Andavamo al cinema-Parte 27

Chiunque voglia contribuire alla diffusione di immagini di vecchi cinema può contattarmi tramite i commenti o tramite l’indirizzo email: paolobari@email.it.Se qualcuno identifica una sala senza denominazione può postare nei commenti.Grazie.

Cine Teatro Verdi,Poviglio (Parma)

Cinema Ariston,Penne (Pescara)

Cinema Astra,località non identificata

Cinema Canossa,Castelnuovo de monti (Reggio Emilia)

Cinema Corso,Torino

Cinema non identificato,Aprica (Sondrio)

Cinema non identificato,Cantù

Cinema non identificato,Milano

Cinema non identificato,Parma

Cinema non identificato,Sondrio

Cinema Nuovo,Bergamo

Cinema Nuovo,Bisceglie (Bari)

Cinema Nuovo,Bosco Mesola (Ferrara)

Cinema Nuovo,Breno (Brescia)

Cinema Nuovo,Calderara di Reno (Bologna)

Cinema Nuovo,Cervignano del Friuli

Cinema Teatro Oratorio,Ghedi (Brescia)

Cinema Umberto,Bari

Cinema Vittoria,Torino

Sala Cine Teatro Regio,Bolzano

Sala Cine Teatro Savoia San Antioco (Cagliari)

Sala Cine Teatro Smeraldo,Milano

Sala Cine Teatro Verdi,Genova

David di Donatello 1971

“Ai tanti amici, nel cinema italiano e anche nel cinema straniero, che sono stati vicini al David in tutti questi anni farà probabilmente piacere conoscere la sua storia, da considerarsi iniziata quasi mezzo secolo fa, nel 1950, quando a Roma venne fondato l’Open Gate Club. Il suo simbolo era una porta che si apriva: per accogliere i tempi nuovi e tutti quelli, soprattutto stranieri, che, chiusa la parentesi buia della guerra, tornavano a darsi Roma come meta privilegiata, soprattutto dal punto di vista culturale.
In questa ottica, nell’ambito dell’Open Gate, sorgeva nel 1953 il Comitato per l’Arte e la Cultura, affiancato, nel 1954, dal Circolo Internazionale del Cinema dato il rilievo sempre maggiore che in quei primi anni Cinquanta veniva appunto assumendo il cinema. Un rilievo tale che l’anno dopo, nel 1955, il Circolo del Cinema, assunta la nuova denominazione di Club Internazionale del Cinema, istituiva con l’Open Gate, anche con la mia partecipazione e sotto la guida illuminata di Italo Gemini, presidente dell’Agis, i Premi David di Donatello, destinati alla migliore produzione cinematografica italiana e straniera: con gli stessi criteri dei Premi Oscar a Hollywood ma dandosi come riferimento la ben più prestigiosa statua del David scolpita a Firenze da Donatello, riprodotta in oro da Bulgari.
Con quei criteri, l’anno dopo, venivano assegnati per la prima volta i Premi David: a Roma, al cinema Fiamma, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Per spostarli già nel 1957 a Taormina, nel Teatro Greco, d’intesa con l’Ente Provinciale per il Turismo di Messina. Nel 1958 l’Agis e l’Anica ne diventavano, con atto notarile, gli Enti Promotori e decidevano di associare l’Ente David, per le sue premiazioni a Taormina, alla Rassegna Internazionale Cinematografica di Messina, rendendolo, nel 1963, autonomo dall’Open Gate da cui aveva preso le mosse.”
Da una video registrazione di Gian Luigi Rondi,uno dei più importanti critici cinematografici del cinema italiano,la cronaca della fondazione dei David di Donatello,che prendono il nome dalla riproduzione in scala ridotta della celebre opera di Donatello.
Premio giunto nel 2017,alla sessantunesima edizione,che attribuisce 26 statuette in varie categorie;questo numero però è stato raggiunto recentemente,nel 1971,l’edizione che prendiamo in considerazione in questa puntata assegnò 9 categorie di premi,ovvero Miglior film,Miglior regista,Migliore attrice protagonista,Miglior attore protagonista,Miglior regista straniero,Miglior produttore straniero,Migliore attrice straniera,Miglior attore straniero,David Speciale.L’edizione di quest’anno si tenne il 29 giugno 1971 al Teatro delle Terme di Caracalla di Roma.
Nel 1971 sono addirittura tre gli ex aequo che premiano rispettivamente due film italiani e uno straniero nella categoria miglior film;
vincono Il conformista, regia di Bernardo Bertolucci,Il giardino dei Finzi-Contini, regia di Vittorio De Sica,Waterloo , regia di Sergej Bondarchuk mentre il premio come miglior regista va a Luchino Visconti per il film Morte a Venezia.
Ex aequo anche per la Migliore attrice protagonista;le premiate sono Florinda Bolkan per Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno e
Monica Vitti per Nini Tirabusciò , la donna che inventò la mossa di Marcello Fondato.
Miglior attore protagonista è Ugo Tognazzi per la sua interpretazione in La Califfa di Alberto Bevilacqua.
Ecco il dettaglio dei premi del 1971:

