale lei è Zaira, unica interprete femminile del film. Da quel momento la Schubert entra in pianta stabile in produzioni disparate, che vanno dalla commedia di costume, come Scusi lei le paga le tasse (1971), diretto da Mino Guerrini al fianco dell’inossidabile duo Franchi-Ingrassia,
Nel film Quel gran pezzo della Ubalda
alla commedia Il prete sposato, di Marco Vicario, costruito attorno al personaggio emergente della commedia italiana, Lando Buzzanca, a I due maghi del pallone di Roberto Gianviti, ancora una volta al fianco di Franchi e Ingrassia.Nel 1971 gira il suo primo thriller all’italiana, Gli occhi freddi della paura, nel quale è una giovane attrice di un night club che si esibisce in una specie di siparietto erotico a sfondo giallo, e in cui compare nuda per l’intera sequenza girata.Sempre nel 1971 Karin Schubert interpreta una piccola parte nel noir di Leoni Ore di terrore, prima di avere la sua grande occasione, far parte del cast di Mania di grandezza, di Gerard Oury, un film in costume nel quale Karin è la regina di Spagna, nel cast del quale ci sono star del calibro di Louis De Funes, Yves Montand, oltre ai nostri bravi caratteristi Tinti e Borgese.
Nel 1972 inizia il periodo in cui Karin Schubert accetta di partecipare a produzioni principalmente a sfondo erotico, come il decamerotico Racconti proibiti… di niente vestiti, il pretenzioso e brutto Barbablu, che si segnala solo per il cast di bellissime attrici in desabillè, come Agostina Belli, Marilu Tolo, Nathalie Delon e la stessa Schubert. Un gran bel vedere per un’opera sprecata banalmente, nonostante la presenza come protagonista principale del grande Richard Burton, film che precede cronologicamente la partecipazione al bel film di Boisset L’attentato, uno dei film che annovera un cast strepitoso: Jean Louis Trintignant, Michel Piccoli, Gian Maria Volontè, Jean Seberg, Philippe Noiret, Roy Scheider, Briuno Cremer.

Karin Schubert in Gli occhi freddi della paura
Nel 1972 arriva anche il grande successo di pubblico, per merito di uno dei decamerotici meglio girati, Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda, di Mariano Laurenti, in cui è Fiamma, moglie di un soldato che torna assatanato dalla guerra, interpretato dal simpatico Pippo Franco.Parallelamente, la Schubert accetta di lavorare per servizi fotografici in cui compare spesso e volentieri in costume adamitico, cosa che la porterà ad accettare, d’ora in poi, parti erotiche in vari film, come lo scabroso film francese La punition, nel quale è la protagonista principale, Britt, una ragazza che finisce in una casa d’appuntamento dove sperimenterà la depravazione degli individui più degenerati della città, il bislacco Il pavone nero, brutta copia del più famoso Il dio serpente,

Emanuelle perchè violenza alle donne
Con Laura Antonelli nel film Mio Dio come sono caduta in basso
film intervallati da produzioni dignitose, come il western Tutti per uno botte per tutti, il thriller La casa della paura, di William Rose e il feuilleton Il bacio di una morta, di Infascelli.Lentamente, ma inesorabilmente, la Schubert va incontro ad un decadimento fisico; ha appena 31 anni, ma ne dimostra di più, il che, cinematograficamente, è un handicap pesantissimo. Dopo aver recitato, ed anche discretamente, nel film di Comencini Mio Dio come sono caduta in basso, al fianco della star Laura Antonelli, interpreta due ruoli discreti in Lo sgarbo e in L’uomo che sfidò l’organizzazione;
Ore di terrore
siamo nel 1975 e arriva la svolta definitiva della sua carriera. Bitto Albertini le propone il ruolo di Ann nel film Emanuelle nera, al fianco della star dell’eros Laura Gemser; film antesignano degli hard girati in seguito da D’Amato. Il film, brutto, ha però successo sia per la sua carica erotica, sia per la famosa colonna sonora di Fidenco, oltre che per la partecipazione delle due star impegnate in vere e proprie gare di nudo.La Schubert gira ancora Il buio intorno a Monica, altro brutto film in cui il decadimento fisico è già evidente, La dottoressa sotto il lenzuolo, di Martucci, film debole e confusionario,

