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Buona parte di Paolina

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Maria Paola Buonaparte,conosciuta come Paolina,sorella minore di Napoleone Bonaparte dalla quale era divisa da 8 anni di età,
è stata storicamente una donna irrequieta,bellissima,anticonformista.
Andata sposa a 17 anni al generale Victor Emanuel Leclerc,rimase vedova a 22 anni e sposò in seconde nozze il principe Camillo Borghese
su espressa richiesta del più famoso fratello,intenzionato ad imparentarsi con la nobiltà romana.
Una donna inquieta,come dicevo;dette scandalo nei salotti romani con il suo comportamento assolutamente fuori dalle regole,che culminò nella
raffigurazione marmorea che ne fece Antonio Canova,che la ritrasse nuda nel celebre Venere vincitrice.
La sua figura,sicuramente affascinante,è stata calunniata per molto tempo;descritta come una dissoluta ninfomane,in realtà era semplicemente una donna innamorata della vita.E alla luce della sua breve esistenza,terminata nel 1825 a soli 45 anni,ne aveva tutte le ragioni.
Nel 1973 il regista Nello Rossati fece uscire sugli schermi una pellicola a lei dedicata,piuttosto irriguardosa della realtà storica e con personaggi
caricaturati in eccesso.

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A metà strada tra il decamerotico e il film storico,Buona parte di Paolina è un prodotto debole e artificiosamente costruito,con più di un occhio
alla parte più pruriginosa della vita della nobildonna e sicuramente meno a quello che avvenne nella realtà.
Il film soffre di un’eccessiva “popolarizzazione” del linguaggio,tanto da sfociare spesso nel pecoreccio e nel triviale.
Stornelli volgari e raffigurazioni caricaturali (Canova è un degenerato,il principe Borghese un imbelle) completano l’opera,rendendo il film un ensemble di scenette in perenne bilico tra l’erotico e il farsesco più bieco.
A tal pro valga la recensione fatta da Segnalazioni cinematografiche,che parla di “”Un film in cui la storia di Paolina Borghese non serve che di pretesto per sciorinare una colluvie di sudicerie. Rigurgitante di sconcezze nelle immagini e nei dialoghi, cui va aggiunto un ritratto calunnioso e irriverente del papa, questo prodotto si rivela di una desolante mediocrità.”
Un vero peccato,per un film che poteva avere una sua valenza positiva,sopratutto per la presenza di grandi nomi del nostro teatro,come Elio Pandolfi e Fiorenzo Fiorentini oppure ottimi comprimari come Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho;viceversa,tutto sfocia nella commedia farsesca più triviale,finendo per diventare un prodotto di scarsissimo valore.

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La trama succinta:
la bellissima sorella di Napoleone sposa contro voglia il Principe Borghese,che pur avendo pochi anni più di lei è affetto da impotenza.
La ruspante neo principessa allora concede i suoi favori un pò a tutti,con grave scandalo della nobiltà romana.Non contenta,prende a correre nuda per Villa Borghese,tolta al popolo romano e diventata una sua esclusiva proprietà e alla fine
posa nuda per il celebre scultore Canova.
La contemporanea partenza da Roma del Papa e della sua corte toglie alla scatenata principessa tutti gli uomini disponibili,con conseguenze nefaste.
Il ritorno del Papa e della sua corte riporterà tutto allo status quo e Paolina potrà tornare a Parigi,con buona pace di tutti.
Il livello dei dialoghi è abbastanza scadente;valga per tutti il più famoso contenuto nel film “Come lo chiamerebbe, una moglie romana, il marito che se ne va lontano e la lascia sempre sola?” “Con una moglie così se pò chiamà solo cojone!”.
Paolina Bonaparte è interpretata da Antonia Santilli,qui in uno dei pochissimi ruoli da protagonista;bella,sicuramente,in possesso delle doti necessarie ad un’attrice,è costretta a non lesinare le sue grazie.

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Il che è un bel vedere,ma un film non può reggere solo su nudi e battute e volgari.
In quanto a Nello Rossati,il film segna una battuta d’arresto per un regista che precedentemente si era fatto notare con due discreti prodotti,Bella di giorno moglie di notte e La gatta in calore.La sua è una regia incolore, priva di guizzi.
Film letteralmente scomparso dai circuiti cinematografici,resta ancor oggi molto raro.A parte la presenza degli attori segnalati,dignitosa la prova di Antonia Santilli spesso e volentieri in abiti meno che succinti.Troppo poco per avventurarsi nella visione di un film inutile.
Buona parte di Paolina
Un film di Nello Rossati. Con Checco Durante, Rossana Di Lorenzo, Marina Berti, Antonia Santilli, Claudio Gora, Ettore Manni, Fiorenzo Fiorentini, Umberto Raho, Elio Pandolfi, Renato Pinciroli, Enzo Liberti, Piero Vida, Ernesto Colli, Diego Ghiglia, Carlo Giordana, Anthony Fontane Erotico, durata 89 min. – Italia 1973

