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Giallo napoletano

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Un intrigo complicatissimo che vede un professore d’orchestra famosissimo, una registrazione compromettente che potrebbe rovinarlo, la sua bella moglie di colore e poi 3 vittime, un mucchio di milioni, una splendida infermiera e infine un insegnante di mandolino classico e un padre spendaccione e giocatore d’azzardo.
Sono gli elementi con cui gioca Sergio Corbucci nel 1979 con questo suo Giallo napoletano, coinvolgendo in questa divertente e gustosa commedia un cast assolutamente all star, con la presenza contemporanea di attori del calibro di Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Zeudi Araya, Capucine , Peppino De Filippo, Elena Fiore, Peppe Barra in una sarabanda di colpi di scena, omicidi, tradimenti amore ed altro.
Il protagonista principale è Raffaele Capece, insegnante di mandolino che si è dovuto ridurre a suonare nei ristoranti per colpa del padre, che gioca a tutto quello che c’è da giocare perdendo sistematicamente i soldi che il figlio racimola faticosamente.
Raffaele, con i capelli perennemente arruffati ha anche un problema fisico, un piede zoppo che lo costringe da piccolo ad un’andatura claudicante.

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Eppure, nonostante questo, l’uomo riuscirà ad avere due avventure galanti con le due più belle protagoniste del film, la bella infermiera Lucia e la splendida moglie del direttore d’orchestra Victor Navarro, ovvero Elizabeth.
La storia comincia con una serenata che Raffaele è costretto a fare sotto il balcone di un hotel, per saldare uno dei debiti contratti dal padre; durante questa serenata Raffaele assiste ad un omicidio e da quel momento verrà coinvolto in una girandola di situazioni a tratti surreali a tratti pericolose, nel corso delle quali sfiorerà la morte.
Con l’aiuto di Lucia Raffaele arriverà a districare la matassa, non prima di aver visto morire alcune persone, fra le quali anche un usuraio che lo taglieggiava.
E alla fine la sua arguzia lo porterà, involontariamente, a diventare milionario.
Giallo napoletano è una commedia classica, con qualche elemento thriller ma principalmente comica; per certi versi ricorda il fortunato La donna della domenica, che lo stesso Mastroianni aveva interpretato nel 1975 con la regia di Luigi Comencini

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Una commedia a tratti surreale, pervasa da una comicità fine e amena, merito sopratutto della spiccata simpatia che i personaggi di Raffaele e Natale Capece suscitano nello spettatore;il primo, interpretato da un Mastroianni semplicemente perfetto, è un napoletano all’apparenza ingenuo e complessato ma che in realtà ha una forza d’animo e una presenza di spirito invidiabile.Il secondo è un furfante, ma di quelli simpatici; un uomo che vive praticamente alle spalle del figlio sperperando i soldi che costui guadagna al lotto o con altri giochi.L’interpretazione di Luigi De Filippo del personaggio di Natale Capece è una delle cose più divertenti del film.Il grande attore napoletano è qui alla sua ultima interpretazione cinematografica; purtroppo si sarebbe spento l’anno successivo all’età di 77 anni.
Punti di forza del film, oltre alla buona dose di comicità una volta tanto non volgare, è la presenza di attori finalmente degni del loro lavoro.
Bella, misteriosa ed intrigante è Ornella Muti, la Lucia che si rivelerà meno attaccata a Raffaele e molto più al denaro e che invece verrà clamorosamente beffata alla fine.

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Poi da segnalare la buona prova di Pozzetto, il classico settentrionale trasportato al sud che tratteggia da par suo, il bravo e misterioso Michel Piccoli che interpreta il musicista Navarro, una bellissima e sempre seducente Zeudi Araya nei panni della moglie di Navarro e ancora Capucine ecc.
Un film accolto tiepidamente da parte del pubblico e ancor più tiepidamente da buona parte della critica, incapace di vedere del buono in una commedia che non ha pretese particolari se non quella di svagare lo spettatore.
E poichè ci riesce bene alla fine quello che conta è raggiunto.
Il film è disponibile in una versione pressochè perfetta all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=M7Vu73XaiMM

Giallo napoletano
Un film di Sergio Corbucci. Con Peppino De Filippo, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Capucine, Zeudi Araya, Mimmo Poli, Carlo Taranto, Ennio Antonelli, Pietro Ceccarelli, Gianfranco Barra, Elena Fiore, Franco Javarone, Angelo Pellegrino, Tomas Arana Giallo, durata 111′ min. – Italia 1979

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Giallo napoletano banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Raffaele Capece
Peppino De Filippo: Natale Capece
Ornella Muti: Lucia
Renato Pozzetto: Commissario Voghera
Zeudi Araya: Elizabeth
Michel Piccoli: Victor Navarro
Capucine: suor Angela
Tomas Arana: Walter Navarro
Elena Fiore: donna Filomena
Franco Javarone: Gregorio Sella
Natale Tulli: Albino
Peppe Barra: Giardino
Gennarino Palumbo: suonatore ambulante
Franca Scagnetti: donna all’ospedale

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Regia Sergio Corbucci
Soggetto Sergio Corbucci
Sceneggiatura Sabatino Ciuffini, Giuseppe Catalano, Elvio Porta
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Marco Dentici

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L’opinione di zombi dal sito http://www.filmtv.it