Karin Schubert nel film La punition
salvato solo dalle bellezze impegnate, come Orchidea De Santis, Ely Galleani, Rita Forzano e la Elizabeth Turner. La fine cinematografica della Schubert può essere fatta coincidere con il film di D’Amato del 1977, Emanuelle perchè violenza alle donne; il film, terzo capitolo della saga dedicata alla reporter di colore, viene girata da D’Amato con i soliti inserti hard per il mercato estero, e finisce per etichettare la bionda attrice tedesca come protagonista di film ai confini con l’hard.
Satiricosissimo, con la Fenech,Franchi e Ingrassia
Il risultato è un rallentamento preoccupante delle chiamate dei vari registi, che coincidono anche con varie vicissitudini nella vita privata dell’attrice, che finirà per accettare anche servizi fotografici molto espliciti per riviste hard. Nei successivi 4 anni Karin Schubert lavora poco; interpreta il film francese Une femme speciale, L’infermiera nella corsia dei militari di Laurenti, Black Venus di Mulot. Qualche altra particina, poi l’oblio; non le chiedono più di partecipare a film importanti, lei sta sfiorendo visibilmente, la sua vita privata va a rotoli.
Il bacio di una morta
Così interpreta il suo primo vero hard, Morbosamente vostra, diretto da Bianchi, che conserva ancora un minimo di trama, prima di passare a pellicole che non avranno più nemmeno quella, e che non vale nemmeno la pena citare. L’attrice scompare anche dall’hard quando non è più in grado di reggere l’obiettivo della macchina cinematografica, sparendo in pratica dagli schermi e diventando un culto solo per coloro che amavano il genere cinematografico a luci rosse.
Karin Schubert in Emanuelle nera
Ricomparirà, assolutamente irriconoscibile, senza traccia dell’antica bellezza, nel Maurizio Costanzo Show, dove racconterà i particolari più scabrosi della sua vita turbolenta, a cominciare dai problemi avuti con i produttori, che a suo dire le chiedevano, per farla lavorare, solo sesso, per passare ia problemi privati, al tempestoso rapporto con il figlio tossicodipendente per aiutare il quale, pare, abbia accettato di scendere all’inferno.
Riuscirà la nostra cara amica…?
A fine carriera, il triste epilogo di Poker di donne
Nel 1994 racconterà ad Enzo Biagi la sua personale storia di violenze subite sin da piccola da parte del padre, sin da quando aveva 11 anni; poi la triste storia dei due tentativi di suicidio, uno proprio del 1994, l’altro del 1996, con l’amara esperienza di aver fatto un film hard a 50 esatti, seguita dalla ancor più amara esperienza di dover accettare, per sopravvivere, un lavoro come voce erotica per pochi spiccioli.
Hanna D.
Triste epilogo di una carriera dignitosa, almeno fino a tre quarti degli anni settanta. Una storia come purtroppo ce ne sono tante, nel dorato e a volte crudelissimo mondo del cinema. Pailettes, successo, notorietà, che si sposano, alle volte, con quanto c’è di più turpe nell’umanità.
Morbosamente vostra (1985)
Hanna D. – La ragazza del Vondel Park (1984)
Christina (1984)
Panther Squad (1984)
Black Venus (1983)
Invierno en Marbella (1983)
Lo scoiattolo (1981)
L’infermiera nella corsia dei militari (1979)
Une femme spéciale (1979)
Allarme nucleare (1978)
Emanuelle – Perché violenza alle donne? (1977)
Cuando los maridos se iban a la guerra (1976)
Frittata all’italiana (1976)
La dottoressa sotto il lenzuolo (1976)
La morte intorno a Monica (1976)
Emanuelle nera (1975)
Lo sgarbo (1975)
L’uomo che sfidò l’organizzazione (1975)
Valse à trois (1974)
Mio Dio come sono caduta in basso! (1974)
Questa volta ti faccio ricco! (1974)
Il bacio di una morta (1974)
Il pavone nero (1974)
L’ammazzatina (1974)
Tutti per uno… botte per tutti (1973)
La punition (1973)
La casa della paura (1973)
Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972)
L’attentato (1972)
Barbablu (1972)
Racconti proibiti… di niente vestiti (1972)
Mania di grandezza (1971)
Ore di terrore (1971)
Gli occhi freddi della paura (1971)
Il prete sposato (1971)
I due maghi del pallone (1971)
Scusi, ma lei le paga le tasse? (1971)
Vamos a matar, compañeros (1970)
Una spada per Brando (1970)
Satiricosissimo (1970)
Io ti amo (1968)
Samoa, regina della giungla (1968)
La facocera (1967)
Barbablu
Riuscirà la nostra cara amica a rimanere vergine…?
Racconti proibiti di niente vestiti
Ore di terrore
Morbosamente vostra
L’uomo che sfidò l’organizzazione
Lo sgarbo
La casa della paura
Il prete sposato
Il pavone nero
Metti le donne altrui ne lo mio letto
Due fotogrammi da Tutti per uno botte per tutti
Frittata all’italiana
Christina
L’ammazzatina
I due maghi del pallone
Metti le donne altrui ne lo mio letto
Questa volta ti faccio ricco
Evelyn Stewart
Sono oltre sessanta i film interpretati dalla italianissima Ida Galli, che nel corso della sua trentennale carriera, iniziata nel 1960 all’età di 18 anni ( è nata a Sestola nell’aprile del 1942) ha più volte cambiato il suo nome, passando dall’italianissimo nome di battesimo di Ida a Arianna Galli, passando in seguito all’iberico Isli Oberon, all’anglo sassone Priscilla Steele per giungere infine a Evelyn Stewart, che è lo pseudonimo, il nome d’arte che ha in effetti usato maggiormente, con tutte le varianti del nome, Eveline, Evelin,Ewelyn, Evelyne e via dicendo.

