Cinema & mummie

La mummia (1959)

Il mistero della mummia (1964)

Il sudario della mummia (1967)

Exorcismus-Cleo la dea dell’amore (1971)

La mummia (1932)

The mummy’s tomb (1942)

I delitti del gatto nero (1990)

Talos,l’ombra del faraone (1998)

La mummia (1999)

La mummia-Il ritorno (2001)

Adele e l’enigma del faraone (2010)

The mummy resurrected (2014)

Day of the mummy (2014)

Il risveglio della mummia (1960)

The mummy (2017)

Alla 39a eclissi (1980)

La maledizione della mummia

La mano della mummia (1940)

The pyramid (2014)

The mummy’s ghost (1944)

La tomba (2004)

Christopher Lee in La mummia

Jeanne Roland in Il mistero della mummia

Elizabeth Sellars in Il sudario della mummia

Valerie Leon in Exorcismus-Cleo la dea dell’amore

Boris Karloff in La mummia (1942)

Lon Chaney in The mummy’s tomb

Julianne Moore in I delitti del gatto nero

Gerard Butler in Talos,l’ombra del faraone

Rachel Weisz in La mummia

Brendan Frazer in La mummia-Il ritorno

Louise Bourgoin in Adele e l’enigma del faraone

Danny Glover in Day of the mummy

Tom Cruise in The mummy (2017)

Stephanie Zimbalist in Alla trentanovesima eclissi

Tom Tyler in La mano della mummia

Ashley Hinshaw in The pyramid

Lon Chaney in The mummy’s tomb

Andavamo al cinema-Parte 21

Sono sempre alla ricerca di foto di vecchie sale cinematografiche italiane,da condividere per trasmette una memoria storica di quello che è stato un fenomeno culturale italiano,architettonico e di costume.Potete mandare le vostre immagini a paolobari@email.it.Grazie

Atrio del cinema Impero di Montevarchi (Arezzo)

Cine Teatro Vittoria,Ortona (Chieti)

Cinema Astra,Somaglia (Lodi)

Cinema Bevilacqua,Santa Maria di Sala (Ve)

Cinema Brera,Inveruno (Milano)

Cinema Cesano,San Michele al fiume (Pesaro Urbino)

Ingresso del cinema Corso,Macerata

Cine Teatro Cristallo,Firenze

Un’altra veduta del cinema Cristallo,Pordenone

Cinema Dehon,Fossano (Cuneo)

Dettagli del cinema Dehon,Fossano (Cuneo)

Cinema Ducale,Milano

Cinema Duse,Milano

Cinema Eden,Roma

Cinema Eliseo,Avellino

Cinema Eolo,Milano

Cinema Eridano,Torino

Ingresso del cinema Esperia,Alcamo

Cinema Esperia,Bastia Umbra

Cinema Esperia,Treviso

Cinema Estivo,Agrigento

Cinema Excelsior,Novara

Cinema Excelsior,Trieste

Sala Cinema Odeon,Brescia

Eli Wallach

Eli Wallach, temibile e simpatica carogna in numerosi western (I magnifici sette; I Quattro dell’Ave Maria), amante di Marilyn Monroe (Gli spostati) e boss mafioso avvelenato da un cannolo siciliano (Il Padrino – terzo capitolo), nel lontano 1966, conquistò un pezzettino del cuore di ogni cinefilo interpretando nel capolavoro di Sergio Leone, Il buono,il brutto,il cattivo, “lo sperone che entrava dalla finestra” , ovvero, Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez.

Nonostante i suoi moltissimi successi al cinema ed i suoi ruoli memorabili, Eli Wallach non fu mai nominato per un Oscar. Nel 2011, però, venne premiato con un Oscar alla carriera. Nel discorso di ringraziamento disse:
Amici, signori e signore, membri dell’Academy: grazie. Lasciate che vi racconti qualcosa di me stesso. Come attore ho interpretato più banditi, ladri, killer, signori della guerra, molestatori e mafiosi di quanti voi ne possiate immaginare. Come civile colleziono orologi antichi, racconto storie infinite di quando ero un medico durante la seconda Guerra Mondiale, guardo ogni singola partita di tennis e vivo per la mia famiglia, per la posta che ricevo ogni giorno, per lavare i piatti e scattare foto di sagome nella corteccia degli alberi. Ho anche un debole per un uomo chiamato Josh Brolin, eccolo lì!
Parlando di posta, a volte ricevo le lettere più strane, che vanno da quella di un signore inglese che mi chiede aiuto per pagare un’operazione a sua madre fino a quella dell’anno scorso in cui il Papa – davvero! – si complimentava per il suo film preferito: “I magnifici sette”. Non riuscivo a capire, io in quel film non facevo altro che uccidere persone. E mi ha anche invitato ad andare a trovarlo la prossima volta che sono a Roma. Non sapevo di avere amici così importanti. Non sapevo neanche che avrei ricevuto un Oscar, per Dio! Parlando di cose più serie, sono profondamente commosso da questo onore. Il vostro riconoscimento del mio lavoro da artista rende chiara una cosa per me: io non recito per vivere, io vivo per recitare.”

Baby Doll La bambola viva

Infatti, più spesso che no, il cinema gli aveva cucito addosso ruoli da “cattivo”, sfidando Wallach ad assumersi personaggi maligni, fuori legge baffuti, rapinatori di treni ecc., ma, anche ad impegnarsi in ruoli brillanti, nei quali l’attore newyorkese risultò particolarmente affabile. Wallach spesso affermò che i suoi ruoli di “cattivo” tendevano ad essere “più complessi” rispetto ad alcuni dei suoi ruoli teatrali.
In realtà io conduco una vita doppia,” disse una volta: “Nel teatro, sono il piccolo uomo, o l’uomo irritato, l’uomo incompreso, mentre nei film vengo sempre promosso come cattivo.
Eli Herschel Wallach nacque a New York il 7 dicembre del 1915, in una famiglia di ebrei emigrati dalla Polonia. Suo padre, Abramo Wallach, possedeva un negozio di dolciumi a Brooklyn.
Da ragazzo, aveva studiato prima al City College di New York e, poi, all’Università del Texas, dove aveva imparato pure a cavalcare – abilità che avrebbe sfruttato, in seguito, nei film western.

