L’amica
In una Milano borghese e annoiata si intreccia una storia fatta di tradimenti e vendette.
Lisa, ricca borghese sposata con il designer Paolo, scopre che quest’ultimo la tradisce.
Ferita più nell’orgoglio che nell’animo,la donna crea ad arte una relazione con un amante,Franco Raimondi.
Il gioco continua coinvolgendo la migliore amica di Lisa, Carla, che è sposata con un chirurgo; Lisa inventa sempre nuovi particolari che racconta all’amica, ignara del fatto che Carla è davvero l’amante di Raimondi.
Quando Carla inizia a raccontare le storie inventate dall’amica,nel gruppo frequentato dalle due donne tutte iniziano a ridere della cosa, coprendo di ridicolo Lisa.
Lisa Gastoni
Che decide di vendicarsi seducendo e abbandonando prima l’amante di carla, poi suo marito e infine il figlio;poi, soddisfatta della raggiunta vendetta, torna a casa tentando di riallacciare i rapporti con il marito.
L’amica esce nelle sale nel 1969, per la regia di Alberto Lattuada; è il momento d’oro del cinema italiano e in primis della commedia, che sia satirica o a sfondo sociale.
Lattuada prende di mira il mondo dorato e pigro della buona borghesia lombarda, raccontando le vicende di una sua appartenente, la viziata e per certi versi amorale Lisa.
Ad una ricostruzione tutto sommato abbastanza puntuale di un mondo molto ipocrita e perbenista dietro la facciata di rispettabilità non corrisponde però un altrettanto riuscito tentativo di delineare i moventi e le psicologie che spingono i vari personaggi della storia alle azioni che compiono.
Il regista appare molto più interessato ad una descrizione ambientale che ad una personale, che riguardi cioè le motivazioni personali che spingono i diversi protagonisti della storia a fare ciò che fanno.
Così ne risente in qualche modo anche il ritmo del film, che dopo una buona partenza diventa blando prima di accelerare nel finale.
Lo stesso contesto borghese analizzato da Lattuada appare più frivolo e vacuo che immorale; i personaggi sembrano mossi più dall’inerzia che dalla propria volontà, appaiono prigionieri delle convenzioni e le stesse passioni, che dovrebbero risultare violente alla fine sono annacquate sino all’estremo.
Lisa appare come una borghese ansiosa di salvare più l’orgoglio che la sua vita personale; il tradimento dell’amica diventa l’occasione per vendicarsi ristabilendo le regole, assaporando i tradimenti come una sfida a se stessa.
Così, alla fine, tutti ottengono qualcosa perdendo poco o nulla;la mantide Lisa circuisce tutti gli uomini dell’amica, ma non crea nessun danno, perchè alla fine ognuno ritorna a ricoprire il proprio ruolo.
Non c’è tragedia e non c’è dramma; i personaggi riprendono la vita di tutti i giorni, nascondendosi dietro la rispettabilità e ritornando in ordine alla commedia umana che è in fondo la loro ragione di vita.
In mezzo, una discrezione d’ambiente che alla fine risulta la parte migliore del film; musiche adeguate, arredamenti e acconciature, vestiti e orpelli vari che trionfano su tutto.
L’estetica predomina e travalica il contenuto.
Siamo alla fine degli anni sessanta, c’è stato il 68 ma sembra davvero che sia passato in superficie, senza scalfire minimamente l’inossidabile muro dietro il quale la borghesia sembra trincerata.
Se vogliamo trovare quindi qualcosa di interessante nel film, dovremo accontentarci di quello che diventa a tutti gli effetti un documentario sullo stile di vita di una Milano che ritroveremo pari pari negli anni 80, quando il rampantismo e la Milano da bere sostituiranno di sana pianta l’atmosfera plumbea degli anni settanta, riportando quindi in qualche modo alle atmosfere del film, ad un mondo vacuo e fondamentalmente inoffensivo, in cui la luce delle idee, le stesse ideologie sono quasi un quadro poco interessante destinato ad essere relegato in una soffitta.
Film quindi più d’apparenza che di sostanza.
Molto interessante invece il cast, che include una brava e affascinante Lisa Gastoni nei panni della borghese Lisa,la ex top model Elsa Martinelli, perfetto esempio di donna borghese e snob nel ruolo di Carla, l’allora star dei fotoromanzi Lancio Marina Coffa recentemente scomparsa a soli 50 anni e un cast maschile di tutto rispetto, che ruota attorno alla figura dell’ape regina Lisa con la quale dovranno fare i conti ( in fondo ben remunerati) e che include Jean Sorel (Franco Raimondi), ovvero l’amante inventato destinato a diventare reale, Gabriele Ferzetti )Paolo Marchesi, marito di Lisa),Frank Wolff (Guido Nervi, marito di Carla) e infine Ray Lovelock (il figlio di Carla)
Decisamente in tema le musiche di Luis Bacalov, destinato nel corso della sua carriera a comporre oltre 150 temi per film e menzione anche per l’ottima fotografia di Sante Achilli.
Il film è passato molto raramente in tv, tuttavia è presente in una versione streaming, peraltro abbastanza mediocre,su un noto sito che potrete reperire facilmente con Google.
L’amica
Un film di Alberto Lattuada. Con Lisa Gastoni,Gabriele Ferzetti, Frank Wolff, Elsa Martinelli,Jean Sorel, Raymond Lovelock, Marina Coffa, Mita Cattaneo, Sergio Serafini Commedia, durata 105′ min. – Italia 1969.
Lisa Gastoni: Lisa Marchesi
Gabriele Ferzetti: Mario Marchesi
Elsa Martinelli: Carla Nervi
Jean Sorel: Franco Raimondi
Frank Wolff: Guido Nervi
Ray Lovelock: Claudio Nervi
Marina Coffa: Giovanna
Regia Alberto Lattuada
Sceneggiatura Alberto Lattuada, Mario Cecchi Gori, Gianni Vernuccio
Fotografia Sante Achilli
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Luis Enríquez Bacalov
L’opinione di sasso67 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Storia di un’ingenua moglie borghese, che si fa malandrina per reagire ad una umiliazione subita dalla “migliore amica”. È un film d’altri tempi – oggi nessuno si sognerebbe più di proclamare, come fa il giovane Claudio, che «l’amore è bello con il sole, sotto il cielo!» – ed oggi non fa né caldo né freddo, nonostante che il regista cerchi di far vivere allo spettatore qualche brivido morboso.
L’opinione di mm40 tratta dal sito http://www.filmtv.it
Alla faccia dell’amicizia. Fine, non viene in mente altro, al termine della visione di questo film: centodieci minuti di una piatta storia di adulterio dichiaratamente femministeggiante. Già dal titolo si capisce che si sta parlando al femminile, già dalle prime scene si intuisce che la pellicola non farà altro che rivendicare il ruolo della donna come conquistatrice, tutt’altro che, come ormai in maniera obsoleta inteso, vittima e sottomessa. Ma siamo nel 1969 e tutto ciò non è più una novità: la sceneggiatura firmata dal regista e da Alberto Silvestri e Franco Verucci, da un soggetto di Giovanna Gagliardo e del produttore Mario Cecchi Gori, nasce sorpassata, inattuale, ormai ridondante. Anche l’idea di affidare il ruolo da protagonista a Lisa Gastoni, esperta di simili figure di donne fatali e determinate, non è molto originale: ma perlomeno si può definire perfettamente in parte; fra gli altri interpreti ci sono il sempre piacevole Jean Sorel e altri divi del calibro di Gabriele Ferzetti, Ray Lovelock, Elsa Martinelli e Frank Wolff (in quel periodo quotatissimo nel genere western e appena uscito dall’avventura di C’era una volta il west). L’amica è sicuramente un prodotto figlio del suo tempo: ricorda qualcosa a cavallo fra il primo, psicologico approccio alla lettura della società contemporanea di un Salvatore Samperi (Grazie zia, mica per caso con protagonista la Gastoni, l’anno precedente) e l’imminente invasione del cinema pruriginoso, incastonato di turbe adolescenziali fino all’implosione nel trash di un Mauro Ivaldi (per assonanza, quantomeno, L’amica di mia madre, del 1975). Va infine ricordato che si tratta di un film girato malvolentieri da Lattuada, che non gradì l’imposizione della produzione di ambientare la storia negli ambienti dell’alta borghesia
L’opinione di Galbo tratta dal sito http://www.davinotti.com
Come per molte opere dello stesso genere e realizzate nel medesimo periodo, l’impressione generale è quella di una pellicola un pò invecchiata. La storia è particolarmente anacronistica anche se è apprezzabile (ed abbastanza riuscito) il tentativo del regista di ricostruire l’ambiente borghese nel quale si svolge la vicenda. L’andamento è alquanto noioso, solo in parte ravvivato dalla incisiva prova di parte del cast (la Gastoni in particolare). Buona la colonna sonora.
L’opinione di Giuan tratta dal sito http://www.davinotti.com
C’è qualcosa in questo rarefatto e dimenticato film, qualcosa che ha a che vedere con certo spirito del tempo (gli anni ’60), una specifica classe sociale (la borghesia milanese) e un cinema da noi poco praticato (vengono in mente Godard e Truffaut). La gnomica impassibilità di Lattuada pare far tutt’uno con la vacuità del contesto rappresentato, un milieu (etico ma anche “architettonico”) dal quale Lisa Gastoni (di liquida, inesorabile venustà), sfidata, cerca di emergere, per esserne solo definitivamente fagocitata, infangata e sommersa. Non conciliato.
Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti
Tre storie boccaccesche introdotte da un corteo di frati che si recano in un convento femminile dove vengono accolti da un gruppo di novizie smaniose di incontri “particolari”

La prima delle tre storie,intitolata Le cognate, racconta della relazione tra lo scultore Raffaello e Madonna Lucrezia, il cui marito parte per un viaggio di lavoro;la donna ovviamente fa entrare in casa sua l’amante e si congiunge con lui, non sapendo che il marito sta rientrando improvvisamente.
Nascosto l’uomo sotto il letto,la donna distrae il marito, ma nel frattempo ecco arrivare sua cognata che improvvidamente va in camera da letto ed inizia a spogliarsi.Scoperto l’amante di Madonna Lucrezia sotto il letto, si congiunge bramosa con lui; intanto il marito della donna riparte e le due donne decidono di dividersi Raffaello.Il quale, però, dopo un pò non regge al super lavoro con il risultato che le due donne dopo averlo fatto rivestire, lo scaraventano fuori dalla porta di casa.

Il secondo episodio, intitolato Fra Giovanni, narra la vicenda di un frate, Giovanni, che ascolta in confessione i turbamenti di Madonna Tonia;Fra Giovanni si incapriccia della donna e tenta di sedurla.La donna accetta in cambio di una somma di denaro, che il frate recupera derubando la propria chiesa delle offerte dei fedeli.Così ottiene i favori della donna che però gli ha teso una trappola:subito dopo l’amplesso, infatti, compare sulla porta di casa il marito, seguito da un brutto ceffo.L’uomo applica al frate un curioso meccanismo sui genitali, lasciandolo prigioniero legato ad un tavolo sul quale c’è un coltello.L’unica alternativa per liberarsi per il frate, nudo come un verme, è auto castrarsi, cosa che fra Giovanni farà.