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Antonia Santilli: Paolina Bonaparte
Ettore Manni:Il brigante
Fiorenzo Fiorentini:Il giardiniere letterato
Elio Pandolfi:Antonio Canova

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Regia: Nello Rossati
Soggetto: Nello Rossati, Luigi Russo
Sceneggiatura: Nello Rossati, Luigi Russo
Fotografia: Alfio Contini
Musica: Gianfranco Plenizio
Costum: Liliana Galli
Scene: Jo Chevalier
Montaggio: Mario Gargiuolo
Suono: Roberto Alberghini
Produzione: Cineproduzioni Peg
Distribuzione: Indipendenti Regionali

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gennaio 10, 2017 Pubblicato da: | Erotico | , , | 3 commenti

Thriller gallery parte 2

Una carrellata fotografica che documenta,attraverso fotogrammi e locandine,lobby card e flani oltre alle copertine delle soundtrack,un genere fra i più amati degli anni sessanta e settanta,il thriller.Molte locandine o alcuni flani sono degli autentici capolavori di creatività.

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La dama rossa uccide sette volte

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Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ho la chiave

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I corpi presentano tracce di violenza carnale

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Il profumo della signora in nero

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Spasmo

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L’uomo senza memoria

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Gli occhi freddi della paura

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Macchie solari

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Morte sospetta di una minorenne

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Una sull’altra

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La signora ha dormito nuda con il suo assassino

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Il delitto del diavolo-Le regine

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Qualcosa striscia nel buio

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Le foto proibite di una signora perbene

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Femina ridens

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Nella stretta morsa del ragno

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La morte ha fatto l’uovo

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Il gatto dagli occhi di giada

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L’etrusco uccide ancora

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gennaio 7, 2017 Pubblicato da: | Miscellanea | | 2 commenti

L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti

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Tra il 1971 e il 1974 sugli schermi approdarono un’infinità di film “decamerotici“, sotto genere della commedia sexy originati dal successo del Decameron di Pasolini, che dette il via ad una pletora di prodotti di scadente qualità.
Pellicole realizzate alla buona, spesso con attori e attrici alle prime armi e con set ricavati da produzioni precedenti.
Probabilmente il loro numero si aggira attorno alle 60 unità, anche se ad oggi manca un elenco ragionato del genere.
Molti prodotti del filone con il passare degli anni sono stati rivalutati,ragion per cui oggi si assiste ad una ripresa in grande stile delle programmazioni tv con titoli ripresi proprio da questo particolare genere cinematografico.
L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti di Enrico Bomba esce nel 1972,nel pieno della produzione dei film dedicati al Boccaccio,a Caucher e all’Aretino, che in questo film a dire il vero c’entra di straforo.
Film di scarso o nullo valore,va detto subito.

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Come sostiene il Centro cattolico nelle sue “Segnalazioni cinematografiche“,il film è uno “Squallido esempio della inettitudine professionale di chi lo ha ideato, diretto e interpretato, il film offende, ancor prima che il sentimento morale dello spettatore, la sua intelligenza. Costruito su una parvenza d’intreccio, privo di un minimo di comicità o umorismo, afflitto da recitazione goffa e impacciata e dalla insulsaggine dei dialoghi, esso si limita a snocciolare le solite situazioni triviali proprie del genere boccaccesco e a fornire agli interpreti i più insulsi pretesti per esibirsi al naturale.
Giudizio netto che però sento di poter sottoscrivere.
Pietro Bomba,regista laziale puro sangue essendo nato ad Amatrice,non ha lasciato segno nel cinema italiano se non per 6 regie fatte tra il 1952 e il 1973,due delle quali riguardano proprio il genere decamerotico,il film in oggetto e la sua ultima direzione cinematografica,Le mille e una notte… e un’altra ancora! del 1973.
Film di scarsissismo o nullo valore,quindi,questo L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane,caratterizzato da una regia scialba e amatoriale e da una storia praticamente inesistente,da un cast attoriale assolutamente sotto il limite della decenza.
Qualche nudo,risate zero e una storia inesistente;questo il succo di una pellicola ricomparsa casualmente proprio in virtù della strana rivalutazione del filone decamerotico,che davvero non ha lasciato che uno striminzito lotto di pellicole decenti,non più di sei o sette in globale.