Con Clark Gable in Gli spostati

I sette ladri

L’inizio della Seconda Guerra Mondiale costrinse Wallach ad interrompere gli studi per dare il contributo alla patria, lavorando nel corpo medico alle Hawaii, in Marocco e persino in Francia, dopo lo sbarco in Normandia. Congedatosi come Capitano, conseguì la laurea coltivando la passione per il teatro, nata proprio negli anni della guerra, quando assieme a dei commilitoni scrisse un pezzo in cui vestiva i panni di Hitler, dal titolo “Is This The Army?”.
Dopo i primi studi di recitazione alla Neighborhood Playhouse, Wallach si formò all’Actors Studio, seguendo il famoso metodo Stanislavskij, e debuttò a Broadway con “Skydrift” di Harry Kleiner, passando di successo in successo e condividendo le tavole del palcoscenico con attori dello spessore di Charlton Heston.
Nel 1951, vinse un Tony Award per il ruolo di Alvaro Mangiaco in “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.
Il debutto nel mondo della celluloide avvenne nel 1956 con un film scandalo (all’epoca) “Baby Doll” di Elias Kazan, con co-protagonisti Carol Baker (Bambola) e Karl Malden (Archie, ovvero, Angelo). Nella pellicola Eli Wallach assume la parte del proprietario di una piantagione di cotone, Silva Vaccaro, che cerca di sedurre una vergine diciottenne. Fortemente voluto da Tennesse Williams che ne curò la sceneggiatura, in ruolo valse a Wallach un BAFTA e la nomination ai Golden Globe.
Per Wallach fu l’inizio scoppiettante di una carriera cinematografica fruttuosa quanto quella teatrale, che lo vide tra i protagonisti di tante pellicole:
I magnifici sette” di John Sturges, del 1960, (The Magnificent Seven) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West. Infatti, Sturges mise in scena “la crème de la crème” degli attori del tempo: Yul Brynner, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.

Con E.G.Robinson in I vincitori

Con Kirk Douglas in Jim l’irresistibile detective

Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma, nel frattempo, Calvera ed i suoi hanno occupato il villaggio. Al ritorno Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Permio Oscar.

I magnifici sette

Seguono: “Gli spostati” di John Huston del 1961, dove affianca Clark Gable e Marilyn Monroe; “La conquista del West”, di John Ford, del 1962, con Gregory Peck, Henry Fonda e John Wayne; “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” di William Wyler, del 1966, commedia che vede nel cast la splendida Audrey Hepburn; il già citato “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, del 1966, che regala a tutti i protagonisti la fama internazionale; “I quattro dell’Ave Maria” di Giuseppe Colizzi, del 1968, con la coppia Bud Spencer – Terence Hill; “L’oro dei MacKenna”, di J. Lee Thompson, del 1969, ove Wallach lavora, di nuovo, a fianco di Peck; “Un grande amore da 50 dollari”, di Mark Rydell, del 1973; “Sentinel” horror demoniaco del 1977 diretto da Michael Winner, “Il boxeur e la ballerina” commedia di Stanley Donen, del 1978; “Rebus per un assassinio” di William Richert, del 1979; l’avventuroso “Il cacciatore di taglie” di Buzz Kulik, del 1980, dove Wallach condivide il set con l’amico di sempre, Steve McQueen; “Pazza” del 1987, film drammatico di Martin Ritt, che lo vede recitare a fianco di Barbara Streisand e Karl Malden; “Il padrino – Parte III”, del 1990, di Francis Ford Coppola, dove interpreta Don Altobello; ancora del 1990 “Il grande inganno”, diretto e interpretato da Jack Nicholson; “Two Much – Uno di troppo” del 1996, commedia frizzante di Fernando Trueba, con la coppia Banderas – Griffith.

L’uomo della porta accanto

The tiger makes out

Eli Wallach lavorò con alcuni tra i più apprezzati registi di Hollywood, da Francis Ford Coppola a Oliver Stone, e pure con molti stimatissimi registi italiani, da Sergio Corbucci a Duccio Tessari.
Il 1966 fu l’anno che segnò la svolta per l’attore: chiamato da Sergio Leone per affiancare Clint Eastwood e Lee Van Cleef nel terzo capitolo della trilogia del dollaro, “Il buono, il brutto, il cattivo“, Wallach regalò al pubblico un’interpretazione straordinaria di un fuorilegge capace di concedere un sorriso anche alla propria vittima. Memorabile la frase rivolta a Mario Brega, alias caporale Wallace, tirapiedi del “cattivo” Sentenza: “ I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore.”
Bandito simpatico, sfuggirà a cavallo ad ogni conformismo, facendo risuonare nelle orecchie di chi l’ha apprezzato: “Ehi Biondooo … Lo sai di chi sei figlio tu??!!! Sei figlio di una grandissima puttanaaa…!!!!!!
Al fine di una migliore comprensione della trama, invito i gentili lettori all’approfondimento dell’articolo pubblicato sul blog dal mio amico Paul.
Due anni dopo, Giuseppe Colizzi vuole Wallach per “I Quattro dell’Ave Maria“, fra i più celebri western all’italiana, secondo capitolo della trilogia del regista iniziata con “Dio perdona… io no!” e conclusa con “La collina degli stivali“. Cacopoulos (Eli Wallach) è un vecchio bandito che, a causa del tradimento dei suoi compari, sta scontando una lunga pena detentiva. Gli viene fatta una proposta per poter porre termine al suo soggiorno in carcere: deve ritrovare Cat (Terence Hill) e Hutch (Bud Spencer), due rapinatori, e recuperare i soldi che i due malviventi hanno rubato ad una banca… .
Cacopoulos: “Mi raccomando, non dire mai bugie: significherebbe avere paura. Ma neppure la verità devi dire: nel migliore dei casi ti metterebbero in croce com’è già capitato a qualcuno nei secoli andati.”

Eli Wallach è Tuco in Il buono il brutto e il cattivo

Nel 1971 Wallach venne diretto, accanto a Franco Nero, da Duccio Tessari nel “Viva la muerte…tua!“, pellicola che racconta la storia di due banditi evasi, i quali, con la complicità di una giornalista (che li credeva rivoluzionari messicani), riescono a impadronirsi di un tesoro che poi finisce però nelle mani delle truppe regolari. I due si aggregano ai rivoltosi col solo scopo di recuperare il loro tesoro, ma poi prendono coscienza della bontà della causa dei loro compagni e, tornati in possesso dell’oro, lo distribuiscono fra i peones.
In seguito, nel 1973 Maurizio Lucidi lo volette al fianco Ursula Andress e Fabio Testi nel noir “L’ultima chance“, una pellicola che molti fans del genere ricordano come “un cast internazionale per un flop clamoroso“.
Segue, nel 1975, la commedia diretta da Alberto Bevilacqua “Attenti al buffone“, brillantemente recensita sul blog da Mr. Paul.
Brevemente la trama: Marcello (Nino Manfredi) è un uomo semplice, un musicista ed un padre che vive per la sua famiglia. È sposato con Giulia (Mariangela Melato), donna incapace di trarre soddisfazione dalla vita, con la quale ha avuto due figli. Mentre lui è lontano da casa Giulia viene concupita dal rude Cesare (Eli Wallach), detto “il ras”, uomo senza scrupoli ed ex ufficiale fascista. L’uomo, approfittando del perenne stato di irrequietezza della donna, riesce a conquistarla e ad ottenere l’annullamento del precedente matrimonio (per impotenza sessuale). Al suo ritorno a casa Marcello la trova vuota: la moglie lo ha lasciato portandosi i bambini.