Nel terzo episodio,Lavinia e Lucia, il protagonista è un giovane che si incapriccia di Madonna Lucia, sposata ad un uomo talmente avaro da trascurare la moglie Lucia nel talamo nuziale per non sciuparle la pelle.
Il giovane così si traveste da donna ed entra al servizio della famiglia.
Quando l’avaro parte per un viaggio, il giovane si mostra a Lucia per quello che è, un uomo,con la conseguenza che lui e Lucia diventano amanti.
Al ritorno, l’avaro scopre che la moglie non vuol più fare sesso con lui; così tenta di concedersi una scappatella insidiando la cameriera.

Scopre quindi la verità ma il giovane si salva dicendogli che il sesso maschile è comparso all’improvviso in seguito allo spavento riportato.
Benchè dubbioso, l’uomo consulta un medico che gli racconta una verità stravagante:Lavinia è un ermafrodito e qualsiasi donna che abbia rapporti con lui metterà al mondo un figlio maschio…
Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti (distribuito anche con il sotto titolo Decameron nº 69) è un tradizionale decamerotico che segna l’esordio alla regia di Aristide Massaccesi, che però sceglie di far firmare al suo collaboratore Romano Gastaldi la regia del film,ritenendo il film immeritevole di un impegno in prima persona come regista.
Pur non essendo certo un prodotto di cui andare fieri,Sollazzevoli storie non è da gettare in toto; realizzato con pochissimi spiccioli, sia come ambientazioni sia per la scelta del cast fatto di onesti comprimari, il film ha dalla sua qualche buona trovata ed un’eccellente fotografia.

Tre storie prevedibili corredate da una sfilza di nudi femminili esposti però con un certo decoro costituiscono l’ossatura di un film che è senza infamia e senza lode.
Poco più che un esercizio di stile per il regista romano, che firma la sceneggiatura e che si cimenta anche come direttore della fotografia.
Null’altro da segnalare, visto che al cast non è richiesto praticamente nessun impegno;si segnala comunque la presenza di Marzia Damon, non fosse altro che per l’avvenenza fisica.
Curiosamente il film è stato uno dei primi del genere decamerotico ad essere digitalizzato; una sua versione di ottima fattura è presente su you tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=ySQGcX_t4OI

Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e di mariti penitenti
Un film di Romano Gastaldi – (Aristide Massaccesi non accreditato). Con Marzia Damon, Attilio Dottesio, Monica Audras, Stefano Oppedisano.Commedia erotica durata 92 min. – Italia 1972.
Monica Audras: Madonna Lucrezia
Marzia Damon: Madonna Lavinia
Francesca R. Davila: Tonia
Attilio Dottesio: Raffaello
Ari Hanow: Fra’ Giovanni
Regia Romano Gastaldi, Joe D’Amato (non accreditato)
Soggetto Aristide Massaccesi
Sceneggiatura Aristide Massaccesi
Casa di produzione Transglobe Italia
Fotografia Aristide Massaccesi
Montaggio Gianfranco Simoncelli, Piera Bruni
Musiche Franco Salina
Costumi Osanna Guardini
Classifica al botteghino 1983
1) Flashdance di Adrian Lyne

con Jennifer Beals, Michael Nouri, Lilia Skala, Belinda Bauer, Sunny Johnson, Cynthia Rhodes
2) La chiave di Tinto Brass

con Stefania Sandrelli, Frank Finlay, Franco Branciaroli, Barbara Cupisti
3) The Day After – Il giorno dopo di Nicholas Meyer

con Jason Robards, JoBeth Williams, John Cullum, Steve Guttenberg, John Lithgow, Amy Madigan
4) Staying alive di Sylvester Stallone

con John Travolta, Cynthia Rhodes, Finola Hughes, Steve Inwood, Frank Stallone
5) Segni particolari: bellissimo di Castellano & Pipolo

con Adriano Celentano, Federica Moro, Gianni Bonagura, Simona Mariani, Tiberio Murgia, Silvio Spaccesi
6) Il ritorno dello Jedi di Richard Marquand

con Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Alec Guinness, Billy Dee Williams, Dave Prowse, Anthony Daniels, Kenny Baker, Peter Mayhew, Warwick Davis
7) Wargames – Giochi di guerra di John Badham

con Matthew Broderick, John Wood, Ally Sheedy, Dabney Coleman, Barry Corbin, Michael Madsen
8) Il tassinaro di Alberto Sordi

con Alberto Sordi, Anna Longhi, Marilù Tolo, Alessandra Mussolini, Silvana Pampanini
9) Vacanze di Natale di Carlo Vanzina

con Jerry Calà, Karina Huff, Christian De Sica, Stefania Sandrelli, Claudio Amendola, Antonella Interlenghi, Marilù Tolo, Rossella Como, Riccardo Garrone, Mario Brega, Paolo Baroni
10) Voglia di tenerezza di James L. Brooks

con Shirley MacLaine, Debra Winger, Jack Nicholson, Jeff Daniels, John Lithgow, Lisa Hart Carroll, Danny DeVito
11) Agente 007 – Mai dire mai (Never Say Never Again) di Irvin Kerschner

con Sean Connery, Kim Basinger, Klaus Maria Brandauer, Max von Sydow, Barbara Carrera, Alec McCowen, Edward Fox
12) Mi manda Picone di Nanni Loy
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con Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Aldo Giuffré, Clelia Rondinella, Leo Gullotta
13) Lo squalo 3 (Jaws 3) di Joe Alves

con Dennis Quaid, Bess Armstrong, Simon MacCorkindale, Louis Gossett Jr., Lea Thompson
14) Una poltrona per due (Trading Places) di John Landis

con Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Ralph Bellamy, Don Ameche, Jamie Lee Curtis, Paul Gleason, James Belushi
15) Agente 007 – Octopussy – Operazione Piovra di John Glen

con Roger Moore, Maud Adams, Louis Jourdan, Kristina Wayborn, Kabir Bedi, Desmond Llewelyn, Lois Maxwell
16) Sing Sing di Sergio Corbucci

con Enrico Montesano, Vanessa Redgrave, Adriano Celentano, Marina Suma
17) Zelig di Woody Allen

con Woody Allen, Mia Farrow, Stephanie Farrow, John Buckwalter, Marvin Chatinover, Garret Brown
18) I ragazzi della 56a strada di Francis Ford Coppola

Con Thomas Howell, Matt Dillon, Ralph Macchio, Patrick Swayze, Rob Lowe, Diane Lane, Emilio Estevez, Tom Cruise, Tom Waits
19) Scarface di Brian De Palma

con Al Pacino, Michelle Pfeiffer, Steven Bauer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham
20) Acqua e sapone di Carlo Verdone
con Carlo Verdone, Natasha Hovey
Canterbury n. 2 nuove storie d’amore del ‘300
La vicenda è ambientata in Inghilterra, dopo la prima metà del 1300.
Geoffrey Chaucer, lo scrittore dei Racconti di Canterbury è in viaggio verso Canterbury, nell’Inghilterra meridionale.
Ad accompagnarlo c’è il cavaliere Quick, che è con lui per fargli da scorta visti i tempi molto pericolosi per i viandanti.
I due giungono in una locanda dove incontrano altre persone li convenute per svariati motivi e complice il maltempo che inizia a imperversare nella zona, non potendo ripartire,i presenti decidono di raccontarsi delle novelle.
Così, a turno, ecco presentate le storie di Dorigen,una bellissima donna che è rimasta sola dopo la partenza di Avergardus per la guerra, che per sfuggire alla corte di Aurelius decide di chiedergli una cosa decisamente inusuale, quella di Federico, che pur di compiacere una bellissima e ricca vedova non esita a procurare a quest’ultima un gruppo di cani che dovrebbero sollazzarla e compiacere la sua tendenza alla zoofilia, con risultati disastrosi perchè la donna verrà alla fine sbranata dai cani stessi.

Ancora, la storia di un tesoro che significherà la morte per Giovanni, Oddo e Carlotta che,preda della cupidigia,invece di accordarsi per la spartizione dello stesso si ammazzeranno fra loro e la storia di un re greco che è attratto carnalmente dalla figliastra; quando questa viene rapita il re tenta di riaverla pagando il riscatto richiesto ma…
Canterbury n. 2 nuove storie d’amore del ‘300 è l’ennesimo decamerotico uscito nel 1973 nel pieno del fenomeno del genere e che sfrutta l’altro filone inaugurato con ben altre motivazioni e sopratutto risultati da Pier Paolo Pasolini,che nel 1972 aveva ripreso i The Canterbury Tales di Chaucer contenenti storie (120) aventi come tema l’amore cortese, l’avarizia e il tradimento.

Anche in questo caso Pasolini aveva involontariamente inaugurato un sotto genere che ben si prestava a storie a sfondo erotico/moralistico; è davvero esercizio inutile cercare in questa nuova pletora di film un qualsiasi riferimento all’atmosfera caucheriana, visto che l’unico elemento in comune risulta alla fine essere l’ambientazione storica.
E poichè lo scopo principale di questo decamerotico è la sfilata ormai tradizionale di bellezze discinte e in second’ordine la presentazione di una sceneggiatura dignitosa, eccoci di fronte ad un prodotto finale che non si discosta da tantissimi altri prodotti del genere.
Erroneamente attribuito a Joe D’Amato (che però dovrebbe averne curato la sceneggiatura), il film è ascrivibile al regista inglese John Shadow (autore di Microscopic Liquid Subway to Oblivion), che all’epoca era marito dell’attrice Eva Aulin e presenta come unici elementi positivi una fotografia curata, alcune belle co protagoniste e l’ormai immancabile location del castello di Balsorano.

Le storie non sono particolarmente originali così come la recitazione del cast non brilla di certo per espressività;tuttavia nel cast compare a sorpresa una giovanissima Dalila Di Lazzaro in una delle sue prime apparizioni cinematografiche.
Nei crediti finali del film la bellissima attrice friulana non compare e il motivo è facilmente comprensibile;la Di Lazzaro è presente solo nella scena del nudo colettivo in riva al fiume ed è distinguibile solo perchè la mdp indugia per qualche secondo sul suo corpo.
Le due attrici più conosciute del film sono Patrizia Adiutori e Shirlery Corrigan e a ben guardare ecco un altro motivo di interesse per il film:due bellezze che ammaliano per la loro esuberanza fisica.