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La trama:
Madonna Violante,una donna avanti negli anni decide di andare a trovare le sue quattro figlie,tra le quali una,Florinda,è una ragazza di colore concepita durante un assalto ad una nave capitanata da un pirata di colore.
Durante il viaggio la donna decide di fermarsi da un’amica,che però le da brutte notizie sulle sue figlie;Vanna,la prima,ha osato sedurre un pio eremita e per questo è stata costretta a rifugiarsi in un convento e fingersi posseduta dal demonio per evitare la legittima furia degli abitanti del luogo che venerano l’eremita come un sant’uomo.
La seconda figlia,Lorenza,sposata ad un commerciante lo ha tradito con un maestro ed è riuscita a ottenere il perdono del marito solo toccandolo nell’unica cosa che interessa l’uomo,le venali ricchezze materiali.
La terza,Armida ha fatto di peggio,tradendo spudoratamente il marito con un mucchio di uomini e per un pelo non ha ammazzato il marito stesso facendogli rompere una gamba pur di congiungersi con i suoi amanti.
L’ultima,Florinda,ha dovuto subire le attenzioni non richieste di un vecchio e abietto prelato ed è quindi scappata dal convento grazie all’aiuto dell’Aretino,a cui alla fine ha concesso il proprio corpo.
I due,assieme,raggiungeranno le tre sorelle e la madre di Florinda.

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Brutto in maniera inguardabile,L’Aretino nei suoi ragionamenti sulle cortigiane, le maritate e… i cornuti contenti mantiene poco e realizza ancora meno.
Forse,con un cast adeguato,qualcosa la si poteva tirare fuori ma in questa pellicola è come cavare un ragno dal buco.
Tutti sotto lo standard della decenza,fatta eccezione per Marisa Traversi (che molti ricorderanno nel ruolo di Bruna l’amante del Perozzi in Amici miei) mentre la peggiore in assoluto è Joyce Geraldine Stewart,qui nella seconda e ultima recitazione in carriera.
Il che è una fortuna,alla luce dell’assoluta incapacità attoriale mostrata.
Per gli amanti del genere il film è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=T4DI1ZQOnWo&t=9s in una versione
decisamente buona.
L’Aretino nei suoi ragionamenti… sulle cortigiane, le maritate… e i cornuti contenti

Un film di Enrico Bomba. Con Marisa Traversi, Luciano De Ambrosis, Geraldine Stewart, Fiorella Masselli, Wilma Truccolo, Giancarlo Badessi, Franca Gonella Commedia, durata 80 min. – Italia 1972

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Luciano De Ambrosis: Pietro Aretino
Geraldine Stewart: suor Florinda, quarta figlia segreta di Violante
Fiorella Masselli: Violante
Marisa Traversi: Antonia
Wilma Truccolo (Karin Well): Lorenza
Silvio Spaccesi: Cecco, marito di Lorenza
Giancarlo Badessi: pedagogo
Franca Gonella: Vanna
Piero Maria Rossi: eremita
Giuliana Giuliani: Armida
Rossano Campitelli: Giambattista, marito di Armida
Vinicio Sofia: brigante grasso
Sergio Parlato: brigante smilzo
Antonio Vicalvi: brigante nano Adone
Diego Della Valle: Guidotto, servo di Antonia
Claudia Magli: ostessa Carola
Giorgio Favretto: Galdino, amico di Pietro Aretino
Enrico Miotti: oste
Nino Scardina (non accreditato): amico di Cecco

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Regia Enrico Bomba
Soggetto Odoardo Fiory,
Enrico Bomba
Sceneggiatura Odoardo Fiory,
Enrico Bomba
Casa di produzione Cinematografica Vascello
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Cesare Bianchini
Musiche Marcello De Martino
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Trucco Marcello Di Paolo

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La location principale:il castello di Rota di Tolfa (Rm)

gennaio 6, 2017 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento

I flani del 1976-Prima parte

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Questa volta la raccolta di flani riguarda il 1976,il primo degli anni della grande crisi del cinema.Tra essi troviamo film noti ed altri meno noti;alcuni flani vennero proposti dai giornali in diverse varianti.

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Il flano del  film Una sera ci incontrammo,protagonista la sfortunata Frau Fullenwider

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Soffici letti dure battaglie

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Bello il flano di La donna della domenica,con in primo piano l’arma usata per l’omicidio che fa da sfondo alla storia

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Emanuelle nera;inaspettatamente,un flano sobrio

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Il flano del western/comico Il vangelo secondo Simone e Matteo,con i sosia di Spencer e Hill

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La moglie vergine

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Flano del mondo movie Mondo di notte oggi

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Versione pecoreccia della storia romana:il flano di Remo e Romolo storia di due figli di una lupa

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Il flano dell’erotico La supplente con Carmen Villani

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Raccolta di sketch per Un sorriso uno schiaffo un bacio in bocca

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Lezioni private

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Il flano del buon thriller Nude per l’assassino

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Passato inosservato questo Frau Marlene

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Il più grande successo dell’anno,Amici miei

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Ancora un successo,Fantozzi

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Sexy risate,promette il flano di La nuora giovane;si tratta invece di un film drammatico a sfondo erotico

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Gran bel film Il vento e il leone

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Pasqualino settebellezze

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Un genio,due compari,un pollo,western divertente con Terence Hill

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Un grande successo internazionale,I tre giorni del condor

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Un classico della commedia,Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