Attenti al buffone

Come rubare un milione di dollari e vivere felici

Sempre nel 1975 Wallach si trova accanto a Giuliano Gemma e Tomàs Miliàn nel western parodia di Sergio Corbucci, “Il bianco, il giallo, il nero” . Tre bizzarri personaggi si mettono sulle tracce del cavallino sacro, dono dell’Imperatore giapponese ai suoi sudditi emigrati nel West, ma rubato per ottenere un riscatto. I tre sono: il maldestro samurai Sakura ( Tom°s Miliàn “Il Giallo”, nato dall’unione di un cowboy con una “giapposotta” ovvero giapponese-mignotta), che aveva il compito di prendersi cura dell’animale e quindi lo deve recuperare per recuperare il proprio onore; lo sceriffo Black Jack ( Eli Wallach “Il Nero”), famoso per il suo senso del dovere (dettato anche dal voler stare il meno possibile con la moglie petulante), che deve portare il riscatto ai rapitori; lo svizzero Blanc De Blanc (Giuliano Gemma “Il Bianco”), piccolo delinquente (nato dall’unione di un cowboy con una “svizzerana”, neologismo affine a “giapposotta”…) che vuole impadronirsi dei soldi del riscatto.
Nel 1976 Wallach venne diretto da Paolo Cavara nel atipico giallo “… e tanta paura“, accanto a Corinne Cléry e Michele Placido. La pellicola è ambientata in una Milano torbida, corrotta e morbosa. Ad opinione di chi scrive, c’è poco di giallo e molto di sesso, ma, come si suol dire, de gustibus non est disputandum.

E tanta paura

Gengis Khan

Poi, nel 1978, Bruno Corbucci gli riservò un ruolo nel poliziottesco “Squadra antimafia“, nella parte di don Girolamo Giarra.
La fine del vecchio millennio fece a Wallach un regalo sgradito, un brutto ictus, dal quale si riprese, ma che lo privò della vista all’occhio sinistro. Nonostante ciò, continuò a lavorare trovando nuovi stimoli anche nel cinema indipendente.
Ricordiamo: la divertente commedia di Edward Norton “Tentazioni d’amore” del 2000, con lo stesso Norton e Ben Stiller, dove Wallach dà vita alla figura spassosa di un rabbino; “Mystic River” del 2003, dove viene diretto dal “buono” Clint Eastwood, e condivide la scena con Sean Penn e Tim Robbins; “L’amore non va in vacanza” di Nancy Meyers,commedia dai buoni sentimenti del 2006, dove, a fianco a Kate Winslet, Cameron Diaz, Jack Black e Jude Law, impersona una vecchia gloria di Hollywood, alla quale dona un’umanità ed una profondità veramente considerevoli.
Nel 2010 troviamo Wallach più bravo che mai nel thriller di Roman Polanski “L’uomo nell’ombra”, con Ewan McGregor, e in “Wall Street – Il denaro non dorme mai”, di Oliver Stone, con Michael Douglas e Shia LaBeouf.

Il bianco,il giallo,il nero

Wallach, sin dagli esordi ha portato avanti con successo anche la carriera televisiva, tra le ultime apparizioni ricordiamo serie come “La signora in giallo”, “Law & Order”, dove ha avuto la gioia di condividere il set con la moglie Anne e la figlia Roberta, “ER – Medici in prima linea”.
Nel 2007 ha ottenuto la nomination agli Emmy Awards come Miglior Attore ospite di una serie tv brillante per “Studio 60 on the Sunset Strip”, bissandola per “Nurse Jackie – Terapia d’urto”.
Eli Wallach era sposato dal 1948 con l’attrice Anne Jackson, con la quale ha spesso condiviso il set, e dalla quale ha avuto tre figli, Peter, Roberta e Katherine. Quando le chiesero qual’era il segreto del loro lungo matrimonio, Wallach disse: “Non lo so, non volevo divorziare. La amavo. Litigavamo e discutevamo e tutte ‘ste cose, ma andavamo d’accordo.
L’attore pubblicò “Il buono, il brutto, ed io” – libro in cui espone l’eccezionale storia dei moltissimi anni in cui si è dedicato al suo mestiere. Wallach raccontò divertito come, alla prima lettura, il suo agente gli disse: “Eli, non so come farò per vendere questo libro. Hai avuto un solo matrimonio, né scandali, né droghe.” Sua moglie intervenne: “Digli di inviarci il manoscritto e aggiungeremmo tutto ciò che ti ho fatto passare io durante questi anni!”
Eli Wallach si è spento alla veneranda età di 98 anni, lasciando dietro di sé il mito di un attore capace di attraversare la storia del cinema mimetizzando la formazione teatrale in una sfilza di personaggi che esercitano sullo spettatore di ogni età “il fascino perverso del male”.

“Per gli attori, i film sono un mezzo per un fine.”
“Goditi la vita e fai ciò che vuoi.”
“Il grande segreto della recitazione è ascoltare la gente.”
“La critica ti loda alla stessa maniera di un uomo che vuole impiccarti, dicendoti che hai proprio un bel collo.”

Crimine silenzioso

Abissi

Act one

Amanti primedonne

Articolo 99

Crazy Joe

Due tipi incorreggibili

Funny Money

Giallo a Creta

Ho sposato 40 milioni di donne

How to Save a Marriage and Ruin your Life

Il cacciatore di taglie

Il cervello

Il padrino parte terza

Il papavero è anche un fiore

I quattro dell’Ave Maria

Kings of the Corner

L’oro di Mackenna

L’ultima chance

L’uomo nell’ombra

Mamas boy

Messaggi da forze sconosciute

New York i Love you

Rebus per un’assassinio

Squadra antimafia

Tentazioni d’amore

The Angel Levine

The Sentinel

Two Much

Un grande amore da 50 dollari

Viva la muerte tua

Wall Street il denaro non dorme mai

Studio 60 on the Sunset Strip (Serie TV)

Nurse Jackie terapia d’urto (Serie TV)