Il conformista, regia di Bernardo Bertolucci (ex aequo)
Il giardino dei Finzi-Contini, regia di Vittorio De Sica (ex aequo)
Waterloo , regia di Sergej Bondarchuk (ex aequo)

MIGLIOR REGISTA

Luchino Visconti – Morte a Venezia

Florinda Bolkan per Anonimo veneziano (ex aequo)
Monica Vitti per Ninì Tirabusciò la donna che inventò la mossa (ex aequo)

Ugo Tognazzi per La Califfa di Alberto Bevilacqua

Miglior regista straniero

Claude Lelouch per La canaglia (Le Voyou)

Miglior produttore straniero

Anthony Havelock-Allan – La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter) di David Lean

Migliore attrice straniera

Ali MacGraw – Love Story di Arthur Hiller

Miglior attore straniero

Ryan O’Neal – Love Story di Arthur Hiller

Lino Capolicchio, per la sua interpretazione in Il giardino dei Finzi-Contini

Mario Cecchi Gori, per l’insieme delle sue produzioni

Mimsy Farmer, per la sua interpretazione in Quando il sole scotta

Nino Manfredi, per la sua regia in Per grazia ricevuta (l’attore/regista sul set)
RAI -TV /Leone Cinematografica, per la produzione de I clowns

Enrico Maria Salerno, per la sua regia in Anonimo veneziano (il regista sul set)

Monica Vitti,Ryan O’Neal e Florinda Bolkan migliori attori

Florinda Bolkan e Luchino Visconti

Monica Vitti,Luchino Visconti e Florinda Bolkan

Enrico Maria Salerno e Florinda Bolkan

Carole Andrè e Helmut Berger

Ottavia Piccolo e Lino Capolicchio

Performance di Donyale Luna

Ryan O’Neal e Ali MacGraw

Florinda Bolkan e Helmut Berger

 

Festival di Cannes 1970

Quella del 1970 è l’edizione numero 23 del Festival di Cannes;viene inaugurata il 2 e termina il 16 maggio del 1970.
A Cannes si tiene annualmente uno dei più importanti appuntamenti per la cinematografia mondiale;assieme alla notte degli Oscar,
l’attribuzione della Palma d’oro è un avvenimento anche mondano,che richiama sulla Croisette nomi di richiamo del cinema,attrici e attori,registi e produttori alla ricerca di un riconoscimento prestigioso,visto che ad attribuire i vari premi sono esperti del settore.
Con un occhio alla qualità più che al Box Office;a differenza degli Oscar,la Palma d’oro è assegnata con più attenzione ai meriti artistici che a quelli commerciali.
In questa edizione a selezionare i film e i personaggi vincenti nelle varie categorie ci sono:

– Miguel Ángel Asturias,scrittore (Guatemala),presidente della giuria
– Guglielmo Biraghi, critico cinematografico (Italia)
– Kirk Douglas, attore (USA)
– Christine Gouze-Rénal, produttrice (Francia)
– Vojtech Jasny, regista (Repubblica Ceca)
– Félicien Marceau, scrittore (Francia)
– Serguei Obraztsov, regista (Russia)
– Karel Reisz, regista (Gran Bretagna)
– Volker Schlöndorff, regista (Germania)