Corbucci sui titoli di testa ci dice le sue intenzioni col fermo immagini sulle immagini di hitchcock e totò. fare un giallo che insieme ai brividi di paura alterni siparietti comici. per quanto mi riguarda l’intento è riuscito e giallo napoletano è ormai un classico della cinematografia popolare italiana. io poi ci sono particolarmente attaccato, in quanto era uno dei miei preferiti in gioventù, che non vedevo da tempo tra l’altro. ma non penso che la riuscita del film di corbucci sia da attribuire esclusivamente “al cast chilometrico”. innanzitutto è interessante la scelta e la decisione del regista di affondare le origini del mistero nel non lontanissimo passato del paese. un mistero che si dipana piano piano fino al finale debitore di un ben più nobile parente invero, ma che lo omaggia amichevolmente senza la sensazione di plagio decidendo di far emergere un omicidio che si pensava e credava sepolto nel passato. un passato che ha deciso di riemergere grazie ad un cattivo rapporto genitoriale, incitato dalla vendetta più che trentennale nato da un amore e un affetto tradito. quindi non solo l’avidità di una progenie corrotta nel corpo, ma un senso di vendetta corrotta anch’esso ma nello spirito, dalla mancanza di giustizia. poi naturalmente come non citare il cast, veramente stellare. dal protagonista indimenticabile di marcello mastroianni, assolutamente a suo agio nei panni del maestro di mandolino raffaele capece, ad un’ornella muti che si è doppiata da sè con accento partenopeo e che ci regala uno stacco di coscia tra i più belli nel mondo di celluloide. dal gregorio sella di franco javarone al caratterista che interpreta l’inquietante ‘a bbestia. musica di riz ortolani che ha saputo creare un pezzo(quello del ricatto) che inquieta e fa malinconia allo stesso momento. per me un pezzo importante del nostro cinema.
L’opinione del sito http://www.ilmiovizioèunastanzachiusa.wordpress.com

(…) Simpatica e riuscita commistione tra il giallo e la commedia ottimamente diretta da Sergio Corbucci che, un anno dopo “La mazzetta”, torna nuovamente a girare un suo film a Napoli. Il cast è assolutamente strepitoso, a partire da un ottimo Marcello Mastroianni (che si esprime in un dialetto napoletano più che credibile) al quale si affiancano stelle di prima grandezza quali la bellissima Zeudy Araya, Michel Piccoli e Ornella Muti. Abbiamo inoltre un brillante Renato Pozzetto nei panni del commissario e il grande Peppino De Filippo, qui alla sua ultima interpretazione (morirà l’anno dopo), più un nutrito stuolo di facce napoletane assolutamente meravigliose (citiamo per tutti il criminale Franco Javarone e il sessualmente ambiguo biscazziere Peppe Barra). In questo film vediamo una Napoli diversa, una Napoli stranamente poco solare e molto cupa che fa da sfondo ad una storia intricatissima fatta di ricatti e omicidi; d’altronde Corbucci stesso ci introduce al racconto mostrando, nei titoli di testa, un cartellone sul quale campeggiano affiancati i volti di Alfred Hitchcock e di Totò, quasi a simboleggiare le due anime e le due facce della medaglia della città stessa. Perfino il mandolino, visto solitamente come simbolo culturale e di allegria, diventa invece veicolo di morte in una girandola di colpi di scena (forse nel finale anche troppi).(…)
L’opinione di motorship dal sito http://www.davinotti.com

Godibile commedia intrisa di giallo, diretta con energia e maestria da Sergio Corbucci. Stellare il cast: si va da un Mastroianni in formissima e bravissimo (come sempre) passando per un superbo Piccoli e un surreale, divertente Renato Pozzetto fino alle splendide Ornella Muti e Zeudy Araya (quest’ultima più convincente della Muti quanto a recitazione). Tanti caratteristi, tra cui la Scagnetti e Iavarone e ultima apparizione dell’immenso Peppino De Filippo. Assolutamente da non perdere.

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marzo 14, 2014 Posted by | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

La preda

Drammone a quattro ambientato in Sud America, per l’esattezza in Colombia.
Daniel vive alla giornata, senza il becco di un quattrino e con un matrimonio che fa acqua; sua moglie Betsy infatti è ormai irrimediabilmente un’alcolista persa.
Casualmente Daniel incontra una splendida ragazza di colore, Nagaina; deciso a piantare sua moglie e a dare alla bella ragazza una vita migliore, l’uomo organizza una rapina ai danni di un usuraio.
Il colpo riesce, ma Daniel non riesce a nascondere la refurtiva perchè viene arrestato e imprigionato.
In prigione Daniel conosce un detenuto, Francis, che lo aiuta ad evadere; i due fuggono assieme e ben presto Daniel decide di ritrovare la sua giovane compagna.

Zeudi Araya e Franco Gasparri

E’ proprio Francis a mettersi sulle tracce di Nagaina e a rintracciarla in una piantagione di cotone.
Ma galeotto fu l’amore; i due si innamorano perdutamente e…
Estremamente sintetica la trama di La preda, film girato nel 1974 da Domenico Paolella.
Non è che ci sia molto da raccontare, perchè il film non ha una linea di sceneggiatura univoca; anzi, ondeggia indecisa tra il giallo, il sentimentale e a sprazzi sfora nell’erotico molto blando.
Girato a tempo di record per sfruttare lo straordinario successo ottenuto dalla futura signora Cristaldi, Zeudi Araya, con il film di Scattini La ragazza dalla pelle di luna, La preda è un dramma abbastanza prevedibile in cui quello che conta è un epidermico interesse per le vicende sentimentali dei due protagonisti maschili, che ruotano attorno alla figura della bellissima e volubile Nagaina, che indecisa tra i due uomini alla fine sceglie la via più semplice ( e naturalmente prevedibile)