Evelyn Stewart in una scena di Il Gattopardo
60 film sono un bel patrimonio, in effetti, per una donna bella ma lontana dai canoni estetici della vamp tutta curve e sorrisi, dalla pin up o dalla fatalona. Ida, o Evlyn, ha basato il successo della sua carriera sulle spiccate doti interpretative, che l’hanno portata a passare attraverso vari generi cinematografici, come il peplum, il thriller all’italiana, la commedia e anche svariati western, oltre a piccole partecipazioni in film importanti, quali La dolce vita di Fellini, con la particina della debuttante dell’anno o Il gattopardo di Visconti, nel quale era Carolina.

Due fotogrammi da Il medaglione insanguinato

Quel maledetto giorno di fuoco
Evelyn esordisce nel 1960 nel film Messalina venere imperatrice, di Cottafavi, con lo pseudonimo Arianna Galli, girando successivamente nel breve arco di 5 anni, 10 film, alcuni dei quali molto noti, come Fantasmi a Roma di Pietrangeli, film molto bello costruito attorno ad un cast fantastico, che comprendeva Mastroianni, Eduardo de Filippo, Gassman, Sandra Milo e Tino Buazzelli, o come il citato Gattopardo.

Nel film Il dolce corpo di Deborah
Di questo periodo sono Une fille pour l’etè, Le italiane e l’amore di Baldi, i due peplum Ercole al centro della terra, per la regia di Mario Bava, nel quale Evelyn è la dea Persefone e Il crollo di Roma, di Margheriti, accanto ad un’altra stellina nascente, Maria Grazia Buccella. Nel 1963 la troviamo sul set di La frusta e il corpo, di Mario Bava, con lo pseudonimo Isli Oberon; nel 1964 è nel cast del peplum Roma contro Roma, prima di interpretare alcuni western di buona fattura, come Un dollaro bucato, nel ruolo di Judy, moglie di Giuliano Gemma, girato per la prima volta con quello che sarà il suo nome d’arte più conosciuto, Stewart, seguito da Gli eroi di fort Worth, questa volta con lo pseudonimo Priscilla Steele.

