Zeudi Araya

La ragazza dalla pelle di luna, il film di Luigi Scattini del 1972, al di la dei suoi meriti effettivi, trattandosi di una pellicola di buona fattura, è rimasto nell’immaginario collettivo come il film che rivelò, al pubblico italiano, la straordinaria bellezza di una donna all’epoca assolutamente sconosciuta, fatta eccezione per una breve campagna pubblicitaria, quella di un caffè, che in qualche modo l’aveva fatta conoscere al grande pubblico.
Con Sandra Milo e Johnny Dorelli nella bella commedia Tesoromio
Zeudi “corona imperiale” Araya, classe 1951, eritrea di nascita, sinuosa e bellissima, aggraziata come una gazzella, era arrivata in Italia nel 1972, con il titolo di miss Eritrea vinto nella sua terra, quando aveva appena 18 anni; figlia di un uomo politico, si era diplomata nell’anno in cui vinse il titolo di miss, e arrivò in Italia proprio nel 1972, anno in cui iniziò casualmente la carriera cinematografica. Bastarono due film proprio di Scattini a crearne immediatamente la fama: il citato La ragazza dalla pelle di luna e La ragazza fuoristrada.

Zeudi Araya in La ragazza dalla pelle di luna
Il primo, nel quale Zeudi è Simoa, una stupenda ragazza di colore che si improvvisa guida turistica per una coppia in crisi, interpretata da Ugo Pagliai e dalla altrettanto bella Beba Loncar, la rivela in tutto il suo splendore. Il film è ben diretto, si avvale di un’ottima colonna sonora, composta da Pietro Umiliani, riecheggiante sapori esotici, irraggiungibili, affascinanti, di una fotografia di primo piano, opera di Nino Borghese.
Lei, Zeudi, è conturbante oltre il consentito, con quel corpo perfettamente armonico, quel sorriso solare e leggermente malizioso. Pagliai, nel film, sembrava davvero stregato dalla bella Simoa, così il tema dell’adulterio che l’uomo consumerà con la ragazza sembra davvero giustificato ; mare incontaminato, paesaggi da favola, una donna bellissima. L’uomo in crisi riacquista, grazie alla ragazza, voglia di vivere, e alla fine riuscirà anche a ritrovare un rapporto di coppia con la moglie. Il successo del film è immediato, nonostante il divieto ai minori di anni 18, che allontana molti ragazzi dalla visione del film.

Zeudi Araya in Giallo napoletano
Che non ha nulla di pruriginoso, intendiamoci: qualche scena di nudo e qualche amplesso assolutamente castigato. Con La ragazza fuoristrada, Zeudy si conferma ottima attrice, aldilà della sua bellezza; la storia è a sfondo drammatico, l’attrice interpreta Maryam, una donna di colore della quale si innamora Giorgio, e che la sposa, contro la volontà dei suoi, portandola a vivere con lui in Emilia; decisione fatale, perchè il razzismo strisciante di cui viene fatta oggetto la donna, sfocerà in una competizione tra due balordi, amici dell’uomo, che tenteranno di sedurre la donna, che, diffamata da una cinica ex amante del marito, troverà più saggio tornare tra la sua gente.
Il corpo
Ricercatissima, la Araya decide di lavorare con Domenico Paolella nel film La preda; con lei, nel cast, ci sono Franco Gasparri, stella dei fotoromanzi Lancio e discreto attore, destinato poi ad una fine drammatica, Renzo Montagnani. La storia, ambientata in Colombia, vede protagonista un fannullone alcolizzato, che si invaghisce di una bellissima donna del luogo, Nagaina; la donna si innamorerà di un giovane, che il fannullone in questione conosce in galera, con il risultato che la stessa Nagaina scapperà con lui, lasciando l’alcolizzato al suo destino.
Dopo La preda, Zeudi torna a lavorare con Scattini, il regista che per primo ha creduto in lei, e lo fa da par suo, interpretando la protagonista del film Il corpo, del 1974, la bellissima e fatale Princesse: questa volta il profilo della protagonista non è positivo, si tratta, infatti, di una donna cinica e amorale, che mette in competizione due persone molto differenti. Sono il maturo Antoine, il grande Enrico Maria Salerno e il più giovane Alain, Leonard Mann, con un risultato finale drammatico. L’opera, che si avvale del solito scenario di Scattini, esotico e misterioso, affascinante e selvaggio, è di buona fattura e consolida la fama della bellissima Zeudi, che dimostra talento anche in ruoli non facili. L’opera successiva interpretata da Zeudi è La peccatrice, girato nel 1975 sotto la direzione di Pier Ludovico Pavoni;
nel film è protagonista nuovamente con Franco Gasparri, ed interpreta il ruolo di Debra, contesa tra un cinico industriale dello zolfo, che fa uccidere il marito della donna pur di farla sua e il figlio di quest’ultimo, vicenda che sfocerà in un drammatico finale. Film mal riuscito, pretenzioso, che si segnala solo per l’ennesima prova di bravura dell’attrice eritrea e per la presenza, in un cammeo, di Clara Calamai, leggenda del film muto.

Zeudi Araya nel divertente Il signor Robinson
Il 1976 è un anno cruciale per la bella attrice; viene scelta da Bruno Corbucci per interpretare il ruolo di Venerdi nel film Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, in un ruolo finalmente comico. Così come comico e spassoso è il tema centrale della commedia, basata sulle avventure di Robi, un ottimo Paolo Villaggio, che naufraga su un’isola apparentemente deserta, e che come l’omonimo Robinson del romanzo di Dafoe, è costretto a trasformarsi da uomo viziato e abituato alle comodità in naufrago senza esperienza.
Una bellissima foto della Araya
Sarà proprio la bellissima Venerdi a complicargli l’esistenza, fino alle scene finali, agrodolci, con la separazione tra i due, che nel frattempo hanno vissuto una storia d’amore. E’ in questo periodo che l’attrice conosce Franco Cristaldi, produttore cinematografico tra i più importanti, che all’epoca della nascita della loro storia d’amore, aveva 27 anni più dell’attrice. Tra i due è amore vero, e Zeudi rallenta notevolmente la sua attività cinematografica, per diventare ben presto la moglie del produttore. Nel 1978, due anni dopo , torna a lavorare con Corbucci in Giallo napoletano, curioso intreccio tra il giallo classico e la commedia, che l’attrice interpreta accanto a Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Peppino De Filippo, Capucine, Renato Pozzetto e Michel Piccoli.

Tesoromio, gradevolissima commedia con una splendida Zeudi Araya
Il film, pur gradevole e di sicuro interesse, non va benissimo al botteghino, ma lei è impeccabile nel ruolo di Elizabeth. Nel 1979 lavora nella deliziosa commedia Tesoromio, di Giulio Paradisi. Lei è Tesoro, una stupenda principessa di colore che lavora per uno scrittore in crisi, del quale si innamorerà e che riporterà al successo, attraverso una storia semplice ma divertente. Il film, stroncato dalla critica più ottusa, la vede all’apice della bellezza; il ruolo leggero che interpreta nel film sembra cucito sulla sua persona, L’attrice appare in grado di poter ricoprire qualsiasi ruolo le venga offerto, che si tratti di una parte drammatica o di una comica.
Il signor Robinson
Nel frattempo la sua vita privata fila alla perfezione; la storia d’amore con Cristaldi è sempre più salda, e la vita cinematografica, fatta di spostamenti, estenuanti ore di prove, sembra essere troppo limitativa per l’attrice. Che decide di rallentare le sue apparizioni, e per 4 anni si dedica esclusivamente alla famiglia. Tornerà nel 1983, in un film non memorabile, I Paladini – Storia d’Armi e d’Amori, diretto da Giacomo Battiato, nel quale è Marfisa, una guerriera innamorata di Ruggero, uno dei paladini.

Davvero splendida in due sequenze tratte da Il corpo
L’ultima sua apparizione cinematografica sarà nel film di Montaldo Il giorno prima, un cupo e drammatico film anticipatore, in qualche modo, della stagione dei reality televisivi. Film bello, interpretato da grandi attori, tra i quali Lancaster,la Thulin,Gazzarra, Berger, e che segna la fine della carriera di Zeudi Araya; l’attrice è al top della bellezza e delle fama, ma sceglie il ritiro per dedicarsi di più alla sua famiglia e per affiancare il marito nel lavoro di produzione. Quando, nel 1992, scomparirà il marito, sarà proprio la bella attrice a prenderne il posto, dedicandosi da allora in poi alla produzione sia cinematografica che televisiva. Nel 2008, nel corso del programma televisivo I migliori anni, condotto da Carlo Conti, l’attrice è tornata in video, bellissima come una trentenne, contro i 57 anni che realmente possiede.

L’ultimo film interpretato da Zeudi Araya, Il giorno prima
Zeudi Araya è stata un simbolo, pur nei limiti imposti dalle poche pellicole girate: la sua bellezza, il suo fascino, quel sottile erotismo magnetico che l’hanno sempre contraddistinta, continuano ancora oggi ad essere ricordati dal pubblico, quello stesso che si innamorò di Simoa, la ragazza dalla pelle di luna.

La preda
La ragazza fuoristrada

Giallo napoletano

I paladini

Il corpo

Il signor Robinson

La peccatrice

La preda

La ragazza dalla pelle di luna

La ragazza dalla pelle di luna (1972)
La ragazza fuoristrada (1973)
La preda (1974)
Il corpo (1974)
La peccatrice (1975)
Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976)
Giallo napoletano (1978)
Tesoro mio (1979)
I paladini – Storia d’armi e d’amori (1983)
Il giorno prima (1987)






Annamaria Rizzoli
Con Edwige Fenech e Gloria Guida, Annamaria Rizzoli divide la fama di star della commedia sexy all’italiana, anche se limitatamente al tardo periodo della stessa, quando ormai il genere era avviato stancamente al tramonto, dopo gli anni dei fasti, quindi il periodo che va dal 1969 al 1977. Tipica bellezza italiana, alta, slanciata e fisicamente perfetta, Anna Maria (che abbrevierà il suo nome in Annamaria) ha recitato in 20 film, nel periodo compreso tra il 1975, data d’esordio sulo schermo e il 1983, quando interpreterà il suo ultimo lavoro cinematografico.

Annamaria Rizzoli con Paolo Villaggio in Dove vai in vacanza
A differenza della Fenech però, la Rizzoli è stata fortemente limitata dalle sue partecipazioni a commedie decadenti degli agonizzanti filoni studentesco/soldatesco, la dove Edwige ha intelligentemente affrontato più ruoli in più generi cinematografici, avendo però avuto la fortuna di esordire sugli schermi molto prima della Rizzoli.

La Rizzoli in Il sottomarino più pazzo del mondo
Nata a Roma nel 1953, la Rizzoli arriva relativamente tardi sugli schermi; rispetto a Gloria Guida, per esempio, che aveva esordito a nemmeno 18 anni, Annamaria gira il primo film nel 1975,a 22 anni, partecipando a Il padrone e l’operaio di Steno, film con Renato Pozzetto all’epoca star principale della commedia italiana, per poi partecipare, nel 1977, alla commedia Ride bene chi ride ultimo, film diretto da un team congiunto di attori, Gino Bramieri,Marco Aleandri,Pino Caruso,Walter Chiari, e interpretato da loro stessi con l’aggiunta delle bellezze nostrane Orchidea De Santis e Annamaria stessa.