Zeudy Araya, bellissima e sensuale,subito dopo il grande successo del film di Scattini aveva lavorato in La ragazza fuoristrada, ancora una volta con il compianto regista di origini piemontesi; in quel film, datato 1973, aveva avuto modo di mostrare una certa predisposizione alla recitazione drammatica così Paolella unisce l’utile al dilettevole e le affianca la star dei fotoromanzi Franco Gasparri, popolarissimo sopratutto fra il pubblico femminile per le sue partecipazioni alle edizioni Lancio e Renzo Montagnani, non ancora coinvolto nei numerosi e ripetitivi ruoli della commedia sexy che avrebbe interpretato in seguito.
A ben guardare la cosa migliore sono proprio loro tre, i protagonisti di un dramma con molti coni d’ombra e poco incisivo sopratutto perchè estremamente superficiale nel descrivere le emozioni e i sentimenti dei protagonisti in gioco.
Così se si escludono alcune sequenze e se si esclude la bellissima Araya, del film non resta traccia nè ricordo anche perchè nello stesso anno l’attrice eritrea girerà un film in carta carbone, quel Il corpo (ancora una volta con il suo mentore Scattini) ben più interessante e incisivo.


Il tandem Gasparri-Araya si ricostituirà poi nel 1975 in La peccatrice, diretto da Pier Ludovico Pavoni, un film drammatico di un certo spessore e valore.
La preda invece resta abbastanza anonimo, anche se va detto che Renzo Montagnani, gran talento sacrificato poi in dozzine di film di dubbio livello, mostra una decisa attitudine e physique du role nel ruolo a lui assegnato.
Non resta davvero molto altro da dire, se non elogiare la discreta fotografia di Armando Nannuzzi e le musiche passabili di Franco Bixio e Fabio Frizzi ; il doppiaggio di Zeudi Araya è opera della bravissima Micaela Esdra. Film trasmesso più volte in tv, in orari però assolutamente da dimenticare per colpa delle sequenze di nudo della Araya che in verità sono una delle rare cose apprezzabili di un film molto, molto modesto.


La preda
Un film di Domenico Paolella. Con Micheline Presle, Renzo Montagnani, Zeudi Araya, Franco Gasparri,Carla Mancini Giallo-drammatico, durata 95′ min. – Italia 1974.

Zeudi Araya: Nagaina
Franco Gasparri: Francis
Renzo Montagnani: Daniel
Micheline Presle: Betsy

Regia: Domenico Paolella
Sceneggiatura: Mario Bregni,Remigio Del Grosso,Domenico Paolella
Musiche: Franco Bixio e Fabio Frizzi
Fotografia: Armando Nannuzzi
Montaggio:Amedeo Giomini
Art direction: Oscar Capponi

Doppiatori:
Micaela Esdra: Nagaina
Roberto Chevalier: Daniel

giugno 23, 2012 Posted by | Drammatico, Erotico | , , , | Lascia un commento

Il corpo

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Antoine, Madeleine, Princesse e Alain. Quattro storie di perdenti, di persone in fondo negative, nelle loro debolezze e nei loro difetti. Quattro destini segnati, che alla fine riceveranno paghe diverse.

Antoine, un uomo di mezza età, viene aggredito da due persone; in suo aiuto arriva lo sconosciuto Alain, che li mette in fuga. Riconoscente, Antoine offre un lavoro al giovane dopo aver appreso che in pratica è senza soldi e senza una meta.

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Enrico Maria Salerno

Lo porta con se sull’isola dove vive in compagnia di una stupenda ragazza di colore, Princesse. Antoine, che è diviso dall’ex moglie Madeleine, che gestisce un locale di infimo ordine, è un uomo alcolizzato e violento. Princesse spesso è vittima della sua violenza; così, dopo aver all’inizio contrastato la venuta di Alain, finisce per individuare nel giovane l’unica persona che può portarla via dalla sua vita fatta di soprusi e violenza.

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Così si concede al giovane Alain, e con lui inizia a pensare sia ad un futuro lontano da Antoine, sia alla maniera per sbarazzarsi dell’uomo. Ma Antoine, che non ha smesso di frequentare l’ex moglie, affida ad una lettera i suoi timori su un complotto dei due giovani amanti, che affida a Madeleine. Così, un giorno, i due amanti riescono a sbarazzarsi, in maniera casuale, di Antoine, che viene lasciato affogare al largo dell’isola;

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La bellissima Zeudi Araya è Princesse

Madeleine, che è a conoscenza del piano, ricatta il giovane Alain. I due amanti decidono la fuga, e grazie a 2000 dollari trovati tra le cose di Antoine, si dirigono all’aeroporto. Qui una semplice dimenticanza di Alain trasforma tutto in una tragedia: Alain intravede tra la folla Madeleine, e sentendosi chiamare da un poliziotto, che in realtà vuole semplicemente comunicargli qualcosa, pensa di essere stato scoperto e fugge sulla pista di volo, dove viene travolto da un auto. Sconvolta, Princesse va a raggiungerlo, e finisce nello stesso modo. I corpi dei due giovani amanti giacciono così distesi su freddo asfalto dell’aeroporto, uno accanto all’altro.