Evelyn è Lisa Baumer in La coda dello scorpione
Altri western di questo periodo sono Adios gringo e Sette magnifiche pistole, che propongono una Stewart in possesso di un’ottima padronanza della mimica facciale, che la rende adatta, duttile a qualsiasi interpretazione. Non ha quasi mai un ruolo da protagonista, è vero, forse perchè non è una bellezza selvaggia, vistosa. Ma è una buona caratterista, impiegabile in qualsiasi ruolo, e lo dimostra nel film Le piacevoli notti, di Armando Crispino, nel ruolo di Angelica e al fianco di un ottimo cast: Gassman,Tognazzi, la Lollobrigida, Proietti, sono solo alcuni degli attori di questo piacevole lavoro.

Evelyn Stewart con Jennifer O’Neil nello splendido Sette note in nero
L’estrema duttilità di Evelyn si concretizza in una serie di comparsate in film di diversa fattura e tematica: arrivano così le partecipazioni a Missione speciale Lady Chaplin, il western Django spara per primo, Rififi ad Amsterdam, Il giardino delle delizie, Assasination, Il suo nome gridava vendetta. Nel 1969, quindi alle soglie dei fatidici anni settanta, epoca d’oro per il cinema italiano, la Stewart allarga ancora di più le sue partecipazioni a film di generi diversi, entrando nel cast di Il medico della mutua, grande successo di cassetta realizzato da Zampa grazie ad un grandissimo Alberto Sordi, mentre interpreta il ruolo di Suzanne nel film Il dolce corpo di Deborah, nel quale per la prima volta lavora accanto a Carroll Baker, di Romolo Guerrieri.

Nel film Un bianco vestito per Marialè

Una farfalla con le ali insanguinate
In un solo anno entra nei cast di film diversi tra loro: i western Tre croci per non morire, Quel maledetto giorno di fuoco, il drammatico Strada senza uscita, i film di guerra La battaglia d’Inghilterra, La battaglia del deserto e Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, altro grande successo personale di Alberto Sordi. Gli anni settanta vedono Evelyn impegnata in molte produzioni, legate sopratutto al genere western e a quello che diverrà il genere portante di tutto il decennio, il thriller all’italiana. Oltre a Ciakmull, Concerto per pistola solista, Le regine, I quattro pistoleri di Santa Trinità, Evelyn recita in alcuni tra i più importanti thriller del decennio. Guardiamoli in dettaglio:
– Una farfalla dalle ali insanguinate, di Diccio Tessari, costruito attorno alla figura di un misterioso killer che alla fine sarà il solito insospettabile, in cui Evelyn è Maria, l’affascinante moglie di un giornalista accusato degli omicidi.
– La coda dello scorpione, di Sergio Martino, ottimo thriller in cui è la signora Baumer, la presunta vedova di un uomo d’affari che intasca una grossa somma dall’assicurazione sulla vita del marito, morto in un incidente aereo, e che verrà uccisa proprio per quei soldi. Nel film è nuovamente accanto a Anita Strindberg;
– Quando Marta urlò dalla tomba, di Francisco Lara Polop, produzione italo-spagnola nel quale interpreta Martha, nipote di una donna morta in un incidente automobilistico e che sarà la chiave di una storia abbastanza confusa, che terminerà con il solito bagno di sangue finale;
– Il coltello di ghiaccio, di Umberto Lenzi, nel ruolo di Jenny, una giovane e bella cantante lirica uccisa in circostanze misteriose

Evelyn nel film Il coltello di ghiaccio
– Un bianco vestito per Marialè, di Romano Scavolini, nel ruolo di Marialè, una donna prigioniera di suo marito, in un film gotico/giallo in cui l’unica cosa davvero buona è la sua superba interpretazione;