Annamaria Rizzoli in L’insegnante al mare con tutta la classe….
Il discreto successo riportato e la contemporanea decisione di lavorare per Telealtomilanese le permettono di farsi apprezzare non solo per le notevoli doti fisiche, ma anche per la simpatia che innegabilmente possiede. Nel 1978 interpreta il ruolo di Marina, una giovane dalla doppia vita, costretta a prostituirsi da una banda nel film Milano, difendersi o morire, di Martucci; è un ruolo impegnativo, il suo che svolge discretamente.Sempre nello stesso anno arriva il successo con Dove vai in vacanza?, diretto da Mauro Bolognini, Luciano Salce, Alberto Sordi; il film, a episodi, la vede protagonista nel segmento sicuramente più divertente, quello con Paolo Villaggio, nel quale è una biondona fatale che coinolge un ingenuo organizzatore di safari in un tentativo di omicidio del marito. Il suo successo continua con Riavanti,marsh, film diretto da Luciano Salce, e interpretato dalla Rizzoli con un cast di tutto rispetto, nel quale figurano Silvia Dionisio, Renzo Montagnani, Sandra Milo, Gigi Reder, Olga Karlatos, Alberto Lionello, Paola Quattrini.
Fotogrammi tratti sempre da L’insegnante al mare con tutta la classe
E’ il momento di massima popolarità dell’attrice, che vive anche una storia d’amore con Walter Chiari. Dopo una pausa d’arresto coincidente con il film Play Motel, probabilmente il più spinto girato dall’attrice, film di Mario Gariazzo in cui è Patrizia, moglie di un attore ricattato, e che si improvviserà detective per salvare il marito dall’accusa di aver perpetrato un omicidio. Nel 1979 arriva anche il successo al botteghino di L’insegnante al mare con tutta la classe, di Tarantino, prima delle pellicole della commedia sexy.

Con Bracardi in La cameriera seduce i villeggianti
Il fisico scultoreo, la bellezza e il fascino dell’attrice sono le uniche cose che meritano rilievo in uno di quei prodotti ormai decadenti di un genere al tramonto. Nel film è Lisa, una giovane insegnante concupita dal maturo costruttore Ercole, un Lino Banfi che ormai sta per abbandonare anche lui il genere della commedia sexy. Il film successivo è una strana commedia degli equivoci, Scusi lei è normale?, per la regia di Lenzi; Annamaria e Anna, una giovane ballerina, figlia di un onorevole, che ha una doppia vita, visto che posa come modella per alcuni pornofumetti. Nel 1980 arriva anche il ruolo di Silvana nel fiacco Uno contro l’altro,praticamente amici, opera mediocre di Bruno Corbucci, con Thomas Milian e Renato Pozzetto.

La Rizzoli in La compagna di viaggio

Nel film La ripetente fa l’occhietto al preside

Una splendida Annamaria Rizzoli in La sai l’ultima sui matti?
Questo sarebbe il momento giusto, per la bella attrice, di punatre a qualcosa di più ambizioso che non sia la commedia all’italiana,finisce invece nel cast di La ripetente fa l’occhietto al preside, ancora al fianco di banfi, in un film diretto da Laurenti che riprende lo stanco copione della bella ragazza che fa ingelosire il ragazzo di turno puntando al preside. Il ruolo di Angela, la ripetente, è quanto meno ridicolo per un’attrice che ha ormai 28 anni e un fisico prorompente. Le cose non migliorano con La compagna di viaggio, di Baldi, stanca e sconclusionata commediola in cui vanno valutate positivamente solo la sua presenza e quella di Gastone Moschin.
Milano, difendersi o morire
Viceversa degna di menzione è la prova fornita in Rag.Arturo De Fanti, bancario precario, diretto da Luciano Salce, gradevole e ironico affresco sul carovita, in cui la Rizzoli è Vanna, amante di Paolo Villaggio, che finisce in casa di quest’ultimo assieme all’amante della moglie di Villaggio, una bella Catherine Spaak, in una girandola di situazioni grottesche nelle quali spicca proprio il ruolo di Annamaria, che tratteggia benissimo il ruolo della svampita Vanna. Nell’anno successivo troviamo Annamaria impegnata in La settimana bianca, di Laurenti, in cui è Angela, preda concupita da un gruppo di playboy da strapazzo.

Con Walter Chiari in Ride bene chi ride ultimo
Il film è sciatto, girato alla men peggio, e il successivo La cameriera seduce i villeggianti , di Aldo Grimaldi, è poco meglio: in questo film è la procace Marina, moglie di un indebitatissimo Carlo Giuffrè, che seduce il principale creditore del marito. A chiudere un 1981 che vede la quasi definitiva morte della commedia sexy, ci sono due altre interpretazioni, la prima in La settimana al mare, la seconda in Una vacanza del cactus, entrambi opera di Laurenti, ed entrambi destinati ad essere gli ultimi fuochi di una stagione che non sarà di certo ricordata come le migliori del cinema italiano.
A questo punto la carriera della Rizzoli si avvia ad un declino rapidissimo, dovuto essenzialmente alla crisi del cinema, alla fine del genere cinematografico nel quale l’attrice si era specializzata e se vogliamo, anche alla mancanza di offerte nei nuovi generi che vanno per la maggiore, la commedia drammatica oppure, dal lato opposto, la commedia erotica spinta.

Annamaria Rizzoli nel film Scusi,lei è normale?
Tra il 1982 e il 1983 la Rizzoli lavora in La sai l’ultima sui matti?, diretta dall’immancabile Laurenti, in Attenti a quei P2, di Pingitore, con Pippo Franco, nel Sommergibile più pazzo del mondo, inguardabile film del solito Laurenti e per finire in Il rubacuori (Le bourreau du coeur), film diretto da Christian Gion, una produzione francese nella quale è accanto ad Aldo Maccione.
La carriera cinematografica della Rizzoli finisce di fatto con Il rubacuori, e da quel momento l’attrice scompare dagli schermi per lavorare, successivamente, in teatro, dove darà buona prova di se sopratutto con opere di Strehler. Nonostante i numerosi ruoli sexy interpretati, la Rizzoli ha sempre disdegnato parti erotiche spinte, accettando di fatto solo apparizioni in film non smaccatamente erotici, nella più pura tradizione della commedia sexy.

L’ultimo film di Annamaria Rizzoli, Il rubacuori, del 1983
Va ricordata anche la sua presentazione, al fianco di Mike Bongiorno, del festival di Sanremo 1979, il primo che segnò una debole ripresa degli ascolti dopo la frana delle precedenti edizioni. Oggi è oggetto di culto fra coloro che hanno in qualche modo rivalutato le pellicole sexy, ma fondalmentalmente innocenti che riempirono le sale proprio nel periodo di massimo fulgore dell’attrice romana.
Attenti a quei P2
La settimana al mare
Il padrone e l’operaio
Il padrone e l’operaio (1975)
Ride bene… chi ride ultimo (1977)
Milano… difendersi o morire (1978)
Dove vai in vacanza? (1978)
Riavanti… marsch! (1979)
Rag. Arturo De Fanti, bancario precario (1979)
Play Motel (1979)
L’insegnante al mare con tutta la classe (1979)
* Scusi, lei è normale? (1979)
Uno contro l’altro, praticamente amici (1980)
La ripetente fa l’occhietto al preside (1980)
La compagna di viaggio (1980)
La settimana bianca (1981)
La cameriera seduce i villeggianti (1981)
La settimana al mare (1981)
Una vacanza del cactus (1981)
La sai l’ultima sui matti? (1982)
Attenti a quei P2 (1982)
Il sommergibile più pazzo del mondo (1982)
Il rubacuor (Le bourreau des coeurs) (1983)
Brigitte Petronio
Della bionda, esile e carina Brigitte Petronio manca, in rete, qualsiasi dato anagrafico o biografico; in pratica non c’è un solo dato reperibile che ci dica età, luogo di nascita, hobby o altro. Ragione per la quale di lei posso parlare solo attraverso i 12 film interpretati, uno dei quali, La città delle donne di Fellini, non le viene nemmeno accreditato, forse perchè la sua parte è stata tagliata in fase di montaggio.

Una scena tratta dal film Maschio latino cercasi
Nel periodo che va dal 1976, anno di uscita del film Ragazzo di borgata, che è la sua prima partecipazione cinematografica ufficiale, diretto da Giulio Paradisi fino al 1981, data in cui Brigitte lavora nel film di Laurenti La settimana al mare, l’attrice ha interpretato ruoli secondari in pellicole della commedia sexy all’italiana, con un’incursione nell’hard con il film Il pornoshop della settima strada, film diretto da Joe D’Amato, e per il quale la bionda attrice intentò causa alla produzione, essendo stati inseriti nel film spezzoni hard girati da controfigure. secondo quanto riportato da Giordano Lupi, del quale parlerò a breve, nel suo Erotismo, orrore e pornografia secondo Joe D’Amato, edito da Profondo rosso editore.

Brigitte Petronio in tre sequenze dal film La casa in fondo al parco
Le sue interpretazioni più importanti la Petronio le ha avute in Maschio latino cercasi, di Narzisi, interpretato nel 1977 al fianco di Gloria Guida, di Gino Bramieri e Adriana Asti, nel quale è una giovane prostituta che intenerisce un cliente con il racconto delle sue sventure personali. Nello stesso anno ha girato La compagna di banco, commedia sexy del filone liceale, nel quale è Mirella, amica di studi della protagonista, Lilli Carati. Nel 1977, anno decisamente importante per lei, lavora in Il cinico, l’infame il violento, al fianco di Maurizio Merli e del “cinese” Thomas Milian; una particina, anche questa, così come quella interpretata nel film La bella e la bestia, di Luigi Russo, film assolutamente sconosciuto ai più.

Brigitte Petronio con Laura Gemser in Emanuelle,perchè violenza alle donne?
Da segnalare anche Emanuelle, perchè violenza alle donne?, film velleitario di Joe D’Amato, anche questo proposto in due versioni, una softcore e una hardcore, con scene interpretate da pornostar. In questo film la Petronio interpreta Mary, una giovane che si lascia andare ad un rapporto saffico con Emmanuelle, interpretata come al solito da Laura Gemser, seguito dal film a episodi Dove vai in vacanza, di Salce e Bolognini.
Segnalo anche le sue interpretazioni in La liceale nella classe dei ripetenti, e infine nel 1980 il suo ruolo più conosciuto, quello della sfortunata Cindy, seviziata da Alex, il balordo protagonista di La casa sperduta nel parco, discreto thriller diretto da Ruggero Deodato. La sua carriera cinematografica si chiude nel 1981, con una breve apparizione in La settimana al mare, e da quel momento di lei non si sa più nulla.