Per il resto, un prodotto che rasenta la sufficienza nel suo complesso,ovviamente nel ristretto ambito del genere che rappresenta.
A lungo introvabile, il film è stato trasmesso negli ultimi due anni due o tre volte dalle private, ragion per cui è oggi più facilmente rintracciabile.
Canterbury N. 2: nuove storie d’amore del ‘300
Un film di John Shadow . Con Rick Battaglia, Patrizia Adiutori, Shirley Corrigan, Claudio Ruffini, Dada Gallotti, Franco Mazzieri, Alex Rebar Erotico, durata 95 min. – Italia 1973.
Patrizia Adiutori … Carlotta
Rik Battaglia … Averagus
Shirley Corrigan … Dorigen
Federico Boido … Aldo
Dada Gallotti … Widow
Franco Mazzieri … Geoffrey Chaucer
Alex Rebar … Riccardo II
Claudio Ruffini … Hercules
Greta Vayan … Lady Charlotte
Dalila di Lazzaro (non accreditata)La ragazza al fiume
Regia John Shadow
Sceneggiatura Aristide Massaccesi
Produttore Roberto Loyola
Fotografia Roberto Girometti
Montaggio Enzo Meniconi
Musiche Maurizio De Angelis, Guido De Angelis
Scenografia Cloudia
Costumi Cloudia
1968,Un anno di cinema
Anno cruciale come pochi, il 1968.
Accadono avvenimenti straordinari, si spengono vite illustri, vittime della violenza, quella cieca che travolge uomini colpevoli soltanto di aver portato avanti con coraggio le loro idee.
Il 4 aprile a Memphis negli Stati Uniti Martin Luther King viene assassinato a colpi di pistola sparati dal bianco James Earl Ray;è la fine di un sogno, quello dell’ I have a dream, ma l’insegnamento di King durerà nel tempo.
Il 5 giugno a Los Angeles,sempre negli Stati Uniti, viene assassinato il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Robert Kennedy, fratello di John.
Sono due avvenimenti drammatici,che oscurano gli altri; anche se il 1968 verrà ricordato per il maggio francese, che darà il via ad una rivoluzione culturale e sociale dalla portata enorme.
Il cinema vive un’annata straordinaria, come quasi tutte quelle post 1965; i botteghini staccano biglietti su biglietti e il cinema è ormai fenomeno di massa.
2001 odissea nello spazio di Kubrick,uno dei film più importanti di sempre
Il pianeta delle scimmie,campione d’incassi 1968
Il film più visto dell’anno, campione d’incasso al box office con oltre tre miliardi di vecchie lire (un biglietto di prima visione costava 350 lire) è Serafino di Pietro Germi, interpretato da Adriano Celentano.Nel cast del film, che racconta la storia tragi comica di un contadino che si ritrova ad esser ricco e che sperpera la fortuna ereditata, un contadino forse ingenuo ma anche idealista ed ecologista, ritroviamo una serie di ottimi caratteristi, a cominciare da Saro Urzì per passare a Francesca Romana Coluzzi, Ottavia Piccolo, Amedeo Trilli, Nerina Montagnani, Vittorio Fanfoni.
Il film più importante dell’anno però, uno dei primi dieci di sempre è 2001 odissea nello spazio di Stanley Kubrick, capolavoro metafisico tratto dal romanzo di Clarke del quale riprende integralmente la struttura rispettandone completamente il senso e le motivazioni.Il film fa incetta di premi, raccoglie critiche lusinghiere quando non entusiastiche.
Accanto al capolavoro di Kubrick c’è da segnalare un altro film immortale, quel C’era una volta il West diretto dal maestro Sergio Leone;l’epopea sul West,sul suo tramonto e sulla fine della frontiera è un film in cui praticamente non manca nulla per diventare un prototipo di come si gira un film.
Gian Maria Volontè in Banditi a Milano di Carlo Lizzani
Un classico di Russ Meyer, Vixen
Un altro grande successo della stagione e ancora una volta un capolavoro: Rosemary’s baby-Nastro rosso a New York, di Roman Polanskj, un horror in cui non c’è sangue ma c’è una tensione assolutamente straordinaria.Una grande Mia Farrow interpreta Rosemary, la donna che alla fine darà alla luce il figlio del diavolo, che noi spettatori immaginiamo ma che non vedremo mai nel film.
Franco Zeffirelli presenta l’immortale tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta, una riduzione sontuosa che diventerà con il passare degli anni un esempio di come si possa coniugare alla perfezione il dramma teatrale el linguaggio cinematografico,mentre un altro grande successo della stagione è Grazie zia di Salvatore Samperi,torbida storia di una relazione sado masochistica tra una zia e suo nipote, interpretato da una magnifica Lisa Gastoni.
Nel mondo esplode il fenomeno Romero, regista di La notte dei morti viventi, uno dei primissimi film a parlare di Zombie, girato in un bianco e nero dall’atmosfera cupissima mentre un altro campione al box office è Il pianeta delle scimmie, di Franklin J. Schaffner un film di fantascienza che mescola con indubbio equilibrio filosofia e riflessioni politiche e sociologiche sull’uomo.Il film parla dell’avventura di tre scienziati americani che in viaggio su un astronave precipitano su un pianeta popolato da scimmie intelligenti, che usano gli uomini come schiavi.
Lo splendido Rosemary’s baby
Romeo e Giulietta, di Franco Zeffirelli
In Italia un gruppo di ottimi film ottiene risultati eccellenti sia come critiche sia come incassi; si tratta di Il giorno della civetta, di Damiano Damiani tratto dall’omonimo romanzo di Sciascia e interpretato da Franco Nero e Claudia Cardinale, storia di mafia siciliana con finale emblematico, di Il medico della mutua di Luigi Zampa interpretato da Alberto Sordi, film amarissimo sul rampantismo ante litteram che due decenni dopo sarebbe stato un modus vivendi degli anni da bere e infine di Banditi a Milano, di Lizzani, che riprende le gesta criminali della banda Cavallero, in un connubio riuscito tra il noir e il neo poliziesco.
Nel 1968 non manca la tradizionale consegna degli Oscar cinematografici, giunti in quell’anno alla quarantesima edizione:nella serata condotta dal comico Bob Hope che vedono il trionfo come miglior film di La calda notte dell’ispettore Tibbs (In the Heat of the Night)per la regia di Norman Jewison, interpretato da due grandi attori come Sidney Poitier e Rod Steiger mentre la miglior regia va a Mike Nichols per Il laureato.
Un tranquillo posto di campagna, di Elio Petri
Steiger vince il premio come miglior attore per La calda notte dell’ispettore Tibbs, mentre Katharine Hepburn per Indovina chi viene a cena? vince meritatamente l’oscar come interprete femminile.
Il grande sconfitto è Gangster story di Arthur Penn, che in lizza in quasi tutte le principali categorie finisce per vincere solo il premio per la migliore attrice non protagonista con Estelle Parsons.
Il miglior film straniero è Treni strettamente sorvegliati (Ostre sledované vlaky)per la regia di Jirí Menzel, film praticamente sconosciuto al grande pubblico.
A Cannes, viceversa, non vengono assegnati premi:il maggio francese spazza via tutti i buoni propositi e destabilizza anche la giuria (nella quale figurava la nostra Monica Vitti) che alla fine sceglie di non scegliere.
I David di Donatello vedono il trionfo di Lizzani con Banditi a Milano come miglior regista,mentre il duo Nero-Cardinale vincono i premi come miglior attori per Il giorno della civetta.Ganster story si prende la rivincita con il duo Beatty-Dunaway che trionfano tra gli attori.
Teorema, di P.P.Pasolini
Il film più visto, in Italia del 1968: Serafino
Tra i tanti film dell’anno meritano una citazione:
–La ragazza con la pistola, di Mario Monicelli, con Monica Vitti e Carlo Giuffrè,storia di una mancata vendetta di una donna siciliana nei confronti dell’uomo che l’ha sedotta e che lei ha inseguito fino in Inghilterra;
–Straziami, ma di baci saziami, di Dino Risi, interpretato da due dei moschettieri del nostro cinema, Manfredi e Tognazzi, storia di un amore complicato tra una coppia che alla fine vedrà finalmente trionfare l’amore.Nel film anche una seducente Pamela Tiffin.
–Teorema, di Pier Paolo Pasolini, che racconta la strana storia di un giovane che seduce tutti i componenti di una famiglia borghese inclusa la cameriera, film interpretato da Silvana Mangano,Massimo Girotti, Terence Stamp, Laura Betti, Ninetto Davoli Silvana Mangano;
Svezia,inferno e paradiso di Luigi Scattini
Straziami, ma di baci saziami, con la bellissima Pamela Tiffin
Stephane Audran, protagonista del film Una moglie infedele
–La sposa in nero di Truffaut, stupendo noir francese che racconta la vendetta di una giovane moglie che perde il marito ucciso da un colpo di fucile sparato per uno stupido scherzo da quattro importanti uomini d’affari mentre l’uomo è sui gradini della chiesa.Grandissima protagonista Jeanne Moreau.
–Il caso Thomas Crown di Norman Jewison, con Steve Mc Queen e Faye Dunaway,giallo poliziesco che narra la bizzarra storia di una rapina organizzata da un miliardario, che terminerà con una love story tra l’uomo e l’investigatrice incaricata di recuperare il bottino.
Sono ancora tanti i film che meritano una citazione in quest’anno denso di buoni prodotti, segno di una vitalità straordinaria del cinema, nel quale si continua a investire a piene mani.
Ottimi risultati li ottiene il film di Scola, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, che vede coinvolti altri due grandi attori del cinema italiano, Sordi e Manfredi.
La storia racconta l’odissea vissuta da un editore che si inoltra in un pericoloso viaggio in Africa per ritrovare suo cognato, un uomo stravagante che incontrerà dopo innumerevoli peripezie alla guida di un piccolo gruppo di nativi, che sceglierà comunque di restare a vivere in compagnia di quella gente che lo rispetta.
Lo splendido Se…(If) di L.Anderson
Due western si impongono grazie alla presenza, nel cast, di una coppia d’attori destinata nel giro di tre anni a diventare un’inossidabile duo campione al box office;si tratta di Bud Spencer e Terence Hill, protagonisti di due western all’italiana diretti da Pino Colizzi, Dio perdona io no e I quattro dell’Ave Maria.
Buon successo per La piscina di Jacques Deray, torbido dramma incentrato su relazioni che si allacciano tra uno scrittore e una giornalista, tra un playboy che era stato l’amante della donna e la figlia di quest’ultimo.Nel cast figura una coppia amatissima dai francesi, l’ex principessa Sissi Romy Schneider ed Alain Delon.Nel cast figura anche una giovane e deliziosa Jane Birkin.
Le biches,Le cerbiatte: protagonista, ancora una volta, Stephane Audran
Grande successo di pubblico e solenni stroncature della critica (ingiustificate) per il dramma erotico di Ugo Liberatore Bora Bora;con protagonisti Corrado Pani e Haydee Politoff,il film si snoda sulle vicende di un uomo che arriva in Polinesia nel tentativo di riallacciare i rapporti con la moglie, ormai legata sentimentalmente ad un polinesiano.Il film fa scandalo e viene sequestrato per la presenza nella pellicola di qualche scena di nudo della bella Politoff.
Un altro film scandalo è quello presentato da Lindsay Anderson, Se… (If), racconto/denuncia al vetriolo sui metodi di insegnamento nei college inglesi ce più in generale sferza la morale comune dei borghesi (ma non solo) inglesi.
Successo di critica (parzialmente di pubblico) per un’opera inusuale di Elio Petri, Un tranquillo posto di campagna, interpretato da Franco Nero e Vanessa Redgrave mentre fa ancora scandalo un altro film di Lizzani, L’amante di Gramigna, un drammone interpretato da Stefania Sandrelli che compare nel film in un ardito nudo.
Magda Konopka in Satanik di Vivarelli
Buon successo lo riscuote un’altra pellicola che sdogana il nudo della bella attrice e cantante Catherine Spaak;si tratta di La matriarca di Pasquale Festa Campanile,divertente commedia sulle avventure di una donna che scopre, alla morte del marito, che quest’ultimo aveva una vita sessuale molto intensa e che decide quindi di rendere all’ormai defunto coniuge la pariglia, prima di essere riportata su tranquilli sentieri borghesi da un medico.
Grande successo internazionale per il film di Chabrol Les biches – Le cerbiatte, ardita storia di un amore lesbico tra una ricca borghese e una giovane del popolo, che la ricca sedurrà con conseguenze imprevedibili.
Da segnalare ancora La rivoluzione sessuale, film di Riccardo Ghione che ha come unico merito quello di aver lanciato il fascino di una delle protagoniste del cinema italiano anni 70, Laura Antonelli mentre Tinto Brass, non ancora convertito all’eros propone un film di ottimo livello, L’urlo, protagonista la splendida Tina Aumont.
Quella notte inventarono lo spogliarello
Buon successo per la riduzione cinematografica del fumetto per adulti di Magnus e Bunker Satanik; purtroppo il regista Vivarelli crea una pellicola assolutamente anonima, nonostante la presenza di un’attrice,Magda Konopka, che volenterosamente tenta di identificarsi con la rossa Marny Bannister, la donna sfregiata sul volto da un’orribile angioma che si trasformerà grazie ad un siero in una meravigliosa ( e altrettanto letale) vamp,Satanik.
Clamoroso fiasco invece per Candy e il suo pazzo mondo, un bizzarro film diretto da Marquand con un cast stellare che include Enrico Maria Salerno, James Coburn, Marilù Tolo, Ringo Starr, Richard Burton, Charles Aznavour, Marlon Brando, Ewa Aulin, Sugar Ray Robinson, Walter Matthau, Lea Padovani, Enzo Fiermonte, Christian Marquand, Elsa Martinelli, Umberto Orsini, Micaela Pignatelli, Peter Dane, John Huston, Florinda Bolkan, John Astin, Anita Pallenberg, Nicoletta Machiavelli e che sarà probabilmente l’evento i negativo degli ultimi anni per il grande dispendio di denaro e nomi di grandi attori utilizzati in un film dagli esiti disastrosi sotto tutti i punti di vista.
L’assassinio di Sister George
Stefania Sandrelli in L’amante di Gramigna
Le cose vanno bene invece al botteghino a Giulio Questi, che presenta il thriller La morte ha fatto l’uovo, protagonista una splendida Gina Lollobrigida, mentre un grandissimo successo riscuote la commedia ironica e graffiante di Blake Edward Hollywood Party, con un grandissimo Peter Sellers.
Segnalo ancora,nel 1968 alla rinfusa: la commedia musicale Funny girl di William Wyler, conWalter Pidgeon, Anne Francis, Barbra Streisand, Omar Sharif,il poliziesco L’uomo dalla cravatta di cuoio di don Siegel con Lee J. Cobb, Susan Clark, Clint Eastwood, Betty Field, l’horror Il grande inquisitore,per la regia di Michael Reeves con Vincent Price e Rupert Davies,i bellici La battaglia di El Alamein con la regia di Giorgio Ferroni e la partecipazione di George Hilton, Ettore Manni, Frederick Stafford, Robert Hossein e La brigata del diavolo,regia di Andrew V. McLaglen con William Holden, Andrew Prine, Vince Edwards,l’avventuroso Corri uomo corri per la regia di Sergio Sollima, con Tomas Milian, Marco Guglielmi, Donald O’Brien, Linda Veras, Attilio Dottesio, l’ottimo, sensualissimo L’assassinio di Sister George per la regia di Robert Aldrich con Susannah York, Beryl Reid, Coral Browne, Patricia Medina.
La via lattea, di Luis Bunuel
Fiasco clamoroso per Amanti di Vittorio De Sica,un film con grandi interpreti come Marcello Mastroianni, Faye Dunaway, Caroline Mortimer,bocciato sia dalla critica che da pubblico.
Un’annata in grande spolvero, in definitiva.Che apre le porte all’ultimo anno del decennio e all’epoca d’oro del cinema.