2010 Wall Street – Il denaro non dorme mai
2010 L’uomo nell’ombra
2009 Tickling Leo
2009 Nurse Jackie – Terapia d’urto (TV Series)
2008 New York, I Love You
2008 The Toe Tactic
2008 Vote and Die: Liszt for President
2007 Mama’s Boy
2006 L’amore non va in vacanza
2006 Studio 60 on the Sunset Strip (TV Series)
2006 L’imbroglio
2005 Stroker and Hoop (TV Series)
2005 A Taste of Jupiter
2005 Character Studies (TV Series)
2004 King of the Corner
2004 Whoopi (TV Series)
2003/I The Root
2003 Mystic River
2003 E.R. – Medici in prima linea (TV Series)
2003 Veritas: The Quest (TV Series)
2002 Advice and Dissent (Short)
2002 The Education of Max Bickford (TV Series)
1992-2002 American Experience (TV Series documentary)
2002 The Job (TV Series)
2002 Monday Night Mayhem (TV Movie)
2001 100 Centre Street (TV Series)
2000 Tentazioni d’amore
2000 The Bookfair Murders (TV Movie)
1999 L’escluso
1998 Naked City: Justice with a Bullet (TV Movie)
1998 The Devil’s Twilight (Short)
1996 Funny Money – Come fare i soldi senza lavorare
1996 Two much – Uno di troppo
1996 O. Henry’s Christmas (TV Movie)
1994 Miele dolce amore
1993 Vendetta II: The New Mafia (TV Movie)
1993 Tribeca (TV Series)
1992 Nonesense and Lullabyes: Poems (Video)
1992 La notte e la città
1992 Teamster Boss: The Jackie Presser Story (TV Movie)
1992 Law & Order – I due volti della giustizia (TV Series)
1992 Amanti, primedonne
1992 Una sporca eredità (TV Movie)
1992 Articolo 99
1992 Nonesense and Lullabyes: Nursery Rhymes (Video)
1991 Avvocati a Los Angeles (TV Series)
1990 Il padrino – Parte III
1990 Il grande inganno
1990 Vendetta: Secrets of a Mafia Bride (TV Mini-Series)
1989 CBS Schoolbreak Special (TV Series)
1988 Alfred Hitchcock Presents (TV Series)
1988 La signora in giallo (TV Series)
1987 Pazza
1987 Screen Two (TV Series)
1986-1987 Autostop per il cielo (TV Series)
1987 Worlds Beyond (TV Series)
1986 Something in Common (TV Movie)
1986 Due tipi incorreggibili
1986 American Playhouse (TV Series)
1985-1986 L’onore della famiglia (TV Series)
1985 Murder: By Reason of Insanity (TV Movie)
1985 Embassy (TV Movie)
1985 Cristoforo Colombo (TV Mini-Series)
1984 Sam’s Son
1984 Anatomy of an Illness (TV Movie)
1982 La ballata della sedia elettrica (TV Movie)
1982 The Wall (TV Movie)
1981 Diritto d’offesa (TV Movie)
1981 Il brivido dell’imprevisto (TV Series)
1981 The Pride of Jesse Hallam (TV Movie)
1981 La salamandra
1980 Doppia identità (TV Movie)
1980 Il cacciatore di taglie
1979 Guri
1979 Rebus per un assassinio
1979 Bocca da fuoco
1978 The Pirate (TV Movie)
1978 Il boxeur e la ballerina
1978 Squadra antimafia
1978 Girl friends
1978 Messaggi da forze sconosciute
1977 Abissi
1977 Il principio del domino: la vita in gioco
1977 Cattive abitudini
1977 Sentinel
1977 Settima strada (TV Mini-Series)
1976 E tanta paura
1976 20 Shades of Pink (TV Movie)
1975 Attenti al buffone
1975 Il tenente Kojak (TV Series)
1975 Il bianco il giallo il nero
1974 Crazy Joe
1974 I misteri di Orson Welles (TV Series)
1974 Indict and Convict (TV Movie)
1973 Un grande amore da 50 dollari
1973 L’ultima chance
1973 A Cold Night’s Death (TV Movie)
1971 Viva la muerte… tua!
1971 The Typists (TV Movie)
1971 Il romanzo di un ladro di cavalli
1971 Great Performances (TV Series)
1971 Avvocati alla prova del fuoco (TV Series)
1970 L’uomo della porta accanto
1970 The Angel Levine
1970 Le avventure di Gerard
1970 Il falso testimone
1970 The Reason Why (Short)
1969 L’oro di Mackenna
1969 Il cervello
1968 I quattro dell’Ave Maria
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 How to Save a Marriage and Ruin Your Life
1967 CBS Playhouse (TV Series)
1967 The Tiger Makes Out
1967 Batman (TV Series)
1966 Il buono, il brutto, il cattivo
1966 Come rubare un milione di dollari e vivere felici
1966 Il papavero è anche un fiore
1965 Gengis Khan il conquistatore
1965 Lord Jim
1964 Ho sposato 40 milioni di donne
1964 Giallo a Creta
1963 Act One
1963 I vincitori
1962 La conquista del West
1962 The Dick Powell Show (TV Series)
1962 Le avventure di un giovane
1960-1962 La città in controluce (TV Series)
1962 Outlaws (TV Series)
1961 Gli spostati
1960 I magnifici sette
1960 The Robert Herridge Theater (TV Series)
1960 I sette ladri
1960 Play of the Week (TV Series)
1960 Goodyear Theatre (TV Series)
1960 Lullaby (TV Movie)
1960 Sunday Showcase (TV Series)
1959 The DuPont Show of the Month (TV Series)
1958-1959 Playhouse 90 (TV Series)
1958 The Gift of the Magi (TV Movie)
1958 Shirley Temple’s Storybook (TV Series)
1958 Westinghouse Desilu Playhouse (TV Series)
1958 Suspicion (TV Series)
1958 Where Is Thy Brother? (TV Movie)
1958 Crimine silenzioso
1958 Climax! (TV Series)
1957 BBC Sunday-Night Theatre (TV Series)
1957 The Seven Lively Arts (TV Series)
1952-1957 Studio One (TV Series)
1957 The Lark (TV Movie)
1956 Baby Doll – La bambola viva
1956 The Kaiser Aluminum Hour (TV Series)
1949-1955 The Philco Television Playhouse (TV Series)
1954 Kraft Television Theatre (TV Series)
1954 Goodyear Television Playhouse (TV Series)
1952 The Web (TV Series)
1952 Danger (TV Series)
1952 Armstrong Circle Theatre (TV Series)
1951 Lights Out (TV Series)

Thriller gallery parte 3

Una carrellata fotografica che documenta,attraverso fotogrammi e locandine,lobby card e flani oltre alle copertine delle soundtrack,un genere fra i più amati degli anni sessanta e settanta,il thriller.Molte locandine o alcuni flani sono degli autentici capolavori di creatività.

Ragazza tutta nuda assassinata nel parco

Solamente nero

Orgasmo

L’uccello dalle piume di cristallo

A doppia faccia

Interrabang

Quattro mosche di  velluto grigio

La morte cammina con i tacchi alti

Terrore cieco

La morte bussa due volte

L’iguana dalla lingua di fuoco

Il fiore dai petali d’acciaio

Il diavolo a 7 facce

5 bambole per la luna d’agosto

L’assassino è al telefono

In fondo alla piscina

Un bianco vestito per Marialè

La controfigura

Sette note in nero

Frenzy

I film di spionaggio (Eurospy)-Parte seconda

Negli anni sessanta,con il mondo diviso in due blocchi contrapposti,lo spionaggio era una componente fondamentale della difesa degli stati.
Quando poi,nel 1962,esordì sugli schermi Agente 007 licenza di uccidere di Terence Young,protagonista James Bond il personaggio creato da JanFleming,molti registi specializzati in B movie decisero di portare sugli schermi figure clone che in qualche modo richiamavano anche nei loro nomi
l’agente speciale 007.
Nacquero così l’agente 077,l’agente A008,l’agente 777,Joe Walker ecc. tutti impegnati in serrate lotte contro terroristi e spie,ladri di segreti industriali e folli in grado di distruggere il mondo.
Il genere Eurospy,nato proprio in Europa,ebbe una diffusione abbastanza vasta;prodotti spesso in serie,ma sempre con buoni risultati spettacolari,
furono in voga anche negli anni settanta,pur con minore diffusione e produzione.
Di alcuni di questi film presento una gallery fatta di titoli di apertura,locandine e lobby card oltre agli immancabili flani che promettono meraviglie.
Un’occasione per ricordare un genere avventuroso che oggi,a distanza di 50 anni,viene riproposto con sempre maggiore frequenza in tv