Brigitte Petronio con Lilli Carati in La compagna di banco
Il porno shop della settima strada
Starlette decisamente sottovalutata, Brigitte, forse penalizzata dal fisico minuto, in un periodo in cui nel cinema andavano di moda le maggiorate, o le bombe sexy come la Fenech e la Guida, non ha avuto eccessiva fortuna nel mondo del cinema. Solo i cultori del cinema anni 70-80 ricordano il suo volto sottile, la sua figura esile, i capelli biondi a incorniciare un volto da adolescente.
Aeroporto internazionale

Due fotogrammi da La bella e la bestia
Ragazzo di borgata
Filmografia
La settimana al mare (1981)
La casa sperduta nel parco (1980)
Il porno shop della settima strada (1979)
La liceale nella classe dei ripetenti (1978)
Dove vai in vacanza? (1978)
Emanuelle – Perché violenza alle donne? (1977)
La bella e la bestia (1977)
Il cinico, l’infame, il violento (1977)
La compagna di banco (1977)
Maschio latino cercasi (1977)
Ragazzo di Borgata (1976)
Gloria Guida
Protagonista della stagione della commedia sexy all’italiana, Gloria Guida è oggi oggetto di cult, assieme alla sua rivale Edwige Fenech, in virtù delle sue 27 partecipazioni a pellicole del genere sexy, che ebbe il suo massimo splendore nel periodo a cavallo tra gli inizi degli anni settanta e la fine degli stessi.

Gloria Guida accanto a Johnny Dorelli nel suo ultimo film, Sesso e volentieri
Bella, bionda e terribilmente sexy, Gloria Guida ha intepretato il sogno maliziosamente erotico di più generazioni, che hanno assistito alle sue interpretazioni in pellicole oggi divenute oggetto di culto. Una carriera nata per caso, e che ha avuto immediatamente un gran successo in virtu dell’indubbia bellezza di Gloria, ma anche della sua stupefacente carica sexy, di quel suo sottile erotismo mai sbattuto in faccia allo spettatore, ma, al contrario, velato e malizioso; a guardarli oggi, quei suoi film iniziali, ci si rende conto di come fossero basati totalmente sulla sua interpretazione, sempre maliziosa, mai volgare, esplicitata attraverso un erotismo casalingo, che lasciava tutto all’immaginazione, e che non trascendeva mai nel banale o che non si spingeva mai vicino al confine del proibito.

Gloria Guida nel film Scandalo in famiglia
Il suo era, come quello della Fenech, in fondo, un sano erotismo casereccio; come nel caso della Fenech, i fugaci amplessi erano consumati quasi con pudore, con scene che lasciavano tutto all’immaginazione, e che mai erano portate oltre i confini di un visivo fatto di porzioni di corpo, di immagini del suo corpo bellissimo mostrato solo in atti tutto sommato innocenti. Una seduzione potentemente immaginaria, quindi, ben lontana da quel tipo di commedia sexy che sfociò in seguito nel softcore prima e nell’hardcore vero e proprio in seguito.

La Guida in Quell’età maliziosa
Nel corso degli anni, Gloria Guida, che ha concesso pochissime interviste, ha sempre rimarcato il carattere inoffensivo delle sue pellicole, ha sempre difeso quell’erotismo cerebrale, fatto di immagini assolutamente pudiche, di nudi presi sotto la doccia o durante il classico gesto di seduzione del liceale, del professore o dell’innamorato di turno. Seducente, maliziosa senza malizia, con quel corpo splendido, ma mai peccaminoso oltre il lecito, Gloria ha finito per assurgere a simbolo di un proibito casalingo; non la trasgressione, quindi, ma un sano erotismo profumato e nostalgico, fatto di ricordi di banchi di scuola, di ragazze carine e irraggiungibili che sedevano al fianco ideale dello spettatore, che riviveva scene scolastiche o domestiche.
Un altro fotogramma tratto da Quell’età maliziosa
Di volta in volta Gloria Guida appariva come la liceale di cui lo spettatore era innamorato, quella che filava invece un altro, o la domestica procace, immaginario erotico dei rampolli della buona famiglia, o ancora la cuginetta, l’amica dell’amica, quella bella e quasi irraggiungibile, la donna da afferrare e da amare, un tantino maliziosa ma mai perversa.

Gloria Guida in Peccati di gioventù
Gloria Guida, che oggi ha 53 anni, e che è una donna bellissima e carica di una sensualità matura, ha esordito in ambito cinematografico nel 1974, quando non aveva ancora compiuto i 18 anni, essendo nata a Merano nel 1956, a novembre. Aveva esdordito come cantante, in uno dei tanti locali della riviera romagnola, dove si era trasferita con la sua famiglia, e si era fatta notare immediatamente per la sua bellezza.
Dal film Maschio latino cercasi
Ed è nel 1974 che la Guida vince un concorso di bellezza, abituale trampolino di lancio delle starlette in cerca di fama, e ottiene una scrittura per il film di Mario Imperoli La ragazzina; il ruolo di Monica, splendida adolescente desiderata dai coetanei ma anche da uomini molto più maturi di lei, e che alla fine sceglierà proprio uno di questi, un riservato professore di storia, abile amatore, sembra una seconda pelle cucita addosso. I critici storcono il naso e bollano il film come “commediola insulsa”, ma il successo è clamoroso, tanto che Gloria entra nel cast del film La minorenne, diretto nello stesso anno, il 1974, da Silvio Amodio.
Questa volta è Valeria, una ragazzina che soffre l’ambiente soffocante della famiglia, e che nel suo college sogna avventure (anche erotiche) con persone più grandi di lei. Tornata nella sua famiglia, all’apparenza rispettabile, ma ipocrita e perbenista, Valeria dopo diverse esperienze trova il grande amore.
Anche questo ruolo, che le è stato praticamente cucito addosso, la impone come simbolo proibito, come sogno smaccatamente erotico. Lo stesso Amodio replica la situazione del film La minorenne nel suo lavoro successivo, del 1975, affiancando a Gloria il maturo Nino Castenuovo; il film è Quell’età maliziosa, e questa volta il ruolo di Paola, interpretato dalla Guida, è smaccatamente seduttivo.
Lei e sua madre (Anita Sanders), si dividono le attenzioni di un giardiniere, sedotto sia dalla giovane che dalla madre di lei. Il successo è totale, irresistibile; la grazia sottilmente peccaminosa, il volto angelico e malizioso, quel corpo che farebbe dannare un santo diventano davvero parte dell’immaginario collettivo. E se i critici bollano i suoi film come mediocri, Gloria va avant i per la sua strada, lavorando nello stesso anno in Peccati di gioventù, ancora una volta sotto la regia di Amodio. Questa volta il personaggio di Angela, figlia di un maturo insegnante, che sconvolge la vita dello stesso mentre è in procinto di risposarsi, è decisamente negativo, mentre il film tenta di uscire dal clichè della commedia erotica per tentare la via, improbabile, del dramma famigliare.

Gloria Guida agli esordi, nel film La liceale
La Guida è davvero impagabile, in questo film, e riesce a mostrare un talento che sfugge al clichè fino ad allora affibbiatole, quello della ragazzina sexy. Nello stesso anno arriva la parte di Maria (suor Immacolata) nel film di Ferretti La novizia, opera discutibile imbastita attorno alla figura di Maria, una timida novizia che finisce per innamorarsi di un ragazzo, che la convincerà ad uscire dal convento, suscitando la reazione della madre di lei con conseguente tragedia finale. Ma il ruolo che le consegna la fama maggiore e che resterà scolpito nella memoria degli spettatori è quello di Loredana in La liceale, che inaugurerà il cosidetto filone studentesco, e che ci consegna una diciannovenne Gloria Guida assolutamente irresistibile; Loredana, preda ambita da tutti, è in realtà l’immagine riflessa di Gloria, sempre più bella e affascinante.
Il film di Tarantini è un successo clamoroso, e consolida la fama dell’attrice, ormai diva a tutti gli effetti.La vogliono tutti, e lei sceglie di lavorare in Il solco di pesca, di Liverani, forse la sua pellicola meno riuscita; la storia è banale, l’unica mozione di merito riguarda proprio il solco di pesca ( allocuzione per indicare le natiche) della bellissima Gloria. Non va meglio con il successivo Il gatto mammone, di Cicero, scialba commedia piena di luoghi comuni,in cui l’unico personaggio a salvarsi è, guarda caso, proprio quello interpretato da Gloria, ovvero Marietta.

Gloria Guida in L’affittacamere
Se analizziamo la carriera di Gloria Guida, in questi suoi primi due anni di cinema, vediamo come l’attrice possedesse certamente doti recitative che andavano aldilà dei ruoli che le offrivano costantemente. Ma il mondo della celluloide spesso stringe i suoi protagonisti in un angolo, ne sfrutta la fama, la bellezza, le doti fisiche e ne standardizza l’immagine. Così, i film successivi cone Blue jeans, del 1975 diretto da Imperoli, nel quale è Angela, una improbabile prostituta, il successivo Scandalo in famiglia, di Andrei (1976) nel quale l’attrice interpreta il ruolo di una ragazza innamorata dello zio, film fiacco e noioso, e Ragazza alla pari, diretto da Mino Guerrini,in cui è la solita, procace minorenne che affitta stanze a deputati, riuscendo così a diventare importante, diventano un clichè talmente stretto da costringere l’attrice a svolgere oi, ormai solo e soltanto parti replicate all’infinito.

Un’altra scena tratta da L’affittacamere
Nei due anni successivi, Gloria Guida lavora in pratica in film che sembrano l’uno la copia carbone dell’altro: si chiamano L’affittacamere, Il medico la studentessa,Oriazi Curiazi 3-2 e Maschio latino cercasi; preludio ad un film drammatico, Bermude la fossa maledetta, diretto da Renè Cardona nel 1978, e nel quale l’attrice si trova a lavorare con il grande John Houston, oltre a Claudine Auger e Marina Vlady.
Nel film Gloria interpreta la parte della nipote di un anziano archeologo, Michelle, e per la prima volta vedremo l’attrice morire in un film. Nel 1978 l’attrice gira uno dei film più interessanti e controversi dell’intero decennio settanta, un’opera che ha conosciuto, nel corso degli anni, una rivalutazione talora eccessiva, ben aldilà dei meriti propri del film. Si tratta di Avere vent’anni, di Fernando Di Leo, nel quale è Lia, occasionale amica d’avventure e di disgrazie di Tina, interpretata da Lilli Carati.
Il medico,la studentessa
Il film, che racconta la storia di due disinibite ragazze che passeranno attraverso diverse esperienze e che finiranno male, ad opera di una banda di balordi, subirà diversi tagli censori, sia per la rpesenza di scene saffiche tra le due attrici, sia per il finale violentissimo, con la violenza perpetrata ai danni di tina, con l’impalamento che verrà tagliato e ripristinato solo nelle versioni successivi ad uso domestico.