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Il corpo, diretto da Luigi Scattini nel 1974, chiude la trilogia ideale iniziata con La ragazza fuoristrada e proseguita con La ragazza dalla pelle di luna, che vede nei panni delle tre protagoniste la splendida Zeudi Araya. Ancora una volta la location è esotica; Scattini sceglie l’isola di Trinidad: la trama è intrigante, potremmo definirla come “amore e morte nel giardino degli dei”, vista la bellezza dei paesaggi che fanno da contorno ad una trama, al contrario, virata decisamente al noir. Un film in in cui i personaggi sembrano mossi da un destino tragico sin dalle prime battute, con quel loro essere tutti degli sconfitti.

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E’ uno sconfitto Antoine, alcolizzato e violento, è una sconfitta Madeleine, che vive un’esistenza miserabile dividendosi tra una bettola e uomini che transitano nel suo letto. E’ uno sconfitto Alain, senza meta e senza passato, così come è una sconfitta Princesse, che pure è bellissima  e sensuale. Ma che userà la sua sensualità in maniera sbagliata, finendo per catalizzare tutte le pulsioni negative dei vari personaggi attorno a lei, che diventerà il fulcro del dramma. Un dramma che si intuisce sarà lo sbocco naturale delle loro esistenze, sin da quando i due giovani amanti non progetteranno, infatti, di sbarazzarsi del terzo incomodo, finendo, inconsapevolmente, per favorire i piani di Madeleine, che sarà l’unica a guadagnarci qualcosa, alla fine. Nessun personaggio positivo, quindi, ma uno spaccato di umanità torvo, dolente.

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Due bellezze agli antipodi: Zeudi Araya…..

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…e Carroll Baker

La scelta degli attori si rivela, per Scattini, fondamentale: bravissimo è infatti Enrico Maria Salerno, attore duttile, capace di dare profondità al suo personaggio. Brava anche Carroll Baker, nel ruolo della perfida Madeleine, un’attrice che in Italia, per merito dei nostri registi, ebbe infine il ruolo che meritava.. E brava, naturalmente, la bellissima Zeudi Araya, molto più spigliata rispetto agli esordi, oltre che spettacolosa fisicamente. Viceversa un tantino incolore la prova di Leonard Mann, alle volte in imbarazzo.

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Due parole sulla location. Trinidad appare in una luce diversa, rispetto per esempio allo scenario lussureggiante delle Seychelles di La ragazza dalla pelle di luna. Come suggerisce il regista  nel suo blog (http://www.luigiscattini.wordpress.com), a Trinidad l’atmosfera è ben diversa. E non solo quella del film, immersa sin dall’inizio in un dramma percepibile. Non so quanto il regista abbia voluto e cercato  quel clima grigio, quasi da città del nord Europa che caratterizza il film, fatto sta che Trinidad appare in una luce soffusa, malinconica, con quelle nuvole che errano in un cielo azzurro oscurando il sole, creando un seno di angoscia e partecipazione al dramma delle quattro vite che si andrà via via dipanando.

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Luigi Scattini si conferma regista di classe, fa sinceramente male leggere critiche feroci al suo modo di fare cinema: chiunque abbia visto Il corpo non potrà mai definirlo, alla fine, un film erotico. L’erotismo c’è, ma è usato con leggerezza, non ha nulla di torbido. Viceversa, per parte della critica, diventa l’elemento pregnante dell’opera. Un vero peccato, visto che purtroppo molti spettatori, alla fine, subiscono il condizionamento di gente che il cinema lo conosce solo per sentito dire.

Il corpo,  di Luigi Scattini con Zeudi Araya, Enrico Maria Salerno, Leonard Mann,Carroll Baker

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Carroll Baker … Madeleine
Zeudi Araya … Princess (as Zeudi Araya)
Leonard Mann … Alan
Enrico Maria Salerno … Antoine

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Regia Luigi Scattini
Sceneggiatura Luigi Scattini,Massimo Felisatti,Fabio Pittorru
Musiche Piero Umiliani
Montaggio Antonio Borghesi
Editing Gabriella Zita

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luglio 4, 2009 Posted by | Drammatico | , , | 5 commenti

La ragazza dalla pelle di luna

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Un ingegnere, una fotografa affermata di moda; sono una coppia, Alberto e Helen, ma una coppia in profonda crisi. Un giorno ad Helen viene proposto un viaggio di lavoro a Nairobi. La donna chiede ad Alberto di accompagnarla, e seppur riluttante, l’uomo accetta.

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Ugo Pagliai è Alberto, Beba Loncar è Helen

Durante uno scalo, Alberto riesce a convincere la donna a prendersi una vacanza; il posto è magnifico, Mahè, nelle Seychelles, e la donna, anche se a malincuore, accetta. All’aeroporto della cittadina, Alberto incrocia, per la prima volta, una bellissima ragazza di colore, Simoa; la reincontrerà in una discoteca e tra loro scatterà immediatamente la scintilla fatale.

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La relazione tra i due, intensissima, rigenera completamente l’uomo, mentre Helen, che ben presto si renderà conto della situazione creatasi tra i due, intreccerà una fugace storia con Giacomo, uno scrittore che vive in quel paradiso. Una relazione che lascia entrambi con l’amaro in bocca, mentre anche Alberto si rende conto che la pace, la serenità e la bellezza di quei luoghi sono solo un’illusione, per lui.

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Giacomo Rossi Stuart con Beba Loncar

Dopo un drammatico colloquio con la moglie, durante il quale i due si affrontano forse per la prima volta, Alberto e Helen ripartono, probabilmente incontro ad una vita di coppia più serena ed equilibrata.