Le spie uccidono a Beirut

Agente Coplan:missione spionaggio

Mata Hari Agente segreto H21

A077 Sfida ai killers

OS117 A Tokyo si muore

Agente X77 ordine di uccidere

Agente 777 Missione Summergame

Da 077 Intrigo a Lisbona

Le spie uccidono in silenzio

New York chiama Superdrago

OS77 Operazione fior di loto

Operazione Poker

Suspence a Venezia

Le spie vengono dal cielo

5 marines per Singapore

Andavamo al cinema-Parte 20

Nuova serie di immagini di sale cinematografiche nella massima parte ormai scomparse.Vi invito ad inviare foto in vostro possesso,grazie.L’indirizzo mail è: paolobari@email.it

Cinema Capitol,Parma

Cinema Capitol,Borgonovo Val Tidone (Piacenza)

Cinema Capranica,Roma

Cinema Colosseo,Milano

Cinema Corso,Sessa Aurunca

Cinema Cristallo,Empoli

Cinema Cristallo,Firenze (foto scattata durante l’alluvione)

Cinema Dante,Milano

Cinema Dante,Sesto San Giovanni (Milano)

Cinema Diana,Milano

Cinema Diana,Nocera Inferiore

Cinema Doria,Cuneo

Cinema Due Torri,Potenza

Cinema Durini,Milano

Cinema Eden,Città di Castello

Cinema Eden,Livorno

Cinema Eden,Senigallia

Cinema Eden,Trieste

Cinema Eden,Udine

Cinema Edison,Firenze

Ingresso del cinema Edison,Firenze

Cinema Eliseo,Località non identificata

Cinema Embassy,Milano

Cinema Empire,Roma

Philippe Noiret

Gentile lettore, prima di scoprire insieme il personaggio che propongo oggi, ritengo doveroso fare una precisazione. A differenza delle precedenti biografie, che mi sono avventurata a scrivere con l’incoraggiamento ed il sostegno del mio caro amico Paul, questa di oggi è la breve storia della lunga carriera di un attore che mi sta particolarmente a cuore, ragion per cui, in questo caso, l’obiettività mi risulta un tantino difficile. Perdona, indi, la mia debolezza quando mi soffermo su alcuni ruoli interpretati, a discapito di altri. Grazie e buona lettura.

Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.” (il Perozzi – Amici miei 1975). Una frase che ogni amante del cinema, in particolare, della commedia all’italiana, custodisce affettuosamente nel cuore. Un aforisma che racchiude simbolicamente la definizione della personalità di un uomo che il mondo dello spettacolo, e non solo, ricorda come un monumento del cinema d’autore. Philippe Noiret, attore tra i più importanti e più carismatici della commedia e del cinema francese e internazionale, anticipò la sua carriera con questa battuta intramontabile!

Philippe Noiret in uno dei suoi primi ruoli nel film Clementine Cherie

Gourmet e viveur, sofisticato fumatore di sigari e grande appassionato d’arte, Philippe Noiret ha vinto due volte il premio César come miglior attore, per ruoli che andremo ad approfondire in seguito. Philippe Noiret è nato il 1 ottobre 1930 a Lilla, importante centro culturale della Francia settentrionale, in una famiglia della classe media, di piccoli commercianti. Suo padre era appassionato di letteratura, di autori e di testi di poesia. In seguito, ha trascorso la sua infanzia a Toulouse Midi-Pyrenees, regione a cui rimarrà fermamente attaccato.

Comme un poisson dans l’eau

Ha frequentato i corsi presso la scuola Collège de Juilly di Seine-et-Marne e, poi, presso Lycée Janson de Sailly, nel 16° arrondissement di Parigi, dove era un “somaro perfetto”! Nel 1950, dopo aver fallito per ben tre volte al liceo, ha mollato la scuola, scegliendo di iscriversi ai corsi di teatro del grande Roger Blin, a Parigi, ed al Western Drama Centre, dove ha incontrato Jean-Pierre Darras, comico, attore e regista. Forse sono in pochi a saperlo, ma fu il drammaturgo Henry Montherlant a convincere Noiret a diventare un attore e a dedicare la sua vita alla commedia.
Al Théâtre National Populaire, ove l’attore ha recitato per circa dieci anni alternando la prosa al cabaret, incontrò la dama del suo cuore, l’attrice Monique Chaumette, che sposò nel 1962. La coppia ebbe una figlia, Frédérique, e due nipotini: Deborah e Samuel. Alla domanda“In che cosa hai avuto più successo nella tua vita?” Noiret rispose“Per 43 anni di vita, nel mio matrimonio!
Noiret, esordì sul grande schermo in piccolissimi ruoli a partire dal 1949, comparendo per la prima volta in una pellicola di Jacqueline Audry, Gigi (1949), e da quel momento interpretò circa centoquaranta pellicole, per una carriera lunga più di mezzo secolo. Noto per la sua mimica facciale da uomo pigro e disilluso, che ricorda vagamente il muso di un cane (animale che Noiret amava moltissimo), e caratterizzato da una corporatura ingombrante, l’attore francese fu particolarmente a suo agio nei ruoli di uomo qualunque di mezza età, lontanissimo com’era da ogni idealizzazione da eroe romantico.

Il delitto di Therese Desquiroux

Il delitto non paga

Anche se posteriore a Gigi, il suo film d’esordio è considerato La pointe courte (1956) diretto da Agnès Varda (pellicola che farà di lei la rappresentante femminile per eccellenza della Nouvelle Vague francese) e che è stato girato, nel 1954, nel piccolo paese di Sète, nella zona denominata appunto La Pointe-Courte. Il film è la storia parallela di una coppia in crisi che non sa se lasciarsi e della vita quotidiana della piccola comunità di pescatori che vive sul posto. La regista ha raccontato in più occasioni la nascita e le condizioni di un film “che oggi non sarebbe più possibile girare”, ma che rimane “uno dei più entusiasmanti” della sua carriera.
Questa pellicola segnava, indi, un doppio esordio: dell’attore Noiret e della regista Varda, la quale ricorda con viva emozione il suo protagonista: “Sì, per lui era la prima volta e al suo fianco c’era Silvia Monfort. Sono certa che se glielo avessi proposto dopo, forse, un film come questo non l’avrebbe mai fatto. Ma all’epoca era un attore di teatro che aveva una gran voglia di sperimentare e capire cos’era il cinema. Fu questo suo primo lavoro con me a farlo entrare nell’ambiente, e poi il suo talento ha fatto il resto. (…) Comunque entrambi gli attori sono stati molto generosi e in generale l’entusiasmo di quel primo film è rimasto unico, anche se poi non ebbe tanta fortuna di pubblico.

Con Jean Gabin nel film Intrigo a Parigi

L’armata su sofà

Mort,ou est ta victoire

Com’era Noiret sul set del suo primo film, c’è lo rivela Agnès Varda: “Nervoso e spesso sofferente. Questo perché, come diceva lui, gli impedivo di esprimersi. Ma io volevo proprio questo. Volevo una recitazione immobile nei movimenti e tutta basata sulle espressioni del volto. Mi immaginavo un po’ quegli attori dei film giapponesi che esprimono rabbia o felicità anche solo attraverso un movimento minimo degli occhi.
Trascorsi cinque anni dall’esordio, la figura di Noiret comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari: nel 1960 è lo zio di Zazie in Zazie nel metrò di Louis Malle, nel 1961 recita in Tutto l’oro del mondo di René Clair, nel 1965 è in Parigi brucia? diretto da René Clément, nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in Topaz di Alfred Hitchcock.
Per Noiret, la prima pellicola italiana risulta essere Le Massaggiatrici del 1962, per la regia di Lucio Fulci, dove interpretava il segretario del Presidente in un cast che vedeva tra gli altri Ciccio Ingrassia, Franco Franchi e Valeria Fabrizi.