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Ancora una commedia per Pozzetto:Il padrone e l’operaio

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Trionfa ancora una volta Disney con Cenerentola

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Un buon thriller di Joe D’Amato,Emanuelle e Francoise le sorelline

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Il flano del pessimo thriller Il vizio ha le calze nere

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Lo squalo

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Il tempo degli assassini

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Un’altra versione in flano per La donna della domenica

 

gennaio 5, 2017 Pubblicato da: | Flani | | Lascia un commento

Guardami nuda

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Una coppia in crisi,quella di Meg e Carlo.
Lo si intuisce nei primi 5 minuti del film,quando vediamo i due nella loro auto,percorrere in un silenzio pesantissimo
la strada.
In effetti tra di loro c’è un problema di natura sessuale;da tempo c’è un muro che si è alzato,non c’è più intimità,desiderio.
Questa assenza di passione ha minato alle basi il matrimonio.
Ad una stazione di servizio però incontrano una giovane autostoppista che cambierà in maniera profonda il loro rapporto;
la ragazza,vulcanica e sessualmente disinibita,avrà un rapporto sessuale prima con Meg e poi con Carlo,al quale dirà
che la moglie lo ama profondamente.
Questo incontro,più quello con una coppia di viziosi, riporterà i due a ritrovare l’intimità perduta e a rinnovarsi nel loro legame.
Guardami nuda è una pellicola non inquadrabile in nessun genere;non è una commedia nè un thriller o un giallo.

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E’ un film che analizza,in maniera forse un po’ superficiale,un rapporto di coppia deteriorato, seguendolo nella sua evoluzione,
nelle trappole in cui si imbatte, sino al finale, rassicurante e tutto sommato in linea con le attese.
Italo Alfaro lo dirige nel 1972, ed è la sua prima esperienza cinematografica, dopo alcuni lavori per la tv; fra questi una menzione
speciale merita I ragazzi di Padre Tobia,che nel 1968 teneva inchiodati i ragazzini davanti allo schermo,grazie a storie di amicizia,lealtà e coraggio
consolidate nei giovani protagonisti da padre Tobia (un bravissimo Silvano Tranquilli).
Una prima esperienza abbastanza positiva,a guardare bene.
Anche se la storia in fondo è nota, è diretta con buona mano e senza cadute di stile;nonostante i nudi e qualche sequenza erotica,
il film mantiene una dignità che molti prodotti simili non ebbero.Quindi, appare decisamente troppo duro il giudizio di Segnalazioni cinematografiche che recita ;“Imperniato su personaggi scarsamente verosimili ai quali né le volute esasperanti lentezze narrative, né i dialoghi pretenziosamente “filosofici” riescono a dare vera consistenza psicologica, il film affida i suoi richiami spettacolari soprattutto alla licenziosità delle situazioni
e all’esibizione delle qualità anatomiche delle interpreti.

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Alfaro,il regista del film, passò subito dopo questa esperienza al genere decamerotico;a lui si devono uno tra i migliori prodotti del filone Decameron n° 3 – Le più belle donne del Boccaccio
oltre al meno riuscito Canterbury proibito prima di chiudere la sua carriera con Sentivano uno strano, eccitante, pericoloso puzzo di dollari.
Il cast scritturato dal regista toscano include Ugo Pagliai e Dagmar Lassander; la bella cecoslovacca non delude le attese, anzi, offre una prova convincente. Lo stesso non si può dire
di Ugo Pagliai, il quale è in difficoltà soprattutto nelle scene d’amore.
Dopo l’enorme successo riscosso in tv con lo sceneggiato più famoso degli anni ‘70,Il segno del comando,l’attore toscano gira un film
decisamente lontano dai suoi personaggi televisivi e forse questo influisce nella valutazione finale.Brava invece Pier Paola Bucchi,la giovane autostoppista.
Rimasto praticamente in cantina per oltre 40 anni,alla fine Guardami nuda è riemerso alla luce ed è oggi disponibile in digitale.
Per coloro che volessero vederlo è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=3wNwuYTjphY&t=3625s
in una versione decisamente buona.
In ultimo,va citata la buona fotografia di Fausto Zuccoli.
Da vedere

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Guardami nuda
Un film di Italo Alfaro. Con Dagmar Lassander, Ugo Pagliai, Yves Beneyton, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Franco Angrisano, Serena Bennato Erotico, durata 91 min. – Italia 1972.