Ancora da Una farfalla con le ali insanguinate
– Il medaglione insanguinato, di Massimo Dallamano, buon giallo in cui è Jill, tata di una bambina traumatizzata dalla morte in un incendio della madre, segretamente innamorata del padre della bambina, e che, ancora una volta, finirà uccisa.
–Sette note in nero, di Lucio Fulci, splendido noir, uno dei migliori del decennio, nel ruolo di contorno di Gloria, sorella del marito della protagonista, Jennifer O’Neil
Tutti lavori in cui la professionalità di Evelyn emerge a dispetto della qualità delle pellicole, e che la portano a girare un mucchio di film, come Il giustiziere sfida la città e Napoli spara, del filone poliziottesco, lo storico La badessa di Castro, il western Lo chiamavano tressette, l’insipido Povero Cristo, il futurista e misconosciuto Le orme, di Luigi Bazzoni, una delle opere più visionarie e interessanti del cinema italiano, penalizzato da una distribuzione assurda. Un caleidoscopio cinematografico, in cui l’attrice mostra sempre più le sue sorprendenti doti da camaleonte della recitazione.
Tuttavia siamo anche nel periodo in cui la crisi del cinema inizia a farsi sentire,e in cui le produzioni italiane sono sempre più orientate al nuovo genere che va imponendosi nelle sale, la commedia sexy. Evelyn, poco incline a mostrarsi nuda, sceglie di stare lontana da queste produzioni, con il risultato di veder diradare le chiamate dei registi. Dal 1976 in poi, infatti, lavorerà ancora in Le due orfanelle, Il grande attacco, con una lunga pausa che durerà fino al 1982, con il ritorno sul set nel film Una di troppo, di Pino Tosini, al fianco di Dalila Di Lazzaro.
E’ in pratica la fine della carriera cinematografica di Evelyn, che ricomparirà sugli schermi nel pessimo Fratelli d’Italia, nel 1989, film diretto dall’ineffabile duo fratelli Vanzina, in Arabella l’angelo nero, di Stelvio Massi e negli anni novanta in Con i piedi per aria e nel suo ultimo film ufficiale, Baby on board del 1991, che chiude di fatto la sua lunga ed esemplare carriera.
Evelyn Stewart in Il delitto del diavolo-Le regine
Se dovessi definire con una sola parola la carriera di Evelyn Stewart userei il termine professionale; lungi dal puntare sulle comunque indubbie doti fisiche, l’attrice ha privilegiato sempre la recitazione, la personalità, la preparazione, cosa che le ha permesso di resistere alle varie mode cinematografiche e sopratutto a lasciare davvero un bel ricordo di se; lontana dai riflettori, dagli scandali, dalle copertine con le foto nude ammiccanti, dai paginoni centrali di Playmen o Playboy, Evelyn ha puntato, vincendo, sulla professionalità e la discrezione.
Un non personaggio, quindi, che ha lasciato cinematograficamente davvero molti rimpianti.
Sette magnifiche pistole
Quel maledetto giorno di fuoco
Povero Cristo
Napoli spara
La frusta e il corpo
Il suo nome gridava vendetta
Il grande attacco
Il giustiziere sfida la città
Roma contro Roma
Ercole al centro della terra
Il giardino delle delizie
Fantasmi a Roma
Assassination
Le orme
Il medico della mutua
Sette magnifiche pistole
Missione speciale Lady Chaplin
I quattro pistoleri di Santa Trinità
Rififi ad Amsterdam
Le due orfanelle
La badessa di Castro
Gli eroi di Fort Worth
Roma contro Roma
Il crollo di Roma