Con Tognazzi e Andrea Ferreol nel controverso La grande abbuffata

La svolta nella carriera dell’attore fu segnata da una pellicola assai controversa: La grande abbuffata (1973), regia di Marco Ferreri, ove Noiret interpreta, in compagnia di Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Ugo Tognazzi, uno dei quattro suicidi “edonisti” del film. Il pilota Marcello, il produttore Michel, lo chef Ugo e il giudice Philippe, uomini di successo votati all’autodistruzione, si ritrovano nella villa fuori città di Philippe con l’intenzione di suicidarsi attraverso un lungo percorso di cibo e sesso. Insieme a loro delle prostitute ingaggiate appositamente e una maestra di scuola elementare locale, che rimarrà con loro sino alla fine. Testimonianze raccontano che Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Philippe Noiret erano molto amici e, nonostante avessero letto la sceneggiatura del film, sul set praticamente non la consultarono più: i tre grandi attori improvvisavano continuamente ed il regista li lasciava liberi di creare. La scena dell’imitazione di Marlon Brando, per esempio fu proposta da Tognazzi, e non era presente nella sceneggiatura. Per una migliore comprensione della trama, consultate la recensione esaustiva pubblicata sul blog dal mio amico Paul.
Ugo (Tognazzi) rivolto a Philippe che assaggia una torta: Com’è?
Philippe (Noiret): È una merda.
Ugo (Tognazzi): Ma come? È un poema!
Philippe (Noiret) seccato: È un poema di merda!

L’orologiaio di Saint-Paul

Nel 1974, Noiret interpreta con successo Michel Descombes, magnifico padre che scopre il figlio assassino, ruolo drammatico offertogli da Bertrand Tavernier in L’orologiaio di Saint-Paul, premiato a Berlino con L’orso d’argento. Brevemente la trama di una pellicola che alla scrivente sta particolarmente a cuore: la sera dell’11 marzo 1973, sono resi noti i risultati delle elezioni politiche indette in quell’anno, che vedono un’inaspettata vittoria della maggioranza uscente di centrodestra. L’orologiaio Michel Descombes vive a Lione nel vecchio quartiere di Saint-Paul. È un artigiano onesto e metodico. La sua vita è scandita da ritmi lenti e regolari: apre il negozio, scambia qualche battuta con i vicini, ripara sveglie e orologi, cena ogni sera della domenica alla trattoria Chauvin, un locale popolare in cui incontra gli amici. Vive da solo con il figlio ventenne Bernard, dopo la separazione e la morte della moglie. Un giorno riceve la visita inaspettata della polizia e una notizia drammatica: Bernard ha ucciso un uomo ed è fuggito con una ragazza. Lo stanno cercando per arrestarlo. Bernard ha ucciso Razon, una guardia giurata, e ne ha poi incendiato l’automobile. L’uomo, prepotente e disonesto, con simpatie di estrema destra, prestava servizio d’ordine in una fabbrica e insidiava le operaie, in modo particolare Liliane, la ragazza di Bernard. Sconvolto, Michel si accorge che sa pochissimo del figlio e si tormenta per non essere stato un padre più attento e presente. Il commissario Guibond, che ha anch’egli problemi personali, tenta di ottenere il suo aiuto per ritrovare i due ragazzi e gli manifesta comprensione umana.

Con Marilu Tolo in Siamo tutti in libertà provvisoria

I due giovani vengono infine arrestati e processati. Bernand si rifiuta d’incontrare suo padre, e quando finalmente si trovano l’uno di fronte a l’altro, gli rivolge appena la parola. Per salvaguardare il suo amor proprio e l’onore della fidanzata, Bernard non si presta ad assecondare la linea difensiva adottata del suo legale, che vorrebbe invocare le circostanze attenuanti dimostrando che si è trattato di un delitto passionale, e preferisce avallare la tesi del delitto politico. Michel comprende le ragioni del figlio e lo appoggia. A questa decisione consegue la pesante condanna a vent’anni di carcere, ma si è ristabilita la fiducia fra padre e figlio.

Con Mastroianni in Non toccare la donna bianca

Noiret riconfermerà le sue capacità interpretative l’anno successivo nel Il giudice e l’assassino, ispirato ad un autentico caso di cronaca criminale e nella pellicola Che la festa cominci, ancora di Tavernier.
Successivamente, per la regia di Ferreri, Noiret comparirà in Non toccare la donna bianca (1974), un western surreale, geniale rivisitazione della battaglia di Little Big Horn ambientata nella Parigi dell’epoca. Il generale Custer, richiamato dal generale Terry, è determinato a sconfiggere l’esercito indiano del capo Toro Seduto. A complicare le cose è l’amore di Custer per una crocerossina francese.
Nel 1975 Philippe Noiret assume un ruolo memorabile, quello del cinico giornalista Perozzi, nella pellicola Amici miei, diretta abilmente dal Maestro Mario Monicelli. Infatti, con il cult Amici miei, emerge tutta la verve comica dell’attore francese.

Amici miei…

e Amici miei Atto secondo

La pellicola racconta la storia di quattro amici di mezza età, insieme sin dall’infanzia, i quali esorcizzano lo spettro della vecchiaia escogitando qualsiasi tipo di scherzo nei confronti di chiunque incroci la loro strada. A loro si unirà anche un primario di chirurgia, il professor Sassaroli (Adolfo Celi). Gli scherzi, le leggendari zingarate e, ovviamente, le storiche supercazzole trovano spazio in una bellissima recensione pubblicata sul blog dal mio amico Paul, alla quale rimando per una migliore comprensione della trama.

Il Perozzi: ”Come chi sono io? Lei ha il tratto ed i modi della persona colta, signora… Si ricorderà sicuramente di Omero e dell’Odissea… Signora, io mi chiamo… Nessuno!”
Il grande Monicelli rammentava di aver avuto con Noiret “rapporti non solo di lavoro: eravamo amici. Ancora mi ricordo quando lo chiami per Amici miei per fargli interpretare un caporedattore della ‘Nazione’, un toscanaccio che lui riuscì a rendere credibile”.
In seguito al successo di Amici miei, film che portò, tra vari riconoscimenti, due premi David di Donadello: alla miglior regia di Monicelli ed al miglior attore protagonista, Ugo Tognazzi, la carriera di Noiret si divise tra Italia e Francia.
Nel 1976 Noiret ha vinto il suo primo César con il ruolo del giustiziere nella pellicola Le vieux fusil (Frau Marlene) a fianco della splendida Romy Schneider.