La giuria è chiamata ad assegnare la Palma d’oro (o Gran Prix) ad un film scelto tra quelli in concorso,tra i quali spiccano M*A*S*H, regia di Robert Altman (USA),Metello, regia di Mauro Bolognini (Italia),Fragole e sangue (The Strawberry Statement), regia di Stuart Hagmann (USA),Indagine su un parà accusato di omicidio (Le dernier saut), regia di Édouard Luntz (Italia/Francia),Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri (Italia),L’amante (Les choses de la vie), regia di Claude Sautet (Francia/Italia/Svizzera),Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, regia di Ettore Scola (Italia/Spagna)
Ottima la rappresentanza italiana,ma la Palma d’oro va a M*A*S*H di Altman,feroce satira antimilitarista che anche in patria ha avuto grande successo ma che nella notte degli Oscar del 1971 porterà a casa,su sei nomination solo quello per la miglior sceneggiatura.
Decisione molto contrastata quella della giuria;alcuni avrebbero preferito premiare Fragole e sangue di Hagman,peraltro film molto bello che racconta gli anni della contestazione in America.
Fuori concorso si segnalano Tristana di Bunuel,La vergine e lo zingaro di Christopher Miles,Non si uccidono così anche i cavalli? di Pollack e un altro film sul 68,Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh.
Il Grand Prix Speciale della Giuria va meritatamente a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri e la grande annata del cinema italiano viene confermata dal Prix d’interprétation féminine a Ottavia Piccolo per Metello, regia di Mauro Bolognini
e per il Prix d’interprétation masculine assegnato a Marcello Mastroianni per Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, regia di Ettore Scola.
Il premio della giuria viene assegnato ex aequo a I falchi regia di István Gaál (Ungheria) e Fragole e sangue regia di Stuart Hagmann.
Il Prix de la mise en scène è assegnato a John Boorman per Leone l’ultimo,il Premio per la migliore opera prima al film francese Sciuscià nel Vietnam (Hoa-Binh), regia di Raoul Coutard.
Il film di Petri fa il bis attribuendosi il prestigioso Premio FIPRESCI (Fédération Internationale de la Presse Cinématographique,federazione internazionale della stampa cinematografica)
In ultimo,segnalo la presenza,nella Quinzaine des Realisatuers,quella di alcuni film italiani come Don Giovanni, regia di Carmelo Bene,I cannibali, regia di Liliana Cavani,L’urlo, regia di Tinto Brass.

Grand Prix: M*A*S*H, regia di Robert Altman (USA)

Grand Prix Speciale della Giuria: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, regia di Elio Petri (Italia)

Premio della giuria: Fragole e sangue (The Strawberry Statement), regia di Stuart Hagmann (USA)

ex aequo I falchi (Magasiskola), regia di István Gaál (Ungheria)


Prix d’interprétation masculine: Marcello Mastroianni – Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, regia di Ettore Scola

Prix d’interprétation féminine: Ottavia Piccolo – Metello, regia di Mauro Bolognini (Italia)

Metello, regia di Mauro Bolognini (Italia)

Leone l’ultimo (Leo the Last), regia di John Boorman (Gran Bretagna)

I tulipani di Haarlem, regia di Franco Brusati (Italia/Francia)

Indagine su un parà accusato di omicidio (Le dernier saut), regia di Édouard Luntz (Italia/Francia)

Dimmi che mi ami, Junie Moon (Tell Me That You Love Me, Junie Moon), regia di Otto Preminger (USA)

L’amante (Les choses de la vie), regia di Claude Sautet (Francia/Italia/Svizzera)

Paesaggio dopo la battaglia (Krajobraz po bitwie), regia di Andrzej Wajda (Polonia)

Tristana, regia di Luis Buñuel (Francia/Spagna/Italia)

Il ballo del conte d’Orgel (Le bal du comte d’Orgel), regia di Marc Allégret (Francia)

La vergine e lo zingaro (The Virgin and the Gypsy), regia di Christopher Miles (Gran Bretagna)

Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don’t They?), regia di Sydney Pollack (USA)

Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (Woodstock), regia di Michael Wadleigh (USA)

Cannes nel 1970,la Croisette

Cannes 1970,le foto

Il vincitore,Robert Altman

Florinda Bolkan,Ottavia Piccolo e Mastroianni ritirano i premi vinti dall’Italia

Gilbert Becaud e Liza Minnelli

Otto Preminger

Otto Preminger con Liza Minnelli

Sammy Davis e Kirk Douglas

Lea Massari,Michel Piccoli e Romy Schneider

Faye Dunaway

Romy Schneider

 