Gloria Guida con Renato Pozzetto in Fico d’India
Dopo l’uscita del film, e sopratutto dopo il suo iniziale insuccesso, Di Leo ebbe parole molto dure nei confronti delle protagoniste, definite come “due ragazze alle quali la parola attrice si addice poco”. Giudizio sommario e ingiusto, quello di Di Leo; le due beniamine del pubblico si giocarono l’affetto del pubblico, con questo film, in due ruoli drammatici che finivano in quel modo crudele. La parentesi drammatica viene chiusa e Gloria Guida torna al suo ruolo di studentessa, questa volta in uno degli ultmi successi del filone, La liceale nella classe dei ripetenti, ancora una volta nel ruolo della fintamente ingenua studentessa concupita da tutti.
Sempre nel 1978 ricopre il ruolo di Polly in Indagine su un delitto perfetto, di Rosati, un buon thriller nel quale spiccano le presenze di Joseph Cotten,Adofo Celi e Alida Valli. L’anno si chiude con il modesto Travolto dagli affetti famigliari, film diretto da Mauro Severino. Il 1979 è un anno sicuramente fondamentale per la carriera di Gloria Guida; la commedia sexy è ormai agonizzante, il cinema è in crisi, in seguito anche all’avvento delle tv private, che distolgono spettatori dal cinemaa tutto vantaggio dl piccolo schermo. Gloria, che ha solo 23 anni, interpreta le ultime pellicole del genere erotico all’italiana, ossia La liceale il diavolo e l’acquasanta, L’infermiera di notte e La liceale seduce i professori; la sua bellezza è sempre fresca, ma gli anni passati a interpretare il clichè della liceale, della ragazzina provocante, hanno ormai il loro peso.
Avere vent’anni
Il filone liceale/infermiere/parenti è morto definitivamente, e il cinema italiano si sta orientando su un nuovo genere di commedia, quella brillante, oppure sta virando pericolosamente verso l’erotismo più spnto. Subito dopo aver girato la commedia Fico d’India di Steno, la’ttrice accetta il ruolo di Marta nel film Bollenti spiriti, del 1981. Ed è una scelta decisiva, perchè sul set del film nasce l’amore tra la Guida e Giorgio Guidi, quasi una nemesi anche nei cognomi; Johhny Dorelli, che all’epoca aveva 44 anni, crea con la bellissima attrice un sodalizio privato che sarà cementato da un’unione a prova di bomba, e dal quale nascerà una figlia, Guendalina.
Gloria Guida in Travolto dagli affetti familiari
L’attrice, da quel momento, medita davvero su un suo prossimo ritiro dalle scene, e accetta di partecipare solo a due film, La casa stregata, di Corbucci e l’ultimo in assoluto, almeno fino ad ora, Sesso e volentieri, nel quale è la moglie, non solo nella realtà di Johnny Dorelli. L’attrice si ritira dalle scene, per dedicarsi esclusivamente alla famiglia, rientrando sulle scene al fianco del marito ma solamente in teatro. E’ il 1982, e Gloria Guida ha soltanto 26 anni, una grande carriera alle spalle, anche se limitata alla commedia sexy, e la voglia di vivere una vita lontana dai riflettori. Cosa che farà, mantenendo un distacco quasi assoluto nei confronti di quel mondo che le ha dato soldi e successo.

Indagine su un delitto perfetto
Tornerà in due brevi miniserie Tv sul finire degli anni 80, per poi ritornare alla sua vita privata; nelle rare interviste concesse ai giornalisti, la Guida ha sempre difeso quei suoi film definiti, giustamente, per collegiali, ricordando come in effetti le scene di nudo contenute nelle varie pellicole non avevano nessuna malizia eccessiva. Così come l’attrice ha ricordato come la decisione di abbandonare le scene sia nata dalla voglia di vivere una realtà che fosse una dimensione umana, e che la sua innata pigrizia ha contribuito in maniera determinante.Oggi, a distanza di tanti anni da quella sua ultima apparizione in Sesso e volentieri, Gloria Guida continua ad essere un autentico mito, accresciuto anche dalla riscoperta, e in alcuni casi dalla valorizzazione, delle pellicole da lei girate, come Avere vent’anni, La liceale ecc.
Travolto dagli affetti famigliari
Orazi Curiazi 3-2
La ragazza alla pari
Il medico,la studentessa
Travolto dagli affetti famigliari
La liceale seduce i professori
Fico d’India
Il solco di pesca
Due fotogrammi da La casa stregata
La liceale,ildiavolo e l’acqua santa
La liceale nella classe dei ripetenti
La liceale seduce i professori
Ragazza alla pari
Il triangolo delle Bermuda
Se devi dire una bugia dilla grossa
La ragazzina, regia di Mario Imperoli (1974)
La minorenne, regia di Silvio Amadio (1974)
Il solco di pesca, regia di Maurizio Liverani (1975)
Quella età maliziosa, regia di Silvio Amadio (1975)
Peccati di gioventù, regia di Silvio Amadio (1975)
La novizia, regia di Pier Giorgio Ferretti (1975)
La liceale, regia di Michele Massimo Tarantini (1975)
Il gatto mammone, regia di Nando Cicero (1975)
Blue Jeans, regia di Mario Imperoli (1975)
Scandalo in famiglia, regia di Marcello Andrei (1976)
Ragazza alla pari, regia di Mino Guerrini (1976)
Il medico… la studentessa, regia di Silvio Amadio (1976)
L’affittacamere, regia di Mariano Laurenti (1976)
Orazi e Curiazi 3 – 2, regia di Giorgio Mariuzzo (1977)
Maschio latino cercasi aka L’affare si ingrossa, regia di Giovanni Narzisi (1977)
Avere vent’anni, regia di Fernando Di Leo (1978)
Il triangolo delle Bermude (The Bermuda Triangle), regia di René Cardona Jr. (1978)
Indagine su un delitto perfetto, regia di Giuseppe Rosati (1978)
Travolto dagli affetti familiari, regia di Mauro Severino (1978)
La liceale nella classe dei ripetenti, regia di Mariano Laurenti (1978)
La liceale seduce i professori, regia di Mariano Laurenti (1979)
La liceale, il diavolo e l’acquasanta, regia di Nando Cicero (1979)
L’infermiera di notte, regia di Mariano Laurenti (1979)
Fico d’India, regia di Steno (1980)
Bollenti spiriti, regia di Giorgio Capitani (1981)
La casa stregata, regia di Bruno Corbucci (1982)
Angela Covello

Angela Covello
Una delle fucine che ha dato numerose interpreti al mondo del cinema è quella dei fotoromanzi, vera e propria anticamera e laboratorio per imparare i trucchi del mestiere, le pose, le espressioni, la mimica. Angela Covello, classe 1953, romana, pur non essendo stata una star di prima grandezza dei fotoromanzi, si mise in mostra proprio su questi ultimi, avendo esordito nel 1970 sui set per la più famosa casa di riviste degli anni 70, la Lancio, dalla quale sono usciti poi molti attori, come Ornella Muti, Franco Gasparri,Barbara De Rossi,Laura Antonelli,Erna Scheurer,Ivan Rassimov e molti altri.
Angela Covello nel film Paolo il caldo
Una palestra importante, quindi, e anche un modo per farsi notare, per entrare nel mondo del cinema, vera aspirazione virtuale dei giovani attori. Angela Covello entrò nel mondo del cinema proprio grazie alla sua esperienza nel mondo dei fotoromanzi, anche se limitata nel tempo; per la Lancio lavorerà meno di un anno, realizzando una trentina di fotoromanzi. La prima esperienza cinematografica, legata ad una breve comparsata, risale al 1970, nel film I leopardi di Churchill, film diretto da Maurizio Pradaux,

Angela Covello con Carla Brait in I corpi presentano tracce di violenza carnale
Scena tratta da I corpi presentano tracce di violenza carnale
nel cast del quale figuravano Richard Harrison e Heklga Linè. La prima parte di rilievo le venne affidata da Vittorio De Sisti nel 1972, quando la chiamò sul set del film Fiorina la vacca, discreto prodotto del filone decamerotico, nel quale la bellissima Angela interpreta il ruolo della moglie di Ruzante. Accanto a lei c’era anche un’altra attrice ex Lancio, Ornella Muti, unitamente ad una serie di stelline affascinanti, come Eva Aulin, Janet Agren, la sfortunata Jenny Tamburi e Graziella Galvani. Il film, che annoverava tra l’altro attori di buona fama, come Carotenuto, Montagnani e Gastone Moschin, ebbe un discreto successo, rivelandosi uno dei prodotti migliori del filone.

Angela Covello in Fiorina la vacca

Fotogramma tratto da Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
Così, sempre nel 1972, recitò in un altro film del genere decamerotico, Decameron 3, diretto da Italo Alfaro; ancora un ruolo da comparsa, quello di una paesana, questa volta al fianco di Femi Benussi e di Beba Loncar, altra attrice di fotoromanzi, che lavorava per una diretta concorrente della Lancio, la casa editrice di Grand Hotel. Sempre nel 1972 lavora in un thriller, Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile, di Roberto Bianchi, opera dignitosa che la vede nel ruolo di Bettina, film che si segnala per il cast femminile, peino di bellezze cinematografiche, come Sylva Koscina, Annabella Incontrera,Femi Benussi, Krista Nell,Susan Scott.
E’ il periodo più importante della breve carriera dell’attrice, che lo stesso anno lavora nel film Girolimoni,il mostro di Roma, asciutta rievocazione della triste storia di Gino Girolimoni, accusato ingiustamente dello stupro e della morte di alcune bambine a Roma, durante il ventenni fascista. L’opera, diretta da Damiano Damiani, anticipa di un anno una presenza marginale di Angela Covello in un altro film importante, Paolo il caldo, di Marco Vicario. Una parte più ampia le viene riservata nel film I corpi presentano tracce di violenza carnale, di Sergio Martino, discreto thriller anche questo pieno di bellezze, come la Kendall,la Adiutori, Tina Aumont.
Sempre del 1973 è il pretenzioso e francamente brutto Baba yaga, strano thriller con incursioni nel paranormale e nell’horror diretto da Farina, e ispirato al personaggio di Crepax, Valentina. La carriera di Angela non decolla, pur essendo l’attrice una buona caratterista; poichè non rilascia interviste, e pare sia gelosa della sua vita privata, di lei si parla poco. La sua carriera così prosegue abbastanza anonima, con altre parti da co- protagonista, come quella nel decamerotico I giochi proibiti de l’Aretino Pietro, seguito dal brutto thrillera sfondo erotico di Ivaldi, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia e da Calore in provincia, stanco film del filone erotico. L’ultimo film dell’attrice sarà Nero veneziano, interpretato nel 1978, dopo di che l’attrice scompare dalle scene.
Nel film Girolimoni
Su quali siano state le motivazioni del suo ritiro c’è un fitto mistero, così come non è dato sapere come si sia evoluta la vita privata di Angela Covello. L’attrice ha difeso la sua privacy, lasciando solo, ai suoi fans, le brevi interpretazioni nei 12 film a cui ha partecipato. Ruoli che la Covello ha sempre ricoperto con grazia, quella grazia naturale che possedeva sulle scene, quella forte carica sensuale derivante dal suo viso senza malizia e da quel sorriso un tantino imbronciato, un pò malinconico, che la hanno sempre caratterizzata.