Le vieux fusil

Speriamo che sia femmina

Durante la seconda guerra mondiale, a Montauban, il chirurgo Dott. Julien Dandieu (Philippe Noiret), convinto pacifista ed umanista, conduce una vita borghese con la moglie e la figlia, nata da una precedente unione. Per tenere al sicuro moglie e figlia, Julien, le manda in un paesino montano dove possiede amici e dove c’è un castello. Durante la pausa domenicale, fa visita alle due, ma viene a sapere che i tedeschi hanno violentato e trucidato entrambe le donne. Da allora ha inizio la sua trasformazione da pacifista ad assassino senza scrupoli, che massacra i tedeschi con efferati inganni. Quando poi tutto finirà, le sue risposte fanno capire che ha agito in uno stato di lucida pazzia vendicativa.
In Italia, nell’arco di tre lustri, Noiret interpreta diversi film d’autore, a partire dal Deserto dei tartari di Valerio Zurlini (1976) per arrivare a Dimenticare Palermo di Francesco Rosi (1990), passando per Il comune senso del pudore (1975) di Alberto Sordi, Tre fratelli di Rosi (1981), Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli (1986), La famiglia di Ettore Scola (1987), Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, e Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988).

Il deserto dei tartari

-Il deserto dei tartari (1976), tratto dal romanzo omonimo di Dino Buzzati, è la storia del tenente dell’esercito austro-ungarico Drogo, che viene spedito ai confini asiatici dell’Impero per difendere una fortezza nel deserto dall’attacco dei famigerati Tartari. L’unico problema è che nessuno ha mai visto questi fantomatici nemici, mentre il tempo passa nell’attesa di un’offensiva.
-Dimenticare Palermo (1990), Carmine Bonavia (James Belushi), un giovane newyorkese figlio di immigrati italiani, è candidato a sindaco della Grande Mela. Vista l’imminente sconfitta fa una clamorosa (e disperata) proposta: la legalizzazione della droga; sperando così di recuperare terreno su un argomento delicato, ossia i narcotraffici. Sposatosi durante la campagna elettorale, decide di passare la luna di miele con la giovane sposa Carrie, nella città natia dei genitori, Palermo. Alloggiato in un lussuoso hotel Grande Albergo delle Palme visita i più bei monumenti della città, ma ne contempla anche il degrado. E qui la mafia, preoccupata della sua popolarità sempre più crescente a causa della sua proposta che la priverebbe del racket più lucroso, tenta in ogni modo di incastrarlo, prima facendolo adescare da una bella sconosciuta, poi coinvolgendolo nell’omicidio (inscenato ad arte) di un giovane fioraio, con cui Carmine poco tempo prima aveva avuto un alterco. La vicenda rischia di mandare all’aria i progetti elettorali, in quanto egli è accusato di omicidio premeditato… . Un thriller poliziesco che annovera, oltre al protagonista Belushi, un cast strepitoso: Vittorio Gassman, Philippe Noiret e Mimi Rogers.

Il comune senso del pudore

-Il comune senso del pudore (1975), strutturato in quattro episodi, di cui, ad opinione di chi scrive, il migliore è proprio quello che vede come protagonisti Philippe Noiret e Dagmar Lassander. Per l’approfondimento del film, invito alla lettura della simpatica recensione presente su questo blog.
-Tre fratelli (1981), la storia di tre fratelli originari del sud, divisi dalla differente età e da percorsi di vita molto diversi, che si ritrovano dopo molti anni al paese natio in occasione della morte della madre. Ognuno fa i conti con il proprio passato e si confronta / scontra con i fratelli ed il padre, facendo un bilancio della propria vita. Sullo sfondo il malessere della cupa Italia dell’inizio degli anni ‘80, tra lotte operaie contro la restaurazione, disagio sociale e ultimi colpi di coda del terrorismo, che il regista analizza attraverso lo scontro generazionale e familiare.
-Speriamo che sia femmina (1986), film in cui appare chiara la simpatia e la fiducia che il regista, Mario Monicelli, nutre nei confronti delle donne. Infatti, la storia è tutta incentrata sulla contrapposizione tra l’elemento femminile, in maggioranza per le numerose protagoniste, e quello maschile, dove i pochi rappresentanti del sesso forte vengono presentati nel ridicolo. Nella pellicola Noiret interpreta il conte Leonardo.

Nel bellissimo film di Scola La famiglia

-La famiglia (1987), dipinge il ritratto di una famiglia borghese italiana visto dall’interno di un appartamento del rione Prati di Roma, dal 1906 al 1986. Il protagonista Carlo (Vittorio Gassman) è seguito dal suo battesimo fino all’ottantesimo compleanno. Per Philippe Noiret un ruolo secondario, quello di Jean Luc
-Gli occhiali d’oro (1987), diretto da Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani, è la storia del dottor Fadigati (Philippe Noiret), stimato medico che tenta di celare la propria omosessualità agli occhi dei concittadini nella Ferrara fascista. Ma quando si innamora apertamente del giovane Eraldo (Nicola Farron) viene progressivamente emarginato e abbandonato. Oltre all’abile prova attoriale di Noiret, la pellicola è rimasta nel cuore del pubblico per le bellissime musiche. Infatti, nel 1988 Ennio Morricone vinse il David di Donadello per la miglior colonna sonora.

Gli occhiali d’oro

-Nuovo Cinema Paradiso (1988), scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, vinse nel 1990 il Premio Oscar come miglior film stranierò e, in seguito, si aggiudicò tantissimi altri rinomati premi.La trama: Salvatore Di Vita (Jacques Perin), da quando ha lasciato il paesino di cui è originario non vi ha mai più voluto rimettere piede e da trent’anni vive nella capitale, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico. Una sera, al suo rientro a casa, scopre dalla sua compagna la notizia della morte di un certo Alfredo (Philippe Noiret), e per tutta la notte rivive i ricordi della sua infanzia. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un paesino siciliano, Giancaldo, il cinema è l’unico divertimento. Siamo alla fine degli anni ’40. Totò (Salvatore Cascio), un bambino povero che vive con la sorella e la madre, è in attesa che il padre, che risulta disperso, ritorni dalla guerra. Totò svolge il compito di chierichetto per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film perché le ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante l’atteggiamento contrario di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo. In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo, Totò riesce finalmente a fare un accordo con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere.

Nuovo cinema Paradiso

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Una distrazione dell’uomo è la causa di un incendio che si propaga velocemente all’interno della cabina di proiezione. Totò riesce a salvare l’amico, che purtroppo perde la vista. Grazie all’intervento di un paesano diventato milionario, Spaccafico (Enzo Cannavale), la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate. Salvatore (Marco Leonardi), diventato adolescente, conosce Elena (Agnese Nano), una studentessa figlia di una ricca famiglia, e se ne innamora, ma i genitori di lei non gradiscono la loro relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato a Roma e perde completamente le tracce di Elena; tornato in Sicilia si rivede con Alfredo che gli consiglia di abbandonare per sempre la sua terra natale. Con quest’ultimo ricordo la mente di Salvatore torna alla realtà: nonostante sia un regista ricco e famoso è deluso della sua vita, e decide di partire per la Sicilia. Così, il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Anche il Nuovo Cinema Paradiso, oramai è chiuso ed inutilizzato da sei anni, ha perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere immobile alla sua demolizione.