I senza nome

I senza nome (Le cercle rouge) è il penultimo film di Jean-Pierre Melville,uscito nelle sale nel 1970,quindi tre anni prima della morte del bravissimo
regista parigino.
Un vero e proprio testamento artistico,che precede di soli due anni l’ultimo film di Melville,Due contro la città nel quale il protagonista di I senza nome,Alain Delon,passerà (cinematograficamente parlando) dall’altro lato della barricata.
Un noir d’eccezione,I senza nome,anche se a voler essere precisi trattasi di “polar“,termine tecnico per identificare un film (ma anche i romanzi) che fondono elementi di genere poliziesco e noir (policier et noir),un film parlato pochissimo che lascia tutta la narrazione alle immagini,di conseguenza alle espressioni dei volti dei vari protagonisti.
Che sono quattro,fondamentalmente.
Il primo è Corey,un rapinatore che esce di prigione dopo una rapina;un perdente,come del resto gli altri due che si ritroveranno a condividere,per volere del fato,la sua stessa strada.


Il fato,dicevo.
Si,perchè il fato è il grande protagonista,assieme alla legge,del film e delle vite del citato Corey,di Vogel,rapinatore che in fuga dal treno che deve portarlo da Marsiglia a Parigi a rifugiarsi nel bagagliaio dell’auto di Corey e infine Jansen,ex tiratore scelto della polizia radiato dal corpo per problemi di alcolismo con conseguente delirium tremens e allucinazioni.
Tre sconfitti,tre uomini al (e del) “milieu” e legati inesorabilmente al mondo del crimine dal quale non possono ormai più sfuggire.
Inevitabilmente le vite dei tre finiranno per intrecciarsi fatalmente,per quel destino che alle volte spinge le vite degli uomini a incrociarsi.
E a condividere la stessa fine.

Corey,Vogel e Jansen decidono di fare un colpo,l’ultimo.
E lo sarebbe davvero se,dopo averlo eseguito perfettamente,non venissero traditi proprio dalla malavita e sopratutto se non avessero,alle loro calcagna,un mastino indomabile come il commissario Mattei che,inseguendo Vogel,finisce per incrociare il terzetto (ancora il destino) e a segnarne la fine.


Un film teso,senza sorrisi,scandito implacabilmente dalle vicende dei tre impegnati a portare a termine il colpo della vita e quella dell’implacabile commissario Mattei deciso a catturare Vogel.
Melville mescola con eccezionale bravura e senso della misura i temi a lui più cari,come la solitudine,l’amicizia,l’ineluttabilità del destino,creando tre figure che appaiono sconfitte sin dai primi fotogrammi.
Sono tre personaggi della malavita,eppure alla fine della storia la simpatia dello spettatore va a loro,agli sconfitti.
Non sappiamo molto delle loro vite,ma istintivamente simpatizziamo per quegli uomini traditi anche dalla legge omertosa della malavita,inseguiti implacabilmente dalla legge,quella stessa legge che in realtà tutela gli onesti cittadini.
Ma Melville semina,quà e là,dosi di veleno nei confronti di questa impacabile legge,dei suoi rappresentanti.
Non è forse un secondino a proporre a Corey il colpo?

I senza nome è davvero un gran bel film;da gustare e da assaporare in ogni suo fotogramma.Un film giocato su ombre,fotografiche e caratteriali.
Fotografiche perchè pur essendo un film a colori vede la colorazione stessa sfumare in colori tenui,malinconici.
Caratteriali perchè i tre protagonisti,che dovrebbero esserlo in negativo essendo dei criminali,posseggono un codice d’onore al quale sono ligi.
Bravissimi tutti i protagonisti,da Alain Delon a Gian Maria Volontè (che ebbe memorabili liti con Melville),a Yves Montand a Bourvil,che morirà improvvisamente subito dopo le riprese del film.
Quattro grandi attori e mai come in questo caso i complimenti non sono sprecati.
A quasi 50 anni di distanza,I senza nome mantiene una freschezza assolutamente unica e resta una delle migliori produzioni del decennio settanta.
Il film è disponibile,in una discreta versione,all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=vFAuMJ6cC6w&t=846s

I senza nome

Un film di Jean-Pierre Melville. Con Gian Maria Volonté, Alain Delon, Yves Montand, François Périer, André Bourvil Titolo originale Le cercle rouge. Poliziesco, durata 125 min. – Francia 1970

 