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Ugo Pagliai … Carlo
Dagmar Lassander … Meg
Pier Paola Bucchi… L’autostoppista
Yves Beneyton … Il giovane artista

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Regia Italo Alfaro
Sceneggiatura Italo Alfaro
Casa di produzione PARF Cinematografica
Distribuzione (Italia) Universal Video (UV)
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Adriano Tagliavia
Musiche Bruno Zambrini
Scenografia Elio Micheli

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gennaio 4, 2017 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento

Filmscoop news

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Come annunciato nell’ultimo post dell’anno scorso,Filmscoop cambia faccia e con il tempo cambierà veste grafica. Verranno inserite nuove rubriche,ci sarà una sezione riguardante le origini del cinema,dal muto alla fine della seconda guerra mondiale,alcune nuove rubriche fotografiche riguardanti i magazine dell’epoca e sopratutto Filmscoop conterrà una vasta collezione di materiale raro riguardante il cinema d’autore oltre ad una speciale rubrica dedicata all’evoluzione del costume sopratutto nel nostro paese. Ci saranno inserimenti di ritagli di giornali e foto tratte da essi. Questo passo è divenuto necessario perchè dopo 9 anni era ora di cambiare;contrariamente a quanto previsto la pagina dei commenti sarà visibile,per dar modo agli amici del sito di testimoniare con la loro presenza l’apprezzamento o no per il sito.In questo spero che il nuovo anno sia più fecondo,visto che ultimamente i commenti sono diventati ancora di meno rispetto al passato. Direi che è tutto,di carne al fuoco ce n’è parecchia.Vi rinnovo gli auguri per un anno sereno e buon proseguimento da

Paul Templar

gennaio 3, 2017 Pubblicato da: | Senza Categoria | 6 commenti

Il seme dell’uomo

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Uomini, donne e bambini dagli sguardi tristi sfilano sullo schermo di un bianco e nero abbacinante.
Poi, fulmineamente, tutto cambia.
Una ragazza eterea, che stringe tra le braccia un pupazzo dagli occhi chiusi,annuncia da quella che scopriremo essere una rete tv,
che “un segnale di questo colore (un giallo smunto ndr.) significa che la zona è infetta. Giallo uguale peste”
La scena cambia.Siamo in un autogrill,tutti mangiano,silenziosi e indifferenti,l’unica a mostrare qualche segno di reazione è una ragazza,che siede ad un tavolo con un giovane.
Quasi guardassimo un quadro di Hopper ,con figure inanimate,immobili o comunque scarsamente reattive,veniamo introdotti in un film distruttivo,nichilista,un autentico colpo di maglio alla speranza e all’umanità,alla gioia e al futuro.

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Il seme dell’uomo è il film più duro e senza mediazioni di Marco Ferreri; se si guarda ai vari messaggi,spesso simbolistici contenuti in quest’opera,datata 1969,ci si rende conto del messaggio dirompente lanciato da Ferreri in un momento storico davvero particolare.
I temi toccati sono diversi, e vanno dalla critica ferocissima alla società dei consumi all’inutilità del dialogo fra sessi alla stessa mancanza di utile per il frutto dell’amore fra uomo e donna,la progenie.
Un film di siffatta specie non poteva passare inosservato e difatti sollevò un vespaio di critiche.
Ma ancora una volta,come spesso accaduto con opere controverse,i critici più spietati non capirono la forza dirompente del messaggio in bottiglia lanciato da Ferreri;fermandosi all’epidermide,si limitarono a massacrare una filosofia nichilista a loro modo di vedere ripugnante.
Eppure sarebbe bastato guardare il film con gli occhi della mente,lasciarsi condurre nel viaggio senza speranza di Ferreri per capire che i temi anticipati dal geniale regista erano anche un campanello d’allarme,doloroso e al tempo stesso necessario.
Tornando alla descrizione del film,mentre la gente è intenta a mangiare,sullo schermo si vedono immagini di distruzione,che una lugubre voce commenta anticipando quello che da li a poco accadrà realmente.

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Ancora bianco nero,ancora angoscia mescolata al gelido colore.
I due giovani,a bordo di una splendida dune buggy entrano in una galleria,mentre attorno c’è un trionfo di colori e mentre una canzoncina li accompagna;quando usciranno nulla sarà come prima.
Un autobus disseminato di morti,tutti bambini,da le dimensioni di quello che è stato annunciato dalla Tv; non c’è stato tempo di vedere nulla,quasi che i due compagni di viaggio avessero imboccato un tunnel temporale,spettatori e protagonisti si trovano catapultati in un mondo diametralmente opposto a quello conosciuto.
Inizia un viaggio angoscioso,ben diverso da quello quasi idilliaco di pochi minuti prima.
I due si rifugiano in una casupola in riva al mare;non hanno ben capito cosa è successo al mondo conosciuto,ma confusamente immaginano,grazie anche alla tv che ossessivamente mostra immagini di distruzione,che nulla è più come prima.
I contatti con l’umanità superstite si limitano a persone che casualmente capitano nel loro rifugio;ma a sconvolgere l’equilibrio tra i due è una misteriosa straniera che il giovane incontra vicino una balena spiaggiata.
Con lei ha un rapporto sessuale,che porta la compagna ad ucciderla.
Ritornati ad essere soli,tra i due iniziano ad emergere problemi esistenziali.
Lui vorrebbe avere un figlio,dare una speranza all’umanità,lei no.
Sarà con l’inganno che il giovane riuscirà a metterla incinta.