Un taxi color malva

Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena (Brigitte Fossey), ma solo per l’ultima volta: lei è ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze (e per l’intervento dello stesso Alfredo), vivono una notte di passione, destinata però a rimanere unica, e Totò non può fare altro che tornare a Roma con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo: questa è un montaggio dei baci censurati da don Adelfio e la sua proiezione commuove Salvatore che, con quelle immagini di passione ricorda la sua infanzia.
Nel 1991, Philippe Noiret vinse un meritato Premio Bafta come miglior attore protagonista per la sua apparizione nel ruolo di Alfredo: “La vita non è come l’hai vista al cinematografo, la vita è più difficile.
In patria, Noiret continua la collaborazione con: Alain Robbe Grillet in Giochi di Fuoco (1975), Boisset in Un taxi color malva (1977) e Tavernier in Colpo di spugna (1981),

Con Anicée Alvina in Giochi di fuoco

Con Isabelle Huppert in Colpo di spugna

dove l’attore francese fa emergere il suo lato più cupo. Lucien Cordier, pigro e vigliacco capo della polizia in un villaggio coloniale dell’Africa francese, non riesce a mantenere l’ordine tra la popolazione locale e i pochi francesi presenti. Inoltre la moglie lo tradisce e i colleghi non fanno che umiliarlo. Le cose cambiano quando Lucien incontra l’ambigua Anne, la quale sembra tirare fuori il peggio dall’uomo. Faccio notare che tutte queste pellicole sono state oggetto di bellissimi articoli pubblicati su questo blog.
-Il testimone (1978) di Jean-Pierre Mocky, atto d’accusa verso la pena di morte che vede la gara di bravura di Noiret con un grande del cinema italiano come Alberto Sordi. Il pittore italiano Antonio Berti, in trasferta a Reims, è testimone dell’omicidio di Cathy, la ragazza che gli fa da modella, ad opera dell’amico Robert. Mentre il padre della ragazza cerca giustizia, Antonio viene ingiustamente incolpato dell’omicidio e processato.

Con Alberto Sordi nel film Il testimone

-La vita e nient’altro (1989), diretto da Bertrand Tavernier, regalò a Noiret il secondo César della carriera come miglior attore protagonista. Ambientato sulle pianure di Verdun, ancora due anni dopo la fine della prima guerra mondiale, il film racconta come il Maggiore Dellaplane (Philippe Noiret) continua nell’arduo, penosissimo compito affidato all’ufficio da lui diretto: identificare non solo i tanti reduci accolti in ospedali ed edifici di fortuna, ma anche i morti ed i dispersi dell’immane massacro. Un giorno, fra i familiari in gramaglie che arrivano da tutte le parti per riconoscere corpi sfigurati e piccoli oggetti personali, capitano sul luogo due donne. Una è Alice, maestra di un non lontano paese, in cerca del fidanzato François, l’altra Irene, ricca, elegante e altezzosa borghese, la cui famiglia (industriali che la guerra ha arricchito) capeggiata da un senatore, insiste perché sia ritrovato il marito di lei, del quale poter essere fieri davanti al Paese.
In seguito, anche dagli anni Novanta in poi la carriera di Noiret continua a non conoscere sosta, sia in patria che all’estero, sul piccolo e sul grande schermo.

Il postino

Il postino (1994) di Michael Radford, una delle ultime e più apprezzate prove di Noiret, che qui interpreta, a fianco di Massimo Troisi, un Pablo Neruda in esilio nel Sud Italia. Mario, giovane pescatore, accetta l’incarico di postino personale del poeta Pablo Neruda, in esilio nel Sud Italia. Tra il giovane e il poeta nasce una bella amicizia, e Neruda finirà per fare da testimone alle nozze di Mario con la bella Beatrice. Tornato in Cile, il poeta continuerà a pensare al postino.
Pablo Neruda:“Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla..
Nel 2002, in occasione del 59° Festival di Venezia, dopo tre anni di assenza dagli schermi del cinema, passati invece sul palcoscenico teatrale, l’attore francese partecipava alla conferenza stampa per la presentazione del film Un Honnête Commerçant (Un onesto trafficante) di Philippe Blasband, selezionato per la settimana della critica. Philippe Noiret spiegava di non essere un attore dai grandi principi, a parte il fatto di leggere il copione e entrare nel personaggio.

Un Honnête Commerçant, il debutto in regia dello sceneggiatore belga Philippe Bladsband è un noir dall’ironia sottile, a tratti cinico su un’indagine della polizia nel traffico di droga.
Philippe Noiret veste i panni di Hubert Verkamen, uomo crudele e sofisticato spacciatore di droga sospettato dalla polizia per un delitto particolarmente efferato, sino a quando si scopre che esiste un altro Hubert Verkamen. Un’inchiesta che si trasforma in un raffinato gioco psicologico in cui la finzione diventa realtà e viceversa.
Sull’aver accettato ruoli in molte opere prime l’attore dichiarava “È una cosa che faccio con piacere. Sapere che ho fatto qualcosa di giusto nella vita mi da una grande soddisfazione e poi i giovani si interessano ancora al mio lavoro”.
Giornalista: ”Un festival internazionale come questo è una vetrina promozionale per moltissimi film che non hanno ancora dei distributori. Gli attori e i registi si trasformano in parte in una sorta di promotori. Lei si sente più artista o uomo d’affari?
Philippe Noiret: “Sicuramente non uomo d’affari, cosa che mia moglie rimpiange moltissimo. Direi però che non sono neppure un artista. Sono piuttosto un artigiano, che si trasforma in una specie di artista grazie all’arte del regista”.

Philippe Noiret si è spento in un freddo giorno di novembre, a Parigi, all’età di 76 anni, dopo una malattia lunga e devastante. Ci sono persone che lo ricordano come l’antagonista di Ugo Tognazzi, “il personaggio bonario, non necessariamente perdente, ma accomodante”, oppure come un attore che “portava nei film un particolare calore, un istrionismo controllato, la marca di una brillante malinconia senza etichette né scene madri”.
All’ora della morte dell’attore, tra i commenti più toccanti quello dello stimatissimo Mario Monicelli: “Era una razza d’attore in via di estinzione, che purtroppo sta scomparendo in tutto il mondo – diceva il regista – di grande qualità, che veniva dalla vecchia scuola e dal teatro. Ed è stato anche un grande amico dell’Italia. In tanti film italiani interpretò i nostri personaggi con grande disinvoltura e verità.

Noiret nel suo ultimo film del 2007, 3 amis

Hanno rubato le chiappe d’Afrodite

Alexandre,un uomo fortunato

Amici miei in campagna

A time for loving

Chouans i rivoluzionari bianchi

Clerambard

Compagni miei Atto primo

Cyrano et D’Artagnan

Destinazione marciapiede

Disavventure di un commissario di polizia

Edy

Evviva la libertà

Fantasme avec chauffeur

Fort Saganne

Il Cavaliere di Lagardere

Il frullo del passero

Il giudice e l’assassino

Il ritorno dei tre moschettieri

Il segreto

Il serpente

Il sosia

Lady L.