Con Nino Manfredi in Girolimoni, il mostro di Roma
Calore in provincia
Nero veneziano
Nero veneziano (1978)
Calore in provincia (1975)
Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia (1974)
I giochi proibiti dell’Aretino Pietro (1973)
Baba Yaga (1973)
I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973)
Paolo il caldo (1973)
Girolimoni, il mostro di Roma (1972)
Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile (1972)
Il decameron No. 3 – Le più belle donne del Boccaccio (1972)
Fiorina la vacca (1972)
I Leopardi di Churchill (1970)
Sirpa Lane
Sirpa Salo, conosciuta nel mondo cinematografico come Sirpa Lane, attrice finlandese nata a Helsinki nel 1955, è stata una delle attrici meno conosciute dal grande pubblico, ad eccezion fatta per il film di Valerian Borowczyc La bestia, che le diede nel 1975 una certa notorietà. Una carriera, la sua, durata meno di dieci anni, e nel corso della quale ha girato appena 8 film, tutti a sfondo erotico, anche se alcuni dei quali di buona fattura.
Sirpa Lane in Una vita bruciata
Esordisce con Roger Vadim nel 1974 in Una vita bruciata, conosciuto internazionalmente come La Jeune fille assassinée, nel ruolo di Charlotte, una modella di estrazione sociale alta che viene assassinata, e sul cui passato indagherà l’amante. Il film ebbe buoni riscontri di pubblico, e lei riscosse un buon successo personale, grazie alla sua performance interpretativa e al ruolo scabroso che ricopri con bravura. La conferma la si ebbe l’anno successivo, quando Valerian Borowczyc la volle come personaggio principale nel suo film più conosciuto, La bestia,
Una sequenza del film La bestia
film che racconta la storia di Romilda de L’Esperance, nobildonna sedotta da una creatura mostruosa dei boschi, con la quale finisce per consumare un rapporto sessuale che avrà, come conseguenza, la nascita di una creatura mostruosa. Sirpa Lane, bellissima e spregiudicata, interpreta benissimo il ruolo della nobildonna, guadagnandosi l’ammirazione del pubblico e dei critici. Inspiegabilmente, però, proprio il ruolo interpretato, scabroso e disinibito, la relega ad interprete di film erotici, con il risultato che per due anni resta ferma.
Sirpa Lane, La bestia nello spazio
Torna sul set due anni dopo, in un film che appartiene al filone cinematografico dei nazi exploitation, film spesso a basso costo che mescolano erotismo, divise con croci uncinate, torture e morte per palati grossolani. Il film è La svastica nel ventre, peraltro uno dei migliori del genere; Sirpa interpretò il ruolo di Anna, una giovane ebrea che per salvarsi la pelle era costretta a diventare l’amante di un ufficiale delle SS.La carriera di Sirpa quindi si sviluppò, da quel momento in poi, su generi cinematografici di nicchia, i cosidetti B movie, o comunque lavorò in film dal confine incerto, come il successivo Malabestia, diretto da Leonida Leoncini nel 1978, film smaccatamente erotico con Sirpa che interpretò il ruolo di Ursula, una ricca e amorale donna alla ricerca di avventure sessuali con maschi latini, che finirà per sedurre un vetturino, sottoponendolo ad ogni sorta di perversione. Lo stesso anno il regista D’Amato (Massacesi), la volle nel film erotico Papaya dei Caraibi,un thriller con fortissime connotazioni erotiche , nel quale la Lane era Sara, una giornalista che finirà per simpatizzare con la causa dei ribelli caraibici, impegnati a contrastare il disegno americano di costruire una centrale nucleare in loco. Un ruolo scabroso, ancora una volta, che la Lane interpretò benissimo, al fianco di un’altra meteora cinematografica, la bellissima Melissa Chimenti. Non ricevendo più proposte cinematografiche, la Lane accettò un ruolo nel film di Brescia La bestia nello spazio, che nel titolo ricalcava quello del suo primo successo, La bestia; il film, dozzinale e ai limiti dell’hard core, la vide protagonista di un remake della famosa scena per la quale era diventata famosa, l’inseguimento e infine l’amplesso con una creatura mostruosa.
Papaya dei Caraibi
Il 1982 la vide sul set di Le notti segrete di Lucrezia Borgia, uno squallido filmetto erotico in cui l’unica cosa da salvare, almeno parzialmente, e’ proprio la sua partecipazione. La carriera cinematografica di Sirpa Lane si concluse nel 1983, con il ruolo di Daniara nel film Giochi carnali; un film già abbondantemente oltre i confini del soft, e che rimarrà l’ultima apparizione di Sirpa. Da quel momento il cinema dimentica la bellissima attrice finlandese, che scompare anche dalle cronache, per ritornarvi solo nel 1999, quando un laconico e brutale comunicato stampa, molto stringato, comunicò l’avvenuto decesso dell’attrice, all’età di 44 anni, per Aids.
Sirpa Lane in Una vita bruciata
Malabestia
Giochi carnali
Una fine triste per una donna che, fuori dal set cinematografico, era praticamente un’ombra. Una carriera breve, fatta di pochi film, e di interpretazioni comunque dignitose, anche se confinate in un ambito molto ristretto come quello del cinema erotico.
Una vita bruciata, 1974
La bestia, 1975
La svastica nel ventre, 1977
Malabestia, 1978
Papaya dei Caraibi, 1978
La bestia nello spazio, 1980
Le notti segrete di Lucrezia Borgia, 1982
Giochi carnali, 1983
Rita Calderoni
Rita Calderoni
Ligure di nascita, friulana di adozione, Rita Calderoni è una delle meteore cinematografiche che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello di un regista, Renato Polselli o Ralph Brown, come si faceva chiamare negli anni settanta, precursore di un cinema dai confini incerti, fatto di un miscuglio di horror, sesso e trash. La biografia di Rita è avvolta nel mistero, nel senso che di lei si sa veramente poco; da ragazza praticava lo sport agonistico, in particolar modo la pallacanestro, tanto da arrivare fino alla massima serie. Nata nel 1951, Rita esordisce nel modo cinematografico nel 1969, girando tre pellicole:
Rita Calderoni nel film Delirio caldo, nel ruolo di Marcia
–Oh dolci baci,languide carezze, di Mino Guerini, al fianco di Luciano Salce, Isabella Rey e una giovane Gioia Desideri. Il film, una confusa storia che narra dell’infatuazione di un professionista per una hippy, è debole, ma lei ha la prima occasione per farsi notare;
–La monaca di Monza, di Eriprando Visconti, che riprendeva la storia di Suor Virginia e del suo amante, con occhio piuttosto malizioso e morboso;
–Un tranquillo posto di campagna, diretto da Elio Petri, con un ottimo cast, nel quale figuravano anche Franco Nero e Vanessa Redgrave.
Fotogrammi tratti dal film Delirio caldo di Polselli
Sono tre particine, che permettono però alla giovane Rita di ambire a qualche spazio più ampio. Così entra nel cast dell’ottimo Il commisario Pepe, film del 1969 diretto da Ettore Scola, con un grande Ugo Tognazzi. Il film riscuote un notevole successo, grazie anche alla maiuscola prestazione di Tognazzi, un commissario che indaga sui peccati nascosti della provincia italiana. Confinata comunque in ruoli marginali, Rita Calderoni accetta altre parti in film non eccelsi, come Un gioco per Evelyn, di Avallone e Questa libertà di avere le ali bagnate, durante le riprese del quale ha l’incontro fatidico con Renato Polselli, del quale diverrà la musa.
Rita Calderoni in Riti, magie nere e segrete orge nel trecento
Il regista le affida il ruolo principale in La verità secondo Satana, film pretenzioso che mescola il genere horror alle consuete fantasie allucinate, psichedeliche del regista. Il film, mutilato dalla censura, alla fine risulta un pastrocchio incomprensibile, tanto da diventare un’icona del trash. Lei, Rita, mette in mostra il suo bellissimo corpo, ma è penalizzata da dialoghi surreali, e da una recitazione approssimativa. Sempre con Polselli, lavora in Delirio caldo (Delirium), nel quale è Marcia, la moglie di un dottore impotente, assassino e maniaco, coperto dalla moglie nei suoi assassini. Rita è l’unica cosa rilevante del film, anche se, ancora una volta, la sua recitazione non è memorabile. Colpa anche dei soggetti strambi dei film di Polselli.Dopo una comparsata nel film Quando le donne si chiamavano madonne, forse il più scadente dei decamerotici d’autore, in cui è presente il povero Vittorio Caprioli, capitato sul set per chissà quale motivo, ecco il capolavoro trash di Polselli, con Rita protagonista. Si tratta di Riti, magie nere e segrete orge nel trecento, nel quale Rita interpreta il doppio ruolo di Laureen e di Isabella. La storia strampalata della strega bruciata viva nel passato sarebbe insostenibile per chiunque, ma Rita riesce a dare un minimo di credibilità alla sua parte, risultando alla fine l’unica cosa decente del film.
Riti, magie nere e segrete orge nel trecento
Nello stesso anno partecipa, in un ruolo minore, allo semi sconosciuto Number one, e successivamente alla commedia Il trafficone, parata di stelle e di stelline, film del 1974 diretto da Corbucci, con Giuffrè, Banfi, la Aumont e Adriana Asti. L’ultimo film di una certa rilevanza è Nuda per Satana, thriller sconclusionato diretto da Solvay/Batzella nel 1974, una specie di gotico erotico in cui l’attrice interpreta ancora il doppio ruolo di Susan-Evelyn. Il film, un pasticciaccio terribile, vive solo sulle grazie dell’attrice, generosamente esposte. Nonostante la partecipazione ad Anno uno, di Rossellini, Rita Calderoni torna nell’ombra, e i suoi ultimi lavori, ovvero Vieni,vieni amore mio di Vittorio Caprioli, pellicola incolore in cui lavora al fianco di uno dei tanti divetti dei fotoromanzi, Max Delys, il successivo La sensualità è un attimo di vita, fino a Assassino sul ponte non si segnalano che per pura cronaca.
Rita Calderoni nel film introvabile Un attimo di vita
L’ultima parte di rilievo la ottiene in Torino capitale del vizio, vero B movie diretto da Vani ( forse soltanto il prestanome del solito Polselli), film sconclusionato e inconsistente. L’ultima apparizione cinematografica, datata 1983, è nel film di Damiani Amori morbosi di una contessina, che si segnala solo per la presenza della futura porno star Marina Hedman (alias Marina Lotar o Marina Frajese)
Da questo momento in poi della Calderoni non si sente più parlare; non partecipa più a nessuna pellicola, non la si vede in nessuna opera televisiva. Ha solo 27 anni, un’età in cui un’attrice giunge alla piena maturazione. Inspiegabili restano i motivi della sua sparizione dalle scene, anche se una sua intervista è comparsa sul numero 11 di Cine 70 e dintorni, rivista cinematografica edita da Coniglio editore. Un’attrice che è emersa solo in B movie, e che con il passare degli anni è diventata un autentico mito per gli amanti dei film trash.
1969 Un tranquillo posto di campagna
1969 Il commissario Pepe
1969 Oh dolci baci e languide carezze
1970 Un gioco per Evelyn
1971 Questa libertà di avere le ali bagnate
1971 Il vero e il falso
1971 La verità secondo Satana
1972 Riti, magie nere e segrete orge nel ‘300
1972 Quando le donne si chiamavano Madonne (non accreditata)
1972 Delirio caldo
1974 Number one
1974 Nuda per Satana
1974 Anno Uno
1974 Le amanti del mostro
1976 Un attimo di vita
1976 Assassinio sul ponte
1977 Torino centrale del vizio
1977 Amori morbosi di una contessina
Riti, magie nere e segrete orge nel trecento
Riti, magie nere e segrete orge nel trecento
Un gioco per Evelyn
Questa libertà di avere le ali bagnate
Oh dolci baci e languide carezze
Il trafficone
Il commissario Pepe
Fate la nanna coscine di pollo
Anno uno
Un tranquillo posto di campagna
Due fotogrammi da La verità secondo satana
L’introvabile D’improvviso al terzo piano
Dolce pelle di donna
Gradiva
Le guerriere dal seno nudo
Ania Pieroni

Una carriera molto breve, quella di Ania Pieroni, vera e propria meteora del cinema a cavallo fra il 1978 e il 1985; una carriera che sarebbe passata quasi inosservata non fosse stato per la sua partecipazione a Inferno, il primo di Dario Argento dedicato alla trilogia delle Tre madri, in cui è una studentessa che guarda il protagonista con uno sguardo intenso, in cui brillano due occhi verdissimi, incastonati in un volto molto bello.Dieci sono i film globalmente interpretati dalla Pieroni, classe 1957, a partire dalla breve parte ottenuta nel film Così come sei, in cui è Cecilia, giovanissima che ha una relazione con il maturo Mastroianni.