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Il seme dell’uomo è germogliato.Ho seminato.Tutti i figli.I figli dei figli.Diecimila milioni di figli.“,urla il giovane.
Ma una beffarda esplosione cancella le sue grida di gioia…
Opera complessa,allegorica,carica di simboli non sempre di facile decrittazione e lettura,Il seme dell’uomo ha tantissimo fascino ma è anche
molto disuguale.
Ad una prima parte affascinante per il rigore con cui è girata se ne aggiunge una seconda che si avvita su se stessa,con l’arrivo di uno strano personaggio con il suo gruppo che propone delle unioni sessuali per ripopolare il mondo,mentre la terza,scandita dall’arrivo della misteriosa straniera uccisa a bastonate dalla ragazza è sicuramente quella più riuscita e disperata,
perchè introduce ad un finale beffardo che culmina con l’esplosione che cancella le risa del giovane e la disperazione della donna.
In mezzo anche la difficoltà di comunicazione tra i due sessi,lui che esprime comunque fiducia e voglia di andare avanti mentre lei è quasi rassegnata ad una fine inevitabile,e molto altro ancora, con immagini allegoriche come la balena spiaggiata,i vari simboli della società del consumismo sparsi qua e là (il mangiadischi,la macchina per scrivere ecc.) tanti pregi,qualche difetto.

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Il linguaggio meta cinematografico di Ferreri colpisce nel segno,e questo è quanto il regista si proponeva.
I totem della civiltà dei consumi,votati all’annientamento sono tra i principali bersagli di tutta la cinematografia del regista.
Che in seguito diverrà più complesso e strutturato in maniera dissimile.
Il seme dell’uomo non raggiunge la cupezza stilistica,la cattiveria e la rigorosità di Dillinger è morto ma è opera degna di rilievo.
Unico grande neo la recitazione; assolutamente inadeguato,anzi,da dimenticare l’inespressivo e quasi tonto (cinematograficamente parlando) Marco Margine,con una barba da sacerdote francescano che ne amplifica l’assoluta incapacità attoriale,mentre sufficiente è Anne Wiazemsky,reduce da altri film di grande spessore come Au hasard Balthazar di Bresson,Teorema e Porcile di Pasolini.
Di ben altro calibro è Annie Girardot,che spicca tra gli attori come una rosa nel deserto.
Bella la fotografia;vi segnalo la presenza del film su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=dDksTQcc6kk&t=3382s
in una versione digitale molto curata.

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Il seme dell’uomo

Un film di Marco Ferreri. Con Annie Girardot, Anne Wiazemsky, Marco Margine, Marco Ferreri, Angela Pagano,
Rada Rassimov, Mario Bagnato, Milvia Frosini, Maria Teresa Piaggio, Adriano Aprà, Vittorio Armentano, Sergio Giussani,
Luciano Odorisio Drammatico, durata 113 min. – Italia 1969

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Anne Wiazemsky: Dora
Marco Margine: Cino
Annie Girardot: donna straniera
Rada Rassimov: la donna bionda a seguito del Maggiore
Maria Teresa Piaggio: la donna riccia a seguito del Maggiore
Milvia Frosini: il prete
Angela Pagano:
Adriano Aprà: il giornalista televisivo
Mario Vulpiani: il maggiore elicotterista
Vittorio Armentano: il tecnico/scienziato bruno
Sergio Gussani:l’elicotterista con la bottiglia di whisky
Mario Bagnato:il militare spagnolo
Luciano Odorisio:il tecnico/scienziato biondo

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Regia Marco Ferreri
Soggetto Marco Ferreri
Sceneggiatura Marco Ferreri e Sergio Bazzini
Casa di produzione Polifilm
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Enzo Micarelli
Musiche Teo Usuelli, Richard Teitelbaum
Scenografia Luciana Vedovelli Levi
Costumi Lina Nerli Taviani
Trucco Alfonso Gola

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Il Dvd del film è disponibile online anche su IBS dal 4 dicembre 2012
Produzione CG Entertainment
Formato digitale video PAL – Area 2
9 Singola faccia, doppio strato
Formato schermo: 1,66:1
Lingua italiano, Dolby Digital 2.0 – stereo
Prezzo: 6,49 euro

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gennaio 3, 2017 Pubblicato da: | Drammatico | , , | Lascia un commento

Quel movimento che mi piace tanto

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Un buon 2017 a tutti,quanto meno sereno.

Quando nel 1976 Franco Rossetti gira Quel movimento che mi piace tanto, involontariamente, (visto anche la natura della pellicola) anticipa un tema di grande attualità, quello dei volta gabbana della politica.