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Diretto con ottima mano da Luigi Scattini nel 1972,La ragazza dalla pelle di luna è un film che si lascia guardare con piacere, per merito di una serie di fattori concomitanti; il primo è sicuramente costituito dal buon cast, con Ugo Pagliai, beniamino del pubblico televisivo dell’epoca nel ruolo di Alberto, della splendida ex attrice di fotoromanzi Beba Loncar, nel ruolo di Helen, e sopratutto della bravissima e sorprendente Zeudi Araya, attrice esordiente lanciata proprio da Scattini.

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La stupenda Zeudi Araya

Un altro fattore importante, direi congiunto, è l’abbinamento tra la sontuosa colonna sonora di Piero Umiliani e la location, le Seychelles, con spiagge di sabbia dal color quasi bianco e i paesaggi incontaminati. La fotografia è adeguata, misurata. Un appunto personale, fatto all’epoca e a maggior ragione da farsi oggi, è l’inutile crudeltà mostrata verso i pescecani, attraverso scene che francamente potevano essere risparmiate.

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Curiosando per il web, alla ricerca di qualche critica o recensione di questo film, mi sono imbattuto in giudizi poco lusinghieri, in trame raccontate alla meno peggio e sopratutto in vistosi errori nella sinossi del film. Ancora una volta un segno inequivocabile che molti critici tout court i film non l vedevano, ma evidentemente se li facevano raccontare, oppure li criticavano in stile Bignami, facendo il sunto del sunto.

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In questo caso non stiamo parlando di un capolavoro della cinematografia, certamente, ma di un’opera dignitosa, con un suo fascino e sopratutto scorrevole. Doti non da poco, vedendo larga parte delle produzioni italiane di quegli anni. Per chiunque volesse approfondire la trama, i dietro le quinte o capirne di più sulla nascita e sullo sviluppo del film, consiglio il blog di Luigi Scattini, all’indirizzo: http://luigiscattini.wordpress.com/ ,utilissimo anche per coloro che non hanno avuto modo, per questioni di età o altro, di conoscere il cinema di un brillante e capace regista.

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La ragazza dalla pelle di luna, un film di Luigi Scattini. Con Beba Loncar, Ugo Pagliai, Giacomo Rossi Stuart, Zeudi Araja.
Zeudi Araya.Drammatico, durata 91 min. – Italia 1972

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Zeudi Araya: Simoa
Ugo Pagliai: Alberto
Beba Loncar: Helen
Giacomo Rossi Stuart: Giacomo

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Fotografia:     Nino Borghesi
Montaggio:     Luigi Scattini
Musiche:     Piero Umiliani
Scenografia:     Francesco Calabrese.

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Il regista del film, Luigi Scattini

 

La locandina

Citazioni:

Ancora: è diventata una parola d’amore.” ( Alberto)

Vedi, io sono un uomo civile,quindi sono un uomo malato; non posso respirare tanta libertà tutta insieme” (Alberto)

E’ stato bello, vero? (Helen) – No, ma almeno lo abbiamo pensato (Giacomo)”



aprile 29, 2009 Posted by | Drammatico | , , | 3 commenti

Zeudi Araya

La ragazza dalla pelle di luna, il film di Luigi Scattini del 1972, al di la dei suoi meriti effettivi, trattandosi di una pellicola di buona fattura, è rimasto nell’immaginario collettivo come il film che rivelò, al pubblico italiano, la straordinaria bellezza di una donna all’epoca assolutamente sconosciuta, fatta eccezione per una breve campagna pubblicitaria, quella di un caffè, che in qualche modo l’aveva fatta conoscere al grande pubblico.

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Con Sandra Milo e Johnny Dorelli nella bella commedia Tesoromio

Zeudicorona imperialeAraya, classe 1951, eritrea di nascita, sinuosa e bellissima, aggraziata come una gazzella, era arrivata in Italia nel 1972, con il titolo di miss Eritrea vinto nella sua terra, quando aveva appena 18 anni; figlia di un uomo politico, si era diplomata nell’anno in cui vinse il titolo di miss, e arrivò in Italia proprio nel 1972, anno in cui iniziò casualmente la carriera cinematografica. Bastarono due film proprio di Scattini a crearne immediatamente la fama: il citato La ragazza dalla pelle di luna e La ragazza fuoristrada.

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Zeudi Araya  in La ragazza dalla pelle di luna

Il primo, nel quale Zeudi è Simoa, una stupenda ragazza di colore che si improvvisa guida turistica per una coppia in crisi, interpretata da Ugo Pagliai e dalla altrettanto bella Beba Loncar, la rivela in tutto il suo splendore. Il film è ben diretto, si avvale di un’ottima colonna sonora, composta da Pietro Umiliani, riecheggiante sapori esotici, irraggiungibili, affascinanti,  di una fotografia di primo piano, opera di Nino Borghese.

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La ragazza fuoristrada

Lei, Zeudi, è conturbante oltre il consentito, con quel corpo perfettamente armonico, quel sorriso solare e leggermente malizioso. Pagliai, nel film, sembrava davvero stregato dalla bella Simoa, così il tema dell’adulterio che l’uomo consumerà con la ragazza sembra davvero giustificato ; mare incontaminato, paesaggi da favola, una donna bellissima. L’uomo in crisi riacquista, grazie alla ragazza, voglia di vivere, e alla fine riuscirà anche a ritrovare un rapporto di coppia con la moglie. Il successo del film è immediato, nonostante il divieto ai minori di anni 18, che allontana molti ragazzi dalla visione del film.