Due scene tratte dal film Così come sei, di Alberto Lattuada
Il film, diretto da Alberto Lattuada, affrontava un tema scomodo, quello di un presunto incesto, e la fece notare agli addetti ai lavori. C’era capitata per caso, Ania, nel mondo del cinema: studentessa di scienze politiche, avrebbe dovuto fare la carriera diplomatica, secondo i desideri del padre, scegliendo invece la via del cinema per un desiderio di emancipazione, comune ai giovani da sempre.Nel 1979 ottiene un’altra parte in Mani di velluto, film diretto dai re Mida di quel periodo, Castellano e Pipolo, che imposero la moda di Adriano celentano come attore comico. Nel film Ania e Maggie, e lavora accanto a Eleonora Giorgi e Olga Karlatos. L’anno successivo accade qualcosa, nella vita privata di Ania, che la costrinse a stravolgere le priorità della sua vita, condizionandole in maniera definitiva il futuro: una sera, al circolo Turati, conosce il segretario del Partito Socialista italiano Bettino Craxi.

Ania Pieroni nel ruolo della contessina snob in Il conte Tacchia
Ecco come racconta l’inconto Ania Petroni a Bruno Vespa, nel suo “L’amore e il potere – Da Rachele a Veronica un secolo di storia italiana”:
«Mi sentivo osservata sfacciatamente giù, dal fondo, la luce era bassa, cantavano. Era lui che mi guardava, lui che con la testa girata completamente verso di me, mi sorrideva, come dire?, a 360 gradi. Lo faceva affinché lo notassi: che bel sorriso fiero, che sguardo affascinante! Mi faceva quasi tenerezza questo suo oscillare in maniera vistosa avanti e indietro con il corpo, per poi appoggiarsi il braccio sulla fronte per guardarmi in estasi, incurante degli altri. Era così buffo! Questa sua insistenza, però, aveva fatto centro. Ma anch’io feci centro dicendo alla mia amica che ero stanca e avrei voluto andar via. Chi era quell’uomo?»
Ania sostiene di non aver riconosciuto immediatamente il segretario del Psi. «Ero ancora una borghesuccia pariolina, non seguivo la politica. Quando mi dissero che era Craxi, non sapevo che fosse il segretario socialista…»

Ania Pieroni in Tenebre, di Dario Argento
Inizia così una relazione che andrà avanti per anni, e che porterà la Pieroni a fare scelte diverse anche in ambito cinematografico. Nel 1980 ha 23 anni, è bellissima, e entra nel cast del citato Inferno: la sua è una piccola parte, ma resta a lungo nella memoria degli spettatori. Quei due occhi fissi, verdi, quella mano che accarezza un gatto, assolutamente fuori contesto nell’aula universitaria, diverranno un cult. Nel 1981 è nel cast dell’insipido Miracoloni, di Francesco Massari, nel quale è Maddalena.Ben più interessante è il ruolo di Ann, una baby sitter, nel film di Lucio Fulci Quella villa accanto al cimitero; un film in cui Ania è quasi protagonista, e fa una fine terribile, decapitata dal dottor Freudstein, il mostro che si rigenerava mangiando la carne delle sue vittime.
Nel ruolo di Ann in Quella villa accanto al cimitero
Celebre, in questo film, la scena della testa decapitata di ann, che guarda con occhi sbarrati il piccolo Bob. Nel 1982 torna a lavorare con Argento nel ruolo di Elsa Manni: il film è il debole Tenebre. Nel 1982 lavora in Il conte Tacchia, di Bruno Corbucci, commedia leggera nella quale è la duchessina Elsa, che tenta di sedurre il villano rifatto Conte Tacchia, interpretato da Enrico Montesano. Per due anni non lavora, e torna sul set di Signori e signore, di Pulci, anonima commedia girata al fianco di Massimo Lopez e Maurizio Micheli.Arriva la parte da protagonista in Mai con le donne, di Giovanni Fago: il film non lo vede quasi nessuno, e per la Pieroni, ormai distratta anche da altri eventi, arriva l’ultima apparizione cinematografica, quella della contessina Oniria in Fracchia contro Dracula, in cui è una delle mogli del conte Dracula, che cerca di vampirizzare Paolo Villaggio.
Tenebre
Il suo ultimo film, Fracchia contro Dracula
Da questo momento la carriera cinematografica di Ania Pieroni cessa di colpo: l’attrice, che non ha mai creduto veramente nel suo lavoro, tornerà agli onori delle cronache per la sua vita privata, e non per motivi artistici. Va detto che Ania fu una delle poche a non rinnegare mai l’amicizia e la relazione con il segretario del Psi, nemmeno dopo la tempesta di tangentopoli, rimanendo sua amica fino alla fine. Oggi Ania Pieroni vive la sua vita privata lontana dai riflettori.
Fracchia contro Dracula (1985)
Mai con le donne (1985)
Signore e signori (1984)
Il Conte Tacchia(1982)
Tenebre (1982)
Quella villa accanto al cimitero (1981)
Miracoloni(1981)
Inferno (1980)
Mani di velluto (1979)
Così come sei (1978)
Marisa Mell

Parlando di Marisa Mell, una delle star cinematografiche più amate e rimpiante nel campo delle pellicole di genere del periodo che va da metà anni sessanta a metà anni ottanta, non si può non notare la mano preponderante del destino, che l’ha messa di fronte a dure prove prima di portarla alla morte a soli 53 anni, il 16 maggio del 1992, per le conseguenze di un devastante cancro alla gola.

Bella, ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella
Una fine terribile, aggravata e resa più sinistra dalle condizioni di estrema indigenza in cui versava la popolare attrice, ridotta sul lastrico e con pochi e fidati amici intorno. Eppure, quel destino che la portò via prematuramente, le aveva dato una chance nel 1963, quando, dopo un incidente automobilistico, rischiò di restare sfigurata, uscendo invece dalla sala operatoria con un labbro leggermente all’insù, che diede al suo bellissimo volto quell’aria leggermente ironica che fu una delle sue caratteristiche.

Il primo, grande successo di Marisa Mell: Diabolik
Nata a Graz il 24 febbraio del 1939, Marlies Theres Moitzi, in arte Marisa Mell, ha interpretato oltre 60 film, dall’esordio avvenuto nel 1954 fino all’ultimo lavoro, Amo Vienna, del 1991. Una carriera segnata da molte pellicole di genere, che spaziano dal thriller alla commedia, fino all’erotico, che fu l’ultima spiaggia dell’attrice, coinvolta in storie di droga e ridotta alla disperazione dalla mancanza di denaro.

Dal film Sette orchidee macchiate di rosso
In mezzo una vita costellata da episodi dubbi, giocata sul filo dell’eccesso, fino al rapido declino che la costrinse ad accettare umilianti partecipazioni a servizi fotografici a luce rossa, dove prestava soltanto il suo bellissimo corpo, senza esserne parte attiva.
E pensare che ad Hollywood, dove erano in molti i produttori convinti delle sue capacità, era pronto un mega contratto per sette film da girare in America, e che lei rifiutò perchè, come si legge dalla sua autobiografia, “ avrei avuto bisogno del permesso anche per andare in toilette”

Con un’altra attrice scomparsa, Sylva Koscina nel film Nel buio del terrore
Una costante, la sua, quella di voler essere indipendente. Conscia dei propri mezzi, e sopratutto fiera della sua straordinaria bellezza, Marisa Mell non accettò compromessi, salvo poi lanciarsi spericolatamente in una carriera fatta di film di buon livello, ma anche infarcita di pellicole mediocri.

Marisa Mell nell’ottimo Una sull’altra
Film, questi ultimi, che abbondarono verso la fine della sua carriera, quando la straordinaria bellezza del suo volto aveva lasciato il posto a lineamenti più marcati, segnati dalla vita irregolare e dalle vicissitudini personali, fra le quali l’uso di droghe. Sicuramente gli anni più appaganti e artisticamente rilevanti sono quelli che vanno dal 1967 al 1977,segnati da partecipazioni a film di ottima fattura. Il primo di questi è sicuramente il film di Mario Bava Diabolik, girato nel 1968 accanto a Law, nel quale è la bellissima compagna del criminale creato dalle sorelle Giussani. Lei è una Eva Kant credibile; bellissima e altera, con quel suo corpo appena nascosto per sfuggire alle dure maglie della censura. Un ruolo che le permette un’affermazione personale clamorosa; il film diventa rapidamente un cult, e le procura subito altri contratti.
Con Helmut Berger in La belva col mitra
Il che avviene immediatamente, nel 1969: a volerla sul set è Lucio Fulci, che le affida il duplice ruolo di Susan Dumurrier-Monica Weston nello splendido Una sull’altra (Perversion story), un thriller serratissimo in cui la Mell mostra grandi capacità interpretative e in cui si mostra in tutta la sua bellezza, che in Italia verrà apprezzata parzialmente vista la formidabile censura a cui venne sottoposto il film. Sexy, bellissima, Marisa Mell è protagonista di una delle scene a più alta densità erotica del decennio sessanta, quella dello spogliarello sulla moto. Gli stessi colleghi della Mell, la Martinelli e Jean Sorel, restarono incantati dalla sua esibizione, che resero visivamente nelle inquadrature della sequenza, in cui il loro stupore appare genuino e non simulato.