Jack Lemmon e Walter Matthau in La strana coppia
Romy Schneider in La piscina
La notte dei morti viventi
Catherine Spaak,La matriarca
Honor Blackman,La calata dei barbari
Alberto Sordi,Il medico della mutua
Bud Spencer e Terence Hill in I quattro dell’Ave Maria
Peter Sellers,Hollywood party
Lisa Gastoni in Grazie zia
Barbra Streisand in Funny girl
Terence Hill in Dio perdona io no
Ciao America
La Cardinale e Bronson in C’era una volta il west
Totò in Capriccio all’italiana
Eva Aulin in Candy e il suo pazzo mondo
Mc Queen in Bullitt
Haydee Politoff in Bora Bora
John Wayne in Berretti verdi
Miglior film:La calda notte dell’ispettore Tibbs (In the Heat of the Night), regia di Norman Jewison
Miglior regia:Mike Nichols – Il laureato
Miglior attore protagonista: Rod Steiger – La calda notte dell’ispettore Tibbs
Migliore attrice protagonista: Katharine Hepburn – Indovina chi viene a cena?
Miglior attore non protagonista: George Kennedy – Nick mano fredda
Migliore attrice non protagonista:Estelle Parsons – Gangster Story
Miglior film straniero:Treni strettamente sorvegliati, regia di Jirí Menzel (Cecoslovacchia)
Non assegnata
Miglior regista Carlo Lizzani – Banditi a Milano
Migliore produttore Dino De Laurentiis – Banditi a Milano (ex aequo)
Luigi Carpentieri ed Ermanno Donati – Il giorno della civetta (ex aequo)
Migliore attrice protagonista Claudia Cardinale – Il giorno della civetta
Migliore attore protagonista Franco Nero – Il giorno della civetta
Miglior regista straniero Richard Brooks – A sangue freddo (In Cold Blood)
Miglior produttore straniero Stanley Kramer – Indovina chi viene a cena?
Migliore attrice straniera Faye Dunaway – Gangster Story (Bonnie and Clyde) (ex aequo)
Katharine Hepburn – Indovina chi viene a cena? (ex aequo)
Migliore attore straniero Warren Beatty – Gangster Story (Bonnie and Clyde) (ex aequo)
Spencer Tracy – Indovina chi viene a cena?
Jan Troell (Orso d’oro per Ole Dole Doff)
Enzo Muzii (Premio speciale della giuria per Come l’amore)
Dusan Makavejev (Premio speciale della giuria per Verginità indifesa)
Jean-Louis Trintignant (Miglior attore per L’uomo che mente)
Stéphane Audran (Miglior attrice per Les biches – Le cerbiatte)

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Classifica al botteghino 1982
1) E.T. L’Extra-Terrestre di Steven Spielberg
con Henry Thomas, Dee Wallace, Peter Coyote, Drew Barrymore, Robert MacNaughton
2) Rambo di Ted Kotcheff
con Sylvester Stallone, Richard Crenna, Brian Dennehy, David Caruso, Jack Starrett
3) Amici miei Atto II di Mario Monicelli
con Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Renzo Montagnani, Paolo Stoppa, Alessandro Haber
4) Grand Hotel Excelsior di Castellano & Pipolo
con Adriano Celentano, Enrico Montesano, Carlo Verdone, Diego Abatantuono, Eleonora Giorgi, Tiberio Murgia, Aldina Martano
5) In viaggio con papà di Alberto Sordi
con Alberto Sordi, Carlo Verdone, Edy Angelillo, Ugo Bologna, Giuliana Calandra, Flora Mastroianni
6) Tootsie di Sydney Pollack
con Dustin Hoffman, Jessica Lange, Teri Garr, Dabney Coleman, Charles Durning, Bill Murray, Sydney Pollack, George Gaynes, Geena Davis
7) Scusate il ritardo di Massimo Troisi
con Massimo Troisi, Giuliana De Sio, Lello Arena, Lina Polito, Franco Acampora
8) Testa o croce di Nanni Loy
con Renato Pozzetto, Nino Manfredi, Mara Venier, Ida Di Benedetto, Leo Gullotta, Paolo Stoppa
9) Bingo Bongo di Pasquale Festa Campanile
con Adriano Celentano, Carole Bouquet, Felice Andreasi
10) Sapore di mare di Carlo Vanzina
con Jerry Calà, Marina Suma, Virna Lisi, Karina Huff, Isabella Ferrari, Christian De Sica, Angelo Cannavacciuolo, Gianni Ansaldi
11) Gandhi di Richard Attenborough
con Ben Kingsley, Candice Bergen, Edward Fox, John Gielgud, Trevor Howard, John Mills, Rohini Hattangandy, Roshan Seth, Ian Charleson, Daniel Day-Lewis
12) Porky’s – Questi pazzi porcelloni di Bob Clark
con Dan Monahan, Mark Herrier, Wyatt Knight, Roger Wilson, Kim Cattrall, Scott Colomby, Kaki Hunter
13) Blade Runner di Ridley Scott
con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, William Sanderson, Daryl Hannah, Joe Turkel, Joanna Cassidy
14)Il tempo delle mele 2 di Claude Pinoteau
con Sophie Marceau, Claude Brasseur, Brigitte Fossey, Lambert Wilson, Pierre Cosso
15) Ufficiale e gentiluomo di Taylor Hackford
con Richard Gere, Debra Winger, Louis Gossett Jr., David Keith, Lisa Blount, Robert Loggia, Lisa Eilbacher, David Caruso
16) Tenebre di Dario Argento
con Anthony Franciosa, Daria Nicolodi, Giuliano Gemma, Veronica Lario, John Steiner, Lara Wendel, Anja Pieroni, John Saxon, Carola Stagnaro, Eva Robin’s, Lamberto Bava
17) Victor Victoria di Blake Edwards
con Julie Andrews, James Garner, Robert Preston, Lesley Ann Warren, Alex Karras, John Rhys-Davies, Graham Stark
18) Rocky III di Sylvester Stallone