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Zeudi Araya  in Giallo napoletano

Che non ha nulla di pruriginoso, intendiamoci: qualche scena di nudo e qualche amplesso assolutamente castigato. Con La ragazza fuoristrada, Zeudy si conferma ottima attrice, aldilà della sua bellezza; la storia è a sfondo drammatico, l’attrice interpreta Maryam, una donna di colore della quale si innamora Giorgio, e che la sposa, contro la volontà dei suoi, portandola a vivere con lui in Emilia; decisione fatale, perchè il razzismo strisciante di cui viene fatta oggetto la donna, sfocerà in una competizione tra due balordi, amici dell’uomo, che tenteranno di sedurre la donna, che, diffamata da una cinica ex amante del marito, troverà più saggio tornare tra la sua gente.

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Il corpo

Ricercatissima, la Araya decide di lavorare con Domenico Paolella nel film La preda; con lei, nel cast, ci sono Franco Gasparri, stella dei fotoromanzi Lancio e discreto attore, destinato poi ad una fine drammatica, Renzo Montagnani. La storia, ambientata in Colombia, vede protagonista un fannullone alcolizzato, che si invaghisce di una bellissima donna del luogo, Nagaina; la donna si innamorerà di un giovane, che il fannullone in questione conosce in galera, con il risultato che la stessa Nagaina scapperà con lui, lasciando l’alcolizzato al suo destino.

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Zeudi Araya in La peccatrice

Dopo La preda, Zeudi torna a lavorare con Scattini, il regista che per primo ha creduto in lei, e lo fa da par suo, interpretando la protagonista del film Il corpo, del 1974, la bellissima e fatale Princesse: questa volta il profilo della protagonista non è positivo, si tratta, infatti, di una donna cinica e amorale, che mette in competizione due persone molto differenti. Sono il maturo Antoine, il grande Enrico Maria Salerno e il più giovane Alain, Leonard Mann, con un risultato finale drammatico. L’opera, che si avvale del solito scenario di Scattini, esotico e misterioso, affascinante e selvaggio, è di buona fattura e consolida la fama della bellissima Zeudi, che dimostra talento anche in ruoli non facili. L’opera successiva interpretata da Zeudi è La peccatrice, girato nel 1975 sotto la direzione di Pier Ludovico Pavoni;

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Zeudi Araya nel film La preda

nel film è protagonista nuovamente con Franco Gasparri, ed interpreta il ruolo di Debra, contesa tra un cinico industriale dello zolfo, che fa uccidere il marito della donna pur di farla sua e il figlio di quest’ultimo, vicenda che sfocerà in un drammatico finale. Film mal riuscito, pretenzioso, che si segnala solo per l’ennesima prova di bravura dell’attrice eritrea e per la presenza, in un cammeo, di Clara Calamai, leggenda del film muto.

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Zeudi Araya  nel divertente Il signor Robinson

Il 1976 è un anno cruciale per la bella attrice; viene scelta da Bruno Corbucci per interpretare il ruolo di Venerdi nel film Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, in un ruolo finalmente comico. Così come comico e spassoso è il tema centrale della commedia, basata sulle avventure di Robi, un ottimo Paolo Villaggio, che naufraga su un’isola apparentemente deserta, e che come l’omonimo Robinson del romanzo di Dafoe, è costretto a trasformarsi da uomo viziato e abituato alle comodità in naufrago senza esperienza.

Zeudi Araya foto

Una bellissima foto della Araya

Sarà proprio la bellissima Venerdi a complicargli l’esistenza, fino alle scene finali, agrodolci, con la separazione tra i due, che nel frattempo hanno vissuto una storia d’amore. E’ in questo periodo che l’attrice conosce Franco Cristaldi, produttore cinematografico tra i più importanti, che all’epoca della nascita della loro storia d’amore, aveva 27 anni più dell’attrice. Tra i due è amore vero, e Zeudi rallenta notevolmente la sua attività cinematografica, per diventare ben presto la moglie del produttore. Nel 1978, due anni dopo , torna a lavorare con Corbucci in Giallo napoletano, curioso intreccio tra il giallo classico e la commedia, che l’attrice interpreta accanto a Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Peppino De Filippo, Capucine, Renato Pozzetto e Michel Piccoli.

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Tesoromio, gradevolissima commedia con una splendida Zeudi Araya

Il film, pur gradevole e di sicuro interesse, non va benissimo al botteghino, ma lei è impeccabile nel ruolo di Elizabeth. Nel 1979 lavora nella deliziosa commedia Tesoromio, di Giulio Paradisi. Lei è Tesoro, una stupenda principessa di colore che lavora per uno scrittore in crisi, del quale si innamorerà e che riporterà al successo, attraverso una storia semplice ma divertente. Il film, stroncato dalla critica più ottusa, la vede all’apice della bellezza; il ruolo leggero che interpreta nel film sembra cucito sulla sua persona, L’attrice appare in grado di poter ricoprire qualsiasi ruolo le venga offerto, che si tratti di una parte drammatica o di una comica.

Zeudi Araya Il signor Robinson 1

 Il signor Robinson

Nel frattempo la sua vita privata fila alla perfezione; la storia d’amore con Cristaldi è sempre più salda, e la vita cinematografica, fatta di spostamenti, estenuanti ore di prove, sembra essere troppo limitativa per l’attrice. Che decide di rallentare le sue apparizioni, e per 4 anni si dedica esclusivamente alla famiglia. Tornerà nel 1983, in un film non memorabile, I Paladini – Storia d’Armi e d’Amori, diretto da Giacomo Battiato, nel quale è Marfisa, una guerriera innamorata di Ruggero, uno dei paladini.