Alain Delon: Corey
Gian Maria Volonté: Vogel
Yves Montand: Jansen
Bourvil:[1] il commissario Mattei
Paul Crauchet: il ricettatore
Paul Amiot: il capo della polizia
Pierre Collet: il guardiano della prigione
François Périer: Santi
André Ekyan: Rico
Jean-Pierre Posier: l’assistente di Mattei
Yves Arcanel: il giudice istruttore
René Berthier: il direttore del P.J.
Jean-Marc Boris: il figlio di Santi
Jean Champion: il casellante
Yvan Chiffre: un poliziotto
Anna Douking: la vecchia amica di Corey
Robert Favart: il venditore vicino a Mauboussin
Roger Fradet: un poliziotto
Édouard Francomme: il guardiano del biliardo
Jean Franval: il proprietario dell’hotel

Regia Jean-Pierre Melville
Soggetto Jean-Pierre Melville
Sceneggiatura Jean-Pierre Melville
Produttore Robert Dorfmann, Jacques Dorfmann
Fotografia Henri Decaë
Montaggio Marie-Sophie Dubus, Jean-Pierre Melville
Musiche Eric Demarsan, Jimmy Webb
Scenografia Théobald Meurisse, Pierre Charron
Costumi Colette Baudot

Massimo Turci: Corey
Gian Maria Volonté: Vogel
Giuseppe Rinaldi: Jansen
Pino Locchi: Santi
Stefano Sibaldi: il commissario Mattei
Carlo Alighiero: il venditore vicino a Mauboussin
Alessandro Sperlì: il guardiano della prigione
Bruno Persa: Rico

Ultimo domicilio conosciuto

Car la vie est un bien perdu quand on n’a pas vecu comme on l’aurait voulu
Perché la vita è un bene perso quando non abbiamo vissuto come avremmo voluto…-una frase del grande poeta romeno Mihai Eminescu
chiude degnamente questo film bellissimo,autentico gioiello della tradizione noir francese.
Diretto da Josè Giovanni nel 1969,tratto dal romanzo “The Last Known Address” di Joseph Harrington,Ultimo domicilio conosciuto (in originale
Dernier domicile connu) il film è un noir più introspettivo e psicologico che non d’azione tout court.
Due personaggi completamente diversi tra loro,una Parigi grigia e frenetica,una storia dal finale amarissimo sono gli ingredienti di un film che già dai primi fotogrammi mostra un personaggio,quello del commissario Marceau Leonetti ligio al proprio dovere,un poliziotto che crede nella legge.
Fino al giorno in cui commette un passo falso,arrestando la persona sbagliata,il figlio ubriaco di un avvocato con agganci potenti,cosa che gli costa
il trasferimento in un arrondissement periferico.


Leonetti è un uomo solitario,con dei valori ma con alle spalle una tragedia che lo condiziona pesantemente,la morte della moglie e di suo figlio in un incidente.
Quando gli viene affidato un caso spinoso,la ricerca di uno scomparso che è ricercato anche dalla malavita,Marceau si trova ad essere affiancato da una giovane e inesperta collega,Jeanne Dumas.
Dopo un periodo di reciproca diffidenza,i due iniziano a lavorare al caso,giungendo a ritrovare l’uomo;ma le cose avranno sviluppi inaspettati…
Non illustro buona parte della trama perchè il film va scoperto e gustato senza avere indicazioni sulla trama,vedendolo quindi come un viaggio attraverso le disillusioni di Marceau e la candida fiducia di Jeanne,figura diametralmente opposta a quella del commissario,per gustare l’atmosfera distaccata,quasi nebbiosa di una Parigi distante,sopratutto per interrogarsi su alcuni interrogativi e spunti offerti dal film,come l’indifferenza della polizia nei confronti dei testimoni nei processi alla malavita,la mancanza di umanità sia della polizia che della malavita stessa.Ma non solo.
Tante chiavi di lettura per un film che,come dicevo,punta tutto sull’atmosfera;

siamo di fronte ad un vero e proprio noir,quindi un film che ha nella descrizione ambientale e psicologica i suoi punti di forza.Del resto Josè Giovanni è stato uno specialista del genere;film come Il clan dei marsigliesi o Due contro la città sono diventati dei veri e propri classici.
Come questo Ultimo domicilio conosciuto,che ha anche un altro punto d’eccellenza,la recitazione di Lino Ventura e Marlene Jobert.
Malinconico,dolente,disincantato il personaggio di Leonetti a cui Ventura trasmette una carica di umanità eccezionale,candida,entusiasta dapprima,disillusa alla fine Marlene Jobert,con quel suo volto malizioso ma al tempo stesso ingenuo.
Due ottimi interpreti per un film davero notevole.
Per chi volesse riscoprirlo c’è una bella versione su You tube,all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=YK7BsQpjCs4