con Sylvester Stallone, Burgess Meredith, Talia Shire, Burt Young, Carl Weathers, Mr. T
19) Io so che tu sai che io so di Alberto Sordi
con Alberto Sordi e Monica Vitti
20) Il verdetto di Sidney Lumet
con Paul Newmann,Ray Milland, Florence Marly, Broderick Crawford, John Hoyt, John Ridgely
Gabriella Giorgelli
Una volta Jean Luc Godard,uno dei registi più importanti della storia del cinema, parlando della decima arte ebbe a dire “La televisione crea l’oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi.”
Una frase da scolpire nel marmo, più che mai attuale in un tempo come il nostro in cui la tv imperversa senza però lasciare traccia di se.
Al contrario del cinema e dei suoi personaggi.
Per lo spettatore di sempre, esistono attori e attrici che hanno travalicato il mero mezzo di comunicazione per trasformarsi in modelli da emulare e da seguire in tutti i loro comportamenti.
Oppure semplici personaggi da ammirare per qualche dote particolare, come nel caso di chi vi scrive che si è innamorato del cinema in tenera età e che ancora oggi segue la decima musa con affetto immutato grazie anche a quei personaggi che gli hanno tenuto compagnia per tutta la vita.
Una bellissima Gabriella Giorgelli in uno dei suoi primissimi lavori, L’isola di Arturo
Personalmente non ho mai amato le grandi dive (ad eccezione della sfortunata Monroe) e ho preferito seguire attrici che presentavano doti diverse da quelle solite, ovvero bellezza e fascino.
Ci sono casi però che permettono una perfetta fusione, confluenza di quelle che sono le doti che si ammirano di più in una donna, di quelle che incontri nella vita di tutti i giorni: quando ciò accade, e l’oggetto di tale confluenza è un’attrice, ecco che trovi il tuo mito personale, la donna che racchiude in se le doti che più ammiri, che vanno dalla sensualità alla bellezza passando per un’innata simpatia che forse a quel punto diventa davvero la dote più importante.
Gabriella Giorgelli è una di queste donne.
Il mito personale, ma non solo; quello condiviso da tanti spettatori che hanno imparato ad amarla e conoscerla attraverso lo schermo, attraverso quelle presenze garbate in decine e decine di produzioni cinematografiche ma non solo.
Attraverso principalmente la capacità di apparire naturale, ovvero la donna della porta accanto priva di vezzi e capricci da star.
Con Cochi Ponzoni in Tre tigri contro Tre tigri
Nel musicarello Terzo canale-Avventura a Montecarlo
Se c’è una cosa che i numerosi ammiratori dell’attrice toscana apprezzano in lei, è quella capacità di apparire solare e disponibile, quasi fosse una vecchia conoscenza che hai re incontrato per caso dopo molti anni e che, pur non avendoti conosciuto di persona, sa trattarti come un amico e non come un fans, quella che incontri per strada e risponde al tuo saluto, senza girare in maniera altera la testa.
Chi vi scrive ha amato, in senso cinematografico e senza malizia, alcune attrici che hanno avuto percorsi differenti nel mondo della celluloide, ma che hanno saputo restare fondamentalmente prima donne piuttosto che star.
Gabriella Giorgelli,Orchidea De Santis,Malisa Longo
Donne bellissime, anche sex symbol, ma principalmente donne.
Non inafferrabili, ma concrete, tangibili.
Di Gabriella Giorgelli colpisce, ascoltando le sue interviste, la grazia e il pizzico di sana malizia che mette quando racconta il suo passato, fatto di un’ottantina di film e fiction tv, con netta predominanza di lungometraggi.
Sette orchidee macchiate di rosso
Le due facce del dollaro
Come quando racconta il primo tentativo di approccio al mondo dello spettacolo, avvenuto attraverso le selezioni per Miss Italia e alle quali ha partecipato da minorenne.
Non poteva diventare una Miss, anche se in realtà lo sarebbe stata di sicuro, per banali motivi anagrafici.
Non aveva ancora la maggiore età e così trovò il modo migliore per farsi notare.
Si ritirò dalla competizione con una motivazione francamente stupefacente e assurda: essere troppo brutta nel consesso delle protagoniste al concorso.
La boutade ottiene l’effetto voluto e della giovane e bella ragazza si interessa la stampa; arriva così la prima scrittura cinematografica e l’esordio è quello che un’attrice può solo sperare perchè a chiamarla è Bernardo Bertolucci per il film La commare secca, che si avvale di un soggetto scritto da Pier Paolo Pasolini.
E’ il 1962, inizia per la Giorgelli la grande avventura nel cinema;nello stesso anno interpreta il ruolo di Teresa in un film di Damiano Damiani, tratto dal bellissimo libro di Elsa Morante, L’isola di Arturo.
San Pasquale Baylonne, protettore delle donne
In questo film compare anche una giovanissima cantante, che diverrà qualche anno dopo una delle più sofisticate interpreti della canzone italiana,Ornella Vanoni.
Nel 1963 arriva la terza scrittura cinematografica, ancora da parte di un grandissimo regista,Mario Monicelli; il film è I compagni, un film che racconta le lotte operaie di fine ottocento a Torino e nel quale la Giorgelli lavora accanto ad un immenso Marcello Mastroianni,ad Annie Girardot e Renato Salvatori (all’epoca compagni nella vita), a Bernard Blier e ad un’altra futura star della tv italiana, Raffaella Carrà.
Ancora un tris di registi di gran classe per la Giorgelli nel 1963; è nel cast di I fuorilegge del matrimonio, film collettivo diretto da Valentino Orsini insieme ai fratelli Taviani e che affronta, con largo anticipo,il tema scottante del divorzio, in un’Italia ancora puritana e assolutamente chiusa ai diritti civili.
Con Pippo Franco in Quel gran pezzo dell’Ubalda
In questo film la Giorgelli si trova a lavorare con un altro dei magnifici quattro del cinema italiano,Ugo Tognazzi, accanto anche alle bellissime Scilla Gabel e Marina Malfatti.
Maigret a Pigalle
L’anno dopo figura in quattro film diversissimi fra loro; ma ancora una volta lavora con un grande regista, Comencini, nella riduzione cinematografica del romanzo di Carlo Cassola La ragazza di Bube, con protagonisti Claudia Cardinale e George Chakiris, poi con Luigi Zampa in Frenesie dell’estate, dove incontra il terzo moschettiere Vittorio Gassman oltre a Sandra Milo,Michèle Mercier (che non ha ancora interpretato Angelica) e Philippe Leroy.
Segue un altro film collettivo, Le più belle truffe del mondo, diretta da Ugo Gregoretti nel segmento intitolato Foglio di via, ambientato a Napoli e nel quale è sicuramente la protagonista assoluta e infine a chiudere un anno magico una parte nell’originale televisivo (non si chiamavano ancora fiction) I grandi camaleonti .
Il 1965 la vede protagonista della commedia leggera La ragassola, diretta da Giuseppe Orlandini al fianco di un’altra futura stella della tv Margaret Lee e alla sorella della più famosa Catherine Agnes Spaak;il cinema italiano è ormai lanciato come una locomotiva ed è ormai contemporaneamente un fenomeno di costume e la forma di divertimento più diffusa nel paese, anche se molto velocemente la tv sta praticamente unificando il paese, con un’esplosione di vendite di apparecchi tv, sempre più abbordabili come prezzo anche grazie al boom economico che il paese vive.
Ancora nello stesso anno, esordisce nel genere western nel film di Sergio Bergonzelli Uno straniero a Sacramento; la bruna e formosa Gabriella ha il fisico di una sudamericana, una bellezza che ricorda una donna maya o una messicana dei villaggi di frontiera, quindi è adattissima anche fisicamente alle interpretazioni di un genere, quello western, che sta rapidamente mietendo consensi, complice il gran successo di Per un pugno di dollari.
Le più belle truffe del mondo
Due fotogrammi dal film Le due facce del dollaro
In questo film il suo ruolo è marginale, quello di Lola, una ragazza che balla in un saloon ma l’importante è esserci, tenere stretti i contatti con un mondo come quello cinematografico nel quale da un momento può dimenticarsi di te.
Ultimo film del 1965 è La guerra segreta , il terzo film collettivo nel quale compare come protagonista in una pellicola ambientata nella seconda guerra mondiale diretta da Christian-Jaque, Werner Klingler, Carlo Lizzani e Terence Young accanto ad un cast da favola che include Vittorio Gassman, Henry Fonda, Maria Grazia Buccella, Annie Girardot,Bourvil, Jacques Sernas, Mario Adorf, Robert Hossein, Klaus Kinski.
Il 1966 può essere definito un anno minore, per la Giorgelli,dopo il men che mediocre Una rete piena di sabbia di Elio Ruffo arriva ancora un grande regista a dirigerla in El Greco di Luciano Salce, film storico/biografico dedicato alla figura del grandissimo Dominikos Theotokopoulos detto appunto El Greco;accanto a lei ci sono Mel Ferrer, Rossanna Schiaffino, Fernando Rey e Adolfo Celi.
L’anno si conclude con la partecipazione al film Maigret a Pigalle, nato per sfruttare l’enorme successo televisivo della serie tv dedicata al personaggio creato da Simenon e interpretato dal grande Gino Cervi.
La vita a volte è molto dura, vero provvidenza?
Dal 1967 alla fine del 1969 la Giorgelli interpreta 9 film; è ormai un personaggio affermato, stimato.
Lavora nei western I lunghi giorni della vendetta di Florestano Vancini,accanto a Giuliano Gemma, in Le due facce del dollaro di Roberto Bianchi Montero,nel giallo/thriller La locanda delle bambole crudeli,in La cintura di castità di Pasquale Festa Campanile dove compare in scena proprio all’inizio del film, che la vede in compagnia di grandi attori come Monica Vitti, Tony Curtis e Nino Castelnuovo,in I due deputati di Giovanni Grimaldi accanto ai campioni del box office Franchi-Ingrassia, prima della grande opportunità, quella che se sfruttata bene ti permette di avere una visibilità enorme, rappresentata dal film Operazione ricchezza.
Siamo nel 1968 e il regista Vittorio Musy Glory le offre il ruolo di Maria in un film che è a metà strada tra la commedia e il dramma sentimentale; il film non riscuote grande successo, ma il periodo storico non è dei migliori.Ben altri accadimenti sembrano interessare il paese, alle prese con le prime avvisaglie della crisi e sopratutto distratto dagli avvenimenti sociali che cambieranno la sua storia.
Sempre nel 1968 lavora in Brutti di notte,di Grimaldi nuovamente al fianco di Franchi e Ingrassia per poi ritrovare un duo con cui aveva già lavorato, il regista Jacque e la collega Michele Mercier, divenuta ormai famosissima grazie al personaggio di Angelica.
La polizia brancola nel buio
Il film è Le calde notti di Lady Hamilton, nel quale però interpreta un personaggio minore; l’ultimo film del decennio, così pieno di soddisfazioni, è Alla ricerca di Gregory di Peter Wood, che è anche l’unico lavoro del 1969.
Come più volte ricordato, il decennio settanta è per il cinema un decennio bifronte; fino al 1975 ci saranno migliaia di produzioni prima dell’irreversibile calo di interesse degli spettatori, per le cause che ho più volte esposto e sulle quali è inutile tornare su.
Per Gabriella inizia una nuova fase della carriera, nel corso della quale si specializzerà in ruoli di spessore ma essenzialmente da comprimaria.
Questa nuova fase inizia con il musicarello Terzo canale, opera da dimenticare del regista Giulio Paradisi in cui accanto al gruppo prog The Trip ci sono vedette della musica come Mal,New Trolls ecc. A fine film l’unica cosa di interessante è stata la presenza di Gabriella, ormai nel pieno della sua maturità di donna.
Il film successivo è sotto la regia di un altro grande regista, Stefano Vanzina; Steno chiama lei, Giuffrè e Renato Rascel ad interpretare una commedia basata sul trapianto dell’organo sessuale maschile,Il trapianto
La moglie di mio padre
Non è una delle cose migliori di Steno, ma è un film che per fortuna si mantiene lontano dalla volgarità di svolgimento alla quale il soggetto si prestava.
Arriva ancora una scrittura di un grande regista, Claude Lelouch per il film La canaglia, nel quale lavora accanto a Montand prima del ruolo da co-protagonista nel western di Mario Costa La belva.Seguiranno altri due film western, Shango, la pistola infallibile di Mulargia e Il mio nome è Mallory… M come morte di Mario Moroni nel quale è assoluta protagonista accanto a Robert Woods.
Siamo al tramonto di un genere, il western mentre all’orizzonte compare improvviso un fenomeno del tutto particolare, quello dei decamerotici.
Nel 1970 Pasolini ha diretto il Decameron, film che ha avuto un inatteso e travolgente successo; alcuni registi decidono di sfruttare la situazione ed ecco che nasce un genere che vedrà la comparsa improvvisa in tre-quattro anni di almeno un centinaio di pellicole del genere.
Con Montagnani in La moglie vergine
A Gabriella viene proposto uno dei migliori film di questo particolare genere:si tratta di Decameroticus di Biagetti.
Lei è bella, di una bellezza sensuale; ha un fisico peccaminoso che si presta a meraviglia per le parti richieste nei film del genere ed ecco che ha la possibilità di unire l’utile al dilettevole.
Sono film spesso modesti, ma danno visibilità e sopratutto qualche soldino, visto che il pubblico li gradisce oltre misura.
Così finirà, non sappiamo quanto consapevolmente, per divenire la reginetta del decamerotico, accanto ad un’altra bellezza travolgente,Orchidea De Santis.
Sono film che rischiano di crearti attorno una fama ambigua, ma Gabriella non oltrepasserà mai le soglie di un erotismo davvero soft, nel quale il massimo della trasgressione è rappresentata da qualche nudo o da qualche sequenza castigata di sesso casereccio, quelle per intenderci in cui tutto è falso come un euro russo.
Di questa serie fanno parte Il Decamerone proibito di Carlo Infascelli, Antonio Racioppi (ancora accanto a Orchidea De Santis),il mitico Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda (accanto alla Fenech e a Karin Schubert che contiene l’esilarante scena della seduzione in un fienile ad opera di uno scatenato Pippo Franco),Fratello homo sorella bona di Sequi, Novelle licenziose di vergini vogliose di Massaccesi/D’Amato.
La locanda delle bambole crudeli
La cintura di castità
Sono anni di film girati a folle velocità, in cui si cimenta in vari generi che vanno dal thriller Sette orchidee macchiate di rosso di Lenzi all’incredibile Tre nel mille di Indovina (al cui soggetto collabora Carmelo Bene) passando per la commedia Causa di divorzio di Fondato e agli ultimi bagliori del cinema western La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza? di Petroni e Campa carogna… la taglia cresce di Rosati,ad uno dei migliori Wip Diario segreto da un carcere femminile di
Rino Di Silvestro al poliziottesco La polizia è al servizio del cittadino? di Guerrieri.
Un talento, quello della Giorgelli, ormai poliedrico, a tutto tondo.
Ormai il cinema però ha scoperto la sua variante sexy ed i film quasi sempre si basano su sceneggiature che prevedono soggetti più o meno arditi, commedie che svariano dal sexy soft a quello più spinto.
Lei resterà sempre assolutamente nel primo genere, spogliandosi quando necessario ma sempre nei limiti del buon gusto;una scelta confermata dai film successivi, appartenenti al genere della commedia sexy come I piaceri della contessa Gamiani (1974) regia di Rinaldo Bassi,L’educanda di Franco Lo Cascio nel quale divide la scena con Patrizia Gori,La moglie vergine (1975) di Mrino Girolami accanto a Montagnani,San Pasquale Baylonne protettore delle donne di Luigi Filippo D’Amico nel quale ricostituisce la coppia con Orchidea De Santis,La moglie di mio padre di Andrea Bianchi accanto a Jenny Tamburi, Carroll Baker e Adolfo Celi.
In mezzo anche qualche film inguardabile come La polizia brancola nel buio di Helia Colombo, un thriller inqualificabile per bruttezza nel quale è l’unica nota positiva; interpreta il personaggio di una domestica che finirà uccisa, come era accaduto nel film di Lenzi.