Grazie Signore p.
Quando Marta urlò dalla tomba
Perchè uccidi ancora
La battaglia del deserto
Il professor Guido Tersilli
Arabella l’angelo nero
Messalina venere imperatrice
La dolce vita
Nel blu dipinto di blu
Baby on Board (1991)
Arabella l’angelo nero (1989)
Fratelli d’Italia (1989)
Una di troppo (1982)
Il grande attacco (1978)
Sette note in nero (1977)
Napoli spara (1977)
Le due orfanelle (1976)
Per amore (1976) (uncredited)
Il giustiziere sfida la città (1975)
Il medaglione insanguinato (1975)
Le orme (1975)
Povero Cristo (1975)
Cagliostro (1974)
La badessa di Castro (1974)
Lo chiamavano Tresette… giocava sempre col morto (1973)
Küçük kovboy (1973)
Un bianco vestito per Marialé (1972)
Il coltello di ghiaccio (1972)
Quando Marta urlò dalla tomba (1972)
Grazie signore p… (1972)
La coda dello scorpione (1971)
I quattro pistoleri di Santa Trinità (1971)
Una farfalla con le ali insanguinate (1971)
Le regine (1970)
Concerto per pistola solista (1970)
Ciakmull – L’uomo della vendetta (1970)
La battaglia del deserto (1969)
Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue (1969)
La battaglia d’Inghilterra (1969)
Strada senza uscità (1969)
Quel caldo maledetto giorno di fuoco (1968)
Tre croci per non morire (1968)
Il dolce corpo di Deborah (1968)
Il medico della mutua (1968)
Il suo nome gridava vendetta (1968)
Assassination (1967)
Moresque: obiettivo allucinante (1967)
Il giardino delle delizie (1967)
Rififí ad Amsterdam (1967)
Django spara per primo (1966)
Missione speciale Lady Chaplin (1966)
Le piacevoli notti (1966)
Sette magnifiche pistole (1966)
Adiós gringo (1965)
Gli eroi di Fort Worth (1965) (come Priscila Steele)
Perché uccidi ancora (1965)
Un dollaro bucato (1965)
Roma contro Roma (1964)
La frusta e il corpo (1963) (come Isli Oberon)
Il gattopardo (1963)
Madame Sans-Gêne (1962)
Il crollo di Roma (1962)
Ercole al centro della terra (1961)
Legge di guerra (1961)
Fantasmi a Roma (1961)
Le italiane e l’amore (1961)
Une fille pour l’été (1960) (come Arianna Galli)
La dolce vita (1960)
Messalina Venere imperatrice (1960) (come Arianna Galli) )
Maria Baxa

Sono in pochi a ricordare Maria Baxa, attrice nata nella ex Jugoslavia nel 1946, a Belgrado. Un’attrice che ha avuto un momento di notorietà negli anni a cavallo tra il 1971 e il 1979, con due brevi incursioni neli anni 80, quando ha girato gli ultimi due film della sua breve carriera.Sono 20 i film interpretati dalla bella e bionda attrice jugoslava, di cui 15 in Italia, nessuno di essi davvero memorabile. Il suo esordio avviene nel 1971 con una particina nel fil a episodi di Grimaldi Le belve, interpretato da un cast di rilievo, nel quale spiccano Lando Buzzanca, la Benussi e vecchie glorie come la Borboni, Claudio Gora e Tino Carrano.

Due fotogrammi tratti dal film Candido erotico
Nel film Maria Baxa è la moglie di Buzzanca nell’episodio Una bella famiglia, episodio brevissimo, uno sketch.Il fiilm successivo lo interpreta diretta da Vanzina, Steno; è Il terrore dagli occhi storti, debole commedia con protagonista principale Alighiero Noschese, in compagnia di un giovanissimo Enrico Montesano. Di un qualche rilievo, viceversa, è il film di Lizzani Torino nera,del 1972; in questo film la Baxa interpreta Nascarella, una prostituta che farà, assolutamente incolpevole, una brutta fine. Ancora nel 1972 lavora in Joe Valachi, i segreti di cosa nostra, film di Terence Young,con protagonisti Charles Bronson e Lino Ventura.