Marisa Mell nel film La profezia
Nel film Marisa fu protagonista di un’altra celebre sequenza, quella saffica con Elsa Martinelli. Nello stesso anno è nel cast di Senza via d’uscita, nel quale è la bellissima Michelle, accanto a Lea Massari e Philippe Leroy. Negli anni successivi si specializza in thriller, quasi che il suo volto, reso volutamente ambiguo, da vera dark queen, sia l’ideale per rendere al meglio le anime quasi perverse dei personaggi che interpreta. Nascono così i personaggi di Carla, in Diabolicamente sole con il delitto, il doppio ruolo di Anna e Maria in Sette orchidee macchiate di rosso, di Laura in Doppia coppia con Regina.
Ma non ci sono soltanto ruoli drammatici, nella carriera di Marisa Mell; da segnalare il surreale Bella,ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella, di Cicero, girato nel 1973, in cui è Paola, preda ambita da un cacciatore di donne ricche che cambia sesso, seduce la moglie del malcapitato seduttore e la mette incinta. Film massacrato dalla critica e rivelatosi un buon successo di pubblico.

Con Tony Curtis nel mediocre Casanova e C.
E’ in questo momento che la carriera della Mell diventa difficilmente inquadrabile: a parte Milano rovente, di Lenzi, nel quale è Jasmine, i film successivi mostrano la tendenza, da parte di registi e produttori, a sottovalutare le sue capacità interpretative a tutto vantaggio della sua innegabile carica erotica. Così gira film dai titoli inequivocabili, come La moglie giovane, dignitosa produzione americana, Amori letti e tradimenti di Alfonso Brescia,Perversione,Taxi love servizio per signora. Il genere è sempre lo stesso, pellicole pericolosamente ammiccanti all’erotismo, come confermato dalla mega commedia Casanova e C, in cui è al massimo della bellezza, lavora con un cast di prim’ordine, ma alla fine si trova prigioniera del clichè che le hanno costruito, quello della bellissima da mostrare nuda.

Doppia coppia con regina
Infamia
In questo film rivaleggia con uno stuolo di belle donne, in primis la Berenson, oltre alla Koscina ed altre bellezze. Il ritorno al thriller avviene con La belva con il mitra, pretenzioso poliziesco interpretato al fianco di Helmut Berger, per la regia di Grieco. Celebre, in questo film, la scena di sesso con Berger. Le parti che le sottoporranno d’ora in poi riguarderanno solo commedie sexy: La compagna di viaggio, Peccati a Venezia, La liceale al mare con l’amica di papà, La dottoressa preferisce i marinai confermano una specie di declino professionale ormai inarrestabile. L’ultima parte della sua carriera è assolutamente trascurabile, così come è meglio stendere un velo pietoso sulla sua vita privata.
Marisa Mell apparirà ,dopo la seconda metà degli anni settanta, su riviste di un certo livello, come Playboy, in nudi quantomeno artistici, per poi passare a veri servizi hard, in cui si limita a comparire in parti non attive, come in quelli proposti dal mensile Le ore, in cui il triste declino dell’artista si accompagna al rammarico per il talento sprecato.
Due fotogrammi tratti da Boccaccio 70
Come nel caso di altre attrici dalle indubbie doti interpretative, come Lilli Carati, ad esempio, la Mell ha dovuto fare i conti con la bestia peggiore in cui poteva incappare un’attore in quegli anni vissuti a tutta velocità: la dipendenza da droghe. E anche Marisa Mell non sfuggì alla dura legge che vuole associare il declino di attore a quello umano, proprio in virtù dell’assunzione di sostanze stupefacenti.

Marisa Mell in un fotogramma dell’introvabile E dopo di che uccide il maschio e lo divora

La dottoressa preferisce i marinai
Un sinistro destino, comune a Karin Schubert, passata ai film porno e alle chat erotiche. Un vero peccato, perchè proprio la Mell le qualità le aveva, e le ha mostrate sopratutto agli inizi della sua carriera, che lasciava presagire ben altri risultati. Restano, di lei, le bellissime sequenze di Una sull’altra, di Diabolik, film che ne hanno lanciato la figura facendola diventare una star.
La moglie giovane
The last ride to Santa Cruz
Anyone can play
Amori letti e tradimenti
Un’ombra nell’ombra

Peccati a Venezia
Sensoria
New York chiama Superdrago
Mahoghany
L’intreccio
L’enigma dell’orchidea rossa
Es muß nicht immer Kaviar sein
Elisabeth Kaiserin von Österreich
Doktor aka DR
Dimensione morte
Vita privata di un pubblico accusatore
Corpi nudi
Sensazioni d’amore
Le dolci signore
I love Vienna
Amico stammi lontano almeno un palmo
Senza via d’uscita
Abbigliamento francese
Der grune kakadu
Divisione Lebensborn
La diabolica spia
La lunga strada della vendetta
L’ultima volta
Obiettivo 500 milioni
Stuntman
Taxi love servizio per signora
Tutti fratelli nel west
1991 I Love Vienna
1990 Sensazioni d’amore
1990 Quest for the Mighty Sword
1988 La tempesta
1985 Passaporto segnalato
1984 Seifenblasen
1984 Heiße Wickel – kalte Güsse (TV Series)
1983 Corpi nudi
1983 In Zeiten wie diesen (TV Movie)
1983 Dieci registi italiani, dieci racconti italiani (TV Series)
1983 Kottan ermittelt (TV Series)
1981 La dottoressa preferisce i marinai
1981 Peccati di giovani mogli
1980 La compagna di viaggio
1980 Peccati a Venezia
1980 La liceale al mare con l’amica di papà
1980 I guerrieri del terrore
1980 Febbre a 40!
1979 Un’ombra nell’ombra
1979 Sam et Sally (TV Series)
1978 L’osceno desiderio – Le pene nel ventre
1977 La belva col mitra
1977 Es muß nicht immer Kaviar sein (TV Series)
1977 Casanova & Company
1976 L’ultima volta
1976 Taxi love, servizio per signora
1975 Amori, letti e tradimenti
1975 Mahogany
1975 Perversione
1975 Sensoria
1974 La moglie giovane
1973 Vita privata di un pubblico accusatore
1973 Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella
1972 Elisabeth Kaiserin von Österreich (TV Movie)
1972 Tutti fratelli nel west… per parte di padre
1972 Magic Graz (Short)
1972 Doppia coppia con Regina
1972 Sette orchidee macchiate di rosso
1972 Amico, stammi lontano almeno un palmo
1971 …dopo di che, uccide il maschio e lo divora
1971 Diabolicamente sole con il delitto
1970 Senza via d’uscita
1970 L’intreccio
1969 Una sull’altra
1968 Stuntman
1968 Le dolci signore
1968 Diabolik
1966 Che notte ragazzi!
1966 Obiettivo 500 milioni
1966 New York chiama Superdrago
1965 Danger dimensione morte
1965 S3S massacro e diamanti
1965 La diabolica spia
1965 Casanova ’70
1965 50.000 sterline per tradire
1964 Abbigliamento francese
1964 La lunga strada della vendetta
1964 Ein Mann im schönsten Alter
1963 Suspect
1963 Der grüne Kakadu
1962 Dr
1962 L’enigma dell’orchidea rossa
1961 Ruf der Wildgänse
1961 Divisione Lebensborn
1960 Wegen Verführung Minderjähriger
1960 Ordine di esecuzione
1960 Il bravo soldato Schwejk
1959 Ragazze per l’Oriente
1954 Das Licht der Liebe (uncredited)
Orchidea De Santis

Sinuosa, bella ed affascinante come il fiore del quale porta il nome: Orchidea De Santis, sangue pugliese, è stata una delle attrici più eclettiche del cinema italiano. Ha unito a doti di simpatia evidentemente naturali, una certa grazia e la capacità di saper scegliere i copioni, senza scadere, come molte sue colleghe, in scelte di dubbio gusto, in film scollacciati o per palati dozzinali. E ha attraversato le varie fasi, in simbiosi, che il cinema italiano ha affrontato tra il finire degli anni sessanta e il finire del decennio successivo. Orchidea è nata a Lecce nel dicembre del 1948, e non a Bari come erroneamente riportato da molti siti; come è possibile apprendere dal suo sito,http://www.orchideadesantis.it, ha avuto da piccola l’occasione per lavorare nel mondo dello spettacolo, anche se limitatamente alla partecipazione al coro delle voci bianche della Rai.
Orchidea De Santis in Ettore Lo Fusto
Appena adolescente, lavora nel film di Parolini Gli invincibili tre, accanto a Lisa Gastoni e Rosalba Neri; è il 1964, e questo film segna il debutto sul grande schermo. Due anni dopo lavora in La battaglia dei Mods,uno dei primi film creati per sfruttare la fama del cantante di turno, in questo caso del bel tenebroso Ricky Shayne. Accanto a lei c’è un’altra ragazza, che diverrà famosa.

Orchidea De Santis in Beffe licenze et amori del decamerone segreto
Si tratta di Solvi Stubing, la bellezza nordica che pubblicizzerà la birra Peroni. Nel 1966 è Agnes nel film Come imparai ad amare le donne, per la regia di Luciano Salce, un film con un cast di ottimo livello, nel quale spiccano la Ekberg,Elsa Martinelli, la stupenda Michele Mercier, famosa come Angelica e un’altra giovanissima soubrette, Mita Medici. Ancora due anni di attesa e Orchidea torna sul set, questa volta in I due figli di Ringo, nel quale è Marisol, e lavora con due beniamini del pubblico, Franchi e Ingrassia.
Inizia così una costante della carriera di Orchidea, che diverrà quella di entrare nei cast dei film del momento: western, comici, commedie, senza soluzione di continuità. Dopo un’apparizione nei panni di Manuela in Sigpress contra Scotland Yard, di Guido Zurli, nel quale c’è la star Klaus Kinskij,nel 1969 lavora in Togli le gambe dal parabrezza, con la bella Carole Andrè, la futura perla di Labuan nel Sandokan di Sollima. Siamo ormai sul finire di quelli che, pomposamente, vengono definiti i favolosi anni sessanta. Il cinema è in pieno boom, e Orchidea torna a lavorare con Salce in Colpo di stato, in cui forse è oggi l’unica attrice davvero conosciuta, e sempre nello stesso anno, il 1969, in Nel labirinto del sesso, di Brescia, che non è un vero e proprio film, ma un documentario sul sesso e sulle sue deviazioni.