Non dimentichiamo però che la Giorgelli lavora in produzioni di assoluto rilievo, come L’Agnese va a morire (1976) di Giuliano Montaldo o addirittura con Fellini nel suo La città delle donne.
Nel 1977 Lenzi la richiama per un film che vede protagonista Thomas Milian; l’attore cubano, che interpreta “Er cinese”, è il protagonista di Il cinico, l’infame, il violento e la Giorgelli fa la conoscenza di un attore per il quale avrà parole di grande stima anche perchè lo ritroverà sul set di Delitto sull’autostrada nel quale rivestirà il ruolo di Bocconotti Cinzia.E’ un ruolo che le vale una nuova stagione di popolarità legata sia alla simpatia del personaggio sia al travolgente successo che le pellicole con protagonisti il compianto Lechner/Bombolo e Milian/Nico Giraldi ottengono al box office.
Nel frattempo ha girato ancora un film collettivo, diretto da Steno e Sergio Corbucci, Tre tigri contro tre tigri nel quale ruba la scena, per bellezza e simpatia ad una bellissima come Dalila Di Lazzaro.
La belva
Siamo ormai alle porte degli ottanta e il cinema entra nella sua crisi più pesante;la Giorgelli dirada i suoi impegni, comparendo in Ercole di Cozzi accanto a Ferrigno,Roma dalla finestra (1982) di Masuo Ikeda,Squadra selvaggia, ancora una volta diretta da Lenzi,l’ottimo Storia d’amore (1986) di Maselli accanto ad una giovanissima Valeria Golino,Bersaglio sull’autostrada (1988) di Marius Mattei nel quale incontra due divi di Hollywood, Ernest Borgnine e l’ex Regan dell’Esorcista Linda Blair fino a Maschera di cera di Sergio Stivaletti e l’ultimo suo lavoro cinematografico datato 1998, la partecipazione al film La rumbera, nel quale incontra nuovamente Michelle Mercier.
Tra le partecipazioni televisive ricordo quella in A che punto è la notte (1995), il classico di Fruttero e Lucentini nel quale Gabriella lavora nuovamente accanto a Mastroianni, che interpreta il celebre commissario Santamaria, che è anche uno degli ultimi lavori del grande attore laziale.
Come abbiamo visto, quella di Gabriella Giorgelli è una carriera ricca di soddisfazioni, con partecipazioni in film diretti da molti registi che oggi sono il vanto della cinematografia mondiale.
Il trapianto
A differenza di molte attrici divenute famose principalmente per le doti fisiche e che sicuramente possono solo invidiare un palmares che vede regie di Comencini,Monicelli, Fellini,Salce,Lelouch,Steno Lenzi ecc. Gabriella Giorgelli può vantarsi, ad alta voce, di essere stata scelta da questi registi non solo per la indiscutibile bellezza, ma anche per la bravura e per le capacità personali.
Una donna e attrice che non ha puntato sul gossip o sugli scandaletti tipici degli anni sessanta e settanta; piuttosto ha pensato a studiare e ad affinare le proprie capacità artistiche, cosa che dovrebbero emulare tante attricette di oggi convinte che basti un bel fondo schiena o un bel seno mostrato senza pudori per abbreviare la gavetta.
Lei non lo ha fatto.
E il sottoscritto, come tantissimi altri fans, le ha attribuito un posto d’onore nella selva delle attrici del nostro cinema.
Il mio nome è Mallory, M come morte
Con Ciccio Ingrassia nel Clan dei due Borsalini
Il cinico, l’infame e il violento
I lunghi giorni della vendetta
Novelle licenziose di vergini vogliose
I fuorilegge del matrimonio
I due deputati
Con Amedeo Nazzari in Frenesie dell’estate
Fratello homo, sorella bona
Franco e Ciccio Superstars
Delitto sull’autostrada
Decameroticus
Decameron proibitissimo
Campa carogna, la taglia cresce
L’educanda
Brutti di notte
Bersaglio altezza uomo
Amore mio, non farmi male
Uno straniero a Sacramento
Causa di divorzio
La commare secca
Il lumacone
Le calde notti di Lady Hamilton
Anni ’60 (TV mini-serie Tv)
1998 La rumbera
1997 M.D.C. – Maschera di cera
1995 A che punto è la notte (Film TV )
1988 Bersaglio sull’autostrada
1986 Storia d’amore
1985 Squadra selvaggia
1983 Ercole
1982 Un eroe del nostro tempo (TV mini-serie)
1982 Roma dalla finestra
1982 Delitto sull’autostrada
1981 Gnicche (Film TV )
1981 Dei miei bollenti spiriti (film TV)
1980 La città delle donne
1980 Il terno a letto
1979 Bersaglio altezza uomo
1977 Tre tigri contro tre tigri
1977 Il cinico, l’infame, il violento
1976 L’agnese va a morire
1976 La moglie di mio padre
1976 San Pasquale Baylonne protettore delle donne
1975 La moglie vergine
1975 Scusi eminenza… posso sposarmi?
1975 La polizia brancola nel buio
1975 L’educanda
1974 Il lumacone
1974 Il bestione
1974 I piaceri della contessa Gamiani
1974 Amore mio non farmi male
1973 Io e lui
1973 Novelle licenziose di vergini vogliose
1973 Diario segreto da un carcere femminile
1973 Campa carogna… la taglia cresce
1973 La polizia è al servizio del cittadino?
1972 Fratello homo sorella bona
1972 La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza?
1972 Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda
1972 Le inchieste del commissario Maigret (Sceneggiato TV )
1972 Il Decamerone proibito
1972 Causa di divorzio
1972 Sette orchidee macchiate di rosso
1972 Decameroticus
1971 Tre nel mille
1971 Il mio nome è Mallory… M come morte
1971 Il clan dei due borsalini
1970 Voyou
1970 La belva
1970 Shango, la pistola infallibile
1970 Il trapianto
1970 Terzo canale
1969 Alla ricerca di Gregory
1968 Le calde notti di Lady Hamilton
1968 Brutti di notte
1968 Operazione ricchezza
1968 I 2 deputati
1967 La cintura di castità
1967 Le due facce del dollaro
1967 La locanda delle bambole crudeli
1967 I lunghi giorni della vendetta
1966 Maigret a Pigalle
1966 El Greco
1966 Una rete piena di sabbia
1965 La guerra segreta
1965 Uno straniero a Sacramento
1965 La ragazzola
1964 I grandi camaleonti (Sceneggiato TV )
1964 Le più belle truffe del mondo
1964 Frenesia dell’estate
1964 La ragazza di Bube
1963 I fuorilegge del matrimonio
1963 I compagni
1962 L’isola di Arturo
1962 La commare secca
Due lobby card pubblicitarie
Sequenze tratte dal fotoromanzo Killing
La vittima designata
Una Venezia crepuscolare e contemporaneamente assolata, sfuggente eppure incorniciata in una bellezza altera e senza tempo fa da sfondo a questo film di Maurizio Lucidi, uscito nelle sale nel 1971 con un discreto riscontro di pubblico e di critica.
Un giallo/thriller ben congegnato, con lo sfondo della città lagunare a impreziosire una trama che ricorda Hitchcock al quale Lucidi rende doveroso tributo con un film equilibrato e senza sbavature, forse leggermente sotto tono come ritmo ma agevolato dalla presenza di due grandi attori come Thomas Milian e lo sfortunato Pierre Clementi.
Venezia era, agli inizi degli anni settanta, una delle location preferite dai registi: basti pensare allo splendido A Venezia un dicembre rosso shocking di Roeg o al malinconico e romantico Anonimo veneziano.
Una città misteriosa e pigramente sonnecchiante sulle maestosità delle sue opere naturali o umane, come il Canal Grande o Rialto, piazza San Marco o la Giudecca, un dedalo di calli che sopratutto di sera accendono la fantasia del turista o del semplice spettatore che sia cinematografico o televisivo.