Zeudi Araya Il corpo 1
Davvero splendida in due sequenze tratte da Il corpo

L’ultima sua apparizione cinematografica sarà nel film di Montaldo Il giorno prima, un cupo e drammatico film anticipatore, in qualche modo, della stagione dei reality televisivi. Film bello, interpretato da grandi attori, tra i quali Lancaster,la Thulin,Gazzarra, Berger, e che segna la fine della carriera di Zeudi Araya; l’attrice è al top della bellezza e delle fama, ma sceglie il ritiro per dedicarsi di più alla sua famiglia e per affiancare il marito nel lavoro di produzione. Quando, nel 1992, scomparirà il marito, sarà proprio la bella attrice a prenderne il posto, dedicandosi da allora in poi alla produzione sia cinematografica che televisiva. Nel 2008, nel corso del programma televisivo I migliori anni, condotto da Carlo Conti, l’attrice è tornata in video, bellissima come una trentenne, contro i 57 anni che realmente possiede.


L’ultimo film interpretato da Zeudi Araya, Il giorno prima

Zeudi Araya è stata un simbolo, pur nei limiti imposti dalle poche pellicole girate: la sua bellezza, il suo fascino, quel sottile erotismo magnetico che l’hanno sempre contraddistinta, continuano ancora oggi ad essere ricordati dal pubblico, quello stesso che si innamorò di Simoa, la ragazza dalla pelle di luna.

Zeudi Araya La peccatrice 2
La peccatrice

 

Zeudi Araya La preda 2

La preda

Zeudi Araya La ragazza fuoristrada 1

La ragazza fuoristrada

Giallo napoletano

I paladini

Il corpo

Il signor Robinson

La peccatrice

La preda

La ragazza dalla pelle di luna

La ragazza dalla pelle di luna (1972)
La ragazza fuoristrada (1973)
La preda (1974)
Il corpo (1974)
La peccatrice (1975)
Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976)
Giallo napoletano (1978)
Tesoro mio (1979)
I paladini – Storia d’armi e d’amori (1983)
Il giorno prima (1987)

aprile 23, 2009 Posted by | Biografie | | 7 commenti

Tesoromio

Prima di parlare di questa deliziosa commedia del 1979 di Giulio Paradisi, vorrei fare una piccola disgressione. Mi capita spesso di consultare, per rinfrescarmi la memoria o semplicemente per copiare il cast dei film, di andare su alcuni siti specializzati, come My movies, per esempio. Molti siti utilizzano, per le recensioni, i piccoli sunti del Morandini, che passa per essere l’opera omnia del cinema, una vera e propria enciclopedia, con tanto di recensione, cast regista e anno di produzione della stragrande maggioranza dei film usciti in Italia. Ebbene, spesso mi chiedo chi e sopratutto se abbia visto i film recensiti.

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Enrico Maria Salerno

A parte gli errori grossolani nella trama, spesso alcuni film vengono stroncati di sana pianta, con aggettivi anche pesanti, come insulsa, sciocca, idiota ecc. Una cosa che depone sicuramente male per chi cura un’opera che in fondo vuol essere di divulgazione del cinema passato, una sorta di Bignami cinematografico dedicato al futuro, quando la memoria di alcune pellicole sarà decisamente perduta.

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Zeudi Araya

Questo tipo di operazione di disinformazione riguardante alcune opere sopratutto datate è alquanto preoccupante: quando leggo di un film che sarebbe un’esposizione gratuita i nudi e violenza, e poi nel film non ci trovo ne l’una ne l’altra cosa, mi chiedo chi e perchè abbia voluto stroncare, in partenza, il film in questione. E’ il caso di Tesoro mio, la cui recensione recita testualmente così: “Un commediografo di irreparabile insuccesso è tradito dalla concubina con l’avvocato che gli finanzia le messinscena.Gli arriva in casa Tesoro, colf afro-orientale al primo servizio che, per soprammercato, è miliardaria e di sangue reale. Risolve la situazione. Derivata dalla pièce Chérie noire di François Campaux, riscritta dal trio Benvenuti, De Bernardi e Parenzo, la commedia è di una melensaggine sopportabile per merito di R. Pozzetto soltanto nella prima parte.” Un giudizio gratuito e forzato;

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Renato Pozzetto

Tesoromio non è un capolavoro, ma si lascia guardare con piacere, in primis per la presenza di un ottimo cast (Sandra Milo, Enrico Maria Salerno, Renato Pozzetto, Zeudi Araya e Johnny Dorelli), poi per la simpatia che riescono a ispirare i vari personaggi, anche se, va riconosciuto, la trama è effettivamente un po debole.

Enrico (Johnny Dorelli)  è uno scrittore di opere teatrali, che non riesce ad avere successo. L’ultimo fiasco è fatale, perchè oberato dai debiti, si vede arrivare in casa un ufficiale giudiziario (Renato Pozzetto) per un sequestro. In realtà Enrico non è assolutamente un pessimo scrittore, ma è sabotato da Roberto (Enrico Maria Salerno), un losco avvocato che lo finanzia per coprire con gli esborsi le somme che la sua società deve al fisco, truccando naturalmente i bilanci.