I giochi proibiti di l’Aretino Pietro
L’anno successivo gira 5 film: Una macchia rosa, per la regia di Enzo Muzii, con Giannini e la Boccardo, un altro musicarello, Quelli belli siamo noi, accanto a Maurizio, leader del gruppo New dada, Il tuo dolce corpo da uccidere, thriller sexy ancora per la regia di Alfonso Brescia,L’invasione di Allegret, dove ritrova Lisa Gastoni e infine Concerto per pistola solista, un robusto thriller di Michele Lupo, ambientato in Inghilterra, ben intepretato dagli attori partecipanti, fra i quali spicca il soprano Anna Moffo. Nel 1971 l’unica pellicola che interpreta è il mediocre Sette cadaveri per Scotland Yard
Un fotogramma tratto da Sette cadaveri per Scotland Yard
Ma è il 1972 l’anno della svolta; arrivano film di buon livello, come Il diavolo nel cervello di Sergio Sollima, nel cui cast figurano due mostri sacri come Buazzelli e la Sandrelli, seguiti da due pellicole molto rivalutate nel tempo, le antesignane di un cinema erotico tutto sommato gradevole e mai volgare, ovvero Decameroticus, e Beffe licenze et amori del decamerone segreto. Questi due film, che annoverano uno stuolo di belle ragazze, come Gabriella Giorgelli, Krista Nell,Antonia Santilli, Malisa Longo, Patrizia Viotti, esaltano ancor di pù le sue indubbie qualità recitative, oltre che la sfolgorante bellezza.
Orchidea De Santis in Attenti arrivano le collegiali

Una bella governante di colore
E’ nel pieno della giovinezza, Orchidea, e le sue forme morbide, anche se non da pin up, ne esaltano la figura. Dopo aver lavorato in Anche se volessi lavorare, che faccio?, ecco che arriva una parte importante in Ettore Lo Fusto, surreale commedia di Castellari girata ai tempi nostri sullo schema della guerra di Troia: nel cast ci sono i più importanti attori del cinema brillane, da Leroy a Caprioli, dalla Schiaffino, da Vittorio De Sica, da Giannini, da Giuffrè, Salce, dalla Valeri…quasi il gotha del cinema italiano.Paradossalmente, nonostante si tratti di un film ben fatto e anche divertente, il successo non è quello sperato. E Orchidea torna sul set dei decamerotici, per interpretare Le Mille e una notte all’italiana,Le Calde notti del Decameron, Decamerone proibito – le altre novelle del Boccaccio; accanto alla Longo e alle altre già citate bellezze, Orchidea trova la bellissima Femi Benussi e Pia Giancaro, futura moglie di un titolato. Altri film successivi sono Amore e morte nel giardino degli dei, il simpatico I racconti di Viterbury e La padrina

Due fotogrammi tratti da Quelli belli siamo noi
Uno dei film più importanti girati da Orchidea è senza dubbio Paolo il caldo, di Marco Vicario, tratto da una storia di Vitaliano Brancati. Anche questo film annovera un cast di alto livello: Giancarlo Giannini, Cucciolla, la Podestà, Ornella Muti, Adriana Asti, Moschin, Lionel Stander, oltre alle giovani bellezze Angela Covello, ex star dei fotoromanzi Lancio, Enrica Bonaccorti e Femi Benussi. Ormai gli anni settanta sono ben avviati, anche se il paese vive la triste stagione degli anni di piombo.
Orchidea De Santis in San Pasquale Baylonne
Dopo La Preda e l’avvoltoio, I giochi proibiti dell’Aretino Pietro (un altro decamerotico), Provaci anche tu Lionel, parodia del film di Woody Allen con Oreste Lionello, la sua voce italiana, arriva Per amare Ofelia, di Flavio Mogherini, in cui Orchidea lavora con la Ralli e Pozzetto; il suo ruolo è quello di una prostituta, Trieste. E sempre di prostitute parla il film successivo, Prostituzione, in cui ritrova Krista Nell e Magda Konopka, che aveva avuto un breve ma fulmineo successo interpretando Satanik, l’antieroina di Magnus e Bunker
Nel 1974 arriva il primo film del filone “parentale”, La nipote; seguono Le calde labbra del carnefice e l’inedito in Italia Confessions of a Sexy Photographer (titolo dell’opera inglese), oltre ad una insulsa commedia dal titolo Scusi si potrebbe evitare il servizio militare? No!, che anticipano un bel film interpretato nel 1974, per la regia di Luciano Salce: Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno. Nel film l’attrice lavora con un inedito Villaggio, fino ad allora fermo ai film fantozziani. Accanto a lei c’è una giovane ed emergente Eleonora Giorgi.

La dottoressa sotto il lenzuolo
Intanto il boom del cinema si sta pian piano affievolendo, complice la drammatica crisi economica del paese; i cinema iniziano a svuotarsi e le uniche pellicole a realizzare incassi cospicui, (parliamo naturalmente di cinema italiano) sono quelle emergenti della comedia sexy: arriva così Il vizio di famiglia, pellicola erotica diretta da Mariano Laurenti, con Montagnani, la Fenech, sempre più nuda e Susan Scott, seguita da L’ingenua, di Baldanello, nel quale è Susy, accanto al fenomeno emergente Ilona Staller.
Le altre tre pellicole del 1975 non sfuggono a questa regola: cavalcare la tigre vincente. Si tratta di Le dolci zie, di Imperoli, ancora una volta accanto a Femi Benussi, nel quale interpreta la parte di una delle tre zie di un giovane a cui lei e le sorelle vorrebbero sottrarre l’eredità, e che svezzeranno il ragazzo con le loro arti erotiche. segue Attenti, arrivano le collegiali, in cui è realmente l’unica attrice di valore. L’ultimo film dell’anno è La sensualità è un attimo di vita, accanto a Margaret Lee e Rita Calderoni.

Orchidea De Santis nel film La nipote
Il 1976 la vede impegnata sul set di film del cosiddetto filone “caserme”, nuova frontiera del cinema sexy: il primo è La dottoressa sotto il lenzuolo, con la Schubert e Alvaro Vitali, oltre ad Ely Galleani, seguito da Una bella governante di colore, accanto alla bella e sottovalutata interprete amata da Pasolini, Ines Pellegrini. L’ultimo film dell’anno è San Pasquale Baylonne, protettore delle donne, film cucito addosso a Lando Buzzanca, ormai lontano dai fasti di inizi settanta.
Nel 1977 è la volta di Ride bene chi ride ultimo di Marco Aleandri, accanto al comico Bramieri, a Walter Chiari, a Salce, una volta tanto attore e non regista e alla emergente Anna Maria Rizzoli. Nello stesso anno è nel cast dell’allegro Tre simpatiche carogne, con Depardieu e Piccoli, oltre all’Emanuelle cinematografica, Sylvia Kristel. Chiudono l’insulso Il signor ministro li pretese tutti e subito e L’appuntamento. Due pellicole da dimenticare, queste. Intanto la crisi del cinema va facendosi devastante: il lavoro diminuisce per tutti e anche Orchidea non fa eccezione. Nel 1978 partecipa a Tanto va la gatta al lardo, film diretto da Marco Aleandri, che, nonostante il cast che schiera Chiari, la Cortese e il solito Salce, non ottiene successo.
Lo stesso Aleandri ci riprova con maggior successo girando Ridendo e scherzando; è un film ad episodi, la nuova moda del cinema, basato su piccoli episodi e gag. Nel film lavora accanto a Bramieri, Chiari, Salce e alla Karlatos. L’anno successivo viene chiamata per Tre sotto il lenzuolo, sexy commedia che gira, ancora una volta, accanto a Chiari. E’ il 1980 l’anno della svolta nella vita dell’attrice; sul set di Arrivano i gatti, insulsa commediola creata per sfruttare la fama degli emergenti Gatti di vicolo miracoli, ossia Cala,Oppini e Smaila si fa male gravemente, e dovrà superare una lunga e dolorosa riabilitazione.

Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto
La sua carriera subisce uno stop lunghissimo, che le permette, però di uscire dalla palude di un cinema che sembra aver smarrito la bussola. Così l’attrice, che tornerà sul set solo per due film, uno nel 1987, Tenerezza, di Miloni e l’altro nel 1992, Le amiche del cuore, di Michele Placido, sperimenta altre strade, mostrando intelligenza e voglia di cambiamento. Lavora per l teatro, per la radio e si dedica alla sua passione, gli animali. Questo la porterà ad essere la prima a creare programmi in difesa degli animali; è una pioniera, in questo, una che non ha seguito una moda, ma ha davvero creato dal nulla una coscienza animalista che fino ad allora era sconosciuta nell’ambito dei mass media
Il vizio di famiglia
Orchidea De Santis non è stata una meteora o una delle tante starlette; anche se non è mai diventata una star di prima grandezza, è stata tra le protagoniste di un cinema per tutti. Una di quelle attrici che non ha mai scelto la strada del compromesso per lavorare a dispetto dei santi. Al contrario di tante stelline che hanno accettato pellicole che andavano dal softcore spinto fino alle soglie dell’hard, Orchidea ha cercato di selezionare i film a cui partecipava, evitando quindi di impelagarsi in film scadenti. E le sue scelte successive hanno mostrato come sia stata tra le poche a sfuggire alle sirene del successo, scegliendo un profilo sicuramente più dimesso, ma non per questo meno appagante in quello che è il percorso più importante, anche per un’attrice: una vita degna di autostima personale, senza compromessi.

Amore e morte nel giardino degli dei
Arrivano i gatti (1980)
Tre sotto il lenzuolo (1979)
Ridendo e scherzando (1978)
Tanto va la gatta al lardo… (1978)
L’appuntamento (1977)
Il signor Ministro li pretese tutti e subito (1977)
Tre simpatiche carogne (1977)
Ride bene… chi ride ultimo (1977)
San Pasquale Baylonne protettore delle donne (1976)
La dottoressa sotto il lenzuolo (1976)
Una bella governante di colore (1976)
Il vizio di famiglia (1975)
Attenti… arrivano le collegiali! (1975)
La sensualità è un attimo di vita (1975)
Le dolci zie (1975) ….
L’ingenua (1975)
Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno (1974)
Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?… No! (1974)
Le calde labbra del carnefice (1974)
Charlys Nichten (1974)
La nipote (1974)
Per amare Ofelia (1974)
Prostituzione (1974)
Provaci anche tu, Lionel (1973)
I giochi proibiti dell’Aretino Pietro (1973)
La preda e l’avvoltoio (1973)
I racconti di Viterbury – Le più allegre storie del ‘300 (1973)
La padrina (1973)
Paolo il caldo (1973)
Amore e morte nel giardino degli dei (1972)
Le mille e una notte all’italiana (1972)
Le calde notti del Decameron (1972)
Il decamerone proibito – le altre novelle del Boccaccio (1972)
Ettore lo fusto (1972)
Anche se volessi lavorare, che faccio? (1972)
Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto (1972)
Decameroticus (1972
Il diavolo nel cervello (1972)
Concerto per pistola solista (1970)
Il tuo dolce corpo da uccidere (1970)
L’invasion (1970)
Una Macchia rosa (1970)
Quelli belli… siamo noi (1970)
Nel labirinto del sesso (Psichidion) (1969)
Colpo di stato (1969)
Togli le gambe dal parabrezza (1969)
Mister Zehn Prozent – Miezen und Moneten (1968)
I due figli di Ringo (1966)
Das gewisse Etwas der Frauen (1966)
La battaglia dei mods (1966)
Gli invincibili tre (1964)
Queste pazze pazze donne (1963)
Tanto va la gatta al lardo
Nel labirinto del sesso
Invasion
L’appuntamento
La sensualità è un attimo di vita
La preda e l’avvoltoio
I maniaci
I due figli di Ringo
Togli le gambe dal parabrezza
Come imparai ad amare le donne
Colpo di stato
Sigfried contro Scotland Yard
Le mille e una notte all’italiana
Le calde labbra del carnefice
Il tuo dolce corpo da uccidere
Charlys Nitchen
Una macchia rossa
Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno
Il signor ministro li pretese tutti e subito
Diavolo nel cervello
I due figli di Ringo
La preda e l’avvoltoio
























































































































































































































