In questo caso la città veneta fa da sfondo ad una storia drammatica, fortemente connotata di giallo, che racconta la storia personale di Stefano Augenti, un giovane pubblicitario sudamericano che ha sposato Silvia Monti, una donna dalla quale ormai è diviso da rancori, della quale non è più innamorato.
Stefano ha un’altra donna,la splendida modella Fabiane e con lei vorrebbe ricominciare una nuova vita.
Ma l’uomo è socio di minoranza della moglie, che non ha alcuna intenzione di vendere la società.
a Venezia viene avvicinato da un nobile, il conte Matteo Tiepolo, con il quale stringe amicizia e che poco dopo gli propone un patto scellerato:lui ucciderà Silvia in cambio del favore di uccidere il fratello di Matteo.
Stefano, convinto che Matteo stia scherzando, rifiuta lo scambio di “favori” e tenta ancora una volta di convincere Silvia a firmare la cessione della società.

La donna oppone, ancora una volta, un netto rifiuto e a Stefano non resta altro da fare che falsificare la firma della moglie sull’atto di vendita.
Ma Silvia una sera riceve un omaggio floreale al quale è allegata una lettera, firmata da Matteo, nella quale viene informata della faccenda.
Dopo una lite tremenda, Stefano decide di trovare l’ormai ex amico per fargliela pagare; non lo trova mentre invece incontra Christine, una ragazza che gli chiede un passaggio all’aeroporto. Poichè la donna finisce per perdere l’aereo, Stefano la porta nella sua villa fuori Venezia e ci passa assieme la notte.
L’indomani Stefano chiama la moglie ma a rispondergli è un commissario di polizia, che lo informa del decesso di Silvia: è stata assassinata.
A casa della donna mancano oggetti preziosi e soldi, ma il commissario nutre comunque dei sospetti.
Stefano prova a presentare il suo alibi, Christine, che però è misteriosamente scomparsa.
Gli eventi precipitano: Stefano è gravemente indiziato e sa che l’unico che può aiutarlo è Matteo, che ha sicuramente commesso l’omicidio.
Ma come evitare di diventare suo complice?
Finale ovviamente celato per non togliere allo spettatore il gusto di vedere un prodotto con molti punti di forza e qualche peccato veniale.
Tra le cose migliori l’ottima prova fornita da Milian (Stefano) e da Pierre Clementi (il conte Matteo), la colonna sonora firmata da Bacalov e dai New Trolls (splendida), la trama mai banale e sufficientemente credibile.Forse l’unico neo è rappresentato dai ritmi blandi, ma va detto che La vittima designata è più che altro un giallo psicologico, che preferisce puntare sull’ambiente e sul mistero piuttosto che sugli effetti cruenti.
Brave anche le due interpreti femminili del film, Katia Christine (Fabiane) e Marisa Bartoli (Silvia); due parole vanno spese sullo sfortunato Pierre Clementi, l’attore parigino che negli anni sessanta si era messo in mostra in film importanti come Il gattopardo e Bella di giorno e la Via lattea di Bunuel e che proprio nel 1970 era stato presente in diverse ottime produzioni italiane come Il conformista di Bertolucci o lo splendido I cannibali della Cavani.
L’attore, che sarebbe morto poi nella sua Parigi nel 1999 a soli 57 anni, interpreta l’aristocratico conte Matteo con un’abilità eccezionale, frutto di capacità recitative superiori alla norma.
In ultimo la reperibilità del film; La vittima designata è presente in diverse versioni in rete, però bisogna faticare per trovarne una in italiano. E’ passato, anche se raramente, su tv locali e sui principali network.
La vittima designata
Un film di Maurizio Lucidi. Con Katia Christine, Tomas Milian, Pierre Clémenti, Ottavio Alessi, Enzo Tarascio, Marisa Bartoli, Luigi Casellato, Bruno Boschetti, Carla Mancini, Giuseppe Alotta Giallo, durata 93 min. – Italia 1971.
Tomas Milian: Stefano Augenti
Pierre Clementi: Matteo “Conte” Tiepolo
Katia Christine: Fabiàne Berangier
Luigi Casellato: Commissario Finzi
Marisa Bartoli: Sivia Monti Augenti
Alessandra Cardini: Christine Muller
Ottavio Alessi: Balsamo, amico di Stefano
Regia Maurizio Lucidi
Soggetto Augusto Caminito, Aldo Lado, Maurizio Lucidi, Antonio Troisio
Sceneggiatura Fulvio Gicca
Produttore Vico Pavoni per la P.C.E.
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Alessandro Lucidi
Musiche Luis Enriquez Bacalov, eseguita dai New Trolls; il brano Shadow my in the dark è cantato da Tomas Milian
Scenografia Enrico Sabbatini
L’opinione del sito www.ilmiovizioèunastanzachiusa.wordpress.com
(…)Raffinato, romantico, elegante, crepuscolare, decadente… Siamo di fronte ad un bellissimo thriller che si avvale di una sceneggiatura perfetta e delle superbe prove di Tomas Milian (che qui si doppia da solo) e Pierre Clementi, entrambi belli e dannatamente bravi, sullo sfondo di una Venezia mai così ambigua, magica e nel contempo affascinante quanto loro. Naturalmente allo spettatore colto non sfugge il più che evidente rimando al plot del bellissimo “Delitto per delitto” di Alfred Hitchcock ma la rilettura fatta dal regista Maurizio Lucidi (qui molto bravo e misurato) non si riduce ad una banale scopiazzatura, anzi: è vero che lo spunto iniziale è identico e che la storia ricalca, fatte le dovute proporzioni, le stesse azioni di Farley Granger e Robert Walker ma l’ambientazione veneziana è veramente qualcosa di sublime e rende la pellicola estremamente originale. Non credo sia un caso che altri registi dopo abbiano avuto l’idea di usare la crepuscolare cornice lagunare per ambientarvi i loro thriller (penso ad Aldo Lado, Nicholas Roeg e Antonio Bido)…(…)
L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com
Tomas Milian (pre-Monnezza) è in grado di infondere credibilità (e malinconia) al personaggio grazie anche alla possibilità di doppiarsi da solo. L’attore cubano, qua canta anche la canzone – sui titoli di coda – “My Shadow in the Dark”, composta da un ritmo decadente e “crepuscolare”, perfettamente in sintonia con i personaggi, tra i quali spicca – non va dimenticato – lo sfortunato Pierre Clementi nei panni del Conte Tiepolo. Una perla della cinematografia italiana, in grado di fare rimpiangere il fatto che Maurizio Lucidi abbia poi abbandonato il genere.
L’opinione del sito http://www.nuovocinemalocatelli.com
(…) Lo adoro, semplicemente. Lo vidi la prima volta quando uscì, inizio Settanta. Poi l’ho perso di vista per decenni soffrendone la mancanza e l’ho ritrovato in dvd solo pochi anni fa. Non se lo ricorda più nessuno, salvo qualche sito di cinefili estremi e invasati, ma in fondo neanche quelli, perché La vittima designata è troppo maledettamente ben costruito, troppo poco sgangherato per essere davvero amato dagli amanti dei B-movies. Nemmeno Marco Giusti lo cita nel suo ormai classico StraCult, lacuna piuttosto strana per uno che ha catalogato con ossessiva minuziosità i film di genere italiani.
Facciamo un salto agli Early Seventies, alla stagione degli Italian Gialli, come li hanno poi battezzati negli Usa i thriller all’italiani proliferati in decine, centinaia di esemplari sulla scia del successo di Dario Argento. La vittima designata di Maurizio Lucidi, uno che né prima né dopo ha girato alcunché di memorabile, e che qui ha trovato il film della sua vita (e un po’ anche della mia), nasce in quel clima, e a quel filone oggi viene ascritto. Erroneamente, perché il film di Lucidi con Argento e epigoni vari c’entra poco. Semmai ha Hitchcock come riferimento, di cui copia spudoratamente, ma molto bene, Delitto per delitto (o L’altro uomo).(…)
L’opinione di Thegaunt,dal sito http://www.filmscoop.it
Molto più vicino all’atmosfera noir che al giallo all’italiana il film di Lucidi possiede come elemento positivo principale la caratterizzazione dei personaggi, specialmente quello di Milian cosi ipocritamente borghese da negare fino all’ultimo la vera essenza dei suoi desideri. Speculare in questo senso è il suo avversario Conte Tiepolo, interpretato dal mefistofelico clementi. Come evidenziato dai dialoghi quest’ultimo personaggio dalle caratteristiche cosi romantiche e decadenti non è altro che la proiezione inconscia del protagonista. Non presenta delle soluzioni registiche di particolare originalità, ma l’intreccio è ben congegnato anche se intuibile nel suo finale, ma come ripeto i personaggi sono ben tratteggiati e vale la pena di dare un’occhiata.
Le foto che seguono sono tratte dal sito http://www.dbcult.com, che ringrazio come al solito
Romanzo popolare
Molta carne al fuoco, di vario taglio e natura, di quella che quando la hai cotta ottieni un risultato finale superiore alle aspettative tenendo conto che le hai mescolate pur cuocendo a tempi diversi.
Una metafora culinaria per indicare Romanzo popolare, opera di Monicelli datata 1974 che riporta il regista romano ai tempi più cari e sopratutto all’uso di quelli che erano i linguaggi in cui si esprimeva meglio, dopo le alterne fortune di film come La mortadella (1971) e Vogliamo i colonnelli (1973)
Come dicevo, i temi sono quelli preferiti da Monicelli, ovvero i racconti socio culturali che questa volta confluiscono in una storia che mescola argomenti complessi, come il divario culturale nord-sud, il rapporto tra lavoratori e fabbrica nei primi anni settanta, il primo timido femminismo “di massa” seguito alle aperture post 68, il profondo modificarsi della cultura stessa e della morale in un paese che si è evoluto industrialmente in maniera confusa e caotica e che ora deve affrontare le mille tematiche e i conflitti sociali aperti dopo l’autunno caldo del 69.