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La coppia Dorelli-Pozzetto

Roberto è anche l’amante di Solange, compagna di Enrico, pessima attrice che quest’ultimo è costretto a far lavorare per ricevere i finanziamenti necessari alle sue opere. Ma i guai di Enrico stanno per terminare; nella villa in cui abita arriva una ragazza, Tesoro (Zeudi Araya), che si propone come colf alla coppia; naturalmente Enrico, a corto di denaro, vorrebbe mandarla via, ma la ragazza sceglie di restare anche senza paga. Tra i due inizia così, con il tempo, una storia d’amore, e Enrico trova finalmente lo spunto per scrivere un’opera di ottimo livello, grazie anche a Tesoro e alla sua collaborazione.

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Non solo; la ragazza è una principessa, ricchissima, visto che nel suo paese i diamanti si trovano in qualsiasi posto. La ragazza paga tutti i debiti di Enrico, e lo mette in condizione di terminare il suo lavoro. La sera della presentazione dell’opera, Enrico registra il suo personale trionfo, ma Tesoro non c’è; è andata via, ma per fortuna dei due innamorati, la ragazza viene fermata all’aeroporto con un grosso quantitativo di diamanti.

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Commedia semplice, fresca, divertente, Tesoromio si avvale di un ottimo cast, nel quale spicca la straordinaria bellezza di Zeudi Araya, futura signora Cristaldi. A suo agio Johnny Dorelli, in quell’epoca protagonista di molti film sopratutto a tematica brillante.

Tesoromio, un film di Giulio Paradisi. Con Enrico Maria Salerno, Johnny Dorelli, Sandra Milo, Zeudi Araya.Carlo Bagno, Vincenzo Crocitti, Paolo Paoloni, Renato Pozzetto, Angelo Pellegrino, Carlo Cartier
Commedia, durata 108 min. – Italia 1979.

Tesoro mio banner personaggi

Johnny Dorelli: Enrico Moroni
Renato Pozzetto: Ufficiale Giudiziario Pierluigi
Zeudi Araya: Tesoro Houaua
Sandra Milo: Solange
Enrico Maria Salerno: avv. Roberto Manetta
Carlo Bagno: il maggiordomo occhialuto con i baffi
Natale Tulli: uno dei traslocatori
Angelo Pellegrino: l’ufficiale dei carabinieri
Vincenzo Crocitti: un membro della commissione al teatro

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Regia Giulio Paradisi
Soggetto Francois Campaux
Sceneggiatura Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Paolo Brigenti
Produttore Franco Cristaldi, Nicola Carraro
Fotografia Roberto D’Ettorre Piazzolli
Montaggio Mario Morra
Musiche Mariano Detto
Costumi Danda Ortona

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marzo 6, 2009 Posted by | Commedia | , , , , | Lascia un commento

Il signor Robinson

Il signor Robinson locandina

Un piccolo industrialotto, Robinio, soffocato da una moglie opprimente, parte con la stessa per una crociera. Mentre è in viaggio, sente suonare la sirena dell’allarme, ma credendo che si tratti solo di un’esercitazione, continua tranquillamente a dormire.

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La splendida Zeudi Araya è Venerdi

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Paolo Villaggio è Robinio-Robi

Non è così, naturalmente, e il risveglio sarà tragicomico; costretto a nuotare, riesce a raggiungere la terra, dove però scopre di essere completamente solo. Hanno inizio così le sue comiche avventure, alle prese con noci di cocco che non si rompono, con la solitudine, con un boomerang che invece di colpire le prede gli ritorna sistematicamente in testa. Alla fine si adatta, in qualche modo, alla solitudine, ma un giorno scopre di non essere solo: sull’isola c’è una bella nativa, che lui battezza venerdi. Vorrebbe approfittare di lei, ma la donna e sacra al dio dell’isola, Marduk, che ogni volta in cui Robinson tenta di toccare la donna, fa tremare l’isola.

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La splendida sequenza del bagno di Venerdi

Alla fine arrivano sull’isola altri indigeni, e Robinson e Venerdi vanno nella terra natia della ragazza, dove, per impalmare la sua ambita preda, sarà costretto ad affrontare prove impossibili. Nonostante esca con le ossa rotte dalle prove, il capo concede a Robinson la mano di venerdi; ma quando sembra che tutto debba finire a gonfie vele, Robinson viene raggiunto dalla moglie,che non ha mai smesso di cercarlo, e riportato a casa suo malgrado.

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Apologo semiserio della civiltà dei consumi, che travia chiunque vi faccia parte, Il signor Robinson,mostruosa storia d’amor e di avventure (titolo completo del film) si regge su alcune gag simpaticissime di Paolo Villaggio, alle prese con le difficoltà di una vita allo stato brado, e sopratutto sulle grazie, abbondantemente esposte, della bellissima Zeudi Araya.

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Da vedere per passare due ore in completo relax.

Il signor Robinson

Un film di Sergio Corbucci. Con Paolo Villaggio, Zeudi Araya, Percy Hogan, Anna Nogara. Genere Commedia, colore 108 minuti. – Produzione Italia 1976.

Paolo Villaggio: Robinio / Robinson
Zeudi Araya: Venerdì
Anna Nogara: Magda
Percy Hogan: Mandingo

Regia Sergio Corbucci
Soggetto Sergio Corbucci, Paolo Villaggio, Castellano e Pipolo
Sceneggiatura Sergio Corbucci, Paolo Villaggio, Castellano e Pipolo
Produttore Franco Cristaldi
Produttore esecutivo Bruno Altissimi
Casa di produzione Vides
Distribuzione (Italia) United Artists
Fotografia Marcello Gatti
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis

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luglio 2, 2008 Posted by | Commedia | , , | 3 commenti