Ultimo domicilio conosciuto

Un film di Josè Giovanni. Con Marlène Jobert, Lino Ventura, Michel Constantin Titolo originale Dernier domicile connu. Poliziesco, durata 95 min. – Francia 1969

Lino Ventura: ispettore Marceau Leonetti
Marlène Jobert: Jeanne Dumas
Michel Constantin: Greg
Paul Crauchet: Jacques Loring
Alain Mottet: Frank Lambert
Béatrice Arnac: Silvia
Guy Heron: Soramon
Albert Dagnant: Arnold
Monique Mélinand: signora Loring
Marcel Pérès: Lenoir
Germaine Delbat: signora Lenoir
Hervé Sand: Gravel

Regia José Giovanni
Soggetto Joseph Harrington
Sceneggiatura José Giovanni
Fotografia Étienne Becker
Montaggio Kenout Peltier
Musiche François de Roubaix
Scenografia Jean-Jacques Caziot e Claude Reytinas

I flani del 1973-Seconda parte

Il flano dello splendido A Venezia…un dicembre rosso shocking

Lo 007 dell’anno 1973:Si vive solo due volte

Ancora una volta prima di lasciarci

Il flano dell’ultimo capitolo della saga del pianeta delle scimmie,Anno 2670 ultimo atto

Baba Yaga

L’essenziale flano di Bisturi la mafia bianca

Il flano del bellissimo film di Fosse,Cabaret

Molto bello il flano di Cari Genitori

Casa di bambola

Flano dello spassoso Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?

Crescete e moltiplicatevi

Il flano del primo grande successo di Spielberg,Duel

Splendido film Effetto Notte…

Giordano Bruno

Gli occhi della notte

Il flano dell’ottimo Hanno cambiato faccia

I corpi presentano tracce di violenza carnale

I terrificanti delitti della via Morgue

Il flano del gran bel film di Scola Il commissario Pepe

Il delitto Matteotti

Il grande valzer

Incensurato,provata disonestà carriera assicurata cercasi

La più bella serata della mia vita

La verità secondo Satana

L’amante giovane

L’isola delle salamandre

Il flano dello splendido L’ultimo spettacolo

Macbeth

Malizia

Milano rovente

Gli anni degli sceneggiati Rai-Parte seconda

E le stelle stanno a guardare

L’idiota

La fiera delle vanità

La figlia del capitano

Le inchieste del commissario Maigret

Ligabue

I grandi camaleonti

Luisa Sanfelice

I racconti del faro

Melissa

Giocando a golf una mattina

Oblomov

I racconti del maresciallo

Sherlock Holmes

I Nicotera

Jekyll

Qui squadra mobile

L’eredità della Priora

Antonio Meucci,cittadino toscano contro il monopolio Bell

Le 5 giornate di Milano

Giancarlo Giannini in E le stelle stanno a guardare

Lina Volonghi in L’idiota

Ilaria Occhini in La fiera della vanità

Umberto Orsini in La figlia del Capitano

Gino Ceri in Le inchieste del Commissario Maigret

Flavio Bucci in Ligabue

Giancarlo Sbragia in La figlia del Capitano

Lydia Alfonsi in Luigia Sanfelice

Fosco Giacchetti in I racconti del faro

Luigi Vannucchi in Giocando a golf una mattina

Alberto Lionello in Oblomov

Turi Ferro in I racconti del Maresciallo

Nando Gazzolo in Sherlock Holmes

Micaela Esdra in I Nicotera

Massimo Girotti in Jekyll

Orazio Orlando in Qui squadra mobile

Anita Strindberg in L’eredità della Priora

Paolo Stoppa in Antonio Meucci cittadino toscano contro il monopolio Bell

Silvano Tranquilli in Le 5 giornate di Milano

Rossano Brazzi in Melissa

I Registi

Edmo Fenoglio

Daniele Danza

Sandro Bolchi

Leonardo Cortese

Flaminio Bollini

Vittorio Cottafavi

Alberto Negrin

Piero Schivazappa

Anton Giulio Maiano

Silverio Blasi

Mario Bava

Franco Rossi