Monicelli usa tutta la sua umanità, la sua capacità ironica, la sua profonda vena malinconica e nostalgica per raccontare una vicenda semplice solo all’apparenza, perchè in Romanzo popolare confluiscono i temi citati rendendo il film stesso uno spaccato esemplare di un paese che si è trasformato ma che si è evoluto in maniera frettolosa, quasi con troppa fretta dopo anni in cui alla ricostruzione seguita alla sciagurata seconda guerra mondiale è seguito il “rimbocchiamoci le maniche” che portò l’Italia a divenire una potenza mondiale in concomitanza con il boom economico degli anni sessanta.
Un boom a due velocità, in un paese unito geograficamente ma non di certo culturalmente, in cui persistono fortissime diseguaglianze in vari campi.
Il regista romano prende due storie esemplari di due cittadini qualsiasi, le racconta con ironia e molta commozione e alla fine serve un film esemplare, quasi perfetto che è davvero una rappresentazione ideale dei conflitti personali e di coppia con lo sfondo di un paese fortemente contraddittorio sopratutto a livello culturale.

La storia racconta le vite di Giulio Basletti, prototipo dell’operaio lombardo che lavora in fabbrica, è un attivista di sinistra e nel tempo libero segue la sua squadra di calcio, il Milan e Vincenzina Rotunno, classica bellezza meridionale figlia di un collega di Giulio che lo stesso ha tenuto a battesimo.
Nonostante la differenza di età, Giulio chiede ed ottiene in moglie Vincenzina e dopo i canonici tempi della gravidanza i due diventano genitori di Francesco.
Casualmente, la vita dei due coniugi viene completamente stravolta da un piccolo episodio, il ferimento di Giovanni Pizzullo, un poliziotto meridionale, da parte di un amico di Giulio.
E’ proprio Giulio a difendere il poliziotto riuscendo a coinvolgere la gente del quartiere in un movimento di sdegno per il grave episodio; da quel momento lo stesso Giovanni inizierà a frequentare il gruppo degli amici di Giulio ed è in questo momento che nasceranno i guai.
Perchè dovendosi allontanare da Milano, Giulio al rientro troverà una situazione nuova, alla quale non è assolutamente preparato:tra Vincenzina e Giovanni è scoppiata irrefrenabile la passione.


Entrato in conflitto con se stesso, con le sue idee e con la sua cultura Giulio cerca di evitare lo strappo con la giovane moglie, mostrandosi uomo di ampie vedute;ma l’arrivo di una missiva anonima lo costringe ad agire.
Così si reca a casa dei due amanti che nel frattempo hanno preso a vivere assieme;scoprirà che è stato Giovanni a scrivere la lettera anonima e nel diverbio che ne segue la giovane Vincenzina, umiliata dall’essere trattata quasi come un oggetto di proprietà da quei due uomini che ha amato in maniera differente, finirà per prendere il piccolo Francesco e piantare in asso i due uomini.
Anni dopo ritroviamo i tre personaggi alle prese con vite differenti; Vincenzina è diventata è ormai una capo reparto e sindacalista nella fabbrica nella quale lavora,Giovanni si è sposato ed ha un figlio mentre Giulio ormai in pensione si dedica al figlio…
Romanzo popolare è un film che spazia attraverso una vasta gamma di sentimenti, grazie al garbo e alla bravura di uno dei più grandi registi del cinema italiano, un Monicelli ironico e malinconico, satirico e descrittivo, spietato ma tenero.
I tre personaggi da lui descritti hanno pregi e difetti delle culture a cui appartengono;sono personaggi popolari, è vero, ma possono assurgere a campione descrittivo di un’intera società, divisa ancora culturalmente da secoli di appartenenza a storie completamente dissimili.

Qua e la passaggi memorabili, come la splendida scena in cui Giulio e Vincenzina si recano al cinema a vedere un film vietato ai minori di anni diciotto e si vedono respingere all’ingresso da una maschera inflessibile l’indimenticato Beppe Viola) perchè la ragazza è minorenne, nonostante quest’ultima sia visibilmente incinta nonchè sposata.
Ogni tanto Monicelli stiletta, senza però affondare i colpi, restando sempre sui binari del dramma mescolato alla commedia:non è un drammone ma una storia ordinaria, in cui si scontrano culture e modi di vedere e che avranno il loro culmine nella fuga di Vincenzina, ormai cresciuta a tal punto da non accettare più un ruolo subalterno, ne al marito e nemmeno all’amante.
Una storia in cui dramma e commedia si fondono mirabilmente, creando un’alchimia che solo un grande come Monicelli poteva realizzare.
Grande aiuto al maestro romano arriva da Ugo Tognazzi, qui in uno dei ruoli meglio riusciti della sua sfolgorante carriera e da una splendida Ornella Muti, ormai lanciata nell’universo delle star del cinema.Terzo tassello il bravo Michele Placido, che rende credibilissima la maschera del celerino emigrato al nord che però ha conservato tutti i retaggi della cultura d’appartenenza.
Sulle bellissime note di Iannacci, il film si snoda intenerendo e facendo riflettere.
Un esempio di grande cinema, oggi da rimpiangere solamente con i lucciconi agli occhi.
Romanzo popolare
Un film di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido, Pippo Starnazza, Alvaro Vitali,Vincenzo Crocitti, Pietro Barreca, Franco Mazzieri, Nicolina Gapetti, Alvato De Vita, Gaetano Cuomo, Gennaro Cuomo, Lorenzo Piani, Carla Mancini Commedia, durata 102′ min. – Italia 1974.
Ugo Tognazzi: Giulio Basletti
Ornella Muti: Vincenzina Rotunno
Michele Placido: Giovanni Pizzullo
Pippo Starnazza: Salvatore
Nicolina Papetti: moglie di Salvatore
Regia Mario Monicelli
Soggetto Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Enzo Jannacci
Scenografia Lorenzo Baraldi
Recensione di Il Morandini dal sito http://www.mymovies.it
Metalmeccanico dell’hinterland milanese, cinquantenne e scapolo, sposa una ragazza del Sud, ma arriva “alla canna del gas” per il dolore quando scopre che l’ha tradito con un poliziotto meridionale e la scaccia. Stanca di essere contesa dai due come una proprietà, la donna comincia, sola col figlioletto, una nuova vita indipendente. Scritta con Age & Scarpelli (con i dialoghi in dialetto rivisti da Enzo Jannacci e Beppe Viola), è una commedia ironica e malinconica che inclina verso il melodramma. I temi che tocca (emancipazione femminile; impatto tra Nord e Sud; omologazione nei comportamenti proletari) ne fanno un tipico film nazional-popolare nel senso migliore. È un eccellente U. Tognazzi, rigenerato dai film di Ferreri, che gli dà l’acqua della vita. Musiche di Enzo Jannacci e grande successo di pubblico.
Opinione di stanley kubrick dal sito http://www.filmtv.it
(…)Romanzo Popolare è uno dei migliori film di Mario Monicelli, recentemente scomparso. Il film è forse quello che parla più dell’amore tra le pellicole del grande regista italiano. Il film si pone di diritto tra il filone à la commedia drammatica degli anni 70, pur parodiando questo decennio di rivolte operaie. Il protagonista è interpretato da un Ugo Tognazzi in gran forma e da una giovanissima Ornella Muti nel suo primo ruolo “spogliato”
Giulio Blasetti è un cinquantenne che sposa una ragazza non ancora maggiorenne, già conosciuta durante il battesimo di quest’ultima. Giulio lavora in una fabbrica e, durante una rivolta, un carabiniere viene colpito da un sasso da uno degli amici di Giulio. Così il carabiniere, Giovanni interpretato da un Michele Placido in stato di grazia, piano piano comincia a inserirsi nella banda capitanata da Giulio. Dopo la morte di una prozia di Vincenzina, la ragazza che ha sposato Giulio, suo marito va ai funerali che si terranno lontano da Milano. Intanto Giovanni comincia a corteggiare Vincenzina e, al ritorno a casa di Giulio, succede il finimondo.Il film è una dichiarazione di amore verso il cinema degli anni 70 da parte del regista. Una dichiarazione forte e chiara a cominciare dalla solita frase che Giulio dice in gran parte del film
“Tanto siamo negli anni 70”
Non a caso anche il film è uscito negli anni 70 e fu uno dei maggiori successi in quella stagione. Gli anni 70 sono uno dei periodi più belli che l’Italia ha attraversato per quanto riguarda produzioni cinematografiche e questo film lo dimostra. Quel decennio è stato anche un decennio felice per la popolazione intera italiana. Oramai la guerra era finita da tempo e tutti erano contenti. Si trovava più facilmente lavoro e tutti erano contenti. Aver vissuto in quel decennio lo considero un pregio per quelli che sono nati nei primi anni 60. Al cinema si andava in tanti a vedere anche un film d’essai. Insomma è stato un bel decennio. Peccato che non ho avuto minimamente l’opportunità di viverlo. Cosa che mi sarebbe piaciuta molto.(…)
Opinione di Mulligan 71 dal sito http://www.filmtv.it
Grande commedia “popolana”, come solo Mario sapeva fare. Un Tognazzi guasconazzo ed eccellente, un’incantevole Ornella Muti, dio se era bella, e una “storiaccia” di gelosia di “ringhiera”, con una Milano che non c’è più, e un contorno di personaggi memorabili. Il grande cinema italiano, quando ancora esisteva.
L’opinione di renato dal sito http://www.davinotti.com
Grandissimo film di Monicelli, al quale non riesco davvero a trovare un difetto che sia uno. Ambientazione e dialoghi sono spettacolari (praticamente ogni volta che Tognazzi apre bocca si ride), la struttura è intelligente ed originale, col protagonista che si mette letteralmente “alla moviola” per enfatizzare i momenti più importanti del racconto; ed in sottofondo una vena di sincera malinconia. Tognazzi monumentale a dir poco, ma anche la Muti (ovviamente doppiata) riesce a rendere con grazia una certa sensuale ingenuità di provincia.
“Quando la donna vuol smammare, bisogna essere un po’ brillanti: presentarsi a centrocampo e salutare”.
Le trombate totali: “Colpo più, colpo meno, 3002”.
“Dov’è che hai imparato a sparare, nei sottomarini?”
“Segua quel tram!”.
“Io quello? Solo un volto nella folla”.














































































































































































































































































































