Con Monica Zanchi in Incontri molto ravvicinati del quarto tipo
Anche in questo caso il ruolo di Donna è solo una piccola parte. Boccaccio, la commedia del 1972 diretta da Bruno Corbucci, film più comico che erotico, è la prova successiva dell’attrice, che interpreta il ruolo di Tebalda. Lo stesso Corbucci la chiama per Il prode Anselmo e il suo scudiero, nuova prova del duo Montesano-Noschese, in cui è Fiammetta, preda ambita del truffaldino Anselmo.

Maria Baxa in Per amore di Poppea
Siamo nel pieno del boom delle commedie erotiche, ma curiosamente la Baxa viene chiamata in produzioni particolari, come quella diretta da Loris Pittoni, Un amore così fragile,così violento, film ispirato ad un romanzo scritto dallo stesso Pittoni. Poi, per tre anni, la Baxa non compare più sugli schermi; tornerà nel 1977 come protagonista del film di Laurenti Per amore di Poppea , nel ruolo della moglie di Nerone, un improbabile Oreste Lionello. La commedia, sgangherata, si segnala solo per le nudità della Baxa.
Torino nera
Nel 1977 arriva lo scabroso ruolo di Veronica, moglie viziosa di un altrettanto vizioso voyeur in Candido erotico, al fianco di Lilli Carati. Il film, diretto da Claudio Giorgi la spinge verso un cinema di nicchia, quello delle commedie erotiche; non fa eccezione il successivo Incontri molto ravvicinati del 4° tipo, autentico trash movie diretto da Gaiazzo, in cui la Baxa è Emmanuelle, una astronoma convinta che esistano forme umane su altri pianeti.
Maria Baxa in Boccaccio
In compagnia della sua domestica si concederà a tre umanoidi, che in realtà sono tre studenti che sfruttano la credulità della donna. E’ uno dei film più bislacchi dell’intera storia del cinema italiano, tanto da diventare autentico fenomeno di culto tra gli amanti del genere. Di altro livello è il successivo Il commissario Verrazzano, regia di Franco Prosperi, film del 1978. In questo film è Cora, cognata di una gallerista che sospetta una morte violenta del marito di Cora. Nel 1979 partecipa alla commedia a episodi Belli e brutti ridono tutti, diretta da Domenico Paolella, al fianco di Walter Chiari e Olga Karlatos.

Maria Baxa in Joe Valachi i segreti di cosa nostra

La Baxa in Il commissario Verrazzano
L’ultimo film degli anni settanta lo interpreta di nuovo sotto la direzione di Paolella; si tratta di Gardenia, il giustiziere della mala, decoroso gangster movie in cui è la donna di Gardenia, un gangster d’onore refrattario ai traffici di droga. Da quel momento la Baxa sparisce dagli schermi; tornerà per una breve parte nel film Russicum i giorni del diavolo di Squitieri, per poi lasciare il mondo del cinema.
Adatta a interpretare parti di contorno, la Baxa non ha mai avuto la grande occasione di recitare da prima donna, fatta eccezione per il modesto Per amore di Poppea. E’ rimasta, quindi, in ruoli secondari, pur essendo in possesso di una notevole bellezza e di non disprezzabili doti artistiche. Con la Loncar, comunque, rimane l’attrice più importante arrivata dai paesi balcanici nel priodo settanta- ottanta, anche se come già detto all’inizio, sono ben pochi a ricordarsi di lei.
Boccaccio
Le belve

Il prode Anselmo e il suo scudiero
Per amore di Poppea
Spogliamoci così senza pudor
Il terrore con gli occhi storti
Un amore cosi fragile,cosi violento
Russicum – I giorni del diavolo (1988)
Gardenia, il giustiziere della mala (1979)
Belli e brutti ridono tutti (1979)
Il commissario Verrazzano (1978
Incontri molto ravvicinati del quarto tipo (1978)
Candido erotico (1977)
Per amore di Poppea (1977)
Un amore così fragile, così violento (1973)
Il prode Anselmo e il suo scudiero (1972)
Boccaccio (1972)
Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra (Italy)
Torino nera (1972)
Il terrore con gli occhi storti (1972)
Le belve (1971)























































































































































































































































































































