Quarant’anni fa il cambio di casacca,o se vogliamo di ideologia politica,non era affatto un fenomeno frequente;gli schieramenti politici erano fermi, granitici, arroccati  sulla difesa delle idee e della passione politica per esse.
Oggi le cose sono ben diverse, più sfumate.
Il tramonto delle ideologie ha determinato un fenomeno ampio,quello del cambio della casacca,dello schieramento politico molto disinvolto,con buona pace degli elettori.
Discorso lungo,che tra l’altro non appartiene nemmeno al film,poiché in realtà si tratta di una commedia sexy che parla fugacemente dell’argomento,senza approfondimento o satira.

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Il protagonista della pellicola è l’avvocato Fabrizio Siniscalchi,deputato al parlamento di un partito non specificato,donnaiolo e perennemente alle prese con guai economici.
Vorrebbe cambiare schieramento politico,più per opportunismo che per convinzione nell’ideologia di sinistra,ma è bloccato in questo dalla relazione che intrattiene con Livia Bonoli-Serpieri,esponente della nobiltà senese,donna focosa e sessualmente irrefrenabile.
Per Fabrizio,che deve anche quotidianamente subire le rampogne di suo fratello Salvatore,pragmaticamente convinto che la relazione creerebbe imbarazzo in uno schieramento come quello della sinistra,nasce quindi la necessità di sbarazzarsi di Livia.
Troppo,per il volubile avvocato.
Nonostante i ricatti della nobildonna,che lo tiene legato anche economicamente,in qualche modo Fabrizio riesce a lasciare Livia.
La donna,vendicativa,si rivolge ad un amico marchese per incastrare il “fedifrago”; i due decidono di assoldare una baby prostituta,la bella Anna Gilioli facendo in modo che l’ignaro Fabrizio allacci con lei una relazione per poi renderla pubblica e creare uno scandalo.
Anna riesce ad agganciare l’avvocato,che ne resta irretito.

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Ma quello che la nobildonna non può prevedere è che tra i due le cose vadano ben diversamente dal preventivato… .
Quel movimento che mi piace tanto è una commedia dell’abbondante filone della commedia sexy,diretta dal senese Franco Rossetti,che omaggia la sua città girando la pellicola in una splendida e assolata Siena.
Uno dei suoi otto film,l’ultimo di un livello accettabile,anche se,come leggerete nel trafiletto sotto,il film venne addirittura denunciato da alcuni giovani come stupido e volgare,tanto da costringere il pretore ad emettere una sentenza di assoluzione in quanto il film (testualmente) “è opera scadente e volgarmente indecente,e quindi più ripugnante che contrario alla morale“.
Giudizio severissimo e assolutamente tranciante.
Non siamo di certo di fronte ad un’opera da consigliare tout court,ma nemmeno ad un prodotto indecente.
La storia in fondo è ben congegnata e il cast assoldato ha un indiscusso buon livello;si va infatti dalla presenza di due ottimi attori della commedia leggera come Carlo Giuffrè e Renzo Montagnani (piutto in ombra,invero) oltre alla presenza del bravo Cannavale.
Le parti femminili sono affidate a due attrici particolarmente affascinanti,come Martine Brochard e Cinzia Monreale.

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Basterebbe questo quindi a dare una patente di “serietà” al prodotto,che tra l’altro,se è vero che abbonda di casti nudi,non è certo opera softcore.
Del resto la commedia sexy aveva questa peculiarità: mostrare quanti più centimetri di epidermide per stuzzicare la fantasia degli spettatori.
Il film non brilla per particolare comicità,tuttavia è discretamente congegnato grazie alla sceneggiatura di Francesco Milizia,dello stesso Giuffrè e di Rossetti,gente che conosceva il proprio mestiere.
La satira è lievissima,tanto da risultare impalpabile,mentre tutto il carico del film è portato sulle caratteristiche di Giuffrè,attore di indubbio talento;peccato per il sacrificio di Montagnani,una volta tanto relegato in terz’ordine, mentre appare
per la prima volta sullo schermo un attore che da lì a qualche anno avrebbe fatto fortuna: Carlo Verdone, nei panni di un garzone del bar.
Bene la Brochard e la Monreale,bella decisamente la location senese,discrete le musiche di Manuel De Sica.
Film ricomparso dopo una lunghissima latitanza,disponibile in una versione più che buona su You Tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=WMitKg9YCw4

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Quel movimento che mi piace tanto
Un film di Franco Rossetti. Con Renzo Montagnani, Martine Brochard, Mario Colli, Carlo Giuffrè,Francesca Benedetti, Cinzia Monreale,
Enzo Cannavale Commedia, durata 103 min. – Italia 1975.

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Carlo Giuffrè …Avvocato Fabrizio Siniscalchi
Martine Brochard …Livia Bonoli-Serpieri
Renzo Montagnani …Marchese Cecco Ottobuoni
Cinzia Monreale …Anna Gilioli
Francesca Benedetti… Lucy
Enzo Cannavale …Salvatore Siniscalchi

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Regia Franco Rossetti
Soggetto Francesco Milizia, Franco Rossetti
Sceneggiatura Carlo Giuffré, Francesco Milizia, Franco Rossetti
Produttore Franco Rossetti
Casa di produzione Pan Hubris
Distribuzione (Italia) Stefano Film
Fotografia Roberto Gerardi
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Gaia Romanini Rossetti
Costumi Gaia Romanini Rossetti
Trucco Maurizio Giustini

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Spottistico. Commediola per e con Giuffrè, che, se non fosse ipotesi assurda, si potrebbe ipotizzare commissionata dall’Azienda di Promozione Turistica della città. Si basa su una sola idea buona, che rischiara la parte centrale del film, in corrispondenza di arrivo e prima “rivelazione” della Monreale. Poi il film si avvita un po’, cercando un secondo colpo di scena che funziona assai meno del primo. Giuffré fa ciò che gli viene chiesto, mal sfruttati la Brochard e (ancor meno) Montagnani, così così Cannavale. Bruttino. Comparsata di Verdone.
Undying

Il regista della Cavalla tutta nuda porta sullo schermo una commedia ben costruita (i dialoghi sono curati da Francesco Milizia) e resa gradevole dalla presenza (spesso nuda) della piacevole Cinzia Monreale (poi vista in Buio Omega, L’aldilà e in un altra manciata di horror massaccesiani). Oltre al debutto di Verdone, va segnalata la convincente prestazione offerta da Giuffré e il (sempre) esilarante ruolo di Montagnani. A suo modo, oltre al divertissement, il film tenta un approccio “politico”, pur sempre modico, ma presente…
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Curiosa commedia sexy di ambientazione senese. Il protagonista assoluto è un surreale Carlo Giuffrè in una delle poche occasioni avute per essere protagonista assoluto e, volendo guardare, cinematograficamente al canto del cigno. Cast nutrito e funzionale al racconto: certamente spicca una sexy Cinzia Monreale, la cui carriera però non è propriamente decollata, sebbene la buona riuscita di questo film. La parte comica, per altro contenuta, è affidata, oltre che a Giuffrè, ad Enzo Cannavale e, meno risalto in questa occasione, a Renzo Montagnani.
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Non malaccio, considerando anche che lo stesso regista è “colpevole” della regia del pessimo Una cavalla tutta nuda. Discreta commedia sexy, con un valido cast sia maschile che femminile, su tutti la interpretazione dell’ottimo Giuffrè e della bella Monreale.
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Commedia sexy a tutti gli effetti, nonostante una parvenza di critica sociale e politica ben interpretata dalla coppia Giuffrè-Cannavale, che mostrano un certo contegno nonostante l’esibizione costante di nudi e atti sessuali. Il film si perde proprio in questa morbosa sceneggiatura, che vorrebbe proporre la Monreale come una verginella adolescente da un lato, prostituta abile e con tendenze lesbo dall’altro. Il finale scade nel ridicolo, con dichiarazioni a dir poco imbarazzanti se non proprio comico-demenziali.
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Una delle tante commedie sexy anni 70; è un film dignitoso, piacevole e abbastanza divertente. Nudissima una giovanissima Cinzia Monreale ma anche la Brochard ci concede un nudo integrale. Esordio assoluto per Carlo Verdone che è assistente alla regia e che fa una comparsata in un bar dove vanno Cannavale e Giuffrè. Si parla di una versione del film ancora più spinta e per questo la Monreale sembrava un po’ preoccupata… (Martine Brochard da Cine 70 n.6)
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Uno dei tanti filmetti-pretesto per mostrare le bellezze di turno senza veli, che riesce almeno a tenere un piede fuori dal banale. Il solito erotismo casereccio è inserito in situazioni che strappano qualche risata, col collaudato duo Montagnani- Cannavale a proprio agio. Simpatica la trovata della “puttana vergine”. Curioso poi che un film con poco senso facia riferimento a Senso, col personaggio della contessa Serpieri che nel film di Visconti era di Alida Valli. **
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Simpatica e divertente commedia sexy anni 70. Il film, pur non essendo un capolavoro, sa ben coadiuvare nudi da urlo con scene assai divertenti e altre amarognole. Il film funziona principalmente per un ottimo e istrionico Carlo Giuffrè, il quale regge praticamente da solo il film; funzionano anche Cannavale e Montagnani, bellissime le frequenti nudità della splendida Cinzia Monreale (anche se Martine Brochard ci concede un nudo da urlo). Apparizione per un giovanissimo Carlo Verdone. Non male.
Maxx

Il film segue quel filone scollacciato che tanto andava di moda all’epoca. Si ride poco e bisogna dire che l’occhio, a parte qualche nudo piuttosto fugace, gode pochetto. Montagnani solito istrione, Giuffré esagerato, Cannavale annacquato e piuttosto sprecato. L’idea non sarebbe male ma non parliamo di satira politica riuscita. Si può perdere.

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gennaio 1, 2017 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 2 commenti